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Archive for the ‘Verde Verdissimo….sostenibile’ Category

Susanna Magistretti, da anni lei promuove corsi di giardinaggio a Milano nel suo centro “Attraverso il giardino”, uno dei pochissimi luoghi in città in cui si trattano temi di questo tipo, ed è una profonda conoscitrice del mondo verde, oltre a occuparsi anche di lavoro con i detenuti nella serra del carcere di Bollate.

Che cosa ne pensa del verde pubblico milanese, come lo trova?
“Diciamo bruttino, per non dire qualcosa di peggio”.

Che cosa intende per bruttino?
“Mi pare un verde totalmente privo di pensiero. Continuano a ripetere questa storia che a Milano c’è bisogno di più verde e poi il verde rimane una categoria astratta, mentre invece è qualcosa di molto concreto. Già il fatto che la quantità di verde sia sempre collegata alla quantità di metri quadri di cemento fa capire che non ci siamo, che si parte con il piede sbagliato”.

Può fare un esempio del verde che definisce “privo di pensiero”?

“Guardi, passavo l’altro giorno nel quartiere Qt8, e lì ci sono valangate di verde senza pensiero. Tra una serie di casermoni, dei pratoni con quattro alberi e due panchine, tantissimi spazi verdi totalmente privi di vita. Il verde non pensato è quello che viene messo lì senza essere finalizzato a qualche cosa, a parte i recinti per cani. Invece il verde pensato spinge le persone ad usarlo, diventa un posto dove le famigliole vanno volentieri a fare il pic-nic”.

E a Milano non esiste un parco così?

“C’è il Sempione, per esempio, e infatti lì dentro ci sono delle cose, c’è una biblioteca, è un parco vissuto come luogo di aggregazione. Mentre passavo per il Qt8 pensavo proprio “ma perché qui non si può fare un parco così?” L’amministrazione comunale dovrebbe andare a vedere le esperienze di verde pubblico a Parigi o in Inghilterra e imparare qualcosa da loro”.

Perché il verde ha sempre bisogno di una finalizzazione? Non può essere semplicemente fine a se stesso? 

“Se si fa uno spazio verde non è per riempire dei buchi, bisogna invece creare le condizioni per portare lì la gente, piano piano. L’ esperienza francese del “pollice verde” è molto interessante. Gruppi di cittadini che individuano un’area abbandonata e la gestiscono, facendola diventare un giardino di zona condiviso e autogestito, grazie ad un accordo con il Comune che fornisce acqua e recinzione. Zero vandalismi, zero problemi, tutto il quartiere che crea e condivide un giardino. Finalizzazione vuol dire mettere in atto un meccanismo di riappropriazione al di là della proprietà”.

Di ciò che si fa qui non salva nulla?
“Non c’è una cosa che uno vede e dice “ma guarda che carina!”. Prendiamo le rotonde: riempirle di piante non ha senso. Come le usi le rotonde? Semplicemente non le puoi usare. E allora, invece di metterci insensati fiorellini che cambi quattro volte l’anno, meglio usare i quattrini in un altro modo”.

Ma i fiori hanno anche una funzione estetica, non trova? Lei che cosa ci metterebbe, nelle rotonde?
“Un bell’albero, gigantesco, da non potare mai, che va da solo. Cambiare i fiorellini a ogni stagione è una soluzione di quint’o rdine, un modo per buttare dalla finestra il pubblico denaro. Quelle aiuolette le trovo disgustose, un dispendio di piante e di denaro poco rispettoso per i milioni di piante che si buttano via ogni anno. È una questione di civiltà. Costa meno, ed è più bello, un albero, magari con un cartellino, così la gente capisce che cosa sta guardando. Non tutti hanno la casa in campagna e certamente i milanesi hanno diritto ad avere spazi verdi veri, bucolici. Ma far passare una rotonda con quattro fiori per uno spazio verde, come nei conteggi dell’amministrazione comunale, è una presa per i fondelli”.

È Susanna Magistretti la vincitrice dell’edizione 2011 del Premio San Martino, il riconoscimento che la Provincia di Parma assegna ogni anno a persone che si sono distinte per la tutela e la valorizzazione della biodiversità. Dopo Libereso Guglielmi, Carlo Petrini e Vandana Shiva, la scelta della Provincia è dunque caduta sulla “maestra giardiniera di Bollate”, fondatrice e presidente di una cooperativa in cui giardinieri liberi e detenuti lavorano insieme in carcere coordinati da lei e da altri esperti; duplice l’obiettivo: da un lato costruire un vivaio di piante erbacee e arbusti con essenze rare e antiche (un vivaio che si autosostenti anche economicamente, che sia cioè anche un’attività economica), e dall’altro svolgere la funzione di “recupero sociale” dei detenuti fornendo loro una professionalità da spendere in ambito agricolo e florovivaistico.
Susanna Magistretti riceverà il Premio San Martino sabato 12 novembre all’Auditorium del Carmine (via Duse, 1) dalle mani del vice presidente della Provincia Pier Luigi Ferrari. Lo farà nel corso di una mattinata interamente dedicata alla biodiversità, nella quale converserà davanti al pubblico presente con il giornalista Massimo Cirri, conduttore di Caterpillar di Radio 2 (trasmissione che promuove da sempre iniziative legate alla tutela ambientale) sul tema “La passione etica della biodiversità”.
Con loro ci saranno anche gli agricoltori e allevatori custodi di Parma, impegnati a recuperare, con il sostegno della Provincia, l’infinita varietà di frutti, animali e vegetali di cui il Parmense era ricco. I rappresentanti dell’Associazione Agricoltori e allevatori custodi consegneranno a Susanna Magistretti i semi della biodiversità parmense.
La mattinata prenderà il via alle 10 con i saluti dell’assessore alle Pari opportunità della Provincia di Parma Marcella Saccani. Alle 10,30 la consegna del premio a Susanna Magistretti. Alle 11 la conversazione di Susanna Magistretti e Massimo Cirri. L’appuntamento si concluderà alle 12 con la proiezione del video “Viaggio nella biodiversità parmense”, curato dalla Provincia.

Susanna Magistretti
Laureata in Storia Moderna nel 1976, Susanna Magistretti nel 1990 lascia il mestiere di pubblicitaria per fare quello di giardiniera, insegnando pratica del giardinaggio: la passione per il “suo giardino” la porta a sperimentare e conoscere situazioni nuove, anche a livello internazionale, in materia di biodiversità agraria e ornamentale, e lavorando sul campo si forma ad una cultura che le cambierà la vita.
Nel 1999 fonda l’Associazione “Attraverso il giardino”, che si occupa di divulgazione nel settore del giardinaggio. Collabora con numerose riviste specializzate del settore e dal 2002 si dedica alla formazione in carcere, prima a San Vittore, poi a Bollate, dove lavora tuttora.
Nel 2007 avvia la cooperativa sociale “Cascina Bollate”, della quale è presidente; qui giardinieri liberi e detenuti lavorano insieme con l’obiettivo di costruire un vivaio di piante erbacee perenni e soprattutto formare veri esperti giardinieri e non solo semplici esecutori.
Inoltre, nell’area esterna del carcere, viene messo in opera un giardino didattico, dove è possibile mettere in pratica gli insegnamenti teorici appresi nei corsi.
Il lavoro della “Cascina” in questi anni ha portato ad un “capitale” di piante rare, in via di estinzione e antiche che si aggira intorno alle 70mila unità, oltre ad essere diventato un centro di riferimento per formazione e divulgazione su queste tematiche. In tutto ciò Susanna Magistretti ha mostrato come la salvaguardia della biodiversità possa essere anche un momento di rinascita sociale.

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La maggior parte di noi si affida per curare malattie, da quelle meno gravi a quelle più serie, alla medicina tradizionale basate sull’impiego di farmaci ignorando che ci sono disturbi che possono essere affrontati in modo del tutto naturale. Una di questi metodi naturali è la riflessologia. Essa è una terapia di origine orientale – cinese, indiana e vietnamita – che si basa sul principio della corrispondenza, attraverso le fitte terminazioni nervose, tra zone cutanee esterne del corpo umano con gli organi interni.

Attraverso la stimolazione manuale di queste parti esterne si ottengono effetti sull’organo corrispondente il che significa che in presenza di disturbi e malattie a carico di un organo interno si può intervenire a migliorare la situazione lavorando sul corrispondente punto esterno. Non è ancora del tutto chiaro come funzioni la riflessologia, ma di fatto avviene uno scambio di energie tra le parti del corpo interessate.

Il metodo di riflessologia più conosciuto e praticato è quella del piede, ma esistono anche la riflessologia della mano, del viso e dell’orecchio. La riflessologia si basa sul principio che piede, mano, orecchio e viso rappresentano una mappa del corpo umano, ogni punto ha una correlazione con un organo, un apparato o un’articolazione.

Essa si mette in pratica attraverso piccoli massaggi, pressioni da eseguire con le dita e piccoli movimenti rotatori in senso orario e antiorario.

E’ sicuramente buona pratica imparare a utilizzare la riflessologia, quindi imparare a conoscere le mappe del corpo umano e i metodi di massaggio, sia come strumento preventivo, sia come metodo di pronto intervento fai-da-te per disturbi minori come mal di testa, mal di schiena, dolori mestruali, per vincere l’insonnia e lo stress.

La riflessologia del viso, o riflessologia facciale, deriva dalla medicina tradizionale vietnamita e si chiama Dien’ Cham‘. Essa parte dal presupposto che sul volto, se osservato con attenzione, si raffigura la sagoma di un corpo umano in piedi, con le braccia aperte e distese sulle arcate sopraccigliari, il busto che coincide con il naso e le gambe flesse che si stendono tra naso e bocca.

Esiste, quindi, una corrispondenza tra viso e corpo, vale a dire che bocca, mento e mandibola corrispondono a gambe, intestino, reni e apparato riproduttivo, il naso e gli zigomi a stomaco, fegato, pancreas, polmoni e spina dorsale, la fronte coincide con con la gola e con il cervello. In totale esistono sessanta punti del viso che coincidono con parti del corpo umano in una simmetria completa, per cui la parte destra del viso corrisponde alla parte destra del corpo, altrettanto per la sinistra.

Con gesti semplici da eseguire sul viso si possono risolvere disturbi come mal di testa, stress nervosi, dolori mestruali, disturbi digestivi. Basta piegare il dito indice e con la nocca eseguire piccole pressioni. In alternativa si può utilizzare anche una penna a sfera dal lato opposto a quello della punta. La leggera pressione eseguita innesca l’energia che attraverso i centri nervosi passa dal punto del viso all’organo interno e mette in motoserotonina ed endorfine. Per  rimediare al mal di testa dobbiamo agire sulla fronte, appena al di sopra delle sopracciglia, eseguendo delle lievi pressioni sui punti di un’ipotetica linea orizzontale, successivamente si eseguono dei piccoli massaggi in senso orario.

Per distendere le tensioni occorre agire sulla parte alta del naso corrispondente all’attaccatura della zona sopraccigliare, per ritrovare la concentrazione sulle due sporgenze della fronte, per alleviare i dolori mestruali su due punti al di sopra del labbro superiore, esattamente nella zona intermedia tra labbro e naso, per i disturbi digestivi sui punti che si trovano ai lati delle narici del naso.

La riflessologia dell’orecchio, o auricoloterapia, anch’essa di origine cinese è frutto dell’applicazione all’orecchio delle tecniche dell’agopuntura. L’auricoloterapia è estremamente utile perché può essere utilizzata come metodo di pronto intervento e risolvere dolori acuti, oppure come trattamento di dolori cronici e infine come terapia contro le dipendenze da alcol, droga, cibo e fumo.

Nell’auricoloterapia i punti di corrispondenza si trovano sull’orecchio esterno, il lobo corrisponde al cervello, la parte più interna alla bocca, nella zona intermedia sono collocati punti di corrispondenza con gli organi riproduttivi, nella parte superiore quelli con il sistema nervoso. Osservando l’orecchio esternamente gli antichi cinesi vi vedevano un feto rovesciato (la testa coincidente con il lobo e gli organi interno coincidenti con  la parte centrale del padiglione auricolare).

L’auricoloterapia è più delicata da eseguirsi rispetto agli altri tipi di riflessologia, essa va praticata da mani esperte se si vuole agire in modo profondo su distrubi cronici (artrosi, artriti) o acuti (mal di denti, nevralgie, dolori alla sciatica) e sulle dipendenze perchè l’auricoloterapia come l’agopuntura, prevede l’applicazione di piccolissimi aghi fissati ai punti interessati con dei cerotti. Comuque è possibile  imparare a eseguire massaggi e pressioni per conto proprio, per esempio per vincere la stanchezza massaggiando il lobo di entrambe le orecchie con pollice e indice, per l’insonnia agendo sul subcortex che è il punto sporgente tra conca e lobo.

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dentifricio

Dentifricio in polvere? Si, perchè chi l’ha detto che il dentifricio debba essere per forza una pasta racchiusa in quei tubetti che tra l’altro nessuno sa se e come riciclare? Il dentifricio in polvere è una scoperta che potenzialmente riserva tanti vantaggi.

Ma ora vediamo come farsi il dentifricio in polvere in casa, con ingredienti naturali.

– Essiccare in un luogo asciutto e ombroso, non al sole, una manciata di foglie di salvia e timo e poi sbriciolarle una volta secche;
– Mescolare in un barattolino di vetro, usando un cucchiaino in legno, tre quarti di argilla bianca o caolino e un quarto delle briciole di foglie di salvia e timo di cui al punto precedente;
– Infine, aggiungere all’impasto qualche goccia di olio essenziale di menta, che oltre ad essere rinfrescante, ha anche un’azione antisettica;
– Dopo avere rimescolato bene il tutto, viene suggerito di aggiungere anche qualche chiodo di garofano, che favorisce la conservazione dell’impasto.

Utilizzo:
Attenzione, non intingete lo spazzolino bagnato nell’impasto. Va invece usato un cucchiaino di legno asciutto per prelevare una piccola quantità dell’impasto e stenderla sullo spazzolino.

Durata:
Un vasetto di dentifricio fai da te in polvere può durare per mesi, più di un dentifricio in tubetto che sia stato aperto.

Buon dentifricio in polvere a tutti quanti vogliano cimentarsi con questa interessante esperienza!

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Lo shampoo naturale fai da te può essere un’esperienza che diverte ed arricchisce, oltre a rappresentare la

pratica più sostenibile in assoluto per quanto riguarda la cura dei capelli.

Vediamo dunque un paio di ricette, facili ed alla portata di tutti, di shampoo ecosostenibile fai-da-te.

1. Shampoo a base di farina di ceci: si basa sul potere “pulente” della farina di ceci, perché assorbe il grasso. Si basa sul principio assorbente dell’olio sui tessuti, che può essere velocemente smacchiato con il talco. Lo stesso con i capelli: la farina ha un ottimo potere assorbente per cui ingloba il grasso dei capelli ed una volta risciacquati, li rende puliti.

Ingredienti:
– un cucchiaio abbondante di farina di ceci
– 250 ml di acqua tiepida
– due cucchiai di aceto
– un flacone vuoto e pulito di shampoo

Preparazione e utilizzo:
Non dovete fare altro che inserire con un imbuto la farina di ceci all’interno del flacone, aggiungendo poi nell’ordine l’acqua e l’aceto.
Agitate energicamente il flacone, in modo che si mescoli bene il contenuto e usate a piccole dosi su tutto il cuoio capelluto, risciacquando infine abbondantemente.

2. Shampoo a base di polvere d’argilla: i benefici arrivano dalle proprietà purificanti e riequilibranti dell’argilla bianca che opacizza i capelli grassi e li “asciuga” del sebo in eccesso.

Ingredienti:
– quattro cucchiai di polvere di argilla bianca
– due gocce di olio essenziale di limone
– mezzo bicchiere di acqua tiepida

Preparazione e utilizzo:
Mettete in una terrina gli ingredienti di cui sopra e mescolate energicamente. Si tratta di uno shampoo pronto all’uso, da usare immediatamente.
Risciacquate abbondantemente dopo l’uso con acqua leggermente profumata dal vostro olio essenziale preferito.

Va comunque ricordato che, se non ve la sentite di cimentarvi con lo shampoo biologico fatto in casa, esistono comunque diverse alternative migliori dal punto di vista della sostenibilità rispetto allo shampoo di marca di largo consumo che solitamente acquistiamo: gli shampoo dal commercio equo-solidale, gli shampoo biologici, quelli compatti, sfusi e a saponetta.
Tante alternative, tutte da scoprire, che faranno bene all’ambiente oltre che ai vostri capelli.

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Da anni la lacca per capelli è al centro di accesi dibattiti riguardo alla sua nocività per la salute umana e l’ambiente. In effetti, questo prodotto è solitamente composto da resine polimeriche, solventi, gas, plastificanti, profumi e siliconi. Per questo motivo, il suo utilizzo è temuto maggiormente da determinate categorie di persone, come le donne in stato di gravidanza.

Sembra, infatti, che le donne esposte durante la gravidanza alle sostanze contenute nella lacca spray, abbiano maggiori possibilità di concepire neonati con malformazioni genetiche. Secondo gli studi condotti dall’Imperial College di Londra, la lacca causerebbe un aumento di casi di ipospadia, ovvero un difetto genetico dell’apparato genitale maschile.

Le sostanze dannose e accusate di danneggiare il feto sarebbero gli ftalati. Gli scienziati, però, non se la sentono di lanciare un “allarme lacca”, in quanto sarebbe prematuro annunciare scientificamente che è questa la causa della patologia.

Intanto, molti parrucchieri non utilizzano più questo prodotto ma lavorano con altri modellanti, i quali non sono più causa di irritazioniallergie e dermatiti da contatto. Un buon consiglio sarebbe quello di fare a meno di questo spray e andare alla ricerca di alternative meno nocive per il nostro pianeta e la nostra preziosa salute.

Un ottimo consiglio, invece, è quello di cimentarsi con il fai-da-te e provare a produrre in casa la lacca per capelli. Sicuramente, ne gioveranno l’ambiente e le nostre tasche. La ricetta è molto semplice e, secondo il tipo di capello su cui utilizzare lo spray, vi serviranno pochi semplici ingredienti.

Lacca indicata per Capelli tendenti al grasso:
• 1 limone
• 150 ml d’acqua distillata
• 5 grammi di fruttosio (o zucchero semolato)
• 2 gocce di olio essenziale di arancio amaro

Lacca indicata per Capelli tendenti al secco:
• 1 arancia
• 150 ml d’acqua distillata
• 5 grammi di fruttosio (o zucchero semolato)
• 2 gocce di olio essenziale di arancio amaro

Iniziate con sbucciare l’agrume prescelto: conservate la scorza, che vi servirà in seguito, e spremete il frutto. Versate il succo e l’acqua in una casseruola e fate bollire per circa 1 minuto. Versate il composto in un contenitore,aggiungete una scorza di arancia o limone e fate riposare in frigorifero da 5 a 7 giorni. Trascorso il tempo, versate la soluzione in uno spruzzino, agitate bene e vaporizzate sui capelli. Ricordate di agitare sempre il flacone prima dell’uso per rimettere in circolo eventuali residui.

Fateci sapere la vostra esperienza, noi ci siamo innamorate del delizioso profumo dopo l’utilizzo!

L’autoproduzione di creme e altri cosmetici rappresenta una soluzione concretamente realizzabile, meno cara dell’acquisto di prodotti industriali, divertente ed appagante in termini di eco-coscienza. Cerchiamo quindi di proteggere la nostra salute e di vivere l’ambiente partendo dall’ecologia del nostro corpo.

Insomma, avete davvero l’imbarazzo della scelta, basta solo cominciare!

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