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Archive for settembre 2011


  • – Quali sono gli aspetti di questa popolazione e della loro cultura che tua madre ti ha trasmesso? 

La pazienza. Il fatto che giorni mesi e anni non sono importanti, mentre le ore del giorno sono molto importanti.
Il fatto che sono nato libero, e tale morirò.
Il fatto che l’interno e l’esterno sono la stessa cosa e chi ne pulisce uno solo non si purifica.
il fatto che ogni uomo deve riconoscere il bene dentro se stesso, e non per conformarsi agli altri.
Che la nobitlà è nell’azione, non nella persona, che sia uno servo o un grande capo, che abbia la pelle chiara o scura non conta.
Quello che conta è il valore di quello che fai.
Il fatto che un nomade non per forza è un viaggiatore, e che viaggiare molto non significa per forza essere nomadi.
  • Quando e come hai scoperto la musica delle tue origini e hai deciso di dedicarti a questa arte?
 E’ stato il disco “amassakoul” dei tinariwen a farmi capire che dovevo fare qualcosa di simile
  • Nella musica che suoni c’è anche una componente occidentale o di altre provenienze?
io sono senza frontiere, sono universale, ascolto quanta più musica posso, credo che questo filtri nella mia musica, senza però cambiare il fatto
che è musica tuareg. Ci sono delle influenze che si sentono di più in alcune canzoni soprattutto. Ma la cultura e la vita tuareg nasce già contaminata, noi non
abbiamo mai avuto la pretesa di esser puri o l’ossessione di mantenere le cose ferme e inalterate per secoli. Quindi non ragioniamo per compartimenti stagni.
I popoli da sempre si incontrano e si influenzano, questo può non piacere a qualcuno, ma è sempre stato così e continuerà a essere così.
  • In Italia esiste una comunità Tuareg, ma sono pochi a saperlo. Ci puoi raccontare qualcosa di questa comunità: quanti siete in Italia, in che occasioni vi incontrate, quali iniziative portate avanti…
In italia ci sono una cinquantina di tuareg. Provengono quasi tutti dal Niger, un paio dal Mali e dall’Algeria. Ci incontriamo per le feste religiose, o per gli eventi culturali che organizziamo, ma rimaniamo sempre molto legati, anche solo per telefono sappiamo sempre quello che succede agli altri.
In Italia la situazione è diversa rispetto a Francia, Belgio
e altri paesi in cui la comunità tuareg è più consistente, oppure paesi che hanno una tradizione di attenzione alle culture del mondo. In Italia credo
siano in pochi a sapere chi sono i Berberi o i Tuareg, credo che per la maggior parte delle persone noi siamo la stessa cosa degli arabi o dei sahrawi. In Italia c’è ancora molto lavoro da fare per far conoscere queste popolazioni e divulgare delle informazioni su popoli che in realtà sono i vostri vicini di casa, che hanno legami anche forti con il mediterraneo, e si sa che tutta l’area del mediterraneo è in realtà molto simile come cultura antica, e che ci sono molti punti in comune
fra queste culture, anche nel modo di vedere il mondo. Quindi ci sono delle associazioni per esempio Tekelt a Bologna, e anche Il Mondo Tuareg a Pordenone,
che si sforzano di far conoscere agli italiani il nostro popolo e lavorare per la conoscenza e la comprensione reciproca. diciamo che sono pochi ma molto attivi, i tuareg in Italia.
  • I Tuareg si definiscono “uomini liberi” e anche la loro cultura è sempre rimasta molto libera, hanno conservato la propria lingua, il proprio alfabeto pur venendo in contatto con altre popolazioni. In cosa si distingue la musica di questo popolo? Come si riflette in essa il nomadismo, la filosofia di vita dei Tuareg?
Il nomadismo significa che sei un essere vivente e un essere libero, vivente perchè cambi e ti muovi, non hai tutto il peso e le gabbie che hanno i sedentari, e libero, perchè nessuno ti può sottomettere senza che tu gli dia il tuo permesso. Il nome delle carovane del sale che facevano anche più di 1600 km in media, era “azalai”, che significa letteralmente “la differenza” perchè chi la faceva tornava più saggio, avendo visto molte “differenze”. Per noi non esistono cose fisse immobili sempre uguali, e se le vedi sono illusioni o miraggi. Per i nomadi il pensiero esiste solo camminando o cantando. Implica la nozione di flusso continuo e cambiamento continuo. Noi sappiamo che non c’è nulla di permanente ne sulla terra ne in noi stessi, tutto comincia e finisce sia dentro che fuori dall’uomo. Ma ci sono anche delle regole, attorno a cui ruotare, dei pozzi, delle oasi per la ricerca dell’acqua, dei pascoli, delle erbe per curarsi. E un uomo libero non è un uomo senza regole. Nelle nostre poesie parliamo del nostro nomadismo, o della sedentarizzazione forzata, comunque parliamo sempre di quello che siamo.
Quando noi prendiamo le chitarre, e ci mettiamo dentro il nostro passato, che non è passato finché non tramonta, ci sentiamo forti, uniti con i nostri antenati, ci sembra che non dimenticheremo mai il nostro modo di essere vivi e nomadi, anche se suoniamo a New York oppure dormiamo a Sidney.
Io non so se anche voi sentite questo nella nostra musica, io lo sento.
  • Ho letto una frase molto bella sul sito dell’associazione <Il mondo Tuareg>: <Il silenzio ha insegnato loro ad “ascoltare il canto dello spazio”, a far tacere i mormorii dell’anima e a sentire gli spiriti dell’acqua e del vento>. Pensi che questa capacità di ascoltare, di vivere nel silenzio del deserto si senta nella musica?
Si questo si sente nella musica. I nostri ritmi vengono dal tindé, che è uno strumento delle donne, un tamburo dal suono profondo, e molti ritmi di tindé
sono curativi, sono fatti per curare dalla tristezza o per cacciare via i fantasmi dalla testa, ci sono dei ritmi precisi a seconda del problema che ha la persona, e questo poi lo si sente nella musica. La vita è fatta di tante cose. La tristezza esiste, c’è la gioia, c’è la confusione poi c’è la fiducia, e anche la paura esiste.
Noi parliamo di tutto nella musica, della solitudine, del silenzio, credo che il nostro mondo sia tutto nella nostra musica.
  • Rispetto ad altre popolazioni di religione musulmana, tra i Tuareg la figura della donna è più emancipata. Che ruolo hanno le donne nella vita nomade?
“la donna è il pilastro della tenda” dice il proverbio tuareg. La società tuareg è una società quasi matriarcale. le donne hanno un ruolo centrale. Lo status del figlio
(nobile, di una certa tribù, servo) viene dato dalla madre. Significa per esempio che se mio padre è un servo chaamba (tribù arabe del deserto in algeria) e mia madre una nobile, io posso anche diventare capo e il fatto di essere mescolati non era neppure argomento di discussione fra i tuareg. Io sono della tribù di mia madre, quella di mio padre non conta o conta meno.
Lo strumento più nobile, l’imzad, è suonato solo dalle donne, ed è lo strumento attraverso il quale si tramandano le tradizioni perchè è con l’imzad che i poeti recitano e che i cantori cantano le storie antiche, è uno strumento sacro per noi, quando l’imzad
parla, tutti devono tacere e ascoltare. Anche il tindé, il tamburo tuareg, è suonato tradizionalmente solo dalle donne che lo usano per accompagnare i loro canti.
Per esempio la musica di chitarra tuareg viene quasi tutta dal tindé come ritmo. Quindi anche la musica che facciamo in qualche modo riporta alla donna.
I beni materiali, la tenda, gli animali, tradizionalmente appartengono in gran parte alle donne, perchè gli uomini circolano, viaggiano, mentre
le donne rimangono solitamente attorno agli accampamenti. In più hanno una dote che può essere anche molto consistente quando si sposano. Il fatto queste cose siano di loro proprietà gli da potere, e in questa società anche gli uomini tuareg dicono che “la legge è fatta per la donna”. La donna (anche l’uomo) è libera di avere dei fidanzati e di scegliere liberamente un marito, da cui poi sarà libera di divorziare, in quel caso,
l’uomo si trovava spesso a dover uscire dalla casa/tenda che è di proprietà della donna e deve quindi rifugiarsi da qualcun’altro, di solito sue parenti donne, la zia, cugina eccetera.
Le donne sono tradizionalmente colte, conoscono la scrittura e tutte le espressioni della cultura perchè sono loro che la trasmettono ai figli, insegnano a scrivere ai figli e gli insegnano la storia, la poesia, l’astronomia, la geografia eccetera, insegnamenti che poi saranno portati avanti dagli uomini durante le carovane
e gli spostamenti dove la conoscenza delle stelle e della geografia sono fondamentali. Cmq non è raro vedere donne che eccellono nella scrittura e letteratura
mentre è più raro per gli uomini.
Le donne poi non sono obbligatoriamente velate (mentre gli uomini si tradizionalmente) perlomeno non in modo rigido e si rifanno a un interpretazione più letterale e basilare della Sunna e del Corano, si dice che noi siamo riusciti a prendere la religione musulmana senza prendere i costumi arabi.
  • La colonizzazione francese prima, le frontiere dei nuovi stati dopo, lo sfruttamento da parte dell’occidente e della Cina di materiali preziosi nel sottosuolo, come l’uranio, sono tutte cose che hanno creato problemi ai Tuareg che rischiano di scomparire con tutte le loro tradizioni. Cose di cui in occidente si parla molto poco. Pensi ci sia un futuro per questa popolazione nomade e che la musica possa avere un ruolo nel sensibilizzare il mondo occidentale a questi problemi?
il futuro di questa popolazione rimane molto incerto. noi abbiamo paura di scomparire, perchè ci sono veramente tante forze che lavorano contro di noi.
per esempio prendiamo l’energia nucleare, che qui viene venduta come energia pulita, ci sono anche delle preplessità su quello, ma ammettiamo che qui sia pulita.
Restano da sistemare le scorie, e comunque noi tuareg sappiamo che l’energia nucleare non è pulita per noi. Non è pulita per il deserto e non è pulita per tutto il terzo mondo, come al solito. I regimi africani hanno venduto concessioni su concessioni sulle nostre terre, e così molte multinazionali sono arrivate e si sono messe a estrarre l’uranio. A parte che queste centrali sono sorte su alcuni dei pascoli più verdi e lussureggianti che avevamo, dove ogni pastore portava i suoi animali lungo i suoi spostamenti per farli mangiare e rinforzarsi. Oppure abbiamo un posto con un buon pozzo, una scuola vicino al pozzo, un bel posto tranquillo dove i bambini possono studiare (cosa rara per noi) e hanno l’acqua che gli serve. Arriva la tale multinazionale cinese-canadese-francese-australiana e dice che lì ci sono dei giacimenti di petrolio o di uranio e quindi intimano alla scuola alle persone di sloggiare. Ma sapete non è che dappertutto ci sono posti così con un pozzo e una scuola vicino. Certe volte hanno fatto sloggiare interi villaggi. Ma la cosa più grave è che lì la sicurezza non viene considerata. Queste sono aziende occidentali, con personale occidentale, e quindi sanno bene cosa significa “sicurezza” per l’ambiente, per le persone, per le falde acquifere.
Il problema è che essendo in africa loro se ne fregano della sicurezza e della protezione dell’ambiente. L’uranio per le centrali nucleari francesi viene dal deserto.
Non proteggono i lavoratori nelle centrali, non proteggono l’ambiente e le falde acquifere infatti cominciano a essere seriamente contaminate e ci sono molti morti per l’acqua contaminata. Certo poi che contaminare l’acqua in un deserto è un ottima soluzione per favorire una vita sana degli abitanti. I camion trasportano l’uranio così, nelle strade, in mezzo ai villaggi, sono dei telonati normalissimi, pensate che in europa un camion di uranio
coperto solo da un telo circolerebbe liberamente? I Tuareg sono privati di ogni decisione politica e di ogni diritto nel loro proprio paese.
Il nostro futuro ce lo costruiremo noi, altrimenti nessuno verrà a darcelo. Il problema è che noi ci troviamo sempre fra martello e incudine nella maggior parte delle questioni dell ‘africa del nord. Stanno cercando tutti i modi possibili per annientarci. Quello che so è che dovranno andare sino in fondo, perchè questo
non è un popolo che si piega, che diventa servo, anche se saremo circondati dall’odio e dalla morte, anche se cercano di sfiancarci e annientarci in ogni modo, noi resisteremo. la nostra via è quella della resistenza. noi lotteremo sino al giorno della vittoria o del nostro annullamento.
questo non è un popolo che se ne sta buono e zitto.
La musica oggi ha fatto molto. E’ riuscita a ri-unire i tuareg. e non è poco. tutte le politiche dell’ultimo secolo miravano a dividere i tuareg e isolarli. La musica delle chitarre è riuscita a riunirli e a dargli nuove speranze e una nuova dientità. ci avevano provato tanrti capi e ribelli tuareg, ma ci è riuscita solo la musica. Le canzoni ishumar sono cantate in qualsiasi accampamento tuareg da ghat a timbuktu. E in questa musica sono tanti i messaggi per i giovani tuareg e per costruire un futuro migliore per questo popolo.
Poi sicuramente credo che possa sensibilizzare l’opinione pubblica occidentale, perlomeno inizialmente già far capire chi siamo, che non siamo selvaggi o
“poveri beduini” come molti pensano, per esempio grazie a questa musica sempre più persone in tutto il mondo hanno cominciato a conoscere i tuareg, a saperli distinguere dagli arabi o da altre popolazioni, oggi la gente comincia a sapere che i tuareg sono berberi e non arabi, sempre più persone, grazie alla musica
si informano e sono incuriosite da questo mondo. Spero che piano piano riusciremo anche a sollevare le questioni più spinose e le questioni importanti, di geopolitica, la questione delle risorse del sottosuolo, della cittadinanza negata eccetera
perchè questo popolo riesca a sopravvivere e avere una vita degna nel suo deserto, questo deserto che amiamo molto.
  • Ci puoi parlare della tua collaborazione con Issa Dicko, del suo pensiero e del suo festival di musica tuareg?
Issa Dicko é uno storico e intellettuale tuareg dell’area di Timbuktu. [——]
  • In una sua intervista Dicko spiega che ci sono sempre contrasti tra popolazioni sedentarie e quelle nomadi, e paragona i Tuareg agli zingari: cosa ne pensi?
Si è vero, le interazioni fra nomadi e sedentari sono sempre state difficili. Ma alla base ci sono soprattutto dei fraintendimenti. Sono due visioni del mondo
che con pazienza potrebbero capirsi e arricchirsi l’un l’altra, perchè da sempre è esistita questa differenza fra nomadi e sedentari. Il problema è che si è fatto ricorso a molte mitologie e falsificazioni storiche per denigrare il nomadismo tuareg, un po’ come si è fatto coi pellerossa con gli aborigeni e con tutti
i cosiddetti “selvaggi” del mondo che per un motivo o un altro erano da eliminare. Considero il paragone con gli zingari fuorviante, non ricordo se Issa Dicko lo abbia usato, ma prima di tutto i Tuareg e gli zingari hanno una tradizione e cosmogonia del tutto diversa, ma soprattutto il Tuareg è nomade sulla sua terra e non su quella di qualcun’altro.
Il nostro nomadizzare sottostava a precise regole e accordi tra tribù e confederazioni (i nostri “stati” tuareg). Diciamo per farvi capire che se io sono un Kel Azdjer,
nomadizzerò su certi percorsi che sono sulla terra della mia tribù, oppure farò delle carovane o degli scambi che implicano che io abbia accordi con le
altre tribù o che ne rispetti le regole. In generale il tuareg è nomade sulla terra che gli appartiene.
E per esempio la nozione di “confine” non ha nessun senso per i tuareg, nel deserto ogni roccia, duna e pozzo ha un nome sin dall’antichità e glielo abbiamo dato noi, non è un deserto vuoto questo, è un deserto pieno, è un deserto abitato da migliaia di anni ! Per i tuareg il nomadismo è innato, invece la nozione di confine
bisogna spiegarla.
Ora in questo deserto nostro per esempio io sono un tuareg dell’algeria ma posso avere molti parenti in mali o in niger, questa è la norma per noi, ora è come se
fra voi e i vostri zii qualcuno metta un “confine” e vi dicono da oggi tu sei maliano e tu algerino, dovete avere dei documenti e fare una trafila burocratica per andare a trovare i vostri zii. Questo creava problemi. Quando è arrivata la Francia i tuareg formavano una nazione divisa in confederazioni che avevano creato reti di interdipendenza e di scambi. E’ stata la francia a suddividere in unità sempre più piccole il mondo dei tuareg e a dividerli poi attorno al 1960 fra 6 paesi, nonostante loro, attraverso i loro capi, avessero fatto più volte richiesta (più che richiesta era una preghiera) ai francesi perchè non li dividessero facendoli diventare “un corpo smembrato senza testa”.
Comunque c’è tutta una tradizione nell’invenzione prima e nell’esasperazione poi della dicotomia Potere centrale-Sedentario/Anarchia-Nomade.
E’ diventato un argomentazione molto alla moda per denigrare sistematicamente il sistema di vita nomade e collegarlo a tutto ciò che può far paura o disgusto in un opinione pubblica africana o occidentale, per poi poter giustificare i massacri e le privazioni che i tuareg subivano.
Gli Stati ci vogliono far credere che l’anarchia il disordine e il banditismo sono tratti normali del carattere nomade. Questo è stato usato tipicamente
per tutte le volte che si voleva massacrare impunemente un popolo, lo si chiamava indigeno, selvaggio, barbaro.
Si è cercato di accomunare il nomadismo con la barbarie e di dipingere i tuareg come dei selvaggi sanguinari incontrollabili e senza leggi.
Se alla base si fosse partiti con una curiosità e una volontà di capire, ci si poteva intendere. Ma il dilettantismo di alcuni studiosi e la retorica degli
Stati rimandano a una visione del tutto deformata e falsificata del tuareg. Chiediamoci, chi sono i veri razziatori? Chi sono i banditi? La Francia e l’occidente, che hanno preso ciò che non gli apparteneva con la forza per poi spartirlo e rivenderlo? L’Algeria, il Mali, che non hanno fatto nulla per meritare questo bel deserto ricco di giacimenti, in cui per loro sfortuna vive una popolazione più antica dei loro stessi padri? La verità è che siamo noi a essere stati razziati e derubati, ci hanno derubato di ogni cosa. Come è possibile che chi annuncia al mondo che la sua società è migliore delle altre, superi in malvagità e in perversione quelli che lui tenta di far passare per “selvaggi”?
E’ un po’ come per gli indiani d’america, un popolo forse deve scomparire perchè gli altri popoli sappiano che esiste e che ha una ricchezza da tramandare?
  • Come è nata la tua collaborazione con i Tinariwen? La loro musica mischia tra loro elementi blues, rock, world e di musica tradizionale Tuareg: come si conciliano questi linguaggi diversi?
In realtà la nostra musica non mescola niente. Sento spesso dire questa cosa, non so chi l’abbia detto. Tutto quello che noi suoniamo sulle chitarre è musica tuareg. Noi attingiamo dal pozzo profondo delle nostre tradizioni, l’unica cosa che abbiamo fatto è prendere uno strumento non-tuareg, che è la chitarra prima acustica poi elettrica. Ma questa è una musica che si è sviluppata nel sahara al riparo da influenze americane ed occidentali. Anche i Tinariwen hanno cominciato ad ascoltare musiche esterne tardi, quando avevano in realtà già elaborato il loro modo di suonare. La somiglianza che gli occidentali vedono in questa musica con il blues e il rock (che
sono musiche pentatoniche di derivazione africana) viene dal fatto che il blues americano probabilmente ha le sue origini lì, nella zona del fiume niger, lì dove si incontrano le popolazioni berbere del nord con quelle nere del sud. La nostra musica è un lontano cugino del blues. Ma noi non facciamo altro che suonare con le chitarre i nostri canti e quello che prima suonavamo con liuti tradizionali, flauti tuareg eccetera. Abbiamo introdotto le chitarre, ma la musica è musica Tamasheq al 100%.
Ho conosciuto i Terakaft e i Tinariwen (che fanno parte della stessa famiglia) dopo alcuni concerti, abbiamo subito cominciato a suonare delle vecchie canzoni e abbiamo parlato. Da subito tutto risultava facile, per cui abbiamo deciso di continuare e di provare a creare una collaborazione, abbiamo una fratellanza molto forte che ci unisce, non ha molto senso per noi dire algerino, nigerino, maliano…

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LETTERA

 

Un grido d’aiuto e la speranza per una soluzione naturale

 

Gentile dr Vaccaro, ho deciso finalmente di scrivere il mio grido d’aiuto.

Vorrei farle tanti complimenti per quello che fa per NOI.

Ed anche perché lo fa gratuitamente. Trovo tutto questo meraviglioso. Non lo fa più nessuno, credo.

Vorrei passare subito al problema, anche se sono emozionata e non so da dove incominciare.

Chiedo scusa per eventuali errori, ma non sono italiana, e non è semplice per me.

Ho scoperto il suo blog solo una settimana fa, frugando tra la rete e cercando una soluzione NATURALE per la mia salute.

Il nodulo al seno e tre mesi di inenarrabile angoscia, tra mammografie, ecografie e aghi aspirati

A Settembre ho scoperto di avere un nodulo al seno, molto doloroso e di colore rosso.

Il dolore era simile a quello che noi madri proviamo col seno pieno di latte, finchè il nostro bebè non ce lo svuota poppando.

Mi sono precipitata in ospedale e mi hanno fatto fare mammografia, ecografia e 3 aghi aspirati.

Non sto a dire tutto il mio dolore fisico e psicologico.

I medici hanno subito pensato a un tumore, ma l’ago aspirato diceva che era solo materiale infiammatorio. Dopo tante lacrime, che sollievo!

La mastite, la senologa, l’incisione e il pus

Hanno pensato a una mastite, perché nel frattempo l’infezione stava smaltendosi.

Era doloroso, ma mi sentivo liberata dall’angoscia.

Ho anche raccontato in ospedale dei cataplasmi di ricotta, alternati a cataplasmi di argilla, che avevo fatto a casa, ma i medici mi hanno sgridata per questo.

Poi ho incontrato una brava senologa che ha deciso di farmi una piccola incisione per incrementare la fuoriuscita del materiale. Sembrava che tutto andasse bene. Invece il pus continuava ad uscire, mentre il nodulo rimaneva al suo posto. Alla fine non si sa cosa io abbia veramente.

Dubbi, ripensamenti, prelievi, esami istologici

Mi sono ritrovata perfettamente in una delle sue mail dove scrive che i seni vengono maltrattati (tesina Cisti. Noduli, gozzi e tanti bei seni da preservare, del 22/6/10).

Ho sofferto tanto perché, ogni volta che andavo in ospedale, mi affondavano le forbici dentro il seno senza tanti complimenti, senza anestesia, per far drenare il nodulo!

Siccome il nodulo stava sempre lì, la ferita era sempre aperta, e il pus usciva sempre di meno, i medici hanno pensato ad altre malattie e non hanno escluso più nemmeno il tumore.

Niente tumore e niente tubercolosi, ma un nuovo appuntamento col batticuore per il 12 gennaio

Di nuovo prelievi di tessuto per l’esame istologico e per la tubercolosi!

La risposta finale dell’esame istologico è arrivata, confermando che non si tratta di tumore.

L’esito dell’esame per la tubercolosi non è ancora arrivato.

Ma le radiografie al torace, fatte nel frattempo, confermano che i miei polmoni sono sani.

L’ultima sforbiciata l’ho subita mercoledì 22 dicembre. La dottoressa ha notato che il nodulo è ridotto, ma solo leggermente, cosa che avevo notato anch’io. Mi ha detto di ritornare il 12 gennaio.

La ferita si sta intanto chiudendo. Ho anche preso 3 antibiotici in questo periodo.

Ho il terrore solo a pensare che me la possano riaprire in tale occasione.

Ho già deciso dentro di me di voler guarire da sola

Infatti ho già deciso, dopo tutta questa angosciante trafila, che voglio guarire da sola.

La senologa mi ha sempre detto che sono giovane e che non vorrebbe sottopormi all’intervento.

Ma, se non guarisce da solo, lo deve per forza fare.

Altri medici del team volevano togliere subito il nodulo.

Quindi ho apprezzato il suo tentativo di provare altre vie, per risparmiarmi l’operazione chirurgica.

Da due settimane sono vegetariana, e ho già la sensazione che il nodo si stia sciogliendo

Da due settimane non mangio carne, nonostante sia sempre stata una consumatrice di prodotti animali.

Ho cominciato a farlo per motivi religiosi, provando a rispettare la mia religione ortodossa, che richiede di non mangiar carne prima di Natale.

Poi ho scoperto il suo blog, e a Natale non ho toccato nulla di proibito.

Non è stato poi così difficile. Basta volerlo.

Mia madre ha cucinato tutte cose tradizionali che a me piacciono moltissimo. Nonostante ciò ho rinunciato ben volentieri e, da ieri 27 Dicembre, sto mangiando soltanto frutta, verdura e castagne.

E anche un po’ di pane.

Ho la sensazione che il nodo si stia pure sciogliendo.

Che sia solo un ascesso?

Tornando all’ultima visita, nessuno ha saputo dirmi cos’è questo nodulo.

La senologa ha detto che per lei è solo un ascesso.

Anche lei pensa che si tratti solo di un ascesso?

La prego di rispondermi. Oppure, se è troppo impegnato, la prego di darmi un link con la dieta che mi consiglia.

Voglio provare. Non voglio più vedere quelle forbici maledette che entrano nel mio seno.

Dalla Romania all’Italia, con diversi segnali persi per strada

Al mio paese si mangia tantissima carne. Quella di maiale in particolare.

E’ da 10 anni che sto in Italia e devo dire che IL CIELO mi ha mandato tanti messaggi che io non ho ancora capito bene. Forse riuscirò a interpretarli questa volta.

Nel 2003 ho fatto amicizia con una ragazza stupenda. Era vegetariana solo per amore verso gli animali.

Ho cominciato a riflettere e ho subito rinunciato alla carne di coniglio, di agnello e di mucca, ricordandomi quanto erano belli e docili questi animali quando li vedevo da mia nonna in Romania, e davo loro il biberon d’inverno. E mi sono pure ricordata di quanto piangevano queste bestiole quando mio zio preparava gli attrezzi di macellazione, e loro capivano in anticipo che lui stava preparandosi alla loro uccisione.

Un problema di calcoli alla coliciste in fase post-parto

Nel 2006, un mese dopo il parto, ho avuto delle coliche molto dolorose.

Si trattava di coliciste. I medici mi hanno detto che era piena di calcoli e che dovevo asportarla.

Ho letto qua e là e ho capito che tutto dipendeva dall’alimentazione.

Avrei dovuto fare l’intervento all’istante perché le coliche sono rischiose, ma io volevo allattare mia figlia e ho rifiutato.

Ho rinunciato a tutto quello che era grasso. Niente carne, niente olio, nemmeno quello di oliva, per non avere coliche e arrivare ad almeno 6 mesi di allattamento.

L’allattamento della bambina e l’esperienza vegetariana

Quando mia figlia aveva 6 mesi, mi hanno tolto la coliciste. Ma avevo lasciato un bel po’ del mio latte nel biberon, e ho sperato tanto che al mio ritorno dall’operazione, mia figlia volesse ancora il latte mio.

E così è stato.

Quello era stato un altro segnale. A significare che si può stare benissimo senza carne, e che potevo avere un latte buono mangiando naturalmente quello che la terra offre. Ed ero anche dimagrita in modo positivo. Mia figlia ha preso poi il latte fino ai 2 anni e mezzo.

In tutti questi anni ho sempre pensato agli animali, alle loro sofferenze, ma senza mai rinunciare totalmente alla loro carne. Spero che ora sia davvero la volta buona.

Le chiedo di aiutarmi a guarire da sola, senza interventi chirurgici

Tornando al mio problema, la prego di darmi una soluzione.

Vorrei tanto guarire da sola.

Le mie paure non sono più così forti, grazie anche al pensiero positivo.

Ho letto da qualche parte che i semi di lino possono far ridurre i noduli del seno. Lei cosa ne pensa?

Non so cosa dirle ancora di me. So solo che ho tanta stima del suo lavoro, e non so come ringraziarla per quello che scrive.

Vi ho anche trovato qualche soluzione valida per mia madre e la sua tiroide, ed anche per l’acne di mia sorella. Le auguro un anno stupendo e le mando un grande abbraccio!

Nikol

RISPOSTA

 

Sono certo che saprai superare presto questo brutto momento

 

Ciao Nikol, molto chiara e dettagliata la tua esposizione.

Sono convinto che tu abbia la stoffa per guarire da sola. Non sei solo giovane, e pertanto reattiva, ma anche motivata. Chi più di una giovane madre ha buone ragioni per vivere sana e integra accanto alla sua creatura?

Non ti manca poi un pizzico di cultura animalistica, e questo ha pure la sua importanza.

Un animalista, o anche un buon cristiano, non mangia carne, né sotto Natale né mai

Quello che ti è mancato finora è la coerenza.

Ami gli animali. Li hai visti e li hai accarezzati. Li hai persino alimentati col biberon da ragazzina.

Non puoi amarli ed ammazzarli contemporaneamente. Occorre fare scelte precise nella vita.

Non puoi stare su entrambe le sponde del fiume. Prendi una decisione e sia solo quella.

Non esistono punti di intesa e di compromesso tra l’igienismo e la medicina odierna.

Nessuna difficoltà a dialogare invece con Ippocrate, Galeno e la Scuola Medica Salernitana.

Anche in tema salutistico devi fare una scelta di campo netta e rigorosa.

Se stai in campo medico, coi tempi che corrono, non puoi praticare nel contempo l’igienismo.

Troppo lontane le posizioni praticamente su tutto. Trovare oggi un compromesso coerente e armonizzato con la medicina sarebbe come pensare a una convivenza pacifica tra l’acqua e il fuoco.

Se scegli l’igienismo devi dimenticarti di operazioni, visite, radiografie, mammografie, ospedali, senologhe, farmaci e vaccini, pensando invece a mettere assieme velocemente una adeguata cultura igienistica in alternativa a quella medica.

Una contestabilissima asportazione della cistifellea

Già hai pagato un pesante pedaggio alla medicina invasiva e violenta, quando ti hanno asportato da incompetenti la cistifellea.

Non ho nessun timore ad usare il termine incompetenza, che mi pare anzi troppo diplomatico ed eufemistico. Il termine alternativo a incompetenti potrebbe essere solo quello di irresponsabili.

Se pensi che con un digiuno e un paio di settimane di dieta crudista ti saresti liberata dei calcoli e avresti mantenuto possesso del tuo sacro organo chiamato colicisti o cistifellea, ti verrà la voglia di mangiarti le dita. La cistifellea è un organo di straordinaria importanza al pari del fegato, e non certo qualcosa messa lì per sbaglio a fare la bella statuina.

Sei già passata sotto i mutilatori di regime, e non ti serve alcuna replica

E’ vero che se asporti il fegato una persona defunge, mentre se le asporti la coliciste no.

Nemmeno se le asporti un occhio o una gamba non muore.

Asportare la cistifellea significa inequivocabilmente togliere qualità e quantità alla vita di una persona.

In pratica, cara Nikol, sei già passata sotto i mutilatori di regime.

E qui ti mando alcune tesine sul sistema epatico:

Fegato e cistifellea, nobili ghiandole vegane, del 26/11/10, Fegato, cistifellea e digestioni faticose, del 25/8/10, La disinvolta asportazione della cistifellea, del 21/8/10, e Calcoli alla cistifellea, del 21/9/10.

La chirurgia non è l’evoluzione ma il fallimento della medicina

La chirurgia mondiale si diverte a giocherellare con gli organi della gente in base al cosiddetto indice di asportabilità. Per anni, i medici hanno pensato a un grado di asportabilità 100% per le tonsille e per l’appendice, accorgendosi solo di recente che queste operazioni rappresentano una pericolosa menomazione del sistema immunitario. Gli interventi di asporto non sono operazioni ma menomazioni.

Il dr Oliver  Wendell Holmes (1809-1894), professore di anatomia ad Harvard e fondatore della Corte Suprema Americana, famoso per voler mandare in fondo al mare tutti i farmaci e tutta la materia medica, disse anche che La chirugia simboleggia non l’evoluzione ma il fallimento della medicina.

 

La sinergia del corpo umano è un tabù per certi mediocri specialisti, ipnotizzati dal concetto di un organismo suddiviso in compartimenti stagni

 

In questi ultimi anni, hanno preso di mira tiroide, ipofisi, timo, cistifellea e milza, pensando di fare il buono ed il cattivo tempo col corpo umano.

I chirurghi, come tutti gli specialisti, non prendono mai in considerazione il funzionamento sinergico dell’organismo, dove tutte le parti hanno precise ed insostituibili funzioni e dove tutte le parti sono collegate ed armonizzate, per cui vanno religiosamente rispettate.

Se la natura ha dotato il fegato di una ghiandola associata di nome cistifellea, lo ha fatto per buoni motivi, e non certo per errore o tanto per farlo.

Non condivido affatto le posizioni della tua senologa

Non sono d’accordo nemmeno con la senologa che ti sta curando, e col suo modo di ragionare, pur essendo lei di un piccolo gradino superiore ai colleghi che ti avrebbero bisturizzata seduta stante.

Vuole salvarti il seno, ma se il nodulo non guarisce da solo ti manda sotto i ferri.

E’ forse questo un modo logico di ragionare? Assolutamente no.

Questa non è medicina intelligente ma terrorismo medicale.

Ascesso o tumore, che differenza fa? E’ sempre opera logica e smontabile del sistema immunitario

Mi chiedi se penso che si tratti di un ascesso, condividendo la sua opinione?

Potrebbe anche essere. Un ascesso è una raccolta di pus o di materiale puriforme in una cavità formatasi nei tessuti, accompagnata da infezione batterica. Ma in realtà che differenza fa? Tumore, ciste, ascesso, escrescenza, crosta. Trattasi sempre di formazioni sintomatologiche che nascono da qualcosa che sta a monte. Tutte innocenti e risolvibili con un processo di detossificazione chiamato digiuno.

Mi chiedi se i semi di lino riducono i noduli.

Assolutamente no. Niente e nessuno riduce i noduli, all’infuori di un sistema immunitario da riattivare mediante una perfetta detossificazione, sostenuta da una coerente alimentazione vegana, inclusiva dei semi di lino, che troverai tra gli alimenti da me raccomandati in fondo a questa tesina.

Le donne vanno amate e rispettate, e non ridotte in stracci

Già una leggera manipolazione del seno è pericolosa, figurarsi aprire un seno ed amputarne una parte, scive Herbert Shelton, su Tumori e cancri. Le operazioni al seno non sono così semplici e innocenti come la medicina vuol far credere. Comportano frequentemente conseguenze gravissime, e a volte anche la morte. Le donne così vengono ridotte in stracci di persone.

Spesso i tumori sono poi recidivi. Se un seno viene asportato, compare un tumore anche nell’altro.

Il paraocchi in sala operatoria

I medici non pensano mai alle cause di questi tumori. Li trattano come fossero idiopatici (esistenti di per sé) e non sintomatici (causati da qualcosa), cripto-genetici e non medico-causati.

Mai che un chirurgo si ponga la fatidica domanda Perché ha la ghiandola infiammata?

Il fatto che la donna abbia mangiato per anni al di là delle proprie capacità digestive ed assimilative, e che sia rimasta avvelenata cronicamente da tale eccesso, non è di alcun interesse per i chirurghi.

Il fatto che ad ogni mestruazione i suoi seni fossero dolenti al tatto, e che tale stato abbia finito per diventare cronico, e che ne sia conseguito un indurimento, sfugge loro completamente.

Il fatto che le abbiano tolto una ghiandola basilare come la coliciste, e che potrebbe essere intossicata proprio da questa menomazione, niente gli importa.

Ciò che vedono è soltanto una enfiagione. Ciò che sanno è soltanto che bisogna tagliare.

Solo i tumori privati del flusso sanguigno portano a cachessia e a metastasi

Il dr John Tilden (1851-1940), uno dei padri dell’igienismo ha espresso un concetto basilare di differenziazione tra tumore e cancro: Se il tumore non raggiunge quello stato d’indurimento che impedisce alla circolazione del sangue di raggiungere il suo centro, il tumore non ha ancora raggiunto lo stato canceroso.

Dunque, se il tumore non rimane isolato dal circuito sanguigno e non è ancora avvenuta in esso alcuna decomposizione, la salvezza è vicina, sempreché il caso venga trattato oculatamente (con digiuno ad acqua distillata, e con susseguente adozione di dieta virtuosa).

La cachessia è disperazione, anche se il dr Max Gerson ripescava dei casi estremi curandoli con dieta fruttariana 100 per cento

Quando invece il centro del tumore è colpito a morte, rimanendo isolato dal flusso del sangue, esso entra in decomposizione, venendo a mancare l’alimentazione e la pulizia da parte del sangue. Il passaggio della materia purulenta conseguente nel resto dell’organismo produce una rapida cachessia.

Ed è a questo stadio della malattia che le speranze svaniscono, in quanto c’è diffusione del pus e creazione di metastasi in diversi punti del corpo. La cachessia è disperazione. Ma la natura aveva abbondantemente messo sull’avviso il paziente. La natura non è avara di avvertimenti e di luci rosse.

Gonfiori, ascessi e tumori si autolidono e spariscono da soli.

Basta chiudere il rubinetto dei veleni e detossificare il sangue.

Tali gonfiori, o tumori, o qualsiasi cosa essi siano, spariscono da soli, senza bisogno di cure.

La correzione drastica del modo di vivere pone fine alla tossiemia, all’avvelenamento del sangue, nonché all’intossicazione intestinale, ovvero ai fattori che hanno causato i gonfiori stessi.

Dire invece a una donna che ha un cancro, significa sconvolgerla e distruggerla, angosciarla ed annientarla.

Una persona terrorizzata può già morire di quello. Le può venire un vero cancro solo per quello.

Cerca di acquisire igienismo e di perdere medicalismo

Ti posso intanto ricordare i miei due libri in circolazione, editi dal Gruppo Anima di Milano, e il  www.valdovaccaro.blogspot.com, da cui prendo per l’occasione una trentina di tesine e te le mando in allegato.

Digiuno di 3-5 giorni e semidigiuno fruttariano

Posso anticiparti che devi semplicemente puntare a una detossificazione generale dell’organismo, partendo con un digiuno di almeno 3 giorni, preferibilmente 4-5 giorni, con riposo assoluto a letto e acqua leggera a volontà, oppure con acqua più spremuta di limone senza zucchero.

Poi ti fai 3 giorni di alimentazione fruttariana, con agrumi di mattina, melograni o kaki a metà mattina, banane e ananas a pranzo, kiwi o uva nel pomeriggio, mele o pere a cena, con qualche mandorla o qualche noce volendo. Puoi anche assumere, al posto della frutta di metà mattina, un centrifugato di carote, sedano, ananas e zenzero, oppure di bietole e mele, oppure di rape, topinambur e mele.

I risultati arriveranno rapidamente

Alla fine di tale settimana detossificante, parti con una dieta vegana tendenzialmente crudista, tipo quella contenuta nella tesina Quando è il medico a chiedere aiuto, personalizzandola un po’ e adattando lo schema alle tue esigenze, alle tue possibilità e ai tuoi gusti, ma senza stravolgerla troppo.

Già con queste mosse comincerai ad ottenere dei risultati.

Se questo non bastasse, ovvero se tu avessi ancora dei problemi al seno, puoi rifare una seconda seduta di digiuno, identica alla prima, dopo uno o due mesi.

Sostanze che provocano i tumori e sostanze che li dissolvono

Prendi nota comunque che per tutte le forme tumorali, per tutte le cisti, per tutti i noduli, per tutte le escrescenze di qualunque tipo ed origine esse siano, ci sono sostanze in grado di favorirle e di provocarle come le carni bianche e rosse, i latticini, il tabacco, il caffe, il sale, lo zucchero (non quello della frutta viva, che niente ha a che vedere con lo zucchero sintetico), le bevande gassate.

Ma ci sono anche sostanze in grado in grado di annientare ed esorcizzare i tumori.

Le bevande fresche e vitali derivanti dalla frutta e dalle verdure crude, cariche di clorofilla, di glucosio vivo e mineralvitaminizzato rappresentano il massimo come cura antitumorale.

Altri importanti rimedi della natura

In particolare il succo d’uva fresco, specialmente quello da uva da vinificazione, ha poteri eccezionali contro ogni forma di tumore. Anche il succo di cavolo-patata-carota-zenzero ha grande reputazione.

Esistono pure rimedi erboristici, come la salvia, la piantaggine (i conigli la consumano avidamente e non a caso sono sanissimi), l’aglio, la radice della fitolacca (specifica per il tumore al seno), il cavolo grattugiato e i ravanelli (e tutte le radici piccanti), e tutti i germogli.

La dieta anti-cancro non può che essere basso-proteica e basso-lipidica, sulla falsariga di quanto indicato dal nostro immenso maestro Pitagora

La dieta anticancro per eccellenza è la dieta fruttariana crudista, come ampiamente dimostrato anche fuori dal campo igienistico, col dr Max Bircher-Benner (1867-1939) e dal dr Max Gerson (1891-1959)

E’ estremamente importante che la dieta sia di tipo basso-proteico, in conformità a quanto auspicava Pitagora.

I semi di lino e di sesamo, ed anche il loro rispettivo olio, sono pure da includere tra i rimedi anti-tumore.

Valdo Vaccaro – Direzione Tecnica AVA-Roma e ABIN-Bergamo

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La scrittrice, pittrice, filmaker olandese Marion Bloem 

(Wikipedia – sito ufficiale) ha scritto una poesia dal titolo Vrijheid (Libertà) e ha lanciato nel mondo un invito a scrittori, poeti, traduttori di ogni nazionalità a crearne la propria versione. Secondo le sue parole:

Ho creato questo progetto perché vedo crescere l’intolleranza nel mondo e questo mi rende sempre più ansiosa. Provo vergogna per il fatto che noi, nel mio paese come in altri paesi europei, neghiamo l’accesso ai fuggitivi. Da sempre il concetto di libertà è usato e abusato. La poesia LIBERTA’ è un invito a riconsiderarlo e aprire la nostra mente a possibilità diverse. La poesia, in quanto arte, è destinata ad aprire le nostre menti e i nostri cuori. Ho invitato poeti, traduttori e scrittori di tutto il mondo a tradurre questa poesia perché spero che possa aprire menti e cuori, e favorire la comprensione e il desiderio di vivere insieme, anziché escluderci gli uni con gli altri.

Marion Bloem

Al momento nel gruppo Facebook del progetto (vedi anche la pagina dedicata) ci sono 77 traduzioni tra lingue africane e creole, bosniaco, giapponese, rumeno, arabo e quant’altro, oltre che francese, inglese e tedesco; ce n’è persino una in latino (non fatta da un italiano). Il progetto sta crescendo esponenzialmente un giorno dopo l’altro. Si ha la libertàdi candidarsi. E spargere la voce.

Ci sono già diverse traduzioni italiane, una delle quali mia. Non conoscendo l’olandese mi sono basata sulle traduzioni inglesi e soprattutto francesi. Eccola. La leggerò in occasione della manifestazione “Leggevamo quattro libri al bar” di venerdì 23 settembre a Roma

Libertà

Taci, che adesso parlo io.

Se questa è libertà

Dietro le sbarre, tu

le tue spaventose manovre

la tua isteria.

Se questa è libertà

Fa’ che il presente scorra veloce

ma pianifica il futuro

con molta cura.

Se questa è libertà

Chiudi le porte,

osserva sullo schermo ciò che deve restare

ben

lontano.

Se questa è libertà

Dormi sonni tranquilli

ché hai mozzato la lingua ai tuoi vicini

deliberatamente.

Se questa è libertà

Mangia quando e quanto vuoi

ma incarta gli avanzi nei giornali, che

della fame non parlano.

Se questa è libertà

Ti salvi qualcun altro dalle angosce

cui concedi un’attenzione sacrale.

Se questa è libertà

Ma se la libertà sovrasta la mia mente

sfarfalla intorno a me e dentro di me

mentre tu non riesci a

ghermirla

Ma se la libertà mi protegge dalle tue idee

troppo lontane dalle mie

Ma se la libertà è a me così evidente

quando tu non sembri capire cosa sia

Allora la libertà è testa per me

e croce per te

allora è aria

è arbitraria

E forse potrei cederti

un poco della mia, esorbitante

libertà

per un tempo limitato

anche generosamente limitato

(purché si ratifichi un accordo)

così da liberarti

dalla mia, soffocante

libertà

di Marion Bloem

traduzione dal francese di Rita Charbonnier

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La scrittrice, pittrice, filmaker olandese Marion Bloem 

(Wikipedia – sito ufficiale) ha scritto una poesia dal titolo Vrijheid (Libertà) e ha lanciato nel mondo un invito a scrittori, poeti, traduttori di ogni nazionalità a crearne la propria versione. Secondo le sue parole:

Ho creato questo progetto perché vedo crescere l’intolleranza nel mondo e questo mi rende sempre più ansiosa. Provo vergogna per il fatto che noi, nel mio paese come in altri paesi europei, neghiamo l’accesso ai fuggitivi. Da sempre il concetto di libertà è usato e abusato. La poesia LIBERTA’ è un invito a riconsiderarlo e aprire la nostra mente a possibilità diverse. La poesia, in quanto arte, è destinata ad aprire le nostre menti e i nostri cuori. Ho invitato poeti, traduttori e scrittori di tutto il mondo a tradurre questa poesia perché spero che possa aprire menti e cuori, e favorire la comprensione e il desiderio di vivere insieme, anziché escluderci gli uni con gli altri.

Marion Bloem

Al momento nel gruppo Facebook del progetto (vedi anche la pagina dedicata) ci sono 77 traduzioni tra lingue africane e creole, bosniaco, giapponese, rumeno, arabo e quant’altro, oltre che francese, inglese e tedesco; ce n’è persino una in latino (non fatta da un italiano). Il progetto sta crescendo esponenzialmente un giorno dopo l’altro. Si ha la libertàdi candidarsi. E spargere la voce.

Ci sono già diverse traduzioni italiane, una delle quali mia. Non conoscendo l’olandese mi sono basata sulle traduzioni inglesi e soprattutto francesi. Eccola. La leggerò in occasione della manifestazione “Leggevamo quattro libri al bar” di venerdì 23 settembre a Roma

Libertà

Taci, che adesso parlo io.

Se questa è libertà

Dietro le sbarre, tu

le tue spaventose manovre

la tua isteria.

Se questa è libertà

Fa’ che il presente scorra veloce

ma pianifica il futuro

con molta cura.

Se questa è libertà

Chiudi le porte,

osserva sullo schermo ciò che deve restare

ben

lontano.

Se questa è libertà

Dormi sonni tranquilli

ché hai mozzato la lingua ai tuoi vicini

deliberatamente.

Se questa è libertà

Mangia quando e quanto vuoi

ma incarta gli avanzi nei giornali, che

della fame non parlano.

Se questa è libertà

Ti salvi qualcun altro dalle angosce

cui concedi un’attenzione sacrale.

Se questa è libertà

Ma se la libertà sovrasta la mia mente

sfarfalla intorno a me e dentro di me

mentre tu non riesci a

ghermirla

Ma se la libertà mi protegge dalle tue idee

troppo lontane dalle mie

Ma se la libertà è a me così evidente

quando tu non sembri capire cosa sia

Allora la libertà è testa per me

e croce per te

allora è aria

è arbitraria

E forse potrei cederti

un poco della mia, esorbitante

libertà

per un tempo limitato

anche generosamente limitato

(purché si ratifichi un accordo)

così da liberarti

dalla mia, soffocante

libertà

di Marion Bloem

traduzione dal francese di Rita Charbonnier

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ARMONIA DELLO SPIRITO E BENESSERE DEL CORPO, TEMA COINVOLGENTE

Oltre 200 persone, giunte anche da Torino, Milano, Verona, Cittadella, alle 2 e 30 di domenica pomeriggio, in questo auditorium alle porte di Schio, significano qualcosa. Significano che il tema “Armonia dello spirito, benessere del corpo” non è affatto un argomento che generi freddezza o indifferenza.

Più di qualcuno si aspetterà che parli di nutrizione e di cibo, ma il tempo concessomi è di un’ora soltanto. In ogni caso, non stiamo andando per niente fuori dal seminato, visto che il corpo umano si alimenta non solo di cibo materiale, come aria, acqua, sole e dei magnifici prodotti che la natura ci offre, ma anche di buoni pensieri, di etica, di valori morali e di spiritualità.

SCHIO, POLO INDUSTRIALE DELL’EUROPA, MA ANCHE CENTRO DI PASSIONE CULTURALE E RELIGIOSA

Grazie alla gentilezza di Egidio Borriero, organizzatore di questo evento, ho potuto ammirare le bellezze di Schio, che non è soltanto la zona a maggiore tasso di concentrazione industriale d’Europa, ma è anche una operosa e magnifica cittadina, con castelli, cattedrali e magnifiche chiesette dell’età romanica, oltre che un monumento forse unico al mondo, come la statua all’operaio, voluta e realizzata da Andrea Rossi, fondatore di quell’impero tessile e laniero che fu la mitica Lanerossi.

GLI ARGOMENTI CONTROVERSI RICHIEDONO DIBATTITO

Non ci sarà purtroppo tempo per domande e dibattito nel dopo-conferenza, dovendo condividere il pomeriggio con altri importanti relatori, e quindi dovrete accontentarvi di sorbire il mio documento e le mie idee. Una specie di monologo o di comizio, stile prendere o lasciare.

Tale metodo probabilmente non soddisfa voi ma nemmeno me stesso. Sia di consolazione comunque sapere che non appartengo a nessun partito e a nessun movimento, per cui non esistono preclusioni, barriere ideologiche e strade senza uscita.

L’unico criterio che mi guida è quello della ricerca del benessere per il corpo e per la mente.

Siccome toccherò argomenti anche delicati, come quelli della religione e della politica, il rischio di lasciare l’amaro in bocca a chi non condivide esiste sicuramente. Ma non è mia intenzione creare  tensione ed offesa in alcuno di voi, qualunque sia il vostro credo e le vostre convinzioni.

DISTINGUIAMO TRA BUONI CREDENTI E PESSIME ISTITUZIONI RELIGIOSE

Sappiate che, indipendentemente da quanto esporrò, nulla ho contro la religiosità e i simboli religiosi, e nulla ho contro chi, a contrario di me, entra regolarmente in una qualsiasi chiesa per pregare.

Anche perché, una cosa è la voglia che ognuno di noi ha di comunicare col mondo ultraterreno, e un’altra cosa sono la commercializzazione e la mercantizzazione del sacro, ovvero le istituzioni religiose, da sempre cariche di materialità e di interessi che ben poco hanno a che vedere con l’anima.

UNA CHIACCHIERATA MODERNISSIMA DI 2500 ANNI ORSONO

Platone (428-348 a.C), in un dialogo con l’amico Carmide, gli dice: “Non dovresti curare gli occhi senza curare la testa, o la testa senza curare il corpo. Così come non dovresti curare il corpo senza curare l’anima. Questo è il motivo per cui la risoluzione della malattia è sconosciuta ai medici. I medici falliscono regolarmente perché sono ignoranti nei confronti del tutto. Una parte specifica del corpo non potrà mai stare bene, a meno che non stia bene il tutto”.

Vi sembra forse discussione tra due persone di 2500 anni fa? O non invece argomento di scottante attualità?

IL CAVOLO CRUDO DI ROMA ANTICA E DELLA CIVILTA’ SPARTANA

Roma Imperiale era troppo vicina a Pitagora, Ippocrate e Platone, per cadere nella sofisticazione sanitaria. E dichiarò fuorilegge medici e farmaci, non per 6 o per 60 anni, ma per 600 anni di seguito.

Sei secoli corrispondenti tra l’altro al periodo di massimo fulgore fisico e spirituale della Civiltà Romana, quando Roma, autentico Caput Mundi, costruiva strade, acquedotti, stadi, scuole, terme, vespasiani. Quando Roma portava la sua lingua e le sue leggi in ogni contrada d’Europa e dei territori oltremare. Quando Roma aveva per simbolo della salute il cavolo crudo, e la dieta dei suoi mitici legionari era basata essenzialmente sulle crudità, sui fichi secchi, sui datteri e sull’orzo abbrustolito, similmente a quanto facevano i soldati di Sparta.

IL MEDICO NORMALE E LO SPECIALISTA

Il mondo di oggi è basato essenzialmente sulla concretezza, sulla materialità, sulla specializzazione.

Se dici medico, dici VIP, ma sempre un VIP normale, quasi popolare se non plebeo. Ma se dici specialista, cavolo, ti viene un brivido. Quello è un VIP divino, viene da un altro pianeta, anche a livello di parcella. Se il medico costa 150, lo specialista ne vale 300. Se è poi anche famoso, moltiplichi per due.

L’ESTREMA COMPLESSITA’ DEL CORPO UMANO

Peccato però che il corpo non sia fatto solo di materia liscia e palpabile, ma anche di sostanza immateriale ed invisibile, anche di elettromagnetismo, anche di onde vibrazionali, anche di influenze telepatiche, anche di attrazioni e repulsioni, anche di etere, di ultrasuoni, di percezioni sottili ed extrasensoriali, anche di aura extracorporea, anche di ritorni karmici, anche di frammenti divini ed eterni chiamati anima.

LA MANIFESTA STUPIDITA’ DEL MATERIALISMO

“Credere che siamo solo mossi e toccati dagli aspetti visibili delle cose è stupidità manifesta”.

Quanto sia manifestamente stupido il mondo di oggi ce lo ricorda uno dei più grandi pensatori del Rinascimento.

Il 25 dicembre 1599, Giordano Bruno dichiara all’Inquisizione Cattolica di non volersi pentire, non avendo nulla di cui doversi pentire.

Il 17 febbraio 1600, il “bestemmiatore ed empio” filosofo è condotto dai boia del Vaticano a Campo de’ Fiori, spogliato nudo e legato a un palo con la lingua in giova, e viene bruciato vivo davanti a gente che aggiunge pure gesti osceni e insulti, convinta di trovarsi di fronte a un assassino seriale.

UNO DEI PIU’ BARBARI ED INIQUI CRIMINI COMMESSI IN ITALIA

Uno dei più barbari ed iniqui crimini mai commessi nella travagliata storia d’Italia.

Brutalizzato, vilipeso ed assassinato dai papi, dagli stessi papi in costante odore di santità e di infallibilità, da quei papi che si presentano alla finestra del palazzo Vaticano per inviare benedizioni Urbi ed Orbi.

PER CERTI MEDICI E CERTI SACERDOTI ABBIAMO SCARSA SIMPATIA

Che auspichiamo, un mondo senza medici e senza sacerdoti? Un mondo senza vescovi, senza curati e senza papi? Auspichiamo forse un ritorno alla figura del guru e dello sciamano? Un ritorno ai guaritori, ai riti magici Vudu, ai digiunatori, ai breathariani, alle streghe e ai fattucchieri?

Siamo forse per un andamento a ritroso? No, occorre andare avanti.

Conoscere nei dettagli le parti anatomiche del corpo non è necessariamente un male. Può anzi essere cosa positiva, a patto che non venga mai a mancare la percezione e la conoscenza del tutto, quella conoscenza che include non solo il corpo visibile, ma anche quello che non si vede.

I RIFLESSI CONDIZIONATI E LA PSICOLOGIA COMPORTAMENTALE

Il fatto è che le cose non stando andando per il verso giusto.

Classico è l’esempio della psichiatria ospedaliera che poco o nulla sa dell’essere umano, conoscendo però a menadito solo una parte della mente, quella cioè dei riflessi condizionati, studiati a fondo da Ivan Petrovic Pavlov (1849-1936).

Gli psichiatri moderni hanno imparato molto bene alcune tecniche usate in veterinaria, come quella di addestrare i cani.

Solo che, quando applicano la stessa tecnica agli esseri umani, la chiamano pomposamente psicologia comportamentale, che è poi nient’altro se non un mezzo di controllo a servizio del regime.

Gli psichiatri nulla sanno dell’essere spirituale, e danno per scontato che anima, spirito, karma e persino aura eterea non esistano affatto, e siano magari aria fritta o leggende metropolitane.

UN GENERALE COMPLOTTO CONTRO IL FATTORE SPIRITUALE

Non solo la psichiatria è contro l’esistenza dell’essere spirituale, ma tutto l’establishment medico, tutta la scienza ortodossa, i sociologi e persino la maggioranza dei normali cittadini, imbevuti di McDonald’s, Coca-Cola e televisione, la pensano allo stesso modo, sbagliando clamorosamente.

Non è con la chimica che l’uomo si salva, ma con la filosofia.

Non è con l’atomo e la molecola, e nemmeno col gene e col cromosoma, ma con la forza dell’anima, con la razionalità spirituale del pensiero.

Cosa c’è poi di più spirituale del corpo che abbiamo? Gli Scribi e i Farisei delle chiese ci hanno insegnato a dividere persino il corpo e l’anima, a disprezzare il nostro corpo, a demonizzarlo, a coprirlo, a nasconderlo.

RISPETTANDO IL CORPO RISPETTIAMO ANCHE L’ANIMA

Ma il corpo è l’espressione massima della nostra personalità realizzata qui sulla Terra. Quando ce ne separiamo diventa polvere ma, prima di allora, è intriso di essenza karmica-spirituale.

Impariamo dunque a rispettare il corpo in tutti i sensi e in tutte le direzioni.

Rispettare il nostro corpo significa conoscerlo, migliorarlo, guarirlo, riequilibrarlo, ma anche accettare le sue insite limitazioni.

Diamogli tutto quello che esso ci richiede, con intelligenza, coscienza e senso di responsabilità. Diamogli il cibo migliore, l’aria, il sole, il movimento, la cultura, l’amore, la libertà, la gioia delle emozioni e dei sentimenti.

Curiamo pure l’ego e i nostri interessi individuali, ma senza farlo a scapito di altri.

ENERGIZZIAMOCI E CARICHIAMO AL MEGLIO LE NOSTRE BATTERIE

Carichiamoci di energia, prendiamola dalle stelle respirando a fondo e rivitalizzandoci.

Prendiamola dal cibo profumato e colorato, dai ricettacoli di sole che sono i frutti, i fiori, le verdure e i semi. Prendiamola dal contatto e dalla vicinanza con gli alberi, dalla carezza condivisa a un animaletto spaventato e bisognoso di protezione. Prendiamola dal magnetismo della terra e dell’acqua, dall’esposizione all’aria e al sole.

Prendiamola dal contatto telepatico sociale, religioso, virtuale, sessuale e non-sessuale col prossimo. Prendiamola da quello che viene, da un sorriso, da una benedizione sincera, da un incoraggiamento, ma anche da una critica. E distribuiamo pure la nostra energia dovunque essa possa giovare a qualcosa.

LA SOFFERENZA DEL VIVERE E DEL MORIRE

Sia la salute, che la tendenza del corpo verso di essa, grazie a precisi e bene individuati meccanismi corporali, sono un dato di fatto.

Il corpo umano è progettato per autoguarire.

Esiste sicuramente anche il fato, l’imponderabile, la logica superiore, la sfiga, il meccanismo karmatico e sfuggente, quel qualcosa che tende a giustificare, giusto o sbagliato che sia, la sofferenza e la drammaticità del vivere e del morire.

VIETATO CERCARE ALIBI E SCAPPATOIE

Il fato e il destino non sono una buona scusa per metterla sul piano del fatalismo, del casualismo e del pessimismo. Non sono nemmeno una buona scusa per accentuare i fattori emotivi, spirituali e traumatici come fa il dr Ryke Geerd Hamer, scordando che il trauma diventa micidiale soprattutto nei corpi tartassati dal mal-nutrirsi, dal mal-pensare e dal mal-vivere.

Né sono una buona scusa per etichettare le patologia con nomi strani tipo malattia microbica, virale, contagiosa, allergenica, inguaribile, autoimmune, lantanica, idiopatica, inspiegabile, fulminante.

Non cerchiamo dunque scappatoie e comodi alibi alla nostra profonda ignoranza, alla nostra presunzione, ai nostri errori marchiani.

Le malattie sono basilarmente omogene (uomo-causate, e pertanto dietologiche e comportamentali), oppure iatrogene (medico-causate e farmaco-causate).

DIVINA DISTRAZIONE O DIVINA PROVVIDENZA

Obbligo morale, civile ed etico per l’uomo, rimane quello di capire e di conoscere se stesso, e anche di accettare il proprio ruolo e le proprie chance, migliorando e puntando al massimo benessere possibile.

Se cerchiamo comunque una logica e una spiegazione razionale al fato negativo e tragico di chi nasce male o di chi muore in un incidente causato da altri, essa probabilmente esiste e la potremmo chiamare “distrazione divina” (per chi vede in Dio un essere superiore ma anche indifferente ai fatti umani), o “divina provvidenza” (per chi trova dovunque lo zampino divino, per chi vede in Dio il distributore, con in mano il bilancino, di purgatori, paradisi ed inferni “una-tantum”.

L’ANELLO PIU’ DEBOLE

Le debolezze e le carenze umane sono tante e sono laceranti.

Vale il discorso della catena, dove è l’anello più debole, e non certo quello più forte, a determinare il coefficiente di rottura.

Che l’anello più debole della catena umana sia quello spirituale è un dato di fatto.

Il creatore ci ha dato però i mezzi concreti per rafforzare le nostre debolezze e le nostre magagne.

Se poi siamo degli autolesionisti che rinunciano a utilizzare gli strumenti messi a nostra generosa disposizione, la colpa non va addossata ad altri.

Pensare, ad esempio, di rafforzare il nostro coefficiente etico-spirituale, quando amiamo trasformare il nostro intestino, il nostro colon, il nostro tempio della salute, in fossa cimiteriale di altri esseri brutalizzati senza remissione, senza difesa, senza giustizia e senza scampo, è quanto mai illusorio, pretenzioso, aberrante ed abominevole.

LA GRAVISSIMA CRISI DELLE MAGGIORI RELIGIONI

Parlare di corpo e anima, di materia e spirito, significa coinvolgere la religione.

Ci dà forse una mano, la religione?

Le religioni tradizionali sono tutte in gravissima crisi di vocazioni e di adepti, ed anche in crisi di ispirazione, in crisi di motivazione, se si esclude quella economica della sopravvivenza (che per la religione cattolica significa prosciugare annualmente milioni di € allo stato italiano, in legale rispetto ai Patti Lateranensi).

NESSUNA CRISI PER GLI EVANGELIZZATORI MILIARDARI DEL NEW AGE

Niente affatto in crisi invece i ricchi e potenti globalizzatori della nuova pan-religione mondiale, chiamata New Age, che a parole vantano l’alibi di battersi per l’ambiente, per la non-violenza inter-religiosa e per lo stop alla discriminazione razziale.

“Cristo ci ama”, dicono. “Cristo ci ama, ed è venuto a salvarci, a salvare tutti coloro che stanno nel movimento globalizzatore e nel New Age”.

“Padre perdonali, non sanno nemmeno quello che fanno”, è il loro mantra nei riguardi della Cristianità, e di chiunque la pensi in modo difforme.

UN BANALE PATERACCHIO MISTICO CHE HA IL VANTAGGIO DI NUOTARE NELL’ORO

Il New Age, uscito dal ventre della Cristianità, e formato da una miscela di fedi e di pratiche che cadono fuori dai confini delle religioni tradizionali.

Monache che si muovono nei labirinti di una nuova deità femminile, gente che punta a guarigioni telepatiche in cui il terapeuta manipola i campi energetici senza toccare il corpo della paziente.

Hilary Clinton che contatta lo spirito di Eleanor Roosevelt, sotto la guida di Jean  Houston, una guaritrice che si vanta di essere la reincarnazione in terra di Eleanor stessa, e che dirige una scuola del mistero in New York, spingendo la gente a fare cose strane, ma soprattutto ad alleggerirsi del proprio conto in banca.

UN NEALE DONALD WALSCH BRAVISSIMO A CONIARE SLOGAN

Milioni di americani, dotati più di danaro svalutato che di buon senso, marciano in tale direzione.

Pagano milioni di quote associative annue, comprando così la loro porzione di libera, comoda e stilizzata spiritualità. Questo è il tipo di gente che dice “Sono spirituale, ma non religioso”.

Questo è il tipo di gente che ha fatto diventare best-seller fino dal 1977 “Le conversazioni con Dio”, di Neale Donald Walsch, scrittore statunitense diventato guida spirituale del New Age con slogan del tipo:

–       Dio cerca dei leader, non dei seguaci.

–       Seguire Dio può salvare la nostra vita, ma guidare gli altri può salvare il mondo.

–       La più grande ironia della vita è che tutto ciò che desideriamo ce l’abbiamo già.

–       Non avere paura del buio, ti aiuterà a ritrovare la luce.

–       Non avere paura della malattia, ti aiuterà a ritrovare la salute.

–       Smetti di usare il passato per restare a galla. Lascia andare il salvagente e naviga verso nuovi lidi.

–       Non reagire alle critiche per quanto ingiuste ed assurde. Tutte le aggressioni sono in realtà richieste di aiuto.

L’APOCALISSE E LA CERNITA TRA I BUONI E I CATTIVI, COME DIRE SENTIAMO PUZZA DI BRUCIATO E DI “TORRE DI GUARDIA”

E mi fermo qui, sennò corriamo il rischio di diventare anche noi degli adepti. Chiaro che è solo una battuta. Troppo bello e troppo spirituale per essere vero.

Questa gente si attende pure una imminente apocalittica trasformazione che guiderà l’umanità intera nella New Age.

Per azione dell’uomo (tsunami, terremoti, epidemie, microchip), o per azione dello spirito, la Terra sarà ripulita da coloro che rifiutano di globalizzarsi e di evolversi “spiritualmente”.

Altro che Testimoni di Geova e Torre di Guardia.

Questi sono fanatici 100 volte di più, ricchi 100 volte di più, attaccaticci 100 volte di più, insopportabili 100 volte di più e minacciosi 100 volte di più.

LA SCOMPARSA DI TUTTE LE RELIGIONI? FINALMENTE! NON SE NE VEDEVA L’ORA!

“Nella Nuova Era chiamata New Age scompariranno le religioni, specie la Cristianità e il Giudaismo, considerate separative, divisive, obsolete”.

E fin qui va benissimo. E’ da millenni che ogni italiano nel cuor suo sogna il grande momento in cui scompariranno le chiese consacrate e nascerà una autentica religione senza papi, senza preti, senza diavoli, senza inferni, senza purgatori, senza oboli e senza acque sante.

MA LA DOCCIA FREDDA E’ DIETRO L’ANGOLO

Ma le spiegazioni continuano e producono una doccia scozzese, dove si cade dalla padella nella brace.

“Nella Nuova Era ci sarà un governo e un ordine mondiale, un NWO, un Nuovo Ordine Mondiale, e una Nuova Economia basata sulla obbedienza e sulla condivisione”.

Non più un Vaticano ma un Super-Vaticano.

Non più papi ma Super-Papi e super-Despoti!

IL VIZIETTO DEL SANGUE BLU

A questo punto dobbiamo fare un passo più avanti ancora, toccando argomenti scottanti come il Zionismo, la massoneria e l’eugenetica.

Tre argomenti che non vengono piazzati qui a caso, o per infiorare il discorso.

Essi sono i comuni denominatori che legano l’èlite delle 13 famiglie dominatrici del mondo, legate da precisi legami di sangue. Nessuno diventa presidente degli Stati Uniti, nemmeno Clinton, nemmeno Bush, nemmeno Obama, se non risponde a precisi criteri che includono la provenienza dalla trafila Skull and Bones (della Yale University), e se non ha precisi addentellati di sangue con le maggiori famiglie del pianeta, includenti i ceppi Rothschild, Rockefeller e Windsor.

LA TEOSOFIA, DA RELIGIONE PER GENTE STRAMBA A RELIGIONE DI POTERE

Negli ultimi 135 anni i leader religiosi del New Age hanno seguito la falsariga innovativa e rivoluzionaria della Teosofia, operando dietro le quinte e quasi sottoforma di gente intellettualoide e sofisticata, dalle teorie originali e prive di sbocchi concreti.

Gente per palati fini, accettata comunque dal potere.

Oggi invece la situazione si è letteralmente rovesciata.

La Teosofia non è più tollerata ma sta addirittura sugli scudi.

I POTENTI VESCOVI ANGLICANI, I MILITARI E LA BORSA DELL’ORO

Oggi i teosofi del New Age parlano alle orecchie e dettano istruzioni sussurrate ai potenti della politica, ai magnati dei media, dei giornali e delle televisioni, ai dirigenti delle Nazioni Unite, ai titolari delle Fondazioni miliardarie, ai potentissimi Vescovi Anglicani d’America e del Regno Unito, ai punti strategici del Triangolo del Potere, inclusivi del Vaticano e del Papa Nero dei Gesuiti, inclusivi della City of London (borsa mondiale dell’oro) e del District of Columbia (controllo militare del globo).

I soldi non mancano.

Qui non arrivano elemosine ed oboli, ma finanziamenti sostanziali da gente che scuce grosse cifre e svuota i suoi conti segreti.

LA BLAVATSKY, L’OCCULTO E LO SPIRITUALISMO

Helena Petrovna Blavatsky seppe mescolare le religioni orientali con l’occultismo occidentale, quando fondò il movimento teosofico a New York nel 1875, in nome della fratellanza universale.

La Teosofia ha influenzato sin da allora l’occulto, lo spiritualismo, il Nuovo Pensiero (New Thought) e i gruppi New Age del mondo intero.

Per la Blavatsky il signore non è Dio, il genere umano lo è.

L’uomo è la vera divinità manifestata sia nell’aspetto buono che in quello cattivo. Non a caso viene esaltata la figura del Diavolo, dell’anti-Dio, del Lucifero.

Siccome l’uomo è fondamentalmente buono, l’umanità riuscirà ad emanciparsi dai suoi falsi Dei, e si ritroverà finalmente libera e redenta.

SI PERCEPISCONO COLLEGAMENTI CON LA RAZZA ARIANA E CON IL NAZISMO

Più che l’umanità, però, saranno i bene-informati, i privilegiati, la razza Ariana e le nazioni civilizzate ad essere capaci e degni di redenzione.

Altri popoli, come i selvaggi dell’Amazzonia, i Veddah di Ceylon, alcune tribù africane o della Nuova Guinea, rappresentano per il New Age razze inferiori che “per nostra fortuna” già si stanno estinguendo.

“L’umanità ha un solo stesso sangue, ma non la stessa essenza”.

Pensa che bello essere cittadini singalesi o del Bangladesh, o essere aborigeni australiani, o comunque avere la pelle diversa, e sentirsi dire che siamo una razza inferiore e per fortuna in estinzione!

ALICE BAILEY, DJWHAL KHUL E IL GRANDE LUCIFERO

Nei primi anni del 1900 Alice Bailey insegnava teosofia in America e, nel 1922, fondò a New York la Lucifer Publishing Company, ridenominata Lucis Publishing nel 1933. Tra il 1922 e il 1949 la Bailey ha pubblicato 24 libri, con rivelazioni prese dall’ascendente spirituale tibetano Djwhal Khul.

Sono trascorsi 50 e più anni dalla morte della Bailey, ma l’influenza della teosofia continua a crescere nel mondo.

ROBERT MULLER, L’ARCIVESCOVO MORTON E LE NAZIONI UNITE

Tanto che Robert Muller, assistente del segretario generale delle Nazioni Unite, e vincitore del premio Unesco per la sua Robert Muller School basata sulla filosofia di Khul e della Bailey, esalta oggi la teosofia e supporta la URI (United Religious Initiatives) in linea coordinata con Neale Donald Walsch e con James Park Morton, Decano della Cattedrale Episcopale di St John The Divine, a New York, fino al suo ritiro del 1997.

La Fondazione Rudolf Steiner ha pure dato, ultimamente, delle sovvenzioni alla URI.

Morton vanta poi amici di alto livello e sta nel Consiglio Societario della Global Green-USA, affiliata alla Green Cross International di Mickhail Gorbachev.

MICHAIL GORBACHEV, DA PRESIDENTE DELL’UNIONE SOVIETICA A STELLA DEL FIRMAMENTO NEW AGE

Una seconda società di Gorbachev, la State of the World Forum di San Francisco, riceve lauti fondi dalla CNN, dalla Hewlett-Packard, dalla Occidental Petroleum, dalla Carnegie Corp, dalla Kellogg Foundation e dalla Rockefeller Bros Fund, attraendo un migliaio di VIP internazionali a San Francisco, incluso caporioni della famigerata Trilateral Commission e della Banca Mondiale.

Tra i 22 co-presidenti, ci sono, oltre a Gorbachev, all’Arcivescovo Desmond Tutu e a Federico Mayor (direttore generale dell’Unesco), altri personaggi delle Nazioni Unite, ma nessun leader cristiano e nessun esponente ebraico.

In altri termini, i promotori degli ideali teosofici e della New Age si riempiono la bocca di tanta bella spiritualità e di tanti ideali umanitari ed internazionalisti, ma rimangono in realtà strumenti nelle mani della super-ricchezza e del super-potere, strumenti nelle mani dei soliti Rothschild e Rockefeller.

ALLA FINE RIMANE BEN POCO IN CUI CREDERE

Alla fine, caduti gli ideali politici, falliti quelli religiosi, smembrati quelli economici, alla gente comune e soprattutto alla gioventù che si affaccia alla vita, resta ben poco in cui credere.

Ecco allora il dilagare di un grave fenomeno quale l’indifferenza, l’alienazione, lo sconforto, la frustrazione esistenziale che diventa nevrosi.

Quella sofferenza che si ha quando l’uomo non riesce a trovare delle motivazioni e delle spinte a dare il meglio di sé.

L’AUTENTICO DRAMMA DELLA GIOVENTU’ ODIERNA

Che fare? Pensare forse al suicidio?

Non è forse suicidio la sigaretta, le caffeine, i frastuoni dopati e dopanti della discoteca, i redbull, le anfetamine e le varie sostanze distruttive che vengono assunte dalla gioventù con deplorevole disinvoltura, portandola spesso a finire nel peggiore dei modi, orribilmente mutilata tra le lamiere contorte di veicoli inguardabili?

VIKTOR FRANKL E LE TECNICHE ANTI-SUICIDIO

Per il neurologo-filosofo Viktor Frankl (1905-1997), teorico della Logoterapia, la frustrazione in sé non è fenomeno patologico o patogenico.

La preoccupazione, persino la disperazione circa lo scarso valore della vita è un disturbo esistenziale ma non una malattia mentale.

La logoterapia cerca di pilotare il giovane in crisi, o comunque il paziente, attraverso la sua crisi esistenziale di crescita e sviluppo, cerca di assisterlo nel trovare dei significati nascosti nella sua esistenza, tramite un processo analitico.

I successi di Frankl sono stati strepitosi.

Dove passava lui non si verificavano più casi di suicidio.

LA LOGOTERAPIA IN ALTERNATIVA ALL’EROS

La logoterapia devia e si stacca dalla psicanalisi di Freud, e dalle derivazioni della Scuola di Francoforte, in quanto considera l’uomo come un essere la cui principale preoccupazione è quella di avere un ruolo, e non solo quella di gratificare e soddisfare freudianamente le proprie voglie e i propri istinti sessuali (vedi Herbert Marcuse, e i suoi capolavori “Eros e Civiltà” e “L’uomo a una dimensione”).

Si tratta qui di riconciliare le esigenze culturali tra io, ego e super-ego, adattandosi alla società e al mondo circostante, adottando la formula  D = S – M, ossia  DISPERAZIONE uguale SOFFERENZA meno MOTIVAZIONE.

TENSIONE E MOTIVAZIONE COME STRUMENTI DI RINASCITA E DI EMANCIPAZIONE

La tensione in sé è un requisito di salute mentale, secondo Frankl.

Essa porta alla ricerca di un ruolo o di un significato.

La tensione può a volte causare gravi contraccolpi interni più che equilibrio ed armonia, ma essa rimane un pre-requisito indispensabile per la salute mentale.

Non c’è nulla di più efficace, capace di aiutarci a superare ogni difficoltà, se non la conoscenza della propria missione a questo mondo, la conoscenza del perché siamo qui e delle cose che siamo chiamati a svolgere.

“Colui che ha un perché per il quale vivere è in grado di superare qualsiasi ostacolo”, parola di Friedrich Wilhelm Nietzsche.

IL SEQUESTRO DI UN MANOSCRITTO

“Nel mio caso, quando all’arrivo ad Auschwitz mi venne confiscato il manoscritto pronto per la pubblicazione, il mio desiderio fervente di riscriverlo mi aiutò a sopravvivere al rigore e ai patimenti dei campi di sterminio”, scrive Viktor Frankl. La salute mentale è basata su un certo grado di tensione tra quanto abbiamo ottenuto e fatto nella vita, e quanto non siamo ancora riusciti a realizzare.

In biologia e medicina l’obiettivo più alto è l’equilibrio, l’omeostasi chiamata salute e massima forma fisica. Ma, in psicologia, è la tensione per la conquista di se stessi ad avere un valore particolarmente positivo e terapeutico. Senza la tensione la mente tende ad impigrire e ad appiattirsi.

IL VACUUM ESISTENZIALE CHE PORTA AL CONFORMISMO E AL TOTALITARISMO

Il vacuum, il vuoto esistenziale, è un diffusissimo fenomeno del 20° secolo.

All’inizio della sua storia l’uomo ha perso gli istinti animali che lo guidavano.

In questi ultimi decenni ha perso pure la sicurezza nelle tradizioni e la certezza di certi valori in cui magari credeva. Nessun istinto e nessuna tradizione gli dicono cosa fare. Nulla di strano che egli stesso non sappia come impiegare il suo tempo. Così finisce nel fare quello che fa la maggioranza (conformismo), o nel fare quello che gli altri desiderano che lui faccia (totalitarismo).

UN VACILLARE TRA LO STRESS E LA NOIA

Il vuoto esistenziale si manifesta in uno stato di noia. Shopenhauer dice che il genere umano vacilla tra lo stress e la noia, ma in effetti è la noia quella che causa più problemi alla psichiatria, e la noia aumenta con la maggiore automazione e il maggior tempo libero.

LA NEVROSI DOMENICALE

La nevrosi domenicale è la tipica depressione che affligge la gente nei giorni di festa. E’ in quei giorni che essa diventa cosciente della carenza di contenuto della propria vita.

La corsa settimanale allo studio o al lavoro si interrompe bruscamente, e il vuoto dentro di essa diventa manifesto e drammatico. La nevrosi arriva anche a Pasqua e Natale, a Ferragosto e nei ponti festivi.

Per fortuna che c’è il calcio, la Formula Uno, il ciclismo e la moto GP.

LA PERICOLOSA ANSIA DEL DOVERSI DIVERTIRE

Molti casi di suicidio avvengono proprio in tali circostanze. Fenomeni come depressione, aggressione, dipendenza da sostanze nervine-alcoliche-zuccherine-droganti, non si riescono a comprendere se non si capisce il vuoto che troppa gente nasconde dentro di sé. Questo vale anche nelle penose situazioni degli anziani. Questo vale pure nell’ansia giovanile di evadere ad ogni sabato sera, ad ogni Ferragosto e ad ogni Capodanno. Ma è proprio quando ti devi divertire per forza che non ti diverti affatto.

OGNI GIORNO DELL’ANNO E’ BUONO PER EMANCIPARSI

Solo la stupidità umana e le convenzioni umane riescono a far dimenticare che ogni giorno dell’anno ha uguale importanza e dignità, che ogni giorno dell’anno è lavorativo e festivo, che ogni giorno deve essere Pasqua, Natale, Ferragosto e Capodanno messi assieme, che ogni giorno merita di essere vissuto pienamente, che ogni giorno è buono per sfruttarlo appieno nel divertimento, nello svolgimento del proprio dovere e nella realizzazione di se stessi.

NON POSSIAMO TRADIRE LA NOSTRA MISSIONE PERSONALE

Ci sono poi varie maschere che fanno da riparo e da surrogato al vuoto esistenziale, e che compensano in modo vicario i valori e i ruoli. Esse sono la voglia del potere, l’accumulazione del danaro e la ricerca del piacere, quando sono spinte a livelli estremizzanti.

Quello che conta non è il significato della vita in generale, ma il significato della vita di una persona in un determinato momento (lì e oggi).

Ognuno ha la sua specifica vocazione da seguire o la sua missione personale da compiere, il suo dovere da compiere e da realizzare in concreto, da cui non può sottrarsi e a cui deve prestarsi con senso di responsabilità.

SARTRE E KEROUAC, ELVIS PRESLEY E MICHAEL JACKSON

La gente va disperatamente alla ricerca di se stessa, alla ricerca dell’equilibrio, dell’appagamento, della felicità. Perde il suo tempo e i suoi giorni senza trovarla mai, e cade allora nella disperazione, nella noia disperante e distruttiva del grande Jean-Paul Sartre (1905-1980), che rifiutò nel 1964 il Nobel per la letteratura, o nell’abuso di libertà e di alcol di Jack Kerouac (1922-1969), ispiratore di Bob Dylan e della Beat-Generation.

Lo stesso Elvis Presley fu stroncato dalla droga ad appena 40 anni, mentre l’ultimo suo successo discografico del momento “Satisfy me”, ripeteva quella frase in modo ossessivo per una trentina di volte, proprio a denunciare la mancanza di soddisfazione, di motivazione, persino in uno come lui che aveva già tutto. Stessa cosa, e siamo ai nostri giorni, per Michael Jackson.

IL SEGRETO DELLA FELICITA’ STA NELL’AUTOSTIMA

Il segreto della felicità umana esiste e sta nella ricerca del logos, della ragione, del significato.

La felicità sta nella filosofia del “meaning-orientation”.

Il segreto sta nel cambiare le nostre attitudini di fronte alle difficoltà, nel trasformare la disgrazia in trionfo, nel saper creare e produrre qualcosa di buono, di utile, di bello.

Il segreto sta nel valorizzare la propria esperienza mentale, lavorativa, sportiva, artistica.

Il segreto sta nel fare le cose giuste e positive, nell’essere in continua autostima ed armonia con noi medesimi e col mondo che ci circonda, un’armonia integrale che coinvolga lo spirito e la materia, il corpo ed anche l’anima.

HANNO RAGIONE FRANKL E MARCUSE, E HA TORTO MARCIO IL NEW AGE

Alla fine, per quanto diversi, hanno ragione entrambi, sia Frankl che Marcuse.

Chi ha torto marcio è il New Age, che sta andando nella direzione esattamente contraria, trasformandoci in esseri a una dimensione, privi di eros e privi nel contempo di motivazione.

Se togli all’uomo la motivazione, rimane solo la disperazione allo stato puro.

Se gli togli la fantasia e la libertà, imponendogli i tuoi schemi politici e religiosi, lo rendi massificato ed inquadrato.

Se gli togli l’Eros, e la voglia di manifestare se stesso attraverso le sue pulsioni sensuali, non gli rimane che il Thànathos, l’istinto di morte, la voglia di autodanneggiarsi e di scomparire prima del tempo.

Valdo Vaccaro

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(Conferenza di Artegna-Udine del 13 Settembre 2011, Centro Yoga)

MI VOGLIONO MEDICO

Esiste una spinta oggettiva da parte dei lettori che mi seguono a considerarmi medico e a confondermi con un medico. Magari medico alternativo, ma sempre medico.

Lo deduco dalle mail che continuo a ricevere, con allegati test che mostrano qualche valore fuori dalla media, provocando in loro ansietà e tensione a non finire (ansietà e tensione che sono totalmente fuori luogo, che non hanno ragione di esistere, e che sono causa di sballo-valori e di malattia).

 SONO SOLTANTO UN FILOSOFO DELLA SALUTE A INDIRIZZO IGIENISTICO-NATURALE

Tengo a ribadire che sono un semplice studioso e ricercatore, un filosofo della salute (a indirizzo igienistico-naturale) e non un medico.

Non ho i titoli accademici per fare il medico, né il desiderio e l’ambizione per farlo.

Non sono nemmeno in concorrenza con la medicina.

Se fossi medico, non potrei nemmeno parlare come parlo, in tutta franchezza e trasparenza, e verrei sicuramente radiato dall’Ordine dei Medici.

Per quanto rispettoso di ogni medico per principio, sono contento, fiero ed onorato di non essere medico, di non far parte del tipo di medicina oggi predominante.

ESISTE UNA MINORANZA DAL METABOLISMO TUTTORA FUNZIONANTE

Esistono basilarmente due tipologie o categorie di uomini al mondo.

La prima categoria è rappresentata da quelli che hanno un metabolismo normale e funzionante.

Quelli che, detto in parole povere, mandano fuori rapidamente e regolarmente i residui delle sostanze che hanno messo dentro.

Quelli che (A) orinano, (B) traspirano, (C) defecano, (D) lacrimano, (E) tossiscono e demuchizzano, (F) spermano (G) scaricano le tensioni, e che hanno dunque un buon ricambio acqueo.

ED ESISTE UNA LARGA MAGGIORANZA DAL RICAMBIO LENTO E ASFITTICO

La seconda categoria è quella degli umani a metabolismo lento, pigro, inattivo, dove i reni e pelle sono al limite del fallimento funzionale in quanto: (1) Non rimuovono le sostanze tossiche, (2) Non ripristinano l’equilibrio elettrolitico, (3) Non riconducono a un bilancio acido-basico, (4) Non filtrano e non rimuovono i liquidi, azzerando o riducendo al massimo la minzione.

Purtroppo, la prima categoria è in via di quasi-estinzione, mentre la seconda rappresenta ormai la regola.

SIAMO ESSENZIALMENTE FATTI DI ACQUA

Non possiamo scordare che il corpo umano, per un peso di 75 kg, è formato da 45 kg di acqua totale corporea, con grossomodo 20 litri di fluidi extracellulari (sangue e linfa) e 25 litri di fluidi intracellulari.

Nei 5 litri di sangue (o plasma) che abbiamo, liquido rosso e tendente al denso, galleggiano globuli rossi (4-5 milioni per mmc), globuli bianchi (6-8000 unità per mmc) e piastrine (200-400 mila per mmc).

Nei 15 litri di linfa c’è acqua biologica, liquido linfatico interstiziale che imbeve cellule e tessuti scorrendo nei vasi linfatici, che sono canali di diverso calibro che raccolgono la linfa e la comunicano al sistema sanguigno.

IL SISTEMA LINFATICO NECESSITA DI MOVIMENTO FISICO

La linfa è alleato e fattorino del sangue. Il sangue si avvale della linfa per mantenere in vita o per ricambiare i nostri 100 trilioni di cellule (o 100 mila miliardi). Il sistema linfatico è mezzo di trasporto e di comunicazione del materiale nutritivo e degli scarti, una complessa rete di ghiandole, nodi, vasi, dotti, pozzetti, pieni di liquido prezioso che bagna costantemente le cellule.

Il sistema linfatico viene movimentato non dal cuore, come succede per il sangue, ma soprattutto dal movimento fisico, dalla ginnastica, dal camminare, dal correre, dal nuotare, dal sano erotismo che è ormai scomparso dal dizionario e dal galateo umano.

ASSOLUTO BISOGNO DI UNA ALIMENTAZIONE VITALE E RICOSTITUENTE

La pelle umana, nonostante i suoi 5 milioni di pori, non riesce a svolgere il suo naturale lavoro di secondo rene e secondo polmone.

Troppo il lavoro da svolgere e troppo bassa l’energia a disposizione.

Le cellule umane sono collegate tra loro bio-elettricamente, a condizione che il corpo sia equilibrato e vitale, ovvero con le batterie cariche e non svuotate e con la spia rossa accesa.

Il corpo deve essere insomma in forma fisica, e deve emettere almeno 6500 Angstrom, in termini di onde vibrazionali, e deve irradiare un’aura di colore rossastro (distributrice di energia) e non di colore grigiastro o nerastro o ai raggi-X (assorbitrice di energia al pari di un buco nero stellare).

L’ALIMENTO CARNEO, COTTO E DEVITALIZZATO CAUSA PIGRIZIA LINFATICA

Quando c’è scarsezza di onde e di raggi all’infrarosso, quelli che ci vengono regalati dalla frutta e dalle verdure crude, e quelli che ci vengono regalati pure dagli amidi naturali protetti e cotti in modo intelligente (patate, castagne, zucche, rape, pop-corn, semi e cereali tenuti preventivamente in ammollo), il corpo non riesce a garantire sufficiente energia vitale ai suoi 45 litri di acque totali corporee, e si crea uno stato di pigrizia linfatica, di scarso ricambio, di rallentato metabolismo.

STIPSI E DISBIOSI INTESTINALE, CON MIASMI PUTREFATTIVI CHE RISALGONO

Quando nella dieta si includono proteine animali, e cibi devitalizzati a basso valore vibrazionale (sotto i 6500 Angstrom), il sangue si addensa paurosamente e pure l’intestino fa le bizze.

La stipsi è tale per cui il materiale esausto si accumula per giorni e giorni causando indurimenti, diverticoliti, surriscaldamento e febbre intestinale, nonché disbiosi intestinale, ovvero squilibrio tra batteri aerobi e sapròfiti (vegetal-derivati), amici della simbiosi e dell’equilibrio gassoso interno, e batteri anaerobi, putrefattivi e disbiotici (animal-derivati).

La disbiosi è causa di miasmi putrefattivi che risalgono l’intestino, causano riflussi e gastriti, e finiscono in zona cranica, causando problemi agli organi visivi, uditivi ed olfattivi, e producendo danni pure al sistema endocrino e a quello cerebrale.

UN MONDO DI STITICI CHE VEDE I SERVIZI IGIENICI COL BINOCOLO

La maggioranza della gente di oggi pretende di vivere in modo asciutto e asettico, per cui vede i servizi igienici col binocolo anziché ad occhio nudo, con fastidio anziché con soddisfazione.

Gente che va il meno possibile al bagno e che si considera sana e normale, confortata dal fatto di essere circondata da tanti altri stitici con le stesse caratteristiche, inclusi gli stessi medici.

TUTTI SPECIALIZZATI NELLA RITENZIONE

L’uomo moderno, robotizzato e pianificato dal sistema, privato dei suoi ritmi circadiani e dei suoi fabbisogni metabolici, è diventato una macchina ad alto grado di ritenzione idrica, ad alto grado di ritenzione escrementizia, ad alto grado di ritenzione spermatica, ad alto grado di ritenzione urica, ad alto grado di ritenzione mineral-inorganica, ad alto grado di ritenzione tossica (piombo, mercurio, alluminio, bario, nickel, antimonio, cadmio, ferro, calcio, sodio).

Un robot impregnato di veleni all’inverosimile, e bisognoso di drammatiche chelazioni chimiche ogni tot mesi, come delle vetture delicate bisognose di fare periodici tagliandi o controlli.

LA RITENZIONE E’ UNA COSTIPAZIONE, UNA IMPREGNAZIONE TOSSICA

La ritenzione, ovvero questo stato di quasi-impermeabilità, comporta pesanti conseguenze che sono lo stress, l’ipertensione, l’ipercolesterolemia, l’iperinsulinemia, l’ipercortisolismo, il simpaticotonismo, lo stato intossicativo del sangue reso ultradenso e non-circolante, con tutta una serie di infiammazioni locali. Diabete, fallimento renale e dialisi, tumori e cardiopatie, trovano terreno ideale per svilupparsi in un contesto corporale di quel genere.

E la medicina vaccinatoria, farmaco-maniaca, interventistica e trapiantistica, trova modo di piantare in tale comodo terreno le sue bandiere, le sue esclusive legali, i suoi presidi, i suoi dogmi.

L’IGIENISMO INSEGNA BUONA NUTRIZIONE E BUONA EVACUAZIONE, IN DURO CONFLITTO CON LA MEDICINA STITICOFILA

Ma chi insegna salute e buona nutrizione non può non insegnare anche buona traspirazione e buona evacuazione. Non può non insegnare anche metabolismo senza freni e senza rallentamenti patologici.

Ogni igienista naturale si troverà in insanabile conflitto con una medicina che teorizza una nutrizione anti-epatica, anti-pancreatica, anti-endocrina, anti-ematica, anti-renale e anti-microbica, ovvero una nutrizione alto-proteica, alto-grassa, alto-zuccherata, alto-salata, alto-cottista, alto-farmacizzata.

Ogni igienista naturale si troverà in collisione con scuole irresponsabili che tengono 30 ragazzi chiusi in aule dalle finestre serrate che diventano velenose al pari di camere a gas, illuminate magari da neon ai vapori di mercurio.

L’IGIENISMO IN LOTTA COI NEMICI DELLA SALUTE A TUTTI I LIVELLI

Ogni igienista naturale si troverà in lotta con le fabbriche, gli uffici e i negozi dove i servizi igienici scarseggiano. Con i treni che riducono i gabinetti anziché ampliarli, con le stazioni ferroviarie che penalizzano chi si libera dell’urina con la modica cifra di un Euro.

Ogni igienista si troverà in drammatico contrasto con tutti i nemici giurati della frutta e della verdura cruda, ovvero coi fabbricanti di caffè, di sigarette, di dolciumi, di salatini, di biscotti e di carboidrati cotti oltre i 120° C (con formazione di acrilamide), di salsicce ed hamburger, di formaggi grana e non-grana, di mortadelle e di prosciutti, di cole e di succhi pastorizzati, di aspartami e di vitamine sintetiche, di sali e di integratori minerali.

IL CARBURANTE IDEALE UMANO

Alla fine, stringi stringi, tutti alla ricerca del carburante ideale umano, quello che nutre, energizza, soddisfa e appaga senza lasciare il segno, senza i maledetti effetti collaterali tipici dei farmaci e dei vaccini.

Ma il cibo per l’uomo è di una semplicità sconcertante.

Serve aria buona (la cura della respirazione ritmata e diaframmatica), serve acqua priva di minerali inorganici tutti velenosi (la cura dell’acqua leggera), serve forza elettromagnetica (esposizione solare, camminate a piedi nudi sull’erba, nuotate in acque salate), servono stimoli esterni (cura degli schiaffi del dr Xiao, massaggi shiatsu, ecc), servono cibi vitali, leggeri e innocenti (veganismo tendenzialmente crudista), servono pensieri positivi, serve atmosfera serena e rilassante, serve soprattutto autostima.

Perché è di tutte queste cose che si nutre il corpo, la mente e lo spirito umano.

Valdo Vaccaro

    

   

 

 

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Dal 16 settembre un mese e mezzo di  concerti per il compositore che ha rappresentato la colonna sonora di intere generazioni dalla Dolce vita al Padrino. Esibizioni a Salso Medesano e Collecchio

Su iniziativa dell’Associazione SlowFlute prende il via la IV edizione di SlowFlute Festival, rassegna dedicata al flauto e al suo repertorio. Il Festival rinnova la prestigiosa tradizione flautistica della nostra città, sorta nel solco del grande Paolo Cristoforetti, prediletto da Verdi che gli raccomandava: ” fatevi onore e fatemi onore! “. L’edizione del 2011 di Slowflute Festival è dedicata a Nino Rota nel 100° della nascita. Il cartellone propone l’analisi dell’opera di Rota, uno dei maggiori compositori novecenteschi che ha diffuso in tutto il mondo la musica italiana per il cinema e il teatro. Egli fu allievo di Pizzetti e Casella,  nonché amico di Toscanini che in prima persona si impegnò per garantirgli una borsa di studio presso il prestigioso Curtis Institute di Philadelphia. A completare il progetto verranno presentati i brani per flauto e arpa incisi da Claudio Ferrarini e Emanuela Battigelli nel cd dedicato alle musiche tratte dai film Amarcord, Il Padrino, Casanova, Il Gattopardo (con il Valzer di Verdi arrangiato da Rota), Otto e mezzo, Giulietta degli Spiriti, La Dolce vita, Rocco e i suoi fratelli, Il Padrino, Romeo e Giulietta e l’edizione critica delle composizioni di Rota per flauto ed arpa. I nomi dei concertisti ospiti di Slowflute Festival 2011 sono: Gianpaolo Guatteri, Sergio Vecerina, Roberto Fabbriciani, Emanuela Battigelli, Giordano Olivieri, Giuseppe Vaccaro, Martin Münch, Roberto Issoglio, Walter Menichini, Giovanni Amighetti, Leonora Fortunati, Giuseppina Coni ed Ensemble BenedettoMarcello. La direzione artistica è a cura del Maestro Claudio Ferrarini.
Gli appuntamenti si terranno a Salsomaggiore, la località che ha visto esibirsi numerosi flautisti di Parma tra le fila dell’Orchestra dalle Terme, nata nel 1925 e diretta da Gino Gandolfi. Il 29 Ottobre, la chiusura, presso la Pieve di San Prospero a Collecchio, sarà affidata ad un’originale rilettura di pagine di musica per il cinema interpretate dal flauto e dalla tastiera analogica.
Tutti gli appuntamenti sono ad offerta libera, a sostegno dell’Associazione ADA Donne Ambientaliste per l’attività di tutela della natura e di educazione ambientale.
Gli Enti sostenitori del Festival sono il Comune di Salsomaggiore (Assessorato alla Cultura), Provincia di Parma, Banca Monte, Regione Emilia Romagna, RaiTrade , Arvmusic, Conservatorio di Musica “A. Boito”.

Il calendario del Festival:

Inaugurazione 4° Festival Slowflute
16 Settembre  –  ore 21.15  –  Terme del Berzieri
Il repertorio romantico
Gianpaolo Guatteri viola- Sergio Vecerina pianoforte
Le più significative pagine del periodo romantico e l’affascinante Arpeggione sonata di Schubert, brano che è un banco di prova del virtuosismo per viola.
18 Settembre  –  ore 21.15 – Terme del Berzieri
La musica da camera per flauto e arpa nel centenario della nascita di Nino Rota? Milano 1911- Roma 1979
Emanuela Battigelli arpa – Claudio Ferrarini  flauto
“AMARCORD” ROTA
Le più belle colonne sonore del grande cinema di Nino Rota, tra il Gattopardo con il Valzer di Verdi a Casanova, Amarcord, La dolce Vita, Otto e mezzo e tante altri

22 Settembre – ore 21.15 – Terme del Berzieri
Dalle 4 stagioni  di Vivaldi ai Valzer  di Strauß
Martin Münch piano
IL grande pianista tedesco in una ironica versione delle quattro stagioni di Vivaldi e dei grandi valzer di Strauß.

8 Ottobre
 – ore 21- Medesano
www. lecollinedellaluna. it
Omaggio alla musica popolare giapponese
Claudio Ferrarini flauto
Giovanni Amighetti analog electronic sounds
Fantasy viaggio nelle musiche che hanno accompagnato in Giappone e nel mondo l’affermarsi dell’estetica anime del Sol Levante

9 Ottobre – ore 21.15 – Terme del Berzieri
Il Romanticismo con amore
Walter Menechini flauto  –  Beatrice Pucciani piano
Le pagine del Romanticismo che hanno reso immortale la melodia dell’anima.

11 Ottobre – ore 21.15  –  Palazzo Congressi (Cariatidi)
La magia dell’Opera attraverso le Fantasie
Giordano Olivieri flauto – Giuseppe Vaccaro piano
Flautisti del Biennio solistico Conservatorio A. Boito di Parma
Le pagine del melodramma che hanno reso grande la musica italiana nel mondo ascoltate attraverso le Fantasie.

15 Ottobre
 – ore 21.15 – Terme del Berzieri
Il virtuosismo da Mozart a Doppler
Roberto Fabbriciani flauto – Claudio Ferrarini flauto
Rpberto Issoglio piano
Il virtuosismo da Mozart a Doppler nel favoloso regno dei grandi virtuosi del flauto

19 Ottobre – ore 21.15  –  Palazzo Congressi (Cariatidi)
VERDI sempre VERDISSIMO
Giordano Olivieri   –  Leonora Fortunati flauti
Giuseppina Coni pianoforte
Allievi del dipartimento di Flauto del
Conservatorio A. Boito di Parma
Le più belle pagine da Verdi per due flauti e piano

26 Ottobre
 – ore 21.15  –  Palazzo Congressi (Moresco)
La magia degli strumenti d’epoca nel grande repertorio barocco italiano
Ensemble Benedetto Marcello
Il barocco italiano, suonato con gli strumenti
originali  dell’epoca. Un suono ritrovato per le
orecchie  contemporanee.
Concerto di chiusura del  IV° Festival SlowFlute
 

29 Ottobre – ore 21.15  –  Collecchio
Chiesa di San Prospero
Omaggio a Nino Rota – “Non credo a differenze di ceti e di livelli nella musica: Il termine ‘musica leggerà si riferisce solo alla leggerezza di chi l’ascolta, non di chi l’ha scritta”. Nino Rota
Claudio Ferrarini flauto
Giovanni Amighetti analog electronic sounds
Le più belle pagine sonore del mondo del Cinema secondo Nino Rota nel 100 della nascita

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