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Archive for the ‘Siamo tutti diversamente abili’ Category

 

Quando si banalizza o non si dà la giusta importanza a ciò che facciamo di buono e positivo impediamo a noi stessi di vivere con gioia, il “cibo” più utile alla mente

Ci sono depressioni di cui è arduo capire la causa: non sono avvenuti eventi negativi, la salute c’è e la situazione generale è buona. Anzi, magari è pure florida: avanzamenti di carriera, soddisfazioni affettive, successo con amici e conoscenti. Eppure alcuni cadono in depressione. Una crisi “sorda”, lenta, invisibile ma progressiva, che spegne pian piano l’entusiasmo, toglie senso a ciò che si fa e spinge in un umore sempre cupo, con poche sfumature emotive e una grande fatica di vivere tutto quel che si fa. La persona quasi sempre non riesce ad accorgersene perché è come abituata, immersa in un mondo interiore senza gioia. E anche quando se ne avvede, nessuno dei tanti approcci terapeutici (psicoterapia, psicofarmaci, tecniche corporee, rimedi naturali, percorsi filosofici o spirituali) riesce a riportare la luce. Come può accadere?

L’atteggiamento

In molti casi, il motivo risiede in un atteggiamento mentale tra i più dannosi che esistano, il quale suona più o meno così: in qualsiasi ambito, se ottengo un buon risultato o se faccio qualcosa di buono, è una cosa “normale” o “scontata”, mentre se faccio qualcosa di sbagliato oppure ho un rendimento appena al di sotto delle attese, è imperdonabile, è drammatico, ho deluso tutti e non valgo niente. In pratica la persona può “martoriarsi” a più non posso, ma non può gioire, non può celebrare un risultato, non può festeggiare se stessa per ciò che fa di buono: il positivo viene sempre banalizzato mentre il negativo viene sempre estremizzato. Tale schema deriva di solito dalla famiglia di origine, dove da sempre girano frasi, ormai fatte proprie, come: “Si può sempre fare di più”; “Da te mi aspetto il massimo”; “Un campione come te non può fallire” e dove lo sguardo cade sempre su ciò che manca “per stimolarti, per spronarti a fare sempre meglio, per non farti sedere sugli allori”. Il tutto rinforzato da una diffusa cultura della prestazione e del “guardare sempre avanti”. È un modello mentale che, rendendo ovvia ogni riuscita, impedisce alla persona non solo di gioire, ma anche di sentirsi viva e valida, appagata e fiduciosa in se stessa. Ma il cervello non può vivere solo tra il “normale” e il “negativo”: ha bisogno anche del positivo, cioè di festeggiarsi e di riconoscersi dei meriti. Altrimenti nel tempo perde globalmente proprio ciò che si nega a ogni occasione, cioè la gioia e l’autostima, e cade in una profonda crisi.

Da mettere al bando: gli atteggiamenti che portano alla crisi

– Fare caso solo a ciò che manca o a ciò che potrebbe migliorare.

Che cosa hai voglia di ricevere o di dare oggi? Una carezza, un pizzicotto, un abbraccio, vuoi “pungere” qualcuno o dare un bacio? In questo libro troverai le parole e le frasi giuste che fanno riflettere, sorridere, battere il cuore.

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– Trarre conclusioni totalmente negative su se stessi in seguito a un errore.

– Banalizzare eventuali riconoscimenti o complimenti.

– Non soffermarsi mai a godere le piccole cose, in nome di obiettivi “più alti”.

La guida

Festeggiati in silenzio

Di fronte a una tua riuscita, in qualsiasi ambito, non ripartire subito come se niente fosse: concediti anche solo qualche minuto per “celebrare” la cosa, dentro di te. Godine silenziosamente, acquisendo la consapevolezza delle tue capacità ed energie. Poi riparti pure.

Accogli i complimenti

Quando ne ricevi, non respingerli in nome di chissà quali altre cose avresti potuto fare, non nasconderti dietro ad una falsa modestia. Rispondi con un bel “grazie!”, che legittima il tuo operato e al contempo valorizza – o quantomeno rispetta – l’opinione e l’intento benevolo di chi hai davanti.

Accetta gli errori

Tutto il progresso umano si basa sulla correzione e sul superamento di errori commessi. Se condanni i tuoi e li drammatizzi impedisci al cervello di evolvere e lo spingi verso ladepressione. Devi poter sbagliare e fare in modo che gli errori siano i tuoi e non quelli degli altri. Solo così saranno “gli errori giusti”.

 

Innamorati, cosa si vede osservando il cervello

Che sia amore consolidato o amore a prima vista, qualcosa cambia nel nostro funzionamento cerebrale: nuove aree vengono sollecitate in modo particolare, particolari neurotrasmettitori entrano in circolo. Insomma, “pazzi d’amore” non è solo un’espressione tanto per dire ma corrisponde alla realtà chimica che ci accompagna quando siamo davvero innamorati.

Innamorati, amore e desiderio

Amore a prima vista? Forse si potrebbe anche dire: cervello, a prima vista. Almeno è quanto risulta da una serie di studi separati e riassunti in una pubblicazione fatta sul Journal of Sexual Medicine. Sarà anche il cuore a parlare ma questo si riverbera e si vede chiaramente nel cervello. L’amore e il desiderio attivano aree cerebrali particolari, diverse ma tra loro collegate.

Le aree sono due: l’insula, una porzione della corteccia, e lo striato (o nucleo caudale). In particolare l’amore e l’attrazione attivano diverse aree del corpo striato: l’attrazione attiva le stesse aree che vengono sollecitate da tutto ciò che si trova piacevole, come il sesso o il cibo. L’amore, invece, si evidenzia in quelle aree coinvolte nel dare un valore al piacere. Ecco perchè, ad esempio, ci possono essere sentimenti iniziali di attrazione o desiderio sessuali che diventano poi, nel tempo, amore: si passa quindi prima da un’area per arrivare poi all’altra, all’elaborazione e all’attribuzione di un valore.

D’altra parte, come ha anche dimostrato il neurobiologo Semir Zeki, l’amore è come una droga, fa lo stesso effetto degli oppiacei sul cervello e nel nostro corpo. In pratica: nell’insula, nel nucleo caudato, nell’ippocampo e nel cingolo anteriore, da innamorati, abbiamo un’alta concentrazione di vasopressina e ossitocina (legata all’eccitamento sessuale e all’attaccamento) e di dopamina, che è un neurotrasmettitore che dà piacere, benessere, quel tipo di sensazione che si ha quando ci si merita un premio. Al tempo stesso gli innamorati (quindi siamo già oltre l’amore a prima vista) perdono la capacità critica: le zone frontali sembrano “morte”, non si attivano con l’anima gemella. Tipico soprattutto della fase dell’innamoramento, più che dell’amore vero e proprio. E, buone notizie, neanche l’amigdala si sente in dovere di intervenire: insomma, quando ci si innamora veramente, scompare la paura (del partner). Sarà per questo che gli innamorati difficilmente ascoltano i consigli altrui, in tema d’amore. E naturalmente non sono attive neanche le aree che una risonanza magnetica rileverebbe in caso di depressione o emozioni negative.

Cuori spezzati, il cervello impazzisce…
E se si torna improvvisamente cuori solitari, single a tutti gli effetti perchè lui/lei ci lascia? Allora il cervello impazzisce, arriva una tempesta di dopamina: cominciano i pensieri ossessivi.

Per fortuna, con il tempo, le cose tornano alla normalità e si esce dalla “pazzia” d’amore anche nel cervello. Che rispecchia poi quello che succede nel nostro cuore e nella nostra consapevolezza giacchè… tutto è collegato.

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 Il suo film è finito presto, molto prima dei titoli di coda. E’ la storia di una bambina disabile di sei anni, prima fatta entrare al cinema, una delle sale del Magnifico, insieme ai genitori: e poi invitata ad uscire dalle maschere di turno.

Un episodio che è stato raccontato da Francesco Macrì, ex assessore e attuale leader aretino di Fli, e rilanciato dai vari social network. La storia per come viene raccontata? Nel pomeriggio la famiglia si presenta al cinema, compra i biglietti: l’area per disabili, quella studiata per le carrozzine, è libera nello spettacolo dopo a quello delle 15, il biglietto della bambina riporterebbe l’ora dello spettacolo dopo, quello dei genitori secondo i familiari no e secondo l’Uci lo stesso. Il computer esegue e non ragiona ma non sbaglia

Cosa succede all’ingresso effettivo? Secondo la famiglia la maschera si accorge e pone il problema, invitando tutti ad andare a quello delle 17. Secondo l’Uc non si sarebbe accorta di nulla, vista la calca all’ingresso. Di fatto i tre entrano.

Essendo l’area per le carrozzine occupata l’unica possibilità è accomodarsi nelle poltroncine tradizionali. Ma dopo dieci minuti entrano le maschere in sala e chiedono ai tre di uscire. Motivo? La mancanza di condizioni di sicurezza. In pratica misurate sul caso di incendi, quando è necessario agire subito e quindi in teoria non ci sarebbe il tempo di risalire sulla sedia a rotelle per fuggire. I genitori replicano che la piccola è leggerissima e che sono loro con lei.

I genitori protestano, una parte della sala si accorge, poi il confronto prosegue fuori della sala, nel corridoio. La bambina, da dentro, capisce perfettamente cosa sta accadendo e chiede per prima di uscire. Ai tre vengono offerti anche dei biglietti gratuiti per altri spettacoli ma a quel punto ormai la voglia di andare al cinema è sparita.

Macrì unisce a quelle della famiglia anche le sue proteste.  “Come si fa ad avere un solo posto disabili per sala? Chiedo all’assessore comunale alle politiche sociali di prendere in considerazione quanto è successo”

ROMA – All’istituto tecnico commerciale “G. da Verrazzano”, a Cinecittà, Simone si trova bene. Lì ci sono i suoi amici di infanzia, i professori lo stimano e si sente perfettamente integrato, nonostante la distrofia muscolare che da due anni lo costringe a muoversi su una sedie a rotelle.
Oggi ne ha 14 e la mamma racconta con quale entusiasmo Simone riesca a divertirsi con i compagni, a seguire anche le lezioni di matematica, le più difficili, a partecipare come arbitro alle partite giocate in cortile. Un solo grande ostacolo: l’ingresso nell’edificio.
I 7 gradini senza una rampa ad hoc dell’entrata principale impediscono di fatto l’accesso nell’Istituto e Simone è costretto ad entrare dal cancello secondario. «È una soluzione inaccettabile che discrimina mio figlio e crea disagio ai dipendenti scolastici – denuncia Ada Gaito, la mamma – Basterebbe che la Provincia concedesse i fondi per costruire una pedana per disabili, prevista tra l’altro per legge, per evitare tanti inconvenienti». Simone infatti ogni mattina, al suono della campanella, deve attendere che qualcuno vada ad aprire il portone, anche oggi che ha le chiavi per entrare autonomamente: la distrofia, da circa due mesi, ha infatti indebolito pure le braccia e aprire da solo richiede uno sforzo eccessivo. Per non parlare degli imprevisti.
«Una volta durante l’occupazione della scuola mio figlio è rimasto 20 minuti sotto la pioggia – spiega Ada – perchè nel caos non si trovavano più le chiavi». Ma le difficoltà riguardano anche l’accesso alla palestra nel seminterrato: senza un montascale Simone deve uscire dall’edificio, passare per la scuola adiacente e da lì entrare nella sala, perdendo parte della lezione. Così «spesso quando piove tutta la classe rinuncia all’ora di educazione fisica per evitare che il ragazzo si bagni». E la responsabilità, sottolinea la signora «è della Provincia di Roma che deve occuparsi dell’opera. Li abbiamo contattati più volte tramite la scuola e l’associazione Parent project ma hanno sempre risposto di non avere risorse». Come ultima ratio Ada spera di abbattere le barriere architettoniche lanciando un appello che sa di provocazione: «Chiedo un atto di solidarietà. Un privato disposto a costruire pochi metri di pedana a proprie spese».

Una storia curiosa, che viene raccontata via Facebook e sulla quale a questo punto esistono almeno due versioni e qualche curiosità. Una bimba in carrozzina viene allontanata da un cinema ad Arezzo durante uno spettacolo perché non si trova seduta al posto per i disabili a causa di un errore delle maschere.

IL RACCONTO – La storia è raccontata dalla Nazione in questa maniera:

Nel pomeriggio la famiglia si presenta al cinema, compra i biglietti: l’area per disabili, quella studiata per le carrozzine, è libera nello spettacolo dopo a quello delle 15, il biglietto della bambina riporterebbe l’ora dello spettacolo dopo, quello dei genitori secondo i familiari no e secondo l’Uci lo stesso. Il computer esegue e non ragiona ma non sbaglia Cosa succede all’ingresso effettivo? Secondo la famiglia la maschera si accorge e pone il problema, invitando tutti ad andare a quello delle 17. Secondo l’Uc non si sarebbe accorta di nulla, vista la calca all’ingresso. Di fatto i tre entrano. Essendo l’area per le carrozzine occupata l’unica possibilità è accomodarsi nelle poltroncine tradizionali.

Ma dopo dieci minuti entrano le maschere in sala e chiedono ai tre di uscire:

Motivo? La mancanza di condizioni di sicurezza. In pratica misurate sul caso di incendi, quando è necessario agire subito e quindi in teoria non ci sarebbe il tempo di risalire sulla sedia a rotelle per fuggire. I genitori replicano che la piccola è leggerissima e che sono loro con lei. I genitori protestano, una parte della sala si accorge, poi il confronto prosegue fuori della sala, nel corridoio. La bambina, da dentro, capisce perfettamente cosa sta accadendo e chiede per prima di uscire. Ai tre vengono offerti anche dei biglietti gratuiti per altri spettacoli ma a quel punto ormai la voglia di andare al cinema è sparita.

Il tutto, secondo la Nazione, è riportato su Facebook dal leader aretino di Futuro e libertà per l’Italia, ed è facile notare (guardate lo stamp e il rettangolo) che il tutto è stato fatto in una inserzione sponsorizzata, alla quale il social network garantisce una visibilità molto alta in cambio del pagamento di una certa somma. Probabilmente l’avrà fatto per dare il massimo della diffusione a una storia così:

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In vigore dal 15 settembre il decreto del presidente della repubblica n. 151 del 30 luglio 2012 che prevede l’introduzione in Italia del contrassegno invalidi europeo e la corrispondente modifica della segnaletica stradale.

Il Contrassegno Unificato Disabili Europeo permetterà la regolazione della sosta ai cittadini con disabilità anche in tutti i paesi dell’Unione Europea, senza il disagio di non vedersi riconosciuto quello del proprio paese di origine, con il rischio di subire contravvenzioni.
Il testo, oltre a introdurre nell’ordinamento interno il contrassegno invalidi comunitario, che dovrà essere esposto nella parte anteriore del veicolo, prevede altre importanti novità per i veicoli al servizio di persone invalide. Infatti, le modifiche dell’art. 381 prevedono anche che il comune possa stabilire la gratuità della sosta per i disabili nei parcheggi a pagamento nel caso in cui gli appositi spazi riservati siano già occupati o indisponibili. Viene poi modificata la segnaletica stradale, per conformarla al simbolo previsto dalla raccomandazione 98/376/Ce. Entro tre anni dall’entrata in vigore del dpr i vecchi modelli di contrassegno invalidi dovranno essere sostituiti dal nuovo contrassegno salvo che i comuni stabiliscano un periodo inferiore a tre anni. Durante il periodo transitorio i permessi invalidi già rilasciati resteranno validi.

Inoltre, il dpr disciplina le ipotesi di variazione dell’intestatario della carta di circolazione che non danno luogo al trasferimento di proprietà e le ipotesi di intestazione temporanea dei veicoli immatricolati a nome di soggetti diversi dagli utilizzatori pro tempore. In caso di comodato, esclusi i casi di utilizzo dei veicoli da parte dei componenti del nucleo familiare, se il prestito si protrae per più di trenta giorni il nominativo del comodatario deve essere annotato sulla carta di circolazione. In caso di custodia giudiziale può essere annotato sulla carta di circolazione l’ente affidatario.
Per la locazione senza conducente è sufficiente il semplice aggiornamento del ced della motorizzazione. Il locatario dovrà portare con sé durante la guida, oltre alla fotocopia autenticata della carta di circolazione, la ricevuta dell’avvenuto aggiornamento al ced. Se la locazione senza conducente riguarda veicoli immatricolati con la speciale targa della polizia locale occorre una nuova immatricolazione. Infine, per i veicoli immatricolati a nome di soggetti incapaci, sulla carta di circolazione devono essere annotati i dati anagrafici del genitore o del tutore.

Ora quello che viene auspicato dalle varie Associazioni di persone con è soprattutto legato alla possibilità di unificare anche l’accesso e la circolazione delle automobili delle persone con disabilità all’interno delle Zone a Traffico Limitato dei Comuni italiani. È noto, infatti, che ogni Comune con ZTL, ha modalità differenti di regolare l’accesso e la circolazione dei veicoli. Nei varchi muniti di telecamera, il permesso della persona con disabilità non residente – essendo cartaceo – non viene “letto” dal dispositivo elettronico e la persona corre il rischio di essere multata, qualora non segnali la propria targa all’ufficio comunale preposto (vedi schede contact center specifiche).
Una regolamentazione unificata che rispetti il diritto alla mobilità delle persone con disabilità è auspicabile per evitare, quindi, anche questo aggravio nei confronti delle persone con disabilità.
Per Giovanni D’Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti” il diritto alla mobilità, sancito anche dalla Convenzione Internazionale sui Diritti delle Persone con Disabilità, ha modo di essere ancora più effettivo.

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Un progetto davvero importante, e con grandi prospettive di sviluppo futuro, che vede collaborare la stessa istituzione musicale della montagna e la Fa.Ce – Famiglie Cerebrolesi di Reggio Emilia, e che rientra nell’ambito di una grande iniziativa internazionale a cui partecipano soggetti musicali dalla Francia, dalla Cina, dalla Germania e, per l’Italia, appunto il Merulo. È stato presentato mercoledì 7 aprile nella sede dell’Istituto Musicale “Claudio Merulo” di Castelnovo Monti alla presenza del direttore dell’Istituto Giovanni Mareggini, della presidente della Fa.Ce Alma Zanni, e dei docenti del Merulo Stefano Bonilauri ed Ezio Bonicelli. Ha spiegato Mareggini: “Sono ormai alcuni anni che portiamo avanti corsi ed attività musicali insieme ai ragazzi diversamente abili, che fanno riferimento alla Fa.Ce. Nel corso del tempo questa attività si è sviluppata ben oltre le previsioni iniziali. I corsi vengono seguiti da Ezio Bonicelli insieme a Laura Magnani ed sono diventati sempre di più i ragazzi che con cadenza settimanale si ritrovano con la semplice idea di fare musica. Grazie a Stefano Bonilauri ora questa nostra attività è entrata in contatto con il gruppo francese delle “Percussions de Treffort”, diretto da Alain Goudard, che ha sede vicino a Lione, e si è avviato un rapporto che pensiamo possa strutturarsi negli anni: il primo passo sarà la settimana prossima, nei giorni dal 14 al 16 aprile, una serie di attività che abbiamo intitolato “Oltre i confini”, con la presenza a Castelnovo di Goudard ed alcuni suoi ragazzi. Si tratta per noi della partenza di una attività internazionale già esistente, che comprende realtà che lavorano con ragazzi disabili in Francia, in Cina, in Germania. Il sogno che abbiamo per il futuro è che possa nascere un ensemble che metta insieme ragazzi diversamente abili e studenti del Merulo normodotati. Siamo molto fieri di come è stata gestita negli anni questa attività, che ci rende l’unico conservatorio in Italia, nonostante siamo il più piccolo in assoluto, ad avere una attività strutturata per ragazzi diversamente abili”. Il calendario delle attività dal 14 al 16 aprile prevede visite del gruppo francese ai centri diurni dell’Appennino, incontri con i ragazzi della Fa.Ce e con il gruppo di lavoro del Merulo che opera con loro, e una serata di presentazione pubblica dell’iniziativa e l’esecuzione di brani musicali, giovedì 15 alle 21 nella sala concerti dell’Istituto”. Ha aggiunto Alma Zanni: “L’idea da cui eravamo partiti, 4 anni fa, per questo lavoro con il Merulo, era di far fare ai nostri ragazzi qualcosa che gli piacesse, lontano da idee di musicoterapia, ma semplicemente perché avessero l’opportunità di divertirsi e stare bene. Siamo partiti con un sentimento di avventura, ed anche un po’ di paura, perché per il Merulo era il primo approccio con la disabilità, ma poi la cosa è cresciuta, sono emerse idee sempre nuove, e da un gruppo iniziale di 7-8 ragazzi, oggi a frequentare i corsi sono 18. E’ stato molto bello vedere come hanno reagito gli altri studenti del Merulo, che inizialmente si interrogavano su cosa facessero questi ragazzi, poi pian piano si sono avvicinati alla loro attività ed oggi ci sono 4 o 5 ragazzi che collaborano costantemente ai corsi. Ora in questa nuova iniziativa crediamo tantissimo, abbiamo visto come lavora l’ensemble francese, in cui insieme ragazzi disabili normodotati e disabili producono musica di alto livello. La loro è una esperienza che va avanti da 20 anni, ed i nostri ragazzi a volte presentano disabilità più gravi di quelli che lavorano nell’ensemble, ma devo dire che sono molto bravi anche i nostri, per cui ci aspettiamo una ottima collaborazione”. Stefano Bonilauri ha raccontato l’esperienza dell’Ensemble di Lione: “Ci sono molti aspetti che rendono interessante questa collaborazione: i percussionisti di Treffort sono nati da subito con l’idea di creare un ensemble professionale, e in Francia c’è grande attenzione per questi gruppi che lavorano con compositori contemporanei, che spesso creano nuove partiture apposta per loro. Sono stati direttamente loro a venirci incontro per una partnership, anche a livello di finanziamenti, perché Goudard era molto interessato a conoscere i nosri progetti con i ragazzi disabili. Quando si incontrano metodi e realtà diverse che si prefiggono obiettivi comuni, ne emerge sempre un arricchimento”.

Ha concluso Ezio Bonicelli: “Quando siamo partiti a lavorare con questi ragazzi non sapevamo bene quale approccio seguire. Dopo una fase in cui lavoravamo sulla riproduzione di canzoni e musiche esistenti, abbiamo dato più spazio alla composizione, ed è emersa da parte loro l’esigenza di usare la musica come un nuovo linguaggio di comunicazione, non verbale, con il quale gradualmente hanno imparato sempre più a raccontarsi ed aprirsi. Oggi buona parte delle idee e proposte su cui lavoriamo vengono direttamente da loro, in un momento che è per loro gioioso e divertente. Sarà una nuova sfida riuscire ad usare questo linguaggio per comunicare con questi ragazzi francesi, sulla base di strumenti, suoni e ritmo”.

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Cancella strisce per disabili per parcheggiare, denunciato

Il dipendente di una cooperativa che si occupa della manutenzione della segnaletica stradale, per avere un posto auto direttamente sotto casa, ha dipinto di bianco le strisce gialle orizzontali riservate alla sosta dell’auto di una persona disabile. Per avere piu’ spazio, il quarantunenne ha inoltre ristretto le strisce bianche della sosta gia’ esistenti e ha messo una ‘X’ in corrispondenza del portone della sua abitazione: in questo modo ha impedito ai concittadini di parcheggiare e ha creato un posto auto ‘esclusivo’ per la sua famiglia. L’uomo, che risiede a San Donaci, piccolo Comune della provincia di Brindisi, e’ stato denunciato a piede libero dai carabinieri. Fonte: Ansa 23 / 08 / 2010

Che fortuna essere invalidi!

Salve sono Casolaro Rosa una persona invalida di San Giorgio a Cremano. Percepisco solo 500 euro di pensione al mese mentre mio marito ne percepisce solo 200 al mese in quanto anche lui invalido. Abito in piazza Trieste e Trento N 10. Parlo a tutela di tutte le persone invalide di San Giorgio a Cremano. Da oggi la nuova società strisce blu ha deciso che noi invalidi possiamo solo parcheggiare sul singolo posto invalidi (precisando che c’è un solo posto invalidi ogni 40 posti macchine), e se lo troviamo occupato, dobbiamo parcheggiare sulle strisce blu e pagare (fortunatamente solo 40 cent rispetto a 1 euro che paga il comune cittadino… che fortuna esse invalidi si risparmia sulle strisce blu 60 cent). Se trovo poi il posto invalidi occupato sotto casa mia, ovviamente la devo parcheggiare come dicevo sulle strisce blu e la nuova societa’ ha deciso che ogni ora l’invalido siccome gode di ottima salute deve scendere ogni ora per mettere il grattino, mettendo in conto che io abito al 8° piano e se l’ascensore si guasta io siccome sono appunto sana come un pesce devo scendere a piedi e risalire a piedi ogni ora. Io mi reputo fortunata ad avere l’ascensore, pensate a quanti invalidi devo scendere e salire a piedi non avendo l’ascensore. Mi chiedo una giornata tipo dove esco e mi accompagnano con l’auto al mercato per fare la spesa, trovo il posto invalidi occupato e quindi per parcheggiare pago le strisce blu, poi mi reco alla posta idem e pago, poi all’Asl, idem… ma insomma questi pochi soldi al mese li devo spendere per pagare i parcheggi?Vi ricordo che noi invalidi abbiamo la macchina non per lusso, ma per necessità, (non mensionando poi l’assicurazione, il bollo e le altre spese per essere in regola. D’altronde il parcheggio della vesuviana dove abito si paga anche di notte, cosa inesaudita, non si è mai sentito che un parcheggio è a pagamento anche di notte. Noi invalidi non solo abbiamo problemi fisici e nel mio caso anche economico, ma dobbiamo anche essere presi in giro in questo modo con articoli su internet ‘agevolazioni STRISCE BLU per invalidi a San Giorgio, ma quali agevolazioni se non veniamo tutelati da nessuno, io mi sento trscurata dalle autorita’ che invece dovrebbero venire incontro ai problemi del cittadino in generale. Siccome la situazione e’ molto grave e nessuno ha cercato di evitare tutto questo disagio alle categorie deboli, io vado avanti e chiamero’ in causa tutte le autorita’ competenti di San giorgio a Cremano. E mettero’ in evidenzia ai giornali regionali e se necessita Striscia la notizia, mi manda rai 3 tutta la vergogna e l’assurdita che si attua nei confronti di coloro che sono deboli da parte di amministrazioni che non hanno un briciolo di umanita’ e sensibilita’ nei confronti dei cittadini che hanno difficolta’.,con la speranza di trovare qualcuno con più sensibilita’ nei nostri riguardi. Spero che si risolva la situazione nel piu’ breve tempo possile altrimenti non mi fermero’ davanti a niente e a nessuno. RICORDADEVI L’INVALIDO NON SI TOCCA, PER NESSUN MOTIVO. Ci dicono di aspettare ancora giorni per prendere una decisione al riguardo al nostro comune, ma intanto noi dobbiamo pagare, come possiamo fare?
Rosa Casolaro

Sei anni fa, in seguito ad una sepsi, Pascal da Silva, un trentanovenne girondino del comune di Camarsac, è statoamputato di una parte delle sue dita e di due gambe. E’ quindi unportatore di handicap. “Ho un’invalidità all’80%, ho una carta che lo dimostra.” Un documento essenziale anche se certo il giovane girondino non vorrebbe dimostrarlo in situazioni di piena umiliazione, quello che gli è successo venerdì scorso. Ha dovuto mostrare le sue protesiper giustificare il parcheggio nel posto riservato a chi è un disabile.

L’Ikea obbliga un disabile a mostrare le protesi per avere un parcheggio

SHOCK ALL’IKEA – Probabilmente farà causa contro un vigilante dell’Ikea di Bordeaux. Alle 20 e 30 di ieri, quando è andato al centro commerciale per acquistare un divanetto, Pascal ha parcheggiato la sua macchina nel posto auto riservato ai disabili.  Ha messo la sua carta che certifica il suo status sotto il parabrezza e si è incamminato con moglie e figlia presso l’Ikea, quando è stato fermato da un’agente di sicurezza che voleva verificare la regolarità del suo parcheggio. Secondo il direttore del negozio, Bruno Salasc, l’eccesso di zelo è dipeso dal fatto che Pascal era arrivato al centro commerciale guidando lui stesso la macchina. L’agente non ha visto nessuna persona apparentemente portatrice di handicap e ha così fermato Pascal, accusandolo di volerlo fregare dopo che gli aveva mostrato i suoi documenti.

UMILIAZIONE IN PUBBLICO – ” Dopo aver avvertito i colleghi via radio mi ha detto di seguirlo in ufficio, mentre mia figlia piangeva perchè vedeva trattato suo padre come un ladro. L’agente di sicurezza mi diceva che non ero un vero portatore di handicap, perchè avevo solo un paio di dita tagliate. I suoi modi erano oltremodo volgari, oltre che violenti. ” Per essere convinto l’agente allora ha voluto una prova, e ha costretto Pascal a mostrare le sue protesi in pubblico, alzando i pantaloni. “Un’umiliazione terribile”, come afferma il trentanovenne girondino.

CAUSA ALL’AGENTE – Per i toni aggressivi e per l’umiliazione subita in pubblico Pascal ha deciso di denunciare la catena svedese. Una decisione presa anche perchè Pascal da Silva non sopporta come vengono trattate le persone come lui. “Sono un concessionario d’automobili, vivo bene, ma nell’immaginario collettivo i portatori d’handicap devono essere persone sofferenti, povere, che vivono male. Invece io voglio essere come gli altri, e godere la vita per quanto posso. Non mi vergogno affatto per quello che sono, e non capisco perchè dovrei. Solo perchè cammino grazie alle protesi, non avrei il diritto di parcheggiare in un posto riservato alle persone disabili?”.

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Si parla ormai solo di spread, azioni, borsa….ma la verità è che l’Italia è lontana dallo standard di altri paesi dell’Europa, io è da anni che lotto con barriere architettoniche, stazione ferroviarie che sono dei veri trabocchetti, marciapiedi, scale, insomma qui da noi non c’è un minimo di sensibilità e cultura. Pubblico questo articolo di Sabrina perché è veramente molto bello e ci rivela lo stato disastrato in cui viviamo tutti i giorni, allego la legge che purtroppo esiste ma non viene messa in pratica. Così tutte le città Italiane sono una vera tragedia, come le ferrovie, i treni con scalini che sfidano l’intelligenza umana. I fondi ci sono ma vengono accantonati per altre cose, questo è ancora più vergognose, l’Europa ci da delle possibilità, ma non non le usiamo. Siamo all’ultimo posto, io credo che prima dovremmo iniziare da qui la nostra risalita, non dallo spread o azioni. La cultura di un paese si misura qui non nelle altre situazioni. Spero tanto che se ci sarà una rinascita parta da questo gradino….scusate scivolo……cF

Disabili

Barriere architettoniche. Le nostre città?  Un percorso a ostacoli   di Sabrina Bachini 

Scale, marciapiedi, intercapedini e gradoni. Le nostre città diventano un percorso a ostacoli per i ‘disabili’ e il completo abbattimento delle barriere architettoniche è ancora una meta lontana. Per capirlo, immaginiamo la giornata tipo di una persona disabile a Roma.

Senso civico, solidarietà e abbattimento delle barriere: queste componenti sono le fondamenta portanti per la costruzione della società.

Nel 2010 l’Italia non è ancora riuscita a tenere il passo con le altre nazioni europee per quanto riguardal’abbattimento delle barriere architettonicheche impediscono alle persone disabili di usufruire delle strutture e dei servizi come dovrebbero. Esistono ancora dei limiti per queste persone, nonostante il governo prometta di stanziare fondi per la costruzione di strutture per la risoluzione del problema.

Il nostro Paese si conferma sempre ‘il fanalino di coda’della Comunità Europea, restando arretrato sotto molti punti di vista. Non esistono fondi sufficienti, a fatica vengono varate leggi in merito, non vengono realizzate sufficienti strutture accessibili a tutti e persino i mezzi pubblici, spesso, non possiedono la pedana per consentire l’entrata a persone disabili.

Bisognerebbe essere presenti e cercare di muovere le coscienzedi chi ha potere di cambiare questa situazione e ha la colpa di non volerlo fare. Perché se si vuole si può.

Immaginando la giornata tipo di una persona disabile, ci si può rendere conto di quanto si deve ‘lottare’ per sopravvivere.

Come accennato sopra, a Roma i mezzi pubblici non sono ancora dotati delle strutture sufficienti affinché tutti possano accedervi. Per arrivare a San Pietro, ad esempio, occorre fare un percorso diverso da quello che di solito si consiglia di fare. Non ci sono ascensori e montascale nella stazione della metropolitana più vicina per giungere a Città del Vaticano. Sulla linea A sono attualmente in servizio solo 39 treni attrezzati anche per il trasporto di disabili su sedia a ruote, dotati di avvisatore acustico di fermata e sistema automatico di apertura/chiusura porte in sicurezza, ma dovrebbero esisterne di più e da più tempo.

metro roma
A Roma sono solo 11 le stazioni della linea A dotate di percorsi e mappe tattili per i disabili visivi, le restanti 15 sono dotate solo di un codice di arresto pericolo lungo la banchina

Sono solo 11 le stazioni della linea A dotate di percorsi e mappe tattili per i disabili visivi, le restanti 15 sono dotate solo di un codice di arresto pericolo lungo la banchina. Tutti gli ascensori presenti sono dotati di pulsantiera in Braille, di annunciatore di sintesi vocale (italiano/inglese) che informa sulle varie fasi di funzionamento e sul piano servito, mentre sono installati impianti montascale nelle tre stazioni prive di ascensori.

Purtroppo, però, questiascensori spesso non sono funzionanti e non hanno il pulsante di chiamata attivo. L’ascensore esterno della stazione Subaugusta è quasi sempre fuori servizio. Un disabile che deve prendere la metropolitana da lì, è costretto spesso a restare fuori senza riuscire a comunicare con il personale di servizio per accedere ai treni della metro. In questo caso, ci deve essere una persona di accompagno che possa scendere al gabbiotto al piano di sotto, chiamare il personale e farsi aiutare.

Capita che i responsabili della stazione Subaugusta lavorino al capolinea Anagnina, per cui devono arrivare da lì, capire il problema per cui non funziona il pulsante di chiamata dell’ascensore e quindi risolverlo. Il tempo minimo che passa per effettuare tutte queste operazioni è di almeno 30 minuti. E non sempre si ha la fortuna di trovare qualcuno nei gabbiotti delle stazioni della metropolitana.

Le stazioni della linea B, invece, sono tutte dotate di ascensori e montascale, tutte provviste di mappe tattili e di ascensori con pulsantiera in Braille e annunciatore di sintesi vocale. Ma è ancora in fase di attuazione un piano per l’installazione ex novo o l’adeguamento di percorsi tattili e mappe, secondo il modello realizzato nella stazione Manzoni. È ancora in corso il progetto di ristrutturazione del ‘nodo Termini’ secondo i criteri di accessibilità sicurezza. Questo progetto doveva essere già stato attuato, ma i tempi di realizzazione e di attesa sono sempre infiniti. E questo crea molte difficoltà di accesso dalla linea A alla B.

autobus pedana
Molti autobus non sono dotati di pedane per consentire il facile accesso ai disabili sulla sedia a ruote

Molti autobus non sono dotati di pedane per consentire il facile accesso ai disabili sulla sedia a ruote; i pochi che ci sono fanno un percorso limitato al centro di Roma, mentre la periferia è scarna di bus attrezzati.

Il problema si estende anche alle abitazioni e ai negozi. Molti palazzi, soprattutto quelli costruiti prima del 2000, spesso non hanno l’ascensore fino alla fine della rampa delle scale, impedendo al disabile di arrivare al piano terreno senza dover trovarsi di fronte una serie di gradini che dividono il piano con l’accesso esterno.

Per quanto riguarda i mezzi di locomozione, anche moltecompagnie aeree presentano difficoltà.

Un disabile che prenota un biglietto aereo, spesso, è costretto ad attendere giorni interi per avere la conferma della prenotazione del posto. Si deve sempre comunicare agli addetti della compagnia l’imbarco della sedia a ruote e attendere la conferma della disponibilità e della presenza di posti (ogni aereo, normalmente, ha solo 2 posti a disposizione per i disabili). L’attesa si prolunga al momento della comunicazione, da parte dell’agenzia viaggi alla compagnia, per il bisogno di accompagno di cui necessita la persona disabile per accedere all’imbarco in areo dalla postazione del check in.

Gli aeroporti sono dotati di pullman che agevolano l’ingresso all’area imbarco, ma spesso il conducente si fa attendere oppure costringono la persona ad entrare con un largo margine di anticipo, costringendo la persona a stancarsi e a non poter usufruire di nessuna struttura per poter passare il tempo in attesa della partenza del volo.

Basterebbero alcune regole di buona condotta e sicuramente più fondi a disposizione per l’abbattimento di queste barriere, insieme al senso civico e alla sensibilità che deve essere in ognuno di noi per far presente questo ‘limite’ che ancora caratterizza negativamente il nostro paese. In questo modo non ci saranno più quelle situazioni di disagio e gli spiacevoli inconvenienti che continuano pesantemente a voler sottolineare il differente ‘trattamento’ fra le persone meno fortunate e quelle che invece non si domandano nemmeno se esiste questa realtà.

DISCIPLINA DELLE BARRIERE ARCHITETTONICHE ALLA LUCE DELLA RECENTE GIURISPRUDENZA Del tema delle barriere architettoniche si sono occupati, ciascuno per le proprie competenze, i giudici ordinari, amministrativi e contabili. Va subito premesso che le decisioni non sono tutte univoche nel riconoscere la prevalenza dei diritti del disabile anche se, a onor del vero, le pronunce di segno negativo rappresentano la netta minoranza (circa il 15%) rispetto alle sentenze conosciute, derivano, per quanto consta, solo da giudici ordinari e, in ogni caso, negli ultimi tre-quattro anni la giurisprudenza si è sempre più orientata verso il riconoscimento dei diritti del disabile.

I giudici soprattutto nell’applicazione dell’art. 2 della L. 13/89 (in materia di eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati) si sono trovati spesso di fronte al bivio del bilanciamento dei contrapposti interessi: quello del portatore di handicap all’eliminazione delle barriere (diritto, questo, riconosciuto dalla legge ordinaria e che trova la consacrazione, perlomeno indiretta, negli articoli 2, 3, 32 e 38 Cost.) e quello, pure rilevante, della proprietà privata, anch’esso sancito a livello costituzionale (art. 42 Cost.). La stessa L. 13/89, nell’art. 2, comma 3, fa salva la norma contenuta nell’art. 1120, comma 2, cod. civ. che vieta quelle innovazioni che rechino pregiudizio alla stabilità o alla sicurezza del fabbricato, che ne alterino il decoro architettonico o che rendano talune parti comuni dell’edificio inservibili all’uso o al godimento anche di un solo condomino.

*** In linea di massima i (pochi) precedenti negativi (di svariata

provenienza, da qualche Pretura e Tribunale alle Corti d’Appello di Napoli e Genova e fino alla Cassazione, in una pronuncia del 1994) hanno negato al portatore di handicap il diritto di realizzare, anche a proprie spese, una rampa di accesso e finanche l’ascensore, dando invece di volta in volta la prevalenza alle contrapposte esigenze di conservazione dell’estetica dell’immobile e del suo sfruttamento comune da parte di tutti i condomini (Pret. Milano 18/4/89) oppure a quelle del singolo condomino (in caso di intollerabile pregiudizio o anche di danno apprezzabile per quest’ultimo: Trib. Napoli 13/11/91); in qualche occasione i giudici (e tra questi la Cassazione con la citata sentenza del 1994) sono arrivati perfino a pronunciare la nullità delle delibere di assemblee condominiali che avevano già autorizzato le innovazioni con le speciali maggioranze previste dall’art. 2 della L. 13/89 ritenendo che tali delibere determinassero per i condomini una sensibile menomazione dell’utilità derivante dall’originaria comunione immobiliare o un sensibile deprezzamento dell’unità immobiliare anche di un solo condomino (Cass. 25/6/94 n. 6109; App. Genova 27/12/97; App. Napoli 27/12/94). Ancora, è stato negato ad un disabile un provvedimento d’urgenza volto all’eliminazione delle barriere architettoniche in quanto si trattava di un disabile non residente nell’immobile (Trib. Savona 26/5/94). Infine, più recentemente il T.A.R. della Lombardia ha autorizzato l’apertura di un ambulatorio odontoiatrico privo dei requisiti ex d.m.

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n. 236/1989 in materia di eliminazione delle barriere architettoniche, basandosi sulla specialità della normativa sanitaria che si sovrappone a quella generale a favore dei disabili (T.A.R.Lombardia Milano, sez. I, 17 gennaio 2001, n. 97).

*** Tuttavia, a fronte di queste poche sentenze di segno negativo per il disabile, sta un panorama giurisprudenziale sostanzialmente favorevole in materia di barriere architettoniche fin dal periodo

immediatamente successivo all’emanazione della L. 13/89. Infatti è stato più volte ritenuto che l’installazione ex novo dell’ascensore non costituisca un’innovazione vietata ma piuttosto una modificazione necessaria per il miglior godimento della cosa comune, anche se incidente sul compossesso degli altri condomini (Trib. Milano 14/5/89; Pret. Catania 14/5/91; Pret. Pordenone 14/6/94) e anche se comportante il restringimento del vano scala comune (App. Genova 3/2/99), che l’interesse del disabile sia prioritario rispetto al modesto sacrificio dei condomini (Trib. Foggia 29/6/91), che prevalgono le esigenze di tutela dei principi di uguaglianza e di solidarietà (Trib. Milano 7/5/92) e il diritto ad una normale vita di relazione (Trib. Firenze 19/5/92). E’ stato altresì imposto in via di urgenza ad un ente proprietario di un edificio pubblico in cui risiedeva un disabile di predisporre un mezzo adeguato di salita e discesa (Trib. Roma 18/4/98). In ogni caso è necessario che il portatore di handicap dimostri la sua condizione secondo le imprescindibili modalità ex art. 4 L. 104/1992 (ovvero

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tramite l’accertamento delle apposite Commissioni mediche), a pena di applicazione delle più rigide maggioranze dell’art. 1136, 5° comma, c.c. (anziché quelle minori cui rinvia l’art. 2 L. n.13/1989)per l’approvazione della delibera condominiale autorizzativa dell’ascensore (Cass., sez.II, 30 gennaio 2002, n. 1197). Infine, si è sottolineato che la Sopraintendenza per i Beni Ambientali ed Architettonici non possa negare l’autorizzazione all’installazione di un ascensore per soddisfare le esigenze di mobilità dei disabili se non prova il “reale e dimostrabile” pregiudizio all’interesse di cui l’amministrazione è portatrice (T.A.R. Lazio, sez. II, 15 febbraio 2002, n. 1061).

Quanto alle norme sulle distanze previste dal codice civile, la giurisprudenza ha interpretato la deroga di cui all’art. 3 della L. 13/89 nel senso che tali norme non si applicano agli impianti indispensabili ai fini della reale abitabilità dell’appartamento e nemmeno alle unità comprese nello stesso condominio (Pret. Catania 20/3/92) e che le maggiori distanze previste dai regolamenti condominiali comunque non si applichino, anche in assenza di spazi o di aree di proprietà o di uso comune (Trib. Genova 13/11/97). Quanto, poi, ai presupposti per poter richiedere l’eliminazione delle barriere, è stato più volte affermato che non occorre la presenza o la residenza nell’edificio di portatori di handicap (Trib. Milano 19/9/91; Trib. Milano 26/4/93), essendo sufficiente la visitabilità dello stesso da parte di tutti coloro che hanno occasione di accedervi, per es. parenti o amici disabili (Trib. Milano 26/4/93;

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Trib. Milano 22/3/93). La L. 13/89, inoltre, è stata ritenuta applicabile anche agli ultrasessantacinquenni (Trib. Napoli 14/3/94; Pret. Roma 15/5/96). Va altresì precisato che, sempre secondo la giurisprudenza, al portatore di handicap non compete alcuna azione di condanna ad un facere (eliminazione delle barriere) nei confronti del Condominio o degli altri comproprietari ma soltanto un’azione di accertamento del proprio diritto ad eseguire, a proprie spese, le opere necessarie per l’abbattimento delle barriere stesse (Pret. Roma 15/5/96).

Quanto, poi, alla Pubblica Amministrazione e, più in generale, alla giurisprudenza amministrativa e contabile, – è stato ritenuto colpevole (e quindi condannato per il reato di omissione di atti d’ufficio) un sindaco che non ha provveduto entro il termine di un anno di cui all’art. 32, comma 21, L. 41/86 a far approvare dagli organi comunali competenti il piano di abbattimento delle barriere architettoniche negli edifici esistenti (Pret. Firenze 13/12/89);

– durante la costruzione della nuova linea della metropolitana di Roma è stato ordinato in via d’urgenza al Comune di Roma di rimuovere le barriere che impedivano agli handicappati l’accesso alle stazioni e l’uso della metropolitana stessa (Pret. Roma 4/6/90);

– è stato accolto il ricorso del disabile avverso la sanzione amministrativa inflittagli per aver parcheggiato sul marciapiede a causa della presenza di barriere architettoniche costituite dalla

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mancanza di scivoli sul gradino del marciapiede entro un raggio di 200 mt. (Pret. Forlì 7/3/94); – ai fini del conseguimento della pensione di reversibilità è stata ritenuta causa di forza maggiore giustificativa dell’interruzione della convivenza, l’impedimento ad accedere all’abitazione dei genitori (stante la presenza di barriere architettoniche) dell’orfano poliomelitico accolto presso una famiglia di amici (Corte Conti, sez. III, 5/8/93 n. 70358);

– è stato ritenuto legittimo l’affidamento, da parte di una USL ad un’associazione di volontariato a favore di portatori di handicap, dell’incarico di redigere un progetto per l’eliminazione delle barriere architettoniche nei locali della stessa USL (Corte Conti, sez. III, 27/2/97 n. 18), così come l’affidamento dell’incarico all’I.A.C.P. di progettazione delle opere per l’abbattimento delle barriere architettoniche nel contesto del territorio comunale (Cons. Stato, sez. VI, 28/4/98 n. 549);

– al fine di conseguire l’eliminazione delle barriere architettoniche sono state consentite deroghe agli strumenti urbanistici vigenti anche in zone sottoposte a vincoli di tutela integrale in attuazione della normativa in materia di Piani Territoriali Paesistici (T.A.R. Sardegna 27/5/99 n. 695);

– è stata ritenuta sussistere responsabilità contabile a carico del direttore sanitario e del responsabile dell’ufficio tecnico di una USL per aver espresso parere favorevole alla locazione di un immobile, destinato a sede della Commissione invalidi civili, mai utilizzato per

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la presenza di barriere architettoniche, in relazione al danno conseguente al pagamento, da parte dell’ente, dei relativi canoni di locazione (Corte Conti reg. Sicilia, Sez. giurisdizionale, 15/6/99 n. 162) o al mancato uso (Corte Conti Sicilia, Sez. giurisdizionale, 4/6/01 n.105/A).

La giurisprudenza si è pronunciata anche in tema di disciplina processuale e soggetti disabili. Infatti è stato affermato che, in base all’art. 7 L.205/2000, sussiste la giurisdizione ordinaria (e non amministrativa) e la competenza per materia del giudice del lavoro per la controversia instaurata tra un alunno disabile e un istituto scolastico con barriere non ancora eliminate (Trib.Chieti, 30 gennaio 2001).

*** Una via di mezzo tra le decisioni di segno negativo e quelle favorevoli per il portatore di handicap è rappresentata dall’ordinanza del Tribunale di Piacenza del 22/5/2001 che, pur rigettando il ricorso proposto in via di urgenza dal portatore di handicap (che chiedeva di ordinare al Condominio di autorizzare il ricorrente ad installare un ascensore esterno sul lato nord dell’edificio), ha affermato l’interessante principio che, “in generale, è riconoscibile il diritto del condominio a far installare a sue spese un ascensore che consenta un comodo accesso nell’unità immobiliare, sita in edificio sprovvisto di esso, a persona portatrice di handicap, non in forza delle disposizioni di legge relative all’abbattimento delle barriere architettoniche, ma per la

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immediata precettività di norme costituzionali, e tra esse, in particolare, dell’art. 32 Cost”. Nel caso di specie, come detto, il Tribunale ha disposto il rigetto della domanda del disabile in quanto il Condominio non si era opposto tout court all’installazione dell’ascensore (anzi, ne aveva già autorizzato la collocazione all’esterno, ma sul lato ovest dell’edificio), opponendosi soltanto alla sua realizzazione sul lato nord sia per ragioni di decoro dell’immobile sia, e soprattutto, perchè in quel lato il passaggio dell’ascensore oscurava le finestre di alcuni condomini e disturbava il riposo diurno di un condominio che lavorava nelle ore notturne.

Il Tribunale di Piacenza ha concluso affermando che il ricorso

“potrebbe essere ritenuto meritevole di accoglimento, soltanto se i resistenti si fossero opposti tout court all’installazione dell’ascensore, senza valide ragioni mentre nel caso di specie i condomini hanno prestato già da tempo il consenso nei termini sopra detti, adducendo ragionevoli giustificazioni alla loro parziale opposizione e mettendo a disposizione, oltre agli spazi comuni, anche porzioni di loro proprietà esclusiva (cantine)”.

Come si può notare, una decisione dalle tinte chiaroscure. ***

In questa sede è opportuno soffermarsi su quattro recenti sentenze che meritano attenzione e per il contenuto e per l’importanza dell’Autorità da cui promanano.

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Il discorso vale innanzitutto per la sentenza della Corte Costituzionale n. 167 del 10/5/99, che ha dichiarato costituzionalmente illegittimo l’art. 1052, comma 2, del codice civile nella parte in cui non prevede che il passaggio coattivo di cui al primo comma (ossia il passaggio previsto ex lege a favore del proprietario che abbia già un accesso alla via pubblica ma questo sia inadatto o insufficiente ai bisogni del fondo e non possa essere ampliato) possa essere concesso dall’autorità giudiziaria anche quando questa riconosca che la domanda risponda alle esigenze di accessibilità – di cui alla legislazione relativa ai portatori di handicap – degli edifici destinati ad uso abitativo.

Il caso deciso prende origine dalla richiesta – formulata in via di urgenza da un portatore di handicap – di ottenere l’autorizzazione al passaggio sino alla via pubblica attraverso un orto (di proprietà di terzi) confinante con lo stabile condominiale dove il disabile risiedeva, in quanto l’accesso normale era costituito da una scalinata di 75 gradini.

Due erano le condizioni poste dalla legge prima dell’intervento della Corte Costituzionale per ottenere il passaggio coattivo de quo: – la non ampliabilità del passaggio insufficiente, che si ha non solo nei casi di materiale impossibilità di rendere il passaggio adeguato ma anche quando ciò risulti eccessivamente oneroso o difficoltoso;

– le esigenze dell’agricoltura o dell’industria. Estranee, dunque, erano le esigenze abitative.

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La Corte Costituzionale, richiamate espressamente la L. 13/89, la L. quadro n. 104/92 e l’art. 2 del D.M. n. 236/89 (in tema di accessibilità agli edifici privati) e muovendo dal rilievo che la normativa anti-barriere talora potrebbe essere in concreto insufficiente rispetto al fine perseguito (laddove le innovazioni risultino in concreto impossibili o quantomeno eccessivamente onerose o comunque di difficile realizzazione), ha affermato che “la impossibilità di accedere alla pubblica via, attraverso un passaggio coattivo sul fondo altrui, si traduce nella lesione del diritto del portatore di handicap ad una normale vita di relazione, che trova espressione e tutela in una molteplicità di precetti costituzionali: evidente essendo che l’assenza di una vita di relazione, dovuta alla mancanza di accessibilità abitativa, non può non determinare quella disuguaglianza di fatto impeditiva dello sviluppo della persona che il legislatore deve, invece, rimuovere.

L’omessa previsione della esigenza di accessibilità, nel senso già precisato, della casa di abitazione, accanto a quelle, produttivistiche, dell’agricoltura e dell’industria rende, pertanto, la norma denunciata in contrasto sia con l’art. 3 sia con l’art. 2 della Costituzione, ledendo più in generale il principio personalista che ispira la Carta costituzionale e che pone come fine ultimo dell’organizzazione sociale lo sviluppo di ogni persona umana”.

La Corte Costituzionale, inoltre, ha ulteriormente motivato la propria decisione con l’affermazione che “la norma denunciata, impedendo od ostacolando la accessibilità dell’immobile abitativo e,

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quale riflesso necessario, la socializzazione degli handicappati, comporta anche una lesione del fondamentale diritto di costoro alla salute intesa quest’ultima nel significato, proprio dell’art. 32 della Costituzione, comprensivo anche della salute psichica, la cui tutela deve essere di grado pari a quello della salute fisica”.

Infine la Corte, ai rilievi mossi dall’Avvocatura dello Stato in favore della conservazione della vecchia formulazione dell’art. 1052 cod. civ., ha replicato che “nè, d’altronde, la previsione della servitù in parola può trovare ostacolo nella garanzia accordata al diritto di proprietà dall’art. 42 della Costituzione. Come osservato dal rimettente, infatti, il peso che in tal modo si viene ad imporre sul fondo altrui può senz’altro ricomprendersi tra quei limiti della proprietà privata determinati dalla legge, ai sensi della citata norma costituzionale, allo scopo di assicurarne la funzione sociale”. La sentenza della Corte Costituzionale (che per la prima volta in questa occasione ha esaminato la disciplina delle barriere architettoniche negli edifici privati) assume senz’altro grande valenza sotto il profilo dell’enunciazione di principio (avendo essa, nell’affrontare lo specifico problema della servitù di passaggio, enunciato e ribadito principi fondamentali in materia di portatori di handicap) e sotto l’aspetto dei soggetti destinatari degli effetti della pronuncia (da ritenersi non solo i portatori di handicap ma, in generale, tutti i soggetti, anche non disabili, che si trovano nelle condizioni previste dalla norma, dovendosi avere riguardo alla qualità dei fondi – se di passaggio adeguato o meno per l’accessibilità anche dei visitatori – e non solo alle condizioni personali di chi vi abita).

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Sotto il profilo strettamente pratico, invece, nella decisione in questione si ravvisano luci ed ombre. Tra gli aspetti positivi va annoverata la possibilità di scelta per il disabile tra l’eliminazione delle barriere architettoniche con gli strumenti approntati dal legislatore e la richiesta di passaggio coattivo. Ed è pur vero che si devono osservare, nell’applicazione dell’art. 1052 del cod. civ., i limiti stabiliti dall’art. 1051 cod. civ. e, quindi, l’esenzione dal passaggio coattivo in genere delle case, cortili, giardini e aie (che sono così esclusi dalla sottoposizione al servizio dei fondi interclusi); tuttavia è altresì fuor di dubbio che tale esclusione non è assoluta ma limitata al solo caso in cui il proprietario del fondo intercluso abbia la possibilità di scegliere tra più fondi dove esercitare il proprio passaggio, di cui almeno uno non costituito da case, cortili, giardini ed aie. In caso contrario tale limite non trova applicazione, comportando l’interclusione conseguenze ben più pregiudizievoli rispetto al disagio costituito dal transito attraverso case, cortili, giardini, aie (Cass. 14/12/88 n. 6814; id. 24/10/83 n. 6230).

Per quanto riguarda le ombre, essendo la servitù un peso a carico di un fondo per l’utilità di un altro fondo di diverso proprietario (ed involgendo, quindi, un rapporto tra fondi e non tra fondo e persona), è evidente che nel caso di edificio condominiale il rapporto di servitù si instaura tra fondo (di terzi) e condominio. Quindi è il condominio legittimato a richiedere al Giudice la costituzione della servitù, il che avverrà in concreto soltanto se il portatore di handicap

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(o il familiare di quest’ultimo), ivi residente e quindi direttamente interessato, si accollerà tutte le spese legali, il pagamento dell’indennità prevista dall’art. 1053 cod. civ. per la costituzione della servitù di passaggio, l’imposta di registro e quella ipocatastale, senza nemmeno poter portare in detrazione, ai fini dell’imposta sul reddito, quanto pagato a titolo di indennità, in assenza di qualsiasi normativa al riguardo.

La minore onerosità della servitù rispetto all’adozione delle misure previste dalla legge (es. installazione di un macchinario) appare pertanto più postulata che dimostrata. Altra decisione degna di rilievo è quella pronunciata dalla Cassazione (III sez. penale) in data 3/9/2001 che, sulla base dell’art. 24 L. 104/92, ha confermato la precedente condanna a lire 20 milioni di ammenda con sospensione per tre mesi dall’albo professionale e condanna ai danni morali di un architetto che, in qualità di direttore dei lavori finalizzati alla realizzazione di due sale cinematografiche, non aveva osservato le disposizioni dirette all’eliminazione delle barriere architettoniche omettendo, in particolare, la realizzazione di un ascensore per il raggiungimento della sala cinematografica posta al primo piano.

Nella fattispecie in esame il ricorrente è stato ritenuto responsabile del reato previsto dall’art. 24 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, in quanto, nella sua qualità di direttore delle opere, aveva ingiustificatamente modificato l’iniziale progetto che prevedeva la realizzazione di un ascensore atto a consentire agli handicappati

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l’accesso alla sala cinematografica superiore. Per giustificare la predetta modifica, l’imputato aveva dichiarato nel certificato di collaudo che alcune opere previste nel progetto originario (fra cui, appunto, l’ascensore) non erano state realizzate a causa dell’adeguamento imposto dal comando provinciale dei vigili del fuoco (autorità preposta alla prevenzione degli incendi), mentre in realtà era risultato dagli atti acquisiti dai vigili predetti (tavole di progetto e relazione tecnica) che il parere di questi venne rilasciato con riferimento ad un progetto che non prevedeva nè l’ascensore, nè il bagno per i disabili. Pertanto dagli atti acquisiti in giudizio non è mai emersa la sussistenza di una qualsiasi ragione tecnica comportante l’impossibilità di rispettare la normativa nella specie violata; da qui è derivata la condanna del ricorrente.

Si tratta di una sentenza che si limita all’applicazione di una norma di legge molto chiara e la cui interpretazione non dà adito a dubbi di sorta ma è indicativo il fatto che la Cassazione abbia confermato una decisione non tenerissima verso il professionista, che verosimilmente era alla sua prima condanna nella materia specifica e che pertanto poteva beneficiare del minimo della pena (ammenda di 10 milioni anzichè 20 e sospensione dall’albo per 1 mese anzichè 3).

Con ciò la Suprema Corte ha mostrato di valorizzare l’apparato legislativo approntato a tutela dei portatori di handicap e, quindi, il ruolo della persona umana e la eliminazione delle situazioni che generano disuguaglianza.

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Va anche segnalata un’altra recentissima sentenza della Cassazione (III sez. penale), la n. 3376 del 30/1/2002, che ha annullato la condanna in contumacia, in entrambi i precedenti gradi del giudizio, per abuso edilizio di un imputato disabile che non è stato messo nelle condizioni di accedere autonomamente nell’aula dove si dibatteva il processo, pur avendone fatta espressa richiesta, stante la presenza di barriere architettoniche. Va detto che in primo grado il Pretore aveva condannato in contumacia il disabile affermando che questi non aveva prestato quelle forme di adesione e collaborazione che avrebbero potuto agevolare il superamento dell’ostacolo (per esempio un accompagnamento “a braccia” da parte dei messi dell’Ufficio). La Corte, richiamata la filosofia complessiva e le specifiche leggi a tutela dei disabili, contenenti l’obbligo per le istituzioni di attivarsi affinchè questi possono esercitare i loro diritti nel rispetto della dignità umana e con la massima autonomia possibile, richiamata altresì la sentenza della Corte Costituzionale n. 167 del 10/5/99, ha motivato la propria decisione osservando che “una volta che l’autorità giudiziaria abbia convocato il cittadino a comparire in giudizio, spetta in via generale all’amministrazione garantire che per le persone disabili siano assicurate modalità di accesso ai locali rispettose dell’eguaglianza e della pari dignità di tutti i cittadini. Pertanto, il permanere di barriere architettoniche che impediscono all’imputato di accedere ai locali d’udienza rende nulla l’ordinanza che ne dichiara la contumacia”.

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Nella decisione in esame la Corte di Cassazione ha più volte criticato il giudice di primo grado sia per aver posto a carico dell’imputato un onere di attivazione positiva per rimediare alle mancanze – contrastanti con precisi precetti normativi – della P.A. sia per non aver verificato la possibilità di celebrare il processo in locali diversi agevolmente accessibili dall’imputato sia comunque per non aver rinviato il processo al fine di consentire l’assunzione delle iniziative necessarie a garantire all’imputato di esercitare in forme dignitose il proprio diritto di difesa.

La decisione della Corte contiene una precisa indicazione: alle istituzioni perchè prevengano situazioni di inaccessibilità come quella oggetto della sentenza in esame; ai giudici perchè, nell’impossibilità di garantire le modalità di accesso e di immediati interventi volti all’eliminazione delle barriere architettoniche, valutino di trasferire il processo in un luogo diverso ed idoneo (nello stesso senso si veda anche: Cass. Pen, sez.III, 17 dicembre 2001, n. 3508; id., 17 dicembre 2001, n. 3376; id., 17 novembre 2001, n. 3376, secondo la quale “gli interventi di rimozione degli ostacoli devono essere preventivi rispetto al manifestarsi dell’esigenza della persona disabile e i problemi di questa non possono essere oggi considerati come problemi individuali, bensì vanno assunti dall’intera collettività. Spetta all’amministrazione pubblica garantire alle persone disabili modalità di accesso ai locali rispettose dell’uguaglianza e della pari dignità di tutti i cittadini”)

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Infine, va segnalata la recentissima sentenza del Tribunale di Roma del 19 maggio 2003, che crea una nuova figura risarcibile, quella del danno morale “da vacanza rovinata” a favore del soggetto disabile che abbia dovuto fare i conti con barriere architettoniche presenti nel villaggio vacanze.

Nella fattispecie, un disabile e la sua famiglia avevano acquistato un soggiorno vacanze in Sardegna; il tour operator aveva garantito loro l’insussistenza di barriere architettoniche in loco, come espressamente chiesto dal cliente. Il tour operator è stato, dal tribunale capitolino, ritenuto contrattualmente responsabile per la mancata presenza di una camera atta alle difficoltà della persona non deambulante e, quindi, condannato al risarcimento del danno. La pronuncia in esame si segnala per la chiarezza con cui statuisce in ordine al regime di responsabilità gravante sull’organizzatore del pacchetto turistico (tour operator) ex art. 14 D.Lsg. n. 111/1995 (“Attuazione della direttiva 90/314/CEE concernente i viaggi, le vacanze ed i circuiti tutto compreso”), in base al quale, in caso di mancato o inesatto adempimento delle obbligazioni assunte con la vendita del pacchetto turistico, l’organizzatore/venditore è tenuto al risarcimento. Tale responsabilità, presunta iuris tantum, non è esclusa dal fatto che il danno sia stato materialmente causato dal prestatore di servizi (in questo caso, l’albergatore), di cui il tour operator si è avvalso, salva rivalsa nei confronti di questo, né dal fatto di aver fornito la prova della diligenza impiegata nell’esecuzione degli impegni contrattuali. Infatti, in base al decreto

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citato, solo l’impossibilità della prestazione per causa non imputabile può elidere tale regime di responsabilità, altrimenti il venditore risulta, comunque e sempre, tenuto a risarcire il danno causato. Quest’ultimo può essere di natura patrimoniale (pari al costo del viaggio inutilmente sostenuto) o morale (stress, minor godimento della vacanza), ritenuto, nel caso di specie, risarcibile anche in assenza di un fatto-reato, riecheggiando la sentenza della Cassazione n. 8827/03, secondo cui il danno morale è dovuto anche al di fuori dei limiti ex art. 2059 c.c., se l’illecito abbia leso interessi di rango costituzionale della persona. Per il giudice romano tale danno è risarcibile in via equitativa , tenendo conto del fatto che il personale del villaggio era stato solerte nel fare il possibile per ridurre al minimo i disagi, che la vacanza è stata portata a termine, che l’anno successivo la famiglia è ritornata nel medesimo villaggio. ***

In conclusione, l’orientamento della giurisprudenza resta di massima sicuramente influenzato dalla tendenza solidaristica della legislazione di tutela, mostrando di condividere lo scopo del pieno sviluppo dell’individuo portatore di handicap nella scia dell’affermazione del principio secondo cui la diversità non deve creare emarginazione ma pretende forme adeguate di partecipazione all’organizzazione sociale ed ai rapporti che in essa si svolgono. E ciò può essere raggiunto solo con la conquista della pari dignità e della libertà di movimento.

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Cosa dire quando succedono cose del genere…..rimani senza parole e la delusione per il genere umano è grande. In questo paese dove per difendere i tuoi diritti di disabile devi continuamente discutere con persone che se ne fregano, se esiste l’evasione fiscale, la mafia, la politica che non difende i valori umani cosa possiamo fare?  La risposta è Amare anche queste persone che abusano di forza e prepotenza, non porgiamo l’altra guancia, ma amiamo queste persone che sbagliano perchè il loro cervello, cuore, anima è carente, carente di amore e quindi conoscono solo la violenza, la bruttura, quindi aiutiamo questi animali inferiori a percorrere una strada migliore. Sono disabili nel cervello, disabili nell’anima, disabile nel cuore, disabili nei sentimenti, sono carenti e così rimarranno nella loro vita e nella loro morte. Non sapranno mai della bellezza della vita…..bisogna capire che sono veramente povere persone….cF

Guido Gremmi, 76 anni, è stato travolto e ucciso in pieno centro a Cremona dopo una lite per un parcheggio che era destinato alla compagna disabile Bruna Dondi, 79 anni. L’investitore è fuggito.

La lite, finita con la morte del pensionato, e’ avvenuta attorno attorno alle 18, in via Capra Plasio, non molto distante da dove si sta tenendo la tradizionale Festa del Torrone, fiera che attrae moltissimi visitatori.

La vittima, Guido Gremmi, 76 anni, originario di Bobbio (Piacenza), da cinque residente nella stessa via dove e’ stato investito ed ucciso, stava rincasando in macchina con la sua convivente, Bruna Dondi, invalida al cento per cento, dopo aver fatto la spesa.

Secondo una prima ricostruzione, appena imboccata via Capra Plasio , un senso unico, la coppia trova una vettura di grossa cilindrata che occupa il posteggio riservato ai disabili e assegnato alla donna circa un mese fa.

I due conviventi accostano la Fiat Punto verde metallizzato e portano i sacchetti della spesa in casa. Quando il pensionato ridiscende per sistemare l’auto, trova il parcheggio ancora occupato. Con il telefonino chiama il comando della polizia locale, per chiedere l’intervento di un agente. L’operatore del comando invia una pattuglia. A questo punto che tutto precipita.

Lite

Il proprietario della vettura che occupa il posteggio torna. Tra lui e Gremmi inizia da subito un alterco che ben presto degenera. I due alzano la voce, probabilmente si accapigliano. Dagli appartamenti vicini c’e’ chi sente, oltre alle urla, il tonfo di pugni su una carrozzeria.

Poi, la follia: l’uomo che parte a tutta velocita’, investe il pensionato e si dilegua. Gremmi resta a terra, immobile. Per lui non c’e’ piu’ niente da fare. Ora l’automobilista e’ braccato in tutto il nord Italia con l’accusa di omicidio volontario.

Omicidio a Cremona, investito e ucciso Guido Gremmi

Si è costituito ai carabinieri l’uomo che ha ucciso il 19 novembre un uomo, investendolo, per via di una lite per un posto d’auto per disabili a Cremona. Si tratterebbe di un imprenditore di 60 anni di Bassano bresciano che si è costituito nel tardo pomeriggio a Brescia.

LA LITE E L’OMICIDIO – E’ un piacentino la vittima dello sconvolgente omicidio avvenuto il 19 novembre in pieno centro a Cremona. Guido Gremmi, pensionato 76enne di Bobbio ma da qualche anno residente nella città del Torrazzo, è stato investito da un automobilista alla guida di un Suv al culmine di una lite per un parcheggio. L’assassino in preda all’ira, alla guida di un Audi Q5 nero attualmente ricercato in tutta Italia, avrebbe infatti deliberatamente travolto e ucciso l’anziano piacentino, che è morto sul colpo davanti agli occhi della moglie disabile e di alcuni vicini di casa che hanno assistito alla scena e hanno chiamato la polizia.

Da una prima ricostruzione sembra che il piacentino insieme alla moglie, a bordo della loro Fiat Punto, intorno alle 18 siano tornati dal supermercato dove avevano appena fatto spesa. Davanti alla loro abitazione di via Plasio c’è uno spazio auto per disabili fatto mettere appositamente per la donna. Al loro arrivo però il posteggio delimitato dalle righe gialle e con l’apposito cartello era occupato dal Suv. Mentre scaricavano la spesa davanti alla porta di casa, il piacentino ha chiamato la polizia municipale per far rimuovere l’Audi, ma proprio in quel momento è arrivato un uomo, descritto dai testimoni come di mezza età, che è salito a bordo del Q5.

Gremmi gli ha fatto subito notare che aveva occupato abusivamente uno spazio per disabili, e tra i due è nata una lite violenta e sembra che siano anche arrivati alle mani. Poi però lo sconosciuto è salito sul Suv, ha ingranato la prima ed è partito a tutta velocità travolgendo il 76 enne che è morto sul colpo. Sul posto sono arrivate subito le pattuglie della polizia municipale e della stradale di Cremona insieme alla squadra mobile.

Testimoni
Ma a una parte di quella scena hanno assisto un paio di testimoni: il loro racconto potrebbe rivelarsi decisivo per prendere l’omicida. Stessa cosa vale per le immagini fissate dalle telecamere del circuito di videosorveglianza installate in zona. Le prime indicazioni date alle pattuglie delineano un uomo di eta’ media (c’e’ una parziale descrizione), l’auto di grossa cilindrata e parte della targa.

Lite per parcheggio disabile 
travolto e ucciso un pensionato
Un pensionato di 76 anni, Guido Gremmi, è stato travolto e ucciso in pieno centro a Cremona dopo una lite per un parcheggio che era destinato alla compagna disabile. L'investitore è fuggito e le forze dell'ordine gli stanno dando la caccia. Secondo le prime informazioni si tratterebbe di un uomo di mezza età a bordo di un'Audi Q5 di colore nero. Per lui si prefigura il reato di omicidio volontario
Foto di repertorio (LaPresse)

CREMONA -Travolto e ucciso dopo la lite per un parcheggio. E’ una fine assurda quella toccata ieri sera intorno alle 18, nel cuore di Cremona, a Guido Gremmi, 76 anni, originario di Bobbio (Piacenza), da cinque residente in via Plasio, a venti metri dal luogo dove un automobilista, ora braccato in tutto il Nord Italia con l’accusa di omicidio volontario, lo ha investito ammazzandolo.

In un appartamento li’ davanti la convivente di Gremmi, invalida al cento per cento, ha sentito le urla ed è scesa. Si è trovata davanti un paio di ragazzi che le hanno detto di non avvicinarsi a quell’uomo appena travolto da un’auto. Consiglio respinto: pochi passi e si è trovata di fronte al suo uomo ormai senza vita.

Gremmi e la convivente, Bruna Dondi, stavano rincasando dopo aver fatto la spesa. Appena imboccata via Capra, un senso unico, trovano una vettura di grossa cilindrata che occupa il posteggio a righe gialle per disabili assegnato alla donna circa un mese fa. I due accostano la Fiat Punto verde metallizzato, portano le sporte in casa. Quando il pensionato ridiscende per sistemare l’auto, trova il parcheggio riservato ancora occupato. Con il telefonino chiama il comando della polizia locale, affinchè un agente intervenga per far liberare il posto. L’operatore del
comando invia una pattuglia.

E’ a questo punto che tutto precipita. Il proprietario della vettura che occupa irregolarmente il posteggio torna. Tra lui e Gremmi inizia da subito un alterco che ben presto degenera. I due alzano la voce, probabilmente si accapigliano. Dagli appartamenti vicini c’è chi sente, oltre alle urla, il tonfo di pugni su una carrozzeria. Poi, la follia: l’uomo che sale in auto, parte a tutta velocità, investe il pensionato e si dilegua. Gremmi resta a terra, immobile. Per lui non c’è più niente da fare. E’ morto.

Ma a una parte di quella scena hanno assisto un paio di testimoni: il loro racconto potrebbe rivelarsi decisivo per prendere l’omicida. Stessa cosa vale per le immagini fissate dalle telecamere del circuito di videosorveglianza installate in zona. A lanciare l’allarme alle altre centrali operative sono gli agenti della polizia locale che si trovano davanti al corpo senza vita del 76enne a pochi passi dal parcheggio vuoto e dalla Fiat Punto della coppia lasciata pochi metri prima. Nell’arco di pochi minuti gli agenti della squadra volante chiudono la strada con le transenne. I loro colleghi della squadra mobile e quelli della scientifica raccolgono ogni elemento utile per identificare e rintracciare lo sconosciuto: sentono i testimoni, scaricano le immagini registrate della videocamere, restano in contatto continuo con la polstrada, che ha fatto scattare decine di posti di controllo. La nota di ricerca arriva in decine di province, a cominciare da quelle di Brescia, Piacenza, Parma e Mantova. Le prime indicazioni date alle pattuglie delineano un uomo di età media (c’è una parziale descrizione), l’auto di grossa cilindrata e parte della targa.

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