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Archive for settembre 2010

Quando atrocità, incompetenza e inutilità scientifica vanno a braccetto.

Cosa succede realmente nei laboratori di vivisezione, dalla testimonianza diretta di un’infiltrata.

Introduzione

Molti affermano “la vivisezione non esiste più”. O non sanno di cosa parlano, o sono in malafede. “Vivisezione” non è solo il sezionare la rana viva, o gli atroci esperimenti del passato in cui i cani venivano legati con cinghie a una tavola e poi sezionati.

Oggi la vivisezione è ben altro. Molto peggio. E’ chiamata “sperimentazione animale” o “ricerca in vivo”, ma rimane, secondo la definzione del dizionario, “vivisezione”. La quale è per estensione “qualunque tipo di sperimentazione effettuata su animali di laboratorio che induca alterazioni a livello anatomico o funzionale, come l’esposizione a radiazioni, l’inoculazione di sostanze chimiche, di gas, ecc.” [Dizionario De Mauro, ed. Paravia].

E’ questo che milioni di animali ogni anno, nel mondo, subiscono nei laboratori:avvelenamenti con sostanze chimiche, farmaci e cosmetici compresi, induzione di malattie di ogni genere (cancro, sclerosi multipla, varie imitazioni dell’AIDS, malattie cardiovascolari, ecc.), esperimenti al cervello, esperimenti sul dolore, e molto altro.

E tutto questo, senza alcuna necessità, non solo, ma senza alcuna utilità. I vivisettori chiedono “Preferisci salvare un topo o un bambino?”, per colpire l’emotività delle persone che non sanno cosa sia la sperimentazione animale e quanto sia inutile. Ma la vivisezione, ammazza il topo e fa diventare una cavia te e tuo figlio, questa è la realtà dei fatti.

La testimonianza diretta

Qui spiegheremo le atrocità che avvengono nei laboratori di vivisezione di tutto il mondo, la trascuratezza con cui gli esperimenti vengono effettuati, l’inutilità di questi esperimenti, attraverso le parole di Michelle Rokke, un’attivista che ha lavorato per alcune settimane come infiltrata in HLS, un grosso laboratorio di vivisezione negli USA. Dalla sua esperienza, Michelle Rokke ha tratto un diario (disponibile anche in italiano), “I Diari di Michelle Rokke”, in cui racconta quanto ha visto. Lasceremo parlare lei, questi Diari parlano da soli, non c’è bisogno di commento.

Ma un’importante riflessione va fatta: non è solo in HLS che succedono queste cose, perché i laboratori di vivisezione, in ogni parte del mondo, sono gli stessi. Si fanno gli stessi test, ci sono lo stesso tipo di persone che ci lavorano.

Non è verosimile che solo in HLS accada questo mentre in tutti gli altri laboratori del mondo, Italia compresa, i vivisettori siano persone ammodo che mai farebbero del male a un animale e che “ospitano” nelle condizioni più confortevoli animali di ogni specie, come loro vorrebbero farci credere.

Non sta in piedi, non è possibile.

Gli esperimenti che si fanno sono gli stessi dappertutto, e le regole, la prassi, il tipo di gabbie, sono sempre uguali, in ogni posto del mondo.

Tenetelo a mente.

I Diari dimostrano, con i fatti più che con mille teorie, quanto inutile sia la sperimentazione su animali da un punto di vista scientifico, e come, anche se fosse utile in teoria, non lo è comunque nella pratica, per come gli esperimenti vengono eseguiti.

Dimostrano non tanto la crudeltà di pochi, ma l’incuria e il disprezzo con cui gli animali sono normalmente, da tutti, trattati, e la loro infinita sofferenza.

Dimostrano che questa pratica, che la si chiami “sperimentazione animale” o che la si chiami “vivisezione” non può essere tollerata.

Sofferenza e atrocità

Estratti dai “Diari di Michelle Rokke:

Ho guardato Yao durante un’esercitazione di chirurgia su una topolina anestetizzata. Ha applicato dei cateteri femorali su entrambi i lati e alla fine ha detto che doveva praticarle l’eutanasia e che si potevano seguire diversi metodi: usare il CO2, lussare una vertebra, oppure recidere un’arteria. Ha guardato l’orologio e ha detto che la lussazione delle vertebre era il modo più veloce, quindi ha tolto al topo la maschera dell’anestesia e le ha tirato la testa. Ha visto che respirava ancora e così ha ripetuto l’operazione. Ha fatto un terzo tentativo ma il topo ha continuato a respirare profondamente. Allora ha annunciato che avrebbe seguito un’altro metodo, e che quello sicuramente avrebbe funzionato. Ha preso un paio di grosse forbici. Ha squarciato il ventre della topolina e le ha reciso la colonna vertebrale. Poi ha infilato le forbici nella cavità toracica e ha cominciato a tagliare di qua e di là per recidere l’aorta. Ha messo giù le forbici insanguinate e ha detto che ora era morta.

Il cane che chiamo Joey è un tesoro. Ha delle unghie molto lunghe e una di quelle anteriori si è spezzata. Joey ha ancora l’abitudine di prepararsi al peggio quando metto le mani nella sua gabbia per prenderlo, ma adesso si fida di me e una volta in braccio si accoccola e preme la testa contro di me. Quando cerco di metterlo giù, si stringe forte contro di me, e quando alla fine lo rimetto nella gabbia se ne resta fermo lì, come se non sapesse che fare.

Ho tenuto fermi i maiali per i prelievi fino alle 16.30 e poi sono tornata alle 21 per l’ultima seduta: durante i prelievi i maiali urlano e tirano calci, soprattutto oggi perché il collo gli bruciava ed era pieno di lividi per le continue trafitture. Quando glielo si preme per fermare l’emorragia le loro urla sono così forti da essere intollerabili. I tecnici nella stanza fanno gesti di impazienza e gli urlano “Chiudi il becco”. Non riesco neppure a immaginare il dolore che devono provare dopo essere stati fatti cadere sulla schiena e aver subito così tanti prelievi.

Ho assistito mentre somministravano le dosi a uno dei cani via sonda orale. Il cane non sopportava la presenza del tubo di gomma che gli veniva spinto nello stomaco attraverso la gola. Si contorceva e si divincolava e quando Irene gli ha iniettato con forza il materiale da testare nello stomaco si è alzato sulle zampe posteriori e ha cercato di liberarsi dalla stretta di Kathy, divincolandosi. Sebbene Kathy gli tenesse la bocca ben chiusa, dai lati gli usciva del liquido chiaro. Ho sentito Irene che diceva: “Questo non va. Devo ancora dargli il secondo liquido”.

Incompetenza e incuria

Estratti dai “Diari di Michelle Rokke:

Stephanie, Rachel, Lynn e Lisa a pranzo hanno fatto battute sul fatto che tutte le scimmie della colonia extra stanno morendo. Stephanie ha chiesto: “Terry non si spiega il perché ma non sa che le gabbie non vengono cambiate da quasi un anno a questa parte. Avete mai sentito parlare dei batteri?!”.

Se i committenti non si preoccupassero di poter perdere dei dati a causa della decomposizione dei tessuti dopo la morte, a molti animali non verrebbe fatta l’eutanasia. Nelle attuali condizioni molti animali soffrono finché la ditta non riapre la mattina.

Questo primate ha dovuto subire quattro diverse amputazioni perché la ferita non stava guarendo e i punti continuavano a sfilarsi. Durante la riunione dei tecnici oggi Kathy ha annunciato che ieri ha visto che ogni singola scimmia della stanza 958 ha delle ferite – dalle fratture alla coda a dita quasi staccate – tutte causate da tecnici che le hanno maneggiate male durante gli esperimenti e le operazioni.

Io ero preoccupata delle condizioni dei cani quando ho visto che venivano messi direttamente sulla grata fredda di metallo subito dopo essere stati liberati dai tubi, ancora intontiti dall’anestesia. Ho letto e mi è stato riferito da diversi veterinari che è importantissimo tenere gli animali al caldo fino a quando non si sono ripresi completamente dall’anestesia.

Ho chiesto se al topo dello studio 3621 è caduto l’occhio. Irene ha detto “non ancora”. Yao ha detto subito “Il ratto numero 4001”, tutti sanno di che ratto si tratta e nessuno fa niente per lui. Ho chiesto se era stata compilata una richiesta di intervento veterinario. Irene ha detto di no, e che non aveva neanche registrato il fatto tra le osservazioni, e ha alzato le spalle. Ha detto che le lesioni agli occhi causate dai prelievi non vengono neppure registrate perché accadono di continuo e i ratti restano in vita. Il giorno che me ne sono accorta ho chiesto a Irene se al ratto andava praticata l’eutanasia e l’ho chiesto di nuovo a Brian domenica. Tutti e due mi hanno risposto di no come se avessi fatto una domanda strana.

Inutilità scientifica

I medici antivivisezionisti partono dalla semplice ed oggettiva constatazione che gli animali non sono modelli sperimentali adatti all’uomo, perché troppo diversi da noi. Ogni specie animale è infatti biologicamente, fisiologicamente, geneticamente, anatomicamente molto diversa dalle altre e le estrapolazioni dei dati tra una specie e l’altra sono impossibili.

I veri progressi della medicina si sono sempre avuti grazie a osservazioni cliniche, a studi epidemiologici, a innovazioni tecnologiche (quali l’invenzione del microscopio, dei moderni strumenti di diagnosi, ecc.).

Estratti dai “Diari di Michelle Rokke:

Come può essere valido questo studio se i cani non vengono monitorati ventiquattr’ore al giorno? Questa è la seconda volta che ho visto un cane sotto esperimento avere un attacco epilettico, e non ho mai sentito dire a nessun altro di averne visto uno. L’unica maniera in cui i laboratori di ricerca potrebbero anche solo fare finta di ricercare seriamente gli effetti negativi delle sostanze sarebbe assumere veterinari professionisti per osservare gli animali di ogni stanza ventiquattr’ore al giorno.

E’ molto comune trovare capsule e pillole sul fondo delle gabbie. I tecnici non ci stanno attenti, e i cani imparano presto a rigurgitare le pillole. Il metodo della “dose in capsule” è una metodologia intrinsecamente fallace che produce per forza dati inattendibili.

È stata una pura coincidenza che io mi trovassi nella stanza in quel momento e notassi che questo cane stava avendo un attacco; in media, nella stanza c’è qualcuno solo per circa un’ora al giorno. Che io abbia guardato la gabbia proprio quando l’attacco ha avuto inizio è stato un puro caso; mi chiedo quanti altri attacchi ha avuto questo cane – e gli altri – nel corso dell’ultimo anno che nessuno ha visto.

Gene mi ha detto che siccome l’anestetico che usano è inadeguato e non ha alcun effetto analgesico, la frequenza cardiaca e respiratoria dei cani è del tutto abnorme e mostra picchi e cadute che ci mettono moltissimo a stabilizzarsi. Gli ho chiesto com’era possibile verificare l’effetto del materiale sperimentale sulla fisiologia degli animali se le loro frequenze erano anormali fin dall’inizio. Quando gliel’ho chiesto ha alzato le spalle e ha esclamato “È proprio quello il punto! Non è possibile. Non c’è modo di distinguere gli effetti del trauma indotto dalle procedure sperimentali da quelli causati dal materiale sperimentale. Quel che i tecnici rispondono è ‘Grazie alla mia vasta esperienza in questo campo so che il tale effetto risulta da questo e quest’altro…'”.

Ho detto “ma è per la sicurezza degli esseri umani, no?” e lei ha risposto “Sì, ma un cane non è esattamente un essere umano, sai? E se una sostanza causa problemi a un cane non è detto che causi lo stesso problema a un essere umano; e a un essere umano che prende quella medicina potrebbe capitare qualcosa che non è stato osservato nell’animale”. Ha detto “I dati che raccogliamo non possono necessariamente essere trasposti in qualcosa che sia utilizzabile per gli esseri umani”; le ho detto di nuovo che allora non capivo per quale motivo dovessimo fare gli esperimenti; ha risposto “è la prassi: è il modo in cui le ditte riescono a far approvare i loro prodotti.”

Ha detto che nell’ultimo gruppo di scimmie a cui erano state impiantate delle spugne avevano avuto grandi difficoltà a ritrovarle; Irene ha detto “sì, se ne vanno in giro, non è vero?” . Se le spugne si spostano sotto la pelle come fa l’esperimento a funzionare? Gene mi ha detto che le spugne dovrebbero rappresentare un tumore e che il materiale sperimentale dovrebbe ridurre la crescita dei capillari che alimentano i tumori, e che questo è uno studio “in cieco”, nel senso che nessuno sa quale dose venga somministrata ai vari gruppi o qual è il gruppo di controllo. Brian mi ha detto che invece lui lo sa, Gene lo sa, il committente lo sa, lo sanno tutti. Irene mi ha detto che l’ultima volta che è stato effettuato questo esperimento è stato “molto difficile somministrare le dosi perché l’iniezione va praticata nella spugna e le spugne si spostano tantissimo sotto la pelle”. Se le spugne si spostano così tanto, come fa l’esperimento a imitare la situazione di un tumore e della sua vascolarizzazione?

La storia di James

Estratti dai “Diari di Michelle Rokke:

In questa stanza ho fotografato James; è difficile fotografare le altre scimmie perché hanno così tanta paura che si rifugiano con un salto sul fondo della gabbia e si voltano verso il muro; James invece è sempre sul davanti della gabbia e fissa con desiderio la porta. Ha l’aria così triste. Gli interessano tutte le cose che gli mostro, l’idrante per la pulizia, il mio distintivo di identificazione, ma sembra che le guardi solo perché non c’è nulla di meglio da fare.

[Qualche giorno dopo]
James era stressato; ha fissato a lungo la porta di ingresso della stanza e ha scosso la porta della gabbia per la frustrazione; poi mi ha guardata negli occhi e ha cominciato ad accarezzarmi.

[Ancora qualche giorno dopo]
Sono andata a vedere James dopo la somministrazione delle dosi; era seduto esattamente nella stessa posizione di ieri; mi ha accolta con la stessa espressione di sottomissione impaurita, e quando mi sono inginocchiata vicino alla gabbia ha chinato la testa sul petto e si è rannicchiato in posizione fetale. Gli ho accarezzato la schiena attraverso il buco della mangiatoia, ma non sono riuscita a fargli rivolgere lo sguardo verso di me. Aveva le mani contratte e si teneva saldamente le caviglie. Mi spezza il cuore vederlo in questo stato: è così spaventato.

[Dopo qualche settimana]
Oggi, quando sono andata a vedere James, lui mi ha guardata fissa negli occhi e poi ha guardato a terra mentre gli dicevo addio. La maggior parte delle scimmie dello studio 3314, compreso James, saranno uccise giovedì e venerdì di questa settimana. Gli ho detto che forse non riuscirò a incontrarlo di nuovo. Lui si è avvicinato e ha premuto tutto il viso contro la gabbia fissandomi. Gli ho accarezzato la guancia sussurrandogli il mio addio, e mentre mi alzavo e lui si rimetteva nella sua solita posizione fetale ho capito, troppo tardi, che mi aveva porto il viso affinché lo baciassi.

Cosa puoi fare tu

Per dare il tuo contributo a fermare queste atrocità, inutili e dannose per tutti, leggi la sezione Cosa puoi fare tu

Questo testo è disponibile anche su carta in un pieghevole, scaricabile in formato pdf dal sito di AgireOra Edizioni:
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Una delle domande più importanti che pochi si pongono è quella inerente l’influenza della musica nella vita degli individui. Ecco in proposito l’opinione di personaggi famosi. Nel suo libro On Heroes, Hero-Worship and the Heroic in History («Sugli eroi, sull’adorazione degli eroi e l’eroico nella Storia»), lo storico, saggista e filosofo scozzese Thomas Carlyle (1795-1881) osserva: «Chi mai, in parole logiche, può esprimere gli effetti che la musica ha su di noi? È una specie di discorso inarticolato e insondabile che ci conduce sul bordo dell’Infinito e ci permette per un momento di fissare lo sguardo su di esso» 2. Lo scrittore francese Anatole France (1844-1924) una volta disse che «le canzoni hanno rovesciato governi e imperi» 3. Nella sua opera  platoneDarwin, Marx, Wagner, lo storico dell’Università della Columbia Jacques Barzun, autore di Pleasures of Music («I piaceri della musica»; 1951), ha parlato del «potere della musica di incarnare con precisione certe parti dell’esperienza umana che nessun altra arte può esprimere» 4. Persino il filosofo scettico Friedrich Nietzsche (1844-1900) commenta nel suo Crepuscolo degli idoli«Senza la musica la vita sarebbe un errore» 5. Il Dr. Howard Hansen, ex direttore della Eastman School of Music, scrive sull’American Journal of Psychiatry (volume IC, pag. 317): «La musica è un’arte curiosamente sottile con innumerevoli e varianti connotazioni emotive. Essa è costituita da molti ingredienti, e a seconda delle proporzioni di questi componenti, può calmare o rinvigorire, nobilitare o volgarizzare, essere filosofica od orgiastica. La musica ha il potere di condurre sia al male che al bene». Molti secoli prima, Platone (427-347 a.C.), che non era un predicatore fondamentalista, riteneva fosse giusto censurare alcuni tipi di musica perché temeva «che i cittadini verrebbero corrotti dagli errori voluttuosi e condotti ad essere indulgenti verso certe emozioni immorali». E queste non sono che alcune tra le tante voci che se da una parte pongono l’accento sull’enorme potere della musica sullo spirito umano, dall’altra mettono in guardia dai pericoli derivanti da un cattivo uso o strumentalizzazione di questa arte. Quella che segue è una rapida carrellata di affermazioni esplicite da parte di stelle del rock, produttori e scrittori che mettono in luce, senza peli sulla lingua, l’indole e la filosofia della musica moderna. La lettura di questo articolo è consigliata ai sostenitori del cosiddetto rock «cristiano» che pensano di poter «battezzare» questo genere musicale…

Le seguenti asserzioni sul carattere del rock sono di una lunga serie di persone. La maggior parte di esse proviene da rockstars o da ricercatori, da giornalisti, da critici musicali e da storici di parte che non sono ben consapevoli della vera natura di questa musica più di quanto non lo siano molti cristiani.

 

 


  • Il libro Rock Facts, che è stato pubblicato dal Rock and Roll Hall of Fame and Museum, a Cleveland, nell’Ohio, ammette che il rock non è solo un tipo di musica, ma è anche uno stile di vita«Il rock è realmente divenuto una lingua universale […]. Esso si riferisce anche ad un atteggiamento, ad un sentimento, ad uno stile, ad un modo di vivere» 6.

  • Debra Harry, del gruppo Blondie: «Gli ingredienti principali del rock sono […] il sesso e la sfacciataggine» 7.

  • Ted Nugent«Il rock è la celebrazione totale del fisico» 8.

  • John Oates, del duo Hall & Oates: «Il rock è sesso al 99%» 9.

  • Frank Zappa (1940-1993), dei Mothers of Invention: «La musica rock è sesso. Il grande beat armonizza i ritmi del corpo» 10.

  • Gene Simmons, bassista dei Kiss: «Ecco cos’è in fondo il rock: sesso insieme ad una bomba da cento megatoni, il beat» 11.

  • James Connor«Il meno che si possa dire è che il rock sta trasformando il sesso in qualcosa di casuale» 12.

  • Jan Berry (1941-2004), del duo Jan and Dean: «Il battito palpitante del rock offre una liberazione sessuale vitale al suo pubblico adolescente»13.

  • «Il sesso è stato il messaggio numero uno del rock fin dalla sua nascita»

    • Paul Stanley, chitarrista dei Kiss: «Il rock è sesso. Il vero rock non è basato sui pensieri cerebrali. Esso si fonda sulla natura più bassadell’individuo» 15.

    • Andrew Loog Oldhammanager dei Rolling Stones: «Il rock è sesso e con esso devi colpirli (gli adolescenti) in faccia» 16.

    • Allan David Bloom (1930-1992), filosofo americano (notoriamente gay): «Il rock ha un’unica attrazione, un barbaro richiamo al desiderio sessuale – non all’amore, non all’eros, ma al desiderio sessuale sottosviluppato e incolto. Il rock consegna ai ragazzi, su di un piatto d’argento, con tutta l’autorità pubblica dell’industria del divertimento, tutto ciò che i loro genitori hanno sempre detto loro di aspettare fino al momento in cui sarebbero cresciuti e avrebbero capito» 17.

    • Simon Frith, ex critico musicale e sociologo inglese: «Noi rispondiamo alla materialità dei suoni del rock, e l’esperienza rock è essenzialmenteerotica» 18.

    • Mick Jagger, cantante dei Rolling Stones: «La migliore musica rock incapsula una certa energia – una certa rabbia – sia nei dischi che durante i concerti. Dunque, che il rock sia solamente rock non è sicuro […]Violenza ed energia: ecco cos’è realmente il rock» 19.

    • King Coffey, batterista dei Butthole Surfers: «Tutta l’idea del rock è offendere i tuoi genitori» 20.

    • Craig Chaquico, chitarrista dei Jefferson Airplane: «I concerti rock sono le chiese di oggi. La musica ti conduce su di un piano spirituale. Tutta la musica è Dio» 21.

    • Paul Kantner, dei Jefferson Airplane: «(Lo scopo della nostra musica) è quello di cambiare un sistema dei valori in un altro sistema… menti libere…, droga libera…, corpi liberi…, musica libera» 22.

  • Gail Pellert«Fondamentalmente e quasi totalmente, il rock è una celebrazione della sensualità umana» 23.

  • Leonard Seidel«Il rock è uno stile di vita degenerato e corrotto, ed è alimentato dal linguaggio di un certo genere di musica» 24.

  • David Noebel: «La verità è che il rock una cicuta morale. Esso è per natura una musica di ribellione demoniaca e di protesta. La droga e il sesso sono il suo arsenale» 25.

  • Fletcher Brothers«I temi inneggiati dal rock includono la ribellione, l’omosessualità, il satanismo, l’occulto, la droga, l’omicidio, il suicidio, l’incesto, la volgarità, il sadomasochismo e soprattutto il sesso libero» 26.

  • Robert Pattison«I suoi ammiratori vorrebbero far apparire il rock come qualcosa di rispettabile. La cosa non è possibile. Il rock piace perché è  volgare […]. Il rock è la quintessenza della volgarità. Esso è crudo, triviale e di cattivo gusto» 27.

  • Da un annuncio pubblicitario apparso sulla rivista Rolling Stone«Il rock è molto più di una semplice musica. Esso è il centro energetico di unanuova cultura e di una rivoluzione giovanile».

  • Granville Knight (1904-1982), fisico: «Non ho alcun dubbio circa l’effetto ipnotico di queste canzoni» 28.

  • Andrew Salter, psicologo specializzato in ipnoterapia: «La musica rock è un veicolo ideale per l’ipnosi individuale o di massa» 29.

  • John Fuller«È stato dimostrato in particolare che la musica rock è al contempo potente e crea dipendenza, così come è capace di produrre una forma sottile di ipnosi in cui il soggetto, sebbene non completamente in stato di trance, è tuttavia in uno stato estremamente suggestivo» 30.

  • Graham Nash, dei Crosby Stills & Nash: «La musica pop è uno strumento di massa per condizionare il modo di pensare della gente» 31.

  • William Schafer«Ciò che è innegabile del rock è il suo potere ipnotico. Esso ha afferrato milioni di giovani in tutto il mondo e ha trasformato le loro vite» 32.

  • Jimi Hendrix«La musica crea degli stati d’animo, perché di per sé è una cosa spirituale. Con la musica si possono ipnotizzare le persone e dopo averle portate al punto più debole di resistenza, si può ordinare al loro subcosciente tutto ciò che si vuole» 33.

    • David Winter, attore, coreografo e regista: «Il beat incessante erode il senso di responsabilità allo stesso modo dell’alcol […]. Ti senti come preso da un implacabile flusso di suoni, al quale risponde qualcosa di basilare e primordiale insito nella natura umana» 34.

    • DanielBernadette Skubik, psichiatri: «La musica rock comporta un condizionamento neurofisiologico con connotazioni o idee di sensazione, collegando tra loro aggressività e sessualità […]. La nostra affermazione di base è che la musica rock stessa incita un collegamento comportamentale tra aggressività e sessualità» 35.

    • Little Richard«Il rock non glorifica Dio. Non si può bere contemporaneamente dal calice di Dio e dal quello del diavolo. Io sono stato uno dei pionieri di questa musica, uno dei suoi creatori. So di quale materiale sono fatti i mattoni perché li ho costruiti io» 36.

    • Adam Ant«Il sesso è veramente una parte eccitante del rock. Mentre ballo durante i concerti, ballo per “accendere” la gente. Quando danzo accendo ovviamente anche me stesso. Il ballo è una cosa sessuale, non credi»? 37.

    • Adam Ant«La musica pop ruota attorno alla sessualità. Credo che in essa ci sia anarchia, anarchia sessuale piuttosto che politica» 38.

    • Dr. David Elkind, psicologo, direttore dell’Eliot-Parson Departement of Child Study della Tufts University del Massachusetts: «C’è un sacco di potente stimolazione sessuale  – sebbene subliminale – implicita sia nel ritmo che nei testi della musica rock» 39.

    • Lita Ford: «Ascoltami: il rock non è la chiesa. È uno sporco affare. E anche tu puoi diventare sporco. Se sei una persona per bene,veramente per bene, non puoi né cantarlo né suonarlo» 40.

    • Malcolm McLaren (1946-2010), manager di diverse band punk rock«Il rock è pagano, primitivo, della giungla, ed è come dovrebbe essere! Nel momento in cui cessasse di essere quello che è, morirebbe […] il vero significato del rock […], che è sesso, sovversione e stile di vita» 41.

    • «In un certo senso, tutto il rock è rivoluzionario. Attraverso il suo beat e il suono ha sempre implicitamente rifiutato ogni restrizione e ha celebrato la libertà e la sessualità» 42.

    • Ray Gosling, giornalista inglese: «Il rock è una bestia. Dietro ad ogni dolce doowop e bebop c’è una sessualità senza restrizioni e unacomprensione per il diavolo: un’anarchia violenta, alla faccia di tutta l’armonia, della pace e del progresso. La gente può constatare che esso è così da quando è apparso e dal fatto che non è cambiato. Chiunque sia dotato di un po’ di materia grigia dovrebbe rendersi conto che ci troviamo di fronte ad un problema» 43.

    • Graham Cray, vescovo anglicano: «La maggior parte della musica rock è usata come veicolo per la propaganda anticristiana» 44.

    • John Lennon (1940-1980), poco prima della sua morte: «La musica rock ha lanciato lo stesso messaggio fin dalla sua creazione. Essa è antireligiosa, antinazionalista e antimoralità. Ma ora capisco cosa si deve fare. Prima di lanciare il messaggio, bisogna addolcirlo con un podi miele» 45.

    • Dave Roberts, giornalista: «L’heavy rock è una musica del corpo progettata per aggirare il nostro cervello e indurre l’uditorio, con una brutalità inesorabile, in uno stato frenetico» 46.

    • Ted Nugent«Il rock è il metodo primario perfetto per scatenare i nostri istinti violenti» 47.

      • Timothy Leary (1920-1996), guru del Movimento New Age e promotore dell’LSD«Non ascoltare le parole; è la musica che ha il suo messaggio[…]. Mi sono “fatto” di musica un sacco di volte» 48.

      • Bob Dawbarn, giornalista del Melody Maker«Il rock, se non ha realmente inventato l’adolescente, ha creato una spaccatura tra i seguaci del pop sotto i vent’anni e il resto della gente» 49.

      • George Lees, critico musicale: «La musica rock ha allargato l’inevitabile divario generazionale, trasformandolo da un fenomeno normale e assolutamente necessario in qualcosa di negativo, di distruttivo e di nichilistico» 50.

      • Colin Chapman«Nel suo ethos, il rock è così anticristiano, libertario, antiautoritario, associando l’infatuazione e l’attrazione sessuale con l’amore, e diffondendo la cultura della droga, che quando i cristiani presumono che quell’ethos possa servire per comunicare ai giovani il loro messaggio di abnegazione, di portare la croce e di seguire Cristo, il carattere di quella musica distorce tale messaggio» 51.

      • Ellen Willis (1941-2006), giornalista di sinistra, femminista e critico musicale: «Anche se la musica è cambiata negli anni, gli impulsi ribelli che l’hanno creata rimangono gli stessi […]. Ancora una volta devo ricordare a me stessa l’attrattiva di base del rock: il suo carattere irriverente e insolente» 52.

      • Michael Ross«I Rolling Stones sono crudi, sciatti, selvaggi, oppressivamente intensi, vili, violenti, spregevoli, meschini, ipnotici, freddi, perversi, libidinosi, decadenti e auto-indulgenti rivoluzionari […]. La loro musica è ruvida, nerboruta, insinuante […]Essa riflette il loro stile di vita» 53.

      • Timothy Tyler«La controcultura degli hippie è stata la prima musica amplificata in tutto il mondo» 54.

      • Tom McSloysession man«Il rock è viscerale. Disturba il tuo corpo. Ciò nonostante, ti accorgi che il tuo corpo freme, muovendosi con la musica […]. Per entrare nel rock devi darti a lui, devi lasciarlo entrare, fluire con lui, al punto in cui ti consuma, e tutto il tuo essere può gustare, sentire o pensare cos’è la musica […]. Ciò scatena la sensualità» 55.

      • Frank Garlock«Se per caso una musica si è resa colpevole di associazione a delinquere, quella è la musica rock. Sarebbe impossibile stilare un elenco completo, ma ecco alcuni dei “soci” del rock: tossicodipendenti, rivoluzionari, ribelli, adoratori di Satana, emarginati, disertori, omosessuali e altri deviati, criminali minorili, Pantere Nere e Pantere Bianche, bande di motociclisti, bestemmiatori, suicidi, neopagani, praticanti del vudù, fallocrati, comunisti, lesbiche, immorali, promiscui, sostenitori del libero amore, della disobbedienza (civile e incivile), sodomiti, portatori di malattie veneree, discotecari, puttanieri, amanti di orge di ogni genere, dei night club, delle bettole, dei locali di spogliarelli, di film degeneri come Hair e Uncle Meat; e la lista potrebbero andare avanti all’infinito» 56.

      • Michael Moynihan, giornalista, editore e scrittore: «La musica rock ha sempre contenuto i semi del proibito […]. Da lungo tempo, esso è un avversario di molti dei dogmi di base del cristianesimo» 57.

      • David Krebs, ex manager degli Aerosmith: «Quando ti riconosci in una certa cornice mentale, particolarmente orientata al sesso, non c’è niente di meglio del rock perché questo è lo stato d’animo in cui si trova la maggior parte delle star» 58.

      • «A differenza dei film a luci rosse e delle riviste porno, il rock viene trasmesso alla radio, nei concerti ed è disponibile su disco per ogni ascoltatore, senza restrizioni di età» 59.

      • «Lo stesso termine “rock’n’roll” è un vocabolo blues che sta per sesso, ribellione provocata e abbandono, esattamente gli stessi elementi proposti da questo nuovo stile musicale che urtarono la sensibilità degli adulti negli anni Cinquanta. “Quando stai crescendo” – ha affermato Jerry Kramer, uno dei più famosi produttori di video musicali – ami il rock per una ragione: perché il tuoi genitori non lo amano”» 60.

        • David Noebel: «La presente scena rock, l’eredità di John Lennon, è un gigante ritratto multimediale della degradazione, un mondo squallido di immoralità, di malattie veneree, di anarchia, di nichilismo, di cocaina, di eroina, di marijuana, di morte, di satanismo, di perversione e di orge»61.

        • Hans RRookmaaker, critico d’arte olandese: «Una nuova musica è emersa, ancora completamente non intellettuale, con un ritmo che pulsa e voci che gridano; ogni parola e ogni pulsazione è carica di insulto adirato contro ogni valore occidentale […]. La loro protesta è insita nella loro musica e nelle loro parole. Chiunque pensa che tutto questo sia a buon mercato e non sia nient’altro che un divertimento non ha mai usato le sue orecchie» 62.

        • David Noebel«Il rock è cattivo perché per la musica è l’equivalente di ciò che il dadaismo e il surrealismo sono per l’arte: atea, caotica e nichilistica» 63.

        • Irwin Silber, giornalista ed editore marxista: «La grande forza del rock dimora nel suo beat […]È una musica fondamentalmente sessuale, non puritana e una minaccia per i modelli e per i valori stabiliti» 64.

        • Martin Perlich, scrittore e produttore: «Il rock ha radicalizzato gli adolescenti perché li ha alienati dalle virtù tradizionali che essi non considerano più rilevanti» 65.

        • Steven Tyler, cantante degli Aerosmith: «La musica rock è la droga più potente al mondo» 66.

        • Steven Tyler«Il rock è sinonimo di sesso e non puoi separare le due cose. Semplicemente non funziona» 67.

        • Jerry Rubin (1938-1994), attivista di sinistra: «Il rock ha segnato l’inizio della rivoluzione […]. Abbiamo combinato gioventù, musica, sesso, droga, ribellione e tradimento, e questa è una combinazione difficile da eguagliare» 68.

        • Robert W. Butler«I predicatori e i guardiani morali che alla nascita del rock ci avvertirono dei mali che questa musica avrebbe provocato non erano lontani dalla verità. Il rock – almeno com’è praticato dagli Who e da alcuni altri gruppi – è provocatorio, antisociale e rivoluzionario […]. L’anarchia è tutto ciò che diffondono gli Who» 69.

        • Dimitri Zinovievich Tiomkin (1894-1979), compositore e direttore d’orchestra: «Nel rock c’è veramente poca melodia, poco senso nelle parole,solamente ritmo. Il fatto che la musica possa contemporaneamente eccitare e incitare è un fatto noto da tempo immemorabile […]. Ora, con la nostra musica popolare, ci sembra che stiamo regredendo alla crudeltà […], e i ragazzi che ascoltano continuamente questo genere di suoni sono spinti al tumulto. Da tempo, non sono più rilassati, ragazzi normali» 70.

          • Chris Steinmanager rock«Chiunque dà per scontato che il rock sia sinonimo di sesso» 71.

          • Kevin Cronin, cantante dei REO Speedwagon: «Vivere sempre sull’orlo del disastro: ecco cos’è il rock» 72.

          • Chick Huntsberry, ex buttafuori: «Perché i giovani vanno a questi concerti? Perché in altre parole è il loro idolo, il loro dio. Essi amano il rock»73.

          • Nick Tosches, scrittore e poeta statunitense: «Quello che ha fatto il rockabilly (Elvis Presley, Bill Haley, ecc…), una musica drasticamente nuova, è stato il suo spirito, una cosa che era ai confini della follia. “Good Rockin’ Tonight” di Elvis non è stata soltanto una canzone festosa, ma un invito all’olocausto […]Il rockabilly era il volto di Dioniso, pieno della sessualità febbrile e di assurdità; esso ha fatto avvampare la pelle delle nuove casalinghe e ha fatto sì che i ragazzi da adolescenti si reinventassero come creature ardenti» 74.

          • Tom Robinsonpunk rocker«Dopo dieci anni di musica insulsa e brillante, stiamo ritornando a ciò che il rock dovrebbe essere: la musica della gente disgustosa, volgare e ribelle» 75.

          • «La violenza e la ribellione hanno agitato i loro pugni contro il mondo attraverso la musica rock fin dal suo nascere. Sebbene la ribellione, in una forma o in un’altra, sia presente nelle vite di molti giovani oggi, che covano continuamente rabbia e alienazione, l’ascolto ripetuto di questa musica ingigantisce e distorce quei sentimenti» 76.

          • Timothy White (1952-2002), giornalista ed editore: «Il rock è l’oscurità che avvolge i desideri segreti irrealizzati, e l’appetito che ti spinge a svestirli» 77.

          • Billy Poorerocker: «Se pensate che il rockabilly sia stato soltanto musica, vi state sbagliando. Il rockabilly è sempre stato un’attitudine» 78.

          • Larry Nager, giornalista e scrittore: «Per la Memphis bianca, i piaceri proibiti di Beale Street erano sempre stati avvolti nei ritmi pulsanti del blues […]. Il rock di Elvis offrì quei piaceri, già familiari agli abitanti di Memphis, ad un nuovo pubblico» 79.

          • David Brinkley (1920-2003), presentatore televisivo: «Elvis Presley fu una delle poche persone dei nostri tempi che ha cambiato le cose […]. Elvis ha cambiato le nostre pettinature, il modo di vestire, i nostri atteggiamenti verso il sesso e ogni gusto musicale» 80.

          • Roy Brown (1925-1981), compositore: «Ma ora sappiamo il vero significato di “Good Rockin’ Tonight”, sappiamo quello che voleva dire. Quando l’ho composta pensavo a quella ragazza nella camera da letto. Non ti voglio raccontare bugie. Ascoltami, scrissi per loro questo genere di canzoni. A quel tempo ero uno sporco gatto» 81.

            • Robert Palmer (1945-1997), critico musicale: «Il rock aspira alla liberazione e alla trascendenza, erotizzando lo spirituale e spiritualizzando lerotico, perché quello è il suo diritto di nascita ecumenico» 82.

            • Robert Palmer: «Il rock ha sfidato le norme e i valori dominanti con un fervore genuinamente dionisiaco. Paragonato all’antico gozzovigliare dionisiaco – trance, stupri, sacrifici di animali fatti a pezzi con le mani nude e ingestione di carne cruda – un concerto rock è quasi familiare […]. Non dobbiamo mai dimenticare la nostra gloriosa eredità dionisiaca» 83.

            • Ellis Amburn, scrittore: «Il rock degli anni Cinquanta era rivoluzionario. Esso esortava le persone a fare qualunque cosa desiderassero, compreso l’abbandono di certe regole […]. A partire da Buddy Holly, la crescente cultura giovanile ricevette dal rock un messaggio di libertà che presagiva l’alba di un decennio di cambiamento sismico e di liberazione […]. Nel 1958, Buddy Holly lasciò per la prima volta gli Stati Uniti, portando il rock – una musica estremamente sovversiva e libertaria – nel mondo intero […]. Posando le fondamenta delle rivolte sociali e politiche, il rock divenne uno strumento decisivo per fomentare le folle nel decennio successivo» 84.

            • Tina Turner«Il rock è divertente, pieno di energia, pieno di risate. È volgare» 85.

            • Bono, degli U2: «Il mistero e la malizia sono i due più importanti ingredienti del rock» 86.

            • Johnny Thunders (1952-1991), rocker«Il rock è semplicemente un’attitudine» 87.

            • Patti Labelle, cantante R&B e soul statunitense: «Il rock è qualcosa di ostinato, ruvido, selvaggio, sudato, bagnato e semplicemente dissoluto»88.

            • Il brano di Bill Haley (1925-1981) Rock the Joint incoraggia i giovani a liberarsi da ogni restrizione. Era una canzone che parlava del divertimento vandalico: «Stiamo per distruggere la cassetta della posta, spaccare il pavimento / Fracassare le finestre e bussare alla porta».

            • La canzone di Janet Jackson Control presenta la filosofia del rock«È una storia sul controllo. Il mio controllo. Controllo di cosa? dico io. Controllo di quello che faccio, e ora voglio fare a modo mio […], seguire le mie idee. Voglio prendere la mia decisione; quando una cosa ha a che fare con la mia vita, voglio essere l’unica a decidere».

            • Gene Simmons, bassista dei Kiss: «Ciò che scrivo è carino come credere in un certo stile di vita di un’anima libera, di una persona libera, facendo fondamentalmente quello che vuoi tranne che fare del male a qualcuno» 89.

            • Neil Young, cantautore canadese: «Il rock è come una droga. Quando stai cantando e suonando il rock, sei sull’orlo principale di te stesso. Stai cercando di vibrare, di fare in modo che accada qualcosa. È come se ci fosse un non so che di vivo e di svelato» 90.

            • «Il rock parla di prendere la propria strada indipendentemente, senza curarsi della disapprovazione dei genitori» 91.

            • John Mellencamp, musicista e cantante: «Sesso, violenza e ribellione: tutto ciò è parte del rock» 92.


              Note

               

              1 Traduzione di un estratto (pagg. 185-192) dall’originale inglese Rock Music Vs. the God of the Bible («La musica rock contro il Dio della Bibbia»; Way of Life Literature, Oak Harbor, 2000), a cura di Paolo Baroni.

              2 Cfr. R. T. Tripp., The International Thesaurus of Quotations, Thomas Y, Crowell, New York 1970, pag. 419.

              3 Ibid.

              4 Cfr. J. Barzun, Darwin, Mrx, Wagner, Anchor, Garden City 1959, pag. 244.

              5 Cfr. R. T. Tripp., op. cit., pag. 419.

              6 Cfr. Rock Facts, 1996, pag. 7.

              7 Cfr. Hit Parader, settembre 1979, pag. 31.

              8 Cfr. Rolling Stone, del 25 agosto 1977, pagg. 11-13.

              9 Cfr. Circus, del 31 gennaio 1976.

              10 Cfr. Life, del 28 giugno 1968.

              11 Intervista mandata in onda dall’emittente ABC durante la trasmissione Entertainment Tonight, il 10 dicembre 1987.

              12 Cfr. Newsweek, del 6 maggio 1985.

              13 Cfr. J. Blanchard-P. Anderson-D. Cleave, Pop Goes the Gospel, Evangelical Press, 1983.

              14 Cfr. D.-S. Peters, Why Knock Rock? («Perché il rock palpita»?), Bethany House, Minneapolis 1984, pag. 67.

              15 Cfr. J. Muncy, The Role of Rock: Harmless Entertainment or Destructive influence? («Il ruolo del rock: innocuo divertimento o influenza distruttiva»?), Jesus Care Ministries, Miamisburg 1989, pag. 44.

              16 Cfr. Time, del 28 aprile 1967, pag. 54.

              17 Cfr. A. D. Bloom, The Closing of the American Mind («La chiusura della mente americana»), Simon and Schuster, New York 1987, pag. 73.

              18 Cfr. S. Frith, Sound Effects («Effetti sonori»), Pantheon Books, New York 1981, pag. 164.

              19 Cfr. M. Gilmore, Night Beat: a Shadow History of Rock’n’Roll («Battito notturno: una storia tenebrosa del rock»), Bantam Doubleday Dell Publishing Group, New York 1998, pag. 87.

              20 Cfr. S. Peters-M. Littleton, The Truth about Rock («La verità sul rock»), Bethany House, Minneapolis 1998, pag. 30.

              21 Cfr. D.-S. Peters, op. cit., pag. 96.

              22 Cfr. B. Fong-Torres, «Grace Slick with Paul Kantner», in The Rolling Stone Interviews, 1971, pag. 447.

              23 Cfr. G. Pellert, Christian Rock, Gannett, New York 1985, pag. 23.

              24 Cfr. L. J. Seidel, Face the Music («Di fronte alla musica»), Grace Unlimited Productions, Springfield 1988.

              25 Cfr. D. Noebel, The Legacy of John Lennon («L’eredità di John Lennon»), Thomas Nelson, Nashville 1982, pag. 19.

              26 Cfr. F. Brothers, Rock Report, Starburst Publishing, Lancaster 1987.

              27 Cfr. R. Pattison, The Triumph of Vulgarity («Il trionfo della volgarità»), Oxford University Press, 1987, pag. 4.

              28 Cfr. J. Blanchard-P. Anderson-D. Cleave, op. cit., pag. 20.

              29 Ibid.

              30 Cfr. J. Fuller, Are the Kids All Right? («I ragazzi sono a posto»?), Times Books, New York 1981.

              31 Cfr. Hit Parader Yearbook, nº. 6, 1967.

              32 Cfr. W. Schafer, Rock Music,  Augsburg Publishing House, Minneapolis 1972, pag. 79.

              33 Cfr. Life, del 3 ottobre 1969, pag. 74.

              34 Cfr. D. Winter, New Singer, New Song: The Cliff Richard Story («Nuovo cantante, nuova canzone: la storia di Cliff Richard»), Hodder & Stoughton Ltd, 1967.

              35 Cfr. D-B. Skubik, The Neurophysiology of Rhythm («La neurofisiologia del ritmo»).

              36 Cfr. The Dallas Morning News, del 29 ottobre 1978, pag. 14A.

              37 Cfr. Rock Fever, maggio 1984, pag. 13.

              38 Cfr. E. Barger, From Rock to Rock: the Music of Darkness Exposed («Dal rock alla roccia: la musica delle tenebre illustrata»), Huntington House, Lafayette 1990, pag. 93.

              39 Cfr. D. Elkind, The Hurried Child («Il bambino precipitoso»), Addison Wesley Publishing Co., 1981, pag. 89.

              40 Cfr. Los Angeles Times, del 7 agosto 1988.

              41 Cfr. Rock, agosto 1983, pag. 60.

              42 Cfr. Time, del 3 gennaio 1969.

              43 Cfr.  BBC Radio 4, programma Crooning Buffoons; cit. in The Listener, dell’11 febbraio 1982.

              44 Cfr. J.-M. Prince, Time to Listen, Time to Talk («Tempo di ascoltare, tempo di parlare»), in appendice; cit. in J. Blanchard-P. Anderson-D. Cleave, op. cit., pag. 86.

              45 Cfr. J. Blanchard-P. Anderson-D. Cleave, op. cit., pag. 84.

              46 Cfr. Buzz, aprile 1982. Buzz è una rivista inglese che parla di rock cristiano.

              47 Cfr. Circus, del 13 maggio 1976.

              48 Cfr. T. Leary, The Politics of Ecstasy («I politici dell’estasi»), Ronin Publishing, 1990.

              49 Cfr. Melody Maker, del 10 febbraio 1968.

              50 Cfr. High Fidelity, febbraio 1970.

              51 Cfr. C. Chapman, «Modern Music and Evangelism» («Musica moderna ed evangelismo»), in Background to the Task, Evangelical Alliance Commission on Evangelism, 1968.

              52 Cfr. TV Guide, gennaio 1979, pag. 15.

              53 Cfr. M. Ross, Rock Beyond Woodstock («Il rock oltre Woodstock»), pag. 13.

              54 Cfr. T. Tyler, «Out of Tune and Lost in the Counterculture» («Stonato e perduto nella controcultura»), in Time, del 22 febbraio 1971, pagg. 15-16.

              55 Cfr. T. McSloy, «Music to Jangle Your Insides» («Musica per irritare le tue interiora»), in National Review, del 30 giugno 1970, pag. 681.

              56 Cfr. F. Garlock, The Big Beat («Il grande beat»), Bob Jones Univ. Pr., 1971, pagg. 12-13.

              57 Cfr. M. Moynihan-D. Søderlind, Lords of Chaos: The Bloody Rise of the Satanic Metal Underground («I signori del caos: la sanguinosa ascesa del movimento sotterraneo del metal satanico), Feral House, 1998, p. x.

              58 Cfr. Circus, del 17 ottobre 1978, pag. 34.

              59 Cfr. U.S. News & World Report, del 31 ottobre 1977.

              60 Cfr. U.S. News & World Report, del 28 ottobre 1985, pag. 47.

              61 Cfr. D. Noebel, op. cit., pag. 15.

              62 Cfr. H. R. Rookmaaker, Modern Art and the Death of a Culture («L’arte moderna e la morte di una cultura»), Crossway Books, 1994, pagg. 188, 189.

              63 Cfr. D. Noebel, op. cit., pag. 42.

              64 Cfr. Sing Out, maggio 1965, pag. 63.

              65 Cfr. The Cleveland Press, del 25 luglio 1969, pag. 1N.

              66 Cfr. Rock Beat, Primavera 1987, pag. 23.

              67 Dichiarazione rilasciata durante un’intervista andata in onda su Entertainment Tonight, dall’emittente ABC, il 10 dicembre 1987.

              68 Cfr. J. Rubin, Do It! («Fallo»!), Touchstone, 1970, pagg. 19, 249.

              69 Cfr. Kansas City Times, del 24 agosto 1979, pag. 6C.

              70 Cfr. Los Angeles Herald-Examiner, dell’8 agosto 1965.

              71 Cfr. People, del 21 maggio 1979. Per anni, Stein ha fatto coppia con Debra Harry dei Blondie.

              72 Cfr. Newsweek, del 20 dicembre 1976.

              73 Cfr. S. Peters-M. Littleton, op. cit., pag. 60.

              74 Cfr. N. Tosches, Country: The Twisted Roots of Rock’n’Roll («Country: le radici perverse del rock»), Da Capo Press, 1996, pag. 58. Nella mitologia greca, Dioniso era il dio dell’orgia e della dissolutezza.

              75 Cfr. Dictionary of American Pop/Rock, Schirmer Books, 1983, pag. 294.

              76 Cfr. D.-S. Peters, op. cit., pag. 65.

              77 Cfr. T. White, Rock Lives: Profiles and Interviews («Vite rock: profili e interviste»), Henry Holt & Co., New York 1990, pag. xvi.

              78 Cfr. B. Poore, RockABilly: A Forty-Year Journey («Rockabilly: un viaggio di quarantun’anni»), Hal Leonard Corporation 1998, pag. 113.

              79 Cfr. L. Nager, Memphis Beat: The Lives and Times of America’s Musical Crossroads, St. Martin’s, Press, New York 1998, pag. 154.

              80 Ibid., pag. 216.

              81 Cfr. R. Palmer, Rock & Roll: an Unruly History («Rock’n’Roll: una storia sregolata»), Harmony, 1995, pag. 15.

              82 Ibid., pag. 72.

              83 Ibid., pagg. 150-155.

              84 Cfr. E. Amburn, Buddy Holly: a Biography, St. Martin’s Press, 1996, pagg. 4, 6, 131.

              85 Cfr. Rock Facts, pag. 12.

              86 Ibid., pag. 12.

              87 Ibid., pag. 14.

              88 Ibid., pag. 17.

              89 Cfr. WCCO-TVFive P.M. Report, 18 febbraio 1983.

              90 Cfr. M. Hart, Spirit Into Sound («Spirito nel suono»), 2000.

              91 Cfr. Pop Machine; cit. in «Metallica? OK, but we still don’t like the Rock and Roll Hall of Fame», in Chicago Tribune, 23 settembre 2008.

              92 Cfr. B. Larson, Larson’s Book of Rock, Tyndale House, 1982, pag. 170.

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Magari potete ancora farlo, ma probabilmente preferite sedervi al computer e scaricare i brani che vi interessano. Perché no: dopo tutto, è molto più semplice.

Ma quali sono le implicazioni per l’industria musicale? Le copie scaricate gratis e illegalmente stanno sottraendo agli artisti i loro guadagni. Le vendite di dischi sono diminuite drasticamente rispetto al passato. E quindi, cosa succederà dopo?
Internet ha portato molti cambiamenti nel mondo della musica. Con siti web come Spotify, che nascono per portare canzoni di tutti i tipi agli appassionati, qualcosa prima o poi dovrà  cambiare. Il servizio premium su Spotify costa solo 9,99 sterline al mese, e per questo prezzo si ottiene accesso illimitato a tutte le canzoni. Entrando in un negozio e vedendo quanto si dove pagare oggi per un CD, è facile capire perché Spotify sia diventato così popolare.

Chi ama la musica apprezza il fatto che questa non sia mai stata così accessibile. Ma i servizi come Spotify non aiutano a mantenere le pop star come erano abituate in passato: sono servizi orientati al cliente, e questo significa che i musicisti vendono meno copie dei loro CD, indipendentemente da quanto possano essere popolari. Per le band e gli artisti che sono nel settore da abbastanza tempo per ricordare quali erano in passato i livelli delle vendite di dischi, prima della diffusione del download, la differenza è enorme. E perfino i download stanno diventando meno popolari, grazie a siti come Spotify che offrono soluzioni alternative.

La pirateria è un altro grosso problema che occorre affrontare. Chiunque può andare online e scaricare una copia illegale dell’album dell’artista o della band preferita: perché comprare qualcosa se si può averla gratis? Non c’è da meravigliarsi se così tanti musicisti famosi giocano a poker!

Alcuni sostengono che se i CD fossero meno costosi sarebbero più propensi ad acquistarli. Ma questo non aiuta l’industria musicale, che si sta dibattendo alla ricerca di un modo per cambiare e sopravvivere.

L’industria musicale deve certamente cambiare, e deve essere un cambiamento radicale. Proprio come l’editoria sta affrontando il fatto che gli autori possono saltarla completamente e pubblicare i propri libri online come eBook, anche l’industria musicale deve accettare il fatto che i gloriosi giorni pre-internet non torneranno più.

Il problema è se gli artisti stessi affronteranno il problema e si offriranno direttamente al cliente finale o se continueranno ad appoggiarsi all’industria musicale. Una cosa è comunque certa: continuando a lamentarsi dei danni subiti senza cercare scenari alternativi, difficilmente il settore approderà da qualche parte.

Piaccia o no, l’accesso e l’ascolto di musica online è semplice e non scomparirà.

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Casa Pound, slogan nazisti choc contro i disabili
Dall’estrema destra slogan choc contro i disabili. E’ successo alla Festa della Primavera organizzata nella sua sede di via della Farnesina, nel XX municipio, dalla cooperativa Effetto Natura. Una festa per le famiglie dei ragazzi disabili e non di Rori Cappelli Appena lo vede e capisce quello che c´è scritto sopra Davide si mette a piangere. Si guarda intorno: tra i suoi amici facce smarrite, espressioni incredule. E laggiù, sotto quello striscione su cui è scritto “Travestiti da disabili, ma con le pance piene, siete sempre e solo iene”, indifferenza e tracotanza. Piange. E tra le lacrime dice: «Io non sono travestito da disabile. Io sono Down».
È successo sabato, alla Festa della Primavera organizzata nella sua sede di via della Farnesina, nel XX municipio, dalla cooperativa Effetto Natura. Una festa per le famiglie dei ragazzi disabili e non che in questi mesi hanno lavorato insieme: erano più di 300 con le loro famiglie e i loro amici. Stavano tutti percorrendo il Sentiero delle Stelle o il Giardino delle Farfalle, i due progetti realizzati insieme, quand´ecco che sono arrivati: 20 persone di Casa Pound e del Blocco Studentesco. Hanno innalzato il loro striscione mentre noi scout, racconta Virgilio, «ci siamo messi intorno all´ingresso. Alcuni di quei ragazzi, infatti, sono noti nel quartiere: teste calde, pronti a menare le mani».

Andrea Antonini, consigliere de La Destra del XX municipio e coordinatore regionale di Casa Pound Italia, ha poi spiegato che la protesta è nata per la «finta inaugurazione di un centro disabili», che la giunta Veltroni, «per il tramite della sua delegata alla disabilità, Ileana Argentin» ha voluto assegnando «uno dei pochi spazi pubblici del XX Municipio», «non si sa bene su quali basi», visto che da quando ha inaugurato (ottobre 2008) non ha fatto «un solo giorno di attività finalizzata all´accoglienza dei disabili». «Usare questo atteggiamento demagogico e presentarsi in quel modo davanti a ragazzi con sofferenze vere è una vergogna» ha detto Ileana Argentin. «Un atteggiamento che esprime solo arretratezza culturale e assoluta mancanza di solidarietà». Flavia Caruso, ideatrice della cooperativa (e madre di un ragazzo Down di 15 anni), nonché naturalista e responsabile dei progetti di educazione e formazione ambientale dell´ufficio scolastico regionale del Lazio, ha poi spiegato che «quando individuammo questo terreno era in completo stato di abbandono. C´era un capannone ricoperto di eternit (amianto) e per il resto l´area era un vero immondezzaio. Era il 2005. Alla fine siamo entrati nell´ottobre dello scorso anno, pochi mesi fa. Non abbiamo finanziamenti, si regge tutto sul volontariato. Tra i soci» continua la Caruso, «ci sono anche disabili. Il nostro obiettivo è l´integrazione: far lavorare insieme disabili e non. Come è successo con il Sentiero delle Stelle, realizzato da scout e Down».

Negli ultimi giorni dell’aprile 1945 le truppestatunitensi occuparono la città tedesca di Kaufbeuren a meno di novanta chilometri ad ovest di Monaco di Baviera. Nella piazza della cittadina un mese dopo i veterani della 36a Divisione americana celebrarono la vittoria.

Il generale John Ernest Dahlquist, rivolgendosi ai suoi uomini schierati in parata, disse: «Nessun’altra nazione nella storia del mondo moderno è stata così completamente sconfitta. L’intero Paese è sotto il nostro completo controllo». Per un’ironia della storia Dahlquist si sbagliava e la dimostrazione del suo errore era a poche centinaia di metri dal luogo in cui parlava ai suoi soldati. La clinica per malattie mentali di Kaufbeuren, a pochi passi dal Comando statunitense, era circondata da cartelli che avvertivano di tenersi lontani a causa di un’epidemia di malattie infettive.
Erano stati gli stessi medici della clinica a distribuire quei cartelli. Nessun ufficiale americano osò quindi mettere piede nella clinica per più di due mesi e così i medici dell’ospedale continuarono indisturbati a uccidere i loro pazienti, privandoli del cibo o avvelenandoli con iniezioni letali. Soltanto il 2 luglio 1945 un gruppo di ufficiali americani entrò nella clinica, scoprendo cadaveri sparsi per le stanze e degenti ridotti in inimmaginabili condizioni di salute. Un’infermiera, Suor Wörle, ammise senza difficoltà di aver ucciso 210 bambini e di aver ricevuto un’integrazione mensile allo stipendio pari a 35 marchi per svolgere questa funzione di sterminio. Una scoperta identica per atrocità e inumanità venne fatta nella clinica di Irsee, un villaggio a pochi chilometri da Kaufbeuren.
Un viaggiatore che oggi si recasse a Kaufbeuren o nel piccolo villaggio di Irsee alla ricerca di testimonianze sul sistematico massacro dei disabili ad opera dei nazisti avrebbe qualche difficoltà a ritrovare i luoghi della memoria. Come il generale Dahlquist nel 1945 anche il viaggiatore di oggi farebbe infatti fatica a pensare che il bell’albergo di Irsee fu il luogo della morte di duemila persone. Ad aiutare il ricordo vi è solo un piccolo monumento nascosto in un boschetto vicino, così come a Kaufbeuren l’unica traccia è un piccolo monumento celato in un parco lontano dal centro cittadino e costruito a spese dei medici della clinica. Nient’altro.

La storia dello sterminio dei disabili durante il regime nazista – meglio noto come Aktion T4 – per molti versi è una questione imbarazzante. Dal punto di vista storico l’indagine che ne ha messo in luce gli aspetti è stata condotta negli anni da ricercatori per lo più estranei alle università.
La prima ricerca condotta sull’argomento si svolse nel 1946 quando l’Ordine dei Medici Tedeschi incaricò una commissione presieduta dal dottor Alexander Mitscherlich di riferire sul cosiddetto “processo ai medici” che si svolgeva a Norimberga. I risultati della commissione non furono mai resi pubblici; l’Ordine dei Medici ritenne che le atrocità commesse erano talmente orribili da poter scuotere la stessa fiducia dei cittadini nella professione medica. La questione del massacro dei disabiliscompare così per quasi quarant’anni e riemerge soltanto verso il 1980 ad opera di Ernst Klee, un docente di pedagogia per i disabili e giornalista.
L’oblio non può stupire perché è noto che un numero rilevante di medici coinvolti negli omicidi di massa dopo la fine della guerra ricominciarono ad esercitare la professione e in molti casi riuscirono ad ottenere cattedre universitarie prestigiose. D’altro canto in linea generale le pene inflitte a quei pochi che vennero processati e condannati furono relativamente miti o seguite in poco tempo da atti di clemenza.

Vi è poi un’altra ragione che – con molta probabilità – ha favorito il silenzio intorno a questo spaventoso massacro: le sue implicazioni. La prima implicazione è la più evidente e cioè che il programma di eliminazione dei disabili rappresentò una specie di “training” al successivo genocidio degli ebrei e all’eliminazione delle altre categorie di “indesiderabili” nei campi di sterminio nazisti.
Tutto ciò che ritroviamo nel sistema di eliminazione di Auschwitz, di Sobibor, di Treblinka, di Belzec o di tutti gli altri campi di sterminio nasce con la cosiddetta “operazione eutanasia”. In primo luogo l’organizzazione basava la propria efficienza sulla segretezza: i membri dell’Aktion T4 giurarono infatti di non rivelare mai la propria attività, i capi della struttura assunsero falsi nomi e – soprattutto – venne creato un “vocabolario” fatto di eufemismi, sotto i quali si nascondeva la realtà degli omicidi, esattamente come più tardi venne fatto per nascondere la realtà del genocidio.

Karl Brandt, medico personale di Hitler e iniziatore del Programma «Aktion T4» di sterminio delle persone con disabilità durante il nazismoIn secondo luogo gli uomini che parteciparono all’eliminazione dei disabili furono impiegati operativamente nel genocidio. L’esempio più evidente è quello di Christian Wirth che da direttore amministrativo della clinica di sterminio di Grafeneck, diventerà il protagonista dell’operazione di sterminio dei campi di Treblinka, Sobibor e Belzec, per poi morire in Istria dopo aver creato l’unico campo di eliminazione italiano della Risiera di San Sabba.
L’Aktion T4 risolse il problema principale che assillava le gerarchie naziste: come uccidere in modo rapido un numero enorme di persone. Nelle cliniche di sterminio venne inventata la tecnica delle camere a gas applicata poi su più larga scala nei campi della morte. Con i disabili si affinarono le tecniche di organizzazione dei trasporti, l’uso di coinvolgere le istituzioni nella raccolta dei dati sulle vittime, l’uso delle persone come strumenti di ricerca scientifica. Nell’Aktion T4 furono coinvolti a vario titolo gli interessi dei medici e delle aziende farmaceutiche.

Tra il luglio e l’agosto del 1941, dal pulpito della Cattedrale di Münster il vescovo Clemens von Galen denunciò che nella Germania era in atto un massacro ai danni della parte più debole e bisognosa del popolo tedesco. Secondo quanto dichiarò Viktor Brack – uno dei dirigenti dell’Aktion T4 – al Processo di Norimberga, il programma venne interrotto: «Nel 1941 ricevetti un ordine verbale di sospendere il Programma Eutanasia. Ricevetti quest’ordine sia da Bouhler che dal dott. Brandt. Per preservare il sollevamento dall’incarico delle truppe militari e per avere l’opportunità di iniziare un nuovo Programma Eutanasia dopo la guerra, Bouhler richiese, credo dopo un incontro con Himmler, che io mandassi le truppe a Lublin e le mettessi a disposizione di SS Brigadefuehrer Globocnik. Ebbi poi l’impressione che queste persone fossero state utilizzate nei campi di lavoro gestiti da Globocnik. Più tardi, alla fine del 1942 o all’inizio del 1943, venni a sapere che erano stati impiegati per assistere allo sterminio di massa degli ebrei».

Che fosse in atto un’operazione di sterminio sistematico nel 1941 era cosa nota alla maggior parte dei tedeschi. La segretezza non era stata mantenuta con la rigidità auspicata. Manifestazioni pubbliche contro l’operazione cominciarono a verificarsi anche se in modo occasionale in alcune cittadine tedesche. I sermoni di von Galen furono pubblicati e cominciarono a circolare in tutta la Germania. Il 24 agosto Hitler ordinò segretamente la sospensione della Aktion T4, così come segretamente ne aveva ordinato l’inizio.
La reazione dell’opinione pubblica tedesca e soprattutto i sermoni del vescovo von Galen determinarono la sospensione dello sterminio dei disabili? Apparentemente l’operazione terminò e le cliniche di sterminio vennero chiuse. Tuttavia all’Aktion T4 si sostituì una fase in cui la morte dei pazienti venne amministrata direttamente dalla classe medica. Si tratta di quella che venne chiamata “eutanasia selvaggia” ossia una sorta di gestione autonoma del massacro con l’utilizzo di iniezioni letali e la privazione del cibo.
Si calcola che mentre la prima fase condusse all’omicidio di più di 70.000 persone, la fase di “eutanasia selvaggia” provocò la morte di oltre 140.000 pazienti.
Se l’Aktion T4 può essere considerata la “palestra” nella quale si allenarono i carnefici che più tardi avrebbero amministrato la morte nei campi di sterminio, sorge spontanea la domanda su quali conseguenze avrebbe procurato una presa altrettanto netta e non ambigua della opinione pubblica tedesca e della Chiesa anche contro lo sterminio degli ebrei. Così come l’eliminazione dei disabili anche il genocidio del popolo ebraico era noto al popolo e alle gerarchie ecclesiastiche. Si sarebbe arrestata la macchina della morte se fosse stata assunta una posizione di condanna netta e chiara? Se nel 1942 – agli inizi del genocidio – l’opinione pubblica avesse preso una posizione probabilmente per gli ebrei della Polonia sarebbe stato oramai tardi. E tuttavia, con molta probabilità, sapere che lo sterminio era cosa chiaramente nota avrebbe reso molti governi collaborazionisti (come ad esempio quello di Vichy o quello ungherese) meno inclini alla partecipazione attiva al genocidio.

Persone con disabilità in un campo di concentramento nazistaLa collaborazione delle polizie locali fu infatti notoriamente decisiva per lo sterminio soprattutto nell’Europa occidentale: i nazisti non avrebbero potuto portare a termine le deportazioni senza il decisivo aiuto dei collaboratori. L’esempio più evidente fu quanto accadde in Danimarca dove la popolazione assunse un ruolo non collaborativo riuscendo a mettere in salvo gli ebrei del loro Paese.

L’insegnamento positivo che la storia dell’Aktion T4 ci consegna a settant’anni di distanza è che per quanto dura e repressiva possa essere una dittatura le spinte che provengono dal basso – se numerose e decise – possono influire in modo decisivo. L’idea che una dittatura possa stroncare ogni forma di dissenso impunemente è un alibi per chi fa la scelta di rimanere “spettatore” inerme e inattivo di fronte a decisioni moralmente intollerabili.
Vi è però anche un insegnamento purtroppo negativo su cui dobbiamo tristemente riflettere. La fase della “eutanasia selvaggia” non venne condotta in prima persona dall’apparato nazista, ma dalla classe medica che spontaneamente si assunse l’orrendo compito di proseguire il crimine iniziato dalle autorità. Questo ha una grande rilevanza quando si riflette sul fatto che i medici in ogni società organizzata rappresentano una sorta di “segmento sociale d’élite” sul quale il resto della popolazione fa affidamento.
Le élite funzionano nell’orientamento delle idee di un popolo come veri e propri opinion-makers, giustificando con la loro azione le scelte politiche, avvalorandole e divenendone garanti. Ciò che i medici in Germania avvalorarono fu l’idea che l’omicidio di massa potesse essere una specie di “terapia” rispetto a quelli che erano avvertiti come problemi. Occorre fare molta attenzione al fatto che un genocidio o un qualsiasi progetto di sterminio può compiersi soltanto se esiste la disponibilità di una parte della società non soltanto a trasformarsi fisicamente in assassini, ma se un’élite accetta di razionalizzare, giustificare e legittimare l’atto dell’uccidere. Serve una tigre per uccidere, ma anche qualcuno che la faccia uscire dalla gabbia. La giustificazione, la razionalizzazione e la legittimazione del massacro dei disabili prima e degli ebrei poi venne delegata dal nazismo ai medici e agli esperti in giurisprudenza. Medicina e legge funzionarono per certi versi da “fornitori di alibi” per il resto della popolazione che scelse di rimanere inerte sia in Germania che negli altri Paesi europei che rientravano nella sfera di influenza nazista.
Ogni azione violenta verso una minoranza funziona nel momento in cui questa viene giustificata dal punto di vista legale e dal punto di vista scientifico. Questa attività di giustificazione, razionalizzazione e legittimazione è assolutamente decisiva non soltanto per rendere la maggior parte della popolazione indifferente spettatrice degli eventi, ma è anche decisiva per rendereefficaci ed efficienti gli esecutori, i carnefici. Perché si sviluppi l’azione violenta contro una collettività occorre infatti che i carnefici abbiano la possibilità di sdoppiare la propria percezione morale ossia costruire in se stessi un doppio binario di moralità.

Tra i molti esempi che si possono fare per spiegare cosa intendo per “sdoppiamento della percezione morale” il più evidente è quello rappresentato dalle lettere che il dottor Friedrich Mennecke scrisse a sua moglie mentre operava come carnefice.

La palazzina di Tiergartenstrasse 4 (T4) a Berlino, sede dell’apparato organizzativo dell’omonimo progetto nazista di sterminio delle persone con disabilitàMennecke, quarantenne, laureato in medicina, membro del partito nazista e delle SS dal 1932, a partire dal 1940 divenne parte dell’Aktion T4. Il suo compito era quello di visitare gli ospedali psichiatrici tedeschi per selezionare i malati da inviare alle cliniche della morte. Più tardi, quando l’Aktion T4 venne interrotta, Mennecke venne utilizzato nella cosiddetta “Operazione 14 f 13” ossia la selezione dei malati, degli inabili al lavoro e dei “ribelli patologici” nei campi di Dachau, Buchenwald, Ravensbrück e Auschwitz. In questa sua attività di “consulenza” fu responsabile della messa a morte di 2.500 persone.
Durante la sua attività Mennecke aveva l’abitudine di scrivere anche diverse lettere al giorno alla moglie Eva per descriverle ciò che gli accadeva durante le ore di lavoro e qui, con la stessa naturalezza con la quale vezzeggia la moglie o parla di ciò che ha mangiato, egli riferisce la sua attività di selezione che significa – per quella stessa giornata – la morte per decine se non centinaia di persone.
Certamente Mennecke era un marito affettuoso, un vicino simpatico, una persona educata e affabile, rispettoso della legge. Ma questo era soltanto uno dei due binari morali sui quali si reggeva la propria vita quotidiana. Il secondo binario era quello dell’indifferenza assoluta verso la sorte delle persone che “selezionava”. Per questo motivo, grazie a questo doppio binario morale, può descrivere nella stessa lettera le «fette di salame che ha mangiato» e il suo lavoro di carnefice. Mennecke è stato autorizzato dal suo ambiente, giustificato e legittimato a priori. Per questo motivo lui e molti altri carnefici di cui conosciamo l’attività risultano tranquillamente ottimi padri di famiglia, sposi affettuosi e amici premurosi e benvoluti. Non si tratta di quella che Hannah Arendt ha definito “banalità del male” perché siamo al di là sia della banalità che del male: Mennecke e i molti Mennecke che agirono dapprima contro i disabili e poi contro gli ebrei avevano retrocesso con il consenso di tutto il loro mondo le vittime a oggetti animati da una “vita indegna di essere vissuta” e – in quanto tali – eliminabili senza che la loro morte producesse in loro alcun turbamento.

Qual è dunque l’insegnamento per il futuro che la memoria del massacro delle persone con disabilità tedesche ci consegna? Direi che in ciò che non accadde possiamo ritrovare gli elementi per una strategia che impedisca che ciò riaccada.
Occorre anzitutto assolvere al dovere politico della vigilanza che ognuno come cittadino deve esercitare senza distrazioni. Ciò significa essere costantemente disponibili ad alzare la propria voce di fronte alla più piccola discriminazione di cui siamo testimoni. La nostra attenzione quotidiana è il segnale più efficace diretto a chi tenta di seminare divisioni, odi su base etnica, religiosa o politica. L’attenzione è una diga, la sua assenza incoraggia chi si adopera per indirizzare l’odio verso le minoranze.
Tuttavia essere vigili e disponibili a parlare può non bastare. Occorre esaminare criticamente i discorsi che le élite elaborano eusare una discriminante per affidare il proprio consenso politico: nessun consenso a chi giustifica, relativizza o legittima in qualsiasi forma e per qualsiasi motivo l’ineguaglianza giuridica, morale, politica tra gli esseri umani e qualsiasi forma di terrorismo in nome di qualsiasi causa. Perché non c’è alcuna causa che possa giustificare la morte anche di un solo individuo. L’odio nasce e trasforma se stesso in violenza attiva solo con la complicità di spettatori e con la loro indulgenza. Qualsiasi atto di violenza giustificato genera poi successivi atti di violenza perché una volta legittimata la disumanizzazione di un gruppo di persone, se ne autorizza l’odio e l’aggressione.
Il massacro dei disabili in Germania fu realmente il preludio del genocidio degli ebrei d’Europa non soltanto tecnicamente e cronologicamente, ma anche moralmente. Il suo compimento non trovò argini sociali solidi e ruppe quella diga che separa l’inumanità dal senso di giustizia e tolleranza. Consentire la morte per i propri figli più deboli e bisognosi permise l’infamia di Auschwitz.

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L’obiezione la conosco bene, è sempre la stessa: quando mi ritrovo a parlare entusiasticamente delle opportunità e delle possibilità di scelta che l’evoluzione sta generando, degli esseri umani capaci di proiettarsi al di là delle vecchi confini e di esprimere -se non di mettere al mondo- nuovi paradigmi, modelli mentali e comportamentali e cognitivi più vasti e più avanzati, c’è immancabilmente qualcuno che salta su a dire che tutto questo è comunque sempre elitario. Ci sta, è vero, ha ragione, non è di un mondo generalista che sto parlando.

Solo che la nostra idea di elite non può più essere la stessa di qualche calendario fa. Prima l’elite coincideva con una piccola avanguardia o con una nicchia separata e privilegiata per censo o per cultura, mentre ora il mutamento si espande a macchia d’olio in una molteplicità di tipologie, e ci sono così decine di elite diverse in decine di mondi diversi, di pluralissimi campi dell’esperienza e della conoscenza. Per secoli abbiamo pensato che a determinare i grandi mutamenti fossero o le avanguardie o le masse o pochi individui geniali: bene, adesso nessuna di queste unità di misura funziona più. Adesso a spostare in avanti l’evoluzione è questo molteplice, abbondante, tutt’altro che uniforme movimento di eccezioni.

La percentuale di innovatori, di produttori di contenuti e in generale di esseri umani che si muovono nel mutamento come pesci nell’acqua non supererà probabilmente il dieci per cento, ma mai come in questo caso i dati statistici vanno pesati, non calcolati. Perchè se lo proietti su un orizzonte globale, allora questo dieci per cento presenta due segni caratteristici assolutamente decisivi: primo, si traduce in diverse decine -se non centinaia- di milioni di umani; secondo, è in ampia, veloce, irresistibile proliferazione, e ci metterà ben poco a diventare undici, dodici, quindici (non soltanto in America e nei paesi occidentali, ma ormai anche in India, Cina, e in un sacco di altri posti).

Noi oggi ci troviamo proprio qui, dentro un flusso impetuoso di elite connesse molteplici espansive, di milioni di eccezioni contagiose, che -in forme non piattamente persuasive ma magneticamente pervasive- allargano il proprio raggio e generano cerchi come un sasso lanciato nell’acqua. Sì, gran parte del pianeta continua a essere tagliata fuori -per mancanza di risorse economiche, per divieti ideologici e culturali, per cattive abitudini mentali- da tutto questo, e anche tanti che si tuffano nelle scintillanti lusinghe tecnocomunicative non sono poi capaci di servirsene per arricchire davvero la propria esistenza. Ma da che mondo è mondo l’evoluzione si compie a velocità diverse, secondo diversi ritmi, e non si misura mai guardando verso il basso e nemmeno attestandosi sulla media (in medio, come dicevano i latini, stat virtus: ma appunto, ci sta soltanto la virtù, non tutta quanta la pienezza vitale). E’ davvero un mondo affascinante, quello in cui l’elite trainante è fatta di milioni di esseri umani ognuno diverso dall’altro.

di Franco Bolelli

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«Non c’è marcio nel modo in cui una persona si esprime sessualmente. Il sesso è sesso. Non è che se uno va con le trans perde la propria credibilità di uomo. Non sarebbe stato lo stesso se Marrazzo fosse andato con una fichetta, come Berlusconi? Com’è che le chiamano oggi, escort? E io che pensavo che Escort fossero le auto. Certo, il governatore ha sbagliato a non denunciare quei farabutti. Doveva farlo e continuare a fare il suo lavoro, perché è bravo. Tra l’altro, lui le trans mica le candidava come ha fatto quell’altro. Quello di Marrazzo era un fatto privato. Invece è finito a espiare non si capisce cosa in qualche monastero. Il vero tradito è lui. E non solo da quei carabinieri e da gente come Brenda, che l’ha venduto per un piatto di minestra. Ma dal suo partito e dai giornali». Alessandra Di Sanzo, attrice di “Mery per sempre” e di “Ragazzi fuori”, attacca i «bacchettoni ipocriti» che hanno crocifisso il presidente della Regione Lazio. Da Dario Franceschini, il primo a premere per le dimissioni, che, alla notizia, aveva subito contattato Bersani e Marino per una richiesta formale condivisa, fino al solito Giuseppe D’Avanzo, partito in quarta nella sua crociata per “Il dovere della verità” (dal titolo di uno dei suoi editoriali su Repubblica). «Scrivono articoli come “Viaggio nella comunità trans”, manco fossimo delle bestie rare. Non si accorgono che buttano nella disperazione tanta gente. Che prima ancora di preoccuparsi di essere accettati dalla società stanno cercando di accettarsi loro». «Dici trans e pensi parrucconi, labbroni, tettone e marciapiede», osserva la Di Sanzo. «Ma non tutte le trans sono così. Non tutte battono. E quelle che lo fanno di certo non lo fanno perché gli piace, per una perversione. Ma perché, nonostante lauree e diplomi, il mondo del lavoro ci lascia per strada. Di fatto, finché continueranno a trattarci come fanno sarà difficile trovare altri lavori». Poi ironizza su un pezzo del Giornale, a firma dell’avvocato Annamaria Bernardini De Pace. Titolo: “Le mogli umiliate dai viados” (occhiello: “Il tradimento più odioso per le donne”). «Ma fatemi il piacere. Se un marito e padre di famiglia va con una trans ci sarà pure un motivo? Pensassero piuttosto a tutte quelle ragazzine violentate dal branco. Come a Montalto di Castro, dove l’intero paese si è schierato dalla parte degli stupratori. Il tradimento è tradimento e basta. Senza contare che le donne che si rifanno oggi sembrano tanti transessuali». E per chi avesse qualche dubbio basta guardare le foto che ogni sera Dagospia mette nei Cafonal. È arrabbiata Alessandra. Preoccupata che scriveremo «il trans» e non «la trans», mentre lei rivendica il suo essere «una donna a tutti gli effetti». E però osserva che non si identifica nel termine “trans”, «perché non è una categoria».

Ma perché si diventa transessuali? «Perché si è attratti dagli uomini ma non ci si identifica in un corpo mascolino. Altrimenti si rimarrebbe gay. E mi creda, sarebbe stato molto meno faticoso. La transessualità è un universo di problemi infinitamente più complessi». Con un politico, Alessandra non è mai andata. Ma da tanti è stata corteggiata. E per sfatare un altro mito di questi ultimi giorni che vorrebbe di destra chi va con le mignotte e di sinistra chi va con le trans, sottolinea che a corteggiarla «sono soprattutto politici di destra, come di destra sono molti amici che fanno politica». Poi scherza sulla presenza di una trans al Grande Fratello, presenza trattata anch’essa come fenomeno da baraccone. «Secondo me è il ragazzo con gli occhialoni. Se ho sbagliato si vede che sono troppo femmina». Arrivata alla piena consapevolezza di sé verso i diciott’anni, Alessandra ricorda come «quando da ragazzino andavo sui pattini in calzoncini corti a Rotonda (paesino di cinquemila anime in provincia di Potenza, ndr), gli uomini sbavavano. Sentivano la mia femminilità, io non facevo che ripetergli, “Sono un maschio, sono un maschio”». Poi a diciassette anni le prime pulsioni sessuali. «Mi guardavo allo specchio e vedevo che non mi crescevano i peli. E se, da una parte, mi dispiaceva e invidiavo i miei coetanei, dall’altra ero felice. Ero confusa. Poi ho capito». Nella Capitale ci è arrivata una ventina d’anni fa, grazie a una zia piuttosto intelligente. «Mi disse, “Non ce l’hai la fidanzata?” E io “Che fidanzata, io voglio un fidanzato”. Così mi portò a Roma». Ha iniziato a truccarsi, poi sono arrivati gli estrogeni. «Uno sbaglio farlo così presto», dice a posteriori. «Avrei dovuto aspettare ancora qualche anno, fare degli altri film, così da potermi mantenere. Ma il cinema è stato anche uno svantaggio. Senza Mery per sempre nessuno avrebbe saputo della mia diversità e avrei vissuto più tranquilla». Oggi, «felicemente disoccupata» dopo un breve periodo in una casa editrice di Bologna, Alessandra ha un fidanzato. «Si chiama Alessandro, è un artigiano. È un uomo sotto tutti i punti di vista e stiamo insieme da sei anni. Lo amo molto, però se mi tradisce gli spezzo le gambe». Ma prima di lei aveva mai avuto esperienze con una trans? «Non mi ha mai interessato. Era stato per dieci anni con una bellissima ragazza. Ora lei aspetta un bambino da un altro. Però lei mi ha messo il tarlo: appena arrivo a casa glielo chiedo».

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La SIAE e il governo fanno cassa

HA SENSO PROTEGGERE GLI ARTISTI PENALIZZANDO CHI LI VALORIZZA? Enrico Galavotti,meglio conosciuto in rete col nick di Galarico, uno dei fondatori del web scolastico nazionale, autore del sito homolaicus.com, molto quotato in Google, sopratutto per i suoi materiali didattici e culturali, è incappato, dopo un decennio di presenza attiva, nelle maglie sempre più strette che la SIAE sta stringendo intorno al mondo degli insegnanti telematici.

DUNQUE, CHE E’  SUCCESSO?

Niente o quasi. Con mia grande sorpresa mi sono visto recapitare una raccomandata dall’ufficio Arti figurative della SIAE che mi intima di pagare una cifra rilevante per l’uso di 74 dipinti di Kandisky, Picasso, Klee e alcuni futuristi, di cui non avevo chiesto la preventiva autorizzazione.

E PERCHE’ NON L’AVEVI  CHIESTA?

Perchè non sapevo di doverla chiedere, non avendo mai fatto nulla di commerciale coi miei ipertesti, nè lo sapevano i miei colleghi, che hanno collaborato alla loro realizzazione. In dieci anni non mi ha mai chiesto nulla nessuno. E come io ho preso immagini da vari siti, così è probabile che altri le abbiano prese dal mio: il baratto ha caratterizzato la rete sin dai suoi esordi. Il massimo che si faceva era citare a vicenda i rispettivi siti.

EPPURE ESISTE UNA PRECISA LEGGE SUL DIRITTO D’AUTORE.

Sì, esiste, ho cominciato a leggerla adesso. In rete, sin dalla sua nascita, si è sempre detto che bastava citare la fonte (in questo caso i musei) e a volte non si faceva neppure quello, trovano la stessa immagine su decine e decine di altri siti.

CON QUESTO COSA VUOL DIRE, CHE DA UNA FASE ANARCHICA DELLA RETE SI STA PASSANDO A UNA FASE  REGOLAMENTATA?

Indubbiamente una sanzione del genere solo qualche anno fa sarebbe stata impensabile e non  tanto perchè le leggi erano meno restrittive (sicuramente lo erano prima di quella Urbani),quanto perchè la SIAE non faceva nulla in rete: è da circa tre-quattro anni che s’aggira come leone ruggente in cerca di chi divorare e purtroppo, grazie al mio posizionamento nei motori, ha trovato il suo pollo da spennare.

CIOE’ VUOI DIRE CHE  LA MAZZATA SAREBBE DOVUTA ARRIVARTI CON UNA SORTA DI PREAVVISO?

No, sarebbe troppo chiedere a una società come la SIAE, di cui è ben noto il carattere vessatorio che esercita nel nostro paese. Non a caso è stata per anni commissariata.Certo è che passare improvvisamente dalla libera fruizione di materiali didattici al terrore di dover rendere conto a questo Moloch del copyright, non è piacevole. Per questo forse sarebbe stata necessaria maggiore informazione o che comunque il nostro Ministero (della P.I.) avesse svolto un’opera di maggiore tutela nei confronti dei propri insegnanti, che nella mia condizione saranno a centinaia.

TI RIFERISCI AL FATTO CHE LA LEGGE E’ TROPPO RESTRITTIVA NEI CONFRONTI DI CHI FA CULTURA SENZA SCOPO DI LUCRO?

Esattamente. La SIAE, o meglio la legge Urbani, non fa differenza tra sito culturale e sito commerciale: per l’uso di immagini protette tutti devono pagare. La differenza sta solo negli importi, che però restano troppo alti per qualunque insegnante. E’ impensabile infatti che per fruire di 50 immagini io debba pagare 120 euro l’anno, quando per le stesse immagini, a te che sei giornalista, grazie al tuo diritto di cronaca, non costano nulla.

VERAMENTE LA SIAE NON T’IMPEDISCE DI USARE LE STESSE IMMAGINI SENZA PAGARCI I DIRITTI SOPRA.

E’ vero, ma mi costringe o a metterle sotto chiave, in un’area riservata( il che non è il massimo per un sito culturale) o a usarle con di link esterni, facendomi così rischiare di avere continuamente dei buchi neri quando il sito di riferimento sparisce dal web, o cambia nome, o quando il webmaster, semplicemente, colloca la propria immagine in una cartella diversa a quella originaria del proprio sito. L’altra soluzione è quella di usare porzioni di immagini, ma in un ipetesto artistico, di commento critico di un’opera, questa soluzione viene generalmente scartata a priori. E poi quelli della SIAE, contraddicendo apertamente, in questo, la legge n.633, con le sue successive modifiche, ritengono l’uso parziale dell’immagine un illecito ancora maggiore.

STRANO PERO’ CHE LA SIAE SIA COSI’ OSSESSIVA CON GLI INSEGNANTI, QUANDO LA CASSAZIONE E’ COSI’ TOLLERANTE NEI CONFRONTI DI CHI FA PIRATERIA DI FILM,MUSICA E SOFTWARE IN AMBITO PRIVATO,PUR SENZA SCOPO DI LUCRO.

E’ che per la SIAE c’è una certa differenza tra quanto avviene in un’area privata e quanto invece avviene alla luce del sole. Un ipertesto didattico o culturale che utilizza pubblicamente immagini non autorizzate viola, ipso facto, la dignità morale dell’artista e i diritti patrimoniali degli eredi: nella raccomandata è scritto esattamente così, ed è stato questo che più mi ha sconcertato.

QUESTO AUTOMATISMO MI PARE UN PO’ STRANO, ANCHE PERCHE’ SEMMAI UN IPERTESTO CULTURALE SU UN DIPINTO DOVREBBE INCREMENTARNE IL VALORE COMMERCIALE.

Infatti, io penso che se un erede vedesse i lavori che i docenti fanno nel mio sito, non noterebbe di sicuro una violazione ma semmai una esaltazione dell’ingegno artistico e intelettuale di un autore. Invece devi pensare che per la SIAE costituisce addirittura un’aggravante il fatto che su un dipinto si mettano cerchi, linee e quadrati per poterlo meglio spiegare. Mi hanno addirittura scritto che l’aver usato il volto di Picasso in un puzzle in Java avrebbe potuto comportare una richiesta separata di risarcimento di danni.

INSOMMA O PAGHI I DIRITTI O NON FAI IPERTESTI DI DOMINIO PUBBLICO SU AUTORI VIVENTI O SCOMPASI DA MENO DI 70 ANNNI?

Purtroppo la SIAE non pubblica l’elenco degli eredi ma solo quelo degli artisti e di questi artisti considera protette tutte le opere, tant’è che non hanno neppure voluto dirmi i nomi dei files “incriminati”. Quindi  è lei a decidere le regole del gioco e in queste regole la scuola è costretta a tenere lo sguardo rivolto verso il passato più lontano.

l Ministro per i Beni e le Attività Culturali Sandro Bondi ha firmato un decreto che ridetermina la tassa per la copia privata. Lo scorso 30 dicembre, senza troppo clamore, il Ministro è intervenuto su quel vecchio decreto legislativo n. 68/2003 che per volere comunitario affrontava il problema del cosiddetto equo compenso: ovvero quel riconoscimento economico che si deve ai detentori dei diritti, nel rispetto comunque della libertà alla copia privata.

Ieri Bondi ha svelato ufficialmente l’iniziativa e la decisione di costituire un tavolo permanente “chiamato a monitorare l’evoluzione del mercato dei supporti e degli apparecchi assoggettati a compenso, anche ai fini dell’aggiornamento triennale del decreto”.

I compensi aggiornati sono così declinati:

  • Supporti audio analogici: 0,23 euro per ogni ora di registrazione

  • Supporti audio digitali (CD-R): 0,22 euro per ogni ora di registrazione

  • Supporti digitali non dedicati (CD-R dati): 0,15 euro ogni 700MB

  • Supporti audio digitali non dedicati riscrivibili (CD-RW): 0,15 euro ogni 700MB

  • Supporti video analogici: 0,29 euro per ogni ora di registrazione

  • Supporti video digitali dedicati (DVHS): 0,29 euro per ogni ora di registrazione

  • Supporti digitali non dedicati (DVD di vario tipo): 0,41 euro ogni 4,7 GB

  • Supporti digitali non dedicati riscrivibili (DVD dual layer, DVD-RW): 0,41 euro ogni 4,7 GB

  • Supporti digitali Blu Ray: 0,41 euro ogni 25 GB (0,25 euro ogni 15 GB per gli HD-DVD)

Le novità

  • Apparecchi idonei alla registrazione analogica o digitale, audio e video e masterizzatori di supporti: 5% del prezzo indicato dal soggetto obbligato alla documentazione fiscale

  • per i masterizzatori inseriti in apparecchi polifunzionali: 5% del prezzo commerciale di un apparecchio avente caratteristiche equivalenti (medesimo obolo è richiesto ad apparecchi polifunzionali aventi funzioni ulteriori rispetto alla registrazione)

  • 0,05 euro/GB per le memorie trasferibili o removibili da 32MB a 5GB; 0,03 euro/GB per capacità maggiori di 5GB

  • 0,10 euro/GB (da 256MB a 4GB) per le chiavette USB da 256MB a 4GB; e 0,09 euro/GB per capacità superiori ai 4GB

  • 0,02 euro/GB per gli hard disk esterni se al di sotto dei 400GB; 0,01 euro/GB se al di sopra dei 400 GB

  • 3,22 euro per capacità fino a 1GB a 28,98 euro per capacità superiori a 250GB (con ulteriore sovrapprezzo a partire dal prossimo anno per quelli superiori ai 400GB), nel caso di memorie o hard disk integrati in apparecchi multimediali portatili o dispositivi analoghi

  • 0,64 euro per capacità fino a 128 MB, a 9,66 euro per capacità oltre i 15GB con ulteriori sovrapprezzi per categorie di capacità superiore a partire dal prossimo anno, nel caso di  Memorie o hard disk integrati in lettori portatili MP3

  • 4,51 euro per capacità fino a 80GB, a 12,88 euro per capacità superiori ai 250GB con ulteriori sovrapprezzi a partire dal secondo anno di vigenza delle disposizioni, nel caso di hard disk esterno multimediale con uscita audio/video per la riproduzione dei contenuti su apparecchi tv o hi-fi

  • 3,22 euro per capacità fino a 1GB, fino a 29,98 euro per capacità superiori ai 250 GB, nel caso di hard disk esterno multimediale con entrata audio/video per la registrazione di contenuti e uscite per la riproduzione

  • 6,44 euro per capacità fino a 40GB, fino a 28,98 euro per capacità superiori ai 250GB, nel caso di memorie o hard disk integrati in videoregistratori, tv o decoder di qualsiasi tipo (come ad esempio MySky)

  • 2,40 euro per ogni singolo computer venduto con un masterizzatore incluso e di 1,90 euro per ogni computer venduto privo di un masterizzatore.

La SIAE è intervenuta sulla questione ricordando che l’equo compenso sarà redistribuito ad artisti, autori, interpreti, editori e produttori.

“No, non è una tassa, perché si tratta di diritti d’autore. I diritti d’autore sono lo stipendio di chi crea un’opera (musica, film, romanzi, testi teatrali). Col digitale le opere artistiche conoscono nuove forme di diffusione, con rilevanti utili da parte delle industrie tecnologiche”, si legge nel comunicato SIAE.

“Il principio del diritto d’autore si fonda, nel mondo, sul fatto di applicarlo a tutte le nuove forme di sfruttamento delle opere. È successo così per il fonografo, la radio, la televisione ecc. È quindi giusto che gli autori e l’industria dei contenuti traggano ricavi dalle nuove forme di sfruttamento delle loro opere. Viceversa scandalizzarsi e considerare i diritti d’autore una tassa, sarebbe come considerare lo stipendio dei lavoratori una tassa, che danneggia i consumatori”.

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