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Archive for the ‘Festival Cinema Teatro Concerti’ Category

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30 Novembre – 1-2-3 Dicembre 2017 Giulianova Alta
 
Un corso verso l’anima dentro al vostro flauto
 
Il corso per flauto, infatti, è stata pensato in modo che possiate entrare nella vostra anima sonora e volgere lo sguardo tutto attorno, e sentirsi avvolta in un’atmosfera dalla forte carica musicale e spirituale. Volutamente il flauto non ha volto in quanto ognuno vi si possa identificare, perché le emozioni che la musica trasmette variano in ogni persona che si mette in ascolto. “L’anima della musica” non rappresenta dunque il flauto, ma quelle composizioni musicali che, anche attraverso gli strumenti dei grandi maestri, sono state poi create, pronte per voi che le eseguirete…

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Venerdì 1 Settembre ore 17.30 organizzato in collaborazione al Comune di Salsomaggiore Terme, con contributo della Provincia e Regione Emilia Romagna. “Stravinskij – Rachmaninoff la musica che non piace a Putin” un programma all’insegna della Russia dopo lo Zar nel nuovo appuntamento del Slowflute Festival al Salone Moresco di Salsomaggiore Terme, la sala creata in forma sferica per sentire il suono stero fonico, prima ed unico esempio in Europa.

A distanza di due settimane dal Festival, Claudio Ferrarini flautista torna a Salsomaggiore Terme, dove è direttore artistico, con un concerto da non perdere che inanella due celeberrimi pezzi della musica russa e non solo spaziando fra Stravinskij neoclassico con la rivisitazione del Pulcinella Suite tratto da Pergolesi e Vivaldi, alla formidabile e nostalgica Sonata op.19 per violoncello e piano di Rachmaninoff, nella trascrizione per flauto dallo stesso Claudio Ferrarini, proposta in prima esecuzione mondiale. Ciascuno dei brani in programma però vale la serata: cuore del programma è la Sonata op.19; la musica di Rachmaninoff diventata famosissima come colonna sonora di Shine, e quella Stravinskij la Sagra della Primavera nel film Fantasia di Walt Disney. Inoltre tutti e due i compositori a loro modo, sono artisti che hanno costruito il loro successo in esilio, e questo aspetto biografico si percepisce, a tratti, nella musica intensamente nostalgica. Ad accompagnare il flauto d’oro di Claudio Ferrarini, la pianista giapponese Aki Kuroda considerata dalla stampa specializzata tra i tre più grandi pianisti principali del Giappone, insomma un debutto da non lasciarsi scappare. Ingresso libero a offerta libera per Save the Children.

Aki Kuroda pianoforte

Terminati gli studi di pianoforte presso la Tokyo National University of Fine Arts.  Vincitrice di numerosi premi in ambito nazionale e internazionale (French Music Competition, Premio Speciale per l’Esecuzione del Repertorio Contemporaneo al Contemporary Piano Music Competition in Spagna, Contemporary Music Competition della Japan Society for Contemporary Music) ha preso parte a importanti rassegne tra i quali ISCM World New Music Days, Suntory Summer Festival ecc., realizzando numerose prime esecuzioni. Oltre all’attività di pianista, compone musica per trasmissioni e spot pubblicitari televisivi curandone la trascrizione. Kuroda collabora attualmente con illustri musicisti tra cui Giorgio Bernasconi (direttore d’orchestra), Alessandro Carbonare(cl.), Elena Casoli (chit.), Ole Edvard Antonsen (tr.), “Quartetto Prometeo” . Ha rivolto particolare attenzione ai lavori di Piazzolla, a cui sono dedicati i suoi primi album da solista (Japan Victor). Kuroda è apprezzata non solo come pianista di musica classica e contemporanea, ma anche come interprete di tango e jazz., e ha inoltre ottenuto grande consenso in tutto il mondo per la sua registrazione di musica per videogiochi “FINAL FANTASY X. XIII, Piano Collection”. Nel 2004 ha pubblicato l’album “Tarkus & Pictures at an Exhibition”, dedicato ai lavori di Keith Emerson. Nel 2008, nell’ambito del festival Spazio Musica di Cagliari, ha eseguito la nuova composizione di Sylvano Bussotti, “La Tastiera Poetica”. Aki Kuroda ha ottenuto delle reputazioni piuttosto stimate ricevendo 5 stelle dalla BBC Music Magazine anche dagli altri  per il disco uscito dalla casa discografica Ordradek che s’intitola “Firebird” nel 2014. Membro della commissione dell’Associazione Nazionale Giapponese dei docenti di Pianoforte “PTNA”

Ha una discografia di 170 titoli e segue la filosofia del tao. È animalista (chiedetelo al suo gatto) e con la sua nuova 124 Spider vuole portare Brahms in pista.

È Claudio Ferrarini, icona del flauto italiano e tra i pochi flautisti al mondo a chiamare per nome i propri strumenti, il “Bach” e il “Paganini”, rispettivamente il primo flauto in platino e l’ultimo in oro del grande costruttore Joh. Hammig di Lahr Baden-Württemberg (D).

Un abbinamento perfetto dove suono, virtuosismo e narrazione creano un mix decisamente sopra le righe (o del pentagramma, se preferite): Ferrarini è atteso dal pubblico delle sue tournées mondiali (che lo segue con oltre mezzo milione di followers su twitter e 82.500 twitters fatti) e apprezzato dalla critica con i toni entusiastici di USA Today («Oltre a suonare con trasporto e scandito virtuosismo… ci trasporta in una vera estasi al cuore e all’anima»), dell’American Record Guide («…suono formidabile e la tecnica notevole»), e La Repubblica («con Claudio Ferrarini è protagonista il virtuosismo assoluto, la freschezza del suono con una sensibile inclinazione al bel canto»).

Claudio Ferrarini è nato a Zurigo da genitori italiani, cresciuto in una famiglia dai variegati interessi culturali, che tuttavia non annovera musicisti di professione tra i suoi membri, ha manifestato spiccate doti musicali fin dalla prima infanzia.

Titolare della cattedra di flauto solista presso il Conservatorio di Musica di Parma, la maggior istituzione musicale della città, terra dalle cui nebbie e passioni teatrali ha assorbito tratti un po’ speciali, sanguigni, sia nella voce del flauto sia nell’impegno per la lotta contro ogni forma di barriera architettonica e il suo impegno civile lo ha visto anche assessore alla cultura del comune di residenza Sala Baganza (Pr).

Con impegno tao (la tecnica del pa tuan chin applicata al flauto gli permette di sperimentare nuove vie espressive) Ferrarini tiene masterclass da oriente a occidente ed il suo repertorio discografico per flauto è, attualmente, tra i più vasti (un totale di 13.260 minuti di musica, ovvero 10 giorni di ascolto ininterrotto…).

È tra i flautisti europei più rappresentati su iTunes dove l’ampia offerta di album rispecchia l’intensa attività di riscoperta del repertorio flautistico, dal barocco al contemporaneo, con frequenti tappe sonore legate al fecondo universo della trasposizione, non trascurando il pop, la musica da film e il Jazz. Di questo ha sempre reso partecipe il pubblico dei propri concerti, instaurando con gli ascoltatori un rapporto di cordiale partecipazione umana, oltre che culturale, in tutte le sedi concertistiche dove hanno luogo le sue performances.

Allievo di giganti del flauto, da Moyse a Gazzelloni, da Nicolet a Klemm sino a Schulz studia però assieme al suo gatto, col quale sogna, in un futuro prossimo, di veder meno ogni crudeltà contro gli animali. Pur amando il fruscio degli antichi manoscritti (sui quali studia quotidianamente) Claudio Ferrarini ha abbandonato lo spartito tradizionale in favore di un più “ecologico” tablet: la tecnologia viene in aiuto e consente di non abbandonare mai il pentagramma ovvero gestualità e concentrazione sono totalmente dedicate alla musica. A tal fine ha svolto scrupolose ricerche filologiche, animate da quello spirito critico e da quella curiositas che da sempre accompagnano la sua attività d’interprete.

L’amore per Paganini è una specie di karma: perché se è vero che il funambolico violinista studiava il flauto per imitarne il canto, Ferrarini canta con il flauto il diabolico virtuoso.

Appassionato di motori, quando guida la sua 124 Spider è di una lentezza esasperante, prudenza sulla strada che vorrebbe testimoniare sulle più importanti piste d’autodromo d’Europa, a 90 Km/h – con la cappotta abbassata, il braccio appoggiato alla portiera e lo stereo a tutto volume che suona la sua ultima incisione delle Sonate di Brahms per flauto e pianoforte. Dal 2016 Claudio Ferrarini incide in esclusiva mondiale CD e DVD con Limen Music, con le collane “Il Flauto Di traverso”, “Breathless” e “FluteLand”.

 

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 Tra gli affreschi del Galileo Chini del Salone Moresco a Salsomaggiore Terme, dove “ognuno ha una favola dentro, che non riesce a leggere da solo. Ha bisogno di qualcuno che, con la meraviglia e l’incanto dei suoni, la legga e gliela racconti…”

 Terzo appuntamento dedicato alle descrizioni musicali allo SlowFlute Festival, Venerdi 25 agosto, ore 17.30, presso il Salone Moresco di Palazzo dei Congressi a Salaomaggiore Terme. Sarà il concerto “Quadri in Esposizione”, con il Duo Pianistico Nicora-Baroffio, che si esibirà in un programma dedicato agli affreschi musicali, ispirati all’arte pittorica, che culminerà nei celebri Quadri di un’Esposizione di Musorgskij, per proseguire in questo viaggio musicale con la Holberg suite del pianista e compositore norvegese E. Grieg, con la meravigliosa Petite suite del francese C. Debussy. Il duo pianistico, formato da Chiara Nicora e Ferdinando Baroffio, è attivo dal 1992 ed ha tenuto concerti in Italia e all’estero con il consenso di pubblico e di critica. Entrambi gli artisti hanno all’attivo un’intensa carriera solistica e in formazioni da camera, che li ha visti impegnati in collaborazioni con i più prestigiosi Enti in Italia e all’estero: Orchestra Barocca di Bergamo, Milano Classica, Orchestra Guido Cantelli, Gioventù Musicale, Musica Rara, Incontri col Maestro, Asolo musica, La Biennale di Venezia

CHIARA NICORA Dopo aver studiato con la prof. G. Li Bassi, si diploma in pianoforte presso il Conservatorio di Firenze conseguendo il massimo dei voti. In seguito studia con S. Perticaroli, A.Lonquich, L. Romanini e M. Mika. Nel 1993 si diploma in clavicembalo sotto la guida di Laura Alvini presso il Conservatorio “G.Verdi” di Torino e frequenta corsi e seminari di fortepiano, cembalo e musica da camera tenuti da C. Banchini, R. Gini, M. Henry, C. Chiarappa ed E. Fadini. Svolge attività concertistica sia come pianista che come cembalista collaborando con vari gruppi e orchestre da camera quali il Trio Benedetto Marcello, l’Orchestra Barocca di Bergamo, Milano Classica, l’Orchestra Guido Cantelli, il Coro e Orchestra Ars Cantus, Il Viaggio Musicale, I Solisti di Pavia, l’Ensemble concertante d’archi della Scala, l’Orchestra Verdi, I Pomeriggi Musicali, con cui ha suonato in varie città italiane ed estere anche in qualità di solista. Ha collaborato con E. Dindo, P. Borgonovo, F. De Angelis, F. Biondi, O. Dantone, C. Chiarappa, M. Fornaciari, M. Mecelli, B. Cavallo e ha suonato in duo con L. Alvini. Ha inciso per le case discografiche Bongiovanni, Map e Frame suonando su strumenti originali. In duo con Alessandra Molinari è risultata vincitrice della borsa di studio indetta dalla Fondazione Cini di Venezia all’interno del Corso di perfezionamento dedicato alla romanza da camera nell’età di Bellini. Si è laureata in discipline delle Arti della Musica e dello Spettacolo (DAMS) presso l’Università di Bologna conseguendo il massimo dei voti e la lode. Si è diplomata in Musicoterapia presso “la Cittadella” di Assisi e svolge un’intensa attività didattica e come collaboratrice pianistica. Ha conseguito il diploma accademico di II livello in discipline musicali presso il Conservatorio di Milano. E’ docente presso Conservatorio di Sassari e presso il Civico Liceo Musicale di Varese. Ha recentemente pubblicato il libro “Angeli musicanti. Itinerario musicale negli affreschi delle chiese di Varese e delle cappelle del S. Monte” ed. Benzoni.

FERDINANDO BAROFFIO intraprende lo studio del pianoforte all’età di otto anni e si diploma, sotto la guida di Lina Bodini Mazza, al Conservatorio “G.Verdi” di Milano. In seguito partecipa al corso di perfezionamento triennale dell’Accademia “G.Marziali” di Sevesotenuto da Bruno Canino e collabora alle classi di musica da camera di M. Sirbù, C. Chiarappa, D.Shafran e di G.Cambursano. Nel 1993 segue la Maisterklasse di pianoforte al Conservatorio di Berna e partecipa ad un corso di perfezionamento tenuto da Pier Narciso Masi.Classificato ai primi posti in numerosi concorsi nazionali ed internazionali svolge attività concertistica in Italia e all’estero suonando, sia come solista che in formazioni cameristiche, per prestigiose Associazioni Musicali (G.O.G., Gioventù Musicale, Musica Rara, Incontri col Maestro, Asolomusica, Agimus, Schlosskonzerte-CH, Adiam-FR, La Biennale di Venezia, Asam, Settimane musicali di Stresa). Ha preso parte all’integrale delle sonate di Prokofie’v alle Settimane Musicali di Stresa e di recente ha eseguito nella sala “G.Verdi” del Conservatorio di Milano la Fantasia-Corale op.80 di L. van Beethoven per pianoforte, coro e orchestra, pubblicato su CD.Dal 2005 collabora con produzioni teatrali realizzando musiche originali di scena per vari spettacoli, “Sarete miei testimoni” per le produzioni Vaticane, “La Bottega dell’Orefice” di K. Wojtiya, “Mela” di D.Maraini per il teatro Filodrammatici di Milano, “Etty Hillesum, cercando un tetto a Dio”,”Sogno di una notte di mezza estate” di W. Shakespeare, “Stabat Mater” di T.Scarpa (Premio Strega 2009, teatro dei filodrammatici-Milano) e “Avevo un bel pallone rosso” di A Demattè (premio Riccione 2009, teatro stabile-Bolzano).Ha scritto le musiche per la serata-evento per la celebrazione dell’anniversario della Costituzioneitaliana nella sala dei 500 a palazzo Vecchio di Firenze alla presenza del Capo dello Stato in trasmissione diretta su RAI 1.E’ docente di pianoforte principale presso il Civico Liceo Musicale di Varese e all’Accademia Vivaldi di Locarno CH .

 

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Venerdi 18 Salone Moresco di Salsomaggiore Terme alle ore 17.30

ROSSINI MON AMOUR

Dopo il grande evento dedicato a Verdi’s Mood…. a modo nostro, con tantissima gente ad applaudire le melodie immortali del nostro Beppe nazionale, testimonia che ancora questo immortale compositore suscita forti emozioni in tutti noi.

Venerdi 18 nel salone Moresco di Salsomaggiore Terme alle ore 17.30, prosegue SlowFlute Festival con un programma dedicato al 150 della morte di Rossini che cadrà nel 2018.

Programma interamente incentrato sulle opere più prestigiose del cigno Pesarese, dal Barbiere si Siviglia nella trascrizione di Diabelli, al Mosè secondo Paganini, e alla Cenerentola rivisitata da Chopin. Seguirà una serie di canzoni dalle Les soirèes musiclaes pubblicate nel 1835 a Parigi dove il musicista si era ritirato: I testi provengono da Metastasio, Pepoli e Giacomo Leopardi il quale dedicò un’epistola, spesso ospite di Rossini nella capitale francese.

Il concerto racconterà la vita biografica di Gioacchino e tanti aneddoti divertenti della sua vita, in un percorso di storia e vita che affascina sempre la leggendaria storia dell’Opera italiana.

Al flauto d’oro il virtuosismo di Claudio Ferrarini e sarà accompagnato al pianoforte del esperto Rossiniano e direttore d’orchestra Sergio Piccone Stella. Ingresso libero a offerta libera per Save the Children.

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Da agosto a gennaio 12 concerti alle Terme Berzieri di Salsomaggiore

Ritorna la lunga stagione di Slowflute Festival

Nona edizione dedicata al benessere dell’ascolto

Il benessere inizia dall’ascolto, musica a Km zero”: questo il motto da cui prende vita la nona edizione di Slowflute Festival, ormai conosciuto come il più ricco cartellone musicale della provincia.

Con 12 concerti e 40 artisti lo Slowflute Festival 2017 si propone infatti come un articolato dialogo musicale che, da agosto a gennaio 2018, offre una vasta tavolozza di generi, autori e stili interpretativi, dal fascino del grande repertorio classico sino alla scoperta di grandi compositori contemporanei quali Paolo Castaldi.

Organizzato dall’Associazione Slowflute assieme al Comune di Salsomaggiore con il contributo della Provincia di Parma e della Regione Emilia Romagna. Slowflute Festival (direttore artistico Claudio Ferrarini) ospita esecutori quali il forte pianista Michele Bolla, il duo Vadim Tchijik e Anna Carrere, i pianisti Chiara Nicora e Ferdinando Baroffio, il Trio Sinfonico, il Duo Ida Maria Turri e Stefano Romani, il cembalista Luigi Fontana, il fisarmonicista Gino Zambelli, la pianista giapponese Aki Kuroda, il percussionista Paolo Pellegatti, la danzatrice Sara Catellani

Da evidenziare inoltre due significativi cicli di concerti, il primo dedicato alle Sonate in duo di J.S.Bach (l’integrale delle sonate  per flauto) e il secondo dedicato a una rilettura delle pagine significative delle Opere di Verdi, con un Verdi dal classico al Jazz.

Arricchisce il festival l’ormai attesa serata con la presenza del Complesso bandistico “Città di Salsomaggiore Terme” diretto da Claudio Bompensieri, in un programma dedicato alle mosche dei cartoni animati.

Il Festival si concluderà il 6 gennaio 2018 con un pomeriggio dedicato ai più piccoli, con le più belle fiabe dedicate agli animali (Il Carnevale degli animali di Camille Saint-Saëns) e la presenza sul palco della danzatrice Sara Catellani.

Evento collaterale a tutti i concerti di Slowflute 2017 sarà l’esposizione permanente di prodotti tipi della GVERDI è il brand ambasciatore di Cibo e Cultura nel mondo, che firma le eccellenze alimentari italiane, come il Maestro usava fare. Il grande musicista Giuseppe Verdi era infatti anche un buongustaio raffinato e un vero esperto di Cibo. Chiamato da Slowflute Festival per la sua spiccata sensibilità verso la cultura del cibo e in stretta sinestesia con la filosofia del festival.

Non di rado Slowflute Festival è fertile terreno per la nascita di originali iniziative quali ad esempio il concerto con Michele Bolla dell’edizione 2017, trasformato in un singolare progetto discografico e video a cura dell’editore Limen Music, dedicato al centenario della morte di C.Debussy.

Come sempre l’ingresso ai concerti è libero, con possibilità di offerta devoluta all’Associazione Save the Childrens.

 

15Agosto Piazza Libertà ore 21.30

Verdi’s Mood 

Claudio Ferrarini Flauto – Gino Zambelli Fisarmonica

Paolo Pellegatti Batteria – Riccardo Paini Chitarra e Basso

 

18 Agosto Terme Berzieri ore 17.40

Rossini mon Amour!…

Claudio Ferrarini Flauto

Sergio Piccone Stella Pianoforte

 

25 Agosto Terme Berzieri ore 17.40

Quando i Quadri suonano…

Chiara Nicora Pianoforte

Ferdinando Baroffio Pianoforte

 

1 Settembre Terme Berzieri ore 17.40

La musica che non piace a Putin 

Claudio Ferrarini Flauto

Aki Kuroda Pianoforte

 

8 Settembre Terme Berzieri ore 17.40

Quando si suonava forte e piano

Michele Bolla Fortepiano

 

16 Settembre Terme Berzieri ore 17.40

Bach il genio che amava la birra..e non solo

Claudio Ferrarini Flauto

Luigi Fontana Cembalo

 

22 Settembre Terme Berzieri  ore 17.40

Arie da mezzo….Soprano

Ida Maria Turri Mezzo Soprano

Stefano Romani  Pianoforte

 

29 Settembre Terme Berzieri ore 17.40

La musica che non piaceva a Stalin 

Vadim Tchijik Violino

Anna Carrere Pianoforte

 

13 Ottobre Terme Berzieri  ore 17.40

Sinfonie d’autore….

Trio Pieceno Classico

Luca Magni Flauto

Davide Martelli Pianoforte

Daniela Tremaroli Violoncello

 

23 Dicembre Teatro ore 17.40

Quei suonati dei CARTONI ANIMATI …

Claudio Ferrarini Flauto

Banda Città di Salsomaggiore Terme

Claudio Bonpensieri Direttore

 

29 Dicembre ore 21.15

Marco Polo….oltre gli spaghetti…

Claudio Ferrarini  – Li Nan Flauti

Ayumi Mastumoto Pianoforte

 

6 Gennaio ore 17.40

Il Carnevale degli Animali

Claudio Ferrarini Flauto

Ayumi Mastumoto Pianoforte

Sara Catellani Danza

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Da agosto a gennaio 16 concerti alle Terme Berzieri di Salsomaggiore

Al via la settima edizione di Slowflute Festival

La musica del mondo attraverso arte, poesia, danza e jazz

Con un vasto programma che comprende sedici concerti e 35 artisti coinvolti, ritorna Slowflute Festival. L’ormai tradizionale cartellone concertistico, giunto quest’anno alla settima edizione, si propone con una originale offerta musicale che, nello spirito del festival, esplora e mixa vari generi musicali, dalla classica al jazz, dal folk alla danza e al cinema.

Organizzato dall’Associazione Slowflute assieme al Comune di Salsomaggiore con il contributo della Regione Emilia Romagna (che ha riconosciuto il festival tra le manifestazioni culturali di particolare rilevanza) Slowflute Festival – il cui direttore artistico è Claudio Ferrarini – si articola in un arco temporale che va da agosto al prossimo gennaio: è il senso delle stagioni che si alternano e si rincorrono come i generi musicali si fondono e si contaminano in un crossover di proposte particolarmente stimolante.

Ospiti del Festival sono artisti quali il grade violinista turco Cihat Askin, il celebre sassofonista statunitense James Houlik (accompagnato dal pianista Andrea Padova), il soprano Laura Alonso (assieme alla pianista Eugenia Gabrieluk), il pianista tedesco Martin Münch, l’Ensemble Alessandro Calcagnile (conosciuto per le sue originali versioni di musica dal grande schermo) l’oboe vistuoso di Gian Marco Solarolo (accompagnato da Cristina Monti) la pianista Laura Nocchiero.

Spiccano in cartellone formazioni quali il Trio d’Autore (molto conosciuto per la ricerca sulla canzone popolare italiana e europea) il duo soprano-pianoforte Silvia Martinelli e Andrea Trovato (con una serata interamente dedicata al Petrarca nel grande repertorio lirico) e il duo Guido de Flavis e Sergio Picone (con un concerto alla scoperta del sax più melodico e coinvolgente).

Concludono il cartellone quattro concerti del flautista Claudio Ferrarini, serate di particolare coinvolgimento che propongono in due serate l’opera da camera trascritta per flauto di Johannes Brahmas – in duo con Riccarco Sandiford e in prima esecuzione assoluta –, una originale performance di flauto e danza dedicata alla natura (assieme a Sara Catellani, etoile dell’Accademia alla Scala) e una serata dedicata al cinema assieme al Complesso bandistico “Città di Salsomaggiore Terme” diretto da Claudio Bompensieri.

Il Festival si concluderà il 6 gennaio 2015 con un pomeriggio dedicato ai più piccoli, con le più belle musiche di Ravel, Debussy, Nielsen e Rota eseguite per flauto e accompagnate dalla nota arpista Emanuela Battigelli.

Come sempre l’ingresso ai concerti è libero, con possibilità di offerta devoluta all’Associazione Save the Childrens.
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Venerdi 1 Agosto ore 21.15

Da Bach ai Folk Song Turchi

Cihat Aşkın violino

Bach Tartini Paganini

Venerdi 8 Agosto ore 21.15

Dal classico Sax

James Houlik sax

Andrea Padova pianoforte

Venerdi 15 Agosto ore 21.15

Fantasie e vocalise

Guido De Flaviis sax

Sergio Picone pianoforte

Venerdi 22 Agosto ore 21.15

Canti del Mare Nostrum

Trio D’autore

Sara Gasparini voce

Gen Llukaci violino

Claudio Ughetti fisarmonica

Sabato 30 Agosto ore 21.15

Una notte all’Opera

Laura Alonso Padí soprano

Eugenia Gabrieluk pianoforte

Verdi Puccini Donizetti Rossini

Domenica 7 Settembre ore 18

Il flauto danzante

Claudio Ferrarini flauto

Sara Catellani danza

Bach Mozart Beethoven Debussy Jetro

Venerdi 12 Settembre ore 21.15

La musica nel Cinema

Ensemble Alessandro Calcagnile

Domenica 21 Settembre ore 18

Omaggio a Petrarca

Silivia Martinelli soprano

Andrea Trovato pianoforte

Venerdi 26 Settembre ore 21.15

La natura dell’Opera

Laura Nocchiero pianoforte

Venerdi 3 Ottobre ore 21.15

l’opera da camera completa in 3 concerti

Scusi le piace Brahms?

Claudio Ferrarini flauto

Riccardo Sandiford pianoforte

Venerdi 10 Ottobre ore 21.15 Viaggio tra le Americhe…

Gian Marco Solarolo oboe

Cristina Monti pianoforte

Venerdi 17 Ottobre ore 21.15

Musica e Natura

Martin Münch pianoforte

Venerdi 24 Ottobre ore 21.15

l’opera da camera completa in 3 concerti

Scusi le piace Brahms?

Claudio Ferrarini flauto

Riccardo Sandiford pianoforte

Venerdi 31 Ottobre ore 21.15

Hollywood Party

La Banda racconta il Cinema

Il complesso Bandistico

Città di Salsomaggiore Terme

Claudio Ferrarini flauto solista

Claudio Bompensieri direttore

Venerdi 12 Dicembre ore 21

Una Storia d’amore e musica

Chopin e Sand

Federico S. Morresi attore

Maria Luisa Macellaro La Franca pianoforte

Martedi 6 Gennaio 2015 ore 16.30

Befana e Musica

Children’s Corner – Giochi di bimbi

Claudio Ferrarini flauto

Emanuela Battigelli arpa

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George Gershwin Summertime
Franck Sonata in La maggiore flauto e pianoforte
Canzoni italiane dagli anni π20 ad oggi
Vincenzo Rabagliati,Nicola Piovani
Domenico Modugno,Gino Paoli
Mia Martini e tanti altri

Valeria Vetruccio, e’ nata a Ruffano (Le), si e’ diplomata presso il Conservatorio Tito Schipa di Lecce con il massimo dei voti, la lode e la menzione dπonore, sotto la guida del Maestro Bruno V. Massaro. Si e’ in seguito perfezionata con i Maestri Aquiles Delle Vigne, Franco Scala e Riccardo Risaliti, a Bruxelles, a Imola e a Firenze. Sin da giovanissima ha intrapreso unπintensa attivita’ concertistica. Dopo il suo debutto allπestero allπet‡ di 17 anni presso la Wiener-Saal del Mozarteum di Salisburgo, ha tenuto concerti in Belgio, Austria, Francia, Spagna, Bulgaria, Messico, Australia, Polonia, Germania, Israele. Del 1999 e’ il suo debutto negli Stati Uniti, presso la Lang Recital Hall di New York. Ha inciso con la Irving Symphony Orchestra (Usa) sotto la direzione del Maestro Hector Guzman il Concerto n.3 op.26 di Prokofiev; sue interpretazioni di brani di Ginastera sono state pubblicate dalla ABC records (Australia); ha inciso inoltre musica americana contemporanea in formazione cameristica (quartetto e quintetto) per la casa discografica Well-Tempered (USA). Il suo calendario 2012 – 2013 prevede tappe importanti negli Stati Uniti, in Russia, in Finlandia e in Germania, dove eseguira’ il Concerto n.2 di Rachmaninov sotto la direzione di Reinhard Seehafer. Da questπanno e’ docente di pianoforte principale presso il Conservatorio Tito Schipa di Lecce.

Recitals presso le più importanti sale concertistiche del mondo assieme ai più celebri interpreti e direttori ed una discografia con oltre 110 incisioni confermano Claudio Ferrarini tra i più significativi flautisti della cosiddetta “scuola italiana”. «Ferrarini ha un suono pieno e timbrato e la cantabilità è spiegata in un virtuosismo disteso» ha scritto il periodico italiano “Musica”, critica alla quale fa eco l’”American Record Guide” che attribuisce all’opera discografica del flautista parmense ben nove Golden Globe sottolineando anche il suono «formidabile e la tecnica notevole».
Presente con una sua incisione anche nell’Enciclopedia Multimediale “Encarta” di Microsoft, Ferrarini è attualmente tra gli interpreti europei più presenti su iTunes con 110 cd; inoltre alcune sue esecuzioni sono state registrate da importanti enti radiotelevisivi quali la ORF, ZDR, RSI, RAI, Radio Vaticana, SDR, RTE, BBC, ALL India, LifeGate, LimenTv.
All’attivita’ concertistica ha affiancato un’approfondita ricerca musicologica, dedicandosi alla riscoperta di molta parte del repertorio flautistico barocco e moderno; molto attiva è anche l’attività didattica internazionale presso prestigiose accademie ed università tra le quali si ricorda solo il Royal College of Music, il Yamaha Ginza Centre (Tokyo) la UBC School of Music University in Vancouver e la Music Schule di Bruch (Austria).
Ferrarini suona su tre preziosi flauti di Bernard e Johann Hammig: il “J. S. Bach” in platino e l’”Amadè Mozart” e “Beethoven” in oro. Ferrarini è titolare della cattedra di flauto e del biennio per il Diploma Accademico di II livello in Flauto Solistico presso il Conservatorio “A.Boito” di Parma.

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Parte Slowflute Festival 

2 Agosto – 27 Dicembre

Slowflute Festival VI edizione

“Chi ascolta si cura” Concerti Arte Eventi Enogastronomici

Su iniziativa dell’Associazione SlowFlute prende il via la VI edizione di SlowFlute Festival, con il patrocino della Città di Salsomaggiore, rassegna dedicata al flauto e al suo repertorio. Il Festival rinnova la prestigiosa tradizione flautistica della nostra città, sorta nel solco del grande Paolo Cristoforetti, prediletto da Verdi che gli raccomandava: “ fatevi onore e fatemi onore! ”. Cinque mesi di concerti dal 2 Agosto al 27 Dicembre, nella splendida cornice delle Terme Berzieri di Salsomaggiore: è questa la sesta edizione di Slow Flute Festival, l’originale cartellone di musica crossover ormai punto di riferimento per il suo mix di suggestioni liriche, cameristiche, jazz e pop. Il Festival denota una fortissima identità storica, con l’intento di rivisitare il territorio attraverso la musica, restituendo gli antichi splendori spazi e architetture simbolo dell’italianità d’eccellenza come Salsomaggiore Terme. Non deve stupire la scelta del nome SlowFlute Festival che richiama in un gioco di parole l’associazione Slow Food, impegnata a diffonder esperienze e conoscenze di ogni terra, mentre il binomio racchiuso nella parola Flute, flauto e calice insieme, vuole suggerire condivisione, comunicazione, convivialità vissute in un luogo riempito di musica e arte, nella prospettiva di far conoscere il territorio anche fuori dai confini regionali e nazionali. Ventitrè artisti per quindici appuntamenti giocati tra la grande canzone pop italiana, la lirica, il repertorio classico, antico e romantico, il folklore spagnolo e argentino, con programmi per la maggior parte inediti al pubblico parmense e proposti da interpreti provenienti dall’Italia e dall’Europa. Concerti “a tema” di grande impatto emotivo, dedicati ora al repertorio violinistico di Schubert, ora al “colore” della musica Spagnola, passando dalle sarabande ai tanghi, dalla musica romantica russa alla musica popolare italiana del ‘500. Tutti i concerti si terranno presso le Terme Berzieri  di Salsomaggiore Terme, con inizio alle ore 21.15

Ingresso sono tutti ad offerta libera, a sostegno dell’Associazione Save the Children, e l’intento del Festival e di riuscire a creare un legame speciale con un bambino e garantirgli un futuro di speranza e opportunità.

Apertura del Festival 2 Agosto con il pianista Alexander Frey, ospite d’eccezione di fama mondiale: il grande pianista americano Alexander Frey, erede della tradizione dei grandi musicisti americani Gershwin e Berstein, direttore musicale del famoso teatro tedesco fondato dal Bertolt Brecht, il Berliner Ensemble. Ha effettuato numerose incisioni discografiche. Spicca agli onori della critica l’integrale per pianoforte solo di Leonard Bernstein considerata dallo stesso Leonard la performance definitiva del suo repertorio.

onsiderato uno dei direttori più versatili al mondo, Alexander Frey ottiene numerosi riconoscimenti internazionali per le sue esibizioni nei più importanti teatri del mondo e nelle maggiori sale da concerto, sia in qualità di pianista che come direttore d’orchestra.

Dal 1992 al 1996 è Direttore musicale del famoso teatro tedesco fondato dal Bertolt Brecht, il Berliner Ensemble, dove collabora con il regista Peter Zadek. Collabora in qualità di Direttore principale con l’Orchestra Filarmonica di Roma dal 1996 al 2002, e fino al 2000 ricopre la carica di direttore della Stern Chamber Orchestra, formatasi dai musicisti principali della Bohemian Symphony Orchestra Prague. Dal 2004 al 2008 collabora con lo storico Teatro Musicale Karlín di Praga dove dirige 50 spettacoli a stagione. Come direttore prende parte a numerosi festival internazionali quali: l’Edinburgh International Festival, dove ottiene il Premio della Critica del festival, i Wiener Festwochen, l’Holland Festival di Amsterdam, il Fifth European Music Festival, il Copenhagen Opera Festival.

Come pianista e organista, Frey ha suonato con molte orchestre sinfoniche tra cui i Berliner Philarmoniker, San Francisco Symphony, Leipzig Gewandhaus Orchestra, la Munich Symphony Orchestra, Hollywood Bowl Orchestra, l’Orchestra Sinfonica della Radio di Vienna (ORF), Rundfunk-Sinfonieorchester Berlin (Berlin Radio Symphony Orchestra), Deutsches Sinfonie-Orchester,l’Orchestra Filarmonica di Roma, quella del Teatro Regio di Torino,la Cairo Symphony Orchestra, Bohemian Symphony Orchestra (Praga ), l’orchestra da camera del Palacio de Bellas Artes (l’orchestra da camera del Teatro dell’Opera di Città del Messico), Orchestra Filarmonica Italiana e Neues Barockorchester Berlino, tra gli altri, con direttori quali Claudio Abbado, John Mauceri, Michael Tilson Thomas e Howard Shore .

Collabora stabilmente con il famoso tenore Jerry Hadley (vincitore di Grammy Awards). Ha tenuto concerti anche con la leggenda del violino Ruggiero Ricci e il Quartetto Vermeer. Nel 1985, Ricci e Frey si esibirono in recital in duo alla Alice Tully Hall a New York, (concerto sold -out) nel giorno stesso del trecentenario dalla nascita di Johann Sebastian Bach.

E ‘stato il primo organista a suonare in concerto un’intera sinfonia di Gustav Mahler come lavoro solistico per organo. Questo concerto con l’esecuzione della trascrizione della celebre„Quinta” di Mahler (trascritto da Jerry Kinsella) è stato definito come uno dei „7 più importanti eventi organistici del 20 ° secolo” dalla rivista „The American Organist”.

Ha effettuato numerose incisioni discografiche .Spicca agli onori della critica l’integrale per pianoforte solo di Leonard Bernstein (per Koch International Classics) considerata la performance definitiva di quel repertorio. Prossimi progetti discografici sono l’integrale delle opere per pianoforte di Erich Wolfgang Korngold (Koch Classics internazionali) in quanto è considerato come l’interprete principale di musica per tastiera di questo compositore.Tra le sue incisioni ne ricordiamo diverse per le prestigiose etichette Decca e Deutsche Grammophon .

 

2 Agosto ore 21.15 Salone Termel Berzieri

Il pianoforte nei sogni romantici

Alexander Frey pianoforte

9 Agosto ore 21.15 Salone Terme Berzieri

Dal Classico alla Canzone Pop

Claudio Ferrarini flauto

Valeria Vetruccio pianoforte

16 Agosto ore 21.15 Salone Terme Berzieri

Da Verdi a Puccini

Ilaria Tarchiani soprano

David Boldrini pianoforte

23 Agosto ore 21.15 Salone Terme Berzieri

Errando nella musica Italiana del 1500

Giovanni Seneca chitarre

Francesco Savoretti  percussioni

31 Agosto ore 21.15 Salone Terme Berzieri

Il violino di Schubert

Davide Alogna violino

David Boldrini pianoforte

6 Settembre ore 21.15 Salone Terme Berzieri

Non Solo Opera

Art Gallery Ensemble

Daniela Stigliano soprano

Giuseppe Lo Preiato oboe

Raffaele Bertolini clarinetto

Angela Ignacchiti pianoforte

13 Settembre ore 21.15 Salone Terme Berzieri

Debussy & Satie due amici diversi del bianco e nero

Hugues Lecle’re pianoforte

20 Settembre ore 21.15 Salone Terme Berzieri

Il canto del violoncello

Kathy Bassano viola

Ilaria Posarelli pinoforte

27 Settembre ore 21.15 Salone Terme Berzieri

Il colore della musica Spagnola

Claudio Ferrarini flauto

Ayako Fujiki pianoforte

 

5 Ottobre ore 21.15 Salone Terme Berzieri

Dalle canzoni Spagnole a Puccini

Laura Alonso Padi’n soprano

Luigi Fontana pianoforte

11 Ottobre ore 21.15 Salone Terme Berzieri

Dalle Sarabande ai tanghi

Lilya Donkova violino

Goncalo Pescada accordion

18 Ottobre ore 21.15 Salone Terme Berzieri

Il violino romantico

Hakan Sensoy violino

Gokhan Aybulus pianoforte

6 Dicembre ore 21.15 Salone Terme Berzieri

La musica russa romantica

Martin Münch pianoforte

12 Dicembre ore 21.15 Salone Terme Berzieri

Piano Romantico

Franck Wasser pianoforte

 

27 Dicembre ore 21.15 Salone Terme Berzieri

OperAzione Verdi

Claudio Ferrarini flauto

Alessandro Nidi pianoforte

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Parte la prima edizione del Festival
Suonando l’amore

Essere slow significa scegliere cio’ che migliora la qualita’ di ogni esperienza, rallentando i ritmi frenetici e opponendosi a gesti frettolosi e superficiali. SlowFlute Festival nasce per il piacere dell’ascolto di repertori che appartengono al passato, ma che possono sviluppare il gusto del futuro attraverso uno scambio di storie e conoscenze per contribuire ad un ascolto migliore.

Comune di Borgo val di Taro
Cittaslow promuove “il meglio della tradizione locale” con “ il meglio dell’alta tecnologia” per un’economia sostenibile.

-16 Febbraio Teatro Mosconi ore 21
Tango amoroso y peligroso
Dorothea von Albrecht cello
Martin Münch piano

-14 Aprile Teatro Mosconi ore 16
Temi d’amore nel cinema
Omaggio a Giuseppe e Luisa Brugnoli
Claudio Ferrarini flauto
Emanuela Battigelli arpa

-11 Maggio Teatro Mosconi ore 10.30
Cantando l’amore tra
Opera e Rock
Claudio Ferrarini flauto
Alessandro Nidi piano

Ufficio Informazioni Turistiche
Borgo Val di Taro
piazza Manara 7
Tel/fax 0525-96796
Mail: uit@comune.borgo-val-di-taro.pr.it
Facebook:
Borgo val di Taro
Sito web :
www.comune.borgo-val-di-taro.pr.it

A tutti i concerti servizio per Disabili

Associazione:
SlowFlute
Via Cortesi 25
43038 Sala Baganza (Pr)
www.slowflute.com
mail: slowflute@alice.it

Regione Emilia Romagna
Comune di Borgotaro
Biblioteca Manara
Istituto scolastico Zappa Fermi
Centro sociale e Pio istituto Manara
Associazione SlowFlute Festival

16 Febbraio Teatro Mosconi ore 21
Tango amoroso y peligroso
Dorothea von Albrecht cello
Martin Münch piano

Manuel de Falla
Pantomima y Canción (Arr. Charles Schiff)

Manuel de Falla
Melodia

Gaspar Cassadó
Requiebros

Martin Münch
Canto Sevillano Op. 10/2

Enrique Granados
Orientale (Arr. Gregor Piatigorsky)

Enrique Giranados
Intermezzo (Arr. Gaspar Cassado)

Martin Münch
Tango – Valse Violent (Aus der “Suite de Salon” Op. 18/2

Gaspar Cassadó
Intermesso e Danza Finale (Aus der Suite für Cello Solo)

Manuel de Falla
Romanza

Manuel de Falla
Danse Espagnole (Arr. Maurice Gendron)

Dorothea von Albrecht, Violoncello
Studi di violoncello con Christoph Henkel e William Pleeth. Esami di concertista al Conservatorio Statale di Friburgo e presso “Associate di Royal College of Music” di Londra. Borsi di studio e premi a diversi concorsi .Concerti in vari paesi europei ed americani., registrazioni a molte stazioni radio. Corsi di perfezionamento con Janós Starker, Boris Pergamenschikow, Miklós Perenyi, Siegfried Palm. Partecipazione come solista o in complessi musica da camera al Schleswig-Holstein- Festival Biennale di Venezia, Maggio Musicale Fiorentino, Festival di Salisburgo ( Zeitfluß Festival ),Festival Primaverile di San Pietroburgo tra gli altri. Da 1988 Duo con la pianista Christine Olbrich. Repertorio classico e moderno. Numerose prime mondiali. Da 1991 collaborazione coll’Ensemble Modern / Francoforte Da 1996 a 2003 prima violoncellista dell’orchestra Heidelberger Sinfoniker Da 1997 membro del Trio Ascolto.
Da 2009 membro del Trio Baldoré Collaborazione con compositori contemporani ( p.e. Earle Brown,Luca Tessadrelli, Matthew Burtner,Martin Münch, Violeta Dinescu, etc) che hanno scritto per lei e le sue formazioni. Ha inciso da solista CD significati:
DACO 101 COMPOSITIONI CONTEMPORANEE per violoncello e pianoforte
DACO 102 INCANTATIONS, per violoncello solo
DACO 103 LUXE, CALME ET VOLUPTÈ , per violoncello e pianoforte
DACO 104 SOTTO VOCE, Trio Ascolto
REAL SOUND MUSICA DA CAMERA, compositioni di Georg von Albrecht
AULIA IMPROVISATIONS, Improvisationi per violoncello e pianoforte
KLANGWELTEN RAVEL,BARTÒK, KODALY, per violino e violoncello
KLANGWELTEN LA MAGIA DE LOS SONIDOS IBERICOS, per violoncello e pianoforte

Martin Münch, Pianoforte
Introdotto allo studio del pianoforte da Wilfried Althammer, completa la sua formazione pianistica presso il conservatorio di Magonza, dove si diploma brillantemente sotto la guida di Monica von Saalfeld. Frequenta in seguito vari master class tra cui i Ferienkurse di Weikersheim, e i corsi estivi per musica contemporanea di Darmstadt. A Francoforte, la sua città natale, segue i corsi di composizione tenuti dal Prof. Hans-Ulrich Engelmann, mentre nel 1992 si diploma sotto la guida di Wolfgang Rihm presso il Conservatorio di Karlsruhe. Da allora svolge un’intensa attività pianistica e compositiva che l’ha portato a esibirsi in 30 paesi, tra cui Germania, Belgio, Gran Bretagna, Olanda, Spagna, Portogallo, Italia, Ungheria, Giappone e Stati Uniti. Ha composto 50 brani per pianoforte, musica da camera e opere per orchestra. Nel 2009 è risultato vincitore del 1° premio per la sua firework-ouverture al concorso “Pyromusikale” di Berlino.Tra i successi della sua copiosa produzione compositiva, si annoverano anche la Rapsodia per clarinetto e pianoforte eseguita nel teatro Colon di Buenos Aires, nonchè i due concerti per pianoforte e orchestra, eseguiti nel 2004 e nel 2008. Alcune sue opere sono state trasmesse dalle radio “Südwestfunk Mainz”, “Süddeutscher Rundfunk”, dalla televisione “Südwestfunk” e dalla televisione nazionale bulgara. Attualmente è docente di pianoforte presso l’università di Bamberg, e dal 1994 insegna Musicoterapia nella città di Weinsberg, nei pressi di Heilbronn. In veste di direttore artistico si dedica inoltre alla realizzazione di vari festival pianistici (Heidelberg, Firenze e altri). http://www.martin-muench.de, presidente della giuria del concorso pianistico internazionale Chopin Roma 2009.

14 Aprile Borgo val di Taro

Teatro Mosconi ore 16
Temi d’amore nel cinema
Omaggio a Giuseppe e Luisa Brugnoli

Claudio Ferrarini flauto
Emanuela Battigelli arpa

Emanuela Battigelli,nata a Gemona del Friuli nel 1980, si è diplomata in Arpa Cum Laude nel 2001 presso il Conservatorio Statale di Musica “Jacopo Tomadini” di Udine, sotto la guida di Patrizia Tassini. Si è poi perfezionata con Ruth Maayani , conseguendo nel 2003 l’Artist Diploma presso la Samuel Rubin Academy of Music, Dipartimento di Musicologia della Tel-Aviv University, ora chiamata Buchmann Mehta School of Music.

Successivamente ha partecipato a lezioni private e masterclasses con Anna Loro , Elisabeth Fontan Binoche, Marie-Pierre Langlamet e Luisa Prandina. Ha ricevuto riconoscimenti e premi da diversi concorsi nazionali ed internazionali ed ha vinto la prestigiosa borsa di studio della America Israel Cultural Foundation.

Nell’anno 2009 è stata premiata dal Premio Moret d’Aur per meriti artistici. La sua carriera solistica e cameristica l’ha portata a suonare in prestigiose rassegne e sale da concerto come: Teatro alla Scala, Wiener Festwochen, Festival di Aix en Provence, Verbier Festival, Concerti in Villa degli Amici della Musica di Mestre, Emilia Romagna Festival, Biennale di Musica Contemporanea di Gerusalemme, Settimana della Lingua e Cultura Italiana nel Mondo (Consolato Generale d’Italia), ed eseguire concerti per arpa ed orchestra insieme all’ Orchestra Filarmonia Veneta “Luigi Malipiero”, The Israel Chamber Orchestra ed Orquestra Classica da Madeira.
Fra le sue diverse esibizioni è stata protagonista di trasmissioni televisive e radiofoniche per la RAI, Telecapodistria, Radiotelevisione israeliana, Arte.

Ha avuto il privilegio di collaborare come arpista di alcune fra le più importanti orchestre a livello mondiale quali Berliner Philharmoniker, Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI ed Orchestra del Teatro alla Scala, sotto la direzione di Maestri come Daniel Barenboim, Zubin Mehta, Simon Rattle e Gustavo Dudamel.

Nel 2006 ha preso parte ad un tour insieme alla Verbier Festival Orchestra, suonando nelle più importanti sale da concerto di Asia ed Australia (Sydney Opera House, The Forbidden City Concert Hall, Tokyo Opera House etc.).

Parallelamente all’attività concertistica, nel 2010 ha tenuto una Masterclass presso la Musikschule di Hannover e dal 2010 è insegnante del corso di Arpa – repertorio orchestrale presso il Conservatorio Statale di Musica “Jacopo Tomadini” di Udine.

Nel 2011 ha inciso per la casa discografica Artesuono il CD per arpa sola Leyenda che include musiche di Albeniz, Bartòk, Satie, Saint-Saens, Chertok, Tournier, Poenitz, Prokofiev, Rota e Khatchaturian, e nell’anno 2012 la casa discografica Arte Sonora/Caligola ha pubblicato il CD Amarcord Rota in duo con il flautista Claudio Ferrarini. Il CD, distribuito da Stradivarius, è dedicato alla vita ed alle composizioni di Nino Rota

 

11 Maggio Borgo Val Di Taro
Teatro Mosconi ore 10.30
Cantando l’amore tra Opera e Rock
Claudio Ferrarini flauto
Alessandro Nidi piano
La musica lirica rinasce?
Parodia, Umorismo, Satira

Una rilettura – attraverso originali arrangiamenti di Alessandro Nidi su brani da Traviata, Rigoletto, Otello, Falstaff, Turandot, Tosca, Elisir D’Amore, Il Barbiere di Siviglia – che muove da una profonda appartenenza al repertorio lirico, filtrata da nuove sensibilità e da nuove prospettive musicali.
In programma anche un inedito manoscritto, il brano “Flick e Flock” (marcia risorgimentale dei Bersaglieri) di Giuseppe Verdi, viene presentato in prima Mondiale.

Alessandro Nidi è un compositore, direttore d’orchestra e pianista di Parma.
L’attività di Direzione Nel 1985 Nidi è arrivato finalista al concorso internazionale di direzione d’orchestra “Arturo Toscanini” e da quell’anno ha iniziato una stabile collaborazione con l’Orchestra Sinfonica “Toscanini”, lavorando a diverse produzioni.
Nel 1987 ha diretto in prima mondiale l’opera di Franco Battiato Genesi e ne ha inciso il disco per la Fonit Cetra. Alessandro Nidi ha diretto numerosi concerti, accompagnando sia cantanti lirici (come R. Kabaivanska, M. Pertusi, C. Gasdia, M. Freni, R. Bruson, A. La Scola), che pop (come L. Dalla, F. Battiatio, Alice), solisti (come il jazzista E. Pieranunzi) e prime parti della Rai di Roma.
Ha diretto il Pierrot Lunaire di Schönberg in teatri prestigiosi (Vienna, Festival Cervantino-Mexico, Nice, Palermo, Rom) e ha trascritto i Brett Lieder per canto e pianoforte. L’orchestrazione è stata approvata e autorizzata dalla stessa famiglia Schönberg.
Nel 1996 ha fondato il Trio Gardel.
Le musiche di scena
Alessandro Nidi ha composto le musiche di scena per diversi teatri italiani, collaborando con registi quali: P. Stein, G. Dall’Aglio, W. Le Moli, L. Quintavalla, G.B. Corsetti, E. De Capitani, C. Pezzoli, M. Martone, M. Ovadia, W. Manfrè, B. Navello.
In particolare, ha collaborato con il regista Gigi Dall’Aglio per le musiche di molti suoi spettacoli: da “I Quattro Moschettieri” prodotto dallo Stabile di Perugia, a “Liolà” con Franco Castellano, prodotto dal Teatro Greco di Roma.
Nel 1996 Alessandro ha iniziato la collaborazione con Maddalena Crippa: insieme a lei sono nati diversi spettacoli, da Canzonette Vagabonde a Sboom (con la regia di C. Pezzoli), da Schönberg Kabaret a Femmine Fatali (commissionato dal festival musicale di Salisburgo, con la regia di P. Stein).
Nel 2004 ha scritto con Maddalena Crippa e Letizia Quintavalla A Sud De L’Alma spettacolo di poesie e canzoni, in tournèe in Italia nel 2005 e 2006.
Le collaborazioni teatrali
Dal 1980 al 1992 Alessandro Nidi è stato il musicista delle produzioni del Teatro Stabile di Parma.
Per questo teatro ha composto le musiche di oltre trenta spettacoli, fra i quali si ricordano: Dio di W. Allen, Enrico IV e Molto Rumore Per Nulla di Shakespeare, Uccellacci Uccellini e L’Histoire du Soldat di P. P. Pasolini, L’Istruttoria di P. Weiss, Sofocle da Sofocle.
Nel 1984 ha iniziato a collaborare come compositore con il Teatro delle Briciole di Parma e dal 2000 è entrato a far parte della direzione artistica dello stesso teatro.
Per il Teatro delle Briciole ha realizzato più di 20 spettacoli, fra i quali si ricordano: Cenere di T. Guerra, Polifemo opera musicale da Omero, Pinocchio di C. Collodi prodotta dal Teatro alla Scala, Un bacio… Un Bacio Ancor prodotto dal Festival Verdi, Con la Bambola in Tasca di B. Stori, Toni e Il Brutto Anatroccolo di M. Allegri.
Dal 2000 Alessandro Nidi collabora con il Teatro dei Filodrammatici di Milano. Nell’ambito dei rapporti con questo Teatro, Nidi ha lavorato a diverse produzioni: Sboom con Maddalena Crippa, Stramilano con Adriana Asti, Spoon River con la Compagnia dei Filodrammatici, Gioan Brera con Cochi Ponzoni, il musical Al Moulin Rouge con Toulouse Lautrec con Carlo Delle Piane (prima rappresentazione al Teatro Manzoni di Milano), A Sud De L’Alma con Maddalena Crippa.
La Rai televisione italiana ha trasmesso interamente su Rai Due cinque suoi spettacoli: Molto Rumore per Nulla, L’Istruttoria, Gioan Brera, Sboom e Stramilano.
Il compositore
Nel 1995 Alessandro Nidi ha scritto l’opera lirica Il Canto Del Cigno che ha debuttato al Teatro di Busseto nell’ambito delle Manifestazioni Verdiane. L’opera è stata ripresa nel 2006 a Parma al Teatro del Tempo e in tournée nei mesi successivi.
Nel 2001 l’oratorio A Piedi Scalzi, scritto sulla memoria della figura di Edith Stein, ha iniziato una tournée che lo ha portato nei più importanti teatri italiani; da allora ogni anno l’oratorio viene rappresentato in diverse città italiane. Di A Piedi Scalzi è stata realizzata anche la versione discografica.
L’Orchestra Sinfonica “Toscanini”, col patrocino del Museo Cervi, ha commissionato ad Alessandro Nidi, nel 2004, un ricordo musicale dei fratelli Cervi: per loro Nidi ha scritto la ballata per orchestra …Canta Quel Sangue… (da Rafael Alberti).
Nel 2005, ancora per l’Orchestra “Toscanini”, Nidi ha scritto Si Erano Vestiti Della Festa (da Attilio Bertolucci), eseguito in occasione dei cento anni della C.G.I.L
Ha composto l’opera La Principessa Della Luna di Andreina Chiari Branchi, interpretata da Mirella Freni, Renato Bruson, Lucio Dalla ed Elio Pandolfi. Anche di questa produzione è stata fatta un’incisione discografica, per l’anniversario dei 50 anni dell’UNICEF.
Nidi ha scritto, inoltre, canzoni di musica leggera, lavorando con F. Battiato, Alice e G. Russo, proponendosi come autore o arrangiatore, viaggiando spesso contaminando il pop con la musica classica.
Nel 2004 una sua canzone ha vinto la 47° edizione dello “Zecchino d’Oro”.
L’amicizia e la stima dell’Ambasciatore italiano a Parigi e del suo Direttore Culturale, portano spesso Nidi all’Istituto Italiano di cultura di Parigi, dove ha presentato in varie occasioni le sue musiche, sia in collaborazione con personalità del calibro di Jean Sorel, Corrado Augias, Adriana Asti, Corrado Calabrò, Renee de Ceccatty, sia in serate in onore del Ministro Letizia Moratti e del Sindaco di Roma Walter Veltroni.
L’insegnamento
Oltre al lavoro compositivo e di direzione, Alessandro Nidi svolge un’intensa e interessantissima attività didattica a Parma.
Nelle classi del liceo del Conservatorio di musica A. Boito, infatti, tiene un corso di improvvisazione musicale, in cui gli studenti imparano a suonare in stili musicali diversi e senza leggere uno spartito, cioè componendo e improvvisando con il proprio strumento.
Dal marzo 2007, in collaborazione con la Fondazione Toscanini, ha ideato e conduce un laboratorio sulla direzione d’orchestra per studenti delle scuole elementari, medie e superiori. Al termine del corso, a fine anno scolastico, i ragazzi arrivano a dirigere l’Orchestra della Fondazione “Toscanini” in alcuni brani studiati nel periodo precedente. Il laboratorio è aperto a tutti i ragazzi, indipendentemente dalle loro conoscenze musicali: l’interessante lavoro che viene svolto insieme a Nidi vive quindi di memoria musicale, attenzione, ed emozione.

Ultime opere e prossimi progetti
Alessandro Nidi ha debuttato nel novembre 2005 con lo spettacolo Tenco a Tempo di Tango di Carlo Lucarelli, per il quale ha riscritto a tango molte canzoni di Luigi Tenco.
Nell’estate 2007 lo spettacolo è stato invitato anche al Teatro Ateneo di Buenos Aires.
Le critiche hanno evidenziato il lavoro musicale che ha trasportato le canzoni di Tenco a tango, sottolineando il fantasioso ma sempre corretto uso del famoso ballo argentino.
Nello stesso anno hanno debuttato a Torino, prodotti dal Teatro Stabile di Torino, gli spettacoli Antigone e Gli Incostanti per la regia di W. Le Moli, di cui Nidi ha scritto le musiche di scena, poi suonate dal vivo da un quartetto d’archi e da un trio violino, violoncello e clavicembalo.
Nella stagione 2006-2007 è stato direttore musicale, compositore e pianista del programma tv di Carlo Lucarelli “Milonga Station”, andato in onda per 10 puntate su rai 3.
Il 10 agosto 2007 ha debuttato al teatro antico di Epidauro (Grecia) lo spettacolo “Electra” con la regia di Peter Stein.
La musica, scritta da Alessandro Nidi per un coro di 18 ragazze e un musicista in scena, è parte integrante della messa in scena, che ha battuto ogni record di presenze ad Epidauro (in due giorni si sono raggiunti i 28.000 spettatori).
Nella stagione 2007- 2008 ha lavorato con Adriana Asti in uno spettacolo di canzoni e poesie su Bertold Brecht.
Nel novembre 2008 ha debuttato il suo musical Scrooge, che toccherà le maggiori città italiane ed europee in una tournée lunga tre anni.
Alessandro Nidi è direttore musicale del Festival-Concorso “Barezzi Live” che nel 2008 ha anche prodotto un concerto, da lui stesso curato e arrangiato, con Franco Battiato.
Per il 2009 Nidi ha in programma una intensa collaborazione con Elio e Le Storie Tese, di cui sta arrangiando i brani per orchestra sinfonica; sempre per Elio, Nidi arrangerà le canzoni del futurista De Angelis, da presentare in un progetto di concerti dal vivo che debutterà nell’estate.

 

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Cala il sipario sulla Mostra del cinema numero 69, anno primo della seconda era Barbera. Luci, ombre, poche stelle e qualche nuvola. In tempi di crisi la promessa era: di meno, di meglio. Il dibattito è aperto, dalla a alla zeta.

AAscensori. Prendere quelli del Casinò è come lanciare le monete dell’I Ching. Uno schiaccia il bottone e aspetta il responso della sorte. L’attesa può durare pochi istanti o per sempre. Nel frattempo, si capisce perché Baratta voglia spendere i 3 milioni e mezzo stanziati dal comune per gli ammodernamenti partendo da qui.

B. Bellocchio. Venerato maestro, riottoso a diventare solito stronzo. Tocco estremamente identificabile, caratteraccio, passione, intelligenza e pugni, sempre in tasca.

C. Cardinale. Un’interpretazione da manuale nel film di De Oliveira, e un fascino inviolato dal tempo come dal bisturi. Si può essere splendide settantenni, a patto di non averne paura.

D. Des Bains. All’Excelsior circolava un depliant per magnificare la nuova destinazione d’uso dell’Hotel. Appartamenti extralusso in consegna nel 2014, ma che al momento non vanno a ruba. Von Aschenbach non è più in target, ma anche i divi di Hollywood nicchiano.

E. Endemica. La malinconia del Lido. Tassa da pagare alla memoria, al lungomare plumbeo, al carrozzone senza ormai più ruote.

F. Forza. I documentaristi italiani (Marra, Quatriglio, Giralucci, Di Costanzo, Vendemmiati).Affreschi straordinari che dimostrano curiosa vitalità e sguardo originale.

G. Selena Gomez. L’unico scatto di orgoglio del red carpet è per l’arrivo della minidiva disneyana riconvertita in bad girl. Anche le fan non sono del tutto candide; quasi tutte puntano a rivendere l’autografo alle compagne di classe.

L. Spike Lee. Fermo l’orologio del cinema alla 25° ora, riprova con lo stesso numero, allo scopo di incensare a mezzo documentario un disco “cattivo” di Michael Jackson in occasione del suo 25° genetliaco. Missione riuscita. Epifanìa.

M. The Master. Capolavoro di Anderson per scrittura e immagini sostenute da attori monstre,Hoffman e Phoenix. Tra i momenti di nitida, indiscutibile bellezza che il cinema sa ancora regalare.

N. Neorealismo. Per raccontare l’anima nera della camorra L’intervallo di Leonardo Di Costanzorisale la china, oltre Risi e Monicelli, fino a De Sica, e firma un piccolo capolavoro. Che ritornare al neorealismo sia la strada giusta?

O. Opportunità. Sbandierare la parziale copertura del buco della vergogna da parte di Baratta con l’autoapologia del festival rinnovato è parsa un’involontaria metafora di impotenza. Vorremmo ma non possiamo.

P. Palermo. La città nuclearizzata ricostruita da Ciprì nella Brindisi saccheggiata dai palazzinari rimane una delle immagini più forti di un Festival diseguale.

Q. Costanza Quatriglio. Il suo Terra matta, educazione sentimentale tra parole e analfabetismo, è un gioiello di grazia e profondità.

R. Robert Redford. Per la sua prima volta al Lido si presenta con un film in cui fa il cattivo, ma poi, sotto sotto, si scopre che è anche buono. Doppia identità, e doppio look a uso delle fan. Giacca e cravatta da avvocato , ma anche giubbotto e jeans da ricercato. Piacione bipartisan.

S. Toni Servillo. Semplicemente enorme, per Ciprì e Bellocchio. Diabolico e dolente, eccessivo e misurato. Un attore.

T. Tivù. I mezzibusti delle televisioni sono rimasti gli unici a presidiare il tappeto rosso disertato dalle folle. Se va avanti così, finirà che Marzullo dovrà farci sfilare Anselma Dell’Olio.

U. Ulrich Seidl. Regista a suo agio con i viaggi di piacere delle 60enni in Kenya come con i crocifissi usati a scopi dionisiaci. Scandaletto atteso, regia che non lascia mai indifferenti.

V. Venezia. Lo hanno sussurrato in tanti, da Marina Cicogna a Riccardo Tozzi. Mollare il sempre più improponibile Lido potrebbe essere l’ultima spiaggia per rilanciare la mostra. Tutti a Venezia, sempre meglio che tutti a Toronto.

Z. L’orgia del potere. Meno presente degli ultimi anni, per mancanza di materiale umano, spossatezza, budget ridotti all’osso, crepuscoli correnti e conti in secca.

di Nanni Delbecchi e Malcom Pagani

(ASCA) – Roma, 6 set – Il Tax Credit per il cinema al centro del convegno ”Banche e Cinema 2012: strategie, sinergie e percorsi innovativi”, organizzato da Anica, Abi e la Biennale di Venezia. Oggi nell’ambito della Mostra del Cinema il direttore per il Cinema Nicola Borrelli ha reso pubblici i dati sull’applicazione del Tax Credit esterno, ossia rivolto a imprese non appartenenti al settore cinematografico negli ultimi due anni. Il risultato e’ nettamente positivo: sono stati richiesti interventi di finanziamento da 151 imprese, che hanno generato un credito d’imposta per 80 milioni di euro, ossia il doppio dell’impegno diretto dello Stato per il cinema.

Borrelli ha riportato al convegno la volonta’ del ministro Lorenzo Ornaghi di proporre al governo l’estensione ai prossimi anni il provvedimento relativo al tax credit per le imprese cinematografiche, in scadenza nel 2013, gia’ a partire dal prossimo Decreto sulla Stabilita’ che il Governo Monti sta elaborando.

Il convegno ha messo a confronto le esigenze del mondo della produzione cinematografica con quello degli istituti di credito, i quali, negli ultimi anni, hanno riconosciuto al settore cinematografico una capacita’ imprenditoriale molto alta.

”E’ necessario estendere alle imprese private questa fiducia che il mondo della finanza e del credito ha riconosciuto al settore cinematografico” ha affermato il Presidente dell’Anica, Riccardo Tozzi, il quale ha sottolineato come il mondo dell’impresa culturale sia il comparto che dovrebbe costituire la punta di diamante dello sviluppo per l’Italia.

”Dobbiamo fare sistema perche’ cio’ sia possibile e non continuare ad andare ciascuno per conto proprio. Tutto il mondo dell’industria culturale deve lavorare per porsi obiettivi comuni di sviluppo. E’ il lavoro piu’ importante che ci attende, insieme a quello di potenziare le strutture di mercato per aumentare le risorse interne del settore”, ha concluso Tozzi.

Un suggerimento colto al volo dal direttore generale dell’Abi, Giovanni Sabatini, che ha inquadrato il rapporto tra banche e cinema ”come un momento e una necessita’ per costruire un nuovo modello di sviluppo, che veda nella valorizzazione delle risorse culturali un leva per far ripartire la crescita. La cultura deve essere sempre piu’ ‘il petrolio’ del nostro paese”. In questo scenario rientra ovviamente l’industria cinematografica come veicolo chiave di promozione dell’immagine dell’Italia all’estero e del Made in Italy.

”Le banche – ha proseguito Sabatini – devono potenziare la capacita’ di valorizzare piu’ attentamente le idee di investimento. Un ottimo supporto – ha detto – verra’ dalla possibilita’ per il settore creditizio di acquisire la garanzia del Fondo per le pmi per migliorare il merito di credito dei progetti filmici”.

Gli interventi dei rappresentanti degli istituti di credito hanno tutti rilevato i punti positivi cosi’ come quelli critici dell’introduzione del tax credit per il cinema: Alberto Baldini, responsabile del settore cinema della Bnl – Gruppo Bnp Paribas, ha rilevato come il cinema sia un elemento costitutivo del lavoro del suo Istituto, e che i 21 film che dal 2010 a oggi sono stati oggetto di un investimento di Bnl abbiano avuti buoni rendimenti. Identica posizione e’ stata espressa da Samuele Sorato, direttore generale della Banca Popolare di Vicenza, che sull’opportunita’ del tax credit per il cinema ha costruito un modello di sviluppo commerciale, anche grazie a una nuova societa’ di merchant bank appositamente costituita.

Secondo Carlo Stocchetti, dg di Mediocredito Italiano, il settore cinematografico italiano deve fare un salto di qualita’ per svilupparsi e crescere: ancora oggi il 60 per cento degli imprenditori del settore non ritiene la banca un reale partner. Mediocredito Italiano – ha dichiarato Stecchetti – ha l’obiettivo di diventare un partner finanziario a medio/lungo termine”.

Stocchetti, cosi’ come gli altri rappresentanti delle banche, si e’ detto certo che il Fondo Centrale di Garanzia per le Pmi del Ministero per lo Sviluppo Economico sara’ uno strumento strategico per favorire un nuovo tipo di relazione tra l’impresa cinematografica e le banche.

E l’intervento di Claudia Bugno, Presidente del Comitato che gestisce tale Fondo, ha descritto, ai numerosi intervenuti al convegno, la funzione della garanzia pubblica, che e’ volta essenzialmente a limitare il rischio degli Istituti di Credito nella loro esposizione verso le imprese produttive.

”Il tessuto economico italiano e’ composto essenzialmente da piccole e medie aziende, che e’ nostro compito istituzionale supportare con misure come il Fondo di garanzia, che e’ per lo Stato a costo zero ed e’ pero’ capace di ottener grandi risultati.” Mario La Torre, Professore Ordinario di Economia degli intermediari finanziari alla Sapienza di Roma, ha messo l’accento su alcuni aspetti critici dell’applicazione del tax credit, che, in questa prima fase, a suo avviso, ha privilegiato le aziende cinematografiche gia’ strutturate finanziariamente, lasciando indietro una miriade di idee, prodotti e aziende che non sono stati toccati dai provvedimenti fiscali.

Nelle conclusioni, Angelo Barbagallo, presidente dei Produttori dell’Anica, ha rimarcato gli aspetti molto positivi dell’impatto del tax credit sul settore, osservando come ci sia la necessita’ di aumentare il plafond delle agevolazioni fiscali, ora fermo a 2 milioni e mezzo di euro per ogni singola impresa, e di dare la possibilita’ di accesso al Tax Credit anche a societa’ di intermediazione, sul modello delle Sofica francesi, per costituire gruppi di opere filmiche, anche differenziati nel genere e nel volume di investimenti, che possano accedere alle agevolazioni.

com-ram

“Bella addormentata” di Bellocchio
è un film malato

Non sappiamo se al nuovo film di Marco Bellocchio venga assegnato o meno il Leone d’oro al Festival di Venezia. Se “Bella addormentata” vincerà il primo premio, o un premio minore, sarà un evento da salutare favorevolmente. I riconoscimenti internazionali fanno solo del bene al cinema italiano, sempre più in affanno. Ciò che  possiamo dire è che se qualcuno vuole avere la piena percezione della crisi morale nella quale è sprofondata l’arte cinematografica (e più in generale la cultura) occidentale, “Bella addormentata” ne è un esempio piuttosto chiaro.

Il film di Bellocchio, come è noto, fa esplicito riferimento alla vicenda di Eluana Englaro. Una vicenda tormentata che divise anime, coscienze, partiti, istituzioni, atteggiamenti culturali, cittadini. Divise tutti. Bellocchio aveva due strade. La prima, quella del racconto oggettivo. La seconda, quella del racconto metaforico. Non sceglie né l’una né l’altra, mettendole entrambe insieme. Inoltre poteva scegliere di militare apertamente, oggettivamente, ideologicamente, dalla parte dei difensori della vita; o da quella opposta dei sostenitori dell’accompagnamento verso la morte. Anche in questo caso non sceglie. O meglio, sarebbe più onesto dire che fa finta di non scegliere, poiché il punto di vista del film di Bellocchio è di pieno e incondizionato sostegno verso la tesi di coloro che si batterono per la fine anticipata della vita di Eluana. O ci sbagliamo? Non crediamo di sbagliarci.

L’autorevole Commissione Nazionale di Valutazione Film della Conferenza Episcopale Italiana, organismo tanto inutile quanto dannoso, si lava le mani ritenendo il film di Bellocchio rispettoso, equilibrato, tagliato con «una veste narrativa calibrata e meditata, tiene talvolta in secondo piano l’attenzione autentica e sofferta per il problema del fine vita, per la sofferenza dell’essere umano e per chi a questa sofferenza si dedica». Bene! Ne prendiamo rispettosamente atto. Nulla da eccepire, quindi, su “Bella addormentata”. Aggiungiamo soltanto un modesto invito: cambiate mestiere.

L’etica che si annida dentro le viscere del film di Bellocchio, è un’etica anti-cristiana, anti-cattolica, anti-umanista. Ma dirlo, rilevarlo, sottolinearlo, farlo affiorare, è un atto politicamente scorretto. Meglio nascondersi dietro le parole vuote, limare il pensiero, rifugiarsi all’interno della nebulosa postmodernista, dimenticando che soltanto la verità (di dire ciò che si pensa, seguendo la dottrina) ci rende veramente, autenticamente liberi, anche se antipatici, scorretti, anti-moderni.

Bellocchio, ricordiamolo a scanso di equivoci, è libero di fare i film che vuole. E liberi sono gli spettatori di applaudirlo per quindici minuti. Liberi sono quanti hanno pagato (come chi scrive) e pagheranno il biglietto per andarlo a vedere al cinema. E liberi, alla stessa maniera, sono coloro che lo contrastano con le idee. Questo giornale, come è noto, si batté strenuamente affinché Eluana non morisse. Perdemmo la battaglia.

La difesa della vita, dalla nascita alla morte, è un valore che ha consentito alla civilizzazione occidentale (e cristiana) di sopravvivere e prosperare e garantire diritti, opportunità, miglioramenti. Poi, sull’Occidente, è scesa la secolarizzazione, il nichilismo quotidiano, la debolezza, il relativismo. Che ha contagiato tutti, compresa una fascia consistente di affratellati alla Chiesa cattolica. Che non riesce più a indicare la strada retta da quella sbagliata. Parlare di fotografia, scenografia, attori, sceneggiatura di un film come “Bella addormentata” è superfluo. Il corpo (la forma del film) può essere anche sano. Ma il cuore (l’essenza del film) è malato. Ricordare che Bellocchio è un autore, un maestro, un artista, non sposta di una virgola il problema. Anche il finale speranzoso (una povera tossicodipendente salvata dall’amorevole cura del dottore) è l’ennesima astuzia fuorviante. “Bella addormentata” è lo specchio cinematografico della sconfitta dell’umano nella nostra contemporaneità.

di Claudio Siniscalchi
 

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Il 31 Agosto inizia il quinto Slowflute Festival

SlowFlute Festival rappresenta la felice unione di musica, natura, sapori e cultura in concerti che alternano suggestioni romantiche, jazzistiche, operistiche. L’unicità dell’ascolto dal vivo è offerta in un viaggio attraverso Comuni della Provincia di Parma quali Salsomaggiore, Traversetolo, Collecchio, Busseto Borgo Val di Taro denotati da una fortissima identità storica, con l’intento  di rivisitare il territorio attraverso la musica, restituendo agli antichi splendori spazi e architetture simbolo dell’italianità d’eccellenza. Non deve stupire la scelta del nome Slow Flute Festival che richiama in un gioco di parole l’associazione Slow Food, impegnata a difendere esperienze e conoscenze di ogni terra, mentre il binomio racchiuso nella parola Flute, flauto e calice insieme, vuole  suggerire condivisione, comunicazione, convivialità vissute in un luogo riempito dalla musica, nella prospettiva di far conoscere il territorio anche fuori dai confini regionali e nazionali.

I partner del Festival sono le Amministrazioni Comunali dei luoghi in cui si svolgono le manifestazioni, l’Associazione Slow Food, l’Associazione Amici di Verdi di Busseto, l’ Associazione Donne Ambientaliste di Parma (inserita nella rete dei progetti Giornalismo civico-partecipativo e Lucilla dell’Assemblea Legislativa), l’Associazione Parrocchiale di Traversetolo, gli Studenti del Master COMET della facoltà di Scienze Gastronomiche dell’Università di Parma.

Il Festival è seguito da testate giornalistiche, quali Gazzetta di Parma Repubblica.it  e da riviste specializzate come FALAUT, Amadeus, Suonare, infermento.it e newsfood.com.

Ambasciatori del festival e della cultura del territorio saranno i qualificati ospiti italiani e stranieri , in particolare l’edizione 2012 prevede la partecipazione di Archer Gail, organista principale della Sinagoga di New York, Martin Munch, docente di Musicoterapia presso la prestigiosa clinica ZfT in Germania e la flautista londinese Jennifer Stinton, del Royal College di Londra. Tutti gli artisti invitati condividono la filosofia del Festival e sono appassionati testimoni della qualità del messaggio culturale che caratterizza il territorio.

Tutto il Festival e’ dedicato a:non spegnete la cultura ma
recuperiamo la memoria
Per la protezione del patrimonio culturale italiano.Salviamo l’Istituto italiani per gli Studi filosofici!

www.iisf.it 
Chi ascola cresce

Inaugurazione 4°Festival SlowFlute
31 Agosto ore 21.15
Salone Terme del Berzieri
W V.E.R.D.I
Claudio Ferrarini flauto
Roberto Issoglio pianoforte

Viva V.E.R.D.I viaggio nella biblioteca personale del Maestro Verdi
della villa di Sant’Agata di Busseto.

Le musiche per Antonio Barezzi e il suo flauto

Lovreglio Rigoletto
Morlacchi 
Il pastore svizzero
Verdi Valzer
Lovreglio Il ballo in maschera
Verdi Introduzione e variazione sul tema Flik e flok
Casaretto Il trovatore
Silvi Il macbetto
Fumagalli / Verdi L’esule
Verdi Ave Maria dall’ Otello
Briccialdi La traviata

Claudio Ferrarini flauto
Roberto Issoglio pianoforte

Salsomaggiore

31 Agosto ore 21.15
Salone Terme del Berzieri
W V.E.R.D.I
Claudio Ferrarini flauto
Roberto Issoglio pianoforte

7 Settembre ore 21.15
Salone Terme del Berzieri 
La canzone dalla Bella Epoque
al Liberty
Luisella Fumagalli soprano
Piconte Stella pianoforte

13 Settembre ore 21.15
Salone Terme del Berzieri 
Fiabe e Musica in Toscana della tradizione
ottocentesca italiana

Luca Magni flauto
Fabrizio Datteri pianoforte
Francesco Rotelli voce recitante

21 Settembre ore 21.15
Salone Terme del Berzieri
Variazioni Goldberg – Danzando tra le variazioni 
Frank Wasser pianoforte

28 Settembre ore 21.15
Salone Terme del Berzieri 
Colore e calore delle danze Spagnole

Dorothea von Albrecht violoncello
Martin Münch pianoforte

5 Ottobre ore 21.15
Salone Terme del Berzieri
Danzando tra classica e colonne sonore
Kalendio Trio
 

Tito Ciccarese flauto
Raffaele Bertolini clarinetto
Gianni Fassetta fisarmonica

6 Ottobre ore 21.15
Salone Terme del Berzieri
Viva l’Italia viaggio 150° dell’Unità
attraverso letteratura e musica

Rita Charbonnier voce recitante
Claudio Ferrarini flauto
Luigi Fontana pianoforte

12 Ottobre ore 21.15
Salone Terme del Berzieri
La nascita della canzone tra danza e poesia

Sabrina Gasparini voce
Gentjan llukaci violino
Denis Biancucci pianoforte

20 Ottobre ore 21.15
Salone Terme del Berzieri 
Danzando tra le impressioni di Debussy

Riccardo Sandiford pianoforte

26 Ottobre ore 21.15
Salone Terme del Berzieri
Valzer il regno di Chopin e Strauss

Martin Münch pianoforte

3 Novembre ore 21.15
Salone Terme del Berzieri
Due virtuosi all’Opera danzando tra il melodramma

Jennifer Stinton flauto
Claudio Ferrarini flauto
Luigi Fontana pianoforte

10 Novembre ore 21.15
Salone Terme del Berzieri
Nel salotto di donna Vittoria
la musica di Tosti

Chiara Ardito soprano
Maurizio Torelli basso
Giacomo Di Tollo pianoforte

17 Novembre ore 21.15
Salone Terme del Berzieri 
150 anni di Claude Debussy
Claudio Ferrarini flauto
Beatrice Pucciani pianoforte

Traversetolo

Musiche per salvare un monumento e il suo territorio
Di
CulturaIncultura

Venerdi 17 Agosto
Traversetolo per la Chiesa di Vignola ore 21.15
Una Notte all’opera con Da Ponte
Claudio Ferrarini flauto
Francesca Perdoncin flauto

Venerdi 24 Agosto
Traversetolo per la Chiesa di Vignola ore 21.15
Bertolucci ti voglio bene
Claudio Ferrarini flauto
Alessandro Nidi pianoforte

Venerdi 24 Agosto
Traversetolo per la Chiesa di Vignola ore 21.15
Gioia di cantare, gioia di donare
Corale Cantico Nuovo
Rita Terenziani direttore
Gian Luca Faccini pianoforte

Busseto

29 Settembre Salone Barezzi – Amici di Verdi 
Omaggio a Verdi 
Dorothea von Albrecht violoncello
Martin Münch pianoforte pianoforte

13 Ottobre Chiesa Roncole Verdi
Musica in casa Verdi 
Archer Gail organo

8 Dicembre Salone Barezzi – Amici di Verdi 
La musica lirica rinasce?
Parodia, Umorismo, Satira 

Claudio Ferrarini flauto
Alessandro Nidi pianoforte

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Venerdì 24/08 – ore 21,00  “Bertolucci ti voglio bene” omaggio a Giuseppe Bertolucci

con:

Claudio Ferrarini – flauto

Alessandro Nidi – pianoforte

testi: Attilio e Giuseppe Bertolucci

Il Comune di Traversetolo-assessorato alla cultura e la Parrocchia di Vignale, in collaborazione con ASNPI, l’associazione “Legenda Musica”, la “Corale Cantico Nuovo” e “Slowflute Festival”, organizzano “DiCulturaInCultura”, tre concerti per la chiesa di Vignale.
Diversi musicisti si sono spontaneamente uniti per mettere a disposizione il proprio talento e raccogliere fondi per permettere il recupero della chiesa della frazione traversetolese che abbisogna di qualche intervento. Gli artisti si presteranno in modo del tutto gratuito. Le serate si svolgeranno alle ore 21 alla chiesa di Vignale e sono a ingresso ad offerta

Oggi la sua salma sarà trasferita a Bari e cremata. Giuseppe Bertolucci è morto a 65 anni dopo una lunga malattia sabato 16 giugno a Diso, nella Puglia più volte ambientazione dei suoi film, dove da cinque anni trascorreva prolungati periodi. Da lì aveva seguito il ritorno alla regia del fratello Bernardo, insieme al quale aveva sceneggiato Novecento, e aveva dato gli ultimi consigli alla Cineteca di Bologna, di cui è stato per anni presidente.

”Devo tutto a Giuseppe. Ho passato con lui gli anni più belli della mia giovinezza. Era il mio amico. Il mio primo amico, il mio primo regista, il mio primo autore. Mi ha insegnato lui a leggere la poesia, a muovermi, a camminare nel mondo, a guardare il cielo a capire da che parte arriva la bellezza e a riconoscerla. E l’audacia, e il coraggio. Devo tutto a Giuseppe Bertolucci”, è stato il ricordo commosso di Roberto Benigni, che con il regista e sceneggiatore ebbe un lungo sodalizio.

Solo un anno fa, nel suo diario autobiografico Cose da dire: scritti, interventi, ritratti, Giuseppe Bertolucci annotava:

“L’unica cosa che conta è continuare a porsi delle domande, tante domande. Sarà perché, tra tutti i segni grafici che quotidianamente usiamo nella pratica della scrittura, il punto interrogativo – quel ricciolo magico che rimane sospeso nell’aria in fondo a una frase – è il più elegante e l’unico che non chiude, ma spalanca le porte dell’ignoto e della sorpresa?”.

Forse in questa curiosità un po’ distaccata della vita il cineasta ha trovato lo scudo per proteggersi dall’eredità pesante di un padre poeta, Attilio, che difficilmente avrebbe potuto eguagliare, e dal confronto con lo straripante vitalismo espressivo del fratello maggiore Bernardo, che da giovane trovò subito la sua strada, affiancando Pasolini, debuttando da regista, e sin da subito fu più celebre di lui.

Nel giorno dell’ultimo saluto ricordiamo l’autore emiliano attraverso cinque suoi film.

– Berlinguer ti voglio bene (1977). Ispirato al monologo teatrale Cioni Mario di Gaspare fu Giuliache aveva scritto per Roberto Benigni, è l’esordio al cinema sia per lui che per Benigni. Fu un film per certi versi underground, anomalo, provocatorio e delicato insieme, e forse proprio per questo non capito e un insuccesso. Protagonista un giovane sboccato del sottoproletariato, che cerca di combattere il suo rapporto edipico con la madre affidandosi alle speranze della rivoluzione guidata dal segretario del PCI Enrico Berlinguer.

– Oggetti smarriti (1980). Assolutamente originale, è un grottesco e poetico road movie fra treni e aerei con Mariangela Melato e Bruno Ganz che si sperdono in un impalpabile confine tra Roma, Milano e la Svizzera. Il Morandini ne parla così: “Accanitamente intellettuale e, insieme, assai sensuale; costruito con  sapienza geometrica, ma anche libero, ricco di sorprese e di risvolti  inattesi”.

– Segreti segreti (1984). Con un grandissimo cast femminile (Lina Sastri, Lea Massari, Alida Valli, Stefania Sandrelli, Francesca Neri, Rosalinda Celentano, Giulia Boschi), in questo film Giuseppe mostra la sua eccellente capacità da direttore di attrici, da tutte amato, e da instancabile talent scout. La sua riflessione sul terrorismo è tra le più significative del nostro cinema.

– Amori in corso (1989). In questo film dalle atmosfere affascinanti, ambientato in una villa in campagna, il cineasta mostra ancora una volta la sua abilità nel dirigere un cast al femminile (Francesca Prandi,  Stella Vordemann, Amanda Sandrelli). Il Dizionario Morandini gli assegna tre stelle su cinque e lo definisce “un film farfalla sotto il segno della grazia”.

– L’amore probabilmente (2001). Film imperfetto e criticato, ha il merito, ancora una volta, di osare. Girato con entusiasmo in digitale, è una riflessione un po’ troppo intellettualistica su menzogne e verità del mestiere d’attore. Con eccessi e ripetizioni, è volutamente una sperimentazione vigorosa e l’ultimo tra i suoi principali titoli.

di Simona Santoni

Giuseppe Bertolucci (Parma, 1947 – Diso, 2012) è figlio del poeta Attilio Bertolucci e fratello del più famoso Bernardo (1941). Esordisce nel mondo del cinema come assistente alla regia e sceneggiatore per conto del fratello, con cui lavora alla realizzazione di Strategia del ragno (1970), Novecento (1976) e La luna (1979). Il suo primo film da regista è il mediometraggio in collaborazione I poveri muoiono prima (1971), seguito dal televisivo Andare e venire (1972), dal didattico AB Cinema (1975) e dallo sceneggiato Se non è ancora la felicità (1976).

Berlinguer ti voglio bene (1977) è il suo primo film a soggetto realizzato per il cinema, interpretato da unRoberto Benigni venticinquenne, reduce dal discusso Televacca e affiancato da Carlo Monni. Un film assurdo, surreale, logorroico, ma che definirei epocale, caratterizzato da eccessi comici e puro turpiloquio toscano. Mario Cioni (Benigni) è un sottoproletario che vive alla periferia di Prato, complessato, inibito sessualmente, succube di una madre oppressiva (Valli) che vorrebbe farlo sposare con una ragazza zoppa, bersaglio di scherzi feroci da parte di un gruppo di amici assurdi tra i quali spicca il bifolco Bozzone (Monni). Il film è davvero a basso costo, proiezione per il grande schermo del monologo teatrale Cioni Mario di Gaspare fu Giulia (1975), scritto da Bertolucci, pensato per esaltare la mimica toscana di un Benigni prima maniera.

Mario Cioni è un operaio imbranato che spera nella rivoluzione comunista, per questo confida le sue pene a un’immagine di Berlinguer che troneggia come testa di uno spaventapasseri in mezzo alla campagna. Un film troppo moderno per il 1977, quando esce nessuno lo comprende, ma che oggi merita una rivalutazione, perché unico nel suo genere. Volgare nei dialoghi, ma casto nelle immagini, girato a base di interminabili piano sequenza per riprendere la desolazione della periferia fiorentina, alterna drammatico e comico senza soluzione di continuità, fa sorridere e pensare, dispensa amarezza e buonumore.

Un film segnato da una “torrentizia scurrilità genitale”, come scrive la critica più attenta, che si ricorda soprattutto per quei cinque minuti di improperi peripatetici recitati da Benigni dopo aver ricevuto la falsa notizia della morte della madre. Il personaggio interpretato da Benigni rimanda ai matti di paese, intorno al protagonista tutto ricorda il tempo passato, i ragazzi d’una provincia depressa immersi nel pensiero ossessivo di come portare a letto una donna.

Divertente l’ironia sul femminismo e il dibattito tra compagni intitolato “Pole la donna permettesi di pareggià coll’omo?”. Le risposte fioccano surreali. “La donna, la donna, la donna…o l’omo?”, è quella che ricordiamo come esempio trash. Altre scene originali, divertenti e tragiche: il ballo alla Casa del Popolo con Benigni vestito da contadino elegante, la ragazza zoppa che diventa isterica quando lui si mostra agile con le gambe, Bozzone che vuole andare a letto con la mamma di Mario, i discorsi politici davanti alla foto di Berlinguer, l’omosessuale vilipeso da tutti che si confida con Mario, il malato di tumore che litiga con il barista…Berlinguer ti voglio bene è un film che contribuisce a far conoscere uno spaccato della provincia toscana paleoindustriale di fine anni Settanta. Nella sua follia surreale è un film realistico.

Tutto Benigni (1983) è la seconda opera di Bertolucci, nella quale ripropone le parti più interessanti degli spettacoli di un comico diventato amico fraterno. Bertolucci lega il suo nome a Benigni in maniera indissolubile, scrive i dialoghi di Televacca, inventa il personaggio di Cioni Mario, scrive la sceneggiatura de Il piccolo diavolo (1988), ideando la famosa scena della sfilata di moda per monsignori. Altre sceneggiature importanti di Bertolucci, portate al cinema da Benigni, sono il fondamentale Non ci resta che piangere, unica collaborazione comica con Troisi, e il più modesto Tu mi turbi. Possiamo dire – insieme a Giorgio Carbone di Libero – che “Benigni deve a Bertolucci metà della sua fortuna”, perché negli anni Ottanta i migliori lavori del comico toscano sono firmati Giuseppe Bertolucci.

Il resto della sua opera rappresenta un’attenta analisi della psicologia femminile, caratterizzate da alcune pellicole, interpretate da attrici di diverse generazioni, come Lea MassariMariangela Melato e Lina Sastri. Lavori molto lodati dalla critica ma poco premiati dal pubblico come Oggetti smarriti (1979), Segretisegreti (1984), Strana la vita (1987) e Amori in corso (1989). Segreti segreti è un interessante apologo sul terrorismo, vissuto dalla parte della donna che cerca di analizzare le reazioni femminili alla situazione storica. Bertolucci dimostra di essere un grande direttore di attrici, sia quando guida Lea Massari come casalinga alle prese con l’ultima avventura sentimentale, che quando inventa un ruolo ai limiti del trash per Alida Valli, madre contadina di Cioni Mario concupita da Bozzone.

Tra i lavori minori di Bertolucci citiamo Panni sporchi (1980), un film inchiesta commissionato dal Partito Comunista Italiano, i televisivi Effetti personali (1983) e Il perché e il percome (1987), ma anche I cammelli (1989), La domenica specialmente (1991) e Una vita in gioco 2 (1992). La poetica di Bertolucci subisce un arresto di fronte alla debordante personalità di Sabina Guzzanti, protagonista diTroppo sole (1994). Il dolce rumore della vita (1999) è un film troppo intellettuale, pieno di metafore e di concetti importanti, ma poco cinematografico.

Il suo ultimo lavoro degno di nota è L’amore probabilmente (2001), tre episodi girati in digitale sul rapporto verità – finzione, sul mestiere di attore, sul cinema e sul teatro. Giuseppe Bertolucci muore a soli 65 anni, dopo una lunga malattia a Diso (Lecce).

Per molto tempo è stato presidente della cineteca di Bologna. Si ricorda come uomo colto, raffinato, parmigiano purosangue, innamorato sia di Pasoliniche di Guareschi, al punto da farsi convincere a restaurare La rabbia (1962), diretto da entrambi. Un restauro che provoca polemiche perché resta intatta la parte pasoliniana mentre scompare quella gaureschiana.

“L’inserto di Guareschi non rende buon servizio alla sua memoria” confessa Bertolucci. Forse deve sottostare a un diktat da parte di qualcuno, anche se Pasolini non è mai stato un personaggio amato dal potere. In ogni caso Bertolucci resta grande, uno dei migliori registi degli anni Ottanta – Novanta, prima della crisi senza ritorno del cinema italiano.

Roberto Benigni, in occasione della morte del regista ha detto: “Devo tutto a Giuseppe Bertolucci. Ho passato con lui gli anni più belli della mia giovinezza. Era il mio amico. Il mio primo amico, il mio primo regista, il mio primo autore. Mi ha insegnato lui a leggere la poesia, a muovermi, a camminare nel mondo, a guardare il cielo, a capire da che parte arriva la bellezza e a riconoscerla. E l’audacia, e il coraggio. Devo tutto a Giuseppe Bertolucci”.

Nel neologismo del titolo è già espressa tutta l’urgenza comunicativa – incapace di manifestarsi se non in poesia – tipica di Giuseppe Bertolucci.Cosedadire, senza prendere fiato. E Bertolucci ne aveva molte, come ha dimostrato attraversando il Novecento con parole e immagini, sempre confrontandosi con l’onore e l’onere di un padre poeta e di un fratello maggiore cineasta di fama mondiale. Oggi questa raccolta di ricordi e riflessioni, edita nell’estate 2011, assume quel valore di culto probabilmente rifuggito dall’autore in fase di redazione, ma inevitabile dopo la sua scomparsa. Al di là del voler rendere omaggio, operazione che l’intellettuale non avrebbe gradito nell’immediato, si tratta una lettura significativa per inquadrare il secondo Novecento italiano e mettere a fuoco alcuni snodi di un dibattito culturale che ci auguriamo possa trovare nuova linfa in queste pagine.

Innanzitutto, dalla lettura del testo, che ripropone una raccolta di interventi dell’autore proferiti in occasione di seminari, presentazioni e convegni, si intuisce il carattere del Bertolucci pubblico, ironico e quasi schivo, ma al contempo estremamente coinvolto nel clima culturale del proprio tempo. Preoccupato e curioso, sempre alla ricerca di nuove domande, oltre che di risposte. Egli stesso arriva ad affermare di credere nella scrittura preparatoria dei testi dei discorsi da tenere in occasioni pubbliche come “esercizio virtuoso e socialmente utile”, nel senso che può aiutare a limitare le divagazioni dell’improvvisazione e la possibilità di diffondere “inutili sciocchezze”. Il cinema, non sempre unico protagonista della poetica di Bertolucci, s’insinua in ogni riflessione: l’immagine, il montaggio, il doppiaggio, l’influenza culturale della settima arte… tutto l’universo dell’autore è permeato di esperienze di visione. A partire dai ricordi di intellettuali e artisti come Zavattini e Soldati, che conobbe fin da bambino insieme al padre Attilio, passando per l’epifania di Roberto Benigni, che iniziò la propria carriera proprio collaborando con il nostro. A Pasolini, poi, dedica una sezione del libro dal titolo ammiccante (e cinefilo) “l’uomo che sapeva troppo”, definendolo, nonostante siano trascorsi ormai più di trent’anni dalla sua morte, “il nostro interlocutore più giovane, più intelligente e più disperato”. C’è spazio anche per Fellini, Caproni, Enzo Ungari e Alberto Farassino, raccontati da Bertolucci attraverso una meravigliosa soggettività, che ne illumina le opere con la perizia di un direttore della fotografia capace di svelare i dettagli più preziosi e segreti di un panorama.

Le memorie di Giuseppe Bertolucci rappresentano una miniera di riflessioni preziose, che nulla hanno da invidiare alla sua produzione d’artista. L’aspetto più interessante di questo approccio all’autobiografia resta legato all’indole di Bertolucci: è l’intreccio tra scrittura utile (nel presente) e diaristica dell’esperienza, che, riletta in raccolta, sembra concepita con la progettualità di proferire un unico grande discorso sul proprio tempo. Si tratta in fondo davvero di un’autobiografia di un intellettuale che si è sempre interrogato sui diversi linguaggi e ha trovato, infine, il filo conduttore che unisce poesia, letteratura e cinema: si tratta (del dolce rumore) della vita.

Titolo: Cosedadire; Autore: Giuseppe Bertolucci; Editore: Bombiani (Collana Overlook); Anno: 2011;Pagine: 216; Prezzo: 17,00€

A cura di Gordiano Lupi

Giuseppe Bertolucci (Parma, 1947 – Diso, 2012) è figlio del poeta Attilio Bertolucci e fratello del più famoso Bernardo (1941). Esordisce nel mondo del cinema come assistente alla regia e sceneggiatore per conto del fratello, con cui lavora alla realizzazione di Strategia del ragno (1970),Novecento (1976) e La luna (1979). Il suo primo film da regista è il mediometraggio in collaborazione I poveri muoiono prima (1971), seguito dal televisivo Andare e venire (1972), dal didattico AB Cinema (1975) e dallo sceneggiato Se non è ancora la felicità (1976).
Berlinguer ti voglio bene (1977) è il suo primo film a soggetto realizzato per il cinema, interpretato da un Roberto Benigni venticinquenne, reduce dal discusso Televacca e affiancato da Carlo Monni. Un film assurdo, surreale, logorroico, ma che definirei epocale, caratterizzato da eccessi comici e puro turpiloquio toscano. Mario Cioni (Benigni) è un sottoproletario che vive alla periferia di Prato, complessato, inibito sessualmente, succube di una madre oppressiva (Valli) che vorrebbe farlo sposare con una ragazza zoppa, bersaglio di scherzi feroci da parte di un gruppo di amici assurdi tra i quali spicca il bifolco Bozzone (Monni). Il film è davvero a basso costo, proiezione per il grande schermo del monologo teatrale Cioni Mario di Gaspare fu Giulia (1975), scritto da Bertolucci, pensato per esaltare la mimica toscana di un Benigni prima maniera. Mario Cioni è un operaio imbranato che spera nella rivoluzione comunista, per questo confida le sue pene a un’immagine di Berlinguer che troneggia come testa di uno spaventapasseri in mezzo alla campagna. Un film troppo moderno per il 1977, quando esce nessuno lo comprende, ma che oggi merita una rivalutazione, perché unico nel suo genere. Volgare nei dialoghi ma casto nelle immagini, girato a base di interminabili piano sequenza per riprendere la desolazione della periferia fiorentina, alterna drammatico e comico senza soluzione di continuità, fa sorridere e pensare, dispensa amarezza e buonumore. Un film segnato da una “torrentizia scurrilità genitale”, come scrive la critica più attenta, che si ricorda soprattutto per quei cinque minuti di improperi peripatetici recitati da Benigni dopo aver ricevuto la falsa notizia della morte della madre. Il personaggio interpretato da Benigni rimanda ai matti di paese, intorno al protagonista tutto ricorda il tempo passato, i ragazzi d’una provincia depressa immersi nel pensiero ossessivo di come portare a letto una donna. Divertente l’ironia sul femminismo e il dibattito tra compagni intitolato “Pole la donna permettesi di pareggià coll’omo?”. Le risposte fioccano surreali. “La donna, la donna, la donna…o l’omo?”, è quella che ricordiamo come esempio trash. Altre scene originali, divertenti e tragiche: il ballo alla Casa del Popolo con Benigni vestito da contadino elegante, la ragazza zoppa che diventa isterica quando lui si mostra agile con le gambe, Bozzone che vuole andare a letto con la mamma di Mario, i discorsi politici davanti alla foto di Berlinguer, l’omosessuale vilipeso da tutti che si confida con Mario, il malato di tumore che litiga con il barista… Berlinguer ti voglio bene è un film che contribuisce a far conoscere uno spaccato della provincia toscana paleoindustriale di fine anni Settanta. Nella sua follia surreale è un film realistico.
Tutto Benigni (1983) è la seconda opera di Bertolucci, nella quale ripropone le parti più interessanti degli spettacoli di un comico diventato amico fraterno. Bertolucci lega il suo nome a Benigni in maniera indissolubile, scrive i dialoghi di Televacca, inventa il personaggio di Cioni Mario, scrive la sceneggiatura de Il piccolo diavolo (1988), ideando la famosa scena della sfilata di moda per monsignori. Altre sceneggiature importanti di Bertolucci portate al cinema da Benigni sono il fondamentale Non ci resta che piangere, unica collaborazione comica con Troisi, e il più modesto Tu mi turbi. Possiamo dire – insieme a Giorgio Carbone di Libero – che “Benigni deve a Bertolucci metà della sua fortuna”, perché negli anni Ottanta i migliori lavori del comico toscano sono firmati Giuseppe Bertolucci.
Il resto della sua opera rappresenta un’attenta analisi della psicologia femminile, caratterizzate da alcune pellicole interpretate da attrici di diverse generazioni come Lea Massari, Mariangela Melato e Lina Sastri. Lavori molto lodati dalla critica ma poco premiati dal pubblico come Oggetti smarriti (1979), Segreti segreti (1984), Strana la vita(1987) e Amori in corso (1989). Segreti segreti è un interessante apologo sul terrorismo vissuto dalla parte della donna che cerca di analizzare le reazioni femminili alla situazione storica. Bertolucci dimostra di essere un grande direttore di attrici, sia quando guida Lea Massari come casalinga alle prese con l’ultima avventura sentimentale, che quando inventa un ruolo ai limiti del trash per Alida Valli, madre contadina di Cioni Mario concupita da Bozzone.
Tra i lavori minori di Bertolucci citiamo Panni sporchi (1980), un film inchiesta commissionato dal Partito Comunista Italiano, i televisivi Effetti personali (1983) e Il perché e il percome (1987), ma anche I cammelli (1989), La domenica specialmente (1991) e Una vita in gioco 2 (1992). La poetica di Bertolucci subisce un arresto di fronte alla debordante personalità di Sabina Guzzanti, protagonista di Troppo sole (1994). Il dolce rumore della vita(1999) è un film troppo intellettuale, pieno di metafore e di concetti importanti, ma poco cinematografico. Il suo ultimo lavoro degno di nota è L’amore probabilmente (2001), tre episodi girati in digitale sul rapporto verità – finzione, sul mestiere di attore, sul cinema e sul teatro. Giuseppe Bertolucci muore a soli 65 anni, dopo una lunga malattia a Diso (Lecce). Per molto tempo è stato presidente della cineteca di Bologna. Si ricorda come uomo colto, raffinato, parmigiano purosangue, innamorato sia di Pasolini che di Guareschi, al punto da farsi convincere a restaurare La rabbia (1962), diretto da entrambi. Un restauro che provoca polemiche perché resta intatta la parte pasolinianamentre scompare quella gaureschiana. “L’inserto di Guareschi non rende buon servizio alla sua memoria” confessa Bertolucci. Forse deve sottostare a un diktat da parte di qualcuno, anche se Pasolini non è mai stato un personaggio amato dal potere. In ogni caso Bertolucci resta grande, uno dei migliori registi degli anni Ottanta – Novanta, prima della crisi senza ritorno del cinema italiano.

Ricordando il Maestro Giuseppe Bertolucci scomparso ieri, pubblichiamo una poesia di Roberto Benigni a lui dedicata:

O tempo tu che ogni esistenza sbucci
e menerai al torsolo la mia
non canto te, né la Democrazia
canto l’omo Giuseppe Bertolucci

Di schianto me lo son trovato intorno
negli anni in cui la vita è scintillio
da dove viene ve lo dico io:
“Dalle Maremme con cavalli giorno”

Benedetto è Giuseppe e mai non muoia
chi l’ha toccato e chi l’ha conosciuto
chi s’è inzuppato tramite il suo imbuto
dentro alla damigiana della gioia.

Guardatelo, egli è un giorno nuvoloso
un Crociato che inciampa sulla lancia
pare una gita d’Ungheresi in Francia
Sale e Tabacchi il giorno del riposo.

Più candido e più bianco della neve
guardate le sue gambe, la sua ciccia
fa proprio effetto sia così massiccia
la sua figura e al tempo stesso lieve.

E’ nella sua tantezza un succulento
una generazione di beati
un treno pieno zeppo di soldati
Giuseppe non è un omo è un firmamento.

Giuseppe è lo sbadiglio di Pilato
è Endimione, Walt Disney, il fou-rire
e nel lungo viale del patire
è l’unico lampione fulminato.

Chi vuol bene a Giuseppe l’avrà vinta
con lui non s’ama un omo, s’ama un gruppo
di sentimenti accesi di cui è zuppo
come la pancia di una donna incinta.

Che gli venisse un colpo a chi s’azzardi
a avere un dubbio sulla sua persona
diventasse straniero in ogni zona
e l’allegria facesse sempre tardi.

Che ogni notte trovasse il letto zozzo
scoprisse le sue figlie ‘un son cresciute
l’abbandonasse a scatti la salute
come fosse uno sciopero a singhiozzo.

Di formaggi e di vini siano zeppe
le case altrui, e al nostro solo avanzi
per il motivo, ve lo detto dianzi,
ch’egli ebbe a dubitare di Giuseppe.

Quel Giuseppe ch’è simile a un castagno
col vento che gli soffia sempre accanto
e chi non l’ama lo sciogliesse il pianto
come perenne, stabile compagno.

Roberto Benigni

 

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Giuseppe Bertolucci (Parma, 1947 – Diso, 2012) è figlio del poeta Attilio Bertolucci e fratello del più famoso Bernardo (1941). Esordisce nel mondo del cinema come assistente alla regia e sceneggiatore per conto del fratello, con cui lavora alla realizzazione di Strategia del ragno (1970), Novecento (1976) e La luna (1979). Il suo primo film da regista è il mediometraggio in collaborazione I poveri muoiono prima (1971), seguito dal televisivo Andare e venire (1972), dal didattico AB Cinema (1975) e dallo sceneggiato Se non è ancora la felicità (1976).

Berlinguer ti voglio bene (1977) è il suo primo film a soggetto realizzato per il cinema, interpretato da unRoberto Benigni venticinquenne, reduce dal discusso Televacca e affiancato da Carlo Monni. Un film assurdo, surreale, logorroico, ma che definirei epocale, caratterizzato da eccessi comici e puro turpiloquio toscano. Mario Cioni (Benigni) è un sottoproletario che vive alla periferia di Prato, complessato, inibito sessualmente, succube di una madre oppressiva (Valli) che vorrebbe farlo sposare con una ragazza zoppa, bersaglio di scherzi feroci da parte di un gruppo di amici assurdi tra i quali spicca il bifolco Bozzone (Monni). Il film è davvero a basso costo, proiezione per il grande schermo del monologo teatrale Cioni Mario di Gaspare fu Giulia (1975), scritto da Bertolucci, pensato per esaltare la mimica toscana di un Benigni prima maniera.

Mario Cioni è un operaio imbranato che spera nella rivoluzione comunista, per questo confida le sue pene a un’immagine di Berlinguer che troneggia come testa di uno spaventapasseri in mezzo alla campagna. Un film troppo moderno per il 1977, quando esce nessuno lo comprende, ma che oggi merita una rivalutazione, perché unico nel suo genere. Volgare nei dialoghi, ma casto nelle immagini, girato a base di interminabili piano sequenza per riprendere la desolazione della periferia fiorentina, alterna drammatico e comico senza soluzione di continuità, fa sorridere e pensare, dispensa amarezza e buonumore.

Un film segnato da una “torrentizia scurrilità genitale”, come scrive la critica più attenta, che si ricorda soprattutto per quei cinque minuti di improperi peripatetici recitati da Benigni dopo aver ricevuto la falsa notizia della morte della madre. Il personaggio interpretato da Benigni rimanda ai matti di paese, intorno al protagonista tutto ricorda il tempo passato, i ragazzi d’una provincia depressa immersi nel pensiero ossessivo di come portare a letto una donna.

Divertente l’ironia sul femminismo e il dibattito tra compagni intitolato “Pole la donna permettesi di pareggià coll’omo?”. Le risposte fioccano surreali. “La donna, la donna, la donna…o l’omo?”, è quella che ricordiamo come esempio trash. Altre scene originali, divertenti e tragiche: il ballo alla Casa del Popolo con Benigni vestito da contadino elegante, la ragazza zoppa che diventa isterica quando lui si mostra agile con le gambe, Bozzone che vuole andare a letto con la mamma di Mario, i discorsi politici davanti alla foto di Berlinguer, l’omosessuale vilipeso da tutti che si confida con Mario, il malato di tumore che litiga con il barista…Berlinguer ti voglio bene è un film che contribuisce a far conoscere uno spaccato della provincia toscana paleoindustriale di fine anni Settanta. Nella sua follia surreale è un film realistico.

Tutto Benigni (1983) è la seconda opera di Bertolucci, nella quale ripropone le parti più interessanti degli spettacoli di un comico diventato amico fraterno. Bertolucci lega il suo nome a Benigni in maniera indissolubile, scrive i dialoghi di Televacca, inventa il personaggio di Cioni Mario, scrive la sceneggiatura de Il piccolo diavolo (1988), ideando la famosa scena della sfilata di moda per monsignori. Altre sceneggiature importanti di Bertolucci, portate al cinema da Benigni, sono il fondamentale Non ci resta che piangere, unica collaborazione comica con Troisi, e il più modesto Tu mi turbi. Possiamo dire – insieme a Giorgio Carbone di Libero – che “Benigni deve a Bertolucci metà della sua fortuna”, perché negli anni Ottanta i migliori lavori del comico toscano sono firmati Giuseppe Bertolucci.

Il resto della sua opera rappresenta un’attenta analisi della psicologia femminile, caratterizzate da alcune pellicole, interpretate da attrici di diverse generazioni, come Lea MassariMariangela Melato e Lina Sastri. Lavori molto lodati dalla critica ma poco premiati dal pubblico come Oggetti smarriti (1979), Segretisegreti (1984), Strana la vita (1987) e Amori in corso (1989). Segreti segreti è un interessante apologo sul terrorismo, vissuto dalla parte della donna che cerca di analizzare le reazioni femminili alla situazione storica. Bertolucci dimostra di essere un grande direttore di attrici, sia quando guida Lea Massari come casalinga alle prese con l’ultima avventura sentimentale, che quando inventa un ruolo ai limiti del trash per Alida Valli, madre contadina di Cioni Mario concupita da Bozzone.

Tra i lavori minori di Bertolucci citiamo Panni sporchi (1980), un film inchiesta commissionato dal Partito Comunista Italiano, i televisivi Effetti personali (1983) e Il perché e il percome (1987), ma anche I cammelli (1989), La domenica specialmente (1991) e Una vita in gioco 2 (1992). La poetica di Bertolucci subisce un arresto di fronte alla debordante personalità di Sabina Guzzanti, protagonista diTroppo sole (1994). Il dolce rumore della vita (1999) è un film troppo intellettuale, pieno di metafore e di concetti importanti, ma poco cinematografico.

Il suo ultimo lavoro degno di nota è L’amore probabilmente (2001), tre episodi girati in digitale sul rapporto verità – finzione, sul mestiere di attore, sul cinema e sul teatro. Giuseppe Bertolucci muore a soli 65 anni, dopo una lunga malattia a Diso (Lecce).

Per molto tempo è stato presidente della cineteca di Bologna. Si ricorda come uomo colto, raffinato, parmigiano purosangue, innamorato sia di Pasoliniche di Guareschi, al punto da farsi convincere a restaurare La rabbia (1962), diretto da entrambi. Un restauro che provoca polemiche perché resta intatta la parte pasoliniana mentre scompare quella gaureschiana.

“L’inserto di Guareschi non rende buon servizio alla sua memoria” confessa Bertolucci. Forse deve sottostare a un diktat da parte di qualcuno, anche se Pasolini non è mai stato un personaggio amato dal potere. In ogni caso Bertolucci resta grande, uno dei migliori registi degli anni Ottanta – Novanta, prima della crisi senza ritorno del cinema italiano.

Roberto Benigni, in occasione della morte del regista ha detto: “Devo tutto a Giuseppe Bertolucci. Ho passato con lui gli anni più belli della mia giovinezza. Era il mio amico. Il mio primo amico, il mio primo regista, il mio primo autore. Mi ha insegnato lui a leggere la poesia, a muovermi, a camminare nel mondo, a guardare il cielo, a capire da che parte arriva la bellezza e a riconoscerla. E l’audacia, e il coraggio. Devo tutto a Giuseppe Bertolucci”.

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Tonino Guerra e Pennabilli: “Luoghi dell’anima”

Antonio (Tonino) Guerra, nato a Santarcangelo di Romagna il 16 marzo 1920, inizia a comporre poesie in lingua romagnola durante la sua prigionia nel campo di concentramento di Troisdorf, in Germania, poesie poi raccolte nel volume I scarabocc (’46). Esordisce quindi come scrittore nei Gettoni diretti da Elio Vittorini per Einaudi: è l’inizio degli anni ’50 e Guerra soggiorna assai frequentemente a Roma, dove finisce per stabilirsi a partire dal ’53.

L’Orto dei frutti dimenticati
Nato da un’idea di Tonino Guerra, che ha voluto un “museo dei sapori utile a farci toccare il passato”, l’Orto dei frutti dimenticati è stato realizzato a Pennabilli nel 1990 dalle associazioni Mostra Mercato Nazionale d’Antiquariato, Amici della Valmarecchia, Pro Loco, in collaborazione con l’Amministrazione comunale. Si trova in magnifica posizione nel centro storico, in un terreno abbandonato da decenni, già orto del convento dei frati missionari.
Esso consiste in una “raccolta” di alberi da frutto appartenenti alla flora spontanea delle campagne appenniniche, presenti nei vecchi orti delle case contadine ma che oggi, non essendo più coltivati, vanno scomparendo: svariate specie di mele, pere selvatiche, bacche e frutti di bosco che la moderna agricoltura ha allontanato quasi anche dalla memoria. Tra i più insoliti: l’Azzeruolo (piccole bacche rosse o gialle con grossi semi e poca polpa dal sapore di mela), la pera Cotogna, la Corniola (una sorta di ciliegia allungata), il Giuggiolo (che produce delle “olive” dolciastre), l’Uva Spina, la Ciliegia Cuccarina, il Biricoccolo (susina blu con la buccia vellutata come quella dell’albicocca).

All’interno dell’Orto si trovano anche:

· la “Meridiana dell’incontro”, che ci permette di “incontrare” l’immagine di Federico Fellini e Giulietta Masina quando, nel pomeriggio, l’ombra di due colombi in bronzo diventa quella dei profili dei due personaggi (omaggio di Tonino Guerra ai due grandi amici scomparsi);

· la “Meridiana umana” in cui la persona si deve sostituire allo “gnomone” (l’asticella degli orologi solari), posizionandosi al centro del grande quadrante orizzontale per vedere indicata con la sua ombra l’ora solare;

· la “Porta delle lumache”, opera del ceramista faentino Aldo Rontini, chiusa nella facciata di una cappella costruita con le pietre di chiese scomparse della Valmarecchia;

· il “Bosco incantato”, un labirinto dell’anima formato da steli in pietra serena scolpite con i simboli della pigna e della ghianda, dove puoi perdere la memoria e ricordare solo il giorno più bello della tua vita, al centro del quale, una lumaca in bronzo invita alla lentezza e alla riflessione. Ad esso si accede varcando l'”Arco delle favole per gli occhi dell’infanzia”, un arco trionfale rivestito in ceramica multicolore realizzato da Giovanni Urbinati;

· “Il gelso della pace”, l’albero messo a dimora il 15 giugno 1994 dal XIV Dalai Lama del Tibet, in ricordo

· della sua visita a Pennabilli effettuata in occasione del 250° anniversario della morte di Padre Francesco Orazio Olivieri, missionario cappuccino in Tibet e orientalista pennese;

· la fontana “La Voce della foglia”, in cui l’acqua, come linfa, zampilla gorgogliando da una foglia in legno alta tre metri, per ricadere sulla pietra circolare di un vecchio mulino ed essere raccolta da bianchi sassi di fiume;

· il vecchio lavatoio, un tempo luogo di ritrovo e di lavoro per le donne del paese, oggi ospita, alle pareti, le dodici targhe in ceramica con ‘Le Parole dei mesi’:

GENNAIO coi rumori che lasciano impronte sulla neve
FEBBRAIO i colori dei vestiti che ballano
MARZO i fiori dei mandorli per le api affamate
APRILE con tutta la fantasia che ha sonno
MAGGIO i petali di rosa che ridono
GIUGNO coi piedi scalzi a toccare l’acqua
LUGLIO il sole rovente caduto a terra
AGOSTO col mare dentro agli occhi
SETTEMBRE la musica della pioggia negli orecchi
OTTOBRE i tappeti di foglie secche sotto i piedi
NOVEMBRE con le sciarpe di nebbia attorno al collo
DICEMBRE con le parole delle favole sul fuoco.

Il Santuario dei pensieri
Il Santuario dei pensieri è un luogo di meditazione vagamente orientale e molto suggestivo. E’ stato realizzato nel borgo di Penna, con un restauro di tipo conservativo e di valorizzazione che ha riportato alla luce i muri perimetrali di un’antichissima casa del guasto malatestiano. All’interno, nell’erba, sono state sistemate sette enigmatiche sculture che suscitano echi nel cuore, nella mente e nell’anima del visitatore.

La Strada delle meridiane
Dal 1991 il centro storico di Pennabilli si è arricchito di 7 meridiane artistiche collocate lungo un itinerario che attraversa tutto il borgo di Penna.
La prima si trova all’interno dell’ Orto dei frutti dimenticati: ad indicare l’orario è lo stesso visitatore che, posizionandosi al centro del quadrante orizzontale, può far cadere la sua ombra sulle cifre in ceramica. Le altre sei, applicate sulle facciate di altrettanti edifici, sono opera del pittore Mario Arnaldi che ha riprodotto dipinti esistenti inserendovi, con la collaborazione del prof. Giovanni Paltrinieri, la funzione di orologio.
Nel “San Sebastiano” di Antonello da Messina, per esempio, a rappresentare le ore sono le frecce conficcate nel costato del martire; lo gnomone (ovvero l’asticella che proietta l’ombra) è invece una vera freccia in metallo inserita
nel quadro tra quelle dipinte. Gli altri soggetti sono ispirati ad un “trompe d’oeil” del Mantegna e ad opere di Giulio Turci, Tullio Pericoli, Rabuzin, Tonino Guerra.
Le sette meridiane rappresentano i diversi metodi con cui si è misurato il tempo nei vari secoli: quelle ad “ore europee o oltramontane” suddividono il tempo nello stesso modo che ancora oggi noi usiamo (ventiquattro ore di cui la dodicesima coincide con il mezzogiorno); quella ad “ore planetarie o ineguali” divide il giorno dall’alba al tramonto in dodici ore delle quali la sesta rappresenta il mezzogiorno (da cui il detto “fare la siesta”, ovvero il riposino dopo il pasto), quella ad “ore italiche” (che conta le unità temporali a partire dal tramonto) ci permette di individuare con un semplice calcolo quante ore di luce restano dal momento in cui viene consultata.

Il Giardino pietrificato
Alla base di una torre millenaria a base quadrata che domina la Valmarecchia, in località Bascio di Pennabilli, nel 1992 sono stati collocati dall’arch. Rita Ronconi sette “tappeti” in ceramica artistica, opera di Giovanni Urbinati, dedicati da Tonino Guerra ad altrettanti personaggi storici passati nella valle:
Giotto “che dal Montefeltro vide lontanissimi i primi bagliori azzurri dell’Adriatico”;
Dante “che vide questa torre fuggendo da Firenze per raggiungere il rumore del mare a Ravenna”;
Uguccione della Faggiola “grande capitano di ventura che da questi colli vedeva i confini dell’Italia e tanto fu ammirato da Dante che gli dedicò l’Inferno”;
Bonconte da Montefeltro “perché il Tappeto delle piramidi sognate sia tomba del suo corpo valoroso scomparso nel fiume della battaglia”;
Ezra Pound “il poeta che disse del Marecchia «dove la melma è piena di sassi» e una volta si inginocchiò davanti agli elefanti neri di Sigismondo nel Tempio di Rimini”;
Fanina dei Borboni di Francia che “pazza di solitudine, su questo colle dov’era sposa al capitano dei Carpegna, di tanto in tanto saliva in cima alla torre per gridare al vento: «Paris, Paris, aiuto!»”;
fra’ Matteo da Bascio, ispiratore dell’ordine dei Cappuccini che “per tutto il mondo andava esclamando e riprendendo ogni sorta di persona, gridando «All’inferno, all’inferno, peccatori!»”.

L’Angelo coi baffi
Nella ex Chiesetta dei Caduti di Pennabilli,
il più piccolo, sguarnito e poetico museo del mondo, costituito da un’unica installazione multimediale, illustra la delicata storia di un angelo “che non era capace di far niente”.
I versi di Guerra (in italiano e romagnolo), il grande dittico di Luigi Poiaghi, gli uccelli impagliati e i cinguettii diffusi nella piccola cappella dall’intervento sonoro di Sergio Valentini, ci raccontano di come un sogno, da tutti ritenuto impossibile, è diventato realtà.
La semplice ma significativa vicenda di questo messo divino, che, differente dalle rappresentazioni dell’iconografia classica, conserva un aspetto, un’età, e soprattutto una capacità di sognare che lo avvicinano fortemente agli esseri umani, ci invita a rincorrere instancabilmente tutti i nostri desideri ‘irraggiungibili’ e ci incoraggia a portare a termine anche i più ardui progetti.

Pennabilli e i luoghi dell’anima di Tonino Guerra sono proposti da IncomingMarche in alcuni itineari per individuali e gruppi.

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Dal 16 settembre un mese e mezzo di  concerti per il compositore che ha rappresentato la colonna sonora di intere generazioni dalla Dolce vita al Padrino. Esibizioni a Salso Medesano e Collecchio

Su iniziativa dell’Associazione SlowFlute prende il via la IV edizione di SlowFlute Festival, rassegna dedicata al flauto e al suo repertorio. Il Festival rinnova la prestigiosa tradizione flautistica della nostra città, sorta nel solco del grande Paolo Cristoforetti, prediletto da Verdi che gli raccomandava: ” fatevi onore e fatemi onore! “. L’edizione del 2011 di Slowflute Festival è dedicata a Nino Rota nel 100° della nascita. Il cartellone propone l’analisi dell’opera di Rota, uno dei maggiori compositori novecenteschi che ha diffuso in tutto il mondo la musica italiana per il cinema e il teatro. Egli fu allievo di Pizzetti e Casella,  nonché amico di Toscanini che in prima persona si impegnò per garantirgli una borsa di studio presso il prestigioso Curtis Institute di Philadelphia. A completare il progetto verranno presentati i brani per flauto e arpa incisi da Claudio Ferrarini e Emanuela Battigelli nel cd dedicato alle musiche tratte dai film Amarcord, Il Padrino, Casanova, Il Gattopardo (con il Valzer di Verdi arrangiato da Rota), Otto e mezzo, Giulietta degli Spiriti, La Dolce vita, Rocco e i suoi fratelli, Il Padrino, Romeo e Giulietta e l’edizione critica delle composizioni di Rota per flauto ed arpa. I nomi dei concertisti ospiti di Slowflute Festival 2011 sono: Gianpaolo Guatteri, Sergio Vecerina, Roberto Fabbriciani, Emanuela Battigelli, Giordano Olivieri, Giuseppe Vaccaro, Martin Münch, Roberto Issoglio, Walter Menichini, Giovanni Amighetti, Leonora Fortunati, Giuseppina Coni ed Ensemble BenedettoMarcello. La direzione artistica è a cura del Maestro Claudio Ferrarini.
Gli appuntamenti si terranno a Salsomaggiore, la località che ha visto esibirsi numerosi flautisti di Parma tra le fila dell’Orchestra dalle Terme, nata nel 1925 e diretta da Gino Gandolfi. Il 29 Ottobre, la chiusura, presso la Pieve di San Prospero a Collecchio, sarà affidata ad un’originale rilettura di pagine di musica per il cinema interpretate dal flauto e dalla tastiera analogica.
Tutti gli appuntamenti sono ad offerta libera, a sostegno dell’Associazione ADA Donne Ambientaliste per l’attività di tutela della natura e di educazione ambientale.
Gli Enti sostenitori del Festival sono il Comune di Salsomaggiore (Assessorato alla Cultura), Provincia di Parma, Banca Monte, Regione Emilia Romagna, RaiTrade , Arvmusic, Conservatorio di Musica “A. Boito”.

Il calendario del Festival:

Inaugurazione 4° Festival Slowflute
16 Settembre  –  ore 21.15  –  Terme del Berzieri
Il repertorio romantico
Gianpaolo Guatteri viola- Sergio Vecerina pianoforte
Le più significative pagine del periodo romantico e l’affascinante Arpeggione sonata di Schubert, brano che è un banco di prova del virtuosismo per viola.
18 Settembre  –  ore 21.15 – Terme del Berzieri
La musica da camera per flauto e arpa nel centenario della nascita di Nino Rota? Milano 1911- Roma 1979
Emanuela Battigelli arpa – Claudio Ferrarini  flauto
“AMARCORD” ROTA
Le più belle colonne sonore del grande cinema di Nino Rota, tra il Gattopardo con il Valzer di Verdi a Casanova, Amarcord, La dolce Vita, Otto e mezzo e tante altri

22 Settembre – ore 21.15 – Terme del Berzieri
Dalle 4 stagioni  di Vivaldi ai Valzer  di Strauß
Martin Münch piano
IL grande pianista tedesco in una ironica versione delle quattro stagioni di Vivaldi e dei grandi valzer di Strauß.

8 Ottobre
 – ore 21- Medesano
www. lecollinedellaluna. it
Omaggio alla musica popolare giapponese
Claudio Ferrarini flauto
Giovanni Amighetti analog electronic sounds
Fantasy viaggio nelle musiche che hanno accompagnato in Giappone e nel mondo l’affermarsi dell’estetica anime del Sol Levante

9 Ottobre – ore 21.15 – Terme del Berzieri
Il Romanticismo con amore
Walter Menechini flauto  –  Beatrice Pucciani piano
Le pagine del Romanticismo che hanno reso immortale la melodia dell’anima.

11 Ottobre – ore 21.15  –  Palazzo Congressi (Cariatidi)
La magia dell’Opera attraverso le Fantasie
Giordano Olivieri flauto – Giuseppe Vaccaro piano
Flautisti del Biennio solistico Conservatorio A. Boito di Parma
Le pagine del melodramma che hanno reso grande la musica italiana nel mondo ascoltate attraverso le Fantasie.

15 Ottobre
 – ore 21.15 – Terme del Berzieri
Il virtuosismo da Mozart a Doppler
Roberto Fabbriciani flauto – Claudio Ferrarini flauto
Rpberto Issoglio piano
Il virtuosismo da Mozart a Doppler nel favoloso regno dei grandi virtuosi del flauto

19 Ottobre – ore 21.15  –  Palazzo Congressi (Cariatidi)
VERDI sempre VERDISSIMO
Giordano Olivieri   –  Leonora Fortunati flauti
Giuseppina Coni pianoforte
Allievi del dipartimento di Flauto del
Conservatorio A. Boito di Parma
Le più belle pagine da Verdi per due flauti e piano

26 Ottobre
 – ore 21.15  –  Palazzo Congressi (Moresco)
La magia degli strumenti d’epoca nel grande repertorio barocco italiano
Ensemble Benedetto Marcello
Il barocco italiano, suonato con gli strumenti
originali  dell’epoca. Un suono ritrovato per le
orecchie  contemporanee.
Concerto di chiusura del  IV° Festival SlowFlute
 

29 Ottobre – ore 21.15  –  Collecchio
Chiesa di San Prospero
Omaggio a Nino Rota – “Non credo a differenze di ceti e di livelli nella musica: Il termine ‘musica leggerà si riferisce solo alla leggerezza di chi l’ascolta, non di chi l’ha scritta”. Nino Rota
Claudio Ferrarini flauto
Giovanni Amighetti analog electronic sounds
Le più belle pagine sonore del mondo del Cinema secondo Nino Rota nel 100 della nascita

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Maria Schneider, protagonista assoluta dell’immaginario collettivo ad inizio anni Settanta per l’allora scandaloso “Ultimo tango a Parigi”, è morta a soli 58 anni, dopo una lunga malattia. Figlia dell’attore Daniel Gelin (che non conoscerà fino all’adolescenza) e di una modella tedesca, Marie Christine Schneider, esordì sul grande schermo alla fine degli anni `60 con “Madly. Il piacere di un uomo” di Roger Kahane, con Alain Delon ma la celebrità planetaria le arrivò addosso con il celebre film diretto da Bernardo Bertolucci (1972), torbida vicenda fra il maturo Paul e la giovanissima (la Schneider aveva appena 19 anni) Jeanne. Quella che passò alla leggenda come la scena «del burro», che provocò censure e un lungo strascico giudiziario, oltre a spaccare il pubblico. Il regista fu condannato per «offesa al comune senso del pudore». In Italia il film fu visibile liberamente soltanto a partire dal 1987. Dopo quel film, la Schneider fu l’amante di Jack Nicholson in “Professione: reporter” (1975) di Michelangelo Antonioni ma in seguito per lei ci furono soltanto parti minori: la ragazza di vita in “La derobade – Vita e rabbia di una prostituta parigina” (1979) di Daniel Duval, la terrorista in “Cercasi Gesù” (1981) di Luigi Comencini. Nel 1996 fu chiamata da Franco Zeffirelli per la trasposizione cinematografica di Jane Eyre. L’ultima sua apparizione al cinema è del 2008 in “Cliente” di Josiane Balasko. Nel 1996 ha prodotto un disco-tributo a Lucio Battisti dal titolo “Senor Battisti”, interpretato da Cristiano Malgioglio e da lei stessa. Da tempo era malata di cancro. I funerali si svolgeranno nei prossimi giorni a Parigi. Sarà sepolta nel cimitero monumentale del Pere-Lachaise.

 

 

 

“Ancora, ancora, giochiamo ancora!” * di Monica Trigona

Secondo Ovidio (Metamorfosi, X, 243 – 297), Pigmalione, re di Cipro, scolpì una statua d’avorio che rappresentava una donna nuda dalle forme perfette, che chiamò Galatea (dal greco gala, galaktos, latte), e della quale si innamorò perdutamente, considerandola il proprio ideale fem- minile, superiore a qualunque donna.

L’abile re scultore ritoccava ogni giorno la sua “creatura”per renderla sempre più bella e arrivò al punto di dormirle a fianco, agognando che diventasse di carne e ossa. Un giorno finalmente egli si recò al tempio di Afrodite, dea protettrice di Cipro, e la supplicò affinché il suo desiderio si avverasse e potesse far di Galatea la sua sposa.

La dea acconsentì facendo innalzare le fiamme dell’altare fino al cielo per tre volte. Pigmalione a quel punto si recò velocemente nella sua dimora dove, sotto i suoi occhi, Galatea si animò. I due si sposarono ed ebbero un figlio, Pafo. Mi piace iniziare, con questa leggenda, un testo dedicato ad un argomento così delicato, trop- po spesso vittima di semplificazioni e confusioni semantiche. Una volta per tutte: l’erotismo non è pornografia! La pornografia è più esplicita e generalmente esaspera la sessualità fisica, non quella emotiva; laddove la pornografia opera empiricamente attraverso atti sessuali, l’erotismo evoca semplicemente, ammicca. È difficile stabilire tuttavia una distinzione netta tra pornografia ed erotismo poiché le definizio- ni si basano su un giudizio soggettivo che dipende dal contesto in cui viene espresso. L’erotismo, benché spesso confuso con le manifestazioni sensibili della sessualità, consiste più precisamente, secondo la definizione di Georges Bataille, che ne ha scritto l’apologia in un’opera famosa, nella trasgressione sessuale di ogni norma morale, di ogni ordine, di ogni sistema di valori. Bataille sottolinea come il Cristianesimo non abbia condannato la sessualità, ma si sia opposto, fin dal suo nascere, all’erotismo. Ancora più arduo è esprimere dei giudizi di carattere mora- le. Chi infatti puó dire con certezza di sapere cosa sia la “normalità” rispetto alla quale tutti i comportamenti erotici “diversi” risultano a-normali? Nel Simposio Platone parla del mito che Aristofane racconta circa l’origine dei sessi. Ecco, secondo Aristofane in origine i sessi erano tre. L’“unità originaria” poteva essere composta di due sessi maschili, di due femminili o di un sesso maschile e di uno femminile. Chi era parte di un tutto maschile avrebbe ricercato tutta la vita un partner maschile, chi era parte di un tutto femminile avrebbe ricercato un’altra parte femminile; il tutto per ripristinare la “palla originaria”. Il filosofo greco insegna che non c’è una concezione della normalità che escluda la liceità di qualunque forma di comportamento sessuale, quindi di qualunque forma di inclinazione ero- tica. L’assunzione della norma come modo per delegittimare il comportamento degli altri in- somma è improponibile.

* Maria Schneider in Ultimo Tango a Parigi , film diretto dal regista B. Bertolucci e uscito in Italia nel 1972

 

Platone stesso quindi ammette che non esiste una condizione naturale nell’erotismo e ci apre un varco davanti al bigottismo ipocrita e populista, troppo spesso ostentato, a dispetto di una società dello spettacolo che continua a mercificare scandalosamente l’immagine del corpo. Da quando appare in ogni media, quel “surrogato di erotismo”, in quanto è realmente la sua carica- tura, mostra solo il suo aspetto indecente e profano. La trasgressione, esibita con sì tanta facilità contribuisce a banalizzare la sessualità ed il suo desiderio.

L’erotismo, in quanto rappresentazione intellettuale del sesso, può presumere semplicemente una complicità d’intenti tra due esseri umani, che per varie ragioni si avvicinano e giocano attraverso i loro corpi, interfacce intelligibili delle loro pulsioni interiori. Tornando nuovamente a quanto scrive Platone nel Simposio, nel momento in cui sentiamo la mancanza dell’oggetto del nostro desiderio, l’oggetto erotico per l’appunto, esso ci attira verso di sé come una calamita. Si può quindi provare attrazione erotica, spirituale e fisica insieme, per una persona dell’altro sesso o del proprio, ma anche per la sua raffigurazione, come nel caso del mito di Pigmalione, dove la dedizione dell’artista per la sua bella creatura determina un’immedesimazione così forte dal far desiderare il congiungimento ad essa.

Non a caso il tema erotico è stato da sempre rappresentato da artisti di tutti i tempi e di tutte le provenienze. Si pensi alla rappresentazione del nudo umano ad esempio. Esso si manifesta senza precisi intenti nell’arte egiziana per poi esplodere nella scultura greca, che già nel periodo arcaico si propone di raffigurare atleti e divinità privi di vesti.

I romani ricavarono dai nudi greci numerosissime copie ed imitazioni. Interrotto nel Medioevo, lo studio del nudo riprende, in pittura e scultura, durante il Rina- scimento ed è portato all’imitazione greca dai neoclassicisti. Quasi venerato per tutto l’Ottocento in Francia, Italia e Inghilterra, lo studio del nudo è tuttora presupposto degli studi accademici. Gli artisti presentati oggi in occasione della mostra non hanno alle spalle trascorsi che possano accomunarli tra loro. Sono “giovani” che hanno riflettuto sul loro personale modo di vedere l’erotismo in un mo- mento storico che l’ha reso così manifesto da provocare stanchezza e, perché no, disinteresse nei suoi confronti.

 

Trasgressioni artistiche

La ricerca artistica di Giovanni Agosta è caratterizzata dall’uso di diverse tecniche e materiali, dagli olii di grande formato ai disegni in acrilico, dalle composizioni al neon alle installazioni pittoriche. Le prime grandi tele presenti in mostra rivelano un’energia spiazzante e un’arguta ferocia che affascinano e stordiscono simultaneamente.

In una, l’accoppiamento tra i due sessi, nello specifico tra un principe e una principessa, viene affrontato in chiave simbolica e metafisica, con una donna tondeggiante che evoca l’opulenza, la passione, la lascivia, ma dall’occhio emblematicamente triangolare, che ne rivela il lato più razionale e sensibile.

Viceversa la geometria dell’uomo è triangolare tutta, pur tradendosi, a sua volta, con l’ovale del cavo ottico, che lascia trasparire il suo lato più sensuale ed erotico, in un contrasto continuo tra rosso shocking e tonalità del blu, tra carne e spirito. Come già detto, secondo Georges Bataille, l’erotismo è trasgressione della norma morale; la tela “Cruel fetish world” esprime pienamente questo concetto sottolineando drammaticamen- te un mondo fetish cruento ai più sconosciuto.

Nella grande installazione pittorica “Regal chain”, il sogno amoroso si realizza pienamente grazie all’unione tra i due sessi in un cuore centrale che scalda tutta la composizione. La catena patinata diventa feticcio del lieto fine, dell’ideale compimento, con i suoi cuori pop e la sua solida conformazione.

Dalle composizioni più propriamente simboliche si passa poi a due grandi tele dove il verbo chiave è depistare. La donna si fa topo e gatto alternativamente, ora preda ora predatore, depistando, appunto, prima un gatto poi un cane increduli, e contemporaneamente noi, gli spettatori.

La doppia natura femminile è espressa attraverso due travestimenti fumettistici dai toni espli- citamente erotici che svelano curve abbondanti degne di “Lara Croft”. La riflessione sullo status quo della donna nella società odierna, portata avanti da diversi artisti contemporanei, si concilia con l’analisi filologica, storica e poetica sulla sua condizione all’in- terno del rapporto erotico.A far da guardiani all’ingresso del percorso ci sono tre installazioni di neon neri che si illuminano ad intermittenza, grazie ad un processo detto di“evanescenza”, nei loro connotati più intimi di un rosso che ancora una volta si commenta da sé.

La postura altera e il piglio autoritario dell’uomo-neon, si scontra con l’atteggiamento dimesso della donna-neon, per poi riconciliarsi in una sorprendente copulazione. Questo raffinato lavoro ha ricezione mentale e non ormonale, sebbene ardente come si convie- ne alle fantasie più segrete, emotivo come la passionalità che ostenta.

Allegramente, perché le sue opere racchiudono uno sguardo ironico, a volte critico, altre volte complice, sulla vita erotica “comune”, quella “normale”, Filiberto Crosa realizza quadri tridi- mensionali dove a far da padroni sono niente poco dimeno che Barbie e Ken.

 

Rielaborazioni artistiche dell’immaginario consumistico made in U.S.A, già florido bacino di spunti per i pop artisti, le due bambole rigorosamente ignude rappresentano scene di ordina- ria vita-follia erotica. Alle prese con preservativi, corde, orge, posizioni mutuate dal Kamasu- tra, i due simpatici miti dell’infanzia vorrebbero interpretare situazioni ad alto tasso erotico, ma risultano sconfitti in partenza.

Come si fa a prendere sul serio la pupattola più bella, più ricca, più trendy, più fortunata e più famosa della storia e il suo fidanzatino perfetto dai capelli impomatati e fisico da copertina? Gli esilaranti quadretti narrativi dai toni volutamente eccessivi, kitch direi, sia per le situazioni raccontate sia per la tecnica adoperata, che evocano il vivere contemporaneo caratterizzato da cartoni animati, da internet e dalla televisione, dagli elettrodomestici seriali, da “miti” di plastica e pupazzi feticci, stemperano il tono dell’esposizione ricordandoci che l’erotismo, per quanto cosa seria, può essere divertente.

Monica Papagna impronta il suo lavoro sul gioco dialettico tra negazione ed enfatizzazione, su ciò che si vede e ciò che invece si deve spiare. Denis Curti, direttore della sede milanese di Contrasto e fondatore di Forma, centro interna- zionale di fotografia, scrive: “Le immagini di Monica Papagna si rifanno a quella che viene definita la tradizione moderna della fotografia.

Le sue sono vere e proprie figure che, messe in sequenza, superano il genere fotografico e affiancano le modalità narrative della contemporaneità. Davanti a questi scatti, il processo di riconoscimento diventa l’unica strada possibile per la comprensio- ne di un progetto che, pur non abbandonando il rigore estetico, si pone in termini problematici di fronte ai sentimenti e alle contraddizioni di questa società. Le sue messe in scena sono l’abecedario delle paure e delle passioni dell’uomo occidentale.”

Le sue fotografie in rosso e nero svelano particolari del corpo femminile che suscitano sponta- nea curiosità ma allo stesso tempo soddisfano l’occhio più esigente grazie all’abilità composi- tiva dell’artista. Le donne che immortala l’artista sono vittime della loro condizione femminile o sicure del loro potenziale seduttivo?

Nel mettersi in posa da femme fatale, esprimono il loro narcisismo sempre presente o il loro desiderio di rivalsa sul sesso forte? Forse tutte queste essenze insieme. Nessuno lo può dire realmente, perché, come direbbe Pirandello, sono uno, nessuno e centomila, oppure, come de- durrebbero i più, la mente femminile è quanto di più intricato e irrazionale possa esistere. Dissimulare la fragilità con l’uso di orpelli e ornamenti o attraverso pose ammiccanti poco cambia. La seduzione in atto è palpabile, grazie ad un sapiente obiettivo che riesce ad evidenziare una sessualità patinata, studiata come un dipinto, sublimata su un piano intellettuale, non da esperire ad un livello lubrico.

L’obiettivo della macchina fotografica non è un voyeur, mostra il nudo nella sua totale corporalità, nella pienezza della sua natura fisica, celata solo dagli stacchi bui dovuti agli scherzi della luce. Forme sfocate si stagliano come misteriose epifanie accanto a corpi ben delineati, chiari, ter- reni, quasi palpabili, come a sottolineare la duplice natura dell’erotismo stesso: carnale ed evocativo, sensibile e metafisico, pesante e insostenibilmente leggero.

 

 

 

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Dopo oltre tre ore di proiezione, seguite da un lungo applauso, una riflessione sul nuovo film del regista napoletano appare necessaria, anche se difficile. Attraverso la storia di tre giovani, due nobili ed un contadino del Cilento, si ripercorre la storia dell’unità d’Italia dagli anni Venti ai Settanta dell’Ottocento. Si intrecciano volti e situazione note – da Crispi a Mazzini,dalla principessa di Belgioioso a Felice Orsini, dall’insurrezione mazziniana in Savoia alla guerra d’Aspromonte, al brigantaggio. Ovviamente Martone ha scelto solo alcuni momenti, visti tuttavia, grazie ad un documentazione approfondita, non con gli occhi dei “padri della patria” ma quello di alcuni giovani idealisti. Uno sguardo originale, perché, grazie alle loro vicende di amicizia, tradimento, lealtà e trasformismo, ci si offre una indagine sull’“altro” Risorgimento, quello che i libri di storia non dicono,che però è quanto mai vero.

CINEMA/VENEZIA: APPLAUSI A SCENA APERTA PER IL RISORGIMENTO VISTO DA MARTONE

Grandissimi applausi hanno accolto il terzo film italiano in concorso, ”Noi credevamo” di Mario Martone con Luigi Lo Cascio, Valerio Binasco, Luca Zingaretti, Francesca Inaudi, Andrea Bosca, Edoardo Natoli e Luigi Pisani. Distribuito da 01 Distribution, il film e’ stato ricostruito su materiali provenienti dalla Storia, dalle lettere e dai discorsi dei protagonisti del Risorgimento.

Spiega il regista: ”Avevamo l’idea di realizzare un film storico che mettesse lo spettatore nella possibilita’ di creare un rapporto col presente senza strizzare l’occhio al passato, creando quindi di volta in volta un ponte tra oggi e ieri. Credo si possa parlare di un Ottocento non tanto ricostruito ma riscavato nel presente”.

Aggiunge lo sceneggiatore Giancarlo De Cataldo: ”Noi credevamo e’ stata una sfida perche’ tutti noi, come tanti italiani, viviamo in un Paese desolatamente privo di memoria ed abbiamo a che fare con due retoriche: da una parte l’idea di uomini, giovani e belli, pronti a versare il sangue per l’Unita’ d’Italia, dall’altra una truffa a danno degli italiani. Il nucleo di questo racconto e’ nella speranza e nei sogni di un gruppo di ragazzi che hanno un’utopia: la costruzione di un Paese”.

Protagonisti tre giovani amici: Domenico, Salvatore e Angelo, quest’ultimo interpretato magistralmente da Valerio Binasco: ”Ogni volta che leggo un copione non considero quello che ho sotto gli occhi un personaggio ma una persona.

E mi sono imbattuto in un uomo che era sprofondato in un inferno, combattuto tra l’esaltazione per la causa giusta, vale a dire l’unita’ d’Italia e un terribile senso di colpa per l’uccisione di un conoscente. Ho aderito involontariamente all’estensione di una parte di me e al contempo mi ha molto emozionato il pensiero di fare un terrorista, figura che negli ultimi anni mi ha ossessionato.

E’ stato un viaggio nell’ingiustizia e nella solitudine. E come tutti i ruoli tragici, e’ stata un’esperienza molto divertente”. Al suo fianco, nel ruolo di Domenico, un altrettanto bravo Luigi Lo Cascio.

Noi credevamo (Italia 2010 – Storico) di Mario Martone con Luigi Lo Cascio, Valerio Binasco, Francesca Inaudi, Andrea Bosca, Edoardo Natoli, Luigi Pisani, Andrea Renzi, Renato Carpentieri, Guido Caprino, Ivan Franek, Stefano Cassetti.

Domenico, Angelo e Salvatore sin da giovani entrano a far parte della Giovine Italia, e partecipano attivamente anche alle “trasferte” parigine, tra le quali c’è quella destinata ad uccidere Napoleone III. Noi credevamo è il racconto del periodo che va dal 1830 al 1860 circa, ripercorrendo la nascita della nostra nazione e narrando le storie dei tre ragazzi…

Noi credevamo era senza ombra di dubbio il titolo italiano più atteso della 67. Mostra del Cinema di Venezia. Basta prendere un bravo regista, una grande ed importante fetta della nostra Storia, un nutrito gruppo di bravi attori ed, in seguito, una lunghissima lavorazione soprattutto per quel che riguarda la post-produzione per creare l’attesa.

noi-credevamo-guido-caprino e luca-zingarettiIl nuovo film di Martone arriva al Lido in una versione di 204 minuti, mentre in tv sarà diviso in più puntate. Chiariamo subito che Noi credevamo è un’opera importante e coraggiosa: su questo non credo ci possano essere dubbi. E’ ancora più coraggiosa ed interessante per le tesi che avanza e che tutti, da chi ha gradito il film a chi l’ha gradito un po’ meno, hanno riscontrato.

n questo percorso che segue tre giovani ammiratori di Mazzini e delle sue idee, che prosegue con le lotte garibaldine (nonostante Garibaldi non si veda mai, o quasi) e che finisce con l’Unità gettandoci sopra un sacco di ombre, c’è soprattutto il modo di poter capire il ruolo di molti, dai Savoia ai Borboni, e soprattutto di provare ad analizzare la situazione del Nord e del Sud, divise già alla nascita…

Progettato, pensato e diretto come un film fortemente improntato sul versante storico, Noi credevamo è un film di elevata complessità, e che per questo si gioca la “solita” partita che ogni film italiano che prova a rivisitare le pagine della Storia deve giocarsi: quella tra cuore e cervello. Abbiamo già visto che a suo modo il film rilegge la nostra situazione di oggi, e quindi chi siamo e cosa siamo diventati proprio attraverso il collegamento diretto col Risorgimento. Una tesi stimolante che contribuisce però a suo modo a far vincere nettamente il cervello sul cuore.

Tornano alla mente Il Gattopardo e il nostro cinema italiano che fu guardando Noi credevamo, e tuttavia Martone non riesce a regalare quelle emozioni e quei sentimenti che un tempo riuscivamo a far nostri senza problemi. Il regista napoletano forse è troppo interessato a poter rendere cinematografici il suo pensiero e le sue idee, con la conseguenza però che il suo film a tratti sa davvero troppo di teatro (di guerra, per usare un po’ di ironia…), visto che molto di quel che capita viene raccontato dai protagonisti e non si vede in campo, e soffra di una strana “ingessatura”.

Ma alcuni momenti sono effettivamente bellissimi, come ad esempio la sequenza d’apertura che ci fa tuffare direttamente nel clima del Risorgimento, con tanto di testa mozzata e impalata. Coinvincente il gruppo di attori, da Luigi Lo Cascio a Francesca Inaudi, da Toni Servillo nel ruolo di Mazzini a Luca Zingaretti nel ruolo di Crispi. E nonostante tutto sia così cinematografico e perfetto, non riesce a staccarsi dagli occhi anche una certa patina televisiva. Non così forte, evidente ed irritante, anzi. E’ quasi invisibile, ma credo di poter affermare che inspiegabilmente è presente…

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Venezia 2010 La Commedia di Amos Poe

67. Mostra del Cinema di Venezia (1-11 Settembre 2010) – FUORI CONCORSO

venerdì 3 Settembre in Sala Grande a mezzanotte

Volevo girare un film, ed ero alla ricerca di un buon scrittore. Ho immediatamente pensato a Dante. La ‘Commedia’ è cresciuta in modo organico a partire dalle mie letture della ‘Divina Commedia’, dal fascino evocato dalla riscoperta delle origini del cinema come flusso di immagini in movimento e come poesia, e grazie all’aiuto di migliaia di fan su ‘Facebook’. Mi auguro che lo spettatore sia rapito da ciò che accade sullo schermo e da ciò che verrà evocato in lui a livello emotivo. Credo che la magia del cinema stia proprio in questa interazione di universi narrativi, quello visivo e quello interiore“.
Il regista Amos Poe

Un cast d’eccezione per un Dante Alighieri in versione underground. “La Commedia”, film diretto e prodotto dal newyorchese Amos Poe – uno dei protagonisti del movimento della “No Wave Cinema” e capostipite del cinema indipendente americano – sarà presentato fuori concorso alla 67ma Mostra di Venezia. Lo ha annunciato oggi la Biennale, specificando che la prima mondiale passerà sullo schermo del Lido, venerdì 3 settembre a mezzanotte. Riprendiamo il comunicato ufficiale:“Le letture dei versi di Dante all’interno del film sono recitate da Roberto Benigni (Paradiso)Alfonso Santagata (Inferno), Sandro Lombardi (Purgatorio). Loretta Mugnai è la raffigurazione metaforica di Beatrice Portinari; le musiche sono di Debbie Harry, Decay of Angels, Hayley Moss, Peter Gordon, Muchael Duclos, Brenda Elthon, Paraphilia, Dave Mitchell, Riccardo Moretti e Andres Nazrala“.La Commedia di Amos Poe si ispira per la maggior parte al capolavoro letterario di Dante Alighieri e a The Horse in Motion di Eadweard Muybridge, considerato da molti uno dei pionieri del cinema, per la rivoluzionaria scoperta della fotografia in movimento alla fine dell’Ottocento. L’idea chiave del film è quella di un viaggio in movimento: il viaggio delle nostre vite attraverso l’Inferno, il Purgatorio ed il Paradiso, tracciando uno schema di eventi. Amos e Dante sono due “viaggiatori” che si confrontano nel pieno di una crisi di mezz’età: “Nel mezzo del cammin di nostra vita | mi ritrovai per una selva oscura…”, come recita l’incipit dell’Inferno. La Commedia è concepito come un documento di “cinema-verità” sull’esilio di Poe in Italia e Francia, in particolar modo a Firenze. Si concentra innanzitutto sulla percezione del movimento nel cinema, pur mantenendo una “struttura narrativa” completamente soggettiva. Il film è composto da ventimila  suddivise in tre sequenze cinematografiche (100 minuti, come i cento canti della Commedia) che richiamano il viaggio allegorico di Dante Alighieri alla ricerca di Beatrice attraverso Inferno, Purgatorio e Paradiso: una sorta di reinvenzione della Divina Commedia per il nostro tempo, settecento anni dopo il rivoluzionario capolavoro di Dante Alighieri. Poe sbozza sullo schermo un nuovo volgare, un “dolce stil novo”.

Il regista ha dichiarato: «Volevo girare un film, ed ero alla ricerca di un buon scrittore. Ho immediatamente pensato a Dante. La Commedia è cresciuta in modo organico a partire dalle mie letture della Divina Commedia, dal fascino evocato dalla riscoperta delle origini del cinema come flusso di immagini in movimento e come poesia, e grazie  all’aiuto di migliaia di fan su Facebook. Mi auguro che lo spettatore sia rapito da ciò che accade sullo schermo e da ciò che verrà evocato in lui a livello emotivo. Credo che la magia del cinema stia proprio in questa interazione di universi narrativi, quello visivo e quello interiore».

Il film è una produzione d’avanguardia, che si fonda sull’ampio sostegno derivante dai social network quali YouTube, Facebook e Kickstarter, come impulso all’attività di produzione cinematografica di oggi, ed è stato prodotto dal suo stesso autore, in collaborazione con i produttori Elena Santamaria, Ben Bindra, JR Skola e Victoria Bousis.


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Titolo in italiano: La Commedia di Amos PoeTitolo in lingua originale: La Commedia di Amos Poe

Anno di produzione: 2010

Anno di uscita: 2010

Regia: Amos Poe

Sceneggiatura: Dante Alighieri

Soggetto: Ispirato alla Divina Commedia di Dante Alighieri e a The Horse in Motion di Eadweard Muybridge, considerato da molti uno dei pionieri del cinema, per la rivoluzionaria scoperta della fotografia in movimento alla fine dell’Ottocento.

Cast: Roberto Benigni (Paradiso)
Alfonso Santagata (Inferno),
Sandro Lombardi (Purgatorio)
Loretta Mugnai (raffigurazione metaforica di Beatrice Portinari)

Musica: Debbie Harry, Decay of Angels, Hayley Moss, Peter Gordon, Muchael Duclos, Brenda Elthon, Paraphilia, Dave Mitchell, Riccardo Moretti e Andres Nazrala

Scheda film aggiornata al: 04 Settembre 2010

L’idea chiave del film è quella di un viaggio in movimento: il viaggio delle nostre vite attraverso l’Inferno, il Purgatorio ed il Paradiso, tracciando uno schema di eventi. Amos e Dante sono due “viaggiatori” che si confrontano nel pieno di una crisi di mezz’età: “Nel mezzo del cammin di nostra vita/mi ritrovai per una selva oscura…”, come recita l’incipit dell’Inferno. La commedia di Amos Poe è concepita come un documento di “cinema-verità” sull’esilio di POE in Italia e Francia, inparticolar modo a Firenze. Si concentra innanzitutto sulla percezione del movimento nel cinema, pur mantenendo una “struttura narrativa” completamente soggettiva. Il film è composto da ventimila ‘fotografie in movimento’ suddivise in tre sequenze cinematografiche (100 minuti, come i cento canti della Commedia) che richiamano il viaggio allegorico di Dante Alighieri alla ricerca di Beatrice attraverso Inferno, Purgatorio e Paradiso: una sorta di reinvenzione della Divina Commedia per il nostro tempo, settecento anni dopo il rivoluzionario capolavoro di Dante Alighieri. POE sbozza sullo schermo un nuovo volgare, un “dolce stil novo”.

La Commedia di Amos Poe si ispira per la maggior parte al capolavoro letterario di Dante Alighieri e a The Horse in Motion di Eadweard Muybridge, considerato da molti uno dei pionieri del cinema, per la rivoluzionaria scoperta della fotografia in movimento alla fine dell’Ottocento.

L’idea chiave del film è quella di un viaggio in movimento: il viaggio delle nostre vite attraverso l’Inferno, il Purgatorio ed il Paradiso, tracciando uno schema di eventi. Amos e Dante sono due “viaggiatori” che si confrontano nel pieno di una crisi di mezz’età: “Nel mezzo del cammin di nostra vita | mi ritrovai per una selva oscura…”, come recita l’incipit dell’Inferno. La Commedia è concepito come un documento di “cinema-verità” sull’esilio di Poe in Italia e Francia, in particolar modo a Firenze. Si concentra innanzitutto sulla percezione del movimento nel cinema, pur mantenendo una “struttura narrativa” completamente soggettiva.

Il film è composto da ventimila suddivise in tre sequenze cinematografiche (100 minuti, come i cento canti della Commedia) che richiamano il viaggio allegorico di Dante Alighieri alla ricerca di Beatrice attraverso Inferno, Purgatorio e Paradiso: una sorta di reinvenzione della Divina Commedia per il nostro tempo, settecento anni dopo il rivoluzionario capolavoro di Dante Alighieri. Poe sbozza sullo schermo un nuovo volgare, un “dolce stil novo”.

Il regista ha dichiarato: «Volevo girare un film, ed ero alla ricerca di un buon scrittore. Ho immediatamente pensato a Dante. La Commedia è cresciuta in modo organico a partire dalle mie letture della Divina Commedia, dal fascino evocato dalla riscoperta delle origini del cinema come flusso di immagini in movimento e come poesia, e grazie  all’aiuto di migliaia di fan su Facebook. Mi auguro che lo spettatore sia rapito da ciò che accade sullo schermo e da ciò che verrà evocato in lui a livello emotivo. Credo che la magia del cinema stia proprio in questa interazione di universi narrativi, quello visivo e quello interiore».

Il film è una produzione d’avanguardia, che si fonda sull’ampio sostegno derivante dai social network quali YouTube, Facebook e Kickstarter, come impulso all’attività di produzione cinematografica di oggi, ed è stato prodotto dal suo stesso autore, in collaborazione con i produttori Elena Santamaria, Ben Bindra, JR Skola e Victoria Bousis.

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E’ il film più brutto della storia del cinema secondo il popolo del web ma è anche un cult cliccatissimo in rete. E’ Troll 2, un film horror dei due italiani Claudio Fragasso e Rossella Drudi.

Beyond horrible, ovvero più che orribile. Così il popolo del web ha incoronato Troll 2 come peggior film della storia del cinema e, inaspettatamente, lo ha fatto diventare un cult cliccatissimo su YouTube.

Il regista Claudio Fragasso e la sceneggiatrice Rossella Drudi, autori anche della saga Palermo-Milano, non si aspettavano tanto clamore sul web e ora hanno annunciato di pensare seriamente a un sequel.

Il loro Troll 2 è un B movie horror uscito nel 1989, e quasi passato inosservato, se non per la sua bruttezza, appunto. La storia ruota attorno a una famiglia americana che va a visitare un piccola cittadina chiamata Nilbog. Il paesino di campagna si rivelerà parecchio inquietante, visto che è abitato goblin vegetariani, che trasformano le persone in piante prima di mangiarle.

Dato che è cliccatissimo, ecco il trailer da YouTube:

Fragasso e la Drudi hanno raccontato al mensile Wired gli aneddoti e i particolari sulla realizzazione del loro film-fenomeno. Il successone di Troll 2, tra l’altro, non è solo in rete: in USA esistono eventi, manifestazioni, proiezioni e un making-of prodotto addirittura dalla Metro Goldwyn Mayer.

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Così Francesco Maria Giro, sottosegretario ai Beni e alle Attività culturalisul film di Michele Placido Vallanzasca – Gli angeli del male presentato fuori concorso al Festival di Venezia. “Personalmente – continua Giro – non mi scandalizzo che si faccia un film su un criminale; mi scandalizzo che sia un regista mediocre come Placido a realizzarlo. Dalle dichiarazioni di Michele Placido che descrive un eroe, un mito, un uomo seducente che non ha mai ucciso, sono parole di Placido, persone inermi ma, aggiungiamo noi, poliziotti colpevoli di fare solo il proprio dovere, credo che sia molto difficile per questo film ottenere il finanziamento pubblico del ministero così come é stato richiesto ma finora non valutato. Tengo a precisare che é una mia personale ma convinta opinione. La commissione lavorerà come sempre in piena autonomia ma confido – aggiunge – nel pieno rispetto dei criteri che hanno sempre guidato il suo lavoro istruttorio. Il sistema per ottenere i fondi é in larga misura automatico a punteggio, il cosiddetto ‘reference system’, che privilegia criteri obiettivi, tenendo conto del curriculum del produttore e del cast e finendo così per premiare solo i soliti noti, che non sempre sono garanzia di qualità. Ma leggendo le dichiarazioni di Placido da Venezia e alcune battute del film riprese in agenzia, ho il fondato sospetto di trovarmi di fronte, nonostante il prodigioso cast, a una sceneggiatura senza capo ne’ coda, che non si regge in piedi e credo che la commissione ministeriale di questo dovrà tenere conto. Dopo questo ennesimo episodio sono ancora più convinto che ha ragione Bondi quando sostiene che – conclude Giro – é ora di voltare pagina e di finanziare solo le opere prime e seconde, meritevoli di essere sostenute, al di là delle celebrità e dei grossi nomi che ci sono alle spalle. Detto questo, siamo orgogliosi di aver finanziato lungometraggi di Mario Martone, Carlo Mazzacurati, Ascanio Celestini, Emidio Greco, Stefano Incerti e Pasquale Scimeca, tutti presenti alla Mostra di Venezia”.

Di tutt’altro avviso la moglie di Renato Vallanzasca, Antonella D’Agostino: “E’ un film bellissimo, straordinario. Ringrazio Michele.  Quello che si vede é tutto vero anche se Vallanzasca nel film appare più duro di quello che é nella vita reale. Chi comprerà il biglietto del film (in uscita il 17 dicembre) sarà soddisfatto”. Vallanzasca non ha visto ancora il film. “René lo vedrà prima dell’uscita nelle sale”, dice ancora la moglie.

CINEMA/VENEZIA: GIRO, DA PLACIDO SEMPLICEMENTE UN BRUTTO FILM
(ASCA) – Roma, 6 set – ”Il vero problema e’ che Michele Placido e’ un regista mediocre che fa brutti film. L’anno scorso, quando ho visto sempre a Venezia il suo film dedicato al Sessantotto ‘Il grande sogno’, mi sono cadute le braccia.

Era un film semplicemente brutto, di una assoluta inconsistenza. Quello dedicato a Vallanzasca temo sia peggiore perche’ sono convinto, senza averlo visto, che si tratta del solito fumettone, prodotto della fiction a tutti i costi, una replica furba e malriuscita di ‘Romanzo Criminale’, trasferita da Roma a Milano. Personalmente non mi scandalizzo che si faccia un film su un criminale; mi scandalizzo che sia un regista mediocre come Placido a realizzarlo”. E’ quanto ha dichiarato Francesco Maria Giro, Sottosegretario ai Beni e alle Attivita’ Culturali. ”Dalle dichiarazioni di Michele Placido che descrive un eroe, un mito, un uomo seducente che non ha mai ucciso – sono parole di Placido – persone inermi ma – aggiungiamo noi – poliziotti colpevoli di fare solo il proprio dovere, credo – ha aggiunto Giro – che sia molto difficile per questo film ottenere il finanziamento pubblico del Ministero cosi’ come e’ stato richiesto ma finora non valutato. Tengo a precisare che e’ una mia personale ma convinta opinione. La commissione lavorera’ come sempre in piena autonomia ma confido nel pieno rispetto dei criteri che hanno sempre guidato il suo lavoro istruttorio. Il sistema per ottenere i fondi e’ in larga misura automatico a punteggio, il cosiddetto ‘reference system’, che privilegia criteri obiettivi, tenendoconto del curriculum del produttore e del cast e finendo cosi’ per premiare solo i soliti noti, che non sempre sono garanzia di qualita”’. ”Ma leggendo le dichiarazioni di Placido da Venezia e alcune battute del film riprese in agenzia, ho il fondato sospetto – ha proseguito il sottosegretario – di trovarmi di fronte, nonostante il prodigioso cast, ad una sceneggiatura senza capo ne’ coda, che non si regge in piedi e credo che la commissione ministeriale di questo dovra’ tenere conto”.

”Dopo questo ennesimo episodio sono ancora piu’ convinto – ha proseguito Giro – che ha ragione Bondi quando sostiene che e’ ora di voltare pagina e di finanziare solo le opere prime e seconde, meritevoli di essere sostenute, al di la’ delle celebrita’ e dei grossi nomi che ci sono alle spalle.

Detto questo – ha concluso – siamo orgogliosi di aver finanziato lungometraggi di Mario Martone, Carlo Mazzacurati, Ascanio Celestini, Emidio Greco, Stefano Incerti e Pasquale Scimeca, tutti presenti alla Mostra di Venezia”.

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