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Archive for novembre 2013

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LA PALEODIETA DI UN MEDICO GROSSETANO

Salve, il documento in questione ha per titolo
http://sanipersempre.com/2012/02/13/vegetariano-no-grazie/ . Ritengo utile pubblicare il link di questo blog del direttore dell’ASL9 di Grosseto. Difficile ormai stupirsi, ma trovo giusto segnalarlo a tutta Italia. Credo che perfino Calabrese avrebbe da ridire. Secondo il blog della persona in questione, munita di laurea in medicina, bisognerebbe seguire la Paleodieta per vivere sani e in perfetta forma, attenendosi alle presunte abitudini alimentari del paleolitico. L’accozzaglia sgangherata di informazioni che c’è nel blog parla da sé.INVITO ALLE FRATTAGLIE, ALLA TRIPPA, ALLE CERVELLA E AL FEGATO

Per farla breve, l’invito è a rinnegare il veganesimo, mangiare 25 uova al giorno, riempirsi di frattaglie, cervella e fegato, consumare abitualmente olio di cocco, abolire cereali e legumi, considerati anti-nutrienti tossici ed assumere Omega 3 solo da prodotti ittici perché biologicamente attivi. Dieta ovviamente consigliata pure ai bambini. Mai viste tante baggianate messe assieme. Mai vista tale mole di allucinante disinformazione. Da non meritare alcuna attenzione, ma ci sono allocchi e confusi che cadono in ogni trappola e in ogni imbroglio.

GLI EICOSANOIDI E GLI OMEGA-3 LUNGHI

Approfitto per chiedere delucidazioni sugli Omega 3 lunghi. Grazie per tutto il lavoro svolto, la trasparenza e la chiarezza con cui lo fai. Seguo da tempo il tuo blog ed è stato spesso fonte di rifugio. Sono vegana, ma l’unica cosa di cui ancora non mi privo e l’integratore di B12. Ho letto parecchie tesine a riguardo. Qual’e il tuo parere riguardo l’assorbimento dall’integratore? Con stima. MariaTeresa

*****

RISPOSTA

UN GRAZIE AL DR LUCHI

Ciao Maria Teresa, grazie per il link che ho letto per intero e che intendo commentare. Nonostante il titolo della tesina, devo dire grazie dal profondo del cuore al dr Luchi di Grosseto. Ha fatto un lavoro eccezionale a vantaggio del campo avverso. Era da tempo che andavo alla ricerca di un medico autorevole con nome e cognome e ruolo che si esponesse e dicesse qualcosa di specifico in rappresentanza della sua categoria, o di larga parte di essa. Non solo l’ho trovato, ma anche con tanto di foto a colori. Sta a Grosseto in Toscana e si è specializzato presso il Centro Nutrizione e Metabolismo delle I° Clinica Medica dell’Università di Bologna.

UN DOCUMENTO ALLUCINANTE CHE TESTIMONIA COSA BOLLE IN PENTOLA

Luchi non si è sprecato e non ha dovuto fare molta fatica. Imparato poco o niente a Bologna (difetto di tutti i medici in tutte le università del resto), ha preso in mano un documento della EPIC di Oxford (European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition), dal titolo Mortality in British Vegetarians for EPIC-Oxford in 2003, e ha tirato fuori tutto quello che gli serviva per fabbricare in un paio d’ore questo suo allucinante documento, a giustificazione di quanto pensa, crede, pratica e mangia, e di quanto gli è stato debitamente insegnato in famiglia e a scuola. Risultato? Una frase del tipo “Vegetariano nemmeno per sogno!”

PUNTI CHIAVE PER BOCCIARE L’ISTANZA VEGETARIANA

A) Gli studi con gli isotopi radioattivi sugli scheletri umani delle diverse epoche storiche indicano che gli esseri umani hanno sempre mangiato la carne degli animali che riuscivano a cacciare, per cui siamo dei carnivori di primo livello, più ancora dei cani, degli sciacalli, delle iene, dei corvi, dei falchi, dei condor, dei coccodrilli e dei serpenti. I rettili fanno almeno una a sosta nel loro lungo letargo invernale, mentre noi, con la scusa delle intemperie, diverremmo ancora più cannibali, ancora più sanguinari, ancora più vampiri.
B) Gli studi di Key del 2009 su 30 mila persone a campione dimostrano che i vegetariani muoiono per le stesse ragioni di cui muoiono i carnivori, per cui non esiste alcun vantaggio ad essere vegetariani o vegani.
C) L’ADA, American Dietetic Association, al pari della Società Vegetariana della dr Luciana Baroni, dice che per occorre supplementazione B12 per rendere il vegetarianismo sostenibile e funzionante. La B12 si trova solo nei cibi animali. Uno studio di Hermann dice che il 77% dei vegetariani è deficiente in B12 e che il 92% dei vegani è deficiente in B12, per cui c’è impotenza maschile, indebolimento spermatozoi, infertilità, bambini con ritardi mentali e con disparati difetti fisici “di cui vi risparmio l’elenco”, rialzi di omocisteina, demenza, depressione e Alzheimer. Oltre alla B12, manca pure la B6.
D) Nei vegetariani brilla la carenza di ferro, visto che solo il ferro-eme del sangue appena macellato di fresco apporta il ferro vero e disponibile.
E) Nei vegetariani-vegani brilla la carenza di vitamina D, in quanto non prendono latte.
F) Nei vegetariani esiste una fenomenale carenza di Omega-3.

SIAMO TARATI MENTALMENTE, ED ANCHE IMPOTENTI, CHE VERGOGNA!

Cos’altro ancora? Il piatto è servito per tutti noi uomini pensanti e senzienti, etichettati sbrigativamente come vegani e vegetariani, non-supplementati e non integrazionati (alla Baroni e alla Proietti). Siamo tutti deficienti, impotenti, carenti, e meritevoli di andare a Grosseto per un rapido corso di rieducazione alimentare presso il professor Luchi, controfigura vivente di Carlo Cannella.

AMANTI DEL CANE DA CACCIA E GOFFI DIVORATORI DI SALME ACQUATICHE E TERRESTRI

Luchi non è il solo. Come dai cancri asportati ci sono le ricrescite, le metastasi e le recidive, così dall’ignoranza, dalla corruzione, dallo stare abbarbicati sulle proprie debolezze e sulle proprie brutture, esiste un rispuntare di ideologie e di personaggi che con colorazioni e dettagli diversi le rappresentano, tipo Luchi, Mozzi, Mercola, Lemme, Albanesi ed altri ancora. Cui prodest? E’ la prima domanda che ci dobbiamo sempre porre. Ce l’hanno insegnata i romani, che di strategie militari se ne intendevano meglio di chiunque altro. Cremonini e McDonald’s hanno qualche indirizzo in più per gli omaggi di Natale.

TUTTO E IL CONTRARIO DI TUTTO

Non starò qui a commentare le mostruosità e le asinerie contenute nel messaggio di Luchi. Se uno prende il mappamondo e lo ribalta, mettendo Nord a Sud e viceversa, tutto appare sottosopra, tutto appare relativo, mancano i punti di riferimento e si crea confusione. Lo scopo primario di questa gente, pianificato o inconsapevole poco importa, è di creare caos e disorientamento, disordine e devastazione nel pensiero, nella sensibilità, nel pensino e nell’azione. Si vuole dimostrare che nessuno ha torto o ragione, che non esiste rimedio e migliorabilità alla stronzaggine umana, alla violenza della caccia, alla moltiplicazione dei macelli.

HA PRESO DAL SACCO EPIC I DATI CHE GLI SERVIVANO, SCARTANDO QUELLI A LUI SCOMODI

Probabilmente Luchi pensa di rappresentare il simbolo della virilità, della salute, dell’intelligenza e della chiarezza mentale. Potrebbe anche essere. Non lo conosco di persona. Ma questo suo documento dimostra l’esatto contrario della citata simbologia. Tutte le sue affermazioni sono cariche di errori, di preconcetti e persino di gratuite idiozie. Ha preso dalla EPIC le cose che gli servIvano, senza citare gli aggiornamenti che la stessa EPIC elenca in date successive 2010 e 2011, con dati assai diversi da quei dati iniziali da lui riportati. Ma EPIC è in ogni caso poca cosa rispetto a una marea di esperimenti e dati corposi e seri prodotti in America, nella stessa Inghilterra (vedi Cambridge2000). EPIC è una ricerca statistica da 4 soldi fatta mediante invio di moduli da compilare ai vegetariani dichiarati del Regno Unito, con controlli cartacei e durata esperimento di pochissimi anni.

CHE L’UOMO SIA PER DISEGNO E PENSIERO UN PRIMATE FRUTTARIANO E’ FUORI DI OGNI MINIMO DUBBIO

Liquido i suoi punti dicendo che esistono diversi studi e diversi risultati a seconda da chi li ha commissionati, e che comunque l’antropologia ufficiale, associata alla paleontologia e alle scienze interdisciplinari sull’argomento, è da tempo arrivata in modo inequivocabile a una conclusione e ad un verdetto, per cui l’uomo è normalmente, per disegno biofisico e mentale un primate, un mangiatore di frutta, di bacche, di verdure crude, di germogli e di cereali.

OGNI ANIMA POSSIEDE UN GRADO EVOLUTIVO DIVERSO

Anche se avesse non dico il 10 ma il 100% di ragione su questo punto, il discorso non cambierebbe di una virgola. L’uomo è un essere culturale sottoposto ad apprendimento, a ragionamento, a scelte salutistiche ed etiche, a evoluzione obbligata verso il meglio, e non verso il peggio. Pertanto anche se fossimo davvero eredi di Caino e di Belzebù, nessuno deve porsi dei limiti all’evoluzione e alla civiltà. Se l’uomo ha violentato e soggiogato la donna per 2000 anni, dandole il diritto di voto soltanto nel secolo scorso, non è buon motivo per rinverdire queste orribili incongruenze.

VIVERE DA ORCHI E DA TIRANNI NON PORTA BENE

Se abbiamo tiranneggiato ogni creatura vivente senza usare le minime attenzioni, è venuto il tempo per cambiare radicalmente mentalità. “Finché sulla terra ci sarà un solo macello, il vero uomo non potrà mai darsi pace e vivere tranquillo”, ha detto Voltaire. ” Verrà il giorno in cui ogni uccisione di animale sarà giudicata per quello che è, vale a dire un orribile crimine”, ha detto Leonardo. Il dr Albert Schweitzer ha versato lacrime vere per Josephine, la maialina dispersa ed adottata che lo accompagnava poi fedele alle sue visite giornaliere in Africa. Non importa quanti secoli fa. Le loro voci si uniscono sinergicamente e creano magia culturale e spirituale. Chi vive nella cultura del sangue e della violenza, non ha capito un acca della vita e dei valori che la rendono degna di essere vissuta.

TABELLE FALSATE, RIFERIMENTI FASULLI E CARENZE INVENTATE

La questione delle varie carenze mineralvitaminiche non ha nessun correlato con la realtà. Stupidaggini con S maiuscola non meritevoli di commento. L’opposto del reale. Nessuna carenza nei vegani ma semmai brillanti diversità, con formule del sangue ideali e fluide. Con tante prove concrete a favore, sia nei maggiori campioni mondiali di atletica (Edwin Moses, Carl Lewis, Manuela Di Centa), che nei recordman di triathlon e decatlon, che nelle scalate montane senza attrezzi (Maurizio Zanella) e nelle discese in profondità (Enzo Maiorca), che nella longevità competitiva (Martina Navratilova).

CHE SCHIFO LA GIOCONDA!

Quanto a chiarezza mentale Luchi è così solerte da dare del deficiente e del sottosviluppato a Pitagora, Socrate, Ippocrate, Giovenale, Seneca, Galeno, Marco Aurelio, San Francesco, Savonarola, Giordano Bruno, Leonardo, Rousseau, Voltaire, Tolstoi, Einstein. Ma che genio questo dottore! Non penserà forse che qualcuno, dotato di normale senso critico, possa dargli retta senza inorridire. Quello che sta offrendo è uno spettacolo troppo mediocre e decadente per non causare sconcerto e commiserazione.

TESINE DA LEGGERE

– Le 22 ragioni vegane e il pentimento di Montagnier, del 9/1/11
– Salto di qualità o caduta nelle savie mobili dei macelli, del 7/8/11
– Stile di vita vegano e ulteriori motivazioni, del 6/8/11
– Igienismo, formula vincente su tutti i fronti, del 21/4/11
– La prof di lettere, i capelli e l’igienismo nelle scuole, del 6/4/11
– Alimentazione, sessualità e scienza etico-salutstica, del 9/4/09
– L’Ente Protezione gatti cani e macelli, del 26/7/08
– Latitanza protettiva, del 6/9/08
– DietaGift, GruppiSanguigni, cancro e diseducazione alimentare, del 26/5/11
– Non cadiamo nella scemenza dei Gruppi Sanguigno, del 18/12/11
– Gli Omega-3 e il frullato di granchi e scorpioni, del 10/5/09
– Il cibo che rende intelligenti, del 6/11/08
– Il pianeta pesce e gli Omega-3, del 13/2/09
– La dieta delle star di seconda fascia, del 30/5/11
– Scienza medica, ciarlataneria e baronie, del 10/7/10
– L’indeleble segno della paura B12, del 14/12/11
– Bluff B12 e carenze inesistenti, del 17/12/11
– Ubriachi di zona, di eicosanoidi e di sangue marino, del 7/10/09
– Cancro al pancreas, Steven Jobs e Cave Ongarum, del 20/10/11
– David Servan-Schreiber, il guru degli Omega-3, dell11/8/11
– Omocisteina barometro funzionale del corpo umano, del 6/12/11
– Alimentazione Naturale e salute a 360 gradi, del 15/2/12
– L’inevitabile conflitto tra medicina moderna e igiene naturale, del 3/2/12
– La grande svolta igienistica, del 19/5/12
– Proteinomania, cottomania e curomania in una società allo sbando salutistico, del 22/10/11
– Vivere secondo natura, del 19/9/12
– L’arte del mangiare semplice e sano, del 19/9/12
– Fitness e lamentazione perforante,del 7/1/11
– Intossicazione monista-sportiva da proteine e Omega-ittico, del 4/8/10

NON C’E’ SOLO THE CHINA STUDY, MA ANCHE LE MAGGIORI AUTORITA’ SUL CIBO

Il mondo parla ormai col linguaggio del professor Colin Campbell, ed è giusto che sia così. Chiunque voglia misurarsi sulla nutrizione e la salute oggi, deve fare i conti con The China Study. Ma sentiamo pure cosa si dice negli altri ambienti più avanzati d’America. The Academy of Nutrition and Dietetics (ex ADA), è la principale organizzazione nel settore cibo, ed è pure la più grande al mondo. Dal 1987 provvede alla pubblicazione annua di una situazione aggiornate sulla situazione del vegetarianismo, raccogliendo articoli di qualità in giro per il mondo. Nella edizione del 2009, ha dichiarato che le diete vegetariane, incluso le totalmente vegetariane o vegan, sono salutari e adeguate dal punto di vista nutrizionale, e possono anzi conferire alti benefici per la salute, specie per la prevenzione di alcune specifiche malattie. I benefici includono la gravidanza, l’allattamento, la I e la II infanzia, l’adolescenza, l’alimentazione sportiva e la competizione. Tale opinione è sottoscritta pure dalla Dietitions of Canada, primaria organizzazione di medicina nutrizionistica nel Nord America.

VEGANISMO PROMOSSO SENZA RISERVE PER GRAVIDANZA, ALLATTAMENTO E POST ALLATTAMENTO

Nelle linee-guida nutrizionali del Center for Nutrition, Policy and Promotion, agenzia facente capo all’USDA (US Agriculture), edizione 2010, scrive che i modi alimentari vegetariani e vegani, confrontati con quelli non-vegetariani, hanno dato migliori risultati in problemi di obesità, di ridotto rischio malattie cardiovascolari, di minore mortalità complessiva, di abbassamento naturale della pressione sanguigna. La stessa OMS ha rilevato ufficialmente dati migliori in termine di longevità, di cardiopatia ischemica, di ictus cerebrale e di diabete mellito.

USDA, MAYO CLINIC, ACADEMY OF NUTRITION E LOMA LINDA FAVOREVOLI AL VEGAN-CRUDISMO TENDENZIALE

Le piramidi alimentari sono rappresentazioni grafiche a forma triangolare o piramidale divise in sezioni che mostrano il consumo percentuale raccomandato per ogni gruppo alimentare. Le più importanti piramidi vengono stilate da USDA, Mayo Clinic, Academy of Nutrition and Dietetics, Loma Linda University. Tutte queste organizzazioni sono d’accordo sul fatto che l’alimentazione vegancrudista non solo è priva di carenze, ma porta a migliori risultati in tutte le circostanze, al punito che i vegetariani vivono 7 anni in media più dei carnivori-onniovori, mentre i vegani ne vivono 15 in più.

LA CRITICA INDISCRMINATA ED ECCESSIVA AI CEREALI

Nei maggiori e comuni cereali (esclusi saraceno, miglio, quinoa, riso integrale scuro) esiste il problema del glutine, una proteina che sviluppa del materiale colloso che inibisce l’assorbimento di altri alimenti, particolarmente nei soggetti intolleranti al glutine, chiamati celiaci. Nei cereali vi sono degli aminoacidi limitanti. Nel mais il limitante sarebbe il triptofano, negli altri cereali e nella frutta secca il limitante sarebbe la lisina, nei legumi la metionina. Questi problemi si risolvono facendoli germogliare o cuocendogli al minimo, oppure optando per farine rollate a freddo come quella grezza di avena che è ottima nella sua crema di avena o porridge (farina di avena più latte di cereali). Cereali e legumi contengono comunque il gruppo vitaminico-B per cui vanno presi in attenta considerazione. I migliori legumi sono senz’altro i lupini, i piselli e i fagiolini o tegoline.

NESSUNA INTEGRAZIOINE PER CHI HA UN NORMALE METABOLISMO

In passato si credeva necessario dover assumere tutte le proteine nel medesimo pasto. Ma la teoria della complementarità proteica si è dimostrata un imbroglio. Stesso discorso per i concetti fuorvianti di proteine nobili, di B12 e di ferro-eme. Il forte apporto mineralvitaminico garantito dal cibo crudo, assicura ottima presenza di vitamina-C naturale, che il corpo non produce e non stocca. L’assorbimento avviene sempre per dosi minime e non per dosi massicce. La vitamina-C alta spinge in basso la B-12 che le sta antipatica, tanto per la cronaca.

POCHE NORME SEMPLICI E CHIARE

Un mangiare parco e semplice di cibi naturali ed innocenti, senza farmaci e senza integratori, lontano da zuccheri e sali sintetici e privi della loro acqua biologica (succo zuccherino della frutta o clorofilla verde dei vegetali), in linea con gli stimoli di fame e sete, corroborato da respirazione profonda, da assorbimento solare, da pensieri positivi, rispetto e amore per la natura e per il prossimo, e da costante e motivata autostima, garantisce salute al top, senza sfondare il tetto limite di 24 grammi proteine al giorno, oltre i quali ogni corpo va in acidosi.

NIENTE AL MONDO BATTE UNA SEMPLICE DIETA VENGAN-CRUDISTA

La quota massima consentita di proteine/giorno è già raggiungibile col radicchio, le arance, la patata, la zucca, i semini, il kaki, la castagna, la mandorla, il lupino e il tozzo di pane integrale. Non esiste un problema proteico nell’uomo ma sempre e solo un problema di bilancio calorico mediante cibi naturali carichi dei propri food-enzyme o vitale, della propria acqua biologica, del proprio corredo mineral-vitaminico, della propria carica elettro-magnetica (un 50-milionesimo di Volt) e del proprio corredo vitale-vibrazionale (verso i 10 mila Angstrom e il colore infrarosso della scala Bovis-Wilson-Simoneton)

ACIDI GRASSI A LUNGA CATENA E OMEGA-3

Detto questo, veniamo alla domanda sugli acidi grassi a lunga catena. Gli acidi grassi vengono suddivisi in acidi a corta catena di atomi di carbonio, come l’acido alfa-linolenico, e acidi a lunga catena, come l’EPA (acido ecosapentaenoico) e il DHA (acido docosaesaenoico), che sono acidi grassi a lunga catena della famiglia Omega-3. Altra distinzione è tra LA (acido linolenico) della famiglia degli Omega-6 e l’ALA (acido alfa-linolenico) della famiglia degli Omega-3, che viene convertito nell’organismo in EPA e in DHA. Preferibile fare sì che non ci sia una assunzione eccessiva di Omega-6 a scapito degli Omega-3. Nelle tesine elencate ci sono altri dettagli.

IL PESCE E’ CARNE E HA TUTTI I DIFETTI DELLA CARNE

Esiste su internet una massiccia campagna diseducativa tesa a trasformare l’uomo in un grande consumatore di acidi grassi, di pesce, di olio di fegato di merluzzo, di tonno, di pesce azzurro, di salmoni e di balena in tutte le forme. Valore scientifico meno di zero. Valore statistico meno di zero, nonostante pagine e pagine di ragionamenti contorti presi dalla chimica. Perché tutto questo imbroglio? Perché il mondo strabocca di frattaglie di pesce e si vorrebbe scaricarla sulla gente ignara, spaventata da inesistenti carenze che determinate aziende inventano e diffondono. Il fabbisogno di grassi insaturi e di acidi grassi Omega-3 è comunque minimo, e viene assicurato in pieno da una minima assunzione di olio di oliva extravergine (quella che usiamo nel condimento delle insalate), e nella assunzione di alcuni semi e di mandorle, pinoli, noci, ricchi di Omega-3 impeccabili, crudi, digeribili, di alta qualità e privo di effetti collaterali. Senza contare che le mandorle si mangiano crude e il pesce va per forza cotto, con svalutazione di tutti i conclamati Omega.

GLI ESCHIMESI VIVONO POCO E MALE, E A BASSO TASSO DI INTELLIGENZA

Si parla di intelligenza derivata dal fosforo, dallo iodio e dai grassi, e si tratta ovviamente di scandalose bufale. Nei cavoli, nei meloni, nelle bietole e nei ravanelli c’è fosforo e iodio organizzati a iosa. Basta un avocado a settimana, un cucchiaio di olio d’oliva e 3 mandorle al giorno, per garantire al 100% ogni Omega possibile ed immaginabile. Gli eschimesi, più volte citati come persone sane, perché sovralimentate per necessità ambientale a pesci, foche e anguille, non si ammalano di malattie cardiovascolari perché hanno il livello di vita media più corto del mondo (intorno ai 30 anni). Quanto al loro quoziente di intelligenza è considerato uno dei più bassi al mondo.

I CENTENARI DI OKINAWA PREFERISCONO CILIEGIE, BANANE E SUCCOSI MELONI AL PESCE E ALLA BALENA

Vengono citati spesso i centenari dell’isola di Okinawa, che sono centenari per i loro proverbiali giardini carichi di bacche, meloni, angurie, agrumi e di frutta di ogni specie, e per la loro saggezza. I mangiatori di pesce delle città giapponesi, al contrario, vanno avanti a pasticche, a diuretici ed anti-infiammatori, per la grave ritenzione idrica che li caratterizza. Chi scrive è stato in Giappone centinaia di volte e conosce da vicino quella realtà. Non è stato negli igloo della Lapponia, e non ha bisogno di andarci.

I CITTADINI DEL MARE VANNO RISPETTATI AL PARI DELLE CREATURE TERRESTRI

Si spinge verso il pesce non tanto per il pesce in sé, ma per evitare una sconfitta della carne in linea generale, essendo il pesce carne a tutti i livelli, carica di purine e di acidi urici. I macellai del mare non sono meno violenti e meno dannosi di quelli di terra. Il grido di angoscia e di dolore dei pesci vola alto anche se sono apparentemente muti. Ricordo che il simbolo degli Omega-3, il francese dr David Servan-Schreiber che oltre a distinguersi come produttore leader mondiale delle orribili e dannose pastiglie, se ne cibava pure giornalmente credendoci. Medico di grande fama, oltre che docente universitario presso diverse università americane, è morto miserevolmente di cancro al pancreas lo scorso anno, senza compiere il suo 50° compleanno. Storia simile a quella di Carlo Cannella professore alla Sapienza, e guru italiano della bistecca, del latte e della B12. A nessuno dei due la B12 alta e gli Omega-3 hanno fatto bene.

CI SONO MODI E MODI DI VOLTARE PAGINA

Moriamo certamente tutti, carnivori, pescatori, vegetariani e vegani. Ma ci sono modi e modi. Esistono qualità e qualità di pensiero, di vita e di azione. Ed esistono modi diversi di consegnare la propria anima ai meccanismi karmatici e compensativi del mondo spirituale. Anche l’ateo materialista, pur non aspettandosi niente, ama tacitare le sue colpe e rappacificare la propria coscienza. Si può vivere da barbari e da civili, da infami e da gentili, da difensori della vita e del rispetto per la vita, e anche da cinici predicatori di atroci ed intollerabili sopraffazioni che gridano vendetta alla voce di qualsiasi divinità.

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Giovanni Guareschi

Non mi ricordo quando ho deciso di diventare musicista, ma mi ricordo che nel 1970 a pochi giorni dal mio compleanno, il 25 luglio, ero fermo nella biblioteca scolastica di Basilicanova, e guardavo incuriosito la raccolta colorata dei romanzi di Giovannino Guareschi delle edizioni Mondadori. All’epoca Guareschi era una lettura giudicata, arretrata, démodé, si preferiva essere alla moda leggendo i giovani scrittori americani della «Beat Generation» quelli che scrivevano nel rifiuto delle norme imposte, delle innovazioni di stile, della sperimentazione e delle droghe, sessualità alternativa, l’interesse per la religione orientale, il rifiuto del materialismo e rappresentazioni esplicite della condizione umana. Autori di riferimento come: Jack Kerouac, Allen Ginsberg, William Burroughs, Gregory Corso, Neal Cassady, Gary Snyder, Lawrence Ferlinghetti, Norman Mailer, mi avevano trasportato l’anima in mondi nuovi, e sconosciuti. Poi c’era ancora l’eco del movimento culturale della «fantasia al potere» che ha direttamente ispirato i successivi dei movimenti culturali di rottura al «maggio 1968», l’opposizione alla guerra del Vietnam, gli Hippy di Berkeley e Woodstock; tutto questo ha anche contribuito a rinforzare il «mito americano». Berkeley e Woodstock sono stati il mio banco di scuola, li avevo imparato a usare la mia fantasia, e da Woodstock era nata l’esigenza di fare musica in ogni luogo del pianeta. Ma tutto questo era in contrasto con il luogo dove abitavo, io vivevo in un piccolo paese di campagna di nome Basilicanova, in provincia di Parma. Li con i nostri motorini di «50cc» travestiti da «Choppers» imitavamo lo stile «Hippy», pantaloni a zampa di elefante, magliette coloratissime smacchiate con varechina. Una grande voglia di evadere, andare ad esplorare mondi di cui sentivamo e leggevamo, ma quel pomeriggio ero fermo in biblioteca, ed i colori, e le copertine di quei romanzi mi ricordavano i luoghi dove vivevo. Decisi che volevo conoscere questo scrittore che era nato e abitava a pochi chilometri da casa mia, iniziai a leggere il suo «Diario clandestino» e «Il Mondo Piccolo» attratto da i luoghi di  «déjà vu», un mondo senza confini apparenti, proprio perché il progresso allora viaggiava così veloce che volevo investire anche nel passato, regola che comprende anche la nostra condizione attuale. L’incontro con la scrittura di Giovannino mi aprì le finestre di casa mia, spunta la sua figura di uomo «robusto, dallaria assorta, con un bel paio di baffi neri, folti e arricciati»; un tipo «ironico e vivace, uno che non molla mai, anche nelle situazioni più difficili». Un uomo libero, anche nelle vicende più drammatiche,quello che oggi potremo chiamare un duro della bassa. A Giovannino sono molto affezionato perché oltre a farmi amare la mia terra, mi ha messo in contatto anche con la sua musica, con autori che allora si affacciavano alla ribalta come DallaGuccini, che raccontavano l’ambiente della nostra terra, l’Emilia Romagna, con il paesaggio del fiume Po che bagna questa ipotetica linea di confine tra il Nord dell’Europa e il suo Sud, quello che potremmo oggi chiamare una sorta di «neorealismo musicale». Della sua scrittura mi piaceva la sua semplicità, come un concerto di Mozart, chiaro, limpido e armonioso. Il narrare una storia con coinvolgente emozione, come le canzoni di Guccini: «Auschwitz, Un altro giorno è andato, L’albero ed io, L’isola non trovata» e tante altre. Raccontare una storia con semplici parole, con emozioni che appartengono a quel ambiente che circonda la mia vita. Se la «Beat Generation» mi affascinava per tutto quello che non conoscevo, ora con Giovannino ero affascinato da tutto quello che sentivo e vedevo intorno a me. Giovannino raccontava le semplicità della nostra terra, e Guccini prendeva quella lingua e la piegava al potere della liricità. La canzone di Auschwitz di Guccini mi aprì una forte tensione emotiva, ed il momento più intenso è stato «seguire» poi Guareschi nell’esperienza dei campi di internamento nazisti: dapprima in Polonia, poi in altri lager, attraverso la lettura del «Diario clandestino». Condotto in Germania il 13 settembre 1943, fece ritorno in Italia il 4 settembre del 1945, ma in quei giorni tragici Guareschi non cedette, né materialmente né, soprattutto, spiritualmente. Ho potuto riscontrarlo nella «Favola di Natale», il testo scritto in un campo di concentramento tedesco, semplice e diretto come sempre. Per celebrare la notte della Natività del 1944 Giovannino compose, insieme a Coppola, che gli fornì le musiche, questa favola dedicata al piccolo figlio lontano. Come lui stesso dice, le muse che lo ispirarono si chiamavano Freddo, Fame e Nostalgia. Nacque così la storia di Albertino, della nonna, del papà prigioniero, delle piccole creature – buone o cattive – che vivono e parlano in un bosco fantastico. Dentro si cela la storia di quegli uomini, affamati e infreddoliti, che l’ascoltarono in una baracca del Lager tedesco e che, proprio grazie alle parole di Guareschi, riuscirono a mantenere viva la speranza. Il testo della «Favola di Natale» ci documenta uno sguardo positivo sulla vita, anche in un luogo così terribile, come le canzoni di Dalla di quel periodo: «4 marzo 1943, Piazza grande, L’anno che verrà». In quegli anni la musica del 1970 era piena di libertà, di trasgressione, di lotte politiche. Esplodeva la creatività, la voglia di progresso a tutti i costi; i colori dei tessuti fioriti, aveva colorato la musica e i jeans a campana. Nel 70 volevamo le tinte forti, le grandi competizione in tutti i campi; si faceva sentire sempre di più la presenza dei media, che entravano di prepotenza nella nostra vita, e le contestazioni scaturite dalle tensioni generazionali, i comportamenti aggressivi, avevano reso la nostra vita un evolversi di situazioni velocissime. Il sesso e, purtroppo, anche le droghe, diventano parte integrante dello stile di vita molti giovani. Ma la mia droga era la musica e gli anni ’70 sono stati però anche caratterizzati da un’ondata musicale di tale intensità e creatività che non ha eguali negli ultimi quaranta anni. Io navigavo tra la rivoluzione musicale, quella poetica americana, e le pagine del mio passato, che riecheggiavano nel «Diario clandestino» pubblicato da Guareschi nel 1949. Ho scoperto che Giovannino fu uno degli oltre 600.000 militari italiani che i tedeschi fecero prigionieri dopo l’8 settembre 1943, tra cui anche mio padre, che però riuscì a fuggire ed arruolarsi nei partigiani, e ancora oggi ricorda la sua esperienza nei lager come una cosa devastante, e da allora non riesce più dormire senza una piccola luce accesa. Dopo l’armistizio fra l’Italia e gli Alleati, si rifiutarono di collaborare con la Germania. Abbandonati dal governo italiano, considerati traditori dai fascisti, furono ritenuti nemici dai tedeschi, perciò furono fatti prigionieri e deportati nei lager. A Guareschi misero al collo un cartello col numero 6865, per annientare la sua identità. Ma nelle prime pagine di Diario clandestino, lo scrittore annota«Io sono riuscito a passare attraverso questo cataclisma senza odiare nessuno. Lunica cosa interessante ai fini della nostra storia, è che io, anche in prigionia conservai la mia testardaggine di emiliano della Bassa: e così strinsi i denti e dissi: Non muoio neanche se mi ammazzano! Rimasi vivo anche nella parte interna e continuai a lavorare. E, oltre agli appunti del diario da sviluppare poi a casa, scrissi un sacco di roba per luso immediato. E così trascorsi buona parte del mio tempo passando da baracca a baracca dove leggevo la roba appunto di cui questo libriccino vi dà un campionario. La roba che, nelle mie intenzioni dallora, doveva essere scritta e servire esclusivamente per il Lager e che io non avrei mai dovuto pubblicare fuori del Lager. E invece, trascorsi alcuni anni, fu proprio questa lunica roba che miè parsa ancora valida.() E lunico materiale autorizzato, in quanto io non solo lho pensato e lho scritto dentro il Lager: ma lho pure letto dentro il lager. Lho letto pubblicamente una, due, venti volte, e tutti lo hanno approvato.» Il campo di concentramento si presentava come un mare grigio abbracciato ad un cielo grigio. Guareschi capì che, per sopravvivere, era necessario fare a pezzetti quell’onda immensa di odio e di repressione, cominciando proprio dalla baracca, quella baracca 18 in cui Giovannino e tanti altri prigionieri si ritrovarono ammassati con «gli occhi sgomenti () come miseri emigranti nella stiva squallida e inospitale della loro nave» e che in Diario clandestino definì come «una piccola arca di Noè navigante in mezzo a un Diluvio di malinconia». In quella piccola arca il male, la cattiveria, l’odio dovevano avere il minore spazio possibile. Quello, intuì Guareschi, era l’unico modo per rimanere uomini. Scrive ancora nelle prime pagine di Diario clandestino: «Non abbiamo vissuto come i bruti. Non ci siamo rinchiusi nel nostro egoismo. La fame, la sporcizia, il freddo, le malattie, la disperata nostalgia delle nostre mamme e dei nostri figli, il cupo dolore per linfelicità della nostra terra non ci hanno sconfitti. Non abbiamo mai dimenticato di essere uomini ()Ci stivarono in carri bestiame e ci scaricarono, dopo averci depredato di tutto, fra i pidocchi e le cimici di lugubri campi, vicino a ognuno dei quali marcivano, nel gelo delle fosse comuni decine di migliaia di altri uomini che prima di noi erano stati gettati dalla guerra tra quel filo spinato. Il mondo ci dimenticò.() Fummo peggio che abbandonati, ma questo non bastò a renderci dei bruti: con niente ricostruimmo la nostra civiltà. () Non abbiamo vissuto come bruti». Guareschi fu tra i tessitori più tenaci di quella civiltà. Non si fermò mai. Seppe farsi forte di tutto quanto il genio dei suoi compagni riusciva a produrre per la sopravvivenza. Per esempio, l’organizzazione di Radio Caterina. Una radio ricevente che gli internati avevano costruito con mezzi di fortuna per captare qualsiasi genere di segnale. Introvabile per i tedeschi che le davano la caccia, servì ai prigionieri per essere al corrente dell’andamento della guerra e mantenere viva la speranza. Proprio negli anni 70 iniziava la mia esperienza di «diffusore di musica», con il flauto ero alle prime lezioni, ma alla sera facevo il «disc jockey» presso l’unica discoteca di Parma. Guareschi mi aveva aperto un mondo nuovo, volevo far sentire la musica che mi trasportava, GucciniDalla, il primo sperimentale Battiato « Fetus, Anafase, Meccanica, Energia». Così partecipai anche alla nascita della prima Radio Popolare italiana in FM nel lontano 1972. Trasmettevo di notte e di domenica verso le 11 del mattino, il titolo della mia trasmissione era «Polimorfia» ed era una trasmissione dedicata alla molteplicità delle forme musicali, senza confini di genere. La Radio era per me un luogo dove potevo sperimentare tutta la mia «Polimorfia musicale» un luogo di molteplicità, di insiemi liberi e avvolgenti, era il mio spazio che mettevo a disposizione a chi mi ascoltava. Così la mia storia si ingarbuglia con quella di Guareschi, con la sua tremenda esperienza del lager, che però non l’ha piegato, ma lo ha trasformato in quel uomo che voleva essere. Tutto questo, però, non deve fare pensare al lager come ad un club dove ognuno poteva organizzarsi a proprio piacimento. I prigionieri erano preda di ogni genere di malattia. Nutriti con razioni che ne garantivano a stento la sopravvivenza. In preda al gelo. Costretti a liberarsi dalla sporcizia come meglio potevano. Perennemente incerti sulla propria sorte. In contatto precario con i parenti a casa. Faccia a faccia con la morte che si infilava nelle baracche e si prendeva i più deboli. La tentazione più grande nel campo di concentramento era la spinta a isolarsi. L’uomo era avviato sulla strada dell’egoismo. Delazione, menefreghismo, opportunismo, cattiveria. Guareschi si salvò da questa discesa agli inferi. A casa si cercava il modo di convincere Giovannino a tornare in Italia. O, quanto meno, a trovare una migliore sistemazione in Germania. Guareschi scrisse ai suoi: «Miei CariResto qui non per capriccio, ma per i miei figli e per voi. Lo capirete dopo». Nel lager si era fatto strada un Guareschi sempre più vero.La tubercolosi, il tifo, la dissenteria, la fame, la violenza causarono la morte di oltre 60.000 IMI (Internati Militari Italiani), così vennero chiamati questi prigionieri. Ai morti nei lager se ne aggiunsero almeno altrettanti al loro rientro in patria per le malattie riportate. Giovannino Guareschi riuscì a tornare e senza odiare nessuno. Uno dei passi più intensi di Diario Clandestino porta il titolo «Signora Germania»: «Signora Germania, tu mi hai messo fra i reticolati, e fai la guardia perché io non esca. E inutile signora Germania: io non esco, ma entra chi vuole. Entrano i miei affetti, entrano i miei ricordi. E questo e niente ancora, signora Germania: perché entra anche il buon Dio e mi insegna tutte le cose proibite dai tuoi regolamenti.(…) Signora Germania, tu ti inquieti con me, ma è inutile. Perché il giorno in cui, presa dallira farai baccano con qualcuna delle tue mille macchine e mi distenderai sulla terra, vedrai che dal mio corpo immobile si alzerà un altro me stesso, più bello del primo. E non potrai mettergli un piastrino al colo perché volerà via, oltre il reticolato, e chi s’è visto s’è visto. Luomo è fatto così, signora Germania: di fuori è una faccenda molto facile da comandare, ma dentro ce n’è un altro e lo comanda solo il Padre Eterno. E questa è una fregatura per te, signora Germania». E infine una profonda riflessione scritta da Guareschi nel lager:«I giorni della sofferenza non sono giorni persi: nessun istante è perso, è inutile, del tempo che Dio ci concede. Altrimenti non ce lo concederebbe». L’avventura umana di Guareschi vista oggi si confonde anche con la mia vita, ho imparato ad amare le bellezze che mi circondano, ho visto le culture susseguirsi, ho ripercorso le vicende della vita di una persona libera, generosa… e mi piacerebbe proprio pensare di essere un po’ così!…come Giovannino…«La vita è unavventura e va vissuta con gioia, siate generosi con la vita e la vita sarà generosa con voi».

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