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Archive for luglio 2011

Giù la maschera!!!  Italo Soffiolotti, il più grande flautista italiano, il primo dei primi flauti in orchestra, il plurimpegnato docente in corsi e masterclasses, il membro onnipresente in concorsi e audizioni, lui, il “flauto italiano”, l’ onnipotente, l’ onnisciente, l’ onnivoro, l’ uno e il trino, ha chiesto a un prete di volersi confessare. E’ stanco e sente un grosso peso sullo stomaco. Vuole liberarsi la coscienza, chiedere perdono al mondo e ai flautisti, sperare di vivere in pace gli ultimi anni della sua vita. Ma nessun prete ha voluto assumersi un compito così gravoso…….. Soffiolotti è solo, solo con i suoi rimorsi, piegato in due dal dolore. Non suona più, non fa altro che piangere e digiunare tutto il giorno; ha chiesto ad OZ di poterlo intervistare, promettendo – questa volta – di dire tutta, ma proprio tutta la verità e sperare, se non in quello di Dio, almeno nel perdono degli uomini. OZ ha accettato per amore di verità e per venire incontro ad un povero, misero uomo che il caso e la sorte hanno spacciato – da sempre – per un artista di primissima classe.

 

OZ. Maestro Soffiolotti, ma cosa le è successo, perché questa voglia di volersi confessare………

S. Mi aiuti, OZ, la prego; non ce la faccio più. Non voglio più vivere come ho fatto finora, succhiando il sangue degli altri, calpestando i sentimenti e la dignità delle persone, truffando il pubblico, gli allievi……. Mi aiuti, OZ, la prego, o altrimenti mi uccido. Non sto scherzando…..voglio pentirmi!!!!

OZ. Che parole grosse, Maestro……. Si calmi ora, vedrò come posso aiutarla. Ma intanto mi dica: è disposto a dire tutta la verità? Sa, prima del pentimento è necessaria la confessione…..

 

S. Sì, sì, lo giuro. Voglio dire la verità anche se ciò mi coprirà d’ infamia; ma non mi importa. Voglio andare davanti a Dio con la pancia piena e …..accidenti! ma che diavolo sto dicendo? voglio andare davanti a Dio con la coscienza pulita e lasciare sulla terra la memoria sporca di me, perché questo è quello che merito, per quello che sono, per come mi sono comportato, per il male che ho fatto…….

OZ. Capperi!, Maestro, il fatto non è di poco conto…. Da dove vogliamo cominciare?

 S. Dall’ inizio, OZ, voglio dire tutto dall’ inizio.

OZ. OK. Allora, Maestro Soffiolotti, mi dica: come era da studente?

 S. Oh, bravo, veramente…..

OZ. Non starà mica mentendo, vero?

 S. No, no; ero veramente bravo. Passavo intere giornate sullo strumento e il mio Maestro era molto orgoglioso di me.

OZ. Come è entrato in Orchestra? Deve aver superato una selezione difficilissima, suppongo…..

 S. Ecco la prima bugia. Questo è quello che ho fatto sempre credere. In verità, mi hanno chiamato perché non c’ era nessun altro oltre me. Mi facevano fare il primo flauto, il secondo, l’ ottavino, l’ usciere e il guardarobiere; alcune volte ho cantato addirittura nel coro…. Dunque, concorrenza zero, era tutto facile, non c’ era da lottare per niente. E dire che in orchestra non ero neanche un asso, lo confesso. Allora, per prima cosa, mi feci insegnare tutti i trucchetti: questa posizione per non calare, quest’ altra quando il fa diesis è forte, qui puoi anche far finta di suonare perché tanto non si sente niente, qui sono importanti solo le ultime tre note perché nelle altre sei coperto dalle percussioni, ecc. ecc. Ecco, ho imparato il mestiere come un macellaio, senza raffinatezza, cercando di fregare i direttori, specialmente i più fessi.

OZ. Mamma mia, cosa sento, Maestro! E il pubblico?

 S. Il pubblico? E chi lo ha mai visto! Non me ne sono mai curato…… Se qualcuno veniva a congratularsi con me (e io non ho mai capito perché), facevo come i miei colleghi: gli mostravo un bel sorrisone, accennavo un inchino ipocrita e via. Ma lei lo sa perché tutti mi hanno sempre definito una “persona amabile”? Perché non ho mai preso posizione, non ho mai espresso un parere, ho sempre detto di sì, e loro hanno incominciato a pensare che io fossi gentile, amabile, buono. In realtà, sono un ipocrita, un egoista, uno che non dice mai quello che pensa perché ………….. non mi frega niente degli altri! Mi faccio sempre gli affari miei io – eh!, eh!, eh! – e agli altri dico sempre di sì. Funziona, sa? Non disturbi, non dai fastidio, e loro ti accettano, anzi, ti ringraziano pure……

OZ. Ma così facendo dimostra di essere – umanamente parlando – una……… beh!, ora non vorrei offenderla.

 S. Sì, sì, lo dica pure, se vuole! Sono proprio quello che lei pensa. Ma gli altri non lo sanno o, almeno, non tutti se ne sono ancora accorti. Ma ora lo dica lei, OZ, per cortesia, lo urli al mondo, dica a tutti di aprire gli occhi davanti a questa melma di uomo…. Voglio espiare, voglio espiare!!!!!

OZ. Su, si calmi, beva un po’ d’ acqua. E ora mi dica: come è – o come è stato – il suo rapporto con gli allievi?

 S. Anche qui, mi rendo conto di esser solo una melma! All’ inizio, ho approfittato dei miei allievi più bravi per farmi il nome di buon insegnante e poi …….via, li ho gettati come spazzatura. Non ho mai mosso un dito per loro. Non mi espongo mica, io, per gli allievi. Io mi faccio solo gli affari miei – eh!, eh!, eh!. Oggi non saprei neanche dirle quanti allievi ho, non li conto più ……………

OZ. Quanto prende a lezione?

 S. Dipende, 150, 200 Euro

OZ. E non le sembra un po’ esagerato?

 S. Altroché, se è esagerato; anzi, sono soldi letteralmente rubati…….. e poi, senza dire niente!

OZ. Come sarebbe “senza dire niente”?

 S. Sì, sì, proprio così! L’ allievo suona; io ascolto – o faccio finta di ascoltare. Quando ha finito dico le cose che lui vuole sentire, non la verità – mica sono fesso io….. – sempre smozzicando le parole. Per esempio: “sì, va bene il Mozart che hai suonato, solo ci vorrebbe un po’ più ….. un po’ più ….. un po’ più scatto. Ecco sì: un po’ più scatto!” E basta. L’ allievo torna a casa contento. Si è fatto magari 300, 400 chilometri per venire a sentire solo due parole. E io intanto intasco i soldi…. Avanti un altro….Debussy, Syrinx: “Sì, va bene, solo il suono può essere un po’ più ……… un po’ più…… un po’ più in alto. Ecco, sì: il suono un po’ più in alto”. E via, altre 200 mila lire. Loro sono contenti perché sul curriculum possono scrivere che sono allievi di Soffiolotti, i genitori mi osannano e io …….. io mi faccio gli affari miei! – eh!, eh!, eh!

OZ. Madre mia, Soffiolotti, lei è una spregevole sanguisuga…….

 S. Altroché! E lo divento ogni giorno di più, sempre di più, sempre di più. Meno dico, e più gli allievi vengono ………. E io mi faccio gli affari miei, eh!, eh!, eh! E poi, diciamo la verità: di Bach, di Mozart, di Debussy, io non so proprio niente ……….

OZ. Come non sa proprio niente ………

 S. Sì, sì, è la verità. Io non ho mai studiato, non ho mai approfondito. Ripeto più o meno quello che mi ricordo di aver sentito, da un direttore d’ orchestra o da un altro flautista……… Racconto gli aneddoti, insomma, capisce? …….. ‘e fatterielle, come dicono a Napoli. Gli allievi si divertono, io non faccio fatica, intasco i soldi, e mi faccio gli affari miei – eh!, eh!, eh!.

OZ. Ma il Maestro non dovrebbe aprire gli occhi all’ allievo?

 S. Chiedo scusa, ma non ho capito la domanda ……..

OZ. OK, lasciamo perdere. Torniamo a noi: quindi lei è soltanto …….. un grande bluff?

 S. Sostanzialmente sì. Se il pubblico, come una volta, potesse tirare i pomodori ma sa quante volte sarei tornato a casa tutto impataccato, come il parabrezza di una macchina parcheggiata per una giornata intera sotto un nido di piccioni ………. Ma ora – per fortuna – sono tutti educati.

OZ. Scusi, Soffiolotti, ma io non capisco: è possibile che gli allievi non l’ abbiano mai smascherata?

 S. Eh!, eh!, eh!, no…. e per vari motivi. Primo: non esiste alternativa alle mie accademie. Secondo: non c’ è abitudine alla ricerca. Terzo: c’ è il ricatto nascosto delle audizioni.

OZ. Confessi tutto, Soffiolotti, si spieghi meglio.

 S. Va bene. In Italia insegnano quasi tutti come me e allora, melma per melma, è meglio sporcarsi con il mio nome, no? Non hanno alternativa, capisce, gli allievi sono “costretti” a studiare con me, io, l’ onnipotente, l’ onnisciente, l’ onnivoro, l’ uno e il trino …… Secondo: nessuno vuole che l’ allievo apra veramente gli occhi perché, in questo caso, finirebbe poi con il separarsi presto dal Maestro, col rendersi artista autonomo. E io questo non lo voglio perché se no finiscono i soldi. E allora, solo due parole, un bel sorriso e via, arrivederci e grazie – e io mi faccio gli affari miei – eh!, eh!, eh!. Nelle accademie non si fa mica ricerca: è solo consumo, aneddoti e sorrisini. Certo, se ci fosse un’ Accademia seria, io chiuderei bottega ……… Terzo: il ricatto delle audizioni. L’ allievo fa questo ragionamento (e io mi faccio gli affari miei – eh!, eh!, eh!): siccome Soffiolotti è in commissione dappertutto, io studio con lui così – forse – avrà per me un occhio di riguardo. Ma questo ragionamento non funziona, non può funzionare.

OZ. Perché?

S. Intanto perché a me degli allievi non me ne importa niente. E poi anche per un altro motivo….. Ascolti, le voglio fare un esempio, così lei capisce bene.

OZ. Ma io ho già capito tutto, Soffiolotti…….

 S.E’ ora che capiscano anche gli allievi, allora. Ecco l’ esempio: è stato bandito un concorso per un posto di primo flauto nell’ Orchestra Tal dei Tali. Io, Soffiolotti, l’ onnivoro, l’ uno e il trino, sono ovviamente in commissione. 50 candidati. 35 si presentano come miei allievi. Vince un mio allievo. Si sparge subito la notizia: ha vinto un allievo di Soffiolotti. Altri allievi corrono a studiare con me – e io mi faccio gli affari miei – eh!, eh!, eh!. Al prossimo concorso si presentano 70 allievi. Incredibile: 60 sono allievi miei! Anche questa volta vince un mio allievo ma ………ecco ora il punto, ecco la verità: un mio allievo ha vinto ma 59 miei allievi hanno perso, 59 capisce? Così come nel concorso precedente 34 allievi miei avevano perso …… Ma questo non fa notizia, nessuno se ne accorge! Nessuno sembra convincersi del fatto che se è vero che vince un mio allievo, è anche vero che perdono 50 miei allievi!!! Ma fa notizia solo chi vince; gli altri intanto continuano a pagare – e io mi faccio gli affari miei – eh!, eh!, eh!.

OZ. Ma come è possibile……… le sarà pure capitato che qualche candidato escluso – magari bravino – le abbia chiesto delle spiegazioni, abbia voluto conoscere la ragione della sua esclusione….

 S. Sì, sì, certo…… Ma anche in queste occasioni riesco sempre a cavarmela bene, sfuggendo come una anguilla alla loro delusione, alla loro rabbia.

OZ. E come?

 S. Confondendoli ancora di più (e intanto, mentre loro si mordono le labbra, io mi faccio gli affari miei – eh!, eh!, eh!). Spesso, con loro, ci sono pure i genitori; quasi sempre ignari, poverini, senza parlare, non sospettano mai nulla, men che meno che io sia quel viscido che ora lei sa….. Ecco, quando un ragazzo mi chiede “Maestro, come ho suonato, cosa può dirmi della mia esecuzione, perché sono stato escluso?”, io rispondo quasi sempre così, perché funziona, sa? “Vedi, hai suonato molto bene, sai?……. solo che, di tanto in tanto, nel tuo suono si avverte come una punta di asprigno….. ma che testata usi?” Così dicendo, il poverino se ne va ancora più confuso pensando di dover cambiare testata, credendo che il problema è nella boccoletta, ecc., ecc. – e io mi faccio gli affari miei – eh!, eh!, eh!.

OZ. Madre mia, Soffiolotti, lei è un essere davvero spregevole, andrà sicuramente all’ inferno, verrà messo su una graticola e cucinato come uno spezzatino……..

 S. No, la prego, OZ…… non dica queste cose……. non mi parli di spezzatino………

OZ. Va bene. Un’ altra domanda allora: che flauti ha usato?

 S. Ma che mi frega dei flauti…….. ne ho cambiati tanti, come fossero spazzolini da denti! Con tutti i soldi che ho rubato agli allievi…… Qualche volta ho anche mandato i miei allievi a comprare un flauto nuovo, o una nuova testata, e poi passavo al negozio a intascare la percentuale ………

OZ. Come è stato il suo rapporto con i colleghi?

 S. Ma che mi frega dei colleghi…….. Davanti una faccia, e dietro l’ altra. Però non ho mai parlato male di loro, non ho voluto mai inimicarmi con nessuno. Non mi sono mai esposto, io! Sempre zitto, acquattato nell’ ombra, a pensare ai fatti miei – eh!, eh!, eh!. Quando si suona in pubblico, tutta cortesia e sorrisi. Dietro, ognuno per sé. Non esiste amicizia tra me e i colleghi, perché non mi sono mai curato di nessuno.

OZ. E il suo rapporto con i compositori?

S. Dei passati non ho capito mai un granché. Mi sono sempre limitato a seguire il solito cliché esecutivo, imitando ora questo, ora quello tra i maggiori flautisti del momento. Dei contemporanei, non solo non capisco nulla ma non penso nulla. Loro mi chiedono di suonare quella roba lì, e io lo faccio. Punto. Il pubblico ascolta in silenzio senza capire niente, ma non osa mai muovere una critica per paura di fare la figura dell’ ignorante e così, di anno in anno, continuo a spacciare tanta immondizia per ora colato. Esecutori, compositori, pubblico: tutti contenti, e io mi faccio gli affari miei – eh!, eh!, eh!.

OZ. E dunque, Soffiolotti, sta dicendo di non aver ricercato mai uno stile interpretativo ………

 S. Ma se non so neanche che cosa sia uno stile interpretativo …….. Ma mi ha visto bene in faccia? E secondo lei, uno che ha una faccia come la mia perde il suo tempo alla ricerca di uno… come ha detto?…ah sì, di uno “stile interpretativo”? Ma non mi faccia ridere… E’ vero: dicono che c’ è differenza tra barocco tedesco e barocco italiano e, in  quest’ ultimo, tra Vivaldi e Pergolesi…….: ma io che ne so? Il piano è piano e il forte è forte; qua legato e là staccato… ecco cosa penso io! Poi, se qualcuno si inventa un effettino che mi piace, allora lo imito e diventa di moda, se no niente, rimane tutto com’ è. Del resto, provi a riflettere: esiste oggi, secondo lei, un flautista che corrisponda a Benedetti Michelangeli per i pianisti, a Karajan per i direttori, alla Callas per i cantanti, a Rostropovich per i violoncellisti? Certamente no! E allora perché dovrei essere proprio io a incominciare? Io mi faccio solo gli affari miei – eh!, eh!, eh!. Sorrido agli allievi e a chi organizza i miei corsi e vado avanti così. Certo, se ci fosse un’ Accademia seria ……..

OZ. Cosa pensa dei flautisti della nuova generazione?

 S. Sono tutti più bravi di me. Ma proprio tutti, sa? Forse anche loro lo sanno e se vengono ancora a studiare con me è solo per la storia delle audizioni…. Anche se ultimamente ……

OZ. Insomma, Maestro, stiamo tutti sotto ricatto……

 S. Sì, è proprio questa la verità, un’ intera generazione sotto ricatto. Per mancanza di alternative valide (certo, se ci fosse un’ Accademia seria ……), o per l’ affare delle audizioni. Io sguazzo felice in questa situazione, ma ora voglio espiare. Non ce la faccio più. Cosa posso fare per liberare la mia coscienza? Per favore, OZ, mi dica cosa pensa, mi dia una parola di conforto ……

OZ. E’ perfettamente inutile che io le dica cosa penso di lei, Soffiolotti: lei è spregevole, su questo non ci sono dubbi. E’ spregevole perché non ha mai agito per aiutare gli altri, ma si è mosso solo per il suo esclusivo tornaconto personale. E’ spregevole perché non ha mai preso posizione, non ha mai lottato per il bene, è vissuto sempre dietro quella maschera bonaria dell’ ipocrisia. E’ spregevole perché anche quando non le sarebbe costato niente, non ha mai mosso un dito a favore di chi aveva veramente stima di lei ……

 S. Accidenti, OZ, e ora che posso fare ……..

OZ. E’ tardi, Soffiolotti, lei non può fare proprio più nulla. Può solo augurarsi che gli allievi e il pubblico aprano presto gli occhi sul suo conto e la lascino sola, a tormentarsi con la sua coscienza, tra lo sporco delle sue memorie, senza infierire su di lei. I soldi che ha rubato, intanto, li restituisca……

 S. E a chi, se non ricordo neanche a chi li ho presi …….

OZ. Faccia una donazione anonima a un ente di beneficenza o a una associazione umanitaria.

 S. E a che serve?

OZ. A potersi guardare allo specchio senza disgusto, ad espiare in parte il suo egoismo onnivoro, a restituire un po’ di dignità al suo nome.

 S. E’ quello che vorrei riuscire a fare, OZ. Ma lei – la prego – non agisca mai come ho agito io…..

OZ. Cosa fa, Soffiolotti, si mette a fare anche le prediche, adesso?

S. No, no, mi scusi…. Non volevo. Per un attimo mi è sembrato come di voler pensare a lei. Proprio io, che per tutta la vita non ho fatto altro che pensare agli affari miei – eh!, eh!, eh!.

Tutto bello, tutto grande, tutto……falso!

Quando si fa ricorso alla tecnica espressiva del discorso vacuo, si può dire tutto senza, in realtà, dire niente. E chi legge, o ascolta, crede di capire, ma si sbaglia. O, meglio, capisce benché non ci sia proprio nulla da capire perché ……. non c’è niente di vero, è tutto falso. Ne volete una prova?

Divertiamoci a leggere l’ intervista virtuale che OZ ha fatto a due sorelle: Virginia Batter, celebre prostituta e Flora Batter, altrettanto celebre flautista. OZha rivolto le stesse identiche domande sia all’ una che all’ altra artista, ricevendo risposte che – guarda un po’ – coincidono perfettamente, cioè sono validissime in entrambe i casi. Al di là di qualsiasi e fin troppo facile insinuazione, ciò dimostra quanto siano inutili quelle interviste in cui i problemi si affrontano solo in superficie, senza sostanza, nel linguaggio sterile che non comunica conoscenza, che non promuove alcuna forma di ricerca, che serve solo ad un patetico esibizionismo di facciata.

 

D. La prima domanda è d’ obbligo, Signora: è contenta dei traguardi finora raggiunti?

R. Sarei un’ ipocrita se fingessi modestia. Sì, sono molto contenta della strada percorsa, così piena di soddisfazioni, di apprezzamenti da ogni lato. Mi ha permesso di aprirmi ad ogni esperienza che – le garantisco – non ho mai rinunciato a vivere con la massima intensità.

 

D. Come e quando ha deciso di intraprendere la Sua professione?

R. Oh….., ero molto giovane e poi – come forse anche Lei saprà – sono figlia d’ arte. Mia madre e mia nonna avevano il mio stesso talento. Da bambina, ricordo, per farmi mangiare mi raccontavano degli entusiasmi che mia nonna sapeva suscitare a corte……Restavo incantata davanti alla magia di quelle storie. Mi raccontavano sempre di quando, ad un ricevimento, il Re in persona prese la mano di mia nonna (esperta su più strumenti) ed esclamò, tra lo stupore dei suoi ospiti: “Signora, Lei è una vera artista, ha saputo mostrare a tutti l‘ infinito che è dentro di Lei. Non c’ è strumento, qui a Palazzo, che Lei non abbia saputo dominare”. E così, cosa vuole, non volevo essere proprio io la pecora nera che interrompesse una gloriosa tradizione di famiglia. E poi, in confidenza, anch’ io ci tenevo a raggiungere una certa posizione. E dunque, grazie ai consigli e alle mani paterne dei miei primi Maestri, vidi la strada del mio lavoro aprirsi davanti a me.

 

D. Riconoscerà che è una professione stancante, Signora, che obbliga a ritmi forzati, a continui spostamenti……..

R. Sì, è vero, alle volte, dopo una giornata di lavoro, mi sento sfinita e vorrei stare finalmente sola con me stessa. Pensi, la mia giornata inizia presto, alle nove sono già pronta per il mio training quotidiano. E non tutti i partners – glielo voglio proprio dire – si rivelano graditi; pensi che alcuni (soprattutto i direttori) vogliono che io stia sempre in piedi perché, in tale posizione, si sente tutto molto meglio fino giù, in fondo. Quando siamo in ensemble, allora va bene anche seduti, benché i muscoli dell’ addome finiscano con il contrarsi troppo anche se, in questa posizione – lo riconosco -, si migliora notevolmente il sostegno all’ imboccatura. L’ importante è che non ci siano le percussioni, altrimenti c’è sempre da cambiare posizione tra una sessione e l’ altra. Sì, è vero, so bene che le percussioni, tutta la batteria, sono importanti; nella nostra arte il ritmo è fondamentale. Se non hai il senso del ritmo, questo lavoro non lo puoi fare o forse sì, se non hai nient’ altro stretto in mano, puoi comunque provarci, ma non farai molta strada.

D. Mi stava parlando dei Suoi primi Maestri: che ricordo ha di loro? Cosa Le resta dei loro insegnamenti?

R. Un ricordo fantastico! Erano persone stra-or-di-na-rie! Ricordo quel che mi disse il mio primo Maestro: “Mia cara, ricordati sempre di non cavalcare due tigri contemporaneamente!” Che uomo che era! Ogni cosa che gli usciva dalla bocca aveva il sapore della verità, anche se a volte …… era un po’ amaro. Era un didatta formidabile! Mi ha dato tutto, ma proprio tutto; e sapeva sempre dove mettere le mani. Solo una volta – credo – non comprese la mia interpretazione e allora si ritirò arrabbiato. Lo vidi farsi piccino piccino. Poi, però, volle scusarsi. Ci riunì tutte nella stanza dove facevamo lezione, disse di aver capito il suo errore: io cercavo di minimizzare ma lui, sorridendo bonariamente e con aria quasi dimessa, riconobbe davanti a tutte noi di aver sbagliato e volle mostrarci il peso del suo fallo. E fu solo allora che io capii veramente di che pasta era fatto. Degli altri Maestri ricordo poco, li frequentavo solo d’ estate, più che altro per farmi dare una controllatina alla tecnica. Per i miei gusti, erano comunque un po’ troppo maniacali: uno era fissato con i colpi di lingua, mamma mia quanti ne conosceva! un altro insisteva sempre perché io migliorassi nei salti. Ma, a parte ciò, di loro non mi è rimasto dentro niente.

D. Come sono i rapporti con la Sua famiglia; voglio dire: riesce a conciliare i Suoi impegni professionali con il Suo ruolo di moglie e di madre?

R. Fantastici! Ho un marito fantastico! Oh, il mio caro maritino, così pieno di vita, si interessa di tutto: di bricolage, di vela, di equitazione, di astronomia, di arredamento…. ah! che uomo! Di recente mi dice che accusa spesso come un peso alla testa: credo – ma non ci giurerei – che sia a causa del mio lavoro. Anche il mio psicanalista mi ha consigliato di tenerlo un po’ più ai margini dei miei interessi. Per la sua tranquillità, dice. Poi ho tre splendidi figli: Lulù, che vive a Parigi e studia art design; Gustavo, nato dal mio primo matrimonio con un fantino italiano, e l’ ultima – si chiama come me e mi dicono che mi somigli come una goccia d’ acqua. Pensi, ha solo nove anni e già rivela un fortissimo talento artistico anche se – bisogna capirla – non sa ancora che pesci pigliare.

D. Dove vive abitualmente?

R. Ma come glielo devo dire: la mia casa è il mondo, mio caro. Però, in tutta franchezza, preferisco le grandi città, perché danno maggiori opportunità sia al centro che in periferia. Anche se oggi, con l’ inquinamento, il traffico, l’ elettrosmog, essere artisti è diventato un mestiere difficile. Nessuno cerca più la bellezza, tutti corrono dietro alla tecnologia….. Si figuri quanto sia diventato difficile per me, io che non amo affatto la tecnologia; sarà perché ho una impostazione molto naturale….. Ma oggi, tutto questo non basta più. Si vuole la perfezione a tutti i costi. Se scoprono che hai un neo, sei fregata per sempre. E allora occorre una grande capacità di manovra per orientarsi tra tutto ciò ti viene messo davanti, giorno dopo giorno; e la dote più importante resta sempre la flessibilità. Senza flessibilità non si va avanti. Si sta fermi sulle gambe o, se sei fortunata, si va all’ indietro. Occorre dunque una grande apertura per poter accogliere il nuovo senza scalzare il vecchio e stare sempre al passo con i tempi. Ciò che una volta poteva andar bene, oggi può risultare stretto, e questo non è più ammissibile, non è arte……

D. Signora, come si prepara al lavoro di ogni giorno, qual è il segreto che rende così magiche le Sue performances?

R. Alimentazione frugale, passeggiate solitarie anche d’ inverno, ogni tanto un breve soggiorno al fresco, per ritemprare le ferite causate dallo stress. E poi, analisi, analisi e ancora analisi! Senza analisi non potrei mai conoscere i valori esatti che mi richiede chi mi sta davanti; chi paga pretende da te sempre il meglio e non ti guarda mica in faccia! L’ analisi, dunque, è fondamentale.

D. Mi scusi se oso: assume farmaci, o droghe, o alcool?

R. Ora non più. Una volta, ma ero all’ inizio della mia carriera, ogni tanto assumevo qualcosa per via orale, ma ora preferisco una bella porzione di pesce, quando capita, che è altamente nutritivo e ti tira su. Di tanto in tanto, però, non so rinunciare ad una spremutina.

D. Come è il Suo rapporto con i produttori artistici?

R. Fantastico! Stupendo! Ma anche qui, la strada è stata tutta in salita. Dapprima nessuno ti garantiva niente, non c’ erano impegni scritti, si faceva tutto oralmente. Poi – ero in tournée in Africa, ricordo – imparai a mettere nero su bianco, come si dice. Che è poi sempre la cosa migliore. Oggi, comunque, in un modo o nell’ altro mi conoscono quasi tutti i produttori e soprattutto quelli con i quali sono entrata in contatto (e sono tanti) muovendomi in lungo e in largo. Guardi, non lo dico per vantarmi ma ogni volta che mi incontrano, basta che io apra bocca, prima ancora di accostarmi lo strumento alle labbra, subito si alzano tutti in piedi. Era già successo al mio primo concorso, con il membro esterno che non riusciva più a calmarsi per la gioia…. Che giornata fu quella!: eseguii le Danze che erano obbligatorie in programma tutte d’ un fiato, senza mai fermarmi. I presenti erano eccitatissimi. In città non si parlava d’ altro; in pochi giorni, mi ritrovai letteralmente sulla bocca di tutti. Ma alla serata conclusiva, solo pochissimi riuscirono a venire. Gli altri, poverini, restarono a bocca asciutta e con le mani in mano, per motivi organizzativi, spiegò il Sindaco. Mi diedero ovviamente il primo premio; alcune signore, tutte vestite con i costumi tradizionali mi recarono una corona di fiori, ma i membri del Comitato artistico, giudicando la corona un po’ …. funebre, subito scompaginarono i fiori e mi fecero un mazzo enorme e, infine, anche il direttore artistico volle lasciarmi un ricordo personale: l’ AIDS (Associazione Internazionale dello Spettacolo); ne divenni presto socio onorario. Lei ha già avuto modo di sentire questa sigla?

D. Ha qualche allieva desiderosa di apprendere e di continuare la Sua arte?

Ne potrei avere tante, ma non ho mai voluto insegnare. Vorrei urlarlo ai quattro venti: ognuna deve trovare la sua strada e sapersi collocare al posto giusto e lasciarsi illuminare dal fuoco della sua passione. Prima o poi, l’ incontro avverrà. E poi, vede, oggi non avrebbe più alcun senso parlare di scuole: gli apporti ci giungono da ogni parte, dall’ Albania, dall’ Ucraina, senza dimenticare il grande contributo da sempre datoci dall’ Africa, la terra di Cleopatra, dove le gazzelle corrono felici e i leoni dormono a pancia all’ aria….. Non voglio dare lezioni, dunque, ma un consiglio forse sì, lo posso e lo voglio dare, soprattutto ai più giovani: ascoltate la vostra voce, apprezzate ciò che sta dentro di voi ed imparate poi a tirarlo fuori, nel modo e al momento giusto. Questa è l’ unica cosa che mi sento di dire.

D. Lei predilige qualche strumento in particolare?

R. Ho imparato ad esprimermi con qualsiasi strumento, che considero parte integrante del mio corpo. Di recente, però, ne ho acquistato uno in legno perché è di spessore maggiore e ha una migliore capacità di proiezione. Ma non voglio dire di più, in questo sono e resto abbottonatissima.

D. Un’ ultima domanda, prima di lasciarla: quale repertorio preferisce di più?

R. Il romantico, dal trio fino all’ ottetto, così complesso, profondo, coinvolgente.

D. E delle registrazioni cosa pensa?

R. C’ è, per i miei gusti, un ricorso eccessivo all’ elettronica e si finisce col perdere la tattilità dell’ esperienza. Una volta gli artisti come me lasciavano sempre la propria impronta personale. Era considerato un dovere, un obbligo verso la società. Oggi invece è tutto elettronico, non fa più per me. A costo di apparire un po’ retrò, preferisco ancora il rapporto diretto alla  registrazione: stare lì, quando ti chiamano per il tuo turno, in una stanzetta insonorizzata, con gli altri che ti ascoltano da dietro la vetrata, sotto un cono di luce, mentre le bobine cominciano a girare……..

Bene, l’ intervista alle artiste Virginia/Flora Batter è finita. Tutto chiaro? Bello il mondo dell’ arte, vero? Fantastico!….. Stupendo!……. Meraviglioso!…… E, dietro l’ iperbole, solo l’ esibizionismo del narcisista, il vuoto del pensiero. Ma certo, mi direte, nessuno pubblica interviste come questa, questa è soltanto un’ intervista virtuale…

Flauti in legno tra avanguardia e revival

 Negli ultimi tempi non è insolito vedere flautisti impegnati su flauti o testate di legno; stiamo parlando dei flauti in legno sistema Boehm – ovviamente – e non del più antico traversiere. Si tratta per lo più di concertisti che hanno deliberatamente scelto uno strumento in legno dopo e nonostante l’ invasione massiccia dei flauti in argento, oro e platino. Le ragioni di questa scelta possono essere tante e tutte di natura diversa. In ogni caso, per cercare di capire se ciò significhi un ritorno al passato o un passo avanti verso il futuro, è opportuno soffermarsi ad alcune considerazioni. Tutti sanno che il flauto appartiene alla famiglia dei legni ed è dunque quanto meno bizzarro constatare che siano costruiti in metallo. Il motivo di ciò è da ricercarsi nell’ impagabile lavoro effettuato nel 19° secolo da Th. Boehm (1794-1881), straordinaria figura di virtuoso, didatta, costruttore, orchestrale, scrittore e compositore. Boehm, con impegno geniale e paziente, ha saputo evolvere il flauto dall’ antico tra versiere (su cui compì i suoi studi) – basti pensare che quando lui nacque Quantz era morto da poco più di venti anni) – al modello di poco precedente a quello che noi tuttora adottiamo, fondando la sua attività di costruttore sempre su una rigorosissima indagine scientifica. Si pensò di superare i limiti del tra versiere e del primo flauto traverso in legno costruendo un nuovo strumento in metallo: tali limiti consistevano principalmente in flessibilità di suono, disomogeneità timbrica, problemi di intonazione (solo in parte), prontezza di attacco, facilità di emissione. E’ vero, l’ argento può aiutare a risolvere questi problemi, e così fu, se sempre più massicciamente il metallo andò a sostituire il legno nella costruzione dei flauti. Ma ben presto emersero nuovi limiti di natura – questa volta – più musicale che tecnica: suono alquanto “snaturato” (trattandosi di uno strumento pur sempre appartenente alla famiglia dei legni), eccessiva aggressività timbrica, scarsa definizione musicale nel ppp o nel fff, presenza quasi costante di un fastidiosissimo “taglio” metallico. Ma, tutto considerato, il flauto di metallo risultava, per suono, di gran lunga superiore al flauto di legno e anche più affidabile per la maggiore stabilità della meccanica, non più costretta a soffrire per gli “umori” delle fibre della grenadilla o del cocus-wood. E così il flauto lasciò la propria famiglia …… per vendere l’ anima al diavolo. Oggi si propongono nuovamente flauti in legno: è solo un revival? un vezzo per pochi? o una scelta intelligente? Non saprei dire. Certo è che i moderni flauti in legno risultano eccellenti perché figli da una parte della tecnologia più sofisticata e, dall’ altra, della vecchia anima artigianale. E, come tutte le creature “miste”, hanno un fascino e un’ attrazione particolare, non si discute. Cerchiamo dunque di capire meglio.

In un flauto traverso la testata rappresenta il 70 – 80% dell’ intero strumento, in termini generali di “suono”. Ne rappresenta il motore, insomma. Nella testata, un ruolo di primaria importanza è dato poi dal foro di imboccatura. Analizziamo in dettaglio. L’ efficienza di una testata scaturisce dai seguenti parametri:

–          lunghezza della testata;

–          spessore del metallo o del legno;

–          parabola interna;

–          distanza tra il tappo a vite e il centro del foro di imboccatura;

–          forma e dimensione del foro di imboccatura;

–          altezza e inclinazione del caminetto;

–          materiale impiegato (tipo di legno o di metallo).

Se una testata riesce ad esprimere un rapporto ottimale tra i parametri suindicati, allora può essere montata anche su un flauto di infima qualità per dare risultati prodigiosi. Anzi, questa può essere proprio la prova che dimostra senza alcun dubbio il ruolo primario della testata sull’ intero strumento. Ovviamente questi parametri interagiscono tra di loro; allo stesso tempo però presiedono alle caratteristiche del suono in modo più autonomo, e cioè:

–          lunghezza della testata influisce soprattutto sull’ intonazione;

–          spessore del legno determina il “colore” del suono;

–          curva parabolica determina l’ equilibrio nell’ intonazione e l’apertura della voce;

–          distanza tappo/centro foro è importante per l’ equilibrio tra le ottave;

–          forma e dimensione del foro di imboccatura creano il colore e il peso del suono;

–          orli del foro garantiscono la prontezza di attacco;

–          altezza del caminetto favorisce la proiezione del suono;

–          materiale impiegato determina la natura timbrica.

Ogni costruttore adotta misure leggermente diverse cercando comunque di raggiungere l’ ottimizzazione del rapporto tra i parametri indicati. Da qui la differenza – il marchio – tra le diverse “firme”: questa testata risulta più scura, questa favorisce una migliore proiezione del suono, quella appare più chiara, ecc. ecc. Ora, bisogna sapere che la lavorazione del metallo è cosa assai diversa dalla lavorazione del legno. Il metallo consente una migliore replicabilità nella lavorazione; per contro, testate di legno ben difficilmente potranno essere tra loro identiche. Ancora: cosa importantissima anzi, direi, la più importante è il metodo adottato nella lavorazione per la definizione del foro di imboccatura. Nel metallo ciò avviene per fusione mediante stampi, per cui troviamo boccolette identiche, perfettamente definite, e caminetti lisci e levigati. Nel legno la fusione è ovviamente impossibile. Allora è proprio ciò che rende poco “affidabili” testate (e flauti) di legno: foro di imboccatura non sempre regolarissimo, caminetti non perfettamente levigati, orlature un po’ arbitrarie. Dunque, prima necessità: definire un metodo di realizzazione del foro e della boccoletta che garantisca assoluta perfezione nella definizione degli stessi e la loro assoluta replicabilità. Secondo: la forma del foro ha la sua importanza, può essere ellittica o quadrangolare, con angoli arrotondati, con misure più o meno di mm. 12 x 10 (ma è il più o meno che fa la differenza!); con il bordo più o meno arcuato, con le alette o senza, ecc. ecc. Ogni costruttore propone un suo modello, con caratteristiche diverse. Per quanto riguarda il tipo di legno impiegato potrei dire che – in linea generale – la grenadilla offre un suono molto stabile e ricco di armonici; il bosso è più proiettivo, chiaro e brillante; il legno di rosa risulta morbido, caldo e pastoso. Come si vede, il segreto di una eccellente testata sta sia nella giusta definizione dei singoli parametri che nella loro sapiente combinazione.

Pirati, turisti, mercanti, istrioni: in una parola… Maestri!

 Se ci fermassimo solo per un istante a meditare sulla radice etimologica della parola “Maestro”, forse proveremmo un certo imbarazzo nel vederla così inflazionata: magister, a sua volta derivante da magis, avverbio latino che significa “di più”. Il Maestro è un uomo (o una donna, s’intende) che dunque “vale” di più, perché conosce di più, perché sa di più, perché sa fare di più; ma anche perché sa dare di più, sa offrire di più; infine perché conosce il modo – le tecniche – per far maturare di più, per far crescere di più, per aiutare di più i propri allievi sulla strada della conoscenza e della ricerca. E allora – non fosse altro che per rispetto alla lingua (e alla civiltà latina) – dovremmo stare più attenti a non abusare troppo frequentemente di un titolo così importante, anche in considerazione del fatto che venivano chiamati “Maestro” Gesù Cristo, o Socrate, o Michelangelo…

Mi giungono diverse email in cui si lamentano atteggiamenti ricorrenti da parte di “Maestri” incontrati dagli Autori (per lo più giovani flautisti) nel corso di masterclasses o in sede di audizioni e concorsi:

–          scarsa disponibilità al rapporto interpersonale;

–          attenzione labile ed intermittente durante l’ esecuzione dell’ allievo;

–          incapacità di intraprendere una ricerca critica sul repertorio insieme all’ allievo, ma- per contro

–          superficialità nell’ indicare la “diagnosi” (es. “suoni troppo trattenuto” – “potresti dare di più” – “hai un bel suono ma non basta”, ecc. ecc.);

–          assoluta mancanza di una “terapia” personalizzata in grado di favorire concretamente lo sviluppo tecnico, musicale, artistico dell’ allievo.

Questi Maestri (meglio allora sarebbe chiamarli “Minestri” da “minus”=meno) rivelano – molto probabilmente – una formazione pedagogica alquanto ….. ballerina o, per meglio dire, pressoché nulla in quanto – se esistono davvero – certamente non devono mai essersi posto il problema fondamentale per chi voglia esercitare l’ affascinante arte della didattica: quello della centralità. Centralità dell’ allievo, ovviamente, e non certo del maestro nell’ ambito del rapporto formativo.  Cristo, quando insegnava, era attento più al prossimo che a se stesso, Socrate si sforzava con ogni mezzo di far scaturire dall’ allievo la verità, Michelangelo diceva che l’ opera d’ arte deve scaturire dalla materia, dove è già rinchiusa. Dunque Maestro come “illuminatore” di una ragione, di un logos, di una psyché che sono già dentro l’ allievo; Minestro, al contrario, è colui che ruba (soldi per lo più, ma anche tempo, speranze, attese) agli allievi; o che percorre la nostra Penisola piazzandosi con la propria bancarella ora qui, ora lì, imbonendo bravi ragazzi con piccole ricette più simili agli oroscopi delle cartomanti; o, e questo è il massimo, cioè il “Minestrone”, il Minestro dei Minestri, esibendosi giorno dopo giorno nell’ interminabile telenovela della propria carriera, a cominciare dagli studi con l’ altrettanto illustri Maestro XY, per poi deliziare i giovani astanti con i racconti dei viaggi, le cene, gli incontri, i pernottamenti, gli hobbies, i vezzi, i gusti particolari, ecc. ecc. Oggi, poi, hanno inventato la cosa più “figa”: l’ albero genealogico (flautisticamente parlando, s’intende), per cui tutti, alla fine, scopriamo trionfalmente di “discendere” o da Briccialdi, o da Devienne, o da Quantz. Roba da pazzi! Mi dite tutto questo, cari amici, flautisti, a che serve? Aiutatemi a capire, vi prego… La formazione culturale ed artistica – alla fine – è un fatto individuale; e ad essa concorrono tanti e tanti fattori, personali e non: intelligenza, sensibilità, talento, metodo, impegno, volontà, cultura, organizzazione, incontri casuali… Che c’entrano Quantz o Devienne o Briccialdi… Bigiotteria per i gonzi. Eppure…

Essere Maestro è affare serio, molto serio. Occorre innanzitutto una “base” etica che ti fa essere serio ed onesto nel lavoro didattico. Ciò significa, in primis,attenzione costante ed attiva verso l’ allievo che – ripeto – è elemento centrale nel rapporto formativo. E attenzione vuol dire osservazione del suo profilo tecnico-musicale, certo, ma – ancor prima – della sua personalità individuale, che è sintesi di intelligenza razionale, sensibilità, emotività, identità fisiologica, ecc. ecc.Altro che discendere da Devienne o da Quantz! (maggiori dubbi e curiosità mi assalgono talvolta allorché mi chiedo se discendo da Adamo o da una scimmia; poi però, osservandomi bene…. i dubbi crescono!!!). Il Maestro, dunque, deve partire dall’ allievo e non pensare presuntuosamente che sia l’ allievo a doversi porre al suo livello. E deve anche tenere a mente che ogni allievo è diverso – fisiologicamente, intellettivamente, culturalmente, emotivamente, caratterialmente, comportamentalmente, ecc. ecc. – e che, pertanto, ciò che dico per l’ uno può non andar bene per l’ altro, anzi, potrebbe addirittura sortire effetti diametralmente opposti. Qualche esempio? Un allievo suona con labbra eccessivamente “tirate”: se io dico “bisogna rilassare le labbra” non enuncio un principio universalmente valido, ma sto dando una indicazione molto “personalizzata”. Un altro suona con labbra troppo “rilassate”: bene, a costui dirò “unisci meglio le labbra con i muscoli laterali, quelli che sono ai lati della bocca”. Se un allievo è troppo impulsivo o “fantasioso”, cercherò di ricondurlo ad una migliore compostezza esecutiva; per contro, a chi mostra – nello stesso brano – una quasi freddezza esecutiva, cercherò di stimolare flessibilità, dinamicità, gusto. Potrei continuare all’ infinito, ma mi fermo qui per non abusare della pazienza del lettore. Attenzione prioritaria verso l’ allievo, dunque.

Andiamo avanti.

Una volta consapevole dell’ importanza della centralità dell’allievo (sarebbe cosa già fantastica!), al Maestro è richiesto un  altro dovere, questa volta più specifico: indicare all’ allievo cosa fare, perché farlo, come farlo. Vediamo di capire. Ipotizziamo che, dopo l’ esecuzione del Concerto in Sol K 313, l’ allievo, stanco e parzialmente soddisfatto, resti in attesa che il Maestro “si pronunci”. Ed ecco che, dopo qualche attimo di profonda meditazione, la Sibilla emette il responso: “sì, va bene, ma potresti cercare un po’ più di scatto, capisci?…più scatto!… anche il suono..può essere un po’ più… un po’ più… come dire…. un po’ più in alto, ecco sì! più in alto, capisci?… con più luce… pensa ai quadri di Klimt (mo’ che c… centra Klimt, mi direte voi!)”. Poi, continuando: “ricordo quando io l’ ho studiato con …. (e vai! Giù con il curriculum!!!) era il ’54? No, forse il ’64 perché ero già in Orchestra (di nuovo giù con il curriculum!!!)… il Divino Elvetico mi disse: ricordati, figliolo, che Mozart è completamente diverso da tutti gli altri: Mozart o si suona o non si suona. Ecco, anche tu… sì, insomma… lasciati un po’ più andare negli Adagi e usa più controllo negli Allegri”. Bene, cari amici, una lezione come questa è una offesa all’ intelligenza, una appropriazione indebita del denaro altrui, una autentica “presa per i fondelli”. Dimmi piuttosto, caro Maestro, che l’ articolazione in Mozart esige un maggior controllo esecutivo rispetto a quella – poniamo – in Reinecke (ecco cosa) perché l’ estetica classica esalta la misura, la simmetria, l’ equilibrio, la compostezza (ecco perché); e che, per fare ciò, occorre un maggiore controllo dell’ emissione ma, soprattutto, evitare accentuazioni ed appoggi eccessivi e regolare al massimo il peso delle singole note (ecco come). Poi, andando nello specifico esecutivo: maggiore stabilità dello strumento ma anche…di tutto il corpo (evitando persino inutili e stridenti pantomime sulla scena); uguaglianza delle dita (raggiungibile con appropriati esercizi tecnici, tra cui varianti e intervalli); uniformità di emissione con maggior utilizzo dei muscoli facciali (zigomi, arcate sopraccigliari, muscoli frontali) per favorire una migliore risonanza del suono “in alto”, ecc. ecc. Questo è far lezione! Ma non basta ancora: occorre ora saper calare, cioè adattare, ciò che si è detto alla particolare personalità dell’ allievo che si ha davanti in quel momento: lui e non altri. Altro che Klimt, nel ’64 ero già in Orchestra, discendo da Giulio Briccialdi… Questa è vergogna. Vergogna e ignoranza! E chi è ignorante non può certo insegnare. Per definizione. Può solo limitarsi a far chiacchiere inutili che non costruiscono un bel niente, non potranno mai costruire. Un Maestro ignorante – un Minestro, dunque – inganna ed offende l’ allievo già nel momento in cui pone se stesso al centro del rapporto: per narcisismo, per autoincensarsi, per….problemi molto seri derivanti dalla sua incompiuta evoluzione psichica ed intellettiva. Minestri così non servono a niente – forse solo un po’ per il curriculum, è vero – men che meno ad aiutare l’ allievo a crescere come artista. Ad essi resta solo di capire da chi discendono veramente. E forse, a loro più che ad altri, la risposta potrà venire più dalla scienza che dalla Bibbia.

 

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Dizionario Biografico degli Italiani di E. Di Pietrantonio

GAZZELLONI (Gazzellone originariamente), Severino. – Nacque a Roccasecca, in provincia di Frosinone, il 5 genn. 1919 da Giuseppe Gazzellone e Amalia Pascarella (il G. modificò successivamente il cognome paterno in Gazzelloni). Il suo interesse per la musica fu stimolato fin dall’infanzia dalla presenza nel paese natale di un’apprezzata banda musicale della quale faceva parte anche il padre come suonatore di bombardino. Il G. iniziò lo studio del flauto da autodidatta all’età di sette anni e di lì a poco fu inserito anch’egli nella formazione bandistica.

Nel 1934 fu ammesso al conservatorio di S. Cecilia di Roma, dove si diplomò nel 1942 sotto la guida di A. Tassinari. Durante la guerra cominciò la carriera musicale esibendosi nell’orchestra ritmo-sinfonica di A. Semprini e presso il teatro Odescalchi nella compagnia di avanspettacolo di E. Macario. Nel 1944 entrò nell’Orchestra sinfonica della RAI di Roma (allora Orchestra di Radio Roma, diretta da F. Previtali), di cui divenne in seguito primo flauto e con la quale collaborò per un trentennio. La sua carriera come solista iniziò ufficialmente nel 1945 con un’avventurosa tournée a Belgrado, mentre il debutto italiano avvenne nel 1947 presso il teatro Eliseo di Roma in un concerto con l’arpista A. Soriani. Nel dopoguerra partecipò alla realizzazione di numerose colonne sonore di film neorealisti ed ebbe modo di conoscere compositori come N. Rota e B. Maderna, dei quali divenne amico fraterno; e fu proprio tramite Maderna che il G. si avvicinò, qualche anno più tardi, alla Neue Musik. Nel 1947 partecipò alla tournée italiana del Pierrot lunaire di A. Schönberg organizzata da M. Peragallo, esperienza che lo avvicinò con entusiasmo alla musica del Novecento.

A partire dal 1949 il G. si dedicò con straordinario intuito alla ricerca di una tecnica strumentale basata su un nuovo tipo di respirazione, l’impiego di suoni multipli e di particolari colpi di lingua, aprendo nuovi orizzonti al flauto, che divenne così uno degli strumenti protagonisti della produzione musicale contemporanea. Il G. stesso definì il suono da lui creato come nato “sul vibrato del violino, del violoncello, non sulla scuola francese”, vieille manière di suonare il flauto; egli pensava infatti “a un bel suono robusto, un vibrato da adattare ai vari stili della musica”.

Dal 1952 il G. partecipò agli Internationale Ferienkurse für Neue Musik di Darmstadt, insegnandovi ininterrottamente il flauto dal 1956 al 1966. In quegli anni strinse rapporti professionali con i maggiori esponenti della nuova avanguardia come P. Boulez, K. Stockhausen, L. Nono, F. Donatoni, O. Messiaen, J. Cage, L. Berio e S. Bussotti.

Nel 1951 il compositore M. Zafred, con il suo Concerto per flauto e orchestra, aveva dato inizio all’innumerevole serie di brani dedicati al Gazzelloni. Ma fu nel 1954, con l’esecuzione a Darmstadt, insieme con il pianista D. Tudor, della Sonatina composta da P. Boulez nel 1946 per J.-P. Rampal, ma da questo mai eseguita, che il G. fece conoscere il suo eccezionale talento al mondo dell’avanguardia musicale. L’innata musicalità, nonché le esplorazioni condotte nell’universo tecnico del flauto, suscitarono grande interesse e indussero molti compositori a scrivere per lui.

Nella lunga lista di brani dedicati al G. si ricordano la Sonata (1953) e la Fantasia concertante (1958) di C. Togni, Le merle noir di O. Messiaen (1954), la Sonatina di G. Pannain (1954); la Sonata da concerto (1958) di F. Ghedini; la Sequenza per flauto solo (1958) di L. Berio, composta, come dichiarò lo stesso autore, “su misura” per il G.; Ideogrammi n. 2 (1959) di A. Clementi; Couple per flauto e pianoforte (1959) di S. Bussotti; Flötenstück neunphasig (1959) di E. Krenek; Polyphonie Iper flauto contralto (1962) di J. Guyonnet, il quale era rimasto affascinato dal meraviglioso suono del G. durante le prove a Darmstadt del Marteau sans maître di Boulez; Neumi (1963) di B. Porena. Seguirono poi Condicionado (1963) e Reciproco (1963) di L. de Pablo; Julianische Minuten (1964) di F. Döhl; Rhymes for Gazzelloni (1965) di Yori-Aki Matsudaira, e Chorus (1965) di G. Gaslini; In(1966) di T. Scherchen e Puppenspiel 2 di F. Donatoni (premio Marzotto nel 1966); il Concerto per flauto e orchestra (1967-68) di G.F. Malipiero; Tre pezzi per flauto e pianoforte (1970) di A. Szöllösy e Souffle (1970) di G. Petrassi, che dedicò al G. anche un concerto per flauto e orchestra; la Sonatina(1945) e le variazioni mozartiane per flauto e pianoforte intitolate Il magico flauto di Severino (1971) di R. Vlad, e ancora Honeyrêves (1961) e Grande aulodia (1970) di B. Maderna. Quest’ultimo fu influenzato a tal punto dallo straordinario flauto del G. da sceglierlo come protagonista di composizioni come Don Perlimplin ovvero Il trionfo dell’amore e dell’immaginazione (1961) eHyperion (1964).

La maggior parte di questi brani fu eseguita dal G. in prima esecuzione nelle diverse edizioni del Festival internazionale di musica contemporanea della Biennale di Venezia a partire dal 1952. Nell’ambito di questo stesso festival e in onore del G., M. Labroca, organizzatore della rassegna, decise nel 1961 di dedicare un intero recital alla nuova letteratura per flauto, appuntamento che divenne stabile a partire da quell’anno.

Parallelamente all’attività di interprete della musica di avanguardia, il G. continuò a esibirsi come concertista presso il grande pubblico nelle maggiori istituzioni del mondo e proseguì con grande generosità la sua professione di didatta, iniziata nel 1955 presso il conservatorio G. Rossini di Pesaro, che lo portò a insegnare in sette scuole internazionali di perfezionamento. Tra queste si ricordano il corso di musica d’avanguardia a Darlington in Gran Bretagna, il corso su Bach e Mozart alla Opera Schule di Colonia, i corsi presso l’Accademia Sibelius di Helsinki e, infine, quelli presso l’Accademia nazionale di S. Cecilia. L’impegno didattico maggiore fu tuttavia quello presso l’Accademia Chigiana di Siena, dove egli insegnò ininterrottamente dal 1965.

Altrettanto intensa fu l’attività discografica, con la quale il G. ottenne ben sette “Grand Prix” del disco. La disinvoltura e la spontaneità con cui affrontò composizioni di ogni genere musicale e le contaminazioni che spesso ne scaturirono, nonché l’assidua frequentazione di programmi radiofonici e televisivi, anche di musica leggera, gli consentirono inoltre di raggiungere una grandissima popolarità e di diffondere la conoscenza del flauto e della musica presso un pubblico vastissimo. Il G. infatti partiva dalla convinzione che “la musica è una sfera in cui vige la più assoluta democrazia per cui un suono non è meno interessante perché appartiene ad una canzone popolare piuttosto che ad una sinfonia”, e fu il primo musicista in Italia a comprendere le possibilità dei mezzi di comunicazione di massa per una divulgazione della musica a tutti i livelli. Tanta apertura tuttavia fu spesso causa di qualche giudizio ingeneroso nei confronti del musicista che pure un critico come M. Mila definì “il primo artista che abbia riscattato l’umile flauto dal complesso di inferiorità che gravava sugli strumenti a fiato, uguagliando la fama di solito riservata ai virtuosi della tastiera e dell’arco” (Gazzelloni su S. G., pp. 9 s.).

Il G. morì a Cassino il 21 nov. 1992.

Fonti e Bibl.: Necr. in Il Tempo, 23 nov. 1992; Il Corriere della sera, 23 nov. 1992; Il Messaggero, 23 nov. 1992; La Repubblica, 24 nov. 1992; M. Bortolotto, Fase seconda. Studi sulla Nuova Musica, Torino 1969, p. 137; G. Vigolo, Mille e una sera all’opera e al concerto, Firenze 1971, p. 662;Gazzelloni su S. G., Roma 1977; I. Stravinsky – R. Craft, Colloqui con Stravinsky, Torino 1977, p. 176; S. Gazzelloni – E. Granzotto, Il flauto d’oro, Torino 1984; F. Florit, Il trio di Trieste, Torino 1992, pp. 44 s.; G.L. Petrucci – M. Benedetti, S. G. Il flauto del Novecento, Napoli 1993; Diz. encicl. univ. della musica e dei musicisti, Le biografie, III, p. 144; The New Grove Dict. of music and musicians, VII, pp. 206 s.

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LETTERA

 

PROBLEMI DENTALI E CARENZA DI VITAMINA K2

 

Buongiorno Valdo,

ho letto recentemente questo articolo, che parla di carenza di K2 da parte di una persona vegano-crudista da anni. Dopo aver riscontrato problemi dentali abbastanza seri suggerisce di integrare con vitamina K2 che si trova in estratti naturali dal Natto giapponese.

NON MI PARE UNA CATTIVA IDEA

Che ne pensi?

Da quel che ho letto finora sul tuo blog, mi sembra che tu non sia a favore di nessun tipo di integrazione vitaminica, soprattutto se di tipo sintetico.

Ma, nel caso che ti ho appena menzionato, si tratterebbe di integrazione naturale e non sintetica, e non mi pare una cattiva idea. Chiaro che se non è necessario, non serve.

Grazie in anticipo. Ti auguro una buona giornata.

Flavio

                                                                 *****

RISPOSTA

 

PIU’ CHE SORPRESO SONO SBALORDITO

 

Ciao Flavio, confesso di essere letteralmente sbalordito. Non tanto dal pessimo articolo-spazzatura scritto da questa Denise Minger, uno dei tanti tentativi penosi e pietosi di screditare e diffamare il crudismo non frontalmente a viso aperto, ma per vie traverse.

Mi fa venire in testa le abominevoli accuse anarco-fruttariane contro le arance, accusate pure di far cadere i denti, mentre non c’è nulla di meglio delle arance per rafforzarli.

Sbalordito che tale robaccia si trovi sul sito di Luciano Gianazza, che vorrebbe rappresentare in Italia in modo esclusivo l’opera di Arnold Ehret, e che farebbe bene, credo, a remare coerentemente sulla linea ideale della verità e del crudismo e non contro, come sta purtroppo facendo in questa circostanza.

L’ONDA TRAVOLGENTE DEL CRUDISMO PREOCCUPA IL REGIME

Se questo scritto fosse apparso sul sito della Cremonini o quello della McDonald’s non avrei sollevato alcuna obiezione. Ormai gli avversari ricorrono a tutti i mezzi possibili ed immaginabili pur di difendere a denti stretti il loro sempre più vacillante dominio. Posseggono ancora la massa, il mercato popolare, grazie al quotidiano bombardamento mediatico di giornali, riviste e televisioni, ma stanno perdendo l’elite e la gente che pensa con la propria testa e non con gli spot, e questo fatto li preoccupa non poco.

L’avanzata del crudismo e del veganismo non è una timida tendenza, ma sta diventando un’onda travolgente. Sta dando spesso contenuto a movimenti ribelli come la rivoluzione di maggio in Spagna, dove giovani studenti hanno occupato le maggiori piazze di Barcellona e Madrid in modo stabile col supporto della popolazione, resistendo alle cariche della polizia.

IL RICORSO A MEZZI TRASVERSALI

Ecco allora il ricorso a ogni sorta di mezzi trasversali. Ecco allora la spinta a utilizzare non solo i tradizionali spot televisivi ad alto costo e scarsa resa, ma anche le pagine medico-scientifiche e le rubriche culinarie, trasformate ormai tutte in invasiva ed impudente pubblicità nascosta. Ecco allora le varie strategie di camuffamento. Ecco allora lo sfruttamento dei canali vegani, fruttariani e crudisti, per dire le poche cose essenziali che a loro interessano di più, per mettere nella gente la pulce all’orecchio. Se la cosa non è organizzata a puntino, viene pungolata o dettata telepaticamente, sfruttando le menti deboli e le menti corruttibili. Tutto fa brodo. Gusto, Cotto e Mangiato, e persino Arnold Ehret, onore alla memoria.

UNA SERIE INCREDIBILE DI FALSITA’

“Le verdure crude? Sì fanno molto bene, mangiatene regolarmente e in abbondanza”!

“Le arance e gli agrumi in genere? Per carità. Ti scassano le gengive”. “Il crudismo? Sì, fa benissimo. Ma fino a un certo punto”. “Fa bene al corpo, ma non ai denti, che hanno bisogno di uova, di latte e di integratori giapponesi a base di vitamina K2”. Questo è il metodo più scientifico di demolire l’idea.

Mascherarsi di veganismo e puntare alla sua demolizione. Dipingersi di veganismo-crudista e puntare sua anima, alla sua perfezione, alla sua invulnerabilità, lanciandogli un dardo avvelenato.

LA PULCE ALL’ORECCHIO

“Sei crudista? Va tutto bene, purché ti mangi l’ovetto, il fegatino e l’integratore di B12, di Omega3 o di K2”. E quando queste sigle saranno sbugiardate del tutto ci sono altre 30 mila vitamine non scoperte, su cui poter giostrare. Questa è la micidiale pulce all’orecchio.

Se fosse vero il 5% di quanto scritto in quell’articolo, chiuderei baracca e burattini e me ne andrei a meditare sul K2, intendo sul monte himalayano e non certo sulla scemenza della vitamina giapponese..

LA GENTE E’ PURTROPPO PRIVA DI STRUMENTI VALUTATIVI

Questo articolo è uno dei più viscidi, incompetenti e disgreganti che mi sia capitato di leggere ultimamente. Una presa per i fondelli per tutto il movimento crudista, Ehret incluso.

Un articolo diffamatorio più ancora degli spot dei fabbricanti di biscotti, di nutelle, di panettoni, di tonno e di carni in scatola. Le falsità che contiene sono eclatanti, ma solo agli occhi dei pochi che conoscono profondamente la situazione, dei pochi che non abboccano all’amo delle apparenze e delle dicerie dentistiche, delle leggende metropolitane ad uso e consumo degli allocchi.

L’AUTRICE DEL MISFATTO MERITA UNA LAUTA RICOMPENSA

I casi sono due. L’autrice è sovvenzionata da qualcuno o è mossa comunque da una particolare situazione personale, per cui le interessa di vendere il natto giapponese ed altre cose ancora, oppure è davvero ingenua ed irresponsabile, e magari convinta delle cacchiate che sta raccontando.

Se fossi un esponente del Codex Alimentarius, o di Big Food, o di Big Pharma, andrei a cercarmela la Denise per assegnarle una lauta ricompensa honoris causa a favore del regime alimentare-sanitario.

Quanto all’ehretismo italiano, che fa da irresponsabile cassa di risonanza a questo indegno tentativo di demonizzazione del crudismo, non ho parole.

C’è quasi da auspicare che cada la mannaia dell’oscuramento su tutti, me compreso ovviamente, è così quei quattro maleducati detrattori, che tifano e gufano da tempo per questa soluzione, faranno salti di gioia.

UNA IMPROBABILE CONTA PER ESPRIMERE DEMENZIALI TEORIE

Questa Denise parte dal suo caso particolare, vero o inventato poco importa. Dice nulla su se stessa, sulla madre, sullo svezzamento, sulle vaccinazioni, sulla sua dieta da adolescente, ammettendo però ingenuamente, guarda guarda, che quando consumava dolciumi e schifezze, aveva avuto solo una carie, e non tante come quando passò al crudismo. E’ risaputo che i denti non si cariano in poche settimane, ma evolvono nel bene e nel male nel corso degli anni. Poi prende il suo caso personale e pretende di generalizzarlo, di universalizzarlo, anche se ammette che ci sono pochi studi sui vegani-crudisti, il che pare ovvio, mancando, soprattutto da noi, delle fiorenti comunità vegane su cui intessere una ricerca statistica. E allora lei è andata a contarseli uno ad uno, o meglio ad immaginarseli, i vegani-crudisti, verificando di persona le sue demenziali teorie.

NIENTE CARIE  NEL CUORE O NELL’ANIMA, MA QUALCHE CARIE AI DENTI SI’

Per quanto mi riguarda non vanto una dentatura da record mondiale, ma penso di difendermi assai bene in rapporto all’età, e soprattutto in rapporto agli importantissimi dati di partenza.

Ricordo che avevo qualche molare cariato già all’età di vent’anni, e non certo per colpa del crudismo.

Ero ovviamente vegetariano, dettaglio importantissimo per evitare la carie al cuore e all’anima, ma non sufficiente per bloccare la carie dentale. Non conoscevo allora l’esistenza degli enzimi, dei minerali organicati, del bilancio vitaminico naturale, e nemmeno le insidie dei latticini, del cotto e delle confetture di frutta. Durante la stagione calda ero già un consumatore seriale di frutta fresca, ma d’inverno ricorrevo regolarmente a formaggi e marmellate fatte in casa, prima con zucchero e poi senza, ma sempre cotte e quindi devitalizzate. Pure io ho messo la testa a posto con qualche ritardo.

NESSUNA CARIE IN FAMIGLIA

Se guardo in famiglia, mia moglie Kathleeen, 50 appena compiuti e da oltre 20 anni consumatrice di crudo quasi al pari di me, non ha una singola carie, tanto da lasciare a bocca aperta il personale dello studio dentistico di Tavagnacco-Udine (che riceve le mie tesine e può confermare). Essere cinese ha significato per lei niente latte di mucca da bambina. Cosa non indifferente.

I miei due figli, di 15 e 21 anni, non hanno un singolo dente cariato.

Lessi tempo fa delle statistiche americane fatte sui grandi numeri, quelli dei ragazzi di leva che, a 18-20 anni, puntano a diventare dei marines, e che presentano situazioni di carie e di denti sostituiti a livello quasi totale, proprio per colpa dell’alimentazione iperproteica, cotta e devitalizzata.

UN BEL MOLARE IMMACOLATO E TANTE FANDONIE SCRITTE

La cosa più rilevante che appare in quell’articolo, oltre alla gigantografia imponente del dente sano cui ogni cittadino ambisce, è che i crudisti sarebbero una popolazione sana in generale ma affetta da problemi di carie dentaria.

Questa è fondamentalmente una invenzione che non sta né in cielo né in terra. Una pura e semplice fandonia. A Gianazza interessava fare pubblicità al suo bel sito? Poteva anche farlo, mettendoci anche 3 bei molari giganti ed immacolati. Ma avrebbe dovuto metterci pure un articolo serio, e non immondizia culturale, e non ipocrisia ammantata di saggezza pseudo-odontotecnica.

UN COMMENTO CORRETTIVO TIMIDO E ADDIRITTURA GIUSTIFICATIVO

Colmo dei colmi, ha pure inserito alla fine un trafiletto intitolato “Commento di Luciano Gianazza”, dove tenta una timida correzione dicendo “Sono d’accordo con quanto dice Denise. Riguardo al fatto che la frutta acida corroda i denti, ritengo che questo avvenga solo su denti già impoveriti di minerali”.

Unica osservazione giusta dell’intera pagina che però, detta in quel modo, con quel “sono d’accordo”,

serve addirittura da sponda e da supporto alle cavolate espresse dall’autrice.

PARLIAMO DUNQUE DI DENTI IN MODO SERIO, LASCIANDO FUORI DENTISTI DA STRAPAZZO E LEGGENDE METROPOLITANE

Parliamo allora di denti, ma in modo serio e competente, citando scienziati della salute dentaria, e non dentisti da strapazzo, magari bravi a riparare un dente, ma assai scarsi nel capire i complessi meccanismi che portano alle crisi dentarie.

I dati sulla popolazione USA parlavano chiaro già negli anni ’90, quando Myke Benton affrontò statistiche alla mano la situazione di quel paese.

Il 98% della popolazione USA, eminente consumatrice di carne, di cibi cotti, di caffè, sigarette, gomme da masticare, dolciumi, gelati e cole, soffriva di gravi malattie dentali. Al punto che, dai 60 anni in avanti, 9 persone su 10 non avevano un solo dente originario in bocca. Si parlava di 32 milioni di americani sdentati del tutto, dentiera a parte. Il numero di dentisti attivi era impressionante. Qualcosa come 140 mila dentisti, per un assorbimento globale di 6 miliardi di US$/anno.

I CONFRONTI NON LASCIANO ADITO A DUBBI

Le ricerche a confronto dimostravano come nell’Hunzaland del Pakistan e nelle regioni similari, dove predomina il crudo nell’alimentazione, le malattie dentali non esistono e le dentiere suscitano curiosità e ilarità a non finire.

La situazione americana di oggi rispetto a 20 anni fa è cambiata ulteriormente, ma solo in peggio.

Quella europea, come al solito, segue a ruota, con una decina di anni di ritardo.

I DENTI FANNO PARTE INTEGRANTE DEL CORPO, NON SI COMPORTANO IN MODO STRANO E DIVERSO DALL’INTESTINO, DAL FEGATO, DAI RENI

Il dr Fred D. Miller, direttore di importante clinica dentistica americana con 50 anni di militanza nel settore, ha scritto che i denti fanno parte vitale ed integrale del corpo umano, in quanto vengono nutriti dal medesimo sistema circolatorio che nutre il resto del corpo. Pertanto una buona salute dentale dipende in tutto e per tutto da una buona salute corporale, e viceversa. La bocca è il barometro dello stato generale di benessere dell’organismo.

BOCCA SANA E GENGIVE SANE NEI POPOLI TENDENZIALMENTE VEGANO-CRUDISTI

Il dr Weston Price, medico e dentista-ricercatore, girò il mondo in lungo e in largo, sovvenzionato da fondi universitari, per investigare sul rapporto tra dieta e salute dentale. Fece interessanti scoperte.

I pochi popoli che seguivano prevalentemente una dieta basata su cibi naturali, non lavorati e non cotti, vantavano invariabilmente ed inequivocabilmente una bocca sana, con denti e gengive sane.

I tanti popoli legati al consumo dei cibi da civilizzazione occidentale, ovvero a proteine animali, zuccheri raffinati, grani raffinati, cibi junk, cibi cotti, cibi sintetizzati, cibi conservati, cibi integrati e vitaminizzati, bevande nervine, bevande gassate, dolcificate ed aspartamizzate, presentavano invece denti e gengive carichi di problemi.

L’UNICA DIETA AMICA DEI DENTI E’ LA DIETA CRUDISTA-VEGANA

Un altro eminente dentista statunitense, il dr Thomas McGuire, ci spiega in dettaglio che l’unica dieta al mondo capace di garantire la salute dei denti è quella basata sui vegetali crudi e la frutta.

Il perché è presto detto:

1)    I cibi crudi, anche se rimasti per trascuratezza tra i denti, non fermentano facilmente e rapidamente, mentre i cibi carnei, cotti, morti sono già in stato di putrefazione e fermentazione dopo pochi istanti.

2)    I cibi crudi sono fibrosi e richiedono masticazione, ovvero quel prezioso e benefico esercizio che mantiene attiva la circolazione locale e la funzionalità della bocca.

3)    I cibi crudi garantiscono disponibilità di vitamine naturali e di minerali organicati (assimilabili), in quantitativi ottimali e bilanciati, rispettando in particolare il delicato equilibrio calcio-fosforo, mentre i cibi alto-fosforici, quelli che portano alla carie, sono essenzialmente la carne e i cereali raffinati (incluse le farine e i derivati), facendo salvi i cereali integrali cotti al minimo e preceduti da insalate crude.

IL SEGRETO DI UNA BOCCA SANA? UNA DIETA INTELLIGENTEMENTE CRUDA

Da quanto sopra appare chiaro come, per avere una bocca sana, occorra mettere in essa cibo vero, cibo sano e vitale, e dunque cibo crudo allineato col nostro disegno corporale filo-fruttariano.

Una dieta intelligente di questo tipo, inclusiva di mandorle, noci e pinoli, senza troppi compromessi e troppe deviazioni, garantisce una prevenzione del 95% da ogni intervento dentistico.

Purtroppo, molti di noi cominciano a capirlo tardi, quando i problemi si sono già sviluppati, e finiscono per pagare dazio sugli errori commessi decine di anni prima.

Una cavità non guarisce da sola, Un dente rotto non ricresce.

LO SBILANCIO CALCIO-FOSFORICO E LE DIETE ROVINA-DENTI

Cos’è una carie o una cavità? Non c’entra troppo con la pulizia frenetica dei denti e con l’uso assatanato dei dentifrici più strani. Gli anziani che vantano denti originari in bocca, prediligono la masticazione di bastoncini legnosi di liquirizia, nonché di foglie di salvia e di menta.

La carie è la conseguenza precisa di uno sbilancio calcio-fosforico nel corpo. E’ un fenomeno che si verifica quando c’è troppo fosforo, ovvero quando siamo in presenza di diete acido-formanti, acidificanti o muco-formanti (per dirla con Ehret), ovvero di diete tipo Atkins, Zona, Gruppi Sanguigni, South Beach, Montignac, Mediterranea, Dunkan, Lemme e così via.

GLI AMERICANI RAMMOLLITI DALLE POLPETTE CADAVERALI E DALLE COLE

Persino il “Journal of the American Medical Association” ha riconosciuto che la carie crolla prontamente quando in una famiglia o in un gruppo sociale si adottano diete di tipo naturale.

Oltre alla dieta serve esercizio. Esercizio corporale ma soprattutto esercizio masticatorio, in questo caso.

Occorre addentare il cibo, più che frullarlo e centrifugarlo, almeno quando abbiamo buoni denti.

Gli americani, rammolliti e acidificati ai punti massimi, marciano invece a pane bianco, a purè di patate, a salme intenerite ed affettate, a polpette cadaverali, a loculi metallici chiamati scatolette di carne,

a piselli frantumati, a bicchieri di cola, di the e caffè.

Con questo tipo di cibi, i denti diventano un accessorio perfettamente inutile.

PIANO CON SPAZZOLINI E DENTIFRICI

Il dr Maury Massler, professore di dentistica infantile all’Università dell’Illinois, ha messo in evidenza i danni dei dentifricio e degli spazzolini. I denti si mantengono meglio masticando prodotti naturali polposi e freschi, masticando noci e fibre vegetali, addentando una buona mela ripulente a fine pasto, stando dunque alla larga dai materiali chimici ed abrasivi, e dalle spatole usate con violenza.

VIA TUTTE LE CARNI E VIA TUTTE LE BIBITE, SE VOLETE DENTI SANI

I due peggiori nemici dei denti sono tutte le carni di terra e di acque, cariche del micidiale acido urico, e le bibite gassate, cariche del micidiale acido fosforico.

Per diluire un singolo bicchiere di cola, servirebbero 38 bicchieri di acqua.

Nemici sono pure i colluttori. Molto meglio un risciacquo con acqua di rubinetto e un pizzico di sale.

La persona più importante per la cura dentale non è il dentista, ma la mamma che ci ha fatto. E’ lei con la sua dieta, con la sua cultura, col distacco dal fumo, dal caffè, dalla cadaverina e dallo zucchero, coi suoi comportamenti prima, durante e dopo il parto, risulterà essere il fattore determinante per eccellenza di come saranno i nostri denti.

Valdo Vaccaro

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I fatti parlano da soli………

 Un banchetto della Lega Nord in Trentino a base di carne d’orso.   L’iniziativa, annunciata dal deputato del Carroccio Maurizio Fugatti, segretario della Lega Nord Trentino è stata organizzata in occasione della festa della Lega Nord Primiero che si terrà domenica a Imer: obiettivo della manifestazione, protestare contro il programma Life Ursus, che prevede l’insediamento dei plantigradi nelle montagne trentine. “Nel pieno rispetto del territorio – ha spiegato Fugatti – e del naturale equilibrio fra uomo e animale, la Lega Nord Trentino ha organizzato un lauto banchetto a base di carne di orso. Sarà l’occasione per stare insieme all’aperto e rivivere antiche tradizioni gustando prelibati piatti tipici trentini i cui eccellenti sapori rischiano di sparire dalle nostre tavole”. “Questa iniziativa – aggiunge – vuole essere un segnale chiaro ai cittadini, che hanno tutto il diritto di riconquistare il loro territorio e di girare liberi senza mettere a rischio la propria incolumità. Il fallimento del progetto Life Ursus, che prevede l’insediamento degli orsi nelle montagne trentine, è ormai sotto gli occhi di tutti. Per difendere e tutelare le popolazioni nelle zone di montagna del Trentino dalle continue visite degli orsi, noi preferiamo consumarli in questo modo”.

BRAMBILLA E FRATTINI, FERMARE INIZIATIVA – “A nome di tutti gli esponenti del Pdl che, come noi, provano profonda indignazione nell’apprendere che in una festa leghista del Trentino verrà servita carne di orso, chiediamo al segretario del partito, nostro alleato, di intervenire per fermare questa scandalosa iniziativa”. Lo affermano in una nota i ministri del Turismo e degli Esteri, Michela Vittoria Brambilla e Franco Frattini. “Si tratta di una provocazione che offende i sentimenti di tutti gli italiani che amano gli animali e vogliono vedere rispettati i loro diritti”, sottolineano i due esponenti del Governo. “L’orso è tra l’altro protetto e ci chiediamo quale possa essere la provenienza dell’animale che dovrebbe essere mangiato al banchetto della Lega. Una provenienza sicuramente illegale e che merita di essere tempestivamente verificata”.

BANCHETTO CON CARNE ORSO: WWF, PROPOSTA INDECENTE – “Il banchetto a base di carne da orso offerto in Trentino dalla Lega Nord è una proposta indecente”. Lo afferma il Wwf Italia che invita “le autorità competenti a controllare responsabilmente l’origine e la provenienza della carne, dal momento che siamo comunque in presenza di una vera e propria ‘segnalazione’ pubblica da parte degli organizzatori che dichiarano di voler consumare una specie protetta”. Secondo gli ambientalisti, “si continua a strumentalizzare la gestione dell’orso bruno e non se ne discute invece in termini scientifici per favorirne la conservazione, dando il dovuto valore e rispetto a questa ineguagliabile ricchezza delle nostre montagne che tutti ci invidiano”.

GIA’ POLEMICHE IN ALTO ADIGE A NOVEMBRE – Servire in tavola carne d’orso non é una novità in Trentino Alto Adige. Senza le implicazioni politiche dell’iniziativa annunciata per domenica prossima dalla Lega Nord del Trentino, lo scorso novembre, lo chef sloveno Tomaz Kavic aveva movimentato la tradizionale kermesse di gourmet “Winefestival” di Merano proponendo uno spezzatino a base di carne d’orso. Lo chef stufato la carne con spezie ed erbe per 6-7 ore ed il piatto aveva raccolto gli apprezzamenti dei visitatori che l’avevano assaggiato, ma anche le proteste delle associazioni animaliste.

CFS, LEGALE SE SI DIMOSTRA PROVENIENZA – In Italia l’orso, in quanto specie particolarmente protetta, non è un animale cacciabile, ma la sua carne può essere consumata se se ne dimostra la provenienza dai Paesi dove invece la caccia è consentita. Lo chiarisce Daniele Zovi, responsabile del Comando regionale del Veneto del Corpo Forestale dello Stato, intervenendo sulle polemiche per il banchetto a base di carne di orso organizzato dalla Lega Nord. “La caccia all’orso – ha spiegato – è consentita in molti Paesi dell’est europeo, come la Romania dove vivono 6000 esemplari, la Croazia, la Bulgaria, ma anche la Slovenia e la Russia, e tra i Paesi occidentali la Svezia. In Italia, invece, la popolazione è di 40-45 unità in Abruzzo è di 35-45 Tra Trentino Alto Adige, Veneto e Lombardia”. Il banchetto organizzato dalla Lega Nord, ha precisato, è quindi legale “se si dimostra la provenienza della carne, attraverso un certificato veterinario d’accompagnamento, da uno di quei Paesi”.

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LETTERA

 

PROBLEMI DENTALI E CARENZA DI VITAMINA K2

 

Buongiorno Valdo,

ho letto recentemente questo articolo, che parla di carenza di K2 da parte di una persona vegano-crudista da anni. Dopo aver riscontrato problemi dentali abbastanza seri suggerisce di integrare con vitamina K2 che si trova in estratti naturali dal Natto giapponese.

Questo è il link: http://www.arnorldehret.it/modules.php?name=News&file=article&sid=110

 

NON MI PARE UNA CATTIVA IDEA

Che ne pensi?

Da quel che ho letto finora sul tuo blog, mi sembra che tu non sia a favore di nessun tipo di integrazione vitaminica, soprattutto se di tipo sintetico.

Ma, nel caso che ti ho appena menzionato, si tratterebbe di integrazione naturale e non sintetica, e non mi pare una cattiva idea. Chiaro che se non è necessario, non serve.

Grazie in anticipo. Ti auguro una buona giornata.

Flavio

                                                                 *****

RISPOSTA

 

PIU’ CHE SORPRESO SONO SBALORDITO

 

Ciao Flavio, confesso di essere letteralmente sbalordito. Non tanto dal pessimo articolo-spazzatura scritto da questa Denise Minger, uno dei tanti tentativi penosi e pietosi di screditare e diffamare il crudismo non frontalmente a viso aperto, ma per vie traverse.

Mi fa venire in testa le abominevoli accuse anarco-fruttariane contro le arance, accusate pure di far cadere i denti, mentre non c’è nulla di meglio delle arance per rafforzarli.

Sbalordito che tale robaccia si trovi sul sito di Luciano Gianazza, che vorrebbe rappresentare in Italia in modo esclusivo l’opera di Arnold Ehret, e che farebbe bene, credo, a remare coerentemente sulla linea ideale della verità e del crudismo e non contro, come sta purtroppo facendo in questa circostanza.

L’ONDA TRAVOLGENTE DEL CRUDISMO PREOCCUPA IL REGIME

Se questo scritto fosse apparso sul sito della Cremonini o quello della McDonald’s non avrei sollevato alcuna obiezione. Ormai gli avversari ricorrono a tutti i mezzi possibili ed immaginabili pur di difendere a denti stretti il loro sempre più vacillante dominio. Posseggono ancora la massa, il mercato popolare, grazie al quotidiano bombardamento mediatico di giornali, riviste e televisioni, ma stanno perdendo l’elite e la gente che pensa con la propria testa e non con gli spot, e questo fatto li preoccupa non poco.

L’avanzata del crudismo e del veganismo non è una timida tendenza, ma sta diventando un’onda travolgente. Sta dando spesso contenuto a movimenti ribelli come la rivoluzione di maggio in Spagna, dove giovani studenti hanno occupato le maggiori piazze di Barcellona e Madrid in modo stabile col supporto della popolazione, resistendo alle cariche della polizia.

IL RICORSO A MEZZI TRASVERSALI

Ecco allora il ricorso a ogni sorta di mezzi trasversali. Ecco allora la spinta a utilizzare non solo i tradizionali spot televisivi ad alto costo e scarsa resa, ma anche le pagine medico-scientifiche e le rubriche culinarie, trasformate ormai tutte in invasiva ed impudente pubblicità nascosta. Ecco allora le varie strategie di camuffamento. Ecco allora lo sfruttamento dei canali vegani, fruttariani e crudisti, per dire le poche cose essenziali che a loro interessano di più, per mettere nella gente la pulce all’orecchio. Se la cosa non è organizzata a puntino, viene pungolata o dettata telepaticamente, sfruttando le menti deboli e le menti corruttibili. Tutto fa brodo. Gusto, Cotto e Mangiato, e persino Arnold Ehret, onore alla memoria.

UNA SERIE INCREDIBILE DI FALSITA’

“Le verdure crude? Sì fanno molto bene, mangiatene regolarmente e in abbondanza”!

“Le arance e gli agrumi in genere? Per carità. Ti scassano le gengive”. “Il crudismo? Sì, fa benissimo. Ma fino a un certo punto”. “Fa bene al corpo, ma non ai denti, che hanno bisogno di uova, di latte e di integratori giapponesi a base di vitamina K2”. Questo è il metodo più scientifico di demolire l’idea.

Mascherarsi di veganismo e puntare alla sua demolizione. Dipingersi di veganismo-crudista e puntare sua anima, alla sua perfezione, alla sua invulnerabilità, lanciandogli un dardo avvelenato.

LA PULCE ALL’ORECCHIO

“Sei crudista? Va tutto bene, purché ti mangi l’ovetto, il fegatino e l’integratore di B12, di Omega3 o di K2”. E quando queste sigle saranno sbugiardate del tutto ci sono altre 30 mila vitamine non scoperte, su cui poter giostrare. Questa è la micidiale pulce all’orecchio.

Se fosse vero il 5% di quanto scritto in quell’articolo, chiuderei baracca e burattini e me ne andrei a meditare sul K2, intendo sul monte himalayano e non certo sulla scemenza della vitamina giapponese..

LA GENTE E’ PURTROPPO PRIVA DI STRUMENTI VALUTATIVI

Questo articolo è uno dei più viscidi, incompetenti e disgreganti che mi sia capitato di leggere ultimamente. Una presa per i fondelli per tutto il movimento crudista, Ehret incluso.

Un articolo diffamatorio più ancora degli spot dei fabbricanti di biscotti, di nutelle, di panettoni, di tonno e di carni in scatola. Le falsità che contiene sono eclatanti, ma solo agli occhi dei pochi che conoscono profondamente la situazione, dei pochi che non abboccano all’amo delle apparenze e delle dicerie dentistiche, delle leggende metropolitane ad uso e consumo degli allocchi.

L’AUTRICE DEL MISFATTO MERITA UNA LAUTA RICOMPENSA

I casi sono due. L’autrice è sovvenzionata da qualcuno o è mossa comunque da una particolare situazione personale, per cui le interessa di vendere il natto giapponese ed altre cose ancora, oppure è davvero ingenua ed irresponsabile, e magari convinta delle cacchiate che sta raccontando.

Se fossi un esponente del Codex Alimentarius, o di Big Food, o di Big Pharma, andrei a cercarmela la Denise per assegnarle una lauta ricompensa honoris causa a favore del regime alimentare-sanitario.

Quanto all’ehretismo italiano, che fa da irresponsabile cassa di risonanza a questo indegno tentativo di demonizzazione del crudismo, non ho parole.

C’è quasi da auspicare che cada la mannaia dell’oscuramento su tutti, me compreso ovviamente, è così quei quattro maleducati detrattori, che tifano e gufano da tempo per questa soluzione, faranno salti di gioia.

UNA IMPROBABILE CONTA PER ESPRIMERE DEMENZIALI TEORIE

Questa Denise parte dal suo caso particolare, vero o inventato poco importa. Dice nulla su se stessa, sulla madre, sullo svezzamento, sulle vaccinazioni, sulla sua dieta da adolescente, ammettendo però ingenuamente, guarda guarda, che quando consumava dolciumi e schifezze, aveva avuto solo una carie, e non tante come quando passò al crudismo. E’ risaputo che i denti non si cariano in poche settimane, ma evolvono nel bene e nel male nel corso degli anni. Poi prende il suo caso personale e pretende di generalizzarlo, di universalizzarlo, anche se ammette che ci sono pochi studi sui vegani-crudisti, il che pare ovvio, mancando, soprattutto da noi, delle fiorenti comunità vegane su cui intessere una ricerca statistica. E allora lei è andata a contarseli uno ad uno, o meglio ad immaginarseli, i vegani-crudisti, verificando di persona le sue demenziali teorie.

NIENTE CARIE  NEL CUORE O NELL’ANIMA, MA QUALCHE CARIE AI DENTI SI’

Per quanto mi riguarda non vanto una dentatura da record mondiale, ma penso di difendermi assai bene in rapporto all’età, e soprattutto in rapporto agli importantissimi dati di partenza.

Ricordo che avevo qualche molare cariato già all’età di vent’anni, e non certo per colpa del crudismo.

Ero ovviamente vegetariano, dettaglio importantissimo per evitare la carie al cuore e all’anima, ma non sufficiente per bloccare la carie dentale. Non conoscevo allora l’esistenza degli enzimi, dei minerali organicati, del bilancio vitaminico naturale, e nemmeno le insidie dei latticini, del cotto e delle confetture di frutta. Durante la stagione calda ero già un consumatore seriale di frutta fresca, ma d’inverno ricorrevo regolarmente a formaggi e marmellate fatte in casa, prima con zucchero e poi senza, ma sempre cotte e quindi devitalizzate. Pure io ho messo la testa a posto con qualche ritardo.

NESSUNA CARIE IN FAMIGLIA

Se guardo in famiglia, mia moglie Kathleeen, 50 appena compiuti e da oltre 20 anni consumatrice di crudo quasi al pari di me, non ha una singola carie, tanto da lasciare a bocca aperta il personale dello studio dentistico di Tavagnacco-Udine (che riceve le mie tesine e può confermare). Essere cinese ha significato per lei niente latte di mucca da bambina. Cosa non indifferente.

I miei due figli, di 15 e 21 anni, non hanno un singolo dente cariato.

Lessi tempo fa delle statistiche americane fatte sui grandi numeri, quelli dei ragazzi di leva che, a 18-20 anni, puntano a diventare dei marines, e che presentano situazioni di carie e di denti sostituiti a livello quasi totale, proprio per colpa dell’alimentazione iperproteica, cotta e devitalizzata.

UN BEL MOLARE IMMACOLATO E TANTE FANDONIE SCRITTE

La cosa più rilevante che appare in quell’articolo, oltre alla gigantografia imponente del dente sano cui ogni cittadino ambisce, è che i crudisti sarebbero una popolazione sana in generale ma affetta da problemi di carie dentaria.

Questa è fondamentalmente una invenzione che non sta né in cielo né in terra. Una pura e semplice fandonia. A Gianazza interessava fare pubblicità al suo bel sito? Poteva anche farlo, mettendoci anche 3 bei molari giganti ed immacolati. Ma avrebbe dovuto metterci pure un articolo serio, e non immondizia culturale, e non ipocrisia ammantata di saggezza pseudo-odontotecnica.

UN COMMENTO CORRETTIVO TIMIDO E ADDIRITTURA GIUSTIFICATIVO

Colmo dei colmi, ha pure inserito alla fine un trafiletto intitolato “Commento di Luciano Gianazza”, dove tenta una timida correzione dicendo “Sono d’accordo con quanto dice Denise. Riguardo al fatto che la frutta acida corroda i denti, ritengo che questo avvenga solo su denti già impoveriti di minerali”.

Unica osservazione giusta dell’intera pagina che però, detta in quel modo, con quel “sono d’accordo”,

serve addirittura da sponda e da supporto alle cavolate espresse dall’autrice.

PARLIAMO DUNQUE DI DENTI IN MODO SERIO, LASCIANDO FUORI DENTISTI DA STRAPAZZO E LEGGENDE METROPOLITANE

Parliamo allora di denti, ma in modo serio e competente, citando scienziati della salute dentaria, e non dentisti da strapazzo, magari bravi a riparare un dente, ma assai scarsi nel capire i complessi meccanismi che portano alle crisi dentarie.

I dati sulla popolazione USA parlavano chiaro già negli anni ’90, quando Myke Benton affrontò statistiche alla mano la situazione di quel paese.

Il 98% della popolazione USA, eminente consumatrice di carne, di cibi cotti, di caffè, sigarette, gomme da masticare, dolciumi, gelati e cole, soffriva di gravi malattie dentali. Al punto che, dai 60 anni in avanti, 9 persone su 10 non avevano un solo dente originario in bocca. Si parlava di 32 milioni di americani sdentati del tutto, dentiera a parte. Il numero di dentisti attivi era impressionante. Qualcosa come 140 mila dentisti, per un assorbimento globale di 6 miliardi di US$/anno.

I CONFRONTI NON LASCIANO ADITO A DUBBI

Le ricerche a confronto dimostravano come nell’Hunzaland del Pakistan e nelle regioni similari, dove predomina il crudo nell’alimentazione, le malattie dentali non esistono e le dentiere suscitano curiosità e ilarità a non finire.

La situazione americana di oggi rispetto a 20 anni fa è cambiata ulteriormente, ma solo in peggio.

Quella europea, come al solito, segue a ruota, con una decina di anni di ritardo.

I DENTI FANNO PARTE INTEGRANTE DEL CORPO, NON SI COMPORTANO IN MODO STRANO E DIVERSO DALL’INTESTINO, DAL FEGATO, DAI RENI

Il dr Fred D. Miller, direttore di importante clinica dentistica americana con 50 anni di militanza nel settore, ha scritto che i denti fanno parte vitale ed integrale del corpo umano, in quanto vengono nutriti dal medesimo sistema circolatorio che nutre il resto del corpo. Pertanto una buona salute dentale dipende in tutto e per tutto da una buona salute corporale, e viceversa. La bocca è il barometro dello stato generale di benessere dell’organismo.

BOCCA SANA E GENGIVE SANE NEI POPOLI TENDENZIALMENTE VEGANO-CRUDISTI

Il dr Weston Price, medico e dentista-ricercatore, girò il mondo in lungo e in largo, sovvenzionato da fondi universitari, per investigare sul rapporto tra dieta e salute dentale. Fece interessanti scoperte.

I pochi popoli che seguivano prevalentemente una dieta basata su cibi naturali, non lavorati e non cotti, vantavano invariabilmente ed inequivocabilmente una bocca sana, con denti e gengive sane.

I tanti popoli legati al consumo dei cibi da civilizzazione occidentale, ovvero a proteine animali, zuccheri raffinati, grani raffinati, cibi junk, cibi cotti, cibi sintetizzati, cibi conservati, cibi integrati e vitaminizzati, bevande nervine, bevande gassate, dolcificate ed aspartamizzate, presentavano invece denti e gengive carichi di problemi.

L’UNICA DIETA AMICA DEI DENTI E’ LA DIETA CRUDISTA-VEGANA

Un altro eminente dentista statunitense, il dr Thomas McGuire, ci spiega in dettaglio che l’unica dieta al mondo capace di garantire la salute dei denti è quella basata sui vegetali crudi e la frutta.

Il perché è presto detto:

1)    I cibi crudi, anche se rimasti per trascuratezza tra i denti, non fermentano facilmente e rapidamente, mentre i cibi carnei, cotti, morti sono già in stato di putrefazione e fermentazione dopo pochi istanti.

2)    I cibi crudi sono fibrosi e richiedono masticazione, ovvero quel prezioso e benefico esercizio che mantiene attiva la circolazione locale e la funzionalità della bocca.

3)    I cibi crudi garantiscono disponibilità di vitamine naturali e di minerali organicati (assimilabili), in quantitativi ottimali e bilanciati, rispettando in particolare il delicato equilibrio calcio-fosforo, mentre i cibi alto-fosforici, quelli che portano alla carie, sono essenzialmente la carne e i cereali raffinati (incluse le farine e i derivati), facendo salvi i cereali integrali cotti al minimo e preceduti da insalate crude.

IL SEGRETO DI UNA BOCCA SANA? UNA DIETA INTELLIGENTEMENTE CRUDA

Da quanto sopra appare chiaro come, per avere una bocca sana, occorra mettere in essa cibo vero, cibo sano e vitale, e dunque cibo crudo allineato col nostro disegno corporale filo-fruttariano.

Una dieta intelligente di questo tipo, inclusiva di mandorle, noci e pinoli, senza troppi compromessi e troppe deviazioni, garantisce una prevenzione del 95% da ogni intervento dentistico.

Purtroppo, molti di noi cominciano a capirlo tardi, quando i problemi si sono già sviluppati, e finiscono per pagare dazio sugli errori commessi decine di anni prima.

Una cavità non guarisce da sola, Un dente rotto non ricresce.

LO SBILANCIO CALCIO-FOSFORICO E LE DIETE ROVINA-DENTI

Cos’è una carie o una cavità? Non c’entra troppo con la pulizia frenetica dei denti e con l’uso assatanato dei dentifrici più strani. Gli anziani che vantano denti originari in bocca, prediligono la masticazione di bastoncini legnosi di liquirizia, nonché di foglie di salvia e di menta.

La carie è la conseguenza precisa di uno sbilancio calcio-fosforico nel corpo. E’ un fenomeno che si verifica quando c’è troppo fosforo, ovvero quando siamo in presenza di diete acido-formanti, acidificanti o muco-formanti (per dirla con Ehret), ovvero di diete tipo Atkins, Zona, Gruppi Sanguigni, South Beach, Montignac, Mediterranea, Dunkan, Lemme e così via.

GLI AMERICANI RAMMOLLITI DALLE POLPETTE CADAVERALI E DALLE COLE

Persino il “Journal of the American Medical Association” ha riconosciuto che la carie crolla prontamente quando in una famiglia o in un gruppo sociale si adottano diete di tipo naturale.

Oltre alla dieta serve esercizio. Esercizio corporale ma soprattutto esercizio masticatorio, in questo caso.

Occorre addentare il cibo, più che frullarlo e centrifugarlo, almeno quando abbiamo buoni denti.

Gli americani, rammolliti e acidificati ai punti massimi, marciano invece a pane bianco, a purè di patate, a salme intenerite ed affettate, a polpette cadaverali, a loculi metallici chiamati scatolette di carne,

a piselli frantumati, a bicchieri di cola, di the e caffè.

Con questo tipo di cibi, i denti diventano un accessorio perfettamente inutile.

PIANO CON SPAZZOLINI E DENTIFRICI

Il dr Maury Massler, professore di dentistica infantile all’Università dell’Illinois, ha messo in evidenza i danni dei dentifricio e degli spazzolini. I denti si mantengono meglio masticando prodotti naturali polposi e freschi, masticando noci e fibre vegetali, addentando una buona mela ripulente a fine pasto, stando dunque alla larga dai materiali chimici ed abrasivi, e dalle spatole usate con violenza.

VIA TUTTE LE CARNI E VIA TUTTE LE BIBITE, SE VOLETE DENTI SANI

I due peggiori nemici dei denti sono tutte le carni di terra e di acque, cariche del micidiale acido urico, e le bibite gassate, cariche del micidiale acido fosforico.

Per diluire un singolo bicchiere di cola, servirebbero 38 bicchieri di acqua.

Nemici sono pure i colluttori. Molto meglio un risciacquo con acqua di rubinetto e un pizzico di sale.

La persona più importante per la cura dentale non è il dentista, ma la mamma che ci ha fatto. E’ lei con la sua dieta, con la sua cultura, col distacco dal fumo, dal caffè, dalla cadaverina e dallo zucchero, coi suoi comportamenti prima, durante e dopo il parto, risulterà essere il fattore determinante per eccellenza di come saranno i nostri denti.

Valdo Vaccaro

 

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Per anni, si è lamentato che il semplice ascolto della parola “menestrello” gli provocava l’immediato insorgere di gravi sintomi patologici (“Mi fa venire la leptospirosi”, diceva con tono melodrammatico.). Oggi, non solo pubblica il terzo volume della collana discografica Futuro Antico (dedicata alla musica medioevale, quella dei menestrelli, appunto). Ma addirittura, per presentare la sua ultima opera, sceglie Mantova e la Corte dei Gonzaga, celebri mecenati con particolare predilezione proprio per loro: i leggendari menestrelli.

“Mai mettersi insieme a un musicista: sono volubili.”, ammoniva una mia amica americana (con, per altro, una collezione di ‘fidanzati rock”da fare invidia a Joni Mitchell). “È l’ansia di cambiamento dell’artista mescolata all’inquietudine giovanile”, sostiene invece lui, “sei qui e vorresti essere da un’altra parte, ti definiscono in un modo e tu pensi di rappresentare l’opposto. Crescendo, riscopri la tua vera identità.”

Dunque, ci sono voluti 52 anni ma Angelo Branduardi da Cuggiono si è finalmente convinto: di lavoro, lui fa il menestrello. “Durante i miei concerti”, puntualizza, “cito un anonimo tedesco. E come lui oggi dico che ‘sono il trovatore, sempre vado per terre e paesi, ora sono giunto a questo, lasciate che prima di partirne, io canti’. Oltre ad essere decisamente poetica, è una frase piuttosto veritiera: perché, in fin dei conti, questo è quello che ho sempre fatto.”

Negli ultimi anni, Angelo ha addirittura istituzionalizzato il suo rapporto con la musica antica, da sempre fonte di ispirazione imprescindibile per la scrittura delle sue canzoni. “Ho sempre avuto amici nel giro della musica antica, pur non avendola mai praticata nei miei studi al Conservatorio. Ascoltando diversi gruppi e musicisti di quel genere, mi è venuta l’idea di varare il progetto Futuro Antico. Il primo album è stato una specie di hit parade di brani medioevali che la mia casa discografica ha pubblicato volentieri. Anche perché recentemente, con la crisi del disco, le major sono sempre più spesso alla ricerca di progetti di crossover per incrementare le chance commerciali del loro repertorio classico.”

E infatti, già dal primo titolo (Angelo Branduardi e Chominciamento di Gioia Futuro Antico, con la direzione di Renato Serio) si capisce che le cose possono funzionare. Tanto che il secondo lavoro avviene, proprio come ai tempi dei menestrelli, su commissione. “Ha riguardato Mainerio”, racconta Branduardi, “uno stranissimo personaggio mezzo prete, mezzo mago, mezzo Cagliostro. a cui si devono alcune delle musiche del Rinascimento più celebri e che, da un certo punto di vista, è stato il primo editore della storia: nel Libro dei balli ha raccolto una valanga di musica popolare che girava per il patriarcato di Aquileia.”

Terminato anche questo secondo episodio, sempre su commissione, giunge il capitolo su Mantova e la musica alla Corte dei Gonzaga. “È stato inserito all’interno delle manifestazioni gonzaghesche della Celeste Galleria”, spiega Angelo. “Gli organizzatori hanno voluto, in questo modo, dare un segnale musicale a questa mostra di così grande successo.”

La presentazione di Futuro Antico III è avvenuta al Teatro Accademico del Bibiena, una piccola, deliziosa bomboniera del 1700. Lì, la sera del 29 ottobre scorso, accompagnato dall’ensemble Scintille di Musica (magistralmente diretto da Francesca Torelli), Branduardi si è presentato sul palco in veste di cantante. Alle prese con un repertorio tutt’altro che semplice da interpretare.

“La voce, all’epoca, era lo strumento leader: in pratica, le veniva affidato l’80% circa dei virtuosismi. E non è affatto detto che questo repertorio fosse interpretato con la voce impostata di stampo lirico così come, in genere, siamo abituati ad ascoltare oggi nelle riproposte di quella musica. Anzi, molto probabilmente a quei tempi i brani erano cantati con voce normale perché l’impostazione del ‘bel canto’ è successiva. Nonostante ciò, la partitura vocale era infarcita di difficoltà. Perché, questo era il compito del cantante: lui era la star e su di lui gravava anche il peso della dimostrazione dell’abilità tecnica.”

Di fatto, Angelo canta questo repertorio allo stesso modo con cui interpreta le sue canzoni. E, non a caso, molti di questi brani rinascimentali (siano esse canzoni popolari come Donna Lombarda, frottole di Cara e Tromboncino, ballate di John Dowland, scherzi di Monteverdi) suonano come pezzi firmati da Branduardi.

La cosa più stupefacente è come sta bene Angelo sul palco, al fianco di Francesca Torelli (davvero bravissima, specie nei duetti liuto/voce con il Maestro) e dei suoi musicisti. Non solo esteticamente (abito nero, capelli grigi, occhialini e leggio gli danno un’aria molto chic.). Rilassato, estremamente a suo agio, Branduardi spiega in modo simpatico i diversi brani rendendo così piacevole e istruttivo il concerto anche per il neofita.

“Mi trovo benissimo. E mi diverto”, conferma, “poi mi piace suonare finalmente con gli strumenti acustici, con un volume più basso, senza cuffie. Insomma, per me è un po’ un ritorno alle radici. E così, non sento più lo stress da concerto, ma posso soltanto concentrarmi sugli aspetti ludici della musica.”

Il fatto che, alla fine della presentazione del concerto di Futuro Antico III, Branduardi sia salito sul palco ad eseguire (per solo violino e voce) due classici del suo repertorio di canzoni (due versioni stravaganti di Alla Fiera dell’Est e Cogli la prima mela) è un piccolo indizio. Che il tutto sia destinato ad avere un seguito?

“Ci sono richieste”, racconta, “sia per proseguire la serie discografica, sia per portare in giro lo spettacolo. Siamo convinti che, specie all’estero, questa proposta potrebbe riservare piacevolissime sorprese. Magari, aggiungendo una coda di mie canzoni arrangiate con gli strumenti antichi.”

E, a pensarci bene, si chiuderebbe un cerchio. Il repertorio di Futuro Antico non è musica classica ma ne possiede la medesima nobiltà. Seppur con un maggiore tasso di fruibilità e con una più elevata elasticità artistica. Tanto da poter ospitare canzoni moderne al tempo stesso classiche e popolari.

Se così fosse, il futuro artistico di Angelo Branduardi sarà sempre più piacevolmente proiettato nel suo passato.

di Ezio Guaitamacchi

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LETTERA

 

SOSTENITRICE CON QUALCHE PERPLESSITA’ DA RISOLVERE

 

Ciao Valdo.

Sono una tua sostenitrice, anche se ho diversi dubbi da risolvere.

Da lunga data cerco di alimentarmi nel modo più giusto possibile.

Sono quarantenne, e a 20 anni conobbi la macrobiotica, esperienza che durò poco perché non mi piaceva il gusto di quei cibi, tutti dello stesso sapore.

Ho ripreso allora a mangiare di tutto, ponendo però attenzione alla qualità, preferendo il biologico, la cottura al vapore, l’olio spremuto a freddo, evitando i fritti, evitando abbinamenti critici tra proteine e carboidrati e optando per tanta verdura cruda e cotta, oltre che per frutta in generale.

PASSIONE SINCERA PER IL CRUDISMO E TANTA RABBIA IN CORPO

Da circa due anni ho iniziato a leggere qualcosa sul crudismo.

Un libricino della dottoressa Kristine Nolfi è stato ad esempio fantastico ed illuminante.

Poi, cercando ulteriori notizie su internet, sono incappata in Herbert Shelton e nell’igienismo naturale.

Tuttora sto cercando i suoi articoli ma, nelle librerie non specializzate, è impossibile trovarli.

In libreria ho trovato invece i tuoi due libri e li ho letti attentamente, trovandoli molto interessanti, apprezzando molto il messaggio diretto ivi contenuto. E provo tanta rabbia, perché tutto quello che proponi è esattamente il contrario di quello che ci viene propinato in continuazione dalla società dei consumi fasulli, confermando quanto già pensavo dentro di me.

UNA MEDICINA CHE SI PONE IN COSTANTE ANTITESI CON LA NATURA

Le letture sul crudismo mi hanno entusiasmata e ho cercato consensi da parte di alcuni medici.

Non tra quelli conservatori e tradizionalisti, notoriamente contrari al crudismo e all’igienismo, ma piuttosto tra quelli avanzati che curano con terapie naturali, con vega-test e medicina quantistica.

Sono rimasta oltremodo delusa.

La cosa più sorprendente è stata la posizione di un medico vegano che mi ha proibito di mangiare crudo perché, secondo lui, “l’essere umano non è frugivoro ma onnivoro”.

MI HANNO SPAVENTATA, COSTRINGENDOMI ALLE PASTIGLIE LONG LIFE

In aggiunta, ha espresso la necessità di assumere la B12 con degli integratori per evitare l’incorrere di problemi che, una volta diventati cronici, causerebbero gravi ed irreversibili danni all’intestino, al cuore e al sistema nervoso.

Alla fine mi ha pure consigliato come integratore naturale “Long life”, da assumere 2000 mcg alla settimana sublinguale. Cosa ne pensi?

DIVERSI PROBLEMI FISICI

Negli ultimi dieci anni ho avuto numerosi problemi di salute.

Problemi di circolazione, con capillari vistosi e, ultimamente, prurito fortissimo alla gamba destra.

Cisti endometriosica, cisti ovariche, fibroma uterino e ragade anale.

Per tali ragioni faccio dei controlli su consiglio della mia ginecologa.

LE MIE PROVE DEL SANGUE

Gli ultimi esami del sangue di un paio di settimane fa hanno evidenziato i seguenti valori:

– Attività della gammaglutamiltranspeptidasi nel siero = 6 mcg/mL     (donna 10-40)

– Emoglobina = 11,50 g/100 mL                                                             (12-17)

– Vitamina B12 = 192 pg/mL                                                                  (200-1490)

– Omocisteina plasmatica = 14,30 micromoli/L                                      (3,7-13,9)

  In un precedente esame il valore dell’omocisteina era molto più alto e, dopo aver preso dell’acido

  folico, si era normalizzato. La ginecologa mi ha prescritto un esame specifico del sangue per capire se

  il problema è ereditario. Cosa ne pensi?

– Vitamina D = 10,70 ng/mL                               (carenza <10, insufficienza 10-30, livelli ottimali >30)

– LDL = 90 mg/100 mL                                                                           (fino a 130)

– DDL = 57 mg/100 mL                                                                           (>50)

– Colesterolemia totale = 156 mg/100 mL                                               (fino a 200)

– Rapporto colesterolo totale/colesterolo HDL = 2,70                             (<4,5)

– Trigliceridi plasmatici = 68 mg/100 mL                                                (35-170)

OMOCISTEINA EREDITARIA? PERICOLO MORTALE CON LA B12?

Secondo la mia ginecologa, il valore alto dell’omocisteina potrebbe indurre problemi circolatori, ictus e infarto, e si normalizzerebbe se la B12 crescesse.

Sebbene i miei valori B12 non siano particolarmente bassi, mi è stato spiegato che una sua prolungata carenza porterebbe a una irreversibile atrofizzazione dell’intestino e quindi alla morte.

DIFFICOLTA’ DI TIPO OSSEO ED ARTICOLARE

Penso inoltre di avere qualche carenza a livello osseo ed articolare.

Nel 2000 mi fu diagnosticata la lesione del menisco al ginocchio sinistro. Poi venni operata di ernia al disco – L5/S1. Poi mi hanno diagnosticato 2 protrusioni cervicali con osteofitosi. Infine, e questo è della settimana scorsa, la rottura del menisco mediale a tutto spessore sul corno posteriore, pur non avendo sperimentato traumi o cadute, pur non facendo sport agonistico.

HO BISOGNO DI FARE LE SCELTE GIUSTE

Arrivo al punto dolente. Non so più cosa sia giusto fare, che tipo di alimentazione seguire, quali consigli accettare. So solo che non mi sento a posto e che vorrei fare qualcosa di corretto per aiutarmi, senza crearmi ulteriori problemi con scelte sbagliate. Se sei arrivato a leggere fino qui, ti ringrazio!

NON VOGLIO ALBERGARE IN ME DEI DUBBI SUL CRUDISMO

Lo scopo di questa mail è quello di essere rassicurata sul fatto che l’igienismo naturale come scelta di vita, e quindi un’alimentazione quasi completamente cruda, sia la cosa corretta senza ombra di dubbio, e che tale scelta non causi nessun tipo di carenza all’organismo.

IL MIO ATTUALE MENU’ GIORNALIERO

Trascrivo qui di seguito il mio tipico menù giornaliero, per una tua valutazione:

Prima colazione mattino: frutta fresca, spremuta d’arancia, banana, poca frutta secca, un fico secco e qualche semino (zucca e sesamo). Seconda colazione: mela o altra frutta, noci. Terza colazione: frutta e noci.

Pranzo: pasta al pomodoro o al pesto, riso, insalata mista.

Cena: insalata mista, legumi cotti, oppure tofu alla piastra, oppure formaggio di capra, frutta secca

So che non devo, ma non riesco a smettere di bere il caffè.

Grazie di cuore Valdo. Spero tanto in una tua risposta.

Tina Pichina

                                                                  *****

RISPOSTA

 

CON QUEI MEDICI SEI DAVVERO CAPITATA MALE

 

Ciao Tina, una cosa salta all’occhio immediatamente, ed è l’arretratezza culturale, il procedere per schemi e per pregiudizi, il dogmatismo, la presunzione, la sostanziale inettitudine salutistica di certi medici, bravissimi a spaventare, diseducare, confondere, indurre nell’errore la gente.

Mi fanno pensare a quegli ingegneri che non sanno nemmeno come piantare un chiodo o avvitare un bullone.

Ti chiedo dunque come minimo di cambiare medico e di cambiare ginecologa. Istruzioni sbagliate, commenti lacunosi, smodati, fuorvianti, e nessuno di essi che abbia speso una parola sulla tua più importante malattia che è la caffeinomania, poco importa se consistente in due o sei tazzine al giorno.

I DANNI ENORMI PROVOCATI DALLA CAFFEINA

Il caffè è notoriamente carico di acido urico, ed è pertanto distruttore di calcio e quindi di vitamina D, soprattutto nelle persone a rischio di osteoporosi come nel tuo caso.

Il fatto che tu non riesca a liberartene la dice lunga. Per una come te, attenta ai cibi e, ultimamente anche al crudo, il caffè svolge funzioni davvero micidiali, in quanto viene convogliato più velocemente che nei mangiatori di carne, già impregnati di cristalli urici, di cadaverine e di altri veleni. Una che migliora il suo sangue rendendolo più fluido, deve evitare i farmaci, le droghe, l’alcol, il the, il caffè, e le bevande gassate e dolcificate, cariche di acido fosforico (il fosforo aggiunto sballa il delicatissimo equilibrio calcio-fosforico e manda in crisi il pH del sangue, rubando calcio organico sottoforma di osseina).

RELATIVITA’ DEI PARAMETRI CONSIDERATI

Una che subisce l’irresponsabile trafila di quel tipo di medici, viene fuori non solo piena di dubbi, ma addirittura sconvolta.

I valori non hanno gran significato. Sono molto parziali, per cui servirebbero tanti altri parametri conosciuti e sconosciuti per avere davvero un quadro completo. Sono soggetti a interpretazione e a valore predittivo variabile. Sono mutevoli, per cui bisognerebbe rifarli di mattina e di sera, prima e dopo il ciclo, d’estate e d’inverno. Sono fisiologici, legati cioè alle tue attitudini, al tuo modo di vivere, al tuo modo di pensare, di respirare, di digerire, di muoverti, di comportarti.

SCANDALOSE LE VALUTAZIONI SULLA B 12

In particolare, trovo scandalose le valutazioni fatte sulla B12, per diversi motivi.

1) Il range ufficiale non è affatto 200-1490 pg/mL, e i tuoi medici hanno scelto tra le varie versioni circolanti, quelle più in linea con i loro schemi. Il range ufficiale FDA va, a seconda degli autori, dal 140-820 dei manuali medici, al 157-1059 dei maggiori ospedali.

IL RANGE AUTENTICO ED AFFIDABILE RIMANE QUELLO ORIGINALE DELLA WHO

2) Il range vero WHO, stabilito in anni meno ipocriti, filistei e sadici di quelli attuali, è 80-500, ma è stato manipolato più volte dai farabutti della FDA, gli stessi che hanno rovinato l’umanità intera per 30 anni di seguito con le loro piramidi alimentari basate su carne di manzo, di pollo e di maiale, su 300 grammi/giorno di proteine, oggi portate a 75 g/giorno, mentre le stesse OMS e FAO, riconoscono che non si può superare il tetto massimo di 30 g/giorno, oltre il quale si va in acidificazione del sangue, o meglio in osteoporosi (grazie al sistema immunitario che ricorre a quel noto strumento di emergenza chiamato tampone antiacido di richiamo-osseina dalle ossa).

LA B 12 DEVE STARE SUI VALORI MINIMI E NON SEMPLICEMENTE ENTRO LA MEDIA

3) Il valore ottimale della B12 non è affatto il punto medio del range come si tende a fare con le medie in generale, per cui se il range è 157-1059, l’ideale starebbe sul valore medio approssimativo 500.

L’ideale, nel caso della B12, è stare verso i valori minimi. Un po’ come un buon motore che si registra sul minimo e non in accelerazione.

I valori vengono presi prendendo campioni di gente normale, e quindi dalle abitudini aberranti.

Sta pure certa che di vegani-crudisti ne beccano assai pochi. Che valore hanno dunque quelle statistiche? Valgono come il due di spade al gioco di briscola. Sono medie di gente malata da gravi eccessi di B12. Eccesso di B12 significa leucemia, leucocitosi marcata, policitemia, sangue denso e lipotossico.

Più bassa è la B12 e più salute ha una persona, salvo i casi clinici di intestini in condizioni disastrate, dove salta il fattore intrinseco e manca l’auto-rinnovamento della cobalamina.

L’UMANITA’ INTERA E’ AFFLITTA DA SANGUE DENSO

Tutti pronti a ribadire come starnazzanti oche l’esigenza B12, e nessuno che parli mai del fattore basilare di salute che è e rimane il sangue fluido e scorrevole.

L’umanità intera è pesantemente malata di sangue denso, proprio grazie a questi mangia-pane a tradimento con tanto di camice e di laurea in medicina, per cui si credono degli dei in terra, dei distributori di verità rivelate dal’Olimpo (Olimpo che, nella realtà, sono soltanto i macellai della FDA).

Ti danno le integrazioni B12 addensandoti il sangue e poi, per fluidificarlo, ti prescrivono l’eparina, ricavata dalle budella pressate di tanti bei maialini, facendo doppio piacere alla Pfizer che vanta l’esclusiva mondiale sull’eparina suina.

SINERGIA TRA COBALAMINA E FOLATI

4) Il valore della B12 non si giudica mai da solo, ma sempre in coppia col suo alter-ego che è l’acido folico o la vitamina B9, operante in sinergia con la B12. Il suo range è 3-16 ng/mL, per cui se hai un buon livello di folati, ottieni notevoli garanzie sulla tua integrità vitaminica.

I folati, ed è un esempio che tu stessa hai potuto verificare, fanno abbassare l’omocisteina al pari della B12, avendo azione integrativa e vicariante della cobalamina, a conferma di quanto ben congegnata sia la natura.

CARENTE? SI’, MI MANCA UN HAREM!

5) Nel caso mio, del resto simile a quello di milioni di vegani del mondo intero, tendenzialmente crudisti e non rari all’innocente compromesso o all’innocente ma casuale trasgressione, viaggio da sempre sui 100 pg/mL che non è affatto un difetto ma un privilegio divino,

Come vedi sono in me e ti sto rispondendo. Ho fatto sempre molto sport, ho due ragazzi ben strutturati.

Potrò anche morire domattina, se domineddio me lo comanda, ma per ora sono vivo, vegeto, attivo, scherzoso, libero da droghe, da farmaci, da vaccini e da integratori, anche se ho superato da un pezzo i 60. Carente? Sì, mi manca un bell’harem con ragazze libere, scherzose, gaudenti ed emancipate.

Carenti e bisognosi di cure sono quei medici che giocano in continuazione coi valori sanguigni della gente, tappando in via precaria e temporanea una falla per aprirne invariabilmente altre tre.

LA B 12 USATA COME NEGOZIO POLITICO E COME APRIPISTA A TUTTE LE INTEGRAZIONI

6) Aggiungo una cosa importante. Con la B12 non c’è soltanto il guadagno relativamente modesto delle pasticche. La B12 è molto di più. La B12 è la capostipite e la bandiera di tutta l’integrazione mondiale.

La B12 è il ricatto più odioso che viene esercitato quotidianamente da Big Pharma sulle sue vittime.

La B12 è quella che impedisce alla gente di sentirsi libera e perfetta, come se la natura avesse prodotto un essere umano perfetto in tutto e per tutto, ma col difetto e la spada di Damocle della B12.

Una idiozia alimentata con trucchi, sotterfugi e malandrinate. Un modo per addensare il sangue di vecchi e bambini.

Un business più vergognoso che imbarazzante. Un negozio politico prima ancora che sanitario.

LA DEBOLEZZA OSSEA HA SICURAMENTE UNA LUNGA STORIA

Quello di cui hai bisogno è sicuramente alimentarti meglio. I tuoi problemi di salute, le tue cisti, i tuoi menischi deboli significano sicuramente che qualcosa non è andata nel modo giusto.

Bisognerebbe riandare alla tua gestazione, alla tua nascita, al tuo svezzamento e alle tue vaccinazioni, tanto per cominciare.

Bisognerebbe vagliare pure qual è stato il tuo modo di bere e di mangiare negli anni precedenti.

I valori che hai non sono a mio avviso drammaticamente sballati. L’omocisteina va sempre collegata al colesterolo e viceversa. Il discorso dei comportamenti in età precoce sono accettabili, ma quelli sull’ereditarietà sono il solito rifugio delle menti deboli della medicina.

COSA FARE IN CONCRETO

L’unica probabile tua carenza odierna è di tipo calorico e di tipo elettromagnetico, oltre a quella importantissima, giù accennata all’inizio, causata dal caffè e dall’acidificazione.

Le insalate vanno consumate prima del secondo piatto, ed è preferibile che includano anche dei germogli e dell’avocado, i pasti devono essere più frequenti (troppo lungo lo stop tra pranzo e cena, e servono 2 pasti di frutta nel mezzo), più cereali integrali tipo miglio, quinoa, saraceno, kamut, cous-cous, riso scuro a pranzo o a cena, una crema di avena a metà mattina, arricchita di semini vari e di germe di grano, più mandorle e pinoli a conclusione di pranzo e cena o anche nei dopo-colazione e nei dopo-merenda, migliore respirazione, più frutti a colore scuro e più esposizione solare, inserisci pure del buon pane integrale col girasole, col quinoa e i semi di lino.

IL CRUDISMO TENDENZIALE NON HA ALCUN PUNTO DEBOLE

La perfezione del crudismo vegano è fuori discussione. Importante però non cadere nell’inappetenza, nell’anoressia, nella sotto-alimentazione.

Le cellule del corpo hanno costantemente fame e devono essere rifocillate. Se le affamiamo, esse si vendicano e ricorrono, tramite il sistema immunitario, alla cannibalizzazione delle sostanze disponibili tra tessuti, muscoli ed ossa.

Vediamo dunque di mettere a loro disposizione tutto quello che la natura ci offre senza violenza e con la minima sofferenza possibile per le piante sacrificate.

LE REALI CARENZE STANNO TUTTE DALLA PARTE OPPOSTA

Una persona saziata da un sistema vegano-crudista, o vegano tendenziale crudista degno di tale nome (includente i componenti fondamentali sopra elencati), riceve a occhi chiusi tutto quanto serve, senza alcuna eccezione, purché si rispetti il bilancio calorico e si evitino i veleni, gli acidi urici, i metalli pesanti, i minerali inorganici del cotto e delle acque pesanti, il mercurio dei vaccini, il fosforo delle bibite varie, il sale, la nicotina, l’aspartame e lo zucchero.

Non solo non va in carenza, ma vive felicemente 15 anni in più rispetto alla media dei cosiddetti onnivori-carnivori, ovvero dei fruttariani portati alla trasgressione culinaria e all’autolesionismo.

Valdo Vaccaro

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