Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for ottobre 2011

Margola ……..di Renzo Cresti

Ho avuto modo di studiare con il M°Franco Margola dal 1971-73 e di studiare con lui la sua musica, un ricordo grande ed intenso, per un grande compositore della grande scuola Italiana. Con lui ho riscoperto poeti e musiche a me sconosciute, con una grande voglia di approfondire la nostra storia, pubblico questo studio che racconta la sua vita in maniera esempalre. Grazie Franco tu ex allievo

Claudio Ferrarini

 Franco Margola

Non ho avuto la fortuna di conoscere Franco Margola (Brescia 1908 – 1992), ma ho potuto studiare attentamente la sua personalità e la sua musica, grazie a due libri che ho scritto su di lui, per la Collana “Il Cammeo Blu” di Guido Miano editore in Milano. Sono venuto in contatto col fratello e mi sono appassionato a questa figura di uomo che affidava alla musica il paziente lavoro quotidiano e la sua voglia di dire.

Con tristezza ho dovuto constatare come il Maestro (ma è anche il caso di altri compositori quali Togni, Prosperi, Zangelmi ecc.) sia quasi un misconosciuto e come il presente sia (sempre stato) in mano a coloro che si sono affidati ai poteri forti (partiti, Case editrici e discografiche, direttori e sovrintendenti ecc.) e all’ideologia dominante (neo-sperimentale o neo-romantica o neo-qualunquista non importa), ma c’è un tempo che sorpassa il contingente e questo è proprio il tempo della vera arte che, prima o poi, mette a posto le cose, privilegiando i due soli elementi che contano: la capacità tecnico-formale e la necessità interiore, doti che Margola aveva senz’altro (ricordo una cartolina di Castiglioni, il quale aveva ricevuto il mio libro sul Maestro, che si diceva molto contento perché avevo scritto su un musicista vero).
Un soliloquio profondo con la musica.

Margola è persona schiva, che non vuole intrigarsi, vendere musica, fare compromessi, preferisce l’indipendenza, anche a costo dell’isolamento, da un mondo utilitaristico, politicizzato, brutale nella sua stupidità massificata, più attento ai soldi e alle mode che alla sostanza culturale. Margola si volge, in modo del tutto naturale, a un soliloquio vero e profondo, il quale gli garantisce un’invidiabile libertà di pensiero e di prassi, ch’è anche un atto di responsabilità. L’atteggiamento di Margola è un elogio del pudore, una sorta di candore espresso nei riguardi del pensiero forte, teoretico o ideologico, atteggiamento che non significa segregazione (l’impegno didattico e le varie cariche che Margola ha ricoperto sono lì a dimostrarlo), non inficia il rapporto con gli altri, anzi proprio il bisogno della comunicazione costituisce una qualità sostanziale dell’attività di Margola, per il quale il lavorìo dell’artigiano è affetto dalla vita. Vita che entra nella musica senza proclami, con naturalezza, serenamente.

L’egida del classicismo

L’egida del classicismo si apre al pathos, anche caricaturale, come nel caso del Valzer per pianoforte, che riprende il nitore delle linee di Tarantella-Rondò. “In estetica, la poesia classica su tutto; in pratica la schiettezza”, scriveva Carducci nel 1881, e sembra un’affermazione alla quale Margola vorrà rimanere fedele per tutta la vita. La cantabilità, l’aura dolce, l’emotività vibrante, che pressoché‚ in ogni pezzo si ascoltano, vengono sempre decantate in forme nette e precise, cementate in una concezione formale stringente, omogenea e unitaria, in una purezza di immagini e di scrittura che sa, con garbo, recuperare stilemi del passato per collegarli agli aspetti del presente.

Come Carducci, il quale, contro le pose di certi poeti (come il Prati) che si vantavano di scrivere presi dal furore della creazione, affermava il proprio rispetto per la disciplina artistica, così la musica di Margola afferma ch’è proprio il rispetto per la forma e per il costrutto che rende (più) vibranti le notazioni evocative. La forma è l’unico viatico certo dell’espressione che, senza gli argini formali, si disperderebbe in un disarticolato e (quindi) astruso blaterare. Seguendo ciò che il filosofo ebraico Rosenzweig chiama il “sano senso comune”, Margola si lascia trasportare sì dalla vocazione, ma crede soprattutto allo studio, al lavoro, al paziente forgiare, giorno dopo giorno, la materia sonora, al faticoso e poco eclatante atto quotidiano dello scrivere.

Dopo la Babele linguistica degli anni dello sperimentalismo, oggi, in questo scorcio del secondo millennio, si torna a un recupero del senso dell’opera d’arte, fattivamente intesa, senza cerebralismi e radicalismi, un oggetto musicale che getti ponti verso il pubblico, ovvero un oggetto rigorosamente costruito in sé, senza facili concessioni ai gusti o alle mode, ma che sappia e voglia instaurare un rapporto con l’ascoltatore. I ponti a cui Margola affida il suo viaggio verso il pubblico, sono ponti solidi, ponti costruiti con abilità: è la forma il ponte che permette a Margola di arrivare, senza cedimenti o fraintendimenti, alla gente.

Il sano senso comune, così bistrattato nei decenni passati, garantisce le modalità di comprensione, permette all’opera di raccontarsi, di non essere un mero dirsi, un dire dicente, ma di parlare oltreché del suo come è fatta anche del perché, dei motivi e degli scopi che l’Autore s’è prefisso, instaurando un contatto reale con le esperienze del pubblico.

A differenza di quello che si legge nell’Aesthetica di Croce, l’arte non ha nell’esprit de geometrie il suo nemico più acerrimo, anzi l’arte è (per lo meno nella tradizione occidentale) sostanzialmente geometrizzante, un’arte delle proporzioni, degli equilibri temporali e spaziali. Tutta la produzione margoliana, dai pezzi più lunghi e complessi ai brani solistici e da camera di pochi minuti, rimane fedele a una sorta di Formaesthetik, non rinunciando però ai suoi “contenuti” emotivi e ai significati espressivi. Non volendo affrontare la musica di Margola dal punto di vista della forma, potremmo anche dire, col Croce, che la sua opera è “immagine lirica”, intendendo non un canto in sé‚ concluso, fine a se stesso, ma un canto ch’è inserito in un contesto architettonico, anzi ch’è proprio tale contesto a far scaturire l’effusione lirica (per cui si ritorna ancora una volta alla forma). La cantabilità viene disciplinata dal rigore della scrittura, il contrappunto in particolare diviene quasi una medicina mentis per i fermenti lirici, in un’adaequatio reciproca fra disposizione raziocinante ed emotiva.

Il celebre Trio n. 2 in LA conferma quanto esposto, ovvero il perfetto equilibrio fra le singole parti, bilanciate nel loro articolarsi, il discorso serrato, la concisione formale, il solido senso del costrutto, l’energico tematismo a cui viene affidata l’esplicita funzione di guida nel percorso sonoro, l’immediata, ma controllata e signorile comunicativa. Il Trio ha un incipit energico e coinvolgente, esposto dai tre strumenti all’unisono, procedimento questo utilizzato, come fa notare Ottavio De Carli, anche in altre composizioni dello stesso periodo (come nella Sonata per violino e pianoforte e nel Quintetto) e che si riscontrerà anche in seguito. Un inizio di questo tipo è di straordinario impatto, scandisce bene nell’ascoltatore i caratteri del tema, in modo che da esso possa partire, senza indugio, lo sviluppo, con impeto dinamico. Interessanti sono le oscillazioni ritmiche, a volte in evidenza. Gli strumenti, in ogni movimento del Trio, instaurano un dialogo polifonico, per Margola la musica è sempre discorso, un raccontare, un raccontarsi a un altro che sai ti sta ad ascoltare.

Forse questa esigenza del racconto porta Margola ad adottare, in alcuni parti del Trio, un andamento da melopea gregoriana che ricorda un certo Pizzetti. Altri procedimenti arcaizzanti (tipici dell’epoca) si fondano con lo stilema delle quinte vuote (già utilizzate da Casella, per esempio nella “per violoncello e pianoforte). Il calore delle idee e l’abbondanza degli elementi utilizzati, confluiscono in un’unità di stile che lega i tre tempi del Trio, stile reso omogeneo non solo dalla solidità della costruzione, ma anche dal fatto che le idee musicali si svolgono con quell’indispensabile senso di necessità che vale a dare loro un sensibile rilievo di ineluttabilità, che l’ascoltatore percepisce come condizione vera dell’esprimersi.

Margola riprende alcuni capi di imputazione che erano già stati espressi da Pizzetti, sulle pagine de “La voce”, contro la tradizione tardo-romantica italiana, ovvero la scarsa forza nell’elaborazione tematica, la povertà dell’articolazione formale, l’uso irrisorio della polifonia. Queste problematiche erano state denunciate già dalla nascente musicologia italiana, la quale tentava di recuperare le “solide basi” della musica strumentale, come diceva il Torchi: “la musica classica italiana rappresenta la più grande conoscenza, ma essa è stata fino a oggi ignorata, nello stesso paese in cui ebbe la culla”. Già fra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, il problema della forma viene messo in primo piano, ma negli anni fra le due guerre, questo diventa il tema centrale.

Il rigore delle forme strumentali è anche una risposta all’irrazionalismo vitalistico dei futuristi e alle propaggini decadenti del melodramma, ma è soprattutto il modo per rimettere in gioco i concetti di simmetria, proporzione, equilibrio, sobrietà e di gusto raffinato, concetti che legano l’estetica classica del mondo antico, a quello rinascimentale e a quello settecentesco, concetti che, musicalmente, rimandano alle forme di un Vivaldi, di un Domenico Scarlatti, a compositori italiani, prendendo così le distanze dalla tradizione tedesca, più astratta nella maniera di concepire la struttura musicale (la grande scoperta di Vivaldi avviene negli anni Trenta, specialmente nel 1938, quando viene fondata la “Società Vivaldi” a Venezia e, nel 1939, quando l’Accademia Chigiana di Siena dedica un’importante manifestazione al grande musicista).

Valori plastici e cantabilità delicata

Attraverso il recupero dei nostri compositori, si tenta di ricostruire una continuità, interrotta durante il Romanticismo, che era stato il regno del melodramma, continuità naturale di prassi compositiva strumentale e di sensibilità latina, continuità storica che, del resto, viene ricercata pure nelle arti figurative, fin dai tempi delle Riviste “Valori plastici” e “La Ronda”. Anche il cosiddetto “impressionismo” di Margola si rifà a un tipo di cultura italiana, più o meno come lo espresse Previati, un impressionismo che usa il colore per raccontare e non perde mai di vista la linea e il senso plastico, rispettando lo spazio prospettico, la dimensione naturalistica, l’integrità della figura, il senso della narrazione.

La musica del passato, proprio perché‚ ha scansato le morbosità romantiche, viene considerata “virginea” (Bastianelli), quindi modellabile con più libertà, al di qua della retorica ottocentesca, e perfino più pronta a recepire tutte quelle sollecitazioni che col Romanticismo avevano poco a che fare, come quelle impressionistiche o post-impressionistiche. Questo retroterra culturale rappresenta l’humus della produzione compositiva di Margola, che fa sue prontamente, in età giovanile, le esigenze di rigore formale e di pulizia di linguaggio, collegandosi alla tradizione soprattutto attraverso Casella e insieme a lui riallacciandosi alle problematiche del neo-classicismo europeo.

Il concetto di “forma pura”, non è un pedissequo adattamento del tempo musicale in contenitori formali pre-stampati, tutt’altro, è proprio lo scarto fra il modello ideale, codificato, e la concreta realizzazione a costituire uno dei motivi di interesse, come dimostra la seconda Sonata per violino e pianoforte, in cui la forma convenzionale lascia il posto a una più libera successione di movimenti, concatenati secondo un principio di progressiva intensificazione dinamica. La tonalità viene rispettata, ma anche in questo caso, si producono dei momenti di distanza fra la tonalità intesa come sistema classico e stilemi che non le sono propri, come la sovrapposizione di quinte vuote o la costruzione di accordi per quarte, evidenti soprattutto nella Sonata breven. 3 che propone anche la particolare combinazione di quarte e quinte insieme.

Nella musica di Margola l’andamento strofico costituisce una costante, una dimensione in cui tout se tien, uno schema dialogico in cui addensamenti o sospensioni, rispondenze foniche o dissonanze, simmetrie di accenti e battute, vanno a costituire un discorso mai asettico o astratto, ma realmente presente all’ascolto, fluidamente cantabile. Come dimostrano anche pezzi come il Trio per pianoforte o il Trittico per archi, non si tratta di sfoggio di abilità tecnica o di erudizione, ma sempre di un dire in musica. Per il Trittico s’è parlato di “neo-barocchismo” e, in realtà, c’è un evidente gusto per la manipolazione di masse sonore e per i chiaroscuri che lo avvicinano a un modus operandi tipico del periodo Barocco, ma questo modo nasce da una necessità interiore, come scrive Casella ne I segreti della giara: “per noi italiani, il cosiddetto “ritorno” al periodo aureo della nostra musica strumentale, altro non era che la rinuncia alla rigida forma beethoveniana, alle facili seduzioni del poema sinfonico, alla inconsistenza dell’impressionismo, ripristinando in luogo di queste dottrine antiche discipline strumentali polifoniche nostre, discipline che tuttavia non erano un fine, ma un mezzo per ritrovare con risorse attuali l’antica e mirabile e così sciolta e libera discorsività della musica”.

Classicismo e pre-classicismo vengono uniti in nome della cultura musicale italica, dove gli oggetti sonori vengono scanditi con rilievo nello spazio musicale, come corpi scolpiti a tutto tondo, eppure ricchi di colori e fantasie, di espressività calda e nitida, mediterranea, ben diversa da ciò che Casella chiama la “rigida forma” di provenienza tedesca. Storicamente, in Italia, anche le tecniche più meccaniche e intellettualistiche sono state ammorbidite a fini discorsivi, fantasiosi e lirici, è ciò che Donata Bertoldi chiama “sonatismo latino” e che, negli anni Quaranta del Novecento, lo si riscontra nella morbida adozione della dodecafonia da parte di Dallapiccola.

Da Renzo Cresti, Linguaggio musicale di Franco Margola, Miano, Milano 1994. Nella stessa CollanaLinguaggi della musica contemporanea, diretta da Renzo Cresti, anche Franco Margola nella critica italiana, 1996. Franco Margola: la musica come disciplina interiore, Rivista “Angeli e poeti” n. 1, Miano, Milano 1999

Ad Alfredo Margola

Read Full Post »

La maggior parte di noi si affida per curare malattie, da quelle meno gravi a quelle più serie, alla medicina tradizionale basate sull’impiego di farmaci ignorando che ci sono disturbi che possono essere affrontati in modo del tutto naturale. Una di questi metodi naturali è la riflessologia. Essa è una terapia di origine orientale – cinese, indiana e vietnamita – che si basa sul principio della corrispondenza, attraverso le fitte terminazioni nervose, tra zone cutanee esterne del corpo umano con gli organi interni.

Attraverso la stimolazione manuale di queste parti esterne si ottengono effetti sull’organo corrispondente il che significa che in presenza di disturbi e malattie a carico di un organo interno si può intervenire a migliorare la situazione lavorando sul corrispondente punto esterno. Non è ancora del tutto chiaro come funzioni la riflessologia, ma di fatto avviene uno scambio di energie tra le parti del corpo interessate.

Il metodo di riflessologia più conosciuto e praticato è quella del piede, ma esistono anche la riflessologia della mano, del viso e dell’orecchio. La riflessologia si basa sul principio che piede, mano, orecchio e viso rappresentano una mappa del corpo umano, ogni punto ha una correlazione con un organo, un apparato o un’articolazione.

Essa si mette in pratica attraverso piccoli massaggi, pressioni da eseguire con le dita e piccoli movimenti rotatori in senso orario e antiorario.

E’ sicuramente buona pratica imparare a utilizzare la riflessologia, quindi imparare a conoscere le mappe del corpo umano e i metodi di massaggio, sia come strumento preventivo, sia come metodo di pronto intervento fai-da-te per disturbi minori come mal di testa, mal di schiena, dolori mestruali, per vincere l’insonnia e lo stress.

La riflessologia del viso, o riflessologia facciale, deriva dalla medicina tradizionale vietnamita e si chiama Dien’ Cham‘. Essa parte dal presupposto che sul volto, se osservato con attenzione, si raffigura la sagoma di un corpo umano in piedi, con le braccia aperte e distese sulle arcate sopraccigliari, il busto che coincide con il naso e le gambe flesse che si stendono tra naso e bocca.

Esiste, quindi, una corrispondenza tra viso e corpo, vale a dire che bocca, mento e mandibola corrispondono a gambe, intestino, reni e apparato riproduttivo, il naso e gli zigomi a stomaco, fegato, pancreas, polmoni e spina dorsale, la fronte coincide con con la gola e con il cervello. In totale esistono sessanta punti del viso che coincidono con parti del corpo umano in una simmetria completa, per cui la parte destra del viso corrisponde alla parte destra del corpo, altrettanto per la sinistra.

Con gesti semplici da eseguire sul viso si possono risolvere disturbi come mal di testa, stress nervosi, dolori mestruali, disturbi digestivi. Basta piegare il dito indice e con la nocca eseguire piccole pressioni. In alternativa si può utilizzare anche una penna a sfera dal lato opposto a quello della punta. La leggera pressione eseguita innesca l’energia che attraverso i centri nervosi passa dal punto del viso all’organo interno e mette in motoserotonina ed endorfine. Per  rimediare al mal di testa dobbiamo agire sulla fronte, appena al di sopra delle sopracciglia, eseguendo delle lievi pressioni sui punti di un’ipotetica linea orizzontale, successivamente si eseguono dei piccoli massaggi in senso orario.

Per distendere le tensioni occorre agire sulla parte alta del naso corrispondente all’attaccatura della zona sopraccigliare, per ritrovare la concentrazione sulle due sporgenze della fronte, per alleviare i dolori mestruali su due punti al di sopra del labbro superiore, esattamente nella zona intermedia tra labbro e naso, per i disturbi digestivi sui punti che si trovano ai lati delle narici del naso.

La riflessologia dell’orecchio, o auricoloterapia, anch’essa di origine cinese è frutto dell’applicazione all’orecchio delle tecniche dell’agopuntura. L’auricoloterapia è estremamente utile perché può essere utilizzata come metodo di pronto intervento e risolvere dolori acuti, oppure come trattamento di dolori cronici e infine come terapia contro le dipendenze da alcol, droga, cibo e fumo.

Nell’auricoloterapia i punti di corrispondenza si trovano sull’orecchio esterno, il lobo corrisponde al cervello, la parte più interna alla bocca, nella zona intermedia sono collocati punti di corrispondenza con gli organi riproduttivi, nella parte superiore quelli con il sistema nervoso. Osservando l’orecchio esternamente gli antichi cinesi vi vedevano un feto rovesciato (la testa coincidente con il lobo e gli organi interno coincidenti con  la parte centrale del padiglione auricolare).

L’auricoloterapia è più delicata da eseguirsi rispetto agli altri tipi di riflessologia, essa va praticata da mani esperte se si vuole agire in modo profondo su distrubi cronici (artrosi, artriti) o acuti (mal di denti, nevralgie, dolori alla sciatica) e sulle dipendenze perchè l’auricoloterapia come l’agopuntura, prevede l’applicazione di piccolissimi aghi fissati ai punti interessati con dei cerotti. Comuque è possibile  imparare a eseguire massaggi e pressioni per conto proprio, per esempio per vincere la stanchezza massaggiando il lobo di entrambe le orecchie con pollice e indice, per l’insonnia agendo sul subcortex che è il punto sporgente tra conca e lobo.

Read Full Post »

(Conferenza di Tolmezzo-Udine del 22 Ottobre 2011)

I NOSTRI ARGOMENTI SUSCITANO PROFONDO INTERESSE

Amici di Tolmezzo e della Carnia, potrei anche salutarvi con un “Amììs de Furlanìe e de Cjàrgnie”, ma farei torto a chi è arrivato da fuori regione. Saluto dunque voi tutti con un cordialissimo “Buona Sera”.

Le cose da dirvi sono tante e il tempo a disposizione è limitato. Corro il rischio di fare come a Catania tre settimane fa, col meeting fissato tra le 20 e le 22 al Teatro dell’Istituto Salesiano. Saletta piena alle 19 e 30, e saletta piena brulicante a mezzanotte passata, 5 ore dopo, con nessuno che se ne voleva andare.

Ma anche qui a Tolmezzo, nel precedente incontro del 21 aprile, la saletta del Museo Carnico era stracolma, con gente seduta per terra lungo le pareti. Oggi come allora tutto è stato reso possibile dal grande lavoro organizzativo di Beatrice e della Mery, che hanno coinvolto le rispettive famiglie.

Ottimo il pamphlet realizzato dalla Giulia Veritti, sui valori specifici della frutta e della verdura, che potrà essere richiesto via email a  promaria@tiscali.it.

 

SCETTICI E CURIOSI DI CONFRONTARE LA VOSTRA CULTURA CON LA SCIENZA DELLA VERITA’

Mi pare che pure oggi siate in molti davvero. Significa che qualcosa prude dentro di voi. Non penso affatto che siate tutti vegetariani, vegani, o addirittura igienisti naturali. Probabilmente siete semmai scettici e comunque curiosi. Portati magari  a verificare e mettere a confronto quanto già sapete, pensate, fate e credete, cioè quanto vi ha dato la famiglia, la chiesa, la scuola e la televisione, con quanto vi offre e vi propone in alternativa questa scienza comportamentale che si chiama Igiene Naturale, e che merita di essere chiamata “Scienza della Verità”, “Scienza del Bene, del Giusto, del Sensato, del Logico e del Possibile”.

SUPER-RELIGIONE SENZA CHIESE E SENZA CELEBRANTI

Qualcuno si dirà che sto esagerando, che sto facendo opera di esaltazione.

Nossignori, vado anche oltre, e parlo di Hygiene come di “Scienza della Coscienza e del Benessere in Cielo e in Terra”. Non religione ma super-religione, e per giunta senza chiese, senza riti e senza preti. Senza oboli e senza elemosine.

Senza militari e senza servizi segreti, come succede per la New Age che il cosiddetto New World Order sta cercando di imporre al mondo intero a suon di fondazioni, di miliardi, e di invadenti e noiosissimi predicatori televisivi.

CERCHIAMO DI NON SBAGLIARE INDIRIZZO

Se pensate di assistere alle performance di un estremista vegano che vi fa mangiare pane e radicchio, bere acqua di sorgente e sparare tante pugnette in nome di un purismo assoluto e neo-proibizionista, avete sbagliato completamente indirizzo. Se pensate di assistere a un fanatico, a uno dei tanti nuovi profeti che vi viene a promettere la salvezza eterna, o a proporre soluzioni strampalate per vivere male e sacrificati, per fare insomma un salto dalla padella nella brace, avete sbagliato indirizzo. Se pensate di trovarvi di fronte a un mangiapreti, a un mangiamedici, a un mangiamacellai, a un mangiacacciatori, a un mangiapolitici, avete preso un abbaglio. Riesco a dialogare con tutti sulle basi della logica, della razionalità, del buonsenso, della sincerità, della trasparenza, dell’amore per noi stessi e per la natura.

TIFIAMO PER IL MASSIMO DIVERTIMENTO POSSIBILE, SIA IN QUESTA VITA CHE NELLE PROSSIME

“Vietare l’alcol, il fumo, il caffè, la carne, il pesce, il formaggio, l’uovo, il prosciutto, il cibo cotto, il sale e lo zucchero, cosa sarà mai se non proibizionismo?” La mia risposta è che noi siamo per il massimo svago possibile. Senza la salute non ci si diverte. Le sostanze citate, immesse nel corpo umano, causano effetti collaterali.

Abbiamo scoperto che ci si può divertire anche senza di esse.

Proibito è ammalarsi, cadere nelle maglie del diabete, della dialisi, della tiroidite, della sclerosi, del lupus, della cardiopatia e del cancro, questo è l’unico proibizionismo che accettiamo di rappresentare.

PUR BAZZICANDO NELL’ECCELLENZA, MERITATE TUTTI  UN SALTO DI QUALITA’

Andiamo al dunque. Il vostro tempo è prezioso. Non ve lo voglio far perdere. Non ve lo voglio sciupare in chiacchiere. Non siete dei “mastìe-fumate” e dei “mene-bìghe”, come diceva mio nonno Markìn, quando vedeva dei giovani impigriti a grattarsi gli attributi.

Il mio obiettivo è far sì che, dopo aver acquisito questo documento e questi concetti, dopo aver dialogato alla fine con libere obiezioni e libere risposte, possiate rientrare alle vostre case e nella vostra realtà con un pizzico di valore in più, con qualcosa di extra-positivo ed extra-costruttivo nel vostro bagaglio culturale, nella vostra mente e nel vostro spirito.

NIENTE ETICHETTE E NIENTE APPARTENENZE

Una garanzia ve la do in anticipo, per dovuta chiarezza.

Non appartengo a nessuno e non sono strumento di nessuno. Non ci sono disegni strani e segreti dietro di me, non ci sono logge, massonerie o partiti segreti, o finanziamenti occulti. Non mi piacciono nemmeno le collocazioni, le etichette tipo vegano, igienista, crudista, ehretiano, sheltoniano.

Se facessi il barista o l’elettricista, o il tubista, o il bruciatorista, mi darebbero fastidio pure quelle etichette.

Sono un essere normale che si dedica magari a un determinato tipo di attività.

Sono pertanto come voi tutti, una persona cioè che vive, pensa e fa secondo criteri qualitativi, o comunque ritenuti tali.

LA LEZIONE DEL MAESTRO PITAGORA

Non siamo nati ieri. Nemmeno Pitagora era nato ieri, quando 2500 anni orsono fondava la sua celebre Università di Crotone, e creava le basi filosofiche e politiche per una nuova Civiltà Mediterranea e Mondiale, con tutte le città italiche della Magna Grecia (Crotone, Taranto, Messina, Eraclea, Locri, Gallipoli, Velia, ecc) rette alla perfezione da amministrazioni sagge, virtuose e pitagoriche, governate con principi sani, mai visti prima e mai visti dopo.

Non dimentichiamoci che si viveva in un mondo rozzo, schiavistico e orrendamente maschilista, con le donne prive di qualsiasi diritto civile (il diritto di voto femminile arriverà in Europa nel 1918, non senza che la londinese Anne Kenney e altre femministe conoscessero prima le sofferenze del carcere).

NESSUNA DISCRIMINAZIONE VERSO LE DONNE

Per Pitagora la parità tra uomo e donna era un dogma più che un diritto, e nelle sue scuole le classi erano scandalosamente classi miste.

Di sicuro Pitagora era troppo avanzato per quei tempi, e sarebbe troppo avanzato persino per i tempi odierni, caratterizzati come sono da superficialità, da imbrogli, da scandali, da frodi, da crudeltà mentale, da beffe, da epidemie inventate, da gioventù sbadata e sbandata, da gente che vive male, mangia male, defeca male, orina male, suda male, fa l’amore male o peggio ancora non lo fa addirittura, perché non lo sa fare o perché non gli interessa nemmeno.

UNA ISTERICA CACCIA ALLE OPERE DI PITAGORA DA PARTE DEL CLERO

Perché proprio Pitagora? Non era nato ieri, dicevamo. Pitagora non era un grande, non era un Platone o un Socrate. Pitagora era un super-grande. Tanto grande che se ne resero conto mille anni dopo i papi e la Chiesa, che trovavano evidenti ostacoli alla penetrazione del loro credo cristiano, nel senso che la fama di Pitagora oscurava in tutto e per tutto quella di Gesù. E fu per questa assurda e patologica gelosia postuma che l’Inquisizione scatenò una caccia spietata alle opere di Pitagora e dei Pitagorici. Un repulisti sistematico presso le biblioteche e i monasteri, che si risolveva sempre con un grande rogo di tomi, di pergamene, di papiri e di scritti dal valore incommensurabile.

IL MEGLIO DEL MEGLIO DELLA CONOSCENZA ANTICA

Pitagora era ai suoi tempi un contenitore vivente. Aveva girovagato in lungo e in largo per l’Egitto, la Caldèa e la Mesopotamia, studiando matematica, musica, medicina e scienze occulte coi grandi sacerdoti, incontrando studiosi e filosofi, rastrellando il meglio del meglio della conoscenza antica, e portando il tutto con sé a Crotone, sulle nostre coste ioniche.

PITAGORA ETERNO FARO DELL’UMANITA’

Tanto grande, giusto ed illuminante era Pitagora che venne brutalmente fatto fuori dall’ignoranza e dalla demagogia. Una fine orribile e vergognosa che pesa come un macigno su tutti noi, che disturba ed imbarazza non meno della crocifissione di Gesù. Pitagora non solo igienista, non solo filosofo della salute e dell’equilibrio psico-fisico, non solo vegano e matematico, ma anche politico e pure martire.

Con la differenza che, mentre Gesù ha ricevuto il conforto di 2000 anni di Cristianesimo, Pitagora, a parte 500 anni di divinazione da parte della Civiltà Greco-Romana, ha continuato a subire crocifissioni, insulti da parte della chiesa vaticana, animata da una dissennata furia incendiaria contro qualunque cosa e qualunque persona che facesse ombra alla fede cattolica.

I VERSI IMMORTALI

Igiene dunque che si rifà a Pitagora. Hygiene come regola di comportamento e regola di alimentazione.

Le scuole di Pitagora erano molto selettive ed educative. Pitagora insegna l’amore per il Dio Sole, l’amore per se stessi, per i propri genitori, per il prossimo, per gli animali col pelo, le pinne e le piume.

Bruciata ed incenerita la sua opera dai preti, siamo costretti a prendere brani e scritti di altri autori su di lui. A parte i famosi teoremi sui triangoli, studiati nelle scuole del mondo intero, una sola opera scritta di suo pugno ci rimane, e si tratta dei “Versi Immortali”, che ho inserito, non a caso, nel mio testo “Alimentazione Naturale”.

PITAGORA, COI SUOI 5 PUNTI CHIAVE, CE L’ABBIAMO TUTTI NELLE VENE

Basta però interpellare gli allievi diretti di Pitagora, per capire qual’era la musica, l’atmosfera e lo spirito che animava il nostro grande maestro (e quando dico nostro dico anche vostro, perché Pitagora ce l’abbiamo tutti nel sangue, nei meandri della coscienza, per cui dobbiamo solo recuperarlo).

Cosa scrive Larisa, moglie di Kostantinos, allievo di Pitagora?

Dice che i principi della vita “in amore con l’intero” (cioè con l’universo) sono molto semplici, e sono basati su 5 punti chiave:

1)    L’amore cordiale

2)    La calma della mente e il silenzio interno

3)    La benevolenza verso tutti, uomini, animali e piante

4)    L’operare per il bene di tutti i viventi, nei propri pensieri, nelle proprie emozioni e nelle proprie azioni.

5)    La gratitudine verso il Creatore per tutte le lezioni che ci dà ad ogni istante della nostra vita.

OGNUNO RACCOGLIE QUELLO CHE SEMINA

Pitagora insegna aveva che la giustizia divina è grande, per cui ognuno raccoglie i frutti che ha seminato in questa vita e in quelle precedenti.

Niente diavoli e niente inferni. Se il nostro frutto è amaro, diamoci da fare per renderlo più dolce.

Hygiene che parte giustamente da Pitagora.

Hygiene come materia eclettica e multi-comprensiva.

Qualcosa che riguarda da vicino le necessità reali ed intime del singolo cittadino e dell’intera comunità umana, oltre che gli interessi della natura e dell’ambiente, incluse le creature viventi che abitano e che, al pari di noi, hanno diritto di vivere, e di non portare al collo, ignare e frodate, una inquietante  targhetta con la data della loro prossima esecuzione.

HYGIENE TROPPO BELLA E TROPPO SCOMODA

Hygiene come scienza del vivere e del filosofare, come religione vera stracarica di significati spirituali ed ultraterreni, anche se priva di icone, di riti e di genuflessioni.

Hygiene come scienza comportamentale e salutistica, attentissima alle condizioni della persona umana, allo stare bene, in forma ed equilibrio, ma anche al come ripristinare la salute, una volta che l’avessimo persa lungo il cammino.

Hygiene ignorata, insabbiata, ostacolata, perseguitata, perché va a scalfire ed intaccare i grossi interessi consolidati.

PIU’ SPIRITO E MODO DI ESSERE CHE TECNICA TERAPEUTICA

Un altro tipo di medicina forse? Una scuola in competizione frontale con la medicina allopatica, con l’omeopatia, con l’ortomolecolare, con l’ayurvedica, con la macrobiotica, con la teosofia steineriana, coi Fiori di Bach e tutto quanto esiste in campo terapeutico? Molto di più di tutto questo.

L’igienismo è spirito, modo di essere piuttosto che teoria e metodo di cura.

ESSERE IGIENISTI E’ DOVERE RESPONSABILE PER OGNUNO DI NOI

Hygiene è una serie di regole, di leggi naturali, di principi trasversali che riguardano e attraversano tutte le scuole e tutte le filosofie, per cui ognuno di noi, medico o non medico, naturopata o non naturopata, laureato o privo di questi sudati, ma anche odiosi ed abusati e discriminanti pezzi di carta chiamati titoli di studio, ha il diritto e il dovere di essere igienista, ovvero di pensare in modo civile, retto, virtuoso, sensato, sociale, educato, amorevole e rispettoso.

LA DISGRAZIA DI TRADIRE SE STESSI

Paradossalmente, ha dentro di sé doti igienistiche anche il medico che sta conducendo operazioni chirurgiche e farmacologiche border-line, anche il macellaio che sta affondando il coltello nella gola di un ennesimo maialino urlante, anche la studentessa scemetta che esce da scuola con aria sfrontata e sigaretta in bocca, impedendo al suo sistema cellulare di ossigenarsi e di vivere, arrecando cioè grave offesa a se stessa e al bambino che un giorno potrebbe voler concepire. In tutti questi casi la gente infrange le regole e fa finta di niente. Ha imparato a tacitare la voce interna della propria coscienza e a fare il callo sopra una pessima abitudine o su una deformazione professionale. Questo significa tradire se stessi e tradire il prossimo, oltre che diseducare gli altri e diffondere il cattivo esempio.

VOGLIAMO IL RINNOVO DELLA MAGNA CHARTA

Cosa chiediamo in concreto noi igienisti? Abbiamo delle pretese e delle ambizioni che vanno molto al di là del cavolfiore, delle castagne e dei ravanelli.  Non possiamo chiuderci nel nostro orticello e disinteressarci di quanto sta avvenendo intorno a noi, come se si trattasse di cose ne non ci riguardano.

Ci riguardano eccome.

Vogliamo una civiltà in sintonia e in simbiosi con la natura, e non in conflitto insanabile con essa.

Una civiltà in logica continuazione con quelle del passato, Inca, Maya, Egizia, Indiana, Cinese e Greco-Romana. Chiediamo il rinnovo della Magna Charta a tutela dei diritti fondamentali. Una Magna Charta contro lo schiavismo, contro il razzismo, contro la sopraffazione del più debole, contro il consumismo esasperato, contro l’impoverimento progressivo dei popoli, contro la plutocrazia e l’oligarchia dei nostri giorni, contro tutte le armi di offesa e in particolare contro le armi psicotroniche di ultima generazione, più che mai disumane ed angoscianti, che caratterizzano gli arsenali segreti dei despoti al potere.

UNA PLEBISCITARIA RIBELLIONE MONDIALE CONTRO ROTHSCHILD E ROCKEFELLER

Vogliamo senza mezzi termini una pacifica e plebiscitaria ribellione mondiale contro l’infido ed iniquo dominio dei Rothschild e dei Rockefeller, dei regnanti d’Olanda e d’Inghilterra, delle 15 famiglie che hanno in mano le sorti del pianeta, contro i galoppini presidenziali tipo Bush, Clinton e Obama, e contro i servitori del soldo e del potere tipo Soros, Murdoch, Brezynski, Kissinger e Gorbachev, contro i lustrascarpe politici di tutti i governi e di tutti i ministeri, contro lo strapotere delle maggiori banche, manovrate dai soliti ignoti.

INDIGNATI MA NON-VIOLENTI

Siamo di sicuro indignati, per usare un termine di grande attualità, ma non vogliamo affatto spaccare tutto, come successo a Roma la scorsa settimana. Condividiamo l’opinione che i facinorosi vadano fermati, individuati ed arrestati. E che debbano pure pagare i danni. Incitiamo la gente all’amore, alla calma e non alla violenza.

Non cerchiamo tensioni e meno ancora scontri contro le forze dell’ordine, non intendiamo praticare offese di alcun tipo contro cose o persone. Vogliamo soltanto avvertire questa gente, targata Bilderberg, che sta portando il pianeta verso il baratro, che è arrivato il momento di mollare l’osso. Vogliamo dirglielo tutti in coro e all’unisono. Sette miliardi di persone contro centomila o al massimo un milione incluso i lobbisti, i reggi-gabbana e gli opportunisti.

IL NUOVO ORDINE MONDIALE E’ UNA BUFFONATA PAZZESCA

Vogliamo dirgli chiaro e tondo che non ci stiamo. Vogliamo dirglielo in faccia che hanno superato il limite di guardia e che sono delegittimati a dirigere e a governare le sorti del pianeta. Vogliamo mettere in chiaro che il NWO che stanno furtivamente allestendo nell’ombra, come un uovo di Pasqua con sorpresina finale per tutti noi, con tanto di portafogli vuoti e carte di credito telecontrollate, con tanto di vaccinazioni obbligatorie e microchippate, con tanto di sovra-religioni stile New Age, è una buffonata pazzesca, come diceva il grande Fantozzi a proposito del film filo-sovietico “La Corazzata Potyomkin”.

I LORO PROGRAMMI NON COLLIMANO COI NOSTRI

Pretendono di far marciare il mondo a bacchetta lungo la falsariga della Prima e della Seconda Guerra Mondiale, costruite a tavolino dai loro avi solerti e complottanti? Vogliono far cadere come birilli i Saddam, i Gheddafi e tutti i regimi scomodi (non certo per le loro probabili malefatte, ma perché regimi non manovrabili, amalgamabili e gestibili a piacere)?

Vogliono ridurre la popolazione mondiale avvelenandola con le scie chimiche, debilitandola e sterilizzandola con i vaccini, ammonendola con terremoti, tsunami e cambi climatici innescati ad arte?

Vogliono far implodere l’economia e impedire ai giovani di trovarsi un decente posto di lavoro?

Vogliono innescare uno sviluppo alla rovescia? Vogliono una Terza Guerra Mondiale in rispetto del “Non c’è il due senza il tre” o della data cabalistica del 21 Dicembre 2012?

SIAMO IN TROPPI? IMPAREREMO NUOVE TECNICHE DI SOPRAVVIVENZA.

Non ci stiamo alle loro inquietanti e sinistre trame nere.

Siamo in troppi? Rispondiamo che c’è posto per tutti a questo mondo. Troveremo modo di divertirci di più e di generare di meno, di pregare di più (per santi e asceti) e di rapportarci di più, di farlo con più piacere e più libera giocosità, con meno calcoli e meno ipocrisia (per carnali e peccatori). Troveremo insomma il modo di convivere più serenamente e più sani.

NON ESISTE CARNE DA MACELLO

L’umanità non è carne da macello. Ogni persona ha il suo carattere, la sua preziosa valenza, il suo valore individuale, il suo ruolo karmico e sovrannaturale.

Nemmeno gli animali sono carne da macello, beninteso. Chi ci garantisce che in essi non alberghino delle anime umane?

In ogni caso, umani o non umani, gli animali hanno una grande anima così come sono e come appaiono, ed è dovere civile, morale, etico e legale di tutti gli uomini, dal primo all’ultimo, operare attivamente per la loro liberazione.

Mio figlio Francesco mi ha minacciato qualche giorno fa di denunciarmi all’Ente Protezione per maltrattamento animale nei riguardi di una cinghialetta vietnamita, prontamente denominata Gina, grande non più del gatto. In pochi giorni è diventata padrona del cortile e dell’orto, amichetta di famiglia, ciarlona, sempre pronta a fare ridicoli e vorticosi giri su se stessa, pronta a seguirti dovunque, persino a correre dietro la tua bicicletta per chilometri lungo i campi.

UNA MINUSCOLA CINGHIALETTA-CATERPILLAR DI NOME GINA

Due chili di peso ma la forza esplosiva di un Caterpillar. Non appena ho sistemato l’orticello, mettendo accuratamente a dimora trecento piante di radicchio invernale, prima delle piogge in arrivo, mi ha messo letteralmente sottosopra l’intero impianto. Reti di protezione, rinforzi, rimproveri e altri mezzi ancora.

Nulla da fare.

Dopo aver rifatto l’orto per tre volte, e avermelo visto distrutto il giorno dopo, ho deciso di trasferirla nel mio bosco recintato sottocasa, assieme a caprette ed anatre, suscitando le critiche dei miei ragazzi.

UNA CREATURA ESTREMAMENTE PERMALOSA

Sapevate forse che maialini e cinghiali sono esseri dolci e amichevoli, ma anche molto permalosi?

L’ho scoperto da me. Sono andato nel bosco due giorni dopo a portare un grosso secchio di mele, di mais, di bucce di patata e di scorze di melone. Le caprette mi hanno fatto festa e mi si sono strusciate contro. La Gina invece, si è defilata dal gruppo e se ne è rimasta a qualche metro di distanza, senza dire niente, senza un singolo grugnito. La fine temporanea (spero) di una luna di miele.

Dovrò darmi molto da fare per recuperare l’affetto perduto.

Queste sono le creature che noi chiamiamo bestie, e che pretendiamo essere senza sentimento senza personalità e magari senz’anima!

AUSCHWITZ NON FINISCE MAI

Torniamo a noi per dire che Auschwitz non è per niente superato.

Non voglio usare queste inenarrabili tragedie umane del passato per banali scopi discorsivi. Ma Auschwitz è diventato il simbolo di tutte le peggiori cattiverie. Auschwitz non sta purtroppo dietro i fili spinati di Oswiecim in Polonia.

Quello è il luogo storico dove sono successe cose che non sarebbero mai dovute succedere, e che nessuno avrebbe mai voluto vedere e conoscere.

Auschwitz, fatte le debite proporzioni, sta nel nostro frigorifero, nella nostra dispensa, nel tipo di fame e di gusti perversi che alberghiamo nelle pieghe dello stomaco e della mente.

COS’E’ TUTTO QUESTO SE NON AUSCHWITZ?

Auschwitz inizia quando in televisione si propongono ricette basate sui fichi al salame e allo speck, irrorati magari di cabernet al sangue di bue.

Auschwitz si realizza quando entriamo nel bar di qualsiasi stazione ferroviaria e troviamo cento panini sovrapposti che trasudano odore di morte e cadaverina, con pane bianco allo strutto, con coscia disossata di pollo e mortadella, e nemmeno un panino integrale con della crema di olive, dell’insalata e delle melanzane.

DOPOTUTTO SONO SOLO ANIMALI

Auschwitz prosegue quando guardiamo indifferenti e cinici un vagone-bestiame o un camion sovraffollato di bovini vocianti e disperati, affamati ed assetati, destinati alla voracità vampiresca dei bipedi mangiatori di cadaveri.

Auschwitz si attua quando passiamo accanto a un mattatoio, a una macelleria, a una salumeria, a una stalla-prigione con persone senzienti e sensibili come noi, e pensiamo che “dopotutto sono soltanto animali senza feeling, senza diritti, senza bisogno di dare e ricevere affetto”.

Auschwitz consiste nell’addensare il sangue con le brodaglie e le diete alto-proteiche della medicina, e nel fluidificare lo stesso sangue con l’eparina di maiale, derivata dalla pressatura di budella porcine.

I VERI MACELLAI SIAMO NOI E NON GLI SGRAZIATI GARZONI DEL MATTATOIO

Consumiamo carne, pesce, uova e latticini?

Per qualche uovo e per qualche formaggio crudo di malga, si potrebbe anche chiudere un occhio, se la creatura vivente che ci regala questo prodotto venisse almeno premiata, rispettando il suo diritto di vivere e morire secondo natura, e non per mano di un boia.

Siccome questo accade raramente è meglio che ci ripensiamo. Il peccato proteico non è certo veniale ma mortale, è un voler male agli altri, oltre che a noi stessi. Quando facciamo una scelta di quel tipo, siamo noi i veri macellai e i veri satrapi, non i garzoni della macelleria, non il loro coltellaccio che gocciola, fuma e olezza sangue.

I macellai esistono in funzione nostra. I pescatori delle tonnare, i cacciatori di delfini e di balene esistono in funzione nostra, in funzione delle nostre scelte quotidiane.

ANCHE I MACELLAI HANNO UN CUORE CHE BATTE

Beppino di Branco, mio caro amico, macellaio più per tradizione paterna che per scelta, mi confessò, con estrema chiarezza, un paio di mesi prima di passare a migliore vita, ”Valdo, non hai torto a difendere gli animali. Tu sai però che sono vittima del sistema”.

“Ho le mie colpe, le mie magagne, le mie debolezze e non le nascondo. Non sono riuscito a trovare una via alternativa, e non ho avuto il coraggio di andare contro il business di famiglia!”

LA COTTOMANIA NEL MIRINO DI TITO LUCREZIO

Veganismo dunque, senza alcun dubbio e senza alcuna esitazione.

La scienza e l’esperienza ci dimostrano però che, per stare davvero bene, nemmeno quello basta.

L’errore marchiano dell’umanità, dopo la proteinomania, è la cottomania.

Questo lo sapevano già gli antichi romani.

Il maggior poeta romano dopo Virgilio, Tito Lucrezio (99-55 a.C), cento anni prima di Cristo, additava il cibo cotto come causa dell’indebolimento progressivo della razza umana e come causa dell’accorciamento della vita stessa.

E lo diceva quando Roma viveva i suoi 600 anni di massimo splendore politico e di sfratto totale all’arte medica, quando il cavolo crudo era considerato simbolo della salute nella città Eterna.

Lo diceva, nota bene, quando nelle abitazioni romane non c’erano i fornelli a gas, i fornelli elettrici, i micro-onde.

Quando non esistevano i supermercati di oggi stracarichi di cibi concentrati, irradiati, sintetizzati, precotti, pastorizzati, congelati, salati e dolcificati.

LE ACUTE OSSERVAZIONI DI ORAZIO

Non è che a Roma mancassero anche grottesche esibizioni di cattivo gusto, come rileva Quinto Flacco, detto Orazio (65-5 a.C), osservatore sereno, sorridente e indulgente delle debolezze umane, sulle quali ironizza non poco.

Se da un lato i legionari mantenevano le tradizioni degli spartani, stando sulla frutta e la verdura, e su orzo e farro abbrustoliti, non mancavano i ghiottoni, i ricchi oziosi ed annoiati che cercavano stimoli nei cibi strani e sofisticati, nell’”assum” (arrosto) e nell’”elixum” (bollito), nel “pullus” (carne di pollo), nell’”haedus” (carne di capretto), nel “pavo” (pavone) più che nella comune gallina, nell’”aper” (cinghiale) più che nel comune maiale, nelle ostriche e nel rombo più che nella comune sardella.

I BUONGUSTAI ROMANI DAL VOMITORIO FACILE

Erano i banchetti dei buongustai romani, quelli che non disdegnavano pesci e uccelli, fegato di oca bianca e fichi per addolcirne la schifezza, gru affettata e farcita con sale e farro, per mascherarne il sapore di morte e la povertà nutrizionale.

Quelli che non disdegnavano le zuppe di ceci, fave e lenticchie, e nemmeno le “liba” (gustose focacce) e le “mellitae placentae” (torte al miele).

Gente insoddisfatta che si trovava poi alle prese col “vomitorium”, con grandi gastriti e con inevitabili stitichezze, nonostante le abbondanti caraffe di vino che giravano sui tavoli.

Gente che rappresentava tutto sommato la mollezza e la degenerazione, i segni anticipatori di disgregazione etica e materiale dell’impero.

LA SEMPLICE E SOBRIA DIETA DI ORAZIO

Orazio invece, memore della sua militanza nelle file dei soldati di Bruto, manteneva una dieta basata su cibi semplici, tendenzialmente crudi, sani e poco lavorati.

Una dieta inclusiva di mele, di “pensilis uve” (uva passa), datteri e fichi, lattughe e cicorie, ravanelli e porri, cavoli e rafani, delicate malve e tante olive. A fine pasto il suo dessert era rappresentato spesso dalle more di rovo o da frutti di bosco. Quando Orazio aveva davvero fame, il delizioso “cum sale panis” (pane col sale) calmava i latrati del suo stomaco. Stessa cosa per le fave bollite e le zuppe di legumi, che di tanto in tanto apprezzava. Il cibo insomma serviva a divertirsi e a stare bene, non certo ad ingozzarsi e a soffrire le pene dell’inferno.

LO STOICISMO NON DEVE SCONFINARE NELLA MORTIFICAZIONE

Orazio non era un estremista ma solo un saggio, al pari dell’imperatore igienista Marco Aurelio Antonino (121-180 d.C), ammiratore di Seneca e di Epitteto (filosofo stoico vissuto in Roma fino al 94 d.C, quando Dominiziano cacciò i filosofi dalla capitale). Quel Marco Aurelio i cui scritti rimangono oggi tra i più seguiti in quella cultura americana che cerca, non senza qualche ossessione, punti di riferimento e di origine alle proprie inquietudini e alle proprie incertezze morali.

Lo stoicismo rappresentava, assieme all’epicureismo, lo sforzo supremo del paganesimo romano verso un ideale di nobiltà e di fermezza morale, verso l’impassibilità e il dominio di se stessi, verso il disprezzo eroico del dolore e delle avversità.

Orazio comunque ironizza su un tale Avidieno, notoriamente spilorcio, che si cibava soltanto di olive vecchie e di bacche selvatiche. La sobrietà e lo stoicismo sono una cosa, ma l’autolesionismo, l’afflizione, il castigo e la mortificazione della carne non rientrano affatto tra le pratiche da raccomandarsi.

GLI INTEGRATORI SONO PSEUDO-CIBI, SONO DEI VIAGRA ALIMENTARI

Tornando ai nostri tempi odierni, imperano i cuochi trasformatori, mescolatori e distruttori di vivande, e impera la cotto mania. Nella cottomania si include anche la integratormania, ovvero la micidiale tendenza a correggere sinteticamente le proprie carenze, ignorando che le vitamine e i minerali di sintesi non sono affatto degli alimenti ma delle droghe, dei veri e propri Viagra alimentari, dei farmaci dopanti che creano dipendenza.

Nella scala Simoneton i cibi sintetici non producono onde vibrazionali vivificanti ma solo perturbazioni chimiche che nel breve stimolano, ma nel lungo periodo vengono a costare care.

La prova del nove sta nella dipendenza che causano gli integratori. Una volta presi non li puoi abbandonare, se non vuoi cadere in piena depressione.

I SISTEMATICI CAPITOMBOLI DELLA MEDICINA

La medicina nemmeno farlo apposta, casca sempre nelle reti della chimica. Si è fatta infinocchiare dal chimico Louis Pasteur coi batteri causativi di malattia, mentre la colpa è sempre del terreno corporale.

Si è fatta ciullare dal chimico Linus Pauling e dalla cosiddetta ortomolecolare, con le miracolose megadosi di vitamina C, che sballano letteralmente gli equilibri del corpo.

Si è fatta inchiappettare dal chimico Barry Sears, con la Zona, ossia la peggiore dieta del secolo, con gli Omega3 da pesce, uniche prostaglandine negative ed ammalanti, quando gli Omega3 salubri esistono abbondanti nelle mandorle, nelle noci e nei semini.

SIAMO PER UNA ALIMENTAZIONE NATURALE E NON DOPANTE

Siamo dunque per una alimentazione naturale e non dopante, non stimolante e non deprimente, non idratata da eccessiva acqua minerale, come blaterato dalla medicina.

Siamo per un’alimentazione responsabile, capace di produrre in noi stessi una ricaduta benefica importantissima che si chiama non solo salute fisica ma anche auto-stima.

L’alimentazione non è solo cibo, ma tutto quello di cui ci nutriamo, tutto quello che mettiamo dentro di noi, incluse pertanto tutte le nostre scelte culturali e comportamentali.

MALTRATTARE L’INNOCENTE, L’INDIFESO, IL BAMBINO, LA CREATURA ANIMALE, E’ SEMPRE UN CRIMINE

“Veganismo per il bene dello spirito e dell’anima!”, e su questo sono tutti più o meno d’accordo, persino il dr Giorgio Calabrese.

Non penso sia divertente per nessuno maltrattare e ferire una creatura che ti pianta gli occhi negli occhi, ti guarda e ti interroga tremante ed impaurita sulle tue reali intenzioni, chiedendoti per quale motivo stai commettendo un odioso crimine che grida vendetta di fronte ad ogni Dio e persino ad ogni diavolo, per quale motivo le stai tagliando la gola.

ORRORE PER IL SANGUE E PROTEINA CHE NON FA PROTEINA

Ma noi andiamo anche oltre all’aspetto etico. Il veganismo è anche per il bene del corpo e della mente!

Il creatore del resto ha fatto le cose in modo armonico e perfetto. Non può essere sospettato di incoerenza, di imprecisione, di contraddizione. Ci ha dato una mente vegana che inorridisce davanti al sangue, e ci ha dato pure un corpo vegano e antiproteico, perché proteina non fa proteina.

IL CORPO NON AMA CIBI PRONTI MA CIBI DA ELABORARE E TRASFORMARE

Ci ha dato un corpo vegano e antilatteo, perché latte non fa latte.

Un corpo vegano e anticarneo, perché carne non fa carne.

Un corpo vegano e antisanguineo, perché sangue non fa sangue.

Un corpo vegano e antiacqueo, perché acqua non fa acqua ma si intrappola nel corpo. Provate a berne un bicchiere. Scoprirete che va dentro un bicchiere e ne viene fuori solo un quarto.

A conferma di come, più che una dieta carica di acqua, serve una dieta diuretica, ricca di frutta e di verdure crude. Il corpo non lavora per scomposizione e sostituzione come nei lego, ma per trasformazione ed elaborazione delle sostanze! Niente dunque mattoni preconfezionati ma sostanze integrali e facili da assimilare e da espellere.

UN CORPO SMACCATAMENTE VEGANO NON PUO’ ESSERE ALIMENTATO A PROTEINE ANIMALI

Il creatore ci ha dato un corpo vegano con intestino tenue assimilativo non corto, tozzo e liscio (per una rapida digestione-espulsione del materiale carneo-putrefattivo) come nei carnivori, ma lungo 9 metri, con tanto di gomiti spugnosi, rientranze, discese e risalite, con onde peristaltiche adatte all’avanzamento dei cibi fibrosi di tipo vegetale. Non a caso, l’abusivo ed incompatibile pasto carneo gironzola e intasa l’intestino per 40 e più ore.

Ci ha dato un corpo con stomaco non carico di acido cloridrico come nei carnivori (20 volte più acido che nei bipedi), e quindi inadatto a disgregare il guscio delle proteine animali e a trasformarle in aminoacidi. Un corpo privo di enzima uricasi, a differenza dei carnivori che ne hanno a iosa, e ogni chilo di carne o di pesce ha 28 grammi di acido urico che non riusciamo a disgregare. Ci ha dato un sangue alcalino con un inalterabile pH 7.30-7.50. Un sangue che va in mortifera acidificazione non appena superiamo il tetto massimo di 20-30 grammi di proteine totali al giorno (quota che ogni vegano-crudista raggiunge in modo disinvolto e ad occhi chiusi.

LA MALEDIZIONE DI UN COLON SPRIGIONANTE MIASMI PUTREFATTIVI

Ci ha dato un colon non idoneo ai colibatteri putrefattivi, anaerobi e disbiotici delle carni, del pesce e delle uova, ma adatto ai batteri aerobi e simbiotici.

E, ricordiamocelo bene, proprio dalla disbiosi partono i micidiali miasmi putrefattivi che risalgono l’organismo internamente andando a provocare tutte le malattie del corpo e della psiche, creando intasamenti cerebrali, oltre che disturbi gravi alla vista, all’udito e alla parte nasale.

SIMBIOSI DA FLORA BATTERICA SAPROFITA E DISBIOSI DA FLORA BATTERICA PUTREFATTIVA

Vediamo però di approfondire questo argomento del gioco simbiosi-disbiosi che ha importanza basilare.

L’effetto più grave di una alimentazione iperproteica (o alto-proteica nel linguaggio di Pitagora), basata cioè non sulle innocenti proteine vegetali, ma su quelle farabutte di origine animale, è la disbiosi intestinale.

Disbiosi significa sovvertimento della flora batteria umana, che è una flora di tipo sapròfita (vegetal-derivata) e non di tipo putrefattivo (animal-derivata).

La flora batterica sapròfita è responsabile dei fondamentali processi di assimilazione delle sostanze nutritive (vitamine naturali) contenute nei cibi vegetali (frutta, ortaggi, tuberi, cereali, semi e legumi).

LA PARTITA TRA SALUTE E MALATTIA SI GIOCA TUTTA NELL’INTESTINO

L’intestino umano ha un volume di circa 6 litri e una enorme superficie di 400-600 metri quadri

(2 campi da tennis), con 150 stazioni linfonodali tra la gola e l’ano, importantissimi presidi di linfociti o globuli bianchi che mantengono le difese immunitarie a ridosso di quella che può essere considerata l’area più delicata, critica e pericolosa del corpo, chiamata anche lume intestinale.

Ed è proprio su questa enorme superficie, che include 4,5 milioni di villi a forma di libricino

multi-pagine, che si gioca la partita vitale. E’ proprio qui che si fa la differenza tra stato di salute e stato di malattia.

GIUSEPPE NACCI, UN MEDICO TRASPARENTE E, MANCO A DIRLO, RADIATO

La massa fecale in un soggetto vegetariano è costituita per il 20-40% da germi buoni, da enterobatteri simbiotici o sapròfiti appartenenti a 500 specie diverse (Bifidobacterium, Citrobacter, Edwardsiella, Eschericia-coli, Enterobacter, Klebsiella, Pseudomonas, ecc).

Trattasi come dicevamo di germi aerobi, bisognosi di ossigeno per vivere.

Essi sono gli artefici della simbiosi tra corpo umano e germi stessi.

Quella simbiosi che consente all’uomo un buon equilibrio assimilativo delle vitamine. Quella simbiosi che assicura nel contempo ai batteri un habitat ideale, ossigenato per la proliferazione dei medesimi, come dice il dr Giuseppe Nacci nel suo ottimo testo “Diventa medico di te stesso”, Editoriale Programma.

Questi batteri buoni non sono danneggiati dall’alimentazione vegana, pur essendo frutta-verdure-spezie ricchissime di sostanze germicide, fungicide e parassiticide (come gli allicini contenuti nell’aglio comune, nell’aglio ursino, nei porri e nelle cipolle).

PROLIFERAZIONE A DISMISURA DEI GERMI SCOMODI

La massa fecale, nella parte iniziale alta dell’intestino, contiene circa 1 milione di germi per 1 grammo di escrementi. Via via che essa scende nel tubo intestinale, aumenta la sua percentuale di germi simbiotici o sapròfiti, raggiungendo il valore di 10 milioni di germi “buoni” per 1 grammo di feci.

Ma, nella parte finale dell’intestino, nel colon, cominciano a formarsi colonie di germi completamente diversi da quelli “buoni”. Sono i germi anaerobi della putrefazione, quelli capaci di sopravvivere anche in assenza di ossigeno (Bacteroides, Peptostreptococchi, ecc).

La quantità di questi germi “cattivi” aumenta a dismisura, raggiungendo valori compresi tra 1 e 100 miliardi per 1 grammo di massa fecale.

PIU’ CHE GERMI BUONI E CATTIVI ESISTONO DIETE BUONE E DIETE CATTIVE

Questi germi “cattivi” dovrebbero essere confinati solo all’ultima parte dell’intestino ma, l’alimentazione sbagliata, ricca di proteine animali e di zucchero sintetico, tende a far sì che essi risalgano le zone proibite.

Tipico il caso dell’helicobacter pilori, che è suo malgrado onnipresente nelle ulcere gastriche allo stomaco.

Ovvio poi che i termini “buono e cattivo” vadano presi con le pinzette.

In realtà, più che parlare di germi buoni e cattivi è opportuno parlare di buona alimentazione e di cattiva alimentazione, dove la buona genera batteri confacenti e la cattiva produce germi scomodi.

Non servono dunque politiche vaccinatorie e antibiotiche, ma soltanto scelte alimentari congrue.

CASEINA, MICOTOSSINE, CANDIDE E PARASSITI INTESTINALI

L’imputato numero uno di tutti i mali umani rimane la caseina del latte, con tutti i suoi derivati, in quanto provoca una enorme riduzione della quantità di ossigeno presente nel tratto intestinale, grazie alla sua capacità di incollare le pareti intestinali fra di loro, riducendo la superficie assimilativa tipo 2 campi da tennis a un piccolo sgabuzzino di pochi metri quadrati.

I germi anaerobi causano una marea di problemi.

Tolgono in particolare spazio ai sapròfiti e aprono la strada ai funghi, alle micotossine, alle candide e ai vermi intestinali.

EOSINOFILI SUPERIORI AL 2 PERCENTO

La presenza di parassiti intestinali è un fenomeno diffusissimo e sottostimato nella popolazione italiana di oggi, e lo confermano gli eosinofili che stanno troppo spesso su livelli superiori al limite del 2%.

Gli eosinofili sono globuli bianchi del sangue colorati dalla eosina in caso di elmintiasi (presenza di parassiti).

La eosina è formata da cristalli di sale sodico rilasciati dai vermi stessi.

Le malattie chiamate auto-immuni hanno come costante ezio-patogenesi, cioè come frequentissima causa, la presenza di vermi nell’intestino.

PRESENZA DI VERMI IN TUTTE LE MALATTIE AUTOIMMUNI

Tra le malattie autoimmuni, dove la medicina nulla può fare se non somministrare disperanti ed inutili cortisonici, ci sono la SM o sclerosi multipla, gli sbalzi tiroidei (ipertiroidismo Flajani-Graves-Basedow, e ipotiroidismo Hashimoto), il LES o lupus eritematoso sistemico, le connettiviti, la sarcoidosi, il morbo celiaco, il morbo di Crohn, le rettocoliti, il diabete 1, il morbo di Sjogren (ghiandole salivari), le uveiti, le spondiolo-artriti,  la poliartrite reumatoide, e tante altre ancora, spesso definite idiopatiche, lantaniche, criptogenetiche e iatrogene (o medico-causate).

I germi della putrefazione aprono dunque la strada a funghi e parassiti, provocando una caduta delle difese immunitarie.

Guarire significa dunque combattere la pigrizia linfatica, la stitichezza, la densità del sangue, la disbiosi intestinale e la conseguente presenza parassitaria.

Ecco spiegata la formidabile superiorità del sistema vegano tendenzialmente-crudista su tutte le baggianate mediche e non-mediche in circolazione.

LA PERDITA DI IMPERMEABILITA’ NELLE MEMBRANE CELLULARI E L’IMPORTANZA DEGLI OLI VEGETALI SPREMUTI A FREDDO

La penetrazione tossica è resa possibile anche dall’alterata permeabilità della parete intestinale alle tossine putrefattive, causata dalla carenza cronica di vitamina F.

Come indicato diversi decenni orsono dalla Katherine Kousmine, “la normale impermeabilità dei tessuti viene perduta, le difese immunitarie sono travolte e l’equilibrio immunitario si spezza”.

Solo la vitamina F, ovvero l’acido cis-cis linoleico tipico degli oli vegetali spremuti a freddo, assicura la giusta impermeabilità alle membrane cellulari del rivestimento intestinale e costituisce la materia prima da cui l’organismo sintetizza le prostaglandine anti-infiammatorie PGE1, specifiche delle mandorle, delle noci e dei pinoli.

RUOLO MICIDIALE DEI GRASSI SATURI DELLA CARNE

Gli acidi grassi saturi invece determinano gravissime alterazioni alla membrana cellulare, prendendo il posto della vitamina F. Questo determina gravi forme di permeabilità a diverse sostanze negative come il glucosio in eccesso (con comparsa di diabete 2), quali le sostanze apoptotiche, antitetiche alla vitamina C e quindi potenzialmente cancerogene. L’apoptosi non è altro che la normale moria programmata da parte delle cellule.

IL FALSO PROBLEMA DEGLI AMINOACIDI ESSENZIALI

Le varie proteine generano circa 20 aminoacidi, di cui 9 sono denominati essenziali, perché non sintetizzabili facilmente dal corpo (secondo la visuale medica).

Trattasi di valina, isoleucina, leucina, metionina, istidina, triptofano, fenilanina, treonina, arginina.

Non è vero però che nella frutta e nella verdura crude manchino gli aminoacidi essenziali. Essi esistono in quella quantità minima ed assimilabile che la natura ha saggiamente riservato al corpo umano. Se poi al piatto di cereali (specie il miglio, il saraceno, il quinoa e il riso scuro che sono pure alcalinizzanti) associamo dei legumi, riusciamo a dare al corpo tutto lo spettro proteico, dato che i cereali sono carenti di lisina ma ricchi di metionina, mentre i legumi sono carenti di metionina ma ricchi di lisina.

LE UNIVERSITA’ CONTINUANO A DISINFORMARE E A CONFONDERE

Importante evitare gli OGM, specie quelli dei legumi, in quanto contengono tutti gli aminoacidi e sono dunque pericolosi in quanto ci fanno debordare dal tetto proteico.

Eppure, nelle università, si continua ad insegnare che il fabbisogno proteico giornaliero di un adulto è di 60 grammi/giorno per un individuo del peso di 70 (la FDA parla di 75 grammi oggi, dopo le imbarazzanti follie numeriche degli anni scorsi), quando in realtà la dose proteica di sicurezza è molto più bassa, e si aggira su 10-20 grammi di proteine/giorno, e forse anche di meno (mentre la OMS e tanti altri enti medici hanno ufficializzato per ora 24 o massimo 30 grammi/giorno, cifra raggiungibile comodamente con qualsiasi dieta vegano-crudista).

TAMPONI AMMONIACALI E TAMPONI MINERALI CONTRO L’ACIDIFICAZIONE

Quando arrivano troppe proteine, non solo scatta la leucocitosi digestiva, ma l’apparato digerente è pure costretto a mobilitare dei minerali-tampone per contrastare il pH acido dei cibi.

Uno dei sistemi più efficaci è quello del tampone ammoniacale, per cui i reni iniziano a produrre ammoniaca, che è sostanza alcalina.

Se la minzione è dolorosa e sa di ammoniaca significa che le urine stanno eliminando acidità, ed è suggeribile prendere a contrasto un succo di agrumi o dei mirtilli.

PRODURRE AMMONIACA  A LIVELLO RENALE SIGNIFICA ANDARE DIRITTI VERSO LA DIALISI

L’eccessiva produzione di ammoniaca in zona renale causa via via una graduale ma inevitabile insufficienza cronica dei reni (dimostrata dalla presenza di proteine e di creatina nelle urine).

L’organismo ricorre anche alle scorte di minerali alcalinizzanti come calcio, sodio e magnesio, prendendoli dalle ossa e causando così artrosi, osteoporosi e carie dentarie.

NEL MIO SCHEMA NUTRIZIONALE VEGANO, TENDENZIALMENTE CRUDISTA, STANNO LE LINEE GUIDA CHE HO ADOTTATO

Tutta questa pappardella l’ho sintetizzata a livello pratico nel mio schema nutrizionale vegano tendenzialmente crudista, di due sole pagine, che prende pure in considerazione la vitalità dei cibi, ossia la vibrazione alta che li rende rivitalizzanti e capaci di ricaricare le nostre batterie, evitando che la nostra vibrazione corporale scenda sotto il livello di guardia di 6500 Angstrom, facendoci diventare degli emanatori di un’aura grigia-ammalante, dei vampireschi buchi neri assorbitori di energia dal prossimo.

Schema che ognuno può utilizzare personalizzandolo in modo appropriato.

IMPARIAMO A USARE IL FRENO E L’ACCELERATORE

Eppure la gente continua a chiedermi quanto di questo e quanto di quello, continua a pretendere grammi, etti e chilogrammi, ignorando che ogni corpo è basilarmente uguale, ma anche diverso in piccoli ma decisivi dettagli.

In ogni auto c’è un serbatoio, un acceleratore, un freno e un freno a mano di emergenza. Anche noi siamo dotati delle stesse cose. Impariamo pertanto a usare la nostra auto corporale, ad ascoltare l’acceleratore dell’appetito e il freno della sazietà.

PER I BAMBINI IL DISCORSO NON CAMBIA MOLTO

Questo per i grandi. Per i bambini il discorso non cambia di molto. Il bambino non è un marziano o un alieno, ma è soltanto un piccolo uomo che deve crescere bene e al meglio. Crescere bene non vuol dire affatto crescere in fretta come insegna la pessima e demenziale pediatria mondiale. Ognuno ha i suoi tempi e modi di sviluppo, e non esistono tabelle di crescita valide per tutti. Forzare i piccoli alla crescita con svezzamenti alto-proteici è il tradimento più infame che si possa fare nei loro confronti.

IL DOVERE DI PREPARARSI IN MODO RESPONSABILE

Il futuro genitore che si vuole bene e ha cura di se stesso, deve pensare anche al bene del bambino in cantiere, e questo significa adottare uno stile di vita particolarmente virtuoso e responsabile, evitando l’uso di fumo, alcol, caffè, farmaci, vaccini, doping. Evitando pure lo stress, l’insonnia, i luoghi chiusi, i luoghi inquinati ed irradiati, l’eccesso o la carenza di sport.

Durante la gravidanza la futura mamma opterà per una alimentazione normale, cioè vegana e tendenzialmente crudista, ricca di tutti i tipi di frutta, germogli, verdure, tuberi, cereali e semi.

BASILARE IMPORTANZA DELL’ALLATTAMENTO AL SENO

La mamma allatterà con intervalli di 3 ore circa tra una poppata e l’altra, e sarà preferibile abituare il piccolo a dormire durante la notte. Dai 6 mesi in poi è possibile già intercalare tra le poppate un succo d’arancia dolce a metà mattina e un succo di frutta dolce (esempio mela o pera) a metà pomeriggio.

Da ricordare che il latte materno contiene soltanto l’1-1,5% di proteine, percentuale equivalente esattamente a quella della frutta in genere.

A un anno si può sospendere la poppata della sera e introdurre al suo posto la banana schiacciata, dove l’amido si trasforma in zucchero e la banana diventa più digeribile. Si può anche introdurre il latte di mandorle fatto in casa, frullando, anche assieme alle mandorle, mele, datteri, uva passa e fichi secchi.

UNO SVEZZAMENTO PROGRESSIVO E VIRTUOSO, DOVE SVEZZAMENTO SIGNIFICA DISTACCO PROGRESSIVO DAL LATTE

Dai 15 mesi si può introdurre qualche amidaceo naturale cotto per pranzo (patate, zucche, cavoli, fagiolini) preceduto da una verdura cruda  (cetriolo, carota, finocchio pomodoro, zucchina).

Dai 2 anni è possibile interrompere l’allattamento al seno e il nuovo schema sarà basato su frutta acida a colazione, banana a metà mattina e cereali senza glutine a pranzo (miglio, riso, grano saraceno, quinoa, mais), preceduti da verdure crude con avocado. Merenda con mele o pere a metà pomeriggio e frullato di mandorle per cena. Pappette con farina di castagne, di carrube, di manioca  e di pistacchi, sono sempre gradite. La crema di avena con latte di cereali, e rinforzata con semini macinati di sesamo, lino, girasole e zucca, potrà essere introdotta progressivamente nella dieta del bambino in crescita.

NESSUN COMPROMESSO CON LE VACCINAZIONI

Importante che il bimbo possa contare sul buon esempio dei genitori. Mamma e papà devono dimostrargli di gradire genuinamente il cibo vegano che mangiano, e di ottenere da esso ottimi risultati.

Basilare poi che gli vengano risparmiate tutte le vaccinazioni. Per i bambini non-vaccinati non esistono rischi di alcun tipo, tant’è che risultano essere sempre più sani e pimpanti dei vaccinati.

Alluminio e mercurio sono metalli ultra-pericolosi, e sempre presenti nei vaccini.

Faremmo forse dormire i nostri bambini su un materasso di amianto? Li lasceremmo forse giocare in un cortile contaminato dal plutonio?

Immettere sostanze velenose nei loro corpicini non è un errore ma un crimine.

VIETATO FORZARE ED ANTICIPARE LA CRESCITA

Ho due ragazzi di 15 e 22 anni. Ho subìto pressioni indescrivibili, raccomandate RR, minacce scritte e contravvenzioni da parte delle autorità sanitarie. Mi sento orgoglioso come genitore di aver resistito all’arroganza della sanità. Non sono mai stati vaccinati. Erano tra i più piccoli nelle rispettive classi delle elementari. Possiedo chiare conferme fotografiche. Le insegnanti stesse lo possono confermare. Francesco, il maggiore, è oggi più alto di me. William lo sta seguendo. A conferma che non bisogna forzare i  bambini verso la crescita.

POSSONO I BAMBINI SEGUIRE UN’ALIMENTAZIONE VEGETARIANA?

“Assolutamente sì. Molti studi dimostrano che i piccoli che seguono un menu vegetariano hanno sviluppo regolare e si ammalano di meno già all’asilo perché hanno difese immunitarie migliori.

Il loro quoziente d’intelligenza è pari o superiore a quello dei coetanei onnivori”.

Detto da me non farebbe una grinza. Ma se lo afferma in modo autorevole e perentorio l’ex-ministro della Sanità Umberto Veronesi nel suo libro “Verso la scelta vegetariana”, ed anche in un’intervista rilasciata nei giorni scorsi alla rivista “Oggi”, ogni residua perplessità, ogni titubanza ed ogni scetticismo sono destinati a sciogliersi come la neve al sole.

Valdo Vaccaro

Read Full Post »

dentifricio

Dentifricio in polvere? Si, perchè chi l’ha detto che il dentifricio debba essere per forza una pasta racchiusa in quei tubetti che tra l’altro nessuno sa se e come riciclare? Il dentifricio in polvere è una scoperta che potenzialmente riserva tanti vantaggi.

Ma ora vediamo come farsi il dentifricio in polvere in casa, con ingredienti naturali.

– Essiccare in un luogo asciutto e ombroso, non al sole, una manciata di foglie di salvia e timo e poi sbriciolarle una volta secche;
– Mescolare in un barattolino di vetro, usando un cucchiaino in legno, tre quarti di argilla bianca o caolino e un quarto delle briciole di foglie di salvia e timo di cui al punto precedente;
– Infine, aggiungere all’impasto qualche goccia di olio essenziale di menta, che oltre ad essere rinfrescante, ha anche un’azione antisettica;
– Dopo avere rimescolato bene il tutto, viene suggerito di aggiungere anche qualche chiodo di garofano, che favorisce la conservazione dell’impasto.

Utilizzo:
Attenzione, non intingete lo spazzolino bagnato nell’impasto. Va invece usato un cucchiaino di legno asciutto per prelevare una piccola quantità dell’impasto e stenderla sullo spazzolino.

Durata:
Un vasetto di dentifricio fai da te in polvere può durare per mesi, più di un dentifricio in tubetto che sia stato aperto.

Buon dentifricio in polvere a tutti quanti vogliano cimentarsi con questa interessante esperienza!

Read Full Post »

Lo shampoo naturale fai da te può essere un’esperienza che diverte ed arricchisce, oltre a rappresentare la

pratica più sostenibile in assoluto per quanto riguarda la cura dei capelli.

Vediamo dunque un paio di ricette, facili ed alla portata di tutti, di shampoo ecosostenibile fai-da-te.

1. Shampoo a base di farina di ceci: si basa sul potere “pulente” della farina di ceci, perché assorbe il grasso. Si basa sul principio assorbente dell’olio sui tessuti, che può essere velocemente smacchiato con il talco. Lo stesso con i capelli: la farina ha un ottimo potere assorbente per cui ingloba il grasso dei capelli ed una volta risciacquati, li rende puliti.

Ingredienti:
– un cucchiaio abbondante di farina di ceci
– 250 ml di acqua tiepida
– due cucchiai di aceto
– un flacone vuoto e pulito di shampoo

Preparazione e utilizzo:
Non dovete fare altro che inserire con un imbuto la farina di ceci all’interno del flacone, aggiungendo poi nell’ordine l’acqua e l’aceto.
Agitate energicamente il flacone, in modo che si mescoli bene il contenuto e usate a piccole dosi su tutto il cuoio capelluto, risciacquando infine abbondantemente.

2. Shampoo a base di polvere d’argilla: i benefici arrivano dalle proprietà purificanti e riequilibranti dell’argilla bianca che opacizza i capelli grassi e li “asciuga” del sebo in eccesso.

Ingredienti:
– quattro cucchiai di polvere di argilla bianca
– due gocce di olio essenziale di limone
– mezzo bicchiere di acqua tiepida

Preparazione e utilizzo:
Mettete in una terrina gli ingredienti di cui sopra e mescolate energicamente. Si tratta di uno shampoo pronto all’uso, da usare immediatamente.
Risciacquate abbondantemente dopo l’uso con acqua leggermente profumata dal vostro olio essenziale preferito.

Va comunque ricordato che, se non ve la sentite di cimentarvi con lo shampoo biologico fatto in casa, esistono comunque diverse alternative migliori dal punto di vista della sostenibilità rispetto allo shampoo di marca di largo consumo che solitamente acquistiamo: gli shampoo dal commercio equo-solidale, gli shampoo biologici, quelli compatti, sfusi e a saponetta.
Tante alternative, tutte da scoprire, che faranno bene all’ambiente oltre che ai vostri capelli.

Read Full Post »

Da anni la lacca per capelli è al centro di accesi dibattiti riguardo alla sua nocività per la salute umana e l’ambiente. In effetti, questo prodotto è solitamente composto da resine polimeriche, solventi, gas, plastificanti, profumi e siliconi. Per questo motivo, il suo utilizzo è temuto maggiormente da determinate categorie di persone, come le donne in stato di gravidanza.

Sembra, infatti, che le donne esposte durante la gravidanza alle sostanze contenute nella lacca spray, abbiano maggiori possibilità di concepire neonati con malformazioni genetiche. Secondo gli studi condotti dall’Imperial College di Londra, la lacca causerebbe un aumento di casi di ipospadia, ovvero un difetto genetico dell’apparato genitale maschile.

Le sostanze dannose e accusate di danneggiare il feto sarebbero gli ftalati. Gli scienziati, però, non se la sentono di lanciare un “allarme lacca”, in quanto sarebbe prematuro annunciare scientificamente che è questa la causa della patologia.

Intanto, molti parrucchieri non utilizzano più questo prodotto ma lavorano con altri modellanti, i quali non sono più causa di irritazioniallergie e dermatiti da contatto. Un buon consiglio sarebbe quello di fare a meno di questo spray e andare alla ricerca di alternative meno nocive per il nostro pianeta e la nostra preziosa salute.

Un ottimo consiglio, invece, è quello di cimentarsi con il fai-da-te e provare a produrre in casa la lacca per capelli. Sicuramente, ne gioveranno l’ambiente e le nostre tasche. La ricetta è molto semplice e, secondo il tipo di capello su cui utilizzare lo spray, vi serviranno pochi semplici ingredienti.

Lacca indicata per Capelli tendenti al grasso:
• 1 limone
• 150 ml d’acqua distillata
• 5 grammi di fruttosio (o zucchero semolato)
• 2 gocce di olio essenziale di arancio amaro

Lacca indicata per Capelli tendenti al secco:
• 1 arancia
• 150 ml d’acqua distillata
• 5 grammi di fruttosio (o zucchero semolato)
• 2 gocce di olio essenziale di arancio amaro

Iniziate con sbucciare l’agrume prescelto: conservate la scorza, che vi servirà in seguito, e spremete il frutto. Versate il succo e l’acqua in una casseruola e fate bollire per circa 1 minuto. Versate il composto in un contenitore,aggiungete una scorza di arancia o limone e fate riposare in frigorifero da 5 a 7 giorni. Trascorso il tempo, versate la soluzione in uno spruzzino, agitate bene e vaporizzate sui capelli. Ricordate di agitare sempre il flacone prima dell’uso per rimettere in circolo eventuali residui.

Fateci sapere la vostra esperienza, noi ci siamo innamorate del delizioso profumo dopo l’utilizzo!

L’autoproduzione di creme e altri cosmetici rappresenta una soluzione concretamente realizzabile, meno cara dell’acquisto di prodotti industriali, divertente ed appagante in termini di eco-coscienza. Cerchiamo quindi di proteggere la nostra salute e di vivere l’ambiente partendo dall’ecologia del nostro corpo.

Insomma, avete davvero l’imbarazzo della scelta, basta solo cominciare!

Read Full Post »

Igor Stravinskij
Attualità del Maestro russo a 30 anni dalla morte

“La maggior parte delle persone ama la musica in quanto si propone di trovarvi delle emozioni quali la gioia, il dolore, la tristezza, un’evocazione della natura, lo spunto per sognare o ancora l’oblio della “vita prosaica”. Vi cerca una droga, un doping. Non ha importanza se questo modo di capirla venga espresso direttamente o attraverso un velo di circonlocuzioni artificiose. Sarebbe ben poca cosa la musica, se fosse ridotta a una simile destinazione. Quando la gente avrà imparato ad amare la musica in sé e per sé, quando l’ascolterà con un altro orecchio, il suo godimento sarà di un ordine ben più elevato e più potente e tale, allora, da permetterle di giudicare la musica su un altro piano e di rivelarle il suo intrinseco valore.”
(I. Stravinskij, Cronache della mia vita).

L’attualità di Stravinskij è indiscutibile, la sua musica ha saputo farsi amare dal grande pubblico e dalla critica (1) ed è diventata punto di riferimento per le ultime generazioni di compositori di tutto il mondo. Nato in Russia nel 1882, e morto a New York nel 1971, il 6 Aprile, quest’anno cade il trentennale della morte, un’ulteriore occasione per ribadirne l’importanza.

Non è più l’epoca dei musicisti da lavagna (come diceva Cocteau) e dei messaggi nella bottiglia, dobbiamo sostituire l’idealistica metafora di Adorno con una quotidiana operatività che, grazie a una segnaletica chiara ed esplicita (che non vuol dire accondiscendente ai gusti del pubblico) sappia farsi viatico di collegamento fra opera e mondo. Per parlare in termini di musicologia tradizionale, la contrapposizione fra Schönberg e Stravinskij, così come l’ha impostata Adorno, non ha oggi senso, va semmai vista come una contra-posizione, ovvero come occupazione di spazi operativi diversi. Di questi spazi quello che si è dimostrato più aperto e trasversale è senz’altro quello stravinskiano, meno monolitico, non solo tecnicamente, ma anche culturalmente ed espressivamente, sa aprirsi a ventaglio e cogliere fermenti diversi, in una disponibilità anche verso quella frugalità della vita di tutti i giorni, disprezzata dall’idealismo post-romantico. Nel far convivere il problema rigoroso della forma con le varie esigenze di ascolti mutevoli (razionalistici, psicologici, intuitivi, ludici ecc.) sta uno dei maggiori problemi della musica contemporanea, già affrontato e felicemente risolto – con gli strumenti della sua epoca – da Stravinskij che, proprio per questo, può considerarsi un musicista attualissimo (2).

Il feticismo della struttura e della neo-serialità appartiene ai “nipotini di Damstadt e, in Italia, solo a un certo ambiente milanese, rappresenta (riutilizzando la terminologia adorniana) la vera “restaurazione”, mentre il linguaggio e ancor più l’atteggiamento mentale di Stravinskij, aperto e curioso, si inseriscono a pieno titolo in quel molteplice ch’è il tratto saliente della cultura (musicale) degli ultimi vent’anni almeno. In un certo senso Stravinskij anticipa lo stile post-moderno, nell’utilizzazione pragmatica degli elementi storici, senza però banalizzarli in una musica easy da arredo metropolitano, com’è avvenuto con l’effimero del neo-romanticismo; al contrario Stravinskij sa mantenere e trasmettere quella magia, quel senso rituale e del sacro che la vera musica comunica.

Non c’è dubbio che il musicista dell’inizio del III millennio sia un artista nomade, un apolide che ha superato il gravoso senso di responsabilità nei confronti della Storia e dello Stile, la prima sostituita con la geografia e il secondo con l’occasionismo, in ogni caso tutti i materiali vengono costantemente rimodellati e ricombinati. Oggi sembra non esistere alcuna possibilità del “nuovo”, ma solo un rimescolamento. Il musicista è davvero un artigiano manipolatore, proprio come lo fu Stravinskij, padre della modernità.

Non ingannino le dichiarazioni di oggettivismo, quando Stravinskij dice che “considera la musica impotente a esprimere alcunché” (3), non intende negare la capacità di suscitare un coinvolgimento emotivo, ma prende le distanze da un ascolto passivo, abbandonato ai sogni, una presa di distanza necessaria per riscoprire un modo più virile per “amare la musica in sé e per sé”, amare quindi la musica e non le proprie fantasie, come “una droga, un doping”. E’ anche una rivolta alla retorica ottocentesca (quella del genio, dell’ispirazione, dei sentimenti passionali, dello psicologismo esasperato, delle anime belle….), era necessario prendere le distanze dalla forma di comunicatività troppo umana degli espressionisti. Ma non è un voler paralizzare le funzioni emotive, anestetizzare i significati, è, molto più semplicemente, un riportare la musica, dopo il sublime romantico, su piani che le sono più consoni, forse anche più tradizionali come quelli legati a un classicismo apollineo.

Stravinskij, togliendo al suono i facili sentimentalismi da rotocalco, ridà al suono una nuova dignità, spogliandolo non solo dalla poetica romantica, ma anche da teorie positivistiche, da ogni ideologia e sociologismo; così il suono, finalmente nudo, “naturale”, secondo quanto dice Schneider, torna a esprimere le proprie ragioni: “io compongo a contatto diretto con la materia sonora” (4). E’ questo “contatto diretto” con la dimensione del suono che conduce a una forma naturale, quasi estemporanea, che descrive l’essere (musicale) tale e quale è, l’essere che ha luogo, che nel suo trasformarsi diventa ciò che è. I suoni si dis-pongono seguendo non i classici sviluppi tematici, non creano vie univoche di collegamento lineare, semplicemente realizzano il proprio aver luogo, il loro essere così, come avviene nell’improvvisazione: “mi sentii spinto a improvvisare e mi abbandonavo a questa attività” (5).

Stravinskij non è quel cinico speculatore descritto da suoi denigratori, tutti fortemente emuli dell’ideologia adorniana (6), anzi può essere addirittura descritto, se si assume una prospettiva diversa e più classica, come l’artista “sentimentale”, così come lo definì Schiller (7): “il vero poeta sentimentale è colui che ha la pura innocenza del bambino, la sua ingenuità nel modo d pensare”. Nel modo di smontare e (ri)costruire i materiali musicali, Stravinskij pare procedere proprio come il bambino ne suoi giochi e il gioco, si sa, è metafora di vita. Come il bimbo, Stravinskij ha la capacità di possedere le cose. “E’ nel libero gioco che l’opera s rivela e si giustifica” dichiara il Maestro (8).

Nietzsche dice ch’è proprio nel puro giocare, senza funzioni e scopi al di là delle proprie regole e delle finalità interne, che s’incontra il destino. E Stravinskij è davvero un Maestro nei caleidoscopici giochi sonori che, senza mai cadere nella poetica della contaminatio e del pastiche, sa rispecchiare il continuo flusso vitale che, come una spirale, sempre gira intorno a elementi storici, nell’eterno ritorno del sempre uguale nel differente.

Stravinskij è un fagocitatore par excellence, ma in lui gli elementi che vengono ripresi si caratterizzano non per la somiglianza al modello, ma per la diversità, è la lontananza che interessa, la maniera nuova del trattamento, fatta di corrosiva ironia (sull’importanza dell’ironia nell’arte s’è scritto molto, purtroppo è rarissima nel serioso e sussiegoso panorama della musica contemporanea). In un certo senso, la lontananza assume la funzione dei vuoti nell’architettura. Non è sul modello formale, preso a pretesto, che si deve concentrare l’attenzione, ma sulla ricchezza di suono. Il rigor mortis della filologia musicale, che troppo spesso ha fornito la falsa immagine di una musica stravinskiana “fredda” e “tecnicistica”. Il Maestro russo è molto attento all’organizzazione formale, ma si lascia prendere anche dal fortuito che, inatteso, incontra nel costruire e stimola la “fantasia” e il “capriccio” (9). Le forme storiche, che Stravinskij prende come punto di riferimento o di partenza, vanno intese non in maniera accademica, ma dinamica e in divenire: “la tradizione è cosa ben diversa da un’abitudine \…\ una vera tradizione non è la testimonianza di un passato concluso, ma una forza viva che anima e informa di sé il presente” (10).

E’ il tempo musicale, assolutamente nuovo, che rende la musica di Stravinskij differente dalle forme tradizionali e straordinariamente attuale, un tempo non uniforme e cronometrico, ma che supera o contrasta lo svolgimento lineare, astraendolo. Spostando e sovrapponendo tempi e ritmi, decentrando le parti tematiche e melodiche, sommando tonalità diverse o tonalità e modalità, Stravinskij forma una temporalità musicale instabile, in quanto priva di punti di riferimenti certi, creando, di volta in volta, un ordine spazio\temporale originale.

L’insegnamento ritmico di Stravinskij è basato sui mutevoli accenti, sul metro desueto e sciolto (a volte di origine greco-orientale), l’ictus sta in sede eccentrica, mentre gli abbellimenti multipli tendono a rendersi autonomi. In fondo Stravinskij realizza una moderna sprezzatura: “il propriumdi quest’arte è tendente non già a rinvigorire un ritmo salvandolo dall’ovvia scansione, quanto a rapprenderlo, a raggelarlo in fissità immote. Stravinskij inaugura, o almeno riprende dopo secoli, nell’ambito del tardo pensiero tonale, le formule magiche, gli abracadabra che impietrano” (11).

Stravinskij si avvicina alla musica non solo per curiosità intellettuale, ma per esigenze pratiche: gli interessa sapere come è fatta la musica e come si procede per farla. Le doti superbe del giovane Stravinskij sono dimostrate già nella Sinfonia in MI bemolle dove la tecnica armonica del tempo è padroneggiata mirabilmente. Successivamente sarà l’ambiente francese a indirizzarlo verso nuove acquisizioni, dopo Fuochi d’artificio che varrà Stravinskij il primo colpo fortunato della sua vita, quello di attirare l’attenzione di Sergei Diaghilew (1872-1929), conosciuto nei circoli d’avanguardia della Russia d’inizio secolo, dove il coreografo era già noto anche per aver fondato, nel 1898, la Rivista “Il mondo dell’arte”. Ne L’uccello di fuoco (1910) è ancora evidente l’influenza orchestrale di Rimskij-Korsakov, col quale Stravinskij aveva studiato privatamente cinque anni, ma si individuano alcune caratteristiche tecniche che diverranno proprie allo stile stravinskiano: come l’accodo di IX di dominante sul quale gravitano anche gradi cromatici e ornamentazioni, e come il mantenere la scrittura armonica su un doppio binario, infatti le parti realistiche della storia del balletto ricorrono alla musica popolare di stampo diatonico, mentre le parti fantastiche utilizzano il cromatismo. Allo stesso metodo fatto di livelli contrastanti Stravinskij fa ricorso pure in Petrouchka (1911) in quanto le scene della fiera sono diatoniche con numerosi inserimenti di canti popolari russi, mentre la musica dei burattini è bitonale, le cui fondamentali stanno in rapporto di quarta eccedente; dall’unica cellula armonica dell’accordo naturale di IX vengono generati due nuovi nuclei, capaci, a loro volta, di vari sviluppi e impieghi (la stessa simultaneità maggiore-minore è ascrivibile all’alterazione dell’accordo di IX). Agli stessi ricchi aggregati armonici, che potremmo definire politonali e polimodali, della Sagra della primavera (1913) sono ascrivibili le estese zone melodiche. L’irregolarità ritmica è accentuata, con ripetizioni o esclusioni di certe parti interne alle frasi che spezzano la simmetria e giungono a notevole complessità, anche per la sovrapposizione di ritmi. La scrittura gira spesso in attorno a poli tonali-modali, anche se tali poli vengono sottoposti a un allargamento che genera forti tensioni in virtù di appoggiature non risolte, di accordi dissonanti o disposti su piani separati. Le linee melodiche o polifoniche sono generalmente basate su un diatonismo primitivo (su modi difettivi di cinque suoni). Molta attenzione è posta all’articolazione: fra il legato morbido e lo staccato secco, Stravinskij impiega tutta una serie di modi di attacco che conferiscono una tendenza dinamica a tutta la composizione (12). In questa prima fase fa uso della grande orchestra, poi, da Le Rossignol del 1916 in avanti, comincia a trattare gli strumenti singolarmente o in piccoli gruppi, in modo concertante, con il risultato di ottenere timbri puri e un tessuto orchestrale trasparente e leggero, come nella Storia di un soldato del 1918, dove si pone l’obiettivo di una tensione armonica anche con poche parti a disposizione.

Negli anni Dieci, nel panorama musicale europeo dominano il post-impressionismo e il post-wagnerismo, così le nuove sonorità dei balletti di Stravinskij fanno scandalo, ma sono destinate a durare poco, infatti nel 1919 la proposta di Diaghilew di scrivere un balletto basato sulla musica di Pergolesi (Pulcinella) orienta Stravinskij verso uno stile che sarà definito “neo-classico” e che rimarrà costante fino a La carriera di un libertino (1951). In Pulcinella le melodie sono tratte in modo rispettoso da Pergolesi, mentre la dimensione armonica si basa sulla polidiatonicità, creando zone ibride fra accordi, con note estranee e ostinati che forniscono una particolare spigolatura al blocco sonoro; ovviamente anche i procedimenti ritmici sono del tutto estranei allo stile settecentesco: asimmetria metrica, accenti spostati, sincopi ecc. Nel brusco accostamento, nella diversità fra il modello e il linguaggio di Stravinskij si pone la modernità di questa prassi che mai si inchina a uno schema, ma lo vivifica nei trattamenti a cui viene sottoposto, filtri assolutamente inventivi e dinamici. Nel travestimento dello stile classico, Stravinskij giunge a una stilizzazione davvero sorprendente, nell’oratorio Oedipus rex (1927) è come se il linguaggio della tradizione classica venisse schedato e filtrato attraverso una serie di elisioni e di deformazioni. E’ questa la fase compositiva presa di mira dallo schieramento filo austro-tedesco, una fase ricca di affascinanti balletti come Il bacio della fata (1928), Giochi di carte (1936) e Orpheus (1947), di opere dal tratto personalissimo come Mavra (1922) e Persephone (1934), nonché di una ricca serie di Concerti, per pianoforte (1929), per violino (1931) o per clarinetto (1945) e di Sinfonie(1907-38-42). Nello stesso periodo vedono la luce anche brani d’ispirazione religiosa; Stravinskij aveva abbandonato la fede ortodossa in gioventù, ma negli anni Venti ritorna alla religione d’origine e nel 1926 compone il testo slavo del Pater noster, seguono altre composizioni come ilCredo (1933), l’Ave Maria (1934) e quindi la Messa (1944-48): in queste opere scompaiano sia l’irruenza del ritmo sia l’astrattezza del puro gioco, vi è invece una serena quiete diatonica, un uso delle modalità gregoriane rivolte alla drammatica invocazione, alla fervida preghiera, a una dolorosa interrogazione. Anche nel periodo successivo alla seconda guerra mondiale, fra gli anni Cinquanta e Sessanta, quando Stravinskij rimedita sulla dodecafonia, vengono scritti brani religiosi come Canticum (1955), Threni (1958) e Sermoni (1961).

Come a Picasso, anche a Stravinskij vengono individuati vari stili, al di là delle classificazioni che sono troppo schematiche per costituire un serio discorso critico, va comunque notato che, dopo il periodo neo-classico, Stravinskij si sposta ancora e il suggerimento verso la nuova scrittura gli viene, in continuità con quanto aveva fatto fino ad allora, dallo stile pre-armonico, cioè dallo storico contrappunto quattro-cinquecentesco e dalla tecnica contrappuntista in sé, come procedimento tecnico speculativo. La Cantata del 1952 mostra come il Maestro voglia assimilare la polifonia antica alla decantazione della scienza armonica. Quando, in questa neo-polifonia stravinskiana, fa la sua comparsa la serie è inevitabile che la scrittura assuma tratti weberniani. Con la sua “conversione”, Stravinskij non fa che affermare la liceità del relativismo contrappuntistico, già impiegato in campo diatonico, assegnando ai 12 suoni uguale importanza e relegando nelle zone meno evidenti le attrazioni tonali. La composizione di più stretta osservanza seriale è The flood (1961-62), dove la struttura è molto densa, risultante da un gioco stretto di intervalli, l’integrale cromatico è dato da un sommasi di quinte, le quali generano, nelle sette note inferiori, la scala di RE bemolle maggiore e nelle sette note superiori la scale di RE maggiore (la coppia di note Fa diesis-Sol bemolle e DO diesis-Re bemolle è comune alle due scale). Queste due strutture diatoniche si strutturano come piani mobili, sui quali si costruisce tutto il pezzo. E’ questo un modo assai tipico di Stravinskij di avvicinarsi alla dodecafonia, che, se da una parte richiama Webern, dall’altra è anche affine a certi procedimenti di Berg, con ingegnosi richiami tonali e con una cantabilità pronunciata, esente però dai forti connotati espressivi (13).

E’ indubbio che il suo spostamento negli Stati Uniti, avvenuto nel 1939, abbia giovato a Stravinskij nel chiudere il periodo neo-classico e nell’affrontare, da lontano quindi in maniera più distaccata, la problematica della serialità. Le prime composizioni americane sono ancora legate alla rivitazione personale del classicismo che si conclude nel 1951 con The Rake’s progress, mentre con brani quali Settimino (1953), Tre canti da William Shakespeare (1953), In memoriam Dylan Thomas (1954), Canticum sacrum (1955) e altri brani d’ispirazione sacra, Stravinskij si mantiene in un’orbita d’impronta seriale, come nelle due ultime composizioni strumentali di grande respiroMovements (1959) per pianoforte e orchestra e Variazioni orchestrali (1964), dove il discorso musicale è denso e in continuo movimento e trasformazione, con una contrazione del tempo che rende ogni attimo sonoro profondamente ricco e caleidoscopico. Ancora una volta, quindi, Stravinskij da’ prova della sua straordinaria duttilità a maneggiare tecniche disparate e, soprattutto, a ripresentarle in maniera assolutamente originale, tanto da lasciare in eredità non solo indimenticabili capolavori amatissimi da pubblico e critica, ma anche alle ultime generazioni di compositori un modo straordinariamente abile e libero di affrontare la materia sonora, fatto di mille sollecitazioni e di forza centripeta a un tempo, indicando la possibilità di conciliare curiosità e rigore.

NOTE

  1. Ben due dischi hanno vinto, l’anno scorso, i Major Grammy Awards negli Stati Uniti: il premio per il “Classical Album” con Firebird, The Rite of Spring Perséphone, diretti da M. T. Thomas; e il premio “Opera Album” con The Rake’s progress, diretto da J. E. Gardiner.
  2. Per queste tematiche Cfr. Nostro saggio introduttivo, Enciclopedia italiana de Compositori Contemporanei, III, vol., 10 CD, Pagano, Napoli 1999-2000.
  3. I. Stravinskij, Cronache della mia vita, Feltrinelli, Milano 1979, pag. 52. E’ importante ricordare che questa autobiografia è stata stilata nel 1935.
  4. I. Stravinskij, Cronache della mia vita, op. cit., pag. 9.
  5. I. Stravinskij, Cronache della mia vita, op. cit. pp. 8 e 9.
  6. Cfr. Th. W. Adorno, Filosofia della musica moderna, Einaudi, Torino 1959.
  7. Cfr. F. Schiller, Sulla poesia ingenua e sentimentale, SE, Milano, 1986.
  8. I. Stravinskij, Poetica della musica, Curci, Milano, pag. 44.
  9. I. Stravinskij, Poetica della musica, op. cit. pp. 48 e 49.
  10. I. Stravinskij, Poetica della musica, op. cit. pag. 51.
  11. M. Bortolotto, Fase seconda, Einaudi, Torino 1969, pag. 29.
  12. Cfr. R. Vlad, L’architettura di un capolavoro, in Nuova Rivista Musicale Italiana, Gennaio-Marzo 1999.
  13. Cfr. Bertoldi-Cresti, Per una nuova storia della musica, III vol., Eximia Forma, Roma 1994.

Renzo Cresti

Read Full Post »

Per alcune persone, ascoltare musica può rilasciare tanta dopamina al cervello quanto la cocaina.

Un nuovo studio dimostra che l’ascolto di un brano musicale prediletto facilita il rilascio di dopamina al cervello, proprio come fare sesso, usare droghe, o mangiare del buon cibo. I ricercatori della McGill University del Canada affermano che le loro scoperte, pubblicate nella rivista Nature Neuroscience, ci aiuteranno a comprendere meglio sia la nostra mente sia la nostra evoluzione. Diamo uno sguardo a ciò che hanno in comune sesso, droghe e rock ‘n’ roll:

Cosa ha fatto esattamente il team di ricerca della McGill?

Valorie Salimpoor e il suo team hanno fatto ascoltare a otto partecipanti di un pool di 217 volontari un brano di musica strumentale che dava loro i “brividi” in modo consistente, e hanno sottoposto a TAC il loro cervello nel corso delle tre sessioni di ascolto. Hanno anche misurato i “brividi” stessi, attraverso i cambiamenti di temperatura dei soggetti, la conduttanza cutanea, la frequenza cardiaca e la respirazione. Gli altri 209 volontari sono stati eliminati perché non affidabili nel sentire i brividi, o perché avevano portato musica con parole, che il team della McGill ha preferito evitare per mantenere lo studio focalizzato sulla musica strumentale.

Cosa volevano ascoltare i partecipanti?

Il brano più popolare è stato “l’Adagio per Archi” di Samuel Barber, sia nella versione orchestrale sia in un remix techno dance. Altre hit includevano “Claire de Lune” di Claude Debussy e il secondo movimento della Nona Sinfonia di Beethoven. Ma i partecipanti non hanno scelto solo musica classica: sono comparse anche musiche punk, jazz, rock, e le cornamusa.

Quanto ci rende più felici la musica?

I livelli di dopamina dei partecipanti sono saliti fino al 9 percento mentre ascoltavano musica di cui godevano, e “una persona ha avuto un aumento del 21 percento”, dice la Salimpoor. “Questo dimostra che, per alcune persone, il piacere può essere davvero intenso.” Le persone che non sentono i brividi possono comunque sperimentare l’aumento della dopamina, dice il co-autore dello studio Robert Zatorre, come accaduto agli otto soggetti quando hanno ascoltato le selezioni degli altri partecipanti, ma senza una spinta così forte.

Come agisce la musica rispetto ad altri piaceri?

Gli studi che includono droghe psicoattive come la cocaina hanno registrato picchi di dopamina del 22 percento e oltre, dice la Salimpoor, e cibi graditi possono far salire i livelli di dopamina fino al 6 percento.

Cosa dimostra questo studio sulla musica, e su di noi?

“L’arte in generale è sopravvissuta fin dagli albori dell’esistenza umana ed è stata presente in tutte le società umane”, dice Zatorre. “Deve esserci un forte valore associato”. Lo studio dimostra che la musica è importante per gli esseri umani, ma non dice perché, dice Vicky Williamson presso la University of London. E’ un punto di partenza per esplorare “perché la musica può essere efficacemente usata nei rituali, nel marketing, o in un film per manipolare i livelli di piacere”, dice la Salimpoor. Ora sappiamo che la dopamina può farti sentire come uno che si fa di crack grazie a quelle dolci, dolci melodie che ti piacciono”, dice Jeff Neumann in Gawker.

Fonte  The Week traduzione a cura di Erica Dellago

Read Full Post »

 LETTERA

 

L’IMPORTANZA DI UN FRIGORIFERO PRIVO DI SALME E DI CADAVERI

 

Lei è davvero un GRANDE !!! Divorato il suo libro l’ho già passato a un amico.

In casa mia non entra più carne, che già odiavo mangiare anche sporadicamente.

Più difficile sarà coi latticini, lo ammetto.

E soprattutto come si fa a far capire il tutto a mia figlia di 19 anni, impegnata all’università tutti i giorni, con colazione e cena a volte qui, ma pranzo sempre fuori?

E a colazione VUOLE brioche e biscotti, seguiti da ESTATHE al limone??? SIGH.

Lo so che è straimpegnato ma, se le capita, leggerò CON DEVOZIONE la sua risposta personale.

Silvia

                                                                  *****

 

RISPOSTA

 

LA COLAZIONE CORRETTA HA IMPORTANZA FONDAMENTALE

 

Ciao Silvia, breve ma efficace il tuo messaggio, non tanto per il GRANDE !!! che fa sempre piacere, ma che è relativo, quanto perché esprimi in poche righe una problematica universale, che migliaia di mamme come te si ritrovano a dover affrontare.

La colazione di tua figlia è quanto di peggio uno possa scegliere per cominciare la giornata.

Non molto lontano dallo schema classico del caffè e della sigaretta. Quando poi uno esordisce in quel modo di mattina, non c’è da sperare che nelle fasi successive si ravveda e si dia una qualche regolata.

NON SCORDARE CHE ESISTONO PER TUTTI I TRE CICLI CIRCADIANI

E’ basilare ricordare i tre cicli circadiani. Dalle 4 antimeridiane a mezzogiorno c’è il ciclo eliminativo, dove il corpo tende a mandar fuori, per cui occorre coadiuvarlo con cibi acquosi e leggeri di prima mattina, e non contrastarlo con colazioni pesanti ed alto-proteiche all’inglese. Dalle 12 alle 8 di sera c’è il ciclo appropriativo e alimentare vero e proprio (dove includiamo le verdure e i secondi piatti di pranzo e cena). Dalle 8 di sera alle 4 del mattino c’è la fase assimilativa, dove il corpo, mentre digiuniamo e dormiamo belli caldi con la testa possibilmente verso nord, respirando aria fresca da finestra non chiusa in modo ermetico, continua a lavorare e ad assimilare i nostri cibi.

I PROCESSI COMPENSATIVI DEL FEGATO

L’ACTH (corticoprina) e il cortisolo (ormone dello stress) stanno sui valori più alti (100-200 nanogrammi per litro di sangue) proprio alle 8 di mattina (contro un valore medio giornaliero di 70 ng/L e un valore serale di 100 ng/L), e aumentano la gittata cardiaca nonché la glicemia (vedi mia tesina “Cibo vitale e alimentazione responsabile” del 23/2/11). Non arrivando succhi d’arancia o di mele e carote, o altri alimenti leggeri, acquosi e vitali, ma bevande nervine tipo the o caffè, e spesso alimenti zuccherini inorganici e dopanti tipo biscotti e brioche, il fegato viene indotto ad inventare ed allestire dei meccanismi di produzione “realzuccherina”, e lo fa mediante il processo di neoglucogenesi, convertendo compensativamente il suo aminoacido alanina in glucosio, stimolando nel contempo la secrezione pancreatica di glucagone e riducendo l’attività dei recettori insulinici.

STARE A LUNGO SENZA CIBO E’ UNA STRATEGIA PERDENTE

Una vera e propria drogatura mattiniera che è meglio evitare, assumendo 2-3 colazioni rivitalizzanti-fruttariane in mattinata (e/o la crema di avena con semini, oppure i panini vegani, a metà mattina per chi vuole mantenere peso o aumentare di peso).

Il digiuno igienistico, con riposo assoluto e assunzione di acqua, è notoriamente cosa positiva.

Niente però a che vedere con i digiuni forzati a secco, in tempo di intensa attività scolastica e lavorativa.

Stare a lungo senza cibo, come fanno gli studentelli imprevidenti ed autolesionisti, che non sfruttano affatto la ricreazione per mangiarsi due banane o un bel panino vegano con le noci, comporta inevitabilmente malnutrizione e stress digestivo, per cui arrivano a casa alle 14 tesi e snervati all’inverosimile, col rischio di compromettere pure il pranzo.

AFFAMARE IL CORPO SIGNIFICA DIVENTARE VULNERABILI AD OGNI MERENDINA E AD OGNI STUZZICHINO, SIGNIFICA ESSER PREDA DELL’ISTINTO DEL GRASSO

Nutrizione poi è l’esatto opposto di stimolazione nervina e zuccherina.

Uno che parte col the o col caffè, finisce per procedere sicuramente coi cioccolatini, coi dolcetti e i salatini di metà mattina, per arrivare a pranzo con una sete da cammello e un appetito da lupo, con la voglia matta non certo di insalatine e cibi innocenti e leggeri, ma di sostanza grasso-proteica e sfamante, per cui diventa ovvia ed inevitabile la ricerca dell’alimento concentrato, cotto e sostanzioso-intasante,

tipo il panino al prosciutto e formaggio, la pizza ben guarnita, la pasta rigorosamente al ragù, se non addirittura il cotechino e la trippa.

Si finisce cioè per cadere nel vortice della fame e del micidiale istinto del grasso, quello che ti porta a riempirti delle peggiori schifezze e del peggior cibo-spazzatura in circolazione.

NON SERVE FRUSTARE IL CAVALLO STANCO

Se poi i soldi sono limitati, come spesso accade per gli studenti, squattrinati per antonomasia, la tentazione del Big Mac, delle patatine fritte all’acrilamide, della Coca-Cola e del McDonald’s diventa irresistibile.

E’ questo il solito schema che funziona fino a quando una persona è giovane e può ancora contare su un certo capitale enzimatico di partenza, non ancora del tutto intaccato ed esaurito da troppi prelevamenti enzimatici stile Bancomat, ma che tende ad afflosciarsi e a lasciarti in panne lungo la strada, non appena la banca energetica interna segna rosso, non appena lo sprint giovanile viene a mancare.

E’ un po’ il discorso del fantino infuriato che frusta invano la schiena del cavallo stanco.

LA SALUTE VIENE PRIMA DEGLI ESAMI

Che fare per aiutare tua figlia? Devi farti ascoltare con attenzione, come tu fossi una super-docente universitaria.

Devi trasmetterle quello che sai e quello che di buono hai acquisito, anche se ciò non è agevole per il solito problema del “nemo propheta in patria”.

Verifica che ci sia condivisione su alcuni punti chiave che potrai estrarre dal libro e dalle tesine, oltre che dal tuo buon senso e dalla tua esperienza.

Anche perché la salute merita priorità rispetto agli stessi esami accademici.

COLAZIONE AL SACCO CON DELIZIOSI PANINI VEGANI

Un sistema ancor più convincente è quello di abituarla alla spremuta mattiniera, e magari al pop-corn con la banana, infilandole poi in borsa un paio di panini integrali spalmati di crema di olive, ed imbottiti con 10 foglie di radicchio o lattuga, con melanzana, con pomodoro secco, carciofini, noci o pinoli.

Se poi lei insiste per vivere come fa adesso, in stile denutriente e deperimentante, ancorché stampellato dalle minidroghe legalizzate e in libera circolazione, non puoi fare altro che dire “figlia mia sono affari tuoi”, visto che è più o meno maggiorenne e che ha il diritto-dovere di disporre in piena libertà dei suoi gusti, del suo corpo e del suo spirito.

Valdo Vaccaro

 

Read Full Post »

“Se apriamo le mani, possiamo ricevere ogni cosa.

Se siamo vuoti, possiamo contenere l’universo”. 

Da diversi anni mi sono avvicinato allo Zen ed al Buddismo, grazie ad alcune esperienze di meditazione vissute con il mio primo Maestro di Arti Marziali ed un suo allievo già monaco Zen italiano legato alla setta Soto.

La pratica quotidiana delle Arti Marziali mi ha pian piano portato a considerare e praticare le religioni orientali, sino a sentirmi quasi completamente buddista. Dico quasi perché nel mio intimo rimane forte una credenza animista, in cui ogni essere vivente, animali, piante, l’essere umano ha un’anima e merita rispetto. Ho trovato nel Buddismo e nello Zen tutti gli insegnamenti e il conforto di cui avevo bisogno. Ecco il perché di questa pagina, come semplice punto di riflessione.

 

ZEN (inizio)

Per noi occidentali così distanti dalla cultura orientale, ed in particolare da quella giapponese, non è facile accettare e comprendere cosa significa praticare Zen e perché lo Zen è compagno ideale delle Arti Marziali. Ed è mio desiderio sollevare un velo a favore della comprensione di questa disciplina.

È in Cina che si concretizza la prima corrente di pensiero che darà vita alla forma di Buddismo Ch’an, grazie agli insegnamento del monaco indiano Bodhidharma. Successivamente portato in Giappone si svilupperà in diverse “sette Zen” tra le quali emergeranno nei secoli la scuola Rinzai e la Soto. La Prima per lo stile austero e le metodologie, verrà preferita dalla casta dei Samurai, la seconda sarà abbracciata dal resto della popolazione.

Nel Ch’an non esistevano immagini sacre, non c’erano dei da adorare, e poca importanza veniva data alle scritture, perché la regola era la non regola, l’insegnamento era, paradossalmente, che nulla poteva essere insegnato. Secondo il Ch’an prima, e quindi lo Zen poi, la comprensione è possibile solamente ignorando l’intelletto e prestando ascolto agli istinti, all’intuizione.

La sperimentazione della realtà senza l’uso dell’intelletto, ciò non significa non cultura, anzi, ma la completa accettazione della natura dei suoi fenomeni, senza una spiegazione logica per ogni più piccola sfumatura. Lo Zen porta alla calma interiore, una forma di quietismo positivo, che ha alla sua base una grossa forma di umorismo, che si può intravedere nei Koan, gli esercizi di meditazione particolarmente utilizzati dalla setta Rinzai. o nelle risposte dei maestri. Lo Zen, ha influenzato la cultura Giapponese, utilizzando e facendo proprie le varie forme culturali e di pensiero; dalle Arti Marziali alla Cerimonia del The, dalle Composizioni di Fiori al Teatro No, dalla Poesia alla Pittura ad Inchiostro, dai Giardini all’Architettura. Ma per noi occidentali, quali vantaggi la pratica dello Zen può portarci ? Innanzi tutto vorrei precisare che la pratica dello Zen non comporta l’abbandono della propria religione, e, come disse uno dei più grandi Maestri Zen viventi, Taisen Deshimaru, “Lo Zen è al di là delle religioni”, ovvero la pratica dello Zen non è in “concorrenza” con le religioni, ma anzi può aiutare a comprendere e vivere meglio la propria dimensione mistica.

Tornando alla nostra domanda, un primo insegnamento basilare dello Zen è racchiuso nella frase “qui ed ora”, ovvero concentrarsi su ogni istante della vita quotidiana.

“Qui ed ora” significa essere interamente in quello che si fa, mentre mi lavo, mentre mangio o cammino, mentre combatto. Non pensare più in modo frenetico o troppo profondo al passato od al futuro, ma vivere completamente i nostri atti e le nostre parole e pensieri del momento. Nella cultura attuale, molte cose sono date per scontate, molte le cose fatte o vissute in maniera veloce, superficiale. Il ritmo frenetico impostoci dalla “civiltà” dei consumi può essere ridimensionato tramite una buona pratica Zen. Lo Zen si può praticare in qualsiasi momento della giornata, curando la giusta postura (posizione) Za-Zen, concentrandosi sulla respirazione, senza però cercare di ottenere o raggiungere qualsiasi cosa.

“Se apriamo le mani, possiamo ricevere ogni cosa. Se siamo vuoti, possiamo contenere l’universo”.

 

Postura

La postura detta Za-Zen è interpretata in due modi, la prima, tradizionale, adottata dalla setta Soto si ottiene sedendosi su un apposito cuscino rotondo (Zafu) con le gambe incrociate nella posizione del loto, ereditata dalla cultura Indiana. Portando il piede destro sulla coscia sinistra e viceversa, otteniamo questa posizione non facile e inizialmente piuttosto scomoda. Le ginocchia toccano terra, la schiena e ben dritta, le spalle rilassate, il mento rientrante e nuca ritta. La seconda posizione è quella normalmente utilizzata da chi pratica arti marziali ed è la posizione di Sei-Za, ovvero seduti sui talloni, le ginocchia ben divaricate, mentre per il busto vale quanto detto prima. Raggiunta la giusta posizione del corpo (anche con brevi oscillazioni di assestamento) si esegue il saluto (Gassho), congiungendo le mani all’altezza delle spalle, palmo contro palmo, ed effettuando un leggerissimo inchino. Le mani poi adottano una posizione ben definita, appoggiate in grembo, la destra accoglie la sinistra, palme verso l’alto con i pollici che si toccano senza tensione. E’ possibile adottare anche altre posizioni delle mani, prese dalla cultura Taoista. La lingua deve toccare il palato, appena dietro i denti anteriori o nel punto in cui il solletico è più intenso.

 

Respirazione

Concentrandosi sul proprio corpo si inizia a controllare la respirazione. Si inspira ed espira tramite il naso. La respirazione è lenta ed impercettibile, ci si può inizialmente concentrare sull’immagine dei propri polmoni per facilitare il raggiungimento del giusto ritmo, che prevede circa quattro respirazioni complete al minuto. L’inspirazione avviene naturalmente al seguito dell’espirazione con contrazione dell’addome provocando anche un salutare massaggio agli organi addominali.

 

L’ atteggiamento mentale

L’ atteggiamento mentale o dello spirito nello Zen è unico, ma infinito nelle sfumature. Zan Shin lo spirito vigile, coinvolto nell’azione, ma attento a ciò che viene dopo, qui e ora, nello sviluppo completo del tempo. Zan Shin si applica in ogni attimo della vita, dalle cose più semplici come accudire alla pulizia del proprio corpo, al guidare un’auto, ai rapporti con le persone, al combattimento. E’ la strada per una completa fusione del corpo e della mente. Quando svolgiamo un’azione si deve essere integralmente parte di ciò che stiamo facendo. Se guardo una montagna, cerco di essere una montagna, se guardo uno stagno, cerco di essere calmo ma pieno di vita come uno stagno può essere. Qui e ora, essere interamente in quello che si fa, non pensare al passato od al futuro, essere nel presente. Troviamo scritto nello Shodoka del Maestro Yoka: “Non si deve cercare la verità, nè troncare le proprie illusioni”. Si devono lasciare passare i pensieri, non trattenerli, ma viverli. Il nostro spirito è complicato, difficile da dirigere, agile come una scimmia.

Ma come disse il mio Maestro, prendiamo, quando occorre, la scimmia per la coda, ovvero fermiamo il nostro pensiero i nostri sogni per salire a bordo e viverli con reale intensità, qui ed ora. Dobbiamo però ricordarci, di non vivere lo Zen in maniera assoluta come spesso accade ai mistici orientali, che lentamente si chiudono su se stessi. Dobbiamo sviluppare quelle parti dello Zen che ci permettono un dinamismo e una presenza mentale utili nella vita quotidiana, ovvero qui ed ora. La meditazione in Za Zen deve essere quindi una fase iniziale e fondamentale della crescita e non una fase finale in cui rinchiudersi e costruire un proprio mondo limitato e statico.

 

Lo Zen nelle Arti Marziali 

Lo Zen nelle Arti Marziali ha ottenuto un posto di rilievo, in particolare nell’arte della spada e del tiro con l’arco. L’abilità tecnica in combattimento nulla vale se non è accompagnata da una tranquillità interiore, da uno spirito vigile che non si ferma da nessuna parte. Come disse il monaco Zen Takuan (1573-1645) “Il vero spirito è come l’acqua e lo spirito malcerto è come il ghiaccio”, ovvero quando lo spirito si ferma su qualcosa, come il ghiaccio ad un ramo, si è vincolati ed inermi, quando è come l’acqua, mille sono le possibilità e le strade. Con la pratica dello Zen si arriva alla dimensione del “tempo esploso” ovvero in una dimensione in cui gli avvenimenti sono qualcosa di distaccato e sembrano ripresi al rallentatore. Nel combattimento affiorano gli istinti più ancestrali, la parte più profonda del nostro essere, e lo Zen con la meditazione, permette al subconscio di risalire in superficie. In questo modo si prendere contatto con se stessi ed entrare in sintonia prima con il proprio spirito e poi con l’universo e di conseguenza con l’avversario. Forse con questo Haiku che segue Vi potrà aiutare a comprendere questo concetto: 

L’acqua dello stagno di Hirosawa

Non pensa a riflettere la luna,

nè, per parte sua, la luna cerca di

essere riflessa sull’acqua.

 

Ovvero, non c’è che una luna in cielo, ma la superficie di ogni fiume riflette una luna. Se non c’è acqua, la luna non si rifletterà, ma non è l’acqua a creare la luce della luna. La luce della luna non cambia se viene riflessa da molti fiumi, nè cambia la dimensione della luna. Il nostro spirito non deve preoccuparsi delle cose su cui si posa, così come le cose non devono accorgersi della presenza del nostro spirito.

 

Lo Zen ed i Giardini.

La disposizione e la creazione di un giardino come simbolo della ricerca interiore. Il voler rendere omaggio alla natura, con un rispetto reverenziale, a quella natura che costituisce una delle pietre miliari della filosofia Zen. Il giardino visto come un quadro in cui la prospettiva e l’astrazione guidano la mano dell’artista. La cura nella scelta degli oggetti, dei sassi, delle piante, la struttura dei laghetti, nulla è lasciato al caso, ma tutto calibrato per guidare l’occhio dell’osservatore dove l’artista desidera, sino al limite in cui il muro di recinzione non serve per tenere lontano gli sguardi indiscreti, ma per impedire a coloro che osservano il giardino dall’interno, dai punti prestabiliti dall’artista, di spingere lo sguardo all’esterno e quindi introdurre fattori estranei nella visione. Un giardino su cui non oziare, ma da guardare. Si arriva verso la fine del 1400 all’astrazione totale con i giardini di pietra, intesi a favorire la meditazione. Dove prima si ricercava una bellezza scenografica, in questi piccoli giardini invece, si cercavano strumenti tramite i quali la mente contemplativa poteva dilatarsi a cogliere l’essenza dello Zen. Il giardino si avvicina alla pittura ad inchiostro.

 

Lo Zen ed il disegno ad Inchiostro.

La pittura ad inchiostro monocroma fiorita nel periodo Ashikaga (1133-1573), è senza dubbio uno dei momenti supremi dell’arte giapponese, e oserei dire anche mondiale. Nata inizialmente in Cina, quale estensione della scrittura a pennello e delle opere calligrafiche, divenne mezzo fondamentale nella diffusione dello Zen. Il colpo di pennello, che sembra così spontaneo, semplice, immediato è frutto di anni di studio, come il fendente dello spadaccino, l’assoluta precisione del colpo di pennello può essere eseguito solamente da una persona la cui mente ed il cui corpo sono tutt’uno. L’artista esprime l’illuminazione di un istante e quindi non ha il tempo per elaborare ogni singola pennellata, la tecnica deve fluire dalle profondità interiori, catturando le immagini dell’infinità, al di là del pensiero. La carta di riso usata dai pittori Zen, assorbe immediatamente l’inchiostro e quindi non è possibile alcuna correzione, come uno spadaccino che esegue un affondo, che colga il bersaglio o no, non potrà mai correggerlo.

 

Lo Zen ed il Teatro No.

Il teatro No è sicuramente la forma di arte Zen più difficilmente comprensibile per un’occidentale. E’ un teatro dei particolari, delle mille arti, danza, musica, mimica, ed ancora architettura e scultura. Le sole maschere in legno ad esempio, spesso antiche di centinaia di anni, possono mutare espressione a seconda del gioco di luci creato dai movimenti della testa dell’attore. Non si può descrivere il teatro No, per un occidentale è incomprensibile, così imperniato della più raffinata estetica Zen, che spesso lo è anche per un giapponese.

 

Lo Zen e l’architettura.

La casa tradizionale Giapponese è fredda d’inverno e calda d’estate, l’assenza di mobilio costringe gli occupanti a passare gran parte della giornata in ginocchio. Per dormire un ripiano di legno ricoperto da un’imbottita di cotone. La squisita casa tradizionale Giapponese è come un’ ombrello aperto sul paesaggio, che si integra con l’ambiente, non lo domina. L’uso di materiali naturali, spesso lasciati al grezzo, sono un’accurata ricerca di integrazione con l’ambiente. Ma perché questa scomodità, queste privazioni fisiche?

La casa Giapponese è, grazie alla cultura Zen, un raro esempio di fusione tra necessità fisiche e spirituali. Non a caso la struttura di base ricorda un santuario Shinto, spartano ed elegante. L’aspetto fragile della casa ben si adatta ad una terra scossa da frequenti terremoti, infatti la leggera struttura, non ancorata a terra da tradizionali fondamenta, tende a “fluttuare” in sintonia con il terreno. Senza addentrarci nei particolari architettonici, vorrei citare un passo di Ralph Adams Cram che visitò il Giappone all’inizio del nostro secolo”, in relazione alla sobrietà e spartanità della casa nipponica: “La singola stanza costituisce un ambiente che richiede la presenza e la partecipazione dell’uomo per colmare il vuoto. In assenza di distrazioni decorative non resta che concentrarsi sulla propria mente e su quella dei presenti. Ogni parola, ogni gesto appaiono più significativi.”

 

Lo Zen e la Cerimonia del Tè.

La cerimonia del Tè riunisce in sè tutti gli aspetti dello Zen, arte, quietismo, estetismo. La si potrebbe definire l’essenza della cultura Zen, con momenti profondi che vanno oltre l’esteriorità della cerimonia stessa. Sicuramente una delle bevande aromatiche più antiche tra quelle note, utilizzata nei monasteri per combattere la sonnolenza nelle lunghe sedute di meditazione, apprezzata dai nobili e dai guerrieri, l’assunzione del tè finì con essere ritualizzata nella cultura Zen. Cha-No-Yu, ovvero la Cerimonia del Tè, lentamente prese forma, divenne un momento solenne, intimo e sereno. Lunga da descrivere, già il considerare la particolare porta di una sala per il tè, che obbligando il passaggio in ginocchio, induce ad abbandonare all’esterno le superbie, può aiutare a capire i profondi concetti dietro questa cerimonia. L’incenso, lo scarno arredamento, il cerimoniale creano le premesse per una disponibilità interiore che permette a tutti i sensi di partecipare alla cerimonia del Tè e di entrare in armonia con gli altri.

 

Lo Zen e la Poesia.

Anche la poesia ricalca i canoni di semplicità e istintività tipici dello Zen, ma però anche la sua ermeticità, per chi non si è addentrato in profondità nello studio di questa disciplina. Forse nata dalle risposte dei maestri ai discepoli, forse dai Koan, la poesia divenne un’espressione di momenti particolari, dalla “illuminazione” alla “morte”. Attorno al 1400, nasce la forma poetica chiamata Haiku, generalmente definita la poesia Zen per eccellenza. Costituita da 17 sillabe o meno, con un motivo dominate come l’isolamento, la povertà, mistero, l’Haiku ha il diritto di avere un suo posto nella letteratura mondiale, se è vera l’affermazione che l’arte del poetare consiste nel saper dire cose importanti col minor numero di parole possibili.

 

Haiku: le Poesie.

 

Senza impronta, non più bisogno di nascondersi.

Ora il vecchio specchio

Riflette ogni cosa; luce d’autunno

Inumidita da pallida nebbia.

(SUIAN)

 

Sopra il picco una distesa di nuvole,

Il fiume è freddo alla sua sorgente.

Se vuoi vedere,

Scala la cima del monte.

(HAKUYO)

 

Senza impronta, non più bisogno di nascondersi.

Ora il vecchio specchio

Riflette ogni cosa; luce d’autunno

Inumidita da pallida nebbia.

(SUIAN)

 

Koan: Pensieri per Meditare

“Come fai a vedere tutto così chiaramente?” 

chiese un allievo al suo Maestro

“Chiudo gli Occhi” rispose questi.

Tre monaci osservano una bandiera che si agita nella brezza.

Osserva uno: “La bandiera si muove”, ma il secondo ribatte:

“E’ il vento che si muove”. Allora dice terzo:

“Sbagliate entrambi. E’ la vostra mente che si muove”.

La perdita diventa guadagno. Il guadagno diventa perdita.

La felicità diventa infelicità. L’infelicità diventa felicità.

Se ottenete una cosa, perdete un’altra cosa.

Se perdete quella cosa , ne ottenete un’altra.

Il grande sentiero non ha porte,

Migliaia di strade vi sboccano.

Quando si attraversa quella porta senza porta,

Si cammina liberamente tra cielo e terra.

 

BUDDISMO Cenni Storici

Siddharta Gautama Buddha visse nel VI secolo a.C. in un periodo in cui in Cina Confucio e Lao-Tse pongono le basi della filosofia cinese, mentre in Grecia i filosofi presocratici gettano le basi della filosofia occidentale. Il pensiero di Budda era rivolto a tutti coloro che desideravano mettere in pratica i suoi insegnamenti e non ad un numero ristretto di asceti. Questo seme col tempo svilupperà un immenso albero con tanti rami diversificati, dal Tantrismo tibetano allo Zen giapponese. Siddharta Gautama principe, nato nel 563 a.C. ai piedi dell’Hymalaya, crebbe in un ambiente ricco e raffinato, poi si staccò da questo mondo per diventare monaco. Morì verso il 483.

 

I concetti.

I concetti che stanno alla base del messaggio del Budda sono il risveglio, di illuminazione o liberazione. Il risveglio da un ‘sonno’ della mente, dal mondo dei miraggi e dei fantasmi. L’illusione di credere di esistere come qualcosa di individuale e separato dal resto. Come se un’onda del mare credesse di essere unica e sola. L’onda è solo come un disegno che emerge e dura un’ attimo, legata al movimento continuo dell’acqua. Se tentasse di credere di essere unica e sola si troverebbe in una lotta disperata contro la realtà.

 

La pratica.

Mille sono le pratiche che si possono adottare. Nel tempo l’uomo che ha necessità di immagini e riti ha costruito a discapito del vero e puro insegnamento del Budda una serie di cerimoniali. Forse la cosa migliore è leggere il Dhammapada una semplice raccolta di frasi ed aforismi attribuiti allo stesso Gautama Budda.

 

Alcuni passi del Dhammapada:

 

Come il fabbro raddrizza

una freccia,

così il saggio governa i suoi

pensieri,

per loro natura instabili,

irrequieti 

e difficili da controllare.

Non lasciare che la ricerca

del piacere

ti distragga dalla meditazione

e dal tuo stesso bene.

Anzichè badare agli errori

altrui 

osserva i tuoi,

esamina ciò che hai

commesso 

e ciò che hai omesso di fare.

Controlla la rabbia

come un buon auriga

governa il suo carro

impazzito.

Pratica ciò che predichi.

Prima di cercare di

correggere gli altri

fa una cosa più difficile:

correggi te stesso.

Nobile è colui che non fa del

male

ad alcuna creatura vivente.

Tu sei il tuo solo maestro.

Chi altro può guidarti?

Diventa padrone di te stesso

e scopri il tuo maestro

interno.

La padronanza della propria

mente,

ribelle, capricciosa, e

vagabonda,

è la via verso la felicità.

 

Read Full Post »

Giù la maschera!!!  Italo Soffiolotti, il più grande flautista italiano, il primo dei primi flauti in orchestra, il plurimpegnato docente in corsi e masterclasses, il membro onnipresente in concorsi e audizioni, lui, il “flauto italiano”, l’ onnipotente, l’ onnisciente, l’ onnivoro, l’ uno e il trino, ha chiesto a un prete di volersi confessare. E’ stanco e sente un grosso peso sullo stomaco. Vuole liberarsi la coscienza, chiedere perdono al mondo e ai flautisti, sperare di vivere in pace gli ultimi anni della sua vita. Ma nessun prete ha voluto assumersi un compito così gravoso…….. Soffiolotti è solo, solo con i suoi rimorsi, piegato in due dal dolore. Non suona più, non fa altro che piangere e digiunare tutto il giorno; ha chiesto ad OZ di poterlo intervistare, promettendo – questa volta – di dire tutta, ma proprio tutta la verità e sperare, se non in quello di Dio, almeno nel perdono degli uomini. OZ ha accettato per amore di verità e per venire incontro ad un povero, misero uomo che il caso e la sorte hanno spacciato – da sempre – per un artista di primissima classe.

 

OZ. Maestro Soffiolotti, ma cosa le è successo, perché questa voglia di volersi confessare………

 

S. Mi aiuti, OZ, la prego; non ce la faccio più. Non voglio più vivere come ho fatto finora, succhiando il sangue degli altri, calpestando i sentimenti e la dignità delle persone, truffando il pubblico, gli allievi……. Mi aiuti, OZ, la prego, o altrimenti mi uccido. Non sto scherzando…..voglio pentirmi!!!!

OZ. Che parole grosse, Maestro……. Si calmi ora, vedrò come posso aiutarla. Ma intanto mi dica: è disposto a dire tutta la verità? Sa, prima del pentimento è necessaria la confessione…..

 

S. Sì, sì, lo giuro. Voglio dire la verità anche se ciò mi coprirà d’ infamia; ma non mi importa. Voglio andare davanti a Dio con la pancia piena e …..accidenti! ma che diavolo sto dicendo? voglio andare davanti a Dio con la coscienza pulita e lasciare sulla terra la memoria sporca di me, perché questo è quello che merito, per quello che sono, per come mi sono comportato, per il male che ho fatto…….

OZ. Capperi!, Maestro, il fatto non è di poco conto…. Da dove vogliamo cominciare?

 

S. Dall’ inizio, OZ, voglio dire tutto dall’ inizio.

OZ. OK. Allora, Maestro Soffiolotti, mi dica: come era da studente?

 

S. Oh, bravo, veramente…..

OZ. Non starà mica mentendo, vero?

 

S. No, no; ero veramente bravo. Passavo intere giornate sullo strumento e il mio Maestro era molto orgoglioso di me.

OZ. Come è entrato in Orchestra? Deve aver superato una selezione difficilissima, suppongo…..

 

S. Ecco la prima bugia. Questo è quello che ho fatto sempre credere. In verità, mi hanno chiamato perché non c’ era nessun altro oltre me. Mi facevano fare il primo flauto, il secondo, l’ ottavino, l’ usciere e il guardarobiere; alcune volte ho cantato addirittura nel coro…. Dunque, concorrenza zero, era tutto facile, non c’ era da lottare per niente. E dire che in orchestra non ero neanche un asso, lo confesso. Allora, per prima cosa, mi feci insegnare tutti i trucchetti: questa posizione per non calare, quest’ altra quando il fa diesis è forte, qui puoi anche far finta di suonare perché tanto non si sente niente, qui sono importanti solo le ultime tre note perché nelle altre sei coperto dalle percussioni, ecc. ecc. Ecco, ho imparato il mestiere come un macellaio, senza raffinatezza, cercando di fregare i direttori, specialmente i più fessi.

OZ. Mamma mia, cosa sento, Maestro! E il pubblico?

 

S. Il pubblico? E chi lo ha mai visto! Non me ne sono mai curato…… Se qualcuno veniva a congratularsi con me (e io non ho mai capito perché), facevo come i miei colleghi: gli mostravo un bel sorrisone, accennavo un inchino ipocrita e via. Ma lei lo sa perché tutti mi hanno sempre definito una “persona amabile”? Perché non ho mai preso posizione, non ho mai espresso un parere, ho sempre detto di sì, e loro hanno incominciato a pensare che io fossi gentile, amabile, buono. In realtà, sono un ipocrita, un egoista, uno che non dice mai quello che pensa perché ………….. non mi frega niente degli altri! Mi faccio sempre gli affari miei io – eh!, eh!, eh! – e agli altri dico sempre di sì. Funziona, sa? Non disturbi, non dai fastidio, e loro ti accettano, anzi, ti ringraziano pure……

OZ. Ma così facendo dimostra di essere – umanamente parlando – una……… beh!, ora non vorrei offenderla.

 

S. Sì, sì, lo dica pure, se vuole! Sono proprio quello che lei pensa. Ma gli altri non lo sanno o, almeno, non tutti se ne sono ancora accorti. Ma ora lo dica lei, OZ, per cortesia, lo urli al mondo, dica a tutti di aprire gli occhi davanti a questa melma di uomo…. Voglio espiare, voglio espiare!!!!!

OZ. Su, si calmi, beva un po’ d’ acqua. E ora mi dica: come è – o come è stato – il suo rapporto con gli allievi?

 

S. Anche qui, mi rendo conto di esser solo una melma! All’ inizio, ho approfittato dei miei allievi più bravi per farmi il nome di buon insegnante e poi …….via, li ho gettati come spazzatura. Non ho mai mosso un dito per loro. Non mi espongo mica, io, per gli allievi. Io mi faccio solo gli affari miei – eh!, eh!, eh!. Oggi non saprei neanche dirle quanti allievi ho, non li conto più ……………

OZ. Quanto prende a lezione?

 

S. Dipende, 150, 200 Euro

OZ. E non le sembra un po’ esagerato?

 

S. Altroché, se è esagerato; anzi, sono soldi letteralmente rubati…….. e poi, senza dire niente!

OZ. Come sarebbe “senza dire niente”?

 

S. Sì, sì, proprio così! L’ allievo suona; io ascolto – o faccio finta di ascoltare. Quando ha finito dico le cose che lui vuole sentire, non la verità – mica sono fesso io….. – sempre smozzicando le parole. Per esempio: “sì, va bene il Mozart che hai suonato, solo ci vorrebbe un po’ più ….. un po’ più ….. un po’ più scatto. Ecco sì: un po’ più scatto!” E basta. L’ allievo torna a casa contento. Si è fatto magari 300, 400 chilometri per venire a sentire solo due parole. E io intanto intasco i soldi…. Avanti un altro….Debussy, Syrinx: “Sì, va bene, solo il suono può essere un po’ più ……… un po’ più…… un po’ più in alto. Ecco, sì: il suono un po’ più in alto”. E via, altre 200 mila lire. Loro sono contenti perché sul curriculum possono scrivere che sono allievi di Soffiolotti, i genitori mi osannano e io …….. io mi faccio gli affari miei! – eh!, eh!, eh!

OZ. Madre mia, Soffiolotti, lei è una spregevole sanguisuga…….

 

S. Altroché! E lo divento ogni giorno di più, sempre di più, sempre di più. Meno dico, e più gli allievi vengono ………. E io mi faccio gli affari miei, eh!, eh!, eh! E poi, diciamo la verità: di Bach, di Mozart, di Debussy, io non so proprio niente ……….

OZ. Come non sa proprio niente ………

 

S. Sì, sì, è la verità. Io non ho mai studiato, non ho mai approfondito. Ripeto più o meno quello che mi ricordo di aver sentito, da un direttore d’ orchestra o da un altro flautista……… Racconto gli aneddoti, insomma, capisce? …….. ‘e fatterielle, come dicono a Napoli. Gli allievi si divertono, io non faccio fatica, intasco i soldi, e mi faccio gli affari miei – eh!, eh!, eh!.

OZ. Ma il Maestro non dovrebbe aprire gli occhi all’ allievo?

 

S. Chiedo scusa, ma non ho capito la domanda ……..

OZ. OK, lasciamo perdere. Torniamo a noi: quindi lei è soltanto …….. un grande bluff?

 

S. Sostanzialmente sì. Se il pubblico, come una volta, potesse tirare i pomodori ma sa quante volte sarei tornato a casa tutto impataccato, come il parabrezza di una macchina parcheggiata per una giornata intera sotto un nido di piccioni ………. Ma ora – per fortuna – sono tutti educati.

OZ. Scusi, Soffiolotti, ma io non capisco: è possibile che gli allievi non l’ abbiano mai smascherata?

 

S. Eh!, eh!, eh!, no…. e per vari motivi. Primo: non esiste alternativa alle mie accademie. Secondo: non c’ è abitudine alla ricerca. Terzo: c’ è il ricatto nascosto delle audizioni.

OZ. Confessi tutto, Soffiolotti, si spieghi meglio.

 

S. Va bene. In Italia insegnano quasi tutti come me e allora, melma per melma, è meglio sporcarsi con il mio nome, no? Non hanno alternativa, capisce, gli allievi sono “costretti” a studiare con me, io, l’ onnipotente, l’ onnisciente, l’ onnivoro, l’ uno e il trino …… Secondo: nessuno vuole che l’ allievo apra veramente gli occhi perché, in questo caso, finirebbe poi con il separarsi presto dal Maestro, col rendersi artista autonomo. E io questo non lo voglio perché se no finiscono i soldi. E allora, solo due parole, un bel sorriso e via, arrivederci e grazie – e io mi faccio gli affari miei – eh!, eh!, eh!. Nelle accademie non si fa mica ricerca: è solo consumo, aneddoti e sorrisini. Certo, se ci fosse un’ Accademia seria, io chiuderei bottega ……… Terzo: il ricatto delle audizioni. L’ allievo fa questo ragionamento (e io mi faccio gli affari miei – eh!, eh!, eh!): siccome Soffiolotti è in commissione dappertutto, io studio con lui così – forse – avrà per me un occhio di riguardo. Ma questo ragionamento non funziona, non può funzionare.

OZ. Perché?

 

S. Intanto perché a me degli allievi non me ne importa niente. E poi anche per un altro motivo….. Ascolti, le voglio fare un esempio, così lei capisce bene.

OZ. Ma io ho già capito tutto, Soffiolotti…….

 

S.E’ ora che capiscano anche gli allievi, allora. Ecco l’ esempio: è stato bandito un concorso per un posto di primo flauto nell’ Orchestra Tal dei Tali. Io, Soffiolotti, l’ onnivoro, l’ uno e il trino, sono ovviamente in commissione. 50 candidati. 35 si presentano come miei allievi. Vince un mio allievo. Si sparge subito la notizia: ha vinto un allievo di Soffiolotti. Altri allievi corrono a studiare con me – e io mi faccio gli affari miei – eh!, eh!, eh!. Al prossimo concorso si presentano 70 allievi. Incredibile: 60 sono allievi miei! Anche questa volta vince un mio allievo ma ………ecco ora il punto, ecco la verità: un mio allievo ha vinto ma 59 miei allievi hanno perso, 59 capisce? Così come nel concorso precedente 34 allievi miei avevano perso …… Ma questo non fa notizia, nessuno se ne accorge! Nessuno sembra convincersi del fatto che se è vero che vince un mio allievo, è anche vero che perdono 50 miei allievi!!! Ma fa notizia solo chi vince; gli altri intanto continuano a pagare – e io mi faccio gli affari miei – eh!, eh!, eh!.

OZ. Ma come è possibile……… le sarà pure capitato che qualche candidato escluso – magari bravino – le abbia chiesto delle spiegazioni, abbia voluto conoscere la ragione della sua esclusione….

 

S. Sì, sì, certo…… Ma anche in queste occasioni riesco sempre a cavarmela bene, sfuggendo come una anguilla alla loro delusione, alla loro rabbia.

OZ. E come?

 

S. Confondendoli ancora di più (e intanto, mentre loro si mordono le labbra, io mi faccio gli affari miei – eh!, eh!, eh!). Spesso, con loro, ci sono pure i genitori; quasi sempre ignari, poverini, senza parlare, non sospettano mai nulla, men che meno che io sia quel viscido che ora lei sa….. Ecco, quando un ragazzo mi chiede “Maestro, come ho suonato, cosa può dirmi della mia esecuzione, perché sono stato escluso?”, io rispondo quasi sempre così, perché funziona, sa? “Vedi, hai suonato molto bene, sai?……. solo che, di tanto in tanto, nel tuo suono si avverte come una punta di asprigno….. ma che testata usi?” Così dicendo, il poverino se ne va ancora più confuso pensando di dover cambiare testata, credendo che il problema è nella boccoletta, ecc., ecc. – e io mi faccio gli affari miei – eh!, eh!, eh!.

OZ. Madre mia, Soffiolotti, lei è un essere davvero spregevole, andrà sicuramente all’ inferno, verrà messo su una graticola e cucinato come uno spezzatino……..

 

S. No, la prego, OZ…… non dica queste cose……. non mi parli di spezzatino………

OZ. Va bene. Un’ altra domanda allora: che flauti ha usato?

 

S. Ma che mi frega dei flauti…….. ne ho cambiati tanti, come fossero spazzolini da denti! Con tutti i soldi che ho rubato agli allievi…… Qualche volta ho anche mandato i miei allievi a comprare un flauto nuovo, o una nuova testata, e poi passavo al negozio a intascare la percentuale ………

OZ. Come è stato il suo rapporto con i colleghi?

 

S. Ma che mi frega dei colleghi…….. Davanti una faccia, e dietro l’ altra. Però non ho mai parlato male di loro, non ho voluto mai inimicarmi con nessuno. Non mi sono mai esposto, io! Sempre zitto, acquattato nell’ ombra, a pensare ai fatti miei – eh!, eh!, eh!. Quando si suona in pubblico, tutta cortesia e sorrisi. Dietro, ognuno per sé. Non esiste amicizia tra me e i colleghi, perché non mi sono mai curato di nessuno.

OZ. E il suo rapporto con i compositori?

 

S. Dei passati non ho capito mai un granché. Mi sono sempre limitato a seguire il solito cliché esecutivo, imitando ora questo, ora quello tra i maggiori flautisti del momento. Dei contemporanei, non solo non capisco nulla ma non penso nulla. Loro mi chiedono di suonare quella roba lì, e io lo faccio. Punto. Il pubblico ascolta in silenzio senza capire niente, ma non osa mai muovere una critica per paura di fare la figura dell’ ignorante e così, di anno in anno, continuo a spacciare tanta immondizia per ora colato. Esecutori, compositori, pubblico: tutti contenti, e io mi faccio gli affari miei – eh!, eh!, eh!.

OZ. E dunque, Soffiolotti, sta dicendo di non aver ricercato mai uno stile interpretativo ………

 

S. Ma se non so neanche che cosa sia uno stile interpretativo …….. Ma mi ha visto bene in faccia? E secondo lei, uno che ha una faccia come la mia perde il suo tempo alla ricerca di uno… come ha detto?…ah sì, di uno “stile interpretativo”? Ma non mi faccia ridere… E’ vero: dicono che c’ è differenza tra barocco tedesco e barocco italiano e, in  quest’ ultimo, tra Vivaldi e Pergolesi…….: ma io che ne so? Il piano è piano e il forte è forte; qua legato e là staccato… ecco cosa penso io! Poi, se qualcuno si inventa un effettino che mi piace, allora lo imito e diventa di moda, se no niente, rimane tutto com’ è. Del resto, provi a riflettere: esiste oggi, secondo lei, un flautista che corrisponda a Benedetti Michelangeli per i pianisti, a Karajan per i direttori, alla Callas per i cantanti, a Rostropovich per i violoncellisti? Certamente no! E allora perché dovrei essere proprio io a incominciare? Io mi faccio solo gli affari miei – eh!, eh!, eh!. Sorrido agli allievi e a chi organizza i miei corsi e vado avanti così. Certo, se ci fosse un’ Accademia seria ……..

OZ. Cosa pensa dei flautisti della nuova generazione?

 

S. Sono tutti più bravi di me. Ma proprio tutti, sa? Forse anche loro lo sanno e se vengono ancora a studiare con me è solo per la storia delle audizioni…. Anche se ultimamente ……

OZ. Insomma, Maestro, stiamo tutti sotto ricatto……

 

S. Sì, è proprio questa la verità, un’ intera generazione sotto ricatto. Per mancanza di alternative valide (certo, se ci fosse un’ Accademia seria ……), o per l’ affare delle audizioni. Io sguazzo felice in questa situazione, ma ora voglio espiare. Non ce la faccio più. Cosa posso fare per liberare la mia coscienza? Per favore, OZ, mi dica cosa pensa, mi dia una parola di conforto ……

OZ. E’ perfettamente inutile che io le dica cosa penso di lei, Soffiolotti: lei è spregevole, su questo non ci sono dubbi. E’ spregevole perché non ha mai agito per aiutare gli altri, ma si è mosso solo per il suo esclusivo tornaconto personale. E’ spregevole perché non ha mai preso posizione, non ha mai lottato per il bene, è vissuto sempre dietro quella maschera bonaria dell’ ipocrisia. E’ spregevole perché anche quando non le sarebbe costato niente, non ha mai mosso un dito a favore di chi aveva veramente stima di lei ……

 

S. Accidenti, OZ, e ora che posso fare ……..

OZ. E’ tardi, Soffiolotti, lei non può fare proprio più nulla. Può solo augurarsi che gli allievi e il pubblico aprano presto gli occhi sul suo conto e la lascino sola, a tormentarsi con la sua coscienza, tra lo sporco delle sue memorie, senza infierire su di lei. I soldi che ha rubato, intanto, li restituisca……

 

S. E a chi, se non ricordo neanche a chi li ho presi …….

OZ. Faccia una donazione anonima a un ente di beneficenza o a una associazione umanitaria.

 

S. E a che serve?

OZ. A potersi guardare allo specchio senza disgusto, ad espiare in parte il suo egoismo onnivoro, a restituire un po’ di dignità al suo nome.

 

S. E’ quello che vorrei riuscire a fare, OZ. Ma lei – la prego – non agisca mai come ho agito io…..

OZ. Cosa fa, Soffiolotti, si mette a fare anche le prediche, adesso?

 

S. No, no, mi scusi…. Non volevo. Per un attimo mi è sembrato come di voler pensare a lei. Proprio io, che per tutta la vita non ho fatto altro che pensare agli affari miei – eh!, eh!, eh!.

Tutto bello, tutto grande, tutto……falso!

 

 

Quando si fa ricorso alla tecnica espressiva del discorso vacuo, si può dire tutto senza, in realtà, dire niente. E chi legge, o ascolta, crede di capire, ma si sbaglia. O, meglio, capisce benché non ci sia proprio nulla da capire perché ……. non c’è niente di vero, è tutto falso. Ne volete una prova?

Divertiamoci a leggere l’ intervista virtuale che OZ ha fatto a due sorelle: Virginia Batter, celebre prostituta e Flora Batter, altrettanto celebre flautista. OZ ha rivolto le stesse identiche domande sia all’ una che all’ altra artista, ricevendo risposte che – guarda un po’ – coincidono perfettamente, cioè sono validissime in entrambe i casi. Al di là di qualsiasi e fin troppo facile insinuazione, ciò dimostra quanto siano inutili quelle interviste in cui i problemi si affrontano solo in superficie, senza sostanza, nel linguaggio sterile che non comunica conoscenza, che non promuove alcuna forma di ricerca, che serve solo ad un patetico esibizionismo di facciata.

 

D. La prima domanda è d’ obbligo, Signora: è contenta dei traguardi finora raggiunti?

R. Sarei un’ ipocrita se fingessi modestia. Sì, sono molto contenta della strada percorsa, così piena di soddisfazioni, di apprezzamenti da ogni lato. Mi ha permesso di aprirmi ad ogni esperienza che – le garantisco – non ho mai rinunciato a vivere con la massima intensità.

 

D. Come e quando ha deciso di intraprendere la Sua professione?

R. Oh….., ero molto giovane e poi – come forse anche Lei saprà – sono figlia d’ arte. Mia madre e mia nonna avevano il mio stesso talento. Da bambina, ricordo, per farmi mangiare mi raccontavano degli entusiasmi che mia nonna sapeva suscitare a corte……Restavo incantata davanti alla magia di quelle storie. Mi raccontavano sempre di quando, ad un ricevimento, il Re in persona prese la mano di mia nonna (esperta su più strumenti) ed esclamò, tra lo stupore dei suoi ospiti: “Signora, Lei è una vera artista, ha saputo mostrare a tutti l‘ infinito che è dentro di Lei. Non c’ è strumento, qui a Palazzo, che Lei non abbia saputo dominare”. E così, cosa vuole, non volevo essere proprio io la pecora nera che interrompesse una gloriosa tradizione di famiglia. E poi, in confidenza, anch’ io ci tenevo a raggiungere una certa posizione. E dunque, grazie ai consigli e alle mani paterne dei miei primi Maestri, vidi la strada del mio lavoro aprirsi davanti a me.

 

D. Riconoscerà che è una professione stancante, Signora, che obbliga a ritmi forzati, a continui spostamenti……..

R. Sì, è vero, alle volte, dopo una giornata di lavoro, mi sento sfinita e vorrei stare finalmente sola con me stessa. Pensi, la mia giornata inizia presto, alle nove sono già pronta per il mio training quotidiano. E non tutti i partners – glielo voglio proprio dire – si rivelano graditi; pensi che alcuni (soprattutto i direttori) vogliono che io stia sempre in piedi perché, in tale posizione, si sente tutto molto meglio fino giù, in fondo. Quando siamo in ensemble, allora va bene anche seduti, benché i muscoli dell’ addome finiscano con il contrarsi troppo anche se, in questa posizione – lo riconosco -, si migliora notevolmente il sostegno all’ imboccatura. L’ importante è che non ci siano le percussioni, altrimenti c’è sempre da cambiare posizione tra una sessione e l’ altra. Sì, è vero, so bene che le percussioni, tutta la batteria, sono importanti; nella nostra arte il ritmo è fondamentale. Se non hai il senso del ritmo, questo lavoro non lo puoi fare o forse sì, se non hai nient’ altro stretto in mano, puoi comunque provarci, ma non farai molta strada.

D. Mi stava parlando dei Suoi primi Maestri: che ricordo ha di loro? Cosa Le resta dei loro insegnamenti?

R. Un ricordo fantastico! Erano persone stra-or-di-na-rie! Ricordo quel che mi disse il mio primo Maestro: “Mia cara, ricordati sempre di non cavalcare due tigri contemporaneamente!” Che uomo che era! Ogni cosa che gli usciva dalla bocca aveva il sapore della verità, anche se a volte …… era un po’ amaro. Era un didatta formidabile! Mi ha dato tutto, ma proprio tutto; e sapeva sempre dove mettere le mani. Solo una volta – credo – non comprese la mia interpretazione e allora si ritirò arrabbiato. Lo vidi farsi piccino piccino. Poi, però, volle scusarsi. Ci riunì tutte nella stanza dove facevamo lezione, disse di aver capito il suo errore: io cercavo di minimizzare ma lui, sorridendo bonariamente e con aria quasi dimessa, riconobbe davanti a tutte noi di aver sbagliato e volle mostrarci il peso del suo fallo. E fu solo allora che io capii veramente di che pasta era fatto. Degli altri Maestri ricordo poco, li frequentavo solo d’ estate, più che altro per farmi dare una controllatina alla tecnica. Per i miei gusti, erano comunque un po’ troppo maniacali: uno era fissato con i colpi di lingua, mamma mia quanti ne conosceva! un altro insisteva sempre perché io migliorassi nei salti. Ma, a parte ciò, di loro non mi è rimasto dentro niente.

D. Come sono i rapporti con la Sua famiglia; voglio dire: riesce a conciliare i Suoi impegni professionali con il Suo ruolo di moglie e di madre?

R. Fantastici! Ho un marito fantastico! Oh, il mio caro maritino, così pieno di vita, si interessa di tutto: di bricolage, di vela, di equitazione, di astronomia, di arredamento…. ah! che uomo! Di recente mi dice che accusa spesso come un peso alla testa: credo – ma non ci giurerei – che sia a causa del mio lavoro. Anche il mio psicanalista mi ha consigliato di tenerlo un po’ più ai margini dei miei interessi. Per la sua tranquillità, dice. Poi ho tre splendidi figli: Lulù, che vive a Parigi e studia art design; Gustavo, nato dal mio primo matrimonio con un fantino italiano, e l’ ultima – si chiama come me e mi dicono che mi somigli come una goccia d’ acqua. Pensi, ha solo nove anni e già rivela un fortissimo talento artistico anche se – bisogna capirla – non sa ancora che pesci pigliare.

D. Dove vive abitualmente?

R. Ma come glielo devo dire: la mia casa è il mondo, mio caro. Però, in tutta franchezza, preferisco le grandi città, perché danno maggiori opportunità sia al centro che in periferia. Anche se oggi, con l’ inquinamento, il traffico, l’ elettrosmog, essere artisti è diventato un mestiere difficile. Nessuno cerca più la bellezza, tutti corrono dietro alla tecnologia….. Si figuri quanto sia diventato difficile per me, io che non amo affatto la tecnologia; sarà perché ho una impostazione molto naturale….. Ma oggi, tutto questo non basta più. Si vuole la perfezione a tutti i costi. Se scoprono che hai un neo, sei fregata per sempre. E allora occorre una grande capacità di manovra per orientarsi tra tutto ciò ti viene messo davanti, giorno dopo giorno; e la dote più importante resta sempre la flessibilità. Senza flessibilità non si va avanti. Si sta fermi sulle gambe o, se sei fortunata, si va all’ indietro. Occorre dunque una grande apertura per poter accogliere il nuovo senza scalzare il vecchio e stare sempre al passo con i tempi. Ciò che una volta poteva andar bene, oggi può risultare stretto, e questo non è più ammissibile, non è arte……

D. Signora, come si prepara al lavoro di ogni giorno, qual è il segreto che rende così magiche le Sue performances?

R. Alimentazione frugale, passeggiate solitarie anche d’ inverno, ogni tanto un breve soggiorno al fresco, per ritemprare le ferite causate dallo stress. E poi, analisi, analisi e ancora analisi! Senza analisi non potrei mai conoscere i valori esatti che mi richiede chi mi sta davanti; chi paga pretende da te sempre il meglio e non ti guarda mica in faccia! L’ analisi, dunque, è fondamentale.

D. Mi scusi se oso: assume farmaci, o droghe, o alcool?

R. Ora non più. Una volta, ma ero all’ inizio della mia carriera, ogni tanto assumevo qualcosa per via orale, ma ora preferisco una bella porzione di pesce, quando capita, che è altamente nutritivo e ti tira su. Di tanto in tanto, però, non so rinunciare ad una spremutina.

D. Come è il Suo rapporto con i produttori artistici?

R. Fantastico! Stupendo! Ma anche qui, la strada è stata tutta in salita. Dapprima nessuno ti garantiva niente, non c’ erano impegni scritti, si faceva tutto oralmente. Poi – ero in tournée in Africa, ricordo – imparai a mettere nero su bianco, come si dice. Che è poi sempre la cosa migliore. Oggi, comunque, in un modo o nell’ altro mi conoscono quasi tutti i produttori e soprattutto quelli con i quali sono entrata in contatto (e sono tanti) muovendomi in lungo e in largo. Guardi, non lo dico per vantarmi ma ogni volta che mi incontrano, basta che io apra bocca, prima ancora di accostarmi lo strumento alle labbra, subito si alzano tutti in piedi. Era già successo al mio primo concorso, con il membro esterno che non riusciva più a calmarsi per la gioia…. Che giornata fu quella!: eseguii le Danze che erano obbligatorie in programma tutte d’ un fiato, senza mai fermarmi. I presenti erano eccitatissimi. In città non si parlava d’ altro; in pochi giorni, mi ritrovai letteralmente sulla bocca di tutti. Ma alla serata conclusiva, solo pochissimi riuscirono a venire. Gli altri, poverini, restarono a bocca asciutta e con le mani in mano, per motivi organizzativi, spiegò il Sindaco. Mi diedero ovviamente il primo premio; alcune signore, tutte vestite con i costumi tradizionali mi recarono una corona di fiori, ma i membri del Comitato artistico, giudicando la corona un po’ …. funebre, subito scompaginarono i fiori e mi fecero un mazzo enorme e, infine, anche il direttore artistico volle lasciarmi un ricordo personale: l’ AIDS (Associazione Internazionale dello Spettacolo); ne divenni presto socio onorario. Lei ha già avuto modo di sentire questa sigla?

D. Ha qualche allieva desiderosa di apprendere e di continuare la Sua arte?

Ne potrei avere tante, ma non ho mai voluto insegnare. Vorrei urlarlo ai quattro venti: ognuna deve trovare la sua strada e sapersi collocare al posto giusto e lasciarsi illuminare dal fuoco della sua passione. Prima o poi, l’ incontro avverrà. E poi, vede, oggi non avrebbe più alcun senso parlare di scuole: gli apporti ci giungono da ogni parte, dall’ Albania, dall’ Ucraina, senza dimenticare il grande contributo da sempre datoci dall’ Africa, la terra di Cleopatra, dove le gazzelle corrono felici e i leoni dormono a pancia all’ aria….. Non voglio dare lezioni, dunque, ma un consiglio forse sì, lo posso e lo voglio dare, soprattutto ai più giovani: ascoltate la vostra voce, apprezzate ciò che sta dentro di voi ed imparate poi a tirarlo fuori, nel modo e al momento giusto. Questa è l’ unica cosa che mi sento di dire.

D. Lei predilige qualche strumento in particolare?

R. Ho imparato ad esprimermi con qualsiasi strumento, che considero parte integrante del mio corpo. Di recente, però, ne ho acquistato uno in legno perché è di spessore maggiore e ha una migliore capacità di proiezione. Ma non voglio dire di più, in questo sono e resto abbottonatissima.

D. Un’ ultima domanda, prima di lasciarla: quale repertorio preferisce di più?

R. Il romantico, dal trio fino all’ ottetto, così complesso, profondo, coinvolgente.

D. E delle registrazioni cosa pensa?

R. C’ è, per i miei gusti, un ricorso eccessivo all’ elettronica e si finisce col perdere la tattilità dell’ esperienza. Una volta gli artisti come me lasciavano sempre la propria impronta personale. Era considerato un dovere, un obbligo verso la società. Oggi invece è tutto elettronico, non fa più per me. A costo di apparire un po’ retrò, preferisco ancora il rapporto diretto alla  registrazione: stare lì, quando ti chiamano per il tuo turno, in una stanzetta insonorizzata, con gli altri che ti ascoltano da dietro la vetrata, sotto un cono di luce, mentre le bobine cominciano a girare……..

Bene, l’ intervista alle artiste Virginia/Flora Batter è finita. Tutto chiaro? Bello il mondo dell’ arte, vero? Fantastico!….. Stupendo!……. Meraviglioso!…… E, dietro l’ iperbole, solo l’ esibizionismo del narcisista, il vuoto del pensiero. Ma certo, mi direte, nessuno pubblica interviste come questa, questa è soltanto un’ intervista virtuale…

Che Iddio Vi illumini.

Un saluto da OZ.

TORNA SU

Flauti in legno tra avanguardia e revival

 

 

Negli ultimi tempi non è insolito vedere flautisti impegnati su flauti o testate di legno; stiamo parlando dei flauti in legno sistema Boehm – ovviamente – e non del più antico traversiere. Si tratta per lo più di concertisti che hanno deliberatamente scelto uno strumento in legno dopo e nonostante l’ invasione massiccia dei flauti in argento, oro e platino. Le ragioni di questa scelta possono essere tante e tutte di natura diversa. In ogni caso, per cercare di capire se ciò significhi un ritorno al passato o un passo avanti verso il futuro, è opportuno soffermarsi ad alcune considerazioni. Tutti sanno che il flauto appartiene alla famiglia dei legni ed è dunque quanto meno bizzarro constatare che siano costruiti in metallo. Il motivo di ciò è da ricercarsi nell’ impagabile lavoro effettuato nel 19° secolo da Th. Boehm (1794-1881), straordinaria figura di virtuoso, didatta, costruttore, orchestrale, scrittore e compositore. Boehm, con impegno geniale e paziente, ha saputo evolvere il flauto dall’ antico tra versiere (su cui compì i suoi studi) – basti pensare che quando lui nacque Quantz era morto da poco più di venti anni) – al modello di poco precedente a quello che noi tuttora adottiamo, fondando la sua attività di costruttore sempre su una rigorosissima indagine scientifica. Si pensò di superare i limiti del tra versiere e del primo flauto traverso in legno costruendo un nuovo strumento in metallo: tali limiti consistevano principalmente in flessibilità di suono, disomogeneità timbrica, problemi di intonazione (solo in parte), prontezza di attacco, facilità di emissione. E’ vero, l’ argento può aiutare a risolvere questi problemi, e così fu, se sempre più massicciamente il metallo andò a sostituire il legno nella costruzione dei flauti. Ma ben presto emersero nuovi limiti di natura – questa volta – più musicale che tecnica: suono alquanto “snaturato” (trattandosi di uno strumento pur sempre appartenente alla famiglia dei legni), eccessiva aggressività timbrica, scarsa definizione musicale nel ppp o nel fff, presenza quasi costante di un fastidiosissimo “taglio” metallico. Ma, tutto considerato, il flauto di metallo risultava, per suono, di gran lunga superiore al flauto di legno e anche più affidabile per la maggiore stabilità della meccanica, non più costretta a soffrire per gli “umori” delle fibre della grenadilla o del cocus-wood. E così il flauto lasciò la propria famiglia …… per vendere l’ anima al diavolo. Oggi si propongono nuovamente flauti in legno: è solo un revival? un vezzo per pochi? o una scelta intelligente? Non saprei dire. Certo è che i moderni flauti in legno risultano eccellenti perché figli da una parte della tecnologia più sofisticata e, dall’ altra, della vecchia anima artigianale. E, come tutte le creature “miste”, hanno un fascino e un’ attrazione particolare, non si discute. Cerchiamo dunque di capire meglio.

In un flauto traverso la testata rappresenta il 70 – 80% dell’ intero strumento, in termini generali di “suono”. Ne rappresenta il motore, insomma. Nella testata, un ruolo di primaria importanza è dato poi dal foro di imboccatura. Analizziamo in dettaglio. L’ efficienza di una testata scaturisce dai seguenti parametri:

–          lunghezza della testata;

–          spessore del metallo o del legno;

–          parabola interna;

–          distanza tra il tappo a vite e il centro del foro di imboccatura;

–          forma e dimensione del foro di imboccatura;

–          altezza e inclinazione del caminetto;

–          materiale impiegato (tipo di legno o di metallo).

Se una testata riesce ad esprimere un rapporto ottimale tra i parametri suindicati, allora può essere montata anche su un flauto di infima qualità per dare risultati prodigiosi. Anzi, questa può essere proprio la prova che dimostra senza alcun dubbio il ruolo primario della testata sull’ intero strumento. Ovviamente questi parametri interagiscono tra di loro; allo stesso tempo però presiedono alle caratteristiche del suono in modo più autonomo, e cioè:

–          lunghezza della testata influisce soprattutto sull’ intonazione;

–          spessore del legno determina il “colore” del suono;

–          curva parabolica determina l’ equilibrio nell’ intonazione e l’apertura della voce;

–          distanza tappo/centro foro è importante per l’ equilibrio tra le ottave;

–          forma e dimensione del foro di imboccatura creano il colore e il peso del suono;

–          orli del foro garantiscono la prontezza di attacco;

–          altezza del caminetto favorisce la proiezione del suono;

–          materiale impiegato determina la natura timbrica.

Ogni costruttore adotta misure leggermente diverse cercando comunque di raggiungere l’ ottimizzazione del rapporto tra i parametri indicati. Da qui la differenza – il marchio – tra le diverse “firme”: questa testata risulta più scura, questa favorisce una migliore proiezione del suono, quella appare più chiara, ecc. ecc. Ora, bisogna sapere che la lavorazione del metallo è cosa assai diversa dalla lavorazione del legno. Il metallo consente una migliore replicabilità nella lavorazione; per contro, testate di legno ben difficilmente potranno essere tra loro identiche. Ancora: cosa importantissima anzi, direi, la più importante è il metodo adottato nella lavorazione per la definizione del foro di imboccatura. Nel metallo ciò avviene per fusione mediante stampi, per cui troviamo boccolette identiche, perfettamente definite, e caminetti lisci e levigati. Nel legno la fusione è ovviamente impossibile. Allora è proprio ciò che rende poco “affidabili” testate (e flauti) di legno: foro di imboccatura non sempre regolarissimo, caminetti non perfettamente levigati, orlature un po’ arbitrarie. Dunque, prima necessità: definire un metodo di realizzazione del foro e della boccoletta che garantisca assoluta perfezione nella definizione degli stessi e la loro assoluta replicabilità. Secondo: la forma del foro ha la sua importanza, può essere ellittica o quadrangolare, con angoli arrotondati, con misure più o meno di mm. 12 x 10 (ma è il più o meno che fa la differenza!); con il bordo più o meno arcuato, con le alette o senza, ecc. ecc. Ogni costruttore propone un suo modello, con caratteristiche diverse. Per quanto riguarda il tipo di legno impiegato potrei dire che – in linea generale – la grenadilla offre un suono molto stabile e ricco di armonici; il bosso è più proiettivo, chiaro e brillante; il legno di rosa risulta morbido, caldo e pastoso. Come si vede, il segreto di una eccellente testata sta sia nella giusta definizione dei singoli parametri che nella loro sapiente combinazione.

Pirati, turisti, mercanti, istrioni: in una parola… Maestri!

 

Se ci fermassimo solo per un istante a meditare sulla radice etimologica della parola “Maestro”, forse proveremmo un certo imbarazzo nel vederla così inflazionata: magister, a sua volta derivante da magis, avverbio latino che significa “di più”. Il Maestro è un uomo (o una donna, s’intende) che dunque “vale” di più, perché conosce di più, perché sa di più, perché sa fare di più; ma anche perché sa dare di più, sa offrire di più; infine perché conosce il modo – le tecniche – per far maturare di più, per far crescere di più, per aiutare di più i propri allievi sulla strada della conoscenza e della ricerca. E allora – non fosse altro che per rispetto alla lingua (e alla civiltà latina) – dovremmo stare più attenti a non abusare troppo frequentemente di un titolo così importante, anche in considerazione del fatto che venivano chiamati “Maestro” Gesù Cristo, o Socrate, o Michelangelo…

Mi giungono diverse email in cui si lamentano atteggiamenti ricorrenti da parte di “Maestri” incontrati dagli Autori (per lo più giovani flautisti) nel corso di masterclasses o in sede di audizioni e concorsi:

–          scarsa disponibilità al rapporto interpersonale;

–          attenzione labile ed intermittente durante l’ esecuzione dell’ allievo;

–          incapacità di intraprendere una ricerca critica sul repertorio insieme all’ allievo, ma- per contro

–          superficialità nell’ indicare la “diagnosi” (es. “suoni troppo trattenuto” – “potresti dare di più” – “hai un bel suono ma non basta”, ecc. ecc.);

–          assoluta mancanza di una “terapia” personalizzata in grado di favorire concretamente lo sviluppo tecnico, musicale, artistico dell’ allievo.

Questi Maestri (meglio allora sarebbe chiamarli “Minestri” da “minus”=meno) rivelano – molto probabilmente – una formazione pedagogica alquanto ….. ballerina o, per meglio dire, pressoché nulla in quanto – se esistono davvero – certamente non devono mai essersi posto il problema fondamentale per chi voglia esercitare l’ affascinante arte della didattica: quello della centralità. Centralità dell’ allievo, ovviamente, e non certo del maestro nell’ ambito del rapporto formativo.  Cristo, quando insegnava, era attento più al prossimo che a se stesso, Socrate si sforzava con ogni mezzo di far scaturire dall’ allievo la verità, Michelangelo diceva che l’ opera d’ arte deve scaturire dalla materia, dove è già rinchiusa. Dunque Maestro come “illuminatore” di una ragione, di un logos, di una psyché che sono già dentro l’ allievo; Minestro, al contrario, è colui che ruba (soldi per lo più, ma anche tempo, speranze, attese) agli allievi; o che percorre la nostra Penisola piazzandosi con la propria bancarella ora qui, ora lì, imbonendo bravi ragazzi con piccole ricette più simili agli oroscopi delle cartomanti; o, e questo è il massimo, cioè il “Minestrone”, il Minestro dei Minestri, esibendosi giorno dopo giorno nell’ interminabile telenovela della propria carriera, a cominciare dagli studi con l’ altrettanto illustri Maestro XY, per poi deliziare i giovani astanti con i racconti dei viaggi, le cene, gli incontri, i pernottamenti, gli hobbies, i vezzi, i gusti particolari, ecc. ecc. Oggi, poi, hanno inventato la cosa più “figa”: l’ albero genealogico (flautisticamente parlando, s’intende), per cui tutti, alla fine, scopriamo trionfalmente di “discendere” o da Briccialdi, o da Devienne, o da Quantz. Roba da pazzi! Mi dite tutto questo, cari amici, flautisti, a che serve? Aiutatemi a capire, vi prego… La formazione culturale ed artistica – alla fine – è un fatto individuale; e ad essa concorrono tanti e tanti fattori, personali e non: intelligenza, sensibilità, talento, metodo, impegno, volontà, cultura, organizzazione, incontri casuali… Che c’entrano Quantz o Devienne o Briccialdi… Bigiotteria per i gonzi. Eppure…

Essere Maestro è affare serio, molto serio. Occorre innanzitutto una “base” etica che ti fa essere serio ed onesto nel lavoro didattico. Ciò significa, in primis, attenzione costante ed attiva verso l’ allievo che – ripeto – è elemento centrale nel rapporto formativo. E attenzione vuol dire osservazione del suo profilo tecnico-musicale, certo, ma – ancor prima – della sua personalità individuale, che è sintesi di intelligenza razionale, sensibilità, emotività, identità fisiologica, ecc. ecc.Altro che discendere da Devienne o da Quantz! (maggiori dubbi e curiosità mi assalgono talvolta allorché mi chiedo se discendo da Adamo o da una scimmia; poi però, osservandomi bene…. i dubbi crescono!!!). Il Maestro, dunque, deve partire dall’ allievo e non pensare presuntuosamente che sia l’ allievo a doversi porre al suo livello. E deve anche tenere a mente che ogni allievo è diverso – fisiologicamente, intellettivamente, culturalmente, emotivamente, caratterialmente, comportamentalmente, ecc. ecc. – e che, pertanto, ciò che dico per l’ uno può non andar bene per l’ altro, anzi, potrebbe addirittura sortire effetti diametralmente opposti. Qualche esempio? Un allievo suona con labbra eccessivamente “tirate”: se io dico “bisogna rilassare le labbra” non enuncio un principio universalmente valido, ma sto dando una indicazione molto “personalizzata”. Un altro suona con labbra troppo “rilassate”: bene, a costui dirò “unisci meglio le labbra con i muscoli laterali, quelli che sono ai lati della bocca”. Se un allievo è troppo impulsivo o “fantasioso”, cercherò di ricondurlo ad una migliore compostezza esecutiva; per contro, a chi mostra – nello stesso brano – una quasi freddezza esecutiva, cercherò di stimolare flessibilità, dinamicità, gusto. Potrei continuare all’ infinito, ma mi fermo qui per non abusare della pazienza del lettore. Attenzione prioritaria verso l’ allievo, dunque.

Andiamo avanti.

Una volta consapevole dell’ importanza della centralità dell’allievo (sarebbe cosa già fantastica!), al Maestro è richiesto un  altro dovere, questa volta più specifico: indicare all’ allievo cosa fare, perché farlo, come farlo. Vediamo di capire. Ipotizziamo che, dopo l’ esecuzione del Concerto in Sol K 313, l’ allievo, stanco e parzialmente soddisfatto, resti in attesa che il Maestro “si pronunci”. Ed ecco che, dopo qualche attimo di profonda meditazione, la Sibilla emette il responso: “sì, va bene, ma potresti cercare un po’ più di scatto, capisci?…più scatto!… anche il suono..può essere un po’ più… un po’ più… come dire…. un po’ più in alto, ecco sì! più in alto, capisci?… con più luce… pensa ai quadri di Klimt (mo’ che c… centra Klimt, mi direte voi!)”. Poi, continuando: “ricordo quando io l’ ho studiato con …. (e vai! Giù con il curriculum!!!) era il ’54? No, forse il ’64 perché ero già in Orchestra (di nuovo giù con il curriculum!!!)… il Divino Elvetico mi disse: ricordati, figliolo, che Mozart è completamente diverso da tutti gli altri: Mozart o si suona o non si suona. Ecco, anche tu… sì, insomma… lasciati un po’ più andare negli Adagi e usa più controllo negli Allegri”. Bene, cari amici, una lezione come questa è una offesa all’ intelligenza, una appropriazione indebita del denaro altrui, una autentica “presa per i fondelli”. Dimmi piuttosto, caro Maestro, che l’ articolazione in Mozart esige un maggior controllo esecutivo rispetto a quella – poniamo – in Reinecke (ecco cosa) perché l’ estetica classica esalta la misura, la simmetria, l’ equilibrio, la compostezza (ecco perché); e che, per fare ciò, occorre un maggiore controllo dell’ emissione ma, soprattutto, evitare accentuazioni ed appoggi eccessivi e regolare al massimo il peso delle singole note (ecco come). Poi, andando nello specifico esecutivo: maggiore stabilità dello strumento ma anche…di tutto il corpo (evitando persino inutili e stridenti pantomime sulla scena); uguaglianza delle dita (raggiungibile con appropriati esercizi tecnici, tra cui varianti e intervalli); uniformità di emissione con maggior utilizzo dei muscoli facciali (zigomi, arcate sopraccigliari, muscoli frontali) per favorire una migliore risonanza del suono “in alto”, ecc. ecc. Questo è far lezione! Ma non basta ancora: occorre ora saper calare, cioè adattare, ciò che si è detto alla particolare personalità dell’ allievo che si ha davanti in quel momento: lui e non altri. Altro che Klimt, nel ’64 ero già in Orchestra, discendo da Giulio Briccialdi… Questa è vergogna. Vergogna e ignoranza! E chi è ignorante non può certo insegnare. Per definizione. Può solo limitarsi a far chiacchiere inutili che non costruiscono un bel niente, non potranno mai costruire. Un Maestro ignorante – un Minestro, dunque – inganna ed offende l’ allievo già nel momento in cui pone se stesso al centro del rapporto: per narcisismo, per autoincensarsi, per….problemi molto seri derivanti dalla sua incompiuta evoluzione psichica ed intellettiva. Minestri così non servono a niente – forse solo un po’ per il curriculum, è vero – men che meno ad aiutare l’ allievo a crescere come artista. Ad essi resta solo di capire da chi discendono veramente. E forse, a loro più che ad altri, la risposta potrà venire più dalla scienza che dalla Bibbia.

Read Full Post »

“EL TABAAR”, IL MICIDIALE BLOCCO GASTROINTESTINALE

 

Nella tesina “L’Aids del cetriolo” del 2/6/11, ho parlato soltanto dell’aspetto terroristico della nuova  pandemia in corso, dando per scontato che non ci sia nulla di reale e di nuovo dal punto di vista strettamente batterico.

Gente che mangia male per tutto l’inverno. Gente che ha il colon ingessato più che costipato. Gente che normalmente si ammala e a volte persino perisce in concomitanza con l’arrivo della stagione calda, come succede agli uccellini tenuti in gabbia a semi e a mangime sintetico.

Le creature che volano sono delicatissime e cagionevoli. Basta una banale indigestione e si rinchiudono in sé. Infilano la testa tra le piume, si trasformano in una specie di palla piumata, e nessuno le salva più. In friulano diciamo che “al à el tabaar”.

Morte assicurata in un paio di giorni, per blocco gastrointestinale.

BISTECCA-DOLCIUME-ALCOL-INTEGRATORE, CIOE’ PADRE FIGLIO E SPIRITO SANTO

Questo discorso del cetriolo non è affatto superato. E ancor meno superato è il discorso connesso, quello sulle inevitabile diete alternative al mangiar sano, che incombe sull’umanità intera. Anzi è vero l’esatto contrario. E’ vera cioè la spinta politica che esiste in questa pandemia, niente affatto casuale ma da tempo pianificata, verso le diete morte, sintetiche e cimiteriali, ossia sulle diete stile Atkins-Sears-Mediterranea-D’Adamo-Dunkan-Montignac.

Diete basate sulla immancabile triplice quota cadaverinica giornaliera, e sulla debita integrazione multivitaminica e multiminerale.

LA FORMULA DI REGIME, LO SPAVENTAPASSERI, E’ BUONA PER TUTTE LE SALSE, TUTTE LE STAGIONI, TUTTE LE REGIONI (HONGKONG, MESSICO, GERMANIA)

Però, alla luce di quanto si va delineando in queste ultime ore, e grazie agli articoli diffusi su internet dall’intrepido ricercatore salutista Mike Adams, pare proprio che ci sia qualcosa in più da dirsi in tutta questa nuova montatura orchestrata secondo il solito stile hollywoodiano.

Qualcosa in più che non inficia assolutamente la nostra visuale, che è poi la medesima di quella dello scorso anno con la pandemia messicana, e quella degli altri anni con le pandemie precedenti.

Il Regime ha lo stesso vizietto tipico dei malandrini seriali.

Trovata la formula preferita la applica sistematicamente, firmando per così dire le sue malefatte, trasformandole in delitti d’autore.

PRIMA DOMANDA PERCHE’ IL CETRIOLO

Prima domanda. Perché il cetriolo? Risposta facile e scontata.

Assieme al pomodoro, alla cicoria e ai germogli, il cetriolo rappresenta il marchio della salute vegano-crudista e persino il simbolo della virilità. Niente di più utile al fegato che il modesto cetriolo, ora che il carciofo non è più di stagione. Lo scivolamento odierno dal cetriolo ai germogli, al fagiolo, al peperone e alla zucchina, o a quello futuro dell’anguria, non sposta di un millimetro il problema.

SECONDA DOMANDA PERCHE’ LA SPAGNA

Seconda domanda. Perché la Spagna, e non la Turchia, la Grecia, il Kossovo, la Serbia, o la stessa Italia, tutte regolari fornitrici dei mercati tedeschi? Qui la risposta richiede di fare alcuni passi indietro.

L’America significa oggi, più che bandiera stelle e strisce, bandiera Monsanto e bandiera OGM.

Il governo USA, e i suoi servizi segreti, avevano già minacciato di nascosto a più riprese il governo Zapatero e la Spagna, per la sua forte avversione contro gli OGM.

Caso diverso l’Italia, dove la contrarietà esiste pure, ma sta nella cultura e nella gente, più che nei politici e nei governanti di casa nostra (di destra, di centro e di sinistra), prontissimi a calare le brache, a cedere e a farsi sodomizzare come sempre dagli intraprendenti colonizzatori d’oltre oceano.

I METODI SPICCI DELLA DIPLOMAZIA AMERICANA

Conosciamo troppo bene i metodi spicci e convincenti del governo americano. Ero a Seoul nell’estate 2008, quando il segretario di stato Condoleezza Rice, col sorriso più muliebre, vezzoso e sexy possibile, trasmetteva al primo ministro koreano i messaggi più cinici, sconvolgenti e ricattatori contro un intero popolo “amico e alleato” (vedi tesina “La guerra della bistecca e il Sottomarino Rosso”, del 15/8/08). Quella storia ci ha insegnato molte cose, in fatto di pressioni e di ritorsioni politico-economiche.

UNO DEI PEGGIORI RICATTI MAI VISTI SUL PIANETA TERRA

Un intero paese, la Korea del Sud, visceralmente contrario a consumare carni bovine americane agli ormoni, e costretto ciononostante a piegarsi di fronte al diktat del governo Bush.

“O fai mangiare giornalmente le bistecche di Chicago alla gente koreana, da Seoul a Pusan, o la Hyundai non vende più una singola auto sul mercato americano”.

Non l’apertura accelerata di 300 nuovi McDonald’s, ma l’arrivo regolare, su basi mensili, di una nave-frigo carica di 60 mila manzi disossati.

Auto della polizia in fiamme e bus del servizio pubblico rovesciati, barricate e distruzioni in 10 città, una marea di cittadini distesi giorno e notte sull’asfalto prospiciente le enormi celle frigorifere portuali.

Tutto vano e tutto inutile. Un popolo koreano, gagliardo e fiero, per niente amante della carne, costretto a masticare il fiele e a rovinarsi il fegato.

UNA ESEMPLARE LEZIONE AL GOVERNO DI ZAPATERO. COLPENDONE UNO NE COLPISCI ALMENO DIECI.

Colpendo oggi la Spagna (e di riflesso le economie dell’area Mediterranea), gli orchestratori delle trame nere planetarie colpiscono in modo esemplare non solo Zapatero, ma chiunque osi opporsi alla Monsanto e agli OGM. Il mondo deve diventare docile ed obbediente come l’Argentina, o al limite arrabbiato e barricadiero, ma alla fine cedevole, come la Korea.

Questa è la vera storia dietro l’immane devastazione causata all’agricoltura biologica spagnola.

TERZA DOMANDA PERCHE’ L’ESCHERICHIA COLI

Terza domanda. Cos’è mai il ceppo 0104:H4 del colibatterio Escherichia Coli?

E’ una variazione dell’Escherichia Coli, un batterio mutevole, rare volte aerobico e amico, e molte più volte anaerobico e distruttivo, ma che è in ogni caso non-resistente agli antibiotici.

Tutto sommato un batterio democratico e popolare, facente parte al pari dell’helicobacter di quelle colonie di batteri putrefattivi che creano disbiosi e miasmi putrefattivi in ogni intestino avvezzo al consumo di carne, di uova, di latticini e di pesce.

QUARTA DOMANDA TUTTA ALL’INTERNO DEI LABORATORI DEL ROBERT KOCH INSTITUTE, L’EQUIVALENTE DEL CDC AMERICANO (INVENTORE DELLA FARSA AIDS)

Quarta domanda (4A). Come mai questo ceppo 0104:H4 di Amburgo risulta essere resistente ed inattaccabile da penicilline, tetraciclina, acido nalidixico, trimetoprim-sulfamethoxazol, cefalosporine, amoxicillina o acido clavulanico, piperacillina-sulbactam e piperacillina-tazobactam?

Quarta domanda (4B). Come mai questo ceppo 0104:H4 di Amburgo ha la capacità di produrre gli enzimi ESBL, i beta-lattamasi a spettro esteso, quegli enzimi che lo rendono resistente alle cefalosporine

(cefuroxime, cefotaxime e ceftazidime), che sono gli antibiotici più utilizzati negli ospedali?

Quarta domanda (4C). Come mai questo ceppo 0104:H4 di Amburgo possiede il TEM-1 e il CTX-M-15, due geni che a partire dal 1990 fanno rabbrividire i medici in quanto molti pazienti colpiti da quel tipo di superbug sperimentano critiche insufficienze nei loro organi più deboli, oppure più semplicemente muoiono?

Quarta domanda (4D). Come mai insomma questo ceppo 0104:H4 di Amburgo è diventato un ceppo batterico resistente a più di una dozzina di antibiotici in otto classi di farmaci diversi, ed è caratterizzato da due mutazioni genetiche mortali, nonché dalla capacità di produrre enzimi ESBL?

C’E’ ASSOLUTAMENTE LO ZAMPINO E LA FIRMA DI QUALCUNO

Le risposte alle domande 4 A-B-C-D sono tutte di tipo più politico che tecnologico.

Il codice genetico di ogni batterio porta in sé la traccia del suo percorso.

Quando i ricercatori tedeschi del Robert Koch Institute (che è l’equivalente del CDC americano) hanno decodificato la struttura genetica del ceppo 0104:H4, hanno rilevato tutti i dettagli sopra citati. In natura è impossibile, hanno commentato, che nasca un batterio di quel tipo.

Un Escherichia Coli resistente a 8 diverse classi di antibiotici sfida le leggi della permutazione genetica e anche quelle delle combinazioni naturali.

Indispensabile dunque lo zampino umano.

COSA SIGNIFICA BIO-INGEGNERIZZARE UN BATTERIO A FINI DI GUERRA BATTERIOLOGICA

Per costruire e bio-ingegnerizzare un piccolo mostro del genere occorre prendere un Escherichia Coli e sottoporlo pazientemente a reiterate pressioni di mutazione, esponendolo prima alle penicilline, prendendo poi le colonie superstiti e sottoponendole alla tetraciclina e poi ai sulfamidici, e poi via via ai restanti farmaci, per un totale di 8 volte.

E’ questo essenzialmente il metodo di selezione da laboratorio, il sistema in cui l’esercito americano costruisce da decenni le sue armi biologiche a Fort Detrick nel Maryland.

Il sistema poi che fu usato per primo dai chimici tedeschi della Farben, e che venne ben presto trafugato in America e replicato dai sovietici.

PROVE INOPPUGNABILI E GIUDIZIARIE SULLA PIANIFICAZIONE A TAVOLINO E SULLA REALIZZAZIONE-LAB DI UN SUPERBUG OCTOBIOTICO

Ecco dunque provato che questo Escherichia Coli, ceppo 0104:H4 di Amburgo, è stato progettato e poi rilasciato in qualche modo nella catena alimentare.

Siamo dunque di fronte a un superbatterio octobiotico che è il risultato di una pianificazione fatta a tavolino.

Le prove della manipolazione biologica sono inoppugnabili e stanno scritte sul dna dei batteri ritrovati.

Qui non siamo più nel campo nelle ipotesi, ma in quello delle prove giudiziarie che rivelano con chiarezza ciò che non può essere negato.

LA SCONVOLGENTE PRESENZA DI MATERIALE ORGANICO PRESO DAL BATTERIO YERSINIA PESTIS, ORIGINATORE DELLA PESTE BUBBONICA MEDIEVALE

Allo stato attuale risulta ovviamente pericoloso, soprattutto nelle persone già a rischio, o già malandate per pre-esistenti problemi gastrointestinali, epatici e renali. E’ infatti causa di HUS, ovvero di Hemolitic-Uremic Syndrome, dove si assiste spesso a blocco renale, a esplosione dei globuli rossi e conseguente decesso.

Helge Karch, direttrice del Robert Koch Institute ed anche del Consulting Lab annesso al Munster University Hospital, ha specificato che il batterio superkiller contiene non solo Escherichia Coli, come tutti si attendevano, ma anche il dna derivato da materiale organico preso da residui della peste bubbonica (1348-1351), ovvero quella Black Death o Bubonic Plague che è causata dalla Yersinia pestis.

UN LAZZARETTO MONDIALE ESULA DALLE POSSIBILITA’ TECNICHE DEI TALEBANI

In altre parole si parla di batteri ripescati che potrebbero essere causa dei peggiori disordini immaginabili, e che già dimezzarono la popolazione europea nel 14° secolo.

Come dire che il Codex punta decisamente a trasformare il pianeta non già in un NOM (Nuovo Ordine Mondiale) ma in un NLM, ossia in un vero e proprio Nuovo Lazzaretto Mondiale, coi monatti e gli untori a indossare un camice distintivo stelle-strisce, e con le vittime appestate avvolte in anonimi sacchi di iuta, ammucchiate fuori dei nosocomi o distese sui carretti di manzoniana memoria.

Questo tipo di intervento non può essere poi lavoro di talebani provenienti dal deserto dei Tartari, ma solo da scienziati-canaglia dotati di raffinati laboratori di alto livello, tipo quelli che solo Big Pharma, o i militari, o la FDA, o il CDC  hanno a disposizione.

SPAVENTOSE INTERFERENZE UMANE, SPERANDO CHE SIA COSI’. MOLTO PEGGIO SAREBBE SE QUANTO STA ACCADENDO FOSSE PRIVO DI FARNETICANTE REGIA USA.

Si dirà che tutto questo è troppo spaventoso, insensato e irragionevole. Si dirà che si tratta di speculazioni catastrofistiche. Si dirà che è diventata una moda parlar male dei servizi segreti, ed in particolare di quelli americani, degli sbarchi fasulli sulla luna, delle torri gemelle minate alla base nei giorni precedenti l’11 settembre, delle scie chimiche mirate al controllo HAARP sulle corsie elettromagnetiche, del terremoto (provocato?) di Haiti, dello tsunami (provocato?) di Fukushima.

Invece no. Sarebbe molto più spaventoso se l’uomo risultasse estraneo a tutti questi terribili accadimenti.

La natura a volte combina sicuramente i suoi guai. Ma se dovessimo attribuire a lei la paternità di tutto quanto sta accadendo, saremmo costretti a ipotizzare l’arrivo massiccio di Satana sul pianeta Terra, ovvero l’arrivo di una potenza extraterrestre pronta a farci saltare tutti per aria.

CREDIAMO NEGLI UFO, O MEGLIO TENDIAMO A NON CREDERCI.

MOLTO PIU’ SENSATO PROCESSARE LA TRILATERALE CHE DEMONIZZARE LA NATURA.

Crediamo negli UFO, ma fino a un certo punto. Fin quando non ne troviamo uno vivo o morto, e capace di dirci qualcosa di preciso circa la sua provenienza e i motivi della sua venuta, siamo costretti a ragionare coi fatti concreti e non con le fantasie sperticate dell’ufologia.

Nel mondo di oggi esiste una popolazione mondiale tutto sommato onesta e trasparente, che vive quotidianamente a diversi livelli, che vanno dalla indigenza al benessere economico, dallo status di immigrati disperati a quello di colletti bianchi inseriti più o meno positivamente nel sistema.

LE GENTI DEL MONDO

Gente con le piume e col pelo e gente con la pelle nuda, ma col tarlo del dominio e della sopraffazione.

Gente che non sa niente e gente che sa tutto, gente che firma con una X e gente dai titoli iperbolici. Gente che ha perso tutto, anche quel niente che aveva, e gente abbiente che ha in sovrabbondanza.

Gente proletaria e gente proprietaria. Gente che vivacchia e gente che stravive.

Gente in cerca di una baracca e di un fazzoletto di terra su cui sopravvivere.

Gente che si barcamena come può e che se la cava per il rotto della cuffia.

Gente che viaggia su livelli superlativi ma insostenibili, illudendosi magari che durerà per sempre.

UN CALEIDOSCOPIO DI SITUAZIONI ALLA LUCE DEL SOLE

Un caleidoscopio insomma di poveracci e di nababbi, di infelici e di contenti, di credenti e miscredenti.

Il tutto organizzato in sistemi sociali ed economici chiamati stati, governi, parlamenti, regioni, comuni, comunità europea, organismi internazionali.

Il tutto regolamentato da confini più o meno certi e sicuri, e da leggi più o meno giuste, da tasse più o meno inique. Il tutto comunque alla luce del sole.

LA DIREZIONE MONDIALE DEL PIANETA STA AL RIPARO E NELL’OMBRA

Ma ci sono anche le talpe umane, ci sono anche i sotterranei. Ci sono anche i servizi, e non intendiamo quelli igienici. Ci sono anche le congregazioni, le sette, le massonerie, le nicchie, le lobby, le trame e le sottotrame, i riti iniziatori, le messe sataniche, le Case Bianche che diventano Nere e i Bilderberg che sono tutto fuorché meeting internazionali di attempati boy-scout in vacanza-premio.

Non stiamo dicendo niente di strano e niente di segreto.

Sono cose che si sanno e che tutti possono verificare.

GLI SCHEMI SPERIMENTATI DEL REGIME SANITARIO MONDIALE, BRACCIO ARMATO DEL NOM, NUOVO ORDINE MONDIALE

Torniamo comunque a noi e al superbatterio 0104:H4.

I colpevoli li abbiamo identificati con certezza assoluta. Loro ci controllano tutti. Ma pure noi li abbiamo nel mirino, anche se sgusciano e sfuggono, anche se si nascondono al pari degli spettri.

Le loro manovre seguono schemi ormai sperimentati, schemi precisi e prevedibili di tipo calcistico, con A (possesso palla), B (smarcamento e passaggio), C (tiro in porta e rete).

Nel caso specifico la A significa “creazione del problema” (piano a tavolino e lancio della mobilitazione), la B sta per “reazione popolare”, e la C vuol dire “soluzione finale secondo i piani”.

Questo è il modo di gabbare il mondo, facendolo girare dalla parte voluta.

LO SCHEMA SPECIFICO USATO PER LA PANDEMIA DI AMBURGO

Nel caso della pandemia germanica, lo schema si legge come segue:

A)   (Creazione problema): Si mette l’Escherichia Coli (versione bio-ingegnerizzata ed octobiotica) nella catena alimentare.

B)   (Reazione al problema): Si crea il panico e il clamore mediante lo strumento televisivo, operando a macchia d’olio sul pianeta, terrorizzando la popolazione e rendendola in tal modo debole, inquadrata, standardizzata, manovrabile, giocabile.

C)   (Soluzione al problema): Si attua un controllo sistematico nella fornitura globale del nuovo cibo sintetico-OGM del futuro, e dei rimedi farmacologici ai danni causati dal medesimo, mettendo fuori legge istituzionalmente gli ostacoli peggiori che sono il crudo, le verdure, la frutta, i germogli, le iniziative salutistiche, e rilanciando con ancor maggiore forza i McDonals’s, la Coca-Cola, i maxi-macelli, la Smithfield, la NDC (National Dairy Council), più vassalli, servi e secondini.

TUTTO GIRA INTORNO ALLA FDA (FOOD AND DRUG ADMINISTRATION), DITTATRICE PLANETARIA IN TEMA DI CIBO E DI FARMACI

La FDA ha recentemente invocato gli stessi provvedimenti sul mercato americano, facendo pressioni ufficiali per imporre il Codex americano chiamato “Legge di modernizzazione per la sicurezza alimentare” (vedi anche la mia tesina “I magna-magna planetari dell’Avvocato Taylor”, del 10/5/09), che in sostanza mette fuori legge le piccole aziende biologiche-organiche familiari, a meno che non si accodino a tale legge e non lecchino le scarpe alle autorità federali.

Il primo provvedimento di Barack Obama, dopo il suo insediamento in Casa Bianca, è stata l’assunzione di Michael Taylor alla direzione del Food and Safety Working Group (Codex USA), dirigente della FDA e della Monsanto, nonchè uomo-chiave del gruppo Shapiro, gigante americano delle bio-tecnologie.

LA GENTE DEVE MANGIARE COME DIO COMANDA E DEVE CURARSI COME DIO COMANDA

La FDA ha la forza di schiacciare ogni libertà agricola e cibaria negli USA. Lo ha fatto più volte usando lo strumento della paura. La paura rende la gente disorientata, divisa, codarda, malleabile e sodomizzabile, disposta finalmente ad alimentarsi “come dio Big Blood comanda” e a curarsi “come dio Big Pharma comanda”.

Bastano pochi comunicati di stampa governativi, poche disposizioni passate via e-mail ai maggiori canali televisivi, e il gioco è fatto. Seguono poi i divieti imposti alla medicina naturale e gli attacchi concreti alle scorte alimentari, con la distruzione delle derrate deperibili e il trionfo del cibo devitalizzato.

IL CODEX E’  DOTATO DEL BRACCIO E DELLA MENTE

Non dimentichiamoci che il Codex aveva già preannunciato legalmente ed ufficialmente il suo massiccio blitz con la data del 1/4/11 (vedi mia tesina “Una intollerabile dittatura chiamata Codex”, del 26/1/11). In tutte le manovre ci vuole il braccio ed anche la mente. Il Codex ha in corso una maxi-offensiva a livello di documenti, convegni, leggi, leggine, regolamenti comunitari, veline intergovernative. Tutte cose che la gente non ha modo di seguire. E quella è la mente.

Quanto sta succedendo ad Amburgo e dintorni, ma ormai a livello planetario,  rappresenta il lato visibile, tastabile e concreto, cioè il braccio del Codex, con l’immancabile firma di Big Pharma, Monsanto, Rothschild e Rockefeller (vedi tesina “I nuovi pirati dell’Alimentarius”, del 15/4/09).

LE NOTE AMBIZIONI NEO-MALTHUSIANE DI HENRY KISSINGER E BILL GATES

Rendere le persone tutte deboli, contagiate, vaccinate ed ammalate è un sogno da tempo perseguito dai neo-malthusiani Bill Gates ed Henry Kissinger. Prima ci si guadagna sopra (con grande giubilo della Pfizer e della GlaxoSmithKline), e poi segue quella mitica moria generale che porta a una salubre riduzione della popolazione terrestre, con grande soddisfazione degli strateghi americani, timorosi di vedersi sfuggire la leadership mondiale a vantaggio delle razze prolifiche della Terra, Cina e India in particolare. Qualche conflitto teleguidato, a esacerbare i noti conflitti tra le razze e le religioni, farà da cornice a questo scenario di rarefazione progressiva dei popoli.

IL RUOLO STRATEGICO DELLA MONSANTO

La Monsanto svolge un ruolo centrale e sinergico in tutto questo. Gli OGM sono progettati per contaminare le scorte alimentari con un codice genetico che taglia deliberatamente gli appetiti sessuali, ed è pure causa di infertilità e azoospermia tra gli umani. Parliamo sempre di cibo usato come arma di guerra da parte di Big Pharma, braccio armato sanitario della Casa Bianca.

BARACK OBAMA, PERSONA GRADEVOLE E SIMPATICA, MA PESSIMO PRESIDENTE

Qualche lettore mi ha criticato perché ho parlato male di Barack Obama, definendolo come uno dei peggiori presidenti americani della storia. In apparenza ho esagerato e gli dovrei dare ragione.

Perché mai questo mio accanimento? Tanto più che nulla ho di personale contro Obama.

Ancor meno contro il colore della sua pelle, quasi bianca o abbronzata che sia, o nera che dovesse essere. Dirò anzi che mi è molto simpatico come persona. Il mio giudizio negativo è soltanto di tipo strettamente politico. Perché peggiore di Bush e Clinton? Perché quelli erano dei mediocri patentati, dei presidenti standard corrotti al punto giusto, incapaci di creare entusiasmi. Obama no. Ha avuto il torto di illudere il mondo, di accendere delle candele, di far sperare che con lui si sarebbe aperta una nuova era.

FAMIGLIA IDILLIACA MA RAPPORTI TRASVERSALI COL SATANISMO

Il nuovo presidente degli USA si presenta assai bene, giovane, sportivo, moderno, sorridente, dinoccolato. Moglie elegante e ormai celebre simbolo del verde e dell’orto biologico, aiutata da due magnifiche bambine pronte ad aiutarla. Un quadro idilliaco che intendiamo ammirare e rispettare come tutti. A maggior ragione però disturbano i legami superstretti che Barack Obama ha con la Monsanto e con Michael Taylor, come abbiamo già visto.

OBAMA PUPILLO DI BRZEZINSKI, DI KISSINGER E DI ROCKEFELLER

Chi conosce le cose della politica a fondo, sa che l’arrivo di Obama alla presidenza non è stato incidentale e nemmeno casuale, ma bensì un evento auspicato e pilotato da diversi anni, essendo lui non solo alto membro della massoneria di colore, ma anche il pupillo dell’eminenza grigia Zbgniew Brzezinski, di Henry Kissinger e di David Rockefeller, ovvero della potentissima Trilateral Commission e del gruppo Bilderberg. E quindi un perfetto uomo di apparato.

L’ELEZIONE PRESIDENZIALE DI BARACK OBAMA

Accontentare i popoli con un’immagine pulita, nuova, interrazziale, e continuare meglio di prima le antiche trame massoniche e i diabolici piani di violentare il pianeta, assoggettandolo a un Nuovo Ordine Mondiale retto dagli Stati Uniti d’America, o meglio dal manipolo di uomini che hanno le mani in pasta.

Questo il preciso quadro politico-strategico della elezione di Barack Obama a Presidente degli Stati Uniti d’America.

UNA PRESIDENZA-FANTOCCIO NELLE MANI DELLA TRILATERALE

Nulla di particolarmente drammatico. Se non ci fosse stato Obama, sarebbe stata Hilary Clinton.

Se non Hilary un altro nome del partito democratico.

Ma sempre un fantoccio nelle mani della Trilateral Commission.

Non più presidenti che si lascino trasportare dall’entusiasmo e che vadano oltre ai loro compitini di repertorio. Non più uomini stile John Kennedy.

Non più progetti entusiastici tipo Nuove Frontiere.

Non più killer tipo Lee Oswald da assoldare in funzione correttiva. Meno ancora candidati presidenziali tipo Bob Kennedy, carichi di fughe idealistiche in avanti.

Tutto dunque all’insegna dell’estrema ragionevolezza e del rispetto rigoroso degli schemi tracciati.

INCREDIBILI INTERVISTE RILASCIATE DAI DUE PIU’ POTENTI UOMINI DEL PIANETA

Intervistati sulla Trilaterale e sul gruppo Bilderberg, sia Brzezinski che David Rockefeller, sorridono e si scherniscono.

“Sono istituzioni esistenti, stanno là dove qualunque cittadino le può vedere e toccare, non ci sono cose strane e segrete, all’infuori di quelle piccole riservatezze che è giusto avere in fatto di economia internazionale”,  e quindi tutto “on the table” e niente di particolare e di misterioso “under the table”.

“Pertanto i catastrofisti sono solo buoni alleati degli scoop e della stampa catastrofistica”, sono le incredibili conclusioni dei due più potenti uomini della Grande Democrazia Stelle-e-Strisce.

LE SFORTUNATE MA ANCHE IMPREVIDENTI VITTIME DI AMBURGO

Siamo dunque finiti tutti in buone mani. La faccenda di Amburgo è soltanto uno dei tanti episodi.

Ce ne sono stati diversi e altri ne seguiranno.

Importante è capire gli eventi e non cadere nelle banali ipocrisie trasmesse dai media.

Tanto più che le morti di Amburgo rimangono sempre, tutto sommato, morti da ignoranza e da autointossicazione. Gente spugnosa ma a senso unico.

Spugne capaci sì di impregnarsi con ogni sorta di veleni, ma prive poi di ogni capacità emuntoria.

LA STITICHEZZA CRONICA RENDE LA GENTE VULNERABILE E COLPIBILE DA QUALSIASI BATTERIO, ANCHE IL PIU’ BANALE

Per quanto manipolato ed ingegnerizzato sia il superbug 104:H4, esso può diventare micidiale solo nella gente più vulnerabile, quella più stitica, quella incapace non solo di sudare, di orinare e defecare, ma persino di emettere dei gas, se non mediante reflussi acidi e disgeusici.

Per questo tipo di malati non c’era nemmeno bisogno di trafficare tanto al laboratorio. Sarebbero andati in crisi già con la normale influenza stagionale, quella che si prende ogni anno la sua quota di vittime.

LE SOLUZIONI NATURALI DELLA DOTTORESSA RIMA LAIBOW

Sul virus di Amburgo è pure intervenuta la dottoressa Rima Laibow, direttrice della Natural Solutions Foundation di Panama (www.DrRima.net). Abbiamo grande stima di questa ricercatrice, non fosse altro che per la sua epica lotta, anche a livello legale, contro la FDA e le sue malefatte.

Ma notiamo anche che pone troppa enfasi sul grado di contaminazione atomica e sul fatto che ogni abitante debba passare attraverso le chelazioni e gli integratori speciali Silver Sol (supplementi a base di boro liquido e iodina) che la sua azienda Nutronix International produce.

MONDO INQUINATO MONDO CHELATO

Rima sta focalizzando l’attenzione del suo vasto pubblico sul fatto che viviamo in stato di intensa contaminazione atomica, grazie a Fukushima e altri 5 reattori critici giapponesi.

Sta pure raccomandando  la chelazione chimica, come la sola in grado di ripescare non solo i soliti inquinanti tipo mercurio, arsenico, cadmio e nickel, ma anche gli isotopi da radiazioni ionizzanti (iodine 31, casio 137, uranio) e da materiale tossico transuranico (plutonio). La nostra posizione rimane quella di sempre: meno esasperazione catastrofistica e più rigore vegano-crudista.

RIMANIAMO OSTINATAMENTE OTTIMISTI

Non sottovalutiamo il fall-out atomico, e nemmeno le pesti bio-ingegnerizzate, ma continuiamo ad essere ottimisti, e a pensare che la via di uscita esista, a condizione di crederci e di darsi da fare per trovarla. Dobbiamo far prevalere la ragione sulla follia.

La ragione dei nostri figli e delle generazioni che verranno, contro le demenziali ambizioni dei grandi vecchi e carampani che tirano le fila del mondo intero.

DOBBIAMO SOTTOPORCI A CHELAZIONI STABILI E QUOTIDIANE, OVVERO A PASTI CHE SI DIGERISCONO E CHE RIPULISCONO IL VECCHIO E IL NUOVO

Dobbiamo però evitare di cadere nella spirale della disperazione.

Non sono d’accordo con la visuale davvero funerea della Rima.

Siamo contaminati ma abbiamo la possibilità di far fronte a questo e ad altro.

Sono anch’io a favore delle chelazioni, ma di quelle stabili e continue. Quelle innocue e prive di effetti collaterali. Quelle realizzate attraverso i mezzi che il mondo vegetale ci offre a piene mani.

Chelarsi significa mangiare magnificamente e digerire meglio, senza bastoni putrefattivi tra le ruote.

LA SALVEZZA UMANA STA NELLA NATURA E NELLA STRENUA OPPOSIZIONE A UN REGIME IN TOTALE DISFACIMENTO ETICO, MORALE, ECONOMICO E FUNZIONALE

La salvezza dell’umanità sta proprio nella natura, per quanto calpestata e vilipesa essa sia.

La salvezza sta nel licopene dei pomodori, nel risveratrolo (anti-aging, antinfiammatorio e antiossidante) dei germogli di vite e della buccia dell’uva, e in tutti gli altri micronutrienti colorati che si chiamano nutraceuti. Sostanze che si trovano esclusivamente nella frutta e nella verdura allo stato crudo, al pari dell’acqua biologica, al pari del succo zuccherino, al pari delle vitalie o food-enzyme, al pari delle vitamine vere, al pari degli ormoni naturali e al pari dei minerali autentici (e non rovinati dalla disorganicazione mediante cottura o irradiazione).

La salvezza sta proprio nei cetrioli, nelle zucche, nei peperoni, nei germogli e in tutti i prodotti naturali che il potere sta tentando maldestramente di incriminare.

LA SAGGEZZA DEL FICO RIDICOLIZZA LE TRAME DI DAVID ROCKEFELLER

Mentre terminavo di scrivere questa tesina, ho avuto il tempo di osservare da vicino uno dei diversi alberi di fico del mio giardino. Carico di fichi già grossi e pronti a colorarsi di scuro e maturare per fine giugno, ma già pronto a emettere anche quelli più piccoli che saranno pronti tra agosto e ottobre.

Ho accarezzato la pianta e le ho detto “Grazie fico, io e te siamo grandi amici per la pelle”.

“Hai forse paura del superbug? Ti terrorizzano le radiazioni?” Non si è nemmeno scomposto.

IL RISPETTO VA AL FICO E ALLA MUCCA, LA COMMISERAZIONE AI CODARDI, AI MACELLAI E AGLI STRAGISTI CHE STANNO MALAMENTE GUIDANDO IL MONDO

Il fico non tradisce. Ci delizia e ci sazia da migliaia di anni. E ride delle nostre paure e delle nostre miserie. Ci insegna che ad ogni stagione continuerà a fare i suoi magnifici frutti in barba alle vicende umane, alla manifesta stupidità degli inquinatori del mondo. E’ per quello che provo una religiosa devozione per questa pianta, al pari di quella che provo per il durian e per il mango nei paesi equatoriali.

Il fico fa parte della natura e di quella Madre Terra che lega gli uomini, in modo indissolubile ed irresistibile, alle loro origini e al loro ambiente, al loro ideale ed indimenticato Paradiso Terrestre.

UN MONDO IN FERMENTO E IN FIBRILLAZIONE

Nel mentre scrivo, non ci sono soltanto gli sguaiati annunci dei telegiornali, sul cosa mangiare e quali verdure evitare. C’è un Alex Podolinsky, pioniere australiano del metodo biodinamico e della “living agricolture”, che dopo aver fatto delle conferenze all’Università di Potenza e di Bari, sta completando un giro a tappeto presso i maggiori atenei italiani. C’è l’instancabile professor Giuseppe Altieri, simbolo italiano ed europeo della lotta agli OGM, che conduce le sue battaglie giornaliere in ogni angolo del paese. C’è la bio-comunità agricolo-vegetariana di Beano-Codroipo, diretta con  passione e maestria dal mitico Graziano Ganzit, visitata nel mese scorso da un team di medici e ingegneri dell’Università di Vienna. Ci sono cento iniziative che conosciamo e mille altre che dobbiamo ancora conoscere. Un mondo in fermento e in fibrillazione. Le forze sane e incorruttibili della nazione.

ABBIAMO ANCHE IL FRENO DELLA DECRESCITA

L’offensiva di chi tenta di alienare l’uomo dalla terra e di renderlo sempre più schiavo e dipendente dal modello agroalimentare monsantiano, non passerà. L’offensiva di chi punta alla proliferazione nucleare, alle crescita frenetica, alle orripilanti mega-macellerie Cremonini, alla trasformazione della Terra in un pianeta insanguinato, ansiogeno e nevrotico, troverà pane per i suoi denti. Schiavi e americanizzati sì, ma non fino al punto di seguire una banda di energumeni e di psicolabili lungo il percorso che porta al precipizio. A differenza di certa gente, abbiamo a disposizione il pedale dell’acceleratore, ma anche quello del freno e della decrescita, anche quello della coscienza e della saggezza.

I CETRIOLI SERVIRANNO A RIDARE SENNO E SALUTE ANCHE A CHI LI DEMONIZZA

Siamo persone pacifiche, senza campi di concentramento e annessi penitenziari, come quelli realizzati negli ultimi anni nel paese simbolo della Libertà e della Democrazia, ma prenderemo cura degli attuali nemici su basi umanitarie, gli ridaremo il senno e la salute a suon di cavoli e di cetrioli, la stessa strada che si è già scelto il loro collega Bill Clinton, diventato vegano di ferro proprio in questi ultimi mesi.

Valdo Vaccaro  (AVA-Roma e ABIN-Bergamo)

Read Full Post »

Cara Valeria dopo quello che hai scritto sono andato al centro AVIS più vicino e
ho avviato le analisi per la donazione, spero di essere fortunato per poter donare come hai fatto tu. Grazie per avermelo ricordato e spero che ogni persona si ricordi che su questa terra esistiamo solo e unicamente
insieme, con problemi e gioie da condividere……cF
 
Buongiorno a tutti!
Scrivo per condividere con sincera gioia un’esperienza .
Stamattina, dopo diversi anni di interruzione per “impegni vari”(gravidanze recenti a parte…), sono tornata in un centro trasfusionale a donare il sangue.
Da tanto ci pensavo ma tra il pensare e il fare c’è di mezzo il mare ed è passato qualche anno.
Ora, mi sento soddisfatta di essere finalmente andata e soprattutto fortunata ad aver avuto ancora la possibilità di poterlo fare, dato che i criteri di selezione dei donatori sono molto rigidi e bisogna godere di ottima salute per poter donare.
Ma la Natura gratuitamente mi ha donato salute e oggi sono stata felice di poter ricambiare la Vita in questo modo.
Forse molti non lo sanno o non ci pensano, ma il sangue è un farmaco salvavita insostituibile.
Io, nella mia attività professionale, ho visto varie volte i miglioramenti di persone in condizioni non facili, in seguito ad una trasfusione. Come fiori privi di acqua i linfa che riperdevano gradualmente a sfoggiare i loro colori.
Forse a qualcuno sarà capitato di avere parenti, amici o conoscenti in stato di necessità se non addirittura di avere un bisogno personale.
Ma al di là del bisogno, spesso non ci si preoccupa.
Condivido quest’esperienza perché per me è stato molto bello tornare lì, e sempre grazie alla fortuna di godere di un’ottima salute, mi sono candidata anche alla plasmaferesi (donazione del plasma).
E nella condivisione delle cose belle, credo ci sia il succo più genuino delle relazioni umane.
Chiedo scusa se nel recipiente dei destinatari ci sono persone che per vari motivi non possono donare o persone che già donano e quindi già sufficientemente informate sull’argomento.
Ma il cuore suggerisce di invitavi a far girare questo messaggio che non vuole essere una di quelle catene simpatiche ma spesso fastidiose che promettono soldi, amore, fortuna e felicità ma una catena che forse può dare la possibilità a qualcuno dei vostri conoscenti di conoscere, riflettere, sensibilizzarsi ed eventualmente agire su una necessità che potrebbe essere, da un momento all’altro, di ciascuno di noi.
Grazie
Un caro saluto a tutti
Valeria

Read Full Post »

HUGUES, Luigi

HUGUES, Luigi di N. Fusco, M. Dellaborra, N. Fusco, M. Dellaborra

HUGUES, Luigi. – Nacque a Casale Monferrato il 28 0tt. 1836 da Matteo, originario di Abriès nel Delfinato, e da Marianna Lucca, nativa di Trino Vercellese. Laureatosi in ingegneria a Torino nel 1859, poté, in virtù dell’entrata in vigore della legge Casati, occupare la cattedra di geografia nella scuola tecnica (fino al 1885) e successivamente nell’istituto tecnico (dal 1860 al 1896) della sua città natale. Nel 1875 divenne dottore aggregato di geografia presso l’Università di Torino, nella quale fu poi professore ordinario dal 1897 al 1912.

La sua produzione scientifica si può dividere in tre grandi categorie: opere didattiche; opere riguardanti la storia della geografia e della geografia storica; opere varie di geografia fisica o di cultura geografica in generale. Furono le pubblicazioni di carattere didattico che, segnando l’ingresso dell’H. tra i geografi, gli procurarono consensi e apprezzamenti, non solo perché rivolte alle scuole di ogni ordine e grado (vi si era dedicato per oltre un ventennio: dal 1873, anno di pubblicazione con l’editore Loescher di Torino delle Nozioni di geografia matematica ad uso degli istituti tecnici, al 1891, quando presso lo stesso editore apparvero le Lezioni di geografia esposte agli alunni delle scuole elementari), ma soprattutto perché ritenute innovative sotto il profilo dei contenuti e del metodo.

L’H. ebbe dunque il merito di soddisfare un’esigenza avvertita da molti, in particolare relativamente ai metodi e agli strumenti della didattica della geografia. Nell’acceso dibattito sulla necessità della riforma, i libri di testo erano i principali imputati, accusati di essere espressione e strumento di uno sterile nozionismo, che si esprimeva nell’imposizione di elenchi di nomi e luoghi privi di un qualsiasi fondamento scientifico. Nei suoi manuali è evidente il tentativo di applicare all’insegnamento – mediante l’adozione di metodologie contrarie all’astratta retorica allora imperante e più attente ai concreti interessi degli allievi – i principî del nuovo paradigma scientifico di stampo positivista che proprio nella seconda metà dell’Ottocento stava conoscendo il suo periodo di massima affermazione: il suo insegnamento procede dal semplice al complesso, dal concreto all’astratto, dall’empirico al razionale, privilegiando l’osservazione diretta e la partecipazione attiva degli studenti. Primo in Italia, l’H. arricchì i suoi manuali di numerosi schizzi cartografici, indispensabili a suo parere per fissare gli elementi geografici fondamentali, la loro forma, estensione e posizione.

Per l’H., però, la geografia non si riduceva a mera descrizione: essa era anche chiamata a valutare le relazioni esistenti tra i fatti naturali e le attività umane. Assumevano pertanto una fondamentale importanza i criteri di riferimento utilizzati per interpretare la natura di queste relazioni: anche qui l’H. conferma la propria adesione ai principi positivisti, che finiscono con il divenire espressione di una logica di tipo “determinista” per la quale l’ambiente esercita una diretta influenza sugli esseri viventi.

In generale, nella produzione manualistica dell’epoca, questa particolare visione ha condotto molto spesso a stabilire delle relazioni di causalità, utilizzate come strumento di esaltazione razziale e nazionalistica: ci si riferisce, in particolare, alla correlazione frequentemente stabilita tra ambiente favorevole (inteso soprattutto a livello climatico e, dunque, come clima temperato) e superiorità della popolazione (più spesso della razza) che vive in questo ambiente, espressa in termini di “bellezza” e di “intelligenza”. Simili considerazioni, ampiamente diffuse in tutti i libri di testo, non ricevono però in quelli dell’H. un’acritica esaltazione.

Pur assorbito pesantemente dalla didattica, l’H. riuscì a conciliarla con uno studio attento e scrupoloso della storia della geografia, che rappresenta l’altro suo importantissimo campo di ricerca e di produzione scientifica. I suoi contributi in questo specifico ambito hanno riguardato la geografia antica, le grandi scoperte geografiche e la storia delle esplorazioni. Particolarmente significativi e importanti sono gli scritti relativi al periodo delle grandi scoperte e, soprattutto, alla questione vespucciana, sulla quale pubblicò, fin dal 1878 (Il terzo viaggio di Amerigo Vespucci, in Rivista europea, n.s., n. 5) e nel corso dei vent’anni successivi, una quindicina di scritti più o meno voluminosi. Copiosa e importante fu anche la produzione relativa alla storia delle esplorazioni polari, che culminò con la pubblicazione del poderoso volume Le esplorazioni polari del secolo XIX(Milano 1901).

L’H. morì a Casale Monferrato il 5 marzo 1913.

Lo spessore scientifico dei suoi lavori e il riconoscimento del rigore metodologico da cui essi traevano fondamento gli avevano meritato l’elezione a membro corrispondente della Società geografica italiana (1882), di cui era socio dal 1872. Un’ulteriore conferma del prestigio ottenuto era stata la nomina a collaboratore per la redazione della Raccolta Colombiana, la monumentale opera (14 volumi) pubblicata in occasione del IV Centenario della scoperta dell’America: l’H. vi contribuì con tre monografie, raccolte nel volume dedicato a Amerigo Vespucci, Giovanni da Verrazzano, J. Bautista Genovese. Notizie sommarie, in Raccolta di documenti e studi pubblicati dalla R. Commissione Colombiana…, V, 2, Roma 1893.

L’H. fu inoltre particolarmente attivo nel campo musicale. Si ignora quale sia stata esattamente la sua formazione: intraprese giovanissimo lo studio del flauto probabilmente a Casale, quindi a Torino durante gli studi universitari. Fin da giovinetto, insieme con il fratello Felice, si esibì in concerti nelle principali città d’Italia e d’Europa. Da testimonianze dell’epoca, i due fratelli suonavano sia il flauto sia il pianoforte, invertendosi spesso nei ruoli (P.E.L. Hugues, pp. 12, 149 s.). Abbandonata rapidamente l’attività concertistica, l’H. si dedicò alla composizione, scrivendo moltissimi lavori musicali di ogni genere: sonate, scherzi, capricci, concerti e pezzi originali, fantasie su temi di opere di A. Boito, F. Halevy, G. Meyerbeer, E. Petrella, A. Ponchielli, G. Rossini, G. Verdi, R. Wagner, prevalentemente per flauto e piano, pubblicati a Milano da Lucca, e alcuni ristampati da Ricordi. Secondo B. Rossi (Dizionario dei musicisti casalesi) completò anche l’opera Cherubina. Si interessò in special modo al settore didattico (per il quale fu premiato con medaglie d’argento e di bronzo all’Esposizione nazionale di Milano nel 1881), che arricchì di preziosi metodi e studi tra cui la Scuola di flauto, op. 51, per due flauti, testo ancora oggi valido nell’insegnamento di tale strumento.

In questo senso l’H. prosegue la tradizione che assegna al metodo il ruolo centrale nella didattica, ma lo rinnova pensando, proprio con l’op. 51, a brevi, ma sostanziosi duetti, in cui la prima e la seconda parte, destinate rispettivamente ad allievo e maestro, rispondono a un principio di interazione e integrazione musicale e sonoro, e affrontano progressivamente le varie difficoltà mediante brillanti e personalissime idee. Interessanti e tuttora validi sono poi gli studi di alta virtuosità, in particolare quelli contenuti negli Esercizi per flauto solo, op. 101 (Casale Monferrato, circa 1883), che dipanano, sempre in modo graduale e in ogni tonalità, tutta la gamma di tipologie tecniche.

La produzione cameristica evidenzia l’adesione al gusto contemporaneo, e accondiscende sia espressioni virtuosistiche e tecnicamente complesse, sia sentimentali. Alcuni brani (i concerti op. 56op. 58; la Sonata romantica, op. 57, tutti per flauto e pianoforte), sono formalmente costruiti secondo schemi classici, anche se intrisi di spirito romantico; altri echeggiano brani d’opera, di cui riproducono ora il lirismo drammatico ora le fioriture belcantistiche; altri ancora – e sono i più numerosi – rispecchiano i pezzi caratteristici tipici del pianismo coevo. I vari notturni, barcarole, ballate ricordano Rossini e Verdi, anche se non mancano pezzi originali (per es. l’op. 29 e l’op59), ricchi di atmosfere che dimostrano l’assimilazione delle contemporanee espressioni colte europee. Dolcezza di timbro, armoniosità dei disegni ben tracciati, mai artificiosi, carattere giocoso, sono dunque tratti comuni all’opera dello Hugues.

Compose inoltre diversi brani sacri: mottetti, Tantum ergoMagnificat, inni per una o più voci sole o con accompagnamento d’organo e d’orchestra, e alcune messe, nella forma di Missa brevis (Kyrie, Gloria e Credo), tra cui quella in re minore eseguita per le sue esequie, e quella a tre voci, dedicata a s. Luigi, piene di profonda ispirazione (cfr. Sconzo, p. 118 e G. Parissone – M. Patrucco, La produzione sacra, in P.E.L. Hugues, pp. 154-183). Anche in ambito musicale l’H. fu lungimirante imprenditore: nel 1863 fondò a Casale la prima scuola di musica – denominata poi Scuola d’arco – e la diresse per un ventennio, dotandola nel 1877 di un nuovo regolamento. Ascritto tra gli accademici dell’Istituto musicale L. Cherubini di Firenze, fu membro di giuria in diversi concorsi internazionali e fu legato da intima amicizia a G. Zuelli, G. Tebaldini, G. Bolzoni, R. Caravaglios e A. Franchetti.

Il catalogo della sua opera musicale è cospicuo: la musica da camera fu tutta edita, quella sacra rimase in buona parte manoscritta, conservata nell’Archivio capitolare del duomo di Casale Monferrato.

Oltre a quelle citate in precedenza, si segnalano le seguenti composizioni (tutte pubblicate a Milano, presso l’editore Lucca, se non altrimenti indicato, e senza data): per flauto solo con pianoforte:Roberto il Diavolo, capriccio fantastico, op. 6Norma,fantasia, op. 8Souvenir du Faust, fantaisie-caprice, op. 9Marta,fantasia brillante,op. 10La forza del destino, capriccio elegante, op. 11;Melodia romantica originale, op. 12Les huguenots, fantaisie de concert, op. 14I folletti, scherzo fantastico, op. 17Melodia romantica e Lacanzone del marinaro, barcarola originale, op. 18La rose des Alpes, morceau de salon, op. 19Herculanum, fantaisie de concert, op. 20Guide au bord ta nacelle, morceau de salon,op. 21Déliremorceau de salon, op. 22Le ranz-des-vache d’Appenzell,morceau de salon, op. 23Guglielmo Tell, grande fantasia di concerto, op. 25L’africana, fantasia drammatica, op. 27Due pezzi originali (L’amore e Le Silfidi), op. 29; “Figlio del sol, mio dolce amor”, capriccio elegante, op. 31L’ebrea, fantasia elegante, op. 34La stella del Nord, fantasia brillante, op. 42Rigoletto, fantasia brillante, op. 43Due fantasie sopra motivi dell’operaUn ballo in maschera,op. 44 op. 45L’africana, fantasia, op. 46La forza del destino,fantasia, op. 48Faust, fantasia brillante, op. 52Notturno, op. 53Lohengrin,fantasia romantica, op. 54Barcarola originale,op. 59Notturno originale, op. 60; Ballata,op. 61Siciliana, op. 62Solitudine, notturno, op. 63Canti di gioia, op. 64Ballata nell’opera Ilvascello fantasma, capriccio, op. 65Rêverie, op. 65Quarto notturno, op. 66Dans le bois, op. 67Quinto notturno, op. 68Ballata, op. 69La sonnambula, fantasia,op. 79Norma, fantasia, op. 80Aida, fantasia, op. 81; Gavotta, op. 85 (in La gara musicale, I, 1881); Magiche notemelodia nell’opera La regina di Saba, capriccio elegante, op. 88Coro di pellegrini nell’opera Tannhäuser, pezzo da concerto, op. 91Allegretto capriccioso,op. 93Sesto notturno, op. 94Sonata in fa,op. 95Idillio, op. 96Premièrefantaisie-caprice, op. 97;Deuxièmefantaisie-caprice, op. 98Polonese di concertoop. 99Sonata fantastica,op. 100;Mefistofele, capriccio di concerto, op. 104 (Milano, Ricordi); Polacca, op. 105 (Casale, De Vasini);Barcarola, op. 106 (ibid.); Serenata, op. 107 (ibid.); Minuetto, op. 108 (ibid.); La Gioconda, fantasia, op. 110. Per due flauti e pianoforte: Grande fantasia di concerto sull’opera Un ballo in mascheraop. 5La Favorita, fantasiaop. 28Jone, fantasia, op. 35Il carnevale di Venezia, variazioni di concerto, op. 55Aida, prima fantasia, op. 70 (Milano, Ricordi); Aida, seconda fantasia, op. 71(ibid.); Tre duetti, op. 109. Studi per flauto solo o per due flauti: 24 studi di perfezionamento, op. 15(ristampati da Ricordi); 30 studi, op. 32 (rist. Ricordi); 6 grandi studi brillanti, op. 50 (rist. Ricordi);40 nuovi studi, op. 75Nuova raccolta di studi, op. 143 (Torino, L. Damaso). Per pianoforte solo:Due pezzi ballabili (Api, Fiori campestri), op. 30Album di pezzi ballabili, op. 33; Pianoforte a 4 mani: L’allegria, polka brillante, op. 164 Pezzi ballabili (Colli del MonferratoL’andalusaBrezze marineFiori di primavera), op. 26Giuseppina-polka,op. 41; Musica da camera: L’augellino e il poetaromanza, op. 7 (canto, flauto e pianoforte); Quartetto in solminore, op. 72 (flauto, oboe, clarinetto, fagotto); Secondo quartetto in si bemolle maggiore, op. 76Allegro scherzoso, Intermezzo del quintetto inre maggiore, op. 92 (2 flauti, oboe, clarinetto, fagotto); Pro Liguria,cantata, op. 110 (soprano e coro; parole di A. Battiglieri). Per il catalogo analitico completo si rimanda a U. Piovano, Catalogo generale delle opere musicali, in P.E.L. Hugues, pp. 211-330.

Fonti e Bibl.: Per un elenco completo delle pubblicazioni dell’H. si rinvia al volume collettaneoPietro Eugenio Luigi Hugues, a cura di C. Paradiso, Casale Monferrato 2001 (contiene inoltre saggi di C. Paradiso, M. Rigonat Hugues, E. Soraci, N. Fusco, D. Roggero, G. Parissone, M. Patrucco, E. Hondre, G.-L. Petrucci, U. Piovano). Necr. in Il Risveglio, 9 marzo 1913; Il Monferrato, 22 giugno 1878; I. Luzzana Caraci, La geografia italiana tra ‘800 e ‘900, Genova 1982; La garamusicale, I (1881), pp. 1-5; L’art musical, XX (1881), pp. 306 s.; Gazzetta musicale, XXXVI (1881), pp. 172, 248, 386 s., 469; XLIV (1889), p. 626; Paganini, III (1889), pp. 113 s.; Gazzetta di Casale, 18 febbr. 1893; 25 marzo 1893; 8 luglio 1893; Gazzetta musicale, LIII (1898), pp. 624, 655; Nel giubileo di magistero del prof. ing. L. H. (20 marzo 1910), Casale 1911; P. Gribaudi, L. H., in Riv. geografica italiana, XX (1913), pp. 606-615; F. Sconzo, Il flauto e i flautisti, Milano 1930, pp. 117-119; B. Rossi,Diz. dei musicisti casalesi, Casale Monferrato 1942, p. 23; S. Martinotti, L’Ottocento strumentale italiano, Bologna 1972, p. 299; M. Quaini, La geografia nella scuola e nella società italiana, inProblemi di didattica della geografia, Torino 1978, pp. 15-45; I. Luzzana Caraci, Storia del pensiero geografico, in G. Ferro – I. Luzzana Caraci, Ai confini dell’orizzonte. Storia delle esplorazioni e della geografia, Milano 1979, pp. 103-204; I. Luzzana Caraci, La geografia italiana tra ‘800 e ‘900 (dall’Unità a Olinto Marinelli), Genova 1982, pp. 13 s.; G.M. Mongini, La didattica della geografia nei primi decenni dell’Italia unita, in Boll. della Società geografica italiana, s. 11, VI (1989), 1, pp. 47-69; C. Schmidl, Diz. univ. dei musicisti, I, p. 732.

Read Full Post »

LETTERA

 

CONDIVIDO L’IDEA E L’ESPERIENZA CONCRETA DELL’ACQUA VIVA

 

Buongiorno Valdo, ho una domanda molto semplice relativa all’acqua. Ho letto parecchio materiale presente sul tuo blog, e anche su altri, e sono consapevole del tuo pensiero in merito, ovvero che, chi mangia frutta e verdure fresche in abbondanza, non necessita di acqua se non un bicchiere al giorno, o comunque quello che serve a contrastare la sete. Io condivido questo e posso confermarti effettivamente che la sete, alimentandosi in tale maniera, è cosa abbastanza rara, tanto che io  di acqua al giorno non ne bevo quasi mai. Un bicchiere solo saltuariamente e sempre a digiuno.

DOVE REPERIRE COMUNQUE L’ACQUA DISTILLATA PER IL DIGIUNO

Vorrei però reperire dell’acqua distillata da poter usare soprattutto nei brevi digiuni, piuttosto che nella normalità quotidiana, dove per me il problema dell’acqua non esiste nemmeno, per cui non mi preoccupo, come dici tu, di quale sia la fonte, rubinetto, bottiglia o altro.

Sapresti dirmi dove la si può reperire sul mercato? Grazie e buona giornata.

Flavio

                                                                        *****

RISPOSTA

 

ENNESIMA TESINA SULL’ACQUA

 

Ciao Flavio, ti ringrazio per il messaggio e ti devo rispondere con una ennesima tesina, anche perché sul blog mi stanno arrivando delle critiche che definire demenziale è eufemistico, e che mettono a repentaglio il mantenimento della sezione “commenti”, visto che ho poco tempo per rispondere a osservazioni relative a 1500 tesine, e poca voglia di rispondere a obiezioni che non sono per niente critica costruttiva ma banali e sconclusionati insulti. Pazienza l’ignoranza diffusissima sui cibi, ma anche quella sull’acqua ha dimensioni incredibili che mai avrei nemmeno sospettato.

Non mancano le scaltrezze e le scorrettezze. Noterete come questa gente non si limiti ad insozzare il blog con commenti ingiuriosi, ma va ben oltre. Sfrutta infatti l’alto indice di ascolto del blog stesso per inserire le proprie pubblicità sull’acqua alcalina, facendo pensare che io percepisca magari degli utili da qualcuno. Questa è disonestà lampante. Non ho nulla a che fare con loro e li invito a smetterla di usare queste pratiche inqualificabili.

VENDERE GAZZOSA, COCACOLA O ACQUA ALCALINA E’ SEMPRE UNA FORMA DI SOPRAVVIVENZA

Gli acquavendoli al limite li tollero, in quanto hanno almeno l’alibi di fare il loro business e di guadagnarsi da vivere, al pari dei venditori di gazzosa e di Coca-Cola.

Ma i falsi profeti che pretendono pure di trasformarsi in scienziati dell’acqua, in nuovi predicatori della salute, in superchimici e in teorizzatori super-avanzati dell’acqua alcalina, come nel caso di Robert Young (che attualmente è in missione di propaganda sul territorio italiano), li sopporto poco.

E mi spiace onestamente che trovino accoglienza e supporto presso studiosi italiani vicini al veganismo e all’igiene naturale, o almeno che credono di esserne vicini.

ROBERT YOUNG LO SOPPORTO DI MENO

Ho appena letto il testo di Young “Miracolo del pH alcalino” dove per metà libro fa tante belle e condivisibili premesse salutistiche, prese a piene mani dall’igiene naturale, e la cosa fino lì va benissimo. La verità non è proprietà privata degli igienisti o di chicchessia, ma appartiene a tutti, ed è pertanto lì a disposizione della gente, di chiunque la voglia e la possa raccogliere.

Ma, nella parte terminale della sua bibbia alcalina, il guru americano arriva a quello che gli premeva di più fin dall’inizio, arriva cioè a quello che aveva in testa di arrivare, cioè a quelle conclusioni strampalate che fanno i soliti ex-macrobiotici, gli ortomolecolari alla Linus Pauling e un po’ anche gli integrazionisti alla Kousmine. “Salute e integratori sono un tutt’uno”. “Salute e acqua alcalina sono un tutt’uno”. Disinformare e disorientare sono i verbi all’ordine del giorno, per questo tipo di persone.

LA SCOMODITA’ E LA SCONVENIENZA DI INSEGNARE LE COSE GIUSTE

Insegnare la verità al popolo non porta evidentemente danaro in cassa a nessuno.

Insegnare a consumare più pomi e più agrumi di ogni tipo, insegnare a riavvicinarsi agli alberi da frutto e a Madre Terra, significa mettersi in rotta di collisione con le multinazionali, con l’Ordine Medico e coi tanti galoppini, lustrascarpe e semplici vittime ignare, che tendono a sbagliare e pretendono di far sbagliare pure gli altri mediante effetto domino. Si riempiono la bocca di concetti chimici e di acidificazione, e sono quelli che alla fine arrischiano di acidificarti di più.

L’IMMONDIZIA CULTURALE FA DA FRENO A MANO ALLO SVILUPPO

La malattia degli integratori, il virus delle scorciatoie minerali e vitaminiche di ordine sintetico, il credo della B12 e dell’Omega 3, sono tutta immondizia culturale che prenderà almeno altri 50 anni prima di dissolversi nel nulla come tutte le bufale dell’umanità credulona. Dedicarsi per 50 anni a disgregare le antiche bugie non è cosa da niente, con tutte le cose importanti da apprendere e da realizzare.

DOPO UN SECOLO DI BARBARIE CHIMICO-PASTEURIANA, SIAMO ANCORA VITTIMA DELLA PAURA DI VIRUS E BATTERI

Stiamo ancora mandando fuori le tossine e le ipocrisie di Louis Pasteur, quelle che lui stesso aveva confessato e sconfessato sul letto di morte, e sono passati oltre cento anni.

Le balle ignobili sull’Aids sono state chiarite ed evidenziate persino da Luc Montagnier, nelle sue recenti interviste. Eppure mezzo mondo viaggia tuttora con in testa l’Hiv e la peste bubbonica. Eppure i terroristi del monattismo internazionale continuano ad infinocchiare interi paesi come il Vietnam, la Cina e l’India, o a tentare almeno di spillare ogni risorsa possibile da questi nuovi e massicci mercati.

LA MIGLIORE ACQUA NON SI TROVA IN ITALIA

Purtroppo, l’acqua migliore, l’acqua distillata, l’acqua pura a pH 7.00, quella poi usata da 100 anni con grande successo in milioni di digiuni igienistici condotti in America e altrove, si trova in vendita in tutto il mondo fuorché in Italia. Pertanto, caro Flavio, ti dovrai accontentare di usare l’acqua leggera che vendono in farmacia ad uso dei lattanti (è la più vicina all’acqua distillata), oppure prenderti delle bottiglie di acqua proveniente da fonti di alta montagna (più vicine all’acqua della pioggia e della neve, che è, non dimentichiamolo, acqua distillata dalla natura stessa).

ELENCO DELLE ACQUE MINIMAMENTE MINERALIZZATE D’ITALIA

Allego qui di seguito un quadro generale delle acque MINIMAMENTE MINERALIZZATE  e con un residuo minerale fisso e sgradito inferiore a 50 mg/litro, aventi la caratteristica di essere assorbite velocemente per via gastrica, di essere idonee anche per chi ha problemi e calcoli alle vie urinarie, per chi ha bisogno di aumentare la diuresi, per chi deve eliminare dal suo corpo acido urico e prodotti di rifiuto del metabolismo:

RF MG/L                  ACQUA MINERALE                        PRODOTTA IN PROVINCIA DI

  14                        Lauretana                                                        Biella

  17                        Fonte Argentiera – Acqua del Faiallo            Genova

  20,2                     Amorosa                                                         Massa Carrara

  21                        Plose                                                               Bolzano

  21,2                     Fonte delle Alpi                                              Cuneo

  26                        Sparea                                                             Torino

  29                        Alpi Cozie                                                       Torino

  29                        Fonte Alta                                                       Torino

  30                        Monviso                                                          Torino

  33                        Fonte del Lupo                                                Savona

  35,4                     Fonte Santa Barbara di Lurisia                       Cuneo

  36                        Bernina                                                            Sondrio

  36                        Fonte Vallechiara                                            Savona

  36,3                     Levico Casara                                                  Trento

  36,9                     Valverde                                                          Vercelli

  38                        San Bernardo – Sorgente Rocciaviva              Cuneo

  38,8                     Surgiva                                                             Trento

  39                        Sant’Anna                                                        Cuneo

  40,4                     Pian della Mussa                                              Torino

  41                        San Virgilio                                                      Bolzano

  43                        Fontedoro                                                         Reggio Calabria

  44                        Alba                                                                  Vicenza

  45                        San Michele                                                      Torino

  47                        Calizzano Fonti Bauda                                      Savona

  48                        Valmora                                                            Torino

  48,1                     Stella Alpina                                                     Bergamo

  49                        Alpi Bianche                                                     Cuneo

  49                        Alte Vette                                                          Cuneo

  49                        Daggio                                                               Lecco

  49                        Valle Stura                                                         Cuneo

  49,8                     Fonteviva                                                           Massa Carrara

  49,8                     Gioiosa della Valsesia                                       Vercelli

SETTECENTO SORGENTI UFFICIALI DI ACQUA MINERALE

E tutte le altre acque? Con oltre 700 sorgenti sfruttate, l’Italia è il primo produttore al mondo.

Non vogliamo fare torto a nessuno. Leggera o pesante un bicchiere di acqua si può sempre bere. A patto però che i suoi produttori non vengano a raccontare frottole e non si avvalgano da falsi esperti pronti a raccontare assurde baggianate.

I MINERALI DELLE ACQUE SONO TUTTI NOCIVI AL PARI DI QUELLI DEL SUOLO, VISTO CHE IL CORPO NON LI PUO’ ASSIMILARE

I minerali delle acque sono tutti nocivi in quanto inorganici al pari dei minerali del suolo.

L’anemico che beva regolarmente acqua ferruginosa, non ci guadagna in termini di ferro, visto che quel ferro inorganico andrà a depositarsi in varie parti del corpo, siderizzandolo e provocandogli pesanti emicranie.

L’osteoporotico che beva regolarmente acqua calcarea, non ci guadagna in termini di calcio, visto che quel calcio inorganico finirà  per creargli calcoli e calcificazioni improprie.

L’ADAM E I CORSI DI IDROSOMMELIER

Intanto, gli addetti ai lavori riuniti nell’ADAM (Associazione degustatori acque minerali), si guardano bene dall’insegnare queste cose basilari, ammesso che le conoscano, e puntano piuttosto a classificare le acque in base al gusto. Così si scopre che, se per pietanze dal sapore delicato l’ideale sarebbe un’acqua piatta (dolce e morbida, non effervescente), per accompagnare piatti molto saporiti e consistenti andrebbe una minerale frizzante piena di bollicine (addizionata cioè di anidride carbonica).

Si stanno già organizzando dei corsi di idro-sommelier.

L’ACQUA, ED ANCHE IL VINO PER CHI LO BEVE, VANNO ASSUNTI LONTANO DAI PASTI

La realtà è che le acque vanno sempre bevute lontano dai pasti, per cui  sul tavolo in cui si mangia meno bicchieri e meno bottiglie ci sono e meglio è. Il vino non fa digerire ma velocizza la discesa dei cibi spedendoli sì verso i servizi igienici prima del tempo, ma anche saltando del tutto ogni processo assimilativo. Il vino è dunque un anti-alimento ed una bevanda pseudo-digestiva. Andrebbe al massimo centellinato in bicchierini, per semplice degustazione e diletto, entro precisi limiti, e sempre lontano dai pasti. L’esatto opposto di quanto insegnato dai sommelier.

IL VERO GUADAGNO STA NELLE BEVANDE PIU’ ANCORA CHE NEI CIBI

L’acqua va bevuta solo per soddisfare il senso di sete e il ricambio delle acque, non certo per facilitare la digestione. L’acqua, bevuta sui cibi, addirittura rallenta il processo digestivo poiché allunga i succhi gastrici. Ma, ai ristoratori, non comoda spiare queste cose.

Il loro vero guadagno si fa molto più con le bevande, pronte solo da stappare, che coi cibi stessi.

Pare che bere acqua sia persino diventato chic. Persino ai party importanti si notano vip come Brad Pitt o la top model Heidi Klum che brindano non più a champagne o a Prosecco, ma ad acqua minerale non gasata.

LE INSULSAGGINI CHE OGNUNO PUO’ LEGGERSI SUI COMMENTI ALLA MIA TESINA “L’ACQUA ALCALINA DEI MIRACOLI” DEL 3 OTTOBRE

L’autore pare sempre il medesimo, anche se si è firmato con nomi di fantasia, essendo i vari messaggi giunti a breve distanza l’uno dall’altro.

ANANAS: “Lo stesso Valdo predica in un modo ma agisce in un altro. Lui di certo non beve l’acqua distillata, o a quest’ora sarebbe in fin di vita! Ma questo post non è incitamento all’autolesionismo?”

DARK: “L’acqua distillata è potenzialmente letale, causando gravi danni per osmosi, disidratazione e perdita di soluti. Può esitare anche nella necrosi e nella lacerazione della parete intestinale. Vi prego non bevete l’acqua del ferro da stiro”.

KLAUS: “Mai sentite così tante stronzate tutte in una volta!”

GIORGIO: “Ma lascia perdere! Basta qualsiasi competenza di chimica per capire la pericolosità di questo post”.

RISPOSTA AD ANANAS SU QUELLO CHE BEVE VALDO

Valdo, caro Ananas, non è un gran bevitore di acqua perché si beve ananas, sedano e carote, ma quel singolo bicchiere al giorno, o massimo 2, li beve senza drammi e senza problemi da qualunque fonte possibile, sia essa bottiglia, sia neve fresca, sia una pozza d’acqua, sia una sorgente di bosco, sia il rubinetto di casa o di una stazione ferroviaria.

Non beve acqua distillata in Italia, né acqua da ferro per stirare, né acqua distillata per uso alimentare, solo perché l’Italia è l’unico paese al mondo che ha stoppato legalmente ogni iniziativa commerciale in tal senso. C’è un importante imprenditore padovano, che ho incontrato durante uno dei miei viaggi in Asia, e che fa impiantistica idrica per hotel e grosse comunità in giro per il mondo, ed è finito in tribunale a Roma per aver tentato di introdurre in Italia l’acqua distillata con le sue attrezzature best-seller nei più importanti paesi del pianeta.

Valdo, tanto perché tu sappia, beve da 30 anni 2 bicchieri di acqua distillata al giorno quando si trova a Hongkong o Singapore, con piena soddisfazione. Non ha mai avuto un problema di digestione e non ha mai preso una aspirina o una qualsivoglia pillola farmaceutica.

RISPOSTA A DARK SU QUELLO CHE E’ DAVVERO LETALE

Quello che è letale, è la tua profonda ignoranza sull’argomento e sulla salute, caro Dark.

Hai tutto il tempo per aggiornarti sull’acqua e su tutto il resto. Intanto cercati dell’acqua santa per un segno di croce che ti purifichi e ti rimetta in funzione le cellule cerebrali incrostate evidentemente dai sali minerali.

Necrosi, lacerazioni delle pareti intestinali, e che altro ti aspetti ancora? Non confondere i tuoi tremendi e ignobili auspici con la realtà delle cose.

Se tu avessi ragione sull’acqua, basterebbe prenderla in mare ed imbottigliarla, meglio quella del Mar Morto, assai più alcalina di quella del Mediterraneo.

RISPOSTA A KLAUS

Si può mai rispondere a un insolente maleducato?

RISPOSTA A GIORGIO

La pericolosità di questo post? E’ una frase che ho già sentito. Non è per caso che appartieni alla ganga del diabetando?

Hai ragione. Il mio blog è pericoloso per la salute delle multinazionali, salute che non corrisponde in alcun modo alla salute della gente.

Il tuo isterismo è dovuto alla rabbia che provi di fronte a verità che non capisci e che non ti comodano.

La tua sconvolgente nevrosi deriva in particolare dal fatto che ci sono migliaia di persone (per non dire centinaia di migliaia) che seguono il blog e lo trovano interessante, e che maledettamente per te guariscono e migliorano a raffica, per conto loro, in proprio, senza alcun farmaco, non appena ci mettono un pizzico di convinzione e di metodo.

Regala un favore a te stesso. Non leggermi e fatti il sangue meno amaro. Così mi risparmi questo tipo di commenti polemici.

RISPOSTA ALLE CRITICHE FUTURE DA PARTE DEGLI AMICI DEL DR YOUNG

L’acqua alcalina è un ennesimo grande bidone, e rientra negli innumerevoli tentativi umani di sostituirsi alla natura. Per quanto inquinata sia la nostra biosfera, l’acqua della pioggia, se raccolta a temporale avviato e se filtrata in modo anche semplice e poi imbottigliata, è l’acqua più leggera, gradevole, pura, salubre e innocua tra tutte le bevande possibili.

Chiaro che il corpo preferisca i succhi di frutta, e in particolare quelli degli agrumi e della frutta acquosa in genere (acqua biologica zuccherina e naturalmente mineralizzata-vitaminizzata-enzimizzata), e in terza istanza quelli dei vegetali (se la formula dell’emoglobina e del sangue umano consiste in azoto, ossigeno, carbonio e idrogeno organizzati intorno a un singolo atomo centrale di ferro, quella della clorofilla è identica, essendo solo organizzata intorno a un singolo atomo centrale di magnesio).

E’ IL CORPO UMANO CHE TRASFORMA ED ELABORA SAPIENTEMENTE LE SOSTANZE COMPATIBILI, O DEPOSITA I VELENI ALL’INTERNO IN ATTESA DI FUTURA CHELAZIONE

Va aggiunta però una cosa essenziale.  Essendo il corpo vivo una macchina che funziona non per apporto o per sostituzione dei propri mattoni cellulari e dei propri contenuti interni, ma bensì per trasformazione delle sostanze esterne compatibili col suo disegno, occorre presentargli non sostanze

pre-lavorate e pre-cotte esternamente dall’uomo, ma sostanze integrali che il corpo stesso possa lavorare, elaborare e trasformare. L’alcalinizzazione del sangue la deve compiere lui internamente e non l’uomo esterno, come pure la chelazione delle sostanze inquinanti depositate, che deve realizzare ancora lui e non le sostanze approntate dall’uomo.

E’ la famosa regola del sangue che non fa sangue, del latte che non fa latte, dell’acqua che non fa acqua, della proteina che non fa proteina.

Clamoroso è il caso dei limoni e degli agrumi in genere che essendo acidi in partenza, risultano essere alla fine i massimi alcalinizzatori del sangue, mentre carne e latte, essendo alcalini in prtenza, risultano essere i massimi acidificanti del sangue stesso.

Valdo Vaccaro

Read Full Post »

Conferenza di Colognola-Bergamo, chiesa sconsacrata di San Sisto, dell’8/10/11)

UN MODO DI PENSARE NON CONVENZIONALE

Le cose che scrivo sul blog e sui miei libri, ed anche quelle che esprimo nelle mie conferenze, non contengono nulla di trascendentale, di fantascientifico, di stonato o di provocatorio. 

Eppure c’è sempre qualcuno che continua a cogliere qualcosa di settario, di rivoluzionario, di partigiano, di carbonaro, e persino di non-scientifico, in questa mia attività culturale e divulgativa da filosofo della salute. Posso essere d’accordo sul fatto che le mie posizioni siano a tratti “unconventional”, come dicono gli inglesi, ovvero fuori dalle righe, ma non esiste in esse nulla di falso, di dannoso, di estremistico e di offensivo.

E’ più estremistico dire che il caffè fa male o dire che esso faccia bene?

E’ più estremistico dire che la caseina fa male o dire che essa rinforzi le ossa?

E’ più estremistico dire che la medicina odierna diffonde terrorismo o dire che essa trasmetta serenità?

UN CERTO TRAMBUSTO SU INTERNET

Su internet c’è poi diversa gente che mi cita, che fa da cassa di risonanza alle mie tesine, o che le fa girare in una specie di tam-tam, al punto che non sono assolutamente in grado di quantificare e presumere quante persone le leggono. So soltanto che mi arrivano lettere da Valencia, da Parigi, da Londra, da Berlino, da Sydney, da Pechino, da New York, da Los Angeles, da Città del Capo.

Non parlo solo di giornali “on-line”, tipo Luigi Boschi, Medicina Naturale, Liquida, e altri ancora, ma pure di musicisti, di cantanti, di sportivi, di naturopati, di terapeuti, di docenti universitari, di medici, e persino di ex-ministri della salute, visto che lo stesso professor Veronesi ha espresso i suoi apprezzamenti sul mio articolo “Zona tumore, zona cancro”.

DISINTERESSE VERSO UNA NOTORIETA’ AD PERSONAM

Forse non esagero a dire che c’è un pizzico di “valdomania” in giro per l’Italia.

Sarei ipocrita a dire che non mi piace l’idea che la gente legga ed apprezzi il più delle volte i miei scritti.

L’uomo è vanitoso per natura e non voglio nemmeno pensare di fare eccezione alla regola.

Ho presente questo rischio. La cosa però non la ho inseguita e tutto sommato non mi interessa più di tanto. Sono un tipo tranquillo e non vado in cerca di notorietà “ad personam”.

Non avrei nemmeno le qualità e la statura morale del guru, dell’eroe, del mito, del fenomeno.

TANTE COSE DA DIRE E DA INSEGNARE

L’intera faccenda non va vista dunque sul piano individuale.

Trattasi piuttosto del riaffermarsi storico ed inevitabile di una scuola straordinaria, tenuta troppo a lungo in disparte, silenziata per secoli con tamponi alla bocca da parte della medicina dominante.

Trattasi del rilancio indilazionabile di una scuola comportamentale civica e salutistica che ha tante cose importanti da dire e da insegnare.

UNA SCUOLA TUTTORA IGNORATA, MA RICCHISSIMA DI SCIENZA E DI ETICA

Parlo della Scuola Pitagorica-Ippocratica-Galenica, parlo del Salutismo Anti-Medicale Romano, parlo della Scuola Medica Salernitana, della Scuola Etico-Animalistica Francescana-Antoniana, della Scuola Spirituale-Filosofica dei Savonarola e dei Giordano Bruno, della Scuola Scientifica Galileiana-Leonardesca-Voltairiana, della Scuola Naturopatica Ehretiana e Kuhniana, della Scuola Termica Lezaetiana, della Scuola Igienistica Sheltoniana, ed anche delle Scuole Olistiche dei nostri giorni, che criticano aspramente sia la medicina specialistica odierna, quella che divide il corpo umano a compartimenti stagni, che la medicina genetica, ammalata com’è di fissità e di dogmatismo, non riuscendo essa nemmeno a percepire che il Dna umano non è immutabile ma modifica in continuazione la sua struttura a seconda degli stimoli emotivi che riceve.

LE REFERENZE DI PARACELSO

Tra gli amici più illustri che mi scrivono c’è un eminente docente universitario, membro dell’Accademia delle Scienze di Londra e di New York, che ama chiedermi spesso, tra il serio e il faceto, da dove io ricavi le mie certezze sulle proteine, sulla B12, sull’Aids e tutto il resto. Da quali riferimenti bibliografici, da quali fonti.

“Certamente non dalla cultura ufficiale, tomistica o televisiva”, gli ho appena scritto.

“Certamente non da quanto appreso sui giornali, sui banchi di scuola o su quelli dell’università”.

“Le cose più importanti le ho apprese non negli ambienti accademici, ma piuttosto dai barbieri, dalle prostitute, dai mendicanti, dagli zingari e dai boia!”. Questo disse Theophrastus Bombastus von Hohenheim, detto anche Paracelso (1493-1541), grande medico, filosofo e naturalista svizzero.

I COMIZI ESILARANTI DI CHECO PIGAN

Non mi illudo di valere una singola unghia di Pitagora, di Ippocrate, di Leonardo o di Paracelso, ma anche io posso dire che, quanto so, l’ho imparato dalla cultura underground, dagli uomini giusti ma anche da quelli sbandati, dagli amici animali, o da simpatici bevitori di vino come ad esempio Checo Pigàn. Quello che malediva comicamente pievani, chierici, vescovi, cardinali e papi, chiamandoli “sporchi, ludri, falsi e farisei”, mentre sua madre recitava il rosario e si faceva il segno di croce almeno 10 volte al giorno. Quello che al termine dei suoi comizi, dei suoi soliloqui esilaranti fino al mal di pancia, chiudeva regolarmente con un “Io bòe, cuant che o mur iò, no vignaràn fur viàrs ma sarpìns” (Quando muoio io, salteranno fuori non vermi ma serpenti!).

LA CULTURA SALUTISTICA RAPPRESENTA UN GROSSO FASTIDIO PER BIG PHARMA

C’è vivo interesse ed entusiasmo intorno alla nostra cultura salutistica, a questa alternativa allo strapotere medico. E’ ovvio che tutto questo dia parecchio fastidio.

Non ho tempo di seguire quello che scrivono su di me, né di rispondere agli appelli su facebook e su altre rubriche simili, né di ribattere regolarmente ai commenti che i lettori fanno alle mie singole tesine.

C’è pure qualcuno che, atteggiandosi a difensore ufficiale della struttura sanitaria, non ne può più dei miei scritti sul diabete e si propone di oscurare il blog, di denunciarmi per lesa maestà della medicina e dell’insulina.

Non ho né il tempo né la voglia di prestare attenzione a corbellerie di questo tipo.

A VOLTE C’E’ ANCHE ISTERISMO E MALEDUCAZIONE

Costoro, che si firmano con nomi di fantasia e che traspirano per motivi che non conosco bava ed odio ad ogni loro parola, ignorano che l’articolo 21 della Costituzione Italiana garantisce la libertà di espressione, e non quella di diffamazione (nella quale essi brillano), ed ignorano che l’art 32 tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e della collettività.

Salute significa benessere, armonia, serenità di giudizio, tutte cose che le persone isteriche non sanno nemmeno cosa siano.

Essere in disaccordo ideologico ci può anche stare, e pensarla diversamente non è un reato. Ma la cattiveria e il malanimo sono cose molto brutte, sono segno di grave intossicazione interna. Critica sì, ma sempre con un minimo di rispetto.

NON SIAMO FINANZIATI O SPALLEGGIATI DA NESSUNO

Ci sono alcuni che, vedendosi sfuggire gli antichi privilegi, il predominio e l’esclusiva a cui erano abituati, perdono le staffe, perdono la tramontana. Passano alle intemperanze, alla maleducazione e alle minacce, digrignano i denti come il cane a cui qualcuno tenta di sottrargli l’osso.

Non hanno capito di mettersi così fuori tempo e fuori luogo, di rappresentare più che mai un freno e un peso sociale, un lato mediocre, meschino e marcescente della società.

E qui occorre toccare pure il tasto politico.

Ribadisco che dietro l’igiene naturale, o dietro la ABIN di Bergamo e l’AVA di Roma, non esistono supporter e finanziatori noti o segreti, non esistono gruppi di potere, agenzie, interessi diretti o indiretti di alcun genere. Operiamo per la libertà di parola e per la libertà di cura. La nostra cultura deve mantenersi libera, indipendente e trasparente, se non vuole finire fagocitata.

VIVIAMO IN UN’EPOCA ANTIDEMOCRATICA, ANTILIBERALE, ANTISOCIALE

Questo nostro stare apolitici non ci impedisce di fare dure critiche alla cosiddetta democrazia e al cosiddetto liberismo.

A parte la facciata, a parte le apparenze, viviamo infatti in un’epoca quanto mai antidemocratica, antiliberale, antilibertaria, antisociale, antisalutistica, antiumana, anti-infanzia, antianimale e antinaturalistica.

L’intossicazione è generalizzata a 360 gradi.

UNA LUCE ROSSA GENERALIZZATA

Quando si parla di deficit, viene in mente l’allarme e il lampeggiare della luce rossa.

Viviamo in una società infida, dominata da poteri striscianti e occulti che tramano e si nascondono.

Viviamo in condizioni di deficit democratico.

I concetti di democrazia, di libertà, di fratellanza universale sono finiti nuovamente sotto i tacchi.

CRISI VOLUTE E PIANIFICATE A TAVOLINO

Esiste non una discrepanza ma un autentico baratro tra gli interessi dei popoli e la politica dei governanti di destra, di sinistra e di centro. Quello del libero mercato è un mito illusorio.

Il mondo attuale è percorso da crisi finanziarie, da crisi economiche e monetarie, da crisi climatiche ed ambientali, da crisi energetiche e petrolifere, da crisi alimentari.

Crisi non strutturali o casuali o congiunturali, ma manovrate a tavolino, pianificate e volute da ben precisi e identificati gruppi di potere.

GLI OCULATI ARCHITETTI DELLA POLITICA

Succede però che, indipendentemente dai governi che si alternano al vertice, ci si mascheri sempre di democrazia, di liberismo, di socialismo, mentre si continuano a socializzare i costi delle crisi, scaricandoli sulla depotenziata popolazione, e a privatizzare i guadagni e le speculazioni, incanalandoli a favore dei circoli opulenti. E’ indispensabile smantellare l’edificio delle illusioni.

I principali architetti della politica operano sempre e solo a salvaguardia dei propri interessi.

LE TIRANNIE DEI TEMPI ANDATI NON ARRIVAVANO A TANTO

Niente di nuovo sotto il sole. Questa non è una novità. Questo lo sappiamo troppo bene. Ma oggi siamo arrivati a situazioni impensabili e intollerabili.

Le tirannie dei tempi andati ne facevano di tutti i colori, ma non arrivavano a creare le strisce chimiche sulla testa dei sudditi, e non si sognavano di cambiare i climi, di causare siccità e uragani, di scatenare terremoti e tsunami, di prefabbricare incidenti e attentati per crearsi alibi repressivi e scuse guerrafondaie, di inventare pesti, contagi, Aids, aviarie e suine, al fine di scaricare più farmaci e più vaccini sulla gente.

CARRETTE DEL MARE FATTE AFFONDARE CARICHE DI RIFIUTI TOSSICI

Le tirannie dei tempi andati non arrivavano al punto di scaricare container di rifiuti tossici in ogni dove, o al punto di affondare vecchie navi cariche di rifiuti radioattivi lungo le nostre coste.

Le tirannie dei tempi andati non deliravano sulla possibilità di invadere il mondo intero con le proprie sementi esclusive, con le proprie coltivazioni OGM e coi propri micidiali fertilizzanti e anticrittogamici.

Volete forse che il movimento salutista non parli di queste cose, temendo di andare fuori tema?

Se non facciamo in modo che i nostri governanti abbiano nella testa e nel cuore, innanzitutto, le priorità della salute e del benessere del popolo, continueremo a vivere in un pianeta velenoso, intossicante e intossicato.

TUTTO VIENE TRADOTTO E TRASFORMATO IN BUSINESS

Ma le tirannie di oggi riescono a capitalizzare e a sfruttare ogni nuova opportunità.

La gente produce troppi rifiuti? Ecco allora che l’immondizia diventa una speculazione sovranazionale.

Le industrie producono scorie pericolose e radioattive? Ecco allora che i residui ultratossici diventano un autentico filone d’oro.

La gente si ammala? Ecco che la malattia diventa il business del secolo.

La gente ha pochi soldi da spendere? Ecco che col sistema bancario e con le politiche monetarie viene manovrata sempre più a piacimento delle lobby al potere.

UN REGIME CHE FA PENSARE ALLO SCHIAVISMO

E’ ovvio che noi igienisti siamo per la democrazia e per la libertà, a patto però che siano vere e genuine.

Andando avanti di questo passo saremo costretti a rivalutare i grandi dittatori del passato.

Qui ci stanno facendo precipitare nel mondo della fame, dello schiavismo e della implosione economica.

Ci stanno polverizzando faticose conquiste storiche, costituzioni, lotte risorgimentali e persino diritti basilari dell’uomo sanciti dalla Magna Charta.

Vi rendete conto o no che viviamo tutti sotto un regime di pluto-farmacocrazia planetaria?

NIENTE PATOLOGIA E NIENTE CURA MA RICERCA DELLE CAUSE

Ma torniamo a noi, alla nostra scuola salutistica e comportamentale.

Il nostro sistema non prende parte in assoluto alla patologia e alla terapeutica, che sono le basi della medicina ufficiale.

I patologi vivono in funzione della malattia, stanno quasi in simbiosi con essa.

La nostra scuola trascura i sintomi della malattia e concentra tutte le sue forze verso le cause della malattia stessa e verso la salute.

PUNTIAMO TUTTO SULL’EQUILIBRIO

Salute è per noi normalità funzionale. Insegniamo a conservare l’omeostasi, l’equilibrio funzionale, ed anche a recuperarlo mediante l’equilibrio termico (Lezaeta), l’equilibrio lipidico (Pritikin, Kousmine), l’equilibrio immunitario naturale (Metchnikoff), l’equilibrio leucocitico (Kouchakoff), l’equilibrio enzimatico (Howell), l’equilibrio emotivo (Hamer), l’equilibrio vibrazionale (Simoneton), l’equilibrio etico-spirituale (Leonardo, Giordano Bruno, Voltaire), l’equilibrio psico-fisico (Ehret-Kuhne-Shelton), l’equilibrio integrale (scuole olistiche integrali). L’igiene naturale è per definizione una sintesi del meglio-del-meglio, scartando ogni cosa innaturale, offensiva, lesiva, non-innocente.

IL VERO MEDICO DI OGGI

Esiste una sola vera malattia al mondo ed è l’ignoranza generalizzata dei fattori di salute.

L’unico rimedio alla malattia è pertanto la corretta istruzione. Il vero medico ideale di oggi non è uno che ha in tasca il bisturi, le fiale, le pillole e gli integratori. Il vero medico di oggi è un medico-istruttore.

Un medico che spinge la gente verso una vita sana fatta di tre cose basilari come la buona respirazione dell’aria, la buona digestione del cibo e l’attiva e pronta eliminazione dei residui, dopo una corretta assimilazione delle sostanze nutrienti.

TUTTO E’ FUNZIONALE E NIENTE E’ MICROBICO

La salute è il risultato logico della sommatoria degli atti di ogni giorno.

E’ indispensabile saper selezionare i cibi, prima ancora di trovarseli sul tavolo e portarli alla bocca.

E’ necessario masticare bene, fare esercizio, attivare la pelle, mantenere la normalità nutrizionale- eliminativa (anabolica-catabolica), il ritmo intox-detox. Tutto è funzionale e niente è microbico, batterico, virale, fungino, allergenico, genetico (fatte sempre le debite eccezioni).

Salute equivale ad attività funzionale dell’organismo.

Malattia equivale a depressione funzionale dell’organismo. Morte equivale a paralisi funzionale dell’organismo.

IL SANGUE PURO, LE PULSAZIONI E LA TEMPERATURA

Con una serie virtuosa di buone digestioni siamo in grado di generare sangue puro, condizione sine-qua-non per superare qualsiasi intossicazione ed infiammazione interna.

Con una attiva eliminazione da parte del sistema emuntorio (intestino, reni, polmoni e soprattutto pelle) si espellono gli umori malsani e pregiudizievoli.

La respirazione normale di un adulto richiede 70 pulsazioni al minuto, affinché il flusso sanguigno si muova normalmente nei polmoni, e questo è possibile solo con 37° di temperatura, tanto alla superficie del corpo quanto all’interno della mucosa intestinale (zona delicatissima e spesso surriscaldata e congestionata da troppo sangue).

SENZA LA SALUTE NON SI COMBINA UN ACCIDENTE

“Quando manca la salute, la saggezza non vale, l’arte non si può esercitare, la forza della mente e dello spirito latita, e la ricchezza non ha più nessun valore”, sono parole di Herofilo, 300 aC.

“Massima felicità è possedere la salute? No, massima felicità è sapersi conservare sani, sapersi riequilibrare. Ammalarsi e non saper auto-guarire è offendere Dio. Stare sani e recuperare prontamente la salute persa è onorarlo”, dice Padre Taddeo di Wiesent (1858-1926), parafrasando il nostro Leonardo.

Salute significa conoscere i principi. Salute significa conoscere la verità, comprendere a fondo la verità, realizzare la verità, mettendola in pratica.

La strada per arrivare alla salute? E’ la conoscenza delle leggi naturali.

GUIDARE L’AUTO SENZA IL MANUALE ISTRUZIONI

La sapienza esiste solo nella natura, nell’opera del Creatore chiunque esso sia, e non nel laboratorio farmaceutico. Ignorando la salute l’uomo è impotente di fronte a tutti i dolori che gli tendono un agguato ad ogni istante della sua vita. Se consegnassimo a un inesperto viaggiatore una nuova auto per un lungo viaggio, senza dargli adeguate istruzioni tecniche, non arriverebbe, se non per miracolo, alla fine del viaggio.

I padri e le madri impreparati, che sono purtroppo la quasi-totalità, credono che per temprare i loro figli al viaggio della vita basti consegnarli alla scuola. Lanciano così i ragazzi nella vita con un organismo che non conoscono come funziona, come si alimenta, come si guasta, come si ripara.

L’IGNORANZA DELLE LEGGI NATURALI

L’uomo, nella sua nera ignoranza, rende persino Iddio responsabile delle proprie disgrazie, dimenticando che ognuno ha ciò che si merita.

Noi non ci ammaliamo per opera di forze estranee, bensì per i nostri eclatanti e spropositati errori, per il nostro sbagliato modo di vivere.

Le stesse leggi che stabiliscono l’orbita degli astri, che regolano il funzionamento dell’atomo, che presiedono la vita del regno animale, dall’elefante al microbo, sono le leggi naturali.

LA GERONTOLOGIA E IL GIARDINIERE DI CASA REALE BRITANNICA

La legge naturale ha stabilito la durata della vita, per le varie razze dei mammiferi, in un periodo pari a 6-7 volte il loro tempo di sviluppo.

Se un cavallo impiega 5 anni dalla nascita per completarsi a livello cellulare, la sua vita sarà di 30-35 anni.

L’uomo impiega 25 anni per completarsi, e dunque la sua vita normale e attiva dovrebbe essere 150-175 anni almeno, come confermato del resto dal celebre giardiniere della Casa Reale inglese Thomas Parr (1483-1635), che sopravvisse a Enrico VII, Enrico VIII, Maria Tudor la Sanguinaria, Elisabetta I e Carlo I di Inghilterra, morendo a 152 anni per colpa del re che lo avvelenò col cibo iper-proteico di corte, pretendendo poi l’autopsia da parte del celebre

dr William Harvey. L’ultima sua condanna per stupro di tre ancelle reali l’aveva subita a 130 anni.

Esistono al mondo molti altri casi in cui si parla di 200, 300 e 400 anni. Ma quello di Thomas Parr è sicuro al 100% per i precisi e documentati riferimenti storici.

UN OMAGGIO ALLA CITTA’ DI BERGAMO E A CARMELO SCAFFIDI

Questo mio intervento odierno vuole essere un omaggio speciale a voi tutti, 250 contati, venuti da ogni parte d’Italia, ed anche dalla vicina Svizzera, a riempire questa chiesa di San Sisto, alla magnifica città di Bergamo, ai grandi nomi del salutismo italiano qui presenti, e in particolare a Carmelo Scaffidi, militare-igienista-lezaetiano e soprattutto galantuomo, oltre che presidente dell’ABIN, dotato di una qualità niente affatto comune come quella di essere umili, di amare la gente e di farsi amare da essa, dalla Sicilia alla Lombardia, dal Friuli al Piemonte. In lui i piccoli difetti vengono sommersi dagli enormi meriti.

UN BACIO DI TROPPO

Qualche erbetta di troppo, qualche incoerenza igienistica di troppo, qualche magnesio di troppo, qualche accentramento organizzativo di troppo, persino qualche effusione di troppo?  Tutte cose che lo rendono ancora più umano e simpatico. Una mia amica di Bologna ha mosso un’obiezione. Un abbraccio non troppo innocente da parte di Carmelo. “Non dirmi che ti ha messo le mani addosso, perché non ci credo!” “No, non dico questo, ma un bacio sì”. “E allora?” le ho detto, “mica sei rimasta incinta!”

Un bacio spontaneo è una manifestazione di affetto, non è mica un pugno nello stomaco. E’ una trasmissione di vitalità, di energia biochimica, di alte vibrazioni Angstrom all’infrarosso.

LA PACE DEI SENSI LA LASCIAMO AGLI ASCETI

Siamo tutti degli ex-monelli disinibiti e scherzosi, che però mai hanno fatto del male a una mosca, e mai hanno mancato di rispetto a una donna. Vecchietti demotivati e devitalizzati? Col cavolo!

Perdiamo flessibilità e sprint? Perdiamo la chioma? Perdiamo qualche dente? Ma non perdiamo la voglia, il drive, la propensione a farlo, vivaddio! La pace dei sensi è al di là da venire, e non è che ci interessi molto. Lo spettacolo di un grazioso seno femminile ci emoziona, ci affascina, ci turba, ci stimola come sempre e più di sempre, ed è anche per questo che difendiamo a spada tratta gli attributi muliebri dagli insulti dei paurologi, dai pericolosi brividi delle mammografie, e dal bisturi facile e scontato.

I PRECETTI NATURALI SONO CHIARI PER TUTTI

L’elenco dei precetti naturali è quello di sempre:

1)    Aria pura

2)    Alimentazione naturale

3)    Sobrietà

4)    Unica bevanda eventuale l’acqua

5)    Massima pulizia esterna ma soprattutto interna

6)    Dominio e controllo passioni

7)    Attività appagante e non ozio

8)    Riposo e rilassamento

9)    Vestiario sciolto e leggero

10) Coltivare le virtù, l’allegria, l’autoironia, ma anche l’autostima

SAPER RESPIRARE E SAPER MANGIARE

“L’aria pura è il primo alimento”, ci ricorda Ippocrate. Nei campi, nei boschi, in montagna e al mare, si vive principalmente di aria e secondariamente di alimenti per lo stomaco. L’aria entra per i polmoni e per la pelle (che è secondo polmone e secondo rene del corpo). Perché la pelle assolva le sue funzioni, è indispensabile che sia a contatto con l’aria (massima importanza del nudismo, dei bagni d’aria, di sole e d’acqua, soprattutto acqua salata di mare). Più sappiamo alimentarci d’aria e meno alimenti stomacali (acquei e solidi) ci servono. Questo è dimostrato dai tisici, affetti da insufficienza polmonare. Essi sviluppano infatti grande attività digestiva ed appetiti mai soddisfatti. Come per una buona digestione serve saper mangiare, per una buona respirazione occorre saper respirare.

SI PARLAVA DI CRUDISMO GIA’ AI TEMPI DI LUCREZIO

L’ordine naturale stabilisce che il regno minerale alimenta il regno vegetale, e che il regno vegetale alimenta il regno animale. L’analogia fisiologica e biologica dell’uomo con la scimmia è una verità senza vero contradditorio. L’uomo è un primate, quindi frugivoro o fruttariano.

“Facendosi cuoco l’uomo si è ammalato, ha cambiato la sua integrità biologica, ha abbreviato la sua esistenza”. Non sono parole mie, ma frasi che si pronunciavano ai tempi di Lucrezio, un secolo prima di Cristo. Quali i vantaggi di un regime fruttariano? Evitare le malattie ed auto-curarle, contare sul raziocinio mentale, sulla freschezza e sulla chiarezza intellettuale. Il sangue, immune da tossine e da viscosità, irriga ed alimenta le cellule nervose e persino quelle spirituali.

LA VERITA’ SULLA CARNE E LE PROTEINE NOBILI

La carne non è, non sarà e non è mai stata, alimento umano. E’ droga eccitante che possiede veleni pericolosi tipo la creatina, la creatinina, la cadaverina, la putrescina, la schifina e la voltastomachina, gli indoli, i fenoli, le ammoniache, le purine e gli acidi urici (28 grammi di purine per 1 kg di carne e 30 grammi per 1 kg di pesce). Tanto micidiale è la carne in un corpo fruttariano o vegano che, iniettando piccole dosi del cocktail sopra citato, si causa la moria fulminea di un coniglio.

Basti pensare che il reale fabbisogno proteico non può eccedere i 24 grammi al giorno, oltre i quali si manda il sangue umano (alcalino con pH 7.30-7.50) in acidificazione. Ventiquattro grammi proteici che qualsiasi dieta vegana, anche la più distratta, è in grado di coprire.

UN MONDO DOMINATO DALLA MENZOGNA

La menzogna è un ingrediente assai diffuso nella nostra civilizzazione. E’ la menzogna dell’alimento carneo, quella dell’alimento cotto, quella della proteina che fa proteina, del sangue che fa sangue, del fegato che fa fegato, del muscolo che fa muscolo, del latte che fa latte, della vitamina sintetica che fa vitamina, dell’integratore inorganico che fa minerale organicato, dell’acqua che fa acqua.

E’ la menzogna del vaccino che protegge e non danneggia, quella del farmaco, del bisturi e della chemio che sconfiggono le malattie umane.

QUALI VALORI ALIMENTARI CI ASPETTIAMO MAI DI TROVARE IN UNA SALMA?

Cosa andiamo mai a cercare nel corpo del povero manzo, del bovino che il Carducci ci insegnava ad amare (“T’amo o pio bove, e mite un sentimento di vigore e di pace al cuor m’infondi”)?

Se il bove forma e mantiene il suo corpo con le sostanze estratte dalla debole foglia, o dall’umile stelo d’erba, tanto meglio l’uomo potrà alimentarsi con le sostanze più ricche e concentrate della frutta, dei semi, delle radici, dove per 6-9 mesi c’è un accumulo di autentica energia solare, magnetica, elettrica, vibrazionale, più altre qualità sconosciute estratte alla terra e all’atmosfera.

LA CARNE CHIAMA ALCOL PER ESSERE MANDATA GIU’

Gli eccessi calorici da cibo alto-proteico provocano fermentazioni malsane che sviluppano prodotti tossici avvelenatori del sangue, mentre coi cibi crudi vegetali è assai difficile eccedere.

Mangiare solo se e quando l’atmosfera è piacevole e rilassante. L’atmosfera è importante almeno quanto il cibo stesso. Quale atmosfera, quale feeling ci può mai essere in una persona che mangia un cadavere?

L’uomo, sia ben chiaro a tutti, rimane un fruttariano anche se al limite trangugia 10 bistecche al giorno.

C’è qualcuno che si diverte col sangue altrui? Le pessime abitudini lo hanno evidentemente trasformato più in necrofago e vampiro che in essere umano pensante e senziente.

Non è affatto casuale che la carne richieda alcol, caffè, digestivi per essere in qualche modo digerita.

C’è qualcuno che si diverte davvero col sangue altrui? Le pessime abitudini lo hanno evidentemente trasformato in disinvolto necrofago e vampiro.

LE CANDELE SPORCHE E IL CIBO IN ECCESSO

La fame insaziabile, la necessità di mangiare a tutte le ore perché ci si sente deboli, è indice di gravi disfunzioni digestive, dove il corpo non assimila, avendo ridotto i suoi due campi da tennis assimilativi a un piccolo sgabuzzino di sopravvivenza. Ciò succede perché il soggetto non usufruisce affatto di quanto mangia, avendo un indice di combustione imperfetto, un motore dalle candele sporche che mangia benzina e olio a vuoto, in eccesso). Il digiuno, una volta a settimana, o una volta al mese, favorisce l’eliminazione del materiale tossico accumulato.

L’IDROTERAPIA TEDESCA DERIVATA DAI ROMANI

L’unica bevanda offerta dalla natura a piene mani è l’acqua. Acqua, aria, luce solare e terra sono i 4 elementi-base indispensabili per la vita vegetale ed animale. Acqua, aria e luce li prendiamo direttamente. La terra la prendiamo coi vegetali La salute tramite l’acqua fredda è tipica dell’idroterapia germanica (derivata dall’idroterapia delle Terme romane e di Asclepiade) di Vincenzo Priessnitz (campagnolo austriaco), di Sebastian Kneipp (abate), di Louis Kuhne (mobiliere di Lipsia), di Padre Taddeo di Wiesent (discepolo di Kneipp). “Dopo Dio, solo a questo umile religioso devo la vita e devo la salute”, disse Manuel Lezaeta su Padre Taddeo.

ACQUA, ACQUA ED ACQUA ANCORA

Acqua viva, carica di effluvi magnetici ed elettrici, non acqua morta di pozzo.

Acqua purgante, un sorso ogni ora.

Acqua che facilita l’eliminazione delle tossine negli ammalati (gli ammalati sono in realtà degli intossicati). Acqua da bersi lontano dai pasti o almeno 1-2 ore prima.

Acqua che non serve troppo se consumiamo frutta a acquosa e crudità.

Acqua per nuotarci, visto che il nuoto è ottima ginnastica, ma non bisogna trattenersi a lungo in acqua perché si raffredda la superficie esterna (anemizzazione) e si congestionano di sangue le viscere.

UN MOTORE PULITO GARANTISCE MASSIMO RENDIMENTO

Un motore è potente quando è ben pulito, ma perde efficienza e rendimento quando è sporco (vedi concetto ehretiano V = P-O, vitalità uguale potenza meno ostruzione).

Come ci si lava la faccia, è giusto lavare pure il corpo.

Priessnitz diceva che le malattie si curano meglio per di fuori che per di dentro.

Si prenda un  asciugamano e lo si immerga in acqua fresca, lo si strofini poi dai piedi fino al collo.

E’ incredibile come, con una pratica tanto semplice e banale, si ottengano magnifici effetti curativi, mantenendo il corpo agile, leggero, resistente.

COME MASSIMIZZARE IL PROPRIO BENESSERE

La casa deve essere il più possibile arieggiata e soleggiata.

Dove entra il sole, coi raggi o con la frutta (che è ricettacolo di sole), non entra il dottore.

Colazioni e merende a base di frutta, pranzi e cene a base di verdure, di tuberi, semi e cereali, evitando sistematicamente la cottura prolungata, le proteine animali, il fumo, l’alcol, i sottaceti, il caffè, il the e le bevande fermentate, queste le regole per massimizzare il proprio benessere.

VIETATO INDEBOLIRE IL SISTEMA NERVOSO

Essendo il nostro sistema nervoso l’agente trasmettitore dell’energia vitale, qualsiasi alterazione delle sue funzioni può diventare patologica. Tutte le malattie infatti presuppongono una enervazione, una alterazione nervosa, un indebolimento nervoso.

Tenere a posto i nervi significa dominare le passioni e non lasciarsi trascinare da esse.

Per dominare le passioni serve forza mentale.

Alla forza mentale si devono fenomeni come l’ipnotismo, il magnetismo animale, la trasmissione del pensiero (telepatia).

EVITARE LE FORTI EMOZIONI

Per mantenere l’equilibrio nervoso si devono evitare le forti emozioni.

Vita tranquilla e senza spropositate ambizioni, libera da intense preoccupazioni, è condizione indispensabile per conservare una buona salute.

Odio, invidia, presunzione, arroganza, eccessivo orgoglio, vanità, sono qualità negative che avvelenano il sangue. La lussuria e gli eccessi sessuali sono pure negativi.

Ma anche la castità indesiderata o forzata può fare molto male. Se siamo dotati di un apparato sessuale, evidentemente ci sono dei motivi.

IL MOVIMENTO FISICO E L’IMPEGNO MENTALE PER CONTRASTARE LA RUGGINE

Il moto è logica fisiologica. Il darsi da fare è legge morale (mangerai il pane col sudore della tua fronte).

Il lavoro è sorgente di benessere morale e materiale.

L’ozio è causa di miseria fisica e di depravazione morale. Il movimento è vita, l’inazione è morte.

Dobbiamo muoverci, operare, sudare, spremerci le meningi, trovare soluzioni a tutti i rebus, perché senza impegno il corpo si impigrisce e si ammala, e non espelle nemmeno i residui del suo consumo organico. Una macchina che non lavora arrugginisce e si consuma prima del tempo.

RIPOSARE COME SI DEVE

La legge naturale suggerisce il riposo, la ricarica delle batterie, al fine di ripristinare le energie consumate mediante l’attività. Le ore più favorevoli al sonno sono quelle prima della mezzanotte.

L’eccesso di sonno snerva e intossica. Il letto deve essere duro, con materasso preferibilmente di crine vegetale o di gomma naturale, orientato verso nord per trarre migliore profitto dai flussi magnetici. Finestra aperta d’estate (con zanzariera) e socchiusa d’inverno (mai tappata ermeticamente).

CINQUE MILIONI DI PORI CHE RESPIRANO, TRASPIRANO E DETOSSIFICANO

Attraverso la pelle eliminiamo residui organici in una proporzione di circa il 30% rispetto a quella renale. Oltre alla funzione eliminatoria, la pelle ha capacità assorbitive di tipo simil-polmonari.

E’ una vera spugna che cattura l’aria, il calore e la luce solare, nonché le emanazioni magnetiche ed elettriche dell’ambiente. La pelle deve essere libera di respirare e traspirare, ha bisogno del suo bagno quotidiano di luce, di aria, di sole, di frizioni d’acqua fredda per ripristinarne le funzioni.

Sulla pelle usare solo indumenti leggeri (filo o cotone, non fibre sintetiche). Solo così si facilita il lavoro traspirativo dei nostri 5 milioni di pori. Nemmeno la lana, per quanto protettiva dalle intemperie, risulta essere ideale. Le scarpe siano comode e di materiale poroso. Sconsigliate le suole di gomma perché impediscono il passaggio delle correnti magnetiche che elettrizzano e vivificano il corpo.

SCIENZA DELLA SALUTE E MEDICINA, UNO SCONTRO FRONTALE

La medicina naturale, o scienza della salute, è nata con l’uomo. Fu praticata dai sacerdoti Egiziani e Caldei, e coltivata pure dai filosofi dell’antichità (Parmenide, Pitagora, Talete).

Ippocrate ha formulato le regole della vera arte curativa con la frase “La Natura è sovrana medicatrice dei mali”, principio dimenticato dai medici che, col loro agire innaturale, mutilano il corpo, lo drogano, lo fanno diventare una farmacia ambulante. Ippocrate ha pure detto “Primo non nuocere”, che significa soprattutto “primo non spaventare”, mentre i medici fanno esattamente l’opposto, terrorizzando la gente per poterla dominare meglio.

I PEGGIORI NEMICI DEL SISTEMA IMMUNITARIO SONO I FARMACI

L’azione tossica dei veleni di farmacia è precisamente l’agente che deprime e annulla la forza curativa e naturale del corpo, l’azione del sistema immunitario. Le forze della natura non possono agire su di un corpo che si trovi sotto l’azione medicamentosa dei farmaci, dato che le droghe sopprimono i sintomi (sintomi che sono parte costituente della difesa organica o del sistema immunitario).

LA MAGIA NERA DI STREGONI, FATTUCCHIERI ED ESORCISTI

A fronte delle attività medico-salutistiche di filosofi e sacerdoti virtuosi che agivano alla luce del sole impiegando agenti naturali (magia bianca), agivano pure i fattucchieri, gli stregoni e gli esorcisti, quelli che creavano nella penombra la diabolica e misteriosa arte chiamata medicina nera, prescrivendo agli infermi l’uso di tossici, stimolanti, calmanti a base di punture di serpenti, di rospi e di scorpioni, a base di escrementi e di immondizie.

LA NASCITA DELLA NATUROPATIA TEDESCA

Contro la magia nera (che influenzò e rovinò pure quella bianca) reagirono non solo i medici e i terapeuti, ma gli stessi infermi.

E infermi furono Priessnitz, Kneipp, Kuhne, Rikli, Just, Ehret, Padre Taddeo e Lezaeta, prima di diventare dei celebri salutisti.

Infermi ribelli a tutto ciò che è pregiudizio e falsità. Tant’è che abbandonarono la routine medica e cercarono il cammino della salute in null’altro che nei lumi della loro ragione.

LO STRAPOTERE DELLA PIOVRA SANITARIA MONDIALE

Cosciente delle fragili basi e della precaria sorgente delle proprie conoscenze, e necessitando di imporre una autorità e un prestigio a sé medesima, la medicina moderna si è organizzata in associazioni dalla disciplina ferrea, sia nei singoli paesi che a livello internazionale (OMS, WHO, CDC, FDA, ecc).

La forza legale e politica dell’ordine medico va a supplire il potere della scienza che gli manca totalmente.

Di fronte a questo potere dell’ordine, in complicità con l’ignoranza, l’invadenza e il fanatismo interventista insiti nel sistema sanitario, l’individuo si trova senza riparo ed è impotente nel salvaguardare la sua stessa salute e la sua stessa vita.

Anche i governi e la politica si sentono diretti e dominati dall’Ordine Medico che si è incuneato nei meandri del potere. Ordine Medico Internazionale che trova ormai nei Ministeri della Salute dei singoli paesi vere e proprie filiali, oltre che casse di risonanza e braccio armato-legale delle proprie politiche sanitarie.

L’INCONTRO TRA LEZAETA E PADRE TADDEO

Nel 1899, anno in cui studiavo alla Facoltà di Medicina di Santiago, fui vittima della malattia sociale più maledetta di allora, che era la sifilide, e fui costretto ad interrompere gli studi.

Venni curato da professori e specialisti che furono bravi solo ad aggravare la mia malattia.

Mi demoralizzai al punto di rassegnarmi a morire.

All’uscita di un hotel, in un paesetto a sud della capitale cilena, mi imbattei in un frate cappuccino che, scrutandomi e osservando il mio viso rovinato, mi chiese: “Sei forse venuto a vedermi?”

“No, padre, perché mai avrei dovuto?”

“Ebbene, devi venire, perché sei molto malato”.

La Divina Provvidenza mi aveva messo in contatto con lui.

Mi prescrisse dieta vegana crudista e camminate a piedi nudi sull’erba, oltre che getti di acqua fredda sul corpo in diverse ore della giornata e fasciature umide intorno al corpo.

CAMBIO DIETA E IMMEDIATA CRISI ELIMINATIVA

Dopo due settimane riapparve la blenorragia, ovvero il fluido uretrale che i medici mi avevano curato anni prima, soffocandone l’espulsione dal corpo, ed obbligando il mio corpo a ritenere questo materiale corrosivo che mi causò una infiammazione prostatica, con restringimento dell’uretra e il ristagno di urina.

Col ritorno della blenorragia, si gonfiarono pure le mie ghiandole inguinali, le ghiandole ascellari e quelle del collo, mentre su tutto il corpo apparvero nuove eruzioni e nuove piaghe.

Mi spaventai a morte e corsi dal frate per dirgli che mi aveva ulteriormente rovinato.

STAPPIAMO LO CHAMPAGNE

“Padre Taddeo, sto morendo! Non sono mai stato così male. Ho la pipì di colore bianco, e il viso orribilmente gonfio!”. “Ragazzo mio, queste sì che sono grandi notizie! Possiamo stappare una bottiglia di champagne e festeggiare. Ti dichiaro guarito! Sei salvo, ora vai pure ad espellere liberamente la patologia iatrogena che i medici ti hanno costretto a ritenere nel sangue!”

UN ANNO DI ESPULSIONI TOSSICHE

Per più di un anno, il mio corpo espulse attivamente attraverso l’uretra, attraverso le piaghe e le pustole, il luridume accumulato, senza accusare alcuna complicazione.

Avvertivo che si trattava di sollievo e di rinascita.

Ero praticamente marcio, ma il mio corpo si stava detossificando intensamente. La mia guarigione fu perfetta e definitiva.

Da allora decisi di dedicare la mia vita allo studio, alla pratica e alla diffusione della verità. Studiai per 9 anni a fianco di Padre Taddeo, apprendendo le pratiche dei suoi grandi maestri, come Louis Kuhne e l’abate Kneipp.

IL RIEQUILIBRIO TERMICO

L’iride umano, se interpretato correttamente, rivela la salute o gli squilibri esistenti nell’intero corpo.

La vita civilizzata porta l’uomo allo squilibrio della temperatura corporale, febbricitando le viscere con i cibi cotti e debilitando la pelle con vesti e indumenti eccessivi o sbagliati.

“Non esiste infermo senza febbre interna non rivelata dal termometro”, diceva Kuhne.

“Tutte le alterazioni della salute non sono atro che la conseguenza di una pelle indebolita ed inattiva”, diceva Kneipp.

LA DOTTRINA TERMICA DI MANUEL LEZAETA

La mia dottrina termica permette di stabilire, grazie all’esame dell’iride, la necessità per ogni infermo di febbricitare (stimolare) la pelle e di rinfrescare le viscere surriscaldate.

Tutta la forza e l’organizzazione della medicina pasteuriana si basa sulla teoria microbica.

La forza del naturismo deve basarsi sulla teoria termica.

La dottrina termica è quella scienza che insegna il modo di mantenere la salute o recuperarla mediante l’equilibrio tra le temperature esterne ed interne del corpo umano.

L’IDROTERAPIA GERMANICA

Sulle orme di Priessnitz, padre dell’idroterapia germanica, Kneipp con i suoi bagni freddi risveglia la reazione termica della pelle, produce febbre artificiale su di essa e, nel contempo, rinfresca e decongestiona le viscere febbricitanti che esistono in tutti i malati.

Si ristabilisce così l’equilibrio termico e circolatorio caratteristico di ogni corpo sano.

Con i suoi bagni freddi al basso ventre, Kuhne rinfresca l’interno del colon e, indirettamente, ristabilisce il calore normale della pelle.

Risultati analoghi si ottengono con i bagni d’aria di Rikli, con le fasciature di terra di Just e con i bagni di vapore e di sole, sempre alternati ad applicazioni fredde.

Questo alternarsi di caldo e freddo produce una specie di lavaggio interno del sangue.

IL CONTRASTO DELL’INFIAMMAZIONE E DELLA CONGESTIONE SANGUIGNA

Mentre Kuhne combatte la febbre interna, punto di partenza e di appoggio di tutte le malattie, e Kneipp fa reazionare la pelle fredda ed inattiva dei malati, la pelle resa anemica dallo squilibrio, la dottrina termica di Lezaeta fa una sintesi e insegna a combattere sia la febbre interna che la sotto-febbre esterna.

L’arte di conservare e ristabilire la salute è questione di temperatura e non di medicamenti.

La febbre interna è un fenomeno di natura infiammatoria e congestiva intestinale. Si origina per reazione nervosa e circolatoria quando i nervi sono irritati e stressati.

La febbre interna altera e disattiva le funzioni nutritive ed eliminative dei polmoni, perché accelera l’attività del cuore, costretto ad inviare con eccessiva frequenza l’onda sanguigna (congestionando il tessuto polmonare e riducendo la capacità pneumatica).

La febbre (o meglio la sorgente della febbre) si deve combattere in tutti gli infermi e in tutte le patologie, e non certo il microbo, batterio o virus che sia.

L’IMPORTANZA BASILARE DELL’APPARATO DIGERENTE

Sono le buone digestioni sistematiche, e non le iniezioni o le pillole, a costituire il percorso curativo che trionferà in ogni malattia.

La sana digestione richiede temperatura normale dell’apparato digerente.

L’agente che realizza il ritorno alla salute è la forza vitale ed enzimatica del malato, la sua reattività immunitaria

Questa forza si mantiene attiva soltanto con buone digestioni e buone eliminazioni (intestinali, renali, cutanee e polmonari).

RIASSUNTO DELLA DOTTRINA TERMICA

1)    La salute è la normale funzionalità dell’organismo nei processi di nutrizione ed eliminazione che si

      realizzano simultaneamente nell’apparato digerente, nei polmoni e nella pelle.

2)    La malattia è non-salute, ed è di natura puramente tossica e funzionale, non di natura microbica.

3)    Le infermità non si curano ma spariscono mediante il recupero della normalità funzionale (qui Lezaeta, come gli capita quasi sempre, è in perfetta linea con la cura-della-non cura dell’igiene naturale).

4)    Le diverse patologie classificate sono solo una convenzione. Non esistono malattie ma malati.

5)    Tutte le malattie sono caratterizzate da febbre gastro-intestinale e da stato anemico periferico. La febbre interna è il nemico numero uno e la vera causa di morte. Non esistono malati senza forte febbre interna.

6)    La febbre è fenomeno di natura infiammatoria e congestiva. Si origina per reazione nervosa e circolatoria quando i nervi sono irritati o stressati (vedi enervazione nella teoria di John Tilden).

7)    La febbre che giunge alla superficie esterna del corpo è curativa perché favorisce l’eliminazione delle impurità. Basta controllarla con applicazioni fredde di acqua o di terra. (vedi “Datemi la potenza della febbre e saprò fare mirabilie” di Parmenide).

8)    La febbre interna, al contrario, indebolisce ed annienta le sue vittime per denutrizione ed intossicazione, alterando i processi di nutrizione ed eliminazione.

9)    Man mano che il calore aumenta internamente, si altera la digestione-assimilazione e degenera in putrefazione, diventando fonte di veleni intossicanti. Con una deficiente circolazione si riducono le funzioni di secondo rene e secondo polmone della pelle. Ecco spiegato come la febbre interna causa denutrizione e intossicazione progressiva e mortale.

10) Tutte le malattie sono di carattere generale e non locale, funzionali e non microbiche.

11) I microbi sono agenti di vita e di salute, giammai di malattia e di morte. Contribuiscono all’armonia e all’ordine dell’universo. Vivono in perfetta sinergia con noi.

12) L’agente che realizza la cura, che permette il ritorno a normalità funzionale, è la forza vitale del malato (la sua potenza enzimatica ed immunitaria).

13) Il sistema nervoso è il motore vero della vita. La forza vitale è energia nervosa e dipende dalla salute dei nervi che sono nutriti dal sangue. Sangue puro uguale nervi sani. Sangue impuro e denso uguale potenza nervosa indebolita. Farmaci, vaccini, iniezioni, droghe, radium, chirurgie, deprimono tutte l’attività nervosa ed accorciano la vita per intossicazione-degenerazione-mutilazione.

LA DOTTRINA TERMICA NON FA DIAGNOSI PATOLOGICHE MA VA SUBITO AL PUNTO

La dottrina termica non fa diagnosi di malattia, non dà medicine e tanto meno cura. Essa si disinteressa della patologia e della terapeutica medica, e si dirige a normalizzare le funzioni digerenti ed eliminative del malato, febbricitando la pelle esterna e rinfrescando le viscere, sempre per ottenere l’equilibrio termico che risulta alterato in tutte le malattie.

MEDICINA NATURALE E MEDICINA UFFICIALE

La medicina naturale, o scienza della salute, è parte integrante delle leggi naturali e punta al benessere dell’uomo rispettandone i poteri autoguaritivi (l’organismo tende sempre al riequilibrio e alla salute).

La medicina allopatica ufficiale è una invenzione, un business, un’attività commerciale e mercantilistica umana, e arreca beneficio solo a chi la pratica, non a chi la subisce.

La medicina naturale, l’igiene naturale in tutte le sue forme, difende la salute e i malati, e tende a togliere clienti alla medicina stessa. Ovvio dunque che l’igienismo sia sotto tiro costante da parte della medicina.

Per la medicina è un male avere il vaiolo, il morbillo, l’eruzione cutanea, il raffreddore, il catarro, i flussi (emorragia, diarrea). Secondo il criterio medico, la salute perfetta sarebbe quella del cadavere, dove non ci sono fenomeni di alcun tipo. Al contrario, per la scienza della salute, qualsiasi sintomo rappresenta una attività difensiva e salvatrice dell’organismo colpito.

LE VARIE TEMPERATURE DEL CORPO

Il nostro corpo ha due rivestimenti: la pelle esterna che ci isola dall’ambiente circostante, e la mucosa (o pelle interna) che ricopre le cavità dell’organismo. La salute, ossia la normalità funzionale, dipende dall’equilibrio tra pelle e mucosa.

Come rilevato dall’iride, più accentuata è la congestione (sangue e surriscaldamento) nelle viscere del corpo, più deficiente è la circolazione del sangue nella pelle, nelle estremità e nel cervello.

Nelle affezioni acute, e in un corpo funzionale, la febbre (originata sempre all’interno dell’intestino) si propaga a tutto l’organismo, causando reazioni salutari.

La febbre interna invece, quella nascosta che non viene alla superficie, è caratteristica di tutti i malati cronici, ed è causa di denutrizione e di intossicazione, visto che favorisce le le putrefazioni intestinali.

LA MEDICINA PROLUNGA E CRONICIZZA LA MALATTIA

Con la febbre esterna alla superficie si manifesta la reazione salvatrice.

Con la febbre interna, che raffredda e anemizza la pelle, le estremità ed il cervello, si manifesta l’indebolimento organico e la malattia.

Sembrerà paradossale, ma la medicina si disinteressa di tutto questo e punta anzi a stoppare la febbre esterna con antipiretici e antibiotici, prolungando e cronicizzando la malattia.

Come le dermatiti sono uno scarico eliminativo di tossiemia, così la febbre esterna non è altro che uno scarico di accumulo termico.

DIGESTIONI IMPOSSIBILI E BLOCCO CUTANEO I DIAVOLI DA COMBATTERE

Il vestirsi fa già male di per sé alla pelle, essendo essa un organo che respira e traspira, che assorbe ed emette.

Il vestirsi aderente e pesante, a maggior ragione, è dannoso in quanto effemina, assottiglia ed indebolisce l’epidermide.

La pelle, sottratta continuamente al conflitto termico che l’atmosfera, l’aria, l’acqua e il sole ci offrono, si indebolisce e si raffredda progressivamente.

Alimentazione indigesta e vestiario pesante generano surriscaldamento intestinale.

Pertanto, la febbre interna che consuma e accorcia la vita della gente ha due cause principali che sono:

A)   Congestione apparato digerente-assimilativo-evacuativo (continui sforzi giornalieri per digerire cibi inadeguati scelti senza principio e senza criterio).

B)   Indebolimento pelle o apparato emuntorio di emergenza (continua sottrazione della pelle alle sue funzioni, al conflitto con gli agenti atmosferici).

PIU’ FIORISCE IL MALE SULLA PELLE E PIU’ CHELAZIONE PURIFICANTE AVVIENE

Il raffreddore, ad esempio, è un acuto squilibrio termico caratterizzato da freddo esterno e febbre viscerale interna.

Nel moribondo lo squilibrio termico arriva al suo massimo grado poiché, mentre il freddo si impossessa della sua pelle e delle sue estremità, la febbre lo consuma internamente, come comprovato dal battito al polso, e dalla infiammazione interna che si riflette nell’iride degli occhi.

Malattie eruttive come rosolia, vaiolo, scarlattina, morbillo, herpes, psoriasi, sono tutte destinate a purificare l’organismo che si trova in stato di infermità cronica.

Più fiorisce il male sulla pelle e più si scaricano le materie morbose, i veleni, i vecchi farmaci e i vecchi vaccini mai assimilati e mai espulsi.

SOFFOCARE LE ERUZIONI E LE CRISI INFLUENZALI E’ OPERA DEMENZIALE

Al contrario, quando si soffocano le eruzioni epidermiche (e soprattutto quando si prevengono con le demenziali vaccinazioni), i veleni cercano altre vie di uscita attraverso le mucose, producendo gravissime congestioni ed infiammazioni nei tessuti polmonari, bronchiali, renali, nonché nel circuito circolatorio e nervoso.

E’ per questo che le affezioni acute senza febbre esterna sono le più gravi e le più difficili da guarire.

Nel caso di infermi cronici, estremamente indeboliti, la cui vitalità è decurtata per intossicazione (sforzi difensivi soffocati dai farmaci), il termometro segna spesso 35 °C, mentre la febbre viscerale sta a 40.

In questi casi il termometro non serve.

Basta però controllare e contare il polso che tocca 120 battiti al minuto, tipici della febbre a 40.

Il polso infatti è la guida più sicura, non certo il termometro.

Esiste anche la febbre circoscritta e localizzata.

Ad esempio, nei paraggi di una spina, l’infiammazione è alta, e così pure la temperatura locale è elevata.

IL POLSO E LA TEMPERATURA INTERNA

Il freddo abituale della pelle, con mani e piedi gelati, denuncia febbre interna, con deficiente circolazione sanguigna alle estremità e al derma esterno. Questo succede perché il sangue è stagnante in zone interne ventrali.

Polso inferiore ai 70 battiti? Puoi essere un grande sportman, ma puoi anche soffrire di debolezza nervosa, o di intossicazione cronica intestinale, o di accumuli di residui farmaco-vaccinatori.

Le pulsazioni normali stanno a 150 battiti/minuto nei neonati, a 100 battiti per il bimbo di 3 anni, a 75 per quello di 14, a 70 per quello di 20. Risale a 80 battiti per il sessantenne, visto che la pelle degli anziani si anemizza. Personalmente ne ho 68 di anni, ma il battito sta a 70, come ai vent’anni, e il peso sta a 75, come quando ne avevo 18, e c’è anche qualcos’altro che funziona ancora alla perfezione.

IL FATTORE CIBO RESTA FONDAMENTALE

Il cibo è importante? Certo che lo è. Tre pasti al giorno significa già 1000 pasti/anno e 50 mila pasti in 50 anni, con 50 mila digestioni o indigestioni, 50 mila creazioni di sangue sano o di sangue malato, 50 mila atti amichevoli o 50 mila attentati contro il nostro corpo e la nostra anima. Mettere dentro di sé 25 mila animali in un anno, come fa l’americano medio, avrà un certo significato, oppure no? Quindici anni di vita in meno rispetto ai vegani, come accertato dalle recenti statistiche del “The China Study”, dicono tanto, ma non dicono tutto. La vita non è soltanto questione di numeri, ma anche di livello qualitativo. Intendo dire che, se per assurdo mangiando carne si vivesse di più, il problema non cambierebbe.

E’ SEMPRE IL NOSTRO ORGANISMO AD AGIRE

Le magie positive o negative non esistono nelle sostanze assunte ma stanno tutte nel nostro organismo, nella capacità del nostro sistema immunitario di guarire, e di non andare mai contro se stesso. E’ sempre il corpo che conduce le danze in un senso o nell’altro. La magia sta nel corpo e nelle leggi della natura.

Stesso discorso per il farmaco, il vaccino e l’integratore. Nulla di magico possiedono. Non sono loro ad agire. E’ sempre il corpo che, al loro contatto si stimola, si inibisce e ha le sue varie reazioni.

LE SOSTANZE VANNO SCELTE CON CRITERIO

Fatta questa precisazione emerge la necessità assoluta di dare a corpo sempre e solo sostanze che gli permettano di lavorare e funzionare in pieno equilibrio, sostanze pertanto che abbiano le seguenti caratteristiche:

1)    Sostanze compatibili. Compatibili col particolare disegno strutturale e biochimico, col disegno mentale, emozionale, percettivo, gustativo, etico ed estetico.

2)    Sostanze vive e vitali. Non cotte, non lavorate, non devitalizzate, non prive dei loro enzimi naturali, e quindi alte nella scala vibrazionale Simoneton.

3)    Sostanze a basso costo digestivo. Se 1000 calorie di proteine animali costano 1200 calorie in dispendio enzimatico-immunitario-digestivo (leucocitosi, acidificazioni, disbiosi, ecc) non ci siamo.

Se il miglior succo di 5 arance, fatto anche bene ma pastorizzato, mi dà 100 calorie totali, ma ne ruba 80 nella cessione di micronutrienti in fase digestiva (mentre 5 arance vere mi danno 100 calorie tutte utili e non gravate da debito enzimatico-minerale-vitaminico-ormonale), non ci siamo.

4)    Sostanze innocenti. Innocenti significa non provenienti da macelli e da penitenziari animali).

5)    Sostanze prive di effetti collaterali (non intasanti, non droganti e dopanti, non pregiudizievoli per la salute).

MASSIMO RISPETTO PER LE PERSONE SINGOLE

Ero a Catania il 30 di Settembre scorso, al Teatro dell’Istituto Salesiano, saletta piena e buon successo, con un pubblico davvero eccezionale, sia per preparazione che per passione ed entusiasmo. Il tema era preciso “Igiene Naturale e Medicina, un inevitabile conflitto”.

Avevo premesso che non sono un mangia-medici, e che ho il massimo rispetto per tutti, non solo perché ho medici in famiglia e nella cerchia degli amici, ma anche perché la stessa igiene naturale è intrisa di partecipazione medica, con Ippocrate, Asclepiade, Galeno, Paracelso, la Scuola Medica Salernitana, la Scuola Igienistica Americana, Oliver Wendell Holmes, Robert Mendelsohn, Albert Schweitzer, eccetera.

IL CONFLITTO TRA IGIENE NATURALE E MEDICINA E’ OGGETTIVO

Eppure un paio di medici presenti hanno lasciato la sala con un gesto polemico, trovando evidentemente sgradevole un tratto critico della mia esposizione.

Il documento sta pubblicato sul blog e ognuno è in grado di rileggerlo e valutarlo.

Per alcuni potrà pure risultare piccante. Se non ho saputo circoscrivere con chiarezza la mia critica nella direzione giusta, e cioè contro la parte marcia della medicina moderna, quella collusa con Big Pharma, quella dalle motivazioni speculative più che genuinamente terapeutiche e professionali, chiedo scusa.

Le mie intenzioni erano, sono e saranno sempre, quelle di chiarire e non di offendere.

Il conflitto storico tra igiene naturale e medicina è, in ogni caso, un fatto concreto, non l’ho di certo inventato io.

IL CONTRASTO E’ CON LE ISTITUZIONI E COL PERCORSO BISLACCO DELLA MEDICINA A

Il mio contrasto non è mai contro le persone singole che lavorano, sudano, soffrono, si sacrificano e si impegnano in buona fede (e la maggioranza dei medici è probabilmente così), ma contro determinate istituzioni (OMS, FDA, Ordine Medico, Ministeri, ecc) e contro specificamente la Medicina Contemporanea, che accuso di essere sfacciatamente anti-ippocratica, anti-Salernitana, chimica ed innaturale. Vado anche oltre.

La medicina odierna non è solo quello, ma ha da tempo superato i limiti di tolleranza e di sopportazione.

DA CORPORAZIONE CHIUSA AD ARROGANTE REGIME SANITARIO MONDIALE

L’Ordine Medico non è più una corporazione chiusa che fa quadrato egoistico intorno a sé e si difende con gli artigli e con le radiazioni, ma si è trasformato in un regime sanitario mondiale, in un regime arrogante e prendi-tutto che pretende il diritto di esclusiva sulla salute, sulla nascita, sulla vita e sulla morte dei cittadini. Un regime che, non pago delle troppe malattie vere o presunte in circolazione, non pago delle malattie iatrogene o medico-causate, va ad inventarne delle altre in continuazione.

Questo è troppo. Questo significa gettare persino la maschera.

Questo significa non solo farsi odiare, ma anche delegittimarsi di fronte alla gente, andare fuori legge.

LA SALUTE APPARTIENE ALLA GENTE

La salute appartiene alla gente e non alla medicina. La salute è pertinenza del popolo, è un bene personale incedibile e non delegabile. Nessuna laurea in medicina potrà mai sostituirsi al nostro diritto alla salute, al benessere, alla serenità.

LA FORMULA DELLA SALUTE IN DUE PAROLE

I medici non hanno diritto di interferire, di spaventare, di dominare e di legiferare, con cure finalizzate non tanto alla salute quanto agli interessi dei loro padroni, dei loro datori di lavoro, dei loro elargitori di status privilegiato.

Esiste  la formula della salute?

Certo che esiste: “Conosci te stesso e vivi in linea armonica e non conflittuale col tuo corpo, la tua psiche e la tua anima”. Anche qui la medicina ha ben poco da dire.

RESTINO CORTESEMENTE IN  SALA MEDICI, CARNIVORI E MACELLAI

Ribadisco in ogni caso che non facciamo banale razzismo contro nessuno, e che non giudichiamo per categorie. Prego dunque i medici presenti di voler cortesemente restare in sala.

Prego pure i carnivori di restare. Condanniamo più la domanda di carne da parte del mercato, che i macellai disposti a fornire.

Non è indifferente comportarsi bene o comportarsi male, stare da una parte o dall’altra della barricata.

Ma non siamo dei manicheisti che dividono il mondo tra buoni e cattivi. Le pecorelle smarrite le accogliamo con tutte le attenzioni possibili. Il mondo preferiamo dividerlo in caso tra chi ha colto la verità e chi si è perso nei meandri della mediocrità.

OGNI PERSONA FA CASO A SE’

Anche se il veganismo fa bene, migliora, rinvigorisce e sensibilizza l’essere umano, essere vegani non è di per sé garanzia automatica di essere migliori dei carnivori.

Anche se l’igiene naturale è il non plus ultra in fatto di salute, di etica e di estetica, essere igienisti non è assolutamente di per sé garanzia automatica di essere migliori dei medici che critichiamo.

Non abbiamo il diritto di giudicare a priori. Ogni persona fa caso a sé.

AI FILOSOFI DELLA SALUTE NON SERVONO LAURE INTEGRATIVE IN MEDICINA

Ma nessuno si permetta di spingerci a diventare medici come si trattasse di colmare una  lacuna.

Non siamo interessati al sezionare cadaveri, e non vogliamo perdere tempo con la farmacologia, la batteriologia, la virologia e l’allergologia.

Ci interessa la salute e i ci interessano i percorsi per recuperarla appieno.

Sono i medici che devono togliersi il saio, devono spretarsi, smantellare quanto appreso, e diventare igienisti. Non viceversa.

Noi abbiamo sicuramente l’obbligo di studiare e d approfondire. La stessa popolazione dovrà essere più attenta a cosa impara, dovrà responsabilizzarsi e rendersi indipendente su questi problemi.

IL VALORE PIU’ IMPORTANTE NON VIENE NEMMENO RILEVATO

Visite, mammografie, ecografie, colonscopie, prove del sangue?

Tutto pur di inchiodare i pazienti su qualche valore carente.

Questa è un’altra delle loro farse.

Il valore più importante e decisivo, che è la viscosità del sangue, non viene nemmeno previsto (e si potrebbe solo decifrare con complessi calcoli combinati comprendenti il colesterolo LDL, i trigliceridi, le piastrine, la B6, la B9, la B12 e l’omocisteina).

Sfidate il vostro medico a confrontare le vostre analisi con le sue e vi renderete conto che spesso il sangue più denso, viscoso e difettoso, è proprio il suo, visto che la categoria dei medici è notoriamente quella più malaticcia e stitica, secondo le statistiche.

FUORILEGGE LA MEDICINA, MA SIAMO FORSE IMPAZZITI?

Dura lex sed lex (legge dura è legge saggia), dicevano gli antichi romani, che seppero creare cultura, civiltà, strade, acquedotti, terme, codici, standard di vita, nel mondo di 2000 e più anni fa.

Tanto dura e saggia quella legge che misero fuori legge la medicina in toto, con tutti i suoi farmakon, i suoi bisturi e i suoi veleni.

Fuori legge la medicina?

Ma che siamo fuori di testa? Come si fa a vivere senza medici?

Sarà stato un episodio casuale, un provvedimento strano di un Nerone impazzito, o l’editto di un giudice incavolato con un medico che lo aveva cornificato!

LA MASSIMA CIVILTA’ DELLA STORIA 600 ANNI SENZA MEDICI

No, nessun caso e nessun episodio. Seicento e più anni consecutivi senza nemmeno un medico, e senza sentirne la minima necessità, e mai la Civiltà Romana dei Cesari fu più sana, potente, costruttiva, coi suoi legionari che marciavano e dominavano dovunque, dall’Inghilterra alla Germania, dall’Asia Minore all’Egitto, su ogni costa del Mediterraneo. Legionari che applicavano poi le regole dei mitici spartani.

IL CAVOLO CRUDO COME SIMBOLO DELLA SALUTE

La salute innanzitutto, e il cavolo issato come icona e come simbolo di benessere, assieme all’aria, all’acqua, al sole, al movimento e alla motivazione.

Cavolo che non era solo cavolo, ma che faceva da capostipite per il carciofo, la cicoria, il dattero, l’uva, l’oliva, il sesamo, il girasole, la zucca, l’orzo e il farro.

E un imperatore come Marco Aurelio che scriveva perle salutistiche, tuttora lette e seguite dai palati fini in America e nel solo.

IL MONDO SI E’ LETTERALMENTE ROVESCIATO

Vigendo il divieto di esistere per la medicina, nessuno poteva delegare ad altri il proprio benessere, ed era obbligatorio per la gente di avere buona cura di se stessa, di essere sana e in forma.

La gente non poteva permettersi di essere ignorante e negligente, di non conoscere i cibi, di digerire male. Era vietato ammalarsi di malattie gravi. Oggi il mondo è ribaltato. Oggi i Cesari sono i medici.

La Natura non è Sovrana Medicatrice di mali. I sovrani sono loro e prendono ordini dal loro Dio che è Big Pharma, nonché dai potenti galoppini che sono le multinazionali. Oggi è letteralmente vietato essere sani. Un eventuale sano cercheranno di convogliarlo in ospedale o al più vicino manicomio.

NOSTALGIA PER ROMA ANTICA

Tanto di cappello agli antichi romani: cavolo crudo, carciofi, datteri, fichi, meloni e vespasiani.

Qui da noi ci sono invece degli imbecilli, degli incompetenti e dei farabutti che stanno demolendo sistematicamente i servizi igienici delle stazioni ferroviarie. E stanno diradando le toelette pure sui treni.

Quasi che la minzione fosse un lusso da concedersi una tantum.

Quasi che la diuresi fosse una vergogna e una bestemmia.

PROPAGATORI INDEFESSI DI DIABETE E DIALISI

Ci costringono a mangiare pane bianco allo strutto, spalmato di burro e marmellata, o accompagnato da grana e mortadella.

Ci dirigono invariabilmente verso i Chef’s Bar della Cremonini e verso i McDonald’s.

Questi figli di buona donna, questi propagatori indefessi di diabete e di dialisi renale, ci obbligano ad avvelenarci e a intrattenere nel corpo i veleni.

Se ci azzardiamo a consumare una terrina di radicchio o una bella e diuretica fetta di anguria o di melone, andiamo ai servizi 3 volte nel giro di un’ora, e ognuna di esse ci costa 1 € (2000 lire insomma, contro una moneta da 50 lire di qualche anno fa).

Un attentato contro chi ha la ventura di essere sano e non stitico.

I CIRCENSES CE LI HANNO TOLTI ORMAI DA UN PEZZO

Tanto di cappello a Giulio Cesare: moneta, panem et circenses.

Qui da noi i circenses ce li hanno tolti da 30 anni i pederasti americani del CDC, con l’invenzione di una peste contagiosa Aids, esistente soltanto nella loro bacata e corrotta fantasia.

Il panem integrale ce lo stanno togliendo progressivamente dalla bocca, imponendoci in alternativa sangue, frattaglie, caseina, frattaglie, panettoni, Coca-cola, olio di pesce marcio chiamato Omega3, e integratori B12.

La moneta ce la stanno prosciugando, sequestrado e svalutando, puntando alle carte di credito microchippate per un controllo totale delle nostre spese e dei nostri movimenti individuali.

L’economia la stanno facendo implodere, puntando alla rapida riduzione della popolazione mondiale, pallino ideologico di Henry Kissinger, dei soci Bilderberg e del NWO (New World Order).

FARMACI, VACCINI, PROTEINE ANIMALI E INTEGRATORI AL CENTRO DELL’ATTENZIONE

L’immagine più realistica ce la offre oggi la televisione, quel mezzo infido che entra in ogni casa creando pseudo-cultura e dando pseudo-informazione.

Ogni telegiornale è nel contempo un bollettino medico-nutrizionale, dove si annunciano con dovizia e tempismo i prossimi ceppi virali in arrivo da Hongkong o dalla Nuova Caledonia, e dove si magnificano in continuazione le qualità organolettiche della carne italiana, del grana, del caffè, del vino doc, dei panettoni e dei gelati.

Ogni scarica di spot televisivi ne contiene 4 dedicati ai farmaci e al caffè, 3 alle proteine animali  e 2 agli integratori.

OCCORRE PURE INTRATTENERE I CLIENTI E FARLI UN PO’ RIDERE

Per intrattenere la massa cloroformizzata, anatrizzata ed impecorita, occorre pure farla anche ridere.

Ecco allora che si coinvolgono gli artisti più bravi del momento.

Come il caso di David Ottolenghi, in arte Gioele Dix, che viene indotto a sparare contro i maniaci della salute ad ogni costo, quelli che lo esortano a non bere il suo toccasana privato, che è il caffè di mattina, o quelli che lo spingono a non mangiarsi il suo tirami-su preferito, o magari il panino bianco infarcito di burro, mortadella, salame, prosciutto e fegato d’oca.

GIOELE DIX E L’INTOCCABILE CAFFE’

Gioele che, se c’è una cosa che odia fare è proprio quella di scansare il caffè mattiniero e di alzarsi un’ora prima per prepararsi una “maledetta” spremuta che gli brucia pure sulla lingua.

Quello che ama la sua dieta libera e disordinata, essendo allergico alla Zona e ai Gruppi Sanguigni che qualche maniaco della dieta cerca di propinargli (e qui l’artista ha tutte le buone ragioni per ribellarsi).

Ecco allora che si mobilitano quelli di “Striscia la Notizia”, sempre a caccia di lazzaroni, di gabba-popolo e di ciarlatani.

Fanno anche bene, Greggio e Iacchetti. Peccato però che non si siano ancora resi conto di un fatto basilare, ossia che i ciarlatani veri si annoverino spesso nello stesso ambito della medicina.

PER NOSTRA FORTUNA C’E’ ANCORA PINO CARUSO

Televisione incapace di dire cose vere e cose serie, ma incapace persino di far ridere, oggi che Raimondo Vianello se n’è andato e che Paolo Villaggio si fa sentire troppo poco.

Molto più istruttivo ascoltare un siciliano doc come Pino Caruso.

“Mangiar carne è omicidio premeditato. Digerirla è occultamento di cadavere!”

C’ ancora qualcuno in circolazione che è degno di Pitagora, di Dante e di Leonardo.

C’è ancora qualcuno che mi offre motivo per amare questa magnifica terra di nome Italia.

Valdo Vaccaro

Read Full Post »

LETTERA

 COME LA METTIAMO CON LE CARENZE?

 Ciao Valdo, ti ringrazio ancora per i tuoi consigli.

Visto che mi sto avvicinando ora a questo tipo di alimentazione, mi sono imbattuto in alcune ricerche e in alcuni video in cui si parla di carenze di vitamina B12 e di carenze di ferro.

Dai una guardata ad esempio a http://www.youtube.com/watch?v=6p_gnMPpl2c

Che ne pensi? Saluti.

Antonio

                                                           *****

RISPOSTA

 

I VEGANI CHE SI INTEGRANO CON LA B12 E’ MEGLIO CHE MANGINO BISTECCHE.

QUI DO RAGIONE A CALABRESE.

 

Ciao Antonio,

paradossalmente, la dr Roberta Bartocci, pur essendo una donna intelligente e preparata, pur essendo vegana provetta da 8 anni e madre di un bambino piccolo, pur potendo contare su un ottimo aspetto fisico trasudante salute, pur essendo militante della Lega Antivivisezione LAV, non aveva i numeri per sostenere un dibattito televisivo con Giorgio Calabrese.

Non è che Calabrese sia un mostro di scienza indipendente e trasparente, ma un mostro di abilità, e di dialettica televisiva, questo certamente sì. Una non può perorare la causa vegana e prendersi delle integrazioni B12, a meno che non voglia darsi la zappa sui piedi.

CERCHIAMO DI ESSERE PIU’ COERENTI

Sono tutti così i vegani d’Italia? Sono tutti dei cacasotto spaventati da una carenza inventata ad arte dai macellai della FDA e ribadita ad ogni piè sospinto dai furbastri del Parmacotto e del Sandaniele, del grana e dello stracchino?

E allora è meglio che sfoglino qualche libro in più, rinunciando allo schermo televisivo,

risparmiando al movimento naturalistico e veganiano figuracce indecorose che esso non si merita.

ANDIAMO IN TELEVISIONE A FARE DA SPALLA AL FILOMACELLAIO NUMERO UNO D’ITALIA?

I baffi di Calabrese non riuscivano a stare fermi, tanto si divertiva.

Sembrava un leone affamato a cui veniva insperabilmente servita, su un piatto d’argento, una vittima nuda, tenera e indifesa da addentare a piacere.

Che andiamo a fare in televisione? Andiamo a fare da spalla al filo macellaio numero uno d’Italia?

A colui che, bontà sua, ha lanciato nel 2008 dagli schermi di Uno Mattina la teoria Calabrese, proponendo 90 grammi al giorno di proteine nobili per gli infanti e 180 per gli adulti, quote ideali per mandare la gente direttamente nei reparti oncologici e cardiologici degli ospedali?

LA ROBERTA E’ STATA UN’AUTENTICA FRANA

Non intendo demonizzare la Roberta, né mancarle di rispetto. Ha fatto sicuramente del suo meglio.

Ma fare del proprio meglio in una trasmissione televisiva non basta.

Non si possono fare figure meschine di fronte a milioni di telespettatori, offrendosi in pasto a quel falco arrogante che è il dr Calabrese, smaliziato e gigionesco, pronto a cogliere la minima contraddizione e il minimo appiglio nello spaesato avversario, poco abituato al palco televisivo.

PER CALABRESE TUTTO RUOTA INTORNO ALLA BIDODICI

Ovvio che la Roberta non poteva mentire. Ma era poi così difficile prevedere che Calabrese l’avrebbe inchiodata sempre in quel punto? Calabrese vive di B12, si nutre di essa, se la annusa e va in solluchero, se la stringe al petto, vi si rotola contro, la carezza e la stupra, vive di lei, con lei e per lei. Se non esistesse la B12, c’è da chiedersi quale sarebbe mai la sua esistenza.

Un tormento e una sofferenza senza fine.

UN VEGANISMO IMPERFETTO E BISOGNOSO DI  STAMPELLA INTEGRATIVA ANIMALE

La Roberta insomma ha portato tanto buon fieno alla precaria mangiatoia carnelattistica, confessando la sua incongruenza e il suo difetto di fabbrica, il suo veganismo imperfetto e bisognoso ahimè di integrazione animale. Il professor Calabrese non ha nemmeno dovuto approfittarne troppo, non ha avuto nemmeno bisogno di affondare i suoi colpi.

La Roberta è franata da sola sul punto-chiave. Una specie di karakiri previsto e preannunciato.

Chiaramente il professor Calabrese ha potuto lavorare in difesa, sciorinando il suo solito poker inclusivo di B12, ferro-eme, calcio e vitamina D, trovando persino il tempo per divagare sulla supposta difficoltà di crescita dei bambini vegani.

UN COSTO SOCIALE ALTISSIMO ED INSOSTENIBILE DELLA CARNE

La trasmissione parte con alcune premesse appropriate e promettenti.

Per produrre un singolo kg di carne servono dai 7 ai 16 kg di soia o di legumi, dai 15 ai 20 mila litri d’acqua, e almeno 325 metri quadri di pascolo. Il costo sociale della carne è dunque altissimo.

Per non dire dell’impatto sull’ambiente, visto che la carne è responsabile del 18% dell’inquinamento globale del pianeta.

Ma come la telecamera si sposta su Giorgio Calabrese, le cose prendono decisamente una piega differente.

LE PREOCCUPAZIONI SALUTISTICHE DEL PROFESSORE COI BAFFI

“Ho un grande rispetto per le motivazioni etiche e religiose”, esordisce il nutrizionista.

“Ma, come medico (cioè come Dio in terra) non posso condividere e mi devo preoccupare della salute umana”. Una autentica presa per i fondelli.

Il giorno in cui, non solo lui, ma i tanti tipi come lui che già scalpitano per sostituirlo, spariranno dagli schermi televisivi, la salute dell’umanità farà un grande balzo in avanti.

LE STRATOSFERICHE BALLE TELEVISIVE

Quando mai ha avuto a cuore la salute della gente il dr Calabrese?

Un eccellente fiuto per la carriera televisiva e per i vantaggi ricavabili dall’Agroalimentare Italiano e dagli incarichi a livello di Comunità Europea, questo sì.

Ma la salute la lasci per favore al primo che passa per strada, che ne sa sicuramente più di lui.

Per ora continuiamo a ingoiare il suo brodo di gallina, le sue trippe e il suo ossobuco.

Analizziamo una per una le stratosferiche balle televisive del dr Calabrese.

IL MITO DELLA B12 E DEI VEGANI CARENTI

La B12 manderebbe in carenza tutti i vegani, costringendoli immancabilmente a delle integrazioni.

Che cacchio ne sa Calabrese della B12, se non quello che ha imparato a memoria sui bugiardini della Pfizer?

Di 30 mila vitamine esistenti ne conosciamo sì e no 50, e l’umanità dovrebbe preoccuparsi di una singola vitamina del gruppo B il cui fabbisogno giornaliero è di 1-5 miserabili microgrammi al giorno?

Preoccuparsi di una vitamina del gruppo B eletta a vitamina fondamentale per scopi politici ben precisi?

PRESENZA IRRISORIA PER FABBISOGNO UMANO IRRISORIO

Il carnelattismo ha l’abitudine di rifugiarsi nell’estremamente piccolo, dove è facile tessere fantasie e imbrogliare le carte. Lo fa da sempre coi batteri e coi virus, con gli allergeni e persino con le vitamine. Perché mai la B12? Perché si trova nelle feci e nel sangue degli animali soprattutto. Ma anche perché è una vitamina sfuggente e imponderabile, la più difficile da rintracciare tra quelle conosciute.

Più odoraccio che sostanza vera e propria. In realtà la B12 si trova in quantitativi irrisori anche nelle piante. Dove stanno le altre vitamine del gruppo B, ci sta immancabilmente a livello di traccia anche la B12. In quantitativi irrisori perché è la natura che ha stabilito così, e anche perché ogni eccesso comporta gravissimi danni. La B12, non dimentichiamolo, è tra i fattori responsabili del sangue denso e rallentato che crea pigrizia linfatica e circolatoria.

LA TOTALE INAFFIDABILITA’ DELLA FDA AMERICANA E DEI MINISTERI CHE SI RIFANNO AD ESSA

Il range corretto della B12 è in ogni caso quello originale stabilito originariamente dalla WHO, con un minimo di 80 ng/mL, manipolato poi dalla FDA negli anni ’70, quando lanciò le sue demenziali quote proteiche da 300 grammi/giorno, corrette poi via-via a 250, 200, 180, 150, 100 e, oggi, 75 grammi/giorno, in grave contrasto con la American Natural Hygiene Society (11 grammi/giorno per gli infanti, 20 grammi/giorno per gli adulti), e con le stesse maggiori autorità mediche come la OMS (30 grammi/giorno, visto che oltre tale quota il corpo umano va in grave stato di acidificazione).

La FDA fissò in tali circostanze le quote B12 tra i 157 e i 1059 ng/mL.

L’ARTE DEL BENESSERE STA NEL VIVERE CON LA B12 AI LIVELLI MINIMI DELLA SCALA

Ma a Calabrese, e ai suoi supporter delle stalle e dei macelli, conviene abbeverarsi alle fonti FDA, dove si blatera pure sulla vitamina C, fissandola a 40 milligrammi/giorno, mentre da Cambridge2000 in poi tutti convengono su 300-600 mg.

La B12 è chiaramente incompatibile e anti-sinergica con la vitamina C.

La B12 non va poi immaginata o idealizzata  nei valori intermedi tra il minimo e il massimo come si usa fare con le altre sostanze.

La vasta gamma che va da 80 a oltre 1000 è solo un dato statistico delle varie situazioni patologiche che la gente evidenzia a seconda dei propri comportamenti alimentari.

L’ideale per la B12 è quello di stare sui livelli minimi, quelli che garantiscono sangue fluido e metabolismo rapido (quel sangue fluido che i medici inseguono ricorrendo all’eparina di maiale della Pfizer, ottenuta pressando budella di maiale, con 30 mila maiali da abbattere per ottenere 1 kg di eparina in polvere).

LE INTERCONNESSIONI TRA B6, B9 E B12

I vegani viaggiano normalmente e al meglio suo 100 ng/mL e stanno benissimo.

Chi scrive è stato vegetariano tendente-vegano per 25 anni, ed è passato al veganismo tendenzialmente crudista negli ultimi 35 anni, senza avere mai alcun problema ed alcuna carenza, senza mai ricorrere in vita sua ad alcuna integrazione e ad alcun farmaco.

Da aggiungere inoltre che la B12 non lavora isolata, ma in stretta interconnessione con la B6 (piridossina) e la B9 (folati).

LA NATURA E’ GENEROSA E PERFETTA, NON SI CONCEDE TIRCHIERIE  E NEMMENO DISTRAZIONI

Chi ha la fortuna di vivere con la B12 ai livelli minimi, non ha soltanto una eccezionale energia biochimica e mentale, ma è anche sorretto da una sovrabbondante B9 (acido folico).

Nel caso mio la B9 sta costantemente sui 23,7 ng/mL (contro il range FDA che sta tra i 3,0 e i 16,1 ng/mL).

Anche qui la natura dimostra di non essersi distratta e di non avere delle lacune, dimostra la sua strabiliante generosità, la sua magnifica saggezza.

L’OBSOLETA FAVOLA DEL FERRO-EME

Il ferro-eme, che il professor Calabrese tiene in tasca come oggetto da scasso anti-vegano, è un’altra delle sue solite bufale.

E’ stato dimostrato più volte come non sia la presenza intensa di ferro quella di cui il corpo umano ha bisogno, ma la presenza minima ed assimilabile, quella che conta davvero.

Del resto, i tentativi medievali di guarire gli anemici, portandoli direttamente in macello, non portarono mai a niente di risolutivo.

Si assisteva a veri e propri travasi di sangue caldo e fiottante, preso dagli squarci degli animali in agonia.

Il viso degli anemici diventava paonazzo per un paio di giorni e poi tornava più bianco di prima, precipitandoli in gravi forme depressive.

Le statistiche dimostrano comunque che non esistono carenze di alcun tipo tra i vegani crudisti.

Posso dimostrare diversi casi di mie lettrici che hanno portato la ferritina su valori ottimali con la dieta igienista.

ARNESI DA SCASSO ALQUANTO SPUNTATI

Non si capisce poi perché il dr Calabrese parli di calcio e di vitamina D come ennesimi arnesi da scasso.

Forse perché non gli è più concesso di parlare di proteine nobili e snobilitate?

Fatto sta che i vegani amano il sole e non hanno bisogno neppure qui di integratori.

Da rilevare che le ultime ricerche in fatto di vitamina D hanno dimostrato che, a parte quella del sole e quella dei cavoli crudi, ce ne serve ben poca, mentre ogni integrazione fa malissimo.

I BAMBINI NON VANNO FORZATI A CRESCERE, HANNO I LORO TEMPI DI PARTENZA VERSO L’ALTO

Rispondo infine alla questione dei bambini vegani che crescerebbero, a suo dire, con delle difficoltà.

Sbaglio o si è messo a scimmiottare le incongruenze dei pediatri tutto cordicella metrica e bilancino?

Di figli ne ho due. Le foto di gruppo nelle varie classi dimostrano come entrambi fossero i più piccoli delle rispettive classi alle elementari. Oggi uno mi supera in altezza e il secondo ne segue le orme.

La pediatria ha evidentemente preso molto dalla veterinaria. Si vogliono fare crescere in fretta i bambini, scordandosi forse che non sono destinati, per nostra e loro fortuna, all’ingrassamento e alla macellazione.

Anche qui ci si imbroglia con le parole, caro dr Calabrese. Lei ha confuso semplicemente crescita posticipata con crescita difficoltosa.

Valdo Vaccaro

Read Full Post »

La Musica del Risorgimento

L’idea alla base di questo progetto consiste nel promuovere lo studio, l’esecuzione e la diffusione della musica dell’Ottocento italiano, e in particolare di quel repertorio connesso con le vicende risorgimentali e il processo di unificazione nazionale.

La musica, linguaggio universalmente conosciuto, rappresenta a pieno titolo nel mondo. In particolare l’Ottocento vede trasformarsi in centro propulsore di attività culturali, artistiche ed editoriali dovute ai sodalizi che si formano fra artisti, musicisti, intellettuali, in un clima reso fervido dagli eventi e dalle idealità del Risorgimento italiano.

Sin dall’inizio del secolo i musicisti di tutta la penisola, che si riconoscono in un linguaggio comune, un linguaggio che, come scriveva Mazzini nel 1836, doveva rinnovarsi, farsi espressione di una nazione e della sua storia, che doveva interpretare e contribuire alla realizzazione di ideali alti quali l’unificazione culturale di un Paese ancora politicamente e militarmente diviso.

Alcuni di questi musicisti godono ancor oggi di notorietà, e la loro fama è dovuta soprattutto alla loro attività nel campo operistico. Altri sono molto meno noti al grande pubblico, ma tutti svolsero un importante ruolo nei vari ambiti in cui operarono, nella realizzazione di quegli ideali lungo tutto l’Ottocento italiano, in particolare al repertorio flauti stico con esponenti come Giulio Briccialdi, Cesare Ciardi.

La gran parte del repertorio italiano ottocentesco non operistico giace inesplorata nelle biblioteche e negli archivi, e scopo del progetto è recuperare molte di queste musiche, alcune delle quali di grande significato artistico e storico, e portarle all’attenzione degli studiosi e del grande pubblico in occasione delle celebrazioni per il 150° dell’Unità d’Italia.

La musica dei 150° dell’Italia “Il Risorgimento musicale”

Giulio Briccialdi, nato a Terni nel 1818 e morto a Firenze nel 1881, considerato unanimemente il più grande flautista del suo tempo, tanto da meritarsi l’appellativo di Paganini del flauto. Autore di numerose opere teatrali, cameristiche e brani solistici, Briccialdi primeggiò nel genere della Fantasia, scrivendo numerose parafrasi su celebri melodrammi e vari brani ispirati agli eventi del tumultuoso periodo storico, che l’Italia stava vivendo, e in particolare alla straordinaria figura dell’Eroe dei due Mondi, oltre ad essere il promotore di diversi concerti, tenuti in tutta l’Italia per finanziare lo sbarco dei Mille. In questo filone si inquadra la sua Fantasia op.103 “Le attuali emozioni d’Italia”, composta nel 1861, anno della proclamazione di Vittorio Emanuele II a primo Re d’Italia, una sorta di variazioni di bravura sull’Inno di Garibaldi, intercalate al tema dell’Inno Austriaco, a un canto monastico, con chiaro riferimento allo Stato Pontificio, e a citazioni di canti popolari napoletani, romani e veneziani dell’ottocento. Pregno d’ideali risorgimentali, devolse tutto il guadagno di una tournée di concerti alla con il brano Le attuali emozioni d’Italia a causa dello sbarco dei “Mille”. Una simbologia che rievoca l’inquietudine risorgimentale, la contrapposizione dei blocchi politici e militari, i diversi caratteri regionali del nuovo stato che si andava a formare, e lo slancio travolgente, su tutti, del generale Garibaldi. Non si poteva ricordare il risorgimento musicale senza citare Giuseppe Verdi.  Bersagliera e galop ne gran ballo Flik e Flok ridotta per flauto con accompagnamento pianoforte dedicato all’amico Orazio Viani esimio dilettante di flauto dal m° G. Verdi” Così recita il frontespizio di un manoscritto rinvenuto presso la Biblioteca Civica di Crema. Che la letteratura italiana del XIX secolo riservi molte sorprese è risaputo, anche perché il sottosuolo musicale pullulava di oscuri dilettanti che praticavano una onesta “hausmusik” tutta italica, fatta di riduzioni di famosi e meno famosi motivi operistici, ed anche senza la spinta editoriale impressa sul mercato dai “colossi” (casa Ricordi e Lucca) tutta una miriade di piccoli editori locali, sfruttavano commercialmente quel vasto fenomeno di costume che era l’esecuzione di musiche strumentali fuori dall’ambito teatrale, in accademie private, salotti musicali. Per questa congerie di dilettanti si configurò un nuovo operatore musicale: il “riduttore”. Egli forniva brani di media e facile difficoltà per favorire l’alibi concertistico dei dilettanti di turno. Strumenti d’elezione della pratica della “hausmusik” italiana furono (oltre al pianoforte) il flauto, ma anche tutti gli strumenti orchestrali in svariati organici misti di archi e fiati con o senza pianoforte (terzetti, quartetti, quintetti) e celebri furono le riduzioni di intere opere in vari numeri strumentali, spesso di buona fattura compositiva . Nella pratica “domestica “ed amatoriale il flauto ebbe un ruolo privilegiato con oltre un centinaio di parafrasi tratte dalle opere di Rossini, una settantina dalle opere di Donizetti, altrettante da Bellini, e ben 230 parafrasi verdiane!

Il valzer pianistico inedito di Verdi  Le Danze del Gattopardo, scritte per pianoforte, successivamente il grande direttore d’orchestra Arturo Toscanini ne realizzò una versione per orchestra d’archi, al centro della quale si colloca il raffinatissimo Andantinio che ascolteremo stasera. Il nostro percorso musicale si conclude nella Sicilia, da poco conquistata dalle truppe garibaldine, per merito anche dello sponsor Giulio Briccialdi che si prodigò nella ricerca del denaro necessario con l’aiuto della sua musica per flauto,  in un’ambientazione fantasmagorica come quella del romanzo Il Gattopardo, che testimonia la decadenza ma, allo stesso tempo, la rinascita di un epoca nella quale, secondo il suo aristocratico autore, il principe Giuseppe Tomasi di Lampedusa “è necessario che tutto cambi, perché tutto possa restare come prima”. Luchino Visconti ne trasse uno splendido film nel 1963, e volle posizionare nel punto culminante una lunghissima scena musicale, dedicata alla festa danzante, dove tutti i nodi del testo drammatico sarebbero confluiti. Il regista affidò a Nino Rota il manoscritto di un valzer pianistico inedito di Verdi, affinché ne realizzasse l’orchestrazione. Rota scrisse inoltre altre sei danze, cercando di ricreare l’ambientazione adatta allo stile dell’epoca e nacquero così le meravigliose Danze dal Gattopardo. Tra le note delle quali, con l’immaginazione, si possono ancora cogliere gli sguardi del Principe di Salina e della splendida Angelica, e il loro desiderio che quel ballo non abbia mai fine.

Read Full Post »