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Archive for giugno 2011

Registro Pubblico delle Opposizioni

CHE COS'È? 
Il Registro Pubblico delle Opposizioni è un nuovo servizio concepito a tutela del cittadino, il cui numero è presente negli elenchi telefonici pubblici, che decide di non voler più ricevere telefonate per scopi commerciali o di ricerche di mercato e, in pari tempo, è uno strumento per rendere più competitivo, dinamico e trasparente il mercato tra gli Operatori di marketing telefonico.
 
A COSA SERVE? 
Tramite il Registro Pubblico delle Opposizioni si intende raggiungere un corretto equilibrio tra le esigenze dei cittadini che hanno scelto di non ricevere più telefonate commerciali e le esigenze delle imprese che in uno scenario di maggior ordine e trasparenza potranno utilizzare gli strumenti del telemarketing.
 
COME FUNZIONA? 
Il sistema è chiaro, di facile accessibilità e semplice fruizione. L’Abbonato può accedere al servizio tramite cinque modalità: modulo elettronico sul sito web, posta elettronica, telefonata, lettera raccomandata, e fax. 
 L'Operatore potrà iscriversi al sistema e effettuare tutte le operazioni previste per l’aggiornamento delle liste numeriche da contattare attraverso una serie di servizi disponibili sul sito. 
 
L’ABBONATO 
È il cittadino, persona giuridica, ente o associazione, il cui numero telefonico è presente negli elenchi telefonici pubblici.
L’abbonato potrà iscriversi al Registro se non desidera più essere contattato dagli Operatori di telemarketing, in caso contrario varrà il principio del “silenzio assenso”.
 
L'OPERATORE 
È qualunque soggetto, persona fisica o giuridica, che intende avviare, mediante l’impiego del telefono, attività a scopo commerciale, promozionale o  ricerche di mercato. L’entrata in vigore del Registro Pubblico delle Opposizioni obbliga l’Operatore a registrarsi al sistema e a comunicare la lista dei numeri che intende contattare, pena incorrere nelle sanzioni previste dal Codice della Privacy.
 
IL GESTORE 
La realizzazione e gestione del Registro, istituito con il DPR 178/2010, è stata affidata dal Ministero dello Sviluppo Economico – Dipartimento per le Comunicazioni alla  Fondazione Ugo Bordoni attraverso un contratto di servizio che ne sottolinea la natura di ente terzo, indipendente, impegnato in attività di pubblico in

www.registrodelleopposizioni.it

Conosci i tuoi diritti
Cambia la normativa, cambiano i diritti per i cittadini

Con l’istituzione del Registro Pubblico delle Opposizioni è cambiata la normativa che regolamenta il settore del telemarketing. Per questa ragione la Fondazione Ugo Bordoni – in qualità di Gestore del Registro – avverte l’esigenza di sensibilizzare i cittadini sulle principali modifiche avvenute nel nostro ordinamento.

Questa sezione nasce come opportunità per il cittadino di acquisire consapevolezza dei suoi diritti e rende disponibili:
le procedure da seguire in caso di sospetto trattamento illecito dei dati
i riferimenti normativi in materia di privacy e regolamentazione dell’attività di telemarketing

Cambia la normativa, cambiano

i diritti per i cittadini

Con la nuova normativa che regolamenta il

settore del telemarketing, il cittadino (abbonato)

il cui numero telefonico è presente sull’elenco

pubblico, può esprimere la propria

volontà di non essere contattabile dagli operatori

che effettuano chiamate pubblicitarie.

Questa volontà si esprime con l’iscrizione del

proprio numero telefonico nel Registro Pubblico

delle Opposizioni. È un servizio gratuito,

attivo dal 1° febbraio 2011 e istituito con il Decreto

del Presidente della Repubblica 178/2010.

Quanto tempo passa dalla

richiesta d’iscrizione alla

cessazione delle chiamate

pubblicitarie indesiderate

• L’iscrizione nel Registro è effettuata entro il

giorno lavorativo successivo alla richiesta

• Affinché l’iscrizione sia completamente efficace

potrebbero trascorrere sino a 15 giorni

dalla richiesta: dopo questo periodo, consentito

dalla legge, gli operatori di telemarketing

devono necessariamente recepire le opposizioni

espresse dai cittadini.

Si potrebbero ricevere in modo

legittimo le telefonate

pubblicitarie anche in seguito

all’iscrizione nel Registro

La legge stabilisce che gli operatori di telemarketing

possano legittimamente effettuare chiamate

se hanno ottenuto l’esplicito consenso

dell’interessato, indipendentemente dall’iscrizione

nel Registro. Tale consenso potrebbe essere

stato raccolto, per esempio, durante la stipula

di contratti con le aziende dalle quali sono

stati acquistati prodotti o servizi oppure durante

la sottoscrizione di tessere di fidelizzazione

cliente, raccolta punti, eccetera.

Ai sensi del Codice inmateria di protezione dei

dati personali (Dlgs 196/2003), è possibile revocare

il consenso dato a terzi inviando direttamente

al soggetto titolare del trattamento

dei dati l’apposito modulo compilato in ogni

sua parte, scaricabile dal sito http://www.garante

privacy.it. In seguito all’invio della richiesta di

cancellazione dei propri dati, il titolare ha l’obbligo

di rimuovere entro 15 giorni dalle proprie

liste il numero telefonico in questione. In

caso contrario il cittadino ha il diritto di:

• segnalare l’inadempienza all’Autorità Garante

per la protezione dei dati personali

• sporgere denuncia all’Autorità giudiziaria

Gli operatori di telemarketing

che effettuano chiamate

pubblicitarie sono tenuti a

rispettare degli obblighi

Nel corso della chiamata, gli operatori di telemarketing

devono:

• consentire l’identificazione, mostrando il proprio

numero telefonico al cittadino contattato,

la cui utenza è presente sull’elenco telefonico

• indicare con precisione all’abbonato che i suoi

dati personali sono stati estratti dagli elenchi

telefonici pubblici o da liste private

informare gli abbonati della possibilità d’iscrizione

nel Registro Pubblico delle Opposizioni

al fine di non essere più contattati

Cosa fare se si ritiene di

ricevere in modo illegittimo

telefonate pubblicitarie

Se si è certi di ricevere chiamate commerciali in

modo illegittimo è possibile:

• segnalare l’inadempienza all’Autorità Garante

per la protezione dei dati personali

• sporgere denuncia all’Autorità giudiziaria

 

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CONTAMINAZIONE B12, EFFETTO KERVRAN, FUSIONE ROSSI-FOCARDI E MALATTIE MEDICO-CAUSATE LETTERA MALATTIE IATROGENE, MALATTIE PNEUMOCIRCOLATORIE E BENETTIE TUMORALI TRASFORMATE IN CANCRI DALLA CDC

Ciao mio caro Maestro, sono a chiederti se non sarebbe meglio incominciare a dire che la prima causa di morte al mondo sono le malattie iatrogene, ovvero medico-causate, poi le malattie pneumocircolatorie (non cardiocircolatorie) ed infine il buon tumore fatto diventare cancro dal CDC di Atlanta. Sei al corrente degli esperimenti fatti dal dr Kervran e mai pubblicati? Come è possibile ottenere tutti gli elementi essenziali per la nostra vita, anche se il cibo ideale dell’uomo, la frutta, non ne contiene traccia? GLI STUDI SCOMODI E CONTRASTATI DI UN GRANDE SCIENZIATO FRANCESE Corentin Louis Kervran (1901-1983) è un chimico e fisico francese che ci offre indirettamente risposta a questa domanda. Docente universitario, esperto in Medicina del Lavoro, in Igiene e Agricoltura, fu per 20 anni direttore dei servizi francesi per la prevenzione dei danni causati dalle radiazioni. Parlare della scoperta di Kervran non è facile. Le sue ricerche iniziano intorno al 1935 e i suoi esperimenti lo portarono a postulare la sua teoria nel 1961. Tutte le sue teorie furono fortemente contrastate, ridicolizzate ed insabbiate, per cui non stupisce che la gente non abbia mai sentito parlare di lui. Eppure fece una delle più grandi scoperte al mondo, confermate nel 1973/74 dalle prove effettuate al CERN di Ginevra, uno dei più grandi ed avanzati centri di ricerca nucleare. LA PRESUNTA ED INESISTENTE CARENZA DI B12 NEI VEGANI Grazie a lui è ora facile capire e rispondere ad una delle domande più assillanti che si sente rivolgere chi non mangia carne, vale a dire la presunta mancanza di vitamina B12. La B12 si trova in abbondanza nei muscoli degli animali, ed è introvabile nei vegetali. E’ forse per questo motivo che è facile accettare l’idea che la carne sia l’unica fonte di approvvigionamento possibile. I disturbi funzionali da mancanza di B12 sono davvero gravi e la particolarità di questa vitamina è la sua composizione che si basa sul cobalto, che è un elemento tossico e praticamente inesistente sulla crosta terrestre. Per comprendere come sia possibile vivere di sola frutta e non avere carenza di B12, è bene iniziare dalla storia del suo lavoro. IL CALCIO RICAVATO DAL POTASSIO In uno dei suoi esperimenti più rappresentativi, Louis Kervran fu in grado di far deporre uova perfette, il cui guscio era un composto a base di calcio, da galline alle quali fu somministrata una dieta rigida accuratamente priva di questo minerale. Le soluzioni erano perciò due: o le galline attingevano il calcio da risorse interne (le proprie ossa), oppure il loro metabolismo riusciva a ricavarlo da un’altra fonte. Alla fine i risultati furono evidenti e quantomeno strabilianti. La fonte da cui traevano il calcio non erano le ossa, ma il potassio di cui era ricca la loro nuova dieta. Questa scoperta venne replicata più volte anche da altri ricercatori e verificata su più tipi di esseri viventi, piante comprese. LA TRASMUTAZIONE ALCHEMICA DEGLI ELEMENTI Un animale su cui è facile verificare questo fenomeno è il granchio che, durante il suo periodo di muta, in cui non si alimenta in nessun modo, è in grado di ricomporre la sua corazza che è composta in gran percentuale da calcio. Tenetevi forte perché la conclusione di questi esperimenti è davvero strabiliante. La natura è in grado di compiere un fenomeno di cui erano alla ricerca anche gli antichi alchemici: la trasmutazione degli elementi. REAZIONE NUCLEARE DEBOLE ED EFFETTO KERVRAN Parliamo di una reazione nucleare debole, con rilascio energetico pari a zero, capace di generare un atomo partendo da un altro. Nell’esempio citato, una reazione capace di partire dal potassio e trasformarlo in calcio, senza che in tale passaggio ci sia una generazione o un assorbimento di calore. La scienza moderna per decenni si è rifiutata di riconoscere questa verità, e solo dopo la conferma ufficiale data dagli esperimenti del CERN ha dapprima riconosciuto l’effetto Kervran come reale, ma subito dopo si è impegnata a far cadere una cortina di silenzio su questo aspetto della natura. I PARAMETRI DELLA VITA TERRESTRE SONO TUTTI DA RIVEDERE La tecnologia umana, attualmente, è in grado di trasmutare gli elementi, ma solo usando alte energie. Si pensa inoltre che il noto fenomeno della fusione fredda si basi proprio sull’effetto Kervran. Comprendete la portata di tale scoperta e i gravi danni economici che ne conseguirebbero per le case farmaceutiche e per l’industria alimentare? Capite che i parametri con cui attualmente descriviamo la vita terrestre sono tutti da rivedere? Che giustificazione dareste voi alla volontà, da parte di chi guadagna sul persistere delle malattie, di far rimuovere queste ricerche che pregiudicano i suoi prodotti? Domande pesanti cui non vogliamo dare risposta qui, ma che speriamo possano far nascere spunti di riflessione e curiosità di approfondimento. PARENTELA DEL FERRO COL COBALTO Come si lega dunque questa scoperta con la vitamina B12 sarà ora molto semplice da capire, se solo approfondiamo un po’ la relazione che lega il potassio al calcio, due minerali vicinissimi nella tavola periodica degli elementi, col potassio che ha numero atomico 19 (19 atomi nel nucleo) e il calcio 20. Quale elemento si trova vicino al cobalto? Il ferro, che è il minerale più diffuso in natura. LA TRASFORMAZIONE DEL FERRO 26 IN COBALTO 27 Quindi, secondo la tesi di Kervran, il corpo umano sarebbe in grado di trasmutare il ferro, numero atomico 26, in cobalto 27, e di sintetizzare la vitamina B12, in barba a chi dice il contrario, esattamente come fanno le mucche, i cavalli e tutti gli altri animali erbivori. Altrimenti qiualcuno dovrebbe spiegarci come fanno questi animali ad averne in abbondanza nelle loro fibre, mangiando solo erba di cui si ha la certezza non poter esserne la fonte. Un grande abbraccio. Giuliano Manzali da Jakarta-Indonesia ***** RISPOSTA CARNE NON FA CARNE, VITAMINA B12 NON FA VITAMINA B12 Ciao Giuliano, grazie per le osservazione che fai. Tutte valide e interessanti. Sulla trasformabilità degli alimenti, e se vuoi anche degli elementi, è basato il 90% dei miei scritti. Persino i batteri si trasmutano a seconda delle condizioni. L’escherichia coli lo troviamo tra i batteri aerobici ed amici in presenza d’aria, ma diventa anche batterio putrefattivo anaerobico e pericoloso in assenza di aria. Quante volte mi hai sentito dire che carne non fa carne, muscolo non fa muscolo, e vitamina non fa vitamina. In questa occasione dirò che vitamina B12 non fa vitamina B12. L’ENERGIA ATOMICA A FREDDO E’ UN CAMPO ESPLORATIVO ENORME Che tutta la chimica e la biochimica siano da rivedere profondamente è un dato di fatto. Quanto hai riportato su Kervran è importante e lo riprenderemo in altre occasioni. L’idea della trasformabilità degli atomi in ambito di reazione atomica a freddo è molto interessante, suggestiva, credibile e persino provata. Fa anche capire come la natura sia molto più flessibile e plasmabile di quanto la mente umana riesca a immaginare. L’Italia, tra l’altro, è all’avanguardia in questo settore. IL MAGICO INCONTRO DI FOCARDI E ROSSI I primi esperimenti di Flishmann e Pons, che promettevano nel 1995 di ricreare il sole in un bicchiere, utilizzando il palladio ed il deuterio (idrogeno con massa doppia), si rivelarono un bluff, nel senso che producevano solo piccoli effetti, chiamati fluttuazioni. Però la loro idea meritava degli sviluppi. Gli italiani Francesco Piantelli e Sergio Focardi (docenti e ricercatori delle università di Pisa e Bologna) trovarono nuove vie utilizzando elementi diversi come il nickel e l’idrogeno. Ma l’incontro del professor Focardi con Andrea Rossi, filosofo milanese appassionato di trasformazioni chimiche, mente brillante e autentica fucina di idee, è stato decisivo. LA CONTROVERSA E PIROTECNICA PERSONALITA’ DI ANDREA ROSSI Rossi, con alle spalle anche un grosso fallimento nel campo della trasformazione dei rifiuti nocivi in petrolio, con condanne a ripetizione da parte di tutte le preture lombarde, è sicuramente una persona pittoresca e avventurosa. Un millantatore e un mega-bidonista secondo alcuni denigratori lombardi, uno sperimentatore intraprendente e geniale, secondo la maggior parte degli scienziati di ogni parte del mondo, che stanno osservando increduli e sbalorditi i risultati concreti a cui l’accoppiata Focardi-Rossi è arrivata in questi ultimi mesi. L’INVENZIONE CHE CAMBIERA’ I DESTINI DEL MONDO Attraverso un processo nucleare freddo, e quindi non chimico, pare che l’Italia abbia dato la stura all’invenzione che cambierà il destino del mondo intero. Tra incredulità, sospetti, perplessità, gelosie e boicottamenti, è nato in laboratorio un sistema nel quale il nucleo dell’idrogeno, il protone, penetra nel nucleo del nickel, e il nickel diventa rame, liberando un’energia termica in uscita che è 200 volte maggiore dell’energia elettrica di entrata. Il tutto senza la presenza di radioattività e di neutroni, per i quali servirebbe il boro, l’acqua, e altri elementi di sicurezza), ma con un modesto rilascio di raggi gamma isolabili con semplice schermatura di piombo. LA CADUTA DI TUTTI I DOGMI SUI QUALI SI BASA LA CHIMICA MODERNA Qualcosa di eccezionale e di mai visto, che sta lasciando a bocca aperta gli studiosi di mezzo mondo. Le ultime prove di Padova del 14 gennaio 2011, di fronte a scienziati arrivati da diversi paesi, ha confermato che siamo di fronte a una scoperta fantastica che contraddice tutti i presenti dogmi della fisica e della chimica. Una specie di rivoluzione einsteiniana. Una relatività concreta e verificata, con applicazioni pratiche a immediato livello industriale. UN CATALIZZATORE SEGRETO PROTETTO DA BREVETTO Chiaramente c’è ancora qualcosa di misterioso, qualcosa che fa parte della ovvia protezione del brevetto. In pratica si parla di polvere di nickel mista a un additivo segreto, conosciuto soltanto da Andrea Rossi, che permette di facilitare la formazione di idrogeno atomico e non molecolare, e di scatenare il processo di moltiplicazione energetica. Tale additivo fa in pratica da catalizzatore alla reazione. Senza di esso il processo sarebbe infatti flebile e non significativo. I FISICI TEORICI STORCEVANO IL NASO, MA SI STANNO RICREDENDO Non mancano le critiche da parte dei fisici teorici e da parte dei fusionisti caldi, che guardano ai fisici sperimentali e ai fusionisti freddi con un inconfessabile ma malcelato disprezzo, come dichiarato dallo stesso professor Focardi. All’università di Bologna il giudizio è estremamente positivo. Le centraline funzionano, scaldano, durano a lungo per mesi, le ricariche di idrogeno e di nickel costano una bazzecola, non inquinano e non rilasciano neutroni. Trucchi non ce ne sono. Batterie nascoste per incrementare l’energia in uscita nemmeno. “Canta come un gallo e raspa come un gallo, allora è un gallo”, dicono nei dintorni di Bologna. UN SUCCESSO ENORME. ANDREA ROSSI PRIMA DI VALENTINO E PRIMA DI VASCO. UNA FABBRICA GRECA CON AMBIZIOSI PROGETTI IN CORSO. A livello pratico, la produzione di catalizzatori energetici (energy catalyzers) da 10 KW, da usarsi come riscaldamento domestico, e di centraline catalizzatrici industriali da 1 megawatt, è già in atto nella sede della filiale greca Green Technologies, creata da Rossi in associazione con dei partner di Atene che più degli altri hanno creduto in lui. Rossi lavora alacremente anche in USA, ed è una delle persone più richieste e gettonate del mondo, nel campo della ricerca energetica. UN PLAUSO ALLA GENIALITA’ ITALIANA La fabbrica greca, sovvenzionata da diversi finanziatori internazionali, parla già di una produzione prevista di 30 mila centraline/anno. Si parla già di assegnazione del premio Nobel al professor Sergio Focardi e ad Andrea Rossi, e probabilmente anche al professor Francesco Piantelli, che è però rimasto fuori dagli ultimi sviluppi. Il giudizio igienistico? Un grande plauso alla genialità italiana di Focardi, Rossi e Piantelli, in perfetta linea con la lunga lista di inventori e di innovatori prodotti dal nostro paese. Importante sarà verificare comunque l’impatto ambientale e salutistico del nickel, minerale pesante al pari del mercurio, del piombo e del cadmio. LA VELENOSITA’ DEL COBALTO E’ ACCERTATA Torniamo adesso alla nostra cobalamina B12. Rimane il fatto che il cobalto è un elemento altamente tossico, classificato tra i peggiori metalli pesanti. Tieni presente che la sua presenza anche minima è causa, oltre che di avvelenamento puro e semplice da cobalto, di “cobalt asthma”, ovvero da asma da cobalto. Un elemento tossico magari associato all’acido lattico e ai veleni prodotti dal metabolismo della fatica muscolare. Francamente parlando, mi fido più delle regole e delle dimostrazioni della natura che delle teorie e degli esperimenti, spesso mirati, interessati e fasulli degli uomini. CREDO MOLTO ALLA NATURA E POCHISSIMO A CHI DIRIGE LA PRESENTE ORCHESTRA La natura non fa mai le cose a casaccio. Si muove lungo un filo logico e improntato alla saggezza. La natura non esprime ipotesi terroristiche per spingerti a consumare un certo prodotto. Non dimenticarti che viviamo in un mondo di sobillatori e di farabutti che occupano i posti di comando e che dirigono l’orchestra mondiale delle proteine e della B12, la più impalpabile, imponderabile e, non a caso, la più politicizzata delle vitamine. PIU’ CHE CERCARE LA B12 DOBBIAMO ACCURATAMENTE SCHIVARLA, ALLO STESSO MODO IN CUI SI SCHIVA LA CACCA DI MUCCA NEI PASCOLI MONTANI Hai detto che la B12 è introvabile nei vegetali? Andiamoci piano. Introvabile perché impalpabile, difficile da rilevare. Introvabile perché la natura ha voluto così. Ti figuri se esistesse una mela carica di B12? Il giorno dopo, tutta l’umanità sarebbe ricoverata in ospedale, per avvelenamento da cobalto e da B12. Le strumentazioni fanno fatica persino a rilevarla in noi vegani crudisti che stiamo sui giusti e sanissimi livelli minimi intorno ai 100 pg/mL, tanto che spesso alle prove del sangue, si scrive 100 con un punto di domanda. Il problema non è quello di trovare la B12, ma piuttosto quello di saperla schivare. Si ripete in pratica la storia delle proteine nobili. Non solo da evitare ma da lasciare totalmente da parte. UN REGALO DEI FARABUTTI DELLA FDA Prendere nota che la World Health Organization, quando negli anni ’60 era ancora un ente scientifico serio e non manipolato, aveva fissato la quota minima giusta a 80 pg/mL, e che il ritocco ai presenti valori di 157 è un regalo dei farabutti della FDA, quelli che portarono la quota proteica giornaliera a 300 grammi/giorno, per arrivare oggi, dopo 20 anni, tramite diversi clamorosi accorciamenti, ai 30 grammi giornalieri riconosciuti dalla stessa OMS. LA SPORCIZIA INTERNA DEGLI UOMINI FA MOLTO COMODO ALLA PFIZER Il fatto che molta gente abbia valori B12 alti è solo sintomo evidente della sua sporcizia interna, e dunque della densità lipo-tossica insostenibile del suo sangue, quella che Arnold Ehret denunciava ancora nel 1916, con la celebre frase: “Il grado di sporcizia interna dell’individuo medio è qualcosa di inimmaginabile”. Tale sporcizia fa comodo alla Pfizer. Non c’è medico al mondo che non prescriva oggi iniezioni di eparina, per fluidificare il sangue denso, cioè quella condizione che porta a tutte le maggiori disfunzioni del corpo, dalle comuni infiammazioni (chiamate “iti”), alle cardiopatie o pneumopatie, al tumore o cancro. DOVE C’E’ IL GRUPPO B CI SONO ANCHE TRACCE DI B12 E’ dimostrato come il gruppo B (B1, B2, B3, B4, B5, B6, B8, B9, B12) agisca sempre in sinergia. Tra l’altro diversi autori citano presenza di B12 nelle arachidi, nei lupini, nella soia, tanto per intenderci. Ho appena sfogliato le ultime cose che si leggono su internet in inglese, visto che le direttive arrivano sempre dall’America. Si parla di gastrite atropica B causata da ridotta secrezione pepto-gastrica e di un circolo vizioso che limiterebbe l’assorbimento della B12. Si parla di alcalizzazione del piccolo intestino che porterebbe a una crescita di batteri e a un decremento di biodisponibilità nella B12. IL TERRORISMO CHE FLUISCE DALLA SOLITA AMERICA La frase più significativa la riporto in inglese: “A poor vitamin B12 status is associated with vascular disease and neurovegetative disorders such as depression and cognitive performance. Furthermore a poor vitamine B12 status is assumed to be involved in the development and progression of Alzheimer dementia, expecially observable if the folic acid status is reduced as well. Due to the unnsecure supply, the cobalamine status of elderly persons over 60 should be regularly controlled and a general supplementation of B12 should be considered”. MANGIAPANE MONDIALI A TRADIMENTO In pratica, questi lazzaroni e questi mangiapane mondiali a tradimento, stanno dicendo che uno status di scarsa B12 porta a malattie vascolari, a depressione a turbe cognitve e ad Alzheimer (soprattutto in mancanza contemporanea di folati B9), per cui tutti gli anziani, come del resto tutti i bambini, dovrebbero essere supplementati. Notare l’imbroglio evidente. Per pararsi da ogni critica, hanno inserito il termine “in assenza di folati B9”, così si salvano in corner e nessuno li può inchiodare. Sarebbe come dire che tutti devono mangiare carne, salvo che non trovino qualcosa di meglio. NON SCIENZIATI MA FILIBUSTIERI IN PIENA REGOLA Non scienziati, ma commercianti di chincaglieria. Non scienziati ma ambulanti e arrotini (senza offesa per questi ultimi ovviamente, che sono persone srie e rispettabili). Non scienziati, ma filibustieri in piena regola. Prendere nota che nei vegani si realizza un magnifico equilibrio tra B12 e folati. Nel caso mio personale, e leggo su una delle 3-4 prove del sangue a mia disposizione datata 27/3/2006 (la metto a disposizione di chiunque voglia fare un controllo) a una B12 intorno al valore 100 (col solito punto interrogativo) (contro un range FDA 157-1059), si associa un valore B9-folati di 23,7 ng/mL (range FDA 3,0 – 16,1), a dimostrazione di come sono le cose nella realtà. I TERRORISTI DEL FARMACO E DELL’INTEGRATORE Ribaltano i ragionamenti e li stravolgono a loro vantaggio. Parlano di formazioni batteriche causate non dalla putrefazione intestinale da dieta carnivora, ma di immaginari miasmi derivanti dalla mancanza di proteine nobili con associata B12. Parlano di Alzheimer vegana, quando è risaputo quante e quali demenze derivino dal sangue denso e dall’arteriosclerosi, tipiche malattie da dieta carnivora. Ma la gente crede in questi mascalzoni patentati, in questi terroristi del farmaco e dell’integratore. Esistono chiaramente le anemie perniciose con carenza di quel minimo di B12 che è indispensabile al sistema. Ma questa non è una buona scusa per terrorizzare il mondo. IL CONTAGIOSO INGREDIENTE DELLA PAURA La B12 è l’ingrediente della paura. Quanta gente al mondo non è se stessa, non è vegana, non sta bene come dovrebbe stare, per colpa e per timore ingenerato riguardante la B12? Almeno tanta quanta si sta avvelenando giornalmente con pastiglie di Omega3 da strizzamento di cadaveri di balene, di granchi e di delfini putrefatti. Almeno tanta quanta sta masticando salme cadaveriche pensando si tratti di indispensabile ordine divino, in favore di benedette proteine nobili, calciche, ferrose, zincate e cobaltate. Almeno tanta quanta evita il contatto sessuale per paura dell’Aids (inventato), della sifilide, del papilloma, dell’herpes genitalis, tutte patologie assolutamente non contagiose ma iatrogene ed autogenerate. NELLE GRINFIE DI UNA BANDA MONDIALE DI TERRORISTI La realtà è che siamo nelle grinfie di una banda mondiale di terroristi senza scrupoli. Il problema della B12 è intimamente connesso a quello delle proteine nobili, del ferro, del zinco e del calcio. Un imbroglio planetario che fa schifo a ogni essere pensante. Questa è la vera contaminazione che sta minando la salute fisica e psichica dell’umanità intera, minacciandone l’estinzione. GLI ANIMALI SELVATICI SI RIDUCONO PER COLPA DEI CACCIATORI DI FRODO I branchi di antilopi, gazzelle, elefanti, che corrono liberi per le savane africane, non hanno questi problemi e non vanno in cerca di supplementi. Se si riducono e si estinguono, è solo per colpa di sanguinari cacciatori di frodo, interessati a pellicce e corna d’avorio. Cacciatori di frodo supplementati da B12 ed Omega3, e carichi di Alzheimer sia nel cervello che nell’anima. Siamo nelle mani di una medicina mondiale ignorante e corrotta dalla punta dei capelli alle unghie dei piedi. TRENT’ANNI PER CAPIRE CHE LA QUOTA GIORNALIERA INVALICABILE DI PROTEINE E’ 30 GRAMMI AL GIORNO, E NON TRECENTO!!! La OMS ci ha messo 30 anni per capire che la quota proteica massima e invalicabile è 30 grammi al giorno, e non 300 al giorno, come stampato in tutte le bacheche delle USL, delle ASL, delle scuole materne, delle facoltà di medicina, dei testi medici, delle cliniche, delle mense, delle carceri e dei casini. Quanti decenni ancora serviranno per smascherare i corrotti e gli imbecilli che oggi si trastullano al potere, ricevendo stipendi da nababbi per continuare a svolgere il loro lavoro preferito, ovvero quello di avvelenare i popoli, mandandoli al creatore prima del tempo? LE MALATTIE MEDICO-CAUSATE Che le malattie siano in larga misura medico-causate, non faccio fatica a crederlo e a sottoscriverlo. Anche perché, tra le malattie iatrogene, ed anche tra quelle chiamate auto-immuni, idiopatiche, lantaniche e altri nomi ancora, vanno inserite non solo le patologie derivanti da interventi invasivi, da postumi di sala operatoria, da rimozioni di tessuti immunitari come le tonsille e l’appendice, da farmaci acidificanti, da vaccini mercurizzanti-nickelizzanti-alluminizzanti-cadmizzanti, da integratori dopanti e cobaltizzanti, ma anche le malattie indotte dalla becera, confusionaria, approssimativa, raffazzonata, contradditoria, obsoleta, disorientante, diseducativa, proteino-maniacale e bidodici-maniacale culura alimentare medica. A Roma, ma quella di 2000 anni fa, quella che portava leggi, strade, acquedotti e vespasiani, quella che diffondeva cultura e salute al posto dei veleni e della B12, queste cose le sapevano troppo bene. Valdo Vaccaro

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Perché mai noi italiani dovremmo iniziare il nuovo anno ascoltando orchestre e direttori suonare la Marcia di Radetzky mentre battiamo allegri le mani? Perché cominciare il 2011, e le celebrazioni per i 150 anni della nostra identità nazionale, rendendo omaggio a Josef Radetzky, il feldmaresciallo austriaco che nella battaglia di Curtatone massacrò centinaia di studenti toscani venuti a combattere per l’indipendenza? Che a Custoza umiliò il re Carlo Alberto, poi assediò e vinse per fame e colera la Repubblica veneziana del 1849 e, nominato Governatore generale del Lombardo Veneto, fece eseguire mille condanne a morte di patrioti e diede l’ordine di bastonare in pubblico e di saccheggiare le case e i palazzi di chi era sospettato di aver simpatizzato con i primi moti del Risorgimento? Come se i francesi celebrassero Bismarck, o i polacchi Stalin.

Se lo chiede Sandro Cappelletto su La Stampa spiegando che la Marca di Radetzky, composta da Johann Strauss in un caffè all’aperto di Vienna per festeggiare “la Gran vittoria, con allegorica e simbolica rappresentazione e luminarie eccezionali, in onore dei nostri coraggiosi soldati in Italia”.

Cappelletto propone poi un altro tema per le celebrazioni. Un tema forse a noi più caro e che meglio potrebbe rappresentarci. Un secolo dopo la “Marcetta” infatti Nino Rota, per la scena finale di “8½” di Federico Fellini, ha creato una musica che ci rappresenta alla perfezione: tutti in cerchio a correre intorno al nulla, uniti in una danza senza inizio e senza fine.

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Monica Bastianelli interviene duramente sulla questione sanremese del contrassegno autoprodotto da un consigliere e su chi ha occupato il posto per disabili davanti a palazzo Bellevue pur non avendo il titolo

“Oggi ho notato con mio grande stupore che anche il consigliere dell’opposizione Faraldi, come già fatto dal presidente consiglio comunale Lupi, si è prontamente espresso sulla questione del “contrassegno autoprodotto”. Tutti si sono affrettati a ribadire la loro estraneità alla vicenda, molto probabilmente salterà fuori che è stato messo lì all’insaputa di qualcuno. Io da disabile mi sento profondamente indignata dal fatto che nessun consigliere ne’ di maggioranza ne’ di opposizione si sia adoperato per capire chi parcheggi continuamente nel posto riservato ai disabili durante i consigli comunali. Penso non ci sia la volontà da parte di nessun membro dell’amministrazione di cercare di capire ed eventualmente chiedere scusa per la mancata sensibilità. Ho letto che Sanremo ha grandi ambizioni e vorrebbe seguire le orme di Holliwood con pavimentazioni in marmo e stelle davanti all’Ariston ma non è ancora in grado di riuscire a capire che i diversamente abili sono parte della società e non un mondo a parte. La delusione si aggrava quando leggo che l’amministrazione l’unica volta che si occupa dei diversamente abili è perchè vuole togliere la gratuitità dei parcheggi in zona blu a loro dire per agevolare il commercio (si vede che noi disabili non spendiamo abbastanza nonostante le altissime pensioni di invalidità che percepiamo). Inoltre ho notato, con mio grande stupore, che il parcheggio disabili sito in Via Matteotti sotto il casinò ha la sosta solo per 15 minuti… Mi domando se a palazzo Bellevue si siano mai chiesti cosa voglia dire essere disabile e muoversi con le stampelle o una carrozzina. Le parole in questo caso servono a ben poco. Capite allora la mia indignazione quando scopro che un consigliere parcheggia nella zona riservata ai diversamente abili senza esporre il contrassegno (perchè ne è sprovvisto o per dimenticanza?), senza essere multato dai vigili e senza che nessun esponente nè di maggioranza nè di minoranza faccia delle verifiche come nel caso del motorino! Spero di avere a breve una risposta”.

SPEZZANO ALBANESE – E’ ormai un problema annoso che costringe la famiglia Cascone, residente a Spezzano Albanese, a combattere quotidianamente contro “l’assenza delle istituzioni, che non riescono a garantire il rispetto delle leggi” e, soprattutto, contro “la cattiva educazione dei cittadini”.
Sono questi i concetti che emergono guardando un posto macchina riservato ai disabili e, puntualmente, occupato “dal primo che capita”.
Ci troviamo in via Skanderbeg, arteria che si collega con la Via Nazionale nel centro cittadino. Qui è stato realizzato un parcheggio per disabile non nominativo. «Qualcuno al comune -spiegano dalla famiglia Cascone- ci ha detto che per un permesso di tipo nominativo si doveva riunire la giunta ma oltre a ciò nulla ci è stato detto».
A tutto questo va aggiunto il problema che dall’altro lato della piccola strada c’è il garage che, automaticamente, viene bloccato, dal parcheggio occupato, impedendo quindi l’entrata o l’uscita.
«Non capiamo -continuano- perché il Comune di Spezzano non riesce a dare la possibilità a due persone di uscire dal proprio garage, dal Comune autorizzato e che loro viene pagato». Da una recente visura catastale, infatti, il locale risulta essere a tutti gli effetti un garage e per tale dovrebbe essere utilizzato, ma i proprietari dicono di non riuscirci.
«In due anni che viviamo a Spezzano -continuano- abbiamo subito due sfregi alle automobili, per una cifra complessiva di circa 4mila euro. In tutto questo crediamo che sia responsabile anche l’amministrazione comunale che non riesce a dare una risposta concreta al problema. Ci chiediamo quale sia l’ufficio preposto a dare una risposta definitiva».
Intanto è partita una istanza martedì scorso indirizzata al sindaco, all’ufficio tecnico ed al comandante di Polizia Municipale. «La soluzione che abbiamo proposto è stata quella di mettere dei dissuasori di sosta ma dal comando di Pm è arrivato un netto “no”. Aspettiamo entro trenta giorni una risposta definitiva».

Spesso, a causa della scarsità dei posti disponibili per il parcheggio delle persone disabili, unita all’incivilità di molti automobilisti che, con prepotenza e menefreghismo, occupano gli stalli dedicati alle persone con ridotta capacità motoria, queste ultime si trovano costrette a parcheggiare in modo “non regolare”. Altre volte invece, nonostante i permessi rilasciati dal Comune, l’invalido si vede arrivare a casa la sanzione per il passaggio non autorizzato nelle zone c.d. ZTL. Quali sono, in questi casi, i diritti di queste persone? I casi ipotizzati sono due: una sanzione per “lasciava il veicolo in sosta in area regolata da parchimetro” e l’altra per “circolava senza autorizzazione nella zona a traffico limitato sottoposta a controllo del varco elettronico”.
 Occorre dire subito che il contrassegno invalidi può essere utilizzato dal titolare in qualunque autovettura il medesimo si trovi, sia in qualità di conducente e sia in qualità di trasportato. Il rilascio del contrassegno invalidi permette al titolare, ex D.P.R. n.503/96 e ss.mm., …la circolazione e la sosta … nelle zone a traffico limitato e nelle aree pedonali urbane … qualora è utilizzato l’accesso anche ad una sola categoria di veicoli per l’espletamento di servizi di trasporto per pubblica utilità. … Per percorsi preferenziali o le corsie preferenziali riservati oltre che ai mezzi di trasporto pubblico anche ai taxi (che, fornendo un servizio pubblico possono accedere a tutte le strade riservate al trasporto pubblico), la circolazione deve intendersi anche ai veicoli al servizio di persone invalide detentrici dello speciale contrassegno …, ovvero, ex art.188 C.d.S. …i veicoli al servizio di persone invalide autorizzate … non sono tenute all’obbligo del rispetto dei limiti di tempo se lasciati in sosta nelle aree di parcheggio a tempo determinato …, e ancora, ex art.11 D.P.R. 503/96 …nell’ambito dei parcheggi o delle attrezzature per la sosta ovvero con custodia dei veicoli, devono essere riservati gratuitamente ai detentori del contrassegno almeno 1 posto ogni 50 o frazione di 50 posti disponibili ….

In realtà nessuna disposizione di legge oggi prevede in modo specifico che il soggetto invalido, in assenza dello spazio a lui destinato, possa occupare gratuitamente lo stallo “pubblico”, anche se molti Comuni hanno cominciato a prevedere una tale esenzione. Tuttavia si deve precisare che è indubbio che la Pubblica Amministrazione non può chiedere il pagamento di una tariffa oraria a chi, trovando occupato lo stallo a lui appositamente riservato, ne occupi un altro peraltro non adeguatamente attrezzato a soddisfare in pieno le sue esigenze, dovendosi imputare tale disagio anche ad una mancanza di previsione, da parte dell’Amministrazione, di un maggior numero di stalli riservati. Pertanto, nel caso in cui il parcheggio riservato ai disabili è occupato, è possibile parcheggiare gratuitamente nelle aree a pagamento. E’ questo l’orientamento del Ministero dei Lavori pubblici nell’interpretare le norme sulla tariffazione della sosta, in risposta ai quesiti sollevati da alcune amministrazioni comunali. Questo orientamento va soprattutto a beneficio di chi abita nelle grandi città dove il numero dei “contrassegni rilasciati” agli invalidi supera di gran lunga quello dei parcheggi disponibili, mentre indifferenza e maleducazione, unite ad uno scarso ricorso ai carri-gru per la rimozione forzata, portano troppo spesso gli automobilisti ad occupare abusivamente i posti dei disabili.

Veniamo alla seconda ipotesi che, sotto certi aspetti, è ancor più paradossale perché in questo caso la normativa c’è ed è chiarissima. Ebbene, il rilascio del contrassegno invalidi permette al titolare, come sopra detto, ex D.P.R. n.503/96 e ss.mm., Art.11 …la circolazione e la sosta … nelle zone a traffico limitato e nelle aree pedonali urbane … qualora è utilizzato l’accesso anche ad una sola categoria di veicoli per l’espletamento di servizi di trasporto per pubblica utilità. … Per percorsi preferenziali o le corsie preferenziali riservati oltre che ai mezzi di trasporto pubblico anche ai taxi (che, fornendo un servizio pubblico possono accedere a tutte le strade riservate al trasporto pubblico), la circolazione deve intendersi anche ai veicoli al servizio di persone invalide detentrici dello speciale contrassegno … Art.12 … il contrassegno è valido in tutto il territorio nazionale…

E’ chiarissimo, quindi, che il diritto al passaggio è operativo sempre ed in tutto il territorio nazionale.

Il problema sorge allorché la persona titolare del contrassegno si trovi nella zona ZTL di una città diversa da quella di residenza poiché, allo stato attuale, non esiste un adeguato sistema informatizzato che permetta la circolazione di questi dati (ovvero numero di targa e numero di contrassegno assegnato) in tutte le Amministrazioni interessate d’Italia. Pertanto l’invalido, benché abbia pieno diritto di circolare nelle zone a traffico limitato di tutta la nazione, per evitare che gli arrivi la “multa” deve (molti Comuni hanno reso obbligatoria tale comunicazione) preventivamente informare l’autorità di polizia del suo passaggio.  Avv. Tania Della Bella

 

Una grande stronzata ecco di che si tratta………. noi Italiani dovremmo imparare dai Francesi, Tedeschi e Inglesi ecc…..

come trattano la questione. Siamo un paese di incivili e insensibili, in queste cose L’italia è sempre al primo posto. 

Parcheggi invalidi da regolamentare

È giusto che le auto con contrassegno dei disabili parcheggino dentro le strisce blu gratuitamente? Il coordinatore cittadino del Pdl ha scritto recentemente al sindaco Raimondi chiedendogli di “regolamentare con apposita Delibera di Giunta Comunale la sosta gratuita entro le strisce blu degli autoveicoli che espongono il cartellino arancione per disabili”. E spiega che “tale richiesta non solo servirebbe a garantire concretamente una maggiore mobilità e fruizione dei servizi all’interno della nostra città da parte di persone portatrici di handicap, ma anche e soprattutto per dimostrare la particolare attenzione e sensibilità che gli amministratori riservano a tali delicate problematiche”.
Esiste, infatti, una controversia riguardante i parcheggi a pagamento per i disabili dopo la pubblicazione della Sentenza della Corte Suprema di Cassazione n. 21271 del 5 ottobre 2009. Secondo la quale non è gratuita la sosta di un’auto al servizio di un disabile, detentore dello speciale contrassegno qualora tale auto sia stata parcheggiata in uno spazio di sosta a pagamento a causa dell’indisponibilità di uno degli stalli riservati gratuitamente ai disabili. Nella Sentenza si specifica: “Dalla gratuità – anziché onerosità come per gli altri utenti – della sosta deriva, infatti, un vantaggio meramente economico, non un vantaggio in termini di mobilità, la quale è favorita dalla concreta disponibilità, piuttosto che dalla gratuità, del posto dove sostare; sicché, anche in caso di indisponibilità dei posti riservati (…) non vi è ragione di consentire, in mancanza di previsione normativa, la sosta gratuita alla persona disabile che abbia trovato posto negli stalli a pagamento”.
Tante notizie sono apparse successivamente al deposito della sentenza del 5 ottobre scorso con informazioni spesso fuorvianti fra cui la più eclatante che così possiamo sintetizzare: i parcheggi entro le linee blu sono a pagamento per le persone in possesso del contrassegno invalidi. Ma la Cassazione non ha detto questo anche perché non esiste una legge che lo stabilisce. Tuttavia alcune Amministrazioni Comunali e Comandi di Polizia Locale l’hanno usata impropriamente come se fosse una norma, dopo averne ampiamente distorto il dispositivo. Spesso le amministrazioni tendono ad interpretare le norme a loro vantaggio per il solo fine di battere cassa, considerando i cittadini sudditi della politica mentre invece è la politica che deve essere al servizio della comunità.
La vicenda è iniziata con la contestazione della multa da parte di un signore di Palermo, che aveva sostato la propria auto, esponendo il contrassegno di invalidità, sulle strisce blu e non pagando la sosta in quanto disabile. Sia il Giudice di Pace di Palermo che la Corte di Cassazione hanno rigettato però il ricorso in quanto “non esiste una legge che preveda l’esenzione per i disabili del pagamento del ticket della sosta sulle strisce blu”. Diversa la decisione del Giudice di pace di Pisa che ha sentenziato che se un invalido non trovasse il posto a lui riservato, per legge, nel parcheggio pubblico o che sia occupato da chi non ne abbia il titolo, è corretto che il disabile parcheggi gratis negli stalli blu.
Va comunque sottolineato che le Sentenze di Cassazione rappresentano una interpretazione normativa, benché autorevole, ma cogente solo per il caso specifico in esame: non sono “legge”, né sono vincolanti per altre eventuali sentenze dei giudici ordinari o dei giudici di pace, né abrogano norme e regolamenti in essere. Tuttavia, partendo dal presupposto che il parcheggio nelle strisce blu è a pagamento, i Comuni

possono decidere se prevederli gratuiti o meno per gli invalidi, così come sono liberi di modificare o meno il proprio regolamento, che non violi la norma. La loro potestà decisionale rimane immutata. Il che da un lato comporta una disomogeneità territoriale, ma dall’altra mantiene l’opportunità di sensibilizzare i Comuni più attenti alla mobilità e all’autonomia delle persone con disabilità. Questo il senso della lettera del coordinatore del Pdl Cristian Leccese, mirata proprio a sensibilizzare il sindaco Raimondi a farsi carico di questo problema adottando una delibera di giunta che consenta la gratuità della sosta nelle strisce blu ai detentori di contrassegno invalidi. Contestualmente va attivato il comando della Polizia municipale a vigilare più capillarmente sugli abusi e sulle “occupazioni” abusive degli stalli per invalidi da parte di chi, forse sbadatamente, ha la cattiva abitudine di occupare indebitamente i posti riservati agli invalidi.

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L’orgasmo parte…..

Non è un riflesso, è bello come mangiare l

a cioccolata, è una sinfonia che stordisce. L’orgasmo, quante parole per dirlo, però sempre vaghe, imprecise, misteriose. Ci si sono arrovellati sessuologi, smontando pezzi di corpo per farli parlare. Ci si tormentano le coppie, nelle stanze da letto è la magia che accade o l’illusione che si perde. Colpa di che e di chi se quell’attimo non si coglie mai?

Il corpo parla, ma non dice tutto da solo. Dietro le quinte c’è un direttore sapiente e assai portato alle delizie e al piacere. È il sistema nervoso centrale, intricato network di impulsi el

ettrici che si espande dentro e fuori il cervello fino alla colonna vertebrale. Sta lì forse il motore, l’abracadabra che organizza gli stimo

li e li traduce in orgasmo. Non è solo anatomia e chirurgia quel momento lì, sennò perché uomini e donne paralizzati, insensibili dalla vita in giù, possono raggiungere l’orgasmo? E come spiegare la cosiddetta “aura orgasmica” che scatta all’inizio di un attacco epilettico, sensazione talmente piacevole che alcuni pazienti rifiutano i farmaci antiepilettici? E come è mai possibile spiegare il caso di persone amputate che provano l’orgasmo dove un tempo avevano il piede? Domande cui alcuni scienziati hanno rispost

o con una metafora: se gli organi genitali possono essere gli strumenti, il sistema nervoso centrale è sicuramente il direttore d’orchestra.

Che non fosse solo questione di tocco (certo, lo è anche), che fosse chimica e cuore mischiati, ognuno lo sa. Ma come effettivamente tutto questo si traduca in quella cosa lì, in quel concerto lì, solo ora si comincia a capire. Alcuni studiosi americani con scanner per la risonanza magnetica si sono messi a esplorare il cervello.

In particolare Beverly Whipple della Rutgers University (quello che negli anni Settanta si è “inventato” il “punto G”), lo psicologo della Rutgers Barry R. Komisaruk e Carlos Beyer-Flores, direttore del Laboratorio Tlaxcala in Messico, hanno sintetizzato vari decenni di ricerche in un saggio intitolato La scienza dell’orgasmo (2006): non è semplicemente un riflesso, si può raggiungere attraverso stimolazioni di varie parti del corpo, nelle donne l’immaginazione può valere da sola a raggiungerlo (guarda un po’).

Gli orgasmi sono difficili da definire, per non parlare di quanto sia difficile capirne la dinamica. E però: prima di tutto la stimolazione degli organi genitali invia impulsi elettrici lungo tre percorsi principali: i nervi pelvici, ipogastrici e pudendi. I segnali entrano nella colonna vertebrale e risalgono nelle regioni cerebrali che reagiscono. A quel punto altre aree del cervello si attivano: alcune inviano segnali di ritorno all’organismo con determinate istruzioni in un crescendo di intensità. Fino al piacere.

Anche chi ha subito fratture alla colonna vertebrale non è escluso dalla festa dei sensi. L’orgasmo suscita una forte attività nel nucleus accumbens che è la sede della gratificazione, la stessa che si attiva anche fumando, mangiando cioccolata, con la cocaina e con la musica; e nel cervelletto, che contribuisce a coordinare la tensione muscolare; e in parti dell’ipotalamo che rilascia l’ossitocina, l'”ormone della fiducia” e delle relazioni sociali. Non solo meccanica, come il buon senso sa, è l’amore.

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L’induismo

L’induismo – insieme di credenze e pratiche di circa il settanta per cento degli abitanti dell’India (e dell’ampia emigrazione indiana nel mondo) – trae la sua origine dalla parola sanscrita sindhu (fiume, corso d’acqua, area del fiume), corrispondente all’iranico hindu, con cui si indicava la terra più a Oriente del grande impero di Dario. In seguito, attraverso vari passaggi dal greco fino al latino indus, si è giunti al neologismo hindu mediante il quale si è soliti indicare l’insieme di usanze e convinzioni condiviso dalla maggior parte degli abitanti delle regioni a Est del fiume Indo. Più correttamente, come indicano le antiche scritture religiose di riferimento, i termini per definire tale “religione” – in realtà, insieme di religioni e credi religiosi – sono Sanatana Dharma (le “eterne leggi divine universali”) o Vaidika Dharma, insieme di norme contenute nelle sacre scritture dei Veda. Con il termine induismo non si intende, è opportuno sottolinearlo, un’unica struttura religiosa, ma una miriade di fedi, culture e filosofie, a volte anche distanti teologicamente fra loro, che manifestano però alcuni punti di convergenza comune, quali la teoria del karma e della reincarnazione, la possibilità di liberazione (moksha), l’accettazione dei Veda, il vasto numero degli dei adorati (peraltro, non tutte le correnti accettano le medesime manifestazioni del divino – dei o dee -, ma accettano il fatto che ogni manifestazione sia, in ultima analisi, un aspetto dell’unico Dio).

Le origini storiche dell’induismo sono state a lungo fatte risalire, secondo teorie oggi discusse anche criticamente dagli specialisti, all’arrivo degli ariani (insieme di tribù indoeuropee nomadi, di pelle chiara, provenienti dall’Asia centrale) nel subcontinente indiano – circa 1500 a.C. -, anche se più recentemente si va affermando la teoria cosiddetta “del substrato”, secondo la quale la religione degli ariani si sarebbe largamente avvalsa di materiale tratto dai precedenti abitatori del subcontinente, ivi residenti già a partire dal 2400 a.C. In proposito – e per rendere ragione dei due paradigmi attorno ai quali si articola la problematica relativa alle origini storiche dell’induismo -, è opportuno sottolineare come ampi settori dell’induismo ortodosso rigettino completamente sia la cosiddetta “teoria dell’invasione ariana” sia la “teoria del substrato”, considerate entrambe il frutto della storiografia eurocentrica, o addirittura reputate come una pura invenzione di studiosi occidentali, che avrebbero attribuito date e fatti storici adottando parametri arbitrari e soggettivi (si tratta, in questo caso, di una posizione non poco controversa, e che così posta rischia di cavalcare il tono fortemente politicizzato e nazionalistico della corrente contemporanea detta hindutva).

Comunque sia, le origini storiche dell’induismo, difficilmente databili, sono antichissime, e non mancano studiosi – archeologi e antropologi in particolare – i quali datano tracce della civiltà dell’Indo a prima del 6000 a.C. (una datazione che altri specialisti considerano acritica, postulando una sostanziale omogenia fra induismo e civiltà vallinde). Secondo questa versione, la civiltà indica arcaica e le diverse popolazioni che abitavano l’India dell’epoca, seguivano vari culti che nel tempo si sarebbero amalgamati, evolvendosi nelle forme vediche e agamiche delle pratiche religiose indù. È bene sottolineare che gli studiosi hanno applicato diversi parametri per suddividere l’evoluzione dell’induismo nelle varie epoche storiche (per esempio, in base ai testi di riferimento o al rituale, e così via); una possibile suddivisione potrebbe essere proposta in quattro periodi:

1.   Il primo è detto vedico, dai Veda (“vera o sacra conoscenza”), testi sacri redatti in un periodo approssimativo compreso fra il 3000 e il 400 a.C. e canonizzati come increati ed eterni, auto-rivelazione dell’energia divina Brahman. Il periodo vedico si suddivide a sua volta in età dei Samhita (“raccolta degli inni”), dei Brahmana (composizioni sacerdotali di ritualistica) e delle Upanishad (parte speculativa-filosofica).

2.   Il secondo periodo, durante la dinastia dell’impero Maurya (c. 560-200 a.C.), è l’età dei Sutra, o Kalpa Sutra, all’interno del quale si inseriscono iVedanga (sei trattati supplementari ai Veda per la corretta celebrazione del rituale, in cui si trattano la corretta pronuncia, la metrica, l’etimologia, la grammatica, l’astronomia e le norme per la cerimonia).

3.   Il terzo periodo, risalente al 200 a.C.-300 d.C. – fino alla fine della dinastia Gupta -, è quello Itihasa (“Così invero fu”, o poemi di carattere popolare leggendario, fra cui il Ramayana e il Mahabharata).

4.   Il quarto periodo, a partire dal 300-650 d.C., è l’epoca dei Purana (raccolte di storie dei tempi antichi, che tradizionalmente trattano cinque argomenti: creazione dell’universo; sua distruzione e ricreazione; genealogia degli dei; regni e varie epoche del mondo; storia delle grandi dinastie solare e lunare), degli Agama (“ciò che è stato tramandato”; testi che contengono insegnamenti tradizionali non-vedici della tradizione Saiva) e dei Tantra (“fili intessuti su un telaio”; termine riferito a vari testi di carattere sia religioso sia laico, di tradizione sia hindu sia jaina e buddhista).

Questi periodi rispecchiano i passaggi fondamentali della religiosità indù: quello rituale, quello speculativo e quello devozionale, o bhakti. Peraltro, una peculiarità fondamentale dell’induismo è la sua visione atemporale, e quindi i periodi presi in esame non rispecchiano una rigida suddivisione cronologica, bensì una coesistenza e un intrecciarsi continuo. Infatti, il carattere di astoricità così affine alla cultura indiana è determinato da fattori quali la lunga trasmissione orale, la concezione tipica indiana dell’eternità dei Veda, la totale mancanza di rilievo data agli autori dei testi.

Sruti significa “ciò che è ascoltato” e sottolinea la trasmissione diretta, orale, da individuo a individuo, “ascoltata attraverso le orecchie e attraverso il cuore”. In origine, il termine era riferito ai seguenti testi: Veda, suddivisi a loro volte in quattro raccolte (Rig VedaSama VedaYajur VedaAtharva Veda); SamhitaBrahmana. Successivamente, il termine sruti è stato esteso anche alle Upanishad. È opinione comune che il Rig Veda sia il più antico fra i testi vedici, dimostrata dal fatto che nelle altre raccolte vi siano porzioni più o meno ampie dei suoi 1.028 inni di preghiera con piccole addizioni e lievi alterazioni.

La religione vedica dà speciale importanza a numerose divinità “liturgiche”, quali Indra (simbolo della forza vitale), Agni (il fuoco), Soma (la pianta divina, il cui succo è estratto nel sacrificio), Varuna (il dio delle acque). Divinità specifiche presiedono alle tre funzioni della società – sacerdotale, guerriera, commerciale-agricola – cui corrispondono tre diverse caste (brahmanaksatriyavaisya), cui se ne aggiunge poi una quarta (sudra), più orientata verso la manualità; altre divinità – che diventeranno successivamente molto più importanti (per esempio, Vayu, Mitra, Parjania, Asvini, e così via) – hanno un ruolo, almeno apparentemente, secondario.

Nei Brahmana – che prendono il loro nome da Brahman (l’Assoluto) – sono elaborate le semplici idee sulla società e sul rito delle Samhita in una religione liturgica di tipo sistematico. Numerosi e complessi riti sono elaborati per la vita domestica, la morte (con la cremazione), i sacrifici di sostanze vegetali e di animali (soprattutto capretti). La funzione sacerdotale è cruciale nei Brahmana. Il sacrificio primordiale e unico di Purusha, di cui parlavano le Samhita, diventa in qualche modo secondario rispetto al sacrificio ricorrente di Prajapati, che simboleggia il ciclo di vita, morte e rigenerazione (da cui cominciano a emergere idee sulla reincarnazione). Prajapati è il prototipo del personaggio che nell’induismo classico diventerà Brahma, il dio che personifica l’assoluto, mentre Purusha diventerà un nome di Vishnu, e un’altra divinità dei Brahmana – Rudra – è il prototipo di Shiva, un dio che simboleggia la neutralizzazione delle forze impure che potrebbero minacciare il sacrificio.

Negli Aranyaka (“testi della foresta”), il rituale si sposta dalla casa alla foresta, mediante una interpretazione filosofica dei rituali attraverso le allegorie. La parte più squisitamente speculativa è composta dai testi delle Upanishad (“Ciò che si ascolta seduti ai piedi di un Maestro”), che costituiscono la parte essenziale del Vedanta, e che per taluni studiosi completano il passaggio dal “politeismo” vedico originario alla riduzione delle varie divinità a una (un concetto però già presente nel Rig Veda, dove è scritto: “Dio è uno, ma i saggi lo chiamano con molti nomi”). Nei vari momenti, dal rituale del periodo vedico alla speculazione o rinuncia delle Upanishad, a quello della devozione – bhakti -, al periodo dei Purana, Agama, Tantra, si sviluppano numerose tradizioni che compongono quella poliedrica struttura religiosa comprendente diverse teologie e filosofie, convergenti (come si è già detto) in temi quali il concetto di liberazione (moksha), il karma e la reincarnazione, l’autorità dei Veda, e così via.

Il concetto di karma, che talora ha assunto valore meritorio nel rituale, trova nelle speculazioni successive un risvolto più complesso e diventa maggiormente legato a una legge di causa-effetto che costituisce la causa delle successive reincarnazioni. Lo scopo dell’individuo, quindi, consiste nella liberazione dal ciclo delle rinascite (samsara), cioè nella moksha (“liberazione”). Per conseguire la liberazione, il rituale – così importante nei Veda – non è rifiutato, ma assumono importanza centrale la conoscenza (vidya) e gli insegnamenti che il maestro (guru) trasmette al discepolo. La conoscenza dell’Assoluto si sviluppa nelle Upanishad lungo due linee direttive, alle origini di una dialettica che percorre tutto l’induismo. Da una parte, l’Assoluto è concepito come “totalmente altro”, “né questo né quello” (neti neti), negazione di tutto ciò che è irreale, non permanente e transitorio; dall’altra l’affermazione di Assoluto come totalità, iti iti, il contrario di neti neti, definisce lo stesso Assoluto nelle sue qualità come sat cit ananda (realtà-coscienza-beatitudine).

Nella tipica predilezione per la classificazione del pensiero indiano, il numero quattro ha un posto particolare (anche se non il più rilevante): quattro sono i Veda; quattro sono le caste (anche se nascono innumerevoli sottocaste) – e l’induismo brahmanico tuona contro la confusione fra le caste e contro il matrimonio esogamico -; quattro sono gli stadi della vita dell’uomo, che in teoria – se non in una vita sola, attraverso le varie reincarnazioni – dovrebbe sperimentarli tutti, dallo studente al “rinunciante” (sannyasin), un ideale che l’induismo in questa sua fase di consolidazione afferma contro “eterodossie” (come il buddhismo e il giainismo) che distinguono invece fra laici e monaci; quattro sono anche gli scopi della vita, tre di carattere pratico e il quarto – la liberazione (moksha) – da perseguirsi in ogni stato della vita, e di ogni vita, ma particolarmente quando si è raggiunta la condizione di “rinuncianti”.

A proposito di come raggiungere la “liberazione”, lentamente nascono diverse scuole filosofiche o “punti di vista” (darsana), fra le quali la più nota è loyoga (“aggiogamento” o “disciplina dell’aggiogamento”). La divisione fra i vari darsana è anche lo sfondo che vede nascere i movimenti di devozione (bhakti), che personalizzano il divino e fanno sentire la loro influenza nel periodo dei grandi testi epici – Itihasa – costituiti come si è accennato dalMahabharata (che comprende la celebre Bhagavad Gita, il “Canto del Signore”) e dal Ramayana. L’universo che è qui descritto ruota intorno a Vishnu e alle sue incarnazioni (avatara), fra cui Rama e Krishna. A Vishnu è complementare Shiva – e la loro interazione regola i ritmi ciclici dell’universo – mentre Brahma, il creatore, la forma maschile dell’Assoluto impersonale, rimane – almeno originariamente – subordinato in quanto orientato verso il mondo.

La discesa degli avatara avviene, particolarmente, in tempi di crisi, per richiamare il mondo all’ordine. Così è ricostruita, in particolare, la missione di Krishna: con la precisazione, però, che Vishnu non scende nel mondo da solo e lo accompagnano “incarnazioni” di altre divinità, in particolare una dea, emanazione di un potere femminile (shakti) che comincia a essere considerato come essenziale all’opera cosmica della Trimurti composta da Vishnu, Shiva e Brahma. L’importanza della dea si riflette nel successo del movimento tantrico che, con radici precedenti (e forse con influenze pre-vediche), si sviluppa a partire dal quarto secolo d.C. e penetra non solo nell’induismo, ma anche nel buddhismo e nel giainismo (considerati sistemi filosofici nastika, ovvero eterodossi). Mentre il tantrismo critica il tradizionale sistema brahmanico (i suoi adepti vengono da tutte le caste, i maestri sono spesso di casta inferiore) e considera il corpo non un ostacolo, ma il principale veicolo della liberazione, una vigorosa ripresa dell’ortodossia (astika) induista è promossa da Adi Shankara (c.788-c.820), all’origine di un grande movimento riformatore e codificatore degli ordini monastici.

Shankara non è il fondatore, ma il principale promotore dell’Advaita Vedanta, una corrente “non dualistica” che insiste sull’importanza di considerare il mondo come illusione (maya). Tutto è illusione – compreso Dio, se lo si identifica con le sue qualità (saguna) – e tutto deve essere trasceso per sperimentare la pura unità fra il sé e Brahman, che è l’Assoluto “senza qualità” (nirguna). Da questo punto di vista, nonostante l’aspirazione a riconciliare tutte le correnti dell’induismo, l’Advaita Vedanta si pone in oggettivo contrasto con le varie forme di devozione bhakti, che continuano a fiorire e che a partire dall’XI e XII secolo corrono parallele alla formazione dei sampradaya (“tradizioni”, o “sette”, un’espressione questa che tra gli studiosi dell’induismo non ha un significato negativo, ma identifica i gruppi che onorano in particolare una specifica divinità oppure seguono gli insegnamenti di un particolare maestro).

Tra i maestri più importanti dell’induismo delle sampradaya vanno segnalati Ramanuja, tra l’XI e il XII secolo, e – molto più tardi, in Bengala – Krishna Mahaprabhu Chaitanya (1486-1533), fondatore della “setta” Gaudiya Vaishnava, alle origini dei moderni Hare Krishna e di diversi altri movimenti contemporanei. Contemporanei di Chaitanya nell’India occidentale e settentrionale sono maestri che si definiscono per il loro rapporto con l’islam, o di tipo polemico ovvero – al contrario – sincretistico, come nei casi di Kabir (1440-1518) e Nanak, quest’ultimo all’origine della religione sikh, che nasce precisamente dall’incontro fra islam e induismo.

Ancora più recentemente, l’induismo si è definito in relazione all’Occidente e al cristianesimo. Nascono così i grandi movimenti di riforma del XIX secolo, il Brahmo Samaj, fondato nel 1828 da Raja Ram Mohan Roy (1772-1833), e l’Arya Samaj, fondato nel 1875 da Swami Dayananda Sarasvati (1824-1883). Pure molto diversi fra loro, entrambi presentano l’induismo come monoteismo. Altri maestri si pongono il problema di portare l’induismo in Occidente, superando il punto di vista secondo cui si tratta di una religione per i soli indiani.

La rinascita spirituale dell’induismo di fronte alla sfida dei missionari cristiani nel XIX secolo – e la successiva “contro-missione” in Occidente – è rappresentata particolarmente da Ramakrishna e dal suo discepolo Vivekananda, il “san Paolo dell’induismo”. Sulla scia di Vivekananda, moltissimi maestri indiani sono venuti in Occidente, e un catalogo anche succinto dovrebbe comprendere centinaia di nomi. Ci limiteremo, in questa sede, ai gruppi presenti in Italia, non senza notare che la maggior di loro rappresentano movimenti di riforma molti dei quali sono importanti in India per l’auto-definizione dell’induismo da un punto di vista intellettuale (e talora politico). Ma in India – e nell’emigrazione indiana – questi movimenti coesistono con forme popolari di religiosità del tutto diverse, che sarebbe peraltro improprio escludere dalla definizione di “induismo”, un concetto certamente insostituibile ma che gli studiosi considerano sempre più problematico.

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 Pubblico questo articolo, perchè quello che è successo oggi a Parma da una visione veramente unica, se poi ci mettiamo anche il caso Tanzi, Bonsu, ci viene da pensare ma che città è mai Parma.

Però sappiate che ci sono anche cose positive….. Baci cF

Il cane, chiamato Aida, è stato prenotato a suo tempo al Centro d’Addestramento dei cani guida dei Lions Italiani di Limbiate (Mi), e verrà consegnato a una signora non vedente sabato 16 aprile, al termine di un percorso preparatorio durato un anno. Dopo la scelta del cucciolo e la sua preparazione, sono state effettuate le prove di affiatamento con la signora a cui verrà affidato, con un periodo di vita comune sia a Limbiate che nell’abitazione della donna.

La stessa giornata è in programma la consegna alla Biblioteca Palatina di una cassetta lignea contenente dei punzoni di acciaio latino corsivo con carattere papale, appartenuti a Giovanni Battista Bodoni, al termine del loro restauro.
Il programma della festa dei trent’anni del Lions club Parma Farnese:

ore 17.30: dimostrazione per la cittadinanza  del Servizio Nazionale Cani Guida dei Lions per ciechi con gli operatori del Centro di Addestamento di Limbiate, in piazza Garibaldi;
ore 18,30: consegna definitiva del cane guida “Aida”;
ore 20,00: serata conviviale presso la sala Maria Luigia della Biblioteca Palatina con la consegna della cassetta  lignea e dei punzoni di acciaio latino corsivo con carattere papale appartenuti a Giovanni Battista Bodoni.

“Ringrazio gli amici del Lions club Parma Farnese – ha affermato Giovanni Paolo Bernini, assessore all’Agenzia per i disabili – per il loro impegno a favore delle persone disabili. Grazie alla donazione di un cane guida una persona non vedente potrà godere di questo strumento per spostarsi con maggiore sicurezza e autonomia”.

“I Lions club – ha rimarcato Ermanno Morini, presidente del Lions club Parma Farnese – vengono considerati “Cavalieri della luce” per il loro impegno contro la cecità. Con la donazione di questo cane guida continua il nostro lavoro a favore dei non vedenti”.
“Per il trentesimo anniversario della costituzione del Lions club Parma Farnese – ha spiegato Donato Carlucci, membro del Lions club Farnese – ci siamo impegnati anche nel campo della cultura, promuovendo il restauro di una cassetta lignea contenente punzoni di Giovanni Battista Bodoni, che riconsegneremo alla biblioteca Palatina”.

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