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Archive for febbraio 2012

dipinto del caravaggio

“a te, che hai gettato gli angeli
sulla Terra, a te che hai rischiarato
i bassifondi più cupi dell’essere uomini,
rendendo il peccato sui nostri volti
il più bello degli ornamenti”

Strade strette e sporche, botteghe squallide di carbonari e straccivendoli, bordelli e osterie maleodoranti che brulicano di giovinastri lesti a colpir di spada e disperati senza nulla da perdere che si guadagnano da vivere barando al gioco e borseggiando, prostitute che oggi considereremmo poco più che bambine, pronte a tutto per un bicchiere di vino o qualche biscotto.

C’è davvero di tutto nel rione Campo Marzio di Roma quando vi arriva Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio. Siamo nel 1592 e il pittore resterà in questo quartiere, in una minuscola, umida stanza al secondo piano di una costruzione che oggi non esiste più fino a quella drammatica domenica del 1606, quando sarà costretto a lasciare la città accusato di aver ucciso Ranuccio Tommasoni.
In quelle strade, dove la vita pulsa nella sua accezione più cruda e più vera, c’è tutto il mondo di Caravggio, artistico, emotivo e sociale: i garzoni che corrono verso le residenze dei loro ricchi signori portando sontuosi cesti colmi di sedani e frutta appena acquistati nel vicino mercato, sonatori ambulanti con liuti e flauti, aitanti ragazzotti che giocano d’azzardo, giovanissime cortigiane che riempiono le fantasie di Michelangelo come più tardi riempiranno alcune tra le sue tele più belle. Per lui, che ha solo vent’anni ma ha già alle spalle numerose denunce per reati di aggressione e probabilmente anche un omicidio compiuto a Milano, quello è l’unico dei mondi possibili. Nessuno sgomento, nessuno stupore, se non quello, meravigliato e tutto barocco, per lo scorrere stesso della vita e per i volti dei suoi “attori”.

Frequenta i giovani del quartiere, e si riunisce “in banda” con loro, passando di osteria in osteria, di bisca in bisca. In particolare stringe amicizia con l’architetto e poeta lombardo Onorio Longhi, un personaggio di spicco della vita culturale romana che, come molti altri, preferisce i bordelli dei bassifondi ai salotti cardinalizi: con lui si trova spesso coinvolto in risse e zuffe, spesso sedate con violenza e severità dalla polizia di quartiere, molto attiva nel tentativo di far osservare le miriadi di divieti e norme che piombano sulla Roma controriformista. Tra le denunce che pendono su Michelangelo, Onorio e la loro brigata c’è quella di un pasticcere, derubato ogni domenica dei suoi “bianchi magnari”, e quella di una “giovine e bella donna che vive ai Santi Apostoli”, oggetto di canzonacce volgari e schitarrate notturne sotto il suo balcone. Nel verbale si parla espressamente di un “ragazzetto sbarbato di nome Michelangiolo, che si dice pittore”.

E’ spesso nei bordelli del Campo Marzio, vero cuore pulsante dell’economia e della socialità del quartiere: vi si trovano anziani, bambini lasciati in custodia alle ragazze dalle madri lavoratrici o figli stessi delle prostitute, signori ben vestiti, talvolta persino ecclesiastici. Anche il padrone di casa di Michelangelo, certo Tarquinio dilettante pittore, gestisce due bordelli e un’osteria. Impossibile non vivere immerso in questa realtà, dalla quale il pittore mutuerà le conoscenze, gli amori, l’ispirazione.

Fillide Melandroni ha 17 anni quando Caravaggio la vede nelle strade del quartiere, adescando i passanti sotto lo sguardo vigile del suo protettore- amante, Ranuccio Tomassoni. Il pittore inizia a frequentarla sovente come cliente, e anche quando in lui comincia a crescere un sentimento peraltro corrisposto dalla giovane, continua a spendere le sue spesso esigue finanze per poter avere i suoi favori “come uno qualunque”. Con uno struggente, rassegnato e al tempo stesso perverso piacere la vede ogni giorno accompagnarsi con molti uomini.

Ma nel ritratto che ne fa’ nel 1597, distrutto a Berlino durante i bombardamenti del 1945, non c’è traccia di questa vita mesta e squallida: lei è solo Fillide, una ragazza dalle chiome scure e dallo sguardo profondo, che stringe in mano un ramoscello fiorito. Una ragazza come lui non ne ebbe mai, e forse come mai ne avrebbe volute. Sono tutte prostitute, da quelle di strada a quelle di alto bordo, le donne con cui Caravaggio ha una relazione documentata, le uniche figure femminile che ritenga degne di essere ritratte sulle sue tele, a parte le anziane e le prime Madonne, scolastiche e impersonali.

Fillide comparirà in ben quattro dipinti di Caravaggio: negli anni il pittore dipinge la sua bellezza che sboccia, la ragazza che diventa donna, una donna che ormai non è più una semplice puttana di strada, ma una prostituta richiesta da nobili e signori, educatrice di altre cortigiane. Ma Michelangelo non ha mai smesso di frequentarla e di girarle attorno, anche quando lei è diventata decisamente “troppo” per un pittore da bassifondi. E questo costante, morboso interesse, che persiste anche accanto alla frequentazione di altre prostitute, infastidisce non poco Ranuccio Tomassoni e suo fratello Giovan Francesco.

La “banda” dei Tomassoni gestisce numerosi loschi traffici nel quartiere Campo Marzio ed è considerata da tutti un nemico temibile da cui guardarsi. Da tutti, tranne che dallo spregiudicato Michelangelo. Spesso il pittore e Ranuccio si azzuffano e si feriscono, chiamando in causa le rispettive bande e creando tutti i presupposti per i drammatici accadimenti del 28 maggio 1606.

Negli ultimi anni romani, tuttavia, Caravaggio non ha in testa e nel pennello solo Fillide: “Lena” Maddalena Antonietti, prostituta nota in tutta l’Urbe in quegli anni, sarà spesso vista in compagnia del pittore, tanto da essere più volte identificata dagli abitanti del quartiere come “donna di Michelangelo”. Lena esce da una famiglia di cortigiane: sua sorella Amabilia era una prostituta bellissima e un documento ce la mostra di notte su un cavallo, con le chiome sciolte, che tornava a casa ammantata da uomo dopo una notte passata con il bargello del Campidoglio. Anche Lena ha amicizie altolocate: per esempio con il cardinal Peretti, nipote di Sisto V e probabilmente suo amante e protettore. Caravaggio sembra sceglierla appositamente per la sua grande fama, sopratutto in ambito ecclesiastico, per dare il volto alla “Madonna dei Pellegrini”(1604-6) in S. Agostino e alla“Madonna dei Palafrenieri”(1606), con l’intenzione di creare scandalo e scalpore.

Questa scelta risulta ancora più estrema e di rottura se si pensa che a Roma un divieto controriformista proibiva espressamente di fare ritratti alle cortigiane, incarnazione stessa del peccato. Caravaggio non solo contravviene al divieto, ma porta sugli altari una bellezza procace e sensuale, in cui l’espressione estatica e abbandonata è una equivoca commistione di rapimento mistico e orgasmo carnale, un po’ come sarà in seguito per le due controverse e discusse “Estasi di Santa Teresa” del Bernini.

Alle figure di Lena e Fillide si accostano Annuccia e Menicuccia. Anna Bianchini, senese, è una puttana di strada dai capelli rossi e dagli occhi tristi, che vive una vita ai limiti della sopravvivenza, continuamente vittima di violenze ed angherie documentate dai verbali della polizia di quartiere, nei quali è nominata spessissimo. Domenica Calvi è invece una prostituita d’alto rango, frequentata dalla “Roma bene” e, qualcuno dice, persino dal cardinale d’Este. Vive in una sontuosa abitazione e un verbale di polizia ci descrive un Caravaggio intento a lanciare pietre contro le finestre della suddetta residenza, tentando di destare l’interesse di questa irragiungibile cortigiana. Ma non è un caso che la “semidea” Domenica non sia mai stata identificata in una tela caravaggesca, mentre l’umile e sventurata Annuccia sia stata ritratta in ben 4 opere, tra il 1597 e il 1604, dando il volt, tra le altre, alla Madonna del “Riposo nella Fuga in Egitto” e alla dolcissima, struggente disperazione della Maddalena. Tuttavia in questa scelta non c’è da ravvisare una volontà da parte di Caravaggio di offrire ad Anna un riscatto sociale o di elevarla ad una dignità ideale, ma solo una passione sconfinata per l’umano nella sua accezione più esplicita e vera, così come poteva vederla quotidianamente Michelangelo per le strade del rione Campo Marzio, nei volti, provati dagli stenti e dalle angherie, che mille volte al giorno passavano davanti ai suoi occhi.

Nonostante Annuccia sia un soggetto ricorrente, è Fillide che diventa paradigma del percorso pittorico verso il realismo e di quello umano verso un sentimento che, senza mai perdere di carnalità e passione, acquista consapevolezza di sé stesso: entrambi questi cammini vengono bruscamente deviati quella terribile domenica, dopo la quale nulla nella vita di Michelangelo sarà più lo stesso, neppure l’ombra e la luce.

La giornata dell’incidente viene descritta dai documenti come una giornata di feste pubbliche e di contrasti politici e sociali: Paolo V era stato eletto esattamente un anno prima, e si festeggiava l’ anniversario. A Roma aveva ripreso forza la fazione spagnola, in seguito all’ interdetto di Venezia e le bande filospagnole spadroneggiavano per le vie della città. Tra queste, quella dei fratelli Tomassoni. Le cronache narrano che Roma bruciava, tra zuffe e sassaiole, fuochi d’ artificio e petardi ovunque, poliziotti in armi, fazioni inferocite, nervi a fior di pelle. Caravaggio, a seguito di Onorio Longhi e degli amici di sempre, parteggia per i filofrancesi. Una partita di pallacorda offre agli opposti schieramenti un pretesto legale per regolare questioni politiche e antichi dissapori. Michelangelo e Onorio hanno diversi conti insospesi presso i bordelli dei due fratelli ed in più il pittore mostra da anni un malsano e scomodo interesse per la bella Fillide, una vera miniera d’oro che non si può rischiare di veder circuita e in alcun modo distolta dall’attività. Nella mischia violenta della partita, Ranuccio finisce a terra e Caravaggio, approfittando di vedere ai suoi piedi quel “bravo” tronfio e ribaldo, con “intento di scherno e vilipendio”, come tenterà di argomentare in seguito, sguaina la spada e lo colpisce nella sua virilità. Il colpo recide un’arteria e il Tomassoni muore rapidamente dissanguato.

Tutt’intorno più di venti testimoni e il fratello del defunto pronti a pronunciarsi contro di lui e ad additarlo come assassino.

Unica speranza: la fuga.

Pare, da racconti di vicini e abitanti del quartiere, che quella notte stessa Michelangelo abbia visto Fillide per l’ultima volta, tentando di portarla via con sé: ma fu da solo che il pittore lasciò Roma per riparare prima nelle campagne e poi a Napoli.
E sarà da solo che vivrà questi ultimi anni, nell’eco degli eccessi romani, nell’ombra di un’arte che ha perso la spavalderia di un tempo e la fiducia in sé stessa, squarciata solo dalla luce del vero e dell’umano, condanna e al tempo stesso unico riscatto possibile.

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(La via ippocratica e pitagorica verso la conoscenza del cibo per la salute del sistema mente-corpo-spirito, della Madre Terra e di tutte le sue creature)

 

(Conferenza di Spinea-Venezia dell’11/2/12 al Teatro Sala Barbazza)

IL LEONE DI SAN MARCO E IL GELO

Sul muro esterno della mia casa paterna, una delle più antiche della borgata di Tavagnacco, 10 km a nord di Udine, c’è uno stemma seicentesco che raffigura il Leone di Sam Marco. Era forse destino che facessi un po’ il Marco Polo per l’Asia e che sposassi pure una ragazza cinese. Un saluto alla grande Venezia, al Veneto e a voi tutti, gentile pubblico indomito ed infreddolito. Ci sono alcune seggiole vuote, ma siete sempre quasi duecento persone motivate. Non è uno scherzo muoversi di notte con l’umidità, il vento, il gelo e il rischio neve, e per ascoltare poi una predica.

LA PREDICA SUL CIBO E SUL COMPORTAMENTO

Una predica su quelle cose intime e personali che non vorremmo mai fossero messe in discussione, cioè il cibo e il comportamento. Una predica sul cibo, e per giunta contro le luganeghe e i crostoli in tempo di Carnevale. Una predica contro le frittelle, contro la polenta e baccalà, contro la polenta e osei, contro il grappino e il caffè, contro il prosecco e il digestivo.

LINO TOFFOLO E I FRATI TRAPPISTI

“Premesso che parlar male del vino suona già di provocazione, manca solo tirar via l’orgasmo e la fica, e poi chiudiamo baracca e burattini”, commenterebbe il gran mattacchione Lino Toffolo. Un saio marrone, un cilicio e via tutti dai frati. Non da quelli normali alla San Francesco, ma dai frati trappisti. Quelli che, anziché salutarsi con un “Ciao come stai” si dicono “Dobbiamo morire”, aspettando poi di ritorno non un “Salve” o un “A presto”, ma un “Morire dobbiamo”. Consolatevi, potrei anche chiudere un occhio sul frico e polenta, e persino su mezzo bicchiere di vino brulé, col ghiaccio che impera.

ATTIVISMO SOLLECITATO

So che tra voi ci sono alcuni artisti, come artisti sono gli organizzatori della serata, Wilde e Fabio, ai quali va il mio ringraziamento. In verità non sono un soggetto da palcoscenico, non sono disinibito ed esibizionista. Preferisco la calma, la riflessione, la solitudine tra i boschi. Fossi cantante-poeta sarei caratterialmente un tipo schivo e riservato alla Lucio Battisti, che si presentava al pubblico una volta ogni tre anni. Il mio intenso attivismo, fatto di conferenze e di articoli e tesine quotidiane e di tesine quotidiane firmate non è grafomania, ambizione o culto della personalità, ma è un meccanismo innescato da una marea di stimoli, di sollecitazioni, di messaggi che mi arrivano dal pubblico, da gente come voi qui presenti stasera.

IL TEMPO E’ UN CAPITALE DA NON SCIUPARE

Mi trovo qui col microfono in mano e ho il non facile compito di intrattenervi, di far sì che sia valsa la pena di venire, e che non si è buttata via per niente una serata. Ho un grande rispetto per il vostro tempo. Guai sciupare un sabato sera in modo insulso, noioso e improduttivo. Niente magie, niente guarigioni, niente santismi e niente gurismi. Nulla di strabiliante in me. Dov’è allora l’interesse, lo spettacolo, la motivazione, il collante?

PARLIAMO DI PROPELLENTE PER LA NOSTRA FUORISERIE

Qualcosa di speciale e di straordinario ci deve pure essere. Partiti e sindacati fanno fatica a riempire le sale dei loro convegni, nonostante i bonus e i biglietti-treno gratuiti. Qui non parliamo di crociere finite male, non parliamo di scudetto e di retrocessione, non parliamo di borse in calo, ma parliamo di carburante, di benzina super adatta al nostro carburatore, alle nostre candele, al nostro spinterogeno, ai nostri filtri, al nostro motore. Parliamo cioè di quello che portiamo alla bocca più volte al giorno per nutrirci.

VENEZIA CENTRO DEL MONDO

Siamo nella terra di due grandi talenti come Marco Polo (1254-1324), uno dei più grandi esploratori di tutti i tempi, e come Luigi Alvise Cornaro (1475-1566), considerato in America il Leonardo della auto-guarigione, autore del “Discorso sulla Vita Sobria”, primo libro di igiene naturale della storia.

Dopo una vita sregolata e spericolata alla Vasco Rossi e peggio, fatta di eccessi, bagordi e libagioni, i dottori veneti di allora gli avevano diagnosticato uno stato putrefattivo generale, pronosticandogli non oltre 2 mesi di vita. Aveva solo 30 anni!

RIBELLIONE ALLA SENTENZA CAPITALE

Cornaro seppe ribellarsi a tale iniqua ed insopportabile sentenza capitale. Sfruttò la sua cultura classica, cambiò regime alimentare e sopravvisse non solo ai suoi medici ma persino ai loro figli e ai loro nipoti, lasciandoci quel trattatello che è una delle opere più lette al mondo nel settore della longevità.

ANALISI DEI SUOI VALORI FUNZIONALI A QUASI 50 ANNI

L’autore, ripresosi dallo stato penoso in cui si era trovato, scrive alla soglia dei 50: “Sono così agile che posso ancora cavalcare”. “Posso salire ripide scale e pendii senza fatica. Sono di buonumore e non mi sento stanco della vita. Mi accompagno a donne belle e a uomini di ingegno che eccellono nella conoscenza e nella virtù. Quando non posso godere della loro compagnia, mi do alla lettura di qualche libro e alla scrittura. Dormo bene, facendo pure sogni piacevoli e rilassanti”. Conclude poi con un “Credo che la maggior parte degli uomini, se non fossero schiavi dei propri sensi e pregiudizi, delle passioni sbagliate e fuorvianti, dell’avarizia e dell’ignoranza, della mediocrità e della cattiveria, potrebbero godere di una vita lunga e felice, all’insegna della moderazione, della prudenza e della sobrietà”.

IGIENE NATURALE MATERIA TIPICAMENTE ITALIANA

Luigi Alvise Corner, detto Cornaro, dimostra ulteriormente che l’igiene naturale, prima ancora che essere materia tildeniana e sheltoniana del XX secolo, è scienza italiana a partire dal VI secolo AC con Pitagora, con la Roma Anti-medica Imperiale dei 600 anni senza medici, senza farmakon e senza farmacie, con la millenaria Scuola Salernitana ad impronta pitagorica-ippocratica. Dimostra altresì che l’igiene naturale è scienza a forte impronta veneziana.

VENEZIA SERENISSIMA E SANISSIMA

Come poteva una Repubblica Veneta orgogliosa, libera, dinamica, battagliera e indipendente, chiamarsi “La Serenissima” e non essere anche nel contempo aperta, brillante, divertente e ribelle, cioè sanissima?

L’ETERNO ANELITO ALLA SALUTE E ALL’AUTOSUFFICIENZA

Anche agli antichi egizi premeva fortemente essere sani e autosufficienti. Su un papiro del 3000 AC estratto dalle Piramidi sta scritto, non a caso, che “Se giunto ai 30 anni hai ancora bisogno del prete, del medico e del sessuologo, puoi considerarti un fallito”.

LA SAGGEZZA E LA SERENITA’ DEL PASSATO REMOTO

Quando il tempo presente e il passato prossimo non ci sono di aiuto e di buon esempio, quando il futuro appare a tinte fosche e demenziali, diretto e giostrato da incompetenti e da intoccabili, da gente che fa dei suoi titoli e delle sue protezioni legali oggetto di dominazione e di arroganza, da gente sradicata dai buoni principi, da gente mossa da venalità e intenti sopraffattori, dobbiamo per forza fare marcia indietro. Dobbiamo  per forza riandare alla semplicità e alla saggezza del passato remoto. E’ là che troviamo  le giuste ispirazioni su quel che è giusto e conveniente fare.

IL MAESTRO DEL MONDO

Astri luminosi e fari orientativi ce ne sono molti ma, quello che giganteggia imponente e che illumina più di tutti, ha un solo nome ed è Pitagora, Maestro e Saggio dell’umanità intera per antonomasia.

VIVERE SIGNIFICA SOPRATTUTTO FILOSOFARE

L’uomo è creatura pensante. Pensare significa soppesare, fantasticare, raffrontare, riflettere. Filosofia significa letteralmente “amore per il sapere”. Il filosofo è il ricettivo, il curioso, il disposto ad osservare e a trarre insegnamento dai fatti. Il filosofo è quello che percepisce, recepisce, assorbe, elabora e filtra come una spugna. Il filosofo è colui che sa. La parola “filosofo” la inventò proprio Pitagora.

SPETTATORE DISINTERESSATO E SENZA TORNACONTO PERSONALE

Pitagora si trovava in Peloponneso per assistere a un evento sportivo e un certo Leonzio, colpito dal suo modo forbito di esprimersi, gli chiese quale fosse la sua professione. “Sono un filosofo”, rispose il maestro. “Questa vita può essere comparata ai giochi olimpici. Qualcuno vi cerca gloria sportiva e medaglie. Qualcuno punta a vendere qualcosa. Qualcuno, lasciato il cielo e raggiunta la terra, ci va non per l’applauso, per la vanità della vittoria e della supremazia sul secondo, e nemmeno per il guadagno speculativo, ma solo per gioire di questo meraviglioso spettacolo. Ci va per vedere e conoscere tutto quello che succede”. “Non esiste nulla di più nobile al mondo che essere spettatori disinteressati, senza alcun tornaconto personale”.

STUDI DI ALTO LIVELLO E PEREGRINAZIONI SCIENTIFICHE

Pitagora fu il primo a porre nella semi-barbara Europa del 600 AC i semi del sapere e della civilizzazione, portando il succo dell’eredità scientifica delle civiltà egiziana, fenicia, persiana e indiana in Italia. Nato a Samo nel 570, ebbe la migliore educazione di quei tempi grazie a Creofilo, a Perecide di Syros (dove apprese la dottrina della metempsicosi), da Hermadames, da Talete di Mileto (dove apprese i segreti della matematica), da Anassimandro (massimo esponente del naturalismo antico). Le sue peregrinazioni continue in Egitto, India, Fenicia, Caldea e Mesopotamia completarono la sua formazione, prima di stabilirsi in Calabria.

PRIMA CONFRATERNITA VEGETARIANA DELLA STORIA

La Scuola Pitagorica di Crotone fu la prima confraternita vegetariana del mondo occidentale, se si eccettua quella di Orfeo di alcuni secoli prima. Nella statua di Hermes o Ermete, o Tot, Dio della Sapienza, posta all’ingresso della Scuola, stava scritta l’iscrizione “Che il profano non osi entrare in questo posto”.

LA DIETA DI PITAGORA

I biografi di Pitagora, tra cui Iamblicco e Diogene, descrivono la dieta personale del maestro. Frutta fresca mattiniera, pane e miele, verdure crude e miglio a pranzo (anche altri cereali, ma il miglio era considerato superiore tra i cereali), frutta di stagione e frutta secca sul tavolo a portata di mano, radici e verdure cotte a cena. Nessun cibo proteico animale causante sporcizia intestinale. Già a 16 anni, giovane riflessivo e dai modi pacati, aveva definito la carne come cibo intimamente lurido e rozzo, mentre i frutti ci mantengono puliti fuori e dentro. L’alimentazione carnea impedisce lo sviluppo armonico dei bambini e impoverisce le facoltà intellettive e spirituali degli adulti. La carne decapita la curiosità scientifica, ottenebra il ragionamento, impigrisce la mente, produce vibrazioni di basso tipo che interferiscono con la natura emozionale umana, che è calda e generosa, non fredda e cinica (clamoroso anticipo della scala Simoneton).

L’IMMENSITA’ DELL’INSEGNAMENTO PITAGORICO

Nell’antica Roma, racconta Eraclito (500 AC), una statua del maestro portava, incisa sul marmo, una eloquente dicitura: “Pitagora, figlio di Mnesarco, il più saggio di tutti gli uomini”. La grandezza di Pitagora non sta, come tutti pensano, nella geometria e nella matematica. Pitagora insegna più di ogni altro il rispetto maniacale delle regole, delle leggi e dei principi.

ARMONIA FAMILIARE, PACE SOCIALE, E LOTTA A CALUNNIA E DIFFAMAZIONE

Insegna ad evitare la faziosità e la facinorosità. Insegna a non diffamare, a non calunniare, a non insultare, a non vendicare, ad essere comprensivi e generosi col nemico, insegna a rinunciare all’eccesso ed al superfluo. Insegna a star bene anche in solitudine con se stessi, pur non essendo un eremita, visto che aveva tanti allievi e, a 60 anni, una bella moglie ventenne. Insegna a rispettare i genitori e gli avi più degli dei. Insegna a controllare sbalzi di umore, adulazioni e derisioni. Insegna amore familiare e non discordia. Insegna pace e tolleranza e  non trambusti sociali.

EMANCIPAZIONE DELLA DONNA

Insegna i pari diritti della donna 2500 anni prima del suffragio universale e del diritto di voto riconosciuto tra mille tensioni solo nel secolo scorso. Insegna norme della genetica e della convivenza sessuale. Insegna che il matrimonio non è il possesso esclusivo di un coniuge verso l’altro, ma piuttosto una associazione, temporanea o anche a vita (dipende dalla compatibilità) basata sulla creazione di figli migliori. La più famosa filosofa pitagorica Hypatia di Alessandria venne assalita da fanatici inviati dall’arcivescovo Cirillo, portata in una chiesa cristiana, torturata, violentata e smembrata. Quella era la risposta della Chiesa alla emancipazione promossa dalle scuole di Pitagora.

ELOGIO DEL VIVERE NATURALE

Insegna la religione del vivere sano e naturale, e quella dell’autosufficienza terapeutica, del saper curarsi nella natura e con la natura. Insegna a stare lontani dalle ambizioni banali e dalla vanagloria, dalle folle e dai cortei. Insegna a studiare, insegna la freschezza mentale, insegna il ripasso, la visualizzazione, la cura della memoria.

UNA SCUOLA A TUTTO CAMPO

Da Pitagora imparano tutti, si chiamino Ippocrate e Galeno, Platone e Aristotele, Epicuro e Socrate, Plutarco e Ovidio, Virgilio e Seneca, Giulio Cesare e Marco Aurelio, Giordano Bruno e Leonardo da Vinci, Shelley e Byron, Newton e Voltaire, Wagner e Tolstoj. Non c’è libro di matematica al mondo senza i suoi teoremi semplici e puliti come l’autore. Non c’è spartito musicale al mondo che non includa le basi toniche e ritmiche ideate da Pitagora e tradotte in solfeggio nell’XI secolo da Guido D’Arezzo.

CONOSCENZA PRATICA E DIRETTA

Pitagora è per la conoscenza scientifica acquisita mediante osservazione e prova, mediante sperimentazione diretta e personale, pratica e non teorica. Pitagora padre dell’astronomia, al punto che Copernico, Galileo e Keplero si rifanno a lui nei propri studi approfonditi sui movimenti del Sole e della Terra. Pitagora padre della nutrizione scientifica. Primo a raccomandare le diete basso-proteiche. Biologo ed endocrinologo, con le sue teorie oculistiche e genetiche. Pitagora promotore di una religiosità basata sull’azione. “Gli Dei ci sono grati non per le nostre offerte, per i nostri ceri e le nostre preghiere, ma per le nostre scelte di vita e per le nostre azioni quotidiane”. Non è casuale l’odio e la persecuzione postuma della Chiesa Cattolica nei suoi confronti, gelosa della concorrenza pitagorica sul piano della filosofia e della logica, ed infastidita dal dissacrante irridere sulla preghiera e sulle formalità rituali.

PITAGORA, PARMENIDE ED IPPOCRATE

Pitagora insegna al mondo cose incredibilmente avanzate. Non solo il rispetto per i genitori anziani e per le donne, ma per gli animali di cielo, di mare e di terra, l’amore per la natura, il sole e le piante. Il suo contemporaneo Parmenide da Velia (oggi Castellamare della Bruca) insegna non a combattere e a contrastare la febbre, ma piuttosto ad auspicarla. “Datemi la potenza della febbre e saprò farne mirabilie”. Nel 400 AC, Ippocrate fissa e ribadisce le regole della Medicina Naturale, con chiare e precise sentenze come “La Natura è sovrana medicatrice di tutti i mali”, “Primo non nuocere”, “Il primo cibo è l’aria”, “Il cibo naturale sia il tuo nutrimento ed anche il tuo farmaco”, “Nessun veleno serva mai a curare un malato”.

EROFILO E L’IMPORTANZA DELLA SALUTE

Nel 300 AC, Erofilo, da Calcedonia-Bitinia (Oggi Asia Minore o Turchia), fondatore della Scuola Medica di Alessandria, scrive che “Quando manca la salute la saggezza non vale, l’arte non si può esercitare, la forza della mente e dello spirito latita, e la ricchezza non ha alcun valore”.

LA SALUTE SECONDO ORAZIO FLACCO

Ma cos’è poi questa salute, alla quale tutti ambiscono? Ce lo ricorda Orazio Flacco (65 AC – 9 AC).

“Se stai bene di stomaco e di petto, e se non sei tormentato dalla gotta, tutte le ricchezze del Re non potrebbero aggiungere niente alla tua felicità”. Quella di Orazio è una considerazione molto più reale e profonda di quanto non sembri. Se uno digerisce, assimila ed evacua a regola d’arte, può stare tranquillo che gli organi interni non lo tradiscono, il sangue non si addensa, la linfa non si impigrisce, le acque interne non inducono ritenzione idrica, il sistema neurovegetativo non si sballa, il sistema ghiandolare non perde l’accordatura, i muscoli non perdono tono, le guaine di nervine non si smielizzano. In forza di tutte queste circostanze favorevoli, la mente e lo spirito non subiscono la tirannia e le limitazioni che il corpo tende a imporre alla parte impalpabile dell’organismo.

DALL’ESILIAZIONE SANITARIA ALLA MEDICINA OCULATA E DEL BUON SENSO

Erano tempi dove la salute era tenuta sul palmo della mano, non a parole ma coi fatti. Vivere dal 750 AC al 100 AC senza l’ombra di un medico e di una farmacia, significa tante cose. Significa che la gente era padrona e responsabile di se stessa e delle proprie condizioni di salute. Finiti i 600 anni di anti-medicina, seguirono secoli di ammissione-medica per una medicina timida ed oculata.

Servivano bravi medici per curare i nuovi ricchi, i borghesi e i mangioni che non mancavano. Quelli che, attratti dalle arti culinarie e dalle mollezze del dolce far niente, si riempivano ci cibi indiscriminati per poi passare al vomitorium e al gastroenterologo.

ASCLEPIADE ERA UNO SHELTON ANTE-LITTERAM

Il primo medico famoso di Roma post-imperiale è Asclepiade (100 AC). “Come deve essere la medicina per rendersi accettabile? Sicura (e quindi non sperimentale), sollecita (e quindi dietologica ed idroterapica), soave (e quindi non invasiva e non nuocente). Asclepiade, più che medico, è un igienista naturale a tutto campo, uno Shelton dell’antichità.

I PRINCIPI-BASE DI ASCLEPIADE SONO IDENTICI A QUELLI DELLE CLINICHE AMERICANE DEI DOTTORI RALPH CINQUE E FRANK SABATINO

Anticipa infatti tutti i maggiori temi che l’igiene naturale tratta oggigiorno:

1)    Importanza fondamentale di individuare il fattore intossicante (la causa della malattia, nascosta e a monte), e quindi di optare per una non-cura del segnale allarmistico, del sintomo (la conseguenza palpabile e fastidiosa della malattia, evidente e a valle).

2)    Importanza del terreno, cioè del corpo e di come esso viene usato (viene quasi da pensare che Asclepiade sia coinvolto nella diatriba tra Louis Pasteur ed Antoine Béchamp).

3)    Irrilevanza delle tante malattie catalogate e dei diversi sintomi, visto che tutte le patologie arrivano essenzialmente dalla medesima causa tossica (cibi sbagliati e traumi emotivi).

CLAUDIO GALENO MEDICO DI MARCO AURELIO

Dopo Asclepiade si distingue per fama Claudio Galeno (129-201 DC) medico-chirurgo-igienista, sperticato ammiratore di Pitagora. “Il cibo fa l’uomo dissoluto o responsabile, mediocre o illuminato”, è una delle sue affermazioni. Scrive il trattato “Arte Medica”, dove parla di circolazione del sangue e di pompa cardiaca, 1500 anni prima di Gaspare Aselli (1581-1626) e di  William Harvey (1578-1657). Diventa chirurgo in una scuola di gladiatori, dove le ferite erano all’ordine del giorno.

LA BASE FILOSOFICA STOICA ED EPICUREA DI ROMA ANTICA

Facendo un passo indietro, citiamo Zenone di Zìzico (336-264 AC), fondatore ad Atene della Scuola Stoica (da Stoà, portico a colonne del Pecile di Atene, dove Zenone insegnava l’impassibilità, l’imperturbabilità e il dominio di se stessi), ed Epicuro (343-270 AC), che tra i giardini di Atene insegnava l’inesistenza dell’anima e una vita intesa a cercare appagamento concreto e piacere optando per la serenità e stando lontano dalle lotte politiche. Epicureismo e stoicismo sono la base fondamentale per capire e interpretare Roma Antica. Epicureismo e stoicismo rappresentano lo sforzo supremo del Paganesimo verso un ideale di nobiltà e di fermezza morale.

ROMA PAGANA E ROMA NATURALISTICA

Era una Roma insomma pagana-epicurea-stoica-naturalistica, carica di preziose e fresche eredità filosofiche derivate dagli Egizi, da Babilonia, da Sparta e da Atene. Con un Socrate (466-399 AC) che col suo scetticismo e le sue domande-tranello, chiamate maieutiche o levatrici (fuori il bimbo, fuori il segreto), smontava le false religioni e le ipocrite credenze dei suoi tempi. Con un Platone (428-348 AC) che dava le sue brave dritte politiche e terapeutiche, tipo “Non si può curare la testa senza il corpo, né tantomeno il corpo senza l’anima”, oppure “L’anima è un capitale spirituale che passa attraverso una pluralità di corpi, affinandosi, arricchendosi e devolvendo”. Con un Aristotele (348-322 AC) che adottava per sé e per la sua Scuola (inclusiva tra gli allievi del giovane imperatore Alessandro Magno), una dieta vegana di tipo pitagorico.

TITO LUCREZIO E IL CRUDISMO

Tito Lucrezio Caro (99-55 AC), poeta romano epicureo, nel suo “De Rerum Natura”, descrive come il cibo cotto sia stata la causa dell’indebolimento della razza umana e dell’accorciamento della vita, e ricorda come gli atleti greci e gli eserciti spartani si nutrissero esclusivamente di uva secca, di fichi, di nocciole, di lupini, di cicorie, di granturco e di orzo abbrustolito.

LA DIETA DI GIULIO CESARE

I soldati di Giulio Cesare Augusto (100-44 AC), come riferisce lo stesso Imperatore e Condottiero nelle sue “Cronache”, erano pagati con frumento allo stato naturale, con porri, agli, cipolle, cavoli e carote. Durante le marce veloci (itineribus magnis), i legionari usavano masticare i grani crudi del frumento. Sapevano che i cereali al naturale, purché insalivati e masticati per bene, sono carburante ideale per gli sforzi di lunga durata. Mele, susine, melograni, mandorle, carrube, nocciole, fichi e fichi d’India, li trovavano poi lungo qualsiasi percorso, compatibilmente con la stagione.

OVIDIO, POETA E ANIMALISTA A SPADA TRATTA

Ovidio Basone Pùblio (43-18 AC), nel 15° libro del poema Metamorfosi, scrive, parafrasando Pitagora, “Guardatevi o mortali dal contaminare il vostro corpo con cibi nefandi ed abominevoli, intrisi di violenze e patimenti. Come può meritarsi una condanna a morte un essere innocuo e venuto a dare una mano all’uomo e un godimento ai bambini, un essere non dotato di protezioni, di astuzia, di inganni, di secondi fini? Come permettiamo che succeda questo, ad un essere privo di pretese ed esigenze, se non l’attesa di una semplice carezza?” “Lasciate che la mucca dia tutto il latte ai suoi piccoli, e lasciate che il bue tiri l’aratro. Lasciate che possano essi morire di vecchiaia”.

UN MEMORABILE IMPERATORE LATINO

Il motto di Marco Aurelio Antonino (121-180 DC) era “Vivere secondo natura”. Ha lasciato opere scritte come “Le riflessioni” e “Le meditazioni” che vengono tuttora lette e apprezzate nel mondo della filosofia pratica. In coerenza col suo stoicismo, insegna il dominio di se stessi, il disprezzo del dolore e delle avversità. Assistito dal medico personale Claudio Galeno, pratica un’alimentazione di tipo pitagorico e vegano.

DALLA ALIMENTAZIONE VIRTUOSA ALLE ORGE ALIMENTARI

Etruschi, Romani e Sabini fruivano, per buoni principi di salute e per lunga tradizione, di una filosofia alimentare ben bilanciata tra crudo e cotto. Ma coi lauti pranzi e le succulente cene di Petronio, di Lucullo e di Trimalcione, a base di cibo cotto e stracotto, a base di capponi e di trote giganti, a base di lardo e di strutto, arriva la decadenza dell’Impero. Non sarà infatti il piombo nemico ad affondare Roma, ma le diete alto-proteiche, le mollezze borghesi, la disobbedienza agli insegnamenti di Pitagora, i menù devitalizzati di cuochi micidiali ed incompetenti come Romano Apicio.

CONOSCI TE STESSO

Dicevamo dunque di una Roma carica di filosofia applicata al vivere quotidiano. I greci pensavano e i romani la filtravano, la interpretavano e la sperimentavano in concreto. Questa era gente superiore e di altre dimensioni. Gente che entrava in un tempio non leggeva all’ingresso “Bevete Coca-Cola” o “Provi Hatù e non cambi più”, ma solo tre parole fondamentali come “Conosci te stesso”. Non era la Grecia dell’armatore Aristotele Onassis, e ancor meno la Grecia in ginocchio di Papademos, derelitta e fallimentare nelle finanze statali al pari dell’Italia di Monti.

DIOGENE ED ALESSANDRO MAGNO

L’esempio comportamentale proveniva da Diogene di Sinope, 400 AC, dispregiatore di ogni agio e di ogni rispetto borghese. Quello che, di notte, dormiva sotto una botte rovesciata e, di giorno, girava con la lampada accesa alla vana ricerca di un vero uomo. Quello che, al suo potente imperatore vegano Alessandro Magno, venuto a trovarlo per curiosità e venuto a chiedergli “Posso fare qualcosa di utile per te?”, rispose “Sì, imperatore, puoi scostarti perché mi stai impedendo e togliendo la luce del sole”.

UN DOCUMENTO ESPLOSIVO

E la religione? Qui entra in campo di prepotenza un documento eccezionale, esplosivo più del tritolo e dell’atomica. Un documento aramaico del III secolo DC preso dal Vangelo della Medicina Naturale degli Esseni, conservato, preservato, nascosto ed insabbiato negli Archivi Vaticani.

CHI PARLA E’ GESU’, A DIFESA DI MADRE NATURA

“La luce dei vostri occhi e l’udito dei vostri orecchi sono nati dai colori e dai suoni di Madre Natura. Madre Natura che vi avvolge come le onde del mare avvolgono i pesci. Voi siete figli di Madre Natura e siete un tutt’uno con essa. Lei è in voi e voi siete in lei. Da lei voi siete nati e a lei ritornerete di nuovo.

LE LEGGI LE TROVATE NON NEI VANGELI MA INTORNO A VOI E DENTRO DI VOI

“Non cercate le regole nelle vostre cosiddette Sacre Scritture, perché la legge è vita pulsante, mentre le scritture sono morte. La legge la trovate nell’erba, tra gli alberi, nel fiume, tra gli uccelli che volano nel cielo, tra i pesci che nuotano nel mare, ma soprattutto in voi stessi. E’ lì che sta depositata la verità. Ritiratevi, digiunate e riflettete, usando l’angelo dell’aria, del sole, dell’acqua e della terra. Onorate il Padre Creatore e la Madre Terra. Rispettate i loro comandamenti, se ambite a giorni lunghi e sereni”.

VOI NON UCCIDERETE, NE’ INDURRETE ALTRI A FARLO PER VOI

“Voi non ucciderete, né aiuterete o indurrete a uccidere, perché la vita è data a tutti da Dio e, ciò che Dio ha dato, l’uomo non può togliere. Chi uccide, uccide se stesso. Ogni goccia di sangue sarà goccia di veleno. Ogni respiro sarà fetore. Ogni cellula sarà putredine. Le ossa saranno gesso. Gli occhi saranno scaglie e gli orecchi saranno cera. La morte di ciascun animale diverrà la sua morte.

Io vi chiederò conto di ogni singola creatura uccisa”.

DUE COMANDAMENTI FONDAMENTALI

“Vi ho dato ogni erba che reca seme e ogni albero che reca frutto. Questo sarà il vostro nutrimento.

Amate il Signore Dio con tutto il vostro cuore, le vostre forze e la vostra anima. Questo è il primo di tutti i comandamenti. Il secondo è simile al primo. Ama il prossimo tuo come te stesso. Non c’è bisogno di altri comandamenti. Non uccidete né uomini, né il prossimo né il simile, e state attenti a quello che portate alla bocca. Il cibo vivo saprà vivificarvi, ma quello morto vi ucciderà”.

I PAPI DI ROMA

Nessuna meraviglia che i Papi di Roma abbiano tenuto sotto chiave questi scritti. Nessuna meraviglia che abbiano benedetto da sempre con l’acqua santa tutti i macelli grandi e piccoli, ed anche le stragi di Natale e Pasqua. Nessuna meraviglia che abbiano cercato furiosamente, in ogni biblioteca, le opere di Pitagora per farne tanti roghi. Nessuna meraviglia che abbiano trucidato gente vegana come Frate Girolamo Savonarola (1452-1498) e l’eroico filosofo spiritualista Giordano Bruno (1548-1600).

LEONARDO, ROUSSEAU, VOLTAIRE

Dopo questa panoramica sul passato classico, rinnovato poi dal Cinquecento di Leonardo (1452-1519) e di Paracelso (1493-1541) e dal Settecento di Jean-Jacques Rousseau (1712-1778) e dello stratosferico Francois-Marie Arouet de Voltaire (1694-1778), torniamo ai giorni nostri e parliamo di scienza trasparente e positiva, riagganciandoci al tema conduttore della salute e del cibo per la vita.

IL CONTRIBUTO DELLA SCIENZA IGIENISTICA AMERICANA

Ci aiutano in questo duecento anni di scienza igienistica ritrovata e riscoperta, per strano paradosso, più in America che da noi, grazie a centinaia di grandi pensatori e medici come Isaac Jennings (1788-1874), Sylvester Graham (1794-1851), Russell Thacker Trall (1812-1877), John Tilden (1851-1940) ed Herbert Shelton (1895-1985).

L’EUROPA NON E’ RIMASTA FERMA A GUARDARE

Ma anche duecento anni di medicina naturale europea, con la Florence Nightingale (1823-1910), Antoine Béchamp (1816-1908), Max Pettenkofer (1818-1901), Louis Kuhne (1844-1901), Arnold Ehret (1866-1922), Elie Metchnikoff (1845-1916), Paul Kouchakoff, Max Bircher-Benner (1867-1939), Albert Schweitzer (1878-1965), Padre Taddeo di Wiesent (1858-1926) e il suo beneficiato cileno Manuel Lezaeta Acharan (1881-1959), nonché Luigi Costacurta (1921-1991) ci permettono di completare un mosaico sempre più completo e convincente.

I MAXI-ESPERIMENTI DI COLIN CAMPBELL

Oggi, mentre scriviamo queste note, si parla diffusamente del “The China Study”, formidabile ricerca a livello mondiale del medico e ricercatore nutrizionista Colin Campbell, adottato persino da Bill Clinton. Grazie a queste ulteriori iniezioni di dati, abbiamo la conferma scientifica, statistica e strumentale, che la carne e tutte le proteine animali, sono quanto di più sballante, contaminante ed ammalante possiamo portare alla nostra bocca.

IL TETTO MASSIMO PROTEICO

Tetto massimo significa limite estremo oltre il quale si sfora, si va in zona pericolo e in zona danneggiamento grave. Si parla di tetto massimo proteico non superiore a 20, 24 o massimo 30 grammi di proteine al giorno, per cui ogni grammo in più diventa acidificazione e attentato al nostro pH alcalino ((7.30-7.50), decalcificazione organica (prelievo osseina, osteoporosi e carie) e calcificazione disorganica (calcare, calcoli, colesterolo LDL, cristalli di urato, depositi minerali vari nel corpo).

LE SPONDE ALLE RICERCHE DI CAMPBELL

A Campbell fa da sponda il dr Spock, per decenni autorevole consulente televisivo pro-latte della zona Indiana-Birmana-Pakistana, e ora arringatore pentito che sta lanciando messaggi stile “Tenete i bambini lontani dal latte”, e la Maneka Gandhi, da sempre nemica dei latticini e dello sfruttamento animale. A Campbell fa da sponda la prof Marion Nestlé, preside della Facoltà di Scienze Nutrizionali Alberghiere alla New York University, dove prendono spunto le maggiori catene alberghiere (Hilton, Intercontinental, Marriott, Holiday Inn, Shangri-la e Mandarin). “Se si parla oggi di proteine, lo si fa solo per sottolinearne la pericolosità. Non esistono carenze proteiche al mondo, ma solo carenze caloriche, carenze vitaminiche, minerali ed ormonali”, ha dichiarato nei giorni scorsi a un intervistatore del New York Times (Vedi anche mia conferenza di Asti “No alla proteina”, del 10/12/11).

I COMMENTI DELLA FAO

Su queste cose, nota bene, sono ormai d’accordo la FAO e la stessa OMS, in palese contraddizione con la FDA, l’Ente pubblico più diseducante e più in malafede della storia umana, rimasto per ora ai suoi 75 grammi/giorno, dopo le allucinanti piramidi alimentari del passato, con quote proteiche superiori ai 250 grammi/giorno. La FAO ha calcolato che 2000 anni fa, e fino al Seicento, il cibo vegetale a disposizione non toccava le 160 mila varietà ipotizzate dai ricercatori, ma consisteva sicuramente di alcune migliaia di specie botaniche. Oggi invece, coi fast-food, con le carni che impantanano di sangue e di miasmi putrefattivi la saliva, il bolo e le feci, la nostra gamma vegetale si è ridotta incredibilmente a poche decine di piante, di cui Monsanto e Bayer cercano peraltro di impadronirsi. La carne non corrompe soltanto gli intestini e tutto il resto, ma ruba anche spazio alla frutta e alle verdure.

L’ACCUMULO TOSSICO E LE INSUFFICIENZE

L’accumulo delle sostanze tossiche avviene nelle nostre maggiori centrali depurative che sono il fegato e i reni, causando sovraffaticamenti ed insufficienze epatico-renali. Il tessuto connettivo, che ha funzioni di sostegno e di nutrizione al pari di una dispensa interna, includente sangue, linfa e sostanze intercellulari on cui si trovano immerse le cellule, si trasforma in una discarica e in una cloaca.

DIMINUZIONE DELLE DIFESE IMMUNITARIE E DEI MARGINI DI TOLLERANZA

Le sostanze tossiche non espulse e non neutralizzate gravano in particolare sul sistema linfatico e sul sistema immunitario. Stiamo assistendo nel mondo a una allarmante diminuzione delle difese immunitarie e a una rapida crescita della reattività alterata, ovvero delle allergie e delle cosiddette malattie auto-immuni. I margini di tolleranza ai veleni si riducono a zero, per cui ogni nuovo veleno diventa goccia che fa traboccare un vaso già pieno, già totalmente impregnato.

MALATTIE DEFINITE IMPROPRIAMENTE AUTO-IMMUNI

Il maggiore capitale interno, che è il sistema immunitario, viene accusato di diventare il nostro tallone di Achille, e di trasformarsi in nemico di se stesso, attaccando le articolazioni per provocare artrite reumatoide, attaccando gli intestini per provocare celiachia, rettocoliti e malattie di Crohn, attaccando la guaina mielinica per provocare la sclerosi multipla, attaccando il sistema connettivo per provocare il lupus. Ma queste sono le solite pensate della medicina, che continua a confondere conseguenze con cause, sintomi con fattori causanti, sempre in forza di anticorpi e di cellule-T che segnano la presenza di una patologia ma non necessariamente e non certamente la responsabilità immunitaria, visto che le leggi naturali non debordano mai dal loro percorso logico.

LA NECESSITA’ DI RINNOVARE IL NOSTRO TOTAL BODY WATER

Un continuo rinnovamento acqueo e un rinnovamento degli umori sono essenziali per la salute. Nessun organo del corpo umano è più ignorato, bistrattato e trascurato del nostro sistema renale, che filtra 300 volte al giorno il nostro sangue (1500-1800 litri nelle 24 ore). L’azione depurativa dei reni viene impedita, gravata ed ostacolata soprattutto dalle carni bianche, rosse o ittiche.

TENERE SOTTO OSSERVAZIONE EQUILIBRIO IDRO-SALINO ED EQUILIBRIO DIURETICO

L’escrezione di prodotti azotati, di ammoniaca, di creatinina, di urea, di acido urico, avviene solo per via renale e cutanea. Lo sanno troppo bene i nefrologi. Lo confermano troppo bene i test sulla funzionalità renale (creatinina sierica e urea-sierica), sull’equilibrio idro-salino (pompa sodio-potassio) e sull’equilibrio ormonale (aldosterone, ormone diuresi, e vasopressina, ormone anti-diuresi).

L’INSIDIA DEL BLOCCO RENALE E DELLA DIALISI

Tutti i farmaci hanno effetti tossici sui reni. Nessuna meraviglia che 1 persona su 10 abbia una cronica insufficienza renale, e che 3 persone su 4 non sappiano nemmeno di avere i reni in disordine, per cui la patologia si aggrava in modo silente e li porta irrimediabilmente verso la dialisi.

TENERE D’OCCHIO L’ACIDO URICO

Pure l’acido urico ha un suo tetto massimo equivalente a 300 mg/giorno. Ma 100 grammi di manzo ne hanno già 1100 mg! Le purine derivano dai nucleoproteidi e stanno nella carne, nel pesce, nelle proteine animali (uova e formaggi), nonché nei legumi vecchi, e sono la adenina, la ipoxantina, la guanina e la xantina ( da cui derivano caffeina, teobromina e teofillina).

RENI, FEGATO, PANCREAS E INTESTINO, BENEFICIATI DAL VEGANCRUDISMO

Frutta e verdure crude fanno miracoli e portano a delle vere resurrezioni in campo renale. Anche con la cirrosi epatica (degenerazione fibrosa del fegato che causa 25000 morti/anno in Italia), si ottengono  importanti risultati. Per non dire del diabete (26 milioni di diabetici in USA, con 71000 morti/anno nel 2007), dove il crudismo verduriano e persino la frutta, reinserita in progressione partendo dalla meno dolce, portano a risultati eccezionali. Idem nelle avitaminosi-D, dove cavolo e germe di grano la fanno da dominatori. Idem nelle alitosi (alito fetido per putrefazioni gastro-intestinali).

IL CLAMOROSO CROLLO DELLA PAULA DEEN, PALADINA TELEVISIVA DEL COTTO E MANGIATO AMERICANO

Da segnalare in questi giorni la bufera in corso nelle maggiori reti televisive americane, per il caso Paula Deen, paladina televisiva delle rubriche culinarie tipo Cotto e Mangiato. La Deen ha continuato negli ultimi 3 anni a raccomandare e propagare ricette alto-proteiche a base di carni, grassi, uova, dolci, condendo i suoi discorsi di esperienza, di gusto, di salute, proponendosi come esempio ed immagine di forma fisica, mentre si è scoperto che è in cura antidiabetica da ben 3 anni con il Victoza, noto farmaco anti-glicemico. Il suo viene giudicato in USA, Messico e Canada come un intollerabile caso di imbroglio e di malafede, con grave danno alla popolazione nordamericana.

PIU’BOMBA TOSSICA IMPLODENTE CHE ALIMENTO UMANO

La carne non è alimento ma bomba tossica che esplode, o meglio implode, a scoppio ritardato, silenzioso e ritardato nel corpo, portando ogni sorta di nodi al pettine e di malattie, e affrettando l’invecchiamento dell’organismo.

CIBO VEGANCRUDISTA PANACEA DEL CORPO E DELLO SPIRITO

Una alimentazione vegano-crudista al contrario aumenta la vitalità di ghiandole, organi e muscoli, migliora l’equilibrio del sistema neuro-vegetativo, raddoppia l’efficacia della pompa cardiaca e del suo fitto reticolo di arterie, vene e capillari, scrolla e dinamizza il sistema linfatico, ottimizza e registra l’equilibrio endocrino. I malati di stomaco, colon, fegato e reni trovano immenso giovamento negli alimenti crudi della natura. Tutta la macchina umana viene potenziata, lubrificata e tonificata. La vitalità dei cibi crudi vegani è misurabile oggi con strumenti di laboratorio capaci di captarne onde vibrazionali e colori, ma anche con semplici mezzi quali il pendolino del radioestesista.

DETOSSIFICAZIONE DA RADICALI LIBERI E DA ACCUMULI MINERALI

L’abbondanza di vitamina-C naturale e antiossidante (nella frutta e nelle verdure crude in genere), di vitamina-E (nel germe di grano, nei cereali, nei lupini, nelle foglie verde scure, e nel durian per chi sta in Sud-Est Asiatico), di vitamina-A (carote, tarassaco e mirtilli), impedisce la fissazione dei radicali liberi prodotti dalla troppe sostanze radioattive oggi in circolazione. La presenza inoltre di sostanze chelanti nei cibi vegani vivi (acido fitico dei cereali integrali, ditioltoni dei cavoli e delle crucifere, di acido alginico in alcune alghe) fa sì’ che esse si leghino ai metalli pesanti mai assimilati ed accumulati in varie parti del corpo, formando composti meno tossici e quindi filtrabili ed eliminabili dagli organi emuntori-escretori, senza ricorrere a pericolosi ultrasuoni, a pericolose chelazioni chimiche, a problematici lavaggi del fegato o del colon.

DEFICIENZA, SADOMASOCHISMO O COLPEVOLE DISINFORMAZIONE

A questo punto ci viene da chiedersi se il pianeta Terra sia abitato da dei deficienti, oppure se la gente si diverta a farsi male e ad autodistruggersi, ad andare insomma a cercarsele, ad inebriarsi in una sbornia di sadismo verso gli animali,  fatta di disprezzo verso la Creazione e verso Madre Natura, oltre che di masochismo verso se medesima. La terza ipotesi è La non scusabile ignoranza, la diseducazione e la disinformazione sistematica.

LA VERA MALATTIA DELL’UMANITA’ E’ UNA SOLA E SI CHIAMA IMBROGLIO

L’aumento nel consumo di carne è stato del 500% dal 1951 al 1981. Trent’anni micidiali che hanno sovvertito la salute, trasformando l’Italia in popolo di gioventù obesa, quasi al pari degli Stati Uniti. Non ho dati sul trentennio successivo 1981-2011, ma di sicuro non siamo lontani da un ulteriore 1000%, sotto la spinta dei macellai americani, della FDA, delle malandrine diete low-carb (a bassi carboidrati ed alte proteine), e sotto la colpevole inerzia dei vegetariani intontiti e poco battaglieri, e dei falsi vegani intimoriti ed imbottiti di B12. E con le carni sono aumentati i consumi di zuccheri, di aspartame, di sali e di integratori. Tutto fuorché cibo vitale e naturale. Questa è la malattia mondiale, non i virus, non le allergie, non le autoimmuni, ma un gigantesco cancro di tipo speculativo, iatrogeno e nutrizionale.

L’AZIONE MARTELLANTE DELLA LOBBY DEL GRASSO

La lobby del grasso animale non va in vacanza, ma è semmai iperattiva. Il National Dairy Council (NDC) è una delle maggiori fonti di spot e di soldi in contanti per i canali televisivi americani, con slogan tipo “A tutti i corpi serve latte, il cibo più perfetto della natura”. Spende in pubblicità il doppio della Coca-Cola, tanto per capirci. La stessa cosa succede in Italia, col grana, lo yogurt e la mozzarella. Il NDC ha stabilito come livello minimo 1400 mg di calcio al giorno, quando le tribù africane (esempio i Bantù) ne assumono 350 mg/giorno nella loro dieta tendenziale vegana, dimostrando ossa durissime e zero osteoporosi.

SENZA FOSFORO ORGANICO NON SI ASSIMILA IL CALCIO

Il NDC non dice che per l’assimilazione del calcio serve fosforo organico, e che i cibi più carenti di fosforo sono, oltre al latte, il fegato, il pollo, la bistecca, il salumi e il pesce, mentre frutta e verdure crude abbondano di tale minerale, con la lattuga che ha 73 volte più fosforo del fegato e 23 più della bistecca. Chiaro poi che cole e bevande ad alto contenuto di acido fosforico fanno aumentare ulteriormente la perdita di osseina.

LE ARRINGHE DEL PROFESSOR CANNELLA

“Mangiate carne! Consumate proteine animali!”, arringava il professor Carlo Cannella, dalla sua influente tribuna romana della Sapienza. Non lo fa più. E non ha avuto nemmeno il tempo di ricredersi o di pentirsi. Sinceramente ce ne dispiace. Non ci serve ricorrere a banale sciacallaggio. Gli avversari li preferiamo vivi, per contestarli meglio.

I GRANDI CAPOLAVORI MACELLARI DEL BEL PAESE

“L’Italia è un paese capace di esprimere solo grandi capolavori artistici”, diceva uno spot internazionale dell’Agroalimentare Italiano, con tanto di bandiera tricolore. E non si riferiva ai versi di Petrarca e di Dante, ai Fioretti di San Francesco, alla Gioconda di Leonardo, ai dipinti di Giotto e Raffaello, o alle statue di Antonio Canova, ma ad una capiente cornucopia colma di gambe porcine chiamate prosciutti, di mortadelle d’asino, di zamponi, di grana, di brandy, di grappa e di caffè.

LE VITAMINE E LA VITALITA’, ILLUSTRI ASSENTI IN OGNI PEZZO DI CADAVERE

La carne bovina, per il ferro che contiene, è basilare per la prima infanzia”, (basilare per rovinare l’infanzia si intende). “La carne ha un valore biologico in aminoacidi e vitamine che la rendono indispensabile”, blatera il convegno di Roma della Assocarni e della Eurocarni, ignorando che nulla di morto può essere biologico e nulla di cadaverico può essere vitaminico.

L’IRRESPONSABILE DISEDUCAZIONE DELLE RUBRICHE CULINARIE

Le televisioni, con rubriche tipo Gusto e Cotto e Mangiato, danno quotidianamente un irresponsabile contributo alla diseducazione culinaria ed alimentare, insegnando agli italiani, grandi e piccoli, che in ogni pasto è obbligatoria e basilare la presenza della proteina animale, mentre frutta e verdura possono al massimo essere impiegate come addobbo e come contorno floreale.

POLITICA, MACELLO E CHIESA

Uno sgorbio continuato, una congiura, un accerchiamento, un complotto turpe, osceno ed inestricabile a favore dei macelli, fino alla scorsa settimana dove, tanto per cambiare, il politico doc Carlo Giovanardi, ha sanzionato, in un suo congresso nutrizionale, che mangiare carne italiana fa bene non solo a una corretta alimentazione, ma anche al paese, e che c’è una tipologia di animalisti idioti (l’idioti non lo ha pronunciato per pura diplomazia) che vuole far saltare un perno importantissimo del made in Italy, con battaglie di cattiva informazione. A suo fianco aveva l’onnipresente icona dell’Agroalimentare Giorgio Calabrese e l’immancabile benedizione del Vaticano, nella persona di Monsignor Mauro Cozzoli, oltre che il presidente della Federalimentare Luigi Scordamaglia.

MILLE MOTIVI PER ESSERE VEGAN-CRUDISTI TENDENZIALI E NENMMENO UNO PER NON ESSERLO

Sta a vedere che Pitagora e Gesù avevano entrambi ragione, al punto che l’Inquisizione ha bruciato Pitagora e messo sottochiave il Gesù più autentico negli Archivi Vaticani. Sta a vedere che, se questo paese chiamato Italia ha ancora un’anima, essa è l’anima di Pitagora, di Marco Aurelio, di San Francesco, di Leonardo, di Galileo, di Savonarola, di Giordano Bruno, e non l’anima degli sgozzatori di bovini, suini e polli, e non l’anima degli impallina tori di creature disperate, disorientate, affamate, tremanti e infreddolite. Sta a vedere che l’Italia non è un paese da consegnare alla Cremonini e ai suoi Chef Service bar in ogni treno e in ogni stazione ferroviaria. Sta a vedere che ci sono 1000 buoni motivi per essere vegan crudisti e nemmeno uno per non esserlo.

Valdo Vaccaro

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Mentre si chiedono forti sacrifici agli italiani con nuove tasse e tagli agli enti locali, alla sanità, alle pensioni, all’istruzione, il Governo mantiene l’intenzione di procedere all’acquisto di 131 cacciabombardieri F 35 “Joint Strike Fighter” al costo di circa 20 miliardi di euro (15 miliardi per il solo acquisto e altri 5 miliardi in parte già spesi per prototipi e le strutture di assemblaggio).

Oltre al tavolo “raccolta firme“ saremo allietati dalla ASSOCIAZIONE PEQUENAS HUELLAS (orchestra internazionale per la pace), dalle amiche del gruppo delle INCURSIONI SAPORITE, e da altre associazioni che vorranno unirsi per questa giornata contro le spese militari.

INVITIAMO TUTTI A PARTECIPARE!

A cura di MOVIMENTO INTERNAZIONALE DELLA RICONCILIAZIONE, MOVIMENTO NONVIOLENTO, PAX CHRISTI – TORINO
Via Garibaldi13– 10122 Torino – Tel 011 532824 mir-mn@serenoregis.org

Roma – mercoledì, 25 gennaio 2012

Il progetto parte nel 2007. A firmare l’accordo per la partecipazione alla seconda fase del programma dei Joint Strike Fighter F-35, l’allora sottosegretario Forcieri.

Come recentemente è stato dimostrato, nessuna penale da pagare prima della firma di un nuovo contratto: qualcosa che non è mai avvenuto e che ci permetterebbe ancora un dietro-front.

In un momento di grave crisi per tutto il Paese troviamo fuori luogo che il Ministro-Ammiraglio Di Paola nei suoi monologhi televisivi continui imperterrito a difendere l’F-35, promettendo al massimo qualche sforbiciata.

Nel frattempo taglia 3.000 posti di lavoro di personale civile nel suo dicastero.

Parlare di un programma di elevato valore operativo, tecnologico e industriale vuol dire non tenere in considerazione i rilievi negativi dello stesso Pentagono ed i ripensamenti di molti paesi partner nel progetto.

Sono diverse le denunce per il continuo lievitare dei costi a causa dei tempi di sviluppo e produzione che si allungano per mettere mano ai forti deficit qualitativi dell’aereo.

Chi oggi dovesse firmare il contratto per l’acquisto dell’F-35 si assume la responsabilità di gettare al vento ingenti somme di denaro pubblico.

Sono previste giornate mobilitazione a sostegno della campagna che culmineranno il 25 febbraio, scelta come giornata delle “100 piazze d’Italia contro i caccia F-35”.

Il primo obiettivo di questa nuova mobilitazione è spingere il Parlamento e ogni singolo parlamentare a discutere in modo aperto e trasparente sugli F-35.

Il Parlamento deve impedire innanzitutto che si crei il fatto compiuto.

L’Italia non può permettersi oggi di impegnare ulteriori 15 miliardi di euro, oltre ai quasi 3 già spesi, per l’acquisto e il mantenimento di questi bombardieri, senza che ci sia un chiaro e onesto dibattito pubblico sulle esigenze e le priorità a cui dobbiamo rispondere.

USB lancia la campagna di adesione con momenti di informazione e raccolta firme, cercando anche di coinvolgere gli Enti Locali in una mozione di sostegno alla mobilitazione.

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Forse stanno esagerando che le tasse……se avete una tv per vedere i Dvd,Blurey,foto oppure dei video ebbene ora dovete pagare la RAI…. Roba da non credere, anche sui cellulari insomma stanno arrivando tanti soldi alla RAI, ma poi per cosa…..per la televisione che ci propongono, fatta di cucine e veline,con quei solidi posso dare speranza a tre bambini africani….

Io mi rifiuto di pagare un canone per questa schifezza di televisione. Ecco come me fare:

– Prendere il libretto senza strapparlo in mille pezzi
– Copiare il numero di ruolo dal libretto di abbonamento alla televisione. In assenza chiedere un duplicato con raccomandata A.R. all’indirizzo abbonamenti TV (1° ufficio entrate Torino – S.A.T. Sportello Abbonamenti Tv – Casella Postale 22 – 10121 Torino)
– Non avere pendenze come arretrati o multe
– Versare 5,16 euro con vaglia postale, specificando nella causale del versamento “per disdetta canone numero di ruolo” (scrivere il proprio numero di ruolo)”. Beneficiario del versamento: S.A.T. casella postale 22, 10121 TORINO; l’agenzia di pagamento: TORINO VAGLIA E RISPARMI – Staccare dal libretto la cartolina “d”, (la “b” se il libretto è recente) intitolata “denuncia di cessazione dell’abbonamento tv”. Barrare la casella 2 che ha la richiesta di suggellamento e compilare gli spazi segnati riportando numero del vaglia e data del versamento
– Nello spazio sottostante vi è lo spazio per per la data di spedizione della cartolina: va riportata e apposta la propria firma. Sul retro della cartolina riportare nome, cognome e indirizzo del titolare che intende disdire. Correggere eventualmente il vecchio indirizzo URAR TV in S.A.T.
– In mancanza della cartolina per la denuncia di cessazione dell’abbonamento o del libretto, usare la cartolina per le comunicazioni generiche o inviare una semplice raccomandata scrivendo:
“Il sottoscritto (nome, cognome, indirizzo) chiede la cessazione del Canone TV e chiede di far suggellare il televisore (numero di ruolo:…) a colori detenuto presso la propria abitazione. A tale scopo ha corrisposto l’importo di 5,16 euro a mezzo vaglia postale n…. del…/…/… sul quale ha indicato il numero di ruolo dell’abbonamento”
Fare una fotocopia della cartolina (davanti e dietro). L’originale della cartolina va spedito con raccomandata ricevuta ritorno all’indirizzo “Spett. S.A.T., Casella Postale 22, 10121 Torino, Ufficio Abbonamenti”
– Attendere il ritorno della ricevuta di ritorno
– Spedire con raccomandata A.R. all’indirizzo del S.A.T. il libretto di abbonamento originale completo con tutto quanto contenuto, tenendo a casa le ricevute dei pagamenti degli ultimi 10 anni (o da quando si è abbonati).
La disdetta va completata entro il 30 novembre 2009. A fronte di quanto sopra, la RAI potrà rispondere richiedendo i vostri dati anagrafici (ancora?), la marca dell’apparecchio da suggellare e dove si trova.

Il c.d. “Canone RAI” non esiste, è così da alcuni impropriamente appellato il tributo che è dovuto allo Stato per la proprietà dell’apparecchio radio e/o televisivo.

Gli utenti sbagliano quando, pur non usandolo, detengono un televisore non funzionante e non ne pagano il tributo relativo ritenendo che così sia lecito.

Vogliamo sgombrare il campo da questo ricorrente equivoco, questo vi può causare la notifica di una cartella esattoriale da parte dell’Agenzia delle Entrate per omesso pagamento di tributi.

Il c.d “Canone RAI” ovvero il tributo che è dovuto allo Stato per la proprietà dell’apparecchio televisivo è dovuto anche se siete proprietari di un televisore non funzionante, che magari avete anche messo in cantina, ma non avete scritto all’Agenzia delle Entrate di farlo suggellare.

Coloro che vogliono sanare al riguardo la loro posizione futura con l’Agenzia delle Entrate possono usare le seguenti istruzioni.

 

Lettera da inviare raccomandata A/R quando si intende far suggellare il televisore.

La cessazione può essere effettuata in qualsiasi periodo dell’anno, se fatta entro e non oltre il mese di novembre vale dal gennaio dell’anno successivo. Il pagamento d’euro 5,16 è unico, spetterà alla Agenzie delle entrate Ufficio Torino 1 – SAT Sportello abbonamenti TV – mandare i propri incaricati ad insaccare e sigillare il televisore che l’utente dovra’ mettere a loro disposizione.

A – SE SI POSSIEDE IL LIBRETTO DI ABBONAMENTO ALLA RAI:

1) Effettuare il pagamento di euro 5,16 mediante vaglia postale intestato a

“Agenzie delle entrate Ufficio Torino 1 – SAT Sportello abbonamenti TV – Cas. Post. 22 – 10121 Torino”

indicando sulla causale di versamento:

“Intendo far suggellare il mio televisore ed indico il numero del mio abbonamento n……………………”.

2) Cartolina contrassegnata con la lettera D (“D” = DENUNCIA DI CESSAZIONE DELL’ ABBONAMENTO), compilarla in ogni sua parte, e barrare la casella “Intende far suggellare il Televisore a Colori”.

Spedire la cartolina “D” assieme alla copia della ricevuta del vaglia postale per mezzo di lettera Raccomandata A.R..

Conservate con cura il vecchio libretto e tutti i documenti relativi alla pratica.

B – SE NON SI POSSIEDE PIU’ IL LIBRETTO DI ABBONAMENTO ALLA RAI:

1) Effettuare il pagamento di euro 5,16 mediante vaglia postale intestato a

“Agenzie delle entrate Ufficio Torino 1 – SAT Sportello abbonamenti TV – Cas. Post. 22 – 10121 Torino”

indicando sulla causale di versamento: “Intendo far suggellare il mio televisore ed indico il numero del mio abbonamento n……………………”,

2) Raccomandata con ricevuta di ritorno a:

Spett. “Agenzie delle entrate Ufficio Torino 1 – SAT Sportello abbonamenti TV – Cas. Post. 22 – 10121 Torino”

Il sottoscritto chiede la cessazione del Canone TV e, pertanto, concede autorizzazione – a voi o alla Guardia di Finanza in vostra vece – ad accedere alla propria residenza per far suggellare il televisore tipo…………………………………………………….(N° di Ruolo …………………….. ……………………) detenuto presso la propria residenza ed unica dimora. A tale scopo ha corrisposto l’importo di euro 5,16 a mezzo vaglia postale n° ………………….. del ……/……./…… (allega in copia la ricevuta del versamento) sul quale ha indicato il numero di ruolo dell’abbonamento. Dichiara altresì di non essere più in possesso del libretto di abbonamento e di non possedere altri televisori. Dichiara altresì – a quanto gli è dato sapere – che gli appartenenti al suo nucleo familiare hanno unica dimora presso la sua residenza e che non posseggono altri televisori. Allega fotocopia proprio documento identità. E’ edotto delle sanzioni penali previste dall’articolo 76 del TU sulla documentazione amministrativa (DPR 28/12/2000 n.445) nel caso di mendaci dichiarazion, falsita’ negli atti, uso e esibizione di atti falsi o contenenti dati non piu’ rispondenti a verita’, sotto la sua personale responsabilita’

Cognome ………………………………………………….. Nome…………………………………………………..

Via …………………………………………….. Città …………………………………………….. CAP ………….

Telefono……………………………………..

Data ……………………………….

Firma …………………………………..

Spedire la raccomandata assieme alla copia della ricevuta del vaglia postale.

Conservate con cura tutti i documenti.

Aspettate che il funzionario SAT, o la Guardia di Finanza su incarico della SAT, venga a suonare il campanello di casa vostra per chiedervi il televisore da infilare nel sacco di iuta.

Il funzionario SAT, o la Guardia di Finanza, dovranno venire su appuntamento concordato poichè stanno espletando un servizio che voi avete richiesto, non hanno il mandato del Magistrato per entrare coattivamente a casa vostra e fare perquisizioni.

Dovrete essere quindi collaborativi, farvi trovare in casa, indicare il televisore da suggellare e mostrare al funzionario SAT o alla Guardia di Finanza, che nelle altre stanze della vostra abitazione non ci sono altri televisori.

Abbiamo ricevuto lamentele da utenti poichè, pur essendo passati anni di tempo dalla richiesta, nessuno è venuto a suggellare il televisore.

Se il funzionario SAT, o la Guardia di Finanza, non viene comunque voi siete a posto, avendo ottemperato a tutto quanto previsto dalla normativa vigente, e non siete tenuti a pagare il c.d. canone.

COMUNICAZIONE DEL GARANTE DELLA PRIVACY

Canone Rai: correttezza nei solleciti agli utenti
Niente pressioni sugli utenti e informazioni più corrette da parte dei cosiddetti “ispettori Rai” incaricati di contattare le  persone che non risultano abbonate per sollecitare la sottoscrizione del canone televisivo. Gli incaricati Rai che svolgono questo servizio per conto della Agenzia delle entrate devono tenere un comportamento trasparente e fornire agli utenti informazioni chiare sulla propria attività in modo da non ingenerare errori o equivoci sul loro effettivo ruolo. Al termine di un’istruttoria avviata nei mesi scorsi il  Garante privacy  (con un provvedimento di cui è stato relatore Giuseppe Chiaravalloti)  ha prescritto all’Agenzia delle entrate – Sportello abbonamenti tv alcune misure per conformare alla normativa i trattamenti di dati effettuati dagli agenti incaricati sulla base della convenzione tra l’Agenzia e la Rai del 2001. Sono ancora numerose le segnalazioni che giungono all’Autorità in cui si lamentano comportamenti ritenuti irrituali di agenti Rai che, qualificandosi come “ispettori”, si presenterebbero presso le abitazioni e con toni minacciosi e con modalità considerate “inquisitorie” o “intimidatorie” procederebbero alla  ricerca degli evasori del canone televisivo e a sollecitare gli abbonamenti. Segnalati anche casi in cui, di fronte alla titubanza dei cittadini nel fornire determinate informazioni, sono stati minacciati accertamenti nelle abitazioni. Entro il 30 aprile l’Agenzia delle entrate dovrà comunicare al Garante le misure necessarie impartite ai suoi agenti affinché i trattamenti dei dati siano conformi al Codice privacy. L’Agenzia dovrà innanzitutto garantire che gli agenti Rai spieghino chiaramente agli utenti, senza artifici e senza indurli in errore, la loro esclusiva attività di promozione dell’abbonamento televisivo. L’Agenzia dovrà garantire, inoltre, che l’informativa sul trattamento dei dati indichi con precisione quali informazioni sia obbligatorio fornire e quali no. Da evitare, infine, pressioni indebite sugli utenti “minacciando” controlli intrusivi nelle abitazioni.

Con un autonomo procedimento l’Autorità ha aperto un’istruttoria per verificare la corretta applicazione delle misure di sicurezza a protezione dei dati personali usati per il recupero dell’evasione del canone televisivo

Quasi cinque milioni di imprese hanno ricevuto in questi giorni dalla Rai un’ingiunzione di pagamento per il «canone speciale», ovvero quello riservato a un uso della televisione “non familiare”. Ma hanno ricevuto la lettera anche quelle aziende che non risultano avere in ufficio una televisione, ma possiedono un semplice apparecchio in grado di ricevere il segnale radiotelevisivo: un computer, un monitor, un telefono cellulare, un iPad o una telecamera per la videosorveglianza o un video citofono particolarmente avanzato (che permette una connessione audio-video integrale e permette di vedere sul monitor chi suona alla porta, ma anche la Tv).

Poiché il canone Rai non è una tassa sul servizio (non ha a che fare con la ricezione o visione dei programmi Rai) ma sul possesso dell’apparecchio, significa che chi dispone di uno di questi dispositivi «adattabili» alla ricezione del segnale è obbligato a pagare il canone, anche se questi apparecchi non sono utilizzati per guardare la Tv. Per spiegare la sua richiesta, la Rai ha trasmesso anche uno spot televisivo: nelle ultime ore la notizia ha generato molte proteste soprattutto su internet (su Twitter è stato creato uno hashtag #raimerda che, nel giro di poche ore, è arrivato subito in testa nella classifica dei trending topic italiani).Per la sua richiesta la Rai si è basata su una norma contenuta nella “manovra salva Italia” varata con il Decreto Legge numero 201 il 6 dicembre 2011 secondo la quale le aziende devono inserire le indicazioni del canone speciale nel modello Unico della dichiarazione dei redditi.

NAPOLI – Nel mirino ci sono tutti, dal casaro all’autotrasportatore. Stanno fioccando su milioni di imprenditori e lavoratori autonomi – segnala Rete Imprese Italia – le richieste della Rai che esigono il pagamento del canone per il possesso di apparecchi come pc e simili, persino smartphone, normalmente non finalizzati alla ricezione di programmi tv. Si tratta di un canone speciale dovuto in virtù di un Regio Decreto del 1938. «Un balzello assurdo – dice Rete Imprese – le aziende che dovranno sborsare 980 milioni».

«È l’ennesima vergogna, l’ennesimo tentativo di scippo con destrezza che deve essere respinto al mittente, da parte del ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera per evitare l’ennesimo salasso». Ad affermarlo in una nota sono Adusbef e Federconsumatori in merito alle richieste di pagamento del canone Rai su strumenti di lavoro come computer o cellulari.

«La Rai, un’azienda lottizzata che sempre di più sforna cattiva informazione e servizi spesso taroccati e strappalacrime per inseguire il feticcio dell’audience -sottolineano le due associazioni dei consumatori-, ha sfornato l’ennesimo balzello, a carico di imprese, studi professionali ed uffici, per imporre un pesante tributo sul possesso non solo degli apparecchi Tv, ma anche di qualsiasi dispositivo atto o adattabile a ricevere il segnale tv, inclusi monitor per il Pc, videofonini, videoregistratori, Ipad, addirittura sistemi di videosorveglianza, telefonini che si collegano ad internet con una somma che, a seconda della tipologia di impresa, va da un minimo di 200 euro fino a 6.000 euro l’anno a carico di oltre 5 milioni di utenti per un controvalore di 1 miliardo di euro l’anno».

«Perché la Rai chiede anche alle aziende che posseggono

ROMA – Nel mirino ci sono tutti, dal commerciante all’autotrasportatore. Fioccano su milioni di imprenditori e lavoratori autonomi – segnala Rete Imprese Italia – le richieste della Rai che esigono il pagamento del canone per il possesso di apparecchi come pc e simili, persino smartphone, normalmente non finalizzati alla ricezione di programmi tv. Si tratta di un canone speciale dovuto in virtù di un Regio Decreto del 1938. «Un balzello assurdo – dice Rete Imprese – le aziende che dovranno sborsare 980 milioni».

«È l’ennesima vergogna, l’ennesimo tentativo di scippo con destrezza che deve essere respinto al mittente, da parte del ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera per evitare l’ennesimo salasso». Ad affermarlo in una nota sono Adusbef e Federconsumatori in merito alle richieste di pagamento del canone Rai su strumenti di lavoro come computer o cellulari.

«La Rai, un’azienda lottizzata che sempre di più sforna cattiva informazione e servizi spesso taroccati e strappalacrime per inseguire il feticcio dell’audience – sottolineano le due associazioni dei consumatori -, ha sfornato l’ennesimo balzello, a carico di imprese, studi professionali ed uffici, per imporre un pesante tributo sul possesso non solo degli apparecchi Tv, ma anche di qualsiasi dispositivo atto o adattabile a ricevere il segnale tv, inclusi monitor per il Pc, videofonini, videoregistratori, Ipad, addirittura sistemi di videosorveglianza, telefonini che si collegano ad internet con una somma che, a seconda della tipologia di impresa, va da un minimo di 200 euro fino a 6.000 euro l’anno a carico di oltre 5 milioni di utenti per un controvalore di 1 miliardo di euro l’anno».

«Perché la Rai chiede anche alle aziende che posseggono un pc di pagare il canone?». A domandarlo è il senatore del Pd Giancarlo Sangalli che su questo annuncia la presentazione di un’interrogazione a Monti, in qualità di ministro dell’Economia. «Si sta veramente esagerando -spiega il parlamentare – negli ultimi mesi moltissime aziende e altrettanti lavoratori autonomi si son visti recapitare i bollettini per il pagamento del canone Rai perchè possessori di un pc».

«La richiesta da parte della Rai di far pagare il canone speciale anche alle aziende e privati possessori di pc, tablet e smartphone è priva di qualsiasi fondamento e razionalità. Per altro si tratta di una decisione improvvida che non è suffragata nè a livello parlamentare nè governativo. Non si comprende come possa essere stata intrapresa un’azione che incide in maniera così forte su un consistente numero di realtà produttive». Lo affermano i senatori del Pd Fabrizio Morri, capogruppo in Vigilanza, e Luigi Vimercati, segretario della commissione Lavori pubblici. «È necessario che al più presto si chiarisca che tale tassa non è dovuta e per questa ragione abbiamo presentato un’interrogazione urgente in commissione di Vigilanza rivolta sia al ministro competente che alla direzione generale della Rai», concludono.

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FRUTTARIANO E SANISSIMO DA DUE ANNI

Ciao grande, ben tornato! Era un po’ che non ricevevo le tue tesine. Contento di rivederle e di leggerle. Sono sempre fonte di grande riflessione e mi aiutano quotidianamente nell’affrontare la vita quotidiana, piena com’è di gretto carnivorismo. Io compio due anni come consumatore intensivo di frutta e sono molto felice. Non ho avuto nessuna caduta, nessun rimpianto, nessuna esigenza di salumi, latticini e tutte le cose che ci vengono proposte tutti i giorni.

LA TUA E’ UNA GRANDE BATTAGLIA GIORNALIERA, OLTRE CHE UNA SINFONIA DI BEETHOVEN

Le tue tesine sono una bomba, come una sinfonia di Beethoven, dove tutto è calcolato e non si può sostituire con nessuna altra armonia. Così le tue parole sono fonte, luce, senso unico da percorrere per vedere e gioire ogni giorno. Grazie per le grandi battaglie che combatti. Io sono sempre dalla tua parte, dalla parte di quegli esseri che sono stati messi su questa terra con noi per percorrere insieme il percorso che si chiama vita.

VITA, ENERGIA PURA, LIBERTA’ E RISPETTO VERSO GLI ALTRI

Le tue riflessioni mi aiutano sempre. E sono convinto del non ritorno su quelle vie fatte di sangue e di sofferenza. Sofferenza tanto barbara quanto dannosa per l’economia, per l’ambiente e per la salute. Percorro una strada fatta di vita ed energia pura. Fatta di libertà e rispetto verso gli altri. Rispettare se stessi e gli altri è dare al mondo una possibilità di avere un futuro. Solo rispettando la vita, donando la vita, si potrà sperare in un futuro.

TUTTE LE PERSONE MERITANO RIGUARDO, ANCHE QUELLE PRIVE DI CAMICIA

Non riesco più a concepire un vita fatta per ingerire sangue e carne di un’altra persona, non meno degna di riguardo perché parla altra lingua, perché è quadrupede e non bipede, perché ha le piume o le squame al posto della camicia, o perché non suona il flauto come faccio io. Ormai nutrirmi è diventata una filosofia, quella di usare solo alimenti pieni di vita, che crescono in abbondanza nonostante gli impedimenti, le interferenze, le irrorazioni e i bastoni tra le ruote del cibo-spazzatura e dei suoi avvilenti adepti.

FRATELLI ANIMALI PERSEGUITATI DALL’UOMO-CANAGLIA

L’aria, quell’aria che io uso nel mio strumento per dare armonia alle orecchie di chi vuole ascoltarmi, viene da Madre Natura al pari dei fratelli animali che ci circondano, in fuga libera o in catene, ma sempre odiati, malmenati e perseguitati dall’uomo-canaglia.

Affrontare una nutrizione fatta di crescita e non di morte dunque. Questo è il mio modo di essere.

IL FRUTTO DELL’EDEN ERA LA MELA

Bisogna ricordare al mondo che il frutto proibito era una mela, non una fiorentina e nemmeno una aragosta. Era una mela, così dice la Bibbia. Una mela, perché noi siamo fatti per essere divini, ma solo a condizione di nutrirci dei nostri frutti e del nostro cibo elettivo, non certo di carogne e di salme. Il nostro tempio è il corpo, e dovremmo avere massima cura per esso. Solo rispettando il corpo possiamo rispettare anche la mente, l’anima e il cuore.

LA MIA PRIMA DONAZIONE

Sì, ho due anni di nuova-vita, e mi sento molto bene, in armonia con me stesso. Qualche mese fa ho deciso di donare il sangue. Volevo darlo a chi ha bisogno, perché su questa terra tutti dobbiamo essere solidali. Ti racconto questa esperienza che è decisamente istruttiva. Sono andato all’Avis più vicina e mi hanno detto che dovevo fare tutte le analisi per poter diventare donatore. Non mi sono scoraggiato e ho affrontato la cosa come un esercizio di pazienza Zen.

UN MEDICO SCONCERTATO E QUASI SBIGOTTITO

Una volta preso l’appuntamento mi sono trovato di fronte a un medico che mi ha fatto un sacco di domande. Quando gli ho detto che mangiavo solo frutta è letteralmente impazzito. “Le analisi bocceranno il tuo sangue strambo e carente, privo di ferro e di altri valori che la frutta non ha!”, mi ha redarguito. Io l’ho guardato con un sorriso di tollerante sopportazione. Dopo trepidante attesa, le analisi gli hanno fatto stralunare gli occhi e inghiottire una specie di rospo. Scuoteva la testa incredulo. L’ho costretto in un attimo a rivedere tutti i suoi concetti filosofici e biochimici sul sangue e sul veganismo.

IL MIGLIOR SANGUE MAI ANALIZZATO NEGLI ULTIMI 10 ANNI

Superato lo stupore e la quasi costernazione, il dottore ha dovuto ricredersi e mi ha dato una virtuale laurea ad honorem. “Le tue analisi sono le migliori mai capitatemi tra le mani, negli ultimi 10 anni! Passato a pieni voti. Con grande stupore dei presenti, ho potuto donare il sangue speciale di chi non si nutre di sangue.

IL MITO DEL PANINO PIANGENTE, CON DENTRO I RESTI DEL MAIALE

Non è finita qui. Quando sono andato a donare il sangue, cioè il giorno del prelievo, tutti gentilissimi, mi hanno proposto di mangiare panini col salame, avendo donato ben 500 grammi di sangue. Invece ho sfoderato tre banane, due arance, una mela e un po’ di frutta secca. Sembrerà strano, ma la mia piccola guerra del sangue l’ho vinta io. Si sono sentiti banali, sguarniti e fuori posto perché avevano tutto, meno la frutta. Ho notato il loro imbarazzo e mi hanno chiesto scusa. Mi hanno pure promesso che, d’ora in avanti, inseriranno la frutta per darla a chi dona il sangue. Quindi una piccola battaglia vinta con l’amore di chi vuole donare.

GRAZIE PER L’ARMONIA

Ti ho raccontato questo perché le tue tesine sono per me doni che mi permettono di viver per fare musica. Musica che faccio per chi vuole ascoltare. Quindi grazie per l’armonia che produci e proponi, dando modo a me e a tanti come me di trasformare il tutto in gioia di vivere, di comunicare e di trasmettere.

Claudio Ferrarini

*****

RISPOSTA

LE TUE ANALISI MI FANNO RICORDARE ESPISODI SIMILI

Ciao Claudio, complimenti per il sangue perfetto. La stessa identica cosa mi è successa tre volte in Asia, tra Hongkong e Singapore e una volta in Italia, all’ospedale di Tolmezzo. Ricordo come adesso il team di giovani medici Singaporiani che, 10 anni fa, mi avevano chiesto di sottopormi gratuitamente alle analisi, presso i loro modernissimi strumenti in esposizione in ambito fieristico. In 5 minuti tutto è fatto, mi avevano detto. Ma l’esito delle analisi non li aveva affatto convinti. “Possiamo rifare tutto?” “La macchina ha dato risultati sballati: ogni tanto può succedere!”.

MAI VISTO UNA COSA DEL GENERE

Seconda prova e seconda analisi identica alla prima. Vivace discussione e dibattito tra i ragazzi in camice bianco e intervento aggiuntivo di un medico senior. “Facciamo analisi a tappeto da decine di anni, soprattutto tra gente asiatica, ma anche tra europei ed americani”. “Mai visto una cosa del genere! Hai un colesterolo LDL assai più basso dei monaci Zen della Korea! Folati altissimi e tanti altri valori interessanti”. Avevo fretta, ma mi tennero inchiodato per almeno mezz’ora, chiedendomi per filo e per segno cosa mangiassi nei vari momenti della giornata, come dormissi, cosa facessi per esibire tanta incredibile salute.

IL TUO MESSAGGIO HA ENORME VALENZA

Ti ringrazio Claudio per questa magnifica testimonianza di salute e di affetto, non tanto  o non solo nei miei modesti riguardi, ma al paese, alla gente. Il mondo della buona musica in Italia è importante. Hai un enorme seguito e quindi il tuo messaggio circolerà come le nuvolette degli indiani, su face-book e fuori face-book.

IRRESPONSABILI E DEMENZIALI AFFERMAZIONI DI CARLO GIOVANARDI

Come ha un notevole seguito Carlo Giovanardi, organizzatore a Roma di un convegno dal titolo “Viene prima l’uomo o la gallina?”. “Mangiare carne italiana fa bene, non solo come corretta alimentazione individuale, ma anche per il paese”. “C’è una tipologia di animalisti che vuole far saltare un perno importantissimo del made-in-Italy, con battaglie di cattiva informazione”. “In questo momento di crisi, il governo dovrebbe sostenere queste imprese e questi macelli, e scardinare i falsi miti”. Queste le sue demenziali affermazioni.

I SANTI MACELLII DA PRESERVARE, BENEDIRE E SOVVENZIONARE

Tu ed io saremmo dunque terroristi anti-italiani che, con falsi miti, mettono a repentaglio l’esistenza del made-in-Italy, dei capolavori che l’Italia presenta al mondo, per cui c’è una esplicita richiesta al governo di scardinarci. Il mangiatore seriale di cadaveri Giovanardi era attorniato dall’immancabile Giorgio Calabrese, da Nino Andena, vicepresidente della Coldiretti, da Luigi Scordamaglia, presidente della Federalimentare, da Roberto Scarsella, presidente dell’Associazione Italiana Pellicceria, e da Monsignor Mauro Cozzoli, in rappresentanza del Vaticano.

SALUTE, ARTE E CULTURA CONTRO IGNORANZA, CATTIVERIA E MALATTIA

L’Italia dell’arte, della cultura e della salute, contro il paese degli accoppa-animali da strapazzo, che lungi dal vergognarsi e dallo stare al riparo dai riflettori, hanno la sfrontatezza di presentarsi al pubblico come rappresentanti della politica e dell’autorità, privi come sono di un minimo di etica ambientale e persino di cognizioni economiche, visto che gran parte dello sventurato bestiame condannato a morte arriva dall’estero e deve essere pagato.

TRADITORI DEL GENIO, DELL’IMNVENTIVA E DELLA SPIRITUALITA’ ITALICA

Questi scadenti e sinistri personaggi della politica e della nutrizione non hanno mai fatto il calcolo di quanto valgano anche in termini economici la cultura e l’arte italiana, dalle opere di Giotto e Tiziano, a quelle del grande Leonardo, autore non solo della Gioconda, ma soprattutto del “Verrà il giorno in cui l’uccisione del fratello animale sarà giudicata come orrendo crimine!”.

INDEGNI ABITATORI DI SITI CARICHI DI STORIA

Vivono come degli zombi ubriachi di sangue, passando indegnamente e disinvoltamente tra le rovine della grande Roma che sapeva vivere 600 anni senza farmaci e senza grossi mattatoi, diretta a meraviglia da Imperatori come Marco Aurelio, che predicavano diete ipo-proteiche e quindi sanissime, o come Giulio Cesare, i cui eserciti marciavano a base di frutta, cavoli, porri, semi, lupini e cereali abbrustoliti.

Sta a vedere che siamo noi la rovina dell’Italia, e non questi esseri mediocri, che pretendono di proporsi come salvatori della patria, e non invece come dei mediocri mangiapane-a-tradimento.

Valdo Vaccaro

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UNA INDIGESTA DENIGRAZIONE DEL “SANO CARNIVORISMO”

Su un sito vegan ho trovato un articolo che denigra l’alimentazione onnivora/carnivora, riportando una serie di informazioni completamente errate e non pertinenti. Ma vediamo cosa scrivono i vegani su un articolo intitolato “I danni della carne o i benefici del vegetarismo” di Franco Libero Manco, con le frasi di Franco Libero virgolettate e, le mie considerazioni critiche, sottolineate.

LA BUFALA DEI VEGETARIANI PIU’ SANI

 

“Spesso qualche nutrizionista, onnivoro e critico, sostiene che non sia la mancanza di carne nell’alimentazione dei vegetariani a dare in sé la loro migliore salute, ma un più corretto stile di vita che tale scelta comporta. Cioè i mangiatori di carne hanno generalmente anche un cattivo stile di vita, mentre i vegetariani stanno in genere più attenti al loro benessere. I due aspetti, a mio avviso, sono altrettanto importanti per conservare la salute. Succede però che anche quando gli onnivori puntano alla salute, restino ugualmente soggetti a molte più patologie odierne rispetto ai vegetariani.”.

Punto critico 1. In quale studio scientifico è affermato che i vegetariani godono di migliore salute? Quali sono i parametri analizzati per definire “la migliore salute” degli uni rispetto agli altri?

 

LA MANCANZA DI STATISTICHE AFFIDABILI COMPIUTE SUL POSTO E NON IN PERU’

 

“Le statistiche ufficiali in tal senso fanno rifermento alla condotta comune delle persone onnivore, sia che facciano eccessivo o poco uso di carne, così come le statistiche che riguardano i vegetariani fanno riferimento a tutti i vegetariani e non solo ai più virtuosi, cioè compresi quelli che scelgono di non nutrirsi di animali per scelta etica e che spesso trascurano l’aspetto salutistico del problema”.

Punto critico 2. Quali sono queste statistiche ufficiali? Dove sono state pubblicate? Che campione di popolazione è stato analizzato? A che latitudine vivevano queste persone? Che tipo di dieta avevano?

 

QUALI SONO QUESTE MITICHE MALATTIE CAUSATE DALLA CARNE?

 

“La letteratura scientifica vegetariana e tutti gli scienziati indipendenti hanno ribadito che le malattie generate dalla carne non dipendono dal fatto che la carne provenga da animali trattati con medicinali, ma che sono le proteine proprie della carne sia terricola che aerea ed acquatica, incluso uova e latticini, a creare i problemi”.

Punto critico 3. Quali malattie generate dalla carne?

 

DI QUALI LEGGI NATURALI ANDIAMO CIANCIANDO?

 

“Anche se un individuo vive in conformità alle leggi naturali, ma mangia carne, gli effetti protettivi delle verdure vengono in gran parte neutralizzati dai prodotti carnei”.

Punto critico 4. Quali sono le leggi naturali? E perché non si afferma che gli eventuali danni della carne vengono neutralizzati dagli effetti benefici delle verdure?

 

LA BUFALA DELL’UOMO FRUTTARIANO O VEGETARIANO

 

“La carne fa male non perché gli animali non sono più allevati allo stato brado, ma perché l’alimento carneo è incompatibile con i processi biochimici dell’essere umano, che è per natura fruttariano”.

Punto critico 5. Chi ha mai stabilito che l’uomo è fruttariano? Quando lo sarebbe stato? Non si prende in considerazione l’evoluzione della specie? Quali sono i processi biochimici dell’essere umano?

 

GLI ANIMALI VEGETARIANI HANNO STESSE MALATTIE E STESSO CANCRO

 

“E tutto ciò che non è adatto alla nostra alimentazione non può che apportare danni. Se la carne fosse alimento compatibile, il nostro organismo non produrrebbe radicali liberi, leucocitosi, crisi enzimatica, carenze vitaminiche, aumento del colesterolo LDL, aumento del battito cardiaco, acidificazione del sangue, prelazione di calcio osseinico ed organico dalle ossa, uricemia, ipertensione, reumatismo, gotta e cancro”.

Punto critico 6. Anche le mucche, gli ovicaprini, i cavalli, rigorosamente erbivori, producono radicali liberi, possono avere leucocitosi (ma l’autore dell’articolo sa di cosa sta parlando?). E cosa sarebbe la crisi enzimatica? Anche gli erbivori hanno ipercolesterolemia, e così pure i vegetariani. In cosa consisterebbe l’aumento del battito cardiaco? E l’acidificazione del sangue? Per non parlare della prelazione del calcio, dell’ipertensione e del cancro. Anche gli animali erbivori vanno incontro a patologie tumorali, esattamente come i carnivori.

 

LA BUFALA DEGLI EFFETTI DELETERI

 

“Non c’è stile di vita in grado di neutralizzare tutti gli effetti deleteri della carne”.

Punto critico 7. Quali sarebbero tali effetti deleteri?

 

CONCETTI FUORI LUOGO E ALLERGIE DA POLLINI VEGETALI

 

“A tal proposito vale la pena di ricordare che le scorie accumulate dagli alimenti troppo rcchi di proteine come la carne, oltre ad acidificare il sangue, sono causa di tutte le manifestazioni uricemiche, di obesità, diabete, calcolosi, reumatismo, nevralgie, dispepsie, eczemi, arteriosclerosi, ipertensione, stitichezza, allergie”.

Punto critico 8. A parte la ripetizione di concetti del tutto fuori luogo e non pertinenti, si dà il caso che le allergie, ad esempio, sono di gran lunga indotte da pollini che, com’è noto a tutti fuorché all’autore, sono di origine vegetale.

 

COSA TI PUOI ASPETTARE DA UN RELIGIOSO PRESBITERIANO, SE NON UNA LEGGE SUL CIBO ELETTIVO?

 

“Infatti le leggi di Graham sul cibo elettivo dimostrano che esiste un rapporto preciso e definitivo tra costituzione fisica di un animale e il suo cibo elettivo, che è quello che serve al meglio i suoi interessi biologici, psicologici, conservativi e ambientali. In modo più dettagliato riporto le considerazioni del dr Valdo Vaccaro”.

Punto critico 9. L’unica legge di Graham che conosco è quella di effusione dei gas. Sarò ignorante, ma in biologia non ne ho trovata una sull’alimentazione, ma ho trovato un tale Sylvester Graham che, con tutto il rispetto, era un religioso presbiteriano.

 

L’ALDEIDE MALONICA STA SOLO NELLA CARNE BRUCIATA

 

“La carne genera l’aldeide malonica, sostanza cancerogena al 100% che si sviluppa con la cottura della carne”.

Punto critico 10. E da qui in poi siamo nel settore delle castronerie. L’aldeide malonica si genera ad altissime temperature. In pratica bisognerebbe mangiare carne bruciata e non semplicemente cotta, per ingerire questo veleno che può essere presente anche nelle verdure stracotte, arrivando dalla cottura dei grassi.

 

SVISTA TERMINOLOGICA E PUNTO DI FUMO

 

“La carne genera l’acreolina, dalla cottura dei grassi, ultratossica per il fegato”.

Punto critico 11. Forse si intende la acroleina? Bene. Questa si produce quando si supera il punto di fumo dell’olio che frigge. Quindi anche delle ottime melanzane fritte ne contengono in grossa quantità, se l’olio usato ha un punto di fumo basso.

 

L’ADRENALINA NON RIMANE NELLA CARNE

 

“La carne ripropone l’adrenalina, dal terrore indescrivibile provato dalle bestione nei macelli e prima”.

Punto critico 12. L’adrenalina viene TOTALMENTE inattivata dal pH gastrico. Ecco perché la si può usare a scopo terapeutico solo per via parenterale (per via non digerente ma attraverso iniezioni intramuscolari).

 

IL DIETILSILBESTROLO NON SI ADOPERA PIU’ DA DIVERSI ANNI

 

“La carne contiene il dietilstilbestrolo, causatore di cancro all’apparato femminile”.

Punto critico 13. Il dietilsilbestrolo è una molecola di sintesi che non viene adoperata negli allevamenti da diversi anni.

 

NON MI RISULTA CHE LE MUCCHE FUMINO

 

“La carne contiene l’acido apocolico e il 3-metil-colantrene, composti chimici cancerogeni derivati dal contatto dei prodotti di decomposizione carnea coi nostri acidi biliari, nonché il beta-glicoronidasi e l’alfa-deiprossilasi (enzimi cancerogeni derivati dai batteri intestinali di carne e pesce crudi e cotti)”.

Punto critico 14. Ammesso che le mucche fumino, queste sono castronerie a raffica. Raccapricciante persino commentarle.

 

IL COPROSTEROLO STA IN TUTTE LE FECI

 

“La carne contiene il coprosterolo, sterolo cancerogeno da  carne e pesce crudi e cotti”.

Punto critico 15. E’ un semplice sterolo che si ritrova comunemente nelle feci umane, sviluppato dalla flora simbionte nel corso d qualsiasi processo digestivo.

 

LA CADAVERINA C’E’ ANCHE NELLA SOIA

 

“La carne contiene la cadaverina, dall’aminoacido lisina”.

Punto critico 16. La cadaverina è il prodotto della decarbossilazione della lisina, aminoacido polare molto presente nella soia.

SOSTANZE NON DERIVANTI DA SOLA CARNE E PESCE

“La carne contiene gli etil e i metil-mercaptani (dalla cisteina e dalla metionina), la putrescina, l’agmatina, la tiroxina e il fenolo (veleni generati dalla cottura di carne e pesce), il solfuro d’idrogeno e l’acido acetico”.

Punto critico 17. Trattasi di sostanze che stanno indifferentemente sia nelle carni che nelle verdure.

 

IL BRODO E’ QUANTO DI MEGLIO POSSA ESISTERE

 

“La carne contiene l’albumina, la fibrina e la gelatina, derivate dal brodo di carne (causatore accertato di morie a gruppi di cani alimentati a  brodo di carne e pane per alcuni giorni).

Punto critico 18. Ma di cosa parla?

 

PTOMAINA DERIVA DA CARBOSSILAZIONE PROTEICA, MENTRE BENZOPIRENE E RADICALI LIBERI SI SVILUPPANO ANCHE CON LE VERDURE

 

“La carne contiene le ptomaine (sostanze che prendono il nome da ptoma, che in greco significa cadavere), ed anche il benzopirene, le nitrosammine e le aflatossine (micidiali cancerogeni), e sviluppa pure radionuclidi o radicali liberi”.

Punto critico 19. Le ptomaine, come già detto al punto 16 derivano dalla decarbossilazione di lisina, arginina, metionina, il benzopirene si produce anche quando si grigliano le verdure, nitrosammine e aflatossine sono sostanze tipiche dei vegetali, mentre radicali liberi e radionuclidi si sviluppano anche con le verdure.

 

LE PURINE NON DERIVEREBBERO DALLE CARNI SOLTANTO

 

“La carne contiene le purine, sostanze azotate derivanti soprattutto dal pesce, anche crudo, anche fresco e anche sanissimo, che fanno aumentare paurosamente l’acido urico nel sangue.

Punto critico 20. Le purine sono presenti negli acidi nucleici.

 

VANEGGIAMENTI VEGANI

 

“La carne contiene indolo, scatolo, acido lattico, alte dosi di colesterolo LDL, trigliceridi e acidi urici, estrogeni ed antitiroidei, sulfamidici, cortisonici, beta-bloccanti, ammoniaca, vaccini”.

Punto critico 21. Qui si vaneggia. E gli anticrittogamici no, eh?

 

QUANTO IGNORANTI SONO QUESTI VEGETARIANI

 

“Inoltre con la frollatura la carne appena macellata subisce il cosiddetto rigor mortis, determinato dalla contrazione delle strutture muscolari, che raggiungono la massima intensità entro 1-2 giorni.

Si ha poi una parziale e graduale demolizione delle proteine muscolari e del collagene. Questo fenomeno, detto frollatura, molto importante per il gusto e la tenerezza della carne, avviene a bassa temperatura e varia in base al tipo di carne. Per quella bovina la durata è di almeno 5 giorni”.

Punto critico 22. Veramente con la frollatura il rigor mortis scompare. L’autore imparasse almeno cos’è la frollatura, e a non cadere in contraddizioni coi tempi della medesima.

GLI OCCHI FRONTALI SONO TIPICI DEI CARNIVORI TERRESTRI

“Chi sostiene l’utilità della carne, non prende in considerazione la struttura del corpo umano, morfologicamente strutturato per cibarsi di frutti, vegetali, semi e radici”.

Punto critico 23. Davvero? Gli occhi li ha mica posti sui lati del cranio, ma in posizione frontale, tipica della maggior parte dei carnivori terrestri.

 

DI QUALI ENZIMI PARLATE?

 

“Chi sostiene la carne non considera la funzione degli enzimi nella digestione. Enzimi che con la cottura della carne vengono distrutti”.

Punto critico 24. E chi lo ha mai detto?

 

CHE C’ENTRANO LE VITAMINE SINTETICHE CON LA CARNE?

 

“Chi sostiene la carne non differenzia le vitamine vere dalle vitamine sintetiche, e non differenzia  minerali organici da minerali inorganici”.

Punto critico 25. Perché, nella carne ci sono forse delle vitamine sintetiche?

 

CHE C’E’ DI MALE SE SI PRODUCE DELLA LEUCOCITOSI DIGESTIVA?

 

“Chi sostiene la carne non considera gli esperimenti di Kautchakoff del 1930 sulla proliferazione dei leucociti nel sangue (da 6000 a 18000 per mmc di sangue) ad ogni pasto carneo”.

Punto critico 26. E quindi?

 

CHE C’E’ DI MALE A NON CONSIDERARE IL PH UMANO?

 

“Chi sostiene la carne non considera il grado di alcalinità del sangue umano”.

Punto critico 27. E quindi?

 

CHE C’E’ DI MALE AVERE POCO ACIDO CLORIDRICO?

 

“Chi sostiene la carne non valuta la scarsità di acido cloridrico presente nello stomaco umano (20 volte inferiore a quella presente negli animali carnivori) e quindi l’incapacità del nostro apparato di disgregare le proteine della carne in aminoacidi assimilabili”.

Punto critico 28. Le proteine vengono abilmente digerite dagli enzimi, non solo dall’acido cloridrico che ha anche ben altre funzioni.

 

L’ACIDO URICO FA BENE E LA GOTTA NON PREOCCUPA PIU’ NESSUNO

 

“Chi sostiene la carne non valuta la totale assenza di enzimi uricasi antiurici nel corpo umano (a differenza degli animali carnivori che ne sono ben dotati) e quindi l’incapacità assoluta del corpo umano di neutralizzare i micidiali effetti urici delle carni”.

Punto critico 29. Non è necessario. La gotta è una patologia non più preoccupante.

 

SI MANGIA PER IL PIACERE DI FARLO IN MODO CONVIVIALE

 

“Chi sostiene la carne non considera i gravissimi danni provocati dalla cottura dei cibi, e in particolare dei tanti grassi saturi animali”.

Punto critico 30. L’autore dimentica che si mangia anche per piacere, che il pasto è anche un momento conviviale, che l’arte culinaria è tipica, che magari soddisfare i propri bisogni è una necessità animale, e in circa 6 miliardi di esseri umani, vi sia la necessità di nutrirsi di carne. Ma questa è un’altra storia.

 

Anonimo

*****

RISPOSTA DI V. VACCARO

ALLE CRITICHE, ANCHE A QUELLE PIU’ DURE, POCO IMPORTA SE GIUSTE O INGIUSTE, OCCORRE RISPONDERE

I 30 punti critici sollevati riguardano un articolo pubblicato da Franco Libero e dalla AVA di Roma. Franco Libero era incerto se rispondere o no a una lettera del genere. Primo perché anonima, Secondo perché offensiva e intollerante. Terzo per il volume spropositato di domande ed obiezioni. Praticamente una filippica anti-igienistica e anti-vegetariana. Siccome Franco ha usato molti termini e molti concetti presi da miei scritti, mi ha chiesto, se ho tempo e voglia, di dare una risposta a questo misterioso signor carnivoro col dente supercritico ed avvelenato.

Ed è quello che sto facendo. Ho deciso di dare una risposta dettagliata, nonostante i gravosi impegni del momento. Un lavoro che ha del monumentale, ma non c’era altro modo. Si cestina o si risponde.

IPOTESI SULL’AUTORE

Devo però fare una considerazione sull’autore della missiva. Si tratta sicuramente di una persona di rango. Preparata e possibilmente docente in un settore della biologia. Sul fatto che si tratti di un convinto ed indefesso mangiatore di carne, non ci sono dubbi. Non ha voluto esporsi con nome e cognome. Come mai? Sarebbe interessante vederlo di persona e a quattrocchi. Mica per uno scontro fisico. Noi siamo gente civile e rispettosa del prossimo. Vorremmo solo vederlo e conoscerne le referenze, al fine anche di valutarlo. Vederlo dal vivo per capire quanto bene sta con la sua dieta e la sua ideologia.

UN NASCONDERSI E UN ANIMARSI CHE LASCIANO PERPLESSI

Anche per essere alla pari. Noi ci mostriamo tutti i giorni in modo aperto. Tra i nostri amici ci sono anche degli onnivori che mangiano di tutto, e che stanno cercando di migliorare, di evolversi verso il meglio e non verso il peggio. Abbiamo la vaga impressione che il furore anti-vegetariano di questo signore indichi più la necessità di convincere se stesso che noi medesimi. Salvo che non sia coinvolto con qualche gruppo di potere, e quindi incaricato a pagamento di smontare la teoria vegetariana e vegana punto per punto, argomento per argomento.

QUASI UN COLLEGA DI CARLO CANNELLA

Se è un docente, ci fa quasi pensare a una fotocopia del professor Carlo Cannella, pace all’anima sua, che era altrettanto determinato a combattere il veganismo e a celebrare le virtù organolettiche e salutari della bistecca e della proteina animale. Non c’è ombra di speculazione e di sciacallaggio in noi. Per quanto Cannella appartenesse decisamente all’altra sponda e per quanto avessimo delle posizioni contrapposte (incluso diversi articoli polemici), non c’è nulla di divertente nel sapere che una persona scompare. Preferiremmo averla qui, criticarla, pungolarla e riceverne delle reazioni.

Rispetto per le persone, ma non per le idee che portano avanti però. Sostenere la causa dei macelli è troppo grave perché ci possa essere tolleranza e facile comprensione da parte nostra.

A volte più uno è dentro nell’angoscia e nel tunnel della carne, e più paradossalmente cerca di difendere le sue maldestre e malaugurate scelte, rinunciando a ogni ragionamento e sfoderando tutto il cinismo e l’insensibilità possibili. Ma c’è qualcosa che suona di rotto in tutto questo.

CHIUDIAMO UN OCCHIO SUI TERMINI OFFENSIVI

Troppo facile e troppo banale ribaltare gli epiteti. Ha dato a Franco Libero, a me ed anche a chi ci segue, degli ignoranti, dei castroni, degli incompetenti, dei vaneggiatori e degli autori di scemenze.. Però ha fatto paradossalmente un grosso lavoro. Ha letto per filo e per segno, e ha ribattuto per filo e per segno. Nemmeno i nostri migliori lettori saprebbero fare altrettanto. Pertanto lo ringraziamo e andiamo a rispondere ai suoi punti sottolineati.

CONTROCRITICA AI PUNTI 1, 2 e 3 (SU MAGGIOR SALUTE DEI VEGETARIANI)

Quali le prove e quali i parametri per dire che i vegetariani vivono di più e meglio? Potrei citare il maggiore esperimento della storia, quello di Cambridge 2000, con 40 mila persone testate per 20 anni e il risultato preciso ed inequivocabile, per cui con 5 pasti di frutta al giorno, ovvero con una massimizzazione di vitamina C naturale e di acqua biologica, si schivano del tutto cardiopatie e cancro, i due maggiori killer mondiali, e anche le malattie intermedie (diabete, obesità, dialisi, ecc).

Il maggior ateneo americano per il cibo è la Loma Linda University, e le sue ultime statistiche parlano chiaro. I vegetariani vivono 7 anni di più in media rispetto agli onnivori, mentre i vegani ne vivono 15 di più. L’ultimissimo test chiamato The China Study (con 8000 relazioni e statistiche relative al rapporto cibo-malattia) ha rafforzato enormemente quanto già si sapeva, provando che come anche in Cina chi non tocca le proteine animali soffre significativamente di meno cancro, meno cardiopatie e meno malattie degenerative del fegato, dei reni e dell’intestino.

Ma esiste una marea di esperimenti, come quello condotto da I. Fisher alla Yale University, dove i vegetariani hanno dato prova di avere forza e resistenza doppie dei carnivori. O quello condotto da J. Iotekyo e V. Kipani all’Università di Bruxelles, dimostranti che i vegetariani resistono a prove fisiche 2 o 3 volte più a lungo degli onnivori, prima di stancarsi, e si riprendono dalla fatica 5 volte più in fretta. Lo stesso Charles Darwin annotava  che i lavoratori più forti mai visti erano per lui i minatori del Cile totalmente vegetariani, alimentati  con pane e fichi a colazione, fagioli lessati a pranzo e grano abbrustolito a cena (portavano pesi di 100 kg su un piano inclinato di 80 metri, più volte al giorno. Esempi tra gli sportivi? Martina Navratilova, Enzo Maiorca, Manuela Di Centa, Edwin Moses, Emil Zatopek, Carl Lewis, Greg Lemond,

CONTROCRITICA AL PUNTO 4 (SU QUALI SONO LE LEGGI NATURALI)

Le ho appena elencate nella mia conferenza di Roma del 2/2/12 (da leggersi se interessati).

In sintesi sono: 1) Legge di causa ed effetto, 2) Legge dell’equilibrio, 3) Legge del minimo, 4) Legge del punto debole, 5) Legge della saggezza intrinseca e dell’auto-guarigione, 6) Legge della capacità assimilativa, 7) Legge della capacità enzimatico-metilica, 8) Legge del cibo compatibile, 9) Legge della vitalità vibrazionale, 10) Legge della trasformazione.

CONTROCRITICA AI PUNTI 5 e 6 (SU LEUCOCITOSI E SU CRISI ENZIMATICA)

La leucocitosi digestiva non è cosa normale ma processo patologico, con leucociti che triplicano come in caso di grave emergenza. Un segno difensivo del corpo e un forte prelievo enzimatico-metilico interno. Ne hanno trattato il Passebecq e il Lodispoto. Studi e dimostrazioni più approfondite quelle di Paul Kouchakoff (o Kautchakoff) che presentò i suoi esperimenti al 1° Congresso di Microbiologia a Parigi nel 1930, e che permise ai suoi allievi di vincere il Nobel per la medicina nel 1948. Se nelle Università pirla e nei tomi pirla di biologia non si insegnano ancora i food-enzyme, la colpa non è nostra. Noi sappiamo di cosa stiamo parlando. Gli animali allo stato brado non soffrono normalmente di leucocitosi e di malattie.

CONTROCRITICA AL PUNTO 7 (SUGLI EFFETTI DELETERI DELLA CARNE)

Avere dei dubbi sugli effetti deleteri della carne fa quasi ridere. La carne non è un cibo per l’uomo, né lo sono le proteine animali. Lo dimostrò il grande Pitagora, lo dimostrarono gli eserciti di Sparta, Atene e Roma. La carne è un sovvertitore dell’organismo umano. Mangiar carne non è solo omicidio premeditato, ma anche occultamento di cadavere all’interno di se stessi. Gli effetti collaterali sono gli allungamenti digestivi (40 ore per smaltire la sbornia proteica), l’acidificazione del sistema, le carenze mineral-vitaminiche, l’addensamento del sangue, le infiammazioni degli organi, l’ipertrofia del fegato, le insufficienze epatiche, pancreatiche, renali ed intestinali, l’obesità, i tumori, l’insopprimibile puzzo di carne in putrefazione, nascosta tra le pieghe dei diverticoli.

CONTROCRITICA AL PUNTO 8 (SULLE ALLERGIE)

Il fatto che le allergie si manifestino spesso di fronte a dei pollini di origine vegetale, o a dei frutti innocenti come la ciliegia, la fragola, la nocciolina, non significa che il problema stia da quelle parti. Una persona allergica è diventata tale per sangue addensato e per accumulo ed impregnazione di tossine. Essere impregnati ed intossicati significa possedere ridotti margini di tolleranza ai veleni e alle sostanze irritanti.

CONTROCRITICA AL PUNTO 9 (SUL CIBO ELETTIVO E SU SYLVESTER GRAHAM)

Essere religiosi presbiteriani non significa nulla di particolarmente negativo. Ci sono tuttora in America negozi e panetterie col nome Graham. Sylvester Graham (1794-1851) fu il pioniere del pane integrale di qualità. Scoperse tardi sui 40 anni il vegetarianismo, e diventò avvocato di tale nobile causa. Cito un paio di sue frasi qualificanti: “L’uomo che tenta di curare un disordine fisico senza conoscerne la causa, è come un cieco che brancola nel buio”. “L’uomo è l’archetipo dei primati, il primo dei frugivori”. Mise in evidenza la necessità, per ogni creatura vivente, di alimentarsi in conformità al proprio disegno gastrointestinale.

CONTROCRITICA AL PUNTO 10 (SULL’ALDEIDE MALONICA)

Secondo Shamberger, citato da Nico Valerio su “Il Piatto Verde”, la cottura moltiplica nella carne l’aldeide malonica. Una lombata cruda ne contiene 9,4 mg per ogni grammo di carne, ma quando è arrostita e pronta per il consumo rivela strumentalmente 3 grammi di aldeide. Pure il comune arroto di vitello ne rivela 1 grammo all’incirca in media. E parliamo di sostanza sicuramente cancerogena per stomaco ed intestino. Si spiega così il frequente cancro intestinale dei divoratori di carne e, al contrario, la totale assenza di tale calamità nella comunità vegana e vegetariana dei Mormoni.

CONTROCRITICA AL PUNTO 11 (SULL’ACROLEINA)

Nessuna controcritica sull’errore acreolina al posto di acroleina, e ringraziamo per la correzione alla nostra svista. Ma non siamo d’accordo sulla faccenda delle melanzane che svilupperebbero lo stesso tipo di problema. Le melanzane, come del resto le patate, vanno correttamente scottate a bassa temperatura, per cui non si sviluppano né l’acroelina né l’acrilamide.

Sempre Shamberger dice testualmente che la carne è molto deperibile e diventa facile preda di microrganismi patogeni di ogni specie ed anche di spore che la inquinano irrimediabilmente. Solo cotture prolungate ad alta temperatura possono bonificarla. Ma persino una semplice cottura finisce per denaturare le proteine carnee, distruggendo le vitamine del gruppo B e trasformando il grasso in acroleina, irritante e tossica per il fegato, oltre che ingrassante. L’acroleina rende tutti gli alimenti grassi indigesti, impedendo l’azione degli enzimi che li disgregano e digeriscono.

CONTROCRITICA AL PUNTO 12 (SULL’ADRENALINA INATTIVATA)

Può anche essere che l’adrenalina sia fisicamente inattivata dal pH gastrico, ma questo non cambia di una virgola il problema. Il quadrupede capisce subito con le sue antenne telepatiche che lo si vuole uccidere. L’adrenalina a cui ci riferiamo è qualcosa di molto più profondo che una semplice reazione ormonale. E’ lo sgomento enorme di un bambino chiamato animale di fronte all’inaspettata, incomprensibile e cinica cattiveria umana, che lo priva del suo diritto a vivere.

Un marchio ed una contaminazione che accompagnano ogni cellula di un corpo massacrato, che nessun make-up esterno, nessun incipriamento, nessuna salatura e nessuna salsa riusciranno mai a nascondere. La morte non riusciamo a camuffarla. Il piatto crudele è un piatto tutt’altro che nobile. E’ un piatto ansiogeno ed inquietante, oltre che indigeribile.

CONTROCRITICA AL PUNTO 13 (SUL DIETIL-SILBESTROLO)

Per legge, non si dovrebbero usare determinati ormoni come la somatotropina e il dietil-silbestrolo, che causa pure processi di femminilizzazione nei maschi e tumori all’apparato genitale femminile.

Trattasi di sostanze tuttora usate e tuttora rintracciate nelle carni, soprattutto quelle di importazione (che rappresentano la fetta maggioritaria della carne circolante).

CONTROCRITICA AI PUNTI 14 e 15 (SU ACIDO APOCOLICO, ECC)

La fonte, affidabile, è il professor Carlo Sirtori. Il ristagno del bolo intestinale da carne cotta significa digestione lenta e stitichezza. Nel colon proliferano batteroidi e bifido batteri che fanno da battistrada al cancro. I resti degli acidi biliari colico e desossicolico, a contatto con le sostanze prodotte dalla decomposizione della carne, danno origine a pericolosi composti come l’acido apocolico e il 3-metil-colantrene, due potenti cancerogeni. Una dieta carnea è la principale accusata dello sviluppo di batteri anaerobi intestinali capaci di creare enzimi come la beta-glicoronidasi e l’alfa-deidrossilasi, nonché steroli cancerogeni come il coprosterolo.

Sappiamo che le mucche che non fumano Marlboro. I mangiatori di carne lo fanno, e si mangiano pure la loro bella quota di urina e di feci sottoforma di copro sterolo.

CONTROCRITICA AI PUNTI 16 E 17 (SULLA CADAVERINA)

Scrive il Labrit, sempre citato da Nico Valerio, che dalle carni e dal sangue ingeriti dagli onnivori, deriva una lenta tossinfezione, dovuta alla trasformazione batterica dell’eccesso proteico. La putrefazione muta gli aminoacidi in veleni. La lisina si trasforma in cadaverina, il triptofano in scatolo e indolo, la cisteina e la metionina in etil-metil-mercaptani. Si generano inoltre putrescina, agmatina, istamina, tirosina, fenolo, metano, ammoniaca, biossido di carbonio, idrogeno, solfuro di idrogeno, acido acetico e alcol. (questi ultimi per la fermentazione degli amidi).

CONTROCRITICA AL PUNTO 18 (SU BRODI E BRODAGLIE)

Il medico Milner Fothergill, citato da C.W. Leadbeater, rivela che un gran numero di persone ha perduto la vita a causa dell’errata convnzione dell’efficacia del brodo di manzo. Già alla fine dell’Ottocento, ricorda il medico F. Delor-Magendie, avevo nutrito alcuni cani per esperimento, con albumina, fibrina e gelatina (tipici componenti di un brodo di carne). Ebbene, i cani morirono in un mese, mentre i cani trattati a sola acqua sopravvissero. Il fenomeno si è ripetuto di recente in Cina.

CONTROCRITICA AL PUNTO 19 (SU BENZOPIRENE E RADICALI LIBERI)

Tra le sostanze tossiche prodotte ad alta temperatura dalla cottura dei grassi c’è anche il benzopirene, fortemente cancerogeno, come ricordato dal professor Dulbecco. Il discorso non riguarda le verdure che primo non sono grasse, e secondo si preferiscono crude o cotte al vapore o cotte comunque in modo conservativo e intelligente.

E’ lo stress ossidativo a produrre i radicali liberi: L’unica sostanza capace di regalare elettroni di coppia agli elettroni spaiati neutralizzandoli è l’antiossidante. Il corpo possiede nel suo sistema immunitario il superoxide dismutase, il catalase e il glutathione peroxidase, ma quando si mangia male, cotto e strambo (cioè carne e pesce) l’attentato è troppo pesante, e servono cibi antiossidanti e di contrasto. Antiossidanti significa vitamina C, E, A, betacarotene e bioflavonoidi colorati, tutto in versione naturale.

CONTROCRITICA AL PUNTO 20 (SULLE PURINE)

Confermiamo che 1 kg di pesce contiene all’incirca 30 grammi di purine e che 1 kg di carne ne contiene 28 grammi in media. Una enormità di acido urico che mette a dura prova un sistema non attrezzato per questo tipo di veleni, in quanto privo di enzima uricase. Adatto a disgregarlo.

CONTROCRITICA AL PUNTO 21 (SU VANEGGIAMENTI)

Si parla di vaneggiamenti? Può anche essere. Occorre solo decidere da quale parte essi arrivino.

I ricercatori belgi Gilbert e Dominicé hanno provato che la continua assunzione di carne provoca nel tubo intestinale un aumento di germi putrefattivi da 2000 a 70000 per mmc. Il dr Giuseppe Nacci, nel suo “Diventa medico di te stesso”, parla di 1-10 milioni di germi per 1 grammo di feci nella parte iniziale dell’intestino, che diventano però nella parte bassa 1-100 miliardi per grammo di massa fecale, e parliamo di batteroidi, peptostreptococchi e altri, capaci di sopravvivere in assenza di ossigeno. Cosa che non succede assolutamente con l’alimentazione vegetariana e vegana che producono batteri simbiotici o saprofiti. Con la carne c’è il sovvertimento dell’ordine naturale e lo sviluppo di sostanze velenose incompatibili e di miasmi interni che risalgono portando disastri e malattie in zona gastrica e soprattutto in zona cranica, dal cervello agli organi sensori (vista, udito, gusto, odorato).

CONTROCRITICA AL PUNTO 22 (SU FROLLATURA E RIGOR MORTIS)

L’anonimo dimostra molta familiarità coi macelli e coi trattamenti della carne. Cosa che noi non abbiamo e che non ci interessa nel modo più assoluto di avere. Citiamo ben volentieri Nico Valerio, nei suoi ottimi libri delle origini, dove ci ha lasciato il meglio di quanto prodotto in Italia. Nonostante la legge sull’eutanasia, l’animale definito “da carne” è sottoposto a torture e violenze che ripugnano ad ogni persona civile, ancor prima di essere ucciso nel mattatoio. I suoi muscoli, a quel punto, si bloccano nel rigor mortis per uno-due giorni e la sua carne diventa perciò molto dura. Per rendere più tenera la bistecca, molti animali vengono lasciati a digiuno prima dell’esecuzione. In tal modo diminuisce la contrazione delle proteine mio fibrillari, cala il glucosio nel sangue e aumenta l’acqua trattenuta dalla muscolatura. Dopo il rigor mortis inizia il processo di frollatura, che prelude alla vera e propria putrefazione. La carne diventa sempre più tenera man mano che avanza il processo di disgregazione cellulare e il disfacimento proteico.

CONTROCRITICA AL PUNTO 23 (OCCHI FRONTALI E NON LATERALI)

L’identikit dell’uomo non è assolutamente quello di un essere onnivoro a vocazione predatoria. Gli occhi laterali sono stati citati in riferimento specifico a serpi e condor, ed in effetti non rappresentano un grande argomento.

Ma mille sono i segni che Sylvester Graham aveva ragione a dire che l’uomo è l’archetipo dei primati, il primo dei frugivori. Scienze indipendenti come l’anatomia comparata e l’antropologia citano elementi anatomici e funzionali che nessuno può contestare:

A)   Placenta discoidale, che Huxley (erede di Darwin) cita come segno inequivocabile del frugivorismo umano.

B)   Stomaco non muscoloso e non carico di acido cloridrico (almeno 10 volte meno acido rispetto alla media degli animali carnivori).

C)   Intestino non corto e adatto alla rapida digestione della carne

D)   Ghiandole salivari non piccole e prive di enzima ptialina per trasformare amidi (che ai carnivori-onnivori poco interessano).

E)    Colon non tozzo e liscio ma poroso e complesso.

F)    Dentatura non adatta a strappare carni.

G)   Portamento e segni esteriori non aggressivi (niente becchi adunchi, artigli acuminati, ecc).

H)   Mani umane prensili, fatte non certo per manovrare coltelli, o per ghermire prede in corsa, ma piuttosto per raccogliere la frutta.

I)     La bocca umana è piccola e debole. Non ha alcunché di predatorio.

J)     Il nostro procedere eretti non è adatto all’inseguimento di altri esseri.

K)   L’apparato masticatorio ha canini piccoli, inadatti a strappare muscoli, e ha molari adatti a macinare semi e grani duri.

L)    Le mandibole mobili e non fisse, tipiche dei felini e dei carnivori.

M) Le assurde teorie dell’onnivorismo umano ricevono un colpo di grazia dalla lunghezza del tubo intestinale (10-12 volte il tronco, e non 3 volte il tronco come negli onnivori). Un intestino adatto ai semi ed alle erbe, dove la trasgressione carnea porta a putrefazioni e a produzione di ptomaine e leucomaine tossiche.

N)   Il fegato umano riesce a deaminare gli aminoacidi fino all’urea, ma non ce la fa a neutralizzare l’ammoniaca prodotta dalla digestione delle carni, e si ingrossa, sviluppando epatiti A-B-C-D-E, dove sguazzano batteri utili ed innocenti, richiamati a consumare i residui velenosi.

O)   Ultimo, ma non certo per importanza, il sangue alcalino al punto 7.30-7.50, ciliegina sulla torta dimostrativa della fruttarianeità dell’uomo. Carnivori e onnivori hanno sangue acido a vari livelli di pH sotto il punto 7.00.

CONTROCRITICA AL PUNTO 24 (SUGLI ENZIMI)

Il professore anonimo, nonostante il suo sfoggio di cultura biologica e chimica, rivela delle gravissime lacune culturali. Non ha mai sentito parlare di Edward Howell e dei food-enzyme, ovvero dei catalizzatori biologici del cibo. Lo invitiamo a diventare più umile e ad aggiornarsi.

Cosa succede ad una bistecca mentre è sulla griglia ad arrostire?

A)   A 60°C le proteine coagulano e cedono acqua e liquidi interstiziali, per cui la carne diventa secca, compatta e fibrosa, invogliando a consumarne quantitativamente di più.

B)   Tra gli 80 e i 120°C fuoriescono sia i grassi sia i liquidi organici e le urine presenti.

C)   Tra gli 80 e i 100°C il collageno, che è la proteina del tessuto connettivo chiaro, si idrolizza e diventa gelatina.

D)   Il grasso, sempre presente in tutte le carni, fonde a temperature più alte producendo gas tossici e cancerogeni.

E)    La mioglobina (una delle proteine della carne) già a 50°C da rosso scuro diventa rosa ossidandosi in ossiemoglobina. Dai 65 ai 68°C si scinde in ematina rosa chiaro e, se il calore aumenta, diventa grigiastra, il tipico colore della carne cotta.

F)    Le vitamine, già scarsissime nella carne, sono regolarmente distrutte assieme ai loro enzimi di accompagnamento. I minerali diventano inorganici e non assimilabili, pari a quelli degli integratori e delle acque dure, buoni cioè a calcificare e a siderizzare il corpo, a stimolarlo cardiopaticamente, a surriscaldarlo ed invecchiarlo, ma non a nutrirlo.

G)   In pratica, se non ci fosse un sistema immunitario pronto a metterci delle pezze riparatorie, l’uomo morirebbe avvelenato ad ogni pasto carneo. Questo non succede perché parte la leucocitosi e partono i tamponi difensivi antiacidi, antiammoniacali, antiradicali, tutte cose che hanno pesanti costi energetici di prelevamento interno, e che si trasformano in ammanchi e svuotamenti del nostro capitale enzimatico-metilico.

CONTROCRITICA AL PUNTO 25 (SULLE VITAMINE SINTETICHE)

Qui il professore ha frainteso. Chi mangia carne, pur essendo il più delle volte persona onesta e buona nonostante tutto, rimane non solo spiritualmente impedita, ma è pure precaria ed approssimativa nelle sue scelte. Non fa nessuna differenza tra cibo vivo e morto, tra vitamine naturali e sintetiche, per cui si alimenta in modo carente (carne) e si integra con tante pasticche (come faceva Robert Atkins che teneva una sessantina di pillole diverse nelle proprie tasche).

CONTROCRITICA AL PUNTO 26 (SULLA LEUCOCITOSI)

Leucocitosi significa digestione patologica e prelevamento abusivo continuato dal nostro capitale enzimatico di partenza. Invecchiamento progressivo e demielizzazione delle nostre guaine nervose, con malattie degenerative tipo Parkinson e Alzheimer, oltre che lupus eritematoso, sclerosi multipla e simili.

CONTROCRITICA AL PUNTO 27 (SUL PH UMANO)

Avere il sangue alcalino significa semplicemente qualificarsi come esseri non adatti alle proteine animali che sono tutte acidificanti e che implicano tamponi alcalini, causanti osteoporosi e causanti prelevamenti energetici-enzimatici-metilici.

CONTROCRITICA AL PUNTO 28 (SULL’ACIDO CLORIDRICO SCARSO)

Avere poco acido significa non disgregare i gusci proteici e rilasciare nel sistema residui di proteine mal digerite che vanno in putrefazione (creazione di pus e di miasmi putrefattivi, di puzza da topo morto, tanto per intenderci).

CONTROCRITICA AL PUNTO 29 (SU ACIDO URICO E GOTTA)

Per il professore anonimo sembra quasi che l’acido urico sia acqua e zucchero. I cristalli di urato di calcio, di urato di magnesio, di urato di sodio, rappresentano il tormento di molta gente. Non è solo questione di gotta (anomalia per niente scomparsa, purtroppo), ma anche di artriti reumatoidi, di artrosi, e di malattie reumatiche varie.

CONTROCRITICA AL PUNTO 30 (SUL PIACERE DEL CIBO E DELLA CONVIVIALITA’)

Se il professore viene alla AVA di Piazza d’Asti 5/a in Roma, nel dopo-conferenza dei giovedì culturali, c’è sempre una cenetta vegana, dove non manca un goccetto di vino per chi vuole leggermente inebriarsi. Ci si diverte tra gente che rispetta il prossimo a 360 gradi, e non tra gente distratta, insensibile o addirittura cinica per pigrizia o per pura ignoranza.

Valdo Vaccaro – Direzione Tecnica AVA-Roma e ABIN-Bergamo

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Cina, altro suicidio nella fabbrica degli iPhone: sono 13 i dipendenti che si sono tolti la vita.

Una donna si è lanciata nel vuoto da un balcone dello stabilimento. I casi di suicido sono numerosi nella fabbrica cinese della Foxcon. Dietro le tragedie potrebbero esserci condizioni di lavoro pesantissime per i dipendenti.

Taiwan – Un’altra tragedia nello stabilimento cinese dove vengono prodotti pezzi per l’Iphone. Una donna è morta cadendo dall’alto di un palazzo all’interno della fabbrica industriale della Foxcon, la società taiwanese con stabilimenti in Cina che produce prodotti Apple.

Niu Xiaobei è caduta dal sesto piano del dormitorio della fabbrica di Zhengzhou, nella provincia centrale dell’Henan, morendo sul colpo. Secondo le autorità cittadina, non si sarebbe trattato di suicidio ma di una tragica fatalità perchè la ragazza sarebbe caduta mentre tentava di appendere degli abiti bagnati all’esterno della sua stanza, per farli asciugare. In realtà la scia di sangue all’interno dello stabilimento dura da alcuni mesi.

Sono 13 fino ad adesso le persone che si sono tolte la vita fra i dipententi della fabbrica. A quanto pare i suicidi sono dovuti, secondo quanto riportano alcune associazioni che si occapano dei diritti civili in Cina,per le pessime condizioni di lavoro a cui sono sottoposti i lavoratori. L’azienda, che ha la fabbrica più grande in Cina a Shenzhen, ai confini con Hong Kong, ha promesso maggiori attenzioni alle esigenze dei dipendenti e li ha anche obbligati a firmare un impegno a non suicidarsi. Attualmente, la Foxconn impiega oltre 1 milione e 200 mila dipendenti, dei quali circa un milione in Cina.

Avete mai visto in faccia chi costruisce gli iPhone nella fabbrica cinese Foxconn? L’eccezionale documentario Dreamwork China mostra decine di uomini e ragazzi: attivisti maoisti, lavoratori che conoscono il diritto meglio di tanti avvocati, giovani che non hanno mai sentito nominare la parola “sindacato”, operai in fin di vita per malattie occupazionali o incidenti sul lavoro. Guarda il video e leggi l’articolo.

La primavera del 2010 è stato un periodo caldo come pochi per il lavoro in Cina. Tra aprile e maggio, la serie di suicidi tra i dipendenti della Foxconn di Shenzhen (vedi su Linkiesta: Nella fabbrica degli iPhone è proibito anche suicidarsi) e lo sciopero dei lavoratori della Honda di Foshan hanno riportato ancora una volta all’attenzione dell’opinione pubblica cinese e internazionale la questione delle condizioni di lavoro nella “fabbrica del mondo”. Eppure, a differenza di quanto si era letto in occasione dei grandi scandali del lavoro in Cina del passato, questa volta il discorso dominante sui media e nell’accademia ha assunto una prospettiva completamente differente: finalmente, invece che della dimensione “passiva” dello sfruttamento, si è cominciato a discutere dell’aspetto “attivo” della lotta e della resistenza da parte dei lavoratori. Dopo un martellamento mediatico durato mesi, si è addirittura affermata l’idea che i lavoratori cinesi, soprattutto i giovani migranti nati negli anni Ottanta e Novanta, si sarebbero stancati di essere le vittime sacrificali dello sviluppo cinese e avrebbero iniziato a chiedere a gran voce salari dignitosi e condizioni di lavoro più umane.

Se la retorica del “risveglio dei lavoratori” appare in larga parte un’esagerazione non supportata da solide basi fattuali – scioperi e suicidi di protesta si verificano da sempre in Cina, la novità rilevante dello scorso anno è soprattutto l’attenzione che questi eventi hanno ricevuto da parte dei media cinesi – l’ascesa di una nuova generazione di lavoratori migranti nella fabbrica del mondo rimane un fenomeno dalle implicazioni sociali enormi, come dimostra il gran numero di articoli sull’argomento pubblicati sulla stampa e nelle riviste accademiche nello scorso anno. Eppure, impegnati come siamo a rincorrere il quadro generale, a volte rischiamo a dimenticarci che i giovani della Foxconn e della Honda, prima che lavoratori, sono ragazzi come tutti gli altri, persone con sogni, aspettative e speranze, qualcosa di più di semplici automi alla catena di montaggio. La loro identità di operai è solamente parte di una dimensione esistenziale più ampia, che in genere tende a sfuggirci. In fondo, chi sono questi giovani lavoratori? Quali sono i loro obiettivi nella vita? Che cosa sognano per il proprio futuro? Quanto sono consapevoli dei propri diritti? Dreamwork China azzarda alcune prime risposte a queste domande e lo fa lasciando parlare il più possibile i protagonisti di questa realtà, cosi difficile da tratteggiare in maniera esaustiva. Per realizzare questo video di poco meno di un’ora sono stati necessari mesi di ricerche. Per giorni abbiamo occupato uno studio fotografico nei pressi dell’ingresso meridionale della Foxconn di Guanlan, cercando di convincere i giovani lavoratori di passaggio a farsi fotografare e intervistare.

Siamo stati negli uffici delle organizzazioni della società civile del Delta del Fiume delle Perle, cercando di capire le ragioni per cui fanno quello che fanno e i rischi che si trovano ad affrontare. Abbiamo visitato fabbriche e assistito ad attività di addestramento in cui si spiegava ai lavoratori come stabilire le proprie priorità nella vita e come servirsi del web per tutelare i propri diritti. Abbiamo intervistato attivisti maoisti, lavoratori che conoscono il diritto meglio di tanti avvocati, giovani che non hanno mai sentito nominare la parola “sindacato”, operai in fin di vita per malattie occupazionali o incidenti sul lavoro. Abbiamo seguito alcuni giovani fino al loro paese natale in occasione della Festa di primavera, girando un villaggio di campagna casa per casa, chiedendo ai giovani migranti che vi abitavano cosa pensano e cosa sanno del diritto e dei diritti. Parte del materiale che abbiamo raccolto in quei mesi alla fine è confluito in Dreamwork China.

Siamo riusciti a trovare le risposte che cercavamo? Sì e no. Da un lato siamo riusciti ad avvicinarci ad alcuni di questi giovani e a gettare uno sguardo obliquo sulle loro vite, dall’altro abbiamo capito, come già sospettavamo e com’è ovvio che sia, che la Cina non si presta ad interpretazioni semplicistiche configurate in termini di contrapposizioni nette. In quest’ottica, la stessa idea del “risveglio”, con le sue implicazioni generaliste, perde significato, mentre assumono importanza i dettagli, l’individualità, i sentimenti, le percezioni. Dall’insieme delle nostre esperienze emerge il quadro di una nuova generazione di lavoratori ventenni, spiazzati dalla vita nella megalopoli, ansiosi di uscire dalla fabbrica e ritagliarsi un proprio spazio nella società, magari aprendo un piccolo negozio o un’attività in proprio, «qualsiasi cosa purché non sia lavorare per un padrone», come ci ha detto uno di loro. Di fatto, risveglio o non risveglio, da questi ragazzi, impegnati a rincorrere i propri sogni in un ambiente indifferente e spietato come quello della “fabbrica del mondo”, convinti che un avvenire migliore sia a portata di mano e che basti lavorare duramente per raggiungerlo, traspare qualcosa di simile ad una stoica rassegnazione. O forse è semplicemente incoscienza?

Un’altra donna è morta cadendo dall’alto di un palazzo all’interno dello stabilimento industriale dell’azienda cinese leader mondiale nella produzione di componenti elettronici Apple. Almeno 13 dipendenti della Foxconn, che produce anche pezzi per Nokia , Sony e altre aziende di telefonia, si sono suicidati l’anno scorso a causa, secondo diverse organizzazioni che si battono per i diritti civili, delle pessime condizioni di lavoro

Mentre l’arrivo del nuovo iPhone viene annunciato con clamore, un’altra donna è morta cadendo dall’alto di un palazzo all’interno dello stabilimento industriale della Foxconn, la società taiwanese con stabilimenti in Cina che produce pezzi per Iphone, Ipad e altri prodotti Apple, al centro l’anno scorso di una serie di suicidi fra i suoi dipendenti. Lo scrive l’agenzia Nuova Cina. Niu Xiaobei è caduta dal sesto piano del dormitorio della fabbrica di Zhengzhou, nella provincia centrale dell’Henan, morendo sul colpo. Secondo le autorità cittadina, non si sarebbe trattato di suicidio ma di una tragica fatalità perchè la ragazza sarebbe caduta mentre tentava di appendere degli abiti bagnati all’esterno della sua stanza, per farli asciugare. Almeno 13 dipendenti della Foxconn, che produce anche pezzi per Nokia , Sony e altre aziende di telefonia, si sono suicidati l’anno scorso a causa, secondo diverse organizzazioni che si battono per i diritti civili, delle pessime condizioni di lavoro. L’azienda, che ha la fabbrica più grande in Cina a Shenzhen, ai confini con Hong Kong, ha promesso maggiori attenzioni alle esigenze dei dipendenti e li ha anche obbligati a firmare un impegno a non suicidarsi. Attualmente, la Foxconn impiega oltre 1 milione e 200 mila dipendenti, dei quali circa un milione in Cina.

I PRECEDENTI – Un episodio tra i tanti, che si aggiunge alle ormai numerosi morti sospette di dipendenti Foxconn. Lo scorso luglio un lavoratore di una filiale dell’azienda, la Chimei Innolux Corp, era morto dopo essere precipitato dal dormitorio dello stabimento di Foshan, nella provincia di Guangdong. Nel maggio 2011 un’esplosione causò la morte di tre dipendenti e il ferimento di altre 15 persone. I vertici dell’azienda comunicarono di voler “attendere i risultati dell’indagine sulle cause dell’accaduto”. La Foxconn, che solo in Cina ha all’attivo 900 mila dipendenti, era già stata al centro del dibattito nel 2010, a causa del numero crescente di suicidi tra coloro che vi lavorano: tutti ragazzi tra i 18 e i 24 anni che, afflitti dal trattamento disumano sul posto di lavoro, avevano preferito uccidersi.
Nel luglio 2009 Apple conferma la morte per suicidio di un impiegato della Foxconn: la fabbrica doveva preparare 16 prototipi di iPhone G4 da inviare ad Apple. Ma l’impiegato responsabile si era accorto che ne mancava uno. A questo punto, forse perché non ha resistito ai pressanti interrogatori, si è lanciato dal balcone di casa. Il primo caso sospetto fu quello Ma Xiang Qian, giovane di 19 anni, trovato morto nei pressi del dormitorio della Foxconn il 23 gennaio 2009. In un primo momento gli inquirenti giudicarono il caso come “morte improvvisa” e, dopo un riesame, definirono come “sconosciuta” la causa della morte. Dopo una terza analisi probatoria, chiesta e ottenuta dalla famiglia di Qian, i magistrati archiviarono definitivamente il decesso come “morte causata da un’alta caduta”.

È leader mondiale nella manifattura di prodotti elettronici, rifornendo marchi come Hp, Nokia, Sony-Ericsson, Microsoft e Apple, e contribuendo a sfornare prodotti ad alta tecnologia e popolarità, quali iPhone, iPad e Xbox. Eppure non è tutto ciò a rendere la Foxconn Technology la fabbrica cinese più conosciuta in Occidente.

A farla rimbalzare da un giornale all’altro,  a far correre il suo nome su internet, è la fama di “fabbrica dei suicidi”. Solo nel 2010 ben 18 operai si sono lanciati nel vuoto dal tetto dello stabilimento di  Shenzhen, 12 hanno trovato la morte sul selciato.

La scena si ripete, questa volta con un lieto fine, se così si può definire.  Erano gli ultimi giorni del 2011, quando circa 300 operai avevano richiesto un aumento di stipendio e la riduzione delle ore di lavoro. Inutile dire che queste richieste non sono state accolte e i 300 lavoratori sono stati messi di fronte a un bivio: un licenziamento con una buona uscita, o normale orario di lavoro senza aumento dello stipendio. Una scelta di massa quella di licenziarsi, per scoprire qualche giorno dopo che la Foxconn li avrebbe lasciati senza lavoro e senza soldi. Così, quando 150 operai sono saliti sul tetto, minacciando il suicidio, il ricordo agghiacciante dei salti nel vuoto si è riacceso. Ma nessuno questa volta era davvero intenzionato a lanciarsi. Diversa la versione rilasciata dai dirigenti della fabbrica, i quali hanno confermato la protesta, affermando però che fosse dovuta alla decisione di spostare i dipendenti in un’altra linea produttiva.

Poche indiscrezioni riguardo l’accordo avvenuto tra i protestanti e il taiwanese Terry Gou, presidente della multinazionale. Probabile una riassunzione, magari con un nuovo aumento degli stipendi, come quelli del 2010, per metter fine alle proteste.  Ciò che è certo, è che nessun suicidio c’è stato il 3 gennaio, ma questo apparente “e vissero e felici e contenti” ha un retrogusto amaro per chi sa che della fabbrica del suicidio si continuerà a parlare.

Anche la Microsoft e la Apple si sono dette preoccupate e hanno promesso indagini imminenti sulle condizioni di lavoro nella struttura. Difatti, solo qualche giorno dopo, il gigante dell’iPhone, ha diffuso un report dei dati raccolti nel 2011 sulle sue aziende fornitrici. Diversi i riferimenti alla Foxconn, ma nulla di quanto avevano denunciato due ONG (Centre for Research on Multinational Corporations e Students & Scholars Against Corporate Misbehaviour) l’aprile scorso.  Dalla loro indagine risultava che gli operai erano costretti a folli straordinari di 98 ore, contro le 36 al mese legali, con una paga di 1.350 yuan, circa 165 euro, per 48 ore di base settimanali.

Terry Gou si difese, all’epoca, sostenendo che le ore di straordinario, oltre il limite legale, fossero dovute alla forte domanda dei consumatori occidentali e che a tal proposito avrebbe aumentato l’automatismo dell’impianto, promessa che ha ribadito, pochi giorni fa, annunciando l’introduzione di nuovi robots accanto ai 10.000 già impiegati.  Ma non è questa l’unica soluzione tentata nel tempo dalla multinazionale: dalle reti di protezione, ai patti di “non- suicidio” firmati dagli operai, fino all’assunzione di un centinaio di monaci tibetani per costituire un centro di assistenza psicologica. A  nulla sono valsi questi tentativi bizzarri.

Il marchio di fabbrica-lager gli era valso anche un gioco per iPhone, in cui il giocatore muoveva degli infermieri che, muniti di barella, cercavano di salvare gli operai che si lanciavano nel vuoto. Phone story è stato bandito dall’Apple il settembre scorso, “a causa  delle applicazioni violente e crudeli che contiene”, ha spiegato l’azienda in una nota. Contenuti forse anche troppo scomodi, che avrebbero suscitato una riflessione critica sul modo in cui vengono prodotti certi gioielli hi-tech.

Apple ha pubblicato ieri un report con i nomi delle sue 156 aziende fornitrici, accompagnato da una relazione sui risultati delle ispezioni condotte nelle fabbriche per monitorare le condizioni di lavoro degli operai. L’azienda californiana è stata infatti oggetto di forti critiche soprattutto dopo i numerosi episodi di suicidio che si sono verificati tra i dipendenti e gli operai di uno dei suoi più importanti fornitori in Cina: la Foxconn.

La Foxconn Technology è un’azienda che produce iPhone, iPad, e altri componenti tecnologici per Apple, Dell e Nokia. Dall’inizio del 2010 almeno 13 operai occupati alla Foxconn si sono uccisi gettandosi dai loro edifici di lavoro, tanto da spingere la dirigenza dell’azienda a installare delle reti protettive anti-suicidio. Altre 3 persone sono morte lo scorso anno e più di 70 sono rimaste ferite in esplosioni. Foxconn, come risposta alle pressioni esercitate da Apple e dai media, ha più che raddoppiato nel 2010 i salari di alcuni lavoratori.

Nel rapporto pubblicato da Apple si fanno diversi riferimenti alla Foxconn e si legge anche che i maggiori problemi nelle 156 aziende fornitrici sono stati riscontrati negli ambiti dell’orario di lavoro, della paga degli straordinari e della gestione dei rifiuti pericolosi. La relazione ha rilevato che il 62% delle fabbriche monitorate hanno superato il limite massimo di ore settimanali previste per singolo lavoratore in produzione e che il 35% non ha rispettato gli standard di Apple per prevenire gli infortuni dei lavoratori. Questo fatto era stato documentato e denunciato da un’inchiesta condotta da due ONG (il Centre for Research on Multinational Corporations e lo Students & Scholars Against Corporate Misbehaviour) sulle condizioni degli operai cinesi che realizzano l’iPad e l’iPhone. I risultati sono stati raccontati nell’aprile del 2011 dal Guardian: i lavoratori sono trattati «in modo disumano, come fossero delle macchine».

Dalle verifiche interne condotte da Apple risulta anche che in 5 strutture si sono verificati episodi di lavoro minorile e che in altre 24 sono stati fatti dei test di gravidanza sulle donne prima dell’assunzione. I problemi riguardano poi la sicurezza e l’ambiente:  nel 32% delle aziende non sono stati eseguiti correttamente la manipolazione o lo smaltimento di prodotti chimici pericolosi, come richiesto dalla legge.

Nel comunicato della Apple si legge: «Nel 2011 abbiamo effettuato 229 controlli in tutta la nostra catena di fornitura – l’80% in più rispetto all’anno precedente – tra cui oltre 100 sono stati eseguiti per la prima volta. Continuiamo ad espandere il nostro programma per raggiungere un livello ancor più profondo nel settore della produzione, e da quest’anno abbiamo introdotto verifiche più dettagliate e specializzate che si concentrano sulla sicurezza e sull’ambiente».

Secondo quanto riporta Bloomberg, Apple avrebbe anche dato inizio ad una collaborazione con la Fair Labor Association (FLA), organizzazione no-profit voluta da Bill Clinton nel 1999 per monitorare in modo indipendente le fabbriche di tutto il mondo e per assicurare il rispetto delle norme e della sicurezza per i lavoratori. Il FLA esegue ogni anno controlli senza preavviso su circa il 5 per cento delle catene di fornitori delle aziende che vi hanno aderito. Fanno parte della FLA anche Nike, Nestlé e Syngenta (produttrice di sementi e pesticidi).

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