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Archive for dicembre 2011

ALBERI NOTEVOLI E MONUMENTALI

 

Gli alberi monumentali sono quelli di età avanzata (solitamente da 100 a 2000 anni)  che per dimensioni, bellezza, rarità, importanza storica, o valore paesaggistico siano stati dichiarati dallo Stato MONUMENTI  NATURALI e come tali tutelati.

Anche quando si trovino su una proprietà privata non possono essere effettuati interventi su di loro senza il consenso delle autorità.

Dato che gli alberi crescono per tutta la loro vita, possono raggiungere dimensioni gigantesche, forme estremamente varie e belle.

La loro presenza, oltre al pregio di dare ombra, frutti, purificare aria e acqua, abbellisce notevolmente il luogo in cui si trovano.

Possono essere un richiamo per visitatori ed offrire un interessante spunto per manifestazioni culturali e scientifiche.

Li ho scelti come autorevoli rappresentanti della loro specie perché l’impressione che suscitano può invogliare a conoscerli meglio e favorire l’immaginazione, risorsa di grande importanza per l’umanità

A Pieve Cusignano si trova un vecchio GELSO BIANCO, lungo la strada, sulla sinistra di fronte ad una chiesa. E’ l’albero di origine cinese, importato dall’oriente con i bachi da seta che si nutrivano delle sue foglie. In Emilia Romagna si vedono molti filari doppi di gelsi, che un tempo erano diffusi ovunque perché i contadini allevavano i bachi in casa per guadagnare qualche soldo. I rami venivano continuamente tagliati per poi dare le foglie ai bachi. Per questo gli alberi sono martoriati dalle cicatrici.

Nel parco della reggia di Colorno, allo sbocco della bella galleria di carpini, si trova una ZELKOVA carpinifolia del 1840, col tronco della circonferenza di circa 4 metri e mezzo. Alla base del tronco si vede una linea orizzontale netta, al di sotto della quale cresce il muschio. Rivela il punto in cui un olmo nostrano è stato innestato, quando era un arboscello, con un olmo del Caucaso, qual’è la Zelkova. Gli olmi erano alberi molto diffusi in Italia fino ad una sessantina d’anni fa. Poi un coleottero importato dall’America con legname infetto, ha sterminato gran parte di questi begli alberi.

Seguendo il sentiero fra gli alberi che si trova sulla sinistra della reggia, avendola alle spalle, si trova presto una grande QUERCIA FARNIA, molto alta e dal tronco imponente. Altre sono distribuite nell’insieme.

A nord di Collecchio c’è la Corte di Giarola, antico edificio rurale, ora sede del Parco del Taro. Dietro la chiesa ci sono due magnifici BAGOLARI col tronco dalla circonferenza di circa 5 metri ed un’età di almeno 200 anni. Molto suggestivo il percorso nel parco e, nella bella stagione, al museo. I bagolari hanno radici tanto possenti da essere chiamati “spaccasassi”. Il tronco è liscio con corteccia grigia, mentre le foglie a penna d’uccello seghettate in autunno diventano di un bel giallo luminoso. I frutti, ciliegine nere e farinose, sono buon cibo per gli uccelli.

LA SPEZIA

Venendo da Levanto, prendere la prima strada che scende verso Vernazza e la chiesa della Madonna di Reggio. Dopo due chilometri si trova il cartello ed una stradina che scende a destra dove, dopo una ventina di metri c’è uno slargo con vari alberi, la chiesa e, a ridosso, un CIPRESSO non molto alto, col tronco dalla circonferenza di circa 4 metri e l’età di almeno 300 anni.

Da La Spezia, salire dalla strada panoramica per Genova verso il passo Foce. Dopo pochi chilometri, all’interno di un tornante, c’è un magnifico LECCIO di almeno 300 anni, tronco dalla circonferenza di 4 metri, un’altezza di 15 ed un’amplissima chioma. E’ una quercia sempreverde molto frugale, robusta e longeva.

Provincia di Mantova

Volta Mantovano è la cittadina dei BAGOLARI. Uno scenografico emiciclo di questi alberi, piantati negli anni 30 per consolidare il terreno davanti alla chiesa principale, si è sviluppato notevolmente grazie all’abbondante acqua delle falde. Dietro l’ospedale ce n’è uno dalla circonferenza del tronco di ben 6 metri ed un’età di almeno 400 anni, con la chioma a soffione integra e bellissima. I bagolari sono alberi dalle possenti radici, molto frugali e resistenti, dai frutti simili a ciliegine nere, mangiate dagli uccelli.

Nello stesso comune, all’interno dell’agriturismo Monte Roccolo, in strada Bezzetti,  c’è un roccolo di CIPRESSI. Il roccolo è un insieme di alberi disposti in modo da servire da posatoio agli uccelli, che un tempo venivano così catturati con sottili reti di cotone nascoste. In passato venivano venduti, oggi si studiano e poi si rilasciano. Questo roccolo si riconosce anche dalla strada, dove si vedono gli alberi in cerchio serrato.

A Cereta, frazione di Volta Mantovana, via Borgo Tirolo, sul terreno del centro ippico Mimosa c’è un GELSO DA CARTA dalla circonferenza di circa 5 metri. Ha foglie spesse e vellutate, di forme diverse e sessi distinti.

Nella località Pioppino, lungo la strada principale da cui si accede anche a Redondesco, poco dopo sulla sinistra si vede uno scenografico PLATANO in mezzo ad un campo. La circonferenza del suo tronco è di circa 5 metri.

Nella frazione Vigoreto, confinante con Sabbioneta, vicino al muro di cinta di una villa adesso ristorante, un GINKGO BILOBA dalla circonferenza del tronco di circa 5 metri è visibile anche da lontano. Questo albero è molto bello quando è rivestito delle sue foglie a ventaglio, ma in inverno è fra i pochi ad essere poco attraente perché i suoi rami hanno un disegno ben poco articolato. Inoltre, le potature che gli hanno fatto hanno aggravato la situazione. Questo è l’unico difetto di un albero resistentissimo, che ci viene dall’epoca giurassica e che ha molte proprietà curative. I frutti delle femmine, se lasciati marcire a terra puzzano. In Cina e Giappone, da cui l’albero proviene, i frutti vengono cucinati ed i noccioli tostati.


http://www.ascuoladaglialberi.net/alberi_notevoli.htm

Sono Anna Cassarino, nata a Como, ma dai 19 ai 24 anni ho vissuto e studiato a Brighton, Parigi e Salisburgo poi a Firenze, dove ho iniziato l’attività artistica come designer, estendendo man mano le mie attività verso la pittura, scultura, installazioni, scrittura, teatro.

Mi sono interessata in modo particolare degli alberi nel 1993, durante un viaggio di tre mesi in Messico e successivamente in Guatemala e Costa Rica, dove la natura si mostra in forme straordinarie. Da allora ho indirizzato le mie competenze creative verso l’ecologia ed il suo rapporto con l’arte. Ho scritto diversi articoli su questo argomento, per riviste cartacee e telematiche.

Tra il 2002 e il 2003 sono stata 9 mesi fra Madagascar, Cuba, Mali e Senegal, rappresentando nei loro teatri il mio spettacolo di racconti IL LUNGO VIAGGIO, creato appositamente come avvio di un auspicabile collegamento fra i popoli attraverso la conoscenza della loro natura e specificità.

Tornata in Italia ho dato avvio al mio progetto di sensibilizzazione all’ecologia e alle culture diverse A SCUOLA DAGLI ALBERI, visitando  tutte le regioni per reperire gli alberi monumentali più suggestivi. Ho aperto questo sito nel quale è possibile trovare itinerari dettagliati che permettono di raggiungerli agevolmente, avendone anche una descrizione facilmente comprensibile. Inoltre offro una panoramica del mio vasto programma che, partendo dalla conoscenza visiva degli alberi, porta alla scoperta delle loro interessanti strategie ed innumerevoli benefici per il territorio. Faccio conoscere poi gli aspetti essenziali dell’ecologia e del potenziale naturale e umano come un insieme inscindibile, utilizzando le diverse forme espressive che ho esercitato per molti anni. In particolare, alle varie voci della rubrica SCINTILLE D’INGEGNO si trovano articoli sugli argomenti che ritengo importanti per una conoscenza di base sul funzionamento della natura.

LA PARTICOLARITA’ PIU’ IMPORTANTE DEL MIO LAVORO E’ IL RACCONTO SCRITTO E NARRATO, ACCOMPAGNATO A SECONDA DELLE CIRCOSTANZE DA ILLUSTRAZIONI, OGGETTI, INSTALLAZIONI CHE REALIZZO CON MATERIALI POVERI O DI RECUPERO.

NELLE MIE BREVISSIME STORIE CONDENSO LE INFORMAZIONI E I FATTI DI CUI SONO A CONOSCENZA, PER DARE AGLI ALBERI, AGLI ANIMALI, AI LUOGHI E ALLE PERSONE LA POSSIBILITA’ DI ESSERE VISTI DA UNA PROSPETTIVA PIU’ INTERESSANTE E COMPLETA DI QUANTO NON AVVENGA ABITUALMENTE.

IL RACCONTO, SPECIALMENTE SE NARRATO, VIENE ACCOLTO DALLA MENTE UMANA CON MAGGIORE FACILITA’ E PIACERE DEI FREDDI DATI. E’ COME PASSARE DA UNA CARTA D’IDENTITA’ AD UNA BIOGRAFIA.

Il materiale elaborato in molti anni di libero studio e pratica degli argomenti di mio interesse, fra cui la psicologia e, in particolare, la comunicazione, è visibile nella mia mostra itinerante presentata di volta in volta per Enti, Parchi, Biblioteche, Orti Botanici. A seconda delle situazioni, scrivo testi e rappresento performance diverse, oppure conduco laboratori, usando sempre materiali poveri a dimostrazione che sono la motivazione, l’idea e l’organizzazione del progetto alla base di ogni buon risultato, molto prima del denaro impiegato.

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BETLEMME. Il fotogramma del musicista biondo è di quelli che bucano lo schermo. Seduto nell’ultima fila, alle spalle delle violiniste, suona il clarino nel vestito scuro, identico a quello degli altri componenti dell’orchestra. Quel giovane ha però un dettaglio che fa la differenza. Sulla camicia, avvolta al collo, porta una kefia, uno dei simboli del mondo arabo. Il pubblico applaude i solisti e gli altri musicisti, ma occhi e telecamere indugiano a lungo su di lui.

La chiesa della Natività di Betlemme è un trionfo di suoni, luci e misticismo. Il “Concerto per la vita e per la pace” è da undici anni un evento che rende ancora più magico il Natale in Terra Santa. Quest’anno ad esibirsi è un gruppo di musicisti molto speciale: è l’Orchestra della Palestina, condotta da Juan David Molano e arricchita per l’occasione dalla presenza di alcuni giovani musicisti italiani.

A pochi metri dalla grotta in cui è nato Gesù le note volano leggere tra pietre antichissime, morbidi loggiati e preziosi dipinti. In un posto dove tutto è sacro, la musica serve anche per provare a ricomporre i pezzi di una convivenza finita in frantumi e mai riassemblata. Una goccia di colla in un mare ancora agitato da diffidenze, differenze e da un odio latente ma sempre pronto a esplodere. Il sindaco di Betlemme sorride e annuisce dalla prima fila, insieme al ministro del Turismo e delle pari opportunità dell’Autorità palestinese. Entrambi sono amici dell’Italia e con l’associazione “Per la vita e per la pace”, che organizza l’evento, hanno un rapporto privilegiato. A pochi passi c’è Franco Cuccureddu, vice presidente dell’associazione, che nel 2001 fu tra gli inventori del concerto di Natale in Terra Santa e che oggi, undici edizioni dopo, è ancora in prima fila a parlare di musica e cooperazione, di scambi culturali e amicizia. L’ex sindaco di Castelsardo, consigliere regionale e rappresentante della Conferenza permanente delle città storiche del Mediterraneo, non è l’unico arrivato dalla Sardegna per il concerto di Betlemme. Tra le fasce tricolori dei primi cittadini dei comuni italiani che collaborano all’iniziativa c’è anche quella del sindaco di Silanus, Luigi Morittu. Tra gli enti patrocinanti anche la Regione Sardegna e la Provincia di Oristano. Della delegazione italiana in Terra Santa fanno parte anche Assunta Palmas, assessore del comune di Castelsardo, e Livia Boi, omologa del comune di Quartu Sant’Elena.

«Il Concerto per la vita e per la pace – sottolinea Franco Cuccureddu – è solo la parte culminante di una costante attività di collaborazione e confronto reciproco. Le autorità locali stanno puntando molto sulla cultura e in particolare sulla musica per favorire l’integrazione e coinvolgere i giovani palestinesi. È un processo lungo e complicato, che però inizia a dare i suoi frutti». Non è un caso se quest’anno i protagonisti del concerto sono i ragazzi dell’orchestra della Palestina, che hanno come punto di riferimento per la propria formazione il Conservatorio nazionale di musica. Un ente attivissimo e particolarmente ambizioso, che nei prossimi mesi inaugurerà la nuova sede nel centro di Beit Shaour, alle porte di Betlemme. Il direttore generale, Suhail Khoury, e il sindaco Hani Al Hajek, illustrano con orgoglio i progressi fatti dall’ente e mostrano lo stato dei lavori del nuovo modernissimo edificio.  Ma la musica non è l’unico veicolo scelto per favorire l’integrazione e migliorare le condizioni delle popolazioni locali. In ballo c’è anche un progetto enologico finanziato dalla Regione Sardegna attraverso la legge 19, che ha l’obiettivo di formare i produttori e favorire la coltivazione di vitigni autoctoni. Un’operazione particolarmente difficile, dato che parte dei territori interessati si trovano in una delle zone calde, che presto potrebbero venire attraversata da un nuovo muro israeliano. Il muro c’è, ed è a non più di 30 metri, anche di fronte alla scuola per l’infanzia che si trova nel campo per rifugiati di Hayda, nei pressi di Betlemme, gestita da un gruppo di suore francescane. La struttura era chiusa da 25 anni e allo scoppio dell’Intifada del 2001 era stata attaccata dai militari israeliani. Di quei giorni terribili resta solo una teca piena di proiettili, bombe e munizioni di ogni tipo, piovute all’interno del ricovero delle suore (nove di loro persero la vita per lo choc) e oggi conservate a futura memoria dalla responsabile, suor Rosanna. Proprio il giorno del concerto di Natale l’asilo, ristrutturato e reso accogliente grazie agli aiuti arrivati dall’Italia, è stato inaugurato.

Ad animare la struttura ci pensano i piccoli ospiti, che provengono da famiglie di religione musulmana e cristiana e che coabitano superando ogni diffidenza. «La cooperazione rappresenta un arricchimento per tutti – sottolinea Franco Cuccureddu – perché quando ci si muove tra amministrazioni locali è possibile superare ostacoli che a livelli più alti della politica diventano insormontabili. E poi, cosa non secondaria, questo tipo di impegno permette ai comuni di ottenere importanti finanziamenti da parte dell’Unione europea. È un progetto di crescita complessiva, che ha al centro la cultura».

Cultura per liberarsi in volo e superare le barriere. Come le note del concerto di Natale, proprio sopra la grotta dove nacque Gesù. Le violiniste incantano, i fiati e gli archi riempiono questo posto magico. E la kefia di quel sassofonista sognatore, seduto in ultima fila, è sempre in primo piano.

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A tutti gli amici del Blog che in questo Natale 2011 vogliono regalare la saggezza, noi amiamo la musica che canta, lasciate che vada per la strada che incontri esseri buoni in armonia con se stessi. Noi non possediamo nulla, il piacere è un canto libero, come un uccello in gabbia che sia alza in volo. Ma l’eterno che è in voi sa che la vita è senza tempo, e sa che l’ieri non è che il ricordo di oggi, e il domani il segno di oggi. E ciò che in voi con il flauto è canto e contemplazione dimora quieto entro i confini di quel primo attimo in cui le stelle furono disseminate nello spazio e da loro noi nasciamo. E chi non sente che questo suono autentico amore, benché sconfinato, è racchiuso nel centro del proprio essere, e non passa da pensiero d’amore a pensiero d’amore, né da atto d’amore? Ma se col il suono del flauto misurate il tempo in stagioni, fate che ogni stagione racchiuda tutte le altre. E che il presente abbracci il passato con il ricordo, e il futuro con l,’attesa. Buona Nascita a tutti e seguite il suono del flauto che vi porti i vostri sogni e desideri…..
claudio ferrarini
AfrikaansGeseende Kersfees
Afrikander
: Een Plesierige Kerfees
African/ Eritrean/ Tigrinja
: Rehus-Beal-Ledeats
Albanian
:Gezur Krislinjden
Arabic
: Milad Majid
Argentine
: Feliz Navidad
Armenian
: Shenoraavor Nor Dari yev Pari Gaghand
Azeri: Tezze Iliniz Yahsi Olsun
Bahasa Malaysia: Selamat Hari Natal
Basque
: Zorionak eta Urte Berri On!
Bohemian
: Vesele Vanoce
Brazilian
: Feliz Natal
Bengali
: Shubho borodin
Breton
: Nedeleg laouen na bloavezh mat
Bulgarian
: Tchestita Koleda; Tchestito Rojdestvo Hristovo
Catalan
: Bon Nadal i un Bon Any Nou!
Chile
: Feliz Navidad
Chinese(Cantonese) Gun Tso Sun Tan’Gung Haw Sun
Chinese
: (Mandarin) Kung His Hsin Nien bing Chu Shen Tan
Choctaw:
 Yukpa, Nitak Hollo Chito
Columbia
: Feliz Navidad y Prospero Ano Nuevo
Cornish
: Nadelik looan na looan blethen noweth
Corsian
: Pace e salute
Crazanian
: Rot Yikji Dol La Roo
Cree
: Mitho Makosi Kesikansi
Croatian
: Sretan Bozic
Czech
: Prejeme Vam Vesele Vanoce a stastny Novy Rok
Danish
: Glædelig Jul
Duri
: Christmas-e- Shoma Mobarak
Dutch
: Vrolijk Kerstfeest en een Gelukkig Nieuwjaar! or Zalig Kerstfeast
English: Merry Christmas
Eskimo: (inupik) Jutdlime pivdluarit ukiortame pivdluaritlo!
Esperanto
: Gajan Kristnaskon
Estonian
: Ruumsaid juulup|hi
Ethiopian
: (Amharic) Melkin Yelidet Beaal
Eritfean/ Tigrinja
: Rehus- Beal- Ledeats
Faeroese
: Gledhilig jol og eydnurikt nyggjar!
Farsi
: Cristmas-e-shoma mobarak bashad
Finnish
: Hyvaa joulua
Flemish
: Zalig Kerstfeest en Gelukkig nieuw jaar
French
: Joyeux Noel
Frisian
: Noflike Krystdagen en in protte Lok en Seine yn it Nije Jier!
 Galician: Bo Nada
Gaelic
: Nollaig chridheil agus Bliadhna mhath ur!
German
: Froehliche Weihnachten
Greek
: Kala Christouyenna!
German: Froehliche Weihnachten
Haiti
: (Creole) Jwaye Nowel or to Jesus Edo Bri’cho o Rish D’Shato Brichto
Hausa
: Barka da Kirsimatikuma Barka da Sabuwar Shekara!
Hawaiian
: Mele Kalikimaka
Hebrew
: Mo’adim Lesimkha. Chena tova
Hindi
: Baradin ki shubh kamnaaye
Hausa
: Barka da Kirsimatikuma Barka da Sabuwar Shekara!
Hawaian
: Mele Kalikimaka ame Hauoli Makahiki Hou!
Hungarian: Kellemes Karacsonyi unnepeket
Iceland
Gledileg Jol
Indonesian
: Selamat Hari Natal
Iraqi
: Idah Saidan Wa Sanah Jadidah
Irish
: Nollaig Shona Dhuit, or Nodlaig mhaith chugnat
Iroquois
: Ojenyunyat Sungwiyadeson honungradon nagwutut. Ojenyunyat osrasay.
Italian: Buon Natale
Japanese
: Shinnen omedeto. Kurisumasu Omedeto
Jiberish: Mithag Crithagsigathmithags
Korean
: Sung Tan Chuk Ha
Lao
: souksan van Christmas
Latin: Natale hilare et Annum Faustum!
Latvian
: Prieci’gus Ziemsve’tkus un Laimi’gu Jauno Gadu!
Lausitzian
:Wjesole hody a strowe nowe leto
Lettish
: Priecigus Ziemassvetkus
Lithuanian
: Linksmu Kaledu
Low Saxon: Heughliche Winachten un ‘n moi Nijaar
Macedonian
: Sreken Bozhik
Maltese
: IL-Milied It-tajjeb
Manx
: Nollick ghennal as blein vie noa
Maori
: Meri Kirihimete
Marathi: Shub Naya Varsh
Navajo
: Merry Keshmish
Norwegian: God Jul, or Gledelig Jul
Occitan: Pulit nadal e bona annado
Papiamento
: Bon Pasco
Papua New Guinea
: Bikpela hamamas blong dispela Krismas na Nupela yia i go long yu
Pennsylvania German
: En frehlicher Grischtdaag un en hallich Nei Yaahr!
Peru
: Feliz Navidad y un Venturoso Ano Nuevo
Philipines
: Maligayan Pasko!
Polish
: Wesolych Swiat Bozego Narodzenia or Boze Narodzenie
Portuguese
:Feliz Natal
Pushto: Christmas Aao Ne-way Kaal Mo Mobarak Sha
Rapa-Nui: Mata-Ki-Te-Rangi. Te-Pito-O-Te-Henua
Rhetian: Bellas festas da nadal e bun onn
Romanche
: (sursilvan dialect): Legreivlas fiastas da Nadal e bien niev onn!
Rumanian
: Sarbatori vesele or Craciun fericit
Russian: Pozdrevlyayu s prazdnikom Rozhdestva is Novim Godom
Sami
: Buorrit Juovllat
Samoan
: La Maunia Le Kilisimasi Ma Le Tausaga Fou
Sardinian
: Bonu nadale e prosperu annu nou
Serbian
: Hristos se rodi
Slovakian
: Sretan Bozic or Vesele vianoce
Samoan
: La Maunia Le Kilisimasi Ma Le Tausaga Fou
Scots Gaelic
: Nollaig chridheil huibh
Serbian
: Hristos se rodi
Singhalese
: Subha nath thalak Vewa. Subha Aluth Awrudhak Vewa
Slovak
: Vesele Vianoce. A stastlivy Novy Rok
Slovene
: Vesele Bozicne Praznike Srecno Novo Leto or Vesel Bozic in srecno Novo leto
Spanish
: Feliz Navidad
Swedish: God Jul and (Och) Ett Gott Nytt Ar
Tagalog
: Maligayamg Pasko. Masaganang Bagong Taon
Tami
: Nathar Puthu Varuda Valthukkal
Trukeese
: (Micronesian) Neekiriisimas annim oo iyer seefe feyiyeech!
Thai
: Sawadee Pee Mai or souksan wan Christmas
Turkish: Noeliniz Ve Yeni Yiliniz Kutlu Olsun
Ukrainian
: Srozhdestvom Kristovym or Z RIZDVOM HRYSTOVYM
Urdu: Naya Saal Mubarak Ho
Vietnamese: Chuc Mung Giang Sinh
Welsh
: Nadolig Llawen
Yoruba
: E ku odun, e ku iye’dun!
Yugoslavian: Cestitamo Bozic

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Il flauto risveglia…..

<p>In coma, si sveglia sentendo il flauto suonato dalla figlia</p>Mark Bell, 48 anni, inglese, era in coma da cinque giorni, da quando una macchina l’aveva investito mentre era in moto, provocandogli un’emorragia al cervello, la perforazione di un polmone e la rottura di dodici costole. Finché la moglie, Fleur, 41, esortata dai medici come accade in questi casi a parlargli sempre per sperare in un risveglio, ha fatto di più.

Ha registrato il suono del flauto della loro figlia, Rebecca, 10 (nella foto padre e figlia prima dell’incidente). L’ha portato al marito. E gliel’ha fatto ascoltare. Una, due volte. Fino a che papà Mark non si è risvegliato. I medici sono rimasti stupiti.

L’uomo, pochi minuti dopo ha commentato: «Quando suonava a casa, mi lamentavo di continuo: quello del flauto era un suono che non riuscivo davvero a sopportare. Rebecca ha iniziato da poco. E non è ancora brava». La moglie è commossa: «E’ un miracolo: pensavamo d’averlo perduto», dice, «ma grazie al suono del flauto ora è di nuovo con noi».

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Sinestesia e arte integrata: convergenza fra arti visive e musica nell’era dei multimedi
Il problema teorico della contaminazione interdisciplinare nelle arti e quello più specifico della musica visiva è legato al fenomeno della sinestesia, ovvero la percezione simultanea di sistemi estetici paralleli (ascolto del colore, visualizzazione cromatica del suono…) e trova nelle tecnologie multimediali il proprio naturale veicolo espressivo.

“La postmodernità esprime una visione del mondo multidimensionale il cui obiettivo è l’affermazione armonica della differenza… Il progetto di un’ arte integrata, ed il recupero dell’idea romantica di arte totale riflette sul piano della ricerca artistica tali aspirazioni.”

Le nuove tecnologie come strumenti di attuazione dell’idea di arte integrata.

L’avvento massiccio delle tecnologie digitali in grado di ridurre testo, voce, immagine, movimento, spazio, tempo a segnali binari gestibili da macchine sta creando le premesse per un’evoluzione sostanziale dell’arte.

La gestione parallela di dati tipologicamente diversi, può creare la premessa tecnica all’idea e alla prassi di percezione simultanea di forme artistiche parallele e riaprire quindi il tema dell’opera d’arte totale.

Come si vedrà in seguito, l’idea di arte totale e multidimensionale è antica.
Essa riapre un tema già affrontato nei secoli, ma penalizzato dalle forti e insormontabili limitazioni imposte da mezzi arretrati e non idonei, come ilclavicembalo oculare di Castel, gli organi a colori dell’800, il Gesamtkunstwerk dei pittori romanticiC.D. Friedrich e P.O. Runge. Un’eccezione è data dal cinema – mezzo visivo dinamico – nel quale musica e pittura si sono avvicinate in sintesi quasi totale. Eppure il cinema, come si vedrà, soffre di limiti analogici propri: infatti, esso riproduce sequenze, ma rimane totalmente passivo nell’atto di sintesi: registra passivamente l’opera dell’artista.

Le tecnologie multimediali rappresentano lo strumento attivo dell’artista, o del gruppo di tecno-artisti, nell’atto compositivo di sintesi: dalla creazione del materiale pittorico-dinamico – in ambienti di simulazione ed animazione – alla creazione di materiale musicacustico, all’assemblaggio e fruizione temporale dell’opera.

 

La tradizione sinestetica nell’arte: analisi, storia e sviluppi delle arti integrate

Una storia trasversale che narri delle reciproche influenze, contaminazioni, integrazioni per analogia delle discipline artistiche (poesia, letteratura, musica, pittura, architettura, teatro, danza) non è forse ancora scritta. Ma tali “influenze” sono avvenute, sono documentabili e appartengono all’esperienza dell’arte occidentale a partire dagli inizi dall’Era Moderna.

Particolarmente significativa per la profondità della riflessione teorica e per la gamma di sperimentazione risulta la relazione suono-forma-colore, che porta a confronto e in stretta relazione la musica, le arti figurative e quelle plastiche. La triade suono-forma-colore nelle rappresentazioni e influenze reciproche può rappresentare il filo conduttore e l’asse portante dell’idea di arte totalearte integrata.

 

Il rapporto suono-forma nelle architetture “musicali” del Rinascimento

La manifestazione prima e più eclatante del rapporto suono-forma si coglie all’interno della visione del mondo rinascimentale. Il senso di universalità e di interrelazione delle arti, come di tutti gli aspetti dello scibile, scaturisce dalla ripresa della filosofia platonica. Il pensiero rinascimentale vede le arti nella loro diversità come la manifestazione di un’armonia universale. La musica e l’architettura incarnano un senso armonico immanente descritto dalla matematica dei rapporti pitagorici.

Le architetture “musicali” del Palladio, o di Leon Battista Alberti nascono dall’applicazione alle loro geometrie di rapporti pitagorici armonici. Così, nelle ville palladiane, i rapporti di altezza-larghezza-profondità ripropongono rapporti di quarta, quinta, terza, ottava secondo gli effetti desiderati aprendosi alle teorie cinquecentesche d’armonia musicale.

Il tema del rapporto musica-architettura (suono-forma) scompare per riapparire in epoca romantica in dimensione letteraria più che esecutiva. L’enunciato“Erstarte Musik” (musica congelata o pietrificata), attribuito al filosofo F. Schelling, rivela una sensibilità romantica per cui le associazioni multiple di percezioni vanno a sostituire l’idea razionale di armonia unificata: l’unità dell’esperienza estetica risiede nello spirito.

L’idea di “architettura musicale” nel XX secolo viene rilanciata dal grande architetto moderno Le Corbusier che nel 1958, a Bruxelles, “compone” il padiglione fieristico Philips su musiche del compositore-matematico Xenakis. L’operazione lecorbusieriana ritrova una dimensione vagamente pitagorica in linea con l’evoluzione del suo Modulor, un sistema proporzionale basato sul rapporto aureo.

Il rapporto suono/colore

Il secondo grande tema di relazione, il rapporto suono-colore, ci porta forse più vicino alla dimensione sinestetica dell’arte basata sulla percezione sensoriale.

Prime tracce dell’idea di relazione sono individuate nelle attività di artisti esoterici quali l’Arcimboldo nella seconda metà del Cinquecento.

Sarà il Settecento, però, a fornirci le prime esperienze applicate. La tastiera del Clavessin oculaire (il clavicembalo per gli occhi ideato dal gesuita Castel) attiva tavolette di legno del colore relativo alla nota suonata; inoltre, nel suo diagramma di relazione suono-colore, Castel prevede il rapporto altezza-luminosità e timbro-colore.

Il Clavessin oculaire è il precursore storico di generazioni di strumenti sinestetici di varia efficacia che, utilizzando tecniche di proiezione – gas o filtri colorati – si proponevano di risolvere la simultaneità audiocromatica.

 

La musica cromatica di Rimington e gli sviluppi del primo XX° secolo

Wallace Rimington (inventore del Colour Organ, 1893) nel trattatoColour-Music” affronta il rapporto suono-colore con dovizia di dati, referenti storici e teorici.

È di questo periodo il Prometeo di Alexander Scriabin (1910), composto con una chiara coscienza del valore cromatico di armonie e strutture musicali e pensato con proiezione simultanea di luce a colori.

Il Clavilux di T. Wilfred degli anni Venti rappresenta un’ulteriore evoluzione dell’organo a colori utilizzato per la creazione di un’arte spirituale.

Gli studi tono-colore proseguono negli anni Venti e Trenta, soprattutto in Germania con Reiner Anschutz, divenendo il substrato sperimentale per l’arte integrata multimediale.

 

La sintesi delle arti: la visione romantica del Gesamtkunstwerk

Come già visto, la sensibilità romantica predilige la percezione multidimensionale dell’arte. L’architettura come musica congelata ne è solo un aspetto. Il più significativo contributo romantico all’idea di integrazione artistica sta nel concetto di arte totale. Il riferimento all’opera teatrale di Wagner è scontato… l’opera è per sua natura sinestetica.
Sono comunque le radici storiche del Gesamtkunstwerk a suscitare un interesse ancora più vivo e i pittori romantici tedeschi P.O. Runge e C.D. Friedrich ne sono forse i precursori.
In particolare Friedrich, celeberrimo paesaggista romantico, fu di fatto il portavoce di un’arte integrata. Nel tentativo di amplificare l’esperienza estetica ed emotiva egli concepì “l’assalto simultaneo dell’arte a tutti i canali percettivi dell’uomo“: in uno spazio architettonico appositamente progettato, una “lanterna magica”, al suono di musica composta ad hoc e durante la lettura di un testo poetico, proiettava disegni a contenuto simbolico.

In tempi più recenti, movimenti quali il teosofismo – la scienza dello spirito – o le avanguardie artistiche della prima metà del XX secolo riprendono il concetto romantico di arte totale integrata, producendo sperimentazioni in linea con questa idea.

Membri del gruppo Der Blaue Reiter (Monaco 1911), fra i quali Franz Marc e Wassilij Kandinskij teorizzano l’idea di una forma d’arte di sintesi e di “interrelazione” fra le diverse discipline.

Kandinskij, nel suo pamphlet Lo spirituale nell’arte, propone una pittura armonica in analogia con la musica: 

“Il pittore, che non trova soddisfazione nella semplice rappresentazione, per quanto artistica, nel suo sforzo di esprimere la propria vita interiore, non può che invidiare la facilità con cui la musica, la più immateriale delle arti, raggiunge questo scopo […] Un’arte deve prima imparare come l’altra arte utilizza i propri metodi per poi applicarli a se stessa in modo corretto… E cosi le arti si sovrappongono l’una sull’altra e da un utilizzo idoneo di tale sovrapposizione nascerà un’arte veramente monumentale…”.

Il rapporto suono-forma in senso dinamico: l’evoluzione del cinema assoluto

La relazione suono-forma fin qui analizzato e veicolato dalle arti plastiche è di natura profondamente statica. Nonostante la presenza della musica — disciplina dinamica — il risultato compositivo delle architetture musicali è fermo e immutato nel tempo. Esso viola così l’essenza di un’arte temporale limitando il divenire evolutivo dell’esperienza musicale.

In un’arte integrata, dove la musica ha un ruolo demiurgico, va reimpostato il rapporto suono-forma-colore in senso diacronico. L’avvento del cinema apre nel XX secolo le possibilità di un arte dinamica e della traduzione visiva della musica.

Negli anni Venti le avanguardie artistiche nelle figure di Viking Eggeling(Sinfonia diagonale, 1921) e Hans Richter (e prima di loro i futuristiGinna e Corra dei quali tuttavia non rimane nulla) effettuano i primi esperimenti di integrazione musico-grafica dinamica in quello che verrà variamente nominato “cinema assoluto“, “cinema astratto“, “cinema puro“. Data la non facile disponibilità del mezzo ancora costoso e difficile da maneggiare, alcuni artisti perseguono le sequenzialità delle immagini su carta in modo statico, ma col fine ultimo di una traduzione cinematografica. Gli “scrolls” e le “sequenze di forme” di Kurt Kranz, 1928, Werner Graeff, e Mieczyslaw Szczuka ne sono un esempio.

Theo van Doesburg, in occasione della presentazione della Sinfonia Diagonale, il 10 maggio 1921, scrive: 

“… L’idea di superare il carattere statico dell’immagine dipinta, facendo uso dei principi dinamici della tecnica cinematografica, già esiste fra quegli artisti decisi a risolvere i problemi topici dell’arte visiva sfruttando la grande evoluzione del cinema ed operando così una unione artistica fra lo statico ed il dinamico… Questa composizione di immagini in movimento non solo serve come mezzo per la collaborazione delle arti secondo una nuova armonia, ma può anche liberare l’artista moderno dai metodi vecchi e primitivi della pittura ad olio manuale”.

Il cinema astratto di Oskar Fischinger rappresenta un ulteriore contributo al tema della musica visiva. I suoi studi in bianco e nero arriveranno negli anni Trenta in America, influenzando la realizzazione di quell’opera largamente divulgativa che è il film animato Fantasia di Walt Disney, dal quale, Fischinger si dissocerà considerandolo un’eccessiva volgarizzazione dell’idea di musica visiva.

Negli anni Quaranta e Cinquanta, la sperimentazione cinematografica procede con il canadese Norman McLarenLen Lee e altri con varie realizzazioni di sincronicità audiovisiva.

 

Recenti sviluppi legati alle tecnologie di sintesi

L’avvento delle tecnologie digitali di sintesi ha permesso un vero salto nello sviluppo delle arti integrate. L’esperienza del cinema assoluto si evolve con l’utilizzo dello strumento cibernetico. La tecnologia digitale entra nel processo compositivo amplificandone gli effetti. L’artista diventa coreografo (pittore dinamico), mentre la macchina produce le grande quantità di immagini richieste dalla frequenza video: trenta fotogrammi al secondo.

L’artista-ricercatore di maggior rilievo è l’americano John Whitney, che dagli anni Quaranta, prima in forma di scrolls, poi, negli anni Sessanta, su grandi computer mainframes a schede con monitor vettoriali (tecnologia della luce) sviluppa l’idea di arte eterodimensionale. Il coronamento teorico della sua ricerca è il concetto di Armonia Digitaleesposto nell’omonimo suo libro.

Whitney ricerca un linguaggio autonomo di “architettura liquida“, nella quale la composizione plastico-figurativa non è determinata dalla corrispondente musicale, ma ha in sé le leggi dinamiche della musica.

Whitney scrive in Digital Harmony:

“… È arrivato il momento di paragonare la percezione della musica con la visione dell’arte… L’orecchio risiede al centro di un dominio sferico… percepiamo la musica come schemi di ascesa e discesa, di avanti e indietro in un inequivocabile spazio tridimensionale – uno spazio interiore.

L’occhio, orientato all’esterno, percepisce oggetti ed eventi esterni dove pone lo sguardo. L’occhio apprezza la composizione tanto quanto l’orecchio. L’occhio della mente condivide con l’orecchio ogni esperienza interiore di costruzioni architettoniche nello spazio e le percepirebbe con identico piacere se esse esistessero. […] Il fatto è che questi edifici visivi fluidi a stento esistono […] In questo ultimo terzo di secolo abbiamo acquisito un mezzo visivo che è più malleabile e veloce delle onde sonore musicali. Quel mezzo è la luce stessa. Mentre essa è sempre stata presente, i mezzi per modulare la luce con precisione e più velocemente del suono […] è un fatto pratico molto recente […] L’ultimo decennio ha visto molti artisti spingersi verso il cinema, tecnologie esotiche, ed esperimenti in cibernetica. Tuttavia, è passato generalmente inosservato che questa preoccupazione degli ultimi cento anni è stata per la musicalizzazione dell’arte visiva.”

L’opera di Whitney prosegue nelle realizzazioni di musica visiva di Larry Cuba ed altri: ma il campo è aperto, le tecnologie sempre nuove, la ricerca pressoché illimitata.

Progetti di visualizzazione in musica con metodi tradizionali si rilevano parallelamente nei lavori dell’architetto-disegnatore americano John de Cesare, che individua regole compositive di traduzione dell’elemento musicale in segno grafico e colore. Tuttavia, la musica disegnata dal de Cesare, come gli scrolls delle prime avanguardie, rimane chiusa alla dimensione dinamica.


Ulteriori sperimentazioni comprendono la pittura musicale di Jack Ox ePeter Frank, gli studi di correlazione artistica di Goldberg e Schrack e il recupero del rapporto architettura e musica nell’esperienza didattica della “musitecture” alla Montana State University.

 

Prospettive

La composizione a macchina di immagini di sintesi dinamiche, in sequenza, intese come rappresentazioni visive di brani musicali offre un ulteriore contributo al tema della musica visiva e, più in generale, allo sviluppo di un’arte integrata ed interdisciplinare.

Voglio qui concludere ipotizzando un metodo compositivo interpretativo nel quale il materiale visivo viene creato sulla base di una lettura spazio-temporale del materiale acustico. In quest’ottica, il brano musicale ha funzione di catalizzatore nella genesi del materiale visivo dinamico e la sequenza di immagini di sintesi (computer animazione) costituisce la rappresentazione visiva del brano musicale.

Di grande interesse e spunto per ulteriori sviluppi, è la reinterpretazione figurativa del paesaggio come metafora musico-visiva dell’ambiente sonoro.

Il paesaggio atmosferico-orografico, per esempio, offre un’architettura di forme varia e sempre in movimento (cirri, cumuli, giochi di ombre e luci sull’orografia) con una ricchezza di cromatismi sempre nuovi (registri di colore per il giorno, la notte, le stagioni …), che rendono essenziale l’apporto tecnologico.

Poiché la creazione di grandi quantità di immagini di sintesi in fotorealismo risulterebbe proibitiva, la macchina rappresenta lo strumento in grado di liberare l’artista dagli oneri della manualità, permettendogli di comporre coreografie di eventi usando variabili numeriche.

Essa oggi appare così il mezzo più consono, al pari dell’antico Colour Organ, per tradurre in realtà il concetto sinestetico di arte totale.

©1987 Gian Marco Vergani

Originally published as “The Question of Unification and the Musicalization of Art”
PRECIS 6 / “The Culture of Fragments” – The Journal of the Columbia University Graduate School of Architecture Planning and Preservation, New York N.Y. – Spring 1987

Published revised in translation as “Musica è Spazio”
IDEALE Anno1/N°1 – Gruppo Proedi – November 1998

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Conferenza di Aramengo-Asti del 10 Dicembre 2011, presso la Sede di Naturopatia Pediatrica AnpTraining (www.anptraining.net)

SALUTO

Buona giornata a tutti voi, amiche e amici piemontesi, liguri e lombardi, convenuti in questo stupendo Agriturismo collinare immerso nella natura.

Nel mio piccolo, il Giro d’Italia salutistico l’ho realizzato nell’anno che si chiude, e lo concludo qui ad Asti nel Monferrato, terra generosa di vini e di tartufi, a due passi da Torino, capitale mondiale della magia, ma anche del cibo appagante e sfizioso, con Bagnacauda e Pannacotta, Tomini di Saluzzo e marron glacé, torroni e cioccolatini, gianduia e gelati, nonché una serie di vini famosi nel mondo come il Barolo, il Barbera, il Grignolino, il Moscato, il Barbaresco, il Gattinara ed altri ancora.

NESSUNA PROVOCAZIONE

Arrivarci poi sotto Natale, e per giunta a predicare morigeratezza e virtuosità, mi pare quasi una provocazione. Una provocazione aggiuntiva a quelle già troppo feroci di un governo infame ed impoveritore. Di un governo totalmente nelle mani degli USA e di un corrotto Fondo Monetario Internazionale, ovvero di gente senza scrupoli che specula e offende l’Italia, confondendola come nazione di dissipatori, di mani bucate, di fannulloni e di evasori fiscali da stanare e da crocifiggere.

UNA COSA E’ LA FINANZA PUBBLICA E UNA COSA LA NAZIONE

E’ risaputo che il nostro paese sia caratterizzato da una finanza pubblica tradizionalmente sciupona e spendacciona. Finanza pubblica da sempre indebitata, ma solvente e garante, a meno che non si vogliano considerare i nostri tesori dì’arte alla stregua di rovine senza valore.

Ma è anche noto quanto la popolazione italiana sia operosa, sparagnina, responsabile, orgogliosa di se stessa ed in buona parte benestante. Non disposta pertanto a seguire penalizzanti ed ipocrite direttive montiane-geithneriane, basate sulla caccia contemporanea al ricco e al povero, basate sul sequestro della moneta, basate sulla tassazione della prima e della seconda casa, quasi fosse un crimine possedere un paio di case pagate coi propri sudati risparmi, e quasi fosse preferibile comprarsi tutti una roulotte e puntare alla vita da nomadi e da ambulanti.

I BUONI PRINCIPI NON VANNO IN VACANZA

Sarei tentato di dire, come fece il Dalai Lama in una delle ultime maxi-feste di Luciano Pavarotti:

“Italiani, andate controcorrente, cioè divertitevi!”.

Piano coi vini però, soprattutto se intesi come soci accompagnatori di carni e latticini. Il rigore etico-salutistico non va in vacanza né a Natale, né a Pasqua, né a Capodanno. Chiudere un occhio sulle endorfine, e su un brindisi più virtuale che stracarico, si può e si deve, a patto di non alterarci.

Noi insegniamo il divertimento sano basato non sull’evasione della droga, sull’immersione nel fumo e nella caffeina, sulle stomachevoli stimolazioni della cadaverina stemperate dalle bevande alcoliche, ma il divertimento sano, basato sullo stare bene e in equilibrio.

OGGI LA VERITA’, VAGLIANDO VAGLIANDO, LA POSSIAMO CARPIRE

Non ci sono alibi e non ci sono scuse.

Oggi le cose vere si sanno e, pur tra molte contraddizioni, imbrogli e mascheramenti, emergono con chiarezza a condizione di volerle conoscere. Non ci sono più alibi e non esistono più scuse.

Ma non basta percepire e sapere. Serve un passo in più. Serve un altro basilare ingrediente. Serve un maggior grado di convinzione. Serve il coraggio di andare oltre alle comode versioni ufficiali dei fatti. C’è gente che non osa spostarsi di un millimetro rispetto a quanto legge sui quotidiani, sui libri di testo, sui video televisivi, o rispetto a quanto pensa, dice e fa la maggioranza, poco importa se inquadrata ed ipnotizzata. Questa è colpevole pigrizia mentale. Questo è arrendevole asservimento.

Questa è codardia ideologica.

PERCHE’ TANTO FURORE CONTRO I MEDICI?

Le tesine che ho sul blog ricevono spesso dei commenti. Accanto a una di esse, dal titolo “Zona tumore, zona cancro”, qualcuno mi ha chiesto: “Ma perché tanto furore ed odio contro i medici? Sei stato forse cacciato o preso a calci nel sedere da qualche facoltà di Medicina?”

A parte la frase sibillina, qui c’è una doppia miopia mentale. Questo è un ragionare per preconcetti e pregiudizi. Qui si vuole far vedere che tutti stiamo sbavando per diventare medici, per raggiungere l’obiettivo massimo ed il top in fatto di scienza salutistica, quasi che medicina e salute fossero sinonimi. Potrei ambire alla laurea in Medicina per cento motivi economici, politici, legali, ma non certo per la salute, che non è per niente di casa nel settore medico, fatte le debite eccezioni individuali.

LA PAROLA ODIO NON FA PARTE DEL MIO ARMAMENTARIO

Odio i medici? Tutt’altro. Non vorrei fare nomi, ma ho avuto l’onore di conoscerne dei grandi davvero, come l’australiano Alec Burton, titolare di clinica a Sydney e presidente dei Medici Igienisti Internazionali, come Ralph Cinque e Frank Sabatino, medici-igienisti dei divi di Hollywood, come lo stesso Christian Barnard, non certamente igienista e privo di pecche, ma comunque gioviale, umile e simpatico.

Sono inoltre sperticato ammiratore di medici famosi nella storia, con Asclepiade, Galeno, Paracelso (quello che usava dire che quanto sapeva in salute lo aveva appreso dai barbieri, dai mendicanti, dagli zingari, dai boia e dalle prostitute e non certo dalla facoltà di Medicina), Oliver Wendell Holmes, Albert Schweitzer, Max Bircher-Benner, Max Gerson, Benjamin Sandlers, Robert Mendelsohn.

CONDIVIDO L’IDEA DI VOLTAIRE SULLA NECESSITA’ DI ELIMINARE OGNI MACELLO

Altre volte mi è stato chiesto il perché del mio furore contro casari e macellai. Anche qui non ci sto.

Casari non me ne ricordo. Ma macellai sì, e pure più di uno.

Per paradosso, alle elementari avevo come compagno di banco Franco Gressani, figlio del macellaio di Tavagnacco. Alle medie avevo per compagno di banco Renzo Filello, figlio del macellaio di Casarsa della Delizia. All’università avevo per compagno di corso a Economia e Commercio, Bepi Calligaris, figlio del macellaio di Branco. Tutti ragazzi bravi, gentili, irreprensibili.

Renzo l’ho perso di vista. Franco e Bepi se ne sono andati, e con mio sommo dispiacere, anche perché erano persone sensibili e ragionevoli.

Mi davano ragione sulla questione etica. Su quella economica erano praticamente inattaccabili.

“Finché c’è un mercato di persone che richiedono carne, i macellai non chiuderanno i loro negozi”, era la loro obiezione.

UNA LODE A TUTTE LE VIGNE DEL MONDO

La vite produce un frutto che si chiama uva, un prodotto naturale e magnifico sotto ogni punto di vista. Se viene poi trasformato in vino alcolico la colpa non è sua. Pure con la mela e con la patata si può produrre alcol. Non per questo andremo a mettere tali frutti sulla lista nera. In Friuli c’è un caro amico di nome Stefano Veritti, che produce magnifici vini in località Paradiso (a metà strada tra Udine e Lignano Sabbiadoro). Non mi sognerò mai di demonizzare le bellissime vigne d’Italia.

Benedette esse siano dunque. Il giorno in cui impareremo a non inondarle di anidride solforosa e di anticrittogamici, e a recidere i grappoli lasciandoli seccare naturalmente sulle rispettive viti, oppure impareremo a farcene tanto succo d’uva analcolico o magari un vino dal grado alcolico limitatissimo, sarà un grande giorno per l’umanità intera.

PROVOCAZIONI PIU’ CHE DOMANDE

Questo volermi mettere contro questo o contro quello non sono domande reali ma piuttosto allusioni, prefigurazioni di una anomalia, di qualche manchevolezza relazionale.

“Come si fa ad andare contro le nostre grandi tradizioni del grana e del prosciutto, del piccante e del salato, dello zucchero e del caffè, del cacao e delle bollicine?”

La tradizioni non sono in realtà sempre buone ed affidabili.

Con Tolomeo e la Chiesa abbiamo pensato per millenni che il Sole girasse intorno alla Terra. Un abbaglio e non una verità. Oggi pensiamo che tutto giri intorno al macello, alla carne, al sangue e al latte. Se uno è avvezzo ad ingerire sangue, va a finire che lo trova pure gustoso.

L’INNOCENTE COMPROMESSO CI PUO’ STARE

Occorre usare sì il gusto e il palato, ma anche l’intelletto, il cuore, il senso estetico.

Non sono un estremista. Le 2/3 volte l’anno che passo per Torino, non mi tiro indietro per un assaggio al Tomino di Saluzzo, inserito nel panino alle verdure, e per un bicchiere di Bonarda della Monaca, addolciti da un paio di cioccolatini Gianduia, o di marron glacé. A patto che il tutto sia sempre preceduto da una terrina di carciofo crudo, oppure da radicchio, olive e ravanelli.

IL FORMAGGIO CRUDO AVREBBE BUON SAPORE, SE NON CI FOSSE DI MEZZO IL SANGUE

Qualche innocente trasgressione “una tantum” può essere perdonata, a patto di essere in forma e a patto che non si cada nella sistematicità. Qui nessuno è fanatico e nessuno è Talebano.

Se gli animali non venissero maltrattati e uccisi, approverei persino qualche formaggio crudo di malga nella stagione invernale. Non tanto e non necessariamente per un discorso pro-salute, quanto per un discorso pro-gusto. Non abbiamo a caso un margine di tolleranza ai veleni, che è in grado di coprire queste insignificanti trasgressioni.

VIETATO AFFAMARE L’ORGANISMO

Quando le cellule affamate bussano alla porta del sistema immunitario in cerca di cibo, non c’è santo che tenga. La richiesta diventa un ordine immediato, imperativo ed irresistibile, trasformandosi, se disattesa e trascurata  in un tuffo notturno nel grana o nella nutella, se non nel vasetto delle acciughe o nel caffè.

Stessa cosa succede col tuffo nelle sale massaggi, perché anche quella è né più né meno fame.

Mai scordare il sacro principio del “Panem et circenses”.

Un amico friulano volle venire a Bangkok con me, in quanto non parlava una parola di inglese.

Giunto nella capitale thailandese non pensò affatto a riposarsi dal lungo viaggio aereo, e si fece fuori e dentro non uno ma ben otto casini di fila. Gli erano rimasti solo il naso e le orecchie.

Ecco perché predico di non affamare il corpo ma di saziarlo e di assecondarlo, stando attenti però non a stimolarlo e drogarlo, ma a nutrirlo.

AZOTO E SOMATOTROPINA PER UNA MAGGIORE CRESCITA CELLULARE

E le sostanze nutrienti sono quelle leggere a costo digestivo zero, come l’aria, il sole, l’amore, i cibi crudi, gli amidacei intelligentemente sotto-cotti (patata, zucca, cavolfiore, cime di rapa, cavolini, asparagi, cereali integrali inteneriti in pre-ammollo).

L’aria non è soltanto ossigeno O2, ma soprattutto azoto N. Nei corpi in fase di crescita la somatotropina STH o GH, prodotta dalla ipofisi o pituitaria, permette una maggiore cattura e ritenzione dell’azoto, che va così ad ossidare più scorte lipidiche di colesterolo ed omocisteina, incrementando la fabbricazione di nuove cellule.

L’IMPORTANZA DELL’ENZIMA E DELL’INDICE ETICO-ESTETICO DI GRADIMENTO

Basta forse che un certo materiale sia ricco, per essere considerato buon cibo?

No, ci vuole l’enzima e ci vuole il gradimento.

La plastica è ricca di sostanze? Sì. La mangiamo? No. Ci mancano gli enzimi per disgregarla!

La cacca di cavallo è ricca? Sì. La mangiamo? No. Ci fa schifo!

Il latte di mucca è ricco? Sì. Lo consumiamo? No. Ci mancano gli enzimi!

Tanti lo fanno? Peggio per loro. Rimangono fregati! (Grazie per l’applauso).

Quando dico cose importanti e convincenti c’è sempre qualcuno pronto a storcere il naso. “Ci vogliono prove, referenze, formule!”

Lo accontentiamo subito con la formula di Ehret  V = P – O, dove V sta per vitalità, P per potenza e O per ostruzione. Cos’è mai l’ostruzione se non il materiale alto-proteico e le indigestioni quotidiane dell’uomo comune?

PERCHE’ NO AL LATTE

Esiste una raffica di motivi, uno più serio dell’altro.

1)    Il latte è carne liquida, sangue rosso pressato e trasformato in sangue bianco che passa per le mammelle lacerate della mucca. Latte e sangue provengono dallo stesso rubinetto che sono le cellule dell’animale.

2)    Il latte bovino è disegnato e giustificato per il piccolo della mucca e soltanto per quello.

3)    Il latte intero ha troppo grasso e troppo colesterolo, quello magro ha troppe proteine.

      Da notare che serve a far quadruplicare il peso di un vitellino nel giro di 30 giorni.

4)    Il latte è l’alimento più allergenico, contenendo esso più di 100 componenti accertati (sindrome intestino irritabile, asma, sinusite, tiroidite).

5)    Il latte è indigesto, mancandoci l’enzima lattasi per estrarne lo zucchero del latte (lattosio).

I residui indigesti si trasformano in galattosio e causano cataratta, gonfiori, gas, dilatazioni, crampi, costipazione, arterioclerosi.

      6)   La latto-globulina, la più allergenica delle proteine, non viene disgregata né dalla cottura né

            dagli enzimi.

7)    Il latte contiene l’ormone GF1 (growth factor) prolattina, che stimola tumori e cisti al seno e

      alle ovaie.

8)    Il latte intrappola i peggiori veleni vaganti, come diossine, Stronzio 90 e Iodio 121.

9)    Il latte è anemizzante, mancando totalmente di ferro.

10) Il latte ha la caseina, potente colla che appiccica i nostri  5 milioni di villi intestinali, riducendo i nostri 400-600 metri quadri assimilativi (2 campi da tennis) a uno stanzino da 10 mq.

11) Il formaggio contiene 10 volte più grasso e più sale del latte, ed è 10 volte più acidificante, essendo perossidato e carico di radicali liberi.

UN LATTE DI QUALITA’ AUSTRALIANO (PARIS CREEK) RIVELA I DIFETTI DEL LATTE COMUNE

La pubblicità del latte Paris Creek che si vende a Singapore, mette a nudo i difetti del latte normale.

Il Paris Creek proviene da mucche tranquille e sotto-produttive, non forzate a produrre più latte e più carne mediante ormoni sintetici. Il Paris Creek non contiene residui di ormoni, non è omogeneizzato e dunque causante intolleranze, problemi di colesterolo e di cuore, non subisce processi di alta temperatura (riduzione vitamine A e D). Il Paris Creek ha il 50% in più di vitamina E e di Omega-3, il 3,75% in più di betacarotene, il 200-300% più antiossidanti, il 30% in più di calcio e di acido linoleico. Chiaro che costa il triplo rispetto al mediocre latte che la gente compra.

UNA MAGNIFICA DONNA INDIANA DI NOME MANEKA GANDHI

Ex-modella e 55 anni di età portati benissimo, Maneka è celebre in India, essendo vedova di Sanjay Gandhi, figlio di Indira e perito in un incidente aereo che si dice prefabbricato. Contestatrice nata, è stata più volte ministro della salute, nonché esponente dell’opposizione interna all’Establishment guidato dalla cognata Sonia Gandhi, pur essendo membro de Nehru-Gandhi Political Clan.

Leader dell’Animal Rights, è stata per decenni bersagliata dai capi religiosi Ayurveda, per le sue posizioni da sempre anti-latte. Oggi la scienza internazionale (vedi The China Study) ma anche quella indiana, inclusi gli Ayurdeva moderni, sono tutti con lei.

CONTRARIETA’ PER MOTIVI SALUTISTICI

In una intervista dei giorni scorsi, Maneka ha giustificato la sua forte avversione al latte spiegando che si tratta di alimento ferro carente e ferro-blindante, in quanto impedisce agli alimenti buoni di cedere il loro ferro al nostro organismo. E’ inoltre calcio-inefficiente, visto che dal latte si estrae solo il 32% del calcio, mentre il rimanente 68% va a produrre disastri al sistema urinario (calcoli, calcificazioni, prostata, dialisi) e disastri a quello endocrino (tiroiditi). Tutto questo quando dal cavolo crudo ricaviamo il 65% del calcio e dal cavolfiore (cotto al vapore) il 69%.

Quanto ai pesticidi HCH, il massimo limite concesso per legge è di  0,01 mg/kg, mentre la media indiana, ed anche quella mondiale, viaggia intorno ai 5,7 mg/kg, ovvero 500 volte più veleni di quelli massimi ammessi per legge.

CONTRARIETA’ PER MOTIVI ETICI

In India qualcuno ha la faccia tosta di dipingere l’industria del latte come “l’industria gentile”.

“Gentile dove?” obietta Maneka. Ogni bicchiere di latte, ogni yogurt, ogni formaggino viene da una triste e disgraziata madre, forzata su basi annuali alla gravidanza, munta per 10 mesi, re-inseminata al 3° mese dei 10, costretta a disintegrare le sue cellule mediante chetosi per compensare il deficit, sottoposta ad antibiotici e cortisone per la dolorosa mastite cronica delle sue mammelle.

Non bastando la supermungitura, danno loro l’ossitocina, un farmaco latte-stimolante per aumentare la resa. Spesso, i contadini indiani entrano con un bastone nell’utero delle mucche per spingerle a darne ancora di più.

Una madre infelice alla quale sequestrano il piccolo per massacrarlo sotto i suoi stessi increduli occhi. Un tempo i piccoli venivano chiamati “Bachda” (sacri vitellini), ma oggi li chiamano “Katra”

(vitellini da carne).

UNA TRADIZIONE DI SALUTE

I critici hanno obiettato a Maneka che gli Indiani hanno dopotutto bevuto latte per secoli, eppure sono sani. “Cosa intendete per sani?”  “Avere l’artrite, l’artrosi, le tiroiditi, le osteoporosi, i calcoli, le indigestioni, le rettocoliti, le endometriosi, le cistiti, le candide, i tumori, è forse questo essere sani?”

La salute normale è quasi sempre uno stato patologico latente. Al limite, se c’è ritenzione idrica, sintomo grave di un sistema linfatico pigro e inefficiente, i medici prescrivono dei diuretici a gente che chiede loro esattamente dei diuretici.

IL DRAMMATICO E CLAMOROSO SFOGO TELEVISIVO DEL DOTTOR  SPOCK

Il dottor Spock è una celebrità da molti decenni in India. Tutti i giorni nelle maggiori reti televisive come guru della Child Nutrition. E’ tornato in TV singhiozzante e con le lacrime agli occhi. Ha chiesto a tutti i bambini indiani e alle loro mamme di perdonarlo. “Mi rendo conto di aver rovinato milioni di bambini, consigliando latte, latte e latte. Mi vergogno e mi pento amaramente di questo. Mi avete creduto quando vi dicevo cose assurde. Vi chiedo di credermi oggi, quando vi dico la verità. Statene lontani! State lontani dal latte in tutte le sue forme!”

Nulla a che vedere col professor Carlo Cannella della Sapienza,  testardo paladino del latte e della bistecca fino alla tomba.

PERCHE’ NO ALLA CARNE?

1)    Non c’è assolutamente bisogno di cadaverina, quando siamo circondati da cibi vivi e naturali, con ben 160 mila piante diverse.

2)    Devo trasformarmi in un assassino di innocenti e senzienti creature, oppure devo noleggiare dei killer che lo facciano per me, cosa che non attenua la mia vergogna e la mia colpa.

Mangiar carne è commettere un atto criminoso. Non imbrogliamo noi stessi. Non cerchiamo alibi e scuse. Non facciamo gli gnorri, gli indifferenti, i disinvolti. Nell’hamburger, nel prosciutto, nella piadina, nei gamberetti, nel pane bianco allo strutto, è racchiusa tanta di quella sofferenza da mandare in tilt qualsiasi equilibrio etico, conscio o subconscio.

3)    In ogni porzione di carne ci sono scarti, prodotti della disintegrazione batterica, detriti

      cellulari (virus dell’animale morto), urine, ecc.

4)    La carne, anche quella cosiddetta bio, contiene una impressionante lista di contaminanti,

      erbicidi, pesticidi, fungicidi, vermicidi, antibiotici, ormoni.

5)    La carne contiene estrogeni in quantità tali da rendere impotenti i maschi e da squilibrare le

      donne, rendendole a volte frigide e a volte ninfomani.

6)    La carne è carica di grassi saturi, di colesterolo e di omocisteina, materiale che intasa le

Arterie, sovraccarica il fegato, ostruisce la cistifellea, irrita il colon, incrementa il rischio cardiaco.

7)    Le proteine in eccesso sono un disastro, in quanto demineralizzano le ossa, acidificano il sangue, stimolano i tumori, accelerano l’orologio biologico (invecchiano la gente).

8)    La carne dà uno sgradevole odore cadaverinico al corpo che nessuna acqua di colonia è in grado di coprire o di esorcizzare.

9)    La carne non offre onde vibrazionali rivitalizzanti colore infrarosso a 8-10000 Angstrom

      come la frutta, ma solo onde basse sotto il minimo di 6500 Angstrom e non lontano dai 1800

      dei malati terminali.

10) Produrre carne implica enormi sprechi di suolo, di acqua, di cereali, di legumi, di risorse, di

      carburanti, di energia elettrica.

IDENTIFICAZIONE SICURA DELLA DIETA UMANA-VEGANA

Esiste l’evidenza fossile, grazie al professor Boyd Eaton, analizzatore di feci pietrificate (copralite), dove si apprende che gli umani del Paleolitico viaggiavano non al ritmo five-per-day, ma addirittura al twelve-per-day, cioè dodici pasti di frutta al giorno, uno ogni due ore.

Esiste l’evidenza anatomica, visto che ogni organo, ogni ghiandola, ogni liquido, ogni dettaglio del corpo umano, dice che siamo vegani-fruttariani-crudisti.

Esiste l’evidenza biochimica, per cui il corpo si trova a suo agio con acqua biologica enzimizzata, mineralvitaminizzata, glucosizzata e magnetizzata da madre natura.

Esiste l’evidenza lattaria, per cui il latte umano, a basso contenuto proteico ci qualifica come fruttariani. Solo il coniglio ha un latte meno proteico del nostro.

PROTEINE ANIMALI? NO GRAZIE! VITAMINA B12? NO GRAZIE!

E’ caduto il mito FDA della quantità proteica, portata con imbarazzante pena dai 300 ai 75  grammi al giorno. Non contente di questo strazio, la OMS e la FAO hanno riconosciuto che anche la quota 75 non vale, e che la quota proteica giornaliera va portata sui 24 grammi/giorno, con 30 grammi a fare da tetto massimo oltre il quale il corpo va in acidificazione.

E’ caduto il mito della complementazione proteica a ciascun pasto con i diversi aminoacidi essenziali.

E’ caduto il mito della B12, visto che la B12 sta in tutte le piante in quantità impercettibili e imponderabili, com’è giusto che sia, e lo sbugiarda mento della FDA è tuttora in corso avendo essa manipolato i minimi della WHO, portandoli abusivamente dagli originali 80 ng/mL agli odierni 157 ng/mL.

The China Study ha provocato uno scossone enorme, e persino Bill Clinton è diventato vegano, nonché cliente personale di Colin Campbell.

CAMPBELL E HYMAN

Il professor Colin Campbell, di origini contadine, filo-latte e filo-carne fino ai 30 anni, ha dovuto ricredersi profondamente man mano che le sue ricerche nutrizionistiche portavano coerentemente dalla parte opposta, fino a farlo diventare paladino mondiale del veganismo crudista scientifico, e artefice della straordinaria ricerca chiamata The China Study.

Stessa storia per Mr Hyman, uno dei maggiori produttori di carne e di latte del Montana, diventato vegano e testimonial dei grandi cambiamenti in corso.

LA PERICOLOSITA’ DELLE PROTEINE

La prof Marion Nestlé, preside e direttrice della Facoltà di Scienze Nutrizionali alla New York University, è stata molto chiara.

“Se si parla oggi di proteine, lo si fa soltanto per evidenziarne la pericolosità”.

“Getting enough proteins is simply a matter of getting enough calories” (Ottenere sufficienti proteine significa ottenere sufficienti calorie). Come dire che, nemmeno volendo farlo apposta, non si va mai in crisi proteica, ma sempre e solo in crisi calorica.

I DATI USDA SUL CONTENUITO PROTEICO (in percentuale delle calorie totali)

– Latte umano       5,9%  (su 100 calorie totali, 5,9 calorie derivano dalle proteine del latte)

– Frutta                  6,7%

– Noci e semi       11,0%

– Cereali               13,0%

– Vegetali crudi    22,0%

– Legumi              28,0%

– FABBISOGNO UMANO DI PROTEINE:  2,5 minimo – 10% massimo

NO ALLA MONSANTO

Dal momento che oltre il 70% delle aree coltivabili del pianeta è usato per monocolture destinate all’alimentazione di animali da carne, con uso crescente di pesticidi Round-Up e di sementi OGM della Monsanto, non si può pensare che basti dire No alla carne e No al latte, senza dire anche No alla Monsanto.

NO ALLA COALIZIONE ANTI-ITALIANA

Per riportarsi in regola, De Gaulle, pardon Sarkozy, e Adolfina Merkel, chiedono che l’Italia rientri nel rapporto deficit-PIL del 60% in 20 anni, con 20 manovre da 40 miliardi cadauna. Cosa semplicemente impossibile a farsi.

Impossibile fino a quando si fa la caccia ai ricchi, che portano le loro barche in Croazia, e si fa pure la caccia pure ai poveri, scarnificando le basse pensioni e i bassi salari, nonché i risparmi da loro investiti in una prima e in una seconda casa.

UNO STATO ITALIANO ABITUATO DA SEMPRE AGLI SPRECHI

Cosa impossibile fin quando lo stato non pensa a tagliare i suoi sprechi, ad eliminare gli oboli miliardari a uno straricco Vaticano, ad abbattere i superstipendi dei divi parlamentari, a spegnere le costosissime luci notturne sulle autostrade, a spegnere le luci accese anche di giorno negli impianti di illuminazione di tanti comuni d’Italia, a ridurre l’elefantiasi dei municipi italiani, dove 50 anni fa 2 persone facevano tutto (esempio al Comune di Tavagnacco), mentre oggi ce ne stanno almeno un centinaio (e si parla di uno dei migliori comuni d’Italia).

Cosa impossibile fino a quando tutti gli appalti pubblici risultano truccati e manipolati.

PENSIONI MILIONARIE E DISINVOLTE SANGUISUGHE

Cosa impossibile fino a quando le sanguisughe d’Italia continuano a percepire disinvoltamente e senza alcun imbarazzo pensioni da 90 mila Euro (Mauro Sentinelli, telefonia), 50 mila (Alberto De Petris, telefonia), 50 mila (Mauro Gambaro, finanza), 45 mila (Vito Gamberale, telefonia), Carlo Azeglio Ciampi (53 mila), Oscar Luigi Scalfaro (25 mila), Lamberto Dini (44 mila) Giuliano Amato (31 mila), eccetera.

CHI STAMPA DOLLARI SVALUTATI E CHI STAMPA SANTINI

Una cosa è lo stato e un’altra cosa gli italiani, dicevamo. La realtà è che in Italia si lavora meglio e di più che in America, in Francia e in Germania.

Solo che l’America ha una Federal Reserve e un Ben Bernanke che possono stampare dollari svalutati a ruota libera, finanziando i loro sprechi e le loro guerre, mentre noi in Italia possiamo stampare a ruota libera solo santini e riviste pornografiche.

L’ITALIA DELLA CREMONINI E DELLA MCDONALD’S

In ogni stazione ferroviaria ci sono oggi i Bar Chef Express del gruppo Cremonini/McDonald’s, coi caffè e le cole della Illy/Coca-Cola. C’è molto da ridire su tutto questo, con 100 panini esposti contenenti cotto, crudo, pancetta, speck e mortadella. Le grinfie dei macellai si sono estese persino alla distribuzione automatica dove la pubblicità mostra un coniglio che dice “Basta carote, oggi pesce!”, e segue l’elenco dei panini ecologici della Montana (gruppo Cremonini) a base di gamberetti e verdure, e di tonno e uova, e anche la pubblicità della Beretta (gruppo Cremonini), presente con piadinette, salamini e musettini.

SIAMO VITTIME DEI PEGGIORI LADRONI DELL’UNIVERSO

Stanno succedendo cose strane in questo paese.

Un conto è essere cristiani, un altro conto è essere succubi di un Vaticano controllato dalla Rothschild. Un conto è americanizzarsi, un altro diventare Colonia. Colonia poi non Americana ma Monsantiana, Pfizeriana, Sorosiana, Clintoniana, Montiana e Rockefelleriana.

Stiamo subendo la falsità e l’ipocrisia di ladroni e burocrati 1000 volte più cinici e disonesti di Madoff. Siamo oggetto di giochi indegni e di gigantesche prese per il culo.

UN PIU’ NEMICO CHE AMICO DELL’ITALIA

L’Italia è un paese strano, un paese delle Meraviglie. Circola una persona che ha fatto di tutto e di più per affossare prima la lira, fallendo clamorosamente ai tempi dei governi Andreotti, e poi l’industria metalmeccanica italiana, riuscendoci in pieno a partire dal 1997, con la famosa crisi speculativa sul Baht thailandese e la decapitazione delle Tigri Asiatiche, e riuscendoci di nuovo adesso con la ingenerosa pressione delle agenzie di rating Standard & Poor’s, abili distributrici di patenti AAA  e di declassamenti teleguidati.

IN ASIA LO CONOSCONO TROPPO BENE

Questa persona la conoscono bene in Asia, e conoscono per filo e per  segno le sue malefatte, sia che si tratti di professori universitari o di scaricatori di porto o di semplici guidatori di taxi.

Al punto che questo elemento si guarda bene da recarsi in Asia, visto che a Bangkok, a Singapore, a Kuala Lumpur, a Jakarta, a Seoul, a Tokyo o a Taipei, lo riconoscerebbero e lo lincerebbero all’istante.

UN LUPO IN MEZZO A TROPPE PECORE NON E’ DEL TUTTO FUORILUOGO

In Italia no. Siamo un paese troppo generoso e, in questo caso, troppo disinformato ed ignorante. Per molti aspetti, la cosa non mi dispiace. Non gradirei affatto che Soros subisse delle violenze. Dopotutto si tratta di un gran furbone che sa fare a menadito il suo mestiere.

In un mondo fatto di troppe pecore è giusto che esista anche il divoratore di pecore, come naturale contromisura al pecorismo incontrollato.

LA BELLEZZA DI GIRARE INDISTURBATO PER ROMA CAPUT MUNDI, DA LUI FINALMENTE VINTA E SEMIDISTRUTTA

E’ per questo che dopo un paio di fugaci e prudenti apparizioni, non credendo quasi ai suoi occhi, ha capito di poter scendere da solo e senza guardie del corpo a Fiumicino, e di poter girare in lungo e in largo per le vie della Città Eterna, senza colpo ferire, senza nessuna contestazione di piazza e senza che nessuno gli torcesse un capello, senza che nessun giornalista di destra, di centro o di sinistra gli riservasse un articoletto mirato, senza che nessun sindacalista della Fiom o della CGL gli muovesse una singola obiezione.

Tutti sovra-impegnati a spulciare sulle peccaminose minorenni del Silvio Berlusconi.

IL SUO NOME E’ GEORGE SOROS, AMICO INTIMO DI ROMANO PRODI

Non ha fatto solo il turista, in questi ultimi mesi, ma è arrivato persino a proporsi come acquirente della società Roma Calcio, intavolando delle trattative con la famiglia Sensi.

Parliamo ovviamente di George Soros, padrone del più grosso volume di capitale libero e speculativo mondiale, quello che da solo può smuovere masse finanziarie di danaro contante capaci di far fallire qualsiasi paese. Quello che, amico personale preferito di Romano Prodi, sta facendo pressioni, in sintonia con Prodi stesso, perché nessun italiano possa guadagnare o spendere, in nome della tracciabilità finanziaria, più di 250-500 Euro in contanti (con le nuove leggi siamo intanto a quota 1000 Euro).

LA FORMULA SOROS E LA PALESTRA ITALIA

La storia di Soros come speculatore internazionale e come destabilizzatore di stati e di intere regioni mondiali è ormai nota, fuori dell’Italia. L’Italia fu anzi la sua vera palestra di allenamento. Il posto in cui si fece le ossa. Aveva scommesso sulla caduta della lira negli anni ’70. Il suo gioco era di una semplicità sconcertante. Tanto sconcertante da poter essere chiamata “la formula Soros”. Basta andare in borsa e comprare in silenzio e in sordina contanti e titoli del paese prescelto, accumulando in segreto un bel gruzzolo di valuta. Poi, con l’aiuto di agenzie stampa e di agenzie di rating addomesticate (basta assoldare un dirigente e dirgli di fare una dichiarazione pubblica o di scrivere un articolo su Times o su Newsweek o su The Economist), lanci una campagna denigratoria nei riguardi della situazione finanziaria di quel paese.

LA LEGGE DELLA PAURA E LA LEGGE DELLA DOMANDA E DELL’OFFERTA

A quel punto i mercati, sensibilissimi a ogni fattore psicologico perturbante, cominciano già a farfugliare e a dare segni di irrequietezza. E quello è il momento decisivo per l’operazione chirurgica, per portare il colpo basso sotto la cintura, piazzando sul mercato, con una enorme botta finale, il gruzzolo accumulato in precedenza.

Per la legge della paura, ed anche per la legge della domanda e dell’offerta, il mercato si comporta in modo prevedibilissimo e garantito al limone, e va come un robot teleguidato nella esatta direzione voluta dallo speculatore, nell’unica direzione possibile, che è quella della caduta clamorosa e deflagrante, regalandogli un grosso profitto valutario già all’interno del gioco speculativo.

ALLA SPECULAZIONE CARTACEA SEGUE IL RASTRELLAMENTO IMMOBILIARE A PREZZI DI SALDO

Ovvio che, caduta la moneta, cade il valore internazionale di banche, assicurazioni, aziende, case, palazzi, terreni, alberghi. E coi soldi accumulati nell’operazione chirurgica, si moltiplicano i profitti rastrellando e acquistando a prezzo di liquidazione tutti i beni immobili interessanti di quel paese.

GERMANIA E AMERICA SALVARONO LA LIRA DAL DISASTRO

Ma, a quel tempo, Soros era evidentemente acerbo, e commise un errore grave. Le aveva studiate tutte fuorché una. Non aveva messo in conto il fattore “solidarietà politica internazionale”. Il gioco stava per volgere a suo favore, e la lira era in caduta libera. Ma, per sua sfiga personale, intervenne la Germania, comprando massicce quantità di lire e di titoli di stato italiani. E, quel che è peggio, pure il governo americano intervenne in favore di Roma, mandando a vuoto il primo assalto anti-italiano di Soros.

Ma George è un tipo tosto. Uno che sa far tesoro di ogni cosa, anche delle esperienze più fallimentari.

SOROS CORSE PRONTAMENTE AI RIPARI

Una vera e propria lezione. Occorreva correre ai ripari. Soros comprese che, senza un forte controllo nei riguardi della Casa Bianca, non avrebbe potuto ambire al ruolo di Imperatore Mondiale della Speculazione Valutaria.

Ecco allora la sua mossa vincente sul suolo americano. La coppia Hilary-Bill Clinton stava raccogliendo buoni consensi politici a livello locale, perché non sovvenzionarla pesantemente e trasformarla in una coppia vincente, portando Bill alla presidenza degli United States of America? Le campagne presidenziali americane costano care, ma Soros non si fece distrarre, e mise a disposizione dei Clinton un budget generoso e vincente.

Io do una mano a te, caro Bill, e tu ne dai una a me, vero Presidente?

IN POLITICA, UNA MANO LAVA L’ALTRA

Clinton doveva in qualche modo sdebitarsi.

La piccola industria americana era in forte crisi. Grazie alle proprie potenti sedi diplomatiche asiatiche, aveva per anni partecipato a tutte le maggiori fiere internazionali nei vari settori, dall’edilizia, alla meccanica, alla moda, al cibo, al turismo, spendendo molto e raccogliendo assai poco. L’Asia stava da tempo nel mirino americano, visto il pesante deficit americano nell’interscambio con questi paesi, capaci di piazzare i loro prodotti da New York a Chicago e a San Francisco, ma alquanto restii e refrattari ad importare il made in USA.

Di chi la colpa? Delle aggressive e concorrenziali industrie europee, ed in particolare di quella italiana, dinamica, con prezzi competitivi, design e alta qualità. Con quattro scalcinati stand alle varie fiere, e con qualche decina di promotori di mercato, la modesta Italia piazzava più container carichi di sue attrezzature industriali che la grande America!

LUCE VERDE PRESIDENZIALE PER LA MAGGIORE OPERAZIONE SPECULATIVA DELLA STORIA

Occorreva agire presto. Bisognava cambiare drammaticamente il corso degli eventi.

Korea, Hongkong, Giappone e paesi del Sud-Est Asiatico, stavano crescendo al vertiginoso ritmo del 12-15%, lasciando però l’America fuori dalla porta e fuori dalla torta.

Una lampadina si accese nella mente di Bill Clinton. Diamo una botta all’Asia e diamo una botta all’Italia. Così mandiamo il tutto gambe all’aria e rimescoliamo le carte. Chi meglio di Soros per un progetto del genere? E Soros ricevette luce verde e via libera per la più grossa operazione speculativa della storia.

NEL MIRINO LA VALUTA PIU’ STABILE DELL’ASIA

La valuta più stabile e sicura dell’Asia era da decenni il Baht thailandese, fisso a 25 Baht per US$. La Thailandia pullulava di turisti come non mai. Bangkok costretta a optare per un nuovo aeroporto, visto che il mitico Dong Muang era diventato insufficiente. Il re godeva dell’indiscriminato appoggio popolare. Nessuno avrebbe mai pensato alla Thailandia come obiettivo strategico per una speculazione. Nessuno, eccetto George Soros appoggiato dalla Casa Bianca, dal Fondo Monetario Internazionale e dai Servizi Segreti americani.

UN’ESTATE PARTICOLARMENTE TORRIDA

Correva l’anno 1997 ed era piena Estate nella capitale thailandese. Un caldo insopportabile. Non soltanto per il clima caldo umido, ma per un concatenarsi di eventi strani ed imprevisti, per un improvviso surriscaldamento del clima politico ed economico a livello asiatico ed internazionale. Si leggevano sul Bangkok Post notizie strane e poco credibili, mai sentite o sospettate, per cui la Thailandia avrebbe costruito troppi grattacieli, senza avere i fondi per completare gli ultimi piani. Si facevano ipotesi negative sulla famiglia reale. E la solida moneta thailandese scendeva paurosamente, nonostante i massicci interventi delle Banche Centrali di tutti i paesi asiatici. Cadde il governo Thai. E il nuovo ministro delle Finanze, nominato da un re serio e preoccupato, venne convocato alla Casa Bianca per un imprimatur ed un riconoscimento ufficiale da parte del governo americano.

CLINTON E SOROS FIANCO A FIANCO DI FRONTE AL MONDO INTERO

Mi trovavo a Bangkok nel luglio 1997. Tutta la gente incollata davanti ai televisori. Non capisco la lingua Thai, ma le immagini parlavano chiaro. Il ministro thailandese venne ricevuto con pieni onori e procedette sul tappeto rosso fino a stringere la mano di Bill Clinton. L’intelligente operatore televisivo inquadrò il particolare di due mani che si stringevano sopra la scritta “President of America”, e poi il dettaglio di una seconda stretta di mano. Chi sarà mai quello? Forse il Vicepresidente? L’immagine salì in un attimo alle facce dei personaggi coinvolti. Accanto a Bill Clinton c’era, fatto incredibile ed inusitato, nientepopodimeno che George Soros, nell’atto di stringere la mano all’uomo di Bangkok.

OCCORRE CAPIRE QUANTO STA SUCCEDENDO INTORNO A NOI

Non è mio compito entrare nella politica. Cerco di stare fuori da ogni schieramento.

La salute e la filosofia del benessere hanno bisogno di chiarezza e di equidistanza, non certo di coinvolgimento. Non sono qui ad Asti per parlare di politica. Non lo vorrei mai fare.

Ho la fortuna di non appartenere a nessun partito e di non possedere alcuna tessera.

E ho la fortuna di aver lavorato duro per 30 e più anni a vantaggio dell’export italiano verso l’Asia, conoscendo in dettaglio e di persona le cose di cui tratto.

Vorrei in ogni caso auto-censurarmi e far finta di niente.

Ma come si può parlare di salute e di comportamento, mentre siamo tempestati di messaggi angoscianti e stressanti, che mettono a repentaglio la nostra libertà politica ed economica, oltre che la nostra libertà di stare bene nel corpo e nello spirito?

LA VIOLENZA DEL CAPITALISMO FINANZIARIO E SPECULATIVO

Siamo vittime di una inaudita violenza da parte del bieco capitalismo finanziario e speculativo mondiale. Quello che ha deciso, diciamocelo con chiarezza una buona volta, di far fuori Gheddafi e di fare piazza pulita dell’Europa Meridionale, ovvero della quaterna Italia-Grecia-Spagna-Portogallo.

Quel che è peggio, la Crema della Politica e della Finanza, o meglio i farabutti che si riuniscono annualmente al Bilderberg, stanno facendo precipitare il mondo intero all’epoca dello schiavismo.

CAMBIARE PASSAPORTO?

Niente più Costituzione, niente più confini nazionali, niente più libertà di voto, niente più soldi contanti, niente più transazioni, niente più cure alternative allo strapotere medico-farmaceutico. Ci troviamo praticamente in situazione di Pre-Magna-Charta, altro che Risorgimento e Lotte di Liberazione, altro che Fratelli Bandiera e Martiri di Belfiore.

Colmo dei colmi, tra tutti gli italiani ospiti selezionati ed invitati dal Bilderberg (vedi Agnelli, De Benedetti, Tremonti, Bonino, Prodi, Padoa-Schioppa, Draghi), chi non è mai mancato all’appello è proprio il professor Mario Monti, attuale presidente del Consiglio della Repubblica Italiana, persona particolarmente gradita ai Rothschild, ai Rockefeller, ai Soros, ai Geithner, ai Bernanke e ai Clinton.

Che sia il caso di cambiare passaporto e di diventare apolidi?

Valdo Vaccaro

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Secondo gli esperti la musica ad alto volume esacerba l’effetto dell’ecstasy nel cervello.Ecstasy e musica, cocktail ad alto rischio
Secondo gli esperti la musica ad alto volume esacerba l’effetto dell’ecstasy nel cervello.Quanto è determinante l’ambiente circostante durante l’assunzione di una droga? Gli effetti possono essere diversi? Pare proprio di sì, almeno per l’ecstasy. In un recente studio è stato infatti dimostrato che assumere ecstasy in ambienti con musica ad alto volume sarebbe 5 volte più dannoso (in termini di riduzione dell’attività cerebrale) rispetto all’assunzione della droga in un luogo tranquillo.
Quando i topi ballano. Michelangelo Iannone, neurologo dell’Istituto di neuroscenze di Catanzaro, ha somministrato a 20 ratti alcune dosi di ecstasy. In seguito metà di loro è stata messa in un ambiente molto rumoroso mentre l’altra metà in uno tranquillo. L’attività cerebrale delle cavie è stata monitorata tramite l’elettrococleografia (EcoG), uno strumento che registra le risposte encefaliche a uno stimolo acustico.
Alzando il volume fino a 95 decibel (il massimo grado di rumore consentito dalla legge italiana), i ratti a cui è stata data un’alta dose di ecstasy hanno reagito con un drastico calo dell’attività cerebrale rispetto a quelle cavie che, a parità di dose, sono rimaste in un ambiente silenzioso. L’attività cerebrale di queste ultime è tornata normale dopo un solo giorno dall’assunzione della droga, rispetto ai cinque giorni dei topi che l’hanno assunta durante la simulazione di un “rave”.
Overdose di musica e droga. È dunque possibile rapportare questo risultato anche sulle persone? Secondo John Mendelson del California Pacific Medical Center’s Addiction Pharmacology Research Laboratory di San Francisco, i risultati sono molto approssimativi in quanto l’ecstasy è stata somministrata ai ratti in dosi molto più massicce di quanto non si sarebbe fatto con una persona. Anche Linda Cottler, della Washington University School of Medicine in St. Louis (Missouri), ha dubbi a riguardo, affermando che questo tipo di droga viene usata spesso anche fuori da discoteche o rave e che un fattore come l’alto volume non può determinare i danni cerebrali tanto quanto l’uso abituale di questa droga.
La cosa assolutamente certa è che l’ecstasy, come tutte le droghe sintetiche, provoca danni permanenti al cervello se usata costantemente e senza moderazione.
Nome in codice MDMA. Ma che cos’è esattamente l’ecstasy? E quali sono gli effetti e le conseguenze di una sua assunzione prolungata? L’MDMA (3-4 methylenedioxymethamphetamine) è una droga sintetica che agisce in particolare sulle cellule che rilasciano la serotonina, il neurotrasmettitore che, oltre ad essere legato strettamente alla memoria, mette in collegamento tra loro i neuroni e regola il comportamento, l’attività sessuale, il sonno e la sensibilità al dolore.
Assunta a lungo termine ed in elevate dosi l’MDMA può danneggiare la memoria, interferire con la temperatura corporea, aumentare il battito cardiaco e la pressione del sangue. In alcuni casi e in particolare per le persone cardiopatiche, l’assunzione può essere letale.

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