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Archive for dicembre 2015

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Il sindaco Flavio Tosi e il sovrintendente Girondini il 27 novembre dovrebbero incontrare di nuovo i sindacati dei lavoratori che hanno occupato la sede di Fondazione Arena in via Roma

Nella giornata di venerdì 27 novembre, il sindaco di Verona, nonchè presidente di Fondazione Arena, e il sovrintendente Francesco Girondini dovrebbero incontrare nuovamente i rappresentati sindacali (Cgil, Cisl, Uil e Cisal) dei lavoratori dell’ex ente lirico, che dal 13 novembre stanno occupando la sala Fagiuoli della sede di via Roma, per protestare contro la disdetta del contratto integrativo a partire da gennaio 2016. Il primo incontro tra le parti non aveva sortito gli effetti sperati.
Su L’Arena, le dichiarazioni in merito del sindaco Flavio Tosi: “Io e Girondini faremo ancora un tentativo per trovare un accordo con i sindacati che ci avevano chiesto di ritirare il provvedimento. Ci confronteremo e vedremo se la loro volontà è aprire una trattativa sull’integrativo aziendale”. Il primo cittadino cita anche un comunicato dei sindacati nazionali in cui si chiede di organizzare un incontro con il ministro ai Beni Culturali, Dario Franceschini: “Questa nota parte dalla situazione dell’Arena ma poi analizza la situazione complessiva delle fondazioni lirico-sinfoniche, drammatica. E i sindacati dovrebbero capire che a Verona siamo messi meno peggio di altri e la situazione difficile va raddrizzata con buon senso, non con le occupazioni né difendendo l’indifendibile”.
Sulle colonne del quotidiano, Tosi ribadisce nuovamente la sua contrarietà al ricorso alla legge Bray, proposta da più parti: “Ai sindacati lo abbiamo detto. Noi cerchiamo una via di risanamento che non crei conseguenze drammatiche, mentre con la legge Bray si deve dichiarare lo stato di crisi e il ministero deve poi aprire una finestra temporale. Ma così il taglio del personale è del 50 per cento. È un bagno di sangue. Noi invece stiamo razionalizzando tutte le voci di costo, stiamo rimodellando il marketing, e poi il piano industriale individua decisioni strategiche. E una è ricontrattare l’integrativo aziendale. Parte della Bray l’abbiamo già chiesta, per rincontrare i mutui con la Cassa depositi e prestiti. Avremo presto un incontro a Roma al ministero per chiudere questa partita che ci porterebbe a risparmiare oltre mezzo milione all’anno sul costo del debito. Noi però vorremmo evitare la Bray intera, ma se sindacati lo capiscono, sarà loro responsabilità”.
Intanto, dalla RSU e i lavoratori del Teatro dell’Opera di Roma Capitale, arriva un comunicato di solidarietà nei confronti dei colleghi veronesi:

La RSU del Teatro dell’Opera di Roma Capitale, appresa la notizia che la Direzione della Fondazione Arena di Verona ha deciso di tagliare la retribuzione relativa al contratto integrativo dei propri lavoratori, esprime le propria vicinanza e solidarietà nei loro confronti stigmatimando la decisione improvvisa e unilaterale della Fondazione Veronese. La retribuzione integrativa non è un privilegio, ma quanto dovuto ai lavoratori in base ad accordi che modificano le condizioni contrattuali definite dal CCNL, rendendo più elastico, produttivo ed efficiente il funzionamento del teatro stesso. Venir meno a tale retribuzione è una gravissima inadempienza e l’ennesimo atto che si inserisce in una politica tesa a tutto fuorché alla valorizzazione del patrimonio lirico nazionale. L’eccellenza lirica italiana, marchio distintivo dell’identità culturale italiana, è rappresentata dalle maestranze che sono, e sempre saranno, il vero centro produttivo di questo mestiere “artigianale” e altamente specializzato, insostituibili per il buon funzionamento della “fabbrica” lirica. La Rappresentanza Sindacale Unitaria e i dipendenti tutti del Teatro dell’Opera di Roma Capitale sarà al fianco dei colleghi veronesi per qualsiasi forma di lotta si deciderà di intraprendere.

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RATO. Le barriere architettoniche ormai non sembrano più nemmeno ostacoli per i disabili che, inascoltati da tempo (non solo a Prato), hanno imparato loro malgrado a superarle. Almeno quelle ‘classiche’: marciapiedi troppo alti, posti auto occupati da chi disabile non è, strade piene di buche, trasporti, uffici e parchi pubblici non attrezzati. Ma c’è che non si arrende e continua a farsi sentire e questa volta ha deciso di scendere in piazza proprio il 3 dicembre giornata internazionale delle persone con disabilità: il promotore Umberto Materassi dell’Associazione Toscana Paraplegici, con l’Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi civili (Amnic). E chiama a raccolta tutti: associazioni dell’area disabilità e cittadini.

«Durante le iniziative che il Comune ha realizzato per la giornata noi staremo fuori proprio in piazza del Comune e spero che il mio invito venga raccolto dalle altre associazioni» – spiega Materassi che ha deciso la linea dura dopo l’esito a detta sua insoddisfacente del tavolo delle disabilità dell’amministrazione che si è tenuto martedì pomeriggio.

«Si è parlato dei problemi legati alla scuola e agli alunni con disabilità ma aspettavamo anche risposte su una serie di questioni aperte a partire dai tre bagni in centro ancora chiusi per ordine pubblico– prosegue Materassi – anzi l’assessore Ciambellotti ci ha annunciato che ne verrà realizzato uno nuovo quindi ci sarà ancora da aspettare». Con un finanziamento da 50mila verranno infatti ristrutturati dei locali accanto alla Prefettura (in fondo a via Cairoli) che il Comune vuole poi, attraverso un bando, affidare a un’associazione sempre dell’area disabili per la gestione e per utilizzo come sede. I tre bagni – piazza Mercatale, piazza Lippi e vicolo dei Manassei – sono stati chiusi perché diventati spazi ad uso di tossicodipendenti e ormai non più utilizzabili.

«Tanto in centro mi sento un sopravvissuto, – sottolinea Materassi – sono rimasto solo io. Non si vede più nessuno in sedia a rotelle: ci sarà un motivo?». In centro non si sono parcheggi per disabili e c’è un unico bus che è attrezzato. «E si va verso la pedonalizzazione».

«Non discutiamo la scelta in sé – aggiunge Lara Giacopelli presidente della sezione di Prato di Amnic – ma almeno dovrebbero essere offerti dei servizi alternativi». In realtà negli anni si è parlato varie volte di piani per la mobilità accessibile. «Invito il sindaco a fare un giro con noi in sedia a rotelle – chiude Materassi

– e vedrà da solo le difficoltà». Infine la questione riabilitazione: «la situazione della piscina Gescal a San Giusto parla da sola, anche in questo caso è da tempo che chiediamo degli interventi ma senza avere risposte. E non è che a Prato ci siano alternative..».

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Ascoltare una musica che suona: vive in un presente eterno. Ascoltare invece un adolescente che si annoia: il suo presente è una condanna all’ergastolo. Il bambino che ascolta è convinto che durerà così per sempre e l’adolescente pensa che non finirà mai. Considerano il tempo a grandi line. Per loro la durata è uno stato interiore. Proprio in quegli anni spesso accade che incontriamo una Musica che si rivelerà decisiva. Quando lui (o lei) appare – e ciò avviene molto più infretta di quel che si dica – non sembra mai un adulto come gli altri. Sotto il suo sguardo non ci si accontenta più di planare in eterno o di macerare a vita. Quella melodia, infatti, apre una finestra sul futuro. Che boccata d’aria! È un futuro immediato, tanto per cominciare, il desiderio di risentirla al più presto: Quando potrò riascoltare quella calda musica? Ed è anche il futuro della lenta acquisizione : ascoltare quello che lui/lei sa, ascoltare quello che sente…E infine è il futuro lontano, che dietro una guida del genere potrebbe anche essere appassionante! Per la prima volta ci sentiamo una persona in divenire;viva. Questo forse intendiamo quando, molti anni dopo, ricordiamo quella musica, che ci ha cambiato la vita. Riconosciamo che senza di loro non saremmo ciò che siamo. E diciamo anche che non la dimenticheremo mai. In realtà non l’abbiamo mai dimenticata. Uno degli aspetti più toccanti del nostro ricordo musicale, è l’immagine intatta che ergiamo di essa. Ne abbiamo nitida in mente la sua melodia, la sua armonia, il ritmo, l’esatto volume con cui si diffonde dentro e fuori a noi. Che qualità speciali avevano, questi indimenticata canti, per suscitare un tale ricordo? Innanzitutto quella di non essere dei nostri genitori (che per noi era tutto), ma di appartenere a quel passato Arcaico (che per noi non era niente). Erano qualcuno improvvisamente. Erano speciali. In cosa erano speciali? Per esempio nel fatto che, in quanto Musiche di Natale, sembravano incarnare tutto quello che ci circondava. Le altre musiche si limitavano al quotidiano, queste con la loro espressione entravano nella nostra anima, attraverso le orecchie, ma sopratutto dentro ai nostri Sogni, che ci reputavano in grado di condividere il loro entusiasmo. Proprio questo effetto di incarnazione è stato la prima cosa decisiva. Ascoltati oggi, forse nella loro semplicità, non sono le cime che ci immaginavamo allora. Ma ci hanno comunque trasmesso la voglia di sperare in mondo migliore. E non solo: grazie alla loro melodia, ora diventata per noi compagnia o compagno dei queste infaticabili giorni di festa. Un’altra cosa. Sembravano avere tempo. La nostra ignoranza non li spazientiva. Eppure non avevo certo più tempo,ma l’attenzione che suscitavano dilatava la durata. Del tutto secondaria, la questione del loro carattere. Secondo i termini successivi delle vari generazioni, potevano sembrarci simpatiche, o addirittura ipnotiche. Esse sono guardiane dei tempi, tempi che furono, e che saranno. Finite le feste, la maggior parte di queste musiche si ricorderanno solo attraverso i nomi, che hanno incarnato il sapore di questa festa, creata per il fast food, vi porteranno le parole per trascorrere un momento di libertà in un posto qualsiasi purché, il vostro cuore ancora possa illuminarsi di Sogni….

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