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Archive for marzo 2014

Ho capito che il “che fare?” è un discorso antico, non lo poniamo adesso. Oggi si pone in modi nuovi, sono molto pessimista sullo stato del mondo musicale Italiano, fatto da porta borse che si fanno fotografare assieme a grandi Interpreti Internazionali, e poi posano la foto sui social network più frequentati, per fare vedere che sono alla stessa altezza, insomma che volano insieme agli «Dei…». Ma purtroppo queste persone sono proprio i più ignoranti della specie, anche se sono prime parti di prestigiose orchestre, o titolari di masterclasses sempre più in cerca di vittime per coltivare il loro mercantilismo fatto di vendita di strumenti, o lezioni private. Credo che siamo in una mutazione incompiuta, ancora travolgente, di cui ci rendiamo conto molto male… Metto le mani avanti, non è una conferenza sulle loro finte qualità, “qualità” si di genere, di “studio”. Ma dove l’intelligenza della musica, la sensibilità di ricerca di repertori e generi sconosciuti alla massa di asini che seguono questa mutazione genetica. Cedo anche che non sono certamente dei buon intellettuali, non attribuisco a ciò che suonano e a ciò che penso un grande valore; ho conosciuto nella mia vita moltissimi intellettuali musicali e so fare il paragone. Da me ascolterete delle riflessioni empiriche, ovvero quello che a 59 anni credo di aver capito essendo attivo nelle tematiche sociali, culturali e padagogiche da più di 40 anni, svolgendo la mia attività in paesi diversi, sempre legato con le basi mai con i vertici. Quello che studiamo oggi è diverso da quello che studiavamo in passato, quello che respiriamo è diverso da quello che respiravamo. C’è un cambiamento che riguarda i singoli e il pianeta. È un’era nuova iniziata negli anni ’70 che è ancora lungi dal compiersi, nella quale dobbiamo cercare di sopravvivere e mantenere un po’ di intelligenza, di capire quello che ci sta succedendo. E su questo siamo messi male in Italia, perché i musicisti intellettuali, in quest’epoca storica, fanno un po’ schifo, non pensano veramente, raccontano delle grandi banalità, e non studiano, non ricercano, vivono di banalità, o scimmiottano i grandi Maestri Internazionali, che ormai non rinnovano e vivono solo di espedienti di marketing. Leggendo e ricercando da oltre 40 anni, vedo ogni settimana, dai 15 ai 20 volumi da vari editori e vi assicuro che è imbarazzante, costernante vedere il mare di banalità che si pubblicano, su argomenti tecnico musicale che non si conoscono affondo. Anche i musicisti intellettuali ormai esprimono quattro concetti all’infinito: la mutazione, la globalizzazione… Sappiamo tutto, quelle quattro cose che c’erano da capire le abbiamo comprese. La cosa non è diversa oggi in un paese come l’Italia si domina la stupidità senza il bisogno di una dittatura, basta la televisione,mi le riviste specializzate del settore musicale. Intendendo per televisione un certo sistema dell’informazione e del circuito delle idee. La stupidità controllando il consenso, ottentendo il consenso delle maggioranze con la pubblicità, con la propaganda, con l’ultima Genoa con il prestigioso Maestro internazionale, magari abbracciati, intanto attraverso il Social ancora la puzza non si avverte. I mass media hanno un unico contenuto: questo è l’unico mondo possibile, questa è l’unica società in cui è possibile vivere. Nessuno ci dice che cambiando alcune cose in modo radicale forse si ottiene una società diversa. Godard negli anni ’60 disse che il compito del cinema era di cercare le immagini necessarie e di liberarsi delle immagini superflue e dannose. Questo vale anche per i suoni. Siamo inondati di rumori assurdi, dannosi che ci rendono isterici e stupidi. Il rumore di fondo è un’astuzia del Potere per renderci isterici e ci impedisce di pensare. Dobbiamo liberarci da parole inutili, da suoni inutili, da immagini inutili per pensare sulla nostra condizione, sulla nostra grandezza, su quello che possiamo essere o non essere. Ma questo tempo non ce l’abbiamo siamo sempre distratti, questa società vuole che noi non pensiamo. Uno dei primi modi per ribellarci a questa società sarebbe quello di evitare le immagini superflue e dannose, le parole superflue e dannose. Impresa difficilissima. Qualche pensiero decente ancora lo si trova però è immerso dentro un flusso di idiozie, di insulti, di denunce. Oggi tutti denunciano. Ma che cavolo denunciate? tiratevi su le maniche e contribuite a far cambiare le cose. Poi denuncia significa che la colpa è sempre degli altri e noi non abbiamo alcuna responsabilità. Che fare diventa difficile in questa situazione. Credo comunque che ci siano alcune cose importanti da ribadire. L’educazione è qualcosa di necessario e vivo in un momento in cui la morale e la cultura sono allo sfascio. Siamo sprovveduti, non produciamo una cultura all’altezza delle necessità e soprattutto non abbiamo una morale all’altezza delle necessità. Abbiamo una morale molto confusa. Rocco Scotellaro, contadino e scrittore, è stato pure sindaco, figura mitica del meridionalismo del dopo guerra, scrisse un racconto intitolato “uno si distrae al bivio”. Narra la storia di un giovane che a un bivio si distrae e prende la strada sbagliata. Una metafora su tutti noi. Siamo continuamente di fronte a dei bivi, ma se imbocchiamo la via sbagliata al bivio successivo non abbiamo la possibilità di tornare indietro e se pigliamo ancora la via sbagliata finiamo nel disastro. La distrazione, il non pensiero è la nostra maggiore colpa. Il “che fare?” oggi è estremamente limitato, però c’è un enorme campo dove intervenire: credo che l’educazione sia viva mentre la politica è morta e farla rinascere dall’interno non sia possibile. Hannah Arendt diceva, dopo la delusione di Kennedy, “dall’interno del Potere non si vede più com’è il mondo”. Credo che questo sia vero sia per i nostri politici, sia per i nostri musicisti intellettuali. Dentro il meccanismo del Potere non si vede più come va il mondo fuori. Io credo che sia più che mai un problema di maggioranze e di minoranze. Le maggioranze sono composte soprattutto da stupidi, noi siamo stupidi. Una parte di me fa parte delle logiche della maggioranza, mentre una parte reagisce, vuole essere qualcos’altro. Siamo stupidi perché non abbiamo quella capacità, forza, voglia, di capire il mondo e di mettersi in gioco per cambiarlo, per proporre, per lottare per dei cambiamenti. A partire da questa coscienza, per forza di cose minoritaria, che si può ripartire. Questo paese ha bisogno di minoranze attive, tenaci che propongono, che disturbano, che creano inquietudine negli altri, che cercano di mettere in crisi un meccanismo e propongono strade nuove, in legame strettissimo tra teoria e pratica. Noi siamo molto complici e molto vili perché ci accontentiamo del mugugno, della nostra capacità di essere più bravi degli altri, di non rubare, di far bene il nostro mestiere, di rispettare il prossimo, l’ambiente ecc… Ma facciamo molto poco perché questa diversità diventi diversità attiva, possa muovere il mondo che ci circonda, possa rompere dei meccanismi, aprire nuova strade. Siamo inferiori ai compiti che dovremmo avere, in quest’epoca storica molto più gravosi, molto più importanti che in passato, proprio perché oggi è messo in forse il destino dell’umanità. La cultura musicale di questi ultimi anni è la musica della sopravvivenza. I grandi concertisti che ci vengono proposti, sono fatti per il non pensiero e per una consolazione collettiva, fatti dalla piccola borghesia planetaria, che suonano musiche senza confini, consolatori, buonisti, con gli aquiloni, i bambini buoni, con gli eroi… La cultura musicale seria oggi si interroga sulla sopravvivenza, già che questo tema colpisca tanto i nostri pensieri, il nostro immaginario, è un segno dei tempi. Tutti abbiamo paura del futuro. Gli psicanalisti dicono che i nostri sogni sono enormemente cambiati, non sognamo più come 50 anni fa. Sono sogni molto più di morte che di vita. Nella nostra epoca l’istinto di morte supera l’istinto di vita. Come difendersi diventa gravoso. Servono minoranze che danno l’esempio, creino cunei di contraddizione all’interno di questo nuovo mondo musicale. Le minoranze non possono essere semplicemente minoranze etniche, religiose o sessuali. Non c’è nessun merito nel nascere maschio o femmina, etero o omossessuale, protestante o mussulmano, è solo un dato di fatto, il merito sta in quello che noi facciamo. Minoranze etiche, motivate da valori forse poco definibili. Che poi i valori sono: il Bello, il Vero e il Giusto. Forse il Bello è scomparso dal senso comune, ma anche il più feroce dei criminali sa riconoscere il vero dal falso, il giusto dall’ingiusto. Il bello e il brutto non lo sappiamo più definire forse perché, a forza di mangiare merda, alla fine ci piace pure. “Au Hazard Balthazar” è un film che assomiglia al “Vangelo secondo Matteo” di Pasolini. È il film sul calvario di un asino, una chiara metafora su Gesù. L’asino è una figura che si presta a molte letture: i detrattori del Cristianesimo disegnavano sui muri di Roma un asino crocefisso; l’asino è legato alla fatica della vita contadina, è la metafora del contadino. È l’animale paziente e testardo da cui si può ricavare un esempio di virtù che potrebbero andare bene per il mondo. Da noi è una specie protetta, ma in Oriente e in Medio Oriente è ancora un animale fondamentale, importante per l’economia.Da noi non c’è più e potrebbe farci pensare a quell’animale che potrà non esserci più: noi. Per questo Darwin è tornato contemporaneo. C’è un bisogno di un nuovo di po’ di musicista intellettuale, che si esprime anche in forme parodistiche, narcisitiche come la New Age. Perché l’uomo si sente sempre più fragile, solo, condizionato e anche per la situazione epocale che stiamo vivendo. Sono successe cose enormi in questi anni, il mondo è cambiato radicalmente, viviamo in un mondo nuovo, terribile, che richiede nuovi modi di reagire, richiede un nuovo coraggio, un nuovo mettersi in gioco e anche un nuovo entusiasmo, nel fare questo lavoro da musicista…

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Parliamo spesso della Coca-Cola, quasi che fosse solo lei la regina incontrastata del mercato.
Esiste anche la Pepsi, e non manca affatto di farsi sentire, come appare dall’articolo Pepsi makes Russian drink play, dirmato da Guy Chazan, Dana Cimilluca e Gregory White, apparso su The Wall Street Journal a inizio dicembre.
La Pepsi Co Inc sta comprando la OAO-WIMM-BIL-DANN (WBD), fabbrica russa leader nel settore dei latticini e dei succhi di frutta, in un business dell’ordine di 5,8 miliardi di US$, che risulta tra i maggiori investimenti esteri fuori dal settore energetico.

Una importantissima acquisizione nel campo dei cibi e delle bevande

L’affare rappresenta la maggiore acquisizione della Pepsi fuori dai confini nazionali e renderà la Pepsi come la più grossa operatrice nel food and beverage sector in Russia, e una leader in un mercato di forte espansione come quello dei latticini.
La WIMM-BILL-DANN, il cui nome suona in russo come il famoso torneo tennistico di Wimbledon, è una delle due regine del mercato, assieme alla Unimilk, controllata a sua volta dal Danone Group S.A., ed è pure terza nel mercato dei succhi di frutta, nonché numero uno negli alimenti per l’infanzia. 

Le grosse aperture della Russia di Putin alle multinazionali

Le azioni della WBD vengono ovviamente quotate sia nella borsa di Mosca che al New York Stock Exchange.
L’affare rappresenta un segnale politico di ammorbidimento. E’ anche il segnale che il Kremlino cerca nuovi investimenti stranieri in grado di moltiplicare la produttività delle aziende russe.
Quella della Pepsi è la seconda entrata eccellente della Pepsi nel mercato russo, dopo che già aveva comprato nel 2008, con 14 milioni di US$ la Lebedyansky, leader nazionale dei succhi di frutta.
Questo è un grande voto di confidenza nella Russia, un segno che Mosca è aperta commercialmente al business con la B maiuscola, ha dichiarato Tony Maher, chief executive della WBD, in un’intervista dei giorni scorsi. Il primo ministro Vladimir Putin ha approvato senza esitare l’intera operazione.

Sei milioni di dollari è un prezzo niente male

La Pepsi Co Inc comprerà il 66% delle azioni della WBD per 3,8 milioni, e poi assorbirà le restanti azioni della ditta, per un investimento totale di 5,8 milioni di dollari.
Sul mercato moscovita le azioni WBD sono salite del 40% dopo l’annuncio della notizia da parte del World Street Journal. Il prezzo pagato dalla Pepsi è visto come ottimo, da alcuni analisti.
La Danone aveva venduto la sua quota del 18% delle azioni WBD solo pochi mesi prima, a giugno, con una valutazione di 2,5 milioni.

Le ambizioni nutrizionali della Pepsi Cola puntano ai 30 miliardi per il 2020

La Pepsi ha dichiarato che l’affare aumenterà i profitti aziendali, derivanti dal settore cibi nutrienti e funzionali (nutritious and functional foods), dai 10 miliardi/anno attuali ai 13 miliardi, in linea coi progetti di sviluppo che prevedono di varcare la soglia di 30 miliardi di US$ in business nutrizionale per il 2020. Indra Nooyi, president & Ceo, ha definito l’ex-Unione Sovietica un mercato strategico e in forte crescita, capace dunque di offrire enormi opportunità commerciali. Tony Maher ha rivelato come la Pepsi avesse avvicinato la WBD circa una settimana prima e che l’affare si è concluso in tempi record per la Russia.

Coinvolgimento di grossi consulenti internazionali

La WBD nacque 18 anni orsono e fu la prima ditta russa a produrre succhi di frutta col marchio J7, che ebbe immediato successo. Ha presentemente 16000 dipendenti e 38 sedi produttive, oltre che altre filiali per la produzione di succhi speciali e di prodotti caseari per l’infanzia.
La Pepsi è stata assistita commercialmente da Centerview Partners e da Morgan Stanley, e legalmente da Davis Polk & Wardwell LLP e da Linklaters. La J.P.Morgan ha agito come consulente finanziario per la WBD, mentre la Latham&Watkins LLP ha agito come consulente legale per i russi.

Quello che accade sopra le nostre teste

Siamo di fronte a un mondo particolarmente trasformistico e camaleontico. Complimenti agli americani che diventano russi e ai russi che diventano americani. Il mondo va in quella direzione e le nostre fabbrichette di gazzosa e di acqua minerale ben poco possono fare se non stare a guardare allibite a tali spettacoli di cifre, dal momento che la Nestlè le ha comperate quasi tutte per un bianco e un nero, dalla Levissima, alla Sant’Anna, alla Recoaro, all’Acqua Panna. Per quanto concerne noi normali cittadini, possiamo solo prendere nota di quanto sta accadendo sopra le nostre teste.

Con gli scambi azionari, le multinazionali si appropriano dei settori-chiave del cibo e delle bevande, ma anche della cultura alimentare

Coca-Cola, Pepsi Cola, Pfizer, Glaxo, Bayer e compagne padrone del mondo?
Lo sapevamo, lo sappiamo e ne troviamo regolare conferma tutti i santi giorni.
Basta prender possesso di una buona fetta azionaria e la fusione è fatta, in barba a tutte le illusorie leggi anti-trust che a questi livelli non contano e non funzionano.
Sapere che queste multinazionali marciano d’amore e d’accordo con la Monsanto, la Tyson, la Smithfield, ed anche col Codex Alimentarius, non è affatto consolante.
Sapere che la presidente della Pepsi, la madama Indra Nooyi, è tra le colonne portanti del gruppo Bilderberg, non è affatto rassicurante.
Mangiate McDonald’s e bevete Coca e Pepsi, se volete stare bene!
Più bollicine e meno stupidi manghi, indigesti durian e banali noci di cocco!

Le campagne pubblicitarie dei fabbricanti di cole, di bevande gassate e nervine, di RedBull e simili, non sono prive di colpi bassi.
Nei paesi tropicali come Thailandia, Indonesia, Filippine, Vietnam, Malaysia, India e SriLanka (mi riferisco alla sola area asiatica perché sto spesso da quelle parti), c’è abbondanza di noce di cocco al naturale, il cui prezzo di mercato è inferiore a quello di una bibita, pur contenendo vitamine, sali, acqua distillata naturalmente e tutta la fragranza del succo di palma, oltre che alla nutriente crema di cocco contenuta nella noce stessa.

Demonizzazioni del frutto e facile acquistabilità dei nutrizionisti locali

Gli imbottigliatori e i fast-food sono riusciti persino a spargere la voce che il latte di cocco indebolisce gli arti e le ginocchia, e come per incanto il consumo di bibite è aumentato considerevolmente.
La demonizzazione riguarda spesso anche i manghi, i leichi e i durian, accusati di essere troppo dolci e ingrassanti. Come dire che all’ipocrisia e alla frode criminosa non esistono limiti.
Ovvio che queste demonizzazioni sono condotte in piena regola, con l’ausilio di nutrizionisti universitari. 
Comprare la dignità e la scienza di un uomo è la cosa più facile da farsi. 
Gli mostri una banconota e quello si dimentica di essere uomo.
Stessa identica cosa con gli spazi dei giornali e delle televisioni. Sganci la moneta e calano le brache.

Lo schiavismo mondiale sotto nuove spoglie

Nessuno venga a dire poi che non conoscevamo i nostri futuri veri padroni.
Nessuno venga a lamentarsi di non sapere che lo schiavismo a livello mondiale si sta ripristinando sotto nuove spoglie, a ritmo incessante, senza che gli stati, anche quelli più grossi, facciano una timida obiezione o pongano un freno.
Nessuno venga a dire che i fabbricanti di diabete, di cancro e di Alzheimer non li abbiamo voluti, accettati, lodati e persino finanziati noi stessi, col nostro assenteismo politico, col nostro menefreghismo, col nostro qualunquismo, col nostro rimbambimento salutistico.

Il calcio italiano interamente nelle mani del regime farmaco-macellatorio

Succede la stessa cosa anche in Italia, dove le squadre di calcio sono tutte nelle mani di industrie del caffè, della carne, della pelletteria, della pelliccia, del farmaco e del settore petrolchimico. 
Dove la Roma Calcio ha corso il rischio, o meglio ha sperato a lungo, di finire addirittura nelle grinfie di George Soros.
E se la Pepsi diventasse produttrice di cibi sani, nutrizionali e funzionali, come dichiarato nei suoi piani di sviluppo? 
Satana che diventa Gesù? 
No, Satana che si maschera da Gesù. 
Allo stesso modo della McDonald’s, maggiore acquirente mondiale di carne macinata, maggiore acquirente mondiale di pollastri spennati, maggiore acquirente mondiale persino di patate, di lattuga e di mele, interlocutore maggioritario della Cremonini nel nostro paese.

L’abecedario della salute e l’incompatibilità del fast-food

La Mc Donald’s si è rifatta recentemente il look, inserendo pomposamente nel suo menù la terrina di radicchio e lattuga, per accontentare la platea salutista-crudista, mantenendo però più che mai al centro del suo schema dietetico il sangue, la cadaverina, il sale, il grasso e lo zucchero.
Noi igienisti conosciamo troppo bene l’abecedario della salute. Sappiamo troppo bene che, per stare bene, servono cibi e bevande che possano essere agevolmente digerite nello stomaco, agevolmente chemicalizzate nel fegato, agevolmente assorbite nell’intestino e agevolmente eliminate dal colon.
Sappiamo troppo bene che siamo non tanto quello che mangiamo e beviamo, ma siamo piuttosto quello che non oriniamo e non defechiamo prontamente.

Le norme della salute sono di una semplicità sconcertante e si riassumono in due punti-base

Sappiamo troppo bene come fegato, pancreas e reni siano gli organi-chiave del funzionamento biochimico umano. Sappiamo troppo bene come gli amidi e gli zuccheri (ricavati industrialmente dal mais, dalla soia, dalla canna e dalle bietole) si convertano con processi pancreatici dispendiosi in maltosio e destrosio, e come i grassi e gli oli, con l’aggravante della cottura, si trasformino in acreolina, in acido oleico e acido stearico, nemici acerrimi e giurati dell’organismo.
Sappiamo troppo bene che la panacea salutare per tutti è di una semplicità sconcertante, racchiusa in due norme basilari che sono:
1) Ridurre al minimo il cibo energetico, vuoto, secco e concentrato derivante da cottura.
2) Portare frutta e verdure crude, con tutto il loro contenuto acqueo-enzimatico-mineral-vitaminico-fibroso ai massimi livelli.

L’igienismo è scienza trasparente ed umanizzante che non bleffa e non imbroglia

Sappiamo troppo bene come solo le piante siano dotate di apparati foliari ricettivi, in grado cioè di catturare la luce solare e la forza elettromagnetica del sole, di depositarla pazientemente nei germogli, nei tuberi, nelle radici, nei frutti e nei semi.
Sappiamo troppo bene come frutta e verdura, meglio se bio, ma anche non-bio, siano alimento solare operante a livello atomico, cibo vivo e rimineralizzante, estremamente facile da digerire, dispensatore di onde vibrazionali superiori (oltre il minimo consentito dei 6500 Angstrom delle prove di Simoneton).
Sappiamo troppo bene come costipazione ed obesità, e le degenerazioni diabetiche, nefritiche, cancerose che ne conseguono, diventino rarità ed eccezione alla regola, col cibo vivo e con la frutta.
Sappiamo troppo bene come aria fresca e luce solare siano parte fondamentale della nostra nutrizione.

Rovinarsi al punto di non sopportare il cibo numero uno per eccellenza, l’uva e l’arancia

E’ estremamente sciocco che l’uomo tradisca se stesso per soddisfare falsi bisogni del proprio palato salinizzato e dolcificato, lattofilo e cadaverinico. E’ estremamente autolesionistico che l’uomo imbrogli se stesso per soddisfare i falsi stimoli del proprio apparato gastrico, rovinato a tal punto da non poter sopportare le sostanze migliori del mondo, ovvero il carburante più adatto e più alcalinizzante, come il succo vivo di arancia e quello d’uva. Succhi d’arancia e d’uva accusati demenzialmente di acidificare, mentre non solo i laboratori chimici, ma anche i sassi ai margini della strada sanno che, ad acidificare il corpo umano, a produrre candida, funghi e batteri in eccesso, detriti cellulari intasanti chiamati virus, sbilanci ormonali e tiroidei, calcificazioni improprie e osteoporosi, sono la carne, il pesce, le uova e il latticino, corredati dal sale e dallo zucchero, dal caffè e dal the, dalla vitamina C sintetica e dagli integratori, e soprattutto dai farmaci e dai vaccini.
Il nostro primo tempio sacro non sta a Roma, Bangkok, Mecca o Gerusalemme, ma nel nostro colon

E’ vero, l’uomo non è solo un tubo gastrointestinale, come una cara lettreice mi ha obiettato.
Siamo dotati di potenza mentale, di potenza sessuale, di potenza spirituale. Chi più chi meno.
Siamo dotati di compiti sovrannaturali e di un karma, cioè di una fedina penale cosmica.
Ma non dimentichiamoci che persino le nostre idee partono dal tempio più nobile del corpo umano, che è paradossalmente il colon. Il 90% degli stimoli cerebrali arrivano dal basso ventre e dal colon, e solo il 10% percorre la strada inversa.

Siamo nelle mani di falsi insegnanti, di falsi benefattori e di falsi profeti

Le multinazionali dei farmaci, delle cole, dei caffè, dei grassi, degli zuccheri e della cadaverina, della clorizzazione-fluorificazione-carbonizzazione delle acque, stanno letteralmente decapitando l’efficienza digestiva dei popoli.
Stanno ottundendo e alzheimerizzando la mente dei popoli. 
La stanno imbottendo di falsi bisogni, di falsi miti, di falsa cultura, di false politiche, di falsi divertimenti, di falso sport e di false religioni.
Il controllo dello sviluppo demografico, in termini numerici e qualitativi, è nelle mani mafiose e massoniche del gruppo Bilderberg, coi banchieri Rothschild, Goldsmith e Rockefeller in prima linea, coi regnanti d’Olanda e d’Inghilterra a fianco, coi Kissinger, i Clinton, i Gates e i Soros, i Brezinsky e i servizi segreti, a fare da cordone sanitario.
Stiamo finendo tutti nelle fauci di un regime plutocratico, schiavistico, farabutto e filisteo.

Le crisi manovrate a tavolino

Le crisi economiche, finanziarie, commerciali, politiche, belliche, ed oggi persino quelle climatiche ed ambientali, vengono manipolate e manovrate da questi gruppi, attraverso meccanismi ormai noti e stranoti. Non è catastrofismo purtroppo, ma obiettiva disamina dei fatti. Esistono prove precise e documenti scritti.
Governi e parlamenti locali, istituzioni, università, giornali, televisioni, sono tutti teatrini addomesticati per popolazioni rese ottuse ed obbedienti, passive e rinunciatarie, fedeli e schiave di quel sistema mondiale che trova poi i suoi servili sostenitori anche a livello locale.
Protezioni costituzionali illusorie ed inesistenti, diritti di voto inefficaci e sistemi legislativi dove la legge è diseguale per tutti, rendono la vita sociale precaria e carica di tensioni.
La gente si ritrova ad essere ipnotizzata e sclerotizzata, menefreghista e demotivata, oppure drogata ed arrabbiata, mentre occorre calma, cultura, salute e opera politica di contrasto, di paziente ricostruzione, di disobbedienza civile, di controinformazione e contro-organizzazione.

C’è anche chi non obbedisce

E’ il 25 dicembre, giorno di Natale. Cielo plumbeo e tutto bagnato intorno.
Sono le otto del mattino e ho appena consumato un paio di kaki presi dal mio tavolo esterno in giardino.
Diversi frutti portano il segno di insistenti e golose beccate da parte di lucherini, arzigogoli, cinciallegre, scriccioli e fringuelli.
I due grossi cesti di noci, posti sotto il tavolo, sono preda preferita degli scoiattoli marrone e neri che scendono dalle querce, arraffano noci e nocciole e le portano nei rispettivi nidi, disseminando per strada parte del bottino.

L’invidia è per i merli e gli scoiattoli, e anche per gli altri animali del creato.
Ci superano in tutto e per tutto.

La mia riflessione è che invidio questi animaletti.
Invidio i fagiani, i merli, le lepri e gli scoiattoli, nonostante il disturbo insopportabile arrecato loro dai cacciatori, nonostante la maleducazione, l’arroganza e la cattiveria estrema delle doppiette, che li perseguitano giorno e notte, Pasqua e Natale inclusi.
Li invidio per la loro indipendenza e la loro libertà, per il loro sapersi armonizzare e fondere con la natura, per l’intoccabilità della loro anima, per la loro capacità infinita di non farsi corrompere e condizionare da niente e da nessuno.

Sanno vivere e non sono impregnati di falsa cultura

Sanno come e dove trovare l’aria buona, il cibo buono e naturale, per dodici mesi l’anno.
Non hanno alle calcagna dei compagni falsi e corrotti che gli dicono di consumare veleno al posto del cibo.
Sono perseguitati sì dal bipede imbecille e sopraffattore-degli-indifesi, o dal predatore che li adocchia, ma sempre liberi sono. 
Non guardano la televisione, non pagano l’ICI sui loro nidi e non pagano le salatissime tasse sui rifiuti. 
Non devono riempire il serbatoio di benzina ultracara, per spostarsi da un luogo all’altro, prendendo multe ad ogni sosta e rischiando in continuazione la pelle.

Noi umani perseguitati, colonizzati e prigionieri

Non devono finire nei campi di concentramento, e sorbirsi giornalmente l’oltraggio dell’Arbeit Macht Frei. Non devono leggere giornali insulsi e sorbirsi messaggi fuorvianti.
Non devono lavorare da mattino a sera per sopravvivere, non devono ascoltare le fesserie e i luridi intrugli di Cotto e Mangiato, non devono vestire Valentino o Ferrè, o profumarsi con l’Acqua di Giò.
Non devono soccombere a una classe di gente discriminante, ghettizzante e colonizzante, che si considera superiore, eletta ed illuminata, per diritto divino, per diritto di erre-moscia, di soldo, di titolo, di casta o di voto, pur essendo indisponente, merdosa e corrotta oltre ogni limite di tolleranza.
Noi umani, al contrario dei merli, siamo perseguitati e nel contempo prigionieri, più che mai servi di troppi padroni e di troppi farisei.

Valdo Vaccaro – Direzione Tecnica AVA-Roma e ABIN-Bergamo

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Se stai vivendo da flautista senza capirlo, senza esserne pienamente consapevole, cosa ti attende, cosa ti riserva il futuro? Tu fraintendi l’essere flauto con il Flautista; è semplicemente un fraintendimento. Tu basti a te stesso: il periodo di transizione è un po’ doloroso, e difficile a causa delle vecchie abitudini, ma non durerà a lungo. Certo il modo per renderlo corto, sopportabile, è goderti il tuo essere flauto, sempre di più, può rendere il tuo essere solo sempre più forte. Così tutto il tuo sforzo deve essere molto positivo. Nutri e alimenta il tuo essere flauto con tutto ciò che hai, riversaci il tuo Amore, e sarai sorpreso di scoprire che tutti quei vuoti di tristezza e di irritabilità non verranno più, perché non avrai più energia per loro e non sarai più disposto a dare loro il benvenuto. Infatti, solo una persona che vive benissimo il suo essere flauto è in grado di entrare in relazione, perché il suo non è un bisogno. Quella persona non è un mendicante, non ti chiede nulla, nemmeno la tua compagnia. E’ una persona che dona. Condivide semplicemente,forte della sua abbondanza di gioia, di Pace, di Silenzio, di beatitudine. E’ allora che il flauto ha tutto un altro aroma, allora è una condivisione. E se entrambe le persone conoscono la bellezza dell’essere flauto, allora l’ Amore raggiunge il suo punto più alto, cosa che molto raramente è stata possibile. E’ allora che il flauto giunge fino alle stelle. La vita come il Flauto è una donna che danza – dice Socrate ad Erissimaco, nel dialogo L’anima e la danza – e che finirebbe divinamente d’esser donna se lo slancio che la solleva, potesse lei obbedirvi sino alle nuvole. Ma come noi non possiamo andare all’infinito, né in sogno né in veglia, egualmente lei torna sempre se stessa: termina d’esser piuma, uccello, idea, e insomma ogni cosa in cui al flauto piacque di tramutarla, in quanto la terra medesima che la respinse ora la richiama e la restituisce anelante all’indole sua di donna e all’amato. Flauto e perfezione si sposano in una ininterrotta attesa dell’opportunità del possibile, nella paziente ricerca della zona di confine e del margine adeguato a far transitare il noto nell’ignoro, la vita nell’arte, la scelta di essere sempre e comunque al posto di quella di sprofondare nel suo oblio naturale. La “necessità nel Flauto” del vivere non nasce dall’elogio della dimensione ludica dell’esistere né dallo sfogo vitalistico di anti-intellettualismo quanto da una forma superiore di sapere, da una capacità più alta di conciliare il paradosso dell’essere e del pensare, del sapersi destinato ad una sapienza imprecisa ed inseguirla costantemente. Essere flauto non significa che non puoi avere relazioni. Significa semplicemente che dovrai entrare in relazione in una maniera completamente differente,che non crea sofferenza e tristezza, che non crea conflitti, che non è uno sforzo diretto o indiretto, di dominare l’altro, di renderlo schiavo. Il mio Flauto è Implesso, e l’implesso non è attività. Tutto il contrario. E’ capacità. La nostra capacità di sentire, reagire, fare, comprendere – individuale, variabile, più o meno percepita da noi –, e sempre in maniera imperfetta, e sotto forme indirette (come la sensazione di fatica), spesso ingannevoli. A ciò bisogna aggiungere la nostra capacità di resistenza. Riassumendo, intendo per Flauto Implesso ciò in cui e per cui siamo eventuali … Noi, in generale; e Noi, in particolare. Perché essere Implesso non deriva dalla paura, è solo vita, che tu condividerai con chi come te soffia l’anima in quel tubo. Ma l’uomo del Flauto vive semplicemente in armonia, ed è dall’armonia che prendono forma tutte queste cose. Il suo spirito è semplice, pulito, puro e sincero. Il suo Flauto interiore, che nessuno vede, è un tesoro di incommensurabile valore. Puoi vedere il suo corpo, non puoi vedere il suo Flauto. Non puoi vedere la qualità meditativa del suo essere, non puoi vedere la sua consapevolezza, a meno che anche tu non diventi consapevole. Puoi conoscere solo quello di cui hai avuto esperienza. È una benedizione per te l’essere in grado di sentire un certo profumo. Significa che hai raggiunto una certa profondità, una certa elevatezza nel tuo essere. Il suo Flauto, che nessuno vede, è un tesoro dal valore incommensurabile. Il suo gioiello, unico e di incalcolabile valore, non cambia mai, in qualunque modo lo si usi. E gli altri ne possono godere i benefici liberamente, in tutte le occasioni. È una melodia, una musica. Se siedi al suo fianco sarai in grado di sentire quella musica, l’uomo del Flauto trabocca sempre di gioia. Tu ne puoi favorire. È uno che dà: dona letizia, dona gioia, dona bellezza, dona verità. Irradia verità, contamina il divino, ma in profondo silenzio…senza alcuna dichiarazione. Si tratta di passare da zero a zero. – E’ la vita – Dall’incosciente e dall’insensibile all’incoscienza ed all’insensibilità. Passaggio impossibile a vedersi, poiché esso passa dal vedere al non vedere dopo esser passato dal non vedere al vedere. Il vedere non è l’essere, il vedere implica l’essere. Il mio FLAUTO è un rigoroso costruttore di improbabilità, è colui che sa procedere per paragoni e analogie, la cui intelligenza si rivela con una sua intensità, e che sa improvvisare senza smettere di pianificare o di pensare. Riversa incessantemente le sue benedizioni nell’esistenza. È una benedizione per il mondo, se riuscirai a trovarlo quel Flauto, non lo perdere mai. Egli è entrato nella tua interiorità, sei l’uomo che ha raggiunto il suo Flauto….. Ora puoi giocare lungo la via che conduce alla vita e al Nirvana…

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