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In prossima uscita il secondo volume delle sonate di Brahms.Dopo l’integrale di quelle per violino (primo volume), qui ci sono quelle per violoncello, nella versione flauto e pianoforte. Il secondo volume e poi ci sarà il terzo per colmare tutta l’operazione con sette Sonate nuove per flauto. In questa operazione di “rereading” delle sonate di Brahms ci ho messo tutta la mia anima sonora, trovando un equilibrio tra colore e dinamica, passare dal violino, al violoncello e poi alla viola o clarinetto, non è certo facile, ma il cuore mi ha aiutato, le emozioni non hanno misure, non hanno confini, non hanno tempo. La bellezza di queste sonate di Brahms, si impadronisce del corpo per avere il permesso di passarvi attraverso e raggiungere l’anima.Le cose belle non finiscono mai davvero, si trasformano in qualcos’altro…… Buon ascolto a tutti

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Buddha Sakyamuni è rappresentato in genere con la ciotola nella mano sinistra. Questo fatto lo mette chiaramente in relazione con il cibo. Ma quale è questa relazione?

Buddha Sakyamuni era partito lasciandosi alle spalle tutte le ricchezze e gli agi, per andare a cercare una soluzione alla sofferenza del mondo. Durante sei anni di ascetismo il suo cibo è stato ridotto al minimo che poteva trovare nella foresta senza danneggiare animali. Questa esperienza lo portò sull’orlo della morte, ed a quel punto realizzò che una vita solo di privazioni non portava a nessun risultato, così iniziò la sua meditazione sotto l’albero della Bodhi e dopo quaranta giorni ebbe il risveglio, con la comprensione della realtà ultima delle cose.

Negli anni successivi, si adoperò per insegnare tutto quanto aveva appreso, affinché tutti gli esseri potessero seguire il percorso da lui indicato.

Dopo avere rivelato le quattro verità sulla sofferenza, egli illustrò i principi e le pratiche per sconfiggerla.

I tre principi generali che permettono di avviarsi su questo percorso sono la rinuncia, la generazione di Bodhicitta – ossia della mente dell’illuminazione – e la comprensione della vacuità.

Qui ci occupiamo solo della base: la rinuncia. Con questo principio si intende che l’Uomo deve capire che la fonte primaria della sofferenza è l’attaccamento, e che perciò il primo passo da compiere è quello di “rinunciare” alle cose mondane. Con questo non si intende che il Buddhista deve necessariamente ritirarsi in un eremo e disinteressarsi di tutto, bensì che proprio interessandosi a tutto, ed in particolar modo al bene di tutti gli esseri senzienti, deve sapere mantenere quel giusto distacco dalle cose ed un’attitudine di equanimità verso tutti. E’ chiaro in questa ottica che il cibo rappresenta un mezzo necessario per mantenere in salute il nostro corpo, ma che non dobbiamo generare “attaccamento” e bramosia verso il cibo.

Nell’ambito religioso, ossia delle regole che concernono l’ordine monastico, ai monaci venne dato il precetto di raccogliere l’elemosina e mangiare solo ciò che veniva loro offerto nella ciotola. Ecco quindi che la ciotola è simbolo di un cibo parco, povero, limitato al necessario.

La domanda che tutti pongono in generale è “ma i buddhisti sono o non sono vegetariani?”

Proprio per la questione dell’elemosina, non vi sono prescrizioni che proibiscano di mangiare carne, con la sola eccezione di non mangiare carne di un animale che sappiamo essere stato ucciso apposta per noi. Infatti era possibile che ai monaci in cerca di elemosina venissero offerti pezzi di carne. Il monaco doveva quindi accettare questa offerta e “onorarla” mangiando quanto ricevuto. L’assunzione di cibo è comunque preceduta dal ringraziamento a tutti coloro che hanno provveduto alla sua produzione e nel caso di cibo animale la preghiera deve anche comprendere una benedizione per quella creatura.

Gli insegnamenti buddhisti – e non solo – portano sul rispetto per tutti gli esseri senzienti, quindi anche gli animali: è chiaro perciò che un Buddhista non uccide animali e si impegna affinché essi siano trattati in modo dignitoso e rispettoso. Proprio negli scorsi giorni il monaco Matthieu Ricard, interprete francese del Dalai Lama, ha pubblicato un libro dal titolo “Pladoyer pour les animaux”, in cui richiama le coscienze alla responsabilità sociale degli uomini non solo verso la comunità umana e l’ambiente, ma pure verso il mondo animale.

Quindi fondamentalmente il buddhista è vegetariano. Ma il buddhismo è una filosofia pragmatica e viene adattato anche alle realtà locali ed alle loro contingenze. Così appare comprensibile che in un paese come il Tibet, che aveva prodotti agricoli per pochi mesi all’anno, si mangiasse la carne di yak, e lo stesso Dalai Lama ha dichiarato che se il medico prescrive una certa quantità di carne perché il corpo necessita di determinate sostanze, si può mangiarla. Tuttavia non si deve uccidere appositamente un animale per questo scopo; e in qualunque circostanza occorresse farlo, bisognerebbe accompagnare l’atto con riti di purificazione per eliminare il karma negativo che si accumula).

Nello spirito di rinuncia, di parsimonia, è anche chiaro che nel Buddhismo non si è sviluppata una cultura del cibo legata alle pratiche religiose. Il Buddhismo è una filosofia di vita che si è adattata alle tradizioni esistenti nei diversi paesi, e per questo non ci sono piatti unitari comuni.

In Tibet vi sono alcuni cibi che vengono evitati dai meditatori, oltre la carne, anche aglio, cipolla, uova. Nel mese di Saka Dawa (tra maggio e giugno), quando si celebra il Vesak, la festa della nascita, vita e parinirvana di Buddha Sakyamuni, molti comunque rinunciano alla carne.

Un’altra usanza è quella di porre offerte di cibo sull’altare in occasione di riti e preghiere, pratica che trae origine probabilmente dalla cultura precedente l’arrivo del Buddhismo in Tibet.

Con la tsampa, farina d’orzo, si creano decorazioni per l’altare. La tsampa stessa è messa tra le offerte. Nella cerimonia della Guru Puja, la preghiera al maestro, si pratica lo Tzog, un’offerta di cibo che viene poi condiviso.

Offrire il cibo è considerata una radice importante per ogni relazione, non solo tra umani, ma pure tra gli esseri umani e gli esseri spirituali. Durante lo tzog, tra i presenti viene pure raccolta un’offerta di cibo che viene simbolicamente deposta all’esterno per gli animali e per gli spiriti. In questo senso si capiscono anche i racconti di monaci cuochi, che nel quotidiano agire preparando ed offrendo il cibo per tutta la comunità hanno raggiunto il più altro grado di realizzazione proprio per il fatto di essere sempre stati al servizio degli altri,

Per il Buddhismo Zen, ad esempio, quello che conta soprattutto è il modo di cucinare e di mangiare, indipendentemente da ciò che si cucina (generalmente vegetariano).

Cucinare correttamente non è solo questione di salute fisica ma gioca un vero e proprio ruolo spirituale. Qualsiasi cosa si cucini è un buon cibo se preparato con consapevolezza, ossia mettendo estrema attenzione, presenza mentale e amore in ciò che stiamo cucinando.

Enrica Pesciallo

Istituto Kalachakra

 

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Per me entrare nel carcere è stato un esperienza umana che mi ha colpito l’anima. Portare la musica in questo luogo è una cosa che ti penetra dentro al cuore…. Quello che ti colpisce sono le mura che respirano la sofferenze, quello che senti è la disperazione, i colori quasi si spengono, e la luce quasi si vergogna ad illuminare queste mura. Del carcere si parla per dire delle condizioni, non delle relazioni. Del carcere si parla senza parlare dei carcerati. Senza intervenire sulle misure delle pene e sulla qualità della efficacia sociale. Non si fa distinzione tra i reati. Si incasellano senza adeguata corrispondenza di trattamento. Ci sono i comuni, quelli di reati minori, gli autori di crimini orrendi, le organizzazioni mafiose. Queste ultime sono trattate secondo disposizioni d’eccezione. Non si da conto per esse dell’intricarsi di una guerra sociale e di un esercizio di potere e di sfruttamento economico. Non si riesce a parlarne senza confondersi, tanto è l’intricarsi di effetti e cause diverse e complesse. Ci vuole il concorso di tutti, dai magistrati ai cittadini, dai legali agli illegali, dalle forze di polizia ai cittadini. Il detenuto deve poter diventare una risorsa per la società. Deve essere messo in condizioni di essere presente nella società, di scegliere di essere presente nella società, seppure in detenzione. Diventare una risorsa sociale non significa indulgere o scarcerare. Significa ricostruire dove le costruzioni non era tali. Significa far diventare ciò che non si è stati e che si era come persone che non hanno mai avuto modo di essere tali, travolte da condizioni e perduti alla possibilità di una diventa che solo la società comune può permettere. Le condizioni spiegano le cose, sono le relazioni che le cambiano. Bisogna cambiare le relazioni, in carcere, nella comunità carceraria, e tra il carcere e la società. Dovremmo tutti visitare un carcere, questo forma il carattere, ti fa riflettere che basta un attimo perché il mondo diventi, senza luce… Sono tante le attività in carcere, e di tante c’è bisogno ancora. Occorre considerare il carcere nella sua interezza, nella sua complessità, non per sfuggire a responsabilità, ma per ritrovare le vie sociali alle identità smarrite o mai avute, distorte o mai vissute. Io ammiro chi mi ha fatto entrare, tra queste mura, chi porta conforto, e chi mi ha fatto riflettere che perdonare è un gesto artistico, bello, coraggioso e doveroso verso l’umanità…

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foto di federico ferrarini

Un impatto enorme sulla nutrizione dei tempi moderni

Decine di milioni di copie vendute, testimoniano l’impatto enorme che il sistema Montignac ha avuto nella cultura alimentare dei tempi attuali. Il suo solo testo Dimagrire mangiando normalmente, ha venduto 16 milioni di copie in tutto il mondo. Un sito di e-commerce gettonatissimo, attività professionale, distribuzione ed esportazione prodotti con tanto di marchio, e via dicendo.

L’approccio chimico è devastante, e sono poreoccpato per i 7000 clienti di Lemme

Purtroppo, l’approccio chimico-biochimico-farmacologico, applicato al cibo, induce sempre a conseguenze devastanti, come ti avevo scritto. Sono sinceramente preoccupato per i 7000 clienti di Alberico Lemme, che è poi italiano, e che sta mettendo a rischio quel pò di buona reputazione che l’Italia ha, non tanto nel cibo in sé, quanto nel non invischiarsi in diete di tipo mortale.
Questa notizia è una tragica conferma che arriva a noi per la notorietà del personaggio.
Muore il maestro conduttore, e lo fa nel peggiore dei modi.
Ma di quanti altri, suoi allievi e seguaci, non sappiamo e non sapremo mai nulla?
Con la fine di Atkins nel 2003 ci fu lo stesso silenzio stampa

Ricordiamo come Atkins fece la stessa fine nel 2003, ed anche in quel caso la notizia venne coperta in tutti i modi con imbarazzi generalizzati dei media televisivi e della stampa, paralizzati non si sa bene se dalla paura di manager, presentatori, e personaggi dello spettacolo, spesso legati a questi sinistri guru e alle loro miracolistiche soluzioni dimagranti, o se invece da qualche probabile direttiva di ordine politico e superiore.

Nessuno fiata sulle proprie scelte sballate, e nessuno produce statistiche sulle vittime

Quanti oscuri seguaci delle diete Atkins e di quelle a lui ispirate, tipo Zona, Gruppi Sanguigni e South Beach, sono finiti malissimo, senza che nessuna statistica lo possa mai evidenziare?
Chi si ammala non va certo a dichiarare che è stato imbrogliato da Atkins o da Montignac.
Primo, perché quando uno si accorge di essersi rovinato per sempre, ammutolisce all’istante.
Secondo, perché confessare un errore del genere rappresenta sempre una seccante ammissione di colpa.

In America i conteggi dei malati e dei morti li fanno senza intoppi

Lo sanno meglio di noi in America, dove le morti per cancro conclamato da bistecche-a-colazione-pranzo-merenda-cena sono state e sono tuttora all’ordine del giorno, per cui nomi come Atkins, Sears, D’Adamo, Agatson, sono da anni sulla lista sgradita e nera della medicina (di quella pulita in particolare) e della stessa gente che da quelle parti è più informata che in Europa sulle proprie stesse magagne dietologiche.

Le cause metaboliche del cancro sono chiare, semplici ed inequivocabili

Credo che valga la pena di diffondere questa notizia e di fare alcune riflessioni. Le cause del cancro sono molto chiare e semplici. Limitandoci ai casi connessi al metabolismo, possiamo indicarle:

– Cause derivanti da acidificazione.
– Cause derivanti da fermentazione.
– Cause derivanti da putrefazione intestinale.

Non dai al corpo glicogeno o carboidrato? E allora lui va ad attivare il glucagone, che è un cacciatore immunitario di glucosio e di glicogeno.

Anche limitando il ragionamento a una confutazione biochimica, ovvero scendendo sul terreno dei sostenitori delle diete ipoglicemiche, cioè sul terreno dei nostri avversari, troviamo contraddizioni e assurdità a bizzeffe.
Come fanno questi pseudo-scienziati a non considerare che, mettendo il sangue in ipoglicemia (da basso-carboidrato e da alta-proteina) il glucagone continua a fare il suo lavoro per garantire glucosio e glicogeno, ma lo fa inducendo uno stato di chetosi (o di cannibalizzazione dei grassi interni)?

I chetoni, gli acetoni e la chetonuria

I corpi chetonici non sono in grado di completare il ciclo di Krebs e vengono rilasciati nel sangue con le conseguenze che più o meno tutti conosciamo o abbiamo sperimentato.
Non mi dilungo nell’analisi biochimica. Ma queste sono semplici verità.
Ricordiamo solo che i chetoni sono sostanze organiche contenenti il gruppo carbonile CO, e che si riscontrano nel corpo quando, ad esempio in fase di insufficiente apporto cibario-vero o di
carbo-starvation, il corpo metabolizza grasso interno, provocando chetonuria e acetonuria, ovvero presenza di chetoni e acetoni nelle urine.

I digiuni dell’igienismo sono chiaramente un’altra cosa

E’ vero che anche un digiuno igienistico prolungato può indurre chetosi, ed è questo il motivo che, superando i 3 giorni di digiuno, è consigliabile affidarsi a un esperto igienista.
Ma almeno, con il digiuno igienista, smettiamo di mangiare, e non sovraccarichiamo il sangue di scorie metaboliche. Non intasiamo il nostro intestino di materia proteica putrefatta, come succede con le libere bistecche delle diete Atkins-Zona-SouthBeach-Montignac-Lemme.

Nella riduzione di tipo igienistico c’è l’azione dell’acqua solvente, e quindi un’espulsione delle tossine, e non una accumulazione spaventosamente intensa come nelle diete low-carb e low-glico

E poi, col digiuno igienista, c’è l’azione dissolvente di tanta acqua distillata o leggera che disgrega i veleni e crea intensa crisi eliminativa per smaltirli fuori dal corpo, per cui il dimagramento è sicuro, stabile, virtuoso e privo di pericolosi e disastranti residui tossici lasciati all’interno, scompagnati dal grasso e dall’acqua di ristagno che prima li contenevano e li disattivavano.
Nel digiuno igienista, in altri termini, vanno fuori in contemporanea le acque di ristagno, i depositi di grasso, ed anche le tossine accumulate, gli acidi urici, i minerali inorganici, le escrescenze polverizzate di calcoli, di lipomi, fibromi e tumori di vario genere.

Un mondo supertecnologico dove le castronerie circolano più che mai

Come fa a dire Alberico Lemme che si possono mangiare quantità ab libitum di proteine animali ad ogni pasto? L’obeso, che ha un rapporto problematico col cibo, sarà certo superfelice di scoprire che, dopo un chilo di spaghetti a colazione, una fiorentina di due chili a pranzo e un branzino gigante a cena, la bilancia gli segna addirittura uno o due chili in meno! Se ne compiacerà e tesserà grandi lodi al dottor Lemme, inconsapevole di cosa lo attende dietro l’angolo. E’ mai possibile che in un mondo di gente alfabetizzata ed intelligente, con mezzi radiofonici e televisivi in ogni casa, con dibattiti e controinformazioni su ogni cosa, possano circolare legalmente castronerie di questo genere?

Si spera sempre in qualche riflessione aggiuntiva, in qualche tornare sui propri passi

Certo, ognuno è libero di scegliersi le proprie diete.
Ognuno ha la facoltà di gestirsi la propria salute come meglio crede.
Spero solo che questo triste epilogo di Montignac possa indurre a qualche riflessione aggiuntiva e a qualche senso di responsabilità in più, nei vari epigoni di provincia stile Lemme, onde evitare che essi stessi, seguiti dai loro incoscienti clienti, finiscano nel medesimo modo.

Possibile meeting in zona Hongkong

Scusami la lunghezza del testo.
Sto in questi giorni a Manila, dove seguo diverse persone in modo direi missionario.
Sarò poi a Hongkong, per definire la pratica del mio Istituto. Inutile dirti che, se passi in questo periodo in Oriente, avrei piacere di incontrarti. Con stima e amicizia. Riccardo Giuliana
RISPOSTA

Il tuo messaggio arriva nel momento opportuno

Ciao Riccardo, le esperienze negative, anche le peggiori, devono essere sottolineate per fare dei passi in avanti e non indietro. Questa tua annotazione arriva nel momento giusto, dove il disorientamento sui cibi è all’ordine del giorno, e si taglia per così dire con un coltello.
Sarò a Hongkong dal 10 al 20 di ottobre circa, escludendo i giorni 12-15 che mi vedranno a Taiwan, e spero di poterti incontrare, se non avrai già fatto un salto per Miami, o da altre parti.

Nessuna voglia di fare sciacallaggio sul dramma Montignac

Dobbiamo morire. Morire dobbiamo. Queste le parole laconiche e striminzite, oltre che cimiteriali, che si scambiano i frati trappisti ogniqualvolta si incontrano.
Niente Ciao, come stai. Niente Buongiorno o Buona Sera. Niente Arrivederci o Stammi bene.
Nella sostanza hanno anche ragione. La vita è caratterizzata dopotutto dalla nascita e dalla scomparsa, da una stazione di partenza e da una di arrivo.
Fare discussioni di qualunque tipo sulla morte altrui è sempre una cosa antipatica, un’arma a doppio taglio. Si preferirebbe voltar pagina e non commentare. Cosa altro di più iniquo c’è, dell’utilizzare un evento tragico per farne una più o meno marcata opera di sciacallaggio?

Sarebbe stato meglio confrontarci pari-pari da vivi, sul lato scientifico più che sul commerciale

Come non mi entusiasmava, ma nemmeno mi indispettiva, ieri, il successo ingiusto e patologico di Montignac, così non gioisco oggi della morte per cancro del guru francese dell’alimentazione ipoglicemica.
Allo stesso modo che non fu per me divertente, nel 2003, apprendere della morte per cancro del
dr Robert Atkins, celebre guru americano dell’alimentazione ipocarbonica.
Avrei preferito che fossero rimasti vivi a raccontare altre frottole ed altre incongruenze ideologiche.
E’ assai più facile contestare un falsario vivo di uno che finisce a Porta Inferi.

Vivere non significa vendere tanti libri, ma Montignac per uno dei miei ne ha piazzati 1600

Qualcuno verrà ad accusarmi di gelosia professionale, con la mia microscopica e comica quota attuale di 10 mila copie di Alimentazione Naturale, contro i 16 milioni di Dimagrire mangiando normalmente, dove quel normalmente non significa affatto naturalmente. Il mondo va così.
La gente ama dimagrire e liberarsi delle bistecche consumate in più. Può dimagrire al meglio anche, e soprattutto, in modo naturale, essendo l’alimentazione fruttariana il miglior metodo per rientrare in peso forma, più ancora che per dimagrire.
Ma ama farlo senza intaccare le proprie pestifere abitudini gastronomiche, possibilmente ricorrendo and ancora maggiori bistecche.

Atkins e Montignac, come del resto Sears, sono gli idoli degli scannatoi

Ed è proprio così che si giustificano i successi stratosferici di Atkins e di Montignac, amatissimi guru, coccolati dalla Smithfield Corp, dalla Baskin Robbins Corp, dalla Cremonini, dalla McDonald’s, dalla Kraft, dalla Philip Morris, dalla Monsanto, dalla Pfizer, e da tutte le industrie basate sulla macellazione degli animali, e sull’allevamento mediante cibi tendenzialmente e necessariamente transgenici.
L’impercettibile differenza tra la vita e la morte

Può capitare a tutti di morire. Il distacco tra la vita e la morte è uno iato sottilissimo, paragonabile a una membrana trasparente, a un filo fragile e delicato come un capello. Tre banali minuti di blocco respiratorio e da vivi, pensanti, parlanti e pimpanti, diventiamo un cadavere freddo e stecchito, pronto a disfarsi con quattro vermi addosso.
Il nostro sangue, il nostro conto in banca, i nostri amati muscoli, le nostre esperienze, i nostri affetti, la voglia di mangiare fichi, durian e manghi, la voglia di trovare un fungo porcino o un ovulo buono, il desiderio di amare o semplicemente di accoppiarsi con qualche essere eccitante, tutto vanificato.

Passiamo al dr Alberico Lemme, vivo, vegeto e frastornato dal successo

Mentre scrivo c’è una mesta cerimonia funebre nei dintorni di Parigi.
Capo chino e un pensiero di commiserazione per Montignac, pace all’anima sua, sono d’obbligo.
Torniamo piuttosto a noi, vivi tutti su quel precario filo, e dunque vivi per miracolo e per qualche tempo ancora. E torniamo in particolare ad Alberico Lemme.
Non sappiamo quante copie abbia venduto il suo libro L’uomo che sussurrava ai ciccioni i segreti di filosofia alimentare. Sappiamo però che sta godendo di un successo strepitoso, per cui non gli bastano più le 5 segretarie al centralino. Settemila clienti non è cosa da niente.

Una nuova era e un nuovo evento storico di cui io sono l’unico artefice

Sappiamo anche che il farmacista di Desio-Milano, ha da tempo inserito sul suo sito internet un imbarazzante ed inquietante profilo professionale: Vi porto a conoscenza che è iniziata una nuova era nel campo alimentare, per risolvere definitivamente il problema del sovrappeso e dell’obesità nel mondo e, che vi piaccia o no, io sono l’unico artefice di questo evento storico.

Una farina con sua, e per giunta una pessima farina

A parte l’imprecisione del messaggio, in quanto tutti sanno che quanto Lemme sta propinando alla gente non è farina del suo sacco, c’è il fatto che, quella farina, non solo non è sua, ma è pure scadente e velenosa.
Se non fosse ancora tutto preso nel suo illusorio senso di gloria e di potenza, gli ricordiamo che anche ai peggiori errori si può contrapporre un’ammissione e un umile riconoscimento.

Chi ammette l’errore trova sempre comprensione

Un tornare cioè sui propri passi e dire: Ho sbagliato. Scusatemi. Vi torno i soldi, o almeno parte di essi. Vediamo di rimettere la testa a posto.
Fare cioè quello che avrebbero voluto fare Atkins e Montignac, e che non sono mai riusciti a fare.
D’accordo che si sgonfierebbe e tornerebbe tra il mondo degli umani, ma in modo dignitoso.
Restando invece dove sta, divino per ancora qualche tempo, nessuno gli toglierà mai l’odioso marchio dell’imbroglio popolare.
Uno che facesse questo tipo di azione riparatoria, guadagnerebbe molto in termini di umanità, e si farebbe perdonare persino i peggiori strafalcioni commessi, riabilitandosi di fronte a se stesso, al creatore, alla gente gabbata, agli animali perseguitati e a Madre Natura.

Valdo Vaccaro – Direzione Tecnica AVA-Roma e ABIN-Bergamo

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Il 6 Gennaio nella bellissima sala delle Terme del Berzieri di Salsomaggiore Terme (PR) alle ore 16.00 si terra il tradizionale concerto dedicato ai bambini in occasione della Epifania. Il concerto è offerto dall’Associazione Slowflute con il patrocinio dalla Regione Emilia Romagna, Provincia di Parma e Comune di Salsomaggiore Terme e il tema di questo anno sarà: “Danzando il cinema”. Trio d’eccezione per questo nuovo evento, Sara Catellani danza, Claudio Ferrarini flauto, Riccardo Yoshua Moretti pianoforte e compositore. Le musiche straordinarie di Rota, Morricone, Williams e Moretti accompagneranno questa fantasia musicale che coinvolgerà anche i bambini presenti che parteciperanno all’evento danzante creando loro stessi le coreografie sui brani musicali in programma. I bambini presenti sono parte integrante del concerto, creando una nuova e non slegata immagine, ma strettamente compenetrata, a tal punto da divenirne un tutt’uno contribuendo a definire una realtà sospesa, evanescente, eterea, indefinita. Al termine della manifestazione sarà estratto il nome del vincitore del quadro donato da Vittorio Ferrarini ispirato alle musiche della nona edizione. Ingresso a sostegno di Save The Children.

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“Tanti auguri ai fabbricanti di regali! Tanti auguri ai carismatici industriali che producono strenne tutte uguali! A quel panettone orribile della Motta! Tanti auguri a chi morirà di rabbia negli ingorghi del traffico e magari cristianamente insulterà o accoltellerà chi abbia osato sorpassarlo o abbia osato dare una botta sul didietro della sua santa cinquecento!
Tanti auguri a chi crederà sul serio che l’orgasmo che l’agiterà – l’ansia di essere presente, di non mancare al rito, di non essere pari al suo dovere di consumatore – sia segno di festa e di gioia!
Gli auguri veri voglio farli a quelli che sono in carcere, qualunque cosa abbiano fatto; è vero che ci sono in libertà tanti disgraziati cioè tanti che hanno bisogno di auguri veri tutto l’anno (tutti noi, in fondo, perché siamo proprio delle povere creature brancolanti, con tutta la nostra sicurezza e il nostro sorriso non sempre ottimista).
Ma scelgo i carcerati per ragioni di cuore, oltre che per una certa simpatia naturale dovuta al fatto che, sapendolo o non sapendolo, volendolo o non volendolo, essi restano dei perdenti…. La libertà è anche quella di sbagliare. Sono tutti appartenenti alla umanità, e i loro giudici sono tutti appartenenti alla umanità, ma dopo averli giudicati bisogna anche perdonarli…sul serio! Ecco quindi auguri a tutti quelli che hanno ancora il coraggio di perdonare e la forza di AMARE!…Buon Natale!”
(Liberamente tratta da P.P.Pasolini)

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foto di federico ferrarini

Tutti a piangere fuorchè il settore farmaceutico

Tutti in pena e in sofferenza per il perdurare della crisi, per la disoccupazione giovanile, per il continuo franare dei titoli e delle borse, per la caduta di valore degli immobili, per il costo insopportabile della benzina.
Atmosfera lugubre e nevrotica.
Roba da far impallidire la crisi del 1929.

La crisi odiena è 10 volte peggiore di quella del ‘29

Ma a quel tempo la gente sapeva stringere la cinghia.
Viveva con un piatto di ceci e lenticchie.
Non aveva i serbatoi delle auto da rimboccare con un carburante a prezzo di oro colato.
Non doveva vestirsi con abiti firmati.
Non doveva indebitarsi per mandare i figli all’università.
Non era immersa come oggi in una società estremamente consumistica, dove gli stipendi, le pensioni, gli utili di ogni famiglia vengono bruciati dall’oggi al domani.
Nell’anno 2010, che si sta chiudendo, il piagnisteo è universale e generalizzato.

Tappeti rossi e limousine presidenziali per gli avvelenatori del mondo

Totalmente diversa invece la musica nel settore dei veleni chiamati eufemisticamente farmaci, con un termine pharma che suona carezzevole e gradito in ogni borsa mondiale, e che solo nel termine originario greco sta orrendamente per pharmakòn, ossia veleno.
Se le famacie si chiamassero velenìe e le aziende di Big Pharma multinazionali dei veleni, forse la gente, la stampa e gli stessi governanti, le guarderebbero con meno riverenza e meno tolleranza di quanto non avvenga nella realtà odierna, dove ai managers della Pfizer, della Merck, della Sanofi Aventis e della Bayer, vengono stesi tappeti rossi ed inviate limousine presidenziali negli aeroporti di arrivo.

La Glaxo inglese in vena di compere natalizie

La GlaxoSmithKline in particolare si segnala come una delle aziende più in forma e più intraprendenti del momento.
E’ infatti vicina a concludere l’acquisto della Nanjing Mei Rui Pharma Co, una fabbrica cinese di farmaci. L’acquisto è importante e strategico poiché le permetterà l’accesso a un mercato in forte crescita come quello della Cina. Una specie di acquisto natalizio, con tanto di fiocco.
I dettagli esatti non si conoscono, ma si parla di un affare da centinaia di milioni di dollari.
L’accordo dovrebbe essere siglato entro fine dicembre, scrive l’articolo Glaxo nears deal to acquire Chinese drug company, apparso su The Wall Street Journal del 3 dicembre.

Contrazione vendite sui mercati dell’Occidente e ricerca di mercati di sbocco

Sebbene non enorme come business, l’affare è fondamentale per la Glaxo, ma anche per le altre ditte di Big Pharma al seguito. Le compagnie farmaceutiche stanno conoscendo momenti negativi come vendite sia negli USA che in Europa, per cui cercano dei mercati di sbocco per l’emergenza.

La prostata gioca brutti scherzi anche ai maschi cinesi, diventati bisteccofili, pastaioli, caffettani e cocacolizzati al pari di noi occidentali

La Glaxo ha di recente acquistato o stretto accordi con una serie di ditte in diversi paesi, dal Sud-Africa, all’India e alla Cina. L’anno scorso la ditta inglese ha concluso pure una joint-venture con la Shenzhen Neptunus Interlong Biotechnique Co, mirato a fabbricare e vendere i suoi vaccini in Cina.
La Nanjing Mei Rui rappresenta una scelta primaria per la Glaxo.
Le strette ralazioni della Mei Rui con l’urologia cinese possono effettivamente aprire le porte all’Avodart, farmaco Glaxo per la cura dell’iperplasia prostatica.

La Santa Alleanza con le industrie alimentari, specializzate a rovinare gli organi escretori della popolazione cinese

L’affare è poi in linea col dichiarato scopo della Glaxo di reinvestire i suoi prodigiosi profitti verso nuove acquisizioni.
La ditta ha circa 10 miliardi di US$ in contanti, pronti da spendere.
Si augura ovviamente che la prostata dei cinesi si ingrossi sempre più anche da queste parti, e che la vescica dei medesimi diventi sempre più iperattiva.
Basta che la gente si alimenti sempre di più con il micidiale trio sale-zucchero-grasso e il gioco è fatto.
Benedette siano dunque la McDonald’s, le aziende latteo-casearie, le fabbriche di hamburger e gli allevamenti di polli-anatre-granchi-trote, strumentali ed impeccabili nel mantenere la popolazione malata e rovinata al punto giusto.

L’espansione degli avvelenatori verso lo strategico campo alimentare

In una conferenza stampa del mese scorso, Andrew Witty, chief executive della Glaxo, ha dichiarato di aver già fatto 15 o 16 acquisizioni negli ultimi due anni, chiarendo anche che la sua organizzazione non è sul mercato per affarucoli striminziti, ma per operazioni comprese tra le centinaia di milioni di dollari (come nel caso della Mei Rui) e le decine di miliardi di dollari.
Lo scopo è quello di entrare nei mercati emergenti, nei prodotti di consumo, nei vaccini e nei farmaci, ma soprattutto nei cibi, anche per diversificare il portafoglio di rischio dell’azienda.
Il settore urologico rappresenta la chiave di volta del mercato, visto che ogni essere umano viene inchiodato dalla qualità scadente e compromessa del suo sangue e quindi della sua urina

La Mei Rui appartiene alla Pagoda Pharma Group, una multinazionale basata sulle Isole della Virginia Britannica, che venne in Cina nel 1966 e che vanta di essere leader di mercato nel settore urologico ed in quello della allergologia diagnostica, coprendo un mercato di 30 miliardi/anno di US$.
Un mercato che ha continuato a crescere del 27% all’anno nell’ultimo quinquennio.
I prodotti della Mei Rui sono usati non solo nel settore prostatico, ma anche come calmanti di vesciche iperattive.

Vediamo di aggiornarci e di metterci in riga

Altro che coltivare mele, lattughe, pomodori e cocomeri!
Altro che indugiare nei kaki, negli ananas, nelle arance, nei manghi e nei leichi, prodotti naturali col grave difetto di promuovere la peggior peste umana, che è la normalità, il benessere, la salute!
Eparine, statine, tiroidine, insuline, stimolanti, inibitori, aspirine, viagra: questi sono i prodotti nobili e questo è il domani dell’uomo, qui come altrove.

Le tappe fondamentali della conquista medico-farmaceutica

Il primo antibiotico risale al 1928, il primo sulfamidico al 1932 e il primo antivirale al 1962, il primo viagra al 1998.
Queste le date fatidiche della conquista mondiale da parte di Big Pharma.

Amore ed erotismo ai massimi livelli

Ma, in campo erotico-sessuale, il viagra è ormai un nome mitico e superato.
Sono arrivati i concorrenti come il cialis, e i discendenti come il levitra, il kanagra, l’intagra e il
viagra-soft, pasticche indiane che si masticano come comuni caramelle o mentine, che costano poco più delle chewing-gum e che rendono gli uomini forti e sicuri al pari di robot metallici. Almeno per oggi.
Orgasmo e soddisfazione garantita per tutti. Almeno per oggi.
Donne finalmente soddisfatte. Almeno per oggi.
Che si vuole di più? Domani sarà quel che sarà.
Sostanze che hanno tutte le caratteristiche per essere definite miracolose e divine, anche se elementi da strapazzo chiamati igienisti pretendono di definirle spregevolmente veleni, è il commento della Pfizer.

Un controllo dalla A alla Zeta

Il bimbo nasce e c’è il latte alla melammina, apre gli occhi e ci sono i vaccini, si svezza e c’è l’omogeneizzato, si appesantisce crescendo e c’è il diuretico, si affama e trova gli hamburger e le bistecche, si asseta e c’è la cola-cola, si batterizza per eccesso di immonizia interna e c’è l’antibiotico, si virusizza con la propria moria cellulare e c’è l’antivirale, si accalora e c’è l’antipiretico, si disarmonizza ormonalmente e c’è l’eutirox, si infiamma e c’è il cortisone, si depotenzia e c’è il viagra, si deprime e c’è lo stimolante, si denutre e c’è l’integratore mineral-vitaminico, si affatica e c’è l’anfetamina, si incazza di brutto e c’è lo psico-farmaco, si esaurisce e c’è il valium, si spegne la fiamma vitale e c’è l’onoranza funebre.
Che vogliamo di più?

Il trionfo della monocoltura di mais e di soia, ovviamente OGM

Più mais e più soia, reclama il mercato.
L’esperienza americana parla chiaro.
Il 90% dei prodotti alimentari usa amidi derivati dal mais e dalla soia.
Più mais e più soia ovviamente di tipo OGM, visto che la Monsanto bazzica la Cina al pari della Smithfield e della Tyson.
Più carne e più latte, a scapito di angurie, meloni e cetrioli, colpevoli di mantenere i reni troppo puliti e troppo in forma.
Serve aumentare esponenzialmente la quota dei diabetici e degli obesi, degli impotenti e dei nefritici.

Melammina legalizzata e produttori con licenza di nefritizzare il popolo

Con la melammina, che è stata praticamente legalizzata a livello mondiale, si sono già fatti molti passi avanti nella giusta direzione. In Cina poi si è fatto questo e altro.
Qualche poveraccio della manovalanza è finito con la solita pallottola in testa, regolarmente pagata dai familiari allo stato.
Ma i managers delle varie ditte che adoperavano i cristalli di urina di mucca, per rendere il latte più proteico, sono rimasti al loro posto.

Rene rovinato farmaco assicurato

Tutto è come prima, con la differenza che la FDA ha sancito la accettabilità di una presenza minima di melammina, ovvero di urina, in ogni latte prodotto sul pianeta.
Bambini salvati per miracolo, ma col sistema renale decisamente compromesso.
Ottimi clienti per il futuro dei farmaci urologici.
Risarcimenti statali per le famiglie? Qualche elemosina, riservata ai casi più gravi ed eclatanti.

Il Codex Alimentarius non dorme affatto sugli allori

Il Codex Alimentarius ha già inviato i suoi scagnozzi nei paraggi della Grande Muraglia.
Bill Clinton e Bill Gates sono ormai di casa da queste parti, non solo per le pratiche relative all’Aids e alle prossime pesti aviarie.
Sono i plenipotenziari e le punte di diamante del gruppo Bilderberg.
Non solo Cina, ma anche Singapore, Hongkong, Bangkok ed Hanoi nel mirino.
Bisognerà fare piazza pulita anche da queste parti di troppe coltivazioni e troppe sementi, di troppi prodotti erboristici e di troppo ciarlatanismo terapeutico.

L’estensione del Codex Alimentarius al contienente asiatico

Non è pensabile infatti che nel NOM, Nuovo Ordine Mondiale, il Codex Alimentarius scatti nell’aprile 2011 soltanto per l’Europa, coinvolgendo l’FSWG americano (Food Safety Working Group) dell’avvocato Taylor, e non copra nel contempo una regione fondamentale come quella asiatica.
Avrà magari un altro nome ancora. Ma si tratterà sempre del Codex Alimentarius Cinese.
Esiste una mia tesina del 10/5/09, dal titolo I magna-magna planetari dell’avvocato Taylor, che penso meriti di essere riletta.

Valdo Vaccaro – Direzione Tecnica AVA-Roma e ABIN-Bergamo