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Non tutti gli addii si compiono adagio, consensualmente, a tappe. Alcuni sono improvvisi e lasciano un silenzio e un vuoto totali. Contrariamente a quando avviene con la separazione, con la morte, ci si separa da qualcosa senza che non possiamo vivere se non attraverso il ricordo. I nostri ricordi di Vincenzo Raffaele Segreto, si perdono nel tempo, quando studenti ci si frequentava per l’amicizia in comune con la sorella violinista, quante avventure, tra musica Rock, musica contemporanea, barocca e poi la lirica, qui a Parma. Serate insieme di spensierata bellezza, interminabili discussioni, esagerate preferenze musicali, di tutta la nostra compagnia. Abbandono è un verbo passivo, implica la cancellazione dell’altro, e non ci posso credere , che non ci vedremo più, che non potrai più scrivere, le due sottili parole sulla musica che suonavo, e suonavano. Quante uscite insieme, sono infinite, tra canti e musica. Non vederti è una perdita di equilibrio, quel vedersi da lontano sulla bicicletta, o ai concerti dove tu venivi a scrivere parole belle e delicate. Ci accorgiamo di quanto ci manchi, ora, come forse negli ultimi tempi davamo per scontato la nostra presenza. La nostra narrazione non è più condivisa, il vederci e abbracciarci, tra le nebbie di Parma, il tuo costante interesse per il mio flauto, ora tantissimi ricordi tornano alla mente, e indelebile la tua voce, il tuo parlare sereno e positivo, ora sei “pianto” il tempo per me si è fermato, ci hai lasciato, se il tempo dell’Amore è circolare, ora ritorna lineare. Le separazioni sono tappe ineludibili del processo della vita e di crescita, questo abbandono è un evento dopo il quale si subisce un azzeramento, un vuoto di senso, infatti questo abbandono è come subire una violenza, è una cancellazione di sé e il ritorno alla solitudine. Questo tuo abbandono è totalizzante e ora non siamo come prima, so che tu sarai circondato, in quel cielo da tutti quei musicisti che abbiamo amato nelle nostre discussioni, nel nostro filosofare sulla musica, tu potrai ora parlare accanto a Bach, Mozart, e tutte quelle armonie ti accompagneranno all’infinito, e so che di certo con sentirai anche Hendrix perché per noi la musica non e mai stata un ostacolo ma un unica grande Dimensione d’Amore Infinita……ciao amico caro Vincenzo Raffaele Segretonicaws_nicawscache_40107025HR-1024x690

Claudio Ferrarini and Riccardo Sandiford

from “Johannes Brahms – Il Flauto Di traverso – Vol. 1”

CD+DVD Limen music

iTunes: goo.gl/kM0mqg

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Quando nasce un nuovo progetto discografico e concertistico è sempre una grande emozione…. Con Emanuele Segre in Duo Flauto e Chitarra: presto concerti e l’integrale di tutta l’opera di Giuliani per flauto e chitarra (3 Cds), le Sonate del Centone di Paganini (3 Cds)…trascritte tutte per flauto e chitarra,e per finire le Variazioni Goldenberg di J.S.Bach nella versione per flauto e chitarra integrale….tutto questo nella collana con DVD e CD della LIMEN MUSIC….duo fl e ch

L’uomo, per natura, dovrebbe essere vegetariano, perché tutto il suo corpo è fatto per il cibo vegetariano. Se l’uomo non è vegetariano, se mangia carne, il corpo ne sarà appesantito. In Oriente, tutti i grandi meditatori come Buddha e Mahavira hanno sottolineato questo fatto. Non per una qualche idea di non violenza – questo è un fatto secondario – ma perché, se vuoi veramente entrare in uno stato di meditazione profonda, il corpo dev’essere privo di peso, naturale, deve fluire. Il corpo dev’essere leggero, e in un non vegetariano il corpo è molto pesante. Osserva cosa accade quando mangi carne: quando uccidi un animale, cosa accade all’animale al momento dell’uccisione? Naturalmente nessuno vuole essere ucciso. La vita desidera la propria continuazione; l’animale non muore di buon grado.
Profondo dolore, paura, morte, angoscia, rabbia, violenza, tristezza: tutte queste cose accadono nell’animale. In tutto il suo corpo si diffondono la violenza, l’angoscia e un dolore estremo. Il corpo si riempie di tossine, di veleni. Tutte le ghiandole del corpo secernono veleni perché l’animale muore contro la sua volontà. E poi tu mangi la carne; quella carne contiene tutti i veleni che l’animale ha prodotto. La sua intera energia è velenosa, e quei veleni entrano nel tuo corpo.
Dovresti mangiare ciò che è naturale, naturale per te. Frutta, noci, verdure – mangiane quante ne vuoi. Il bello è che non puoi mangiare di queste cose più di quello di cui hai bisogno. Ciò che è naturale ti dà sempre una soddisfazione, perché sazia il corpo, ti riempie. Ti senti soddisfatto.Se una cosa è innaturale non ti dà mai questa sensazione di sazietà. Continua a mangiare gelati: non sentirai mai che ne hai abbastanza. In realtà più ne mangi e più hai voglia di mangiarne. Non è un alimento – sta imbrogliando la mente. Ora non mangi in base ai bisogni del tuo corpo; mangi solo per il sapore. La lingua ha preso il controllo.
Ma non dovrebbe essere così. La lingua non sa nulla del corpo. Essa ha un compito specifico: gustare il cibo. Deve giudicare – e questa è l’unica cosa che deve fare – quale cibo vada bene per il corpo e quale no. È solo un guardiano alla porta, non è il padrone di casa, e se il guardiano diventa il padrone, si creerà una gran confusione.
I pubblicitari sanno benissimo che lingua e naso possono essere ingannati. Non sono i padroni di casa. Forse non sai che nel mondo si fanno molte ricerche sugli alimenti. Queste ricerche dicono che quando chiudi il naso completamente, e tieni gli occhi chiusi, se ti danno da mangiare una cipolla, non ti accorgerai di ciò che mangi. Non potrai distinguere una cipolla da una mela se il naso è del tutto bloccato, perché metà del gusto viene dal naso, e l’altra metà è decisa dalla lingua. Questi due hanno assunto il controllo. Per loro se il gelato è nutriente o no, non è il punto. Il gelato può avere un certo gusto, può contenere delle sostanze chimiche che soddisfano la lingua ma che non sono necessarie per il corpo. L’uomo è confuso, molto più confuso dei bufali. Non puoi convincere un bufalo a mangiare gelati. Prova! Un cibo naturale… e quando dico naturale voglio dire quello di cui il tuo corpo ha bisogno.
 
l’Anatomia comprata:
 
Predatori/Carnivori
1-Placenta zoniforme
2-Artigli retrattili, denti aguzzi, compresi i molari, atti a strappare non masticare
3-Ghiandole salivari poco sviluppare : la saliva, e acnhe l’unità, hanno reazione acida
4-Lo stomaco procede grandi quantità di pepsine acido cloridrico rispetto a erbivori o onnivori
5-La digestione avviene principalmente nello stomaco
6- Grassi sono digeriti nell’intestino grazie a succhi biliari e pancreatici
7-L’intestino è più corto (4/5 volte la lunghezza del corpo) rispetto a quello di erbivori onnivori e frugivori
 
Erbivori
1- Placenta non caduca
2- Zoccoli, denti atti a strappare e a masticare
3-Ghiandole salivari ben sviluppate e reazione alcalina di saliva e urina
5-Secreazione scarsa di acido cloridrico
6-Non producano uricasi
7Canale intestinale sino a 20 volte la lunghezza del tronco
 
 
Onnivori
1- Placenta non caduca
2-Saliva e urine a reazione acida
3-Intestino lungo 10 volte la lunghezza del tronco
 
 
Scimmie antropomorfe
1-Placenta discoidale
2-Incisi ben sviluppati
3-Molari smussati
4-Saliva e urina alcaline
5-Intestino lungo 10 volte il tronco
 
Uomo
1-Placenta discoidale
2-Incisi ben sviluppati
3-Molari smussati
4-Saliva e urina alcaline
5-Intestino lungo 10 volte il tronco
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La musica attraverso il suo messaggio vuole aiutare l’uomo a non essere più semplice spettatore della sua vita ma a trasformarlo in attore protagonista, un creatore consapevole della propria esistenza, e insegnandogli a vivere appieno tutti gli aspetti della vita. La musica invita ed insegna ad amare la propria natura imperfetta ricordandogli che la perfezione è, per qualità intrinseca, irraggiungibile e quindi aspirazione inutile. A volete mi capita di analizzare la condizione umana da una prospettiva del tutto insolita rispetto alla logica comune, indispensabile punto di svolta per chi vuole andare oltre il regno dei desideri e delle proiezioni che accompagnano i tanti aneliti di libertà dell’individuo, spesso destinati a frantumarsi contro l’esperienza quotidiana. Sull’onda del Koan Zen forse più famoso, un enigma la cui soluzione può essere colta solo con un balzo dell’intuizione fuori da qualsiasi schema di pensiero, la musica mette a nudo la tragicommedia in cui l’uomo si trova a vivere, letteralmente perso in una goccia d’acqua. “L’oca è fuori!” urla il Maestro Zen al discepolo che d’acchito si ritrova a comprendere. Mentre io, con voi, invece, sono più paziente e al tempo stesso più incisivo, e musica dopo musica, vi accompagno nel cammino verso le note, la melodia, aiutandolo ad affrontare angosce, dubbi, frustrazioni, chiarendo e spiegando in che modo ciascun essere umano sceglie di vivere come un mendicante, pur avendo dentro di sé le potenzialità per essere un imperatore; e per vivere un’esistenza fondata sull’amore, sulla gioia, sulla risata.
Come la musica impetuosa
del fiume Armonico che s’infrange
alta contro le vostre orecchie,
irruente scaturì in me
e in voi
la
passione
amorosa
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Io sono per un alternativa alla mentalità antropocentrica: la mentalità “antropoarmonica”. Invece di “conquistare la natura”, gli esseri umani devono svilupparsi e progredire in armonia con l’ecosfera. Con questo non si vuole negare che l’umanità si in qualche modo unica: al contrario, dovremmo onorare questa unicità riconoscendo la nostra interdipendenza con le altre culture. Né significa che gli uomini non possono in nessuno caso uccidere altre forme di vita: non c’è modo di sopravvivere senza consumare altri organismi.
Vivere secondo l’etica antropoarmonica significa invece sviluppare profondo rispetto e amore per la vita nel suo complesso; significa smettere di dominare, manipolare, divorare e inquinare la Terra come se fosse di nostra proprietà; significa consumare solo ciò che è necessario per una vita dignitosa e sana (ponendo così finire all’accumulazione illimitata).
L’ecologia profonda ci richiama in ultima analisi a riflettere su ciò significa essere umani. Non si tratta di negare la nostra identità – il nostro ruolo straordinario nella costante evoluzione delle Terra – ma piuttosto di inquadrarla nel contesto più ampio del “ Sé ecologico”. Questo cambio di prospettiva deve andare oltre la mera accettazione intelletuale, per permeare ogni aspetto del nostro essere e delle nostre azioni. In particolare. L’ecologia profonda richiama gli uomini a mettere da parte la brama di possesso, di consumo e di dominio, perché questo cammino non potrà mai portare all’autentica realizzazione dell’umanità. Al contrario dobbiamo cercare la sicurezza, l’amore e la comunità nell’armonia con l’intera ecosfera. La conversione e una nuova etica è una sfida molto impegnativa, ma è l’unica che possa garantire all’umanità uno stile di vita davvero appagante.
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“Lo sdegno dopo un collegio è rendersi conto che esistono docenti che non si rendono conto in che paese viviamo”…Ho dato voce a Ottaviano Cristofoli…, che in sintesi racconta quanto non sanno molti docenti del nostro Conservatorio, dove si discute se la parola “sdegno” è appropriato o no.

L’ITALIA NON È UN PAESE PER MUSICISTI  DI BARBARA LEONE

L’Italia non è un Paese per musicisti. Parola di Ottaviano Cristofoli, ventottenne di Udine nonché prima tromba alla Japan Philarmonic Orchestra di Tokio, che in una recente intervista rilasciata a “Expats” ha denunciato lo stato di desolazione in cui versa l’Italia da un punto di vista artistico, e più specificatamente musicale.

“Da noi non si dà valore all’arte – dice Cristofoli -, non si sa nemmeno quanto vale in termini economici. Il nostro Paese potrebbe vivere di arte. È questo il peccato imperdonabile che le persone che ci hanno governato hanno commesso. Non è giustificabile che nel nostro Paese l’arte, e la musica siano in crisi, quando in Giappone si riempiono i teatri di persone paganti fino a seicento euro a biglietto con le opere di Puccini o Verdi. E qui le opere vengono trasmesse in tv in prima serata, non alle 4 del mattino”. Ma in Italia si può vivere facendo i musicisti? “Si può – risponde Cristofoli -, ma con tanto pelo sullo stomaco. Accettando di essere pagati 50 euro a serata quasi sempre in nero e investendo decine di migliaia di euro in strumenti e studi. Accettando di guadagnare 10 euro all’ora per insegnare a ragazzini con l’iPhone da 800 euro, senza avere i contributi, l’assicurazione e le ferie. Accettando che nelle scuole ti sostituisca un insegnante senza diploma e che non sa suonare, solo perché è un dilettante e accetta paghe misere. Accettando di suonare per un’orchestra sinfonica che poi paga con un anno di ritardo. Ma la cosa peggiore è la consapevolezza che di tutto questo non importa niente a nessuno. Se chiude un teatro, non importa, tanto c’è la tv con la sua gratuita piattezza di contenuti ad istupidirci il cervello”.

Una cruda verità, con cui fanno i conti i tanti, tantissimi talenti italiani costretti a varcare i confini del nostro Paese per cercare, e spesso trovare, fortuna all’estero, dove sono quasi sempre accolti a braccia aperte o per lo meno trattati con rispetto e riguardo. Una bestemmia, se pensiamo che l’Italia è la patria di Verdi, Puccini, Vivaldi, Paganini e Monteverdi, per intenderci il padre del melodramma. Senza il suo “Orfeo” non avremmo avuto “Tosca”, “Nabucco” e nemmeno Mozart avrebbe scritto il “Don Giovanni”, così, giusto per dire. Una bestemmia perché l’Italia è da sempre la culla dell’arte, della cultura, della musica, dell’opera… D’accordo, abbiamo bisogno di ingegneri, scienziati e anche panettieri. Non c’è lavoro per loro, figurarsi per un pianista o, che so, un clarinettista.

A confermare questa triste realtà, arriva fresca fresca la notizia del licenziamento di 74 dipendenti, per lo più orchestrali, dell’Orchestra sinfonica di Roma. Una decisione che la Fondazione Arts Academy, che gestisce il corpo musicale, avrebbe preso a causa di una “drastica riduzione dei contributi dell’unico soggetto finanziatore”, dettata anche dall’“assenza di altre risorse finanziarie disponibili e di prospettive di ulteriori e futuri finanziamenti”. No money, no party. E tutti a casa, la musica chiude i battenti. Impensabile immaginare che non ci siano più risorse economiche per un’orchestra che sin dagli esordi del lontano 2002 è stata riconosciuta dalla critica internazionale come una formazione di grande prestigio esibendosi anche alla presenza di quattro capi di Stato, della Regina di Spagna e della Regina d’Olanda. Impensabile credere che non ci siano altre soluzioni. Con l’ovvia conseguenza che dalla prossima stagione la Sinfonica di Roma non suonerà più. Dopo la chiusura dell’Orchestra Regionale del Lazio, se chiudesse anche la Sinfonica di Roma la Capitale rimarrebbe con due sole orchestre: Accademia Nazionale di S.Cecilia e Teatro dell’Opera. Un duopolio culturale che finisce per impoverire tutti, cittadini e musicisti.

Abbiamo perso la bussola e dobbiamo ritrovare la strada. Perché di questo passo si arriverà ad ingoiare anche l’ultimo briciolo di cultura e di identità storica rimasta viva. Re Mida era un saggio in confronto ai condottieri della nave Italia, che imperterriti continuano a seguire sempre e solo le logiche del profitto, che inevitabilmente finirà per divorare se stesso. E buona notte ai suonatori.