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Archive for marzo 2011

“Dovrà rassegnarsi il sindaco Renzi che non voleva più parlare del Maggio a Tokyo in Consiglio Comunale. Se ne dovrà riparlare, invece, visti gli esiti della prima audizione della Commissione Controllo dove questa mattina hanno dato testimonianza alcuni di coloro che hanno vissuto in prima persona la vicenda del terremoto e le sue conseguenze. E meno male che abbiamo sentito dire che tutto era stato fatto al meglio!

Pacate ma inquietanti le voci che hanno ricostruito come i lavoratori del Maggio hanno vissuto i giorni seguenti la prima scossa. Si è confermato quanto già contenuto nelle testimonianze precedenti, anzi, sono emersi ancora di più l’incapacità della direzione a gestire la situazione e la sua sottovalutazione dei rischi, le pressioni della sovrintendente Colombo per far rimanere in Giappone chi chiedeva di tornare a casa (150 firme ignorate), le ambiguità nelle informazioni fornite a lavoratori e lavoratrici che si sono sentiti ostaggio di una strategia aziendale che ha subordinato la sicurezza delle persone a giustificazioni economiche e di immagine. Quando abbiamo detto queste cose qualcuno ci ha tacciato di allarmismo o peggio.

Troppe le domande ancora senza risposta, sia sui controlli sanitari (è di oggi la novità della presenza di cesio 137 nei 9 esaminati), sia sulle responsabilità del ritardo nella partenza da Tokyo che solo per cause naturali (il vento) non ha provocato una tragedia per la radioattività, sia sul tipo di contratto che la Fondazione aveva firmato per quella turnée (c’erano o no penali da pagare in caso di annullamento delle rappresentazioni per cause naturali?), sia sulla mancata presenza del Responsabile della sicurezza.

Di tutto questo si dovrà parlare in Consiglio, per avere quelle risposte che i lavoratori del Maggio ci hanno chiesto; ma si dovrà finalmente affrontare anche il Piano industriale della  Fondazione, di cui il sindaco è presidente e per il quale il Comune di Firenze ha contribuito nel 2010 per 3.5 milioni di euro (senza considerare le sue società partecipate): dov’è il bilancio consuntivo del 2010?  Ancora una volta la parola chiave è: trasparenza.”

Per l’Ordine dei giornalisti della Toscana e l’Associazione stampa, ”la diffusione di notizie istituzionali di forte rilevanza, come la gestione delle iniziative programmate dal Comune di Firenze in Giappone in queste tragiche giornate e’ stata gestita dal sindaco Matteo Renzi e dal vicesindaco Dario Nardella con un pressappochismo e con una superficialita’ preoccupanti”. ”Affidare per 24 ore – dicono Odg e Ast – solo alla pagina personale di Facebook la comunicazione istituzionale sui problemi connessi al rischio di contaminazione nucleare dei lavoratori del Maggio fiorentino e alla partenza della delegazione economica la cui missione era programmata per domenica scorsa e’ assolutamente inaccettabile. Informazioni cosi’ essenziali e delicate non possono essere affidate solo agli ‘amici’, ma trasmesse a tutti gli organi di informazione. Ancora piu’ grave e’ il fatto che il sindaco Matteo Renzi abbia a lungo rifiutato di rispondere ai mezzi di informazione che chiedevano notizie riguardanti il suo viaggio in Giappone e alla permanenza della troupe del Maggio fiorentino. Il sindaco puo’ aggiornarci solo su Facebook riguardo alle proprie vacanze, non certo in merito a una missione istituzionale in un Paese devastato da un terribile terremoto e alle prese con rischi di contaminazione nucleare”. L’Ordine dei giornalisti della Toscana e l’Associazione stampa ”condannano fermamente il continuo svilimento delle funzioni dell’ufficio stampa del Comune di Firenze e la volonta’ di trasformare la doverosa informazione istituzionale, che e’ un diritto dei cittadini, in una comunicazione confidenziale e lacunosa”.

Ora che pare si sia messa in moto la macchina del rientro a Firenze di una parte della comitiva del Maggio, l’attenzione si è spostata sulle presunte pressioni fatte dalla soprintendente Francesca Colombo a quei dipendenti dell’Ente lirico che volevano lasciare il Giappone dopo il terribile terremoto della settimana scorsa. La soprintendente del Maggio durante un assemblea durata oltre sei ore nel Grand Prince New Takanawa Hotel aveva addirittura prefigurato «l’abbandono del posto di lavoro» per chi avesse preso un aereo per fare rientro a casa.

In questi giorni di polemiche infocate e di duri faccia a faccia fra il sindaco di Firenze Matteo Renzi e i familiari dei componenti del Maggio per come è stata gestita tutta la vicenda, questo aspetto sindacale (l’invito a non andare via altrimenti si sarebbe trattato di un abbandono del posto di lavoro) è passato in secondo piano. Ma è bastata la testimonianza di una violinista appena tornata a Firenze per riportare a galla l’intera vicenda.

Ma è vero che la Colombo ha minacciato di licenziamento i presunti “fuggiaschi”?. Una prima conferma diretta giunge dalle parole di Aurora Manuel (violinista con contratto a tempo indeterminato) che all’Unità afferma: «Sì, l’ho sentita ed ha anche detto che non sarebbe bastato un certificato del dottore per riprendere a lavorare». È la conferma che quello della Colombo sarebbe stato più di un invito. «Mi è sembrato di capire che anche con il certificato c’era il rischio di perdere il posto, infatti, alcuni miei colleghi con il biglietto per partire la mattina dopo, non l’hanno fatto per perché avevano paura di perdere il lavoro» aggiunge la violinista del Maggio.

Naturalmente ad essere particolarmente sensibili all’avvertimento del soprintendente Colombo erano i musicisti e gli altri dipendenti assunti a tempo determinato. «Questo per me è una specie di ricatto. Io ho un contratto a tempo indeterminato, una certa garanzia ce l’ho, ma non so se basta» conclude Aurora Manuel con il tono preoccupato per il suo rientro anticipato. Nei giorni più caldi, l’invito non era passato inosservato tanto che un lavoratore del Maggio, sentito il suo legale, aveva addirittura messo in mora sia il sindaco, che la soprintendente appellandosi al Codice civile e all’articolo 9 dello Statuto dei lavoratori.

Su tutta la vicenda la Cgil non aveva risparmiato critiche alla Colombo, definendo «inaccettabili le pressioni e le minacce, più o meno velate, effettuate nei confronti dei dipendenti presenti in Giappone, sulla responsabilità che si assumono se decidono di chiedere di rientrare, e sugli eventuali provvedimenti che potrebbero essere instaurati. Questo è provocatorio ed irresponsabile».

Su tutta la vicenda è più cauto il commento del presidente provinciale, Andrea Barducci: «Le affermazioni della soprintendente Colombo, le considero inopportune» commenta «da parte dei responsabili nei momenti di estrema gravità, come quelli vissuti a Tokyo, deve scattare il principio di prudenza. Dopo quello che è successo: oltre alla paura del terremoto c’è anche l’allarme nucleare, la decisione più saggia è di tornare tutti a casa, di allontanarci da una situazione pericolosa».

La Provincia di Firenze è fra i soci fondatori del Maggio Musicale Fiorentino e rispetto alle parole della Colombo (per chi va via potrebbe essere configurato l’abbandono del posto di lavoro) chiederà alla soprintendente di chiarire il senso delle sue affermazioni. «Non posso dare giudizi senza conoscere esattamente la situazione» spiega l’ex sindaco Mario Primicerio nella sua qualità di componente del cda del Maggio. «Direi che in questo momento la cosa più importante è mantenere la compattezza di tutto il gruppo, perché non era facile fare delle scelte. A questo punto non si fanno scelte individuali, la scelta deve essere collettiva».

 

Per l’Ordine dei giornalisti della Toscana e l’Associazione stampa, ”la diffusione di notizie istituzionali di forte rilevanza, come la gestione delle iniziative programmate dal Comune di Firenze in Giappone in queste tragiche giornate e’ stata gestita dal sindaco Matteo Renzi e dal vicesindaco Dario Nardella con un pressappochismo e con una superficialita’ preoccupanti”. ”Affidare per 24 ore – dicono Odg e Ast – solo alla pagina personale di Facebook la comunicazione istituzionale sui problemi connessi al rischio di contaminazione nucleare dei lavoratori del Maggio fiorentino e alla partenza della delegazione economica la cui missione era programmata per domenica scorsa e’ assolutamente inaccettabile. Informazioni cosi’ essenziali e delicate non possono essere affidate solo agli ‘amici’, ma trasmesse a tutti gli organi di informazione. Ancora piu’ grave e’ il fatto che il sindaco Matteo Renzi abbia a lungo rifiutato di rispondere ai mezzi di informazione che chiedevano notizie riguardanti il suo viaggio in Giappone e alla permanenza della troupe del Maggio fiorentino. Il sindaco puo’ aggiornarci solo su Facebook riguardo alle proprie vacanze, non certo in merito a una missione istituzionale in un Paese devastato da un terribile terremoto e alle prese con rischi di contaminazione nucleare”. L’Ordine dei giornalisti della Toscana e l’Associazione stampa ”condannano fermamente il continuo svilimento delle funzioni dell’ufficio stampa del Comune di Firenze e la volonta’ di trasformare la doverosa informazione istituzionale, che e’ un diritto dei cittadini, in una comunicazione confidenziale e lacunosa”.

Una partita sleale. Il Giurì dell’Autodisciplina Pubblicitaria boccia lo spot del Forum Nucleare Italiano, giudicando ingannevole il messaggio informativo della campagna per il rilancio del dibattito sull’energia nucleare in Italia e bloccando di fatto la messa in onda della pubblicità entro sette giorni.

Secondo quanto emesso dall’istituto che veglia sulla correttezza dei messaggi pubblicitari, nella pronuncia n.12/2011 del 18 febbraio, il video “non comunica al telespettatore gli obiettivi sociali che l’associazione inserzionista intende raggiungere”, violando gli art.2 e 46 del Codice di Autodisciplina, relativi rispettivamente alle comunicazioni commerciali ingannevoli e alle regole dei messaggi contenenti appelli al pubblico.

Incentrato su una partita a scacchi fra promotori e oppositori del ritorno all’atomo, lo spot è da dicembre al centro di un’imponente campagna mediatica per promuovere, a colpi di passaggi tv, radio, internet e proiezioni nelle sale cinematografiche, la partecipazione dei cittadini alla discussione sullo sviluppo dell’energia nucleare in Italia, principale attività del Forum, secondo le finalità dichiarate nello statuto.

Un’iniziativa schierata e incentrata intorno a un falso dibattito, un tentativo di plagiare l’opinione pubblica a favore della politica energetica governativa, denunciano invece da mesi le associazioni ambientaliste che contestano la validità di un dibattito promosso da un Forum che si presenta come un’associazione no-profit ma i cui soci fondatori sono per la maggior parte aziende leader dell’industria nucleare italiana e straniera, da Ansaldo Nucleare a Enel e Edison, dalla statunitense Westinghouse ai colossi francesi Areva e Edf, che hanno interessi diretti alla costruzione dei futuri reattori italiani. Una propaganda mascherata dalla domanda “E tu? Sei a favore o contro l’energia nucleare?” che, dietro il presunto equilibrio di una sfida a scacchi e grazie a sottili tecniche comunicative come l’attribuzione del colore nero agli oppositori del ritorno all’atomo o il lasciare sempre l’ultima parola ai messaggi favorevoli al nucleare, provocherebbe di fatto, secondo i critici dello spot, una distorsione del dibattito a vantaggio di chi difende il ritorno a questo tipo di energia.

“L’obiettivo della campagna di comunicazione, di cui lo spot fa parte, è quello di contribuire alla ripresa del dibattito sul nucleare in Italia dopo decenni di silenzio e fornire argomentazioni che possono aiutare tutti ad acquisire una posizione più consapevole, sia essa ‘prò o ‘contrò, su questo importante tema” è il commento del Forum Nucleare Italiano alla decisione del Giurì. “Ogni pedina mossa sullo scacchiere corrisponde a un pensiero sul nucleare. Bianchi e neri, favorevoli e contrari si affrontano con legittimi interrogativi. Alla fine si scopre che il giocatore sta giocando una partita contro se stesso e i propri dubbi. Il concetto portante era quindi richiamare l’attenzione sul fatto che l’unico modo per dissipare i dubbi è quello di farsi un’opinione fondata su basi solide e informate”.

“Avevamo segnalato da subito che dietro questa campagna pubblicitaria, sulla quale il Forum ha investito circa 6 milioni di euro, si nascondeva una comunicazione truffaldina finalizzata a creare un’opinione pro-nucleare” dichiara Salvatore Barbera, responsabile della campagna nucleare di Greenpeace Italia. Per smascherare il dibattito a senso unico lanciato dal Forum l’associazione ambientalista aveva diffuso un contro-spot dal titolo “Nucleare. Il problema senza soluzione” in cui, con toni rassicuranti e un pizzico di ironia, affermava le proprie verità sulla presunta sicurezza e convenienza del ritorno al nucleare.

Soddisfatto ma preoccupato per gli effetti del bombardamento mediatico del Forum sull’opinione pubblica si dice invece Ermete Realacci, responsabile green economy del Pd. “Questa decisione arriva quando il messaggio imbroglione della ricchissima campagna di comunicazione su televisioni e stampa ha avuto tutto il tempo per provare a convincere gli italiani della scelta del piano nucleare del Governo”.

 

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(Il Sole 24 Ore Radiocor) – Canberra, 30 mar – Lo sviluppo del programma nucleare cinese sara’ condizionato dall’incidente di questo mese presso la centrale nucleare di Fukushima Daiichi in Giappone. Lo ha detto Xie Zhenhua, vice presidente del National DevelopmentReform Commission (Ndrc) della Cina e rappresentante speciale del presidente Hu Jintao alla discussioni sul cambiamento climatico. L’incidente in Giappone, avra’ “un impatto” sullo sviluppo dei programmi nucleari in Cina e nel mondo, Xie ha detto parlando coi giornalisti mercoledi’ a Canberra dove si e’ recato per una riunione a livello ministeriale sui cambiamenti climatici. La Cina sta per intraprendere una forte espansione delle sue capacita’ nucleari, ma ora sta rivedendo tutti i siti scelti sulla base di un profilo geologico e sta riconsiderando tutti i piani di gestione per tutti gli impianti nucleari in funzione e previsti per garantire la loro sicurezza. Mai-Y- (RADIOCOR) 30-03-11 08:50:02 (0067)ene,ASIA 3 NNNN

AGI) – Firenze, 31 mar. – L’incidente nucleare, provocato dal terremoto che ha colpito il nord del Giappone l’11 marzo scorso, ha interessato la centrale nucleare di Fukushima Daichii con conseguente dispersione in atmosfera di vapore contenente diversi radionuclidi, fra cui prevalgono gli isotopi del cesio (Cs-134, Cs-137) e dello iodio (I-131, I-32, I-133…), che sono fra i piu’ volatili. I rilasci hanno interessato il territorio del Giappone, in particolare l’area circostante l’impianto di Fukushima, e poi sono stati trasportati e dispersi verso occidente; dopo le prime misure in California il 18 marzo, tracce di I-131 sono state rilevate anche in Europa a partire da meta’ della settimana scorsa. In Italia i primi dati relativi alla presenza di piccolissime quantita’ di I-131 in aria sono pervenuti lunedi’ 28 marzo dalla Rete nazionale di sorveglianza della radioattivita’ ambientale (RESORAD). ARPAT, che e’ il riferimento della Regione Toscana per quanto riguarda la radioattivita’ ambientale, e’ stata preallertata fin da sabato 12 marzo da ISPRA, nell’ambito del coordinamento tecnico della rete nazionale, con la richiesta di intensificare le misure di radioattivita’ in aria che vengono condotte di routine e di inserire i risultati nella banca dati nazionale. Il monitoraggio della radioattivita’ in aria comprende l’analisi del particolato atmosferico giornaliero e del fallout (di norma mensile, dal 21 di marzo settimanale), che vengono campionati a Firenze e sono le matrici piu’ sensibili per osservare eventuali piccoli cambiamenti nei livelli di radioattivita’ nell’atmosfera; oltre a cio’ viene misurata la dose gamma ambientale in aria (dose oraria) in 9 stazioni di misura in continua sul territorio regionale. Queste stazioni forniscono informazioni sull’esposizione della popolazione, ma sono finalizzate ad evidenziare contaminazioni dell’aria importanti, in caso di rilasci accidentali che avvengono in impianti piu’ vicini. (AGI) .

 

l Giappone continua “purtroppo” a fare notizia con il rischio pericolo inquinamento nucleare dopo il disastroso terremoto che l’ho ha colpito e ancora di più il conseguente tsunami, il livello di allarme è “salito” in tutto il mondo e anche gli Stati Uniti si interrogano sulla sicurezza delle loro centrali nucleari.
La California guarda con apprensione all’arrivo della nube radioattiva ma ancora di più ha “paura” delle sue centrali nucleari.

Diablo Canyon “Canyon del diavolo”, questo il nome della zona dove si trova la centrale nucleare di Avila Beach, lungo la famigerata faglia di Sant’Andrea.
Come la zona di Fukushima, fa parte della cintura di fuoco, dove si verifica il 90% dei sismi dell’intero pianeta.
Composta di due reattori di seconda generazione entrati in funzione nel 1985 e nel 1986, la centrale è progettata per resistere a terremoti di magnitudo fino a 7,5 gradi della scala Richter.
Ma la pura è tanta, la popolazione Americana ha sicuramente esigenze energetiche elevatissime, visto anche lo stile di vita “Americano” ma forse il rischio di un disastro come quello Giapponese farà riflettere il governo ed il presidente Barack Obama da sempre sensibile al problema dell’inquinamento globale terrestre.

La produzione mondiale di elettricità da fonte nucleare era pari a circa il 18,5% del totale.

 

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Da quel terribile terremoto dell’11 marzo il Giappone non vive più. L’emergenza nucleare nel Paese è sempre all’ordine del giorno e, nonostante tutte le forze messe in campo, la situazione sta peggiorando ora dopo ora. Le ultime notizie che giungono dal sol levante rivelano che il tasso di iodio radioattivo presente nel mare vicino a Fukushima è di 3.355 volte superiore al limite consentito dalla legge. Un dato molto preoccupante, considerando il fatto che solamente domenica la radioattività era di “solo” 1.850 volte superiore alla norma. In questa zona, ovviamente, la popolazione è stata evacuata da tempo e la pesca vietata. Ma i rischi, soprattutto quelli legati alla contaminazione dei cibi e dell’acqua, coinvolgono tutto il paese.

La faccenda resta molto complicata, anche perché secondo quanto riferito da Hidehiko Nishiyama, vicedirettore dell’Agenzia giapponese per la sicurezza nucleare, al momento non si riescono ad individuare le cause del fenomeno. E bisognerà lavorare sodo per farlo.

Intanto il governo giapponese sta valutando l’ipotesi di smantellare tutti i reattori della centrale di Fukushima. La Tepco, società privata che gestisce la centrale, aveva proposto di smantellarle solo quattro, ma i vertici politici del Paese hanno deciso di dare un giro di vite. Il governo ha anche disposto che tutti i 50 reattori presenti sul territorio nazionale vengano controllati senza indugio, al fine di prevenire futuri disastri. Il ministro dell’Economia, del Commercio e dell’Industria Banri Kaieda, poi, ha inviato una lettera alle società nipponiche che gestiscono gli impianti nucleari, pregandole di effettuare al più presto tali controlli.

BOLOGNA – Sono “trascurabili” sia dal punto di vista ambientale che sanitario i valori di Iodio 131 rilevati sui cieli dell’Emilia Romagna nel corso dei controlli svolti dall’Arpa in seguito all’incidente alla centrale nucleare di Fukushima, in Giappone, dopo il terremoto e il successivo tsunami dell’11 marzo scorso. I valori, chiarisce Arpa, sono 300mila volte inferiori a quelli rilevati in occasione del disastro nucleare di Chernobyl avvenuto nel maggio del 1986. I risultati delle misure della rete di allarme mostrano valori di dose in aria sempre inferiori a 100 nanoSievert all’ora e di Iodio 131 inferiori alla minima concentrazione rilevabile dagli strumenti. I valori di dose ambientale rilevati rientrano ampiamente nelle fluttuazioni del fondo ambientale naturale, che in Emilia-Romagna è compreso tra 63 e 204 nSv/h. Anche le misure di particolato atmosferico non hanno evidenziato, fino al 25 marzo, la presenza di radionuclidi gamma emettitori superiori ai limiti di rilevabilità, che riferita allo Iodio 131 e al Cesio 137 è pari a circa 0,4 millibequerel per metro cubo. Per poter apprezzare livelli di radioattività anche bassissimi, dal 25 marzo è stato attivato un ulteriore campionamento di particolato ad alto flusso (800 l/min), che permette di migliorare la sensibilità di misura di circa 10 volte. Dalle rilevazioni effettuate lunedì scorso, relative al campionamento di particolato atmosferico esteso da venerdì alle ore 12 a lunedì alle ore 9, sono state per la prima volta rilevate tracce di Iodio 131 (0,13 ± 0,05 mBq/m3). La concentrazione rilevata non ha alcuna rilevanza né sull’ambiente né sulla salute. Non è stata rilevata la presenza di altri radionuclidi rilasciati dall’impianto, in particolare il Cs 137. In occasione dell’incidente alla centrale nucleare di Chernobyl il massimo valore di Iodio 131 rilevato in aria a Piacenza era stato di circa 30.000 mBq/m3. Anche l’analisi radiometrica del fall-out (cioè la ricaduta radioattiva al suolo sia secca che attraverso l’acqua piovana) raccolto nel periodo 21-28 marzo ha evidenziato la presenza di Iodio 131 in concentrazione pari a 12,75 ± 2,42 Bq/ m2. Il fall-out di Iodio 131 nei primi 15 giorni di maggio 1986 è stato pari a 20.350 Bq/ metri quadrati. Un’ulteriore conferma della deposizione al suolo di Iodio 131 deriva dall’analisi compiuta su campione di erba prelevato martedì con un valore pari a 1,5 ± 0,6 Bq/kg. Anche in questo caso può essere utile il confronto con i valori massimi rilevati in occasione dell’evento Chernobyl nei vegetali.

 

NUCLEARE GIAPPONE, RUBBIA VS VERONESI. Carlo Rubbia: ”Veronesi vada a Fukushima a controllare di persona”. Ultime notizie – Roma – Il premio Nobel per la Fisica, Carlo Rubbia, presente alla inaugurazione dell’esperimento Icarus (nei laboratori del Gran Sasso), ha commentato la immane tragedia nucleare del Giappone.
Parlando di quanto sta accadendo a Fukushima, Rubbia ha detto che “quello che sta succedendo avra’ delle conseguenze enormi, gravi, che vanno studiate.” Proprio per questo, quindi, in maniera evidentemente polemica, Carlo Rubbia ha invitato Umberto Veronesi (medico oncologo, ma anche politico e soprattutto presidente dell’Agenzia per la sicurezza nucleare) ad “andare a fare una visita di persona in Giappone, nella centrale di Fukushima, perche’ credo sia importante che la gente capisca cio’ che sta accadendo. Credo che il modo migliore sia rendersi conto direttamente di come stanno andando le cose”. Evidente la nota ironica di Carlo Rubbia nei confronti di Umberto Veronesi, schierato ufficialmente a favore del nucleare.

 

Il rischio che la nube radioattiva della centrale giapponese di Fukushima arrivi in Italia è concreto. Lo assicurano l’ISPRA e l’OMS. Ma non ci sarebbero pericoli per la popolazione.

Le parole pesano come un macigno: “La nube di Fukushima arriva anche in Italia”. Ad affermarlo è Giancarlo Torri, responsabile del Servizio Misure Radiometriche del Dipartimento Nucleare dell”ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale).

A queste parole, esclusivamente italiane, si aggiungono quelle del portavoce regionale dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), Peter Cordingley, secondo cui “si credeva che questo tipo di problema fosse limitato entro 20-30 chilometri, ora è lecito supporre che prodotti contaminati siano usciti dalla zona contaminata”. C’è da temere realmente il contagio anche in Italia?

I dubbi restano poiché la situazione in Giappone sembra ancora critica. Fra promesse di spegnimento definitivo degli impianti, continui tentativi di “scongiurare l’apocalisse” e inviti a controllare la provenienza del cibo, tutto il mondo sembra autorizzato a tremare.

La temibile nube nera di Fukushima sta facendo il giro del mondo. Dal Giappone all’America del Nord con la triplice rotta verso la Groenlandia, l’Oceano Atlantico e l’Europa. Sempre secondo l’ISPRA, occorre mettere da parte gli eccessivi allarmismi. Se la nube arriverà in Italia “tra domani e dopodomani”, i pericoli per la popolazione sembrano contenuti poiché le dosi “saranno minime”. Tanto per fare un esempio con il disastro senza limiti di Chernobyl del 1986, è attesa una quantità inferiore “tra 1.000 e 10.000 volte”.

 

ROMA – La nube radioattiva che si è sprigionata dalla centrale di Fukushima in Giappone è arrivata anche in Europa. Le sue prime tracce sono state rilevate dalla rete dell’Irsn francese e dall’Agenzia per la Sicurezza nucleare transalpina
La nube ha completamente ricoperto il Nordamerica e ha attraversato l’Oceano Artico e l’Atlantico. I primi lembi della nube sono ora sulla Scandinavia e per le prossime 48 ore sono attese anche in Italia.
>>> Giappone, la nube radioattiva arriva in Italia.
Il Department of Atmospheric and Climate Research, The Norwegian Institute for Air Research (NILU) ha elaborato e pubbblicato un modello che spiega e visualizza la diffusione della nube radioattiva nel mondo. Il modello analizza i vari radionuclidi liberati a seguito della esplosione dei reattori delle centrali giapponesi di Fukushima e per ciascuno di essi ne traccia i profili di dispersione a breve e a corto raggio.Quello che ha la più ampia diffusione è lo Xenon 133 un isotopo radioattivo dello Xenon che si produce proprio a seguito della rottura delle barre di combustibile nucleare.Per il nostro paese, nessun pericolo per la salute anche se, consigliano gli esperti, sarebbe auspicabile aumentare i controlli su latte e verdura. ”Se la nube radioattiva arrivera’ in Italia sara’ necessario intensificare i controlli sulle colture agrarie. Se infatti e’ vero che le piogge diluiscono le concentrazioni di radionuclidi, e’ vero pure che se si depositano sulle colture fanno massa e possono aumentare il background radioattivo naturale” spiega a http://www.climascienza.it Ettore Capri, esperto internazionale di contaminanti degli alimenti che insegna all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza.

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Terremoto Giappone, Tokio: ultime notizie terremoto e centrale nucleare Fukushima, domenica 27 marzo 2011 – La situazione nell’impianto nucleare giapponese Ë ormai gravissima. Il reattore 2 Ë stato sgomberato a causa della radioattivit‡ mostruosa, circa 100 mila  volte superiore alla norma. i dati sono stati resi noti dall’Agenzia per la sicurezza nucleare.

Terremoto Giappone, Tokio: ultime notizie terremoto e centrale nucleare Fukushima, sabato 26 marzo 2011 Non si sistemano i problemi e le falle dei reattori dell’impianto nucleare di Fukushima e la valutazione dell’incidente Ë salito a livello 6. Secondo quanto comunicato dal gestore della centrale, Tepco, la vasca che contiene le barre del combustibile del reattore 3 potrebbe essere seriamente compromessa.

Le forti radiazioni dell’acqua contenuta nei reattori 1 e 2 stanno impedendo i regolari lavori, che al momento restano sospesi.

Sono tre i tecnici della centrale nucleare di Fukushima ricoverati in ospedale perchÈ contaminati dalla radioattivit‡ della centrale nucleare. L’agenzia giapponese per la sicurezza nucleare fa sapere che le condizioni dei dipendenti della centrale “sono stabili”, ma non si sa nulla di pi˘ sul loro reale stato di salute.

E anche il mare nei dintorni di Fuskushima Ë risultato contaminato con valori che superano di 147 volte quelli normali fissati dalla legge. Da Tokyo, fonti istituzionali fanno sapere che il livello di Iodio-131 nell’acqua Ë diminuito.

Per quanto riguarda il cibo, molti paesi hanno bloccato l’importazioni di frutta e verdura provenienti dal Giappone, in seguito ai controlli effettuati, che evidenziavano contaminazioni da radioattivit‡. Stati Uniti, Canada, Francia, Australia e Hong Kong hanno sospeso le importazioni di prodotti alimentari, in particolare quelli provenienti da Fukushima, Gunma, Ibaraki e Tochigi.

 

Giapponecentrale di FukushimaGreenpeace chiede l’evacuazione della popolazione. I tecnici dell’associazione, in loco da giorni, hanno infatti registrato livelli di radioattività elevati nel villaggio di Iitate, localizzato a 40 km a Nord-Ovest dall’impianto in avaria.

Esattamente i livelli di contaminazione rilevati dalla squadra di radioprotezione, sfioravano i 10 micro Sievert per ora (S/h). Benché i confini dell’area di evacuazionedistino 20 km da Iitate, la radioattività è talmente alta da poter rappresentare un immediato pericolo, specie per soggetti sensibili come donne incinte e bambini.

Ieri a Iitate la radioattività esterna era compresa tra 7 e 10 S/h. Per dare un’idea più precisa di cosa significhino queste cifre, tradotte in rischi per la salute, basti pensare che il limite considerato sicuro o meglio tollerabile in un anno di 1000, vivendo in quest’area viene superato in soli cinque giorni.
Spiega Jan van de Putte, esperto di radioprotezione di Greenpeace che

Le autorità giapponesi sanno perfettamente che qui la radioattività è così alta ma non fanno niente per proteggere gli abitanti né per informarli dei rischi che corrono. Stare a Iitate non è sicuro, specialmente per i bambini e le donne in attesa: qui si accumula una dose pericolosa di radiazioni in pochi giorni. E, se si aggiunge la contaminazione da ingestione e inalazione, i rischi sono ancora più alti.

 

Centrali nucleari giapponesi: manifestazioni anti nucleare in Giappone, ultime notizie Tokyo – Numerose persone hanno aderito in Giappone, precisamente nelle citt‡ di Tokyo e Nagoya, alle manifestazioni di protesta contro il nucleare. Una novit‡ per un popolo estremamente restio ai cortei anti-nucleare come quello giapponese.

“Non vogliamo un’altra Fukushima”, hanno  detto i manifestanti avanzando la richiesta di chiudere la centrale  di Hamaoka, che si trova 120 chilometri da Nagoya, sulla costa meridionale dell’isola di Honshu, una zona tra l’altro a forte rischio rischio terremoto.


 

TOKYO (Reuters) – Di seguito le ultime notizie dal Giappone, dopo che un fortissimo terremoto e poi uno tsunami hanno colpito il paese e danneggiato la centrale nucleare di Fukushima Daiichi, col rischio della fuoriuscita incontrollata di radiazioni.

– L’Organizzazione mondiale della Sanità ha detto che l’individuazione di radiazioni nel cibo è un problema più grave di quanto si pensasse, e che la contaminazione degli alimenti non è un problema locale. Per l’Oms comunque non c’è prova che cibi contaminati provenienti da Fukushima abbiano raggiunto altri paesi.

– Cina e Corea del Sud dicono che compiranno test più puntuali sui cibi giapponesi importati, e il Giappone ha reso noto che quattro prefetture vicine all’impianto nucleare hanno bloccato la vendita di spinaci.

– Il governo giapponese ha anche vietato la vendita di latte proveniente dalla provincia di Fukushima.

– Il bilancio ufficiale delle vittime del terremoto e del maremoto è di 8.450 morti e 12.931 dispersi. Secondo la polizia, solo nella prefettura di Miyagi ci sarebbero 15mila vittime.

– L’Agenzia Internazionale per l’energia atomica parla di alcuni sviluppi positivi ma dice che la situazione complessiva resta molto grave.

– L’Agenzia per la sicurezza nucleare giapponese dice che c’è il rischio che i lavoratori presso la centrale possano inalare polvere radioattiva, ma che finora non ci sono segni che sia già accaduto.

– I reattori della centrale nucleare mostrano alcuni miglioramenti ma la situazione resta incerta, ha detto il vice segretario di gabinetto giapponese Tetsuro Fukuyama.

– I pompieri hanno rimandato il lancio di acqua di mare nel reattore numero 3 dopo che dalla struttura si è levata una nuvola di fumo, ha detto il governo.

– Gli ingegneri hanno ristabilito la connessione elettrica alla rete di tutti e sei i reattori della centrale. Nel reattore numero 2 è stata ristabilita la corrente e una pompa nel reattore 5 ora funziona con l’alimentazione via cavo.

– Se gli ingegneri non riuscissero a raffreddare i reattori, l’ultima opzione sarebbe quella di seppellire la centrale sotto un sarcofago di sabbia e cemento per impedire fuoriuscite catastrofiche di radiazioni, utilizzando lo stesso metodo impiegato a Chernobyl, in Ucraina, nel 1986.

– E’ stata accertata la presenza di radiazioni superiore al livello nazionale di sicurezza negli spinaci e nel latte vicino alla centrale di Fukushima. Nell’acqua di rubinetto a Tokyo è stata riscontrata una bassa presenza di radiazioni.

– Il ministero della Sanità ha detto che il livello delle radiazioni eccede i parametri di sicurezza a Fukushima e nella vicina prefettura di Ibaraki.

– Il terremoto e lo tsunami avranno un effetto deprimente sulla crescita per breve tempo prima che la ricostruzione abbia inizio dando una spinta all’economia, stima la Banca Mondiale.

— Sul sito http://www.reuters.it le altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su http://www.twitter.com/reuters_italia

 

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GIAPPONE, DISASTRO NUCLEARE CENTRALE FUKUSHIMA / Lavoratori centrale Fukushima esposizione a radiazioni mortali

Nella tabella la descrizione dei sintomi e delle conseguenze dopo un’esposizione alle radiazioni

 

Centrale nucleare Fukushima, emissioni radiazioni mortali, ultime notizie Tokyo – le radiazioni sprigionate dal reattore 2 della centrale nucleare di Fukushima Ë dieci milioni di volte superiore al normale. Lo ha annunciato la Tepco tramite la giapponese Kyodo News Agency. L’estrema radioattivit‡ proviene precisamente dall’acqua contaminata del reattore. I tecnici che stavano effettuando la misurazione della radioattivit‡ hanno immediatamente abbandonato l’edificio, interrompendo il lavoro. Ma non solo l’acqua del reattore era particolarmente carica; anche l’aria aveva dei livelli di radioattivit‡ pari a 1000 Millisievert. Secondo Nisa (Nuclear and Industrial Safety Agency), le radiazioni provengono principalmente dallo iodio-134, che ha una emivita di 53 minuti e ciÚ potrebbe indicare danni al nocciolo del reattore. Ma la causa esatta non Ë nota.
La conseguenza di una simile radioattivit‡ Ë una probabile contaminazione delle acque sotterranee. Fino ad ora radiazioni superiori alla norma sono state riscontrate nell’acqua potabile, anche nella zona di Tokyo, nonchÈ negli alimenti, come latte e verdure varie. 

Nella centrale nucleare di Fukushima sono numerosi i lavoratori che sono gi‡ stati contaminati. Tra questi, due uomini, per quanto ci Ë dato sapere, sono stati ricoverati in condizioni disperate all’spedale dopo aver riportato ustioni in seguito all’esposizione all’acqua radioattiva. Un’esposizione radioattiva incredibilmente alta, di circa 2000-6000 Millisievert, secondo quanto comunicato dall’Agenzia internazionale dell’energia atomica (AIEA). Questa esposizione cosÏ alta puÚ portare alla morte, tenendo conto che la dose massima per gli operatori, in caso di emergenza, Ë limitata a 250 mSv all’anno.

Fukushima, disastro nucleare Giappone, reattore 1 compie 40 anni. Per Greenpeace allerta è livello 7, per autorità livello 6.
SISMA\TSUNAMI: Conta dei morti\dispersi giunta a 27.000 per il sisma con conseguente tsunami che ha colpito le coste del Giappone. Il Premier Kan ammette: la situazione è molto grave.
470 chilometri quadrati rasi al suolo dallo tsunami che ha colpito la costa, danni più ingenti sono però provenienti dal terremoto.

FUKUSHIMA – Centrale nucleare di Fukushima, livelli di radiazioni non di dieci milioni come inizialmente diramato da Tepco ma di 100.o00 volte superiori ai livelli precedenti. Non è chiaro se per “livelli precedenti” si intendesse quelli precedenti al disastro o le rilevazioni effettuate ieri, dato sarebbe sensibilmente diverso.

Reattore 1 compie 40 anni. La centrale di Fukushima, avverto, sarebbe dovuta essere stata disattivata da lungo tempo. Quarant’anni per una centrale nucleareè un tempo inaccettabile, il Giappone promette di rivedere le proprie politiche sul nucleare.

Da Tokyo avvertono che l’autorità per la gestione del nucleare subisce la forte influenza delle compagnie che vendono energia, si intende sovvertire quest’ordine delle cose e attuare controlli più serrati dopo tragedia Fukushima. Non si esclude carrellata di dimissioni e si iniziano a valutare le responsabilità.

Ancora in alto mare la risoluzione dei problemi, con l’ultima evacuazione attuata si segna l’ennesimo ritardo nella soluzione dell’emergenza. A Fukushima si continua a contemplare l’esempio Chernobyl come unica soluzione attuabile, ma prima urge stabilizzare situazione. Livello di evacuazione esteso dai 20 ai 30chilometri, fascia da 20-30 sotto evacuazione volontaria. Fino a 20 chilometri l’evacuazione è obbligata.

GREENPEACE – Da Greenpeace avvertono che il livello dell’allerta a 6 è ottimistico e propagandistico. Il livello giusto, secondo gli attivisti, sarebbe 7. Lo stesso di Chernobyl.
Da Greenpeace avvertono che “livello di allerta non è legato a quanti morti ci sono stati” ma bensì al rischio di impatto sull’ambiente. Gli attivisti della nota associazione ambientalista sono convinti che l’impatto sull’ambiente a Fukushima  sia pari a quello di Chernobyl, pertanto chiedono che l’allerta venga innalzata a 7.

 

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E’ il settimanale Oggi a sbugiardare la sottosegretaria: “Abbiamo chiamato, nessuno ne sa niente.”

La competenza tecnica, professionale, è importante in politica. Tutti devono poter avere una carica di governo, ma certo se si è preparati è meglio. Così, un bel master nella più importante e professionalizzante università privata italiana non può che far comodo ai fini della credibilità di un governante. Deve aver pensato questo, Daniela Santanchè, quando ha scritto sul suo curriculum nel sito del Governo di aver all’attivo un sostanzioso master all’Università Bocconi di Milano.

MAMMA, VOGLIO FARE UN MASTER IN BOCCONI – Presso, per la precisione, la scuola superiore di Management dell’ateneo economico del capoluogo lombardo. Non male, insomma: una donna preparata.

Biografia di Daniela Garnero Santanché: Laureata in Scienze Politiche, consegue un master alla SDA Bocconi, dal 1990 Amministratore Unico della Dani Comunicazione, società che si occupa di Relazioni Pubbliche, di promozioni e di organizzazione di grandi eventi.

La SDA della Bocconi offre una vasta gamma di corsi di formazione superiore d’eccellenza. Master in italiano e inglese, che formano la classe dirigente – quella, insomma, capirete, di un certo livello, importante: mica scherzi – del paese e non solo.

SDA Bocconi School of Management è nata nel 1971 dall’Università Bocconi per essere una scuola di formazione manageriale d’eccellenza e con una forte internazionalizzazione. Ad obiettivi alti, SDA Bocconi fa corrispondere nel concreto capacità di formare uomini e donne preparati ad agire nel mondo, e competenze per aiutare aziende e istituzioni ad essere più internazionali. È tuttora l’osmosi fondamentale tra ricerca, didattica, mondo delle imprese e delle istituzioni a rendere SDA Bocconi capace di creare valore e diffondere valori, continuamente e a contatto con la realtà. SDA Bocconi propone corsi executive strutturati per funzioni e livelli e, accanto a questi, custom programs, programmi MBA e Master specialistici, ricerche su commessa in una prospettiva di crescita degli individui, di innovazione dell’impresa, di evoluzione dei patrimoni di conoscenza.

Daniela Santanchè, insomma, che ha studiato qui, è una donna preparata alla vita. Malleabile e flessibile, come un vero manager, è in grado di servire con competenza e preparazione sia nelle amministrazioni pubbliche che nelle aziende private. E’ questo che fa un manager: monta e smonta risorse umane e materiali, e porta a casa il risultato. Ovunque sia impiegato. Insomma, un bel master alla Bocconi fa sempre comodo.

“MAI VISTA” – Farebbe comodo anche alla Santanchè, se l’avesse fatto veramente.

‘Laureata in Scienze politiche, consegue un master alla Sda Bocconi’. Cosi’ e’ scritto sul sito del governo nel curriculum del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Daniela Santanche’. Ma alla Scuola di direzione aziendale del prestigioso ateneo milanese di lei negli archivi non c’e’ traccia”. Lo rivela il settimanale ‘Oggi’, in edicola da mercoledi’. “Abbiamo verificato, e dalla nostra banca dati alunni (gli ex studenti, ndr) non risulta abbia frequentato un nostro master o mba. Non possiamo escludere, ma non abbiamo modo di verificare, che abbia frequentato un corso breve”, si legge sul settimanale. “La Sda Bocconi organizza in continuazione seminari di aggiornamento per manager che durano uno o piu’ giornate. E di queste decine di migliaia di persone non conserva traccia. Ma sono corsi che non possono essere certo confusi con un master”, prosegue ‘Oggi’.

E dunque il settimanale Oggi sbugiarda la sottosegretaria all’Attuazione del Programma: è probabile che un’università seria come la Bocconi di Milano abbia un aggiornatissimo database ex-alunni. Anche perchè, chi frequenta un master a Milano, entra in una ristretta cerchia: non è da tutti. C’è il network Alumni, che segue passo passo i diplomati alla prestigiosa scuola di management. C’è l’annuario. Ci sono le occasioni di placement. Le feste, ogni tanto.

Pensato e strutturato per consentire agli alumni di mantenersi in contatto fra loro e con l’Alma Mater, Alumni Bocconi offre una serie di attività i cui protagonisti e promotori sono proprio gli ex allievi. Alcune iniziative sono di stampo istituzionale – annuario, annunci di placement, lifelong email e servizi online – altre si riferiscono alla vita di community: newsletter, social networking e numerosi incontri a Milano e nelle 64 Aree/Chapter in Italia e all’estero. L’Associazione ti offre l’accesso al network esclusivo degli alumni Bocconi nel mondo: incontri, tavole rotonde e reunion, strumenti di networking e comunicazione virtuali e non, business e sport club sono solo alcune delle centinaia di iniziative delle quali potrai essere parte attiva.

Roba molto ganza, per chi se la può permettere.

IL CAFFE’ – La Santanchè, pare, non può. Della Santanchè, a Via Bocconi, non sanno niente. Potrebbe aver frequentato un corso breve, di quelli di aggiornamento, estemporanei, aperti al pubblico. Proprio perchè più laschi, di quelli l’ateneo non tiene traccia. Ma nel database allievi della Bocconi, di Daniela Garnero Santanchè non c’è alcuna informazione. Quale master ha frequentato, la sottosegretaria? Se lo ricorda? Sarà pure in grado di produrre l’attestato, il voto. La tesi? Cosa ha imparato? Quale era il professore più antipatico? A che ora era la lezione di Strategie per la Pubblica Amministrazione? Che libro era necessario per il modulo di Governance dei Servizi Pubblici? Quanto costava il caffè al bar? Tutto questo, la Santanchè, lo sa?

PAESI CIVILI – Secondo Oggi, no. Che rincara.

“Pochi giorni fa l’astro nascente della politica tedesca, il ministro della Difesa Karl-Theodor zu Guttenberg, ha dovuto dimettersi perche’ si e’ scoperto che aveva copiato parti della tesi di dottorato. Cosa fara’ adesso -si chiede ‘Oggi’- Daniela Santanche’?”

Già. Ne parlavamo.

Il ministro della Difesa tedesco Karl-Theodor zu Guttenberg (Csu) è stato accusato da un giornalista del “Sueddeutsche Zeitung” di avere copiato ampie parti della sua tesi di dottorato, ed è stato denunciato per possibile violazione del diritto d’autore. Lo ha reso noto oggi la Procura di Bayreuth (Baviera). Il ministro, 39 anni, ha finito il dottorato in legge nel 2006, con una tesi sul tema “Stadi di sviluppo costituzionale negli USA e nell’UE”. Il presunto plagio, spiega il giornale bavarese “Sueddeutsche Zeitung”, è stato scoperto durante un controllo di routine da Andreas Fischer-Lescano, un docente di diritto dell’Università di Brema. Sarebbero 19 gli autori copiati dal ministro – senza alcuna citazione – per scrivere il suo lavoro di dottorato. Tra questi anche la giornalista svizzera Klara Obermüller (articolo pubblicato nell’estate 2003 sulla “NZZ am Sonntag”) e anche il suo predecessore, il socialdemocratico Rupert Scholz. Solo mercoledì scorso Guttenberg aveva definito “assurda” l’accusa di plagio, ma non aveva escluso eventuali errori nelle “oltre 1’200 note a piè di pagina” della tesi. Oggi ha dichiarato: “Rinuncerò al titolo temporaneamente, sottolineo temporaneamente, finchè non si conoscerà l’esito dell’esame della tesi di dottorato, in corso all’Università di Bayreuth”.

 

Grande scalpore nel mondo politico, per lo scoop del settimanale Oggi, su un fantomatico master alla Sda Bocconi, del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Daniela Santanché.

«Laureata in Scienze politiche, consegue un master alla Sda Bocconi». Così è scritto sul sito del governo nel curriculum del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Daniela Santanché. Ma alla Scuola di Direzione Aziendale del prestigioso ateneo milanese, rivela il settimanale Oggi, in edicola da mercoledì, di lei negli archivi non c’è traccia.

«Abbiamo verificato, e dalla nostra banca dati alunni [gli ex studenti, ndr] non risulta abbia frequentato un nostro master o mba. Non possiamo escludere, ma non abbiamo modo di verificare, che abbia frequentato un corso breve». La Sda Bocconi organizza in continuazione seminari di aggiornamento per manager che durano uno o più giornate. E di queste decine di migliaia di persone non conserva traccia. Ma sono corsi che non possono essere certo confusi con un master.

Pochi giorni fa l’astro nascente della politica tedesca, il ministro della Difesa Karl-Theodor zu Guttenberg, ha dovuto dimettersi perché si è scoperto che aveva copiato parti della tesi di dottorato. Cosa farà adesso, si chiede Oggi, Daniela Santanché?

e alla fine si scopre:

ROMA – La rivincita, per Daniela Santanchè, è arrivata oggi. Ieri erano trapelate le anticipazioni del servizio che il settimanale Oggi le ha dedicato affermando che alla Scuola di direzione aziendale della Bocconi non risulterebbe che l’on. Daniela Santanchè abbia conseguito un master. Oggi la rettifica della Bocconi. «A rettifica di quanto apparso sui mezzi di informazione – si legge in una nota dell’ufficio stampa dell’università – l’onorevole Daniela Santanchè ha frequentato il corso di formazione imprenditoriale in aula e su progetto della Sda Bocconi “Gemini – Progetto Nuove Imprese” tra il 1992 e il 1993». Nel frattempo l’Ufficio stampa del sottosegretario all’Attuazione del programma ha diramato una nota preannunciando querele per il settimanale Oggi e il quotidiano Il Fatto: «Daniela Santanchè – si legge – ha dato mandato ai suoi legali di aprire una causa civile contro il settimanale “Oggi” e il quotidiano “Il Fatto” che con un’informazione falsa e incompleta hanno arrecato grave danno alla sua dignità e alla sua credibilità».

«Le dichiarazioni dell’Università Bocconi – dice l’ufficio stampa della Santanchè – mettono la parola fine sulla “panna” che ad arte stava montando la macchina del fango sistematicamente impegnata a denigrare e a chiedere le dimissioni di esponenti del governo Berlusconi, sulla base di false notizie. Questi professionisti della menzogna sanno infatti benissimo di non poter contare sulla maggioranza degli elettori, i quali a casa hanno mandato e continueranno a mandare loro, insieme ai mandanti di queste campagne diffamatorie. Ci aspettiamo ora da chi ha scritto e parlato di “falso” e di “patacca” le dovute scuse e smentite. Altri chiariranno in tribunale».

 

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Io sono sbalordito dalla massa di coglioni che abbiamo eletto, mi domando cosa ci stanno a fare al governo, (ci chiedono  un piccolo sacrificio veramente disgustoso e sbalorditivo riuscire solo a pensarlo) ma loro si aumentano lo stipendio e dilapidano risorse. Sapevate che una consigliere regionale ha lo stipendio più alto del Presidente degli Stati Uniti. Roba da non credere. Altro che mafia, poteri occulti, qui è tutto alla luce del giorno. Sono veramente disgustato da come usano la cultura, perché non tassate anche i biglietti del calcio. Magari spaventano gli ultra ?????  cF

Tassa sulla cultura

 

Il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto per il reintegro dei fondi destinati alla cultura: i soldi non arriveranno dall’aumento di 1 euro del biglietto del cinema, ma dall’incremento di 1-2 centesimi del prezzo della benzina. Il governo «ha rispettato gli impegni» e ha ripristinato i fondi per il Fus (Fondo unico per lo spettacolo) e ha reso strutturale il tax credit chiesto a gran voce dal mondo del cinema e dello spettacolo, ha riferito il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta: «Non ho mai avuto dubbi che l’impegno sarebbe stato rispettato. Il ministro Bondi – che poi ha rassegnato le sue dimissioni definitive, ndr – e io abbiamo rispettato l’impegno».

FUS – Il fondo Fus ritorna quindi ai livelli dell’anno scorso con 428 milioni «anzi qualcosa in più», ha spiegato Letta. Si tratta di 149 milioni di risorse integrate con altri 26 milioni del Mibac «che non rientravano nel congelamento», ha spiegato Letta. I fondi per il ripristino del Fus per la cultura e per finanziare il tax credit arriveranno con l’aumento di 1-2 centesimi delle accise della benzina: «Un piccolo sacrificio che tutti gli italiani saranno lieti di fare». «Sono nate polemiche poco simpatiche e qualche manifestazione, ma tutto è bene quel che finisce bene», ha aggiunto Letta. Secondo l’associazione di consumatori Adiconsum, l’aumento dell’accisa di 2 centesimi sulla benzina comporterà «un aggravio di 20 euro l’anno a veicolo». Approvata anche una norma straordinaria per Pompei che prevede l’assunzione di personale straordinario «e risolve il problema delle sovrintendenze».

Non finisce mai di stupire il Piu’ Bel Governo della Storia Italiana, almeno dai tempi di Nerone (che sospetto essere stato colluso con i palazzinari romani dell’epoca) ad oggi.
Ecco spuntare un emendamento del governo per una tassa sul cinema: 1 euro in piu’ sul prezzo del biglietto, a partire da luglio (cinema parrochiali esclusi).

Prelievo a mio parere inaccettabile, proprio in un paese dove la cultura sta gia’ per essere affossata e dove i responsabili morali, vedi i recenti crolli di Pompei, non pensano nemmeno lontanamente a dimettersi per manifesta incapacita’. Serviranno forse a finanziare altri film come Goodbye Mama (un milione di euro) nel controverso sodalizio cinematografico italo-bulgaro ? (vedi sotto)

Se proprio si vuol far cassa, proporrei una diversa tassa, quella sulle prostitute.
Mettiamo di imporre per legge un’aliquota del 50% sulla prestazione. Mettiamo, putacaso un politico (inteso come persona con una certa disponibilita’ economica) paghi 7000 euro per una escort (prezzo di mercato!), in questo caso 3500 euro andrebbero allo Stato, che equivalgono a 3500 onesti cittadini che non pagherebbero un ingiusto balzello quando si recheranno al cinema.
Non sarebbe questa una tassa piu’ onesta ?

sotto
Grazie alla tenacia iniziativa della Rai e del Piu’ Bel Governo della Storia Italiana sta nascendo in questi mesi un importante sodalizio cinematografico tra l’Italia e la Bulgaria. A tirare le fila, da un lato il Nostro e dall’altro la sua amica regista bulgara, Bonev.
E dopo il film bulgaro, Goodbye Mama, finanziato da Rai Cinema, un milione di euro dei nostri soldi, presto seguira’ un altro film del nascente asse Roma-Sofia, “I tesori di Pompei”, quasi uno scherzo del destino visti i recenti crolli avvenuti, per incuria e per mancanza di fondi, nel sito archeologico. 

Intanto, nel civile parlamento bulgaro, si discute dei finanziamenti di Goodbye Mama (per due volte respinto dall’ente nazionale, il terzo passo’ col grosso contributo italiano), tale da creare un esposto nella piu’ severa Commissione Anticorruzione e che mette al centro dell’attenzione politica il loro ministro della cultura.
Da noi invece una cosa di poco conto, che non intimorisce nessun politico, come fosse una leggera brezza.

Non mi resta che augurargli un veloce inizio delle riprese cinematografiche, per ora Pompei sta resistendo, ancora in piedi.
Presto pero’ !

 

Nella giornata di ieri è uscita sui giornali la proposta del consigliere comunale Roberto Pierfederici, socialista ma eletto nelle file del PD, di far fronte ai tagli alla cultura imponendo, tra altre cose, il pagamento di un canone annuo per l’accesso alle biblioteche.

L’associazione Grillireggiani si è da sempre schierata in difesa della cultura in ogni sua forma, delle istituzioni culturali e dell’accesso universale e gratuito alla conoscenza, base e fondamento di ogni progresso sociale, scientifico ed etico di una comunità. Pertanto disapproviamo senza appello ogni possibile ostacolo che venga posto tra i cittadini e l’accesso libero alla cultura e all’istruzione, per ottenere il quale tante lotte sono state necessarie in passato, e con risultati ancora oggi comunque non soddisfacenti.

Una ricerca nazionale pubblicata all’inizio dell’anno mostra che Reggio Emilia è la prima città in Italia per libri presi a prestito in un anno dai cittadini, ben 5 per ogni reggiano, contro il misero singolo libro del resto del paese. Nella nostra città si legge almeno cinque volte più che in altre parti d’Italia, e gran parte del merito va al nostro eccellente sistema bibliotecario, che risulta non a caso il servizio comunale più gradito dalla cittadinanza.

In un periodo di crisi si deve far grande attenzione a non trascurare le eccellenze locali, cosi difficili da costituire ma cosi facili da mandare a rotoli, non possiamo far fronte ai tagli ad alcune importanti istituzioni condannando all’oblio istituzioni altrettanto importanti. Un canone all’accesso alle biblioteche, anche se di limitato importo, romperebbe il circolo virtuoso creatosi negli anni e causerebbe un crollo drammatico della frequentazione delle strutture, andando a colpire soprattutto gli utenti più deboli ma allo stesso tempo maggiori utilizzatori del servizio: studenti che necessitano di testi specialistici difficilmente reperibili e persone di basso reddito che non possono permettersi l’acquisto di libri. Non possiamo infatti dimenticare che un canone non progressivo rispetto al reddito ha pure il torto di trattare ricchi e poveri allo stesso modo, somando ingiustizia ad ingiustizia.

Pertanto diciamo no e ancora no a questa gabella sulla cultura e la conoscenza!

 

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La bandiera del Conservatorio

Lettera pubblicata sulla Gazzetta di Parma il 19 marzo 2011

le scrivo a malincuore questa lettera per segnalare che oggi, nel giorno dedicato ai 150 anni dell’Unità d’Italia, in Conservatorio non ho visto esposto il tricolore. Essendo io docente presso questa istituzione, mi avrebbe fatto piacere un intervento più deciso e mirato nei festeggiamenti dedicati all’Unità. Nella storia del Conservatorio di Parma ci sono direttori come Dacci, Boito, seguace di Giuseppe Garibaldi e amico di Verdi. Mi sarei aspettato almeno un concerto dedicato alle musiche che hanno accompagnato il Risorgimento, certo la situazione della cultura in Italia non aiuta. Esporre il tricolore non comporta, tuttavia, un aggravio di spesa e mantiene viva la nostra storia. E’ vero che la facciata è coperta da un’impalcatura, ma avrei gradito la presenza della nostra bellissima bandiera almeno nell’atrio a ricordare quanti musicisti di quell’Italia risorgimentale sono entrati nel nostro Conservatorio. Un paese che non ricorda il passato non può avere un futuro e riflettere sulla nostra storia musicale, che è sempre così attuale, mi sembra indispensabile in un luogo dove si devono conservare le musiche del passato e programmare quelle del futuro.

 

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Pericolo nucleare in Giappone: a Tokyo radioattività nell’acqua

La Tokyo Power Electric Power Company, meglio conosciuta con l’acronimo Tepco, annuncia il ritorno della corrente elettrica nella centrale di Fukushima dove, a causa del violento sisma di magnitudo 8,9 scala Richter sono saltati i sistemi di raffreddamento di alcuni reattori nucleare.
In particolare Tepco avrebbe utilizzato dei generatori diesel per rimettere in funzione i reattori 5 e 6 dell’immensa centrale nucleare.

A Tokyo intanto cresce il panico e se l’incubo blackout è terminato, aumenta la paura per il pericolo da contaminazioni radioattive. Il governo giapponese lancia l’allarme per la contaminazione del cibo che sembra vedere in particolar modo alimenti quali spinaci e latte ad alto rischio per i consumatori.

Il latte viene prodotto nei pressi della centrale nucleare Fukushima così come anche gli spinaci, che hanno assorbito un elevato tasso di radiazioni anche se le coltivazioni si trovano nella prefettura di Ibaraki. Il portavoce del governo Yukio Edano intanto ha dichiarato che attualmente sono in corso indagini per risalire al mercato presso il quale sono state inviate le ultime due partite di spinaci che potrebbero rappresentare un serio pericolo se l’alimento dovesse venir ingerito.

Il bilancio delle vittime continua a salire inesorabilmente, raggiungendo cifre catastrofiche quantificabili in 7.197 morti ai quali poi vanno aggiunti i 10.905 dispersi. Continuano intanto le operazioni combinate di forze dell’ordine, militari e volontari il cui scopo è quello di scavare fra le macerie per recuperare feriti e cadaveri.

Una nuvola di fumo bianca si è innalzata sopra le centrale di Fukushima (come possiamo vedere nel video), gravemente danneggiata dal doppio disastro del terremoto e dello tsunami  che ha colpito il Giappone venerdì 11 marzo. E’ stato immediatamente chiesto agli operai dell’impianto nucleare giapponese di evacuare temporaneamente la struttura. I lavoratori sono stati “invitati a ritirarsi in una zona sicura”, dice il capo di gabinetto Yukio Edano. Le autorità più tardi hanno permesso loro di rientrare dopo che i livelli di radiazione si sono abbassati, come riferisce la Tokyo Electric Power Company che gestisce la centrale.

I livelli di radiazione presso l’impianto si sono impennati e vapori radioattivi sono probabilmente fuoriusciti nel corso degli ultimi giorni (solo ieri una nuova esplosione nella centrale nucleare che ha coinvolto il reattore 4). Il picco più recente “probabilmente” si è verificato “in quanto la vasca di contenimento del reattore n. 3 è stata danneggiata”, comunica un portavoce per l’agenzia di sicurezza nucleare in Giappone ai giornalisti. Edano poi asserisce che il fumo o vapore sopra la centrale può essere stato causato da una violazione della struttura di contenimento del reattore n ° 3 – il guscio di acciaio e cemento che isola all’interno  il materiale radioattivo.

TOKYO –

Il bilancio ufficiale del terremoto/tsunami dell’11 marzo scorso nel Giappone del nordest, la più terribile sciagura nazionale nipponica dal Grande terremoto del Kanto del 1923, si appesantisce: i dati della polizia nazionale vedono il numero dei morti accertati a quota 8.450 e quello dei dispersi a 12.931.

Tuttavia, nella sola prefettura di Miyagi, la polizia locale ha ipotizzato 15.000 vittime. Gli sfollati sono 360.000, spesso accolti presso rifugi allestiti in edifici pubblici. In molti casi manca ancora luce e riscaldamento. I 100mila soldati e gli altri soccorritori lavorano  per portare quello di cui hanno più bisogno – farmaci, coperte, vestiti, cibo – ma la situazione resta critica.

 

Salvi dopo 9 giorni

Anche nell’apocalisse capita di vedere una scintilla di luce. È accaduto oggi a Ishinomaki, una città annullata dal terremoto/tsunami dell’11 marzo, dove sono stati trovati vivi, lucidi e sostanzialmente illesi una nonna di 80 anni, Sumi Abe, e il nipote sedicenne Jin Abe. Un miracolo. Sumi e Jin sono stati trovati tra le macerie della casa dell’anziana e coriacea vecchietta. La donna, estratta, ha mostrato lucidità e forza d’animo, rassicurando i suoi stessi soccorritori sulle sue condizioni di salute. E’ stata portata in ospedale, col nipote.

 

La situazione dei reattori

Il premier nipponico, Naoto Kan, visiterà domani una struttura a circa 20 km dalla centrale nucleare di Fukushima n1, a ridosso della linea di demarcazione per l’evacuazione contro i rischi di radioattività.

Kan, riferisce l’agenzia Kyodo  lascerà Tokyo in elicottero la mattina e si recherà al ‘J Village’, una scuola di calcio composta da 11 campi ora usati da vigili del fuoco e altri soccorritori impegnati nell’emergenza presso l’impianto, causata dal surriscaldamento dei reattori e dalla perdita di radiazioni.

Il governo ha disposto l’evacuazione dalle aree nel raggio di 20 km della centrale, mentre ha invitato a lasciare la zona dai 20 ai 30 km o, in caso contrario, a restare in casa.

Il premier, inoltre, si recherà a Ishinomaki, prefettura di Miyagi, per incontrare le persone colpite.

Di seguito lo stato aggiornato dei sei reattori della centrale nucleare di Fukushima, rilevato nella serata di oggi (pomeriggio ora italiana).

REATTORE 1 – (operazioni sospese dopo il sisma): Parziale fusione del nocciolo del reattore; emissione gas radioattivi; costruito un guscio di contenimento per il reattore danneggiato da un’esplosione di idrogeno; crollo del tetto; utilizzo di acqua salata per operazioni di raffreddamento.

REATTORE 2 – (operazioni sospese dopo il sisma): Temuto danno alla struttura di contenimento del reattore; fallimento nelle operazioni di raffreddamento; utilizzo di acqua marina per raffreddamento del reattore; barre di combustibile completamente esposte in maniera temporanea; emissione gas radioattivi; costruzione di un guscio di contenimento per il reattore danneggiato dall’esplosione avvenuta al reattore numero 3; esplosione vicino alla camera di contenimento; pompaggio di acqua marina nella piscina di stoccaggio delle barre di combustibile esausto; ripristinato il collegamento alla rete elettrica oggi.

REATTORE 3 – (operazioni sospese dopo il sisma): Temuta parziale fusione del nocciolo; fallimento nelle operazioni di raffreddamento; emissione gas radioattivi; pompaggio acqua salata all’interno del reattore; costruzione di un guscio di contenimento per il reattore severamente danneggiato da un’esplosione di idrogeno; acqua salata gettata da elicottero nella vasca di stoccaggio delle barre di combustibile esausto giovedì; immissione di acqua all’interno della vasca di stoccaggio per quattro giorni fino ad oggi.

REATTORE 4 – (in manutenzione quando si è abbattuto il sisma): Temuta una reazione nucleare all’interno della vasca di stoccaggio delle barre di combustibile esauste; incendio nel guscio di contenimento del reattore martedì e mercoledì; rimane solo la struttura del tetto del guscio di contenimento del reattore; la temperatura nella piscina ha raggiunto gli 84°C domenica scorsa ed è stata gettata acqua all’interno della piscina.

REATTORE 5 – (in manutenzione quando si è abbattuto il sisma): Alcune barre di combustibile lasciate all’interno del nocciolo del reattore; ripreso sabato scorso il raffreddamento della piscina di stoccaggio delle barre di combustibile esausto; spegnimento a freddo del reattore domenica scorsa; ripristinato collegamento a rete elettrica a mezzanotte di oggi (16 ora italiana).

REATTORE 6 – (in manutenzione quando si è abbattuto il sisma): Alcune barre di combustibile lasciate all’interno del nocciolo del reattore; generatore di emergenza e sistema di raffreddamento ripristinati sabato scorso; spegnimento a freddo del reattore domenica scorsa.

 

La contaminazione si sposta alla catena alimentare

Il ministro della Salute giapponese Yoshifumi Kaji ha detto che dai test risulta che altre verdure sono state trovate contaminate da radiazioni in Giappone in luoghi diversi, fatto che indica che la contaminazione sta raggiungendo la catena alimentare. Dalle prove, si è rilevato un eccesso di elementi radioattivi su verdure come ravizzone e crisantemo, oltre agli spinaci. Le colture sono state controllate in aree di tre prefetture che prima non avevano rilevato radiazioni. Kaji ha detto che è possibile che alcuni cibi contaminati possano essere già stati venduti, aggiungendo che il Governo ha chiesto di localizzare e bloccare carichi di latte provenienti da Fukushima, dove è situato lo stabilimento che più ha subito danni, dopo aver trovato latte contaminato in 37 fattorie.

Le autorità giapponesi hanno quindi limitato la vendita di verdura dalla prefettura che circonda la centrale, dopo aver già imposto il divieto di vendere il latte proveniente dalla stessa area.

Ieri e oggi sono state infatti rinvenute tracce di iodio radioattivo in spinaci e latte nelle prefetture di Fukushima e Ibaraki. Non ci sono state scene di panico nella corsa per accaparrarsi il cibo, come invece era successo la scorsa settimana. I rivenditori hanno effettuato controlli sui fornitori e hanno cercato di evitare le merci che ritenevano potessero essere contaminate.

 

Rilevate tracce sostanze radioattive in pioggia a Tokyo

L’acqua piovana e le polveri della grande area metropolitana di Tokyo e di altre 8 prefetture non sono immuni dalla contaminazione. Come reso noto dal ministero della Educazione giapponese, vi sono state rilevate tracce di sostanze radioattive.

Le analisi effettuate dai ricercatori – secondo quanto riporta il sito internet del quotidiano Yomiuri shinbun, – hanno rilevato la presenza di iodio e cesio radioattivi. I ricercatori hanno comunque precisato che si tratta di dosi limitate che non possono provocare danni alla salute umana. “Possiamo dire che si tratta di un livello di contaminazione inferiore a un millesimo di quello dei Paesi vicini a Chernobyl quando ci fu l’incidente, quindi non si tratta di dosi che provochino danni alla salute – ha spiegato la numero due del Dipartimento di sicurezza nucleare Junko Matsuhara – “tuttavia è importante continuare a ispezionare il livello di radioattività presente nell’ambiente, nei vegetali e nel latte”.

Le campionature sono avvenute tra le 9 del mattino (ore 1 in Italia) del 19 marzo e la stessa ora di oggi.

Il pericolo nucleare in Giappone non si ferma e, mentre continuano a salire i livelli di radioattivitàpresso la centrale che ha subito danni in seguito al terremoto, tracce di radioattività nell’acqua sono state riscontrate a Tokyo e nel latte e negli spinaci che vengono prodotti nei territori più vicini alla centrale nucleare. Si temono conseguenze sulla salute, anche se le autorità continuano a rassicurare la popolazione.

Sembra un incubo senza fine. Dopo la paura contaminazione dell’aria ora il timore radioattività si sposta anche sul cibo. Mentre nei paesi europei, Italia compresa, sono stati avviati controlli delle importazioni di cibo proveniente da Giappone, il paese del Sol Levante deve fare i conti con tracce radioattive riscontrate nel latte e nell’acqua.

Tracce di iodio radioattivo sono state infatti trovate nell’acqua che esce dai rubinetti delle città nei pressi di Fukushima e a Tokyo. Sono state le fonti governative a confermare la presenza di tracce di iodio radioattivo trovate nei rubinetti dell’acqua di Tokyo e in altre località del Giappone.

Livelli anormali di iodio radioattivo sono stati rinvenuti anche nell’approvvigionamento idrico nelle prefetture di Gunma, Tochigi, Saitama, Chiba e Niigata. I livelli sono comunque di gran lunga inferiori al limite legale del Giappone, chiarendo che per il momento non esiste alcuna minaccia immediata per l’uomo.

Tracce di radiazioni sono state riscontrate anche negli spinaci coltivati nei pressi della centrale nucleare di Fukushima ed è paura contaminazione anche per il pesce. I rivenditori continuano a proporlo per la commercializzazione ma i timori bloccano le vendite e la pura radiazioni durerà almeno per un decennio.

Nel frattempo, nell’area della centrale nucleare di Fukushima il livello di radioattività rilevato nell’aria è stabile ma significativamente più elevato del normale. A riferirlo è stata l’Aiea, l’agenzia Onu per l’energia atomica

bugie_nucleareMentre il disastro nucleare della centrale di Fukushima è ancora in corso – e potrebbe degenerare ulterioriormente – il mondo intero si interroga sul futuro dell’energia atomica. Il governo italiano, in netta controtendenza rispetto alla volontà generale, ha espresso ieri, per bocca del Sottosegretario allo Sviluppo Economico Stefano Saglia, una cauta modifica dei piani, ma la rotta è chiara: il nucleare si può e si deve fare. “Inutile farsi prendere dall’emozione”, come ha dichiarato il Ministro per l’Ambiente Stefania Prestigiacomo (e tanti altri insieme a lei): ciò che è accaduto in Giappone non potrà mai accadere, qui da noi… uno tsunami così non si è mai visto, qui da noi... e poi, quelle là, erano vecchie centrali…

Di tutt’altro avviso è il WWF Italia, che dopo aver messo a disposizione mezzi e competenze per aiutare il popolo giapponese, ha definito come “Cinismo disinformato” le dichiarazioni pro-nucleari di esponenti del governo e non. Il motivo è presto detto: secondo il WWF sarebbero almeno 4 le affermazioni false rilasciate in questi giorni ma smentite dai fatti.

1) La prima riguarda proprio lo tsunami, l’evento che, più del terremoto stesso, ha devastato il paese: nel Mediterraneo, ha dichiarato qualcuno, uno tsunami così sarebbe da escludere. Falso, sostiene invece il WWF. In seguito al devastante terremoto verificatosi nello stretto di Messina il 28 dicembre 1908, si sono infatti registrate lungo la costa calabra e siciliana onde alte fino a 12 metri.

2) La seconda affermazione falsa è invece quella che riguarda le cosiddette nuove centrali, i famosi reattori di “quarta generazione”, detti anche EPR. Mentre secondo i nuclearisti tali reattori sarebbero sicuri, il WWF sottolinea come si tratti in realtà di prototipi, oltretutto non ancora perfetti, visto che le stesse Agenzie per la sicurezza nucleare di paesi come FranciaGran BretagnaFinlandia ancora non hanno risolto alcune questioni di sicurezza fondamentali.

3) La terza affermazione falsa si basa sul classico “lo fanno tutti, tanto vale farlo anche noi”, o meglio:visto che importiamo energia nucleare, ciò significa che ne abbiamo bisogno e, proprio per questo, conviene produrla qui. In realtà, precisa il WWF, ciò avviene perché le compagnie estere vendono l’energia nucleare prodotta di notte a prezzi stracciati, e questo per il semplice motivo che le centrali, una volta avviate, non possono essere interrotte con un click (per cui funzionano anche di notte, quando la domanda cala).

4) Quarta e ultima affermazione falsa riguarda invece l’energia nucleare in generale: pare sia una scelta necessaria, secondo il Governo, per assicurare al paese l’approvvigionamento energetico nell’immediato futuro. Esistono invece numerose ricerche condotte a riguardo, in particolare l’Energy Report stilato proprio dal WWF in collaborazione con Ecofys, che dimostrano come entro il 2050 il fabbisogno energetico italiano e mondiale potrebbe essere soddisfatto dalle energie rinnovabili, con una percentuale marginale di fossilenucleare.

di Roberto Zambon

Le bugie, insomma, hanno le gambe corte, e non è certo una novità. Ciò che suona come inedito, forse, è il numero crescente di Pinocchi in circolazione.

 


di Stefano Federici
La nazione sicuramente più preparata ad affrontare simili eventi è stata squassata da uno dei terremoti più potenti mai registrati. 

Il Giappone, terza potenza mondiale, è in ginocchio…danni incalcolabili, vittime ancora da accertare ed ora incubo nucleare, un incubo che accompagna tutto il mondo dal 1952, data del primo incidente ad una centrale in Canada. Ed è proprio su “nucleare si” o “nucleare no” che nel paesotto, intento ad auto-festeggiarsi, si è intrapresa una corsa contro il tempo a chi sparava la fesseria più grossa.

Da subito, sia su SKY che sulla Rai, veniva catapultato tal Mauro Ricotti, ing. nucleare, che prima ancora che gli stessi giapponesi si esprimessero sui danni subiti dai reattori di Fukushima (reattori di seconda generazione il cui inizio costruzione è tra il 1967 e il 1986), si sperticava in lodi sulla sicurezza degli stessi sostenendo, senza nessun senso logico, il basso rischio di possibili incidenti.

Stessa operazione, ancora più marcatamente affrettata, era opera di  Oscar Giannino, editorialista del Mattino, Messaggero, Panorama, etc…, che si spingeva anche oltre trovando, non si sa come, la certezza della sicurezza di tali centrali proprio da quanto accadeva in Giappone.

Inutile dire che entrambi i suddetti, al momento, risultano totalmente scomparsi dagli schermi e dalle pagine dei giornali.

Ma il “pittoresco” e altrettanto ridicolo tentativo di sminuire quanto accadeva, e continua ad accadere, nella sfortunata nazione asiatica, non si è fermato neanche dopo le prime notizie dei seri danni riportati dalle strutture e del pericolo grave e reale che sta incombendo su tutto il popolo nipponico.

Entrano in scena gli “esperti”: l’ex-ambientalista Chicco Testa e Umberto Veronesi, ex-senatore del PD e attualmente presidente dell’Agenzia per la sicurezza (e meno male !!!).

Dai primi momenti marcati da una euforia scomposta ed inspiegabile che prendeva spunto dalla tragedia per rimarcare la giustezza della scelta nucleare fatta in Italia, sconfessando così il referendum del 1987, si è passati, nelle ultime ore, quando la situazione è stata definita dagli stessi vertici giapponesi “fuori-controllo”, a veloci, quanto tardivi, passi indietro. Il Codacons, difatti, ha chiesto le dovute dimissioni di Umberto Veronesi…ma in Italia non si dimette nessuno…soprattutto chi mente.

Lo stesso governo che, per voce della ministra dell’ambiente Prestigiacomo, aveva insistito sull’ impossibilità di ritornare sui propri passi dopo la scelta del ritorno al nucleare, approvata dal senato a larghissima maggioranza (154 si, 1 contrario, 1 astenuto) e tramutata in legge nel luglio 2009, ora sembra fare retromarcia, adottando, come al solito, un pastrocchio all’italiana: “le centrali saranno messe solo nelle regioni che lo vorranno”…

Bisogna sapere che, dal 1952 ad oggi, gli incidenti di cui non si è potuto tacere risultano essere oltre il centinaio, e si stima che, nella realtà, siano almeno 4 all’anno.

Ma in Italia alcuni sostengono ancora, contro ogni evidenza, la necessità, anche a scapito della salute e sicurezza pubblica, del ritorno al nucleare, l’inevitabilità di questa scelta accompagnata dai notevoli passi avanti fatti sulla garanzia di tenuta degli stessi impianti di ultima generazione e l’affidabilità dell’ azienda a cui è stata data la gestione dello sviluppo del nucleare italiano, l’Areva, multinazionale Francese.

Ari Nouri, amministratore delegato di Areva, dichiara in un’ intervista da poco rilasciata: “non c’è motivo di temere per la costruzione delle nuove centrali nucleari:le nostre aziende sono più che preparate ad affrontare la sfida. E le competenze tecniche non mancano di certo.”

Peccato che basti fare un giro su internet per trovare, nei fatti, le smentite a quanto appena ascoltato.

Francia: Luglio 2008, centrale nucleare di Tricastin, gestita da Socatri, società satellite di Areva. Durante il lavaggio di una cisterna, parte di 30 metri cubi d’acqua usata, contenente 12 grammi di uranio per litro, finisce accidentalmente in due fiumi vicini. Divieto di attività nautiche, bagno e pesca lungo il Gauffiere e l’Auzon, blocco della distribuzione di acqua potabile e dei prelievi privati dai due fiumi, oltre che dell’irrigazione dei campi nelle aree interessate dalla fuoriuscita.

Ancora Francia, ancora luglio 2008. Fuoriuscite di acque contaminate da elementi radioattivi, “senza impatto sull’ambiente”, vengono registrate in un impianto della Areva a Romans-sur-Isere, nel dipartimento della Drome, nel sud-est della Francia. Lo rende noto l’Autorithy francese per la sicurezza nucleare.

Sempre Francia, sempre luglio 2008. Quindici operai dell’impianto nucleare di Saint Alban, nella regione dell’Isere (sud della Francia), vengono contaminati dalla fuoriuscita di liquido radioattivo. Lo riferisce Electricité de France (Edf), l’azienda elettrica francese. «Gli operai sono stati leggermente contaminati nel corso di un intervento di manutenzione su un cantiere dell’unità produttiva numero due», ha indicato un responsabile della direzione. L’incidente non è stato classificato dall’Agenzia di sicurezza nucleare.

Ed ancora: Cento operai della centrale nucleare del Tricastin, dove pochi giorni prima c’era stata una fuga di materiale radioattivo, vengono contaminati ”leggermente” da elementi fuorusciti da una tubatura nel reattore numero 4, fermo per manutenzione. Lo rende noto la direzione di EDF.

29/07/2008 Nuovo allarme alla centrale nucleare di Tricastin a 40 chilometri da Avignone, nel sud della Francia. Un centinaio di impiegati sono stati sgomberati dall’impianto a causa dell’allarme lanciato dopo una nuova fuoruscita di polvere radioattiva dal reattore No4.

Cina: Daya Bay è una centrale giovane, inaugurata nel 1993, costruita da Framatome (oggi Areva) con tecnologia PWR, cioè la generazione precedente gli Epr che dovrebbero essere installati in Italia con l’accordo Enel-Edf. Tre incidenti si verificano negli ultimi tempi: tre “microfessure” nel circuito di raffreddamento che furono rivelati alla popolazione diverse settimane dopo. Si disse che non c’era stata fuoriuscita di radiazioni.

A giugno Radio Free Asia tira fuori la notizia che c’è stata una perdita da una barra di combustibile. China Light & Power, proprietaria dell’impianto, smentisce tutto e, ad oggi, non è chiaro cosa sia successo.

Niger: 11 dicembre 2010, sversamento di oltre 200mila litri di fanghi radioattivi fuoriusciti dalle vasche che contengono le scorie della miniera di Somair. La cava è di proprietà dell’azienda nucleare francese Areva. I liquidi sterili, questo il nome ufficiale, contengono l’85% della radioattività iniziale dell’ uranio. Il reportage Left in the dust documenta come nei villaggi, costruiti nei pressi delle aree estrattive da Areva, uomini donne e bambini vivano immersi nella radioattività.

Come ultima “balla atomica” va segnalata quella detta appena ieri dall’ambasciata italiana a Tokio, da dove, in queste ore, cercano di fuggire tutti: “Roma più radioattiva di Tokio !!!!”…manco fossimo su “scherzi a parte”.

Bugie su bugie, quindi, per un programma nucleare che già, a suo tempo e non sull’onda “emozionale”, ma sui dati che solo i “vecchi” politici italiani continuano a non vedere, fu sonoramente bocciato.

Di certo il referendum del prossimo 12 giugno farà, speriamo definitivamente, piazza pulita di questi difensori del nucleare che forse, solo per l’età raggiunta, non si preoccupano di quali potranno essere, nel futuro, le conseguenze.

Il gestore degli impianti,  uno stato nello stato che  gode di coperture e omertà
L’ industria elettronucleare è uno strano animale: è un operatore economico privato alla caccia dei profitti, ma svolge un business tanto «pubblico» da diventare una sorta di Stato nello Stato. È vero in tutto il mondo, è verissimo anche in Giappone, dove dal 1954 c’è stata una sorta di simbiosi tra gli interessi industriali e il governo nazionale, in nome dell’autonomia energetica. E così, fino al momento in cui il premier Naoto Kan ha poi deciso di prendere in mano la situazione chiamando in causa l’esercito, il governo si è limitato a girare le notizie diffuse dalla Tepco, la società che possiede la centrale e a cui erano in pratica state delegate tutte le operazioni. Una società che insieme alle altre aziende elettriche nipponiche ha una lunga storia di disinformazione, sempre con la connivenza dell’amministrazione incaricata di controllarla. 

 

Proprio a Fukushima 1, il sito che minaccia la catastrofe, nel 1991 i tecnici della Tepco trovarono microfratture in 242 delle 282 tubature per l’acqua di raffreddamento del reattore 3; in sei di queste il tubo era spesso la metà di quanto necessario. Invece di denunciare il problema alle autorità di controllo, la faccenda fu insabbiata. Nel 1992, per evitare che venisse scoperto un problema al «vessel» del reattore 1, la Tepco chiese e ottenne dalla Hitachi, che doveva effettuare i controlli, di «correggere» con un trucco tecnico i valori che emergevano. Altre irregolarità sono emerse successivamente, con «adeguamento» dei dati che non andavano bene, esami a certi componenti vitali che venivano considerati «non necessari», persino un problema al «vessel» di un reattore.

Soltanto nel 2002 l’Agenzia per la Sicurezza Nucleare e Industriale certificò l’imbroglio, provocando le dimissioni dei vertici di allora: ben 29 erano i problemi strutturali emersi in 13 reattori della società di Tokyo, tutti nascosti violando la legge.

Un grande scandalo che però non cambiò le cose: nel 2006 si scoprì che a Fukushima 1 la Tepco aveva falsificato i dati sulla temperatura dell’acqua di raffreddamento nel 1985 e nel 1988, dati usati per «passare» i controlli effettuati nel 2005 sull’impianto. «Sono fatti così, non dicono la verità, è nel loro Dna», dice Taro Kono, un deputato del Partito Liberaldemocratico da sempre su posizioni antinucleari.

Solo adesso, forse, capiamo perché la crisi a Fukushima 1 – dove continuavano a operare centrali costruite negli Anni 70, di vecchia concezione, per le quali la Tepco chiedeva altri dieci anni di attività – sia stata poi peggiorata da una sequenza di errori e indecisioni davvero imperdonabili, a dire di tutti gli addetti ai lavori. E del resto è l’intera industria ad avere un passato fittissimo di incidentipiccoli e grandi. Chissà quanti sono stati tenuti nascosti all’opinione pubblica, sostengono al Cnic, una organizzazione antinucleare giapponese. Alcuni, invece, sono emersi alla luce, come il caso dell’incidente del reattore «fast-breeder» di Monju del 1995, con tanto di rapporti falsificati e immagini video convenientemente editate per evitare visioni sconvenienti; l’incidente di Tokaimura del 1999, in cui persero la vita due lavoratori che utilizzavano secchi di acciaio per mischiare a mano il combustibile atomico; l’esplosione di gas a Mihama del 2004, in cui persero la vita cinque persone, dove l’indagine mostrò gravi carenze nei controlli e nella vigilanza da parte delle autorità.

Il fatto è che in Giappone – e forse non solo qui – l’industria dell’atomo gode di un potere sconfinato. Con la vecchia ma indistruttibile pratica dell’amakudari (ascesa in paradiso), tutti o quasi i funzionari delle amministrazioni pubbliche che seguono il dossier energetico nucleare una volta in pensione vengono immediatamente assunti con ricchi stipendi proprio dalle aziende su cui – in teoria – dovevano vigilare. Chissà se la crisi in corso cambierà le cose.

Certo è che a un certo punto il premier Naoto Kan non ce l’ha fatta più: martedì, di fronte a tutti, se l’è presa con i responsabili della Tepco, che non l’avevano informato delle due esplosioni ai reattori: «Mi volete dire – è esploso – che caspita sta succedendo?». Non era mai successo.

 

A una settimana dal tremendo terremoto che ha colpito il Giappone (anche se i danni più ingenti, compresi quelli alla centrale nucleare, sono stati provocati dallo tsunami), continua la corsa contro il tempo per evitare il disastro di Fukushima. Il livello di allarme è stato portato da livello 4 a livello 5 su una scala che vede in 7 il suo massimo.

Le ultime notizie dicono che nei reattori 1, 2 e 3 della centrale di Fukushima, il nocciolo è parzialmente scoperto e parzialmente fuso. Buone notizie per quel che riguarda i contenitori che racchiudono le barre di combustibile e che sarebbero ancora integri. Le notizie arrivano direttamente da tecnici italiani che sono in queste ore a stretto contatto con il gestore della centrale di Fukushima e l’Autorità giapponese per la sicurezza nucleare e industriale. Per il momento però non ci si sbilancia sull’entità del danno. Un evento simile si era già verificato a Three Mile Island (Usa) nel 1979, quando il nocciolo si era parzialmente fuso. Continua a essere in piede la possibilità di coprire le centrali con il cemento armato per bloccare le radiazioni. Lo stesso metodo fu utilizzato con Chernobyl.

Una task force americana per scongiurare una catastrofe nucleare. Il Pentagono ha annunciato l’invio a Fukushima di una squadra di esperti nucleari militari per aiutare i colleghi giapponesi nell’intervento sui reattori della centrale danneggiata dal sisma che ha sconvolto il Giappone di venerdì scorso. Un intervento ‘obbligato’, perché a Fukushima le radiaziono sono “estremamente forti, potenzialmente letali” per le persone che stanno cercando di limitare la perdita di sostanze radioattive. Lo ha detto Gregory Jaczko, capo della Nrc, la Nuclear Regulatory Commission, l’ente nucleare americano.  Una conferma arriva anche dalla tv di stato giapponese Nhk: a causa delle radiazioni sarebbe impossibile utilizzare i cannoni ad acqua per raffreddare i reattori.  Venerdì si susseguiranno nuovi tentativi.


CRESCONO RADIOAZIONI
– In serata, durante una conferenza stampa a Vienna, Graham Andrews, assistente del direttore generale dell’Aiea, Yukiyo Amano, ha confermato che il livello di radioattività attorno alla centrale di Fukushima è “sensibilmente aumentato” in un raggio di 30 chilometri, e in certe aree molto di più.

ACQUA SUI REATTORI –
Per tutta la giornata (la notte italiana) gli elicotteri dell’esercito giapponese hanno gettato tonnellate d’acqua sui reattori più surriscaldati della centrale nucleare, quelli 3 e 4, dopo che mercoledì gli stessi erano stati ‘bombardati’ con mega-idranti. Ma dagli Stati Uniti arriva l’allarme: “La situazione è molto più grave di quella descritta dal governo giapponese”. La radioattività che fuoriesce dai reattori 3 e 4 e l’alta temperatura potrebbero provocare infatti un’estensione dei problemi ai due reattori vicini, il 5 e il 6. Secondo Jackzo non ci sarebbe più acqua nella vasca di raffreddamento delle scorie nucleari del reattore 4. Pronta, ma non troppo precisa, la smentita della Tepco, società che gestisce la centrale: l’acqua c’è ancora, ma non si sa a che livello sia. Il presidente Obama ha promesso al collega Naoto Kan “tutto l’appoggio necessario” da parte di Washington, che nel frattempo ha invitato attraverso la propria ambasciata i concittadini a lasciare Tokyo e, se vogliono, il Paese. Lo stesso ha fatto l’ambasciata italiana.

RIMPATRIO – Il governo italiano, ha fatto sapere, “sta considerando la possibilità di facilitare il rimpatrio di connazionali in situazioni di elevata vulnerabilità”. Lo si legge in un avviso dell’ambasciata italiana a Tokyo, in cui i connazionali vengono invitati ad allontanarsi dalle zone colpite. Nel testo si riferisce di una “crescente situazione di rischio che potrebbe crearsi a Tokyo e nelle prefetture immediatamente a Nord della capitale nonchè alla possibile interruzione dell’erogazione dell’energia elettrica anche a Tokyo con i conseguenti, importanti disagi”. Particolare attenzione è dedicata a “donne incinte, coppie con bambini piccoli, malati e persone particolarmente provat dagli eventi emergenziali di questi giorni, o non abbienti, residente nella grande area metropolitana di Tokyo”.

RISCHIO ENERGETICO – Tokyo teme un blackout energetico in tutto il Paese. Dopo il sisma-tsunami, le scosse di assestamento e il pericolo radioattivo della centrale nucleare di Fukushima, il governo giapponese lancia un nuovo allarme: occorre limitare al più presto i consumi di energia elettrica su larga scala oppure sarà blackout. A dirlo è stato il ministro dell’industria, Banri Kaieda, durante la presentazione del piano di emergenza per la fornitura di carburante alle aree colpite dal terremoto.

MEDVEDEV: “DISASTRO COLOSSALE”
– L’emergenza nucleare determina anche fratture tra Tokyo e i suoi alleati, convinti che il governo giapponese non stia dicendo tutta la verità sulla crisi. Oltre a Obama, ha parlato anche il presidente russo, Dimitri Medvedev, che ha definito l’incidente nucleare giapponese “un disastro nazionale colossale, una catastrofe”. Anche la Cina vuole da Tokyo informazioni in tempi rapidi su ogni eventuale sviluppo della fuoriuscita di radiazioni dalla centrale di Fukushima. IlNew York Times, infine, ha puntato il dito contro le autorità giapponesi perché le informazione diffuse sarebbero insufficienti, poco chiare e poco tempestive. La tesi è sostenuta dall’autorevole quotidiano in un’analisi sul flusso informativo relativo agli impianti nucleari giapponesi.

IL BILANCIO – Si aggiorna di ora in ora il bilancio delle vittime del terremoto di venerdì. Secondo le ultime stime, le vittime sono oltre 15mila, tra morti e dispersi. Questo l’ultimo bilancio fornito dalla polizia nipponica, che nel dettaglio parla di 5.692 persone che mancano ancora all’appello.

ECONOMIA – Intanto, nella Borsa di Tokyo, lo yen vola. Il governo giapponese punta il dito contro gli speculatori, che avrebbero provocato una fiammata storica della divisa nazionale, che potrebbe far tracollare la situazione delle imprese esportatrici giapponesi, già schiacciate dalle conseguenze del terremoto.

 

TOKYO (Reuters) – Ecco una sintesi dei principali avvenimenti dopo il fortissimo terremoto e il successivo tsunami che hanno devastato il Giappone nord-orientale e danneggiato la centrale nucleare di Fukushima Daiichi, col rischio della fuoriuscita incontrollata di radiazioni.

– L’agenzia giapponese per la sicurezza nucleare dice che non è ancora possibile affermare che i reattori della centrale siano sotto controllo.

– Ingegneri giapponesi dicono che ricoprire la centrale con un sarcofago di cemento – come avvenne a Chernobyl nel 1986 – sarebbe l’ultima risorsa per evitare una catastrofica fuoriuscita di radiazioni

– Proseguono i tentativi di raffreddare le barre nucleari surriscaldate e si continua a versare acqua sul reattore numero 3. L’elettricità potrebbe essere ripristinata domattina nei reattori 1 e 2, dice l’agenzia Onu per il nucleare. Potrebbero così essere riavviate le pompe del sistema di raffreddamento. La priorità è quella di versare acqua sulle vasche di combustibile esausto, in particolare sulla vasca del reattore numero 3 che contiene plutonio.

– L’Aiea ha alzato il livello di gravità dell’incidente da 4 a 5 su una scala 1-7. Si tratterebbe quindi di un disastro della stessa gravità di quello di Three Mile Island, verificatosi negli Stati Uniti nel 1979. L’agenzia ha però precisato che non è necessario estendere il raggio dell’area di evacuazione, attualmente di 30 chilometri.

– Il numero uno della Nuclear Regulatory Commission statunitense, Gregory Jaczko, ha detto che potrebbero volerci settimane per raffreddare i reattori.

– I Paesi del G7 hanno concordato, dopo una teleconferenza, un intervento congiunto – per la prima volta dal 2000 – per contenere lo yen con l’obiettivo di calmare i mercati finanziari.

Il dollaro Usa sale a 81,83 yen, lasciandosi dietro il record negativo di 76,25 di ieri, dopo che la Banca del Giappone ha iniziato a vendere yen e altre banche centrali hanno accettato di intervenire. L’azionario giapponese è salito del 3%, ma registra ancora un calo del 10% sulla settimana.

– L’Agenzia nucleare giapponese dice che il livello di radiazioni nella centrale è di 20 millisievert per ora. Il limite per i lavoratori è di 100 per ora.

– L’Organizzazione mondiale della sanità ritiene che la diffusione di radiazioni sia localizzata e non rappresenti una minaccia immediata per la salute. Milioni di persone a Tokyo restano chiuse in casa, sebbene i venti portino il fumo – o vapore – radioattivo che esce dall’impianto verso il Pacifico.

– Yukiya Amano, capo dell’Aiea, è tornato in Giappone, il suo Paese, ma ha detto che non visiterà l’impianto per via delle radiazioni.

– Il presidente americano Barack Obama dice di avere chiesto una revisione su larga scala degli impianti nucleari Usa.

– Tokyo è sicura per i viaggiatori, dice la Croce Rossa Giapponese, ma le compagnie aeree stanno mandando aerei più grandi per consentire a migliaia di persone di partire. Il segretario per la Sicurezza interna Usa, Janet Napolitano, ha detto che passeggeri e aerei in arrivo dal Giappone saranno controllati per verificare l’eventuale contaminazione da radiazioni. Anche altri Paesi hanno avviato controlli analoghi.

– Le stime sulle perdite del Pil giapponese tra danni agli edifici, alla produzione e ai consumi varia da 10mila a 16mila miliardi di yen (125- 200 miliardi di dollari), cioè fino a una volta e mezzo le perdite provocate dal terremoto di Kobe nel 1995.

– La crisi nucleare svia l’attenzione dalle decine di migliaia di persone colpite dal terremoto e dallo tsunami della scorsa settimana. Circa 850mila case nel nord sono prive di elettricità, mentre le temperature esterne sono molto basse. Il bilancio delle vittime supera nelle previsioni i 10mila morti.

GIAPPONE: SARCOFAGO IN CEMENTO PER REATTORI NUCLEARI – Ad una settimana dal devastante terremoto che ha colpito il Giappone, la situazione della centrale nucleare di Fukushima resta critica. L’Agenzia internazionale per l’energia atomica oggi ha ufficialmente innalzato il livello di gravità dell’incidente da 4 a 5: si tratta, ovviamente, di un dato a dir poco allarmante, ma poi la stessa Aiea ha diffuso informazioni più tranquillizzanti. Graham Andrew, consigliere tecnico dell’Agenzia, ha infatti dichiarato che la situazione si sta stabilizzando. Come dire: almeno non peggiora. Intanto proseguono gli sforzi per riattivare l’elettricitá al reattore numero due, cosa che permetterebbe di rimettere in funzione il sistema di raffreddamento, e sono stati conclusi i lanci di acqua sul reattore numero tre che, come riferisce il capo di stato maggiore delle forze di autodifesa aeree Shigeru Iwasaki, hanno raggiunto l’obiettivo. La società elettrica che gestisce l’impianto, però, ha registrato un abbassamento solo marginale del livello di radioattività in seguito all’operazione.

E nel frattempo emergono varie ipotesi su come risolvere la crisi. In particolare non è esclusa una soluzione ‘alla Cernobyl’: chiudere cioè i reattori in unsarcofago di cemento armato e di seppellirli, proprio come fu fatto nel 1986 per la catastrofe nucleare ucraina.

 

NO TSUNAMI NEL MEDITERRANEO? E’ GIA’ AVVENUTO, MESSINA – 1908 Si dice che nel Mediterraneo uno tsunami come quello avvenuto in Giappone sarebbe da escludere. Invece si è già verificato, e anche recentemente.Il 28 dicembre 1908 a seguito del devastante terremoto e conseguente maremoto che ha colpito lo Stretto di Messina si sono registrate onde alte fino a 12 metri.Centrali posizionate lungo le coste sarebbero colpite allo stesso modo che in Giappone.

NUOVE CENTRALI OK? LA SICUREZZA ASSOLUTA NON ESISTELe nuove centrali sarebbero sicure.Non è vero: il reattore EPR è in realtà ancora un prototipo e non ha ancora risolto questioni fondamentali di sicurezza come hanno rilevato le Autorità per la sicurezza nucleare di Francia, Gran Bretagna e Finlandia.

IMPORT ENERGIA NUCLEARE ? SOLO PERCHE’ A BASSO COSTOSi sottolinea che importiamo energia nucleare, quindi non ne possiamo fare a meno.In realtà non si tratta di dipendenza ma solo di convenienza per le compagnie elettriche: la notte le centrali nucleari estere non si possono spegnere e dunque vendono l’energia prodotta a basso costo.

SENZA NUCLEARE NON C’E’ INDIPENDENZA? IL FUTURO SENZA NUCLEARE E’ POSSIBILE E RENDERA’ INDIPENDENTE IL NOSTRO PAESE Per l’Italia il nucleare è inevitabile dice il Governo.Ma neanche questo è vero perche’ il nostro Paese può contare su una potenza installata di oltre 105mila MW, a fronte di un consumo massimo di poco superiore ai 50.000 MW.Nel recentissimo Energy Report, realizzato dal WWF Internazionale e da Ecofys, si dimostra come in quattro decenni potremmo avere delleeconomie floride e una società interamente alimentata da energiapulita, a basso costo e rinnovabile.Ma, soprattutto, potremmo avere una qualità della vita decisamente migliore e senza rischi legate a fughe radioattive.Il rapporto, infatti, esclude la necessità a livello globale di ricorrere all’energia nucleare, non considerandola una tecnologia necessaria per fare a meno dei combustibili fossili.

Nucleare Giappone: barre esposte, fusione quasi certa. Basta bugie

Fukushima si avvicina al gran finale col botto. Le notizie delle “barre di combustibile scoperte” sono il prologo per la fusione del nocciolo, che anche in governo giapponese dice probabile, sempre che non sia già avvenuta. Ma gli esperti italiani sono ottimisti.

La notizia non piacerà ai nuclearisti italiani che continuano imperterriti a decantare la sicurezza delle centrali nucleari anche di fronte all’evidenza di una catastrofe. L’impianto di Fukushima continua a terrorizzare il mondo, e le ultime notizie confermano che le barre di combustibile del reattore numero due sono rimaste “scoperte”. Sostanzialmente significa che le barre di uranio, che rappresentano la “fonte di calore” del reattore per far bollire l’acqua e generare il vapore che aziona le turbine che generano a loro volta elettricità (sembra assurdo ma le centrali nucleari sono in realtà “centrali a vapore” dove il fuoco è atomico) sono rimaste “fuori dall’acqua” e quindi senza refrigerazione. Ormai anche gli esperti giapponesi pensano che una fusione nucleare del nocciolo sia imminente e questo significa una sola parola: Chernobyl (se ci sarà esplosione e relativa nube) oppure Three Mile Island (se non ci sarà esplosione). E’ proprio vero quello che diceva Ernest Kattens sull’energia nucleare che è “il metodo più costoso e mortale per far bollire l’acqua”. Pare che le barre di uranio siano state “esposte” perché il tentativo disperato di annaffiare il reattore con acqua di mare sia fallito a causa del diesel che sarebbe mancato alla pompa. Insomma è finita la benzina, i soliti problemi stupidi che succedono nelle perfettissime centrali nucleari e che fanno saltare in aria i piani “perfetti” degli esperti invasati di questa mortale energia. Per questo motivo Greenpeace invita a prendere sul serio questa emergenza e smetterla, una volta per tutte, con “gli idioti del nucleare”. “Dal ‘Pinocchio Veronesi’ alla ‘Ministra del Disastro Ambientale’, che straparla di sciacallaggio mentre disattende il suo compito di tutelare l’ambiente e la salute umana, una sequenza di eventi svela il piano della banda che sta uccidendo le rinnovabili per fare spazio al nucleare in Italia” dice Greenpeace in una nota.

Allarme nucleare in Giappone: ”Un’apocalisse”

I timori del commissario Ue per l’energia. Fukushima: al reattore 2 possibile danno al nocciolo. Terza esplosione nella centrale. le radiazioni a Tokyo.

di Giulia Nitti
Preoccupa sempre di più la situazione a Fukuschima, la centrale nucleare del Giappone dove anche stanotte si è registrata una nuova esplosione.
Il commissario europeo per l’energia, Gunther Oettinger, ha evocato l'”apocalisse”, spiegando che ormai è “tutto fuori controllo”.
In Giappone, ha detto da Bruxelles, “si parla di apocalisse e credo che la parola sia particolarmente ben scelta”. “Praticamente tutto è fuori controllo – ha aggiunto – Non escludo il peggio nelle ore e nei giorni che vengono”.
Secondo Oettinger, la valutazione della gravità degli incidenti nucleari è passata da un livello 4 ad un livello 6 sulla base di quanto successo nelle ultime 24 ore.

Paura per il reattore 2

Intanto nella centrale di Fukushima è allarme per il reattore 2, già interessato da un’eplosione stanotte. 

Il direttore generale dell’Aiea (l’Agenzia internazionale per l’energia nucleare), il giapponese Yukiya Amano, ha detto che c’è la possibilità di danni al nocciolo.
“La stima – ha poi aggiunto – è che il danno sia inferiore al 5%”.
Amano ha anche detto che gli ultimi sviluppi della crisi in Giappone sono preoccupanti, ma che ritiene ancora che la situaizone sia diversa da quella del disastro di Chernobyl, nel 1986. Il direttore dell’Aiea ha chiesto informazioni più dettagliate e in tempi rapidi sugli eventi giapponesi.

Trema ancora la terra

Mentre sale la paura del nucleare, la terra in Giappone trema ancora. Alle 22,30 (le 14,30 In italia) è stato avvertito un forte terremoto a Tokyo. Si tratta dell’ennesima forte replica al “grande terremoto del Tohoku”, che venerdì ha devastato il nordest del paese.
L’epicentro è stato nella prefettura di Shizuoka. Secondo la televisione Tbs, il sisma ha avuto magnitudo 6.2 e non dovrebbe esserci rischio di tsunami.
Intanto oggi sono salite a quattro le esplosioni nella centrale di Fukushima.

Nuova esplosione al reattore numero 2

Alle esplosioni registrate nei giorni scorsi, ne è seguita una nuova al reattore numero 2, dove per diverse ore le barre di combustibile sono rimaste scoperte, e ancora al numero 4, dove è scoppiato un incendio che potrebbe aver favorito la fuoriuscita di radiazioni.
Secondo la versione del portavoce del governo giapponese le fiamme si sono sviluppate perché il combustibile nucleare, benché spento, si è surriscaldato generando idrogeno.
Al momento sono quindi quattro su sei i reattori interessati dagli incidenti. Anche nei due rimasti “illesi” si è registrato un aumento della temperatura.

“Zona di rispetto” estesa a 30 km

Dopo le ultime esplosioni, le radiazioni rilasciate nell’atmosfera sono sempre più alte, e il governo ha esteso a 30 chilometri dalla centrale la “zona di rispetto” da non oltrepassare.

I residenti entro questa area sono stati invitati a rimanere al chiuso, nelle proprie abitazioni. A causa della radioattività diffusa nell’aria il governo ha anche deciso di sospendere il campionato di calcio a tempo indeterminato. 

Radiazioni anche a Tokyo: 10 volte sopra il normale

Le radiazioni arrivano anche a Tokyo, situata a circa 250 Km circa dall’impianto di Fukushima e con una popolazione pari a 35milioni di abitanti.
I livelli di radiazione nella capitale sono scese ora da 24 a 10 più del livello normale. Le autorità municipali rassicurano: non ci sono pericoli per la salute.
Ma nella città già si pensa a gestire l’emergenza: i negozi sono stati presi d’assalto per scorte alimetari e i beni di prima necessità, come candele, torce elettriche, sacchi a pelo e radio.
“C’è il rischio contaminazione”: ha dichiarato oggi l’ambasciatore italiano a Tokyo, Vincenzo Petrone. “Molti nostri connazionali sono a Osaka e in altre città del Giappone: per chi lavora qui il consiglio di base è mandare via i familiari, anche in Italia”.

L’allarme è iniziato a salire ieri, qualche ora dopo le due esplosioni ai reattori 2 e 3 quando i tecnici si sono resi conto  che le barre di combustibile nel reattore 3 risultavano completamente esposte. Ora, dalle ultime notizie, sembra che siano parzialmente fuse.
La società tenterà comunque di fare un buco nella struttura che ospita il reattore per permettere la fuoriuscita di idrogeno. La fusione del nucleo del reattore comporta la dispersione di un’elevata quantità di radioattività: un’ipotesi mai verificatasi nella storia del nucleare civile (a Three Mile Island, nel 1979, si verificò la fusione ma la cupola di cemento del reattore rimase perfettamente integra); mentre a Chernobyl non si arrivò alla fusione del nucleo.

Da Tokio Sos agli Usa e all’Aiea

Da Tokio un Sos significativo dell’allarme pre Fukushima. Il Giappone ha chiesto agli Stati Uniti aiuto per contribuire a raffreddare le centrali nucleari danneggiate: lo rende noto la Us Nuclear Regulatory Commission, l’organo federale di controllo statunitense.
La stessa richiesta di soccorso il governo giapponese ha rivolto all’Agenzia internazionale dell’energia atomica (Aiea), specificando che ha bisogno dell’invio di un squadra di esperti. La notizia arriva dal direttore generale dell’Aiea, Yukiya Amano.

L’allarme della Francia: “Come Three Mile Island”

L’Authority francese per la Sicurezza nucleare (Asn) lancia l’allarme. Secondo l’Autorità l’incidente nucleare in Giappone dovrebbe essere portato da 4 a 5 o perfino a 6 della scala di allarme nucleare (la massima allerta prevista è 7).
“Il livello 4 è già molto grave e raramente ci sono stati nel mondo gli incidenti di questa natura. Ma ci si può aspettare che l’allarme salirà a un livello 5 o addirittura 6”: ha detto durante una conferenza stampa a Parigi il presidente Asn Jean-Claude Lacoste.
“Il disastro nucleare – ha poi aggiunto – è più grave di quello di Three Mile Island (Usa, 1979) ma non è del livello di Chernobyl”.

Le esplosioni ai reattori 2 e 3

Gli scoppi della notte sono state provocate da fughe di idrogeno. Le uniche notizie che si hanno in proposito sono le poche e rassicuranti informazioni diffuse dalla Tokyo Electric Power  (Tepco), la società che gestisce l’impianto, secondo cui sette persone sono al momento disperse (di cui sei soldati), e  tre i feriti. Secondo altre fonti i feriti sono invece 11. Alcuni testimoni riferiscono che nelle aree vicine alla centrale è scoppiato il panico.

Paure e rassicurazioni

Per placare le paure, ormai diffuse, l’Agenzia per il nucleare nipponica ha annunciato ufficialmente che non esiste un pericolo “nucleare” nel paese, e che la situazione è sotto controllo. D’altra parte anche le esplosioni dellla scorsa notte erano in un certo tempo attese. Domenica il portavoce del governo giapponese Yukio Edano aveva preannunciato la possibilità che il reattore numero 3 potesse esplodere per l’accumulo di idrogeno causato della decompressione in corso nell’impianto: “C’è il rischio che il reattore numero 3 di Fukushima, ora sotto stress, possa avere un’esplosione simile a quella del reattore n. 1″, queste le sue parole, a cui erano subito seguite le rassicurazioni:  “Anche se in teoria si verificasse l’esplosione, il reattore non avrebbe problemi”, aveva tranquillizzato Edano. Il portavoce del governo aveva anche sottolineato che “il volume delle radiazioni del reattore numero 1 sta scendendo velocemente”.

I livelli delle radiazioni

Parlando dei lavori di messa in sicurezza dei due reattori di Fukushima, Edano aveva riconosciuto che i livelli di radiazione sono saliti per lo sfogo di vapore leggermente contaminato, una delle operazioni messe in atto per abbassare la pressione delle centrali. Aggiungendo però che le fluttuazioni dei livelli radioattivi non comportano preoccupazioni per la salute.
Da parte sua, anche la Tepco, il gestore dell’impianto, aveva ribadito che non esistono rischi di contaminazione.

 

 

 

Esplosioni a Fukushima, torna l’incubo nucleare
L’Austria propone stress-test sulle centrali e l’Europa convoca d’urgenza gli esperti

13:02 – Le esplosioni alla centrale nucleare di Fukushima accendono in tutto il mondo la fobia del nucleare. Mentre l’Agenzia nipponica per la sicurezza nucleare esclude una nuova Chernobyl, il commissario europeo all’Energia convoca una riunione di esperti per valutare i pericoli in Europa, l’Austria propone uno stress-test sulle centrali del Vecchio Continente e il ministro dell’Industria francese definisce l’incidente a Fukushima “preoccupante”.

Rassicurazioni
L’Agenzia giapponese per la sicurezza nucleare ha escluso che nella centrale nucleare di Fukushima si sia verificato un incidente come quello di Chernobyl. “Non c’è assolutamente alcuna possibilità di una Chernobyl”, ha affermato il ministro di Stato Koichiro Genba riferendo ai membri del partito di governo l’opinione dell’Agenzia, dopo che tre reattori della centrale, 240 chilometri a nord di Tokyo, sono stati danneggiati dal terremoto di venerdì. 

Ue: riunione d’emergenza
Il commissario Ue all’Energia Gunther Oettinger ha convocato per martedì una riunione dei principali esperti sulla sicurezza nucleare in Europa. Lo ha riferito il sottosegretario all’ambiente tedesco, Katherine Reiche, alla riunione del Consiglio ambiente a Bruxelles. La Germania assicura il suo “impegno per aumentare i livelli di sicurezza in tutta l’Ue”, ha aggiunto il ministro, che ha parlato brevemente della situazione in Giappone, prima di passare al suo intervento sull’argomento in discussione, quello sui rifiuti elettronici.

Stres-test sulle centrali europee
Il ministro dell’Ambiente austriaco Nikolaus Berlakovich propone uno stress-test per verificare la resistenza delle centrali nucleari europee in caso di terremoti. Se ne è parlato sempre al Consiglio dei ministri dell’ambiente dell’Unione europea. La collega greca ha quindi espresso la preoccupazione del suo Paese soprattutto per quel che riguarda la sicurezza delle centrali nell’Europa sud-orientale, una regione considerata ad alto rischio sismico.

Frattini: dibattito sbagliato
L’allarme sulle centrali nucleari giapponesi danneggiate dal terremoto ha “riaperto il dibattito in Italia e nel modo, come sempre sbagliato, che nasce dal momento emozionale dell’incidente, senza riflettere su cose assolutamente evidenti”. E’ quanto ha sottolineato il ministro degli Esteri, Franco Frattini, alla Farnesina. “Noi stiamo parlando – ha continuato – di un Paese con un rischio sismico elevatissimo, di centrali nucleari che hanno un’età di alcuni decenni e quindi non sono dell’ultima generazione, e che malgrado un disastro di magnitudo 9 della scala Richter, non sono esplose”. Secondo il titolare della Farnesina “l’Italia non è un Paese paragonabile al Giappone per intensità sismica. Ed è chiaro che nessuno ha mai immaginato di fare una centrale nucleare in Italia in zona sismica”.

“Non credo” che il disastro in Giappone “giustifichi una rimessa in discussione del piano italiano verso l’energia nucleare”, ha detto ancora Frattini. “Abbiamo fortunatamente zone che sismiche non sono” ha continuato, ricordando che ha aggiunto il ministro degli Esteri, ricordando che “alle frontiere tra Italia e Francia ci sono decine di centrali nucleari, a pochi chilometri da Torino”. Il titolare della Farnesina ha precisato che le giovani generazioni non dovrebbero pagare ancora di più “il prezzo della dipendenza dai Paesi produttori”, perché “stiamo vedendo cosa accade con la Libia. Tutti si strappano i capelli quando succede un incidente. Però poi dobbiamo pensare a che cosa succederà se non ci attrezziamo con un’energia di ultima generazione nucleare e quindi di energia pulita”.

“Non si può escludere una catastrofe”
La situazione dopo l’incidente nella centrale nucleare giapponese di Fukushima è “preoccupante” e a questo punto non si può escludere lo scenario di una catastrofe nucleare, secondo il ministro dell’Industria francese, Eric Besson.”Siamo di fronte a un incidente nucleare grave – ha detto ai microfoni di France Inter – poiché ci sono state fughe radioattive, ma non siamo a una catastrofe”. Tale scenario, ha poi aggiunto il ministro, non è però da escludere. Secondo Besson, “la catastrofe sarebbe la fusione del reattore e soprattutto la rottura della gabbia che lo racchiude”.

“Referendum”
“La sinistra proponga al governo un referendum sul nucleare in Francia”. E’ la richiesta dei Verdi e degli Ecologisti francesi di fronte al rischio di una catastrofe nucleare in Giappone, mentre la Francia è il secondo Paese al mondo, dopo gli Stati Uniti, per numero di reattori. A dare l’allarme è stato l’eurodeputato di Europe Ecologie-Les Verts, Daniel Cohn-Bendit, per il quale la Francia “deve porsi la questione della necessità dell’energia nucleare. La lezione che traggo dalla situazione in Giappone – ha detto Cohn-Bendit alla radio Europe 1 – è che non bisogna lasciare in eredità alle generazioni future un mondo in cui si dipende dal nucleare civile, perché il nucleare non si può controllare al 100%”. Anche Cecile Duflot, segretario nazionale del partito ecologista, è intervenuta dicendo: “Sono anni che gli ecologisti chiedono l’apertura di un vero dibattito sull’energia in Francia e la possibilità di decidere tramite referendum di uscire dal nucleare”.

Controlli sicurezza in India
Il premier indiano, Manmohan Singh, ha ordinato controlli di sicurezza in tutti gli impianti nucleari del Paese. In India ci sono 20 centrali nucleari in grado di generare una potenza di 4.720 megawatt. In seguito ad accordi di cooperazione con Francia e Russia, è prevista una forte espansione del settore atomico. Dopo lo tsunami del dicembre 2004, un impianto in Tamil Nadu fu fermato dai tecnici senza conseguenze e “riacceso” pochi giorni dopo.

In un messaggio al Parlamento, il primo ministro ha espresso solidarietà con la popolazione giapponese colpita dalla doppia calamità. I responsabili della Nuclear Power Corporation of India (Npcil) hanno tuttavia assicurato che i siti atomici in India vantano “i più alti sistemi di protezione in base a standard internazionali e che hanno resistito a grandi disastri naturali”. Va ricordato, a questo proposito, che parte del territorio indiano si trova in una zona altamente sismica per via della collisione di due placche tettoniche. L’ultimo grande sisma risale al 2001 nello stato nord orientale del Gujarat seguito da quello in Kashmir nel 2005.

In particolare, il premier ha chiesto alle autorità competenti di valutare le conseguenze di grandi disastri naturali come un terremoto o uno tsunami sulla sicurezza dei reattori nucleari, che sono per la maggior parte situati sulla fascia costiera. Parlando degli standard degli impianti indiani, l’ex presidente della Commissione per l’Energia Atomica, Mr Srinivasan, ha ricordato che “gestiamo reattori nucleari da più di 40 anni e sono sicuri”, aggiungendo che le centrali sono state costruite in zone dove non ci sono rischi di forti terremoti. Nel suo messaggio di condoglianze, Singh ha anche annunciato che l’India è “pronta ad assistere il Giappone nei soccorsi e nella ricostruzione”. In particolare, il governo ha deciso di inviare un carico di coperte di lana per i senza tetto.

L’emergenza nucleare derivante dai danni che il terremoto ha provocato in Giappone venerdì scorso, smentita ieri dalle massime autorità giapponesi, non sembra essere ancora scongiurata.

Anzi, la capitale nipponica potrebbe aver addirittura mentito riguardo alle possibili conseguenze provocate dal disastro, riducendole prematuramente (ed erroneaemente) ad un allarme solamente precauzionale e già rientrato.

Drammatica la situzione a seguito del terremoto in Giappone: dopo la primaesplosione di una centrale nucleare in Giappone, sono avvenute nella mattinata di oggi (ora locale, le 3 di notte in Italia) due nuove esplosioni nelle centrali nucleari del Giappone.
Tutto ciò a peggiorare una situazione già disperata a causa del terribile terremoto di magnitudo 9 che ha sconvolto il Giappone venerdi 11 Marzo, causando un violentoTsunami e la morte di migliaia di persone.
Le esplosioni nucleari fanno sospettare, a dispetto di quanto dichiarato dalle autorità, una nuova tragedia nucleare dalle conseguenze per ora incalcolabili: irischi del nucleare non vanno quindi assolutamente sottovalutati e ciò lo dimostra.
Non è facile valutare cause e concause delle esplosioni nucleari in Giapone, ma di certo le conseguenze non saranno positive: il pericolo nucleare più temuto è il verificarsi di una nuova Chernobyl, soprattutto per quanto riguarda l’esposizione alle radiazioni.
L’esposizione alle radiazioni nucleari comportano gravi danni alla salute e la storia lo insegna.
La paura di una catastrofe nucleare è dunque fondata, a dispetto di quanto si cerca di far credere, tant’è che diversi governi europei stanno ora meditando sui rischi del nucleare: la Gran Bretagna ad esempio prevede  la sostituzione di vecchiecentrali nucleari e persino in Francia si cercano più fermamente nuove soluzioni alternative al nucleare.
E l’Italia in tutto ciò come si sta muovendo? Ad ora sembra non muovere un dito: il governo continua il programma di investimento nell’energia nucleare (anche contagli alle rinnovabili, come abbiamo visto), incurante dei rischi di esplosioni nucleari.

Le voci e i commenti si accavallano in una ridda di ipotesi allarmistiche o tranquillizzanti che non sempre contribuiscono alla chiarezza. Certo, è presto. Abbiamo pensato però di intervistare qualcuno che sulle centrali nucleari la sa davvero lunga. Paolo Forzano è un ingegnere meccanico nucleare savonese. Dei suoi sessantatre anni, 28 li ha trascorsi lavorando per una delle principali società mondiali del settore, l’Ansaldo Nucleare. Conosce i reattori di mezzo mondo meglio delle sue tasche. Abbiamo creduto utile rivolgergli alcune domande, per ottener risposte che vale la pena leggere… buon volo.

D. Savonanews.it : Ingegnere, le sue impressioni sulla situazione nucleare in Giappone?

R. Ing. Meccanico Nucleare Paolo Forzano: Non sono buone, purtroppo. Non lo erano già dalle notizie di ieri sera, quando si è saputo che“mancando l’energia elettrica non funzionava l’impianto di raffreddamento”. 
Questa è una notizia poco credibile, perché  il problema del raffreddamento è sempre molto sentito quando si progetta una centrale, e ci si mette sempre in condizione di avere dei generatori sostitutivi in caso venga a mancare la corrente. Si utilizzano dei diesel particolari, che non hanno bisogno di riscaldamento come il motore diesel tradizionale ma che vanno al massimo regime appena vengono accesi: li avevamo anche nella centrale che stavamo costruendo a Caorso 40 anni fa, quindi dovrebbero esserci per forza anche a Fukushima.


D. SN: Quindi cosa potrebbe essere successo?

Ing. Forzano: Difficile fare ipotesi fondate: ma il sisma potrebbe aver danneggiato i diesel, o direttamente o indirettamente: basta che un camion parcheggiato lì vicino, a causa del terremoto, venga scagliato contro un generatore, e quello va in avaria. Le ipotesi possono essere mille. Sta di fatto che la sola interruzione dell’energia elettrica “normale” non avrebbe potuto causare un problema di queste dimensioni.

D. SN: Cosa succede, esattamente, quando un reattore si surriscalda?

Ing. Forzano : E’ un gravissimo problema, perché la centrale nucleare non funziona come quelle tradizionali nelle quali si carica di volta in volta il combustibile che necessario: una centrale nucleare viene caricata con la potenza necessaria per andare avanti un anno e mezzo/due anni. Ci metti dentro il massimo possibile di barre di uranio.

Dopodiché hai due sistemi di controllo, che si chiamano “barre di controllo”  e che in pratica sono due sistemi distinti:

– il primo serve per la regolazione e la limitazione della potenza, e non lo tocchi praticamente mai. Al massimo puoi dare qualche piccola regolazione quando serve.

– Il secondo è quello che consente lo “shut down”: ovvero, “chiudiamo tutto” , spegniamo la reazione nucleare.  Se questi sistemi vanno in avaria sono problemi seri. Molto seri.

Per capire il motivo bisogna capire come funziona una reazione nucleare: che è un po’ come il biliardo. Quando una palla ne colpisce un’altra, le due palle si dividono la velocità: una rallenta e l’altra accelera. Per avere energia nucleare noi dobbiamo creare il massimo possibile di questi “urti” tra le palle (ovvero i neutroni), e il modo migliore per avere più urti è diminuire la velocità. Per questo occorre un “moderatore”, che è l’acqua. L’acqua ha due funzioni: funge da moderatore della velocità, ma contemporaneamente serve al raffreddamento.  Purtroppo, quando l’acqua si surriscalda, diventa vapore, ovvero diventa aria: e l’aria, al contrario dell’acqua, è un “riscaldatore” e non un raffreddatore. Se una barra viene colpita da vapore anziché da acqua, si può arrivare alla FUSIONE.

D. SN: Ma non si può intervenire attraverso le barre di controllo?

R. Ing. Forzano No: perché la barra, prima di fondere, si deforma. E ilsistema attraverso il quale agiscono le barre di controllo è abbastanza preciso: è una sorta di “gabbia” all’interno della quale scorre la barra di uranio… ma non ha molto gioco intorno. Se la barra è deformata, non passa più.

D. SN: Ma allora il disastro diventa inevitabile?

R. Ing. Forzano: Fortunatamente no, perché c’è ancora una possibilità:quella del cosiddetto “avvelenamento”, che si fa con il boro. Se riempi il nucleo di boro, la reazione nucleare si blocca.

D. SN: l’avranno fatto anche in Giappone, si spera…

R. Ing. Forzano: Si spera, sì. Ma c’è un problema: per avvelenarel’uranio occorre l’energia elettrica.

 

D. SN: Per dirla tutta: potrebbe essere una nuova Chernobyl?

R. Ing. Forzano: Purtroppo sì, potrebbe. Anche perché c’è stata un’esplosione, quindi un’emanazione di calore molto elevata: quindi il reattore va considerato fuori controllo, nel senso che se si brucia una barra poi si bruciano anche tutte le altre.  A quanto dicono le varie fonti c’è già stata una fuoriuscita di cesio, che è un bruttissimo cliente perché ricade sull’acqua, sulla vegetazione e quindi sul ciclo alimentare. La situazione non si può considerare tranquillizzante, anche se è giusto mantenere la calma e non farsi prendere dal panico.

 

D. SN: Il fatto di vivere dall’altra parte del pianeta ci mette al sicuro dai rischi?

R. Ing. Forzano:

Non siamo mai stati al sicuro: noi italiani abbiamo subito conseguenze dall’esplosione di Hiroshima e anche dalla tragedia di Chernobyl. Certamente si cercheranno di nascondere gli effetti, come è stato fatto in quelle occasioni e come viene fatto ogni giorno anche sul nostro territorio per gli effetti della combustione del carbone, che non è che faccia molti danni in meno.

Però, finché non ce lo dicono, restiamo ignari e tranquilli…o quasi. Una cosa è certa: le radiazioni sono qualcosa che si paga per generazioni e generazioni. Ci sono isotopi che scompaiono in una quindicina d’anni, ma ce ne sono altri che impiegano MILIONI di anni prima di andarsene. Di leucemie causate da Chernobyl si sta ancora morendo oggi… e lo stesso accadrà per qualsiasi disastro nucleare, al di là di quello che diranno i media.

D. SN: E’ una dimostrazione che il nucleare non è sicuro come talvolta si cerca di far credere?

R. Ing. Forzano: Bisogna capire tre punti:

 

– Primo: il nucleare, inteso come “centrale nucleare”, in effetti è più sicuro – in quanto maggiormente controllato – di molte altre produzioni industriali: in questo ha ragione Chicco Testa, che abbiamo sentito ieri sera (Otto e Mezzo, La7 ndr) Ma solo in questo, purtroppo.

 

– Secondo: bisogna considerare che in ingegneria il fattore di rischio si calcola sempre e solo in senso statistico: ovvero, in base alle probabilità che si verifichi un evento. La probabilità di un incidente nucleare è davvero molto bassa statisticamente, visti tutti i sistemi di sicurezza e tutti i controlli che si eseguono: purtroppo la storia continua a dimostrarci che “basso” non significa “inesistente”. Inoltre, quando/se accade l’incidente nucleare, le conseguenze sono sempre di dimensioni epocali.

 

– Terzo: per quanto sembri quasi minimale se paragonato alle conseguenze dell’incidente è che il vero, grande problema del nucleare sono le scorie.Che nessuno ha ancora capito come e dove smaltire. E bisogna ricordare che le scorie della centrale sono una parte minima dell’intera filiera: perché si producono scorie dall’estrazione, e poi dal trasporto, e poi dalla lavorazione, soprattutto dall’arricchimento dell’uranio. L’incidente fa sicuramente molta più impressione, ma i rischi più gravi del nucleare stanno nell’incapacità di trattare/smaltire le scorie. E questo dobbiamo ricordarlo SEMPRE, non solo quando succede il disastro: perché magari adesso ci diranno che la centrale giapponese era di seconda generazione, che aveva 40 anni, che adesso ci sono centrali più moderne e ancora più sicure (stessa cosa già detta per Chernobyl…): ma nessuno può ancora dire “abbiamo risolto il problema delle scorie”. Perché non è mai stato risolto e non si vede, all’orizzonte, alcuna soluzione concreta.

 

D. SN: Dopo questi ultimi avvenimenti, dunque, si dovrebbe dire un deciso NO al nucleare?

– Bisogna chiarire una cosa, però: prima di fare qualsiasi valutazione sulla produzione di energia bisogna tenere in considerazione una lunga serie di fattori. Non si può dire “si” o “no” solo in base a un’emozione, o a un singolo fattore. Bisogna valutare i costi, gli investimenti necessari, la possibilità di approvvigionamento; non dimenticando che diversi combustibili ci costringono a dipendere da terzi e quindi a rimanere legati, nel bene e nel male, alla politica internazionale, l’impatto ambientale e i costi sanitari.

Se teniamo conto di tutto questo ad per esempio, il carbone non è meglio del nucleare: anzi, forse è anche peggio, anche se finora sono stati trascurati elementi che per fortuna oggi cominciano ad emergere, come l’impatto sanitario non solo delle emissioni, ma anche delle radiazioni, superiori a quelle che si riscontrano vicino a una centrale nucleare.

Insomma, l’approccio dovrebbe essere insieme scientifico ed economico, mentre purtroppo l’unico vero metro di valutazione oggi sembra essere l’indicazione che arriva dalle lobby industriali.

Inutile aggiungere che solo investendo sulle fonti rinnovabili, solare e termico, si potrebbe avere oggi un’energia pulita, sicura e soprattutto infinita: ma sarebbe importante anche badare all’edilizia, perché un terzo dell’energia che consumiamo è dovuta alle famiglie e al piccolo artigianato. Anche solo migliorando l’isolamento delle nostre case si otterrebbe un risparmio energetico fondamentale.

 

problemi alle centrali atomiche giapponesi stanno riaprendo il dibattito sulla sicurezza del nucleare. Dall’India alla Francia, i Paesi si muovono per verificare la sicurezza negli impianti.

Il commissario europeo all’Energia, Guenther Oettinger, ha esortato i paesi Ue che utilizzano l’energia nucleare a controllare gli standard di sicurezza degli impianti più vecchi e non ha escluso la possibilità di chiudere queste centrali. Oettinger ha detto che la responsabilità della sicurezza degli impianti è dei 14 paesi Ue che attualmente hanno il nucleare. Secondo il politico tedesco, la situazione in Giappone ha “cambiato il mondo”: ciò che finora veniva considerato “sicuro e gestibile” viene messo in discussione, ha detto a chi gli chiedeva se gli impianti più vecchi in Europa rischiano la chiusura, e per questo “non possiamo escludere niente”.

AUSTRIA – Il ministro austriaco dell’Ambiente, Nikolaus Berlakovich, è tornato a chiedere a Bruxelles la verifica della sicurezza delle centrali nucleari europee. L’Austria si oppone fermamente all’energia atomica e ha più volte chiesto la chiusura degli impianti in Slovenia e in Slovacchia.

INDIA – Il primo ministro indiano, Manmohan Singh, ha annunciato che sarà verificata la sicurezza di tutti i reattori nucleari in India.

FRANCIA – In Francia i Verdi hanno proposto al governo un referendum sul nucleare. L’eurodeputato Daniel Cohn-Bendit dice che la Francia “deve porsi la questione della necessità dell’energia nucleare”.

Ad affermarlo è Masashi Goto, ex progettista di centrali nucleari, nell’arco di una conferenza stampa tenuta a Tokio di cui ha dato notizia nelle ultime ore la Bbc. L’allarme maggiore deriverebbe dai malfunzionamenti della centrale di Fukushima Daiichi, dove nella giornata di sabato sono esplose le coperture di contenimento dei reattori numero 1 e 3, ed il timore è che sia solo l’inizio. Il reattore numero 3 in particolare sarebbe stato alimentato con un tipo di combustibile chiamato Mox, composto da un misto di ossido di plutonio ed ossido di uranio, che comporterebbe in caso di esplosione un fallout (ovvero una ricaduta di materiale radioattivo successivo all’esplosione vera e propria) due volte maggiore rispetto agli altri. Goto definisce anche come “inconsueto e pericoloso” l’utilizzo dell’acqua marina per il raffreddamento dei reattori della centrale nucleare, accusando il governo di Tokio di troppa omertà: “Non e’ stato detto abbastanza su come e’ stato ventilato l’idrogeno”. Tuttavia la centrale di Fukushima non è l’unica a destare preoccupazioni, dal momento che in quella di Oaganawa si era sviluppato persino un incendio come conseguenza dell’avaria delle pompe di raffreddamento. La centrale nucleare di Tokai invece, situata a 120 km a Nord di Tokio, è ancora funzionante secondo la Japan Atomic Power, sebbene due dei tre generatori utilizzati per il raffreddamento del materiale radioattivo siano tuttora in avaria. Ancora Goto chiede chiarezza e trasparenza al governo giapponese, dal momento che la faccenda potrebbe causare disastri ancora più grandi di quelli a cui è andato incontro il Paese dallo scatenarsi del terremoto, e che andrebbero ad interessare un’area molto più vasta dei soli 20 km evacuati dalle autorità.

L’esperto nucleare conclude ipotizzando lo scenario peggiore che potrebbe dover affrontare il Mondo nel caso la catastrofe dovesse concretizzarsi:“la fusione del nucleo. Se le barre cadono e si mescolano con l’acqua il risultato e’ un’esplosione di materiale solido, come un vulcano che diffonde materiale radioattivo. Vapore o una esplosione dell’idrogeno possono disperdere le scorie oltre 50 chilometri. E il tutto rischia di essere moltiplicato: ci sono molti reattori nella zona, cosi’ ci potrebbero essere molte Cernobyl”. Una crisi che rischierebbe di eclissare quanto accaduto a Cernobyl il 26 Aprile 1986.Proprio per questo, se dovesse esserci anche solo una piccola possibilità di veder accadere uno scenario apocalittico come quello ipotizzato da Goto, il governo Giapponese ha il dovere civile, olte che morale, di informare i suoi cittadini di quanto sta realmente accadendo.Di certo, per ora, rimane solo il fatto che una crisi del genere farà discutere molto su un argomento già estremamente delicato come quello del nucleare.E l’omertà di Tokio, nel caso le accuse di Goto trovassero conferma, non sarebbe che l’ennesimo schiaffo ad un tipo di energia tanto potente quanto rischioso.

Che non si sia mai investito seriamente sulle cosiddette “energie alternative” non è una novità, ed ormai lo sanno anche i più disinformati, in seguito alle numerose denunce degli scienziati sulla ripartizione dei fondi per la scienza orientata più in favore del ritorno economico che in favore di un progetto sull’energia pulita in grado di fare seriamente concorrenza alle multinazionali del settore.Se il disastro che potrebbe incombere su Tokio poi potrà far pendere ancora l’ago della bilancia dell’opinione pubblica in favore delle energie rinnovabili, è una cosa che ognuno deve chiedere a sé stesso.Nel frattempo, nonostante il dibattito più aperto che mai, la speranza comune è che le parole di Mishimi Goto possano essere destinate a rimanere solo un allarme di denuncia. E che nessuno, guardandosi indietro, debba mai ricordarle come l’eco di una terribile profezia.

(Andrea Rossetti)

 

 

DISASTRO NUCLEARE IN GIAPPONE WWF: “L’UNICO NUCLEARE SICURO E’ QUELLO CHE NON C’E’” OGGI PIU’ CHE MAI, IL MONDO N0N HA BISOGNO DEGLI ENORMI RISCHI NUCLEARI

Dal referendum del 1987 il rischio nucleare non è cambiato, mentre il mondo sta già andando verso le rinnovabili, ormai una certezza per il futuro   Il WWF è vicino alla popolazione giapponese che, dopo il catastrofico sisma e lo tsunami, deve ora affrontare la tragedia della probabile fusione del nocciolo di una centrale e di una vasta esplosione. La prima emergenza è assicurare un’informazione completa e veritiera alla popolazione e fornire assistenza adeguata.  C’è anche l’assoluta urgenza di intervento di squadre specializzate per  contenere i danni. A Chernobyl molti tecnici e volontari sono stati  contaminati e hanno perso la vita per essere intervenuti “a mani nude”  nel tentativo di limitare i danni. Chi può fornire aiuto tecnico  specializzato, lo faccia adesso, soprattutto quei paesi (Francia, USA,  etc) e quelle ditte (AREVA, Westinghouse, etc) che sul nucleare e sulle promesse di assoluta sicurezza  hanno costruito i loro guadagni. Ecco una buona occasione per  dimostrarci la loro capacità di intervento in caso di disastro  nucleare. Se non si interviene subito, le conseguenze potrebbero  essere ancora più disastrose anche oltre i confini del Giappone.   Il WWF sottolinea che uno dei reattori coinvolti dall’emergenza di Fukushima  ha una età di 40 anni. La  tendenza odierna è di prolungare l’età dei reattori nucleari in  esercizio per “passare” al governo successivo la  patata bollente degli enormi costi dello smantellamento e delle scorie. “Ancora una volta succede qualcosa che era stato dato per assolutamente inimmaginabile dagli “esperti” – ha dichiarato Stefano Leoni, Presidente del WWF Italia –  Anche un evento definito a bassissima probabilità, può verificarsi, soprattutto in concomitanza  con altri effetti scatenanti (terremoto e distruzione della diga di  Fukushima). L’evento di Fukushima non va incluso nella categoria dei disastri  naturali. Non spetta alla natura adeguarsi alle pretese dell’economia,  bensì il contrario. Il principio di precauzione deve diventare la  linea guida dell’economia e delle politiche energetiche ed ambientali:  quando un evento potenzialmente disastroso connesso a una tecnologia  ha una probabilità sia pur minima di verificarsi, bisogna astenersi  dall’uso di questa tecnologia. Non c’è altra soluzione nè mediazione possibile”.   “Il nucleare non è cambiato, ma il mondo sì e  oggi le alternative non solo ci sono, ma sono una realtà economica e occupazionale in rapidissima ascesa, a differenza del nucleare.  Energia rinnovabile, quella che nell’87 da qualcuno veniva definita un’utopia è oggi il futuro del Pianeta e dell’economia. L’Italia si appresta a tenere un referendum sul nucleare per abrogare la legislazione pro-nucleare approntata da un Governo che non ha tenuto conto del verdetto popolare del 1987 – continua Leoni –  Siamo anche noi un paese ad elevato rischio sismico. La tecnologia nucleare non è cambiata, nonostante le promesse di  inesistenti reattori intrinsecamente sicuri di terza e quarta generazione e nonostante l’enorme flusso di denaro a supporto di  ricerca e tecnologia. Quello che invece è cambiato è il contesto delle altre fonti  energetiche, con efficienza e risparmio energetico e le fonti rinnovabili, pulite e davvero sicure”. Auspichiamo anche che non vi siano pressioni di alcun tipo sull’informazione italiana e che si  garantisca la massima trasparenza circa le drammatiche notizie che arrivano dall’incidente del Giappone, un disastro ‘ecologico’ che aggiunge altro dolore e sofferenze alle popolazioni colpite oltre ai danni diretti provocati dal terremoto e dello tsunami.

 

 

Il rischio nucleare deriva dalla propagazione di radiazioni ionizzanti nell’aria, emanate da sostanze

radioattive o in seguito a esplosioni di centrali o armi nucleari.

L’esposizione alle radiazioni comporta numerosi effetti nocivi sulla vita umana, animale o vegetale:

esse alterano le strutture cellulari provocando la morte o lesioni gravissime, o possibili malformazioni

e tumori nei discendenti.

Contrariamente all’opinione più diffusa il rischio nucleare in Italia non è scomparso con la chiusura

delle centrali nucleari sul territorio nazionale.

L’incidente di Chernobyl ha infatti messo in evidenza come, in condizioni di diffusione atmosferica

sfavorevole, incidenti ad impianti nucleari lontani dal territorio nazionale possano determinare contaminazioni radioattive su lunghe distanze di acqua, aria e suolo.

Sono ben 13 le centrali nucleari a distanza minore di 200 km dal confine italiano

(6 in Francia, 4 in Svizzera, 2 in Germania ed 1 in Slovenia). Il rischio nucleare può poi derivare da incidenti che avvengono:

• In impianti italiani anche se disattivati; • In centri di ricerca, stabilimenti o luoghi in cui si detengono o s’impiegano sostanze

radioattive; • Durante il trasporto o l’impiego di sostanze radioattive; • A natanti a propulsione nucleare, compresi i sommergibili, che incrociano in prossimità

delle coste italiane; • In seguito alla caduta di satelliti con sistemi nucleari a bordo; • In seguito ad attività non conosciute.Emergenza radioattiva

Per emergenza radioattiva si intende ogni situazione determinata da eventi incidentali che diano, o

possano dare luogo, ad una immissione di radioattività nell’ambiente tale da comportare per il gruppo

di riferimento della popolazione dosi superiori ai valori stabiliti a norma di Legge (comma 6 articolo

96 Legge 230/95).

L’immissione di radionuclidi nell’ecosistema può dipendere dalle più svariate cause e la quantità della

contaminazione dipende sostanzialmente dal tempo che la radionuclide impiegherà per dimezzare la

sua radioattività. In caso di emergenza nucleare si possono distinguere:

a. una fase iniziale (alcune ore dall’inizio dell’incidente) in cui il rischio è determinato da inalazione del materiale radioattivo e da irraggiamento dalla nube radioattiva;

b. unafaseintermedia(finoadalcunesettimane)incuiilrischioèdeterminatoda irraggiamento esterno da deposizione al suolo, irraggiamento interno da inalazione di particelle sospese o da ingestione di cibo ed acqua contaminata;

c. una fase ritardata (da alcune settimane ad alcuni anni) in cui il rischio può derivare dal consumo di cibo e, in generale, dalla contaminazione ambientale.

Classificazione degli incidenti nucleari

Gli incidenti nucleari sono classificati secondo la scala internazionale INES (International Nuclear

Event Scale) in sette livelli.

In caso d’incidente nucleare con conseguente rischio radiologico la popolazione interessata

dall’emergenza riceverà in modo rapido e ripetuto tutte le informazioni necessarie, compreso anche

le misure protettive a tutela della salute. Le principali azioni protettive sono le seguenti:

• Evacuare l’area che immediatamente o successivamente presenti rischi di esposizioni a dosi superiori a predeterminati livelli;

Danno

elementi (ad esempio portando al coperto il foraggio).

da radiazione

• Non recarsi nelle zone interessate dall’incidente; • Ripararsi al chiuso rimanendo all’interno di edifici con porte e finestre chiuse e impianti

di ventilazione con aspirazione dall’esterno spenti; • Controllare la catena alimentare sottraendo al consumo alimenti o bevande

contaminate; • Proteggere la catena alimentare impedendo che le sostanze radioattive ne contaminino

Responsabile del danno all’individuo è la radiazione ionizzante. Per radiazione ionizzante si intende

qualsiasi radiazione che direttamente o indirettamente modifica la carica elettrica degli atomi o delle

molecole e di conseguenza le proprietà chimiche di queste: ciò ha un effetto significativo sui processi biologici, per cui la radiazione ionizzante può provocare danno agli organismi viventi.

Esistono essenzialmente due tipi di effetti: quello somatico e quello genetico.

Gli effetti somatici riguardano le cellule che presiedono alle funzioni dell’organismo, quelli genetici

riguardano invece i danni che si possono riscontrare nelle generazioni future.

L’irradiazione può essere interna od esterna: nel caso della contaminazione interna i radionuclidi

entrano nel corpo umano dall’ambiente esterno e raggiungono l’uomo attraverso la rete alimentare

per inalazione, per ingestione o in seguito a lesioni della cute.

L’irradiazione interna è più pericolosa perché difficile da rimuovere e perché interessa cellule e molecole che possono essere fondamentali dal punto di vista della vita.

La protezione dall’irradiazione interna può essere realizzata limitando l’incorporazione per inalazione

ed ingestione.

L’irradiazione esterna è dovuta a radiazioni emesse da sostanze radioattive sospese nell’aria, depositate al suolo, sul corpo umano e/o su animali.

L’organismo può essere protetto dall’irradiazione esterna evitando o riducendone l’esposizione mediante allontanamento dalla sorgente, limitazione del tempo di esposizione o schermatura.

In Italia, nel campo della protezione dalle radiazioni ionizzanti, la legge fondamentale, che ha

sostituito il DPR 13 febbraio 1964, n. 185, entrata in vigore il 1 gennaio 1996, è il decreto legislativo

del 17 marzo 1995, n. 230.

La legge disciplina tutte le attività che implicano la detenzione, l’immagazzinamento, la produzione,

la manipolazione, il trattamento e l’eliminazione delle sostanze radioattive naturali o artificiali; quindi,

oltre agli usi specifici dell’energia nucleare, riguarda anche le macchine radiogene utilizzate a fini

medici ed industriali. In base alle prescrizioni contenute in detta normativa l’ex ENEA – DISP, oggi divenuta ANPA

(Agenzia nazionale per la protezione Ambiente costituita a seguito dell’emanazione della Legge n.

61 del 21 gennaio 1994) ha il compito di coordinare le misure adottate in Italia, di promuovere l’installazione di stazioni di prelievo dei campioni e di misura, di trasmettere agli organismi competenti le informazioni relative ai rilevamenti effettuati.

I controlli vengono svolti tramite una rete di rilevamento dislocata su tutto il territorio nazionale,

capace di misurare ricadute radioattive (fall aut) da test nucleari, da incidenti gravi, da contaminazione a largo raggio e di valutare le dosi assorbite dalla popolazione a causa della radioattività dissolta nell’ambiente.

La regolamentazione protezionistica è fissata sulla base di raccomandazioni emanate periodicamente

dalla “Commissione Internazionale per la Protezione dalle Radiazioni” (ICRP). Le suddette raccomandazioni si ispirano ai seguenti principi generali:

• Non dovrà essere autorizzata alcuna attività che comporti esposizioni alle radiazioni, a meno che il fine di tale attività non rappresenti un beneficio netto e positivo per gli interessati;

• Tutte le esposizioni alle radiazioni dovranno essere mantenute a livelli tanto bassi quanto è concretamente ottenibile tenendo conto dei fattori economici e sociali.

 

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L’ENORME IMPORTANZA DELLA RESPIRAZIONE

 

Parliamo tutti i giorni di alimenti compatibili e di nutrizione, e giustamente non ci scordiamo mai di parlare dell’aria e del modo di respirarla.

“L’aria è il primo alimento”, lo diceva già Ippocrate. Ovvio che l’igienismo si scagli in modo veemente contro il fumo, contro le finestre serrate, contro la gente che si raggruppa e si intossica nei locali e nelle discoteche, contro il rinchiudersi di studenti e professori in un’aula scolastica, quando c’è un estremo bisogno di ventilazione e di ricambio aria.

 

LA SCIENZA CI VIENE IN AIUTO

 

Eppure, anche in presenza di aria buona, l’uomo è, il più delle volte, incapace di respirare, e questo fatto ha dell’incredibile. In questi ultimi anni si è sviluppata non a caso una scienza specifica chiamata scienza della respirazione. Tale disciplina ci insegna che il trasporto dei gas avviene attraverso vari distretti anatomici che sono la laringe, la trachea, i bronchi, gli alveoli polmonari, gli interstizi, i capillari e i vasi sanguigni, e attraverso varie fasi che sono il passaggio del gas nelle vie aeree, la miscelazione intralveolare, la diffusione alveolo-capillare, e il traposto di gas attraverso l’emoglobina del sangue.

 

L’INSUFFICIENZA RESPIRATORIA

 

Basta che uno di questi distretti abbia dei problemi, e basta che una di queste fasi sia alterata, perché ci sia una situazione penosa e critica che si chiama insufficienza respiratoria (IR). La IR non è altro che una incapacità dei polmoni di soddisfare le esigenze metaboliche dell’organismo.Tale insufficienza si verifica per riduzione della capacità del sistema respiratorio di mantenere l’omeostasi degli scambi gassosi di O2 (ossigeno) e CO2 (anidride carbonica, ovvero biossido di carbonio).

 

IPOVENTILAZIONE, IPOSSIEMIA E IPERCAPNIA

 

Le diagnosi di insufficienza respiratoria si basano in genere sui risultati della emogasanalisi arteriosa.

Si parla di insufficienza respiratoria di tipo 1 (non-ventilatoria o normo-capnica, caratterizzata da ipossemia), e di tipo 2  (ventilatoria e iper-capnica, caratterizzata da elevati livelli di anidride carbonica).

Si parla di IRA acuta (come quella che può succedere a tutti durante una crisi di rinite, col naso chiuso, e che nei casi estremi può anche significare arresto cardiaco imminente), e di IRC cronica, con ipertensione polmonare, cuore polmonare e anomalie di accrescimento.

Si parla di iperventilazione e di ipoventilazione (ipercapnia, ipossiemia e acidosi respiratoria, con asma, bronchiolite, polmonite, edema polmonare e fibrosi cistica).

IRC CON CONSEGUENZE ORGANICHE ED EMODINAMICHE

 

Con la IRC si verifica una riduzione nell’ossigenazione e una ritenzione di CO2.

Questo porta innanzitutto a conseguenze organiche, visto che l’ipossia tissutale determina inadeguato apporto di O2 ai mitocondri (forni cellulari che producono energia calorica per il corpo), e conseguente alterazione del metabolismo energetico degli organi.

In pratica si opera in regime di metabolismo anaerobico e quindi di acidosi metabolica.

Ma la IRC porta anche a conseguenze emodinamiche, visto che la vasocostrizione arteriolare (conseguente alla ipossiemia cronica) determina effetti emodinamici sulle sezioni di destra del cuore (cuore polmonare cronico), come ad esempio facile stancabilità, palpitazioni, tosse, dolore toracico.

 

INSUFFICIENZE VENTILATORIE OSTRUTTIVE E RESTRITTIVE

 

L’ipercapnia cronica ovvero la ritenzione patologica di CO2, provoca a sua volta effetti tossici e acidosi respiratoria, con parestesie, acufeni, movimenti involontari, instabilità umorale, insonnia.

Alla fine, con l’esame spirometrico, si determina l’insufficienza ventilatoria che può essere di tipo ostruttivo (asma, FC o fibrosi cistica, broncodisplasia) o di tipo restrittivo (fibrosi polmonare, patologie della gabbia toracica, patologie neuromuscolari, lesioni endotoraciche occupanti spazio).

 

LA CAPACITA’ VITALE-RESPIRATORIA MEDIA DI 4 LITRI

 

Senza andare troppo sul difficile e sulla terminologia scientifica, con un semplice apparecchio chiamato spirometro, è possibile determinare la cosiddetta capacità vitale-polmonare di un individuo adulto, cioè la massima quantità di aria forzata emessa dopo una profonda inspirazione.

La capacità vitale di un individuo sano si dovrebbe aggirare sui 4 litri di aria.

Il problema è che pochi riescono a soddisfare tale standard minimale, proprio a causa della trascuratezza e della negligenza con cui la gente tratta il suo corpo, ed in particolare i suoi polmoni.

 

SVUOTARE COMPLETAMENTE I POLMONI E’ IL PRIMO PASSO

 

A volte la pratica vale davvero più della grammatica.

Il sistema respiratorio proposto dai maestri Yogi rientra esattamente in questo discorso.

La respirazione yoga, quella che ricordo spesso nei miei scritti, è basata proprio su tali concetti, ovvero sulla necessità prioritaria di espellere completamente tutta l’aria dei polmoni e non solo una parte, come fanno le persone dal respiro corto.

Se uno svuota davvero i polmoni, la fase inspiratoria successiva diventa automaticamente più accurata, lenta e profonda, e tende a farci riacquisire il ritmo adeguato e l’intensità respirazionale giusta.

 

MASSIMIZZARE LA CAPACITA’ INSPIRATIVA, TRATTENITIVA ED ESPIRATIVA

 

Ricordo spesso nelle mie tesine di fare esercizi respiratori, optando possibilmente per il ritmo 1-4-2 che cresce in 2-8-4, 3-12-6, 4-16-8 e 5-20-10, ed anche oltre per chi ci riesce senza forzare troppo.

Il primo numero rappresenta i secondi di inspirazione, il secondo quelli di trattenimento aria, e il terzo quelli di espirazione, tutti da contare mentalmente nel corso degli esercizi.

La fase inspiratoria parte dal basso espandendo in fuori il ventre, e poi riportandolo in dentro man mano che col plesso solare si passa a riempire la parte alta dei polmoni, fino a far salire le scapole.

Esistono diversi ritmi respiratori anche nell’ambito delle dottrine yoga. Questo ritmo, ora citato, mi pare uno dei migliori, in quanto apporta provati benefici al ritmo cardiaco e alla resa energetica in generale.

OSSIGENO YANG-ELETTRICO ED AZOTO YIN-MAGNETICO

 

Un difetto costante ed eclatante della scienza respirazionistica occidentale è quello di parlare sempre e solo di ossigeno e di ossido di carbonio, e mai di azoto o nitrogeno N2, che è poi l’80% dell’aria, contro il 20% appena di ossigeno (il rapporto è esattamente di 21:79).

Esiste una tecnica importantissima per caricarsi di esergia tramite la respirazione. L’ossigeno è relativo all’energia yang, dal ruolo attivo, mentre l’azoto è relativo all’energia yin, dal ruolo passivo. Quindi, tramite la respirazione, ci carichiamo dei fluidi elettrici (yang) e dei fluidi magnetici (yin).

 

RESPIRAZIONE CARENTE E RESPIRAZIONE COSCIENTE

 

Ci sono due tipi di respirazione: quella normale e carente, tendenzialmente corta, che fanno tutti in modo meccanico, e quella cosciente, guidata e controllata, che viene praticata dagli Yogi.

Con la respirazione normale si assorbe soltanto l’energia minima che serve per le nostre funzioni fisiche di base. Con la respirazione cosciente possiamo invece assorbire tutta l’energia che desideriamo in surplus, utilizzandola per i nostri scopi.

 

LA MAGICA POTENZA DELLA KUNDALINI

 

Trattasi di una tecnica respiratoria che ci apre a un livello maggiore di energia dinamica, a un livello di maggiore interazione con i chakras e quindi a una maggiore attivazione della shakti, ovvero della kundalini, quella forza mistica rappresentata simbolicamente dal serpente che sale.

La kundalini si contrappone, nell’Induismo, alle due forme di energia tradizionale chiamate prana (energia vitale) e fohat (energia motoria).

La kundalini riattivata, passa attraverso i vari chakra lungo il suo percorso, e li energizza, similmente a un liquido caldo che sale lungo la spina dorsale.

 

L’IMPORTANZA FONDAMENTALE DI UN NASO LIBERO

 

Gli antichi Yogi scoprirono che non respiriamo attraverso entrambe le narici allo stesso tempo e che le due narici sono anzi collegate ai nostri due emisferi corporali, per cui con la sinistra si stimola la creatività e quella destra la logica.

Quando una delle narici rimane chiusa per più ore significa che c’è dello squilibrio più o meno rilevante.

Importantissimo comunque poter sempre respirare col naso libero. Sarebbe davvero interessante poter quantificare gli enormi danni provocati dall’acidificazione e dal muco (e dunque dagli alimenti di origine animale), che bloccano spesso il flusso dell’aria quando siamo “raffreddati”.

 

ESISTONO PURE I RESPIRAZIONISTI

 

Non dobbiamo infine dimenticare l’esistenza di gente che, riducendo progressivamente i cibi introdotti nel sistema gastrointestinale, riesce a trarre la massima energia possibile dal prana, dall’aria, dalla luce del sole, alimentandosi praticamente dei due gas che l’atmosfera ci regala a piene mani.

Sono i respirazionisti o i breathariani, rari e strani quanto vogliamo ma tuttavia esistenti.

Gente che non va in carenza e che riesce persino, almeno questo dicono, a fare dei figli.

Non è materia per tutti ma soltanto per dei maestri dotati di grande cultura e di particolari poteri.

In Friuli li chiamerebbero spregiativamente “mastìe fumàte”, ovvero ridicoli masticatori di nebbia.

 

Valdo Vaccaro  (AVA-Roma e ABIN-Bergamo)

 

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Il 2011 si appresta ad essere un anno fondamentale per la sorte di molti animali che vivono in Italia e non solo, sono infatti molte le leggi a salvaguardia delle specie animali in attesa di essere approvate:

 

 

-le associazioni animaliste si stanno battendo per chiedere al Governo italiano di destinare i contributi del Fondo dello Spettacolo, circa 7 milioni di euro, ai circhi senza animali,

 

– anno decisivo il 2011 anche per le galline per la loro liberazione dalle gabbie di batteria, per mezzo della riconversione dell’attuale normativa voluta da una direttiva europea,

 

-per la foca buone notizie, dal momento che entra in vigore il divieto di vendita di pelli di foca nel mercato dell’Ue.

 

Questo è anche l’anno che ha visto entrare in vigore la legge 201 che considera reato il traffico di cuccioli dall’ Est europeo inasprito dalle sanzioni contro i maltrattamenti.

 

Per i cani e per i gatti, dovrebbe entrare in vigore il decreto che attua il soccoro per gli animali incidentati o in difficolta’, come previsto da pochi mesi dal Codice della Strada.

Il 2011 sara’ anche un anno fondamentale per la vivisezione, in quanto si chiede uno stop definitivo ai test cosmetici sugli animali, ed infine verra’ ridimensionato anche il discorso Caccia, la richiesta è quella del divieto di libero accesso dei cacciatori nei fondi agricoli. Sara’ forse una dura lotta, ma gli animalisti, ora piu’ che mai, sono pronti a combattere.

 

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Le piante inca amaranto kiwicha invadono le piantagioni di soia transgenica della Monsanto negli Stati Uniti come in una crociata per fermare queste dannose imprese agricole e passare un messaggio al mondo.

In quello che sembra essere un altro esempio di saggezza della natura, aprendo la strada, la specie  amaranto Inca nota come “kiwicha”  è diventata un incubo per la Monsanto. Curiosamente, questa azienda nota per il suo male (“Mondiablo”) si riferisce a questa erba sacra per gli Inca e gli Aztechi, come pianta infestante o  erba maledetta. Il fenomeno di espansione della amaranto nelle colture in oltre venti stati degli Stati Uniti non è nuovo, ma merita di essere salvato, forse anche per celebrare le capacità e l’intelligenza di questa pianta guerriera che si è opposta al gigante delle sementi transgeniche. Dal 2004 un agricoltore di Atlanta ha notato che i focolai di amaranto hanno resistito al potente erbicida “Roundup” a base di glifosato e divorato campi di soia GM. nel suo sito web la Monsanto raccomanda gli agricoltori di mischiare glifosato con erbicidi come 2,4-D, vietato in Scandinavia perché  correlato con il cancro. E ‘curioso che il New York Times che oltre 20 anni fa ha scritto che Amaranto potrebbe essere il futuro del cibo nel mondo ora chiama questa pianta un “superweed” o “pigweed”, termini dispregiativi che riflettono una concezione di amaranto come una piaga. Secondo un gruppo di scienziati britannici del Centro di Ecologia e Idrologia, si è prodotto untrasferimento di geni di piante geneticamente modificate e di alcuni “indesiderabili” erbe come amaranto. Questo fatto contraddice le affermazioni di esponenti di organismi geneticamente modificati (OGM), che affermano che l’ibridazione tra una pianta geneticamente modificata e un impianto non modificato è semplicemente “impossibile”. Amaranto ha certamente più proteine della soia e contiene anche vitamine A e C. Nel frattempo negli Stati Uniti si preoccupano di come rimuovere questa pianta rustica che supera la tecnologia Monsanto: si riproduce in quasi tutte le condizioni climatiche, non si infetta da malattie o insetti che non hanno bisogno di prodotti chimici. Non sarebbe meglio ascoltare il messaggio della natura e provare la trasformazione dei prodotti alimentari amaranto?

Casi come la demonizzazione di amaranto ci fanno pensare che l’industria alimentare cerca semplicemente di mantenere la popolazione nella peggiore forma possibile per essere divorato da oscure corporazioni e interessi politici.

Tratto da Asociacion Civil Develar

 

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Sara ho letto il tuo libro, pagina dopo pagina, e credimi, sono rimasto di sasso. Siamo diventati un paese veramente strano. La Mafia non ci fa andare in fallimento…..ma a che prezzo. Distruggiamo il nostro ambiente, uccidiamo la nostra terra, stento a riconoscere la mia pianura, quella deliziosa pianura piatta  fatta di accoglienza. Sara scrive con un entusiasmo che ti cattura in un attimo. Anche io amo la mia terra e sono disponibile a combattere con persone come Sara, non voglio spostare il mio sguardo da nessuna parte, guardo la mia terra e la voglio difendere da questi nuovi vandali, seminatori di morte. Brava Sara, se hai bisogno io ci sono. CF

Un’indagine shock che racconta come la ‘ndrangheta stia divorando l’Emilia rossa e il nord. Prefazione di Antonio Nicaso e postfazione diEnrico Bini.

Aliberti editore — 28.10.2010
MAFIA. LE MANI SUL NORD
di Sara Di Antonio

 

 

Un libro-inchiesta in cui si intrecciano tre voci in un confronto serrato tra prospettive inconciliabili: il criminale ‘ndranghetista, che guarda al Nord con occhi rapaci e indifferenti; il “colletto bianco” che tra un misto di sconcerto e disprezzo non disdegna il denaro sporco proveniente dal narcotraffico calabrese; e infine lui, il pubblico ministero che affronta le miserie di una società che stenta a riconoscersi e a riconoscere.
Tre volti di un Nord Italia sotterraneo, pivolte negato nella sua esistenza ma che, al contrario, muove uomini capitali.
Sfuma il confine tra mafia e antimafia
, tutto confuso, stimati professionisti si mescolano a potenti criminali, nuovi disagi e sottaciuti malesseri, un territorio in cerca di una nuova identità.

Postfazione di Enrico Bini, presidente della Camera di Commercio di Reggio Emilia, primo fra le autorità reggiane a essersi esposto per denunciare la criminalità organizzata.
Prefazione di Antonio Nicaso

L’AUTORE

Sara Di Antonio (1976) laureata in Storia contemporanea all’Università di Bologna. Ha conseguito il Master Burson Marsteller in Comunicazione Pubblica e d’Impresa. Giornalista pubblicista, da quattordici anni svolge attivitdi comunicazione, ufficio stampa e pubbliche relazioni per enti pubblici e partiti politici.

Pagine: 155 | Prezzo: € 14,50 | ISBN: 9788874246564

Esce oggi, giovedì 28 ottobre, il libro della giornalistaSara Di Antonio “MAFIA. LE MANI SUL NORD(edizioni Aliberti), che indaga il fenomeno delleinfiltrazioni mafiose con particolare attenzione alla situazione dell’Emilia. La collaboratrice diReggio24Ore, che può vantare una prefazione a cura del giornalista e scrittore di Antonio Nicaso, uno dei maggiori esperti di ‘ndrangheta a livello internazionale, sarà inoltre protagonista domani, venerdì 29 ottobre, di un lungo articolo dedicato al tema sull’inserto “Il Venerdì di Repubblica” dell’omonimo quotidiano nazionale.

Dall’introduzione di “Mafia. Le mani sul Nord“:

“Undici ore di treno da Reggio Emilia fin giù in Calabria, e arrivati a Taranto i vagoni si dimezzano. Si rimane stipati in poche carrozze, per arrivare a Crotone, il capoluogo che nella sua sigla conserva ancora il bellissimo nome dell’antico centro culturale della Magna Grecia, Kroton. Partiremo da lì, per il nostro viaggio in un alternarsi tra Nord e Sud, tra i placidi campi estesi e le città d’arte dell’Emilia, e le asprezze e i colori di una terra che sembra dimenticata dalle cronache se non quando si parla di crimini e malaffare, la Calabria.
Rovesciandone i cliché, che dipingono ancora la ’ndrangheta come mafia meridionale e stracciona, ci accorgeremo che, invece, è pervasiva, evoluta, tecnologizzata. Si rimane storditi da quanto la globalizzazione abbia potuto giovare a un’organizzazione criminale fondata su archetipi fortissimi e antichi (la religione, i legami di parentela, la sottomissione delle donne) e quanto sia riuscita a mostrare il suo volto imprenditoriale e modernamente spietato, in un rapporto osmotico con il tessuto economico emiliano.
Tutto questo non senza rotture, non senza traumi e non senza conflittualità, come vedremo. Inizieremo un viaggio tra due mondi fieri della loro identità, che a loro modo si vantavano di essere autosufficienti fino a qualche decennio fa, e che oggi fanno parte di una rete silenziosa e pervicace che crea o accentua le ingiustizie di un sistema economico e sociale già messo a dura prova dalla crisi. Da allora, molto è cambiato. Scopriremo come e quanto”.

L’intenzione dell’autrice è quella di cercare di raccontare non solo la ’ndrangheta ma il disfacimento morale ed esistenziale di un territorio, l’Emilia, attraverso tre personaggi immaginari che prendono spunto da avvenimenti e contesti reali per consentire al lettore di immergersi in modo più naturale e agevole nella realtà complessa che, prima di essere denunciata, va compresa senza moralismi, rifuggendo dai luoghi comuni e possibilmente da una visione manichea, guardando la realtà attraverso gli occhi di chi, quotidianamente, per scelta ideale o criminale, si occupa di mafia.

Il primo è un uomo di legge, un pubblico ministero di provincia che si scontra con una realtà ostile, la cui attenzione viene continuamente distolta dalle cose che contano a causa di un meccanismo legislativo e delle regole perverse che lo costringono a “occuparsi d’altro”, a non potersi concentrare sui vari crimini che vengono compiuti a danno della società. Nonostante le costanti amarezze e la miriade di difficoltà, però, continua e persevera nel suo lavoro senza chiedersi neppure se ne valga la pena.

Il secondo personaggio è il criminale, il giovane ’ndranghetista, con un suo spessore immorale e una fierezza che lo fa parlare con orgoglio della sua appartenenza alla criminalità organizzata: anche lui, in maniera perversa, appartiene a qualcosa, a una struttura sociale e a un sistema culturale atavico e antichissimo, e proprio per questo difficile da sradicare dalla mente di chi vi sia stato immerso fin dalla nascita.

L’ultimo personaggio, vero protagonista della degenerazione amorale e in effetti privo di agganci ideali, è il colletto bianco, il più raffinato grado di consapevolezza della gravità di ciò che sta accadendo in quanto possessore di tutti gli strumenti culturali più sofisticati e appropriati per un’analisi della realtà. Tuttavia, attraverso un processo psicologico non particolarmente complicato, riesce ad accettare pienamente la sua collusione e contemporaneamente ad autoassolversi, come se ciò corrispondesse appieno a ciò che lo Zeitgeist – lo spirito del tempo – richiede.

Giornalista reggiana, Sara Di Antonio ha scritto “Mafia. Le mani sul Nord”

 

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LE PRECISAZIONI DI ANDREA CONTI

In riferimento alla recente tesina  “La battaglia sull’acqua, sulle arance e sull’acidificazione”, dove avevo criticato un articolo di Andrea Conti sulla frutta acida, mi è stata segnalata la sua pronta reazione dal titolo “Precisazioni sul fruttarianesimo 100%”.

L’autore, oltre che dirsi sorpreso e dispiaciuto delle mie pesanti critiche da crociata, precisa in sintesi sul suo blog http://contiandrea.wordpress.com/category/crudismo-fruttarianesimo/ i seguenti punti:

1)      L’acidità nel corpo umano è determinata anche da latticini e da prodotti di derivazione animale.

2)      Non c’è da parte sua contrarietà nei riguardi della frutta acida la quale, in transizione, diventa un

fattore che può aiutare molto.

3)      Una volta raggiunto il fruttarianismo 100%, sono altri (e non l’aracia) i frutti elettivi per l’uomo.

4)      Valdo non è mai stato fruttariano puro al 100%, e ha fatto al massimo 10 giorni di crudismo.

5)      Valdo non ha studiato da vicino persone che abbiano fatto fruttarianismo al 100%, e non può

garantire che in quel tipo di corpo le arance non creino problemi di alcun tipo.

6)      Tutti i fruttariani 100% che ha conosciuto Andrea hanno avuto problemi nell’assunzione prolungata

di arance (eccessivo dimagrimento, stitichezza, attacchi di fame sproporzionati, sanguinamento

gengive), mentre questo non è successo con le mele.

7)      Andrea scrive sapendo mettersi in discussione e allo scopo di condividere le sue umili informazioni

sulla frutta acida, per essere magari smentito, ma non in maniera superficiale, come ha fatto Valdo.

8)      Andrea chiede a Valdo di non fare una crociata basata sul suo intuito, visto che qui si parla di un

campo troppo poco esplorato come il fruttarianismo puro, dove i più piccoli errori contano.

Quando si è a un alto livello di detossificazione, il corpo reagisce in modo totalmente diverso se si

è vegani o invece fruttariani.

9)      C’è gente che è tornata a mangiar carne, e altra che ha considerato l’alimentazione fruttariana come

una follia, sempre per colpa delle arance.

10)   Invito Valdo a mangiare almeno per un mese o due una dieta fruttariana 100%. Solo allora potrà

parlare di esperienza diretta in proposito.

11)   In un corpo come il suo, le arance vanno a portar via muco e lo sciolgono, nulla da eccepire.

12)   Nel percorso fruttariano 100% la frutta per ordine di importanza è la mela, la frutta dolce, la frutta

grassa e la frutta-ortaggio. Non la frutta secca o essicata, perché troppo povera di acqua.

Lo stesso Armando d’Elia era arrivato a dire che la frutta succosa è quella più legata all’uomo, dal

punto di vista biologico.

13)   Passare l’acido tutti i giorni su un pavimento incrostato può andar bene ma, su un pavimento pulito,

tale pratica può anche rovinarlo. Usare dunque le arance va bene, ma solo come medicinale,

quando ci sono da scrostare i residui dei farinacei e dei legumi.

14)   Il discorso sulle ceneri alcaline vale solo in laboratorio, usando un vaso di terracotta, mentre il

corpo umano non è un vaso di terracotta.

15)  Arancia frutto fortemente alcalinizzante? Non è invece che per iperalcalinizzare il sangue di un

fruttariano non si vada infine a generare iperacidità con una reazione a catena? La zucca cruda ad

esempio alcalinizza troppo il sangue, ed è meglio mangiarla cotta. Basta prendere la cartina

tornasole del pH e analizzare le urine un’ora o due dopo il pasto.

16)  Tutto quello che abbiamo letto nei libri del passato va messo in discussione e va approfondito,

se vogliamo progredire.

17)  Andrea Conti continua a stimare Valdo, ma non si sarebbe mai aspettato una crociata del genere.

Spera pertanto che queste precisazioni possano sciogliere ogni incomprensione e avvicinare di più

al tempo stesso le rispettive posizioni.

MIA RISPOSTA AI PUNTI SOLLEVATI DA ANDREA

Punto  1)  Dire che l’acidità è data ANCHE dai latticini e dai prodotti di derivazione animale è fuorviante. L’acidità è data soprattutto da quello. Lo dimostrano non solo le nostre lunghe esperienze e le ricerche di laboratorio, ma anche le scienze statistiche, che ritrovano alti tassi di osteoporosi e di carie dentarie sempre e solo nei paesi ad alto consumo di latticini e di carni.

Punto  2)  Parlare di frutta acida accettabile in fase di transizione è sbagliato. Non esiste frutta acida chiamata agrumi (i limoni stanno leggermente sotto i 3.00 di pH), ma frutta acidognola. E non esiste poi frutta dolce ma pesche, albicocche, prugne, manghi, frutti di bosco, melograni che pur stando su livelli di 3.00 o 4.00 di pH rimane acidognola e dunque validissima. Siamo nel campo degli acidi deboli ed organici, che tendono a cedere con facilità il loro ione positivo idrogeno, e a legarsi poi coi vari minerali in circolazione, formando altrettanti sali preziosi.

Le cole, ad esempio, hanno 2.80 di pH, e rappresentano bevande acide che rimangono acide col loro micidiale acido fosforico. Un bicchiere di cola, privo di vitalità solare ed organica, richiede 32 bicchieri di acqua pura a 7.00 di pH per essere disciolto e reso innocuo.

Anche il termine “fase di transizione verso il fruttarianesimo 100%” mi lascia assai perplesso, visto che non servono transizioni e che il fruttarianesimo 100% non è utile a nessuno, per cui non è un obiettivo da perseguire, ma una falsa chimera. Parla uno che ha tenuto la frutta ai vertici delle sue preferenze per 60 anni ininterrottamente.

Punto  3)  Quando parlo di frutta come cibo elettivo dell’uomo, mi riferisco a tutte le 160.000 specie viventi del regno vegetale, e non certo a un singolo frutto come la mela biblica, che va intesa chiaramente come simbolo e non certo come unico frutto, divino o diabolico che si voglia.

Pur tessendo gli elogi incondizionati alla frutta in senso universale, l’igienismo non vede nella frutta stessa qualcosa di magico, ma soltanto un semplice strumento di salute fisica, mentale e spirituale.

E’ sempre e solo il gruppo corpo-mente-spirito ad autoguarire, non certo le sostanze cibarie, per ottime che possano essere.

Punto  4)  Fruttarianismo 100%? Non è affatto sinonimo di perfezione assoluta. Trattasi di un obiettivo assurdo e mitico, persino strampalato e ridicolo, soprattutto nella nostra realtà invernale, ombrosa, umida e avara in termini di sole invernale. Scelgo spesso il fruttarianismo assoluto o quasi, per due o 3 settimane, quando trovo la frutta giusta, e succede sempre in zona equatoriale o tropicale.

Ma anche lì ricorro spesso al succo di canna, al succo di carota e di sedano, al succo di bietola, per cui il discorso frutta 100% non vale e non ha nemmeno senso. E’ un concetto che non interessa nessuno.

Punto  5)  Dobbiamo ancorarci alla realtà e al buon senso, se vogliamo essere credibili e utili alla gente, lasciando le astrazioni, gli esperimenti sofisticati e fini a se stessi, ai fachiri o ai saltimbanchi.

Non esistono esseri davvero fruttariani al mondo, in zona temperata, con inverni che durano dai 6 agli 8 mesi, ed estati brevissime di appena 4 mesi. Se qualcuno ci fosse davvero, si faccia vivo e dimostri il suo stato di salute fisica e mentale, il suo curriculum e il suo rendimento.

Punto  6)  Quanti fruttariani 100% abbia conosciuto Andrea vorrei proprio saperlo. Uno o due incluso se stesso? O al massimo 5 come le dita della sua mano?

Punto  7)  Non penso affatto di essere stato superficiale. L’articolo preso di mira era una vera e propria teoria demolitrice e demonizzatrice dell’arancia, con tanto di riferimenti storici e di precarie testimonianze. Ed in più non era riferito per nulla ad ipotetica gente fruttariana 100% ma bensì alla gente normale.

Punto  8)  Non faccio crociate basate sull’intuito. Sono 50 anni che consumo arance a chili e con estremo appagamento. E ci sono milioni di persone che lo fanno con altrettanta soddisfazione e salute.

Punto  9)  Se della gente fa un esperimento vegano e poi torna alla carne, vuol dire che lo ha fatto senza le giuste basi, che era impreparata, o che non aveva motivazioni etiche sufficienti. Niente a che vedere con le arance.

Punto 10)  Non posso accettare un invito del genere. Un mese o due di fruttarianismo, in Italia? D’inverno? Assurdo ed autolesionistico.

Punto 11)  Penso di avere sufficiente esperienza per capire cosa significhi essere pulito o essere acidificato. Non mi interessa di finire denutrito in termini calorici. Sono per un fruttarianismo sensato e tendenziale.

Punto 12)  E’ inutile dichiarare di essere realisti e concreti, e continuare poi a citare Ehret e D’Elia per puntellare le nostre asserzioni. Rispettiamo piuttosto i maestri del passato cercando di fare di più e di meglio, se possibile.

Punto 13)  Per quanto concerne il pavimento pulito o incrostato, non sto a fare polemiche. Non mi sottraggo comunque a un confronto basato su un prelievo contemporaneo di sangue presso qualsiasi centro medico d’Italia, al fine di stabilire chi ha il sangue più pulito e scorrevole e privo di mucosità.

Punto 14)  Non mi sono mai riferito ad esperimenti di laboratorio, ma piuttosto ad esperimenti pratici e verificabili anche sensorialmente. Un bicchierozzo colmo del succo di 6 arance, preso a digiuno, fa tutto fuorchè acidificare. Prova a prenderti un bicchiere di cola nelle stesse condizioni e capirai la differenza.

Punto 15)  La zucca è carica di amido naturale e posso capire che una leggera cottura la renda assai più interessante per il consumo, al pari poi della patata, dei tuberi e dei cereali. Cuocere le arance sarebbe invece uno sproposito.

Il problema poi non è tanto la paventata iperacidità a catena. Sia il troppo acido che il troppo alcalino hanno effetti disastrosi e corrosivi sul corpo.

Serve dunque l’equilibrio che si raggiunge mangiando un po’ di tutto, ma sempre nell’ambito dei cibi veri, vitali e compatibili. Mangiare solo arance o solo mele è un suicidio.

Punto 16)  Tutte le letture del passato vanno rivedute. Sono d’accordo. Ogni cosa va filtrata, criticata e selezionata. Non esistono mostri sacri da rispettare. Esiste però un percorso illuminato che occorre invece custodire e proteggere con grande determinazione.

Punto 17)  Non mi diverto affatto a impiantare grane e polemiche, nè tantomeno a fare crociate contro

i vari siti internet. Non sto nemmeno a leggere quanto si scrive su internet, mancandomene il tempo materiale.

Il problema è che le persone comuni non riescono più a mangiare un’arancia senza qualche sospetto.

Stiamo attenti a non fare assurdo e gratuito terrorismo, spingendo la gente, affamata di calorie e di micronutrienti, verso i soliti salumi e le solite bistecche.

C’è della gente respirazionista, che vive anche di sola aria? Pare di sì.

Bisognerebbe verificare quanto sincera è, a che ora si alza la mattina, a che ora va a nanna la sera e quale attività svolge.

L’UCCISIONE VISTA COME UNA GRAN FESTA

Trovo tutto sommato futile e ridicolo perdersi in polemiche senza senso e senza costrutto sulle mele e le arance, quando prendi in mano il quotidiano di oggi, e si tratta del Messaggero Veneto, giornale del Friuli, e leggi un articolo firmato da Silvano Bertossi, che dice quanto segue:

“Noi in Friuli, per il maiale e le sue gustose carni, abbiamo una speciale devozione.

Quando un tempo in casa si uccideva il maiale, c’era festa grande e i ragazzi potevano anche disertare scuola. Giustificati.

Il fascino della macellazione, quell’affaccendarsi nel dividere le parti, nel macinare le carni, di qua quella per fare i salami, di là quella per il muset e les luanies”.

A fianco c’è pure una foto di gruppo con i norcini, ovvero con gli autori sorridenti ed orgogliosi del misfatto, intenti alla lavorazione delle carni.

AL FASCINO DELLA MACELLAZIONE PREFERISCO QUELLO DI UNA CAREZZA

Sono friulano a tutti gli effetti, e sono affezionato senza riserve a questa terra, nonostante alcune evidenti smagliature etiche e salutistiche che essa presenta.

So benissimo cosa significhi l’atroce assassinio di un povero maiale indifeso.

L’autore di tale idilliaco quadretto, la prossima volta, farebbe meglio a parlare a suo titolo personale e non in nome dei friulani tutti.

Non sono certamente l’unico a dissentire fortemente con le sue bucoliche rime.

Il fascino della macellazione?  La devozione per le sue gustose carni?

Ne ho viste troppe di queste orrende e raccapriccianti scene.

Pazienza il massacro, ma anche la cultura del massacro, ed anche la nostalgia di esserci ancora.

UNA REGIONE FRENATA DAL MAIALISMO E DAL VINISMO

A tale aberrante modo di pensare non ci sono scusanti.

Questo non lo sopporto proprio. Questo significa lordare di sangue e di cinica crudeltà la pagina di un giornale che viene letto da tutti, ma non dai maiali per fortuna.

La bellissima regione Friuli, con le sue spiagge magnifiche, coi suoi monti e i suoi laghi, con la sua lingua originale, con le indubbie doti di ingegnosità, di serietà, di spirito e di carattere dei suoi abitanti, merita molto di più in termini di salute, di cultura e di etica.

La religione del maiale, e quella della macellazione in generale, più forti qui che altrove, non apportano nulla di buono al nostro benessere (abbiamo il non invidiabile record nazionale delle metastasi e delle cardiopatie, nonostante la bellezza e la tranquillità del territorio), ma sono una spina nel fianco e un freno a mano tirato.

Men che meno apportano qualcosa di valido alla nostra reputazione.

LA RIPRESA ECONOMICA DEL FRIULI

Sulla stessa pagina c’è un secondo articolo dove Claudio Violino, assessore regionale all’agricoltura, viene ripreso mentre, preso per le zampette un bel porcellino lattante, lo solleva e lo esibisce in primo piano, quasi si trattasse di un trofeo e di un simbolo della ripresa economica del Friuli.

La foto è a corredo di un intervento del dottor Valerio Bordesan sul tema “Qualità della carne e delle cosce per prosciutto crudo nel suino pesante”.

Mi chiedo se l’assessore, a parte le ovvie necessità insite nel suo ruolo, abbia per un attimo almeno pensato che aveva in braccio un bambino a quattro zampe, con un cuore e un’anima pulsante, o se abbia solo ragionato in termini di peso, e di quanti mesi servano ancora per piantare alla gola di quella creatura una bella lama che ne interrompa la vita, e lo trasformi in salame e musetto.

Perché non inserire, mi chiedo, un maiale anche nello stemma bianconero del Friuli?

L’OBIETTIVO FATIDICO DEI 250 CHILOGRAMMI

Avevo letto “pensante”, poi mi sono stropicciato gli occhi, rendendomi conto che mancava la enne.

Non pensante ma pesante. Perché è ormai di moda, per diverse aziende, acquistare e spesso importare i maiali a 100 kg di peso, per portarli rapidamente ai 250 kg.

Ed è a quel punto che i norcini di Mortegliano o quelli della Cooperativa Norcini di Cormons (Gorizia), o i purcitàrs di altre località sandanielesi e carniche, entrano in azione coi loro affilati coltelli, per una esecuzione legalizzata di poveri esseri in balia dei carnefici, di povere creature prive di ogni forma di tutela.

ANDANDO DI QUESTO PASSO CI SERVIRANNO L’ULTIMA DELIZIA, OVVERO LA SPREMUTA DI MAIALE

Tutto questo è accaduto, accade e continua ad accadere sotto i nostri occhi, condito di cultura macellaia e di sadico divertimento.

Questi sono i veri problemi su cui dovremmo riflettere.

Altro che perderci improduttivamente sull’acidità prodotta da una spremuta di agrumi.

Chissà che un bicchiere di sangue estratto a caldo, mentre ancora l’animale ferito a morte strilla di paura e di dolore, non faccia meno male del bicchiere di succo rosso di arance dell’Etna?

Valdo Vaccaro  (AVA-Roma e ABIN-Bergamo)

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Non ho parole per esprimere tutta la mia meraviglia per quello che fate, siete veramente delle persone eccezionali a cui va tutta la mia ammirazione e sostegno. cF

 

Lavorare con le immagini permette di ancorare l’input linguistico alla memoria visiva. Le forme, i colori, il gioco di ombre e luci che caratterizzano le immagini stimolano la fantasia, toccano la sfera della creatività. L’immagine è una sorta di metafora tradotta in visione.
L’immagine fa parte di un linguaggio universale e tuttavia, pur non essendo vincolata ad una cultura, trasmette spesso le caratteristiche peculiari di paese. Può inoltre rivelarsi utile ad integrare il libro di testo; attiva la motivazione; tocca la sfera della proiezione e dell’identificazione, sollecitando l’intelligenza intrapersonale; vale ad ampliare il lessico, ad introdurre nuove riflessioni linguistiche o semplicemente a stimolare la produzione.

 

“Miste
Lente
Sparse immagini
Tra occhi e mare
A mezz’aria
Sdraiato su un fiume di sabbia
Cavalcare draghi marini
A mezz’aria
Baciavo la sposa
Io cavaliere di fuoco
…. fiato spezzato”

G. Calcagno

 

L’esperienza dello stage sui linguaggi del teatro delle diversità, guidato dal gruppo di artisti della Néon Teatro e da un gruppo di attori Down della compagnia ‘Bagnati di Luna – A.I.P.D.’ (Associazione Italiana Persone Down) di Catania, vuole rivolgersi principalmente ai gruppi classe delle scuole medie inferiori e superiori della provincia di Catania. La compagnia Bagnati di Luna – A.I.P.D. lavora stabilmente dal 2000, e come da curriculum ha prodotto diversi spettacoli e opere teatrali inedite, affermandosi come una delle realtà europee più consolidate nel panorama del Teatro delle diversità. L’esperienza dello stage punta a diventare un utile momento di interazione tra persone “diverse”, oltre che un utile strumento di conoscenza ed approfondimento da parte degli studenti, di aspetti della disabilità spesso ignorati.

“Eccoci qui. Come una canzone d’amore.
Segni intrecciano le cose della realtà,
gli occhi vedono, le orecchie ascoltano,
la bocca pronta alle parole. Scoprire
modificare, rivelare il mistero. Che non c’è
alcun mistero, se non l’accadere del fatto.
Ogni cosa, tutte le cose già gravide
di tutte le forme che appariranno.”

P. Ristagno

 

 

 

NéonTeatro (denominazione che l’associazione culturale Néon si da in relazione a tutti i progetti teatrali), senza scopo di lucro, opera dal 1988 in Italia e particolarmente in Sicilia dove ha sede. Ad oggi le sue attività sono volte a creare una cultura del valore dell’essere umano attraverso i linguaggi del Teatro, agendo sia in luoghi tradizionalmente deputati, sia in quei contesti aggregativi in cui è forte il fermento e la voglia di sperimentarsi in forme espressive che puntano a dare risalto al valore del proprio modo di esistere nel mondo. I ragazzi nelle scuole, i loro insegnanti,  gli ospiti delle comunità, le persone down, i non udenti, i non vedenti, chi ha handicap motori, gli extracomunitari, persone curiose, incoscienti, sagge, bambini, anziani, genitori, familiari, amici ecc…; con tutti loro facciamo il Teatro, scoprendo ogni volta il valore poetico, la potenza delle immagini intrinseche in ognuno, che si fanno parola, gesto, danza, segno, silenzio, suono.

Attività Professionale

NéonTeatro, svolge l’attività teatrale in diversi contesti associativi, realizza laboratori di Teatro integrato e promuove tecniche di animazione teatrale negli istituti scolastici (corsi d’aggiornamento per insegnati e laboratori con alunni) e in contesti di formazione e aggiornamento per tecnici della riabilitazione psichiatrica, psicologi, pedagogisti, operatori di comunità, assistenti sociali.
– dal 1999 ad oggi  lavora stabilmente in diverse case famiglia, comunità alloggio e comunità terapeutiche per persone con disagio psichico.
Produce laboratori e ha promosso la creazione di compagnie teatrali nelle suddette  strutture. Gli spettacoli prodotti sono stati proposti sia ad un pubblico di studenti che ad un pubblico aperto, creando anche rassegne apposite sul Teatro delle diversità.
– dal 2000 ad oggi  partecipa in tutta Italia, con i suoi associati a conferenze seminari e convegni sui temi dell’arte terapia, del Teatro sociale e del Teatro delle diversità; ha partecipato alla promozione del libro “E li chiamano disabili” ed. Rizzoli,  del giornalista e scrittore Candido Cannavò; ha collaborato alla rivista “Nuove Catarsi” oggi “I Teatri delle diversità” edita dal Teatro Aenigma Associazione culturale e diretta dal Prof. Vito Minoia, prima rivista a livello nazionale ad occuparsi di temi legati al Teatro delle diversità e del Teatro sociale; ha organizzato incontri dibattito sul tema della diversità, dell’inclusione sociale e del ruolo del Teatro in scuole, convegni, meeting associativi, manifestazioni regionali e nazionali (Paraolimpiadi, Teatrabilità, Festival di Cartoceto, Edge Festival di Roma e Milano, ecc…); numerosissimi sono gli interventi degli esperti che operano al suo interno come formatori, conduttori e docenti nei workshop legati al disagio ed in particolare al disagio psichico (Convegni FENASCOP, convegni organizzati dal D.S.M. di Catania) e disabilità percettive (Ens, Uic); oramai stabili le esperienze in cui gli esperti che operano al suo interno sono chiamati come docenti negli istituti socio pedagogici e per i servizi sociali della provincia di Catania e non solo (Lucia Mangano, Lombardo Radice, Turrisi Colonna, ecc…) nei corsi di formazione per attori, e in diverse scuole di Teatro a livello nazionale rispetto ai linguaggi del Teatro delle diversità; di grande rilievo la decennale collaborazione con l’ A.I.P.D. (Associazione italiana persone down) sez. di Catania che ha dato vita alla compagnia Bagnati di Luna A.I.P.D. e con la quale ha realizzato diverse produzioni e repliche in tutta Italia.

 

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