Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for the ‘Tecnologia a go go’ Category

AVVISO PER I VECCHI CLIENTI TRE: se non avete un piano che prevede il traffico internet incluso NON ANDATE PIù SULL’AREA CLIENTI MOBILE, perchè pagate la connessione!! Questi s…..i hanno cambiato le condizioni del contratto senza avvisare i propri clienti!!Prima la navigazione sull’area clienti era gratuita, ora non più per chi non ha un piano con traffico internet, anche se nella pagina dell’area clienti continua ad esserci scritto navigazione gratuita (bugiardi)!
Me ne sono accorto perchè continuavo a ricevere addebiti per traffico internet (ma io non navigo con il cellulare, non avendo un piano internet, visito solo l’area clienti che un tempo era gratuita). Quindi ho contattato un operatore che mi ha detto: per accedere all’area clienti usa internet!! Ma che cazzo significa??? L’ho sempre fatto!! Ma ora questi ladri hanno cambiato le regole SENZA INFORMARE I CLIENTI!!!
Pertanto chiedo formalmente la restituzione dell’intero credito addebitatomi indebitamente in tutti questi mesi, e poi cambierò operatore!!!
Avete perso un cliente che era con 3 dagli inizi (sono cliente 3 da circa 8 anni!!) e non solo me tutti i miei parenti che dipendono da me!!!
E’ DAVVERO ASSURDO CAMBIARE LE CONDIZIONI SENZA AVVISARE I CLIENTI E NON è LA PRIMA VOLTA CHE SUCCEDE, ma per quanto mi riguarda sarà l’ultima!!
Buongiorno,un caso davvero penoso quello che mi è capitato da cui l’amara scoperta che la TRE, al di la della fastosa pubblicità con Raoul Bova ( che forse dovrebbe sapere che tipo di pubblicità fa e a chi ) , è un operatore squalificato e che frega alla grande.

A parte che il call center è composto tutto da stranieri ( in maggioranza rumeni ) che parlano discretamente bene l’italiano, ma certo non riescono a comprendere bene quello che gli si dice e sembrano seguire un copione scritto da qualche parte.

Vi rimbalzano in continuazione dicendo di chiamare un altro numero, poi dichiarano la propria incompetenza perchè quel problema fa parte di un altro gruppo, e roba verie che se uno in quattro giorni come è capitato a me , non perde mimimo le staffe è davvero un santo.

Il problema rigurada una chiavetta TRE con relativa USIM : già partimmo male perchè attivata a giugno 2011 lo store 3 che me l’ha venduto pretese che io comprassi un altra USIM poichè , a suo dire, quella li non era attivabile cosa che poi ho scoperto essere completamente falsa.

L’attivo esattamente il 28 giugno scegliendo l’opzione super web 100 ( 100 ore per 15 euro ).

Bene loro mandano il messaggio che il 28 del mese successivo preleveranno 15 euro di credito e rinnoveranno l’opzione per il mese successivo.

Ora a gennaio 2012 , quindi il rinnovo vale per tutto il mese di febbraio , il 27 del mese richiedono i 15 euro di ricarica : perchè arretrano di un giorno?

Comunque la ricarica c’era e fin qui nulla da eccepire : bene.

A febbraio LUNEDI 27 vado in ufficio dal quale mi collego con la chiavetta e trovo tutto bloccato : diamine avevo circa 12 ore residue di febbraio ( pagate a gennaio ovviamente ) ma ho pensato un guasto.

Di li a poco mi arriva un sms dicendo che la USIM è sospesa in quanto non hanno trovato il credito per rinnovarla per marzo e non mi fanno più utilizzare il residuo disponibile di febbraio.

E la data di richiesta questo mese di febbraio è stata il 26 febbraio ( DOMENICA !!! ) : perchè ancora un giorno in meno rispetto a giugno e perfino a gennaio?

Salto dalla sedia e prendo a telefonare : a parte che essendo una ricaribile non corre l’obbligo contrattuale di doverla rinnovare per il mese dopo per continuare a usufruire qualcosa che ho pagato il mese precedente .
E se io a Marzo non volessi navigare più con TRE cosa succede ? Che mi bloccano anche febbraio che ho regolarmente pagato il 27 gennaio !!!

Come infatti è successo.

Inizio a telefonare : inutile dire che mi hanno rimbalzato da un numero all’altro ( e vi ricordo che poi vi trasferiscono a un numero a pagamento da 33 cent al minuto !!! ) dandomi di volta in volta risposte, in un italiano che sembra scaturire da chissà quale pianeta , davvero scandalose.

Addirittura una ragazza mi ha detto che io febbraio non l’avevo pagato ( cavolo ma se si paga anticipato il mese prima per quello successivo ) un altro diceva che non sapeva cosa farci, altri mi hanno chiuso la telefonata.
Uno degli ultimi “signori” che mi hanno risposto ha detto che mi aveva riattivato l’opzione , che mi davano un mese gratis 100 ore per il disagio e corbellerie varie , assicurandomi che oggi avrei potuto navigare con le 12 ore residue di febbraio che avevo.

Bene ad ora sto pagando invece la chiavetta poichè non solo le ore non mi sono state restituite, quindi sto pagando DUE VOLTE QUELLO CHE HO GIA’ PAGATO IN ABBONDANZA, e non so se domani riuscirò a navigare con la TRE.

Ancora come se fosse non fosse finita il loro portale è pieno zeppo di errori, lentissimo, e la cosa bella un operatore ha detto che lo sapevano : ma è circa 4 mesi che è così !!!!

Ora dal momento che non ho più pazienza ho attivato un mio collega, legale anche lui, per presentare un esposto alla procura di competenza e al garante delle telecomunicazioni , oltre che a inviare l’ampia documentazione, comprese alcune registrazioni di telefonate degli operatori del call center, a trasmissioni come striscia la notizia e mi manda rai tre.

E poi mi dovranno spiegare come mai , con tanti giovani disoccupati, questi signori della TRE assumono tutti rumeni.
Forse è il caso che qualcuno verifichi posizioni e condizioni, non solo del servizio reso, ma anche delle loro attività.

Ovviamente dispongo di ampia e certa documentazione in riscontro a quanto affermo , materiale che il mio collega depositerà domani mattina unitamente a un esposto in Procura .

Se è capitato a qualche altro questa è un opportunità per reclamare i propri diritti.

Le opzioni sulle ricaribili non sono vincolate da nessun contratto che obbliga a confermarle per il mese successivo e non possono trattenere il traffico pagato il mese precedente e bloccare la usim.

Poco ma sicuro.

Buon proseguimento a tutti.

Read Full Post »

<div style=”text-align:justify;”>

Avevano detto che lo schermo sarebbe stato più flessibile. E la promessa pare sia stata mantenuta. Forse troppo. Il nuovo iPhone 6 Plus è così ‘elastico’ che si piega. Se ne sono accorti a proprie spese molte persone che hanno acquistato il nuovo smartphone della Apple e hanno commesso l’errore di tenerlo nelle tasche dei pantaloni. Il telefono si è deformato come se fosse stato piegato con forza. Il motivo? Pare che sia dovuto alla maggior lunghezza di questo modello rispetto ai precedenti. L’alluminio, di cui è fatto iPhone 6, non è abbastanza forte per il nuovo look più sottile (7,1 millimentri contro i 7,6 millimetri del precedente iPhone 5S) e più lungo (158,1 millimetri contro i 7,6 di iPhone 5S). Apple non ha ancora dato spiegazioni ufficiali ma numerose immagini di iPhone ‘curvi’ stanno circolando su Twitter e un utente di YouTube ha persino sacrificato il suo ultimo acquisto per dimostrare che lo smartphone si piega davvero. Alcuni siti specializzati come MacRumors hanno anche riportato la storia di un lettore il cui iPhone 6 Plus si è piegato dopo essere rimasto nella tasca anteriore dei pantaloni per una giornata intera.   L’assioma sembra essere questo: non c’è iPhonesenza scandalo. Per l’iPhone 4 c’era il problema antenna (tanto che si parlò di antennagate), per l’iPhone 5 gli aloni violacei su alcune immagini (flaregate), per l’iPhone 5S i sensori sballati (sensorgate). Ma se questi passati problemi si sono dimostrati in fin dei conti risolvibili, ora Apple si appresta ad affrontarne uno che non potrà essere rappezzato con un semplice aggiornamento software. A quanto pare, infatti, il nuovissimo iPhone 6 Plus ha la tendenza a piegarsi come un cucchiaino di metallo in mano a un bambino annoiato. Colpa dello spessore (7,1 mm) e dell’essere composto in gran parte in alluminio, un metallo estremamente flessibile. Le prime foto, comparse negli ultimi giorni, non hanno fatto troppo scalpore. Che i phablet e i tablet più sottili abbiano la tendenza a piegarsi è cosa nota, e i casi denunciati sembravano imputabili alla discutibile scelta di alcuni utenti di tenere il phablet Apple nella tasca posteriore dei jeans per poi sedercisi sopra. Nelle ultime ore però sono apparse nuove segnalazioni di utenti che sostengono di essersi ritrovati un telefonino imbarcato dopo averlo tenuto per qualche ora nella tasca anteriore dei pantaloni da seduti (ad esempio durante un tragitto in auto).   Oltre a creare un ovvio problema estetico, questo difetto – se confermato – comporterebbe alcuni rischi a livello di funzionamento del display e della batteria. E dire che alcune società specializzate in coperture assicurative per dispositivi mobile avevano già incoronato la nuova coppia di telefonini Apple come i più durevoli di sempre. In attesa che Apple intervenga a dirimere la questione, negli States il caso sta letteralmente esplondendo, tanto che l’iPhone 6 Plus è già diventato bersaglio della fulminea satira della rete. Tra i tanti sberleffi, c’è chi consiglia ad Apple di dotare chi testa i nuovi smartphone di pantaloni più stretti. Purtroppo per Apple, non si tratta di un consiglio così idiota.

Read Full Post »

AA pochi giorni dall’inizio della commercializzazione di iPhone 5, cominciano i guai per Apple: dopo la scarsa qualità delle mappe si parla di seri problemi alla connettività WiFi.

Apprendiamo del difetto attraverso un thread sul forum MacRumors.com; in seguito alla segnalazione di un utente che lamenta serie difficoltà ad accedere all’App Store molti altri utenti confermano la cosa. Nello stesso thread viene proposta la soluzione, ovverosia l’uso di una rete WiFi utilizzante il protocollo WEP o addirittura (!) non protetta.

Chiaramente una soluzione del genere non può che avere carattere temporaneo (ricordiamo che il protocollo WEP è oramai obsoleto e facile da penetrare); alcuni post nel forum ufficiale Apple confermano che la casa di Cupertino è a conoscenza del problema:

Just spoke with iPhone AppleCare and they are definitely aware of the problem and Apple engineers are working on it. I asked if it was hardware or software related and she said the WPA2 issue seems to be software based and the non-connecting issue may be hardware based, but that they are still trying to identify the cause.

Il problema sembrerebbe quindi essere in parte software e in parte hardware, il che richiederebbe la sostituzione (o quantomeno il richiamo) delle unità coinvolte. Nuova caduta di stile per Apple?

Londra (Inghilterra) – Grossi problemi con le mappe e critiche delle associazioni dei consumatori per la decisione di cambiare il connettore.
Inizia in salita l’avventura di Iphone 5 dopo la presentazione in mondovisione. Dalla Rete di Internet iniziano ad emergere pesanti critiche sul nuovo dispositivo e sul nuovo sistema operativo, Ios.
In particolare le critiche arrivano dagli utilizzatori delle nuove mappe. Secondo le voci si tratterebbe di materiale “non aggiornato”.
In particolare sta suscitando scandalo l’assenza sulla mappa di Iphone 5 di alcune stazioni importanti come quella di Paddighton, a Londra.
Una svista imperdonabile per la Apple.
Pesanti critiche anche per la decisione di cambiare il connettore che, per generazioni di Iphone è sempre rimasto uguale.
Secondo i maliziosi Apple avrebbe avviato la trasformazione per iniziare a rendere obsoleti i vecchi apparati Iphone e “spingere” i clienti ad acqusistarne di nuovi

Nuovi problemi per gli operai cinesi della Foxconn, la società nella quale vengono assemblati i componenti per Apple iPhone 5 e per altri prodotti di tecnologia.

Nelle prime ore della notte (orario cinese) del weekend nello stabilimento di Taiyuan ci sono stati dei disordini che hanno reso necessario l’intervento delle forze di polizia. Il sito è stato chiuso proprio lunedì mattina.

Li Tian del sito Sina Weibo inizialmente ha sottolineato che i motivi dell’insurrezione non sono legati alle proteste contro il Giappone. Poco dopo le autorità cinesi hanno oscurato il post e le immagini che erano state pubblicate.

Nelle prime ore successive all’accaduto, i motivi della protesta non erano chiari. Più tardi si è scoperto che i lavoratori (2.000) sono entrati in subbuglio dopo che uno di loro, che si sarebbe opposto all’ordine di fare ore di straordinari, è stato picchiato dalle guardie (ore 10 PM locali).

Ora sono in sciopero.

Un report risalente ad Agosto aveva fatto notare il cinismo della dirigenza, praticamente inamovibile sugli orari di lavoro. Il pestaggio può essere stato la goccia che ha fatto traboccare il vaso; non è da escludere che lo sciopero derivi dall’insoddisfazione lavorativa dei dipendenti.Nel medesimo stabilimento era stato indetto uno sciopero anche a Marzo, a causa degli aumenti salariali promessi ma non corrisposti dall’amministrazione aziendale.

Di Massimiliano Di Marco 

Apple sta ancora gioendo per il lancio dell’iPhone 5, da oggi disponibile negli Stati Uniti, in Francia e in Giappone tra gli altri, ma molti guai stanno giungendo all’orizzonte. Innanzitutto diversi problemi all’interno del sistema di iOS 6: le mappe, per cui abbiamo già documentato diversi problemi in un ampio articolo, che si perdono pezzi di strada o spostano la locazione di luoghi d’interesse in zone disabitate (tanto da portare alla creazione di un blog umoristico “The Amazing iOS 6 Maps“, che sta trovando sempre più pubblico). Poi il connettore Lightning e il nuovo design dell’orologio. Ma anche ai carichi di lavoro negli store francesi, che ha portato a uno sciopero dei dipendenti proprio nel giorno del lancio.

Read more: http://it.ibtimes.com/articles/36201/20120921/ios-6-problemi-mappe-orologio-sciopero-francia.htm#ixzz283ckVKqF

Piovono critiche innanzitutto per la scelta di aver adottato un nuovo connettore proprietario, quando invece nel 2009, molti produttori, Apple compresa, firmarono un accordo con la Commissione Europea al fine di utilizzare, per quanto possibile, per i propri dispositivi mobile un unico caricatore: “Siamo costernati che Apple sembri pronta a sfruttare i suoi clienti, aspettando che paghino, da quello che sappiamo 19 euro nell’UE, per comprare l’adattatore e rendere Lightning compatibile con tutti i dispositivi esistenti che utilizzano il connettore a 30 pin” è l’accusa dell’Anec, associazione europea che tutela i diritti dei consumatori. “Dopo la firma del 2009 dell’accordo con la Commissione Europea per arrivare a un caricatore comune per tutti i telefoni cellulari è deludente che Apple abbia deciso di non adottare la soluzione Micro-Usb che è quella utilizzata da tutti i concorrenti. Apple dovrebbe rendere Lightning compatibile con Micro-Usb gratis per i consumatori”.

E, mentre si dibatte su questo punto, dalla Svizzera i legali delle ferrovie dello stato preparano una denuncia. Oggetto della contesa sarebbe il design dell’orologio, identico a quello utilizzato nelle sedi elvetiche. La notizia arriva da Blick, quotidiano svizzero, che ha contattato il protavoce delle SBB (Schweizerische Bundesbahnen), Reto Kormann: “Stiamo cercando di contattare Apple per valutare l’uso non autorizzato”. L’orologio svizzero è un’icona nazionale, ideata negli anni ’40 dall’ingegnere Hans Hilfiker, e solo su licenza può essere riprodotto. Uno sviluppatore, Thomas Feger, ha realizzato un’applicazione per iOS intitolata “Swiss Clock App”, su permesso, nel 2009, delle ferrovie dello stato svizzero.

LEGGI ANCHE

iOS 6, guida al downgrade per chi vuole tornare indietro

Arriva Mountain Lion 10.8.2 insieme a iOS 6: scopriamo le novità

iOS 6, il jailbreak è servito [GUIDA]

Il quadro sarebbe già di per sè non roseo, ma ai problemi di alcune componenti della nuova versione del sistema operativo, si aggiunge lo sciopero dei dipendenti degli Apple Store francesi. “Con la direzione non è stato firmato alcun accordo. Le proposte che hanno messo sul tavolo sono insufficienti. Invitiamo i 1.500 dipendenti a scioperare e a riunirsi davanti agli Apple Store domani mattina alle 8:00, ora del lancio del nuovo smartphone” ha dichiarato una fonte del sindacato SUD, che rappresenta circa il 25% dei dipendenti, all’agenzia di stampa francese (AFP). Principalmente, le richieste vertono su tredicesima, ritmi di lavoro più leggeri e ticket restaurant.

Read more: http://it.ibtimes.com/articles/36201/20120921/ios-6-problemi-mappe-orologio-sciopero-francia.htm#ixzz283cnQaJm

Read Full Post »

Cina, altro suicidio nella fabbrica degli iPhone: sono 13 i dipendenti che si sono tolti la vita.

Una donna si è lanciata nel vuoto da un balcone dello stabilimento. I casi di suicido sono numerosi nella fabbrica cinese della Foxcon. Dietro le tragedie potrebbero esserci condizioni di lavoro pesantissime per i dipendenti.

Taiwan – Un’altra tragedia nello stabilimento cinese dove vengono prodotti pezzi per l’Iphone. Una donna è morta cadendo dall’alto di un palazzo all’interno della fabbrica industriale della Foxcon, la società taiwanese con stabilimenti in Cina che produce prodotti Apple.

Niu Xiaobei è caduta dal sesto piano del dormitorio della fabbrica di Zhengzhou, nella provincia centrale dell’Henan, morendo sul colpo. Secondo le autorità cittadina, non si sarebbe trattato di suicidio ma di una tragica fatalità perchè la ragazza sarebbe caduta mentre tentava di appendere degli abiti bagnati all’esterno della sua stanza, per farli asciugare. In realtà la scia di sangue all’interno dello stabilimento dura da alcuni mesi.

Sono 13 fino ad adesso le persone che si sono tolte la vita fra i dipententi della fabbrica. A quanto pare i suicidi sono dovuti, secondo quanto riportano alcune associazioni che si occapano dei diritti civili in Cina,per le pessime condizioni di lavoro a cui sono sottoposti i lavoratori. L’azienda, che ha la fabbrica più grande in Cina a Shenzhen, ai confini con Hong Kong, ha promesso maggiori attenzioni alle esigenze dei dipendenti e li ha anche obbligati a firmare un impegno a non suicidarsi. Attualmente, la Foxconn impiega oltre 1 milione e 200 mila dipendenti, dei quali circa un milione in Cina.

Avete mai visto in faccia chi costruisce gli iPhone nella fabbrica cinese Foxconn? L’eccezionale documentario Dreamwork China mostra decine di uomini e ragazzi: attivisti maoisti, lavoratori che conoscono il diritto meglio di tanti avvocati, giovani che non hanno mai sentito nominare la parola “sindacato”, operai in fin di vita per malattie occupazionali o incidenti sul lavoro. Guarda il video e leggi l’articolo.

La primavera del 2010 è stato un periodo caldo come pochi per il lavoro in Cina. Tra aprile e maggio, la serie di suicidi tra i dipendenti della Foxconn di Shenzhen (vedi su Linkiesta: Nella fabbrica degli iPhone è proibito anche suicidarsi) e lo sciopero dei lavoratori della Honda di Foshan hanno riportato ancora una volta all’attenzione dell’opinione pubblica cinese e internazionale la questione delle condizioni di lavoro nella “fabbrica del mondo”. Eppure, a differenza di quanto si era letto in occasione dei grandi scandali del lavoro in Cina del passato, questa volta il discorso dominante sui media e nell’accademia ha assunto una prospettiva completamente differente: finalmente, invece che della dimensione “passiva” dello sfruttamento, si è cominciato a discutere dell’aspetto “attivo” della lotta e della resistenza da parte dei lavoratori. Dopo un martellamento mediatico durato mesi, si è addirittura affermata l’idea che i lavoratori cinesi, soprattutto i giovani migranti nati negli anni Ottanta e Novanta, si sarebbero stancati di essere le vittime sacrificali dello sviluppo cinese e avrebbero iniziato a chiedere a gran voce salari dignitosi e condizioni di lavoro più umane.

Se la retorica del “risveglio dei lavoratori” appare in larga parte un’esagerazione non supportata da solide basi fattuali – scioperi e suicidi di protesta si verificano da sempre in Cina, la novità rilevante dello scorso anno è soprattutto l’attenzione che questi eventi hanno ricevuto da parte dei media cinesi – l’ascesa di una nuova generazione di lavoratori migranti nella fabbrica del mondo rimane un fenomeno dalle implicazioni sociali enormi, come dimostra il gran numero di articoli sull’argomento pubblicati sulla stampa e nelle riviste accademiche nello scorso anno. Eppure, impegnati come siamo a rincorrere il quadro generale, a volte rischiamo a dimenticarci che i giovani della Foxconn e della Honda, prima che lavoratori, sono ragazzi come tutti gli altri, persone con sogni, aspettative e speranze, qualcosa di più di semplici automi alla catena di montaggio. La loro identità di operai è solamente parte di una dimensione esistenziale più ampia, che in genere tende a sfuggirci. In fondo, chi sono questi giovani lavoratori? Quali sono i loro obiettivi nella vita? Che cosa sognano per il proprio futuro? Quanto sono consapevoli dei propri diritti? Dreamwork China azzarda alcune prime risposte a queste domande e lo fa lasciando parlare il più possibile i protagonisti di questa realtà, cosi difficile da tratteggiare in maniera esaustiva. Per realizzare questo video di poco meno di un’ora sono stati necessari mesi di ricerche. Per giorni abbiamo occupato uno studio fotografico nei pressi dell’ingresso meridionale della Foxconn di Guanlan, cercando di convincere i giovani lavoratori di passaggio a farsi fotografare e intervistare.

Siamo stati negli uffici delle organizzazioni della società civile del Delta del Fiume delle Perle, cercando di capire le ragioni per cui fanno quello che fanno e i rischi che si trovano ad affrontare. Abbiamo visitato fabbriche e assistito ad attività di addestramento in cui si spiegava ai lavoratori come stabilire le proprie priorità nella vita e come servirsi del web per tutelare i propri diritti. Abbiamo intervistato attivisti maoisti, lavoratori che conoscono il diritto meglio di tanti avvocati, giovani che non hanno mai sentito nominare la parola “sindacato”, operai in fin di vita per malattie occupazionali o incidenti sul lavoro. Abbiamo seguito alcuni giovani fino al loro paese natale in occasione della Festa di primavera, girando un villaggio di campagna casa per casa, chiedendo ai giovani migranti che vi abitavano cosa pensano e cosa sanno del diritto e dei diritti. Parte del materiale che abbiamo raccolto in quei mesi alla fine è confluito in Dreamwork China.

Siamo riusciti a trovare le risposte che cercavamo? Sì e no. Da un lato siamo riusciti ad avvicinarci ad alcuni di questi giovani e a gettare uno sguardo obliquo sulle loro vite, dall’altro abbiamo capito, come già sospettavamo e com’è ovvio che sia, che la Cina non si presta ad interpretazioni semplicistiche configurate in termini di contrapposizioni nette. In quest’ottica, la stessa idea del “risveglio”, con le sue implicazioni generaliste, perde significato, mentre assumono importanza i dettagli, l’individualità, i sentimenti, le percezioni. Dall’insieme delle nostre esperienze emerge il quadro di una nuova generazione di lavoratori ventenni, spiazzati dalla vita nella megalopoli, ansiosi di uscire dalla fabbrica e ritagliarsi un proprio spazio nella società, magari aprendo un piccolo negozio o un’attività in proprio, «qualsiasi cosa purché non sia lavorare per un padrone», come ci ha detto uno di loro. Di fatto, risveglio o non risveglio, da questi ragazzi, impegnati a rincorrere i propri sogni in un ambiente indifferente e spietato come quello della “fabbrica del mondo”, convinti che un avvenire migliore sia a portata di mano e che basti lavorare duramente per raggiungerlo, traspare qualcosa di simile ad una stoica rassegnazione. O forse è semplicemente incoscienza?

Un’altra donna è morta cadendo dall’alto di un palazzo all’interno dello stabilimento industriale dell’azienda cinese leader mondiale nella produzione di componenti elettronici Apple. Almeno 13 dipendenti della Foxconn, che produce anche pezzi per Nokia , Sony e altre aziende di telefonia, si sono suicidati l’anno scorso a causa, secondo diverse organizzazioni che si battono per i diritti civili, delle pessime condizioni di lavoro

Mentre l’arrivo del nuovo iPhone viene annunciato con clamore, un’altra donna è morta cadendo dall’alto di un palazzo all’interno dello stabilimento industriale della Foxconn, la società taiwanese con stabilimenti in Cina che produce pezzi per Iphone, Ipad e altri prodotti Apple, al centro l’anno scorso di una serie di suicidi fra i suoi dipendenti. Lo scrive l’agenzia Nuova Cina. Niu Xiaobei è caduta dal sesto piano del dormitorio della fabbrica di Zhengzhou, nella provincia centrale dell’Henan, morendo sul colpo. Secondo le autorità cittadina, non si sarebbe trattato di suicidio ma di una tragica fatalità perchè la ragazza sarebbe caduta mentre tentava di appendere degli abiti bagnati all’esterno della sua stanza, per farli asciugare. Almeno 13 dipendenti della Foxconn, che produce anche pezzi per Nokia , Sony e altre aziende di telefonia, si sono suicidati l’anno scorso a causa, secondo diverse organizzazioni che si battono per i diritti civili, delle pessime condizioni di lavoro. L’azienda, che ha la fabbrica più grande in Cina a Shenzhen, ai confini con Hong Kong, ha promesso maggiori attenzioni alle esigenze dei dipendenti e li ha anche obbligati a firmare un impegno a non suicidarsi. Attualmente, la Foxconn impiega oltre 1 milione e 200 mila dipendenti, dei quali circa un milione in Cina.

I PRECEDENTI – Un episodio tra i tanti, che si aggiunge alle ormai numerosi morti sospette di dipendenti Foxconn. Lo scorso luglio un lavoratore di una filiale dell’azienda, la Chimei Innolux Corp, era morto dopo essere precipitato dal dormitorio dello stabimento di Foshan, nella provincia di Guangdong. Nel maggio 2011 un’esplosione causò la morte di tre dipendenti e il ferimento di altre 15 persone. I vertici dell’azienda comunicarono di voler “attendere i risultati dell’indagine sulle cause dell’accaduto”. La Foxconn, che solo in Cina ha all’attivo 900 mila dipendenti, era già stata al centro del dibattito nel 2010, a causa del numero crescente di suicidi tra coloro che vi lavorano: tutti ragazzi tra i 18 e i 24 anni che, afflitti dal trattamento disumano sul posto di lavoro, avevano preferito uccidersi.
Nel luglio 2009 Apple conferma la morte per suicidio di un impiegato della Foxconn: la fabbrica doveva preparare 16 prototipi di iPhone G4 da inviare ad Apple. Ma l’impiegato responsabile si era accorto che ne mancava uno. A questo punto, forse perché non ha resistito ai pressanti interrogatori, si è lanciato dal balcone di casa. Il primo caso sospetto fu quello Ma Xiang Qian, giovane di 19 anni, trovato morto nei pressi del dormitorio della Foxconn il 23 gennaio 2009. In un primo momento gli inquirenti giudicarono il caso come “morte improvvisa” e, dopo un riesame, definirono come “sconosciuta” la causa della morte. Dopo una terza analisi probatoria, chiesta e ottenuta dalla famiglia di Qian, i magistrati archiviarono definitivamente il decesso come “morte causata da un’alta caduta”.

È leader mondiale nella manifattura di prodotti elettronici, rifornendo marchi come Hp, Nokia, Sony-Ericsson, Microsoft e Apple, e contribuendo a sfornare prodotti ad alta tecnologia e popolarità, quali iPhone, iPad e Xbox. Eppure non è tutto ciò a rendere la Foxconn Technology la fabbrica cinese più conosciuta in Occidente.

A farla rimbalzare da un giornale all’altro,  a far correre il suo nome su internet, è la fama di “fabbrica dei suicidi”. Solo nel 2010 ben 18 operai si sono lanciati nel vuoto dal tetto dello stabilimento di  Shenzhen, 12 hanno trovato la morte sul selciato.

La scena si ripete, questa volta con un lieto fine, se così si può definire.  Erano gli ultimi giorni del 2011, quando circa 300 operai avevano richiesto un aumento di stipendio e la riduzione delle ore di lavoro. Inutile dire che queste richieste non sono state accolte e i 300 lavoratori sono stati messi di fronte a un bivio: un licenziamento con una buona uscita, o normale orario di lavoro senza aumento dello stipendio. Una scelta di massa quella di licenziarsi, per scoprire qualche giorno dopo che la Foxconn li avrebbe lasciati senza lavoro e senza soldi. Così, quando 150 operai sono saliti sul tetto, minacciando il suicidio, il ricordo agghiacciante dei salti nel vuoto si è riacceso. Ma nessuno questa volta era davvero intenzionato a lanciarsi. Diversa la versione rilasciata dai dirigenti della fabbrica, i quali hanno confermato la protesta, affermando però che fosse dovuta alla decisione di spostare i dipendenti in un’altra linea produttiva.

Poche indiscrezioni riguardo l’accordo avvenuto tra i protestanti e il taiwanese Terry Gou, presidente della multinazionale. Probabile una riassunzione, magari con un nuovo aumento degli stipendi, come quelli del 2010, per metter fine alle proteste.  Ciò che è certo, è che nessun suicidio c’è stato il 3 gennaio, ma questo apparente “e vissero e felici e contenti” ha un retrogusto amaro per chi sa che della fabbrica del suicidio si continuerà a parlare.

Anche la Microsoft e la Apple si sono dette preoccupate e hanno promesso indagini imminenti sulle condizioni di lavoro nella struttura. Difatti, solo qualche giorno dopo, il gigante dell’iPhone, ha diffuso un report dei dati raccolti nel 2011 sulle sue aziende fornitrici. Diversi i riferimenti alla Foxconn, ma nulla di quanto avevano denunciato due ONG (Centre for Research on Multinational Corporations e Students & Scholars Against Corporate Misbehaviour) l’aprile scorso.  Dalla loro indagine risultava che gli operai erano costretti a folli straordinari di 98 ore, contro le 36 al mese legali, con una paga di 1.350 yuan, circa 165 euro, per 48 ore di base settimanali.

Terry Gou si difese, all’epoca, sostenendo che le ore di straordinario, oltre il limite legale, fossero dovute alla forte domanda dei consumatori occidentali e che a tal proposito avrebbe aumentato l’automatismo dell’impianto, promessa che ha ribadito, pochi giorni fa, annunciando l’introduzione di nuovi robots accanto ai 10.000 già impiegati.  Ma non è questa l’unica soluzione tentata nel tempo dalla multinazionale: dalle reti di protezione, ai patti di “non- suicidio” firmati dagli operai, fino all’assunzione di un centinaio di monaci tibetani per costituire un centro di assistenza psicologica. A  nulla sono valsi questi tentativi bizzarri.

Il marchio di fabbrica-lager gli era valso anche un gioco per iPhone, in cui il giocatore muoveva degli infermieri che, muniti di barella, cercavano di salvare gli operai che si lanciavano nel vuoto. Phone story è stato bandito dall’Apple il settembre scorso, “a causa  delle applicazioni violente e crudeli che contiene”, ha spiegato l’azienda in una nota. Contenuti forse anche troppo scomodi, che avrebbero suscitato una riflessione critica sul modo in cui vengono prodotti certi gioielli hi-tech.

Apple ha pubblicato ieri un report con i nomi delle sue 156 aziende fornitrici, accompagnato da una relazione sui risultati delle ispezioni condotte nelle fabbriche per monitorare le condizioni di lavoro degli operai. L’azienda californiana è stata infatti oggetto di forti critiche soprattutto dopo i numerosi episodi di suicidio che si sono verificati tra i dipendenti e gli operai di uno dei suoi più importanti fornitori in Cina: la Foxconn.

La Foxconn Technology è un’azienda che produce iPhone, iPad, e altri componenti tecnologici per Apple, Dell e Nokia. Dall’inizio del 2010 almeno 13 operai occupati alla Foxconn si sono uccisi gettandosi dai loro edifici di lavoro, tanto da spingere la dirigenza dell’azienda a installare delle reti protettive anti-suicidio. Altre 3 persone sono morte lo scorso anno e più di 70 sono rimaste ferite in esplosioni. Foxconn, come risposta alle pressioni esercitate da Apple e dai media, ha più che raddoppiato nel 2010 i salari di alcuni lavoratori.

Nel rapporto pubblicato da Apple si fanno diversi riferimenti alla Foxconn e si legge anche che i maggiori problemi nelle 156 aziende fornitrici sono stati riscontrati negli ambiti dell’orario di lavoro, della paga degli straordinari e della gestione dei rifiuti pericolosi. La relazione ha rilevato che il 62% delle fabbriche monitorate hanno superato il limite massimo di ore settimanali previste per singolo lavoratore in produzione e che il 35% non ha rispettato gli standard di Apple per prevenire gli infortuni dei lavoratori. Questo fatto era stato documentato e denunciato da un’inchiesta condotta da due ONG (il Centre for Research on Multinational Corporations e lo Students & Scholars Against Corporate Misbehaviour) sulle condizioni degli operai cinesi che realizzano l’iPad e l’iPhone. I risultati sono stati raccontati nell’aprile del 2011 dal Guardian: i lavoratori sono trattati «in modo disumano, come fossero delle macchine».

Dalle verifiche interne condotte da Apple risulta anche che in 5 strutture si sono verificati episodi di lavoro minorile e che in altre 24 sono stati fatti dei test di gravidanza sulle donne prima dell’assunzione. I problemi riguardano poi la sicurezza e l’ambiente:  nel 32% delle aziende non sono stati eseguiti correttamente la manipolazione o lo smaltimento di prodotti chimici pericolosi, come richiesto dalla legge.

Nel comunicato della Apple si legge: «Nel 2011 abbiamo effettuato 229 controlli in tutta la nostra catena di fornitura – l’80% in più rispetto all’anno precedente – tra cui oltre 100 sono stati eseguiti per la prima volta. Continuiamo ad espandere il nostro programma per raggiungere un livello ancor più profondo nel settore della produzione, e da quest’anno abbiamo introdotto verifiche più dettagliate e specializzate che si concentrano sulla sicurezza e sull’ambiente».

Secondo quanto riporta Bloomberg, Apple avrebbe anche dato inizio ad una collaborazione con la Fair Labor Association (FLA), organizzazione no-profit voluta da Bill Clinton nel 1999 per monitorare in modo indipendente le fabbriche di tutto il mondo e per assicurare il rispetto delle norme e della sicurezza per i lavoratori. Il FLA esegue ogni anno controlli senza preavviso su circa il 5 per cento delle catene di fornitori delle aziende che vi hanno aderito. Fanno parte della FLA anche Nike, Nestlé e Syngenta (produttrice di sementi e pesticidi).

Read Full Post »

I magistrati hanno dato incarico ai carabinieri di verificare la fondatezza delle dichiarazioni di un ex ispettore di polizia che in un’intervista televisiva ha detto di aver incontrato il fisico a Buenos Aires, in Argentina

La procura di Roma riapre il caso di Ettore Majorana, il fisico catanese scomparso nel nulla una sera del 27 marzo 1938, in occasione di un viaggio sul piroscafo che da Palermo lo avrebbe portato a Napoli. Ma nella città del Golfo, Ettore Majorana, tra i più brillanti e promettenti allievi di Enrico Fermi, non arrivò mai. A dare nuovo impulso agli inquirenti sono state le dichiarazioni di un ex ispettore di polizia che in un’intervista televisiva ha detto di aver incontrato il fisico a Buenos Aires, in Argentina, negli anni a cavallo della Guerra.

C’è un fascicolo in ‘atti relativi’ che la procura di Roma ha aperto tempo fa in relazione alla scomparsa ddello scenziato. I magistrati di piazzale Clodio hanno dato incarico ai militari di verificare la fondatezza delle dichiarazioni. La procura è in attesa di ricevere una prima informativa per capire se le parole dell’uomo siano o meno meritevoli di approfondimento. Del caso si è interessato anche il programma ‘Chi l’ha visto?’, intervistando un italiano che, emigrato in Venezuela intorno al 1955, si disse convinto di aver frequentato a lungo Majorana senza, però, che il fisico gli avesse mai svelato la verà identità.

Majorana fece parte dei ‘ragazzi di via Panisperna’, laboratorio di geni guidati da Enrico Fermi, rifiutò la cattedra alle università di Cambridge, Yale e della Carnegie Foundation. Accettò quella di Fisica teorica dell’Università di Napoli. Nel marzo 1938 il viaggio di riposo Napoli-Palermo su una nave Tirrenia. Nel capoluogo siciliano alloggiò per mezza giornata all’albergo Sole e la sera fu di nuovo sul piroscafo dove fu visto sul ponte all’altezza di Capri. Ma a Napoli non arrivò mai.

Il giovane scienziato si dileguò nel nulla. E sulla sua misteriosa scomparsa a distanza di tanto tempo è ancora giallo. Anche se in questi giorni nuovi indizi sono stati portati alla luce da Erasmo Recami, il maggiore biografo del fisico. Tormentato e geniale Majorana ebbe una vita fuori del normale. Era uno spirito libero dotato di una straordinaria vena polemica. Hanno fatto cronaca i suoi j’accuse agli insegnanti, ai quali contestava di perdersi nei dettagli dimenticando la visione d’insieme e che gli valsero il soprannome di “Grande Inquisitore”.

Era un bambino eccezionale, Ettore Majorana, nato da una delle migliori famiglie di Catania. Quarto di cinque fratelli che si distinsero tutti in qualche campo particolare: chi nella giurisprudenza, chi nell’ingegneria, chi nella musica. Uno zio, Quirino, che era un grosso nome della fisica sperimentale, un altro, Dante, rettore dell’Università di Catania. E, in generale, una famiglia in cui la cultura era di casa. Il piccolo Ettore , però, non era solo un ragazzino portato per la matematica, era un prodigio del calcolo mentale, prima, e, da grande, uno dei massimi fisici teorici.

“Da lontano appariva smilzo, con un’andatura incerta; da vicino si notavano i capelli nerissimi, la carnagione scura, le gote lievemente scavate, gli occhi nerissimi e scintillanti: nell’insieme l’aspetto di un saraceno”. Era il 1927 e l’amico Edoardo Amaldi lo ricorda così, mentre in compagnia del compagno di corso Emilio Segrè arriva al Regio Istituto di Fisica di via Panisperna, a Roma.

Tutti e tre avevano frequentavano la facoltà di Ingegneria, poi però Amaldi e Segrè si erano lasciati convincere dall’appello di Orso Mario Corbino, direttore dell’Istituto, a passare agli studi di fisica approfittando del fatto che l’astro nascente della fisica Enrico Fermi era venuto a insegnare fisica teorica a Roma. Proprio nell’Istituto diretto da Corbino.

“Il passaggio a Fisica di Majorana – scrive Amaldi – ebbe luogo al principio del 1928 dopo un colloquio con Fermi. Fermi lavorava allora al modello statistico dell’atomo e il discorso con Majorana cadde subito sulle ricerche in corso nell’Istituto. Gli espose rapidamente le linee generali del modello. Majorana ascoltò con interesse, poi se ne andò senza manifestare i suoi pensieri. Il giorno dopo si presentò di nuovo all’Istituto, entrò diretto nello studio di Fermi e gli chiese, senza alcun preambolo, di vedere la tabella che gli era stata posta sotto gli occhi per pochi istanti il giorno prima. Avutala in mano, estrasse dalla tasca un fogliolino su cui era scritta un’analoga tabella da lui calcolata a casa nelle ultime ventiquattro ore. Confrontò le due tabelle e, constatato che erano in pieno accordo tra loro, disse che la tabella di Fermi andava bene”.

Majorana aveva risolto a mano e in un giorno il problema a cui Fermi stava lavorando da una settimana. Un’episodio che da solo basta a raccontare l’Ettore genio e al tempo stesso l’Ettore uomo. In grado di gareggiare con Fermi non solo in fisica teorica, ma di batterlo senza problemi in matematica. Nel luglio del 1926 venne la laurea, con il massimo dei voti e con una tesi sulla meccanica dei nuclei radiottivi.

Poi gli studi sui lavori di Dirac, Heisenberg, Wigner, nel 1932 la libera docenza in fisica teorica e nel 1937, per meriti speciali, il trasferimento presso l’Università di Napoli. Ettore Majorana fu senza dubbio un outsider, una persona forse eccentrica, ma nel ricordo del nipote Fabio “allegra e serena”. Poi quella serenità che anche Amaldi rammenta nelle riunioni prima di sera alla Casina delle Rose di Villa Borghese, quando “sorseggiando una bibita o mangiando un gelato si discuteva della preparazione degli esami o degli ultimi esami sostenuti”, svanì.

Scomparve dopo un viaggio in Germania dove si era recato per motivi di studio. Al suo posto un’immagine cupa e solitaria. Ettore si rifugiò in casa, isolandosi, e respingendo anche la posta. Si racconta che di suo pugno scrivesse sulle buste delle lettere: “Si respinge per morte del destinatario”.

Le sue tracce si perdono definitivamente sul postale che da Palermo lo avrebbe dovuto portare a Napoli. E’ 26 marzo del 1938. La famiglia indice un premio, enorme per l’epoca, per avere notizie. Ma nulla. E’ da quella data che Ettore diventerà un mito, un personaggio teatrale, letterario. Figura romantica della cultura scientifica. Un enigma nazionale cui si sono date varie soluzioni: suicidio, rapimento da parte di qualche Paese che conduceva studi atomici, crisi mistica.

Dalle indagini seguite alla scomparsa si accertò che Majorana era stato a Palermo due giorni e da lì era partito alla volta di Napoli. Un marinaio testimoniò di averlo visto in cabina mentre il piroscafo entrava nel golfo di Napoli, un altro testimoniò di averlo notato a poppa dopo Capri non molto prima dell’attracco al molo di Napoli. L’ipotesi che trovò più credito tra gli amici fu che egli si fosse buttato in mare, ma il mare non restituì mai il suo corpo. Sul caso tornò Leonardo Sciascia che sul mistero che avvolge la morte di Majorana costruì uno dei suoi romanzi, andando oltre la cronaca e scavando dentro l’anima dell’uomo.

“La scomparsa di Majorana ” uscì nel 1975, e in esso Sciascia sceglie la libertà di prestar fede all’ipotesi del ritiro assoluto, del silenzio da parte del giovane fisico, piuttosto che credere alle altri banali soluzioni, compresa quella del suicidio. Majorana , secondo l’ipotesi dello scrittore, potrebbe aver calcolato la potenza dell’energia atomica qualche mese prima che l’avvenuta scissione dell’atomo fosse resa nota e ne giustificasse l’immaginazione. Il presagio di un orrore imminente potrebbe aver angosciato la sua coscienza in un conflitto interiore che l’avrebbe indotto a scomparire. Pertanto la sua scomparsa non sarebbe altro che il rifiuto dello scienziato, non l’oscura disperazione di un nevrotico.

E se le forze dell’ordine tornano in campo sulle tracce dello scienziato più misterioso del ‘900, i fisici di tutto il mondo non hanno mai smesso di indagare sulle teorie proposte da Majorana, talmente precorritrici dei tempi che solo oggi si comincia a capirle. Majorana ha scritto cose geniali, la cui importanza si è compresa solo a distanza di tempo”, osserva il fisico Carlo Cosmelli, dell’università di Roma La Sapienza. “Stiamo rileggendo il suo lavoro del 1932, che contiene passaggi ancora difficili da afferrare”, dice il fisico Antonio Masiero, direttore della sezione di Padova dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn). Non poteva che essere avvolta nel mistero, infatti, la particella dalle proprietà stranissime descritta da Majorana, capace di essere se stesso e contemporaneamente il suo opposto nell’antimateria. I fisici lo chiamano “neutrino di Majorana” e nei Laboratori dell’Infn del Gran Sasso è in corso un esperimento per scoprire il suo segreto.

ROMA — Dieci punti «coincidenti» e una «compatibilità ereditaria» . È stato questo a convincere i magistrati romani a riaprire l’inchiesta sulla scomparsa di Ettore Majorana. A rispolverare, due mesi fa, quel fascicolo vecchio di 73 anni. Perché la sorte del geniale fisico catanese sparito il 25 marzo del 1938, è un mistero che sembra non avere fine. Ipotesi e suggestioni non sono mai state sufficienti a chiarire se davvero possa essere morto suicida gettandosi dal postale sul quale si era imbarcato a Palermo con destinazione Napoli o se invece abbia deciso di far perdere le proprie tracce alimentando così il suo mito e la leggenda sulla sua figura.

I TENTATIVI – Ci hanno provato storici, giornalisti, scrittori del calibro di Leonardo Sciascia a indagare su questo giallo, a cercare una strada per arrivare alla verità. E tre anni fa è bastata la consegna di una foto scattata in Argentina nel 1955 per tracciare un nuovo percorso da seguire. Ora si scopre che in realtà quella fotografia potrebbe davvero dare una svolta alla nuova indagine condotta dal procuratore aggiunto di Roma Pierfilippo Laviani, determinato a tentare ogni possibilità pur di afferrare la traccia giusta.

I NUOVI INDIZI – I rilievi effettuati dai carabinieri del Ris di Roma hanno infatti fornito «dieci coincidenze» tra l’immagine acquisita tre anni fa e quelle del fisico siciliano. Ma soprattutto hanno verificato una «compatibilità» tra l’uomo ritratto in quella istantanea e suo padre Fabio Massimo, evidenziando «la trasmissione ereditaria». Indizi indispensabili per decidere di andare avanti e disporre accertamenti in Sudamerica, lì dove Majorana potrebbe aver deciso di nascondersi e di costruirsi una nuova identità. Verifiche per scoprire se proprio dall’altra parte del mondo possa esserci la sua tomba.

LA TESTIMONIANZA – Comincia tutto nel 2008 quando un uomo telefona alla trasmissione di Raitre Chi l’ha visto? e dice di essere convinto di aver frequentato Majorana, anche se lui ha sempre detto di chiamarsi signor Bini. La sua testimonianza è riportata sul sito internet del programma: «Sono partito per il Venezuela perché non andavo d’accordo con mio padre, era l’aprile del 1955. Arrivato a Caracas, sono andato a Valencia con Ciro, un mio amico siciliano, che mi presentò un certo Bini. Ho collegato Bini e Majorana grazie al signor Carlo, un argentino. Mi disse: «Ma lo sai chi è quello? Quello è uno scienziato. Quello ha una capoccia grande che tu neanche ti immagini. Quello è il signor Majorana». Si erano conosciuti in Argentina. Era di media altezza, con i capelli bianchi, pochi e ondulati. Capelli bianchi di chi aveva avuto i capelli neri. E si vedeva dal fatto che portava sempre l’orologio sopra la camicia e per lavarsi le mani si apriva le maniche della camicia e aveva i peli neri. Era timido, preferiva stare in silenzio e se lo invitavi al night non veniva. Poteva avere sui 50 -55 anni. Parlava romano ma si vedeva che non era romano. Si vedeva anche che era una persona colta. Sembrava un principe. Io certe volte gli dicevo: «Ma che cavolo campi a fa. Ti vedo sempre triste». Lui diceva che lavorava, andavamo a mangiare, poi stava 10-15 giorni senza farsi sentire. Aveva una macchina gialla una Studebacker. Pagava solo la benzina, altrimenti sembrava che non avesse mai una lira. Ogni tanto gli dicevo: «Ci tieni tanto alla tua macchina e c’hai tutta sta carta». Erano fogli con numeri e virgole, sbarramenti. Lui non voleva mai farsi fotografare e siccome dovevo prestargli 150 bolivar gli ho fatto una specie di ricatto, in cambio gli ho chiesto di farsi fare una foto con me per mandarla alla mia famiglia. Era più basso di me. Quando ho trovato la foto ho deciso di parlare, sennò era inutile che dicevo che avevo conosciuto Majorana».

LA RIAPERTURA DEL CASO – Quella foto è stata portata nei laboratori dell’Arma e sottoposta a decine di comparazioni. I primi raffronti sono stati effettuati con l’immagine comparsa sui cartelloni poco dopo la sparizione. Occhi, naso, bocca, orecchie, fronte, mento: ogni altezza e larghezza è stata analizzata. E il risultato è apparso sorprendente agli specialisti guidati dal colonnello Luigi Ripani. Perché la linea del naso, che fa un piccola curva verso sinistra, appare identica, così come la parte alta del padiglione auricolare che piega leggermente verso l’interno. Il «signor Bini» ha i capelli bianchi e nell’immagine scattata mostra un’età vicina ai 50 anni. Majorana al momento della sparizione ne aveva 31 ed era castano scuro, ma anche l’invecchiamento effettuato al computer ha fornito elementi positivi. Indizi che nella relazione consegnata ai magistrati consentono di «non poter escludere che il soggetto sia proprio Majorana». Quanto bastava per decidere di andare oltre e confrontare la foto consegnata dal testimone e quelle del padre Fabio Massimo, ma anche del fratello Luciano forse il più somigliante ad Ettore.

LE CONCLUSIONI DEL RIS – Ed è stato proprio questo lavoro a fornire ai magistrati il tassello per decidere di affidare ai carabinieri verifiche ulteriori in Argentina e Venezuela. Scrivono infatti gli specialisti del Ris: «Dalle sovrapposizioni sono emerse similitudini somatiche compatibili con la trasmissione ereditaria padre-figlio». Il «signor Bini» potrebbe dunque essere proprio Majorana. Il fisico potrebbe effettivamente aver deciso di costruirsi una nuova vita in Sudamerica sfuggendo alla notorietà ma continuando a svolgere i suoi studi. Riuscire a rintracciare la sua tomba a distanza di così tanti anni non appare impresa facile. Ma con i risultati già raggiunti i magistrati romani hanno ritenuto che valga comunque la pena di tentare.

Un’assurdità ritenere Majorana un nazista

di Rino Di Stefano

“Pensare che Ettore Majorana possa essere stato un nazista, e che addirittura si fosse rifugiato in Germania dopo la sua sparizione nel marzo del ’38 per collaborare con Hitler, è semplicemente un’assurdità. A parte il fatto che non esiste alcuna prova attendibile a riguardo, dire una cosa del genere significa non sapere nulla della dimensione umana e spirituale di questo nostro grande e misterioso fisico. Significa ignorare la sua sensibilità, i suoi dubbi, il suo innato senso dell’umorismo. No, Ettore Majorana non era un nazista”.
Per il professor Erasmo Recami, docente di Fisica e Struttura della Materia presso l’Università Statale di Bergamo, conosciuto in tutto il mondo come biografo di Ettore Majorana, non ci sono possibilità di dubbio: l’ipotesi di un Majorana nazista non sarebbe altro che una delle tante leggende metropolitane che da decenni circolano sul grande scienziato. Del resto il suo libro “Il caso Majorana”, pubblicato per la prima volta nel 1986 con Mondadori e ormai giunto alla sesta edizione con Di Renzo Editore, è considerato da tutti gli studiosi l’opera più completa e più documentata sul fisico siciliano scomparso nel nulla la fredda mattina di venerdì 25 marzo 1938, all’età di 31 anni, nel porto di Napoli.

Professor Recami, chi era dunque Ettore Majorana?
“Majorana, nato a Catania il 5 agosto 1906, era una delle menti più brillanti della scienza italiana. Enrico Fermi, che aveva conosciuto tutti i maggiori scienziati del suo tempo, compreso Einstein, lo considerava uno dei più forti ingegni del nostro tempo e la promessa di ulteriori conquiste. Un genio all’altezza di Newton e Galileo. Non c’è alcun dubbio che, se avesse continuato la sua attività di professore all’Università di Napoli, oggi in Italia avremmo una delle Scuole di Fisica più celebrate del mondo”.

Ettore MajoranaCome era il suo carattere?
“Aveva un temperamento allegro e gioviale. La sorella Maria lo ricordava come una persona molto buona e di elevato spessore culturale. Due esempi possono spiegare meglio di qualunque discorso l’indole di Ettore. Il primo, quando, senza saper guidare e privo di patente, prese l’auto del padre finendo poi contro un muro. Una cicatrice su una mano gli restò come ricordo di quella sciocchezza. Il secondo è quando, per aiutare un suo amico, si presentò al posto suo per dare un esame di matematica all’università. Inoltre era una persona estremamente sensibile, come possono dimostrare diverse lettere di persone che lo conoscevano. Una di queste era il professor Gilberto Bernardini che, ricordando Majorana, in una lettera dell’8 settembre 1987 scriveva che di lui aveva ‘ancora viva l’impressione di un’intelligenza che mi stupiva perché andava oltre la mia capacità di poter capire. Mi hanno anche ricordato una sensibilità umana non celata da un disincantato umorismo’. Persino un esame grafologico, compiuto dal dottor Gianni Sansoni sulle sue lettere, dimostra la spiccata sensibilità umana di Majorana.  ‘Posso dire – scrive Sansoni – che il Majorana doveva essere persona mite e buona, bisognosa d’affetto più che mai e penso che miglior elogio non gli si possa fare che avvicinandosi alle sue vicende con rispetto e comprensione’. Ma abbiamo anche altre testimonianze. Per esempio, quella del fisico tedesco Rufolf Peierls, che lo conobbe nel 1932, prima che Majorana partisse per la Germania. ‘Mi apparve come un fisico straordinariamente dotato – scrive Peierls da Oxford al collega Donatello Dubini, a Colonia, il 2 luglio 1984 – un poco timido, e veramente contrario al fascismo’. E si può dunque capire con quale stato d’animo si dovette iscrivere al Partito Fascista nel 1934 o 1935, altrimenti non poteva partecipare ai concorsi per ottenere una cattedra universitaria. Insomma, quella di Majorana nazista è una teoria che non sta in piedi”.


PDF IconCliccare qui per ingrandire l’immagine (PDF)

PDF IconCliccare qui per ingrandire l’immagine (PDF)

Eppure, in una lettera che Majorana scrisse dalla Germania si intravede una certa simpatia per il nazismo…
“Ogni cosa va collocata nel giusto contesto per essere compresa e spiegata. In questo caso parliamo della lettera che Majorana scrisse alla madre il 22 gennaio 1933 dall’Institut fur Theoretische Phisik del professor Heisenberg, a Lipsia. Si trovava lì grazie ad una borsa di studio del CNR che Enrico Fermi gli aveva fatto ottenere. In effetti, in quella lettera si evince una velata simpatia per il nuovo regime nazista, del quale Majorana cerca di spiegare l’appoggio popolare ottenuto. Ma bisogna comprendere che quella era la prima volta che Majorana si trovava a vivere da solo, in un altro paese. E che il nazismo non aveva ancora la criminale connotazione che poi ha assunto. Probabilmente si era lasciato prendere dall’entusiasmo di essere ben distante dalla madre che, come è noto a tutti coloro che hanno studiato la vita di Majorana, era sempre molto possessiva e invadente verso i figli. Non dimentichiamo che veniva da una famiglia del Sud e lui era un figlio molto rispettoso. Tra l’altro voleva anche molto bene al padre, che morì subito dopo. Tanto per dirne una, la madre era solita comprare la biancheria intima dei figli, anche se erano adulti e già sposati. E poi pretendeva che la indossassero. Il giovane Majorana in una delle sue lettere arriva al punto di dire che Lipsia è una bellissima città, mentre mi risulta che a quel tempo non lo fosse affatto”.

E Majorana non si oppose mai al potere della madre?
“Una volta lo fece. Probabilmente perché non ne poteva più. Ma bisogna spiegare chi era questa donna e quale fosse il suo stile di vita. Il suo nome da nubile era Salvadora Corso, ma presto si fece chiamare Dorina. Amava la bella vita: le vacanze termali in quella che allora si chiamava Abbazia, in Slovenia; girava per le capitali europee ed era sempre in movimento. Era innamorata di Parigi e non faceva che parlarne a casa. Un bel giorno, si vede che proprio non la reggeva più, Ettore le si rivolse contro e urlò: ‘Ma basta con questa Parigi!’ Probabilmente fu quella la sua prima reazione contro la madre. Del resto, aveva accumulato per anni. Pensate che da piccolo la madre lo esibiva come un fenomeno da baraccone, in casa. Visto che era bravissimo a fare complicatissimi calcoli a mente, chiedeva ai suoi ospiti di rivolgere domande al figlio. Lui, che era timido fin da allora, si nascondeva sotto il tavolo e da lì rispondeva. Questa capacità di calcolo non lo lasciò mai. Con Fermi, per esempio, si sfidavano nel risolvere problemi matematici particolarmente difficili. Mentre Fermi utilizzava un regolo calcolatore, Majorana guardava contro il muro, che era l’analogo di stare sotto il tavolo, aspettava che Fermi finisse i suoi calcoli e poi diceva il risultato. Che, ovviamente, era sempre esatto”.

Facile immaginare che suscitasse invidie…
“Certamente. Per esempio, Emilio Segre, detto il basilisco, anche lui membro della cerchia di Fermi, diceva in giro che Majorana con le sue capacità matematiche poteva guadagnarsi da vivere esibendosi in un circo”.

La prima ipotesi che hanno fatto gli inquirenti dopo la sua scomparsa, era quella del suicidio. Lei che ne pensa?
“Non credo davvero che Majorana possa essersi ucciso. Disponiamo di tutta la sua corrispondenza prima di quel fatidico giorno del 1938. Le lettere erano tranquillissime e scritte con una grafia molto lineare, senza quelle sbavature tipiche di chi ha qualche problema nervoso. Ettore Majorana, il giorno in cui è scomparso, non era affatto agitato. Aveva preso la sua decisione e la stava attuando. Ma quale che fosse, non era quella di togliersi la vita. Non sta in piedi neanche la teoria del rapimento da parte di una potenza straniera. A quel tempo se ne fregavano dei fisici teorici, così come se ne fregano adesso. Solo dopo la bomba atomica c’è stato un movimento d’interesse verso i fisici, quando hanno visto a che cosa portavano gli studi di certi professori. Del resto, come ha ben evidenziato Leonardo Sciascia nel suo libro ‘La scomparsa di Majorana’, molte delle lettere di Majorana erano volutamente un po’ ambigue. Come se avesse voluto far credere che egli si fosse ucciso, per cui sarebbe stato inutile cercarlo. In una lettera inviata il 25 marzo 1938, e cioè il giorno prima di sparire, al collega Carrelli, per esempio, dice ‘conserverò un caro ricordo almeno fino alle undici di questa sera, e possibilmente anche dopo’. Per inciso, le undici era l’ora di partenza del traghetto che quella sera avrebbe dovuto trasportarlo da Napoli a Palermo. Insomma, questa ambiguità non era casuale”.

Al centro, Ettore Majorana durante un viaggio in naveE allora che cosa avrebbe fatto nella realtà, secondo lei?
“Io ho ricevuto moltissime testimonianze. Qualcuno mi ha detto che sarebbe andato in Argentina, poi si sarebbe recato in Germania per poco tempo e quindi sarebbe tornato in Italia, dove si sarebbe rifugiato in un convento. Alcune di queste testimonianze sono riuscito a controllarle, altre no. Per esempio, l’ipotesi del convento, che è la più probabile, è confortata da due versioni attendibili. La prima viene da una lettera che il Rettore dell’Università di Napoli, dove Majorana aveva ottenuto una cattedra per chiara fama e meriti speciali, ha spedito alla Direzione Generale Istruzione Superiore del Ministero dell’Educazione Nazionale, ai primi di maggio del 1938. Riferendosi alla nota n. 87966 del 29 aprile 1938 del Questore di Napoli, il Rettore afferma che ‘E’ emerso soltanto che lo scomparso, pare il 12 corrente, si presentava al Convento di S. Pasquale di Portici per essere ammesso in quell’ordine religioso, ma non essendo stata accolta la sua richiesta, siallontanò per ignota destinazione’. Successivamente la polizia scoprì che Majorana si era rivolto anche ad un altro convento nei pressi di piazza del Gesù Nuovo, il Monastero di Santa Chiara dei Frati Francescani Minori, rinnovando la sua richiesta. Ma non si sa come andò a finire. Quando la famiglia si presentò per fare ricerche, un frate domandò loro. ‘Ma perché lo cercate? L’importante è che lui sia felice’. E poi c’è la pista argentina”.

Il libro del Prof. Erasmo RecamiQuante probabilità ci sono che Majorana si sia recato in Sud America?
“Tutto quello che posso dire è che ho avuto la testimonianza di Carlos Rivera, direttore dell’Istituto di Fisica dell’Università Cattolica di Santiago del Cile, il quale sostiene che per due volte è entrato indirettamente in contatto con una persona che si faceva chiamare Ettore Majorana e si qualificava come uno scienziato del gruppo di Fermi. Ma non è sicurissimo quanto egli dice. Secondo il suo racconto, ogni tanto Majorana si sarebbe recato a Buenos Aires dove alloggiava all’Hotel Continental. Io ho chiesto a Giulio Gratton, direttore del Dipartimento di Fisica dell’Università di Buenos Aires e figlio di Livio Gratton, noto astrofisico italiano che viveva in Argentina, di dirmi dove si trovava esattamente il Continental e lui mi ha risposto che non esisteva. Invece è l’albergo più famoso di Buenos Aires. Evidentemente non voleva far sapere nulla. Un’altra volta, sempre questo Rivera, era seduto in un ristorante e scriveva alcune formule sul tovagliolo di carta, come fanno spesso i fisici, e il cameriere gli ha detto che era la seconda persona che vedeva scrivere in quel modo. La prima, ricordava, era un certo Ettore Majorana che andava lì a mangiare. Un’altra testimonianza riguarda una certa signora Talbert, madre dell’ingegner Tullio Magliotti, la quale ha affermato che Majorana era un amico di suo figlio. Dopo aver ricevuto una telefonata del figlio, però, si è chiusa a riccio e non ha più voluto dire niente. Diversi mesi dopo la casa è stata chiusa e non si è saputo più nulla né della signora Talbert né del figlio. Un’altra pista viene dalla signora Blanda de Mora, vedova dello scrittore guatemalteco Asturias, Premio Nobel 1967 per la letteratura. La signora de Mora a Taormina, nel 1974, riferendosi a Majorana, disse: ‘A Buenos Aires lo conoscevamo in tanti: fino a che vi ho vissuto, lo incontravo a volte in casa delle sorelle Manzoni, discendenti del grande romanziere’.  Tuttavia non ho mai avuto conferme certe a questo riguardo”.

E per quanto riguarda invece la presunta fuga di Majorana in Germania?
“Guardi, io ho conosciuto fisici di tutto il mondo, compreso tedeschi. I fratelli Dubini, di Colonia, hanno girato anche un documentario di due ore su Majorana, intervistando tutti i fisici tedeschi. Ebbene, nemmeno uno ha mai affermato che Majorana potesse essere stato in Germania dopo la sua scomparsa nel 1938. Questa ipotesi è realmente senza alcun fondamento scientifico”.

Eppure, di tanto in tanto, c’è sempre qualcuno che salta fuori con una nuova teoria sulla scomparsa di Majorana.
“E’ un fenomeno che si accentuato dopo il 2006, quando abbiamo celebrato i cento anni dalla nascita di Majorana. Purtroppo ci sono certi fisici, che non hanno studiato il caso come dovrebbe essere fatto, che tirano fuori ipotesi vecchie o assurde soltanto per acquisire qualche merito nel campo della fisica o nei media. Il fatto di riconoscere Majorana nella foto di uno sconosciuto che viaggiava in nave con Adolf Eichmann, è tutto dire. Nessuno, compreso la famiglia, ha mai visto una qualche rassomiglianza con Majorana. Insomma, tanto clamore per nulla”.

Nel mio elaborato ho deciso di fare un’analisi di un film (il Senso di Smilla per la neve) e di due libri – romanzo (La scomparsa di Majorana; L’ultima lezione di Randy Pausch) perché hanno suscitato il mio interesse ed attirato la mia attenzione su un argomento sempre attuale: la scienza.

Infatti, nei due scritti e nel film, l’argomento comune è la scienza, la sua importanza e il suo sviluppo e soprattutto a quali confini può portare la conoscenza dell’uomo. La relazione uomo – scienza, società – scienza è fondamentale perché mette a confronto l’importanza delle scoperte scientifiche, del loro

utilizzo e come la società si pone ad ogni traguardo raggiunto e ad ogni punto di partenza d’indagine. La caratteristica dei protagonisti del “mio oggetto di analisi” è che sono scienziati e come tali legati alla scienza di cui ne comprendono l’efficacia, la potenza ma anche il limite oltre il quale nulla può: la morte.

Prima che scienziati, Smilla, Majorana e Pausch sono uomini con i loro dubbi, le loro paure e le loro incertezze; sono dotati oltre che di una intelligenza scientifica di una intelligenza sensibile che permette loro di vedere al di là dell’orizzonte. Da uomini di scienza abili calcolatori, artefici di nuove scoperte, tenaci nei loro studi, non abbandonano i sentimenti più semplici dell’uomo comune.

La scienza ha confini illimitati e in continua estensione e se da un lato questa sua grandezza affascina dall’altro incute timore; nonostante tutto anche alla scienza è riservato un limite rappresentato dal binomio vita/morte. Il potere della scienza sembra non esaurirsi, ma l’uomo – scienziato deve porsi anche domande di tipo etico e capire dove e quando il ricorso della scienza diventa inevitabile e quando è solo per dimostrare l’onnipotenza umana.

Il Romanzo – LA SCOMPARSA DI MAJORANA

Il punto che a Majorana preme toccare nel suo parallelo tra scienza e società, è come i cambiamenti delle teorie fisiche di inizio Novecento (relatività e meccanica quantistica) presuppongano una revisione anche nell’interpretazione delle leggi statistiche sociali, che però è ancora tutta da venire.

1In proposito lui commenta: “Non esistono in natura leggi che esprimono una successione fatale di eventi; anche le leggi ultime che riguardano i fenomeni elementari (sistemi atomici) hanno carattere statistico, permettendo di stabilire soltanto la probabilità che una misura eseguita su un sistema preparato in un dato modo dia un certo risultato, e ciò qualunque siano i mezzi di cui disponiamo per determinare con la maggior esattezza possibile lo stato iniziale del sistema.

Queste leggi statistiche indicano un reale difetto di determinismo e non hanno nulla di comune con le leggi statistiche classiche nelle quali l’incertezza dei risultati deriva dalla volontaria rinuncia, per ragioni pratiche, a indagare nei più minuti particolari le condizioni iniziali dei sistemi fisici”.

Per Majorana la meccanica quantistica descrive una realtà nella quale vi è una sostanziale perdita di oggettività nell’interpretazione dei fenomeni fisici (basti pensare al principio di indeterminazione di Heisenberg). “Questo aspetto della meccanica quantistica – dice Majorana – è senza dubbio più inquietante, cioè più lontano dalle nostre intuizioni ordinarie, che non la semplice mancanza di determinismo”.

E’ a questo punto che, come esempio conclusivo, Majorana parla del comportamento degli atomi delle sostanze radioattive; i quali hanno la capacità spontanea di trasformarsi (decadere) in atomi di sostanze più leggere. La legge empirica che descrive questo fenomeno è di tipo probabilistico, non riducibile a un semplice meccanismo causale, nel senso che, dirà Majorana, “la disintegrazione di un atomo è un fatto semplice, imprevedibile, che avviene improvvisamente e isolatamente dopo un’attesa di migliaia e perfino di miliardi di anni; mentre niente di simile accade per i fatti registrati dalle statistiche sociali. Questo non è però un’obiezione insormontabile”.

Il fisico Ettore Majorana, nasce a Catania il 5 Agosto del 1906, penultimo di cinque fratelli, da Fabio Massimo e Dorina Corso. Sia nel padre sia nel nonno (Salvatore Majorana-Calatabiano), sono presenti quei semi che germoglieranno poi sotto forma di genialità in Ettore; infatti, il papà Fabio Massimo si era laureato in Ingegneria all’età di 19 anni e non di meno suo nonno Salvatore, che aveva completato la Facoltà di Ingegneria a 19 anni e a 21 aveva ottenuto la laurea in Scienze fisiche e matematiche.

Già alla sola età di cinque anni, Ettore mostra tutta la sua attitudine per la matematica svolgendo a memoria calcoli complicati. Il padre fino al 1921, anno in cui i Majorana si trasferiscono a Roma, sovrintende all’educazione di Ettore, che, all’età di nove anni, entra presso il collegio “Massimiliano Massimo” dei Gesuiti a Roma. Successivamente si iscrive alla facoltà d’Ingegneria a Roma, per poi passare

2

alla facoltà di Fisica. Si laurea in Fisica Teorica nel 6 Luglio 1929, sotto la direzione di S.E. Enrico Fermi svolgendo la tesi: La teoria quantistica dei nuclei radioattivi, ottenendo i pieni voti e la lode.

Nel Gennaio 1933 compie un viaggio a Lipsia e conosce Heisenberg. Dopo aver tentato di ottenere la cattedra presso la facoltà di Fisica Teorica a Roma, gli è assegnata la cattedra di Fisica Teorica dell’Università di Napoli. Durante la sua permanenza all’Istituto di Fisica in Napoli, stringe una forte amicizia con Antonio Carrelli, professore di Fisica Sperimentale. Durante il periodo partenopeo matura la sua decisione di far perdere definitivamente le sue tracce: la sera del 25 Marzo 1938 alle ore 22:30, Ettore Majorana parte con il “postale” Napoli – Palermo lasciando due lettere, una indirizzata al suo amico collega Carrelli ed un’indirizzata ai suoi famigliari. Leonardo Sciascia, siciliano di nascita, scrittore, saggista, politico italiano e autore di questo intrigante “giallo” La scomparsa di Majorana, individua il filo conduttore della vita tumultuosa dello scienziato scomparso. Lo scrittore ci presenta diverse ipotesi legate alla scomparsa dello scienziato; ne traccia un profilo schivo ed enigmatico, dalla sua descrizione fisica (carnagione scura, capelli nerissimi, gote lievemente scavate, occhi neri vivacissimi e scintillanti, un’andatura timida quasi incerta, nell’aspetto un saraceno)1 ai suoi rapporti conflittuali con i colleghi dell’Istituto di Fisica in via Panisperna in Roma. Non viene dimenticato quel disgraziato coinvolgimento nel quale i famigliari di Majorana sono coinvolti: l’episodio legato all’infanticidio dell’unico figlio di Antonino Amato, benestante catanese; infanticidio per cui Dante e Sara Majorana, zii di Ettore, sono rinchiusi in carcere per tre anni poi prosciolti grazie alla confessione di ammissione di colpa della cameriera dell’Amato. Sciascia nel suo romanzo sprona il lettore a formulare più ipotesi per individuare il motivo che ha portato una mente così brillante a sparire, e suggerisce il motivo della drastica decisione di Ettore Majorana. A partire dal suo rapporto conflittuale con Fermi, che sembra essere stato individuato dal Majorana come colui che spinge “l’uomo” verso la catastrofe (memorabili sono le gare di calcolo – Fermi con il regolo calcolatore alla lavagna; Majorana a memoria voltandogli le spalle: e quando Fermi diceva “sono pronto”, Majorana dava il risultato)2, alla consapevole volontà di non divulgare i suoi lavori considerandoli “cose da bambini”3, lavori che rappresentano la Teoria di Heisenberg4 (Majorana che prima di Heisenberg elabora la teoria del nucleo fatto di protoni e neutroni, rifiuta di pubblicarla e proibisce a Fermi di parlarne in un congresso di Fisica che doveva tenersi a Parigi)5. Sciascia presenta al lettore tutte le soluzioni del caso Majorana che confluiscono in un unico punto: la coscienza etica dello scienziato contemporaneo.

1 L. Sciascia, La scomparsa di Majorana, Ed. Gli Adelphi, cap. 3 p. 29. 2 L. Sciascia, La scomparsa di Majorana, Ed. Gli Adelphi, cap. 7 p. 30. 3 L. Sciascia, La scomparsa di Majorana, Ed. Gli Adelphi, cap. 3 p. 36. 4 Werner Karl Heisenberg, in Wikipedia, “l’enciclopedia libera”,it.wikipedia.org/wiki/Werner_Karl_Heisenberg.

5 L. Sciascia, La scomparsa di Majorana, Ed. Gli Adelphi, cap. 3 p. 37. 3

Scienziato a suo modo eclettico, Majorana trova all’interno di quella sua intelligenza la capacità di interagire con il mondo che lo circonda, sia tramite rapporti epistolari con la famiglia, sia con le giornate trascorse al laboratorio di Fisica di Via Panisperna.

Un episodio emblematico è quando viene assegnato ad Heisenberg il Nobel per la Fisica nel 1932. Majorana si complimenta con lui. In Majorana si nota un entusiasmo non consueto nell’andare a Lipsia, nel Gennaio del 1933, per incontrare Heisenberg; entusiasmo che troviamo scritto nella lettera inviata alla madre il 22 dello stesso mese: “All’istituto di Fisica mi hanno accolto molto cordialmente. Ho avuto una lunga conversazione con Heisenberg che è una persona straordinariamente cortese e simpatica”. (Nella stessa lettera dice della “posizione

ridente” dell’Istituto: “fra il cimitero e il manicomio”)6. Così molte altre sono le lettere che descrivono questo rapporto idilliaco tra Majorana ed Heisenberg, sia nei rapporti umani che per le collaborazioni scientifiche a proposito della teoria dei nuclei: “ Heisenberg ha parlato della teoria dei nuclei e mi ha fatto molta réclame a proposito di un lavoro che ho scritto qui”7. A questo punto è presente un colpo di scena non di certo pensabile a chi, in quel tempo, concepiva come assoluta la concezione di una “razza superiore”; verrebbe facile a dirsi ed a pensarsi che Heisenberg, tedesco, contemporaneo di Adolf Hitler8, detentore di tanto sapere sulla meccanica quantistica, brillante scienziato dotato di un intuito non comune, avrebbe collaborato ad una creazione di una bomba atomica tedesca. Questo non avvenne, anzi Heisenberg non solo non aveva mai avviato il progetto della bomba atomica, ma aveva passato gli anni della guerra con l’apprensione che gli altri (gli americani) stessero per farla, addirittura cercò, attraverso il fisico danese Bohr, di far sapere che lui e gli altri fisici rimasti in Germania non avevano alcuna intenzione di fabbricarne una. Due coscienze a confronto: quella di Majorana ed Heisenberg, logorate dalla consapevolezza di cosa sarebbe potuto accadere nel mondo se il nuovo sapere fosse stato messo a disposizione di una coscienza collettiva dedita alla prevaricazione dell’altro. Terminata l’esperienza tedesca, Majorana torna a Roma e vive da “uomo solo”. Dal 1933 al 1937 raramente esce di casa e ancor più raramente frequenta l’Istituto di Fisica di Via Panisperna; evita in tutti i modi di andare in vacanza con la famiglia e dedica la maggior parte del suo tempo al lavoro.

6 L. Sciascia, La scomparsa di Majorana, Ed. Gli Adelphi, cap. 5 p. 47. 7 L. Sciascia, La scomparsa di Majorana, Ed. Gli Adelphi, cap. 5 p. 48. 8 Adolf Hitler: Braunau am Inn 20 aprile 1889 – Berlino 30 aprile 1945, fondatore e leader del Partito Nazional Socialista dei Lavoratori Tedeschi, più comunemente noto come Partito Nazista.

4

Durante questo periodo dedito esclusivamente al lavoro e ai suoi studi, è curioso sapere che ha pubblicato solo due scritti: la Teoria simmetrica dell’elettrone e del positrone e, successivamente, il saggio sul Valore delle leggi statistiche nella fisica e nelle scienze.

Probabilmente, prima di scomparire distrusse tutta la documentazione prodotta. Durante la sua permanenza a Napoli, per aver ottenuto la cattedra di Fisica Teorica all’Università, Majorana è impegnato in un lavoro che richiede da parte sua molte energie, ma che evita di menzionare. Da qui i dubbi sulla sua: chi decide di “sparire” non lavora così tanto per poi distruggere tutto il lavoro fatto.

Dalla lettura del romanzo di Sciascia, posso provare a formulare delle mie ipotesi e cioè pensare che Majorana raggiungendo un tale grado di conoscenza in campo scientifico si è reso conto di eventuali catastrofi a cui il mondo andava incontro. A questo proposito, ritengo che la sua decisione di scomparire sia maturata dal fatto che sia stato capace di vedere al di là dell’orizzonte o per parlare in termini nietzschiani “al di là del bene e del male”9.

Majorana è sì uno scienziato ma in lui è presente l’importanza del valore etico della vita: questa eticità lo spinge a salpare da Napoli. Da un porto di mare ad un altro, come se volesse passare dal mondo reale a quel mondo per cui ha dato la sua vita; quel mondo della cosiddetta interpretazione di Copenhagen10, stravolgendone l’archetipo originale, facendone un’ interpretazione tutta personale: “nulla di quello che succede nel mondo è rappresentabile esattamente, tranne l’anima”. E’ come se avesse trovato tutte le risposte che compongono il Teatro della memoria di Robert Fludd11 e avesse già prefigurato nella sua mente l’uomo del post-umanesimo, intuendo l’algoritmo della coscienza umana.

Rutherfort12, fisico tedesco cosciente di quel mondo che l’uomo del XX secolo stava scoprendo, affermò: “viviamo su un isola di fulmicotone, ma grazie a Dio, non abbiamo ancora trovato il fiammifero per accenderla”13. Purtroppo quel fiammifero fu trovato e sganciato con un B-2914, sulla città di Hiroshima, quel

9Friedrich Wilhelm Nietzsche filosofo e scrittore tedesco. Nietzsche ebbe un’influenza articolata e controversa sul pensiero filosofico e politico del Novecento. La sua filosofia è considerata da alcuni uno spartiacque della filosofia contemporanea verso un nuovo tipo di pensiero, ed è comunque oggetto di divergenti interpretazioni. In ogni caso si tratta di un pensatore unico nel suo genere, sì da giustificare l’enorme influenza da lui esercitata sul pensiero posteriore. Al di là del bene e del male: Preludio di una filosofia dell’avvenire, 1886 è uno dei testi fondamentali della filosofia del XIX secolo, di Friedrich Nietzsche

10 La visione della meccanica quantistica, http://www.riflessioni.it/scienze/paradosso-achille-tartaruga.htm 11 R. Mascella, F. Eugeni, La società e i fondamenti dell’informatica, edizione Zikkurat, 2008. 12 Rutherfort: Brightwater, 30 agosto 1871 – Cambridge, 19 ottobre 1937, chimico e fisico neozelandese, padre della fisica nucleare, precursore della teoria orbitale dell’atomo. Premio nobel per la Chimica nel 1908. 13 L. Sciascia, La scomparsa di Majorana, Ed. Gli Adelphi, cap. 10 p. 87. 14 B-29: bombardiere della seconda guerra mondiale (Superfortess); fu utilizzato per il bombardamento delle città di Hiroshima il 6 agosto 1945 dove sganciò la prima bomba all’uranio“ Little Boy” e Nagasaki il 9 agosto 1945 dove sganciò la seconda bomba al plutonio “ Fat Man”. Il nome del Superfortess era Enola Gay, nome derivatogli da nome della mamma del pilota, Paul Tibbets.

5

fiammifero di nome “Little Boy” 15 fu l’angelo della morte creato dall’uomo per l’uomo. Majorana, prima di sparire, lascia accurate tracce ed indizi. Molti sono gli interrogativi e sempre più difficile risulta trovare risposte certe:

1. i lavori tratti dai suoi studi sono scomparsi tranne il saggio sul Valore delle leggi statistiche nella fisica e nelle scienze;

2. lascia una lettera al direttore dell’Istituto di Fisica di Napoli Carrelli “Caro Carrelli, ho preso una decisione che ormai era inevitabile. Non vi è in essa un granello di egoismo, ma mi rendo conto delle noie che la mia improvvisa scomparsa potrà portare a te e agli studenti. Anche per questo ti prego di perdonarmi, ma soprattutto per aver deluso la tua fiducia, la sincera amicizia e la simpatia che mi hai dimostrato in questi mesi. Ti prego anche di ricordarmi a coloro che ho imparato a conoscere e ad apprezzare nel tuo Istituto, particolarmente a Schiuti; dei quali tutti conserverò un caro ricordo almeno fino le undici di questa sera e possibilmente anche dopo”16. Primo depistaggio; il postale parte alle 22:30, se avesse voluto gettarsi in mare alle 23:00, sicuramente sarebbe stato salvato perché avvistato da qualcuno presente ancora in coperta dopo appena 30 minuti di viaggio;

3. indirizza una lettera ai propri famigliari lasciandola presso l’albergo”Ho un solo desiderio: che non vi vestiate di nero. Se volete inchinarvi all’uso, portate pure, ma non per più di tre giorni, qualche segno di lutto. Dopo ricordatemi, se potete, nei vostri cuori e perdonatemi”17. Secondo depistaggio, la lettera non viene spedita ma lasciata in albergo;

4. Carrelli, non ricevuta ancora la lettera di Majorana, che un telegramma urgente spedito da Majorana stesso su carta intestata Gran Hotel Sole recita:”Caro Carrelli, spero che ti siano arrivati insieme il telegramma e la lettera. Il mare mi ha rifiutato e ritornerò domani all’albergo Bologna, viaggiando forse con questo stesso foglio. Ho però intenzione di rinunziare all’insegnamento. Non mi prendere per una ragazza ibseniana18 perché il caso è differente. Sono a tua disposizione per ulteriori dettagli”19. Terzo depistaggio. Majorana secondo gli accertamenti della polizia sbarca a Napoli alle 5,45 del 27 Marzo (deduzione fatta in quanto era stato ritrovato il biglietto di ritorno presso la direzione della Tirrenea a Napoli), ma molti sono i dubbi in merito; nella cabina del postale, dovevano esserci tre persone: l’inglese Carlo Price, Vittorio Stazzeri ed Ettore Majorana. Impossibile rintracciare Price, ma il professore Strazzeri docente

15 Little Boy: Prima bomba all’uranio ( bomba atomica), sganciata sul centro della città di Hiroshima il 6 agosto 1945. 16 L. Sciascia, La scomparsa di Majorana, Ed. Gli Adelphi, cap. 8 p. 72. 17 L. Sciascia, La scomparsa di Majorana, Ed. Gli Adelphi, cap. 8 p. 73.

18 Henrik Ibsen: massimo autore teatrale norvegese, ma è anche decisamente uno dei padri fondatori della drammaturgia europea del secondo Ottocento. Fondatore del teatro borghese moderno, effettua una fotografia ibseniana della società del tempo con l’occhio rivolto verso quella classe definita self- made man, figlia del tempo della seconda rivoluzione industriale, che porta con se gli isterismi e gli sfruttamenti dell’uomo di fine ′800.

19 L. Sciascia, La scomparsa di Majorana, Ed. Gli Adelphi, cap. 8 p. 74. 6

all’università di Palermo su sollecitazione del fratello di Ettore che gli aveva inviato una foto, esprime forti dubbi di aver effettivamente viaggiato con Ettore Majorana e che il “terzo uomo” fosse un Inglese;

5. Majorana porta con sé sia il passaporto sia tutto il denaro a sua disposizione; il 22 Gennaio chiede sia a suo fratello sia alla madre, di ritirare in banca la sua parte del conto e che la stessa gli fosse inviata; ritira anche gli stipendi da Ottobre a Febbraio. Altro depistaggio: una persona non interessata al denaro, considerando che da più mesi non ritira i suoi stipendi, all’improvviso riscuote l’intera somma;

6. la madre di Ettore Majorana lo includerà nei lasciti citati nel suo testamento.

E’ così che di Majorana si perdono le tracce e per citare la frase del sen. Arturo Bocchini, capo della polizia – “ i morti si trovano, sono i vivi che possono scomparire”20. Si può pensare che Majorana decide di far perdere le sue tracce per non essere strumento di quella società che se gestita e manipolata può diventare nemica dell’uomo stesso che l’ha prodotta e costruita.

CONCLUSIONI

Ritengo che la scienza e gli uomini di scienza siano determinanti nel influenzare il normale procedere di una società. Come fu per Gutenberg nel 1450, alla fine del secolo scorso abbiamo assistito ad un passo avanti nell’innovazione che basa il suo essere nella tecnologia dell’informazione, scienza fondata sulle certezze indotte di uomini come Alan Touring, John Von Neumann, Claude Shannon e Norbert Wiener. Spesso sono proprio questi uomini, padri del nostro progresso, a porsi la domanda se sia etico mettere in pratica tutto ciò che è possibile in base alla nostra conoscenza. Lo stesso Wiener, in una sua riflessione a proposito di alcuni suoi progetti nell’ambito della tecnica della comunicazione, afferma:

Essi hanno rilevato una terrificante attitudine a sostituire la macchina uomo in tutti quei casi in cui essa è relativamente lenta e inefficace”.

Così, parimenti, Majorana, Randy e Smilla affrontano una dura lotta contro quelle situazioni che ritengono privare l’uomo della sua identità, rendendolo capace di discernere ciò che sia bene da ciò che sia male e, quindi, di scegliere la via eticamente più giusta.

Proprio per rendere più vivibile la società contemporanea, credo che vi sia una collaborazione, un confronto e quindi una condivisione di pensieri, che non permetta la predominanza di un’ idea rispetto ad un’altra, al fine di ottenere una visione “roussoniana”, del pensiero etico, o per meglio dire riportando il pensiero “rortiano”, un apertura al confronto delle pluralità per determinare la migliore interpretazione

20 L. Sciascia, La scomparsa di Majorana, Ed. Gli Adelphi, cap. 8 p. 71. 7

della “verità” nata dall’intreccio delle storicità del singolo individuo proiettato nella comunità. Appunto perché tutto ciò che viene teorizzato non è detto che sia un bene per il raggiungimento di un equilibrio sociale (un esempio è la bomba atomica), la verità deve essere “figlia” della condivisione, accolta ed elaborata tramite il confronto dei saperi.

Nella battaglia che i tre protagonisti affrontano e condividono guidati da una coscienza di scienziati ed uomini, trovo nella scelta di Majorana l’unico neo improduttivo, in una società che ha bisogno di confronto per determinare quale sia il giusto modo di vivere. A differenza di Smilla e Randy, Ettore Majorana sceglie la via dell’isolamento, andando alla deriva, piuttosto che condividere ciò che sarebbe stato in grado di determinare un nuovo paradigma etico; più che nelle altre due opere, nella “scomparsa di Majorana” appare chiaramente l’importanza di ciò che avrebbe potuto determinare una “teoria” condivisa nel procedere di una società che, da lì a poco, avrebbe dato inizio alla guerra fredda.

Differentemente, in Randy, è chiaro come debba essere una società contemporanea che vive quotidianamente nella discontinuità determinata dall’imperante manifestarsi delle tecnologie scientifiche. Nonostante abbia ben chiaro che il suo futuro non avrà proiezione su questa terra, metterà a disposizione di tutta la comunità socio-scientifica, l’origine del suo sapere e delle sue innovazioni, determinando così la nascita di altri nodi facenti parte di quella rete globale che ad oggi determina l’evoluzione dei pensieri, siano essi umanistici che scientifici.

Risulta, perciò, determinante un nomadismo dei pensieri, dedito alla contrapposizione e quindi alla visione delle differenze come opportunità di crescita, in un mondo in cui tutto è legato alla ricerca del vivere una vita felice, salvo a volte dimenticarci di cosa sia eticamente giusto: faccio riferimento alle mutazioni genetiche indotte dall’uomo o ad una visione futuristica di una intelligenza artificiale che sia sostituta dell’uomo. Come in “Penelope” il prof. Marco Santarelli mette in evidenza, dobbiamo sempre tener presente da quale parte provenga la “luce” e quindi scegliere partendo da quella sorgente per determinare quale sia la direzione più eticamente giusta; “cogito ergo sum, pensiero cartesiano faro di una coscienza che debba svilupparsi in “Dubium sapientiae initium” quindi, nel dubbio confrontarsi con l’orizzonte delle coscienza. Restando fedele e condividendo in pieno la visione heidgeeriana, sono del parere che si debba ritirarsi-camminando, far luce facendosi ombra, agendo in modo da condividere i saperi e costruire gradualmente quella radura in cui possa filtrare la luce della conoscenza; mai tentare di fermare il cammino del sapere, come pirandellaniamente l’uomo cerca sovente di fare, perchè inevitabilmente, quando tutto sembrerebbe acquietato, inizierebbe il crollo delle certezze effimere raggiunte.

Smilla, Randy e Majorana sono esempi di identità solide nella scienza, ma fluttuanti nella coscienza. Per concludere, riporto qui una proiezione di pensiero, che mai avrei potuto immaginare poter scaturire da un uomo d’arte; questo per sottolineare che la

8

legittimazione del pensiero, di idea, di desiderio, può avere nazionalità ovunque vi sia un entità biologica dotata di coscienza.

Se dipingo così è perchè voglio essere una macchina, e ho la netta sensazione che se funziono come una macchina, qualunque cosa io faccia, avrò raggiunto il mio

scopo”21.

BIBLIOGRAFIA

Andy Warhol22

– L. Sciascia, La scomparsa di Majorana, edizione Gli Adelphi, 2008 – R. Mascella e F. Eugeni., La società e i fondamenti dell’informatica, edizione

Zikkurat, 2008 – E. Grazioli, Interviste di Raphael Sorin Pop Art. edizione Abscondita, 2007

SITOGRAFIA

– Wikipedia Enciclopedia, http// it.wikipedia.org/ – Riflessioni sulle scienze, http//www.riflessioni.it /scienze/paradosso–achille-

tartaruga.htm

Mauro Nicolai

21 E. Grazioli, Interviste di Raphael Sorin Pop Art. edizione Abscondita 2007, cap. Andy Warhol p. 69. 22 Andy Warhol: nasce Pittsburgh il 6 agosto 1928 da genitori emigranti slovacchi Julia e Andrej, muore a New York il 22 febbraio 1987. Massimo esponente della Pop Art fu uno dei primi artisti ad intuire la portata del fenomeno pop ed a riconoscere la sua tangenza con le forme visive della comunicazione di massa. A partire dal 1962, le serigrafie di Warhol costituiscono uno dei principali riferimenti per la generazione degli artisti pop europei. Da La filosofia di Andy Warhol, 1975: – “Alcuni critici mi hanno detto che sono “il Nulla in Persona” e questo non ha aiutato per niente il mio senso dell’esistenza. Poi mi sono reso conto che la stessa esistenza non è nulla e mi sono sentito meglio. Sono ancora ossessionato però dall’idea di guardarmi allo specchio e di non vedere nessuno, niente-“.

9

Read Full Post »

Oltre un milione di download in tre giorni per la nuova app che permette di conversare gratuitamente tra i dispositivi Apple. Un successo figlio della semplicità. E i concorrenti iniziano a tremare

Fenomeno Viber, l'anti Skype per chiamare gratis su iPhoneOLTRE un milione di download nei primi tre giorni dal lancio. Solo il termine “gratis” riuscirebbe a scatenare una simile isteria consumistica in Rete, e Viber, la nuova invenzione per telefonare da iPhone, è gratis due volte. Non costa nulla l’applicazione, che può essere scaricata in pochi secondi da App Store. Ma soprattutto, non costano nulla le telefonate effettuate tra dispositivi con Viber installato. È sufficiente essere connessi su rete Wi-Fi o 3G per chiamare in qualsiasi parte del mondo, per tutto il tempo che si desidera, con una qualità audio superiore a quella delle normali reti telefoniche.

Rivoluzione semplice. Sviluppato dalla israeliana Viber Media, Viber non introduce nessuna tecnologia rivoluzionaria nel settore. Al contrario, per le chiamate sfrutta il classico protocollo VoIP, ovvero la comunicazione vocale attraverso Internet, come già Skype e molti altri. In Rete, tuttavia, è già un fenomeno, e per un motivo preciso: azzera tutte le procedure di registrazione e di configurazione richieste dagli altri software dello stesso genere, creando una rete di comunicazione parallela a costo (e impegno) zero.

Tecnologia. Per usare Viber è sufficiente scaricare l’applicazione da App Store, inserire il proprio numero di telefono e confermarlo digitando il codice a quattro cifre ricevuto via sms. Successivamente, l’applicazione importa la rubrica da iPhone e verifica quali numeri sono già iscritti nel database. Accanto a ogni contatto riconosciuto compare il tasto “Free Call”, per la chiamata gratuita attraverso VoIP. Se il numero digitato non è ancora iscritto, l’applicazione si chiude e passa alla modalità telefonica normale. Le chiamate in entrata, inoltre, vengono segnalate su iPhone in automatico, senza che sia necessario aver lanciato l’applicazione o eseguito l’accesso. L’unica condizione è che entrambi gli interlocutori siano connessi a una rete Wi-Fi o 3G e, per assicurare che la chiamata sia gratuita, possano contare su un abbonamento dati flat.

Prestazioni. Provato in Italia su rete 3G, Viber garantisce una comunicazione vocale di ottima qualità. Il ritardo è minimo, l’audio piuttosto nitido, il fruscio di fondo assente. L’interfaccia dell’applicazione riprende quella iPhone, offrendo anche funzioni simili: muto, vivavoce, passaggio alla rete GSM e possibilità di mettere in attesa la telefonata. Gli sviluppatori di Viber Media assicurano inoltre che nei prossimi aggiornamenti verranno introdotte altre funzionalità, come chat testuale e funzioni di geolocalizzazione. Tutto sempre in forma gratuita, senza costi aggiuntivi e senza pubblicità.

Non solo iPhone. L’applicazione non è ancora stata ottimizzata per altri dispositivi, ma può già essere installata su iPod Touch o iPad. È sufficiente inserire il proprio numero mobile, per poi usare liberamente Viber via Wi-Fi o 3G, trasformando di fatto in telefoni dei device privi di funzioni telefoniche. E da Viber Media promettono che è solo l’inizio. Gli aggiornamenti ottimizzati per tutti i dispositivi iOS sono imminenti. A breve sono invece previste delle versioni ad hoc per Blackberry, Android e Symbian, che permetteranno di effettuare chiamate tra terminali diversi. La prospettiva, in sostanza, è quella di creare una rete parallela per la comunicazione VoIP su mobile.

Skype & co. La comunicazione vocale gratuita tra iPhone non è una novità dell’ultim’ora, eppure Viber Media è riuscita a creare un piccolo terremoto nel settore, superando la concorrenza con la sua “rivoluzione semplice”. Rispetto a Skype, Viber annulla la fase di registrazione, ma soprattutto non richiede di popolare la propria rubrica aggiungendo singolarmente gli amici. Il recentissimo TalkAtOne offre la comunicazione vocale tra iPhone, ma impone di registrarsi a Google Chat e di conoscere l’indirizzo Gmail dei propri contatti. Il più diffuso Yahoo Messenger, che offre anche la chat video gratuita tra utenti, richiede di scambiarsi il nome utente Yahoo. Viber annulla tutte queste procedure: un’accortezza che, come dimostrano i numeri, gli utenti apprezzano. E che comincia a preoccupare i leader del settore.

 

Read Full Post »