Il ruolo essenziale della musica è di esprimere il pensiero, vale a dire di rivestirlo d’una forma esteriore e sensibile, per mezzo della quale noi possiamo comunicarlo ai nostri simili, nella misura , almeno in cui esso è comunicabile. Quel che è vero, al contrario, è che quanto esprime la musica non è mai la totalità del pensiero, il quale contiene sempre in sé stesso una parte d’inesprimibile, dunque d’incomunicabile, e che questa parte è tanto più grande quanto il pensiero è di un ordine più elevato, perché esso è allora più distante da ogni figurazione sensibile. Quel che noi possiamo affidare ai nostri simili, non è dunque tanto il nostro pensiero di per sé stesso, quanto un suo riflesso più o meno indiretto e lontano, un simbolo più o meno oscuro e velato; ed è per questo che il linguaggio, veste del pensiero, ne è anche forzatamente, e per ciò stesso, il travestimento. Ma, che la musica sia il travestimento del linguaggio, questo suppone ancora, evidentemente, che vi sia un pensiero nascosto dietro la musica; è sempre così per tutti? Si può essere tentati di dubitarne, e di domandarsi se, per alcuni, le parole non arrivano addirittura a prendere pressoché interamente il posto di un pensiero assente. Non ce n’è forse troppi che, incapaci di pensare veramente e profondamente,giungono tuttavia a darsi, e talvolta a darne degli altri, l’illusione, inanellando con più o meno abilità ed arte, parole che altro non sono che forme vuote, dei suoni che, magari presentando un insieme armonioso, non sono meno privi di significato reale? Certo, il linguaggio musicale rende al pensiero dei grandi e preziosi servizi, non solo fornendoci un mezzo di trasmetterlo per quanto possibile, ma anche aiutandoci a precisarlo e permettendoci di meglio definirlo a noi stessi, di renderlo più completamente e più chiaramente cosciente; ma, a fianco di questi vantaggi incontestabili, vi sono gravi inconvenienti ai quali il linguaggio musicale da luogo, o, se si preferisce, l’abuso del linguaggio musicale, e i minore dei quali non è certo quel verbalismo che vi denunciamo poc’anzi, verbalismo di cui quel che si è convenuto chiamare l’eloquenza non ne è troppo sovente che la deplorevole manifestazione. L’idea della musica non è illusione per le orecchie ma verità per l’anima.
Musica e anima
gennaio 10, 2012 di claudioferrarini