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Archive for giugno 2012

Carissimi amici veneziani e mestrini, ho appena visto due tavole profumate di fresco e di naturale, imbandite di fragole, kiwi, banane, ananas, avocadi, carciofi, carote e cavolfiori. Mi pare un modo fantastico per augurarci reciprocamente buona giornata! Niente parole di circostanza. Voglio solo dire che è stimolante per me essere stato invitato da Wilde e Fabio qui a Mestre a 3 mesi dalla conferenza “Cibo per la vita”, allo scopo di approfondire la questione, passando dall’aspetto storico e filosofico dell’alimentazione a quello pratico, stile “Crudo e mangiato”, parafrasando la nota rubrica televisiva. Non certo la ristorazione dei frati in penitenza, ma piuttosto un buffet saporito ed appetitoso, inclusivo di patate novelle non irradiate (leggermente cotte con la buccia), di miglio e riso integrale, fagiolini e ceci, strudel di mele senza zucchero, all’insegna della salute e del buongusto.
CONFESSO LA MIA SCARSITA’ COME CUOCO
Parliamo di cibo, a condizione che non vi aspettiate da me grandi stranezze o particolari invenzioni culinarie. Come sapete, non sono il medico che vi prescrive cibo per ammalarvi e conseguenti farmaci per rimediare, non sono il nutrizionista che per ogni sostanza vi scarica aulica cultura libresca e laboratoristica, fatta di formule e definizioni bio-chimiche, e non sono nemmeno il cuoco in grado di muoversi con destrezza tra i fornelli. Mi sento un precario a tutti gli effetti.
IL MIO REPERTORIO
Vengo anzi irriso e virtualmente bastonato in famiglia per la mia inettitudine persino ad accendere e a regolare la fiamma del gas. In realtà saprei fare un’ottima zuppa di verdure di orto e di campo, oppure una padellata di patate e cipolline cotte al minimo e senza olio. Anche al pop-corn senza sale e senza zucchero, ci arrivo facilmente. Posso pure cavarmela con un cavolo crudo tagliuzzato alla Julien, ed anche con delle carote e delle patate crude grattugiate. Spremute di agrumi e di melograni, oltre che panini integrali alle verdure aromatizzate da crema di olive, da carciofini, da pomodori secchi, e completate da avocado e noci, completano le mie referenze.
NON SONO UN DISASTRO SU TUTTI I FRONTI
Ma, a parte queste carenze culinarie, vanto grande esperienza in fatto di buffet vegani e salad bar alberghieri di alta classe, ed anche una notevole flessibilità o spirito di adattamento ai casi di emergenza, per cui me la so cavare benissimo nei menu di strada, nei menu da viaggio, nelle situazioni inaspettate e nelle circostanze avverse che possono sempre capitare.
QUALCHE EPISODIO
Ricordo una cena a Riyadh, invitato da un Adbulaziz primo cugino del Re, in salone imbandito e lunga tavolata di importanti personaggi politici rigorosamente in caffettano bianco. Riso e montone per tutti. Me la cavai facendomi dirottare dei pomodori, delle patate, delle olive e dei datteri. Oppure una serata in un agriturismo emiliano con gruppo di espositori fieristici, unanimemente felici per un programma a base di carne e vino rosso d’annata. Antipasto di affettato stile Parma cotto e San Daniele crudo, pasta ragù o carbonara per primo, secondo a scelta tra fiorentina ai ferri e spiedini misti. Chiamarlo menu allucinante era per me riduttivo. Mi feci servire le uniche sostanze eduli a disposizione in cucina. Una gigantesca terrina di fragole e ciliegie, per antipasto, per primo e per secondo, con tutti i convenuti che sgranavano gli occhi increduli e mi guardavano come fossi appena sbarcato da un’astronave.
STRATEGIE DI VIAGGIO
Durante gli spostamenti aerei non manca mai in borsa la mela, l’arancia, il kiwi ed il cavolo, più un tozzo di pane integrale. Giunto a destinazione, il primo obiettivo nel mirino è il rifornimento di frutta per la mia camera d’albergo, sia che si tratti di Saigon, Hongkong o Singapore, con manghi, leichi, melograni e rambutan nel mirino. L’aeroporto di Tessera offre ottime scelte vegane, ed anche a prezzi accessibili, dimostrando che a Venezia, quando vogliono, ci sanno fare.
STAZIONE DI MESTRE PREDA DEL GRUPPO CREMONINI-MCDONALD’S, AL PARI DI CENTO ALTRE STAZIONI FERROVIARIE D’ITALIA
Se arrivo però in treno a Mestre e c’è un’ora di tempo d’attesa per una coincidenza, non vado di certo al Chef Express Bar della stazione, emanazione e proprietà del Gruppo Cremonini, a elemosinare uno smorto tramezzino vegetariano con pane rigorosamente bianco e mezza foglia di lattuga disorientata, un panino sommerso da cento altri farciti di prosciutto, pollo e mortadella, tutti rinchiusi in un banco espositore-frigo col teschio, impregnato di maledizioni bovine e suine, oltre che di rivoltante odore misto tra il cimitero e il mattatoio. Molto meglio il supermercato a pochi metri dalla stazione, dove mi prendo una vaschetta di mirtilli, la banana, il grappolo d’uva, l’avocado, due cespi di lattuga belga, una vaschetta di olive e pomodoro secco, dei fichi secchi, delle mandorle e un paio di panini integrali ai semini vari, rendendomi autonomo per l’intera giornata.
SELEZIONE E PRESENTAZIONE
In effetti, saper mangiar oggi significa innanzitutto saper selezionare, saper fare la spesa, saper lavare accuratamente la verdura, saperla presentare e condire, accompagnandola possibilmente da germogli tipo alfa-alfa e da qualche fettina di avocado. Ci si può forse fidare dei cibi confezionati e propinati dalle industrie? No. Per quanto si faccia, si dica, si scriva sulle etichette, siamo vittime di un accerchiamento mirato a prenderci tutti nella rete e ad avvelenarci senza alcuna remissione.
VIVIAMO IN UN MONDO INAFFIDABILE
Volenti o nolenti, stiamo subendo un avvelenamento sistematico e progressivo:
1)      Un avvelenamento da devitalizzazione (da de-enzimizzazione, da de-vitaminizzazione, da de-mineralizzazione dei cibi).
2)      Un avvelenamento da deidratazione, ovvero di sottrazione della preziosa acqua biologica.
3)      Un avvelenamento da smagnetizzazione, ovvero di sottrazione delle cariche elettriche naturali.
4)      Un avvelenamento da sale evidente e nascosto, dove il sale crea ipertensione, ritenzione idrica, danni a fegato e reni, perversione equilibrio sodio-potassio, sovvertimento equilibrio vasocostrizione e vasodilatazione.
5)      Un avvelenamento da zucchero evidente e nascosto, dove lo zucchero stressa il sistema ormonale, produce candida, sostituisce pessimamente la frutta occupandone abusivamente gli spazi digestivi.
6)      Un avvelenamento da aspartame, dove l’aspartame contiene metanolo al 10%, veleno mortale che causa cecità, danni alla retina e alla ghiandola pineale, e dove non mancano acido formico e formaldeide, neurotossine altrettanto mortali (cole, gelati, caramelle e gomme da masticare), il tutto diretto ai giovanissimi col mito del dimagrimento.
7)      Un avvelenamento da caffeina (caffè, the, cole), dove la caffeina, droga dopante, assuefacente e mutagena al pari della cocaina, irrita il sistema nervoso e sottrae calcio-ferro al sistema.
8)      Un avvelenamento da acido urico (carne, crostacei, pesce, uova, formaggi, caffè, the, cole).
9)      Un avvelenamento da  cibi cotti (con formazione di minerali inorganici e non più assimilati, con creazione di veleni pericolosi come l’acrilamide che si formano ad ogni cottura superiore ai 110°C).
10)  Un avvelenamento da metalli pesanti tipo mercurio, alluminio, nickel e piombo (da vaccini, da farmaci, da integratori, da pesce e crostacei, da amalgami dentari, da inquinamento  stradale).
11)  Un avvelenamento da caseina, micidiale per i danni ai villi e alla superficie assimilativa intestinale.
12)  Un avvelenamento da glutine, con danni simili a quelli della caseina, ma limitato ai celiaci e ai lattanti privi di enzimi capaci di disgregare il glutine e renderlo più tollerato.
13)  Un avvelenamento ormonale a base di steroidi anabolizzanti, autentiche bombe chimiche a base di testosterone che, uscite dalle tradizionali palestre come gonfia-muscoli, offrono aggressività ai forzati del successo  nella finanza, nello sport, nel sesso, con gravi conseguenze per cuore (infarto), fegato (ittero e necrosi fulminante) e reni (dialisi), e conseguente depressione (con la cocaina che scorre a fiumi).
14)  Un avvelenamento mentale, fatto di assenteismo della scuola e delle istituzioni, di disinformazione mediatica e televisiva, di pubblicità deviante e consumistica.
15)  Un avvelenamento morale e spirituale, etico ed estetico, fatto di noncuranza, di disinvoltura, di cinismo, di sadomasochismo, di sopraffazione, di mancanza di rispetto verso il prossimo e verso la natura.
GLI ADDITIVI CHIMICI
Gli additivi alimentari hanno sempre una sigla E, seguita da un numero. Da E100 a E199 abbiamo i coloranti, da E200 a E299 i conservanti, da E300 a E399 gli antiossidanti o regolatori di acidità, da E400 a E499 gli addensanti, gli emulsionanti, i gelificanti e gli stabilizzanti,  da E600 a E699 gli esaltatori di sapidità, da E900 a E999 gli edulcoranti di sintesi, tra cui l’aspartame E951, una delle sostanze più diffuse e più pericolose in commercio. E si continua a quattro cifre, da E1000 a E1999.
AVVELENAMENTO DA ADDITIVI  (da documento distribuito negli anni scorsi dal Centro Tumori di Aviano-Pordenone, specializzato nella lotta contro il cancro)
Vengono suddivisi in inoffensivi, sospetti e tossici. La lista completa degli inoffensivi comprende i seguenti numeri: 100, 101, 103, 104, 105, 111, 121, 122, 126, 130, 132, 140, 151, 152, 160, 161, 162, 163, 170, 171, 172, 173, 174, 175, 180, 181, 200, 201, 202, 203, 206, 237, 238, 260, 262, 272, 280, 281, 282, 290, 300, 301, 302, 303, 304, 305, 307, 308, 309, 325, 326, 327, 331, 332, 333, 334, 335, 336, 337, 400, 401, 402, 403, 404, 406, 408, 410, 411, 413, 414, 420, 421, 422, 440, 470, 471, 472, 473, 474, 475. In tutto 81 additivi inoffensivi, o comunque poco offensivi. Nulla da obiettare sul termine “inoffensivi”. Rimane che sono sempre degli additivi chimici e quindi non paragonabili a sostanze naturali. Chiudiamo pure un occhio su di essi. A patto di ricordare che E101 (lattoflavina o vitamina B2 sintetica), che E104 (giallo di chinolina), che E132 (indigotina), che E140 (clorofilla), che E180 (pigmento rosso) ed E304 (palmitato di ascorbile) vengono giudicati sospetti e niente affatto inoffensivi da altre fonti.
ADDITIVI SOSPETTI
E125, E131, E150, E153, E210, E212, E213, E214, E215, E216, E217, E221, E222 (bisolfito di sodio), E223 (metabisolfito di sodio), E224 (metabisolfito di potassio), E226 (solfito di calcio), E231 (ortofenil fenolo), E240(aldeide formica), E241, E338 (acido orto fosforico), E339 (ortofosfato di sodio), E340 (ortofosfato di potassio), E341 (diortofosfato tricalcico), E460, E461, E463, E465, E466, E467. In tutto 29 additivi sospetti.
ADDITIVI TOSSICI
E102 (tartrazina), E110 (giallo arancio S), E120 (cocciniglia), E123 (amaranto), E124 (rosso cocciniglia A), E127 (eritrosina), E220 (anidride solforosa), E221 (sodio solfito), E225, E230 (difenile), E239 (esametil tetramina), E250 (nitrito di sodio), E252 (nitrato di potassio), E311 (octyl gallato), E312 dodecyl gallato), E320 (butil idrossi-anisolo), E321 (butil idrossi-toluolo), E407 (carragenina), E450 (polifosfati), E330 (acido citrico) che è tra i più pericolosi di tutti.
ALIMENTI DI LARGO CONSUMO CONTENENTI ADDITIVI TOSSICI
MERENDINE: Buondì Motta, Jolly Alemagna, Merendina Fabbri, Tin Tin Alemagna, Merendina Bricciola.
DOLCIUMI: Caramelle Perugina alla frutta e formato a spicchi (limone, arancia), Caramelle fondenti e assortite di varie marche, Sette Sere Perugina, Charms Alemagna.
BIBITE: Aranciata San Pellegrino, Bitter analcolico, Gingerino, Spume, Crodini, Aranciata Cin Cin, Aranciata Levissima.
APERITIVI: Aperol Gancia, Americano, Rosso Antico, Amaro Cora, Vov, Punch al mandarino
SIGARETTE: MS, Marlboro, Kim, Multifilter.
NOTA GENERALE: L’elenco non ha scopi demonizzanti nei riguardi degli specifici marchi qui citati, ma vuole solo far capire la scarsa attitudine salutistica delle industrie alimentari in generale.
LA VERA RIBELLIONE STA NEL CIBO
Tutte queste nostre attenzioni sul cibo ci trasformano automaticamente in gente disobbediente, ribelle, carbonara e in controtendenza. Già interessarsi di cibo sta dando fastidio. Dimostrare interesse poi per il grappolo d’uva e per le qualità intrinseche del kaki e del melograno rappresenta autentico atto di ribellione contro i satrapi del sistema, contro il regime sanitario mondiale, che ci vuole tutti lontano dagli alberi e dai cespugli, dal sole e dalla natura, preferendoci clienti fissi di salumerie, pasticcerie e fast-food, di farmacie, di ecografie, di cliniche ed ospedali. Non ce l’ho contro i medici onesti, trasparenti ed eroici che per fortuna esistono tuttora, ma contro la chiesa mondiale medica a cui purtroppo appartengono.
UNA MEDICINA MALDESTRA E BIDONISTICA
La Medicina di Atlanta è maestra imbattibile nella perversione della mente umana, e continua a battere pertanto il tasto del cibo proteico, insanguinato ed addolcito, quello che si allinea meglio con le sue orribili ambizioni di tortura e vivisezione. Batte pure il tasto dell’indifferenza al cibo, visto che le malattie sono per lei causate dai diavoli, dai virus e dai batteri, dai difetti delle piante (ciliegine velenose, patate alla solanina), dal sole malato, dalle bizze e dalle distrazioni del sistema immunitario, responsabile delle malattie-autoimmuni. Batte il tasto del qualunquismo alimentare stile “mangiare un poco di tutto e del bere in abbondanza”. Batte il tasto del bere bidoni di acqua, meglio se carica di minerali duri, bidoni di latte, bidoni di caffè, bidoni di sciroppi e digestivi, bidoni di sangue ed eparina, bidoni di farmaci e integratori, bidoni di vuduismo batterico-virale, bidoni di paura e di Aids. Una medicina maldestra e bidonistica, più che una medicina educatrice delle masse.
LA SAGGEZZA ANTI-MEDICA DI ROMA
Tanto bidonistica che venne intuita, soppesata, smascherata e messa al bando come attività anti-umana, sovversiva, pericolosa e nociva per 700 anni consecutivi dalla Grande Roma Caput Mundi. Da quella Roma che, senza ombra di medico e di farmaco intorno, conobbe guarda caso il punto di massimo splendore economico, politico, artistico e salutistico, col Colosseo, con strade, acquedotti, stadi, terme, piscine, vespasiani, ed altre opere ancora. Medici vietati e fuori legge per oltre 6 secoli, e poi tollerati in versione timida ed ippocratica per altri 1000 anni sotto l’influenza prima di medici-igienisti straordinari, tipo Asclepiade e Claudio Galeno, e poi dell’ottima Scuola Medica Salernitana, che durò fino al 1811. Erano tempi in cui la salute era tenuta non sotto i piedi, come avviene oggigiorno, ma sul palmo della mano.
ROMA ERA INTERESSATA BASILARMENTE AL MENS SANA IN CORPORE SANO
Erofilo, nel 300 a. C. sentenziava che quando essa manca, la saggezza non vale, l’arte non si può esercitare, la forza della mente e dello spirito latita, e la ricchezza non ha alcun significato. Lucrezio Caro (99-55 a. C), nel suo Rerum Natura, rimpiange i tempi antichi e si rammarica per come il cotto sia stata la causa dell’indebolimento progressivo della razza umana, la causa dell’accorciamento della vita. Ci ricorda poi come gli atleti di Atene e i guerrieri di Sparta si nutrissero essenzialmente di fichi, di nocciole, di lupini, di cicorie e di grani abbrustoliti. Orazio Flacco (65-9 a. C.), meglio di altri, descrive in sintesi i criteri basilari dello star bene e dello star male. “Se stai bene di stomaco, di ventre e di petto, e se non sei tormentato dalla gotta, tutte le ricchezze del re non potranno aggiungere nulla alla tua felicità”.
UN SENECA SORPRENDENTE E STRAORDINARIAMENTE MODERNO
Ricordiamo Seneca (62 a. C- 38 d. C) come emblema dello stoicismo. Ma oggi viene rivalutato anche come modernissimo igienista. “Nessuno ci ha dato una vita corta: siamo noi che la rendiamo tale!”.  Sempre Seneca, qui addirittura sorprendente: “La strada sicura per una buona nutrizione e un’ottima salute è il digiuno. Libero dai residui del corpo e dai falsi appetiti, sarai pronto ad abbracciare frutta fresca, noci e semi, e a liberarti dal cibo-spazzatura”. Come dire saper smangiare prima ancora che saper mangiare. “Qualsiasi mona”, diremmo oggi in gergo, “è capace di mettere in bocca del materiale e di riempirsi lo stomaco alla rinfusa”. Il problema vero sta nel travasare e smaltire i rifiuti solidi e nel far defluire persino il bicchiere d’acqua, che va dentro facile ma fuoriesce con lentezza e difficoltà.
NON SIAMO DEI PARIA AGLI ORDINI DI UN MANIPOLO DI IDIOTI
Ma ci rendiamo forse conto di cosa abbiamo storicamente alle nostre spalle, di quale capitale di conoscenze scientifiche e di saggezza alimentare, comportamentale e salutistica ci contraddistingue e ci caratterizza? E noi dovremmo essere schiavizzati da una corrotta, arrogante e salutisticamente analfabeta massa di idioti che puzzano di petrolio, di sangue e di Coca-Cola? Non è un discorso anti-americano. E’ un discorso contro il regime, contro i suoi vassalli e i suoi servi.
GLI ANTICHI EMANANO MODERNITA’ DA OGNI PORO
Qualcuno mi critica perché mi avvalgo di teorie e di uomini del passato. Quasi che il passato puzzasse di muffa e il presente brillasse di verità. E’ forse polveroso Parmenide, difensore e paladino della febbre? Sono forse polverosi Asclepiade, o Marco Aurelio, colonne dell’igienismo imperiale romano? E’ forse  sorpassato Claudio Galeno, intriso com’era di cultura pitagorico-ippocratica? Sono forse superati Gerolamo Savonarola, Giordano Bruno, Leonardo da Vinci e Galileo Galilei? O non sono forse polverosi e retrogradi i medicastri odierni che vivono di tachipirina, di antivirali e di antibiotici? Sbaglierei a citare uno Shelton che ammirava Leonardo e Luigi Alvise Cornaro, veneziano autore di “La Vita Sobria”, primo testo igienista mondiale? Sbaglierei a citare Max Bircher-Benner, precursore moderno della scienza della nutrizione e del crudismo, che prese come spunto per i suoi primi menu rivoluzionari il ricettario di Pitagora?
CRITERI SELETTIVI
Siamo qui riuniti a parlare di cibo ideale. Quali i criteri selettivi di valutazione? A quale tipo di cibo dobbiamo puntare in vista del nostro benessere? Cosa intendiamo per cibo semplice e sano?
1)  Cibo che richieda il minimo di tempo, di costo, di impegno preparativo.
2)  Cibo che sia di gradimento agli occhi, al profumo, al gusto, alla mente e, ovviamente, allo stomaco.
3)  Cibo che sia digeribile in modo rapido, e che non diventi mattone che blocca, o bomba chimica che sovverte gli equilibri interni.
4)  Cibo che non crei aderenze e collosità in zona intestinale, che non metta fuori uso i nostri 5 milioni di villi e i nostri 400-600 metri quadri di superficie assimilativa intestinale.
5)  Cibo che produca chiarezza mentale, regalandoci pure il massimo di energia, senza mandarci il cuore in accelerazione stimolata e in tachicardia.
6)  Cibo che non alteri il pH del nostro sangue (7.30-7.50) e non mandi fuori norma le nostre urine (6.50-6.80, con Rh 22-24 microVolt e Ro 30-45 Ohm), e che dunque non crei acidificazione sforando il tetto proteico di 24 grammi/giorno (non i 250-300 invocati anni addietro dalla demenza filo-macellaia della FDA, e dai suoi fidi coloni sanitari, pronti a pendere dalle labbra di Atlanta, e poi pronti con la coda tra le gambe a ridurre a 150, a 100 e agli attuali superesagerati 75 grammi/giorno).
7)  Cibo che non produca leucocitosi digestiva, con pesanti costi immunitari-enzimatici-metilici, portando il sangue dai normali 5000-6000 leucociti per mmc a 12-14000 (nel caso di vegetarianismo cottista), o a 20-25000 (nel caso di carnivorismo cottista).
8)  Cibo vivo e non morto, carico cioè dei suoi catalizzatori originari, dei suoi food-enzyme e dei suoi micronutrienti.
9)  Cibo che sulla scala vibrazionale Simoneton si collochi oltre la soglia minima di sicurezza dei 6500 Angstrom e viaggi possibilmente verso l’infrarosso della vitalità, portando il corpo a una condizione di batteria carica e di irraggiante surplus energetico (aura rossa) e non a condizione di buco nero debilitante ed assorbente di energia altrui (aura grigia e nerastra).
10) Cibo che non faccia a cazzotti con la nostra struttura biochimica e col nostro disegno psico-fisico ed emozionale.
11) Cibo che non sia stato rovinato dalla Satana-Monsanto, la corporation americana che sta disseminando la crosta terrestre di OGM e di glifosfato (presente nel suo micidiale veleno Round-Up e causante malformazioni nei feti da laboratorio e disfunzioni endocrine nei consumatori).
12) Cibo che sia digerito, assimilato ed espulso rapidamente, producendo sangue nuovo e rendendo fluido il sangue esistente, denso, viscoso e lipotossico.
13) Cibo che serva anche a soddisfare in modo conveniente le condizioni del momento, ma senza doversi troppo pentirsene (assai comodi ma da evitare come stronca-appetito i formaggi, i cracker, i cioccolatini, i gelati, soprattutto per chi è in cura rigida e rigorosa).
VEGANCRUDISMO RISOLUTIVO
Chiaro che il cibo meglio rispondente alle 13 condizioni appena citate si chiama cibo naturale e pacifico, ovvero frutta, verdura cruda, semini (non acidificano), mandorle (non acidificano), cereali a basso o zero glutine (riso integrale, miglio, quinoa, saraceno, mais, pop-corn senza sale e senza zucchero), lupini e legumi freschi. In altri termini, il cibo di cui parliamo è cibo vegan tendenzialmente crudista, con percentuali di crudismo variabili dal 30% iniziale, al 50% medio, al 75% avanzato, al 90% ideale (con qualche variazione rapportata alle variabili condizioni di vita e alle differenze climatiche stagionali).
SITUAZIONI DI EMERGENZA
Chiaro che a volte ci sono situazioni di emergenza nelle quali non si è in grado di impostare la propria dieta al meglio. Scattano allora le soluzioni di compromesso, dove si opta per il minimo danno e la minima trasgressione possibile (nessuno muore per una manciata di trasgressioni con formaggio crudo di malga, per una manciata di mezzi bicchieri di vino della monaca, per una manciata di cioccolatini non al latte, per una pizza vegana in più). Questo non è un invito a trasgredire, ma solo un richiamo alla flessibilità mentale, e soprattutto al non demordere e a non mandare all’aria tutto, solo perché abbiamo commesso qualche peccato oltremisura.
DIGERIBILITA’ DEI CIBI
Molta gente è pronta a demonizzare la frutta. Non si rende conto di essere vittima di un circolo vizioso dove il suo sangue denso e rallentato, dove il suo sistema linfatico impigrito, vanno ormai d’accordo col cibo lento, morto ed inquinato. Motore inquinato che richiama carburante inquinato, in coerente andazzo verso il peggio e verso la malattia. La frutta è alimento vivo, vivace e vivificante. Cibo che fa sobbalzare il sistema e che mette in crisi una macchina piena di crepe e difetti funzionali. Demonizzare la frutta è ridicolo. I problemi digestivi vengono sempre provocati  dai cibi proteici e concentrati, parcheggiatori abusivi di un lungo tubo gastrointestinale di marca vegana.
LE PROTEINE SONO DA SCHIVARE PIU’ CHE DA CERCARE
Il mito delle proteine va chiaramente smantellato. Del nostro totale fabbisogno calorico, solo il 2,5-10% massimo delle calorie deve venire dalle proteine. La tabella del contenuto proteico (American Standard) dei vari cibi vegani parla chiaro:
– Latte di donna   5,9 %  (per un tot 100 di valore calorico contenuto, c’è un 5,9% di proteine)
– Frutta                6,7 %
– Noci e semi     11,0 %
– Grani               13,0 %
– Vegetali crudi  22,0 %
– Legumi            28,0 %
La vegetazione, il verde e i frutti colorati, non sono altro che condensazione di luce solare. Basta in ogni caso saziarsi con qualunque cibo e, a occhi bendati, si copre ampiamente il fabbisogno proteico.
COMBINAZIONI PROTEICHE E AMIDACEE
Premettiamo che tutti i cibi hanno contenuto proteico, ma che in alcuni le proteine sono più concentrate. In alcuni cibi convivono proteine e amidi, come nei cereali. Esistono delle linee guida generali che servono a dare una certa traccia, ma che vanno interpretate in modo non esageratamente rigido. In genere si usa chiamare cibi proteici quelli di origine animale e, in campo vegano, i legumi, i cereali e la frutta secca. I cibi proteici vanno sempre preceduti da un piatto di cibo crudo. Non si prendono più di un cibo proteico per pasto. Non si mescolano bene proteine e amidi, proteine e zuccheri, proteine e frutta, proteine e acidi, proteine e grassi. Per gli amidi che sono una via di mezzo tra proteine e carboidrati, combinazioni difficili sono amido e amido, amido e proteina, amido e zuccheri, amido e acido. Ricordiamo inoltre che la tendenza verso il monopasto o comunque verso meno mescole possibili è da considerarsi regola d’oro.
IL CRITERIO PRATICO DELLA VELOCITA’ DIGESTIVA
Il buon senso suggerisce, in ogni caso, di usare il criterio della velocità digestiva. Il frutto, a stomaco vuoto, è il più rapido (25-50 minuti, esclusa la banana che richiede 2 ore), ma non associamo comunque la frutta nei pasti principali, visto che la confiniamo nelle colazioni mattiniere e nelle merende pomeridiane. La verdura cruda a foglia è digeribile in 60-80 minuti. Le verdure cotte richiedono in genere il doppio, ossia almeno 2 ore di tempo. Per cereali con verdure, patate e legumi, paste integrali e pizze alle verdure, occorre considerare 3 ore di tempo (dipendendo da tipo di cottura, tipo di mescola, quantità di cibo ingerito, capacità digestiva del soggetto). Per la frutta secca servono 3-4 ore, per cui le inseriamo preferibilmente per ultime a fine pasto. Per i prodotti animali, lo citiamo solo per la cronaca, servono non 4, ma 24 ore, creando essi residui proteici indigesti e putrefattivi lungo l’asse digestivo e in zona colon.
MANGIARE SOLO QUANDO SI HA VERO APPETITO E LIMITARE LE QUANTITA’
In pratica patate con verdure vanno bene. Idem legumi con verdure. Risi e bisi, ovvero cereali e legumi, non andrebbero bene, ma a livello pratico vengono spesso presi in associazione, per cui questa regola è alquanto controversa. La cosa più saggia da farsi, nel caso di dubbi e di situazioni ai limiti, è di mangiare solo quando si ha vero appetito, partire con la terrina di foglie verdi crude, e nelle mescole rischiose limitare la quantità al minimo. Le bevande, calde o fredde, a tavola sono tutte proibite. Si ammette al massimo mezzo bicchiere di acqua non gassata. Chi mangia tuttora cibi cotti al 50%, deve necessariamente bere acqua leggera a seconda della sete e del consumo idrico e comunque mezzo litro o un litro al giorno, prima o lontano dai pasti.
COMBINAZIONI FRUTTA E VERDURA
Chiaro che anguria e melone, frutti a rapida fermentazione, vanno sempre presi rigorosamente da soli. Chiaro che la frutta va presa sempre lontano da pranzo e cena. Mela, ananas e papaia, essendo dotate di enzimi anti-fermentanti, sono mescolabili praticamente con tutto. Le verdure crude, a pranzo e cena, rappresentano ottimo piatto di ingresso davanti a qualsiasi cibo (escluso la frutta).
Chi decide di mescolare il piatto di radicchio o di insalata con le mandorle, le noci o i pinoli, lo può fare, ma il quel caso il piatto diventa non più introduttivo al pranzo, ma piatto unico e completo.
LOTTA NON ALLE MALATTIE MA ALLE TOSSINE CHE LE CAUSANO
Le tossine che ci ammalano provengono da fuori, dall’aria viziata o inquinata che respiriamo, dalle acque dure, dai cibi assurdi e dalle bevande micidiali che consumiamo, dai farmaci che assumiamo, ma anche dalle sostanze di scarto dei processi metabolici interni. Il nostro corpo è soggetto dunque a un bombardamento di tossine esterne ed interne, tutte di carattere acidificante.
OCCHIO AL FEGATO
Siamo comunque attrezzati per far fronte a tutto questo. Tra gli organi emuntori e purificanti abbiamo un’efficace centrale biochimica chiamata fegato, collegata direttamente all’intestino. Ad ogni minuto passano al suo interno due litri di sangue alcalino per un filtraggio e una trasformazione delle sostanze tossiche in sostanze meno pericolose. Le sostanze idrosolubili vengono convogliate ai reni ed espulse tramite le urine. Quelle liposolubili passano invece alla cistifellea dove, mescolate alla bile, vano all’intestino e vengono espulse con le feci. Perché tutto questo avvenga il fegato deve funzionare.
NULLA DI MEGLIO DEL VEGANCRUDISMO
Lo stile di vita stressante porta a sovraccaricare il fegato che non riesce più a fare il suo lavoro e a neutralizzare le tossine esterne ed interne. Ecco l’importanza basilare dell’alimentazione, dell’eliminare i cibi carnei e i cibi grassi, l’alcol, il caffè, lo zucchero industriale, i cibi stracotti e concentrati, che lo infiammano e lo ingrossano. Niente di meglio che una dieta di frutta e di verdura di stagione, ricca di acqua biologica zuccherina e di contrastante clorofilla, in un gioco dolce-amaro rigorosamente naturale, con frutti dolci per caricarci di energetiche calorie e verdure amare per  stimolare la secrezione biliare. Da qui una lode sperticata a tutti i radicchi, all’insalata belga, ai carciofi, ai cardi, al tarassaco, al selene, al farinaccio, agli asparagi, alla fitolacca, alla bardana, all’aloe, allo zenzero, ai ravanelli.
CICLI CIRCADIANI
Importante tener conto che dalle 12 alle 20 siamo nel ciclo appropriativo, o della assunzione-cibaria. Dalle 20 alle 4 del mattino siamo nel ciclo assimilativo (se ci alimentiamo giusto e leggero, l’assimilazione è rapida per cui avanza anche il tempo, tra la 1 e le 4 del mattino per tre orette di quotidiano di digiuno notturno). Dalle 4 alle 12 siamo in ciclo eliminativo, dove l’alimento più indicato e in armonia con la tendenza detossificante rimane la frutta di tipo acido ed acquoso. Assumendo a metà mattina il pop-corn con le banane, o la crema di avena coi semini vari e il germe di grano, si va chiaramente in contrasto rispetto alla eliminazione e si tende a mantenere o ad incrementare il peso corporeo, o si tende comunque a sostenere il corpo nei casi di attività fisiche intense (sport o lavoro) e nel caso di carenze nutritive da vitamine del gruppo B (specie B1, B2, B3, B5 e B6).
EVITARE L’ACIDOSI
Uno dei pericoli più gravi dell’organismo è l’acidosi. Abbiamo già 75 trilioni di cellule che per il loro normale funzionamento ci scaricano nel corpo, senza sosta e 24 ore al giorno, i loro residui metabolici, di tipo acido, per cui non abbiamo per niente bisogno di acidificarci ulteriormente con alimenti industriali, elaborati, raffinati, sintetizzati, pastorizzati, cotti, arricchiti, concentrati, concentrati, salati e zuccherati. I cibi naturali dal gusto acido e dal test acido non sono affatto acidificanti come la gente pensa e crede. Gli acidi deboli della frutta (citrico, malico, tartarico) si alleano facilmente con i minerali per formare ottimi sali, per cui sono tutti alcalinizzanti. Caso classico quello del limone, fortemente acido in partenza e maggiore alcalinizzante tra tutti gli agrumi. Frutta, mandorle, semini, verdure e ortaggi sono alcalinizzanti, cereali, legumi secchi, succhi di frutta conservati, farinacei cotti, cibi salati e zuccherati, sono acidificanti (ovvio che cibi animali, the, caffè, alcolici, cole, bevande gassate, farmaci, vaccini, stress psico-fisici ed emozionali, sono tutti fortemente acidificanti).
PROBLEMI CAUSATI DALL’ACIDOSI
L’acidosi causa problemi digestivi (bruciore, iperacidità, reflussi, dispepsie, gastriti, sonnolenza post-prandiale), problemi cutanei (eczema, psoriasi, acne, vitiligine), problemi nervosi (instabilità, palpitazioni), problemi osteoarticolari (artrosi, crampi, mialgie, osteoporosi), problemi endocrini (diabete, tiroiditi, mestrui irregolari, sterilità, candidosi), problemi immunitari (iperuricemia, ipertiroidismo).
I COLORI DELLA NATURA
L’American Dietetic Association e la Canadian Dietetic Association  hanno messo in evidenza che frutta e verdura crude, oltre alle già note componenti qualitative tipo acqua biologica, vitamine (preziose micromolecole antiossidanti), fibre (ottime per il transito intestinale) e minerali, sono pure dotate di una classe di sostanze organiche di straordinaria utilità, chiamate fitochimici o nutraceuti, evidenziati dalle loro diverse colorazioni.
– Bianco indica quercitina, isotiocianati e flavonoidi (utili per sistema osseo e sistema polmonare).
– Giallo arancio indica beta-carotene e flavonoidi (vit. A, crescita, mantenimento, collagene, vista).
– Verde indica vitale clorofilla, carotenoidi, acido folico B9, vitamina C (pro-ferro) e resveratrolo.
– Rosso indica licopene e antocianine (fragilità capillare, aggregazione piastrinica, prostata, vista).
– Blu-viola indica antocianine e beta-carotene (funzione urinaria, circolazione, vista).
DIGIUNO DISINTOSSICANTE
Mentre il vegan-crudismo è uno stile alimentare stabilmente depurativo e chelante (veleno- disgregante), il digiuno rappresenta una accelerazione depurativa, una specie di sala operatoria senza uso di bisturi. Digiuno igienista significa riposo fisiologico assoluto, con risparmio calorico-energetico, anche se ci sono stati esempi di digiuni effettuati sistematicamente prima di gare sportive importanti e persino casi di gente che in fase di digiuno ha addirittura completato una maratona. Digiuno significa zero cibo, e zero farmaci. Ammesso il respiro ritmato e profondo (finestra aperta per ricambio aria diurno e notturno), ammesso il movimento muscolare a letto, ammessa e obbligatoria l’acqua leggera da bere a sorsi ed in continuazione (almeno 2-3 litrial giorno).
QUANDO FERMARE IL DIGIUNO
Meglio iniziare il digiuno la sera. Lo stop logico al digiuno avviene quando arrivano precisi segnali tipo forte ritorno appetito, temperatura e battito cardiaco non più alterati, alito non più pesante, urina non più scura ma di nuovo colore paglierino, lingua non più patinata. Prima di riprendere la normale alimentazione, è suggerito un giorno a base di sola frutta, o di soli centrifugati, o comunque un giorno a soli alimenti crudi.
CONDIMENTI
Evitare le salse ricche e complesse. Stare sull’olio extravergine di oliva estratto a freddo (ottimo per i bambini piccoli, per sportivi e per anziani che abbisognano di acido oleico), o su altri oli di semi estratti a freddo (lino, sesamo, girasole, vinacciolo, mais). Sale poco e integrale. Pepe andiamoci piano essendo esso irritante. Per l’aceto va bene quello di mele non pastorizzato, ricco di acido malico utile per favorire la digestione. L’aceto di vino non pastorizzato e fatto in casa, va bene limitando le quantità. La salsa di soia va bene se priva di glutammato. Peperoncino, cannella, curry, si possono usare, ma senza esagerazione. Col crudismo, le sostanze piccanti diventano progressivamente inutili, al pari delle varie salse giapponesi o macrobiotiche. Esistono del resto le rape piccanti, i ravanelli, la rucola, il cren, le varie erbe aromatizzanti.
CRUDISMO PER GRADI
L’impatto iniziale col crudismo, per una persona rovinata da anni di cibi cotti e sbagliati, può essere duro sia dal punto di vista biochimico che da quello mentale. Qualcuno riesce a farlo e la cosa sta benissimo. Chi ha difficoltà può arrivarci per gradi. Un primo obiettivo per dei crudisti esordienti può essere il 30% di crudo, per poi andare via via al 50 e al 75% degli avanzati, o al 90% dei quasi perfetti. Nella fase iniziale va bevuta più acqua (1 litro al giorno) al fine di aiutare la fase eliminativa. Man mano che aumenta la percentuale di crudità la sete scompare, e l’acqua minerale viene progressivamente soppiantata dall’acqua biologica della frutta e dalla clorofilla delle verdure.
Se uno lavora e trasuda, o fa sport implicante intensa dispersione idrica, il caso è diverso.
I VANTAGGI DEL CRUDO
Bel crudo tutti i nutrienti rimangono intatti. Il crudo abbassa la pressione e fa perdere il sovrappeso.
La dieta cruda inverte il corso delle malattie, energizza il corpo, ritarda l’invecchiamento. Frutta e verdure vengono utilizzate ed assimilate 2-3 volte più efficacemente e velocemente nella versione cruda rispetto a quella cotta. Migliorando la dieta si ha sempre effetto eliminativo. E’ come quando uno smette di fumare e di bere caffè, dove le tossine nicotiniche e caffeiniche vengono rimosse dai tessuti e dai depositi, con transito verso l’esterno mediante la corrente sanguigna. Ed è per questo che per ridurre le reazioni (mal di testa e sintomi fastidiosi da eliminazione tossine), si raccomanda di gradualizzare la transizione dal cotto al crudo. Chi ha problemi con gli agrumi, deve ricorrere alla reintroduzione prudente e progressiva. Un buon succo d’arancia mattiniero regala in ogni caso una freschezza mentale che dura per diverse ore.
I CENTRIFUGATI
Se seguiamo alla lettera Shelton, le macchinette le possiamo lasciare ai fabbricanti. Pur condividendo l’idea che se mangi lentamente il frutto nulla può essere meglio di quello, credo che centrifugati e frullati siano di grande aiuto soprattutto per la preparazione di succhi di carote e di radici, dove riusciamo a estrarre velocemente ottima acqua biologica. Jay Kordich, più noto col nome di Juiceman, famoso per aver insegnato dalle varie reti televisive americane mille ricette liquide, era stato scioccato da una diagnosi di cancro a vent’anni, quando era giovane e promettente atleta del calcio americano. Smise immediatamente col cibo cotto e andò avanti per 30 anni, in piena salute, con 13 bicchieri al giorno di succhi freschi e rivitalizzanti, più qualche piatto di verdure soprattutto crude. Si parla di succhi puri e naturali, preparati in pochi minuti. Si sa cosa c’è dentro, si può provare e sperimentare.
LE RACCOMANDAZIONI DI KORDICH, ESPERTO E BENEFICIATO DAI SUCCHI
Pur non intendendo fare l’avvocato dei succhi, Kordich raccomandava alla gente, e in particolare a quella che già si alimentava al meglio, di non cambiare necessariamente la propria dieta, quando essa fosse ottimale e soddisfacente, ma di aggiungere ad essa, come integrazione naturale almeno un paio di centrifugati al giorno. Due cose importanti raccomandate a tutti, A) bere il succo all’istante e non tentare conservazioni problematiche, B) fare in modo che 3 quarti del totale siano a base di carota e di succo di mela o di ananas (liquido gradevole e digeribile), e solo un quarto a base di verdure a nostra scelta. I succhi troppo amari possono risultare indigesti oltre che non piacevoli al gusto. L’aggiunta di mezza radichetta di zenzero rende la bevanda piccante, l’aggiunta di mezza foglia di aloe rende il tutto amaro e ripulente, l’aggiunta di una manciata di germogli rende la bevanda rinforzante.
QUALCHE ESEMPIO DI RICETTE PER CENTRIFUGA
– Base valida per tutti i centrifugati: 3 carote, 1 mela, 1 gamba di sedano.
– Succo anti-stitichezza: 3 carote, 1 mela, 1 gamba di sedano, una patata cruda media.
– Succo anti-meteorismo intestinale: 2 kiwi, 1finocchio, 1 carciofo, un cespo radicchio rosso, 1 mela.
– Succo anti-ossidante per eccellenza: 3 carote, 1 kiwi, 2 arance.
– Succo anti-colesterolo: 1 carciofo, 1 manciata germogli di soia, 100 grammi di cicoria, 100 grammi di fagiolini, un limone, 2 carote.
– Succo anti-ritenzione idrica: 2 fette ananas, 1 finocchio, 2-3 gambi di sedano, indivia o tarassaco e poche foglie di menta.
– Succo anti-diabetico: 2 carote, 1 mela, 2 gambe di sedano, 2 radici di topinambur, 10 lupini in salamoia.
– Succo anti-disidratazione: 2 pomodori, 1 gambo sedano, 1 bietola, 1 cetriolo, 3 foglie cavolo.
– Succo per il rinforzo capelli: 3 carote, 1 mela, 3 manciate di ortiche, 1 radichetta di zenzero, uno scalogno.
– Succo anti-anemico: 3 carote, 1 fetta ananas, 1 gamba sedano, manciata germogli alfa-alfa, manciata crescione, manciata farinaccio (punte) oppure spinaci.
ZUPPE CRUDE TIPO GAZPACHO
Grazie alla centrifuga si possono anche fare delle ottime minestre crude:
– Zuppa al cavolfiore: 1 cavolfiore (precotto 5 minuti al vapore), 1 avocado, 1 bicchier d’acqua, 1 bicchiere di germogli alfa-alfa, 4 foglie basilico, cucchiaio d’olio d’oliva EV.
– Zuppa di pomodori (2), avocado (1), olio EV e basilico.
– Zuppa di cetrioli (2), pomodori (2), avocado (2), mezzo bicchiere di crescione, olio EV.
GELATI
Utilizzando avocado e banane mature messe in congelatore, e facendo ricorso a latte di mandorle o latte di nocciole (si fanno frullando i vari tipi di noci intenerite nell’acqua), o latte di soia o latte di cereali, o succo dolce di fichi e datteri in ammollo, più mirtilli, more, fragole, fichi, si possono preparare deliziosi e digeribili gelati.
ERBE DI CAMPO, DI BOSCO E DI TORRENTE
Crescione, farinaccio, selene, pungitopo, bardana, tarassaco, ortica, piantaggine, acetosa, barba di becco, fitolacca, amaranto ramolaccio (papavero), valerianella, rucola, e diverse altre erbe ancora, possono essere utilizzate in aggiunta a insalate crude, o sulle zuppe fredde o calde di verdura, o sulla pizza fatta in casa.
FARINE INTERESSANTI
Ottima la farina di ceci che serve come base per fare delle frittate senza uova, possedendo quel valore collante caratteristico delle uova stesse. Esistono farine straordinarie e convenienti, come quella di castagne, quella di carruba, quella di pistacchi, quella di manioca o cassava (da cui si ottiene la farina chiamata tapioca). Trattasi di farine ottenute a crudo e quindi ricche di micronutrienti. Ottime per fare delle creme, o delle basi pastose da assottigliare col mattarello e usare nella preparazione di diversi piatti, usando la fantasia e l’inventiva, oltre che un pizzico di audacia culinaria.
TESTI CON OTTIME RICETTE VEGANE
Esistono in circolazione libri di consigli e ricette, tra i quali suggerisco:
1) La cucina etica regionale” di Nives Arosio, Sonda Editrice
2) Essere vegetariani, di Elisabetta Passalacqua Lolli, Ibiskos Editrice
3) Solo Crudo, di Sara Cargnello e Stefano Momenté, Macro Edizioni
4) La Dieta Comica, di Mirna Visentini, I libri di Gaia
LA MENTALITA’ DEL GATTO
Gli uomini comuni sono come i gatti che ingoiano i topi con pelle e intestino. Poi si lamentano e strillano: “Ah, come sono infelice con mio marito! Ah, che marito mi è capitato!”. Perché avete la mentalità del gatto? Perché avete mangiato quell’uomo, perché avete frequentato quell’essere, e avete fatto degli scambi con lui, accettando i suoi sentimenti, i suoi pensieri, il suo respiro, la sua aura? Perché non avete preso la precauzione di lavarlo, di pulirlo, di prepararlo, di farlo passare attraverso qualche filtro e qualche prova?
ALI MENTARSI IN ARMONIA CON L’UNIVERSO E NON IN CONTRASTO CON ESSO
Col cibo ci si può rovinare o si possono realizzare dei prodigi. Dobbiamo però comprendere e convincerci che il cibo giusto è carico di elementi divini, magici ed alchemici. “Se mangiate il cibo giusto, e lo mangiate secondo le regole, sarete stupefatti ed entrerete in un altro ordine di vibrazioni. Vi sentirete legati all’universo ed in armonia con esso, per cui godrete di uno straordinario stato di pace, di pienezza e di felicità. Finché non provate questo stato di grazia, nulla avrete compreso della nutrizione”. sono le parole di Omraam Mickael Aivanhov (1900-1986), filosofo e pedagogo bulgaro, che si dedicò ad insegnare, con penetrante, ironica e sottile religiosità, il perfezionamento concreto nel pensiero e nei comportamenti umani.
Valdo Vaccaro

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La carenza di vitamina D può svilupparsi per svariate ragioni, riconducibili ad un’insufficiente apporto alimentare, ad un’inadeguata esposizione al sole (in particolare ai raggi UVB), ad un aumentato fabbisogno, ad un alterato assorbimento o a condizioni – come le malattie epatiche o renali – che compromettono la conversione della vitamina nella sua forma attiva.

La carenza di vitamina D compromette la mineralizzazione ossea, causando malattie come il rachitismo nei bambini e l’osteomalacia negli adulti, e favorendo l’insorgenza dell’osteoporosi.

Nel rachitismo si ha un’insufficiente mineralizzazione della porzione ossea in crescita, che nel tempo cede e si deforma sotto il carico del peso corporeo e della tensione muscolare: le gambe appaiono storte, la mascella deformata, la cassa toracica incavata a livello dello sterno, il viso troppo stretto o anch’esso deforme. Il progressivo miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie e la sempre maggiore diffusione della profilassi vitaminica sin dal periodo neonatale, hanno ridotto notevolmente questa malattia da carenza di vitamina D, un tempo diffusissima. Si consiglia comunque di avviare il bambino, sin dai primi giorni di vita, ad una sana vita all’aria aperta, esponendolo frequentemente e con regolarità alla luce solare senza fasciarlo completamente nei mesi invernali e proteggendolo con apposite creme in caso di esposizione prolungata.

L’osteomalacia è una malattia caratterizzata dalla rarefazione macroscopica delle ossa, che risultano dolenti e più inclini alle fratture.

Il fabbisogno alimentare aumenta con il passare degli anni, quando diminuisce l’abilità della pelle di sintetizzare vitamina D (a partire da un derivato del colesterolo) e quella dei reni di operare l’ultima trasformazione necessaria ad attivarla. Per questo motivo negli anziani viene spesso consigliata una supplementazione di vitamina D, tramite specifici integratori od oli di pesce. L’integrazione viene consigliata, unitamente a quella di calcio, anche nella prevenzione dell’osteoporosi, con lo scopo di rinforzare le ossa e diminuire la suscettibilità alle fratture. A rischio di sviluppare carenze importanti sono gli alcolisti, i pazienti che hanno subìto resezioni dell’intestino tenue e quelli colpiti da insufficienza renale, insufficienza epatica, celiachia, fibrosi cistica, pancreatite cronica o cirrosi biliare primitiva.

Buone fonti alimentari di vitamina D sono rappresentate da: fegato, tuorlo d’uovo,latte, burro ed oli di pesce. Una specifica integrazione di vitamina D è generalmente raccomandata durante la gravidanza e l’allattamento, ai lattanti nutriti con latte materno (quello artificiale – non per questo migliore del muliebre – è arricchito artificialmente) e talvolta ai bambini ed ai ragazzi. Nel stabilire i dosaggi raccomandati per i nuovi nati, le organizzazioni internazionali tengono conto anche della latitudine di residenza. Non dimentichiamo, comunque, che un’assunzione elevata di questa vitamina può dare fenomeni di tossicità, per cui prima di assumere integratori specifici è importante consultare il parere medico. I rischi di un sovradosaggio includono: mineralizzazione di tessuti non ossei con calcificazioni diffuse degli organi, contrazioni e spasmi muscolari accompagnati a vomito, diarrea e mal di testa.

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Signor Valdo Vaccaro, buonasera. Sono Paolo da Verona.
Mi sono imbattuto ieri sera in un suo articolo assai coinvolgente sul sito disinformazione.it, per cui sono andato al suo blog e mi sono fatto una salutare scorpacciata di letture varie.
Mi sono avvicinato, ma mai in modo definitivo e costante, ad una alimentazione equilibrata.
Ho fatto pure qualche tentativo di digiuno completo da ogni tipo di cibo, per un giorno alla settimana, bevendo solo acqua.
Però ho abbandonato questa pratica, in quanto contrastante col tipo di lavoro che faccio.
Non ce la facevo ad arrivare a sera senza mangiare.

Come e quanto digiunare?

Nella sua tesina del 12 aprile 2009, Una gran voglia di star bene, lei fa riferimento alle teorie di digiuno del dr Arnold Ehret, del quale ho già letto il libro, dicendosi d’accordo sui buoni effetti dei digiuni brevi, evitando se non in casi eccezionali quelli prolungati.
La mia domanda a questo punto è la seguente. E’ buona usanza o no quella di digiunare una volta alla settimana, ad esempio per un mese all’anno?
Cosa ne pensa lei?

Le unghie rigate e il caffè

Nell’articolo Lipotoxemia ed emoviscosità, ovvero cancro, ho notato che lei sottolinea spesso la dannosità della caffeina per il sistema immunitario. Riesce a spiegarmi in che modo ciò avviene?
Anche perché io ne consumo due o tre al giorno.
Un’ultima curiosità in merito al suo elenco di segnali che, se sommati e compresenti, indicano un allarme cancerogeno.
Le unghie segnate da linee mi hanno fatto pensare. Cosa stanno ad indicare in particolare?
A parte questo, non riesco per fortuna a trovare in me alcuno degli altri segnali rischiosi indicati.

Alimentazione accurata, sport non agonistico e una tiroide asportata

Cerco in ogni caso di mangiare il meglio possibile, nei limiti delle mie conoscenze in materia.
Faccio sport in modo abbastanza intenso, anche se non a livello agonistico.
Non credo più nella medicina tradizionale da quando nel 2001 ho deciso, su consiglio del chirurgo, di farmi asportare completamente la tiroide, per scoprire poi che ci sono stati molti casi di guarigione dallo stesso mio sintomo (morbo di Basedow) tramite medicina biologica!

Il mio obiettivo è quello di costruirmi una solida cultura alimentare

Spero possa rispondere a qualcuno dei miei quesiti.
E intanto mi precipito ad acquistare il suo libro per tentare di costruirmi quella cultura alimentare che mi garantisca una salute forte e duratura, senza stampelle farmacologiche.
La ringrazio e la saluto cordialmente.
Paolo

Sembrerà paradossale, ma non sono un patito del digiuno

Ciao Paolo, a scanso di equivoci, pur parlando sistematicamente di digiuno, non sono un gran patito del medesimo.
Non ho mai fatto grandi digiuni, né li ho suggeriti o imposti in famiglia.
Lo stesso Shelton, autore di titoli tipo Il digiuno ti può salvare la vita, ha detto chiaramente che il digiuno di per sé non guarisce un bel niente.
La guarigione è un fatto esclusivo del corpo, della mente e dell’anima, che si sostanzia in un sistema immunitario messo nelle giuste condizioni operative atte a far guarire il corpo.

Sono contrario al digiuno pianificato, tanto per digiunare

Chi cerca il digiuno come fatto guaritivo, fa lo stesso tipo di errore ideologico di chi cerca la guarigione nella sostanza strana, nel farmaco speciale, nella cacca della cavalletta rossa, nell’intestino del babbuino congolese, o nelle cellule staminali.
Tutti alla ricerca della bacchetta magica che non esiste.
Voglio chiarire questo una volta per tutte.
Sono contrario al digiuno settimanale, e anche a quello mensile.

Propendo piuttosto per un’alimentazione autopulente

Sono piuttosto per un’alimentazione corretta e naturale che non accumuli scorie e non porti mai a dover ricorrere a strumenti di emergenza, incluso il digiuno stesso.
Il digiuno è una specie di sala operatoria naturale, dove si spinge il corpo a cannibalizzare i propri stessi grassi inclusivi delle tossine ivi scaricate, le proprie escrescenze, addirittura le proprie crescite tumorali, i propri depositi di minerali inorganici, le proprie calcificazioni e i propri calcoli.
Una cannibalizzazione generale che fa da bisturi.
Utile e preziosa sì, ma solo nei casi di emergenza.
Solo nei casi in cui la gente continua a mangiare male.

Proposte nutrizionali che sono alternative al digiuno

Le mie proposte nutrizionali e dietetiche includono un sistema di eliminazione continua e graduale delle tossine.
Il frutto, ricco di acqua biologica strutturata ed enzimizzata, proposta di prima mattina in chiara alternativa alle colazioni pesanti stile inglese, permette infatti di prolungare il digiuno notturno, che tutti fanno durante il sonno (unico momento in cui l’uomo riesce a comportarsi bene senza abbuffarsi di porcherie proteiche).
L’uomo che dorme non mangia. L’idea della colazione leggera alla frutta acquosa è tutta lì.
E’ collegata ai famosi cicli metabolici che vanno dalle 12 alle 8 pm (ciclo appropriativo del cibo, durante il quale è giusto concentrare i pasti più sostanziosi), dalle 8 pm alle 4 am (ciclo assimilativo, dove non si deve mangiare), e ciclo eliminativo, dalle 4 am alle 12 (ciclo eliminativo (dove il corpo manda fuori gli scarti sottoforma di urine e di escrementi).

Digiuno e frutti, non guaritori diretti ma alleati sicuri della salute

Il frutto diventa attore principale e prezioso in questi schemi.
Ma anche lui, al pari del digiuno, non è di per sé un guaritore.
Buono sì, eccezionalmente attivo sì, profumato anche, magnifico sotto ogni aspetto, sopportabile persino se non è bio (quando è cresciuto comunque all’aperto, sull’albero o sulla vigna), ma sempre una sostanza priva di intelligenza operativa.
Frutto e digiuno sono due semplici mezzi.
Il solo sistema intelligente è il corpo umano stesso, inteso nella sua complessità.
E’ il sistema immunitario che auto-guarisce, non il digiuno, non il terapeuta, non il farmaco, non il rimedio, non il frutto, non la panacea.
Il frutto tutti i giorni e a tutte le ore (ma a stomaco vuoto), il digiuno le rarissime volte che serve, sono soltanto degli ottimi alleati indiretti della salute.

Nello sport il discorso non cambia di molto

Per fare dello sport, il discorso non cambia.
Quello che serve è mettere dentro tutte le calorie necessarie a sostenere il proprio ritmo intensificato di vita e di bruciatura calorie.
Chi fa sport consuma più benzina e deve mettere nella sua stufa più legna da ardere.
Ho detto legna, non additivi chimici, non altri trucchi che danneggino le strutture interne della camera di combustione, della canna fumaria e del camino.
Niente droghe, niente caffè, niente integratori.
Cibi vivi, digeribili, compatibili col proprio corpo.

Molti vegani tra i campioni di ieri e di oggi

Gli atleti di Olimpia erano tutti vegetariani, e tenevano in tasca fichi secchi e uva sultanina.
Anche tra gli atleti di oggi ci sono molti più vegani di quanto la gente pensi, soprattutto nelle specialità più impegnative, come nel decathlon.
Amiamo ricordare il mitico Moses, imbattibile campione e recordman mondiale dei 400 ostacoli, per 10 anni di seguito.

Droga e alimentazione drogante negli sport odierni

Troppi sportivi si drogano, o comunque hanno alimentazioni droganti, basate cioè su carne e pesce, su carboidrati morti, su cole e alcolici, su dolcetti e bevandine, su caffè e digestivi.
Le diete dei calciatori sono esempi classici di queste sistematiche incoerenze.
Ed è per questo che durano poco e tramontano nell’arco di 10 anni al massimo.
Vivere nutriti e vivere drogati sono cose estremamente diverse.
Nel caso mio personale, facevo i miei gol in campionati di serie A asiatica quando aveva 45 anni, contro atleti sulla media dei 20.
Vincevo gare ciclistiche in salita all’età di 50 anni.
Senza mai prendere un singolo caffè o un singolo the, una singola pasticca o un singolo integratore.

Il morbo di Basedow e la rimozione della tiroide

Non preoccuparti per le linee sulle unghie, che possono rilevare qualche leggera carenza di minerale e niente altro che quello.
Hai parlato di tiroide iperattiva e di morbo di Basedow.
Karl von Basedow (1799-1854) è il medico tedesco che ha legato il suo nome al gozzo esoftalmico, accompagnato da aumento di volume e da esagerata secrezione tiroidea, marcata sporgenza degli occhi, tachicardia, eccitabilità (più simpaticotonismo e ipertensione).
In realtà, il merito dovrebbe andare al medico romano Giuseppe Flaiani (1741-1808), chirurgo
all’Ospedale di Santo Spirito a Roma, che fu il primo a descrivere i sintomi dell’ipertiroidismo.

I clamorosi errori della medicina col sistema ghiandolare

I medici allopatici continuano a commettere errori gravissimi in questo delicato settore delle ghiandole endocrine.
Purtroppo tu sei uno dei tanti che se la sono legata al dito.
Come commentava già Lezaeta nel suo La medicina naturale alla portata di tutti, i medici sono solo capaci di tentare vie farmacologiche e poi di sboccare nella via ancor più misera e fallimentare della rimozione chirurgica.
Fanno il clamoroso errore di giudicare malato l’organo o la ghiandola, anziché agire sulla vera causa del male.
Lasciano così in piedi un grave disordine organico, conducendolo alla morte per debilitazione cardiaca, ed in più gli regalano una grave menomazione, perché l’equilibrio ghiandolare è di estrema importanza per la salute.

Tiroide in crisi per banali problemi di squilibrio alimentare

La tiroide è coinvolta nelle più importanti funzioni vitali.
La disfunzione e l’anormalità della tiroide può provocare gravi disturbi nelle facoltà intellettuali e di crescita del soggetto.
Tutti i mali della tiroide sono legati a disordini nelle funzioni di alimentazione ed eliminazione, per cui l’unico intervento possibile è quello di normalizzare il processo digestivo, riattivare l’equilibrio nervoso e collocare il corpo in uno stato di permanente equilibrio termico.

Uno dei veleni più micidiali in circolazione

Mi fai infine domande sulla dannosità della caffeina e delle cole.
Trattasi di uno dei veleni più dannosi della terra.
Il caffè non è bevanda ma autentico farmaco dopante dalle virtù portentose (freschezza intellettuale, purtroppo artificiale e momentanea), tutte pagate però a caro prezzo.
Pur sapendo di dare fastidio a un mondo straripante di produttori, torrefattori, commercializzatori e consumatori di caffè e cole, devo in tutta onestà elencare i danni che la caffeina causa al corpo umano.

Gli effetti droganti e velenosi della caffeina

1) E’ droga pericolosa causante assuefazione e dipendenza (difficile da abbandonare).
2) E’ droga teratogena, causante cioè difetti di nascita alla discendenza.
3) E’ droga anticellulare, causante rotture nelle molecole del Dna. Due tazze di caffè contengono 250 mg di acido clorogenico, di altamente tossici actractilosidi, e di tossici palmitati.
4) E’ droga cancerogena, associata a cancro alle ovaie, alla vescica, al pancreas, al fegato e all’intestino crasso.
5) E’ droga irritante del sistema nervoso, causante aritmie ventricolari.
6) E’ droga irritante lo stomaco, dannosissima per il fegato e i reni.
7) E’ droga carica di acido ossalico che cattura il calcio e lo porta a formare calcoli ai reni, al fegato e in altre parti del corpo.
8) E’ droga acidificante che compromette la formula ottimale del sangue, sovverte la digestione, disturba il riposo notturno, causa emicrania e produce forti stati depressivi in fase di astinenza.
9) E’ droga distruttrice dell’apparato renale, come ben sanno quelli che si ritrovano a fare mestamente la fila alla macchina per le dialisi.
10) E’ droga sballante il processo gastrointestinale (obbliga il cibo a lasciare lo stomaco troppo in fretta, e disturba la peristalsi intestinale).
11) E’ droga mutagena che produce materiale combusto tipo il mutageno e pirolitico glicossalato di metile.
12) E’ droga caustica, e provoca troppo rapido passaggio dei cibi nell’intestino, riducendo l’assimilazione e inviando le sostanze nutritive ai servizi igienici.
13) E’ droga causante acido urico, sostanza che il corpo non è in grado di eliminare, mancando gli
enzimi uricasi (le fonti di acido urico sono tutte le carni e il caffè).

Valdo Vaccaro – Direzione Tecnica AVA-Roma e ABIN-Bergamo

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Continuando a parlare della fotografia considerata nelle sue numerose accezioni oggi voglio avvicinare per la prima volta il connubio fotografia-musica.

In linea generale l’immagine proiettata su uno schermo si potrebbe dire nasca naturalmente e si sviluppi con il supporto di un commento musicale. La relazione tra immagine e musica è parte dell’immaginario collettivo.

L’immagine proiettata è, nella maggior parte dei casi, un filmato su pellicola o un video digitale, ma spessissimo anche la fotografia finisce su uno schermo supportata da un commento musicale.

Le relazioni tra le due arti certo non si fermano qui. Lo stesso mondo della musica viene documentato non solo da normali foto di reporter musicali, ma da fotografi di scena che in tempi più remote fanno la loro comparsa nei teatri d’opera per poi trovarsi, dalla seconda metà del XX secolo, sui palchi dei concerti rock e pop.

Esiste poi una vera e propria storia fotografico-musicale delle copertine dei dischi, oggi molto curate sul piano grafico, ma quasi sempre nate da una fotografia e un tempo realizzate quasi esclusivamente con immagini fotografiche.

 Non si tratta solo di un fenomeno artistico e culturale o di costume, ma anche di qualcosa di assolutamente concreto trattandosi di un mercato fiorente che ha dato e continua a dare lavoro a migliaia di fotografi. E’ tuttora un settore da prendere seriamente in considerazione da chi voglia avviarsi alla professione o comunque diversificarla cercando nuovi mercati.

A Torino per esempio, città dove ora mi trovo e spesso opero, tutti sanno che si sta vivendo un certo fermento artistico e culturale, anche nel settore musicale, sebbene di quest’ultimo forse se ne parli un po’ meno.

Sono numerose le band di pop, world music, rock e jazz che sono nate qui e che qui si sviluppano e molte di esse hanno, per diverse ragioni, un forte legame con la fotografia.

Con una in particolare sono entrato in contatto e con i ragazzi che la compongono ho potuto approfondire l’argomento.

Si tratta dei Melody Fall che – dice il cantante e compositore della band Fabrizio Panebarco – è un vero e proprio progetto musicale a tutti gli effetti, che però fonde dentro di se fotografia, design, arte e musica.

Fabrizio, insieme a Carlo Montanari, grafico designer, si occupa anche della parte artistica visiva della band.

Per loro, pur essendo ovviamente importante la base musicale, fotografia e grafica assumono oggi un ruolo fondamentale. La musica da sola non basta più, mi dice Fabrizio,

la fotografia cammina a braccetto con la band, non la lascia mai, durante i live, i video, i tour e la vita quotidiana dei membri del gruppo. C’è infatti sempre una fotografa con la band, Melissa Coarezza.

La copertina stessa del CD “Into the flesh” (nella carne), qui pubblicata, scaturisce da un lavoro di ricerca fotografica. L’idea di qualcosa che arriva direttamente da dentro la pelle, dalla carne, è stato sviluppata da Carlo Montanari partendo dalle fotografie del corpo di ognuno di noi, poi trattate sul piano grafico – continua Fabrizio.

La band ha inoltre girato un video, che presto vedrà la luce, nell’atelier di un’artista, Fulvio Colangelo, incidentalmente anche fotografo. La sua ricca produzione di opere giganti e di medio formato è stata sparsa per tutto lo studio creando un set singolarissimo fatto praticamente solo da stampe fotografiche. Il set è in parte non ancora smontato e quindi visibile. L’occasione sarà venerdì 17 dalle 19 a Torino, in via Mazzini 39. Le opere più piccole saranno vendute all’asta.

Penso potrebbe essere interessante approfondire il tema musica-fotografia, magari in una sezione dedicata in sede di Turin Photo Festival. Vedremo.

Carissime, vorrei parlarvi oggi di due mie grandi passioni: la musica e la fotografia.

Si tratta di due forme di espressione diverse ma entrambe potenti, d’impatto, immediate, due linguaggi che secondo il mio punto di vista arrivano direttamente al cuore.

E, nonostante si tratti di due mondi diversi, io credo che esistano molte connessioni tra di loro, sono convinta che l’una sia in grado di sostenere l’altra, di amplificarne l’effetto, di commentarla, di esemplificarla.

L’una si avvicina e tende la mano all’altra, tuttavia l’unione non avviene mai completamente, é destinata a rimanere un’utopia, un matrimonio impossibile, ed é questo che rende magica la loro accoppiata.

Sarà perché amo questi due universi che mi piace molto fare fotografie durante iconcerti, forse perché vorrei bloccare certi attimi irripetibili, perché vorrei immortalare le espressioni che corrispondono alle note, perché vorrei che l’immagine rendesse imperituro il suono istantaneo.

Capiterà a tutte noi appassionate di fotografia che prima o poi qualche amico ci chieda di fare unreportage di un concerto o di uno spettacolo musicale. Io la trovo un’occasione fenomenale!Doppio divertimento: foto e musica!

Ecco perché vorrei darvi qualche consiglio su come fotografare durante un concerto.

  • Esploriamo punti di vista diversi: cerchiamo di spostarci con discrezione non solo davanti al palco, ma per esempio possiamo salire sul palco di lato, senza entrare in scena, possiamo muoverci tra il pubblico, spostarci nella platea, salire in galleria. Io raccomando solamente di essere discrete e non dare fastidio al pubblico.
  • Scegliamo l’esposizione: a mio avviso le fotografie in luce ambiente sono quelle che rendono maggiormente e trasmettono più emotività. Impostiamo la nostra macchina su valori Iso più elevati, prestando attenzione a non “bruciare le zone di luce”  e lavoriamo con profondità di campo ridotte e tempi un pò più lunghi. Avremo un effetto più drammatico, soprattutto se siamo in un teatro.
  • Attenzione a lavorare con tempi lunghi: io personalmente amo molto l’effetto di movimento con soggetti in movimento (pensiamo alla mano del chitarrista che si muove) però bisogna fare attenzione a tenere ferma la nostra macchina. Perciò attenzione con le focali lunghe e con i teleobiettivi, magari procuriamoci un comodo monopiede per essere più stabili.
  • Flash: con il flash possiamo giocare ad ottenere splendidi effetti, soprattutto quando abbiamo dei concerti con luci colorate e l’atmosfera si fa più rock. Scattando con tempi lunghi, ad esempio,  possiamo utilizzare il flash, e bloccare il movimento delle persone,  muovendo al contempo la nostra macchina per creare scie di luce e giochi particolari. Possiamo anche usare il flash come schiarimento per i visi quando le luci sul palco sono molto intense (rosse, verdi ecc).
    Credits: Solange Moreira-Yeoell
  • Lenti: personalmente quando fotografo ad un concerto preferisco utilizzare dei teleobiettivi che consentono di lavorare ad una certa distanza dai soggetti, mentre quando devo fare foto d’insieme del palco o degli spettatori, uso un grandangolo. Il grandangolo può essere usato anche da vicino al soggetto (magari sotto al palco) per creare foto più movimentate, con distorsioni  e inquadrature più spinte. L’effetto é molto dinamico e adatto ad una band giovane, magari dal sound rock. Tuttavia, dobbiamo valutare le circostanze e capire quanto e come possiamo avvicinarci ai musicisti senza essere troppo invasive.
  • Attenzione al momento: il mio consiglio é quello di prepararci un pochino e conoscere il gruppo prima di effettuare il reportage. E’ molto meglio conoscere la scaletta delle canzoni e le canzoni stesse, per capire quali saranno i momenti salienti del concerto, durante i quali potremo effettuare i nostri scatti migliori. Se non conosciamo molto bene la band e le canzoni, prestiamo massima attenzione anche alla reazione del pubblico per capire cosa accadrà sul palco e non farci prendere alla sprovvista!
  • Lo scatto continuo: un altro piccolo consiglio é di scattare con la modalità di scatto continuo che consente di immortalare con più probabilità l’attimo perfetto, dato che il soggetto é in movimento e quindi difficile da bloccare.

Detto questo, vi auguro di provare presto questa emozionante impresa, sono certa che vi divertirete molto, soprattutto se a suonare sono i vostri gruppi musicali preferiti!

La fotografia è muta, la musica è cieca: ma che spettacolo, che fuochi d’artificio quando queste due arti diversamente abili s’incontrano. Si sono cercate, si sono trovate, si sono amate, non si sono più lasciate. Si sono scambiate i loro anelli fatati di fidanzamento, e adesso la musica si vede, e le fotografie suonano, e tutto sembra così naturale che pare impossibile immaginare un’epoca, che pure ci fu, nella quale i volti dei musicisti fossero del tutto sconosciuti, tranne ai pochi che li ascoltavano eseguire dal vivo le loro composizioni.

Ma ecco, è proprio qui il segreto dell’incontro magico tra l’occhio e l’orecchio. Gino Castaldo, che ha rinchiuso centinaia di grandi fotografie di grande rock e pop in una scatola preziosa (Music Box, edito da Contrasto) ce lo spiega con grande intuito. Immagine e musica non s’incontrarono subito. La fotografia, protesi meccanica dell’occhio, era già adulta quando Edison inventò il fonografo, protesi meccanica dell’orecchio. E fu quello il vero incontro: fra due percezioni differite. Solo quando la musica si staccò, si emancipò dall’esecutore e cominciò a risuonare anche in sua assenza, congelata e poi scongelata da dischi di vinile, si sentì il bisogno di conservare allo stesso modo anche l’immagine del musicista, emerse il preponente bisogno di immaginare quel suonatore assente. Le copertine dei dischi, le riviste di spettacolo, i poster nelle camere degli adolescenti furono l’altare di quello splendido matrimonio misto.

Ma che ménage difficile. Come si fotografa la musica? Tu fai clic mentre sei immerso nel vapore sonoro che t’inebria come l’incenso, ma quel che viene fuori sono statue di santi con le mani su una chitarra, o con le guance paonazze attorno all’ancia di un clarinetto; la musica non c’è, il dio delle note è svanito, ci sono solo i suoi devoti, e i suoi accessori rituali. La musica in fotografia è una gigantesca metonimia, ovvero ti mostra una cosa per suggerirtene un’altra. Geniale allora fu Herman Leonard,scomparso un anno fa, forse il più grande fotografo di jazz assieme a William Claxton, che scoprì l’oggetto transazionale perfetto per la musica: il fumo, in controluce sullo sfondo nero dei localini dove negli after hours ce n’era sempre in abbondanza, e lo trasformò nell’apparizione sacra, l’ectoplasma della musica, e da allora quanti riccioli e volute di fumo nelle foto di musica di ogni genere.

La musica dunque si può vedere, si può incarnare. Difatti questo cofanetto di immagini fa la scelta, sofisticata, concettuale e divertente, di scompigliare la storia della musica fotografata, ignorando ere, generi, storie e geografie, e catalogandola invece per i suoi soggetti materiali ricorrenti e quasi ossessivi. La chitarra, ad esempio: quando Hendrix bruciò la sua, come la imbracciava il Boss, come non la imbracciava Patti Smith, gesti, eventi visuali che senza la fotografia non avrebbero avuto senso, né memoria. Oppure il palco: quello dei grandi raduni, Woodstock o Wight, altare, teatro, set tutto insieme. E poi gli occhi del musicista, che solo il fotografo raggiunge così da vicino. E via così.

E che ménage passionale, anche. Che abbraccio, che emulazione, che identificazione fra gli eroi del suono e quelli della luce. Quanti fotografi musicisti: Ansel Adams fino a vent’anni era una promessa del pianoforte classico, Weegee sbarcava il lunario accompagnando al violino i film del muto, Florence Henri studiò piano a Parigi addirittura con Ferruccio Busoni, e ancora Lisette Model, James Coburn, Eugene Smith, William Eggleston, “Chim” Seymour, tutti suonavano benino qualcosa. E il viceversa non è meno vero: Lou Reed, Bryan Adams, Michael Nyman, Graham Nash, Bill Wyman sono fotografi non disprezzabili, Madonna è collezionista e eccellente conoscitrice di foto. E ci sarà qualche ragione se Paul McCartney sposò la fotografa Linda, o Patti Smith fu la musa di Robert Mapplethorpe.

La fotografia ha senz’altro cambiato la musica: niente rock’n’roll senza la prepotenza del corpo esibito, niente pop senza il look delle star; da quando c’è un obiettivo sotto il palco, per farsi sentire bisogna prima farsi vedere. La fotografia ha convinto la musica a farsi performance. Più difficile è capire come la musica ha cambiato la fotografia, oggi che entrambe si trovano con grande sorpresa a convivere fianco a fianco, smaterializzate e numerizzate, nella stessa casa: i foto-audio-telefonini in tasca a milioni di adolescenti.

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La questione dei fondi per la cultura, oggi ancor più che in passato, è un campo minato. Penso che sia buona cosa cercare di sminarlo, almeno un po’.
La prima mina consiste nell’assioma che oggi non ci sono più soldi. Quanto c’è di finanziario in questo assioma e quanto di politico? Facciamo il caso di Torino. Si legge in questi giorni sui giornali che bisognerà ragionare su 23-24 milioni destinati ogni anno alla cultura da parte del Comune. Poiché il bilancio complessivo è intorno ai 1.300 milioni, se ne deduce che alla cultura viene assegnato meno del 2% del totale. Non spingiamoci fino alla città di Lione che destina il 20% alla cultura; limitiamoci a fare un po’ di benchmarking tra 10-15 città europee che dicono, come fa Torino, di considerare la cultura un motore di sviluppo di primaria importanza. Constateremo che siamo completamente fuori misura. Se la torta si è ristretta, non per questo la percentuale di bilancio destinata alla cultura si deve ridurre: se era, poniamo, il 6%, adesso lo sarà di una torta più piccola ma rimarrà quello. Se invece si riduce al 2% è perché si è scelto di saccheggiare la cultura per poter tenere fermi altri settori. Allora non è vero che la cultura è una priorità. Stiamo parlando di cifre che comunque non sbilancerebbero un bilancio generale di quelle dimensioni. Quindi ci sarebbe spazio, se lo si volesse, per la politica e per le sue scelte.
La seconda mina ha a che fare con il famoso coinvolgimento dei privati. In una bella intervista di Rampini («la Repubblica», 22 aprile), Gianandrea Noseda, direttore artistico del Teatro Regio di Torino, ribadisce che il Metropolitan di New York è sostenuto per il 98% da sovvenzioni che i privati detraggono dalle tasse. In Brasile è entrata da poco in vigore una legge che rende più conveniente devolvere alla cultura che pagare le tasse. In questo modo il sostegno alla cultura diventa più rapido ed efficace. Certo: tuttavia è lo Stato che paga, non i privati. Supponiamo comunque che i privati debbano collaborare anche al di là delle defiscalizzazioni. L’esperienza mi insegna che lo fanno solo se gli enti pubblici dimostrano di assegnare un ruolo significativo alla cultura, non se le destinano meno del 2% del bilancio complessivo. Se la cultura non è importante per il Comune perché lo dovrebbe essere per i privati?
La terza mina riguarda gli sprechi che io ho sempre assimilato alle armi di distruzione di massa in Iraq: si diceva che c’erano per avere il pretesto di invadere e di distruggere. Si saccheggiano i contributi alla cultura perché ci sono gli sprechi; poi si scopre che non ci sono ma ormai il saccheggio è avvenuto e non si torna più indietro. Gli sprechi vanno eliminati, ci mancherebbe; ma per gestire meglio il budget, non per ridurlo. Non a caso ho messo al primo posto la questione della fetta di bilancio che è «scientificamente» necessario assegnare alla cultura affinché ne traggano vantaggi i cittadini, le imprese, l’immagine della Città. È sacrosanto che quel budget vada utilizzato al meglio, ma innanzitutto ci deve essere.
Mi resta difficile dire che cosa può fare un assessore alla Cultura oggi che non ci sono più soldi. È fin troppo evidente che senza soldi non si può fare nulla specialmente se, per i motivi che ho illustrato, sono alquanto illusorie le scappatoie che puntualmente spuntano fuori quando si parla di questi argomenti: il coinvolgimento dei privati, l’eliminazione degli sprechi e via di questo passo. Come è già successo in passato bisogna avere fiducia nella ragionevolezza e nella mobilitazione e non arrendersi a visioni ragionieristiche che nascondono rappresentazioni mentali non molto diverse da quella che aveva portato un ministro a dire qualche tempo fa che «con la cultura non si mangia». di Fiorenzo Alfieri

Bari – «Lo dico a scanso di equivoci: nella riqualificazione del Margherita, la Lum e i De Gennaro non c’entrano una beneamata “pippa”». L’ospite d’onore della serata Michele Emiliano non poteva che infarcire il suo personale bilancio sulla cultura a Bari con il suo tipico linguaggio accalorato. Ma nel quarto appuntamento dell’associazione culturale Bari Partecipa, i protagonisti sono stati diversi temi, singoli tasselli del quadro culturale pugliese: da quello degli spazi, al collegamento con l’istruzione, fino al valore del contratto etico proposto dalla Regione ai giovani in formazione.  “La cultura? È un’altra cosa”, titolo dell’evento, fa tornare alla mente il Pinuccio Tatarelladi Toti e Tata: come dire, valorizzare creatività ed eccellenze, ma dal cuore verace. Ma è pure un modo per esorcizzare la figura dell’onorevole missino che propose di celebrare il 25 aprile con la festa per il Natale di Bari anziché come Festa di liberazione.

Gli organizzatori sono partiti dal «sedimento del populismo culturale e i tagli a scuola e università», figli del berlusconismo, portatore di «egemonia sotto-culturalesu modelli di consumismo culturale di corto respiro, eminentemente estetico». Neldocumento di presentazione si pongono molti punti: l’interazione tra gli Enti, non sempre sufficiente; «l’emorragia di capitale giovane umano e preparato»; la dichiarata «miopia» del contratto etico regionale che fa la fortuna, di fatto, di imprese e università estere e di fuori Puglia, i cui fondi potrebbero essere utilizzati per favorire master e formazione di alto livello nel nostro territorio e attirare così nuovi studenti; l’interazione dell’Università alla ricerca di nuovi spazi; e la scommessa di Bari capitale europea della cultura per il 2019, «perché nelle altre nazioni si è dimostrato che ci si candida non per quello che la città è, ma per quello che può diventare».

I relatori hanno portato all’assemblea il loro punto di vista che abbiamo riportato col consueto liveblogging su twitter (canale gobarinews) con l’hashtag #baripartecipa. Silvia Godelli, assessore alle politiche culturali della Regione, e Alba Sasso, sua collega per l’istruzione, hanno ricordato che la politica dell’Ente da loro rappresentato è stata più organizzativa e manageriale che fatta di iniziative. «Abbiamo permesso ai soggetti artistici di esprimersi – ha rivendicato la Godelli – perché non credo che debba essere l’ente pubblico a dover agire direttamente. Deve mettere invece gli artisti nelle condizioni giuste, con fecondazione culturale, creazione di possibilità e supporto professionalizzazione, nonostante l’attuale periodo di autentica decadenza». Sulla stessa lunghezza d’onda la Sasso, secondo cui cultura e istruzione vanno di pari passo e le azioni portate avanti stanno dimostrando che sollecitare allo studio fin dall’infanzia è un metodo ideale per colmare qualsiasi gap. Per Oscar Iarussi, presidente di Apulia Film Commission, e Giancarlo Di Paola del club della cultura di Confindustria e della Camera di commercio per la promozione all’estero, «parlare di cultura è come cercare di disinnescare una bomba, how to disarm an atomic bomb, per cui se si taglia il filo sbagliato si salta per aria». Hanno raccontato di una Puglia di fermenti ed esperienze positive, in cui anche prima della riapertura del Petruzzelli la vita della città di Bari ha portato ai cambi racchiusi nella “primavera pugliese” di sette anni fa.

È toccato a Michele Emiliano chiudere l’appuntamento a modo suo, invitando al «rischio» per riuscire nel campo culturale ed annunciando un sodalizio con Nicola Conte, musicista e dj acid jazz di livello internazionale e barese di nascita, pronto ad assumersi la responsabilità di una programmazione da far orbitare attorno al Petruzzelli. Nella Bari delle contraddizioni, senza assessore alla cultura, in cui i teatri chiudono (Kursaal e Piccinni) o stentano ad aprire (auditorium Nino Rota), a sentire il sindaco le idee non sono mancate e gli investimenti sono stati ingenti. «Se la fondazione Petruzzelli acquistasse il Kursaal, una volta completati i lavori all’auditorium e riconsegnato il Piccinni come teatro stabile alla città, il politeama potrebbe essere reinventato nella sua essenza. Ricordiamoci che oggi il Petruzzelli è un’autentica impresa, prima acquistava solo spettacoli, mentre oggi li produce completamente. E con tre teatri messi a regime, il Margherita potrebbe essere destinato a un progetto per esposizioni visive, anche con collezioni di privati».

A Bari, terra di strutture distrutte e ricostruite e al tempo stesso di fenomeni allaPinuccio (alias Alessio Giannone che ha regalato a Bari Partecipa un video esclusivo dei suoi), non ci si rassegna al pessimo adagio secondo cui la cultura non dà da mangiare. di Gianvito Rutigliano

La moda a sinistra di chiamare intellettuali di grido o star dello spettacolo a dirigere assessorati alla Cultura, per far clamore sui media, ha convinto anche il vispo rottamatore Matteo Renzi. E così a Firenze è stato nominato Sergio Givone, noto filosofo di estetica. I giornali ne parlano, Renzi ha buon gioco nel dire che la città cambierà il proprio volto con un nome così prestigioso in giunta. Le stesse frasi le disse quando nominò il sociologo Giuliano Da Empoli. Dopo poco Da Empoli se ne andò, senza lasciare traccia. Alla Provincia di Firenze, sempre di sinistra, è stata messa la ballerina Carla Fracci. Ancora non si è visto nulla di nuovo a tre anni dall’insediamento. A Bologna la giunta rossa di Del Bono, che è finita come sappiamo, fece assessore Nicoletta Mantovani, ex segretaria e moglie di Luciano Pavarotti. Del tempo che è stata in carica si ricorda soltanto che ricevette un pene in metallo regalato dall’Arcigay. A Milano il sindaco Pisapia scelse alla Cultura l’architetto Stefano Boeri perch´ così la città avrebbe maturato lustro internazionale. Dal giorno dopo, tra i due sono iniziate le liti, le scenate, le dimissioni annunciate, fino all’ultimo passo: Boeri resta, ma forse senza deleghe. E a tutt’oggi Milano non è certamente una capitale culturale europea. La morale è che quando questi nomi di grido o da salotto si mettono al lavoro come semplici amministratori, il risultato è un disastro. La pubblicità iniziale è forte, ma è forte anche il tonfo di disillusione che lasciano dopo essersene andati e non aver cambiato nulla. Quando De Magistris chiamò Roberto Vecchioni a Napoli a dirigere il Forum delle Culture, lui accettò entusiasta, ma se ne andò con le mani nei capelli, prima che il Forum partisse. Capì bene che un conto sono i discorsi, un conto è mettersi lì, a capo chino, a far pareggi e conciliare, come fanno gli amministratori. Inutile dirgli, a sinistra, che una ballerina e un cantautore possono essere eccellenti nel loro mestiere, ma del tutto inesperti e incapaci nel gestire un animale riottoso come l’amministrazione pubblica. Inutile dirglielo: loro continuano. E adesso preparano la lista civica di Repubblica, con Saviano e Rodotà alla giustizia, Settis ai beni culturali, e Fabio Fazio alla comunicazione. La politica dei nomi da show non ha ritegni.

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(La via ippocratica e pitagorica verso la conoscenza del cibo per la salute del sistema mente-corpo-spirito, della Madre Terra e di tutte le sue creature)

(Conferenza di Spinea-Venezia dell’11/2/12 al Teatro Sala Barbazza)

IL LEONE DI SAN MARCO E IL GELO

Sul muro esterno della mia casa paterna, una delle più antiche della borgata di Tavagnacco, 10 km a nord di Udine, c’è uno stemma seicentesco che raffigura il Leone di San Marco. Era forse destino che facessi un po’ il Marco Polo per l’Asia e che sposassi pure una ragazza cinese. Un saluto alla grande Venezia, al Veneto e a voi tutti, gentile pubblico indomito ed infreddolito. Ci sono alcune seggiole vuote, ma siete sempre quasi duecento persone motivate. Non è uno scherzo muoversi di notte con l’umidità, il vento, il gelo e il rischio neve, e per ascoltare poi una predica.

LA PREDICA SUL CIBO E SUL COMPORTAMENTO

Una predica su quelle cose intime e personali che non vorremmo mai fossero messe in discussione, cioè il cibo e il comportamento. Una predica sul cibo, e per giunta contro le luganeghe e i crostoli in tempo di Carnevale. Una predica contro le frittelle, contro la polenta e baccalà, contro la polenta e osei, contro il grappino e il caffè, contro il prosecco e il digestivo.

LINO TOFFOLO E I FRATI TRAPPISTI

“Premesso che parlar male del vino suona già di provocazione, manca solo tirar via l’orgasmo e la fica, e poi chiudiamo baracca e burattini”, commenterebbe il gran mattacchione Lino Toffolo. Un saio marrone, un cilicio e via tutti dai frati. Non da quelli normali alla San Francesco, ma dai frati trappisti. Quelli che, anziché salutarsi con un “Ciao come stai” si dicono “Dobbiamo morire”, aspettando poi di ritorno non un “Salve” o un “A presto”, ma un “Morire dobbiamo”. Consolatevi, potrei anche chiudere un occhio sul frico e polenta, e persino su mezzo bicchiere di vino brulé, col ghiaccio che impera.

ATTIVISMO SOLLECITATO

So che tra voi ci sono alcuni artisti, come artisti sono gli organizzatori della serata, Wilde e Fabio, ai quali va il mio ringraziamento. In verità non sono un soggetto da palcoscenico, non sono disinibito ed esibizionista. Preferisco la calma, la riflessione, la solitudine tra i boschi. Fossi cantante-poeta sarei caratterialmente un tipo schivo e riservato alla Lucio Battisti, che si presentava al pubblico una volta ogni tre anni. Il mio intenso attivismo, fatto di conferenze e di articoli e tesine quotidiane firmate non è grafomania, ambizione o culto della personalità, ma è un meccanismo innescato da una marea di stimoli, di sollecitazioni, di messaggi che mi arrivano dal pubblico, da gente come voi qui presenti stasera.

IL TEMPO E’ UN CAPITALE DA NON SCIUPARE

Mi trovo qui col microfono in mano e ho il non facile compito di intrattenervi, di far sì che sia valsa la pena di venire, e che non si è buttata via per niente una serata. Ho un grande rispetto per il vostro tempo. Guai sciupare un sabato sera in modo insulso, noioso e improduttivo. Niente magie, niente guarigioni, niente santismi e niente gurismi. Nulla di strabiliante in me. Dov’è allora l’interesse, lo spettacolo, la motivazione, il collante?

PARLIAMO DI PROPELLENTE PER LA NOSTRA FUORISERIE

Qualcosa di speciale e di straordinario ci deve pure essere. Partiti e sindacati fanno fatica a riempire le sale dei loro convegni, nonostante i bonus e i biglietti-treno gratuiti. Qui non parliamo di crociere finite male, non parliamo di scudetto e di retrocessione, non parliamo di borse in calo, ma parliamo di carburante, di benzina super adatta al nostro carburatore, alle nostre candele, al nostro spinterogeno, ai nostri filtri, al nostro motore. Parliamo cioè di quello che portiamo alla bocca più volte al giorno per nutrirci.

VENEZIA CENTRO DEL MONDO

Siamo nella terra di due grandi talenti come Marco Polo (1254-1324), uno dei più grandi esploratori di tutti i tempi, e come Luigi Alvise Cornaro (1475-1566), considerato in America il Leonardo della auto-guarigione, autore del “Discorso sulla Vita Sobria”, primo libro di igiene naturale della storia.
Dopo una vita sregolata e spericolata alla Vasco Rossi e peggio, fatta di eccessi, bagordi e libagioni, i dottori veneti di allora gli avevano diagnosticato uno stato putrefattivo generale, pronosticandogli non oltre 2 mesi di vita. Aveva solo 30 anni!

RIBELLIONE ALLA SENTENZA CAPITALE

Cornaro seppe ribellarsi a tale iniqua ed insopportabile sentenza capitale. Sfruttò la sua cultura classica, cambiò regime alimentare e sopravvisse non solo ai suoi medici ma persino ai loro figli e ai loro nipoti, lasciandoci quel trattatello che è una delle opere più lette al mondo nel settore della longevità.

ANALISI DEI SUOI VALORI FUNZIONALI A QUASI 50 ANNI

L’autore, ripresosi dallo stato penoso in cui si era trovato, scrive alla soglia dei 50: “Sono così agile che posso ancora cavalcare”. “Posso salire ripide scale e pendii senza fatica. Sono di buonumore e non mi sento stanco della vita. Mi accompagno a donne belle e a uomini di ingegno che eccellono nella conoscenza e nella virtù. Quando non posso godere della loro compagnia, mi do alla lettura di qualche libro e alla scrittura. Dormo bene, facendo pure sogni piacevoli e rilassanti”. Conclude poi con un “Credo che la maggior parte degli uomini, se non fossero schiavi dei propri sensi e pregiudizi, delle passioni sbagliate e fuorvianti, dell’avarizia e dell’ignoranza, della mediocrità e della cattiveria, potrebbero godere di una vita lunga e felice, all’insegna della moderazione, della prudenza e della sobrietà”.

IGIENE NATURALE MATERIA TIPICAMENTE ITALIANA

Luigi Alvise Corner, detto Cornaro, dimostra ulteriormente che l’igiene naturale, prima ancora che essere materia tildeniana e sheltoniana del XX secolo, è scienza italiana a partire dal VI secolo AC con Pitagora, con la Roma Anti-medica Imperiale dei 600 anni senza medici, senza farmakon e senza farmacie, con la millenaria Scuola Salernitana ad impronta pitagorica-ippocratica. Dimostra altresì che l’igiene naturale è scienza a forte impronta veneziana.

VENEZIA SERENISSIMA E SANISSIMA

Come poteva una Repubblica Veneta orgogliosa, libera, dinamica, battagliera e indipendente, chiamarsi “La Serenissima” e non essere anche nel contempo aperta, brillante, divertente e ribelle, cioè sanissima?

L’ETERNO ANELITO ALLA SALUTE E ALL’AUTOSUFFICIENZA

Anche agli antichi egizi premeva fortemente essere sani e autosufficienti. Su un papiro del 3000 AC estratto dalle Piramidi sta scritto, non a caso, che “Se giunto ai 30 anni hai ancora bisogno del prete, del medico e del sessuologo, puoi considerarti un fallito”.

LA SAGGEZZA E LA SERENITA’ DEL PASSATO REMOTO

Quando il tempo presente e il passato prossimo non ci sono di aiuto e di buon esempio, quando il futuro appare a tinte fosche e demenziali, diretto e giostrato da incompetenti e da intoccabili, da gente che fa dei suoi titoli e delle sue protezioni legali oggetto di dominazione e di arroganza, da gente sradicata dai buoni principi, da gente mossa da venalità e intenti sopraffattori, dobbiamo per forza fare marcia indietro. Dobbiamo per forza riandare alla semplicità e alla saggezza del passato remoto. E’ là che troviamo le giuste ispirazioni su quel che è giusto e conveniente fare.

IL MAESTRO DEL MONDO

Astri luminosi e fari orientativi ce ne sono molti ma, quello che giganteggia imponente e che illumina più di tutti, ha un solo nome ed è Pitagora, Maestro e Saggio dell’umanità intera per antonomasia.

VIVERE SIGNIFICA SOPRATTUTTO FILOSOFARE

L’uomo è creatura pensante. Pensare significa soppesare, fantasticare, raffrontare, riflettere. Filosofia significa letteralmente “amore per il sapere”. Il filosofo è il ricettivo, il curioso, il disposto ad osservare e a trarre insegnamento dai fatti. Il filosofo è quello che percepisce, recepisce, assorbe, elabora e filtra come una spugna. Il filosofo è colui che sa. La parola “filosofo” la inventò proprio Pitagora.

SPETTATORE DISINTERESSATO E SENZA TORNACONTO PERSONALE

Pitagora si trovava in Peloponneso per assistere a un evento sportivo e un certo Leonzio, colpito dal suo modo forbito di esprimersi, gli chiese quale fosse la sua professione. “Sono un filosofo”, rispose il maestro. “Questa vita può essere comparata ai giochi olimpici. Qualcuno vi cerca gloria sportiva e medaglie. Qualcuno punta a vendere qualcosa. Qualcuno, lasciato il cielo e raggiunta la terra, ci va non per l’applauso, per la vanità della vittoria e della supremazia sul secondo, e nemmeno per il guadagno speculativo, ma solo per gioire di questo meraviglioso spettacolo. Ci va per vedere e conoscere tutto quello che succede”. “Non esiste nulla di più nobile al mondo che essere spettatori disinteressati, senza alcun tornaconto personale”.

STUDI DI ALTO LIVELLO E PEREGRINAZIONI SCIENTIFICHE

Pitagora fu il primo a porre nella semi-barbara Europa del 600 AC i semi del sapere e della civilizzazione, portando il succo dell’eredità scientifica delle civiltà egiziana, fenicia, persiana e indiana in Italia. Nato a Samo nel 570, ebbe la migliore educazione di quei tempi grazie a Creofilo, a Perecide di Syros (dove apprese la dottrina della metempsicosi), da Hermadames, da Talete di Mileto (dove apprese i segreti della matematica), da Anassimandro (massimo esponente del naturalismo antico). Le sue peregrinazioni continue in Egitto, India, Fenicia, Caldea e Mesopotamia completarono la sua formazione, prima di stabilirsi in Calabria.

PRIMA CONFRATERNITA VEGETARIANA DELLA STORIA

La Scuola Pitagorica di Crotone fu la prima confraternita vegetariana del mondo occidentale, se si eccettua quella di Orfeo di alcuni secoli prima. Nella statua di Hermes o Ermete, o Tot, Dio della Sapienza, posta all’ingresso della Scuola, stava scritta l’iscrizione “Che il profano non osi entrare in questo posto”.

LA DIETA DI PITAGORA

I biografi di Pitagora, tra cui Iamblicco e Diogene, descrivono la dieta personale del maestro. Frutta fresca mattiniera, pane e miele, verdure crude e miglio a pranzo (anche altri cereali, ma il miglio era considerato superiore tra i cereali), frutta di stagione e frutta secca sul tavolo a portata di mano, radici e verdure cotte a cena. Nessun cibo proteico animale causante sporcizia intestinale. Già a 16 anni, giovane riflessivo e dai modi pacati, aveva definito la carne come cibo intimamente lurido e rozzo, mentre i frutti ci mantengono puliti fuori e dentro. L’alimentazione carnea impedisce lo sviluppo armonico dei bambini e impoverisce le facoltà intellettive e spirituali degli adulti. La carne decapita la curiosità scientifica, ottenebra il ragionamento, impigrisce la mente, produce vibrazioni di basso tipo che interferiscono con la natura emozionale umana, che è calda e generosa, non fredda e cinica (clamoroso anticipo della scala Simoneton).

L’IMMENSITA’ DELL’INSEGNAMENTO PITAGORICO

Nell’antica Roma, racconta Eraclito (500 AC), una statua del maestro portava, incisa sul marmo, una eloquente dicitura: “Pitagora, figlio di Mnesarco, il più saggio di tutti gli uomini”. La grandezza di Pitagora non sta, come tutti pensano, nella geometria e nella matematica. Pitagora insegna più di ogni altro il rispetto maniacale delle regole, delle leggi e dei principi.

ARMONIA FAMILIARE, PACE SOCIALE, E LOTTA A CALUNNIA E DIFFAMAZIONE

Insegna ad evitare la faziosità e la facinorosità. Insegna a non diffamare, a non calunniare, a non insultare, a non vendicare, ad essere comprensivi e generosi col nemico, insegna a rinunciare all’eccesso ed al superfluo. Insegna a star bene anche in solitudine con se stessi, pur non essendo un eremita, visto che aveva tanti allievi e, a 60 anni, una bella moglie ventenne. Insegna a rispettare i genitori e gli avi più degli dei. Insegna a controllare sbalzi di umore, adulazioni e derisioni. Insegna amore familiare e non discordia. Insegna pace e tolleranza e non trambusti sociali.

EMANCIPAZIONE DELLA DONNA

Insegna i pari diritti della donna 2500 anni prima del suffragio universale e del diritto di voto riconosciuto tra mille tensioni solo nel secolo scorso. Insegna norme della genetica e della convivenza sessuale. Insegna che il matrimonio non è il possesso esclusivo di un coniuge verso l’altro, ma piuttosto una associazione, temporanea o anche a vita (dipende dalla compatibilità) basata sulla creazione di figli migliori. La più famosa filosofa pitagorica Hypatia di Alessandria venne assalita da fanatici inviati dall’arcivescovo Cirillo, portata in una chiesa cristiana, torturata, violentata e smembrata. Quella era la risposta della Chiesa alla emancipazione promossa dalle scuole di Pitagora.

ELOGIO DEL VIVERE NATURALE

Insegna la religione del vivere sano e naturale, e quella dell’autosufficienza terapeutica, del saper curarsi nella natura e con la natura. Insegna a stare lontani dalle ambizioni banali e dalla vanagloria, dalle folle e dai cortei. Insegna a studiare, insegna la freschezza mentale, insegna il ripasso, la visualizzazione, la cura della memoria.

UNA SCUOLA A TUTTO CAMPO

Da Pitagora imparano tutti, si chiamino Ippocrate e Galeno, Platone e Aristotele, Epicuro e Socrate, Plutarco e Ovidio, Virgilio e Seneca, Giulio Cesare e Marco Aurelio, Giordano Bruno e Leonardo da Vinci, Shelley e Byron, Newton e Voltaire, Wagner e Tolstoj. Non c’è libro di matematica al mondo senza i suoi teoremi semplici e puliti come l’autore. Non c’è spartito musicale al mondo che non includa le basi toniche e ritmiche ideate da Pitagora e tradotte in solfeggio nell’XI secolo da Guido D’Arezzo.

CONOSCENZA PRATICA E DIRETTA

Pitagora è per la conoscenza scientifica acquisita mediante osservazione e prova, mediante sperimentazione diretta e personale, pratica e non teorica. Pitagora padre dell’astronomia, al punto che Copernico, Galileo e Keplero si rifanno a lui nei propri studi approfonditi sui movimenti del Sole e della Terra. Pitagora padre della nutrizione scientifica. Primo a raccomandare le diete basso-proteiche. Biologo ed endocrinologo, con le sue teorie oculistiche e genetiche. Pitagora promotore di una religiosità basata sull’azione. “Gli Dei ci sono grati non per le nostre offerte, per i nostri ceri e le nostre preghiere, ma per le nostre scelte di vita e per le nostre azioni quotidiane”. Non è casuale l’odio e la persecuzione postuma della Chiesa Cattolica nei suoi confronti, gelosa della concorrenza pitagorica sul piano della filosofia e della logica, ed infastidita dal dissacrante irridere sulla preghiera e sulle formalità rituali.

PITAGORA, PARMENIDE ED IPPOCRATE

Pitagora insegna al mondo cose incredibilmente avanzate. Non solo il rispetto per i genitori anziani e per le donne, ma per gli animali di cielo, di mare e di terra, l’amore per la natura, il sole e le piante. Il suo contemporaneo Parmenide da Velia (oggi Castellamare della Bruca) insegna non a combattere e a contrastare la febbre, ma piuttosto ad auspicarla. “Datemi la potenza della febbre e saprò farne mirabilie”. Nel 400 AC, Ippocrate fissa e ribadisce le regole della Medicina Naturale, con chiare e precise sentenze come “La Natura è sovrana medicatrice di tutti i mali”, “Primo non nuocere”, “Il primo cibo è l’aria”, “Il cibo naturale sia il tuo nutrimento ed anche il tuo farmaco”, “Nessun veleno serva mai a curare un malato”.

EROFILO E L’IMPORTANZA DELLA SALUTE

Nel 300 AC, Erofilo, da Calcedonia-Bitinia (Oggi Asia Minore o Turchia), fondatore della Scuola Medica di Alessandria, scrive che “Quando manca la salute la saggezza non vale, l’arte non si può esercitare, la forza della mente e dello spirito latita, e la ricchezza non ha alcun valore”.

LA SALUTE SECONDO ORAZIO FLACCO

Ma cos’è poi questa salute, alla quale tutti ambiscono? Ce lo ricorda Orazio Flacco (65 AC – 9 AC).
“Se stai bene di stomaco e di petto, e se non sei tormentato dalla gotta, tutte le ricchezze del Re non potrebbero aggiungere niente alla tua felicità”. Quella di Orazio è una considerazione molto più reale e profonda di quanto non sembri. Se uno digerisce, assimila ed evacua a regola d’arte, può stare tranquillo che gli organi interni non lo tradiscono, il sangue non si addensa, la linfa non si impigrisce, le acque interne non inducono ritenzione idrica, il sistema neurovegetativo non si sballa, il sistema ghiandolare non perde l’accordatura, i muscoli non perdono tono, le guaine di nervine non si smielizzano. In forza di tutte queste circostanze favorevoli, la mente e lo spirito non subiscono la tirannia e le limitazioni che il corpo tende a imporre alla parte impalpabile dell’organismo.

DALL’ESILIAZIONE SANITARIA ALLA MEDICINA OCULATA E DEL BUON SENSO

Erano tempi dove la salute era tenuta sul palmo della mano, non a parole ma coi fatti. Vivere dal 750 AC al 100 AC senza l’ombra di un medico e di una farmacia, significa tante cose. Significa che la gente era padrona e responsabile di se stessa e delle proprie condizioni di salute. Finiti i 600 anni di anti-medicina, seguirono secoli di ammissione-medica per una medicina timida ed oculata.
Servivano bravi medici per curare i nuovi ricchi, i borghesi e i mangioni che non mancavano. Quelli che, attratti dalle arti culinarie e dalle mollezze del dolce far niente, si riempivano ci cibi indiscriminati per poi passare al vomitorium e al gastroenterologo.

ASCLEPIADE ERA UNO SHELTON ANTE-LITTERAM

Il primo medico famoso di Roma post-imperiale è Asclepiade (100 AC). “Come deve essere la medicina per rendersi accettabile? Sicura (e quindi non sperimentale), sollecita (e quindi dietologica ed idroterapica), soave (e quindi non invasiva e non nuocente). Asclepiade, più che medico, è un igienista naturale a tutto campo, uno Shelton dell’antichità.

I PRINCIPI-BASE DI ASCLEPIADE SONO IDENTICI A QUELLI DELLE CLINICHE AMERICANE DEI DOTTORI RALPH CINQUE E FRANK SABATINO

Anticipa infatti tutti i maggiori temi che l’igiene naturale tratta oggigiorno:

1) Importanza fondamentale di individuare il fattore intossicante (la causa della malattia, nascosta e a monte), e quindi di optare per una non-cura del segnale allarmistico, del sintomo (la conseguenza palpabile e fastidiosa della malattia, evidente e a valle).
2) Importanza del terreno, cioè del corpo e di come esso viene usato (viene quasi da pensare che Asclepiade sia coinvolto nella diatriba tra Louis Pasteur ed Antoine Béchamp).
3) Irrilevanza delle tante malattie catalogate e dei diversi sintomi, visto che tutte le patologie arrivano essenzialmente dalla medesima causa tossica (cibi sbagliati e traumi emotivi).

CLAUDIO GALENO MEDICO DI MARCO AURELIO

Dopo Asclepiade si distingue per fama Claudio Galeno (129-201 DC) medico-chirurgo-igienista, sperticato ammiratore di Pitagora. “Il cibo fa l’uomo dissoluto o responsabile, mediocre o illuminato”, è una delle sue affermazioni. Scrive il trattato “Arte Medica”, dove parla di circolazione del sangue e di pompa cardiaca, 1500 anni prima di Gaspare Aselli (1581-1626) e di William Harvey (1578-1657). Diventa chirurgo in una scuola di gladiatori, dove le ferite erano all’ordine del giorno.

LA BASE FILOSOFICA STOICA ED EPICUREA DI ROMA ANTICA

Facendo un passo indietro, citiamo Zenone di Zìzico (336-264 AC), fondatore ad Atene della Scuola Stoica (da Stoà, portico a colonne del Pecile di Atene, dove Zenone insegnava l’impassibilità, l’imperturbabilità e il dominio di se stessi), ed Epicuro (343-270 AC), che tra i giardini di Atene insegnava l’inesistenza dell’anima e una vita intesa a cercare appagamento concreto e piacere optando per la serenità e stando lontano dalle lotte politiche. Epicureismo e stoicismo sono la base fondamentale per capire e interpretare Roma Antica. Epicureismo e stoicismo rappresentano lo sforzo supremo del Paganesimo verso un ideale di nobiltà e di fermezza morale.

ROMA PAGANA E ROMA NATURALISTICA

Era una Roma insomma pagana-epicurea-stoica-naturalistica, carica di preziose e fresche eredità filosofiche derivate dagli Egizi, da Babilonia, da Sparta e da Atene. Con un Socrate (466-399 AC) che col suo scetticismo e le sue domande-tranello, chiamate maieutiche o levatrici (fuori il bimbo, fuori il segreto), smontava le false religioni e le ipocrite credenze dei suoi tempi. Con un Platone (428-348 AC) che dava le sue brave dritte politiche e terapeutiche, tipo “Non si può curare la testa senza il corpo, né tantomeno il corpo senza l’anima”, oppure “L’anima è un capitale spirituale che passa attraverso una pluralità di corpi, affinandosi, arricchendosi ed evolvendo”. Con un Aristotele (348-322 AC) che adottava per sé e per la sua Scuola (inclusiva tra gli allievi del giovane imperatore Alessandro Magno), una dieta vegana di tipo pitagorico.

TITO LUCREZIO E IL CRUDISMO

Tito Lucrezio Caro (99-55 AC), poeta romano epicureo, nel suo “De Rerum Natura”, descrive come il cibo cotto sia stata la causa dell’indebolimento della razza umana e dell’accorciamento della vita, e ricorda come gli atleti greci e gli eserciti spartani si nutrissero esclusivamente di uva secca, di fichi, di nocciole, di lupini, di cicorie, di granoturco e di orzo abbrustolito.

LA DIETA DI GIULIO CESARE

I soldati di Giulio Cesare Augusto (100-44 AC), come riferisce lo stesso Imperatore e Condottiero nelle sue “Cronache”, erano pagati con frumento allo stato naturale, con porri, aglio, cipolle, cavoli e carote. Durante le marce veloci (itineribus magnis), i legionari usavano masticare i grani crudi del frumento. Sapevano che i cereali al naturale, purché insalivati e masticati per bene, sono carburante ideale per gli sforzi di lunga durata. Mele, susine, melograni, mandorle, carrube, nocciole, fichi e fichi d’India, li trovavano poi lungo qualsiasi percorso, compatibilmente con la stagione.

OVIDIO, POETA E ANIMALISTA A SPADA TRATTA

Ovidio Basone Pùblio (43-18 AC), nel 15° libro del poema Metamorfosi, scrive, parafrasando Pitagora, “Guardatevi o mortali dal contaminare il vostro corpo con cibi nefandi ed abominevoli, intrisi di violenze e patimenti. Come può meritarsi una condanna a morte un essere innocuo e venuto a dare una mano all’uomo e un godimento ai bambini, un essere non dotato di protezioni, di astuzia, di inganni, di secondi fini? Come permettiamo che succeda questo, ad un essere privo di pretese ed esigenze, se non l’attesa di una semplice carezza?” “Lasciate che la mucca dia tutto il latte ai suoi piccoli, e lasciate che il bue tiri l’aratro. Lasciate che possano essi morire di vecchiaia”.

UN MEMORABILE IMPERATORE LATINO

Il motto di Marco Aurelio Antonino (121-180 DC) era “Vivere secondo natura”. Ha lasciato opere scritte come “Le riflessioni” e “Le meditazioni” che vengono tuttora lette e apprezzate nel mondo della filosofia pratica. In coerenza col suo stoicismo, insegna il dominio di se stessi, il disprezzo del dolore e delle avversità. Assistito dal medico personale Claudio Galeno, pratica un’alimentazione di tipo pitagorico e vegano.

DALLA ALIMENTAZIONE VIRTUOSA ALLE ORGE ALIMENTARI

Etruschi, Romani e Sabini fruivano, per buoni principi di salute e per lunga tradizione, di una filosofia alimentare ben bilanciata tra crudo e cotto. Ma coi lauti pranzi e le succulente cene di Petronio, di Lucullo e di Trimalcione, a base di cibo cotto e stracotto, a base di capponi e di trote giganti, a base di lardo e di strutto, arriva la decadenza dell’Impero. Non sarà infatti il piombo nemico ad affondare Roma, ma le diete alto-proteiche, le mollezze borghesi, la disobbedienza agli insegnamenti di Pitagora, i menù devitalizzati di cuochi micidiali ed incompetenti come Romano Apicio.

CONOSCI TE STESSO

Dicevamo dunque di una Roma carica di filosofia applicata al vivere quotidiano. I greci pensavano e i romani la filtravano, la interpretavano e la sperimentavano in concreto. Questa era gente superiore e di altre dimensioni. Gente che entrava in un tempio non leggeva all’ingresso “Bevete Coca-Cola” o “Provi Hatù e non cambi più”, ma solo tre parole fondamentali come “Conosci te stesso”. Non era la Grecia dell’armatore Aristotele Onassis, e ancor meno la Grecia in ginocchio di Papademos, derelitta e fallimentare nelle finanze statali al pari dell’Italia di Monti.

DIOGENE ED ALESSANDRO MAGNO

L’esempio comportamentale proveniva da Diogene di Sinope, 400 AC, dispregiatore di ogni agio e di ogni rispetto borghese. Quello che, di notte, dormiva sotto una botte rovesciata e, di giorno, girava con la lampada accesa alla vana ricerca di un vero uomo. Quello che, al suo potente imperatore vegano Alessandro Magno, venuto a trovarlo per curiosità e venuto a chiedergli “Posso fare qualcosa di utile per te?”, rispose “Sì, imperatore, puoi scostarti perché mi stai impedendo e togliendo la luce del sole”.

UN DOCUMENTO ESPLOSIVO

E la religione? Qui entra in campo di prepotenza un documento eccezionale, esplosivo più del tritolo e dell’atomica. Un documento aramaico del III secolo DC preso dal Vangelo della Medicina Naturale degli Esseni, conservato, preservato, nascosto ed insabbiato negli Archivi Vaticani.

CHI PARLA E’ GESU’, A DIFESA DI MADRE NATURA

“La luce dei vostri occhi e l’udito dei vostri orecchi sono nati dai colori e dai suoni di Madre Natura. Madre Natura che vi avvolge come le onde del mare avvolgono i pesci. Voi siete figli di Madre Natura e siete un tutt’uno con essa. Lei è in voi e voi siete in lei. Da lei voi siete nati e a lei ritornerete di nuovo.

LE LEGGI LE TROVATE NON NEI VANGELI MA INTORNO A VOI E DENTRO DI VOI

“Non cercate le regole nelle vostre cosiddette Sacre Scritture, perché la legge è vita pulsante, mentre le scritture sono morte. La legge la trovate nell’erba, tra gli alberi, nel fiume, tra gli uccelli che volano nel cielo, tra i pesci che nuotano nel mare, ma soprattutto in voi stessi. E’ lì che sta depositata la verità. Ritiratevi, digiunate e riflettete, usando l’angelo dell’aria, del sole, dell’acqua e della terra. Onorate il Padre Creatore e la Madre Terra. Rispettate i loro comandamenti, se ambite a giorni lunghi e sereni”.

VOI NON UCCIDERETE, NE’ INDURRETE ALTRI A FARLO PER VOI

“Voi non ucciderete, né aiuterete o indurrete a uccidere, perché la vita è data a tutti da Dio e, ciò che Dio ha dato, l’uomo non può togliere. Chi uccide, uccide se stesso. Ogni goccia di sangue sarà goccia di veleno. Ogni respiro sarà fetore. Ogni cellula sarà putredine. Le ossa saranno gesso. Gli occhi saranno scaglie e gli orecchi saranno cera. La morte di ciascun animale diverrà la sua morte.
Io vi chiederò conto di ogni singola creatura uccisa”.

DUE COMANDAMENTI FONDAMENTALI

“Vi ho dato ogni erba che reca seme e ogni albero che reca frutto. Questo sarà il vostro nutrimento.
Amate il Signore Dio con tutto il vostro cuore, le vostre forze e la vostra anima. Questo è il primo di tutti i comandamenti. Il secondo è simile al primo. Ama il prossimo tuo come te stesso. Non c’è bisogno di altri comandamenti. Non uccidete né uomini, né il prossimo né il simile, e state attenti a quello che portate alla bocca. Il cibo vivo saprà vivificarvi, ma quello morto vi ucciderà”.

I PAPI DI ROMA

Nessuna meraviglia che i Papi di Roma abbiano tenuto sotto chiave questi scritti. Nessuna meraviglia che abbiano benedetto da sempre con l’acqua santa tutti i macelli grandi e piccoli, ed anche le stragi di Natale e Pasqua. Nessuna meraviglia che abbiano cercato furiosamente, in ogni biblioteca, le opere di Pitagora per farne tanti roghi. Nessuna meraviglia che abbiano trucidato gente vegana come Frate Girolamo Savonarola (1452-1498) e l’eroico filosofo spiritualista Giordano Bruno (1548-1600).

LEONARDO, ROUSSEAU, VOLTAIRE

Dopo questa panoramica sul passato classico, rinnovato poi dal Cinquecento di Leonardo (1452-1519) e di Paracelso (1493-1541) e dal Settecento di Jean-Jacques Rousseau (1712-1778) e dello stratosferico Francois-Marie Arouet de Voltaire (1694-1778), torniamo ai giorni nostri e parliamo di scienza trasparente e positiva, riagganciandoci al tema conduttore della salute e del cibo per la vita.

IL CONTRIBUTO DELLA SCIENZA IGIENISTICA AMERICANA

Ci aiutano in questo duecento anni di scienza igienistica ritrovata e riscoperta, per strano paradosso, più in America che da noi, grazie a centinaia di grandi pensatori e medici come Isaac Jennings (1788-1874), Sylvester Graham (1794-1851), Russell Thacker Trall (1812-1877), John Tilden (1851-1940) ed Herbert Shelton (1895-1985).

L’EUROPA NON E’ RIMASTA FERMA A GUARDARE

Ma anche duecento anni di medicina naturale europea, con la Florence Nightingale (1823-1910), Antoine Béchamp (1816-1908), Max Pettenkofer (1818-1901), Louis Kuhne (1844-1901), Arnold Ehret (1866-1922), Elie Metchnikoff (1845-1916), Paul Kouchakoff, Max Bircher-Benner (1867-1939), Albert Schweitzer (1878-1965), Padre Taddeo di Wiesent (1858-1926) e il suo beneficiato cileno Manuel Lezaeta Acharan (1881-1959), nonché Luigi Costacurta (1921-1991) ci permettono di completare un mosaico sempre più completo e convincente.

I MAXI-ESPERIMENTI DI COLIN CAMPBELL

Oggi, mentre scriviamo queste note, si parla diffusamente del “The China Study”, formidabile ricerca a livello mondiale del medico e ricercatore nutrizionista Colin Campbell, adottato persino da Bill Clinton. Grazie a queste ulteriori iniezioni di dati, abbiamo la conferma scientifica, statistica e strumentale, che la carne e tutte le proteine animali, sono quanto di più sballante, contaminante ed ammalante possiamo portare alla nostra bocca.

IL TETTO MASSIMO PROTEICO

Tetto massimo significa limite estremo oltre il quale si sfora, si va in zona pericolo e in zona danneggiamento grave. Si parla di tetto massimo proteico non superiore a 20, 24 o massimo 30 grammi di proteine al giorno, per cui ogni grammo in più diventa acidificazione e attentato al nostro pH alcalino (7.30-7.50), decalcificazione organica (prelievo osseina, osteoporosi e carie) e calcificazione disorganica (calcare, calcoli, colesterolo LDL, cristalli di urato, depositi minerali vari nel corpo).

LE SPONDE ALLE RICERCHE DI CAMPBELL

A Campbell fa da sponda il dr Spock, per decenni autorevole consulente televisivo pro-latte della zona Indiana-Birmana-Pakistana, e ora arringatore pentito che sta lanciando messaggi stile “Tenete i bambini lontani dal latte”, e la Maneka Gandhi, da sempre nemica dei latticini e dello sfruttamento animale. A Campbell fa da sponda la prof Marion Nestlé, preside della Facoltà di Scienze Nutrizionali Alberghiere alla New York University, dove prendono spunto le maggiori catene alberghiere (Hilton, Intercontinental, Marriott, Holiday Inn, Shangri-la e Mandarin). “Se si parla oggi di proteine, lo si fa solo per sottolinearne la pericolosità. Non esistono carenze proteiche al mondo, ma solo carenze caloriche, carenze vitaminiche, minerali ed ormonali”, ha dichiarato nei giorni scorsi a un intervistatore del New York Times (Vedi anche mia conferenza di Asti “No alla proteina”, del 10/12/11).

I COMMENTI DELLA FAO

Su queste cose, nota bene, sono ormai d’accordo la FAO e la stessa OMS, in palese contraddizione con la FDA, l’Ente pubblico più diseducante e più in malafede della storia umana, rimasto per ora ai suoi 75 grammi/giorno, dopo le allucinanti piramidi alimentari del passato, con quote proteiche superiori ai 250 grammi/giorno. La FAO ha calcolato che 2000 anni fa, e fino al Seicento, il cibo vegetale a disposizione non toccava le 160 mila varietà ipotizzate dai ricercatori, ma consisteva sicuramente di alcune migliaia di specie botaniche. Oggi invece, coi fast-food, con le carni che impantanano di sangue e di miasmi putrefattivi la saliva, il bolo e le feci, la nostra gamma vegetale si è ridotta incredibilmente a poche decine di piante, di cui Monsanto e Bayer cercano peraltro di impadronirsi. La carne non corrompe soltanto gli intestini e tutto il resto, ma ruba anche spazio alla frutta e alle verdure.

L’ACCUMULO TOSSICO E LE INSUFFICIENZE

L’accumulo delle sostanze tossiche avviene nelle nostre maggiori centrali depurative che sono il fegato e i reni, causando sovraffaticamenti ed insufficienze epatico-renali. Il tessuto connettivo, che ha funzioni di sostegno e di nutrizione al pari di una dispensa interna, includente sangue, linfa e sostanze intercellulari con cui si trovano immerse le cellule, si trasforma in una discarica e in una cloaca.

DIMINUZIONE DELLE DIFESE IMMUNITARIE E DEI MARGINI DI TOLLERANZA

Le sostanze tossiche non espulse e non neutralizzate gravano in particolare sul sistema linfatico e sul sistema immunitario. Stiamo assistendo nel mondo a una allarmante diminuzione delle difese immunitarie e a una rapida crescita della reattività alterata, ovvero delle allergie e delle cosiddette malattie auto-immuni. I margini di tolleranza ai veleni si riducono a zero, per cui ogni nuovo veleno diventa goccia che fa traboccare un vaso già pieno, già totalmente impregnato.

MALATTIE DEFINITE IMPROPRIAMENTE AUTO-IMMUNI

Il maggiore capitale interno, che è il sistema immunitario, viene accusato di diventare il nostro tallone di Achille, e di trasformarsi in nemico di se stesso, attaccando le articolazioni per provocare artrite reumatoide, attaccando gli intestini per provocare celiachia, rettocoliti e malattie di Crohn, attaccando la guaina mielinica per provocare la sclerosi multipla, attaccando il sistema connettivo per provocare il lupus. Ma queste sono le solite pensate della medicina, che continua a confondere conseguenze con cause, sintomi con fattori causanti, sempre in forza di anticorpi e di cellule-T che segnano la presenza di una patologia ma non necessariamente e non certamente la responsabilità immunitaria, visto che le leggi naturali non debordano mai dal loro percorso logico.

LA NECESSITA’ DI RINNOVARE IL NOSTRO TOTAL BODY WATER

Un continuo rinnovamento acqueo e un rinnovamento degli umori sono essenziali per la salute. Nessun organo del corpo umano è più ignorato, bistrattato e trascurato del nostro sistema renale, che filtra 300 volte al giorno il nostro sangue (1500-1800 litri nelle 24 ore). L’azione depurativa dei reni viene impedita, gravata ed ostacolata soprattutto dalle carni bianche, rosse o ittiche.

TENERE SOTTO OSSERVAZIONE EQUILIBRIO IDRO-SALINO ED EQUILIBRIO DIURETICO

L’escrezione di prodotti azotati, di ammoniaca, di creatinina, di urea, di acido urico, avviene solo per via renale e cutanea. Lo sanno troppo bene i nefrologi. Lo confermano troppo bene i test sulla funzionalità renale (creatinina sierica e urea-sierica), sull’equilibrio idro-salino (pompa sodio-potassio) e sull’equilibrio ormonale (aldosterone, ormone diuresi, e vasopressina, ormone anti-diuresi).

L’INSIDIA DEL BLOCCO RENALE E DELLA DIALISI

Tutti i farmaci hanno effetti tossici sui reni. Nessuna meraviglia che 1 persona su 10 abbia una cronica insufficienza renale, e che 3 persone su 4 non sappiano nemmeno di avere i reni in disordine, per cui la patologia si aggrava in modo silente e li porta irrimediabilmente verso la dialisi.

TENERE D’OCCHIO L’ACIDO URICO

Pure l’acido urico ha un suo tetto massimo equivalente a 300 mg/giorno. Ma 100 grammi di manzo ne hanno già 1100 mg! Le purine derivano dai nucleoproteidi e stanno nella carne, nel pesce, nelle proteine animali (uova e formaggi), nonché nei legumi vecchi, e sono la adenina, la ipoxantina, la guanina e la xantina (da cui derivano caffeina, teobromina e teofillina).

RENI, FEGATO, PANCREAS E INTESTINO, BENEFICIATI DAL VEGANCRUDISMO

Frutta e verdure crude fanno miracoli e portano a delle vere resurrezioni in campo renale. Anche con la cirrosi epatica (degenerazione fibrosa del fegato che causa 25000 morti/anno in Italia), si ottengono importanti risultati. Per non dire del diabete (26 milioni di diabetici in USA, con 71000 morti/anno nel 2007), dove il crudismo verduriano e persino la frutta, reinserita in progressione partendo dalla meno dolce, portano a risultati eccezionali. Idem nelle avitaminosi-D, dove cavolo e germe di grano la fanno da dominatori. Idem nelle alitosi (alito fetido per putrefazioni gastro-intestinali).

IL CLAMOROSO CROLLO DELLA PAULA DEEN, PALADINA TELEVISIVA DEL COTTO E MANGIATO AMERICANO

Da segnalare in questi giorni la bufera in corso nelle maggiori reti televisive americane, per il caso Paula Deen, paladina televisiva delle rubriche culinarie tipo Cotto e Mangiato. La Deen ha continuato negli ultimi 3 anni a raccomandare e propagare ricette alto-proteiche a base di carni, grassi, uova, dolci, condendo i suoi discorsi di esperienza, di gusto, di salute, proponendosi come esempio ed immagine di forma fisica, mentre si è scoperto che è in cura antidiabetica da ben 3 anni con il Victoza, noto farmaco anti-glicemico. Il suo viene giudicato in USA, Messico e Canada come un intollerabile caso di imbroglio e di malafede, con grave danno alla popolazione nordamericana.

PIU’ BOMBA TOSSICA IMPLODENTE CHE ALIMENTO UMANO

La carne non è alimento ma bomba tossica che esplode, o meglio implode, a scoppio ritardato, silenzioso e ritardato nel corpo, portando ogni sorta di nodi al pettine e di malattie, e affrettando l’invecchiamento dell’organismo.

CIBO VEGANCRUDISTA PANACEA DEL CORPO E DELLO SPIRITO

Una alimentazione vegano-crudista al contrario aumenta la vitalità di ghiandole, organi e muscoli, migliora l’equilibrio del sistema neuro-vegetativo, raddoppia l’efficacia della pompa cardiaca e del suo fitto reticolo di arterie, vene e capillari, scrolla e dinamizza il sistema linfatico, ottimizza e registra l’equilibrio endocrino. I malati di stomaco, colon, fegato e reni trovano immenso giovamento negli alimenti crudi della natura. Tutta la macchina umana viene potenziata, lubrificata e tonificata. La vitalità dei cibi crudi vegani è misurabile oggi con strumenti di laboratorio capaci di captarne onde vibrazionali e colori, ma anche con semplici mezzi quali il pendolino del radioestesista.

DETOSSIFICAZIONE DA RADICALI LIBERI E DA ACCUMULI MINERALI

L’abbondanza di vitamina-C naturale e antiossidante (nella frutta e nelle verdure crude in genere), di vitamina-E (nel germe di grano, nei cereali, nei lupini, nelle foglie verde scure, e nel durian per chi sta in Sud-Est Asiatico), di vitamina-A (carote, tarassaco e mirtilli), impedisce la fissazione dei radicali liberi prodotti dalla troppe sostanze radioattive oggi in circolazione. La presenza inoltre di sostanze chelanti nei cibi vegani vivi (acido fitico dei cereali integrali, ditioltoni dei cavoli e delle crucifere, di acido alginico in alcune alghe) fa sì che esse si leghino ai metalli pesanti mai assimilati ed accumulati in varie parti del corpo, formando composti meno tossici e quindi filtrabili ed eliminabili dagli organi emuntori-escretori, senza ricorrere a pericolosi ultrasuoni, a pericolose chelazioni chimiche, a problematici lavaggi del fegato o del colon.

DEFICIENZA, SADOMASOCHISMO O COLPEVOLE DISINFORMAZIONE

A questo punto ci viene da chiedersi se il pianeta Terra sia abitato da dei deficienti, oppure se la gente si diverta a farsi male e ad autodistruggersi, ad andare insomma a cercarsele, ad inebriarsi in una sbornia di sadismo verso gli animali, fatta di disprezzo verso la Creazione e verso Madre Natura, oltre che di masochismo verso se medesima. La terza ipotesi è La non scusabile ignoranza, la diseducazione e la disinformazione sistematica.

LA VERA MALATTIA DELL’UMANITA’ E’ UNA SOLA E SI CHIAMA IMBROGLIO

L’aumento nel consumo di carne è stato del 500% dal 1951 al 1981. Trent’anni micidiali che hanno sovvertito la salute, trasformando l’Italia in popolo di gioventù obesa, quasi al pari degli Stati Uniti. Non ho dati sul trentennio successivo 1981-2011, ma di sicuro non siamo lontani da un ulteriore 1000%, sotto la spinta dei macellai americani, della FDA, delle malandrine diete low-carb (a bassi carboidrati ed alte proteine), e sotto la colpevole inerzia dei vegetariani intontiti e poco battaglieri, e dei falsi vegani intimoriti ed imbottiti di B12. E con le carni sono aumentati i consumi di zuccheri, di aspartame, di sali e di integratori. Tutto fuorché cibo vitale e naturale. Questa è la malattia mondiale, non i virus, non le allergie, non le autoimmuni, ma un gigantesco cancro di tipo speculativo, iatrogeno e nutrizionale.

L’AZIONE MARTELLANTE DELLA LOBBY DEL GRASSO

La lobby del grasso animale non va in vacanza, ma è semmai iperattiva. Il National Dairy Council (NDC) è una delle maggiori fonti di spot e di soldi in contanti per i canali televisivi americani, con slogan tipo “A tutti i corpi serve latte, il cibo più perfetto della natura”. Spende in pubblicità il doppio della Coca-Cola, tanto per capirci. La stessa cosa succede in Italia, col grana, lo yogurt e la mozzarella. Il NDC ha stabilito come livello minimo 1400 mg di calcio al giorno, quando le tribù africane (esempio i Bantù) ne assumono 350 mg/giorno nella loro dieta tendenziale vegana, dimostrando ossa durissime e zero osteoporosi.

SENZA FOSFORO ORGANICO NON SI ASSIMILA IL CALCIO

Il NDC non dice che per l’assimilazione del calcio serve fosforo organico, e che i cibi più carenti di fosforo sono, oltre al latte, il fegato, il pollo, la bistecca, il salumi e il pesce, mentre frutta e verdure crude abbondano di tale minerale, con la lattuga che ha 73 volte più fosforo del fegato e 23 più della bistecca. Chiaro poi che cole e bevande ad alto contenuto di acido fosforico fanno aumentare ulteriormente la perdita di osseina.

LE ARRINGHE DEL PROFESSOR CANNELLA

“Mangiate carne! Consumate proteine animali!”, arringava il professor Carlo Cannella, dalla sua influente tribuna romana della Sapienza. Non lo fa più. E non ha avuto nemmeno il tempo di ricredersi o di pentirsi. Sinceramente ce ne dispiace. Non ci serve ricorrere a banale sciacallaggio. Gli avversari li preferiamo vivi, per contestarli meglio.

I GRANDI CAPOLAVORI MACELLARI DEL BEL PAESE

“L’Italia è un paese capace di esprimere solo grandi capolavori artistici”, diceva uno spot internazionale dell’Agroalimentare Italiano, con tanto di bandiera tricolore. E non si riferiva ai versi di Petrarca e di Dante, ai Fioretti di San Francesco, alla Gioconda di Leonardo, ai dipinti di Giotto e Raffaello, o alle statue di Antonio Canova, ma ad una capiente cornucopia colma di gambe porcine chiamate prosciutti, di mortadelle d’asino, di zamponi, di grana, di brandy, di grappa e di caffè.

LE VITAMINE E LA VITALITA’, ILLUSTRI ASSENTI IN OGNI PEZZO DI CADAVERE

La carne bovina, per il ferro che contiene, è basilare per la prima infanzia”, (basilare per rovinare l’infanzia si intende). “La carne ha un valore biologico in aminoacidi e vitamine che la rendono indispensabile”, blatera il convegno di Roma della Assocarni e della Eurocarni, ignorando che nulla di morto può essere biologico e nulla di cadaverico può essere vitaminico.

L’IRRESPONSABILE DISEDUCAZIONE DELLE RUBRICHE CULINARIE

Le televisioni, con rubriche tipo Gusto e Cotto e Mangiato, danno quotidianamente un irresponsabile contributo alla diseducazione culinaria ed alimentare, insegnando agli italiani, grandi e piccoli, che in ogni pasto è obbligatoria e basilare la presenza della proteina animale, mentre frutta e verdura possono al massimo essere impiegate come addobbo e come contorno floreale.

POLITICA, MACELLO E CHIESA

Uno sgorbio continuato, una congiura, un accerchiamento, un complotto turpe, osceno ed inestricabile a favore dei macelli, fino alla scorsa settimana dove, tanto per cambiare, il politico doc Carlo Giovanardi, ha sanzionato, in un suo congresso nutrizionale, che mangiare carne italiana fa bene non solo a una corretta alimentazione, ma anche al paese, e che c’è una tipologia di animalisti idioti (l’idioti non lo ha pronunciato per pura diplomazia) che vuole far saltare un perno importantissimo del made in Italy, con battaglie di cattiva informazione. A suo fianco aveva l’onnipresente icona dell’Agroalimentare Giorgio Calabrese e l’immancabile benedizione del Vaticano, nella persona di Monsignor Mauro Cozzoli, oltre che il presidente della Federalimentare Luigi Scordamaglia.

MILLE MOTIVI PER ESSERE VEGAN-CRUDISTI TENDENZIALI E NEMMENO UNO PER NON ESSERLO

Sta a vedere che Pitagora e Gesù avevano entrambi ragione, al punto che l’Inquisizione ha bruciato Pitagora e messo sottochiave il Gesù più autentico negli Archivi Vaticani. Sta a vedere che, se questo paese chiamato Italia ha ancora un’anima, essa è l’anima di Pitagora, di Marco Aurelio, di San Francesco, di Leonardo, di Galileo, di Savonarola, di Giordano Bruno, e non l’anima degli sgozzatori di bovini, suini e polli, e non l’anima degli impallina tori di creature disperate, disorientate, affamate, tremanti e infreddolite. Sta a vedere che l’Italia non è un paese da consegnare alla Cremonini e ai suoi Chef Service bar in ogni treno e in ogni stazione ferroviaria. Sta a vedere che ci sono 1000 buoni motivi per essere vegan crudisti e nemmeno uno per non esserlo.

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