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Archive for settembre 2011


  • – Quali sono gli aspetti di questa popolazione e della loro cultura che tua madre ti ha trasmesso? 

La pazienza. Il fatto che giorni mesi e anni non sono importanti, mentre le ore del giorno sono molto importanti.
Il fatto che sono nato libero, e tale morirò.
Il fatto che l’interno e l’esterno sono la stessa cosa e chi ne pulisce uno solo non si purifica.
il fatto che ogni uomo deve riconoscere il bene dentro se stesso, e non per conformarsi agli altri.
Che la nobitlà è nell’azione, non nella persona, che sia uno servo o un grande capo, che abbia la pelle chiara o scura non conta.
Quello che conta è il valore di quello che fai.
Il fatto che un nomade non per forza è un viaggiatore, e che viaggiare molto non significa per forza essere nomadi.
  • Quando e come hai scoperto la musica delle tue origini e hai deciso di dedicarti a questa arte?
 E’ stato il disco “amassakoul” dei tinariwen a farmi capire che dovevo fare qualcosa di simile
  • Nella musica che suoni c’è anche una componente occidentale o di altre provenienze?
io sono senza frontiere, sono universale, ascolto quanta più musica posso, credo che questo filtri nella mia musica, senza però cambiare il fatto
che è musica tuareg. Ci sono delle influenze che si sentono di più in alcune canzoni soprattutto. Ma la cultura e la vita tuareg nasce già contaminata, noi non
abbiamo mai avuto la pretesa di esser puri o l’ossessione di mantenere le cose ferme e inalterate per secoli. Quindi non ragioniamo per compartimenti stagni.
I popoli da sempre si incontrano e si influenzano, questo può non piacere a qualcuno, ma è sempre stato così e continuerà a essere così.
  • In Italia esiste una comunità Tuareg, ma sono pochi a saperlo. Ci puoi raccontare qualcosa di questa comunità: quanti siete in Italia, in che occasioni vi incontrate, quali iniziative portate avanti…
In italia ci sono una cinquantina di tuareg. Provengono quasi tutti dal Niger, un paio dal Mali e dall’Algeria. Ci incontriamo per le feste religiose, o per gli eventi culturali che organizziamo, ma rimaniamo sempre molto legati, anche solo per telefono sappiamo sempre quello che succede agli altri.
In Italia la situazione è diversa rispetto a Francia, Belgio
e altri paesi in cui la comunità tuareg è più consistente, oppure paesi che hanno una tradizione di attenzione alle culture del mondo. In Italia credo
siano in pochi a sapere chi sono i Berberi o i Tuareg, credo che per la maggior parte delle persone noi siamo la stessa cosa degli arabi o dei sahrawi. In Italia c’è ancora molto lavoro da fare per far conoscere queste popolazioni e divulgare delle informazioni su popoli che in realtà sono i vostri vicini di casa, che hanno legami anche forti con il mediterraneo, e si sa che tutta l’area del mediterraneo è in realtà molto simile come cultura antica, e che ci sono molti punti in comune
fra queste culture, anche nel modo di vedere il mondo. Quindi ci sono delle associazioni per esempio Tekelt a Bologna, e anche Il Mondo Tuareg a Pordenone,
che si sforzano di far conoscere agli italiani il nostro popolo e lavorare per la conoscenza e la comprensione reciproca. diciamo che sono pochi ma molto attivi, i tuareg in Italia.
  • I Tuareg si definiscono “uomini liberi” e anche la loro cultura è sempre rimasta molto libera, hanno conservato la propria lingua, il proprio alfabeto pur venendo in contatto con altre popolazioni. In cosa si distingue la musica di questo popolo? Come si riflette in essa il nomadismo, la filosofia di vita dei Tuareg?
Il nomadismo significa che sei un essere vivente e un essere libero, vivente perchè cambi e ti muovi, non hai tutto il peso e le gabbie che hanno i sedentari, e libero, perchè nessuno ti può sottomettere senza che tu gli dia il tuo permesso. Il nome delle carovane del sale che facevano anche più di 1600 km in media, era “azalai”, che significa letteralmente “la differenza” perchè chi la faceva tornava più saggio, avendo visto molte “differenze”. Per noi non esistono cose fisse immobili sempre uguali, e se le vedi sono illusioni o miraggi. Per i nomadi il pensiero esiste solo camminando o cantando. Implica la nozione di flusso continuo e cambiamento continuo. Noi sappiamo che non c’è nulla di permanente ne sulla terra ne in noi stessi, tutto comincia e finisce sia dentro che fuori dall’uomo. Ma ci sono anche delle regole, attorno a cui ruotare, dei pozzi, delle oasi per la ricerca dell’acqua, dei pascoli, delle erbe per curarsi. E un uomo libero non è un uomo senza regole. Nelle nostre poesie parliamo del nostro nomadismo, o della sedentarizzazione forzata, comunque parliamo sempre di quello che siamo.
Quando noi prendiamo le chitarre, e ci mettiamo dentro il nostro passato, che non è passato finché non tramonta, ci sentiamo forti, uniti con i nostri antenati, ci sembra che non dimenticheremo mai il nostro modo di essere vivi e nomadi, anche se suoniamo a New York oppure dormiamo a Sidney.
Io non so se anche voi sentite questo nella nostra musica, io lo sento.
  • Ho letto una frase molto bella sul sito dell’associazione <Il mondo Tuareg>: <Il silenzio ha insegnato loro ad “ascoltare il canto dello spazio”, a far tacere i mormorii dell’anima e a sentire gli spiriti dell’acqua e del vento>. Pensi che questa capacità di ascoltare, di vivere nel silenzio del deserto si senta nella musica?
Si questo si sente nella musica. I nostri ritmi vengono dal tindé, che è uno strumento delle donne, un tamburo dal suono profondo, e molti ritmi di tindé
sono curativi, sono fatti per curare dalla tristezza o per cacciare via i fantasmi dalla testa, ci sono dei ritmi precisi a seconda del problema che ha la persona, e questo poi lo si sente nella musica. La vita è fatta di tante cose. La tristezza esiste, c’è la gioia, c’è la confusione poi c’è la fiducia, e anche la paura esiste.
Noi parliamo di tutto nella musica, della solitudine, del silenzio, credo che il nostro mondo sia tutto nella nostra musica.
  • Rispetto ad altre popolazioni di religione musulmana, tra i Tuareg la figura della donna è più emancipata. Che ruolo hanno le donne nella vita nomade?
“la donna è il pilastro della tenda” dice il proverbio tuareg. La società tuareg è una società quasi matriarcale. le donne hanno un ruolo centrale. Lo status del figlio
(nobile, di una certa tribù, servo) viene dato dalla madre. Significa per esempio che se mio padre è un servo chaamba (tribù arabe del deserto in algeria) e mia madre una nobile, io posso anche diventare capo e il fatto di essere mescolati non era neppure argomento di discussione fra i tuareg. Io sono della tribù di mia madre, quella di mio padre non conta o conta meno.
Lo strumento più nobile, l’imzad, è suonato solo dalle donne, ed è lo strumento attraverso il quale si tramandano le tradizioni perchè è con l’imzad che i poeti recitano e che i cantori cantano le storie antiche, è uno strumento sacro per noi, quando l’imzad
parla, tutti devono tacere e ascoltare. Anche il tindé, il tamburo tuareg, è suonato tradizionalmente solo dalle donne che lo usano per accompagnare i loro canti.
Per esempio la musica di chitarra tuareg viene quasi tutta dal tindé come ritmo. Quindi anche la musica che facciamo in qualche modo riporta alla donna.
I beni materiali, la tenda, gli animali, tradizionalmente appartengono in gran parte alle donne, perchè gli uomini circolano, viaggiano, mentre
le donne rimangono solitamente attorno agli accampamenti. In più hanno una dote che può essere anche molto consistente quando si sposano. Il fatto queste cose siano di loro proprietà gli da potere, e in questa società anche gli uomini tuareg dicono che “la legge è fatta per la donna”. La donna (anche l’uomo) è libera di avere dei fidanzati e di scegliere liberamente un marito, da cui poi sarà libera di divorziare, in quel caso,
l’uomo si trovava spesso a dover uscire dalla casa/tenda che è di proprietà della donna e deve quindi rifugiarsi da qualcun’altro, di solito sue parenti donne, la zia, cugina eccetera.
Le donne sono tradizionalmente colte, conoscono la scrittura e tutte le espressioni della cultura perchè sono loro che la trasmettono ai figli, insegnano a scrivere ai figli e gli insegnano la storia, la poesia, l’astronomia, la geografia eccetera, insegnamenti che poi saranno portati avanti dagli uomini durante le carovane
e gli spostamenti dove la conoscenza delle stelle e della geografia sono fondamentali. Cmq non è raro vedere donne che eccellono nella scrittura e letteratura
mentre è più raro per gli uomini.
Le donne poi non sono obbligatoriamente velate (mentre gli uomini si tradizionalmente) perlomeno non in modo rigido e si rifanno a un interpretazione più letterale e basilare della Sunna e del Corano, si dice che noi siamo riusciti a prendere la religione musulmana senza prendere i costumi arabi.
  • La colonizzazione francese prima, le frontiere dei nuovi stati dopo, lo sfruttamento da parte dell’occidente e della Cina di materiali preziosi nel sottosuolo, come l’uranio, sono tutte cose che hanno creato problemi ai Tuareg che rischiano di scomparire con tutte le loro tradizioni. Cose di cui in occidente si parla molto poco. Pensi ci sia un futuro per questa popolazione nomade e che la musica possa avere un ruolo nel sensibilizzare il mondo occidentale a questi problemi?
il futuro di questa popolazione rimane molto incerto. noi abbiamo paura di scomparire, perchè ci sono veramente tante forze che lavorano contro di noi.
per esempio prendiamo l’energia nucleare, che qui viene venduta come energia pulita, ci sono anche delle preplessità su quello, ma ammettiamo che qui sia pulita.
Restano da sistemare le scorie, e comunque noi tuareg sappiamo che l’energia nucleare non è pulita per noi. Non è pulita per il deserto e non è pulita per tutto il terzo mondo, come al solito. I regimi africani hanno venduto concessioni su concessioni sulle nostre terre, e così molte multinazionali sono arrivate e si sono messe a estrarre l’uranio. A parte che queste centrali sono sorte su alcuni dei pascoli più verdi e lussureggianti che avevamo, dove ogni pastore portava i suoi animali lungo i suoi spostamenti per farli mangiare e rinforzarsi. Oppure abbiamo un posto con un buon pozzo, una scuola vicino al pozzo, un bel posto tranquillo dove i bambini possono studiare (cosa rara per noi) e hanno l’acqua che gli serve. Arriva la tale multinazionale cinese-canadese-francese-australiana e dice che lì ci sono dei giacimenti di petrolio o di uranio e quindi intimano alla scuola alle persone di sloggiare. Ma sapete non è che dappertutto ci sono posti così con un pozzo e una scuola vicino. Certe volte hanno fatto sloggiare interi villaggi. Ma la cosa più grave è che lì la sicurezza non viene considerata. Queste sono aziende occidentali, con personale occidentale, e quindi sanno bene cosa significa “sicurezza” per l’ambiente, per le persone, per le falde acquifere.
Il problema è che essendo in africa loro se ne fregano della sicurezza e della protezione dell’ambiente. L’uranio per le centrali nucleari francesi viene dal deserto.
Non proteggono i lavoratori nelle centrali, non proteggono l’ambiente e le falde acquifere infatti cominciano a essere seriamente contaminate e ci sono molti morti per l’acqua contaminata. Certo poi che contaminare l’acqua in un deserto è un ottima soluzione per favorire una vita sana degli abitanti. I camion trasportano l’uranio così, nelle strade, in mezzo ai villaggi, sono dei telonati normalissimi, pensate che in europa un camion di uranio
coperto solo da un telo circolerebbe liberamente? I Tuareg sono privati di ogni decisione politica e di ogni diritto nel loro proprio paese.
Il nostro futuro ce lo costruiremo noi, altrimenti nessuno verrà a darcelo. Il problema è che noi ci troviamo sempre fra martello e incudine nella maggior parte delle questioni dell ‘africa del nord. Stanno cercando tutti i modi possibili per annientarci. Quello che so è che dovranno andare sino in fondo, perchè questo
non è un popolo che si piega, che diventa servo, anche se saremo circondati dall’odio e dalla morte, anche se cercano di sfiancarci e annientarci in ogni modo, noi resisteremo. la nostra via è quella della resistenza. noi lotteremo sino al giorno della vittoria o del nostro annullamento.
questo non è un popolo che se ne sta buono e zitto.
La musica oggi ha fatto molto. E’ riuscita a ri-unire i tuareg. e non è poco. tutte le politiche dell’ultimo secolo miravano a dividere i tuareg e isolarli. La musica delle chitarre è riuscita a riunirli e a dargli nuove speranze e una nuova dientità. ci avevano provato tanrti capi e ribelli tuareg, ma ci è riuscita solo la musica. Le canzoni ishumar sono cantate in qualsiasi accampamento tuareg da ghat a timbuktu. E in questa musica sono tanti i messaggi per i giovani tuareg e per costruire un futuro migliore per questo popolo.
Poi sicuramente credo che possa sensibilizzare l’opinione pubblica occidentale, perlomeno inizialmente già far capire chi siamo, che non siamo selvaggi o
“poveri beduini” come molti pensano, per esempio grazie a questa musica sempre più persone in tutto il mondo hanno cominciato a conoscere i tuareg, a saperli distinguere dagli arabi o da altre popolazioni, oggi la gente comincia a sapere che i tuareg sono berberi e non arabi, sempre più persone, grazie alla musica
si informano e sono incuriosite da questo mondo. Spero che piano piano riusciremo anche a sollevare le questioni più spinose e le questioni importanti, di geopolitica, la questione delle risorse del sottosuolo, della cittadinanza negata eccetera
perchè questo popolo riesca a sopravvivere e avere una vita degna nel suo deserto, questo deserto che amiamo molto.
  • Ci puoi parlare della tua collaborazione con Issa Dicko, del suo pensiero e del suo festival di musica tuareg?
Issa Dicko é uno storico e intellettuale tuareg dell’area di Timbuktu. [——]
  • In una sua intervista Dicko spiega che ci sono sempre contrasti tra popolazioni sedentarie e quelle nomadi, e paragona i Tuareg agli zingari: cosa ne pensi?
Si è vero, le interazioni fra nomadi e sedentari sono sempre state difficili. Ma alla base ci sono soprattutto dei fraintendimenti. Sono due visioni del mondo
che con pazienza potrebbero capirsi e arricchirsi l’un l’altra, perchè da sempre è esistita questa differenza fra nomadi e sedentari. Il problema è che si è fatto ricorso a molte mitologie e falsificazioni storiche per denigrare il nomadismo tuareg, un po’ come si è fatto coi pellerossa con gli aborigeni e con tutti
i cosiddetti “selvaggi” del mondo che per un motivo o un altro erano da eliminare. Considero il paragone con gli zingari fuorviante, non ricordo se Issa Dicko lo abbia usato, ma prima di tutto i Tuareg e gli zingari hanno una tradizione e cosmogonia del tutto diversa, ma soprattutto il Tuareg è nomade sulla sua terra e non su quella di qualcun’altro.
Il nostro nomadizzare sottostava a precise regole e accordi tra tribù e confederazioni (i nostri “stati” tuareg). Diciamo per farvi capire che se io sono un Kel Azdjer,
nomadizzerò su certi percorsi che sono sulla terra della mia tribù, oppure farò delle carovane o degli scambi che implicano che io abbia accordi con le
altre tribù o che ne rispetti le regole. In generale il tuareg è nomade sulla terra che gli appartiene.
E per esempio la nozione di “confine” non ha nessun senso per i tuareg, nel deserto ogni roccia, duna e pozzo ha un nome sin dall’antichità e glielo abbiamo dato noi, non è un deserto vuoto questo, è un deserto pieno, è un deserto abitato da migliaia di anni ! Per i tuareg il nomadismo è innato, invece la nozione di confine
bisogna spiegarla.
Ora in questo deserto nostro per esempio io sono un tuareg dell’algeria ma posso avere molti parenti in mali o in niger, questa è la norma per noi, ora è come se
fra voi e i vostri zii qualcuno metta un “confine” e vi dicono da oggi tu sei maliano e tu algerino, dovete avere dei documenti e fare una trafila burocratica per andare a trovare i vostri zii. Questo creava problemi. Quando è arrivata la Francia i tuareg formavano una nazione divisa in confederazioni che avevano creato reti di interdipendenza e di scambi. E’ stata la francia a suddividere in unità sempre più piccole il mondo dei tuareg e a dividerli poi attorno al 1960 fra 6 paesi, nonostante loro, attraverso i loro capi, avessero fatto più volte richiesta (più che richiesta era una preghiera) ai francesi perchè non li dividessero facendoli diventare “un corpo smembrato senza testa”.
Comunque c’è tutta una tradizione nell’invenzione prima e nell’esasperazione poi della dicotomia Potere centrale-Sedentario/Anarchia-Nomade.
E’ diventato un argomentazione molto alla moda per denigrare sistematicamente il sistema di vita nomade e collegarlo a tutto ciò che può far paura o disgusto in un opinione pubblica africana o occidentale, per poi poter giustificare i massacri e le privazioni che i tuareg subivano.
Gli Stati ci vogliono far credere che l’anarchia il disordine e il banditismo sono tratti normali del carattere nomade. Questo è stato usato tipicamente
per tutte le volte che si voleva massacrare impunemente un popolo, lo si chiamava indigeno, selvaggio, barbaro.
Si è cercato di accomunare il nomadismo con la barbarie e di dipingere i tuareg come dei selvaggi sanguinari incontrollabili e senza leggi.
Se alla base si fosse partiti con una curiosità e una volontà di capire, ci si poteva intendere. Ma il dilettantismo di alcuni studiosi e la retorica degli
Stati rimandano a una visione del tutto deformata e falsificata del tuareg. Chiediamoci, chi sono i veri razziatori? Chi sono i banditi? La Francia e l’occidente, che hanno preso ciò che non gli apparteneva con la forza per poi spartirlo e rivenderlo? L’Algeria, il Mali, che non hanno fatto nulla per meritare questo bel deserto ricco di giacimenti, in cui per loro sfortuna vive una popolazione più antica dei loro stessi padri? La verità è che siamo noi a essere stati razziati e derubati, ci hanno derubato di ogni cosa. Come è possibile che chi annuncia al mondo che la sua società è migliore delle altre, superi in malvagità e in perversione quelli che lui tenta di far passare per “selvaggi”?
E’ un po’ come per gli indiani d’america, un popolo forse deve scomparire perchè gli altri popoli sappiano che esiste e che ha una ricchezza da tramandare?
  • Come è nata la tua collaborazione con i Tinariwen? La loro musica mischia tra loro elementi blues, rock, world e di musica tradizionale Tuareg: come si conciliano questi linguaggi diversi?
In realtà la nostra musica non mescola niente. Sento spesso dire questa cosa, non so chi l’abbia detto. Tutto quello che noi suoniamo sulle chitarre è musica tuareg. Noi attingiamo dal pozzo profondo delle nostre tradizioni, l’unica cosa che abbiamo fatto è prendere uno strumento non-tuareg, che è la chitarra prima acustica poi elettrica. Ma questa è una musica che si è sviluppata nel sahara al riparo da influenze americane ed occidentali. Anche i Tinariwen hanno cominciato ad ascoltare musiche esterne tardi, quando avevano in realtà già elaborato il loro modo di suonare. La somiglianza che gli occidentali vedono in questa musica con il blues e il rock (che
sono musiche pentatoniche di derivazione africana) viene dal fatto che il blues americano probabilmente ha le sue origini lì, nella zona del fiume niger, lì dove si incontrano le popolazioni berbere del nord con quelle nere del sud. La nostra musica è un lontano cugino del blues. Ma noi non facciamo altro che suonare con le chitarre i nostri canti e quello che prima suonavamo con liuti tradizionali, flauti tuareg eccetera. Abbiamo introdotto le chitarre, ma la musica è musica Tamasheq al 100%.
Ho conosciuto i Terakaft e i Tinariwen (che fanno parte della stessa famiglia) dopo alcuni concerti, abbiamo subito cominciato a suonare delle vecchie canzoni e abbiamo parlato. Da subito tutto risultava facile, per cui abbiamo deciso di continuare e di provare a creare una collaborazione, abbiamo una fratellanza molto forte che ci unisce, non ha molto senso per noi dire algerino, nigerino, maliano…

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LETTERA

 

Un grido d’aiuto e la speranza per una soluzione naturale

 

Gentile dr Vaccaro, ho deciso finalmente di scrivere il mio grido d’aiuto.

Vorrei farle tanti complimenti per quello che fa per NOI.

Ed anche perché lo fa gratuitamente. Trovo tutto questo meraviglioso. Non lo fa più nessuno, credo.

Vorrei passare subito al problema, anche se sono emozionata e non so da dove incominciare.

Chiedo scusa per eventuali errori, ma non sono italiana, e non è semplice per me.

Ho scoperto il suo blog solo una settimana fa, frugando tra la rete e cercando una soluzione NATURALE per la mia salute.

Il nodulo al seno e tre mesi di inenarrabile angoscia, tra mammografie, ecografie e aghi aspirati

A Settembre ho scoperto di avere un nodulo al seno, molto doloroso e di colore rosso.

Il dolore era simile a quello che noi madri proviamo col seno pieno di latte, finchè il nostro bebè non ce lo svuota poppando.

Mi sono precipitata in ospedale e mi hanno fatto fare mammografia, ecografia e 3 aghi aspirati.

Non sto a dire tutto il mio dolore fisico e psicologico.

I medici hanno subito pensato a un tumore, ma l’ago aspirato diceva che era solo materiale infiammatorio. Dopo tante lacrime, che sollievo!

La mastite, la senologa, l’incisione e il pus

Hanno pensato a una mastite, perché nel frattempo l’infezione stava smaltendosi.

Era doloroso, ma mi sentivo liberata dall’angoscia.

Ho anche raccontato in ospedale dei cataplasmi di ricotta, alternati a cataplasmi di argilla, che avevo fatto a casa, ma i medici mi hanno sgridata per questo.

Poi ho incontrato una brava senologa che ha deciso di farmi una piccola incisione per incrementare la fuoriuscita del materiale. Sembrava che tutto andasse bene. Invece il pus continuava ad uscire, mentre il nodulo rimaneva al suo posto. Alla fine non si sa cosa io abbia veramente.

Dubbi, ripensamenti, prelievi, esami istologici

Mi sono ritrovata perfettamente in una delle sue mail dove scrive che i seni vengono maltrattati (tesina Cisti. Noduli, gozzi e tanti bei seni da preservare, del 22/6/10).

Ho sofferto tanto perché, ogni volta che andavo in ospedale, mi affondavano le forbici dentro il seno senza tanti complimenti, senza anestesia, per far drenare il nodulo!

Siccome il nodulo stava sempre lì, la ferita era sempre aperta, e il pus usciva sempre di meno, i medici hanno pensato ad altre malattie e non hanno escluso più nemmeno il tumore.

Niente tumore e niente tubercolosi, ma un nuovo appuntamento col batticuore per il 12 gennaio

Di nuovo prelievi di tessuto per l’esame istologico e per la tubercolosi!

La risposta finale dell’esame istologico è arrivata, confermando che non si tratta di tumore.

L’esito dell’esame per la tubercolosi non è ancora arrivato.

Ma le radiografie al torace, fatte nel frattempo, confermano che i miei polmoni sono sani.

L’ultima sforbiciata l’ho subita mercoledì 22 dicembre. La dottoressa ha notato che il nodulo è ridotto, ma solo leggermente, cosa che avevo notato anch’io. Mi ha detto di ritornare il 12 gennaio.

La ferita si sta intanto chiudendo. Ho anche preso 3 antibiotici in questo periodo.

Ho il terrore solo a pensare che me la possano riaprire in tale occasione.

Ho già deciso dentro di me di voler guarire da sola

Infatti ho già deciso, dopo tutta questa angosciante trafila, che voglio guarire da sola.

La senologa mi ha sempre detto che sono giovane e che non vorrebbe sottopormi all’intervento.

Ma, se non guarisce da solo, lo deve per forza fare.

Altri medici del team volevano togliere subito il nodulo.

Quindi ho apprezzato il suo tentativo di provare altre vie, per risparmiarmi l’operazione chirurgica.

Da due settimane sono vegetariana, e ho già la sensazione che il nodo si stia sciogliendo

Da due settimane non mangio carne, nonostante sia sempre stata una consumatrice di prodotti animali.

Ho cominciato a farlo per motivi religiosi, provando a rispettare la mia religione ortodossa, che richiede di non mangiar carne prima di Natale.

Poi ho scoperto il suo blog, e a Natale non ho toccato nulla di proibito.

Non è stato poi così difficile. Basta volerlo.

Mia madre ha cucinato tutte cose tradizionali che a me piacciono moltissimo. Nonostante ciò ho rinunciato ben volentieri e, da ieri 27 Dicembre, sto mangiando soltanto frutta, verdura e castagne.

E anche un po’ di pane.

Ho la sensazione che il nodo si stia pure sciogliendo.

Che sia solo un ascesso?

Tornando all’ultima visita, nessuno ha saputo dirmi cos’è questo nodulo.

La senologa ha detto che per lei è solo un ascesso.

Anche lei pensa che si tratti solo di un ascesso?

La prego di rispondermi. Oppure, se è troppo impegnato, la prego di darmi un link con la dieta che mi consiglia.

Voglio provare. Non voglio più vedere quelle forbici maledette che entrano nel mio seno.

Dalla Romania all’Italia, con diversi segnali persi per strada

Al mio paese si mangia tantissima carne. Quella di maiale in particolare.

E’ da 10 anni che sto in Italia e devo dire che IL CIELO mi ha mandato tanti messaggi che io non ho ancora capito bene. Forse riuscirò a interpretarli questa volta.

Nel 2003 ho fatto amicizia con una ragazza stupenda. Era vegetariana solo per amore verso gli animali.

Ho cominciato a riflettere e ho subito rinunciato alla carne di coniglio, di agnello e di mucca, ricordandomi quanto erano belli e docili questi animali quando li vedevo da mia nonna in Romania, e davo loro il biberon d’inverno. E mi sono pure ricordata di quanto piangevano queste bestiole quando mio zio preparava gli attrezzi di macellazione, e loro capivano in anticipo che lui stava preparandosi alla loro uccisione.

Un problema di calcoli alla coliciste in fase post-parto

Nel 2006, un mese dopo il parto, ho avuto delle coliche molto dolorose.

Si trattava di coliciste. I medici mi hanno detto che era piena di calcoli e che dovevo asportarla.

Ho letto qua e là e ho capito che tutto dipendeva dall’alimentazione.

Avrei dovuto fare l’intervento all’istante perché le coliche sono rischiose, ma io volevo allattare mia figlia e ho rifiutato.

Ho rinunciato a tutto quello che era grasso. Niente carne, niente olio, nemmeno quello di oliva, per non avere coliche e arrivare ad almeno 6 mesi di allattamento.

L’allattamento della bambina e l’esperienza vegetariana

Quando mia figlia aveva 6 mesi, mi hanno tolto la coliciste. Ma avevo lasciato un bel po’ del mio latte nel biberon, e ho sperato tanto che al mio ritorno dall’operazione, mia figlia volesse ancora il latte mio.

E così è stato.

Quello era stato un altro segnale. A significare che si può stare benissimo senza carne, e che potevo avere un latte buono mangiando naturalmente quello che la terra offre. Ed ero anche dimagrita in modo positivo. Mia figlia ha preso poi il latte fino ai 2 anni e mezzo.

In tutti questi anni ho sempre pensato agli animali, alle loro sofferenze, ma senza mai rinunciare totalmente alla loro carne. Spero che ora sia davvero la volta buona.

Le chiedo di aiutarmi a guarire da sola, senza interventi chirurgici

Tornando al mio problema, la prego di darmi una soluzione.

Vorrei tanto guarire da sola.

Le mie paure non sono più così forti, grazie anche al pensiero positivo.

Ho letto da qualche parte che i semi di lino possono far ridurre i noduli del seno. Lei cosa ne pensa?

Non so cosa dirle ancora di me. So solo che ho tanta stima del suo lavoro, e non so come ringraziarla per quello che scrive.

Vi ho anche trovato qualche soluzione valida per mia madre e la sua tiroide, ed anche per l’acne di mia sorella. Le auguro un anno stupendo e le mando un grande abbraccio!

Nikol

RISPOSTA

 

Sono certo che saprai superare presto questo brutto momento

 

Ciao Nikol, molto chiara e dettagliata la tua esposizione.

Sono convinto che tu abbia la stoffa per guarire da sola. Non sei solo giovane, e pertanto reattiva, ma anche motivata. Chi più di una giovane madre ha buone ragioni per vivere sana e integra accanto alla sua creatura?

Non ti manca poi un pizzico di cultura animalistica, e questo ha pure la sua importanza.

Un animalista, o anche un buon cristiano, non mangia carne, né sotto Natale né mai

Quello che ti è mancato finora è la coerenza.

Ami gli animali. Li hai visti e li hai accarezzati. Li hai persino alimentati col biberon da ragazzina.

Non puoi amarli ed ammazzarli contemporaneamente. Occorre fare scelte precise nella vita.

Non puoi stare su entrambe le sponde del fiume. Prendi una decisione e sia solo quella.

Non esistono punti di intesa e di compromesso tra l’igienismo e la medicina odierna.

Nessuna difficoltà a dialogare invece con Ippocrate, Galeno e la Scuola Medica Salernitana.

Anche in tema salutistico devi fare una scelta di campo netta e rigorosa.

Se stai in campo medico, coi tempi che corrono, non puoi praticare nel contempo l’igienismo.

Troppo lontane le posizioni praticamente su tutto. Trovare oggi un compromesso coerente e armonizzato con la medicina sarebbe come pensare a una convivenza pacifica tra l’acqua e il fuoco.

Se scegli l’igienismo devi dimenticarti di operazioni, visite, radiografie, mammografie, ospedali, senologhe, farmaci e vaccini, pensando invece a mettere assieme velocemente una adeguata cultura igienistica in alternativa a quella medica.

Una contestabilissima asportazione della cistifellea

Già hai pagato un pesante pedaggio alla medicina invasiva e violenta, quando ti hanno asportato da incompetenti la cistifellea.

Non ho nessun timore ad usare il termine incompetenza, che mi pare anzi troppo diplomatico ed eufemistico. Il termine alternativo a incompetenti potrebbe essere solo quello di irresponsabili.

Se pensi che con un digiuno e un paio di settimane di dieta crudista ti saresti liberata dei calcoli e avresti mantenuto possesso del tuo sacro organo chiamato colicisti o cistifellea, ti verrà la voglia di mangiarti le dita. La cistifellea è un organo di straordinaria importanza al pari del fegato, e non certo qualcosa messa lì per sbaglio a fare la bella statuina.

Sei già passata sotto i mutilatori di regime, e non ti serve alcuna replica

E’ vero che se asporti il fegato una persona defunge, mentre se le asporti la coliciste no.

Nemmeno se le asporti un occhio o una gamba non muore.

Asportare la cistifellea significa inequivocabilmente togliere qualità e quantità alla vita di una persona.

In pratica, cara Nikol, sei già passata sotto i mutilatori di regime.

E qui ti mando alcune tesine sul sistema epatico:

Fegato e cistifellea, nobili ghiandole vegane, del 26/11/10, Fegato, cistifellea e digestioni faticose, del 25/8/10, La disinvolta asportazione della cistifellea, del 21/8/10, e Calcoli alla cistifellea, del 21/9/10.

La chirurgia non è l’evoluzione ma il fallimento della medicina

La chirurgia mondiale si diverte a giocherellare con gli organi della gente in base al cosiddetto indice di asportabilità. Per anni, i medici hanno pensato a un grado di asportabilità 100% per le tonsille e per l’appendice, accorgendosi solo di recente che queste operazioni rappresentano una pericolosa menomazione del sistema immunitario. Gli interventi di asporto non sono operazioni ma menomazioni.

Il dr Oliver  Wendell Holmes (1809-1894), professore di anatomia ad Harvard e fondatore della Corte Suprema Americana, famoso per voler mandare in fondo al mare tutti i farmaci e tutta la materia medica, disse anche che La chirugia simboleggia non l’evoluzione ma il fallimento della medicina.

 

La sinergia del corpo umano è un tabù per certi mediocri specialisti, ipnotizzati dal concetto di un organismo suddiviso in compartimenti stagni

 

In questi ultimi anni, hanno preso di mira tiroide, ipofisi, timo, cistifellea e milza, pensando di fare il buono ed il cattivo tempo col corpo umano.

I chirurghi, come tutti gli specialisti, non prendono mai in considerazione il funzionamento sinergico dell’organismo, dove tutte le parti hanno precise ed insostituibili funzioni e dove tutte le parti sono collegate ed armonizzate, per cui vanno religiosamente rispettate.

Se la natura ha dotato il fegato di una ghiandola associata di nome cistifellea, lo ha fatto per buoni motivi, e non certo per errore o tanto per farlo.

Non condivido affatto le posizioni della tua senologa

Non sono d’accordo nemmeno con la senologa che ti sta curando, e col suo modo di ragionare, pur essendo lei di un piccolo gradino superiore ai colleghi che ti avrebbero bisturizzata seduta stante.

Vuole salvarti il seno, ma se il nodulo non guarisce da solo ti manda sotto i ferri.

E’ forse questo un modo logico di ragionare? Assolutamente no.

Questa non è medicina intelligente ma terrorismo medicale.

Ascesso o tumore, che differenza fa? E’ sempre opera logica e smontabile del sistema immunitario

Mi chiedi se penso che si tratti di un ascesso, condividendo la sua opinione?

Potrebbe anche essere. Un ascesso è una raccolta di pus o di materiale puriforme in una cavità formatasi nei tessuti, accompagnata da infezione batterica. Ma in realtà che differenza fa? Tumore, ciste, ascesso, escrescenza, crosta. Trattasi sempre di formazioni sintomatologiche che nascono da qualcosa che sta a monte. Tutte innocenti e risolvibili con un processo di detossificazione chiamato digiuno.

Mi chiedi se i semi di lino riducono i noduli.

Assolutamente no. Niente e nessuno riduce i noduli, all’infuori di un sistema immunitario da riattivare mediante una perfetta detossificazione, sostenuta da una coerente alimentazione vegana, inclusiva dei semi di lino, che troverai tra gli alimenti da me raccomandati in fondo a questa tesina.

Le donne vanno amate e rispettate, e non ridotte in stracci

Già una leggera manipolazione del seno è pericolosa, figurarsi aprire un seno ed amputarne una parte, scive Herbert Shelton, su Tumori e cancri. Le operazioni al seno non sono così semplici e innocenti come la medicina vuol far credere. Comportano frequentemente conseguenze gravissime, e a volte anche la morte. Le donne così vengono ridotte in stracci di persone.

Spesso i tumori sono poi recidivi. Se un seno viene asportato, compare un tumore anche nell’altro.

Il paraocchi in sala operatoria

I medici non pensano mai alle cause di questi tumori. Li trattano come fossero idiopatici (esistenti di per sé) e non sintomatici (causati da qualcosa), cripto-genetici e non medico-causati.

Mai che un chirurgo si ponga la fatidica domanda Perché ha la ghiandola infiammata?

Il fatto che la donna abbia mangiato per anni al di là delle proprie capacità digestive ed assimilative, e che sia rimasta avvelenata cronicamente da tale eccesso, non è di alcun interesse per i chirurghi.

Il fatto che ad ogni mestruazione i suoi seni fossero dolenti al tatto, e che tale stato abbia finito per diventare cronico, e che ne sia conseguito un indurimento, sfugge loro completamente.

Il fatto che le abbiano tolto una ghiandola basilare come la coliciste, e che potrebbe essere intossicata proprio da questa menomazione, niente gli importa.

Ciò che vedono è soltanto una enfiagione. Ciò che sanno è soltanto che bisogna tagliare.

Solo i tumori privati del flusso sanguigno portano a cachessia e a metastasi

Il dr John Tilden (1851-1940), uno dei padri dell’igienismo ha espresso un concetto basilare di differenziazione tra tumore e cancro: Se il tumore non raggiunge quello stato d’indurimento che impedisce alla circolazione del sangue di raggiungere il suo centro, il tumore non ha ancora raggiunto lo stato canceroso.

Dunque, se il tumore non rimane isolato dal circuito sanguigno e non è ancora avvenuta in esso alcuna decomposizione, la salvezza è vicina, sempreché il caso venga trattato oculatamente (con digiuno ad acqua distillata, e con susseguente adozione di dieta virtuosa).

La cachessia è disperazione, anche se il dr Max Gerson ripescava dei casi estremi curandoli con dieta fruttariana 100 per cento

Quando invece il centro del tumore è colpito a morte, rimanendo isolato dal flusso del sangue, esso entra in decomposizione, venendo a mancare l’alimentazione e la pulizia da parte del sangue. Il passaggio della materia purulenta conseguente nel resto dell’organismo produce una rapida cachessia.

Ed è a questo stadio della malattia che le speranze svaniscono, in quanto c’è diffusione del pus e creazione di metastasi in diversi punti del corpo. La cachessia è disperazione. Ma la natura aveva abbondantemente messo sull’avviso il paziente. La natura non è avara di avvertimenti e di luci rosse.

Gonfiori, ascessi e tumori si autolidono e spariscono da soli.

Basta chiudere il rubinetto dei veleni e detossificare il sangue.

Tali gonfiori, o tumori, o qualsiasi cosa essi siano, spariscono da soli, senza bisogno di cure.

La correzione drastica del modo di vivere pone fine alla tossiemia, all’avvelenamento del sangue, nonché all’intossicazione intestinale, ovvero ai fattori che hanno causato i gonfiori stessi.

Dire invece a una donna che ha un cancro, significa sconvolgerla e distruggerla, angosciarla ed annientarla.

Una persona terrorizzata può già morire di quello. Le può venire un vero cancro solo per quello.

Cerca di acquisire igienismo e di perdere medicalismo

Ti posso intanto ricordare i miei due libri in circolazione, editi dal Gruppo Anima di Milano, e il  www.valdovaccaro.blogspot.com, da cui prendo per l’occasione una trentina di tesine e te le mando in allegato.

Digiuno di 3-5 giorni e semidigiuno fruttariano

Posso anticiparti che devi semplicemente puntare a una detossificazione generale dell’organismo, partendo con un digiuno di almeno 3 giorni, preferibilmente 4-5 giorni, con riposo assoluto a letto e acqua leggera a volontà, oppure con acqua più spremuta di limone senza zucchero.

Poi ti fai 3 giorni di alimentazione fruttariana, con agrumi di mattina, melograni o kaki a metà mattina, banane e ananas a pranzo, kiwi o uva nel pomeriggio, mele o pere a cena, con qualche mandorla o qualche noce volendo. Puoi anche assumere, al posto della frutta di metà mattina, un centrifugato di carote, sedano, ananas e zenzero, oppure di bietole e mele, oppure di rape, topinambur e mele.

I risultati arriveranno rapidamente

Alla fine di tale settimana detossificante, parti con una dieta vegana tendenzialmente crudista, tipo quella contenuta nella tesina Quando è il medico a chiedere aiuto, personalizzandola un po’ e adattando lo schema alle tue esigenze, alle tue possibilità e ai tuoi gusti, ma senza stravolgerla troppo.

Già con queste mosse comincerai ad ottenere dei risultati.

Se questo non bastasse, ovvero se tu avessi ancora dei problemi al seno, puoi rifare una seconda seduta di digiuno, identica alla prima, dopo uno o due mesi.

Sostanze che provocano i tumori e sostanze che li dissolvono

Prendi nota comunque che per tutte le forme tumorali, per tutte le cisti, per tutti i noduli, per tutte le escrescenze di qualunque tipo ed origine esse siano, ci sono sostanze in grado di favorirle e di provocarle come le carni bianche e rosse, i latticini, il tabacco, il caffe, il sale, lo zucchero (non quello della frutta viva, che niente ha a che vedere con lo zucchero sintetico), le bevande gassate.

Ma ci sono anche sostanze in grado in grado di annientare ed esorcizzare i tumori.

Le bevande fresche e vitali derivanti dalla frutta e dalle verdure crude, cariche di clorofilla, di glucosio vivo e mineralvitaminizzato rappresentano il massimo come cura antitumorale.

Altri importanti rimedi della natura

In particolare il succo d’uva fresco, specialmente quello da uva da vinificazione, ha poteri eccezionali contro ogni forma di tumore. Anche il succo di cavolo-patata-carota-zenzero ha grande reputazione.

Esistono pure rimedi erboristici, come la salvia, la piantaggine (i conigli la consumano avidamente e non a caso sono sanissimi), l’aglio, la radice della fitolacca (specifica per il tumore al seno), il cavolo grattugiato e i ravanelli (e tutte le radici piccanti), e tutti i germogli.

La dieta anti-cancro non può che essere basso-proteica e basso-lipidica, sulla falsariga di quanto indicato dal nostro immenso maestro Pitagora

La dieta anticancro per eccellenza è la dieta fruttariana crudista, come ampiamente dimostrato anche fuori dal campo igienistico, col dr Max Bircher-Benner (1867-1939) e dal dr Max Gerson (1891-1959)

E’ estremamente importante che la dieta sia di tipo basso-proteico, in conformità a quanto auspicava Pitagora.

I semi di lino e di sesamo, ed anche il loro rispettivo olio, sono pure da includere tra i rimedi anti-tumore.

Valdo Vaccaro – Direzione Tecnica AVA-Roma e ABIN-Bergamo

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La scrittrice, pittrice, filmaker olandese Marion Bloem 

(Wikipedia – sito ufficiale) ha scritto una poesia dal titolo Vrijheid (Libertà) e ha lanciato nel mondo un invito a scrittori, poeti, traduttori di ogni nazionalità a crearne la propria versione. Secondo le sue parole:

Ho creato questo progetto perché vedo crescere l’intolleranza nel mondo e questo mi rende sempre più ansiosa. Provo vergogna per il fatto che noi, nel mio paese come in altri paesi europei, neghiamo l’accesso ai fuggitivi. Da sempre il concetto di libertà è usato e abusato. La poesia LIBERTA’ è un invito a riconsiderarlo e aprire la nostra mente a possibilità diverse. La poesia, in quanto arte, è destinata ad aprire le nostre menti e i nostri cuori. Ho invitato poeti, traduttori e scrittori di tutto il mondo a tradurre questa poesia perché spero che possa aprire menti e cuori, e favorire la comprensione e il desiderio di vivere insieme, anziché escluderci gli uni con gli altri.

Marion Bloem

Al momento nel gruppo Facebook del progetto (vedi anche la pagina dedicata) ci sono 77 traduzioni tra lingue africane e creole, bosniaco, giapponese, rumeno, arabo e quant’altro, oltre che francese, inglese e tedesco; ce n’è persino una in latino (non fatta da un italiano). Il progetto sta crescendo esponenzialmente un giorno dopo l’altro. Si ha la libertàdi candidarsi. E spargere la voce.

Ci sono già diverse traduzioni italiane, una delle quali mia. Non conoscendo l’olandese mi sono basata sulle traduzioni inglesi e soprattutto francesi. Eccola. La leggerò in occasione della manifestazione “Leggevamo quattro libri al bar” di venerdì 23 settembre a Roma

Libertà

Taci, che adesso parlo io.

Se questa è libertà

Dietro le sbarre, tu

le tue spaventose manovre

la tua isteria.

Se questa è libertà

Fa’ che il presente scorra veloce

ma pianifica il futuro

con molta cura.

Se questa è libertà

Chiudi le porte,

osserva sullo schermo ciò che deve restare

ben

lontano.

Se questa è libertà

Dormi sonni tranquilli

ché hai mozzato la lingua ai tuoi vicini

deliberatamente.

Se questa è libertà

Mangia quando e quanto vuoi

ma incarta gli avanzi nei giornali, che

della fame non parlano.

Se questa è libertà

Ti salvi qualcun altro dalle angosce

cui concedi un’attenzione sacrale.

Se questa è libertà

Ma se la libertà sovrasta la mia mente

sfarfalla intorno a me e dentro di me

mentre tu non riesci a

ghermirla

Ma se la libertà mi protegge dalle tue idee

troppo lontane dalle mie

Ma se la libertà è a me così evidente

quando tu non sembri capire cosa sia

Allora la libertà è testa per me

e croce per te

allora è aria

è arbitraria

E forse potrei cederti

un poco della mia, esorbitante

libertà

per un tempo limitato

anche generosamente limitato

(purché si ratifichi un accordo)

così da liberarti

dalla mia, soffocante

libertà

di Marion Bloem

traduzione dal francese di Rita Charbonnier

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La scrittrice, pittrice, filmaker olandese Marion Bloem 

(Wikipedia – sito ufficiale) ha scritto una poesia dal titolo Vrijheid (Libertà) e ha lanciato nel mondo un invito a scrittori, poeti, traduttori di ogni nazionalità a crearne la propria versione. Secondo le sue parole:

Ho creato questo progetto perché vedo crescere l’intolleranza nel mondo e questo mi rende sempre più ansiosa. Provo vergogna per il fatto che noi, nel mio paese come in altri paesi europei, neghiamo l’accesso ai fuggitivi. Da sempre il concetto di libertà è usato e abusato. La poesia LIBERTA’ è un invito a riconsiderarlo e aprire la nostra mente a possibilità diverse. La poesia, in quanto arte, è destinata ad aprire le nostre menti e i nostri cuori. Ho invitato poeti, traduttori e scrittori di tutto il mondo a tradurre questa poesia perché spero che possa aprire menti e cuori, e favorire la comprensione e il desiderio di vivere insieme, anziché escluderci gli uni con gli altri.

Marion Bloem

Al momento nel gruppo Facebook del progetto (vedi anche la pagina dedicata) ci sono 77 traduzioni tra lingue africane e creole, bosniaco, giapponese, rumeno, arabo e quant’altro, oltre che francese, inglese e tedesco; ce n’è persino una in latino (non fatta da un italiano). Il progetto sta crescendo esponenzialmente un giorno dopo l’altro. Si ha la libertàdi candidarsi. E spargere la voce.

Ci sono già diverse traduzioni italiane, una delle quali mia. Non conoscendo l’olandese mi sono basata sulle traduzioni inglesi e soprattutto francesi. Eccola. La leggerò in occasione della manifestazione “Leggevamo quattro libri al bar” di venerdì 23 settembre a Roma

Libertà

Taci, che adesso parlo io.

Se questa è libertà

Dietro le sbarre, tu

le tue spaventose manovre

la tua isteria.

Se questa è libertà

Fa’ che il presente scorra veloce

ma pianifica il futuro

con molta cura.

Se questa è libertà

Chiudi le porte,

osserva sullo schermo ciò che deve restare

ben

lontano.

Se questa è libertà

Dormi sonni tranquilli

ché hai mozzato la lingua ai tuoi vicini

deliberatamente.

Se questa è libertà

Mangia quando e quanto vuoi

ma incarta gli avanzi nei giornali, che

della fame non parlano.

Se questa è libertà

Ti salvi qualcun altro dalle angosce

cui concedi un’attenzione sacrale.

Se questa è libertà

Ma se la libertà sovrasta la mia mente

sfarfalla intorno a me e dentro di me

mentre tu non riesci a

ghermirla

Ma se la libertà mi protegge dalle tue idee

troppo lontane dalle mie

Ma se la libertà è a me così evidente

quando tu non sembri capire cosa sia

Allora la libertà è testa per me

e croce per te

allora è aria

è arbitraria

E forse potrei cederti

un poco della mia, esorbitante

libertà

per un tempo limitato

anche generosamente limitato

(purché si ratifichi un accordo)

così da liberarti

dalla mia, soffocante

libertà

di Marion Bloem

traduzione dal francese di Rita Charbonnier

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ARMONIA DELLO SPIRITO E BENESSERE DEL CORPO, TEMA COINVOLGENTE

Oltre 200 persone, giunte anche da Torino, Milano, Verona, Cittadella, alle 2 e 30 di domenica pomeriggio, in questo auditorium alle porte di Schio, significano qualcosa. Significano che il tema “Armonia dello spirito, benessere del corpo” non è affatto un argomento che generi freddezza o indifferenza.

Più di qualcuno si aspetterà che parli di nutrizione e di cibo, ma il tempo concessomi è di un’ora soltanto. In ogni caso, non stiamo andando per niente fuori dal seminato, visto che il corpo umano si alimenta non solo di cibo materiale, come aria, acqua, sole e dei magnifici prodotti che la natura ci offre, ma anche di buoni pensieri, di etica, di valori morali e di spiritualità.

SCHIO, POLO INDUSTRIALE DELL’EUROPA, MA ANCHE CENTRO DI PASSIONE CULTURALE E RELIGIOSA

Grazie alla gentilezza di Egidio Borriero, organizzatore di questo evento, ho potuto ammirare le bellezze di Schio, che non è soltanto la zona a maggiore tasso di concentrazione industriale d’Europa, ma è anche una operosa e magnifica cittadina, con castelli, cattedrali e magnifiche chiesette dell’età romanica, oltre che un monumento forse unico al mondo, come la statua all’operaio, voluta e realizzata da Andrea Rossi, fondatore di quell’impero tessile e laniero che fu la mitica Lanerossi.

GLI ARGOMENTI CONTROVERSI RICHIEDONO DIBATTITO

Non ci sarà purtroppo tempo per domande e dibattito nel dopo-conferenza, dovendo condividere il pomeriggio con altri importanti relatori, e quindi dovrete accontentarvi di sorbire il mio documento e le mie idee. Una specie di monologo o di comizio, stile prendere o lasciare.

Tale metodo probabilmente non soddisfa voi ma nemmeno me stesso. Sia di consolazione comunque sapere che non appartengo a nessun partito e a nessun movimento, per cui non esistono preclusioni, barriere ideologiche e strade senza uscita.

L’unico criterio che mi guida è quello della ricerca del benessere per il corpo e per la mente.

Siccome toccherò argomenti anche delicati, come quelli della religione e della politica, il rischio di lasciare l’amaro in bocca a chi non condivide esiste sicuramente. Ma non è mia intenzione creare  tensione ed offesa in alcuno di voi, qualunque sia il vostro credo e le vostre convinzioni.

DISTINGUIAMO TRA BUONI CREDENTI E PESSIME ISTITUZIONI RELIGIOSE

Sappiate che, indipendentemente da quanto esporrò, nulla ho contro la religiosità e i simboli religiosi, e nulla ho contro chi, a contrario di me, entra regolarmente in una qualsiasi chiesa per pregare.

Anche perché, una cosa è la voglia che ognuno di noi ha di comunicare col mondo ultraterreno, e un’altra cosa sono la commercializzazione e la mercantizzazione del sacro, ovvero le istituzioni religiose, da sempre cariche di materialità e di interessi che ben poco hanno a che vedere con l’anima.

UNA CHIACCHIERATA MODERNISSIMA DI 2500 ANNI ORSONO

Platone (428-348 a.C), in un dialogo con l’amico Carmide, gli dice: “Non dovresti curare gli occhi senza curare la testa, o la testa senza curare il corpo. Così come non dovresti curare il corpo senza curare l’anima. Questo è il motivo per cui la risoluzione della malattia è sconosciuta ai medici. I medici falliscono regolarmente perché sono ignoranti nei confronti del tutto. Una parte specifica del corpo non potrà mai stare bene, a meno che non stia bene il tutto”.

Vi sembra forse discussione tra due persone di 2500 anni fa? O non invece argomento di scottante attualità?

IL CAVOLO CRUDO DI ROMA ANTICA E DELLA CIVILTA’ SPARTANA

Roma Imperiale era troppo vicina a Pitagora, Ippocrate e Platone, per cadere nella sofisticazione sanitaria. E dichiarò fuorilegge medici e farmaci, non per 6 o per 60 anni, ma per 600 anni di seguito.

Sei secoli corrispondenti tra l’altro al periodo di massimo fulgore fisico e spirituale della Civiltà Romana, quando Roma, autentico Caput Mundi, costruiva strade, acquedotti, stadi, scuole, terme, vespasiani. Quando Roma portava la sua lingua e le sue leggi in ogni contrada d’Europa e dei territori oltremare. Quando Roma aveva per simbolo della salute il cavolo crudo, e la dieta dei suoi mitici legionari era basata essenzialmente sulle crudità, sui fichi secchi, sui datteri e sull’orzo abbrustolito, similmente a quanto facevano i soldati di Sparta.

IL MEDICO NORMALE E LO SPECIALISTA

Il mondo di oggi è basato essenzialmente sulla concretezza, sulla materialità, sulla specializzazione.

Se dici medico, dici VIP, ma sempre un VIP normale, quasi popolare se non plebeo. Ma se dici specialista, cavolo, ti viene un brivido. Quello è un VIP divino, viene da un altro pianeta, anche a livello di parcella. Se il medico costa 150, lo specialista ne vale 300. Se è poi anche famoso, moltiplichi per due.

L’ESTREMA COMPLESSITA’ DEL CORPO UMANO

Peccato però che il corpo non sia fatto solo di materia liscia e palpabile, ma anche di sostanza immateriale ed invisibile, anche di elettromagnetismo, anche di onde vibrazionali, anche di influenze telepatiche, anche di attrazioni e repulsioni, anche di etere, di ultrasuoni, di percezioni sottili ed extrasensoriali, anche di aura extracorporea, anche di ritorni karmici, anche di frammenti divini ed eterni chiamati anima.

LA MANIFESTA STUPIDITA’ DEL MATERIALISMO

“Credere che siamo solo mossi e toccati dagli aspetti visibili delle cose è stupidità manifesta”.

Quanto sia manifestamente stupido il mondo di oggi ce lo ricorda uno dei più grandi pensatori del Rinascimento.

Il 25 dicembre 1599, Giordano Bruno dichiara all’Inquisizione Cattolica di non volersi pentire, non avendo nulla di cui doversi pentire.

Il 17 febbraio 1600, il “bestemmiatore ed empio” filosofo è condotto dai boia del Vaticano a Campo de’ Fiori, spogliato nudo e legato a un palo con la lingua in giova, e viene bruciato vivo davanti a gente che aggiunge pure gesti osceni e insulti, convinta di trovarsi di fronte a un assassino seriale.

UNO DEI PIU’ BARBARI ED INIQUI CRIMINI COMMESSI IN ITALIA

Uno dei più barbari ed iniqui crimini mai commessi nella travagliata storia d’Italia.

Brutalizzato, vilipeso ed assassinato dai papi, dagli stessi papi in costante odore di santità e di infallibilità, da quei papi che si presentano alla finestra del palazzo Vaticano per inviare benedizioni Urbi ed Orbi.

PER CERTI MEDICI E CERTI SACERDOTI ABBIAMO SCARSA SIMPATIA

Che auspichiamo, un mondo senza medici e senza sacerdoti? Un mondo senza vescovi, senza curati e senza papi? Auspichiamo forse un ritorno alla figura del guru e dello sciamano? Un ritorno ai guaritori, ai riti magici Vudu, ai digiunatori, ai breathariani, alle streghe e ai fattucchieri?

Siamo forse per un andamento a ritroso? No, occorre andare avanti.

Conoscere nei dettagli le parti anatomiche del corpo non è necessariamente un male. Può anzi essere cosa positiva, a patto che non venga mai a mancare la percezione e la conoscenza del tutto, quella conoscenza che include non solo il corpo visibile, ma anche quello che non si vede.

I RIFLESSI CONDIZIONATI E LA PSICOLOGIA COMPORTAMENTALE

Il fatto è che le cose non stando andando per il verso giusto.

Classico è l’esempio della psichiatria ospedaliera che poco o nulla sa dell’essere umano, conoscendo però a menadito solo una parte della mente, quella cioè dei riflessi condizionati, studiati a fondo da Ivan Petrovic Pavlov (1849-1936).

Gli psichiatri moderni hanno imparato molto bene alcune tecniche usate in veterinaria, come quella di addestrare i cani.

Solo che, quando applicano la stessa tecnica agli esseri umani, la chiamano pomposamente psicologia comportamentale, che è poi nient’altro se non un mezzo di controllo a servizio del regime.

Gli psichiatri nulla sanno dell’essere spirituale, e danno per scontato che anima, spirito, karma e persino aura eterea non esistano affatto, e siano magari aria fritta o leggende metropolitane.

UN GENERALE COMPLOTTO CONTRO IL FATTORE SPIRITUALE

Non solo la psichiatria è contro l’esistenza dell’essere spirituale, ma tutto l’establishment medico, tutta la scienza ortodossa, i sociologi e persino la maggioranza dei normali cittadini, imbevuti di McDonald’s, Coca-Cola e televisione, la pensano allo stesso modo, sbagliando clamorosamente.

Non è con la chimica che l’uomo si salva, ma con la filosofia.

Non è con l’atomo e la molecola, e nemmeno col gene e col cromosoma, ma con la forza dell’anima, con la razionalità spirituale del pensiero.

Cosa c’è poi di più spirituale del corpo che abbiamo? Gli Scribi e i Farisei delle chiese ci hanno insegnato a dividere persino il corpo e l’anima, a disprezzare il nostro corpo, a demonizzarlo, a coprirlo, a nasconderlo.

RISPETTANDO IL CORPO RISPETTIAMO ANCHE L’ANIMA

Ma il corpo è l’espressione massima della nostra personalità realizzata qui sulla Terra. Quando ce ne separiamo diventa polvere ma, prima di allora, è intriso di essenza karmica-spirituale.

Impariamo dunque a rispettare il corpo in tutti i sensi e in tutte le direzioni.

Rispettare il nostro corpo significa conoscerlo, migliorarlo, guarirlo, riequilibrarlo, ma anche accettare le sue insite limitazioni.

Diamogli tutto quello che esso ci richiede, con intelligenza, coscienza e senso di responsabilità. Diamogli il cibo migliore, l’aria, il sole, il movimento, la cultura, l’amore, la libertà, la gioia delle emozioni e dei sentimenti.

Curiamo pure l’ego e i nostri interessi individuali, ma senza farlo a scapito di altri.

ENERGIZZIAMOCI E CARICHIAMO AL MEGLIO LE NOSTRE BATTERIE

Carichiamoci di energia, prendiamola dalle stelle respirando a fondo e rivitalizzandoci.

Prendiamola dal cibo profumato e colorato, dai ricettacoli di sole che sono i frutti, i fiori, le verdure e i semi. Prendiamola dal contatto e dalla vicinanza con gli alberi, dalla carezza condivisa a un animaletto spaventato e bisognoso di protezione. Prendiamola dal magnetismo della terra e dell’acqua, dall’esposizione all’aria e al sole.

Prendiamola dal contatto telepatico sociale, religioso, virtuale, sessuale e non-sessuale col prossimo. Prendiamola da quello che viene, da un sorriso, da una benedizione sincera, da un incoraggiamento, ma anche da una critica. E distribuiamo pure la nostra energia dovunque essa possa giovare a qualcosa.

LA SOFFERENZA DEL VIVERE E DEL MORIRE

Sia la salute, che la tendenza del corpo verso di essa, grazie a precisi e bene individuati meccanismi corporali, sono un dato di fatto.

Il corpo umano è progettato per autoguarire.

Esiste sicuramente anche il fato, l’imponderabile, la logica superiore, la sfiga, il meccanismo karmatico e sfuggente, quel qualcosa che tende a giustificare, giusto o sbagliato che sia, la sofferenza e la drammaticità del vivere e del morire.

VIETATO CERCARE ALIBI E SCAPPATOIE

Il fato e il destino non sono una buona scusa per metterla sul piano del fatalismo, del casualismo e del pessimismo. Non sono nemmeno una buona scusa per accentuare i fattori emotivi, spirituali e traumatici come fa il dr Ryke Geerd Hamer, scordando che il trauma diventa micidiale soprattutto nei corpi tartassati dal mal-nutrirsi, dal mal-pensare e dal mal-vivere.

Né sono una buona scusa per etichettare le patologia con nomi strani tipo malattia microbica, virale, contagiosa, allergenica, inguaribile, autoimmune, lantanica, idiopatica, inspiegabile, fulminante.

Non cerchiamo dunque scappatoie e comodi alibi alla nostra profonda ignoranza, alla nostra presunzione, ai nostri errori marchiani.

Le malattie sono basilarmente omogene (uomo-causate, e pertanto dietologiche e comportamentali), oppure iatrogene (medico-causate e farmaco-causate).

DIVINA DISTRAZIONE O DIVINA PROVVIDENZA

Obbligo morale, civile ed etico per l’uomo, rimane quello di capire e di conoscere se stesso, e anche di accettare il proprio ruolo e le proprie chance, migliorando e puntando al massimo benessere possibile.

Se cerchiamo comunque una logica e una spiegazione razionale al fato negativo e tragico di chi nasce male o di chi muore in un incidente causato da altri, essa probabilmente esiste e la potremmo chiamare “distrazione divina” (per chi vede in Dio un essere superiore ma anche indifferente ai fatti umani), o “divina provvidenza” (per chi trova dovunque lo zampino divino, per chi vede in Dio il distributore, con in mano il bilancino, di purgatori, paradisi ed inferni “una-tantum”.

L’ANELLO PIU’ DEBOLE

Le debolezze e le carenze umane sono tante e sono laceranti.

Vale il discorso della catena, dove è l’anello più debole, e non certo quello più forte, a determinare il coefficiente di rottura.

Che l’anello più debole della catena umana sia quello spirituale è un dato di fatto.

Il creatore ci ha dato però i mezzi concreti per rafforzare le nostre debolezze e le nostre magagne.

Se poi siamo degli autolesionisti che rinunciano a utilizzare gli strumenti messi a nostra generosa disposizione, la colpa non va addossata ad altri.

Pensare, ad esempio, di rafforzare il nostro coefficiente etico-spirituale, quando amiamo trasformare il nostro intestino, il nostro colon, il nostro tempio della salute, in fossa cimiteriale di altri esseri brutalizzati senza remissione, senza difesa, senza giustizia e senza scampo, è quanto mai illusorio, pretenzioso, aberrante ed abominevole.

LA GRAVISSIMA CRISI DELLE MAGGIORI RELIGIONI

Parlare di corpo e anima, di materia e spirito, significa coinvolgere la religione.

Ci dà forse una mano, la religione?

Le religioni tradizionali sono tutte in gravissima crisi di vocazioni e di adepti, ed anche in crisi di ispirazione, in crisi di motivazione, se si esclude quella economica della sopravvivenza (che per la religione cattolica significa prosciugare annualmente milioni di € allo stato italiano, in legale rispetto ai Patti Lateranensi).

NESSUNA CRISI PER GLI EVANGELIZZATORI MILIARDARI DEL NEW AGE

Niente affatto in crisi invece i ricchi e potenti globalizzatori della nuova pan-religione mondiale, chiamata New Age, che a parole vantano l’alibi di battersi per l’ambiente, per la non-violenza inter-religiosa e per lo stop alla discriminazione razziale.

“Cristo ci ama”, dicono. “Cristo ci ama, ed è venuto a salvarci, a salvare tutti coloro che stanno nel movimento globalizzatore e nel New Age”.

“Padre perdonali, non sanno nemmeno quello che fanno”, è il loro mantra nei riguardi della Cristianità, e di chiunque la pensi in modo difforme.

UN BANALE PATERACCHIO MISTICO CHE HA IL VANTAGGIO DI NUOTARE NELL’ORO

Il New Age, uscito dal ventre della Cristianità, e formato da una miscela di fedi e di pratiche che cadono fuori dai confini delle religioni tradizionali.

Monache che si muovono nei labirinti di una nuova deità femminile, gente che punta a guarigioni telepatiche in cui il terapeuta manipola i campi energetici senza toccare il corpo della paziente.

Hilary Clinton che contatta lo spirito di Eleanor Roosevelt, sotto la guida di Jean  Houston, una guaritrice che si vanta di essere la reincarnazione in terra di Eleanor stessa, e che dirige una scuola del mistero in New York, spingendo la gente a fare cose strane, ma soprattutto ad alleggerirsi del proprio conto in banca.

UN NEALE DONALD WALSCH BRAVISSIMO A CONIARE SLOGAN

Milioni di americani, dotati più di danaro svalutato che di buon senso, marciano in tale direzione.

Pagano milioni di quote associative annue, comprando così la loro porzione di libera, comoda e stilizzata spiritualità. Questo è il tipo di gente che dice “Sono spirituale, ma non religioso”.

Questo è il tipo di gente che ha fatto diventare best-seller fino dal 1977 “Le conversazioni con Dio”, di Neale Donald Walsch, scrittore statunitense diventato guida spirituale del New Age con slogan del tipo:

–       Dio cerca dei leader, non dei seguaci.

–       Seguire Dio può salvare la nostra vita, ma guidare gli altri può salvare il mondo.

–       La più grande ironia della vita è che tutto ciò che desideriamo ce l’abbiamo già.

–       Non avere paura del buio, ti aiuterà a ritrovare la luce.

–       Non avere paura della malattia, ti aiuterà a ritrovare la salute.

–       Smetti di usare il passato per restare a galla. Lascia andare il salvagente e naviga verso nuovi lidi.

–       Non reagire alle critiche per quanto ingiuste ed assurde. Tutte le aggressioni sono in realtà richieste di aiuto.

L’APOCALISSE E LA CERNITA TRA I BUONI E I CATTIVI, COME DIRE SENTIAMO PUZZA DI BRUCIATO E DI “TORRE DI GUARDIA”

E mi fermo qui, sennò corriamo il rischio di diventare anche noi degli adepti. Chiaro che è solo una battuta. Troppo bello e troppo spirituale per essere vero.

Questa gente si attende pure una imminente apocalittica trasformazione che guiderà l’umanità intera nella New Age.

Per azione dell’uomo (tsunami, terremoti, epidemie, microchip), o per azione dello spirito, la Terra sarà ripulita da coloro che rifiutano di globalizzarsi e di evolversi “spiritualmente”.

Altro che Testimoni di Geova e Torre di Guardia.

Questi sono fanatici 100 volte di più, ricchi 100 volte di più, attaccaticci 100 volte di più, insopportabili 100 volte di più e minacciosi 100 volte di più.

LA SCOMPARSA DI TUTTE LE RELIGIONI? FINALMENTE! NON SE NE VEDEVA L’ORA!

“Nella Nuova Era chiamata New Age scompariranno le religioni, specie la Cristianità e il Giudaismo, considerate separative, divisive, obsolete”.

E fin qui va benissimo. E’ da millenni che ogni italiano nel cuor suo sogna il grande momento in cui scompariranno le chiese consacrate e nascerà una autentica religione senza papi, senza preti, senza diavoli, senza inferni, senza purgatori, senza oboli e senza acque sante.

MA LA DOCCIA FREDDA E’ DIETRO L’ANGOLO

Ma le spiegazioni continuano e producono una doccia scozzese, dove si cade dalla padella nella brace.

“Nella Nuova Era ci sarà un governo e un ordine mondiale, un NWO, un Nuovo Ordine Mondiale, e una Nuova Economia basata sulla obbedienza e sulla condivisione”.

Non più un Vaticano ma un Super-Vaticano.

Non più papi ma Super-Papi e super-Despoti!

IL VIZIETTO DEL SANGUE BLU

A questo punto dobbiamo fare un passo più avanti ancora, toccando argomenti scottanti come il Zionismo, la massoneria e l’eugenetica.

Tre argomenti che non vengono piazzati qui a caso, o per infiorare il discorso.

Essi sono i comuni denominatori che legano l’èlite delle 13 famiglie dominatrici del mondo, legate da precisi legami di sangue. Nessuno diventa presidente degli Stati Uniti, nemmeno Clinton, nemmeno Bush, nemmeno Obama, se non risponde a precisi criteri che includono la provenienza dalla trafila Skull and Bones (della Yale University), e se non ha precisi addentellati di sangue con le maggiori famiglie del pianeta, includenti i ceppi Rothschild, Rockefeller e Windsor.

LA TEOSOFIA, DA RELIGIONE PER GENTE STRAMBA A RELIGIONE DI POTERE

Negli ultimi 135 anni i leader religiosi del New Age hanno seguito la falsariga innovativa e rivoluzionaria della Teosofia, operando dietro le quinte e quasi sottoforma di gente intellettualoide e sofisticata, dalle teorie originali e prive di sbocchi concreti.

Gente per palati fini, accettata comunque dal potere.

Oggi invece la situazione si è letteralmente rovesciata.

La Teosofia non è più tollerata ma sta addirittura sugli scudi.

I POTENTI VESCOVI ANGLICANI, I MILITARI E LA BORSA DELL’ORO

Oggi i teosofi del New Age parlano alle orecchie e dettano istruzioni sussurrate ai potenti della politica, ai magnati dei media, dei giornali e delle televisioni, ai dirigenti delle Nazioni Unite, ai titolari delle Fondazioni miliardarie, ai potentissimi Vescovi Anglicani d’America e del Regno Unito, ai punti strategici del Triangolo del Potere, inclusivi del Vaticano e del Papa Nero dei Gesuiti, inclusivi della City of London (borsa mondiale dell’oro) e del District of Columbia (controllo militare del globo).

I soldi non mancano.

Qui non arrivano elemosine ed oboli, ma finanziamenti sostanziali da gente che scuce grosse cifre e svuota i suoi conti segreti.

LA BLAVATSKY, L’OCCULTO E LO SPIRITUALISMO

Helena Petrovna Blavatsky seppe mescolare le religioni orientali con l’occultismo occidentale, quando fondò il movimento teosofico a New York nel 1875, in nome della fratellanza universale.

La Teosofia ha influenzato sin da allora l’occulto, lo spiritualismo, il Nuovo Pensiero (New Thought) e i gruppi New Age del mondo intero.

Per la Blavatsky il signore non è Dio, il genere umano lo è.

L’uomo è la vera divinità manifestata sia nell’aspetto buono che in quello cattivo. Non a caso viene esaltata la figura del Diavolo, dell’anti-Dio, del Lucifero.

Siccome l’uomo è fondamentalmente buono, l’umanità riuscirà ad emanciparsi dai suoi falsi Dei, e si ritroverà finalmente libera e redenta.

SI PERCEPISCONO COLLEGAMENTI CON LA RAZZA ARIANA E CON IL NAZISMO

Più che l’umanità, però, saranno i bene-informati, i privilegiati, la razza Ariana e le nazioni civilizzate ad essere capaci e degni di redenzione.

Altri popoli, come i selvaggi dell’Amazzonia, i Veddah di Ceylon, alcune tribù africane o della Nuova Guinea, rappresentano per il New Age razze inferiori che “per nostra fortuna” già si stanno estinguendo.

“L’umanità ha un solo stesso sangue, ma non la stessa essenza”.

Pensa che bello essere cittadini singalesi o del Bangladesh, o essere aborigeni australiani, o comunque avere la pelle diversa, e sentirsi dire che siamo una razza inferiore e per fortuna in estinzione!

ALICE BAILEY, DJWHAL KHUL E IL GRANDE LUCIFERO

Nei primi anni del 1900 Alice Bailey insegnava teosofia in America e, nel 1922, fondò a New York la Lucifer Publishing Company, ridenominata Lucis Publishing nel 1933. Tra il 1922 e il 1949 la Bailey ha pubblicato 24 libri, con rivelazioni prese dall’ascendente spirituale tibetano Djwhal Khul.

Sono trascorsi 50 e più anni dalla morte della Bailey, ma l’influenza della teosofia continua a crescere nel mondo.

ROBERT MULLER, L’ARCIVESCOVO MORTON E LE NAZIONI UNITE

Tanto che Robert Muller, assistente del segretario generale delle Nazioni Unite, e vincitore del premio Unesco per la sua Robert Muller School basata sulla filosofia di Khul e della Bailey, esalta oggi la teosofia e supporta la URI (United Religious Initiatives) in linea coordinata con Neale Donald Walsch e con James Park Morton, Decano della Cattedrale Episcopale di St John The Divine, a New York, fino al suo ritiro del 1997.

La Fondazione Rudolf Steiner ha pure dato, ultimamente, delle sovvenzioni alla URI.

Morton vanta poi amici di alto livello e sta nel Consiglio Societario della Global Green-USA, affiliata alla Green Cross International di Mickhail Gorbachev.

MICHAIL GORBACHEV, DA PRESIDENTE DELL’UNIONE SOVIETICA A STELLA DEL FIRMAMENTO NEW AGE

Una seconda società di Gorbachev, la State of the World Forum di San Francisco, riceve lauti fondi dalla CNN, dalla Hewlett-Packard, dalla Occidental Petroleum, dalla Carnegie Corp, dalla Kellogg Foundation e dalla Rockefeller Bros Fund, attraendo un migliaio di VIP internazionali a San Francisco, incluso caporioni della famigerata Trilateral Commission e della Banca Mondiale.

Tra i 22 co-presidenti, ci sono, oltre a Gorbachev, all’Arcivescovo Desmond Tutu e a Federico Mayor (direttore generale dell’Unesco), altri personaggi delle Nazioni Unite, ma nessun leader cristiano e nessun esponente ebraico.

In altri termini, i promotori degli ideali teosofici e della New Age si riempiono la bocca di tanta bella spiritualità e di tanti ideali umanitari ed internazionalisti, ma rimangono in realtà strumenti nelle mani della super-ricchezza e del super-potere, strumenti nelle mani dei soliti Rothschild e Rockefeller.

ALLA FINE RIMANE BEN POCO IN CUI CREDERE

Alla fine, caduti gli ideali politici, falliti quelli religiosi, smembrati quelli economici, alla gente comune e soprattutto alla gioventù che si affaccia alla vita, resta ben poco in cui credere.

Ecco allora il dilagare di un grave fenomeno quale l’indifferenza, l’alienazione, lo sconforto, la frustrazione esistenziale che diventa nevrosi.

Quella sofferenza che si ha quando l’uomo non riesce a trovare delle motivazioni e delle spinte a dare il meglio di sé.

L’AUTENTICO DRAMMA DELLA GIOVENTU’ ODIERNA

Che fare? Pensare forse al suicidio?

Non è forse suicidio la sigaretta, le caffeine, i frastuoni dopati e dopanti della discoteca, i redbull, le anfetamine e le varie sostanze distruttive che vengono assunte dalla gioventù con deplorevole disinvoltura, portandola spesso a finire nel peggiore dei modi, orribilmente mutilata tra le lamiere contorte di veicoli inguardabili?

VIKTOR FRANKL E LE TECNICHE ANTI-SUICIDIO

Per il neurologo-filosofo Viktor Frankl (1905-1997), teorico della Logoterapia, la frustrazione in sé non è fenomeno patologico o patogenico.

La preoccupazione, persino la disperazione circa lo scarso valore della vita è un disturbo esistenziale ma non una malattia mentale.

La logoterapia cerca di pilotare il giovane in crisi, o comunque il paziente, attraverso la sua crisi esistenziale di crescita e sviluppo, cerca di assisterlo nel trovare dei significati nascosti nella sua esistenza, tramite un processo analitico.

I successi di Frankl sono stati strepitosi.

Dove passava lui non si verificavano più casi di suicidio.

LA LOGOTERAPIA IN ALTERNATIVA ALL’EROS

La logoterapia devia e si stacca dalla psicanalisi di Freud, e dalle derivazioni della Scuola di Francoforte, in quanto considera l’uomo come un essere la cui principale preoccupazione è quella di avere un ruolo, e non solo quella di gratificare e soddisfare freudianamente le proprie voglie e i propri istinti sessuali (vedi Herbert Marcuse, e i suoi capolavori “Eros e Civiltà” e “L’uomo a una dimensione”).

Si tratta qui di riconciliare le esigenze culturali tra io, ego e super-ego, adattandosi alla società e al mondo circostante, adottando la formula  D = S – M, ossia  DISPERAZIONE uguale SOFFERENZA meno MOTIVAZIONE.

TENSIONE E MOTIVAZIONE COME STRUMENTI DI RINASCITA E DI EMANCIPAZIONE

La tensione in sé è un requisito di salute mentale, secondo Frankl.

Essa porta alla ricerca di un ruolo o di un significato.

La tensione può a volte causare gravi contraccolpi interni più che equilibrio ed armonia, ma essa rimane un pre-requisito indispensabile per la salute mentale.

Non c’è nulla di più efficace, capace di aiutarci a superare ogni difficoltà, se non la conoscenza della propria missione a questo mondo, la conoscenza del perché siamo qui e delle cose che siamo chiamati a svolgere.

“Colui che ha un perché per il quale vivere è in grado di superare qualsiasi ostacolo”, parola di Friedrich Wilhelm Nietzsche.

IL SEQUESTRO DI UN MANOSCRITTO

“Nel mio caso, quando all’arrivo ad Auschwitz mi venne confiscato il manoscritto pronto per la pubblicazione, il mio desiderio fervente di riscriverlo mi aiutò a sopravvivere al rigore e ai patimenti dei campi di sterminio”, scrive Viktor Frankl. La salute mentale è basata su un certo grado di tensione tra quanto abbiamo ottenuto e fatto nella vita, e quanto non siamo ancora riusciti a realizzare.

In biologia e medicina l’obiettivo più alto è l’equilibrio, l’omeostasi chiamata salute e massima forma fisica. Ma, in psicologia, è la tensione per la conquista di se stessi ad avere un valore particolarmente positivo e terapeutico. Senza la tensione la mente tende ad impigrire e ad appiattirsi.

IL VACUUM ESISTENZIALE CHE PORTA AL CONFORMISMO E AL TOTALITARISMO

Il vacuum, il vuoto esistenziale, è un diffusissimo fenomeno del 20° secolo.

All’inizio della sua storia l’uomo ha perso gli istinti animali che lo guidavano.

In questi ultimi decenni ha perso pure la sicurezza nelle tradizioni e la certezza di certi valori in cui magari credeva. Nessun istinto e nessuna tradizione gli dicono cosa fare. Nulla di strano che egli stesso non sappia come impiegare il suo tempo. Così finisce nel fare quello che fa la maggioranza (conformismo), o nel fare quello che gli altri desiderano che lui faccia (totalitarismo).

UN VACILLARE TRA LO STRESS E LA NOIA

Il vuoto esistenziale si manifesta in uno stato di noia. Shopenhauer dice che il genere umano vacilla tra lo stress e la noia, ma in effetti è la noia quella che causa più problemi alla psichiatria, e la noia aumenta con la maggiore automazione e il maggior tempo libero.

LA NEVROSI DOMENICALE

La nevrosi domenicale è la tipica depressione che affligge la gente nei giorni di festa. E’ in quei giorni che essa diventa cosciente della carenza di contenuto della propria vita.

La corsa settimanale allo studio o al lavoro si interrompe bruscamente, e il vuoto dentro di essa diventa manifesto e drammatico. La nevrosi arriva anche a Pasqua e Natale, a Ferragosto e nei ponti festivi.

Per fortuna che c’è il calcio, la Formula Uno, il ciclismo e la moto GP.

LA PERICOLOSA ANSIA DEL DOVERSI DIVERTIRE

Molti casi di suicidio avvengono proprio in tali circostanze. Fenomeni come depressione, aggressione, dipendenza da sostanze nervine-alcoliche-zuccherine-droganti, non si riescono a comprendere se non si capisce il vuoto che troppa gente nasconde dentro di sé. Questo vale anche nelle penose situazioni degli anziani. Questo vale pure nell’ansia giovanile di evadere ad ogni sabato sera, ad ogni Ferragosto e ad ogni Capodanno. Ma è proprio quando ti devi divertire per forza che non ti diverti affatto.

OGNI GIORNO DELL’ANNO E’ BUONO PER EMANCIPARSI

Solo la stupidità umana e le convenzioni umane riescono a far dimenticare che ogni giorno dell’anno ha uguale importanza e dignità, che ogni giorno dell’anno è lavorativo e festivo, che ogni giorno deve essere Pasqua, Natale, Ferragosto e Capodanno messi assieme, che ogni giorno merita di essere vissuto pienamente, che ogni giorno è buono per sfruttarlo appieno nel divertimento, nello svolgimento del proprio dovere e nella realizzazione di se stessi.

NON POSSIAMO TRADIRE LA NOSTRA MISSIONE PERSONALE

Ci sono poi varie maschere che fanno da riparo e da surrogato al vuoto esistenziale, e che compensano in modo vicario i valori e i ruoli. Esse sono la voglia del potere, l’accumulazione del danaro e la ricerca del piacere, quando sono spinte a livelli estremizzanti.

Quello che conta non è il significato della vita in generale, ma il significato della vita di una persona in un determinato momento (lì e oggi).

Ognuno ha la sua specifica vocazione da seguire o la sua missione personale da compiere, il suo dovere da compiere e da realizzare in concreto, da cui non può sottrarsi e a cui deve prestarsi con senso di responsabilità.

SARTRE E KEROUAC, ELVIS PRESLEY E MICHAEL JACKSON

La gente va disperatamente alla ricerca di se stessa, alla ricerca dell’equilibrio, dell’appagamento, della felicità. Perde il suo tempo e i suoi giorni senza trovarla mai, e cade allora nella disperazione, nella noia disperante e distruttiva del grande Jean-Paul Sartre (1905-1980), che rifiutò nel 1964 il Nobel per la letteratura, o nell’abuso di libertà e di alcol di Jack Kerouac (1922-1969), ispiratore di Bob Dylan e della Beat-Generation.

Lo stesso Elvis Presley fu stroncato dalla droga ad appena 40 anni, mentre l’ultimo suo successo discografico del momento “Satisfy me”, ripeteva quella frase in modo ossessivo per una trentina di volte, proprio a denunciare la mancanza di soddisfazione, di motivazione, persino in uno come lui che aveva già tutto. Stessa cosa, e siamo ai nostri giorni, per Michael Jackson.

IL SEGRETO DELLA FELICITA’ STA NELL’AUTOSTIMA

Il segreto della felicità umana esiste e sta nella ricerca del logos, della ragione, del significato.

La felicità sta nella filosofia del “meaning-orientation”.

Il segreto sta nel cambiare le nostre attitudini di fronte alle difficoltà, nel trasformare la disgrazia in trionfo, nel saper creare e produrre qualcosa di buono, di utile, di bello.

Il segreto sta nel valorizzare la propria esperienza mentale, lavorativa, sportiva, artistica.

Il segreto sta nel fare le cose giuste e positive, nell’essere in continua autostima ed armonia con noi medesimi e col mondo che ci circonda, un’armonia integrale che coinvolga lo spirito e la materia, il corpo ed anche l’anima.

HANNO RAGIONE FRANKL E MARCUSE, E HA TORTO MARCIO IL NEW AGE

Alla fine, per quanto diversi, hanno ragione entrambi, sia Frankl che Marcuse.

Chi ha torto marcio è il New Age, che sta andando nella direzione esattamente contraria, trasformandoci in esseri a una dimensione, privi di eros e privi nel contempo di motivazione.

Se togli all’uomo la motivazione, rimane solo la disperazione allo stato puro.

Se gli togli la fantasia e la libertà, imponendogli i tuoi schemi politici e religiosi, lo rendi massificato ed inquadrato.

Se gli togli l’Eros, e la voglia di manifestare se stesso attraverso le sue pulsioni sensuali, non gli rimane che il Thànathos, l’istinto di morte, la voglia di autodanneggiarsi e di scomparire prima del tempo.

Valdo Vaccaro

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(Conferenza di Artegna-Udine del 13 Settembre 2011, Centro Yoga)

MI VOGLIONO MEDICO

Esiste una spinta oggettiva da parte dei lettori che mi seguono a considerarmi medico e a confondermi con un medico. Magari medico alternativo, ma sempre medico.

Lo deduco dalle mail che continuo a ricevere, con allegati test che mostrano qualche valore fuori dalla media, provocando in loro ansietà e tensione a non finire (ansietà e tensione che sono totalmente fuori luogo, che non hanno ragione di esistere, e che sono causa di sballo-valori e di malattia).

 SONO SOLTANTO UN FILOSOFO DELLA SALUTE A INDIRIZZO IGIENISTICO-NATURALE

Tengo a ribadire che sono un semplice studioso e ricercatore, un filosofo della salute (a indirizzo igienistico-naturale) e non un medico.

Non ho i titoli accademici per fare il medico, né il desiderio e l’ambizione per farlo.

Non sono nemmeno in concorrenza con la medicina.

Se fossi medico, non potrei nemmeno parlare come parlo, in tutta franchezza e trasparenza, e verrei sicuramente radiato dall’Ordine dei Medici.

Per quanto rispettoso di ogni medico per principio, sono contento, fiero ed onorato di non essere medico, di non far parte del tipo di medicina oggi predominante.

ESISTE UNA MINORANZA DAL METABOLISMO TUTTORA FUNZIONANTE

Esistono basilarmente due tipologie o categorie di uomini al mondo.

La prima categoria è rappresentata da quelli che hanno un metabolismo normale e funzionante.

Quelli che, detto in parole povere, mandano fuori rapidamente e regolarmente i residui delle sostanze che hanno messo dentro.

Quelli che (A) orinano, (B) traspirano, (C) defecano, (D) lacrimano, (E) tossiscono e demuchizzano, (F) spermano (G) scaricano le tensioni, e che hanno dunque un buon ricambio acqueo.

ED ESISTE UNA LARGA MAGGIORANZA DAL RICAMBIO LENTO E ASFITTICO

La seconda categoria è quella degli umani a metabolismo lento, pigro, inattivo, dove i reni e pelle sono al limite del fallimento funzionale in quanto: (1) Non rimuovono le sostanze tossiche, (2) Non ripristinano l’equilibrio elettrolitico, (3) Non riconducono a un bilancio acido-basico, (4) Non filtrano e non rimuovono i liquidi, azzerando o riducendo al massimo la minzione.

Purtroppo, la prima categoria è in via di quasi-estinzione, mentre la seconda rappresenta ormai la regola.

SIAMO ESSENZIALMENTE FATTI DI ACQUA

Non possiamo scordare che il corpo umano, per un peso di 75 kg, è formato da 45 kg di acqua totale corporea, con grossomodo 20 litri di fluidi extracellulari (sangue e linfa) e 25 litri di fluidi intracellulari.

Nei 5 litri di sangue (o plasma) che abbiamo, liquido rosso e tendente al denso, galleggiano globuli rossi (4-5 milioni per mmc), globuli bianchi (6-8000 unità per mmc) e piastrine (200-400 mila per mmc).

Nei 15 litri di linfa c’è acqua biologica, liquido linfatico interstiziale che imbeve cellule e tessuti scorrendo nei vasi linfatici, che sono canali di diverso calibro che raccolgono la linfa e la comunicano al sistema sanguigno.

IL SISTEMA LINFATICO NECESSITA DI MOVIMENTO FISICO

La linfa è alleato e fattorino del sangue. Il sangue si avvale della linfa per mantenere in vita o per ricambiare i nostri 100 trilioni di cellule (o 100 mila miliardi). Il sistema linfatico è mezzo di trasporto e di comunicazione del materiale nutritivo e degli scarti, una complessa rete di ghiandole, nodi, vasi, dotti, pozzetti, pieni di liquido prezioso che bagna costantemente le cellule.

Il sistema linfatico viene movimentato non dal cuore, come succede per il sangue, ma soprattutto dal movimento fisico, dalla ginnastica, dal camminare, dal correre, dal nuotare, dal sano erotismo che è ormai scomparso dal dizionario e dal galateo umano.

ASSOLUTO BISOGNO DI UNA ALIMENTAZIONE VITALE E RICOSTITUENTE

La pelle umana, nonostante i suoi 5 milioni di pori, non riesce a svolgere il suo naturale lavoro di secondo rene e secondo polmone.

Troppo il lavoro da svolgere e troppo bassa l’energia a disposizione.

Le cellule umane sono collegate tra loro bio-elettricamente, a condizione che il corpo sia equilibrato e vitale, ovvero con le batterie cariche e non svuotate e con la spia rossa accesa.

Il corpo deve essere insomma in forma fisica, e deve emettere almeno 6500 Angstrom, in termini di onde vibrazionali, e deve irradiare un’aura di colore rossastro (distributrice di energia) e non di colore grigiastro o nerastro o ai raggi-X (assorbitrice di energia al pari di un buco nero stellare).

L’ALIMENTO CARNEO, COTTO E DEVITALIZZATO CAUSA PIGRIZIA LINFATICA

Quando c’è scarsezza di onde e di raggi all’infrarosso, quelli che ci vengono regalati dalla frutta e dalle verdure crude, e quelli che ci vengono regalati pure dagli amidi naturali protetti e cotti in modo intelligente (patate, castagne, zucche, rape, pop-corn, semi e cereali tenuti preventivamente in ammollo), il corpo non riesce a garantire sufficiente energia vitale ai suoi 45 litri di acque totali corporee, e si crea uno stato di pigrizia linfatica, di scarso ricambio, di rallentato metabolismo.

STIPSI E DISBIOSI INTESTINALE, CON MIASMI PUTREFATTIVI CHE RISALGONO

Quando nella dieta si includono proteine animali, e cibi devitalizzati a basso valore vibrazionale (sotto i 6500 Angstrom), il sangue si addensa paurosamente e pure l’intestino fa le bizze.

La stipsi è tale per cui il materiale esausto si accumula per giorni e giorni causando indurimenti, diverticoliti, surriscaldamento e febbre intestinale, nonché disbiosi intestinale, ovvero squilibrio tra batteri aerobi e sapròfiti (vegetal-derivati), amici della simbiosi e dell’equilibrio gassoso interno, e batteri anaerobi, putrefattivi e disbiotici (animal-derivati).

La disbiosi è causa di miasmi putrefattivi che risalgono l’intestino, causano riflussi e gastriti, e finiscono in zona cranica, causando problemi agli organi visivi, uditivi ed olfattivi, e producendo danni pure al sistema endocrino e a quello cerebrale.

UN MONDO DI STITICI CHE VEDE I SERVIZI IGIENICI COL BINOCOLO

La maggioranza della gente di oggi pretende di vivere in modo asciutto e asettico, per cui vede i servizi igienici col binocolo anziché ad occhio nudo, con fastidio anziché con soddisfazione.

Gente che va il meno possibile al bagno e che si considera sana e normale, confortata dal fatto di essere circondata da tanti altri stitici con le stesse caratteristiche, inclusi gli stessi medici.

TUTTI SPECIALIZZATI NELLA RITENZIONE

L’uomo moderno, robotizzato e pianificato dal sistema, privato dei suoi ritmi circadiani e dei suoi fabbisogni metabolici, è diventato una macchina ad alto grado di ritenzione idrica, ad alto grado di ritenzione escrementizia, ad alto grado di ritenzione spermatica, ad alto grado di ritenzione urica, ad alto grado di ritenzione mineral-inorganica, ad alto grado di ritenzione tossica (piombo, mercurio, alluminio, bario, nickel, antimonio, cadmio, ferro, calcio, sodio).

Un robot impregnato di veleni all’inverosimile, e bisognoso di drammatiche chelazioni chimiche ogni tot mesi, come delle vetture delicate bisognose di fare periodici tagliandi o controlli.

LA RITENZIONE E’ UNA COSTIPAZIONE, UNA IMPREGNAZIONE TOSSICA

La ritenzione, ovvero questo stato di quasi-impermeabilità, comporta pesanti conseguenze che sono lo stress, l’ipertensione, l’ipercolesterolemia, l’iperinsulinemia, l’ipercortisolismo, il simpaticotonismo, lo stato intossicativo del sangue reso ultradenso e non-circolante, con tutta una serie di infiammazioni locali. Diabete, fallimento renale e dialisi, tumori e cardiopatie, trovano terreno ideale per svilupparsi in un contesto corporale di quel genere.

E la medicina vaccinatoria, farmaco-maniaca, interventistica e trapiantistica, trova modo di piantare in tale comodo terreno le sue bandiere, le sue esclusive legali, i suoi presidi, i suoi dogmi.

L’IGIENISMO INSEGNA BUONA NUTRIZIONE E BUONA EVACUAZIONE, IN DURO CONFLITTO CON LA MEDICINA STITICOFILA

Ma chi insegna salute e buona nutrizione non può non insegnare anche buona traspirazione e buona evacuazione. Non può non insegnare anche metabolismo senza freni e senza rallentamenti patologici.

Ogni igienista naturale si troverà in insanabile conflitto con una medicina che teorizza una nutrizione anti-epatica, anti-pancreatica, anti-endocrina, anti-ematica, anti-renale e anti-microbica, ovvero una nutrizione alto-proteica, alto-grassa, alto-zuccherata, alto-salata, alto-cottista, alto-farmacizzata.

Ogni igienista naturale si troverà in collisione con scuole irresponsabili che tengono 30 ragazzi chiusi in aule dalle finestre serrate che diventano velenose al pari di camere a gas, illuminate magari da neon ai vapori di mercurio.

L’IGIENISMO IN LOTTA COI NEMICI DELLA SALUTE A TUTTI I LIVELLI

Ogni igienista naturale si troverà in lotta con le fabbriche, gli uffici e i negozi dove i servizi igienici scarseggiano. Con i treni che riducono i gabinetti anziché ampliarli, con le stazioni ferroviarie che penalizzano chi si libera dell’urina con la modica cifra di un Euro.

Ogni igienista si troverà in drammatico contrasto con tutti i nemici giurati della frutta e della verdura cruda, ovvero coi fabbricanti di caffè, di sigarette, di dolciumi, di salatini, di biscotti e di carboidrati cotti oltre i 120° C (con formazione di acrilamide), di salsicce ed hamburger, di formaggi grana e non-grana, di mortadelle e di prosciutti, di cole e di succhi pastorizzati, di aspartami e di vitamine sintetiche, di sali e di integratori minerali.

IL CARBURANTE IDEALE UMANO

Alla fine, stringi stringi, tutti alla ricerca del carburante ideale umano, quello che nutre, energizza, soddisfa e appaga senza lasciare il segno, senza i maledetti effetti collaterali tipici dei farmaci e dei vaccini.

Ma il cibo per l’uomo è di una semplicità sconcertante.

Serve aria buona (la cura della respirazione ritmata e diaframmatica), serve acqua priva di minerali inorganici tutti velenosi (la cura dell’acqua leggera), serve forza elettromagnetica (esposizione solare, camminate a piedi nudi sull’erba, nuotate in acque salate), servono stimoli esterni (cura degli schiaffi del dr Xiao, massaggi shiatsu, ecc), servono cibi vitali, leggeri e innocenti (veganismo tendenzialmente crudista), servono pensieri positivi, serve atmosfera serena e rilassante, serve soprattutto autostima.

Perché è di tutte queste cose che si nutre il corpo, la mente e lo spirito umano.

Valdo Vaccaro

    

   

 

 

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Dal 16 settembre un mese e mezzo di  concerti per il compositore che ha rappresentato la colonna sonora di intere generazioni dalla Dolce vita al Padrino. Esibizioni a Salso Medesano e Collecchio

Su iniziativa dell’Associazione SlowFlute prende il via la IV edizione di SlowFlute Festival, rassegna dedicata al flauto e al suo repertorio. Il Festival rinnova la prestigiosa tradizione flautistica della nostra città, sorta nel solco del grande Paolo Cristoforetti, prediletto da Verdi che gli raccomandava: ” fatevi onore e fatemi onore! “. L’edizione del 2011 di Slowflute Festival è dedicata a Nino Rota nel 100° della nascita. Il cartellone propone l’analisi dell’opera di Rota, uno dei maggiori compositori novecenteschi che ha diffuso in tutto il mondo la musica italiana per il cinema e il teatro. Egli fu allievo di Pizzetti e Casella,  nonché amico di Toscanini che in prima persona si impegnò per garantirgli una borsa di studio presso il prestigioso Curtis Institute di Philadelphia. A completare il progetto verranno presentati i brani per flauto e arpa incisi da Claudio Ferrarini e Emanuela Battigelli nel cd dedicato alle musiche tratte dai film Amarcord, Il Padrino, Casanova, Il Gattopardo (con il Valzer di Verdi arrangiato da Rota), Otto e mezzo, Giulietta degli Spiriti, La Dolce vita, Rocco e i suoi fratelli, Il Padrino, Romeo e Giulietta e l’edizione critica delle composizioni di Rota per flauto ed arpa. I nomi dei concertisti ospiti di Slowflute Festival 2011 sono: Gianpaolo Guatteri, Sergio Vecerina, Roberto Fabbriciani, Emanuela Battigelli, Giordano Olivieri, Giuseppe Vaccaro, Martin Münch, Roberto Issoglio, Walter Menichini, Giovanni Amighetti, Leonora Fortunati, Giuseppina Coni ed Ensemble BenedettoMarcello. La direzione artistica è a cura del Maestro Claudio Ferrarini.
Gli appuntamenti si terranno a Salsomaggiore, la località che ha visto esibirsi numerosi flautisti di Parma tra le fila dell’Orchestra dalle Terme, nata nel 1925 e diretta da Gino Gandolfi. Il 29 Ottobre, la chiusura, presso la Pieve di San Prospero a Collecchio, sarà affidata ad un’originale rilettura di pagine di musica per il cinema interpretate dal flauto e dalla tastiera analogica.
Tutti gli appuntamenti sono ad offerta libera, a sostegno dell’Associazione ADA Donne Ambientaliste per l’attività di tutela della natura e di educazione ambientale.
Gli Enti sostenitori del Festival sono il Comune di Salsomaggiore (Assessorato alla Cultura), Provincia di Parma, Banca Monte, Regione Emilia Romagna, RaiTrade , Arvmusic, Conservatorio di Musica “A. Boito”.

Il calendario del Festival:

Inaugurazione 4° Festival Slowflute
16 Settembre  –  ore 21.15  –  Terme del Berzieri
Il repertorio romantico
Gianpaolo Guatteri viola- Sergio Vecerina pianoforte
Le più significative pagine del periodo romantico e l’affascinante Arpeggione sonata di Schubert, brano che è un banco di prova del virtuosismo per viola.
18 Settembre  –  ore 21.15 – Terme del Berzieri
La musica da camera per flauto e arpa nel centenario della nascita di Nino Rota? Milano 1911- Roma 1979
Emanuela Battigelli arpa – Claudio Ferrarini  flauto
“AMARCORD” ROTA
Le più belle colonne sonore del grande cinema di Nino Rota, tra il Gattopardo con il Valzer di Verdi a Casanova, Amarcord, La dolce Vita, Otto e mezzo e tante altri

22 Settembre – ore 21.15 – Terme del Berzieri
Dalle 4 stagioni  di Vivaldi ai Valzer  di Strauß
Martin Münch piano
IL grande pianista tedesco in una ironica versione delle quattro stagioni di Vivaldi e dei grandi valzer di Strauß.

8 Ottobre
 – ore 21- Medesano
www. lecollinedellaluna. it
Omaggio alla musica popolare giapponese
Claudio Ferrarini flauto
Giovanni Amighetti analog electronic sounds
Fantasy viaggio nelle musiche che hanno accompagnato in Giappone e nel mondo l’affermarsi dell’estetica anime del Sol Levante

9 Ottobre – ore 21.15 – Terme del Berzieri
Il Romanticismo con amore
Walter Menechini flauto  –  Beatrice Pucciani piano
Le pagine del Romanticismo che hanno reso immortale la melodia dell’anima.

11 Ottobre – ore 21.15  –  Palazzo Congressi (Cariatidi)
La magia dell’Opera attraverso le Fantasie
Giordano Olivieri flauto – Giuseppe Vaccaro piano
Flautisti del Biennio solistico Conservatorio A. Boito di Parma
Le pagine del melodramma che hanno reso grande la musica italiana nel mondo ascoltate attraverso le Fantasie.

15 Ottobre
 – ore 21.15 – Terme del Berzieri
Il virtuosismo da Mozart a Doppler
Roberto Fabbriciani flauto – Claudio Ferrarini flauto
Rpberto Issoglio piano
Il virtuosismo da Mozart a Doppler nel favoloso regno dei grandi virtuosi del flauto

19 Ottobre – ore 21.15  –  Palazzo Congressi (Cariatidi)
VERDI sempre VERDISSIMO
Giordano Olivieri   –  Leonora Fortunati flauti
Giuseppina Coni pianoforte
Allievi del dipartimento di Flauto del
Conservatorio A. Boito di Parma
Le più belle pagine da Verdi per due flauti e piano

26 Ottobre
 – ore 21.15  –  Palazzo Congressi (Moresco)
La magia degli strumenti d’epoca nel grande repertorio barocco italiano
Ensemble Benedetto Marcello
Il barocco italiano, suonato con gli strumenti
originali  dell’epoca. Un suono ritrovato per le
orecchie  contemporanee.
Concerto di chiusura del  IV° Festival SlowFlute
 

29 Ottobre – ore 21.15  –  Collecchio
Chiesa di San Prospero
Omaggio a Nino Rota – “Non credo a differenze di ceti e di livelli nella musica: Il termine ‘musica leggerà si riferisce solo alla leggerezza di chi l’ascolta, non di chi l’ha scritta”. Nino Rota
Claudio Ferrarini flauto
Giovanni Amighetti analog electronic sounds
Le più belle pagine sonore del mondo del Cinema secondo Nino Rota nel 100 della nascita

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Tirando le somme, i tragici eventi dell’11 settembre non hanno sconvolto più di tanto il mondo della musica, che si trova a dover fare i conti con una crisi economica e d’identità dalle origini molto più lontane nel tempo. Tuttavia, è impossibile negare come le immagini degli aeroplani killer abbiano impressionato, sgomentato e influenzato le attività di centinaia di artisti. C’è chi – come Madonna, Janet Jackson o Mary J.Blige – all’indomani degli attentati terroristici ha improvvisamente bloccato ogni attività dal vivo, vuoi per motivi di sicurezza, vuoi per solidarietà nei confronti delle famiglie delle vittime (le stesse ragioni che, in Italia, hanno portato all’annullamento dell’Mtv Day 2001). Qualcun altro ha dovuto fare i conti con
scelte artistiche prese in tempi non sospetti e diventate di colpo imbarazzanti e/o sconvenienti. Gli inglesi Primal Scream hanno dovuto rinominare una canzone, che da “Bomb the Pentagon” è diventata “Rise”; gli Strokes, che sotto le Torri Gemelle sono nati e cresciuti, hanno eliminato dalla versione americana dell’album “Is This It” il brano “New York City Cops”. Ancora più paradossale la situazione dei Dream Theater e dei Coup, costretti a ridisegnare in fretta e furia le copertine dei nuovi dischi, visto che quelle originali raffiguravano la skyline di Manhattan in fiamme e un’esplosione al World Trade Center. Molti artisti, soprattu
tto, hanno sentito il bisogno di esprimere il loro pensiero e le loro opinioni nel modo più naturale: con la musica. Decine di canzoni, in qualche modo legate all’11 settembre, sono state stampate su disco, trasmesse alla radio, suonate ai concerti: alcune nuove di zecca, magari frutto di un’ondata emotiva, altre ripescate dal repertorio; alcune più profonde, altre ai confini della ruffianeria. Di tutte queste, noi ne abbiamo scelte quindici, che formano la scaletta di un’ideale colonna sonora dell’11 settembre. Da Springsteen a Neil Young, da Sting a Paul McCartney, sono la conferma che a volte la musica riesce ancora ad andare oltre una semplice idea di intrattenimento, rivestendo invece il ruolo di commento – a volte critico, a volte emotivo, a volte solidale – ai fatti dell’umanità.

1. My City of Ruins (Bruce Springsteen) Scritta prima dell’11 settembre, ha rappresentato il momento più intenso di “A Tribute to Heroes”, uno dei mega-concerti di beneficenza celebratisi nei giorni successivi agli attentati. Springsteen l’ha anche inserita in chiusura del suo ultimo album “The Rising”.

2. Let’s Roll (Neil Young) La canzone è dedicata ai passeggeri del volo United Airlines 93 – quello precipitato in Pennsylvania – che con la loro rivolta a bordo impedirono all’aereo di raggiungere il bersaglio prefissato. “Let’s Roll” è l’ultima frase che uno dei passeggeri pronunciò al telefono, prima di attaccare i terroristi.

3. Where Where You? (When The World Stopped Turning) (Alan Jackson) Dov’eravamo quando gli aerei bucarono le Torri? Cosa stavamo facendo? Ognuno ha la sua risposta, e difficilmente riuscirà a cancellarla dalla memoria. Con questo brano, lo scorso 22 giugno, Alan Jackson ha trionfato ai Country Music Awards di Universal City.

4. Peace Train (Cat Stevens/Yusuf Islam) Uno degli effetti dell’11 settembre è stato incrinare i rapporti tra Occidente e Islam. Per questo ha assunto un particolare significato la voce di Cat Stevens, musulmano dal 1977 con il nome di Yusuf Islam. Lui ha deciso di far parlare la musica, ricantando il vecchio inno pacifista “Peace Train”.

5. America the Beautiful (Jon Bon Jovi/Richie Sambora) L’immagine dell’America ferita ha colpito particolarmente l’immaginario degli artisti musicali. Tre sono diventate le canzoni simbolo della riscossa: la prima è questa, che il cantante e il chitarrista dei Bon Jovi hanno messo a disposizione gratis sul sito http://www.bonjovi.com

6. God Bless America (Daniel Rodriguez) Il secondo brano tradizionale più cantato dagli americani ha raggiunto il massimo valore simbolico in questa interpretazione di Daniel Rodriguez, poliziotto di New York. L’introduzione al disco, messo in vendita a Natale, viene letta dall’ex-sindaco della Grande Mela Rudolph Giuliani.

7. The Star Spangled Banner (Whitney Houston) Ultimo della triade, l’inno americano. Whitney Houston è stata la prima a pubblicare la sua versione, pochi giorni dopo l’11 settembre. Subito dopo sono venute le Dixie Chicks, che hanno reso disponibile il brano in Mp3 sul sito http://www.dixiechicks.com.

8. Utopia (Alanis Morissette) Anche la cantautrice canadese ha scelto Internet per far sentire la sua voce nelle settimane successive agli attentati. Ha inserito sul suo sito ufficiale un’anteprima di “Utopia”, l’unico brano a sfondo sociale del nuovo disco “Under Rug Swept”.

9. John Walker Blues (Steve Earle) Mentre glorificava il sincero patriottismo di Springsteen, l’America si scandalizzava di fronte a questa canzone di Steve Earle, una quasi necessaria voce fuori dal coro che fa riferimento al “talebano Johnny”, il ragazzo americano seguace del mullah Omar catturato in Afghanistan.

10. Freedom (Paul McCartney) L’ex-Beatle fu uno dei primi a mobilitarsi per le famiglie delle vittime dell’11 settembre. Il 20 ottobre organizzò un grande concerto di beneficenza a New York e lì presentò questo brano, scritto di getto dopo gli attentati, che canta “il diritto di vivere in libertà”.

11. What More Can I Give (Michael Jackson e altri) Voluta da Michael Jackson e cantata dal vivo in un concerto contemporaneo a quello di McCartney, la canzone avrebbe dovuto essere incisa – per beneficenza – da una squadra di All Stars, tra cui Mariah Carey e Ricky Martin. Le liti tra Jackson e la Sony hanno bloccato l’operazione.

12. Politik (Coldplay) Una preghiera martellante, ipnotica, che alterna quiete e tempesta. E’ il brano che apre “A Rush of Blood to the Head”, il nuovo album degli inglesi Coldplay. Sebbene esca solo adesso nei negozi, è stata scritta un anno fa, sulle ceneri delle Torri Gemelle.

13. 11 settembre 2001 (P.G.R.) Una parentesi italiana. P.G.R. (Per Grazia Ricevuta) è il nuovo progetto di Giovanni Lindo Ferretti e degli ex-C.S.I. Questa canzone chiude il loro album e racconta la salita dei pompieri di New York, che protetti da un elmetto e spinti dal dovere andarono incontro alla morte sui grattacieli in fiamme.

14. I Just Want to Have Something to Do (Pearl Jam) Ogni anno, a Natale, il gruppo di Seattle spedisce un singolo inedito ai suoi fan. Sulla copertina di quello del 2001, c’è l’immagine di Joey Ramone, lo scomparso leader dei Ramones, che domina la skyline di New York. Le sue gambe sono poste nel punto esatto dove sorgevano le Twin Towers.

15. Fragile (Sting) La sera dell’11 settembre, Sting suonò un concerto acustico nella sua villa toscana. L’evento avrebbe dovuto essere trasmesso su Internet, ma dopo quanto accaduto in giornata Sting autorizzò solo la diretta di una toccante versione di “Fragile”, dedicata alle vittime degli attentati.
Graham Nash

NEW YORK – Le celebrazioni del decennale dell’11 settembre stanno invadendo teatri e gallerie d’arte di New York, mentre le librerie sono zeppe di volumi commemorativi. Ma finora l’evento che nel 2001 ha cambiato la storia americana, la ferita più profonda subita dalla città che siamo abituati a considerare come la capitale del mondo, non ha ispirato romanzi o film memorabili. Non sono mancate opere importanti comeWorld Trade Center, il film del 2006 di Oliver Stone, protagonista Nicholas Cage, dedicato al coraggio dei poliziotti che cercarono di soccorrere la gente rimasta intrappolata nelle torri. O come United 93, commovente film-documentario sulla rivolta dei passeggeri dell’aereo dirottato dagli uomini di Al Qaeda che cadde in un campo della Pennsylvania (i terroristi probabilmente volevano farlo precipitare sulla cupola del Campidoglio di Washington).

L’11 settembre è anche al centro di vari romanzi, da Saturday di Ian McEwan a Falling Man di Don DeLillo, fino a Terrorist di John Updike. Ma nessuna di queste opere può essere considerata il capolavoro capace di incarnare un grande fatto storico proiettandolo in una luce nuova, tale da attribuirgli un valore universale. Niente di paragonabile, per intenderci, a quello che è stato Guerra e Pace di Tolstoi rispetto alla battaglia di Borodino, la più sanguinosa delle guerre napoleoniche, o Per chi suona la campana di Hemingway per la guerra civile spagnola. Forse è troppo presto, notano alcuni critici, sottolineando che Guerra e Pace fu pubblicato oltre mezzo secolo dopo i fatti narrati. Secondo altri non tutte le tragedie, anche quelle che cambiano la storia, si prestano ad essere tradotte in racconti di grande richiamo. E’ successo già per Pearl Harbor: a parte Da qui all’eternità, il film del 1953 tratto dal’omonimo romanzo, l’attacco giapponese che trascinò l’America nella Seconda guerra mondiale non ha fatto scoccare la scintilla di veri capolavori.

Nel caso delle Torri gemelle, forse, l’arte è stata mangiata dalla cronaca che ha continuato ad alimentare per anni nuovi racconti aggiornati e retroscena di ogni tipo relativi all’attacco che dieci anni fa costrinse l’America ad assumere l’atteggiamento mentale della fortezza assediata. Così stando le cose, forse i contributi più significativi, quelli che più hanno emozionato l’America e il mondo, sono stati di tipo musicale: da The Rising My City of Ruins di Bruce Springsteen al miniconcerto degli “U2” durante il Superbowl del 2002 quando sulle note di Where the Streets Have No Name, i nomi delle quasi tremila vittime dell’11 settembre furono proiettati su un gigantesco schermo trasparente alto 60 metri. Dal punto di vista della riflessione che hanno alimentato, invece, le pellicole più significative sono forse state Fahrenheit 9/11, documentario «militante» col quale Michael Moore denunciò l’inadeguatezza e l’impreparazione di George Bush davanti alla minaccia terroristica, e una serie di film come Amreeka e American East che hanno costretto molti cittadini a interrogarsi sul loro rapporto con la comunità musulmana che vive negli Stati Uniti.

 

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L’idea
Che rapporti ci sono tra musica e architettura? In che modo gli elementi comuni del linuaggio di queste due forme di espressione umana sono intrecciate? A partire da queste domande Antonio Bologna, Andrea Taroppi e Fortunato D’Amico hanno condotto una ricerca volta a far risuonare esplicitamente l’architettura. Ne è emersa una installazione musicale e una mostra, il cui primo allestimento è avvenuto nella Chiesa di Santa Maria del Popolo di Vigevano (PV), esempio insigne di puro barocco di impianto romano.

‘installazione

Echi tra le volte è un brano di musica generato da un algoritmo genetico basato su calcolatore elettronico, diffuso attraverso un sistema di altoparlanti collocato ad arte all’interno dell’architettura. Le note generate, esaltano i fattori di risonanza e riverbero tipici della costruzione, materializzando sonoramente le forme e gli spazi.

La mostra

I legami tra musica e architettura sono molto stretti, anzi sono diverse istanze dell’unica modalità espressiva dell’uomo nel suo confronto con il mondo, diverse componenti di un unico sguardo di interesse per la conoscenza. Non solo arte e tecnica, ma anche etica ed emozione in un unico atteggiamento unificante della conoscenza: era questa in fondo l’impostazione del Quadrivium, una visione che ha subito nel corso dei secoli una progressiva parcellizzazione e dispersione. Recuperare oggi questa visione unificante vuol dire acquisire un rinnovato slancio per la creazione di opere nuove, nonché un criterio di giudizio realistico nei confronti delle opere del passato.

ARCHITETTURA E MUSICA

 

Il serialismo

Musica e architettura sono due forme di comunicazione che hanno tanto in comune.
In musica si parla di armonia, di equilibrio, di proporzione, di ritmo; tutte espressioni che ritroviamo anche in campo architettonico.
Lo stesso Le Corbusier ha paragonato l’invenzione del sistema di misura “armonico”, il Modulor,  basato sulle dimensioni dell’uomo, ai concetti musicali.
In molti casi, la ricerca scientifica e filosofica in campo musicale, è stata applicata ad altre forme espressive, ed è tradotta, in ricerca architettonica, con nuovi risultati in questo campo.
Un momento importante nella ricerca musicale si è avuto con la nascita del pensiero serialista, attorno al 1950.
La nascita della musica seriale si ebbe come esigenza di una cesura radicale con la tradizione, gli orrori della guerra e, i caduti totalitarismi convinsero i giovani musicisti della necessità di un nuovo linguaggio, diverso da quello della musica romantica compromessa dai nazionalismi.
Questo comporta uno stacco netto nel modo di comporre la musica e di considerare le singole note rispetto alla concezione precedente.
Nella composizione seriale si indagano le potenzialità di ogni singola nota.
Questa, anche se ripetuta più volte, va caricata di significati, carattere timbrico, attacco, piano o  forte; tale da acquistare una unicità e una valenza propria e irripetibile.
Il pensiero seriale rifiuta la ripetitività, il fraseggio ripetuto, la simmetria potremmo dire.
Questi studi, provenienti dalla musica, vengono sperimentati da altre forme espressive, quali la pittura, con Mondrian per esempio, che utilizza un numero limitato di elementi (rettangolo) che mai si ripetono uguali o simmetrici.
In architettura, in anni recenti, i principi del pensiero serialista si possono individuare nelle ricerche di Peter Eisenman, dove ogni volume acquista una ben determinata valenza e unicità, inserito in una stratificazione dinamica.

Ma possiamo scorgere queste innovazioni già nella architettura di Terragni.
Nella Casa del Fascio, ad esempio, le quattro facciate hanno esatte dimensioni, ma sono trattate con un ritmo e una scansione sempre diverse, mai uguali, mai simmetriche. Anzi, sembra che la stessa “musicalità” della Casa del Fascio, abbia precorso anche i tempi del serialismo musicale vero e proprio.

 Le teorie di Henri Bergson sul movimento e melodia

Il connubio Architettura e Musica si è andato sempre più integrando, in quanto l’architettura deve trovare forme per comunicare cercando di coinvolgere tutti gli ambiti sensoriali dell’individuo.
La musica, quindi, interessando le facoltà uditive, può coinvolgere l’individuo e introdurlo in dimensioni sempre nuove, in quanto la musica è ritmo, è tempo.
Noi associamo il movimento alla predominanza della facoltà visiva, ma possiamo pensare di dare maggiore valenza alla facoltà uditiva.

Per questo studio, interessanti sono le teorie del divenire, del cambiamento e del movimento di Henri Bergson.
Questi afferma:
“ E’ con l’udito che possiamo facilmente concepire il cambiamento senza che nulla stia cambiando: ascoltando una melodia abbiamo, infatti, la chiara  percezione del movimento, senza che qualcosa si muova, o del cambiamento, senza che qualcosa cambi.
Perché ci sia movimento, non necessariamente ci deve essere qualcosa che si muova…”.

Attraverso la sensazione uditiva, che segue il movimento della melodia, possiamo immaginare spazi in continua formazione.
In questo senso la melodia è, essa stessa, cambiamento; esiste nel tempo e si modifica nel corso di questo.
Possiamo entrare in una dimensione diversa che coinvolga altri sensi.
La melodia, secondo queste teorie, è insieme di frammenti, toni tutti legati tra loro o frammenti di spazio sequenziali inscindibili
Diventa momento essenziale per la generazione di nuovi spazi, attraverso il coinvolgimento di altre sensazioni.
La forma è un elemento che la mente crea in aggiunta agli elementi della sensazione: tra le diverse  sensazioni che la melodia produce, essa è capace di creare anche forme nella nostra mente.
La generazione di nuovi spazi, di nuove dimensioni si realizzano, allora, se vengono coinvolti altri sensi.
Non si è più legati alla sola percezione visiva, ma anche a quella tattile e soprattutto acustica. Tutto l’essere ne è coinvolto.

La forma del suono

L’architettura, nella sua drammatica necessità di comunicare, si rivolge a tutti i nostri sensi, interagisce con essi e, attraverso essi, vengono a formarsi e disfarsi sempre nuovi spazi.
Una esperienza dell’interazione tra suono e forma è condotta da DECOI.
Questi, realizza una sorta di contenitore, la cui forma cambia in funzione del suono che, le persone, emettono attraversandolo.
L’intensità del suono modella una superficie elastica.
Il progetto si chiama PARAMORPH: è un corpo che cambia forma pur mantenendo le sue caratteristiche fondamentali.

Architetture sensoriali. Interattività fisica e sonora

E’ da M. McLuhan che Toyo Ito riprende la riflessione sulla centralità, in una società elettronica, del senso del tatto: cioè di un’epidermide sensibile, che riveste gli edifici e permette di far interagire l’ambiente domestico con lo spazio urbano, assorbendo all’interno luci, suoni e flussi e restituendo all’esterno immagini e tensioni vitali. Affascinato dalla natura, Ito considera l’elettronica come l’energia in grado di reintegrare l’uomo nell’ambiente. Pensiamo alla sua Torre dei venti, un’architettura radicata nel luogo, ma mutevole, perché sempre diversi sono aria, suoni e rumori che essa trasforma in luce. Operazione quanto mai vicina è quella realizzata da

L’emblema suonante dell’Expo 02

L’involucro della torre realizzata dal Team di architetti austriaci Coop Himmelb(l)au viene concepito come contenitore di strumenti musicali interattivi. Attraverso un’unica costellazione di altoparlanti viene prodotta un’acustica virtuale caleidoscopica. Movimenti a spirale verticali rappresentano la base per la proiezione di diversi spazi d’esperienza del suono, i quali vengono percepiti come una fissa, pulsante corrente sonora. Essa si basa su una composizione settimanale, che attraverso 7 diversi piani d’ascolto reagisce agli avvenimenti dell’ambiente e viene reinterpretata dal vivo dai musicisti, che entrano in scena con i propri strumenti.

L’ArtPlage di Biel come luogo della Klangturm (torre del suono)

Le tre torri dell’ArtPlage di Biel si trasformano continuamente attraverso la diversa intensità delle luci, realizzate dal tecnico-artista delle luci Yann Kersalé. Un ponte pedonale a spirale conduce dai piedi della torre fino ad un’altezza di 15 metri, tutt’intorno alla Klangturm, poi in un grande arco sopra il porto e ritorna alla terraferma. Come un’acustica torre luminosa la Klangturm riflette i suoi raggi sonori nell’ambiente. All’ingresso del ponte di andamento ellittico la Klangturm è esperibile da diverse angolazioni sonore.

Spazio interno della Klangturm

Entrando nella Klangturm l’intensità del suono cresce progressivamente. All’incirca a 3 metri d’altezza è appesa una capsula, una sorta di studio di regia e mixaggio, per 3 persone, che regolano i fenomeni sonori. Una playstation digitale è inserita nella capsula, che contiene tutti gli strumenti tecnici per la produzione e regolazione dei suoni. Grandi sfere con piccole navicelle-sensori librano sospese nello spazio della Klangturm. Microfoni registrano i suoni presenti, provenienti dal flusso di visitatori e dai rumori del lago, che vengono poi trasmessi al centro della regia per l’elaborazione.

Funzionamento della Klangturm

Durante il giorno si alternano composizioni automatiche e proposte dal DJ. Un capo-responsabile del suono e un regista stabiliscono i movimenti acustici e i “respiri” della torre. I più importanti fenomeni vengono nel corso del giorno registrati e preparati per il brano serale. Durante le ore serali risuona il brano serale in maniera accelerata quello del giorno.

7 sfere sonanti, albero della musica totale

Sono previste 7 sfere sonanti per il rivestimento della torre, che viene suddiviso verticalmente in 7 livelli. I suoni registrabili vanno dai movimenti sismici della roccia ai rumori del vento, ai passi, al mormorio della gente, alle onde dell’acqua, alle variazioni meteorologiche, alla spirale solare del vento, alle eruzioni solari.
All’interno della torre si trova un albero invisibile con 10000 foglie acustiche; ogni singola foglia è un piccolo frammento di un brano musicale della nostra memoria collettiva musicale. Nell’occhio quieto della spirale della torre queste sfere sonanti scivolano su e giù. Trasportano pulviscolo digitale del codice sonoro universale, argenteo e tintinnante.

Installazione della Klangturm
Nella costruzione aperta, realizzata con una struttura in ferro, verso l’alto è integrata una voluminosa installazione mediale.
Flying playstation
All’interno della Klangturm è appesa a circa 3 m d’altezza una capsula di regia, che offre una postazione per i 3 responsabili fissi della torre, che rappresenta un balcone ribaltabile per i musicisti ospiti.
Computer playstation
E’una playstation digitale saldamente inserita, composta da un network di PC, mixer, matrix e tutti quegli strumenti tecnici utili all’elaborazione dei suoni desiderati, che producono, riproducono, eseguono dal vivo.

Sensor inputs
Microfoni
Accanto ai suoni eseguiti sono installati diversi microfoni, schermi acustici, ripetitori, che captano e registrano la corrente dei visitatori, i rumori del lago sotto il pavimento e li trasmettono per l’elaborazione al centro-regia.

Molte ricerche portano a studiare teorie del movimento e modificazioni dello spazio in funzione della modificazione del tempo: questo, in quanto dimensione primaria dello spazio, può modulare e creare continuamente spazi nuovi e diversi.
La percezione della mutevolezza del tempo, la possiamo avere nell’ascolto della musica.
La musica è ritmo, quindi tempo “lento, andante, presto…”.
Se il tempo è dimensione dello spazio, anche questo tempo musicale può generare spazi nuovi e mutevoli.

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Non dorme nessuno stanotte. Il mondo dei grandi è in rivolta. La stanza rimbomba sotto una grandinata di colpi. Omar comunque non sa cosa siano una rivolta e la grandine. E’ un neonato, ha due mesi. Nemmeno suo fratello Hamza, 3 anni, e sua sorella Maha, 7, capiscono da dove arrivi questo rumore spaventoso.

Infatti non grandina. Sull’isola di Lampedusa d’estate non succede mai. Sono i sassi che cadono contro le pareti e il tetto in lamiera. Lanciano pietre ovunque.

Una notte ordinaria nel centro di detenzione per immigrati e rifugiati. Omar, Hamza e Maha sono piccoli carcerati. Da settimane non possono uscire dal recinto di filo spinato e lamiere arroventati dal sole.

Sono sbarcati alle quattro e un quarto del mattino, sabato 6 agosto. A quell’ora Omar è apparso sul molo con i due fratellini. Lui era stretto nelle braccia del papà, scappato con la moglie dalla guerra. I genitori, emigrati dal Sudan in Libia anni fa per lavoro, li hanno protetti dagli spari, dalle bombe. E dalla fatica della traversata. E’ sopravvissuto sano e forte, Omar. Uscirà invece di qui, quando uscirà, con una brutta ustione alla coscia destra. Una notte uno dei dipendenti assunti per l’emergenza, che la retorica si ostina a chiamare volontari, l’ha messo sotto l’acqua bollente. Voleva lavarlo. Si è sbagliato.

Cose che succedono nella prigione dei bambini. Tutto è precario. Tutto è pericoloso.

E’ per questo che i bambini non andrebbero mai rinchiusi in un posto così. C’è anche la piccola Chideria. Nata in Libia il 6 maggio 2011, è l’unica sopravvissuta tra i bimbi del suo barcone approdato il 4 agosto. I piccoli compagni di viaggio sono morti uno dopo l’altro.

Chideria l’hanno liberata con i genitori nigeriani soltanto dopo tre settimane. Così piccola si è fatta 20 giorni di reclusione. Si è anche ammalata. Un certificato sanitario di Medici senza frontiere che riscontrava sintomi persistenti di bronchite, pus dagli occhi e punture da insetto multiple è rimasto inascoltato fino a mercoledì 24 agosto. Sono stati necessari l’esposto di un avvocato, Alessandra Ballerini, legale dell’associazione Terre des hommes e l’intervento del Tribunale dei minori di Palermo.

Hanno pochi anni, a volte perfino pochi mesi. Sono venuti dall’Africa sui barconi. Adesso sono rinchiusi a centinaia nel centro di detenzione dell’isola. Dove restano per settimane tra malattie, incidenti e un caldo infernale. L’inviato dell’Espresso è riuscito a entrare in questo carcere di cui nessuno vuole parlareAltri due minorenni, 16 e 17 anni, sono stati feriti dalle pietre lanciate dalla sezione adulti durante la rivolta notturna di martedì scorso. E proprio in queste ore c’è preoccupazione per un caso sospetto di tubercolosi. Una donna tunisina, trasportata in elicottero a Palermo. Tossiva sangue. E’ il secondo caso questa estate.

A fine agosto sono 225 i bambini e gli adolescenti rinchiusi da settimane nelle due strutture di detenzione di Lampedusa: 111 nel “Centro di primo soccorso e accoglienza” di Contrada Imbriacola, 114 nella base in disuso dell’Aeronautica militare. A poche decine di metri dai radar di scoperta aerea e di difesa antimissile. E dai campi elettromagnetici. La maggior parte ha più di 13 anni ed è partita senza genitori. Omar, Hamza e Maha sono i più piccoli.

Il racconto su Lampedusa deve cominciare da loro. Nell’autunno 2005 “l’Espresso” aveva denunciato le condizioni disumane nel centro di detenzione. Qualcosa di importante è migliorato. Adesso c’è maggiore trasparenza e minore isolamento: nonostante il divieto di ingresso ai giornalisti, le associazioni e l’Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati possono monitorare da vicino l’attività delle forze dell’ordine.

Altro però è peggiorato. Per i bambini: nel 2005 i più piccoli venivano trasferiti in poche ore in strutture aperte. Per i migranti in cerca di lavoro: la crisi economica e la detenzione amministrativa prolungata fino a diciotto mesi stanno innescando una bomba sociale già esplosa con le rivolte nei Cie, i centri di espulsione. Per il rispetto della legalità: adulti, teenager e bambini vengono illegalmente reclusi a Lampedusa fino a due mesi senza nessuna convalida da parte di un giudice, come prevede la Costituzione. E per le casse dello Stato: dalle auto elettriche consegnate alla Guardia di finanza fino agli inutili quad per i pompieri. Mentre perfino albergatori e ristoratori sono sull’orlo della rivolta: la prefettura ha arretrati da marzo nei pagamenti di pasti e camere per le centinaia di poliziotti, carabinieri e finanzieri di rinforzo sull’isola. Nel frattempo la gestione è passata dalla Misericordia, un tempo di area Udc, alla società LampedusAccoglienza imparentata a sinistra con la Legacoop.

Di Fabrizio Gatti

Il grido dei bambini di Lampedusa

Le traballanti vicissitudini del Governo e le sue prospettive ” balneari” cancellano dai media mainstream il dramma dei minori non accompagnati che, ogni giorno, a Lampedusa come nei tanti altri Centri di Identificazione ed Espulsione, sparsi per l’Italia, rischia di regalarci al fine la notizia che uno di questi bambini si è tolto la vita o si è mutilato per disperazione. I dati che riportaiamo qui di seguito vengono da una relazione circostanziata, che abbiamo già consegnato al Parlamento, dato che da qualche tempo cerchiamo di dare a questi minori assistenza legale, per informarli dei loro Diritti ma, soprattutto, per farli sentire meno soli in un mondo di ostilità ed isolamento crescente che spesso li getta nella più profonda disperazione. La prima questione da affrontare è certamente quella delle condizioni materiali di vita cui sono sottoposti. Nella sola Base Loran, a Lampedusa, ve ne sono oltre 260, quando la capienza massima della struttura è di 180. Con i minori ci sono anche un decina di adulti, quindi di fatto i primi vivono in condizioni di promiscuità, con conseguenze che si possono ben immaginare. I minori sono presenti alla Base anche da 30/35 giorni, non sono affidati a nessuno (sono solo stati identificati) e dunque si trovano in un “limbo” giuridico. Sono in pratica detenuti perché non possono uscire dalla struttura (quando un minore non può essere privato della libertà) e comunque privi di uno status giuridico chiaro. Non riescono a comunicare con l’esterno,perché non ci sono cabine telefoniche. Vengono distribuite schede telefoniche da 5 euro ogni 10gg ma i telefoni cellulari sono pochissimi e le code non permettono a tutti sempre di parlare. In Contrada Imbricola, invece, sono poco più di 80, divisi principalmente in due container, dove non dovrebbero esserci adulti. A nessuno di loro è mai stato notificato alcun decreto di trattenimento o espulsione – né ciò potrebbe avvenire essendo non espellibili per l Dichiarazione ONU sui Diritti dei Minori, e per nessuno di loro è mai stata svolta alcuna udienza di convalida. Questi ragazzini sono di fatto privati da molti giorni (alcuni da oltre un mese) della libertà personale in palese violazione dell’art. 13 Costituzione, nonché della Convenzione di New York sui Diritti dei Minori senza alcun provvedimento scritto né alcuna convalida giudiziaria. Anche qui alcuni sono rinchiusi da 30/35gg. Sono infatti arrivati con gli sbarchi che risalgono anche al 13 maggio. Nessuno dei ragazzi comprende il motivo di questa detenzione; si colpevolizzano, perché credono di avere commesso un reato e non sanno qual è il loro destino. Ci chiedono insistentemente di dire loro quando usciranno e dove andranno. Molti chiedono rispetto, di essere trattati da esseri umani e soprattutto di poter continuare a studiare. Siamo ragazzi, dicono. Alcuni hanno parenti che vorrebbero raggiungere, altri stanno riflettendo se chiedere l’asilo o no, ma tutti sono, di fatto, abbandonati in un limbo inquietante. Alcuni stanno per compiere 18 anni, con tutti i rischi che questo comporta. Allo stato di abbandono giuridico, si accompagna uno stato di forte  degrado ambientale. Dormono in stanze dai muri sporchi e sbrecciati su materassi sporchi, coperti, quando va bene, da lenzuola di plastica. I bagni sono luridi, in particolare quelli di Contrada Imbriacola, dove sono interni alle stanze da letto. Dormire è di fatto impossibile in un container, nel caldo soffocante dell’isola. È chiaro che in questa condizioni si manifestino sempre più frequentemente casi di autolesionismo. “Stiamo ravvisando nella maggior parte di loro uno stato di precario equilibrio, soprattutto psicologico ed emotivo”, ha evidenziato Federica Giannotta, responsabile Diritti dei minori di Terre des Hommes, aggiungendo: “La detenzione prolungata, di fatto contraria alle procedure di accoglienza dei minori, che spesso si protrae anche per più di trenta giorni in strutture assolutamente inadatte ad accoglierli, sta spingendo all’esasperazione alcuni di loro”. È di ieri, infatti, la notizia che alcuni minori hanno commesso atti autolesionistici molto gravi che li hanno portati anche a rischiare la vita. È chiaro che, nonostante i pur enormi sforzi delle organizzazioni presenti sul campo, questi minori restano ostaggio di procedure che hanno perso la funzione dell’accoglienza protettiva, come detta la Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia, a cui l’Italia deve sempre riferirsi in materia di minori”, conclude Giannotta. E’ di tutta evidenza come l’entità delle presenze (300 anime) dei minori sull’Isola non possano giustificare il ritardo e la parziale (si è fatta solo l’identificazione!) applicazione della procedura di accoglienza prevista dal nostro ordinamento a protezione di questi ragazzi. La difficoltà per l’Italia di reperire un numero corrispondente di posti in strutture di accoglienza adeguate non è in dubbio. Pare siano molti, infatti, i Comuni che stanno rispondendo all’appello a dare la propria disponibilità ad accogliere questi minori. Ciò che però impedisce una fluida procedura di trasferimento e accoglienza dei minori nelle città italiane è l’insicurezza che i comuni hanno di vedersi sostenuti nelle spese cui dovranno incorrere per l’accoglienza opportuna di questi minori. Infatti il problema sembra proprio essere che  pur essendo stati stanziati finanziamenti, non è chiaro come e quando un comune potrà vederli e questo, sappiamo, per gli enti locali, già privati di risorse essenziali per la gestione “ordinaria” della propria amministrazione, non è fattore secondario. Solo che a pagarne il prezzo sono oltre 300 minori, privi di tutela.

Raffaele K Salinari, Presidente Terre des Hommes

La situazione dei minori non accompagnati trattenuti nei centri dell`isola di Lampedusa e in altre strutture provvisorie definite adesso “strutture ponte` rischia intanto di sfuggire a qualsiasi controllo. Si ha notizia di gravi ritardi nell`adempimento dei doverosi atti di comunicazione al Tribunale dei Minori ed al Giudice Tutelare. La situazione sanitaria, soprattutto nelle struttura di Lampedusa, il CPSA di Contrada Imbriacola ed il centro ubicato nella ex base Loran, di recente ancora una volta agli onori della cronaca con una denuncia di Fabrizio Gatti sull`Espresso, diventa sempre più critica. I minori stranieri non accompagnati trattenuti a Lampedusa hanno tra i 14 e 17 anni ed i ritardi che si stanno accumulando stanno generando una situazione di grave tensione, anche perchè con il compimento della maggiore età rischiano di essere sottoposti alle procedure di detenzione amministrativa e di rimpatrio forzato . La situazione di tensione è ulteriormente aggravata dalla notizia che diversi migranti tunisini imbarcati sugli aerei o sulle navi a Lampedusa con la prospettiva di un trasferimento a Roma, sono stati invece espulsi in Tunisia, anche in assenza della documentazione prescritta dal Regolamento comunitario 562 del 2006 sulle frontiere esterne ( cd. Codice frontiere Schengen).

Tutti i MNA, compresi i tunisini e gli altri provenienti dai paesi del nord africa, avrebbero dovuto lasciare da tempo i centri di Lampedusa per essere trasferiti altrove, verso centri di accoglienza specializzati per minori, in possesso dei requisiti previsti dalla legge per queste strutture. E invece, soprattutto nei confronti dei minori non accompagnati maghrebini, in particolare di origine tnnisina, si sta praticando una vera e propria discriminazione perchè non vengono ammessi a godere di quelle garanzie e di quelle procedure che invece si riconoscono ai minori non accompagnati di origine subsahariana. Né si può escludere a priori e su base collettiva che minori o adulti provenienti dalla Tunisia, dall`Egitto, dall`Algeria o dal Marocco abbiano titolo ad ottenere la protezione internazionale, e dunque di accedere alla relativa procedura a condizioni di parità con gli altri immigrati che ne fanno richiesta, anche verbale.

Una circolare ministeriale del 18 maggio scorso prevede il trasferimento dei minori non accompagnati in “strutture ponte` individuate di concerto tra il Commissario delegato Forlani e l`ANCI e questi enti dovrebbero raccogliere e censire direttamente le disponibilità verificate a livello locale. Al momento, per quanto risulta da un recente incontro, queste disponibilità non sono neanche tutte note alla Protezione Civile, che sembra costretta, per assumere informazioni sulla “movimentazione` dei minori non accompagnati, ad attingere ai documenti comunicati dall`organizzazione Save The Children, da tempo convenzionata con il Ministero dell`interno nell`ambito del progetto Praesidium.

L`ANCI non presta poi, a livello regionale, quella collaborazione che è richiesta e di fatto si sta utilizzando un “sistema parallelo` di accoglienza, un sistema informale che trasforma in “strutture ponte` persino pensioni e bed e brakfast, quando non sono piu disponibili enti religiosi, un sistema gestito unicamente dal Ministero dell`interno, dalle Prefetture e dal soggetto attuatore dottor Forlani, per i minori giunti in Italia per l`emergenza “Nord Africa`. Rimane ancora avvolto nelle nebbie, come già in effetti si verifica da anni, il ruolo del Comitato per i minori stranieri.

Rimangono vuoti, ad esempio in provincia di Trieste, ed in diverse altre regioni, diversi centri di accoglienza che in base alla circolare dovrebbero potuto, anzi dovuto, ricevere minori sulla base di una decisione assunta a livello nazionale e dopo il transito nelle “strutture ponte`. E le strutture ponte che fanno accoglienza in Sicilia, sono sovraffollate, ospitando fino a 60 minori in condizioni di tale promiscuità e senza la necessaria presenza delle figure professionali che potrebbero garantire una mediazione efficace. Situazioni che non garantiscono né la salute né il rispetto dei diritti e della dignità di queste persone.

Di Fulvio Vassallo

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in questi giorni a Venezia durante il 68° Festival del Cinema, organizzato dal direttore artistico Marco Mueller, non è stato  programmato nessun evento a ricordare il 100° della nascita di Nino Rota. Potrà sembrare strano che il festival più importante del cinema europeo si sia dimenticato del genio di Rota. Potrà sembrare strano, ma così vanno le cose in questo bizzarro paese. Peccato che il Festival non abbia rievocato l’artista che Federico Fellini aveva definito come “la musica” e Miklòs Ròsza (l’autore delle celeberrime colonne sonore di “Giungla d’asfalto” e “Io ti salverò”) come “il principe delle partiture per la Settima Arte”. Rota ha composto più di 347 colonne sonore e 150 composizioni tra opere, balletti, musica da camera, lavorando con molti dei più grandi registi del cinema: Federico Fellini (per il quale aveva scritto tutte le musiche, da “Lo sceicco bianco” ad “Amarcord”), Luchino Visconti (“Rocco e i suoi fratelli”, “Il gattopardo”),  Mino Monicelli (“La grande guerra”), King Vidor (“Guerra e pace”), Eduardo De Filippo (“Napoli milionaria”, “Filumena Marturano”), Francis Ford Coppola (“Il padrino”, parte prima e seconda). Eppure, nonostante un’attività da “Guinness dei primati” e nonostante lo straordinario successo, Rota si era perennemente mantenuto uguale a se stesso: “quell’omino che cercava di uscire da porte che non c’erano, e che poteva realmente uscire anche da una finestra, come una farfalla, avvolto com’era da un’atmosfera magica, irreale“, come ricordava Federico Fellini in un articolo pubblicato sul “Messaggero”  tre giorni dopo la sua scomparsa; “quell’uomo di una bontà incredibile, di una civiltà rara, di una bravura musicale stupefacente“, come dichiarò Ennio Morricone qualche tempo più tardi. Mi chiedo a cosa servano i festival, se per prima cosa non attivano la memoria dei grandi artisti. Certo capisco che i divi di Hollywood (Clooney, Al Pacino, Madonna ecc) trovino  molto affascinante venire a Venezia (a spese dell’Italia) e partecipare a belle serate dove esibire la loro personalità. Penso però alla riservatezza di Rota e alla sua genialità, lui che diceva : “la differenza di musica ‘leggera’, ‘semileggera’, ‘seria’, è del tutto fittizia. Il termine ‘musica leggera’ si riferisce solo alla leggerezza di chi l’ascolta, non di chi l’ha scritta. E, in fondo, la leggerezza dell’ascolto è una specie di immolazione della propria presunzione a una facilità degli altri di ascoltare. Per questo non mi offendo, quando mi danno del ‘cinematografaro’: musica per film o altra musica, vi metto sempre lo stesso impegno.  E’ dunque un vero peccato che nessuno a Venezia abbia pensato di dedicare una retrospettiva a questo compositore geniale. Si spera che un omaggio tardivo a un musicista troppo presto dimenticato, prima o poi arrivi da parte del Festival del Cinema.

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Se l'invalido viaggia in Ferrari

non è un fotomontaggio, è una foto scattata a Roma………peggio di così……..cF

Se l'invalido viaggia in Ferrari

Centinaia di falsi contrassegni invalidi e di permessi per la zona a traffico limitato del centro storico intestati a persone decedute sono stati sequestrati dai vigili urbani del I gruppo al termine di una serie di approfondite verifiche. È risultato in particolare che, nei primi quattro mesi di quest’anno, sono stati 389 i contrassegni e i permessi irregolari: 82 i contrassegni invalidi intestati a persone decedute, 45 falsificati o clonati, 101 scaduti, 62 solo in copia fotostatica e 15 di provenienza furtiva. È emerso anche che 49 permessi ZTL erano in copia fotostatica e 35 permessi ZTL scaduti.

È stata l’impossibilità di notificare migliaia di verbali a persone perché decedute, sconosciute o a ditte fallite che ha fatto scattare la complessa indagine della Polizia Municipale del I Gruppo, diretto dal comandante Carlo Buttarelli. Per le verifiche sono stati incrociati i dati dell’Ufficio Notifiche, con quelli dell’Ufficio Iride (controlli ZTL) e dell’Ufficio Contravvenzioni.

Dagli accertamenti eseguiti è emerso che numerosi ricorsi presentati avverso verbali redatti per violazioni al Codice della Strada riproducevano in allegato copia di permessi o contrassegni in corso di validità intestati a persone decedute anche da diversi anni, che risultano invece sottoscrittori dei ricorsi. Sono quindi scattate denunce per sussistenti responsabilità di carattere penale.

Diverse le situazioni venute alla luce dalle verifiche dei vigili urbani, tra le quali quella di un conducente di una Fiat Panda, che si è reso responsabile di ben 494 passaggi in ZTL Trastevere, al quale è stato sequestrato un contrassegno invalidi e ritirata una carta di circolazione intestati ad un congiunto morto nel 2005.

C’è un conducente di una Mercedes intercettata su via IV Novembre che era riuscito ad evitare la notifica di oltre 1300 verbali per altrettanti passaggi ai varchi ZTL di Teatro Marcello, via Cavour e Corso Vittorio Emanuele II, grazie ad un falso permesso intestato ad un cittadino residente in una città del nord.

L’indagine svolta ha consentito di accertare un consistente numero di accessi ai varchi ZTL con veicoli riportanti targhe contraffatte o alterate. Ben 75 le persone identificate e denunciate che utilizzavano questo espediente, modificando alcune lettere delle targhe (per es. L che diventava I o F che diventava E). Sono anche stati sequestrati diversi veicoli oggetto di appropriazione indebita ed un veicolo acquistato con «furto d’identità» che ha portato alla denuncia di un professionista romano.

L’indagine continuerà. «L’indagine – ha annunciato il Carlo Buttarelli, comandante del I Gruppo Centro Storico dei Vigili Urbani – continuerà e si amplierà a tutto il territorio del I Municipio, nel corso dei prossimi mesi, in quanto è intenzione della polizia municipale verificare la legittimità e la regolarità del maggior numero possibile di permessi ZTL e contrassegni per disabili in circolazione».

I controlli consentiranno all’amministrazione comunale anche di poter recuperare ingenti somme di denaro non riscosse a titolo di sanzioni amministrative pecuniarie (si tratta di centinaia di migliaia di euro), relative, appunto, a violazioni del codice della strada per le quali, a causa degli artifizi posti in essere, non è stato possibile, al tempo, individuare gli effettivi trasgressori.

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OGNI SEDIA E’ OCCUPATA, QUESTO E’ UN BUON SEGNALE

Riempire una sala della maggiore libreria cittadina, in tempi di canicola, con la gente che ha la mente immersa nelle magnifiche insenature di tufo, e nelle limpide e protette acque delle spiagge pugliesi, non è cosa facile né scontata. Ma vedo che ogni posto a sedere è occupato, e che c’è pure una troupe televisiva in azione. Ringrazio i presenti, ringrazio in particolare chi è ha fatto 1000 km di autostrada per arrivare fin qui dal Friuli, e ringrazio l’efficacia organizzativa di Damiano Amoruso che ha permesso la realizzazione di questo meeting serale in centro a Monopoli.

NON SOLO DI CIBO SI ALIMENTA LA GENTE

Se siete venuti qui per sentir parlare solo di cibo e di ricette vi state sbagliando.

Parleremo sì di frutta e verdura, di germogli, tuberi e semi, in alternativa alla carne morta e alle pseudo-nobili proteine animali. Ma parleremo pure di carne viva, di amore, di spiritualità, di erotismo e di sensualità. Anzi, cominciamo subito con quello.

LA SCOMPARSA DEL MASCHIO

Le donne del mondo, da Milano a Catania, da Londra a Tokyo, da San Francisco a Shanghai, si stanno lamentando.

Più si spogliano e meno eccitazione producono.

Non esiste più il feeling. Non esiste più il drive, la motivazione sessuale. Persino lo humour, lo scherzo e la giocosità sessuale sono stati decapitati.

Corteggiamento e romanticismo fanno letteralmente pena. Manca la voglia, la passionalità, l’allenamento.

In pratica non esiste più né il maschio erotico né il maschio impollinatore, come testimoniano l’altissimo consumo di stampelle erotico-farmaceutiche e il crescente ricorso alla banca del seme.

Violenti, stupratori, pedofili, pervertiti, drogati, assalitori di bambine e di vecchiette, quelli sì non mancano mai.

LE PROFEZIE CHE SI AVVERANO

Il capo indiano Chiefe Seattle nel firmare due secoli fa il contratto di vendita coatta dei suoi territori ai conquistatori del Far West, pronunciava parole cariche di saggezza e preveggenza: “Chiedo all’uomo bianco il massimo rispetto degli animali, perché quello che succede agli animali succederà pure agli uomini”.

A forza di essere stuprate ed ingravidate a ripetizione in età infantile mediante siringa, a forza di essere espropriate dei propri vitellini già orfani di un padre mai sentito e mai visto, a forza di essere derubate del latte destinato alle loro creature, le mucche del mondo sono diventate gli esseri più miseri e disgraziati dell’universo, le femmine più torturate e più spossessate violentemente del proprio istinto, del proprio modo di essere, della propria natura, dei propri meccanismi affettivi e materni.

Le cose non vanno certamente meglio per i vitellini e i manzi, destinati al patibolo in tenerissima età o allevati come tori da divertimento e da corrida, prima di essere condotti alla sconvolgente esperienza del macello.

NESSUNA SORPRESA PER QUANTO STA ACCADENDO

C’è forse da meravigliarsi se donne e uomini, fruttariani per disegno divino e per mentalità, svezzati da lunga data dal proprio latte materno, e ciononostante appesi eternamente all’apparato mammario di un povero quadrupede, si ritrovino alla fine impotenti ed alienati, smembrati e svogliati, spoetizzati e demotivati?

UOMINI CHE VANNO IN PENNACCHIO AL PARI DEL GRANTURCO

Hanno ragione a lamentarsi le donne.

In Friuli, quando il granturco, dopo aver prodotto una o due pannocchie, manda fuori il pennacchio, diciamo che “Al è lat in penàcul”, ovvero ha finito di coltivare altre ambizioni.

Quando vogliamo prendere per i fondelli un maschio maturo in decadenza, privo cioè di ambizioni, di prospettive e di interessi verso l’altro sesso, non usiamo certo l’espressione eufemistica “Ha raggiunto la pace dei sensi”, ma tendiamo ad ironizzare e a ridicolizzarlo.

Lo paragoniamo al mais esausto e diciamo per l’appunto che “E’ andato in pennacchio”.

UN MONDO STERILIZZATO E FIAPPO, IN TUTTI I SENSI

Hanno ragione da vendere le donne.

L’uomo è scomparso di scena. Niente più fischi di ammirazione, niente più iniziative, niente più coccole, niente più sguardi brucianti, niente più trame, niente più tradimenti.

Disinteresse, fiappitudine, impotenza, sterilità e disperante Viagra a tutto spiano.

Come mai tutto questo?

Non si possono sottacere altri aspetti drammatici, oltre a quelli sopra citati.

IL GIOCATTOLO SESSUALE GUASTATO DAI TROPPI ATTENTATI

C’è di mezzo il femminismo feroce importato dall’America.

C’è di mezzo la demonizzazione del sesso da parte delle maggiori religioni, tutte più o meno sessuofobiche e bigotte.

C’è di mezzo l’invenzione dell’Aids, dell’herpes genitale, del papilloma virus.

C’è di mezzo il trionfo del sospetto, della paura, del preservativo, della sterilizzazione e dello scafandro protettivo.

Ci sono di mezzo le acque al fluoro, le bottiglie in plastica, le vaccinazioni con ingredienti pro-impotenza e sterilità, nonché le diete devitalizzanti e cotte dei nostri giorni.

IMPLOSIONE ECONOMICA E CONTROLLO DEL DANARO

Come tutto ciò non bastasse, stanno arrivando anche le politiche del New World Order  e del Bilderberg dove si parla disinvoltamente di implosione, di riduzione drastica della popolazione, e di controllo ossessivo del danaro contante libero, da sostituirsi con carte di credito monitorate, per cui, quei quattro residuati del mascolinismo vecchio stampo non potranno nemmeno più sfogarsi al lupanare, con gran spddisfazione postuma della senatrice Merlin, e con altrettanta gioia del professor Romano Prodi, che auspica misure draconiane.

LA MAGGIORE TRACCIABILITA’ DELLA SPESA

“Quel che occorre è una riduzione drastica dell’uso del contante, una maggiore tracciabilità dei pagamenti e una lotta all’evasione fiscale”.

L’ex presidente del Consiglio, da bravo alunno del NWO, sogna un fisco all’americana, coniugato con le nuove tecnologie: “Utilizzare l’elettronico in modo feroce è l’unica via per andare avanti. La democrazia si difende con le ricevute e il controllo di quanto si spende e si ricava. Se non abbiamo il coraggio di fare questo, il Paese sarà sempre disastrato”.

LE PECCAMINOSE BANCONOTE

Non è che i portafogli degli italiani siano poi così gonfi e ridondanti. Ma con i demenziali auspici del pupillo italiano dei Rothschild, corriamo tutti il rischio di essere arrestati se oseremo tenere in tasca, oltre al portamonete per le mance e per il parcheggio, anche delle peccaminose banconote.

Altro che la Magna Charta. Altro che lo schiavismo e i campi di cotone. Altro che l’orribile strumento di

Guillotin e del dr A. Louis, che staccava le teste a Place de la Concorde. Altro che le purghe di Lenin e di Stalin. Da Bologna la Grassa, arriva la ricetta dimagrante per gli italiani, sottoforma di carta di credito microchippata.

REGIME IMPERIALE LIBERTICIDA E PLUTOCRATICO

Niente più spesa libera e incontrollata, ma tracciabilità di ogni azione e di ogni movimento, di ogni gusto e di ogni pensiero. In nome della libertà e della democrazia.

Può esistere al mondo una imbecillità più fragrante e manifesta di questa?

Qui si parla di liberticidio e di assolutismo plutocratico. Nessun imperatore farabutto nella storia  ha osato tanto quanto i responsabili del Bilderberg e i loro galoppini.

Evidentemente le indigestioni a base di mortadella producono questo e altro.

MICROCHIP NELLE CARTE DI CREDITO E MICROCHIP NEI VACCINI

Le vaccinazioni obbligatorie prossime venture promettono assai bene.

Non saranno semplici, sgangherate ed approssimative come in passato.

Conterranno invisibili microchip in grado di garantire al potere centrale un controllo totale e costante di noi poveri schiavi, da quando ci alziamo a quando andiamo a letto.

Controlleranno le volte che andiamo ai servizi igienici e le volte che, più per sbaglio che per desiderio, ci eccitiamo o, scandalo degli scandali, eiaculiamo.

Manca solo un decreto ministeriale per l’evirazione forzata, per la demascolinizzazione, per la capponizzazione e l’eunuchizzazione dei maschi residui.

VIVA IL TANTRA

Personalmente sono più per il sensuale Tantra che per il celestiale e ascetico Veda.

Non trovo affatto materialità nel sesso e spiritualità nella preghiera o nella meditazione.

In un mondo ossessionato dal peccato e dal bigottismo, mi vanto di sentirmi, almeno ideologicamente, impuro e carnale.

Come ha detto il grande filosofo partenopeo Luciano De Crescenzo di fronte al suo immaginario Giudice Finale:

“Dio Onnipotente perdonami! Ho peccato assai, con frequenza e intensità, ma mai abbastanza. Mai tanto quanto avrei voluto!”

PANE, AMORE E FANTASIA

Nutro assoluto rispetto per la castità liberamente scelta, ed anche per ogni forma di sublimazione in senso religioso, sociale, familiare, professionale o sportivo.

Mettere però la sensualità sotto i tacchi rappresenta un vile attentato alla vitalità, alla fantasia, alla naturale attrazione yin-yang, un insulto alle migliori risorse e alle insopprimibili esigenze umane.

Non si vive di solo pane, ma semmai di pane, amore e fantasia.

Voltiamo dunque pagina e andiamo all’argomento top che è la nutrizione.

IL FRAMMENTO CHE CI NOBILITA

Non pretendo di insegnare niente a nessuno.

“Chi ti credi di essere per fare questo?”, mi potreste obiettare.

“Ti ritieni forse un essere superiore, o un divino?”

Superiore no di certo. Ognuno di noi è diverso ed originale. Ognuno ha le sue importanti esperienze e competenze. Ognuno può insegnare le proprie cose.

I confronti tra le persone non hanno molto senso.

Un po’ divino però sì. Ma tutti lo siamo. Tutti abbiamo dentro di noi un frammento atomico-spirituale che ci caratterizza e ci nobilita.

IMPARIAMO A STIMARCI

Tutti noi umani abbiamo un sangue esclusivo che segna sempre un pH 7.30-7.50 alcalino, cioè fruttariano.

Questo vale per tutti, anche per chi, misero, usa la propria bocca come orrido ingresso cimiteriale, e adopera il proprio intestino come sepolcro per poveri defunti quadrupedi, piumati o pinnati.

Ed è in nome di tale frammento nobilitante che dobbiamo per diritto e per dovere sentirci grandi e speciali, sentirci coscienti e consapevoli, sentirci decisivi e responsabili.

E’ in nome di tale frammento che dobbiamo provare per noi stessi ammirazione e non disprezzo, autostima e non indifferenza, entusiasmo e non cinismo.

UNA RIFLESSIONE SULLA VITA

Ed è qui che vi voglio. Ed è qui che calo la mia domanda a me medesimo e a voi tutti.

Cos’è mai la vita? E’ una chance, un’occasione importante da non sprecare, una partita da giocare al meglio.

La vita è lunga. Ore, giorni, settimane, mesi, anni e decenni. Ma, tirate le somme, dura poco, e si riduce a dei flash e a dei ricordi.

Mi sembra ieri che in piazza, nel paese di Tavagnacco in Friuli, tiravo una palla di neve a un povero diavolo che transitava in bici, forse per andare al lavoro, facendolo sbandare e cadere sui cumuli bianchi ai lati della strada. Avevo 5 anni e mi rincorse invano per gli orti innevati. Avrei meritato che mi prendesse e mi sculacciasse per bene.

MI SEMBRA IERI

Mi sembra ieri che mi laureavo in economia all’Università degli Studi di Trieste, e che qualche foto mi rivela smunto e indebolito dai troppi libri e dagli impietosi esami. Avevo 25 anni.

Mi sembra ieri che a Singapore, in una partita amichevole contro la nazionale singaporiana, facevo 4 goal all’incazzatissimo portiere titolare. Era l’estate 1980, e avevo 37 anni.

Mi sembra ieri che tenevo in braccio i miei due pargoli Francesco e William, che oggi mi superano in altezza. Avevo 45 e poi 55 anni.

Ognuno di voi può dire la stessa cosa. Ognuno può ripetere quella stessa frase “Mi sembra ieri”.

Il tempo passa e il tempo corre maledettamente veloce.

LA FUSIONE NELLA COSCIENZA COSMICA

L’occasione, la chance di cui parlavo all’inizio, sfuma dunque assai presto.

Per nostra fortuna non finisce lì.

Non siamo certo destinati alle fantasticherie stile paradiso, purgatorio ed inferno, valide solo per la straordinaria immaginazione artistica di Dante.

Assai più sensato appare il nostro percorso a tappe verso l’evoluzione, verso il perfezionamento e la purificazione.

Assai più logico si prospetta il nostro procedere verso l’armonizzazione col creato e con la natura.

Assai più verosimile è la nostra tendenza a fonderci nella coscienza cosmica assoluta, allo stesso modo della goccia d’acqua che deve per forza sparire e confondersi tra le onde, se vuole conoscere intimamente il suo oceano.

L’ESISTENZA E’ UN’OCCASIONE DA NON SCIUPARE

Se questo è la vita, una preziosa chance una tantum per i cristiani, o una delle tante occasioni purificanti per gli orientali e per i reincarnazionisti in genere, occorre non sciuparla in ogni caso.

Occorre non buttare via questa irripetibile opportunità che è la nostra esistenza terrena, il nostro karma presente, il nostro destino concreto, guidabile, plasmabile e personalizzabile.

LA SCEMPIAGGINE DEL MANGIARE CARNE MORTA

La polemica sul veganismo e sul mangiar carne sembra non finire mai. Il che è assurdo ed autolesionistico, oltre che blasfemo.

E’ dimostrato in mille modi che la carne fa malissimo al corpo umano.

E’ dimostrato nei principi, nella logica e nei risultati. Ma pare non basti mai.

La testardaggine, l’ostinazione, la miopia umana, superano di molto quelle del peggiore asino bendato.

Chi si abitua ad immettere benzina infangata ed insanguinata nel suo motore perfetto, e si abitua pure a vederlo funzionare a sbalzi, a scoppi e a fumi, pensa magari che non esistano altre strade.

UNA QUESTIONE IMPROPONIBILE

In realtà, la polemica “carne/non-carne” è una questione banale, assurda, fasulla, addirittura improponibile.

Come facciamo a chiederci se la carne fa bene o fa male?

Ci chiediamo forse se mangiare nostra moglie fa bene o fa male?

Ci chiediamo forse se sgozzare i nostri figli, triturarli e farne dei salumi fa bene o fa male?

E allora, gente di Monopoli e dintorni, cerchiamo di usare la testa e di ragionare.

LASCIAMOLI VIVERE IN PACE E DIFENDIAMOLI QUANDO SERVE

Queste creature che ci guardano e ci scrutano, ci amano e ci temono, ci sospettano e ci accusano.

Queste creature che hanno pensieri, sensazioni, affetti, paure, sentimenti, riconoscenze, simpatie ed antipatie, desiderio di mangiare e di bere, di giocare e divertirsi.

Queste creature che hanno voglia e diritto di vivere almeno quanto noi.

Queste creature che sono nostri figli adottivi per disposizione logica e divina.

Queste creature che chiamiamo spregiativamente animali, hanno o no il diritto di un trattamento equo, libero dalla vile, cinica ed insensata sopraffazione a cui le stiamo sottoponendo?

GLI ANIMALI VIVONO E LASCIANO VIVERE

Proprio ieri l’amica Jessica mi ha inviato delle fotografie di incredibile bellezza, con vari esempi di amicizia e di scherzi tra animali diversi. Il pappagallo che struscia la testa contro il ventre peloso del gatto. Il cagnolino che tira la coda al maiale. L’elefante che massaggia il ventre dell’asinello con la sua proboscide. Loro sì che sanno vivere!

I FANATICI DEL BRODO METTEREBBERO CADAVERINA ANCHE NEL SUCCO D’ARANCIA

Se tiri via le proteine animali agli pseudo-nutrizionisti, ai medicastri e ai dietologi da strapazzo, quelli che tengono nella tasca destra gli hamburger e nella sinistra 50 tipi diversi di pillole integratrici, li mandi tutti in tilt ed in fibrillazione, li stendi al suolo, li porti alla confusione mentale.

Ebbene, è proprio questo che dobbiamo fare.

Dobbiamo fargli mancare il terreno sotto i piedi.

Dobbiamo sbugiardarli e togliergli la maschera.

Dobbiamo farli apparire per quello che sono, in tutto il loro cinismo, in tutte le loro miserie, in tutto il loro analfabetismo alimentare e spirituale, in tutta la loro incompetenza.

IL MATERIALISMO E L’ARROGANZA

La medicina e il nutrizionismo di regime sono intrisi di materialismo. Per cui non esiste un padre chiamato Dio, non esiste una madre chiamata Natura, non esistono dei principi chiamati Leggi Naturali.

E l’uomo, secondo loro, ha il diritto di comportarsi impunemente a suo piacimento, in modo arrogante, più da super-padrone che da rispettoso ospite.

VITA PIU’ CORTA E ATROCI SOFFERENZE

Ma il fato non rimane indifferente di fronte alla dabbenaggine e all’incosciente cattiveria degli umani.

Chi si nutre in quel modo non solo si prenota un loculo anticipato in camposanto, ma si ritrova ben presto col fegato ingrossato, con la cistifellea calcificata, con i reni bloccati e il rischio dialisi, col sangue denso che causa tiroiditi e diabete, con le ossa svuotate dall’osteoporosi, con la disbiosi intestinale (sbilancio tra batteri saprofiti vegetal-derivati e batteri putrefattivi animal-derivati) e con relativi miasmi solforico-nitro-ammoniacali stile topo-morto che risalgono dal colon fino alla testa e alla regione cerebrale, danneggiando vista, udito, respirazione, sistema nervoso e sistema endocrino.

NON MANCANO LE RIPERCUSSIONI

Eppure l’americano medio, impregnato di cadaverina e putrescina, di indoli e scatoli, di ammoniaca ed acidi urici, continua imperterrito a seppellire nella sua necropoli privata, nel suo intestino, qualcosa come 21000 anime del creato nel corso della sua vita.

E lo fa come se niente fosse.

R’ forse pensabile che tutto questo non abbia pesantissime ripercussioni e ricadute sul suo assieme corpo-mente-anima?

I DATI DI CAMBRIDGE E DI LOMA LINDA PARLANO CHIARO

La Loma Linda University, massima autorità americana nel campo della nutrizione, al pari di Cambridge in Europa, ci offre inequivocabili spunti, confermati anche dai dati raccolti in Cina mediante il China Health Project del dr Campbell.

Nel celebre esperimento di Cambridge2000, insabbiato frettolosamente dai servizi segreti di sua maestà britannica, si era appurata la formidabile efficacia del five-per-day di sola frutta, per stare lontani dal cancro e dalle cardiopatie, i due maggiori killer mondiali.

Negli esperimenti americani si è appurato statisticamente che il vegetariano medio vive 7 anni più dell’onnivoro medio (quello che adotta la SAD, ossia la Standard American Diet), e che il vegano medio ne vive 15 di più.

LE MICIDIALI PERDITE DI OSSEINA

Un pensierino particolare alle gentili signore.

Il problema delle donne è duplice e riguarda non tanto la presenza dei due minerali più richiesti che sono il ferro e il calcio, quanto la capacità assimilativa dei medesimi.

Siamo infatti circondati da ferro e calcio, pertanto quello è un falso problema.

La scarsità è quella di calcio organicato, quello che si trova nel cavolo crudo e nei semi di sesamo, o in alternativa nell’osseina.

Scarsità di calcio organico significa tra l’altro sbilancio endocrino-ormonale e gravi problemi alla tiroide.

Ebbene, sempre l’ateneo Loma Linda ha scoperto che la perdita ossea media di una donna vegan a 65 anni è del 18%, mentre per la donna onnivora è del 40%, un’enormità.

L’eccesso di proteine nella dieta si paga assai caro in quanto va ad interferire con l’assorbimento del calcio.

Alla fine, il calcio inutilizzato crea da un lato osteoporosi e, dall’altro, mineralizzazioni calcaree e calcoli.

SIAMO VEGANI-FRUTTARIANI PER SCIENZA E NON PER OPINIONE

Siamo vegani-fruttariani per progetto divino e per disegno costruttivo naturale ed evoluzionistico, indipendentemente dai cibi plebei che spesso ingeriamo per ignoranza, per distrazione, per cattiva abitudine o per le scemenze terroristiche sulla B12 e sugli Omega3 ittici.

Questo trova precise conferme scientifiche:

A)   Nel pH alcalino del nostro sangue 7.30-7.50 (nei mangiatori di carne il pH sta sotto la quota neutra di 7.00).

B)   Nel comportamento immunitario, con leucocitosi digestiva ad ogni pasto carneo.

C)   Nel fatto che la nostra batteria rilascia 6500 Angstrom quando il corpo è in forma ed in equilibrio, per cui richiede ricariche al rosso e all’infrarosso (7500 della verdura cruda e 9000-10000 della frutta al naturale), e non ricariche autolesionistiche al grigio, al nerastro e ai raggiX, coi 1700 Angstrom tipici del cancro in zona terminale e i 3000 delle forti debilitazioni influenzali, tipiche delle proteine animali, dei cibi devitalizzati, dei cibi dolcificati e salati, dei cibi cotti e degli integratori.

Nel fatto cioè che se ci manteniamo sani e vitali, oltre la soglia dei 6500 Angstrom, emaniamo dal nostro corpo un’aura rossastra e generatrice di energia che si trasmette a chiunque ci avvicina, mentre se precipitiamo sotto la soglia diventiamo un buco nero assorbente e viviamo di vampirismo energetico, sottraendo energia a chiunque ci tocchi e ci contatti.

SANGUE E SOFFERENZA PER LE VITTIME MA ANCHE PER I BOIA

L’alternativa per tutti noi è quanto mai precisa. O ci emancipiamo con un salto di qualità, oppure sprofondiamo nelle sabbie mobili, nel fango intriso di sangue e di sofferenza.

Sangue e sofferenza per le vittime massacrate in continuazione, ma anche per gli autori e i boia del crimine sui quali non può non ritorcersi il male fatto con vile cinismo e miope indifferenza.

I NUOVI PADRONI DEL MONDO

Le lobby alimentari e farmaceutiche, le lobby petrolifere e bancarie stanno manipolando il mondo in lungo e in largo. Ci vogliono sfoltire con metodi super-hitleriani, ci vogliono ammalare, ci vogliono microchippare, ci vogliono tutti senza moneta e senza portafoglio, senza religione se non la New Age.

Ci vogliono senza alberi da frutto e senza semi, se non quelli esclusivi ed avvelenati della Monsanto.

Ci vogliono senza confini e senza costituzioni, se non quella planetaria del NWO, firmata dai Rothschild, padroni assoluti del pianeta Terra.

Col trattato di Lisbona hanno snaturato le nostre conquiste, il nostro Risorgimento, i nostri martiri, il nostro Piave e il nostro Caporetto, la nostra storia e la nostra Resistenza, le nostre leggi e i nostri diritti, senza che nessun cittadino d’Italia si accorgesse.

LA DOCUMENTAZIONE NON MANCA

Volete documentarvi?

In Italia c’è il professor Giuseppe Altieri, bioagronomo (agernova@libero.it) e c’è Damiano Amoruso qui a Monopoli, bio-architetto futurista (pobox234@gmail.com). Posseggono documentazione completa e video sul Codex Alimentarius, sulla farsa Aids (e sul pentimento di Luc Montagnier), sulle carognate della Monsanto (Round-up, Ogm, ecc), sulle scie chimiche, sui terremoti e sugli tsunami, sia quelli naturali che quelli provocati.

SIAMO GENTE PACIFICA E NON MANDIAMO I GIOVANI ALLO SBARAGLIO

Siamo per una opposizione dura ma pacifica contro quanto sta avvenendo intorno a noi.

Siamo per una ribellione basata sull’arancia, sulla mela, sul pane integrale e il radicchio, sull’uva, l’avena e la mandorla, sui fichi, le carrube e i fichi d’India, sulla carne viva e non su quella macellata.

Non mandiamo i giovani allo sbaraglio. Non puntiamo a scontri di piazza, né a inutili cortei.

Vogliamo però intorno a noi tanta gente che spegne il televisore e accende finalmente cuore e cervello.

Vogliamo gente edotta, preparata ed informata sui fatti.

E’ GIUSTO CHE LA POPOLAZIONE MONDIALE SIA INFORMATA

Non apparteniamo ad alcun partito, ad alcuna setta, ad alcuna religione.

Cerchiamo di svolgere un ruolo contro-informativo.

Cerchiamo di portare avanti un’istanza di tipo salutista, ecologista, animalista.

Cerchiamo di creare coscienza, consapevolezza e sensibilità, in vista non di un mondo utopistico e perfetto, fuori della nostra portata, ma di un mondo accettabile ed equo che rispetti i diritti delle persone e di tutte le creature che vivono sulla crosta terrestre.

Valdo Vaccaro

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