Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for gennaio 2013

Immagine

Quando penso ad Auschwitz mi si affacciano diverse sensazioni dentro al mio corpo, la prima è di che colore è la Shoah? Con quale tinta si può immaginare la Shoah? La prima immagine è innanzitutto una tinta dominante di nero, così rivelano i disegni e le illustrazioni, così dicono i diari e i libri. Questa colore è il risultato e la sensazione degli scampati e dei sopravvissuti, forse anche perché, semplicemente, non disponevano che di matite e carboncino o di cere con cui testimoniare il coraggio e la paura di quei giorni,e se anche se ci fossero stati i colori, l’occhio non lo avrebbe tradotto. Ma se noi domandassimo ad un nostro partigiano alla macchia, di che colore era la Shoah probabilmente lui ci risponderà che la Shoah era verde, per via via della vegetazione e degli arbusti da dietro ai quali aveva sparato e combattuto il grande impero del male. Se invece chiediamo ad un Dottore o infermiere o a un ferito, loro ci risponderanno che la Shoah è rossa, rossa come il sangue, colorato sui corpi e sui panni, sulle lenzuola, nell’aria che respiravano. Ma se lo chiedi a me di che colore è la Shoah io ti rispondo che è bianca. Perché bianche erano le ali e la tunica dell’Angelo della morte, bianco il sudario di Gesù, Mengele e compagni aveva il camice bianco. Gli ariani erano di razza bianca, e metà delle striscie sulla divisa dei prigionieri, al campo era bianca. La neve sui binari fra Auschwitz e Birkenau era bianca e ghiacciata, li i prigionieri non si sono mai abbronzati. La Shoah è bianca, e se non fosse stata bianca allora almeno lo era l’accecamento della di quel potere che ha permesso che succedesse tutto questo. La cecità con cui gli essere umani hanno chiuso gli occhi durante la Shoah, quel annullamento della realtà è il bianco, tutti pensano che la cecità è nera. Così attesta anche l’oftalmologo « il malato deve vedere tutto nero». Infatti, se una vita «vigile» è piena di colori e «sfumature» una vita cieca dovrebbe essere l’esatto opposto, l’annientamento dei dei colori. Il nero è la totale assenza dei colore.Il bianco, per contro, è tutti i colori assieme. Nella Shoah c’erano tutti i colori dell’umanità. Dalla più orribile alla più sublime e nobile che esista, dentro l’uomo. Nell’accecamento della Shoah c’è tutto, come nel bianco. Essa è presente nella nostra vita,ovunque, anche quando non la vediamo è non ci rendiamo conto della sua esistenza, nella memoria concreta, nell’incessante andare a tentoni, in umana sensibilità esasperata di fronte al minimo rilievo, in quel braille che è la vita. Come i ciechi. Tutti le persone che hanno vissuto al di qua di Auschwitz, quelle che vivevano una vita “normale”, quelli che hanno fatto finta di essere “ciechi e sordi”, quelli che hanno deciso anche per me, quelli che non si sono fatti prendere dal rimorso, che hanno deciso solo di voltare la testa, il corpo, la mente, il cuore, quelli che si sono convinti di non avere un anima a cui rispondere.Un muro invalicabile sei erge fra loro e la piena comprensione di quello che rappresenta, ora quella de decisione. Scavare nei cumuli di cenere e soprattutto di polvere dei ricordi, per trovare il pensiero e cercare di capire. Ai fanatici di allora, quelle erbe maligne spuntate nelle teste ariane e diffuse anche qui in Italia, ora dopo anni riservo in me una lunga incomprensione, non condivo nulla di quei pensieri, e mi domando cosa avrei fatto, se non morire per conservare la mia libertà e quella del mio prossimo. Ogni volta che penso al bianco dentro di me spuntano due parole: « Si – Si ». Io non sarei stato cieco, si si, non sarei stato sordo, non sarei prigioniero delle parole di Hitler, mentre le lancette del tempo avrebbe stravolto il corso della storia. Si si, non ho amato quello che è stato fatto ad Auschwitz, nemmeno quello che stato fatto a titolo morale durante, non condividevo e nona condivido ogni forma di razzismo umano, chi allora vedeva e taceva, chi aveva taciuto per aver visto, tutto era programmato per essere colore cieco e bianco. Oggi dobbiamo capire, come sia stato possibile un tale orrore, ma non ci tiriamo indietro, sediamoci tra di loro e impariamo le sofferenze. Impariamo assieme a riappropriaci dei colori, ognuno con la sua importanza e dignità. Il suono che ha generato Auschwitz è il silenzio, e il colore bianco la sua bandiera. Seduti sul suono del nostro passato, portiamo il lutto senza poter issare quella bandiera bianca, verso le vette dell’umanità e verso quell’umanesimo che è la nostra sede naturale. Ora una speranza che nella nostra lingua parlata, che tradisce l’aspirazione intima, profonda e relazione pacifica. In quella terra tormentata che è Israele, in una mia recente tournée ho avuto modo di constatare che nell’ebraico parlato, correntemente non manca di espressioni negative associate all’aggettivo «arabo». «Lavoro nero», cioè «lavoro arabo», significa sfruttamento, inferiorità.«Esercito arabo» è spregiativo per indicare un esercito disfatto.Esempi di questo tenore non mancano, in tutti gli ambiti della nostra vita. Ma ecco che dietro la cortina di disprezzo per l’arabo inferiore (erede del nero) risalgono due espressioni potenti, in ebraico parlato, che attestano un grande rispetto per gli arabi. Quando si mette in vendita una casa a Gerusalemme, l’annuncio immobiliare vanta spesso come particolare qualità il fatto che sia una «casa araba». Questo appellativo è un requisito che significa bella,di buona qualità, grande e spaziosa. costruita bene, di modo che non vada mai a pezzi. In un altro contesto, quello del cibo e della ristorazione, si trova sempre più spesso nei menù l’«insalata araba», parte della grande famiglia del «cibo arabo», che è considerato una cosa autentica, locale e servita in gran parte dai ristoranti ebraici. L’humus e i falafel sono molto apprezzati del gefilte fish o del rafano. Questa considerazione può aprire aprire aneddotiche, ma dimostra che la presenza araba e un fatto incontestabile della vita quotidiana d’Israele. Malgrado le barriere, il filo spinato e i muri, malgrado i campi minati e il sangue versato anche oggi. Io penso che quando arriviamo ai bisogni primari, come il cibo o un tetto sopra la testa, allora ci apriamo agli arabi. Quando nascono orchestre sinfoniche dove arabi e israeliani suonano la musica di Wagner e Mahler, allora nei messaggio che la lingua e musica ci trasmette, non ci saranno più culture «nere o bianche», nessun disprezzo, o umiliazione, nessun incitamento all’odio o della morte. Malgrado tutto io amo questi paesi Israele e Palestina, credo fermamente che se opteranno per la via dell’assimilazione delle propri culture, potranno continuare ad insegnarci i colori fondamentali della nostra esistenza su questa terra, e ad aiutarci a dimenticare tutte le Shoah del mondo.

Read Full Post »

Un arte orrenda che non rispetta la vita!!!!!!!!!
L’imbalsamazione è un peccato contro il cielo e la terra-contro il cielo che ha chiamato in vita l’anima-e reso liberi gli elementi servili-contro la terra che veniva derubata della sua polvere.Hanno uno strano gusto per la morte gli uomini che vanno nei musei (cacciatori,imbalsamatori) a contemplare le vesti dismesse della vita-pittosto che maneggiare la vita stessa.Dov’è il vero Erbario-il gabinetto delle conchiglie, il museo degli scheletri-se non nel prato,dove sbocciano il fiore, o presso la riva dove la marea ha gettato i pesci, o sulle colline dove l’animale ha deposto la sua vita. Dove lo scheletro del viaggiatore riposa nell’erba, li può essere studiato con profitto. Quale diritto ha l’uomo mortale di ostentare uno scheletro ritto sulle sue gambe una volta gli dei hanno sciolto i muscoli-quale diritto di imitare il paradiso con i suoi tendini- o di riempire di segatura il corpo, che la natura ha decretato ritorni alla polvere? Se andate in Italia ed in Egitto se volete contemplare quei luoghi in cui le ossa sono il prodotto naturale del terreno che genera tombe e catacombe.Vivreste voi dentro l’esemplare esscicato o impagliato di un mondo? un mondo imbalsamato. Le nostre capacità percettive sono state così turbate in questi luoghi, una creazione di morte, verso la nostra discendenza animale. In questi luoghi ho scambiato per un esemplare impagliato un uomo vero, vivo, in atteggiamento rilassato, assorto come me secondo le esigenze del posto. Tanto si degradano gli uomini in conseguenza a ciò.Mi sono ripromesso di non entrare più in nessun museo che espone questo genere di morte,di non frequentare le case che hanno queste statue che respingono la mia anima. Sono per la vita e non per la morte, ma rispetto la morte come inizio di una nuova vita, e nessun uomo può sfigurare questo gesto, occupando la mia vista di un orrore continuo. cF

Read Full Post »

 Il suo film è finito presto, molto prima dei titoli di coda. E’ la storia di una bambina disabile di sei anni, prima fatta entrare al cinema, una delle sale del Magnifico, insieme ai genitori: e poi invitata ad uscire dalle maschere di turno.

Un episodio che è stato raccontato da Francesco Macrì, ex assessore e attuale leader aretino di Fli, e rilanciato dai vari social network. La storia per come viene raccontata? Nel pomeriggio la famiglia si presenta al cinema, compra i biglietti: l’area per disabili, quella studiata per le carrozzine, è libera nello spettacolo dopo a quello delle 15, il biglietto della bambina riporterebbe l’ora dello spettacolo dopo, quello dei genitori secondo i familiari no e secondo l’Uci lo stesso. Il computer esegue e non ragiona ma non sbaglia

Cosa succede all’ingresso effettivo? Secondo la famiglia la maschera si accorge e pone il problema, invitando tutti ad andare a quello delle 17. Secondo l’Uc non si sarebbe accorta di nulla, vista la calca all’ingresso. Di fatto i tre entrano.

Essendo l’area per le carrozzine occupata l’unica possibilità è accomodarsi nelle poltroncine tradizionali. Ma dopo dieci minuti entrano le maschere in sala e chiedono ai tre di uscire. Motivo? La mancanza di condizioni di sicurezza. In pratica misurate sul caso di incendi, quando è necessario agire subito e quindi in teoria non ci sarebbe il tempo di risalire sulla sedia a rotelle per fuggire. I genitori replicano che la piccola è leggerissima e che sono loro con lei.

I genitori protestano, una parte della sala si accorge, poi il confronto prosegue fuori della sala, nel corridoio. La bambina, da dentro, capisce perfettamente cosa sta accadendo e chiede per prima di uscire. Ai tre vengono offerti anche dei biglietti gratuiti per altri spettacoli ma a quel punto ormai la voglia di andare al cinema è sparita.

Macrì unisce a quelle della famiglia anche le sue proteste.  “Come si fa ad avere un solo posto disabili per sala? Chiedo all’assessore comunale alle politiche sociali di prendere in considerazione quanto è successo”

ROMA – All’istituto tecnico commerciale “G. da Verrazzano”, a Cinecittà, Simone si trova bene. Lì ci sono i suoi amici di infanzia, i professori lo stimano e si sente perfettamente integrato, nonostante la distrofia muscolare che da due anni lo costringe a muoversi su una sedie a rotelle.
Oggi ne ha 14 e la mamma racconta con quale entusiasmo Simone riesca a divertirsi con i compagni, a seguire anche le lezioni di matematica, le più difficili, a partecipare come arbitro alle partite giocate in cortile. Un solo grande ostacolo: l’ingresso nell’edificio.
I 7 gradini senza una rampa ad hoc dell’entrata principale impediscono di fatto l’accesso nell’Istituto e Simone è costretto ad entrare dal cancello secondario. «È una soluzione inaccettabile che discrimina mio figlio e crea disagio ai dipendenti scolastici – denuncia Ada Gaito, la mamma – Basterebbe che la Provincia concedesse i fondi per costruire una pedana per disabili, prevista tra l’altro per legge, per evitare tanti inconvenienti». Simone infatti ogni mattina, al suono della campanella, deve attendere che qualcuno vada ad aprire il portone, anche oggi che ha le chiavi per entrare autonomamente: la distrofia, da circa due mesi, ha infatti indebolito pure le braccia e aprire da solo richiede uno sforzo eccessivo. Per non parlare degli imprevisti.
«Una volta durante l’occupazione della scuola mio figlio è rimasto 20 minuti sotto la pioggia – spiega Ada – perchè nel caos non si trovavano più le chiavi». Ma le difficoltà riguardano anche l’accesso alla palestra nel seminterrato: senza un montascale Simone deve uscire dall’edificio, passare per la scuola adiacente e da lì entrare nella sala, perdendo parte della lezione. Così «spesso quando piove tutta la classe rinuncia all’ora di educazione fisica per evitare che il ragazzo si bagni». E la responsabilità, sottolinea la signora «è della Provincia di Roma che deve occuparsi dell’opera. Li abbiamo contattati più volte tramite la scuola e l’associazione Parent project ma hanno sempre risposto di non avere risorse». Come ultima ratio Ada spera di abbattere le barriere architettoniche lanciando un appello che sa di provocazione: «Chiedo un atto di solidarietà. Un privato disposto a costruire pochi metri di pedana a proprie spese».

Una storia curiosa, che viene raccontata via Facebook e sulla quale a questo punto esistono almeno due versioni e qualche curiosità. Una bimba in carrozzina viene allontanata da un cinema ad Arezzo durante uno spettacolo perché non si trova seduta al posto per i disabili a causa di un errore delle maschere.

IL RACCONTO – La storia è raccontata dalla Nazione in questa maniera:

Nel pomeriggio la famiglia si presenta al cinema, compra i biglietti: l’area per disabili, quella studiata per le carrozzine, è libera nello spettacolo dopo a quello delle 15, il biglietto della bambina riporterebbe l’ora dello spettacolo dopo, quello dei genitori secondo i familiari no e secondo l’Uci lo stesso. Il computer esegue e non ragiona ma non sbaglia Cosa succede all’ingresso effettivo? Secondo la famiglia la maschera si accorge e pone il problema, invitando tutti ad andare a quello delle 17. Secondo l’Uc non si sarebbe accorta di nulla, vista la calca all’ingresso. Di fatto i tre entrano. Essendo l’area per le carrozzine occupata l’unica possibilità è accomodarsi nelle poltroncine tradizionali.

Ma dopo dieci minuti entrano le maschere in sala e chiedono ai tre di uscire:

Motivo? La mancanza di condizioni di sicurezza. In pratica misurate sul caso di incendi, quando è necessario agire subito e quindi in teoria non ci sarebbe il tempo di risalire sulla sedia a rotelle per fuggire. I genitori replicano che la piccola è leggerissima e che sono loro con lei. I genitori protestano, una parte della sala si accorge, poi il confronto prosegue fuori della sala, nel corridoio. La bambina, da dentro, capisce perfettamente cosa sta accadendo e chiede per prima di uscire. Ai tre vengono offerti anche dei biglietti gratuiti per altri spettacoli ma a quel punto ormai la voglia di andare al cinema è sparita.

Il tutto, secondo la Nazione, è riportato su Facebook dal leader aretino di Futuro e libertà per l’Italia, ed è facile notare (guardate lo stamp e il rettangolo) che il tutto è stato fatto in una inserzione sponsorizzata, alla quale il social network garantisce una visibilità molto alta in cambio del pagamento di una certa somma. Probabilmente l’avrà fatto per dare il massimo della diffusione a una storia così:

Read Full Post »

Bio-sensibilità e socio-sensibilità non hanno colore politico

Questa inguaribile mania di voler far entrare la politica e il partito in ogni cosa è un obbrobrio.
C’è stata, mai sopita del tutto, una tensione interna al gruppo di Bergamo, con qualcuno che mi rimproverava di rappresentare un igienismo ed un veganismo di élite, un salutismo per pochi, per gente aristocratica, e non qualcosa di democratico e di popolare, e di essere in qualche modo legato al partito di Silvio Berlusconi.
Gli risposi mediante articoli tipo Il Fascio, la Bandiera Rossa e lo Scudo Crociato.

Ci può stare che destra o sinistra, in determinate circostanze, possano stare più vicine alla verità

La verità, che tutti stiamo cercando, non ha colore politico, come del resto tutti i valori assoluti non ce l’hanno.
Bontà e cattiveria, sensibilità e durezza, amore e disprezzo, intelligenza e idiozia, dignità e debosciatezza, non appartengono alla destra o alla sinistra o al centro, ma entrano in egual misura in tutti gli schieramenti.
Succede piuttosto che, nei vari ed altalenanti momenti storici, uno schieramento specifico definito di sinistra perché più rivoluzionario o di destra perché più conservatore, possa issare a sua bandiera determinati valori che si avvicinano di più alla verità del momento, agli interessi della popolazione.

La più grande e coraggiosa donna italiana, che da destra sapeva amare Enrico Berlinguer

La più grande e coraggiosa, battagliera ed intelligente donna che il nostro paese abbia espresso negli ultimi decenni è sicuramente Oriana Fallaci.
Non ebbe alcuna remora a disprezzare pubblicamente il movimento dei Verdi in Italia, giudicandoli come quelli che meno avevano a che vedere col progresso ecologico ed ambientale.
Né ci pensò due volte a ridicolizzare Mortadella Prodi e D’Alema, Fassino e Rutelli, che giudicava gente insipida ed arrogante, arrivista ed opportunista, mentre aveva un rispetto quasi religioso per Enrico Berlinguer, nonostante fosse nello schieramento comunista di un’Italia corrosa e cariata da un acuto e pernicioso sinistrismo.
Non era una sperticata ammiratrice di Silvio Berlusconi, ma almeno riconosceva in lui tutta l’intelligenza e la forza necessaria a condurre il paese fuori dal guado rosso.
Gli schiaffi di sua madre a un gruppo di partigiani che osavano insultare dei prigionieri tedeschi in catene

Degna di sua madre che, pur facendo parte attiva della Resistenza, non esitò a schiaffeggiare in pubblico un gruppo di partigiani.
Si erano permessi di insultare e sbeffeggiare dei soldati tedeschi prigionieri su un camion alleato parcheggiato nelle vie di Firenze.
I prigionieri di guerra sono sacri e vanno rispettati. Vergognatevi e andate fuori dai piedi.
Una memorabile lezione di comportamento.

La bellezza di uno slogan, ma solo sulla carta.
Lenin è la sua istigazione a delinquere e sterminare l’avversario politico.

Servire il popolo, a mio avviso, è una bellissima frase storica della sinistra rivoluzionaria, e corrisponde certamente alle buone intenzioni di tutti i soggetti politicamente coinvolti, nei momenti iniziali e di decollo delle rivoluzioni.
Peccato poi che, già dopo pochi mesi dalla conquista del potere russo, Vladimir Ilic Uljanov, detto Lenin (1870-1924), si mise a servire il popolo, imprigionandolo e macellandolo, mandando in prigione e al confino chi non gli andava, spedendo demagogici cablogrammi di istigazione ai suoi colleghi aguzzini operanti nelle aree irrequiete del paese, esortandoli a torturare ed impiccare gli avversari, cose che gli stessi stalinisti al Cremlino poi nascosero ed insabbiarono, trovandole di inaudita e spropositata ferocia.

Stalin fece ancora meglio, sia coi suoi compagni di partito che coi più bravi contadini delle sue terre

Peccato che Iosif Vissarionovic Dzugasvili, detto Stalin (1879-1953), apprese la lezione ancor meglio di Lenin.
Oltre che far fuori sistematicamente chiunque osasse modificare o mettere una virgola di troppo ai suoi ordini, tipo Lavrentij Pavlovic Berjia (1899-1953) fatto fucilare per tradimento, e Leiba Bronstein detto Trotzkij (1879-1940), fatto uccidere da dei sicari in un attentato, diresse personalmente lo sterminio dei Kulaki, popolazione di contadini bravissimi e benestanti che si opponevano giustamente alla collettivizzazione forzata delle terre, un’azione anticipatrice di quanto successe mezzo secolo dopo in Cambogia.

Un immane esperimento di ingegneria sociale che ha lastricato il suo cammino di milioni di cadaveri e di vittime sacrificali

Servire il popolo, alla fine, ha sempre significato sgominare il popolo, torturarlo, vessarlo, soffocarlo, impoverirlo ulteriormente, negargli ogni forma di libertà di pensiero, di parola, di iniziativa, di movimento.
Secondo il libro nero del comunismo, scritto da autori comunisti dati alla mano, i regimi comunisti hanno marciato al ritmo di almeno un milione di vittime all’anno in 85 anni.
Dai 15 soltanto dell’Unione Sovietica, ai 55 della Cina, al milione del Vietnam, ai 2 della Corea del Nord, al milione dell’Europa dell’Est, ai 3 della Cambogia, all’1,7 dell’Africa e all’1,5 dell’Afghanistan.
Costi umani di quell’immane esperimento di ingegneria sociale che, per edificare il Bene in Terra, ha lastricato il suo cammino di milioni di cadaveri e di vittime sacrificali.

L’inenarrabile macellazione di mezza nazione cambogiana

Servire il popolo è servito per realizzare il disegno più mostruoso e criminale mai concepito nella storia, da un gruppo di governanti accecati dal fanatismo contro il proprio popolo, violentando donne e bambini prima di macellarli coi loro padri, con modalità inenarrabili.
Macellazione fisica di mezza nazione, ma decapitazione spirituale dell’intero paese.
Mi riferisco alla Cambogia di Pol Pot, dove tutti i social-comunisti del mondo, ed anche i loro simpatizzanti, dovrebbero assolutamente andare, visitando i Campi di Morte numero 20 e 21, localizzati a soli 20 kilometri dai confortevoli alberghi della capitale Phnom Penh.

Zolle di terra da cui fuoriescono stracci opachi, bambolotti e tibie

Queste porcherie non sono successe un secolo fa ma ieri l’altro.
Un viaggio in Cambogia, dopotutto, costa non molto di più di una vacanza a Sharm El-Sheikh, ed è in grado di insegnarti molte cose in fatto di politica.
Dalle zolle dei campi di morte e dalle fosse comuni che si scoprono in continuazione in diverse zone del paese, saltano fuori tuttora stracci opachi, bambolotti e automobiline scolorate, tibie e dentiere annerite, oltre che l’acre ed insopportabile odore della violenza, l’opprimente peso di incredibili scene di violenza accadute in un teatro vero ed autentico, e non in un palcoscenico di qualche regista teatrale pazzo ed allucinato.

Il comunismo della Ferrari Testarossa

Il comunismo vissuto nelle società occidentali è qualcosa da mettere nelle barzellette.
Escludo ovviamente le persone serie e gli eroi, che non mancano in tutte le sponde, tipo Antonio Gramsci (1891-1937), che ci credeva veramente e che pagò col carcere, lasciando un testo di alta letteratura e sensibilità che fa addirittura a pugni con qualsiasi altro scritto comunista esistente al mondo, come I quaderni dal carcere. Il comunismo ridicolo cui mi riferisco è quello che tifava per i carrarmati russi a Praga. Troppo comodo essere comunisti a Bologna, Parma e Reggio, spesso al volante di una Ferrari Testarossa, fiammante quanto almeno la bandiera falce-martello, e con in tasca la immancabile tessera del PCI o di Rifondazione.

Pure la destra di certi regimi non ha le mani linde

D’accordo che poi la destra non ha le mani pulite pure lei. Il terrorismo dei regimi militari sudamericani si è distinto più che per saggezza e lungimiranza, per l’arte di eliminare gli oppositori buttandoli a mare da aerei ed elicotteri, e trasformando migliaia di persone dall’oggi al domani da esseri viventi in desaparecidos. Per non parlare poi della destra nazi-americana, che va da Hitler a Mendele ed a Rockefeller.

Impariamo a rispettarci e a non demonizzare l’altra sponda

Sarà meglio per tutti dimenticare questi incubi del passato, queste storie brutte e raggelanti da far paura.
Teniamole ben presenti come lezioni, serbiamole come monito. Ma non per torturarci a vicenda.
Finiamola di demonizzare l’avversario perché sta a destra o a sinistra, perché ha simpatia per questo e non quello, perché ha una fuoriserie o un’utilitaria, perché ama copulare anziché pregare, perché tira al pallone anziché zoppicare, perché crede in Cristo, in Maometto o in nessuno dei due.
Un pizzico di più tolleranza e di generosità culturale, nonché di più amore verso il prossimo, non guasta affatto.

E, proprio in perfetto tema con le suddette considerazioni, mi arrivano due documenti importanti che devo per forza allegare integralmente alla presente.
Uno mi perviene dalla splendida creatura di nome Priscilla Brizzi, artista di bel canto e di bella musica, maestra di filosofia e pratica igienistica, nonché di buona cucina vegana.
Saggia ed esperta pure in materia politica.
La sua mail non ha bisogno di alcun commento. La condivido in toto punto e basta.
Il secondo messaggio lo manda un mio stimato lettore, assai equilibrato e gentile nei toni, ma con un elenco di accuse verso l’attuale governo in carica e verso il suo premier, con un cicchetto nei miei riguardi perché avrei, a suo parere, espresso degli apprezzamenti nei riguardi del governo Berlusconi.
Questo documento lo devo necessariamente commentare a fini di chiarezza.

Priscilla si rivolge al blog http://www.consapevolmente.org/site/modules/news/article.php?storyid=58

Ho letto il vostro articolo Può un non vegetariano dirsi comunista?
Mi domando come mai voi partite dal presupposto che un vegetariano debba necessariamente essere di sinistra, al punto che non concepite nemmeno che uno di sinistra non sia vegetariano.
Questo binomio comunismo uguale sensibilità verso i deboli, oltre che essere un assunto del tutto smentito dalla storia, ovvero da fatti reali accaduti, e non da ideologie, è un’idea nata ed elaborata solo nella mente di chi ha scritto l’articolo, e non ha alcuna correlazione con la verità.

I Consiglieri dei Verdi erano tutto fuorché animalisti, vegetariani o ambientalisti

Nel mio passato di Consigliere Comunale di Milano (centrodestra), ho sperimentato che i Consiglieri dei Verdi erano tutto fuorché animalisti, tutto fuorché vegetariani, tanto per fare un esempio.
L’unica che si è sempre impegnata anima e core in favore degli animali, sono stata modestamente io, che a quel tempo militavo tra le fila di Alleanza Nazionale.
Quindi, questa colorazione rosso sangue che voi volete attribuire al vegetarianismo è davvero un controsenso.
Vi ricordo che c’è l’attuale parlamentare On. Gabriella Giammanco, PDL, che è tra le firmatarie
della proposta di legge 1467, per introdurre l’opzione vegana nelle mense e l’obiezione di coscienza tra gli allievi cuochi.

Dire che chi mangia carne è fascista e chi è vegetariano è comunista è delirante

Questa dicotomia del mondo politico in comunisti e fascisti è quantomeno antistorica.
Forse Massimo Filippi dovrebbe rendersi finalmente conto che, in Italia, da un lato i comunisti stanno fuori dal Gopverno, e dall’altro i fascisti sono spariti da quasi 70 anni.
Sancire apoditticamente che chi mangia carne è fascista e chi non ne mangia è comunista è abbastanza delirante, alla luce della storia e dell’attualità.
Personalmente sto alla larga dal color del sangue, sia nel piatto che nella bandiera.
Priscilla Brizzi, Vegana dal 1986

Lettera di Paolo C., mio stimato lettore, che mi rimprovera però di qualche apprezzamento nei riguardi del governo Berlusconi

Caro Valdo,
Leggo con attenzione ed interesse le tesine ed i documenti estremamente importanti che mi invii e che diffondo pure nella mia mailing list.
Sto anche cercando di seguire le linee dell’alimentazione vegana.
Devo confessarti che sono rimasto sorpreso dagli apprezzamenti che hai espresso nella precedente mail nei riguardi del governo Berlusconi.

Alcuni aspetti nefasti delle scelte operate dall’attuale esecutivo

Vorrei pertanto citare solo alcuni aspetti nefasti dell’azione di tale governo.

1) La realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina, in un’area sismica ed in una regione che ha bisogno di ammodernare le più elementari infrastrutture ferroviarie e di approvvigionamento idrico, nonché di curare un territorio dissestato (vedi alluvione di Messina).
2) La riproposizione dell’utilizzo del nucleare, quando in tutto il mondo si punta al risparmio energetico ed alle energie alternative (solare innanzitutto).
Le centrali dismesse in Italia a seguito del referendum popolare che si espresse contro il nucleare (Garigliano, Latina, Trino Vercellese, Caorso) conservano ancora al loro interno le scorie radioattive prodotte durante l’esercizio delle centeali. Scorie radioattive sono presenti anche nel centro di Ispra ed addirittura in siti privati. Non esiste in Italia un luogo di stoccaggio di scorie radioattive.
Sulle coste calabre sono stati trovati rifiuti radioattivi all’interno di navi affondate da organizzazioni criminali.
3) Il taglio drastico delle spese nel settore della pubblica istruzione e della formazione, quando in Europa si assiste ad un incremento delle stesse.
4) La concentrazione dei mezzi di comunicazione pubblici e privati nelle mani di una sola persona.
Non esiste nelle democrazie occidentali un caso simile di accorpamento di poteri.
Ricordo anche che le leggi fatte su misura per Berlusconi, onde consentire la trasmissione di tv provate su tutto il territorio nazionale, mentre la Corte Costituzionale prevedeva la liberalizzazione
delle televisioni al fine di migliorare l’informazione locale.
Rammento anche la povertà culturale di tali televisioni che abituano la gente a non pensare e a non riflettere in modo critico.
5) Uno dei più stretti collaboratori del premier è stato condannato per fiancheggiamento esterno alla Mafia.
6) Il rifiuto del Premier di essere sottoposto alla giustizia, come ogni cittadino (vedi lodo Alfano che garantisce l’impunità per qualsiasi reato del Presidente del Consiglio, del Presidente della Repubblica, dei Presidenti di Camera e Senato.

Un governo che nulla ha a che fare con i valori dell’Alimentazione Naturale e di rispetto per l’ambiente

Potrei aggiungere tantissimi episodi di corruzione, di malgoverno, tipo proposte di espansione edilizia selvaggia sulle coste della Sardegna.
Mi pare insomma che questo governo non abbia proprio nulla a che vedere con i valori dell’alimentazione naturale, o con i valori del rispetto ambientale, in un momento di grande sofferenza della nostra povera Terra.

Per la sincera stima che nutro per te, ho pensato di scriverti queste poche righe.
Ti abbraccio e complimenti per il lavoro importante che svolgi al servizio della verità e della tutela della salute dei cittadini.
Paolo C.

Mia risposta alla lettera di Paolo C.

Ciao Paolo,
Prendo debita nota delle tue osservazioni.
Tengo a chiarire che non sono coinvolto in alcun modo con i giochini della politica partitica, pur rendendomi perfettamente conto che alla fine anche il non schierarsi diventa uno schierarsi.
Ho tra i lettori gente che sta in entrambi gli schieramenti e che devo pertanto rispettare.
Ci tengo dunque a ribadire la mia equidistanza e la mia estraneità da quanto succede nell’arena politica interna.

La difficoltà di tenere separati i temi dell’alimentazione e dell’etica salutistica con quelli della politica

La salute, i comportamenti e le idee connesse con gli stili di vita, non si possono certo estrapolare e mettere in un contenitore separato.
Tutto è interrelato.
La religione e la politica intridono di sé anche l’etica, la dietetica, la scienza igienistica e la salute.
Pertanto, rimanerne separati e non-influenzati diventa un difficile ed improbabile gioco equilibristico.
Ciononostante intendo starne fuori in linea generale, limitandomi ad esprimere le mie opinioni quando c’è qualcosa di eclatante, o quando vengo chiamato in causa direttamente da un lettore attento e costruttivo nei toni quale tu sei.

Non mi pare di essere stato tenero con Zaia o con Fazio

Tengo a precisare che non faccio professione di berlusconismo e che sono pronto ad esprimere critiche anche durissime, quando ci sono parole ed atti del premier o dei suoi ministri che cozzino contro i nostri principi e i nostri interessi.
Lo sto dimostrando, mi pare, con quanto scrivo a proposito delle cosiddette pestilenze in corso, dove è coinvolto il Ministero della Salute.
Non mi pare di essere stato troppo tenero nemmeno con il Ministro delle Politiche Agricole Luca Zaia, cui ho persino dedicato un paio di esplicite tesine.

Ho bollato persino la gaffe del Premier intento a masticare mortadella politica sotto i riflettori

L’ho dimostrato criticando aspramente il Cavalier Berlusconi quando si è messo su un palco, alla luce dei riflettori e ai flash dei fotografi, mascherina antivirus abbassata all’altezza del collo, a masticare prosaicamente prosciutto e mortadella, per accontentare gli sgozza-maiali che evidentemente lo condizionano molto di più dei coltivatori di pomodori ecologici.

L’indegna cagnara montata sulle vicende sessuali e familiari del presidente

Ho invece difeso il Silvio nazionale dagli attacchi relativi ai noti scandali sessuali dove, contro la marea di critiche furibonde, ho semplicemente sostenuto che i politicanti si devono giudicare per quanto producono in politica, e non certo per quanto combinano sotto le lenzuola ed entro le mura delle proprie residenze estive.
Trovando tali speculazioni disgustose, fanatiche e bigotte, mi sono sentito di non unirmi alla indegna cagnara montata contro il capo del governo.

Le grandi fortune servono a generare anche le piccole fortune

Quanto ai soldi ed al potere in sé, nonostante le grosse accumulazioni possano far gridare allo scandalo, all’imbroglio ed all’ingiustizia, non ne faccio un problema di vita o di morte.
In una società dove i giochi della bravura e dell’abilità, della dedizione e della buona sorte vengono rispettati, è logico e naturale che le fortune economiche e le risorse personali risultino diversificate.
Succede sicuramente, ed anche spesso, che dietro la fortuna ci possano pure essere fenomeni deleteri ed esecrabili tipo opportunismo, corruzione, machiavellismo, cinismo, sfruttamento dell’uomo sull’uomo e dell’uomo sull’animale e sulla natura.
Ma non è sempre così.

Michael Shumacher e Valentino Rossi, tanto per fare un esempio, non sono dei lazzaroni

Nessuno mi verrà a dire che Michael Shumacher e Valentino Rossi sono dei lazzaroni.
Rischiando la vita ai limiti, per la gioia dei tifosi del motorismo, ottengono semplicemente dei corrispettivi pecuniari fuori del comune.
E poi succede magari, come nel caso del ferrarista tedesco, che parte di quei soldi vadano scioccamente nelle elemosine miliardarie a favore di Bill Clinton, il che merita sicuramente di generare indignazione.

C’è anche la gente che non arriva a fine mese, ma non sono sedotto dall’opzione egualitaristica

Esagerazioni e dispersioni di risorse esistono a bizzeffe, in un mondo caratterizzato dal consumismo, dallo spendere e spandere in continuazione.
E c’è pure il problema di troppa gente che ha difficoltà ad arrivare alla fine del mese, in un momento di prolungata crisi mondiale, dove la miseria generalizzata appare evidente e drammatica.
Ma non mi lascio ingabbiare da queste considerazioni.
So troppo bene quanto l’opzione egualitaristica e comunistica siano fallimentari, per esserne sedotto ed ipnotizzato.

Nelle società a socialismo di stato c’è molta più miseria ed ingiustizia

Ho conosciuto coi miei occhi le società a socialismo di stato e le loro magagne, capendo che in esse c’è 100 volte più miseria ed ingiustizia che nelle società di libero mercato.
E’ vero che nei regimi socialisti non ci sono i Berlusconi che si portano le veline nelle proprie piscine in Sardegna, o che controllano l’apparato televisivo e l’introito pubblicitario.
Ma ci sono al loro posto i piatti e odiosi funzionari di stato che, senza avere nemmeno le qualità ed i meriti industriali dell’imprenditore, hanno le dacie e le loro amanti, ed attuano le loro brave persecuzioni politiche contro chiunque gli metta un bastone tra le ruote, mantenendo la gente in condizioni di subordinazione, di cupa e ottusa miseria generalizzata.
Da Serve the People a Getting Rich is Glorious, la formidabile evoluzione della Cina

Lo ha capito persino la Cina col presidente Deng Hsiao Ping, che ha ribaltato totalmente le vedute di Mao Tse-Tung e di Chiu En Lai.
Lo slogan maoista di Servire il Popolo appare ancora in qualche aeroporto di provincia, e fa pensare alle scritte che troviamo in qualche muro antico dei nostri paesi di campagna, tipo E’ vietata la questua, o Taci, il nemico ti ascolta.
Lo slogan vincente della Cina odierna è Getting rich is glorious (Diventare ricchi è glorioso), e la nazione cinese si è messa finalmente a rincorrere la fortuna e lo sviluppo.

Il Vietnam di Ho Chi Minh sta seguendo la stessa direzione

Stessa cosa sta facendo il Vietnam, paese di gente fantastica che gli Americani hanno tentato di bloccare coi gas e col napalm.
Troppo forte la lezione storica della vicina Cambogia, dove Pol Pot ha cercato di egualizzare e comunistizzare il paese in nome della lotta al ricco ed all’intellettuale, consegnando l’intera popolazione nelle grinfie dei peggiori torturatori mai apparsi sul suolo terrestre.

Gli automatismi perversi che bloccano la crescita di un paese

Non ho grandi simpatie per i regimi, su questo non ci sono dubbi.
Il problema è quello di smascherare gli imbrogli e le ingiustizie vere, i legami delinquenziali, il crimine organizzato, gli automatismi perversi che portano alla non-concorrenzialità ed alla miseria, non esclusi quelli di tipo sindacale, che spesso non causano benefici e boccate di ossigeno, ma tarpano piuttosto le ali allo sviluppo dell’intero paese.

La zappa sui piedi degli scioperi nazionali

Faccio un esempio, per essere più chiaro.
I ferrovieri ed i piloti, ma anche i metalmeccanici, hanno ragioni da vendere quando si infuriano per la precarietà dei loro trattamenti economici, o per la sacrosanta sicurezza sul lavoro.
Ma, l’arma dello sciopero nazionale, sia quello preventivo e di sensibilizzazione che quello di protesta effettiva, non solo non produce nulla di positivo ma, troppo spesso, fa precipitare gli stessi lavoratori ancora più in basso.

Un paese ad alto tasso turistico deve puntare sulla regolarità assoluta e sull’armonia interna

L’Italia sta ormai in piedi e sopravvive soprattutto grazie ai suoi beni culturali, alle sue bellezze artistiche e paesaggistiche, più che per le sue industrie, oggi particolarmente salassate e decapitate dalla crisi internazionale generata nel luglio 1997 dalla famigeratas coppia Clinton-Soros, che ha voluto goffamente cambiare il corso della storia facendo saltare le Tigri Asiatiche, che stavano decollando a pieno ritmo e trainavano in bellezza l’intera economia mondiale.
Ogni sciopero diventa un attentato alla propria reputazione ed alle proprie risorse, oltre che una sofferenza gratuita, ingiusta e scomoda per il popolo che ne sopporta le conseguenze.
Quando certi sindacalisti comprenderanno appieno questo fatto e si comporteranno di conseguenza, andandosene in vacanza alle Maldive per qualche anno, sarà un grande giorno per il nostro paese.

Niente giustizialismi e niente fanatismo politico e fiscale

La caccia fiscale agli yacht con bandiera liberiana o panamense, al capitale nascosto all’estero, al ricco che si dimostra nullatenente, sono tutte azioni possibili, ma non certo risolutive.
Il male e la povertà non si risolvono con lo stato di polizia e con la caccia alle streghe ed agli evasori.
Né tantomeno con la caccia al ricco ed all’abbiente.
In questo modo la gente che ha qualcosa tende a portarla fuori ancora più di prima.
Nessuno ama stare in una società basata sull’imposizione statale, sul giustizialismo, sull’egualitarismo, sul fanatismo politico.

Bisogna rendere il paese più sicuro, più accogliente, più funzionante, più concorrenziale

Viviamo in un mondo competitivo dove ognuno di noi deve cercare di dare il meglio, studiando di più, lavorando di più, impegnandosi di più.
Occorre soprattutto fare la guerra agli sprechi, all’abbandono delle campagne, alle discriminazioni ed alle violenze di ogni tipo e di ogni grado.
Occorre rendere l’Italia un paese ricettivo che invita ed accoglie i capitali e gli investimenti stranieri, li stimola ad entrare e non li spinge verso altri lidi con politiche spaventa-investitori, come spesso avviene quando il sinistrismo culturale generalizzato va in sella al governo.

Ma cos’è la destra? E cosa è la sinistra?

Non ho pregiudizi contro la sinistra, come non mi sento neppure pendente a destra.
Resto vicino al disincantato Giorgio Gaber e al suo Ma cos’è la destra? E cosa è la sinistra?
Il mondo cambia in continuazione.
Anche prima che sopravvenisse la presente lunga crisi, l’Italia stava marciando male, mostrandosi al mondo come paese dai prodotti ottimi ma non concorrenziali.
In un mercato globale, perdere competitività significa auto-castrarsi. Altro che destra e sinistra.
Il prezzo è ormai diventato ingrediente qualitativo di un prodotto.
L’entrata poi nel sistema valutario dell’Euro, ha dato una mazzata finale al paese, moltiplicando per due e per 3 i costi interni ed anche il prezzo di listino dei nostri prodotti.

Il dramma di essere troppo cari e fuori mercato, dopo che per anni, grazie alla nostra liretta, tenevamo la situazione in pugno

E’ inutile, se non addirittura controproducente, presentarsi sul mercato con un prodotto di alta qualità ma di prezzo inaccessibile. Si finisce per generare persino sentimenti di anti-italianità.
Qualcuno me l’ha detto con chiarezza.
Trovo immorale e derisorio, che veniate a propormi un prodotto di alta qualità che io non sono in grado di comprare e di rivendere. In questo modo mettete solo in evidenza la mia precarietà e la mia mala-situazione di dover per forza fare affidamento su un mediocre made-in-China, che non apprezzo né stimo, ma che diventa per me fatale ed inevitabile.
Dico tutto questo senza voler influenzare nessuno. Ognuno la pensi come sa e come vuole.
Veniamo ora ai punti specifici che hai sollevato, chiamandoli aspetti nefasti del presente governo Berlusconi.
Anche qui non pretendo di pontificare, ma esprimo liberamente il mio parere di cittadino.

Ponte di Messina

E’ probabile che il dissesto del territorio e che l’ammodernamento delle più elementari infrastrutture possa essere risolto proprio grazie a un nuovo ponte sullo stretto. Dici in area sismica. E’ verissimo.
Ma allora i grandi ponti realizzati in California in zona San Francisco, area ancora più pericolosa di quella siculo-calabra, non avrebbero mai aver dovuto essere costruiti.
Le situazioni di degrado poi non derivano mai dall’ultimo governo, ma sono il più delle volte state ereditate da decenni di malgoverno precedente.

Energia nucleare

E’ un problema davvero controverso.
Tutti vorremmo tanta bella energia pulita ed innocente. Hai ragione.
Puntare sul risparmio energetico e sulle energie alternative è un passo obbligato per tutti.
Da sperticato naturalista quale mi sento, non potrei certo schierarmi con chi inquina, con i disastri di Chernobyl o coi furfanti irresponsabili che hanno affondato navi con carichi radioattivi vicino alle coste calabre, o in qualunque altro posto del mondo.
Però dobbiamo smetterla anche di essere contro il nucleare in casa nostra e nel contempo a favore dell’importazione di energia (da nucleare) prodotta in Francia, Austria e Slovenia, perché cadremmo nella banalità, nell’ipocrisia e nell’incoerenza.

Una certa sterzata alla corsa industriale, ed un recupero contemporaneo di alcuni valori del passato, non è affatto necessariamente un andare indietro

Non ho nulla in contrario a che il paese faccia marcia indietro, e ridiventi più contadino e rurale, più bucolico e tranquillo, meno industrializzato ed elettrificato. Mi starebbe pure bene il ripristino di antiche stradine bianche o l’invenzione di nuove strade carrabili alternative, simili alle piste ciclabili, col riapparire di carri agricoli trainati da buoi e di calessi trainati dal cavallo o dall’asinello.

Taglio spese settore istruzione

Non dico che sia un bene. Ma, coi tempi che corrono, le risorse si sono evidentemente decurtate
Con quello poi che stanno insegnando in molte scuole ed università, il danno appare quantomeno relativo.
Finché le scuole sono in mano ad una cultura quantitativa che insegna alla gente a mangiare bistecche e panettone, a bere vino e bere Coca-Cola, a vaccinare e farsi vaccinare, non perdiamo di sicuro granché.
Prometto che, quando le scuole pubbliche educheranno i loro allievi con criteri qualitativi, allora cambierò ben volentieri opinione.

Concentrazione potere e pubblicità

Qui ti do pienamente ragione, soprattutto sulla povertà culturale che deriva a mio avviso da un preciso gioco di mercato, dove gli sponsor evidentemente ricattano i loro clienti e pretendono trasmissioni e cultura accomodante e non intransigente, non incompatibile o antitetica rispetto ai loro interessi, al motto di Vuoi i miei soldi? Te li do a patto che tu non mi rompa troppo le scatole culturalmente tra uno spot e l’altro.
La pubblicità è l’anima del commercio, si usa dire.
Oggi è diventata l’anima nera del commercio infame.
Le cose non andavano meglio coi precedenti governi

La concentrazione del potere va probabilmente tenuta sotto controllo.
Ancora di più la faccenda delle leggi su misura in contrasto con le direttive della Corte Costituzionale.
Non mi risulta però che le cose andassero meglio coi prededenti governi.
Rammento anche che Berlusconi resta comunque il più votato della maggioranza deli italiani, e non sta al suo posto grazie a un colpo di stato.
E’ dunque soggetto al parere del pubblico e dei votanti.
In ogni caso non è la concentrazione di poteri mediali e di governo che mi deve preoccupare, anche se caso unico in Europa o nel mondo intero, quanto semmai la qualità delle scelte che Silvio Berlusconi e il suo governo stanno o non stanno facendo, sapranno o non sapranno fare.

Delitti di mafia

Chiaro che se Berlusconi fosse davvero implicato, anche in modo minimo e indiretto, nei delitti Falcone e Borsellino, o in altri simili, ci sarebbero le basi per massacrarlo politicamente e penalmente.
La questione che poni è molto delicata e richiede prudenza.
Già esporre un sospetto, senza avere delle prove, è cosa estremamente grave.
Temo in ogni caso che sia difficile trovare un solo governo della Repubblica che sia stato rigorosamente privo di infiltrazioni e di coinvolgimenti di carattere mafioso.

Un governo che nulla ha a che vedere con i valori dell’Alimentazione Naturale

Anche su questo siamo in sintonia.
Le rubriche come Gusto, diretta emanazione di Mediaset, sono uno scandalo autentico e le ho da tempo nel mirino.
Ma, anche qui, ti ricordo che, con Mortadella Prodi, le cose non andavano affatto meglio.
Spero davvero che i governi del futuro, con o senza Berlusconi, si spostino marcatamente verso la natura, verso gli interessi della gente, e contro quelli perversi delle multinazionali.
Ti ringrazio in ogni caso per il garbo e la gentilezza che dimostri nei miei riguardi.

Valdo Vaccaro – Direzione Tecnica AVA-Roma (Associazione Vegetariana Animalista)
– Direzione Tecnica ABIN-Bergamo (Associazione Bergamasca Igiene Naturale)

Read Full Post »