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Io sono per un alternativa alla mentalità antropocentrica: la mentalità “antropoarmonica”. Invece di “conquistare la natura”, gli esseri umani devono svilupparsi e progredire in armonia con l’ecosfera. Con questo non si vuole negare che l’umanità si in qualche modo unica: al contrario, dovremmo onorare questa unicità riconoscendo la nostra interdipendenza con le altre culture. Né significa che gli uomini non possono in nessuno caso uccidere altre forme di vita: non c’è modo di sopravvivere senza consumare altri organismi.
Vivere secondo l’etica antropoarmonica significa invece sviluppare profondo rispetto e amore per la vita nel suo complesso; significa smettere di dominare, manipolare, divorare e inquinare la Terra come se fosse di nostra proprietà; significa consumare solo ciò che è necessario per una vita dignitosa e sana (ponendo così finire all’accumulazione illimitata).
L’ecologia profonda ci richiama in ultima analisi a riflettere su ciò significa essere umani. Non si tratta di negare la nostra identità – il nostro ruolo straordinario nella costante evoluzione delle Terra – ma piuttosto di inquadrarla nel contesto più ampio del “ Sé ecologico”. Questo cambio di prospettiva deve andare oltre la mera accettazione intelletuale, per permeare ogni aspetto del nostro essere e delle nostre azioni. In particolare. L’ecologia profonda richiama gli uomini a mettere da parte la brama di possesso, di consumo e di dominio, perché questo cammino non potrà mai portare all’autentica realizzazione dell’umanità. Al contrario dobbiamo cercare la sicurezza, l’amore e la comunità nell’armonia con l’intera ecosfera. La conversione e una nuova etica è una sfida molto impegnativa, ma è l’unica che possa garantire all’umanità uno stile di vita davvero appagante.
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“Lo sdegno dopo un collegio è rendersi conto che esistono docenti che non si rendono conto in che paese viviamo”…Ho dato voce a Ottaviano Cristofoli…, che in sintesi racconta quanto non sanno molti docenti del nostro Conservatorio, dove si discute se la parola “sdegno” è appropriato o no.

L’ITALIA NON È UN PAESE PER MUSICISTI  DI BARBARA LEONE

L’Italia non è un Paese per musicisti. Parola di Ottaviano Cristofoli, ventottenne di Udine nonché prima tromba alla Japan Philarmonic Orchestra di Tokio, che in una recente intervista rilasciata a “Expats” ha denunciato lo stato di desolazione in cui versa l’Italia da un punto di vista artistico, e più specificatamente musicale.

“Da noi non si dà valore all’arte – dice Cristofoli -, non si sa nemmeno quanto vale in termini economici. Il nostro Paese potrebbe vivere di arte. È questo il peccato imperdonabile che le persone che ci hanno governato hanno commesso. Non è giustificabile che nel nostro Paese l’arte, e la musica siano in crisi, quando in Giappone si riempiono i teatri di persone paganti fino a seicento euro a biglietto con le opere di Puccini o Verdi. E qui le opere vengono trasmesse in tv in prima serata, non alle 4 del mattino”. Ma in Italia si può vivere facendo i musicisti? “Si può – risponde Cristofoli -, ma con tanto pelo sullo stomaco. Accettando di essere pagati 50 euro a serata quasi sempre in nero e investendo decine di migliaia di euro in strumenti e studi. Accettando di guadagnare 10 euro all’ora per insegnare a ragazzini con l’iPhone da 800 euro, senza avere i contributi, l’assicurazione e le ferie. Accettando che nelle scuole ti sostituisca un insegnante senza diploma e che non sa suonare, solo perché è un dilettante e accetta paghe misere. Accettando di suonare per un’orchestra sinfonica che poi paga con un anno di ritardo. Ma la cosa peggiore è la consapevolezza che di tutto questo non importa niente a nessuno. Se chiude un teatro, non importa, tanto c’è la tv con la sua gratuita piattezza di contenuti ad istupidirci il cervello”.

Una cruda verità, con cui fanno i conti i tanti, tantissimi talenti italiani costretti a varcare i confini del nostro Paese per cercare, e spesso trovare, fortuna all’estero, dove sono quasi sempre accolti a braccia aperte o per lo meno trattati con rispetto e riguardo. Una bestemmia, se pensiamo che l’Italia è la patria di Verdi, Puccini, Vivaldi, Paganini e Monteverdi, per intenderci il padre del melodramma. Senza il suo “Orfeo” non avremmo avuto “Tosca”, “Nabucco” e nemmeno Mozart avrebbe scritto il “Don Giovanni”, così, giusto per dire. Una bestemmia perché l’Italia è da sempre la culla dell’arte, della cultura, della musica, dell’opera… D’accordo, abbiamo bisogno di ingegneri, scienziati e anche panettieri. Non c’è lavoro per loro, figurarsi per un pianista o, che so, un clarinettista.

A confermare questa triste realtà, arriva fresca fresca la notizia del licenziamento di 74 dipendenti, per lo più orchestrali, dell’Orchestra sinfonica di Roma. Una decisione che la Fondazione Arts Academy, che gestisce il corpo musicale, avrebbe preso a causa di una “drastica riduzione dei contributi dell’unico soggetto finanziatore”, dettata anche dall’“assenza di altre risorse finanziarie disponibili e di prospettive di ulteriori e futuri finanziamenti”. No money, no party. E tutti a casa, la musica chiude i battenti. Impensabile immaginare che non ci siano più risorse economiche per un’orchestra che sin dagli esordi del lontano 2002 è stata riconosciuta dalla critica internazionale come una formazione di grande prestigio esibendosi anche alla presenza di quattro capi di Stato, della Regina di Spagna e della Regina d’Olanda. Impensabile credere che non ci siano altre soluzioni. Con l’ovvia conseguenza che dalla prossima stagione la Sinfonica di Roma non suonerà più. Dopo la chiusura dell’Orchestra Regionale del Lazio, se chiudesse anche la Sinfonica di Roma la Capitale rimarrebbe con due sole orchestre: Accademia Nazionale di S.Cecilia e Teatro dell’Opera. Un duopolio culturale che finisce per impoverire tutti, cittadini e musicisti.

Abbiamo perso la bussola e dobbiamo ritrovare la strada. Perché di questo passo si arriverà ad ingoiare anche l’ultimo briciolo di cultura e di identità storica rimasta viva. Re Mida era un saggio in confronto ai condottieri della nave Italia, che imperterriti continuano a seguire sempre e solo le logiche del profitto, che inevitabilmente finirà per divorare se stesso. E buona notte ai suonatori.

6 gennaio

 

6 Gennaio ore 17,30 Salsomaggiore Terme (Berzieri)

Musica per i bambini: “ Passi di Fiaba: dal Flauto Magico a Pinocchio ”
Étoile: Sara Catellani Flauto: Claudio Ferrarini Pianoforte: Luigi Fontana

Ventitreesimo appuntamento del Festival “Slowflute” Mercoledì 6 Gennaio alle ore 17.30 presso Sala Terme Berzieri di Salsomaggiore Terme, concerto dedicato ai bambini, con danze e musiche che raccontano le fiabe: pagine dal Flauto Magico di Mozart allo Schiaccianoci di Ciaikovskij, e le musiche di Fiorenzo Carpi dal Pinocchio di Luigi Comecini. Danza e fiaba, un binomio perfetto. Addirittura esaltante se gli interpreti sono: l’étoile Sara Catellani, il flauto d’oro di Claudio Ferrarini, il magico tocco di Luigi Fontana. Si rivivranno le gesta dei personaggi fiabeschi che hanno alimentato l’immaginario di generazioni di bimbi, in un magico concerto per tutti; il direttore artistico del Festival SlowFlute di Salsomaggiore Terme M°Claudio Ferrarini afferma che:«il tema della fiaba non può non starci a cuore, perché i bambini di oggi sono sempre più nutriti di immagini attraverso il computer e la Tv e questo sta indebolendo la loro capacità immaginativa, rendendoli insensibili al sano sentimento della paura. La fiaba, letta o meglio ancora raccontata da un nonno o da una zia, una maestra, un fratello maggiore, svolge una potente e salutare stimolazione della sfera creativo-immaginativa dell’animo umano». Alla fine del concerto saranno offerti dolci e caramelle per tutti i bambini intervenuti. Ingresso a offerta per Save the Children.

W.A.MOZART: Suite dal Flauto Magico
P. I. CIAIKOVSKIJ: Suite “Lo Schiaccianoci”
F.CARPI: Pinocchio

Étoile: Sara Catellani
Flauto: Claudio Ferrarini
Pianoforte: Luigi Fontana

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Il sindaco Flavio Tosi e il sovrintendente Girondini il 27 novembre dovrebbero incontrare di nuovo i sindacati dei lavoratori che hanno occupato la sede di Fondazione Arena in via Roma

Nella giornata di venerdì 27 novembre, il sindaco di Verona, nonchè presidente di Fondazione Arena, e il sovrintendente Francesco Girondini dovrebbero incontrare nuovamente i rappresentati sindacali (Cgil, Cisl, Uil e Cisal) dei lavoratori dell’ex ente lirico, che dal 13 novembre stanno occupando la sala Fagiuoli della sede di via Roma, per protestare contro la disdetta del contratto integrativo a partire da gennaio 2016. Il primo incontro tra le parti non aveva sortito gli effetti sperati.
Su L’Arena, le dichiarazioni in merito del sindaco Flavio Tosi: “Io e Girondini faremo ancora un tentativo per trovare un accordo con i sindacati che ci avevano chiesto di ritirare il provvedimento. Ci confronteremo e vedremo se la loro volontà è aprire una trattativa sull’integrativo aziendale”. Il primo cittadino cita anche un comunicato dei sindacati nazionali in cui si chiede di organizzare un incontro con il ministro ai Beni Culturali, Dario Franceschini: “Questa nota parte dalla situazione dell’Arena ma poi analizza la situazione complessiva delle fondazioni lirico-sinfoniche, drammatica. E i sindacati dovrebbero capire che a Verona siamo messi meno peggio di altri e la situazione difficile va raddrizzata con buon senso, non con le occupazioni né difendendo l’indifendibile”.
Sulle colonne del quotidiano, Tosi ribadisce nuovamente la sua contrarietà al ricorso alla legge Bray, proposta da più parti: “Ai sindacati lo abbiamo detto. Noi cerchiamo una via di risanamento che non crei conseguenze drammatiche, mentre con la legge Bray si deve dichiarare lo stato di crisi e il ministero deve poi aprire una finestra temporale. Ma così il taglio del personale è del 50 per cento. È un bagno di sangue. Noi invece stiamo razionalizzando tutte le voci di costo, stiamo rimodellando il marketing, e poi il piano industriale individua decisioni strategiche. E una è ricontrattare l’integrativo aziendale. Parte della Bray l’abbiamo già chiesta, per rincontrare i mutui con la Cassa depositi e prestiti. Avremo presto un incontro a Roma al ministero per chiudere questa partita che ci porterebbe a risparmiare oltre mezzo milione all’anno sul costo del debito. Noi però vorremmo evitare la Bray intera, ma se sindacati lo capiscono, sarà loro responsabilità”.
Intanto, dalla RSU e i lavoratori del Teatro dell’Opera di Roma Capitale, arriva un comunicato di solidarietà nei confronti dei colleghi veronesi:

La RSU del Teatro dell’Opera di Roma Capitale, appresa la notizia che la Direzione della Fondazione Arena di Verona ha deciso di tagliare la retribuzione relativa al contratto integrativo dei propri lavoratori, esprime le propria vicinanza e solidarietà nei loro confronti stigmatimando la decisione improvvisa e unilaterale della Fondazione Veronese. La retribuzione integrativa non è un privilegio, ma quanto dovuto ai lavoratori in base ad accordi che modificano le condizioni contrattuali definite dal CCNL, rendendo più elastico, produttivo ed efficiente il funzionamento del teatro stesso. Venir meno a tale retribuzione è una gravissima inadempienza e l’ennesimo atto che si inserisce in una politica tesa a tutto fuorché alla valorizzazione del patrimonio lirico nazionale. L’eccellenza lirica italiana, marchio distintivo dell’identità culturale italiana, è rappresentata dalle maestranze che sono, e sempre saranno, il vero centro produttivo di questo mestiere “artigianale” e altamente specializzato, insostituibili per il buon funzionamento della “fabbrica” lirica. La Rappresentanza Sindacale Unitaria e i dipendenti tutti del Teatro dell’Opera di Roma Capitale sarà al fianco dei colleghi veronesi per qualsiasi forma di lotta si deciderà di intraprendere.

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RATO. Le barriere architettoniche ormai non sembrano più nemmeno ostacoli per i disabili che, inascoltati da tempo (non solo a Prato), hanno imparato loro malgrado a superarle. Almeno quelle ‘classiche’: marciapiedi troppo alti, posti auto occupati da chi disabile non è, strade piene di buche, trasporti, uffici e parchi pubblici non attrezzati. Ma c’è che non si arrende e continua a farsi sentire e questa volta ha deciso di scendere in piazza proprio il 3 dicembre giornata internazionale delle persone con disabilità: il promotore Umberto Materassi dell’Associazione Toscana Paraplegici, con l’Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi civili (Amnic). E chiama a raccolta tutti: associazioni dell’area disabilità e cittadini.

«Durante le iniziative che il Comune ha realizzato per la giornata noi staremo fuori proprio in piazza del Comune e spero che il mio invito venga raccolto dalle altre associazioni» – spiega Materassi che ha deciso la linea dura dopo l’esito a detta sua insoddisfacente del tavolo delle disabilità dell’amministrazione che si è tenuto martedì pomeriggio.

«Si è parlato dei problemi legati alla scuola e agli alunni con disabilità ma aspettavamo anche risposte su una serie di questioni aperte a partire dai tre bagni in centro ancora chiusi per ordine pubblico– prosegue Materassi – anzi l’assessore Ciambellotti ci ha annunciato che ne verrà realizzato uno nuovo quindi ci sarà ancora da aspettare». Con un finanziamento da 50mila verranno infatti ristrutturati dei locali accanto alla Prefettura (in fondo a via Cairoli) che il Comune vuole poi, attraverso un bando, affidare a un’associazione sempre dell’area disabili per la gestione e per utilizzo come sede. I tre bagni – piazza Mercatale, piazza Lippi e vicolo dei Manassei – sono stati chiusi perché diventati spazi ad uso di tossicodipendenti e ormai non più utilizzabili.

«Tanto in centro mi sento un sopravvissuto, – sottolinea Materassi – sono rimasto solo io. Non si vede più nessuno in sedia a rotelle: ci sarà un motivo?». In centro non si sono parcheggi per disabili e c’è un unico bus che è attrezzato. «E si va verso la pedonalizzazione».

«Non discutiamo la scelta in sé – aggiunge Lara Giacopelli presidente della sezione di Prato di Amnic – ma almeno dovrebbero essere offerti dei servizi alternativi». In realtà negli anni si è parlato varie volte di piani per la mobilità accessibile. «Invito il sindaco a fare un giro con noi in sedia a rotelle – chiude Materassi

– e vedrà da solo le difficoltà». Infine la questione riabilitazione: «la situazione della piscina Gescal a San Giusto parla da sola, anche in questo caso è da tempo che chiediamo degli interventi ma senza avere risposte. E non è che a Prato ci siano alternative..».

Canto di Natale…

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Ascoltare una musica che suona: vive in un presente eterno. Ascoltare invece un adolescente che si annoia: il suo presente è una condanna all’ergastolo. Il bambino che ascolta è convinto che durerà così per sempre e l’adolescente pensa che non finirà mai. Considerano il tempo a grandi line. Per loro la durata è uno stato interiore. Proprio in quegli anni spesso accade che incontriamo una Musica che si rivelerà decisiva. Quando lui (o lei) appare – e ciò avviene molto più infretta di quel che si dica – non sembra mai un adulto come gli altri. Sotto il suo sguardo non ci si accontenta più di planare in eterno o di macerare a vita. Quella melodia, infatti, apre una finestra sul futuro. Che boccata d’aria! È un futuro immediato, tanto per cominciare, il desiderio di risentirla al più presto: Quando potrò riascoltare quella calda musica? Ed è anche il futuro della lenta acquisizione : ascoltare quello che lui/lei sa, ascoltare quello che sente…E infine è il futuro lontano, che dietro una guida del genere potrebbe anche essere appassionante! Per la prima volta ci sentiamo una persona in divenire;viva. Questo forse intendiamo quando, molti anni dopo, ricordiamo quella musica, che ci ha cambiato la vita. Riconosciamo che senza di loro non saremmo ciò che siamo. E diciamo anche che non la dimenticheremo mai. In realtà non l’abbiamo mai dimenticata. Uno degli aspetti più toccanti del nostro ricordo musicale, è l’immagine intatta che ergiamo di essa. Ne abbiamo nitida in mente la sua melodia, la sua armonia, il ritmo, l’esatto volume con cui si diffonde dentro e fuori a noi. Che qualità speciali avevano, questi indimenticata canti, per suscitare un tale ricordo? Innanzitutto quella di non essere dei nostri genitori (che per noi era tutto), ma di appartenere a quel passato Arcaico (che per noi non era niente). Erano qualcuno improvvisamente. Erano speciali. In cosa erano speciali? Per esempio nel fatto che, in quanto Musiche di Natale, sembravano incarnare tutto quello che ci circondava. Le altre musiche si limitavano al quotidiano, queste con la loro espressione entravano nella nostra anima, attraverso le orecchie, ma sopratutto dentro ai nostri Sogni, che ci reputavano in grado di condividere il loro entusiasmo. Proprio questo effetto di incarnazione è stato la prima cosa decisiva. Ascoltati oggi, forse nella loro semplicità, non sono le cime che ci immaginavamo allora. Ma ci hanno comunque trasmesso la voglia di sperare in mondo migliore. E non solo: grazie alla loro melodia, ora diventata per noi compagnia o compagno dei queste infaticabili giorni di festa. Un’altra cosa. Sembravano avere tempo. La nostra ignoranza non li spazientiva. Eppure non avevo certo più tempo,ma l’attenzione che suscitavano dilatava la durata. Del tutto secondaria, la questione del loro carattere. Secondo i termini successivi delle vari generazioni, potevano sembrarci simpatiche, o addirittura ipnotiche. Esse sono guardiane dei tempi, tempi che furono, e che saranno. Finite le feste, la maggior parte di queste musiche si ricorderanno solo attraverso i nomi, che hanno incarnato il sapore di questa festa, creata per il fast food, vi porteranno le parole per trascorrere un momento di libertà in un posto qualsiasi purché, il vostro cuore ancora possa illuminarsi di Sogni….

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Sigismondo, o della virtù incompresa

Suonare musica affina la capacità di estrarre gli schemi più significativi da un paesaggio sonoro complesso, contrastando la difficoltà a capire il parlato in contesti rumorosi.

Diverse ricerche hanno già mostrato che imparare la musica e a suonare uno strumento permette di ottenere dei vantaggi nelle capacità di apprendimento in generale. Ora una nuova ricerca ha mostrato che l’educazione musicale protratta per tutto l’arco della vita consente di rallentare e arginare il declino di alcune facoltà che solitamente si manifesta con l’invecchiamento.

“La consuetudine a suonare uno strumento mostra di conferire dei vantaggi in almeno due importanti funzioni che declinano con l’età: la memoria e la capacità di ascoltare il parlato in presenza di un rumore di fondo”, dice Nina Kraus, direttrice dell’Auditory Neuroscience Laboratory della Northwestern University e co-autrice di uno studio pubblicato su PLoS One.

“La difficoltà di capire il parlato in presenza di rumore è fra le più diffuse lamentele degli anziani, ma la perdita di capacità uditiva legata all’età dà conto solo parzialmente di questa difficoltà che può condurre all’isolamento sociale e alla depressione”, spiega la Kraus. “E’ ben noto che persone con pressoché lo stesso profilo uditivo possono differire in maniera drastica quanto a capacità di distinguere il parlato in presenza di rumore.”

Per capire le ragioni di questa differenza, i ricercatori hanno sottoposto a test 18 musicisti e 19 non musicisti di età compresa fra i 45 e i 65 anni, valutandone la capacità di distinguere il parlato con rumore, la memoria di lavoro uditiva, quella visiva e i tempi di elaborazione cerebrale uditiva.

I musicisti, che avevano iniziato a suonare uno strumento in media intorno ai 9 anni continuando per tutta la vita, hanno avuto risultati migliori, a parte che per quanto riguarda la memoria di lavoro visiva, dove le prestazioni erano pressoché uguali.

“Le prestazioni

neurali che abbiamo osservato nelle persone addestrate alla musica non riguardano solamente un effetto di ‘amplificazione’ dei suoni, spiega la Kraus. “Il fatto di suonare musica consente soprattutto di affinare la capacità di estrarre gli schemi più significativi, fra cui il suono del proprio strumento, le armonie e i ritmi, da un paesaggio sonoro anche molto complesso.”

La musica rafforza la memoria verbale

Secondo uno studio pubblicato sul numero di luglio della rivista “Neuropsychology“, i bambini che hanno ricevuto un’istruzione musicale presentano una memoria verbale significativamente migliore di quelli che non l’hanno ricevuta. Inoltre, più a lungo hanno studiato musica, meglio funziona la loro memoria. Queste scoperte sottolineano un fatto già noto: quando un’esperienza modifica una particolare regione cerebrale, anche le altre funzioni di quella regione ne possono ricevere un beneficio. Si tratta di un tipo di effetto collaterale cognitivo che, oltre che favorire i bambini sani, potrebbe aiutare nella cura dei pazienti con danni al cervello.

Gli psicologi dell’Università Cinese di Hong Kong hanno studiato 90 ragazzi fra i sei e i quindici anni di età. Metà di questi avevano seguito lezioni di musica in quanto membri dell’orchestra d’archi della loro scuola, oltre che lezioni di musica classica con strumenti occidentali, per un periodo da uno a cinque anni. Gli altri 45 erano compagni di scuola privi di istruzione musicale. I ricercatori, guidati da Agnes S. Chan, hanno sottoposto i bambini a esercizi di memoria verbale per vedere quante parole erano in grado di ricordare da una lista e a esercizi di memoria visiva, simili ai precedenti ma con immagini al posto delle parole. Gli studenti che avevano seguito le lezioni di musica erano in grado di ricordare un numero di parole significativamente superiore agli altri. L’effetto era tanto maggiore quanto più lunga era la durata degli studi musicali sostenuti. Per quello che riguarda la memoria visiva, invece, non si è osservata alcuna differenza sostanziale.

Gli autori concludono che anche pochi anni di istruzione musicale possono migliorare la memoria verbale, a causa di una maggiore riorganizzazione corticale nella regione

temporale sinistra. In altre parole, lo studio della musica stimola la parte sinistra del cervello, la stessa area che gestisce funzioni come l’apprendimento verbale. Yim-Chi Ho, Mei-Chun Cheung, Agnes S. Chan, Music Training Improves Verbal but Not Visual Memory: Cross-Sectional and Longitudinal Explorations in Children. Neuropsychology, Vol. 17, No. 3 (2003).

Memoria per la musica

Un nuovo studio afferma che i musicisti che ascoltano la musica che stanno suonando mentre imparano un nuovo pezzo, ricordano in seguito meglio il brano. Ma dopo che l’hanno imparato, ascoltare la musica mentre la suonano di nuovo non serve ad aumentare l’accuratezza della loro prestazione. Secondo Caroline Palmer, docente di psicologia alla Ohio State University e co-autrice dello studio, questi risultati gettano nuova luce sul modo in cui funziona la memoria e sulle teorie dell’apprendimento.
In particolare, Palmer afferma che la scoperta mette in dubbio le teorie che sostengono che la memoria funziona meglio quando le condizioni durante l’apprendimento e quelle durante il richiamo delle informazioni sono simili. Secondo queste teorie, per esempio, i musicisti che ascoltano la musica mentre la imparano dovrebbero ricordarla meglio se ascoltano la propria esecuzione quando poi la suonano. E coloro che non la ascoltano mentre imparano dovrebbero ricordare meglio il brano se non lo ascoltano quando lo suonano più tardi. Invece non è così.

“Abbiamo scoperto – spiega Palmer – che i musicisti ricordavano meglio i brani musicali se li ascoltavano durante il loro apprendimento, a prescindere dal fatto che li ascoltassero quando più tardi li eseguivano di nuovo. Che le condizioni durante l’apprendimento e il richiamo fossero uguali o meno, non aveva nessuna importanza”. L’esperimento, che ha riguardato 16 pianisti adulti esperti, è stato condotto da Palmer insieme al collega Steven Finney. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista “Memory and Cognition”.

Musiche fuori tono

Se durante il concerto di una grande orchestra sinfonica un musicista sbaglia, il direttore è di solito in grado di riprendere il colpevole, individuandolo in mezzo al gruppo, anche se la sua attenzione era rivolta altrove. Questa abilità è stata studiata da Thomas Münte dell’Università di Magdeburgo, in Germania.

Münte e i suoi colleghi hanno studiato l’abilità di direttori di orchestra, musicisti e altri addetti ai lavori, tutti con almeno quindici anni di esperienza professionale, di focalizzare il loro udito in una particolare direzione.

Negli esperimenti, i vari candidati sono stati messi di fronte a una batteria di sei altoparlanti, di cui tre spostati su un lato. Gli altoparlanti trasmettevano impulsi di rumore rosa (rumore statico ma con certe frequenze filtrate, in modo da renderlo più gradevole), con mischiati ogni tanto dei suoni devianti, contenenti più frequenze alte, rappresentanti le stonature. Ai soggetti dell’esperimento è stato chiesto di focalizzare la loro attenzione uditiva, senza girare la testa, alternatamente sull’altoparlante più centrale o sul più periferico, mentre veniva registrata l’attività elettrica del loro cervello.

Oltre a questo, i soggetti dovevano anche premere un bottone quando pensavano che il suono deviante provenisse dall’altoparlante su cui era concentrata la loro attenzione. Quando l’attenzione era concentrata sull’altoparlante centrale, tutti i soggetti hanno reagito nello stesso modo, con un responso cerebrale più alto per l’altoparlante al centro e via via decrescente all’aumentare della distanza. Quando però il centro dell’attenzione era un altoparlante periferico, allora questo tipo di risposta era osservabile solo nei direttori di orchestra, mentre gli altri soggetti mostravano una attività più o meno costante.

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Anche nell’esperimento del bottone i direttori d’orchestra se la sono cavata molto meglio degli altri soggetti, indice di una maggiore capacità di focalizzare il loro udito in una particolare direzione. A ogni modo, nonostante le differenti prestazioni, le attività cerebrali dei vari soggetti erano molto simili. Questo significa che probabilmente i direttori di orchestra arrivano a questo risultato semplicemente grazie all’esercizio, e non una diversa anatomia del loro cervello. Direttori di orchestra non si nasce, si diventa.

L’affare Vivaldi di F.M.Sardelli…….Alla faccia dell’esperto di Vivaldi, in una cosa è certamente bravo, ha preso un libro di Orlando Perera del 2007 e ci ha costruito una storia, che nasce dal libro; Vivaldi la Quinta Stagione. Comunque io ho letto a suo tempo nel 2008 il libro di Perera che è una inchiesta giornalistica veramente fatta bene, mentre il romanzetto che dire, si può giocare con le trame, le fantasie, certo non è Dan Brown, però devo dire che con le parole se la cava. Debuttare copiando, non è il massimo, ma Picasso diceva: Che i geni copiano….Forse lo ha preso troppo alla lettera, ma aspettiamo il secondo romanzo, e spariamo che questa volta sia farina del suo sacco, e non quello di Orlando che ora sara Furioso…ma forse sotto sotto voleva evocare l’opera di Vivaldi per l’appunto L’Orlando Furioso….che per ora mi sa che sia incazzatissimo….

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Tutto è Dio di T. Ramadan
UNA BEVANDA CHE VIENE DA MOLTO LONTANOL’uva, per le sue componenti e caratteristiche, si presta in modo eccellente a una cura disintossicante e ricostituente. La cura dell’uva consiste nel nutrirsi degli acini, oppure nel bere esclusivamente il succo, o anche nel fare ricorso ad ambedue le pratiche. La cura dell’uva veniva praticata dalle antiche popolazioni arabe ed anche nell’antica Grecia. La raccomandava pure Galeno a un suo paziente speciale di nome Marco Aurelio. Cura dell’uva dunque in auge anche nella Roma dell’impero.

UVA COME POTENTE ANTI-ACIDO

L’uva è estremamente digeribile e possiede numerose proprietà terapeutiche. Dolce, succosa ed energetica. Bianca, dorata, violacea o nera, l’uva è un tipo di frutta particolarmente saporito e ricco di virtù salutari conosciute fin dai tempi antichi. Mezzo chilo d’uva ha lo stesso potere antiacido di tre cucchiaini di bicarbonato. Lo riporta pure il dr René Andreani in un suo ottimo articolo ripreso da http://www.vegetarian.it

RINFORZANTE DEL SISTEMA IMMUNITARIO

Ricca di vitamine (A, B1, B2, C, PP) e di sali minerali, l’uva rafforza le difese immunitarie ed è un buon ricostituente. Combatte l’anemia, contrasta la stitichezza essendo blandamente lassativa. È un autentico decongestionante epatico. Aiuta a depurare il fegato dalle tossine, essendo diuretica.. Il frutto contiene numerose sostanze salutari come A) Glicidi (glucosio e fruttosio o levulosio, 120-150 grammi di buon zucchero al chilo), B) Pectina, C) Gallati, D) Oli eterei aromatici, E) Acidi organici (malico, succinico, salicilico e tartarico), F) Minerali organicati (fosforo, calcio, magnesio, rame, manganese, potassio, ferro, sodio, iodio), G) Flavonoidi, enocianine, tannini e cremortartaro (sostanze che stanno sulla buccia e che variano a seconda del colore dell’uva), H) Enocianina, colorante e tonico naturale, I) Resveratrolo, sostanza dotata di azione antitumorale, antiinfiammatoria e fluidificante del sangue che limita l’insorgenza di placche trombotiche e difende da batteri e funghi, prezioso per i postumi da diverse operazioni chirurgiche come l’asportazione della milza.

PREZIOSA NELLE CONVALESCENZE E NELLE GRAVIDANZE

La cura dell’uva è indicata nelle convalescenze, durante la gravidanza, nell’astenia, nell’artritismo. Può servire negli stati febbrili, nei soggetti sofferenti di nefrite, azotemia, edemi, ipertensione, dermatosi. Le uve più adatte includono Aleatico, Barbera, Cabernet Sauvignon, Cabernet Cardinal, Ciliegiolo, Fragola nera (Isabella), Lacrima di Moro d’Alba, Merlot, Montepulciano, Sangiovese, Vernaccia nera e tante altre ancora.

PRINCIPALI PROPRIETÀ DELL’UVA

Energetica, rimineralizzante, disintossicante (favorisce il drenaggio organico). Grande alleata di bellezza e benessere, oltre che efficace antidoto contro lo stress generato dal rientro alla vita normale dopo un periodo di vacanza e relax, grazie alle sue proprietà tranquillanti.

LA MELATONINA STA NELLA BUCCIA E NEI VINACCIOLI

La melatonina contenuta nella buccia e nei chicchi di uva può contrastare il cosiddetto “stress da rientro al lavoro” dopo la pausa estiva, regolando i ritmi circadiani (i ritmi biologici che hanno la durata di 24 ore) negli esseri umani, proprio come fa l’ormone prodotto naturalmente dalla ghiandola pineale situata nel cervello.

UNA BEVANDA NON-PLUS-ULTRA VALIDA PER TUTTI

Molto digeribile, contribuisce a ridurre il livello di colesterolo nel sangue e a eliminare l’acido urico. Provoca una ipersecrezione biliare. Un bicchiere di succo d’uva nera rallenta l’attività delle piastrine del 75%, per ridurre in modo significativo il rischio di trombosi e di infarto cerebrale, favorisce l’attività cardiaca, purificando il sangue, giova al sistema nervoso, ed è preziosa nel corso di sforzi fisici e psichici. Indicata per i dispeptici, gli stitici, i litiasici biliari e urinari.

PANACEA CONTRO L’OBESITÀ

Ottima cura contro il sovrappeso? Due giorni su 10 alimentarsi solo di uva, con 1200 kg/giorno. Disinfettante ed antivirale, è una panacea per obesi e per affetti da piorrea, previene patologie degenerative, quali il morbo di Alzheimer,.aiuta a ostacolare la comparsa di tumori e rallenta la degenerazione delle cellule cerebrali. Esistono documentati casi di guarigioni importanti. Nel 1920 la dottoressa sudafricana Johanna Brandt riuscì a curare un cancro allo stomaco come racconta nel sul libro “La cura dell’uva”. Tutto questo è favorito di più dall’uva nera che da quella bianca, perché contiene una maggiore concentrazione di flavonoidi (circa 20 volte di più). È utile se associata alle cure contro gli avvelenamenti e le intossicazioni croniche da piombo e mercurio.

SUCCO D’UVA ADATTISSIMO PER L’INFANZIA

Impressionante l’equivalenza tra succo d’uva e latte di donna. Il latte di donna contiene acqua 87%, materie azotate 1,5 %, materie minerali 4% e zucchero 11%. Il succo d’uva contiene acqua 75-83%, materie azotate 1,7%, materie minerali 1,3%, zucchero naturale 12-30%. Il succo d’uva è da considerarsi una specie di latte vegetale ad alto valore calorico (oltre 900 calorie per 1 kg di uva). Il tutto senza introdurre nel corpo un sovrappiù di proteine negative.

CURA PROLUNGABILE A DUE SETTIMANE

Ecco dunque qualche consiglio per una cura dell’uva adatta a tutti. La cura va fatta se possibile con uva nera e si prolunga generalmente per un paio di settimane. Il succo d’uva, definito latte vegetale, molto simile, per la sua composizione al latte umano, è consigliato in particolar modo a bambini, studenti, sportivi, anziani, gestanti e puerpere. In fitocosmesi viene usato per lozioni tonificanti e maschere idratanti e schiarenti. Prima di essere mangiata, l’uva va sempre accuratamente lavata in acqua corrente, in modo da togliere la polvere e le eventuali tracce di solfato di rame che possono essere presenti sulla buccia. Prima di intraprendere una cura dell’uva è opportuno uno stop totale da ogni eventuale farmaco.

LA CURA DELL’UVA È PRATICA COMUNE IN GERMANIA, AUSTRIA E SVIZZERA

Perché una cura a base di uva sia efficace bisogna alimentarsi di sola uva con 1-2 chili al giorno. Va iniziata alla fine di agosto fino alla fine di ottobre. Durante il periodo estivo il corpo umano tende a produrre una dose maggiore di radicali liberi, quindi prima della stagione fredda l’organismo va protetto. Viene particolarmente praticata in Germania, Austria e Svizzera, mentre in Italia si preferisce la cura del vino, che è ovviamente tutt’altra cosa.

NELLA CURA PROLUNGATA EVITARE SEMI E BUCCE

In genere va bene masticare la buccia ed anche i vinaccioli. Ma se la cura si prolunga per parecchi giorni, non ingerire mai, i vinaccioli e le bucce. Dopo diversi giorni di cura dell’uva, l’intestino si pulisce eliminando ogni traccia di olio e lubrificanti vari, quindi le bucce ed i semini faticherebbero a scorrere rischiando di formare un tappo che potrebbe provocare un pericolosissimo blocco intestinale. Contrariamente a quello che si crede, se si mangia esclusivamente uva, la glicemia si abbassa.

PREPARAZIONE ALLA CURA E RIPRESA DALLA CURA

Prima d’iniziare la cura è opportuna una preparazione di alcuni giorni a base di frutta e verdura cruda. Se la cura si prolunga oltre una settimana è opportuno al termine un periodo di rialimentazione graduale. Sono consigliati in questo periodo centrifugati di frutta e verdura, spremute, frullati. Quindi passare poi a frutta e verdura cruda (masticata molto) prima di riprendere la normale alimentazione.

Valdo Vaccaro

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LETTERACOSA È PEGGIO LA CASEINA O IL GLUTINE COME COLLANTE INTESTINALE?

Ciao, vorrei chiederti quale tra i due collanti intestinali è il peggiore, a parità di peso e volume. Mi rendo conto che risulti improbabile mangiare tanto formaggio quanto il pane e la pasta che normalmente noi italiani mangiano a tavola.

SCEGLIENDO FORMAGGI FRESCHI C’È MODO DI TENERE SOTTO CONTROLLO LA CASEINA?

Comunque, se non sbaglio, la caseina, è contenuta in dosi maggiori nei formaggi stagionati. Quindi l’introduzione della caseina potrebbe essere tenuta sotto controllo preferendo certi formaggi anziché altri. Per il formaggio cotto, pizza o alla piastra, varia qualcosa a livello di caseina-collante?
Grazie di cuore.
Michele

*****

RISPOSTA
NO AL GRASSO COTTO

Il formaggio è un grasso animale. I grassi e gli oli non andrebbero mai cotti per principio. Ogni formaggio cotto moltiplica i suoi effetti negativi e perversi. Basta provare per credere. Una pizza con la mozzarella ti vanno via ore per digerirla, mentre senza mozzarella le cose cambiano di molto. La pizza ideale è sempre sottile e ricca di verdure fresche inserite nell’ultima fase di cottura della base, e non dall’inizio. Al posto della mozzarella si può inserire dell’avocado e dell’ananas fresco. Uno strappo alla regola si può fare di tanto in tanto. In Friuli, ad esempio il frico piace molto, ed è formaggio cotto, con o senza l’aggiunta di patate. Comunque è bene limitarsi assai ed essere consapevoli di questi effetti perversi del grasso cotto.

DIGERIRE BENE INNANZITUTTO

La cosa essenziale parlando di cibo è ovviamente la sua digeribilità. Premettiamo dunque che l’alimentazione frugivora e vegetariana non ha controindicazioni per nessuno. Frutta, verdure crude, radici e semi, assunte con un minimo di criterio, vengono digerite, assimilate ed evacuate velocemente e senza sforzo alcuno, senza costi digestivi ed enzimatici, senza residui malsani, senza rovinosi fenomeni putrefattivi. La caseina ovviamente detiene il primato mondiale della collosità, per cui è assai peggiore del glutine.

LA FRUTTA AGRA INVERNALE ED ACQUOSA ESTIVA ALIMENTO NUMERO UNO

Ovvio che le combinazioni improprie possono complicare i meccanismi digestivi e causare  gonfiori e dolori addominali. Ma in questi casi si tratta sempre e solo di errori aberranti nelle scelte, nei modi, nei tempi e nelle quantità. Mettiamoci pertanto col cuore in pace, vegani, vegetariani, crudisti ed anche consumatori di proteine animali carichi di dubbi e di perplessità. La frutta rimane l’alimento numero uno, consumata a stomaco vuoto e non a fine pasto, salvo che non si tratti di mela, ananas e papaia, specie che non fermentano.

QUALITÀ DEI FRUTTI PIÙ COMUNI

L’anguria lontano dai pasti è grande amica dei reni e aiuta ad espellere l’urea e le scorie interne. L’arancia è preziosissima come ricostituente e fortificante, oltre che vermifugo, sedativo, antiscorbutico e purificante. Cachi e cornioli hanno potere astringente e sono ottimi contro i fenomeni diarroici. Le ciliegie fortificano il sangue e favoriscono le funzioni renali. Le fragole sono vermifughe, antireumatiche e antiuriche. Il limone aiuta stomaco e reni pigri, disintossica, disinfiamma, contrasta reumatismi, gotta e diabete. Le mele di stagione rafforzano il cervello e aiutano stomaco, vescica e reni. Il melone è lassativo e diuretico. Le pere sono digestive e diuretiche. Pesche, albicocche e prugne sono toniche e depurative. L’uva infine è frutto completo, ricostituente, disintossicante prezioso per la digestione e le funzioni biliari, anti-stitico e anti-obesità.

ORTAGGI, RADICI, GERMOGLI E BULBI

Nell’ordine immediato di cibi ideali per l’uomo seguono le foglie verdi, come radicchio, lattuga, cicoria, cardo, spinaci, erbette o bietole, cavolo, cavolfiore, cavolino Bruxelles, crescione, carciofo, sedano.  Seguono le radici come rape, ravanello, carote, barbabietole, patate, patate dolci, topinambur. Infine i bulbi come porro, cipolla, aglio,finocchi, asparagi. Tutti questi prodotti naturali possono essere mangiati crudi oppure cotti al vapore, usando poi l’acqua di cottura per preparare zuppe di cereali e ottime minestre. Le verdure si possono anche saltare in padella.

LEGUMI E CEREALI

I legumi secchi sono pesanti da digerire e favoriscono le fermentazioni. Se freschi invece, sono sempre raccomandabili. Frumento, mais, avena, segala, riso sono digeribili a patto di limitare le quantità e di anticiparli con un piatto di verdure crude. Farine, pasta tipo spaghetti, tagliatelle e simili, sono piuttosto pesanti ma anche qui, anticipati da abbondanti verdure crude, si possono assumere per fini essenzialmente energetici.

DIVIETO ASSOLUTO PER ZUCCHERI RAFFINATI, DOLCIUMI ED ASPARTAME

Zuccheri raffinati, dolciumi ed aspartame si devono considerare come tra i prodotti più dannosi e pregiudiziali alla salute, poiché favoriscono le fermentazioni acide nell’apparato digerente producendo così acidosi nel sangue. Caffè, the, cole, bibite, succhi confezionati e alcolici vanno esclusi dalla nostra alimentazione.

FORMAGGI FRESCHI E DI MALGA SÌ MA CON MODERAZIONE

Il formaggio vecchio è indigesto, produce acido urico, artrite e acidosi del sangue. Quello fresco non genera tali inconvenienti ma può essere consumato con moderazione e solo dai sani, mai dagli infermi e tanto meno dagli stitici. Il sale è irritante. Cibi caldi e gelati predispongono lo stomaco all’ulcera, e poi si va ad accusare del misfatto l’innocente l’helicopter pylori.

IL MINERALE CALCIO E LE TRASMUTAZIONI

Per garantirsi l’apporto giornaliero di calcio è sufficiente utilizzare cereali, frutta fresca, noci e semi crudi, frutta secca e verdura cruda. Sodio, calcio, magnesio e potassio si possono tramutare l’uno nell’altro. Il calcio può essere prodotto a partire dal magnesio presente nella clorofilla, per combinazione con l’ossigeno. Perciò è possibile ottenere il calcio a sufficienza mangiando unicamente verdure crude. Infatti le mucche e molti altri mammiferi che mangiano solo erba hanno una struttura ossea molto sviluppata. Il latte di capra e di pecora fu usato da popoli nomadi molto tempo prima di quello delle mucche domestiche.

IL DECOLLO DELL’INDUSTRIA CASEARIA IN USA

Gli europei introdussero il latte di mucca negli Stati Uniti intorno al 1625. Poco dopo fu formata la prima mandria degli Stati Uniti per la produzione di latte. L’attrattiva che il latte esercitò fu forte, soprattutto grazie alla intensa propaganda di un gruppo di uomini d’affari che fondarono una delle più grosse e influenti industrie alimentari degli Stati Uniti, e grazie al supporto che diede loro il governo stesso nel promuovere il latte come cibo indispensabile per l’alimentazione dell’uomo.

LATTE CHE DIVENTA SIMBOLO DEL WAY OF LIFE AMERICANO

A partire dal 1830 la domanda costrinse i produttori a meccanizzare la produzione. Con l’avvento della pastorizzazione, dell’omogeneizzazione e dei mezzi di trasporto refrigerati, la disponibilità di latte crebbe e, alla fine della Seconda guerra mondiale, il latte era diventato il simbolo dell’American Way of Life che negli anni successivi andrà ad imporsi in tutto il mondo.

CIBO PERFETTO PER IL CALCIO E LE PROTEINE, MA PRINCIPALMENTE PER IL PROFITTO

Il latte, cibo definito puro e perfetto per il suo alto contenuto di calcio, di proteine e di profitto, sta venendo rapidamente smascherato come qualcosa che non è affatto perfetto come siamo stati indotti a credere. Infatti molti nutrizionisti e molti degli stessi consumatori, hanno iniziato a ricredersi circa la sua importanza e persino sulla sua sicurezza come cibo da usarsi tutti i giorni. L’uso smodato che si è fatto del latte e dei suoi derivati ha già provocato l’indebolimento del sistema immunitario di molta gente, compromettendone costituzione fisica e carattere, e ci vorrà molto tempo per cancellare le cicatrici che questi alimenti hanno lasciato su almeno tre generazioni.

DECADIMENTO DELLA VITALITÀ, DELLA FORZA FISICA E DELL’INTELLIGENZA

Il Professor Michael Brawford, biochimico specialista in problemi nutrizionali, autore del libro The Driving Force, osserva che nel corso del nostro secolo l’uomo è riuscito sì a progredire sul piano della tecnologia, ma è anche tragicamente regredito in campo ecologico. L’incremento abnorme di grassi animali nell’alimentazione umana, che negli Stati Uniti ha provocato l’incremento dell’obesità del 30 per cento sulla popolazione, ha notevolmente penalizzato l’assunzione di altre sostanze, come ad esempio i cereali, che fungono da antiossidante che regola lo sviluppo del cervello. L’obesità e altre malattie legate ad un’alimentazione tanto sbilanciata, sono fra le cause principali della mortalità. L’errore alimentare non solo mette a rischio la vitalità dell’uomo, ma produce un decadimento mentale progressivo. Urge quindi al più presto avviare serie campagne educative, ben più radicali e incisive di quelle tutt’oggi esistenti.

DUE PAROLE SULLE MUCCHE DI ALLEVAMENTO

La vita media all’aria aperta è di 20 anni. Ma, chiuse in stalla, durano intorno ai cinque o sei anni. Per produrre a ritmi intensivi latte e vitelli, solo il 25% degli animali riesce a raggiungere sette anni d’età.
La dieta naturale delle mucche è l’erba da pascolo, mentre nell’allevamento industriale si utilizza mais, rifiuti non solidi tritati, letame e feci animali, residui intestinali della macellazione di altri animali. In sostanza si stravolge l’alimentazione di un animale erbivoro, inserendo sostanze di origine carnea e organica che provocano conseguenze terribili, incluso il morbo denominato Mucca Pazza.

SCARSO VALORE NUTRITIVO DI LATTE E FORMAGGI

Il latte e i formaggi che troviamo in commercio non sono di certo prodotti di alto valore nutritivo. Per mezzo della pastorizzazione il latte cosiddetto fresco vale ben poco, e il latte sterilizzato di lunga conservazione non ha nessun valore nutritivo. Una buona parte dei veleni, specie i diserbanti e i fertilizzanti sintetici, i farmaci e gli ormoni che si trovano nell’alimentazione delle mucche finisce nel latte, e quest’ultimo diventa maggiormente tossico all’inizio della primavera e quando le mucche sono più malate, fenomeno assai frequente per gli animali che vivono rinchiusi e legati alla catena.

LATTE DI MUCCA CIBO STRAORDINARIO PER IL VITELLO, MA DISASTRO PER L’UOMO

Per legge della natura, il latte serve esclusivamente per nutrire i piccoli della propria specie fino allo svezzamento. Così il latte di mucca è un alimento completo, ma solo per il vitello fino allo svezzamento. La specie umana dovrebbe prendere il latte solo dalla propria madre, normalmente fino all’età di cinque anni circa. Gli adulti che desiderano bere il latte dovrebbero andare a popparlo dal seno della madre o dal seno di un’altra donna. Quanti adulti se la sentirebbero di bere il latte in questo modo?

LA SCALA VIBRAZIONALE SIMONETON PARLA CHIARO

Andando contro questa regola naturale non ci si guadagna niente in salute. L’energia vitale del latte alla mungitura è di 6500 Angstrom, dopo sei ore 6000 A°, dopo 48 ore dalla mungitura 2000 A°. I formaggi fermentati non emettono quasi nessuna radiazione vitale, quelli non fermentati hanno 7500 A° di radiazione, ma non essendo questi, cibi naturali, si possono consumare solo raramente.

IL CALCIO ABBONDANTE HA UNA SUA RAGIONE D’ESSERE

Un vitellino appena nato pesa intorno ai cinquanta chili, mentre dopo un mese ne peserà circa una novantina ed a questo punto sarà in grado di andarsene in giro da solo. Questa rapida crescita richiede un rapido sviluppo della struttura del corpo ed in particolare delle ossa, in base alle richieste del peso e del movimento dell’animale. Questa è la ragione per cui il latte bovino contiene una quantità di calcio tre o quattro volte di più del latte umano.

PER IL BAMBINO UMANO È PRIORITARIO IL FOSFORO ED IL CERVELLO, PIÙ CHE LO SVILUPPO STRUTTURALE

Il latte materno contiene fosforo. Questo elemento è molto importante per la crescita e lo sviluppo del cervello. Il piccolo dell’uomo sviluppa dapprima il cervello, mentre l’animale sviluppa prima la sua struttura ossea. Perciò è giusto che il latte destinato ad un piccolo essere umano sia diverso da quello per un grande animale. Nutrire con latte vaccino un neonato, senza prima riflettere sull’ordine naturale delle cose, è da vero rischioso ed autolesionistico.

STIAMO ATTENTI A QUALE SCIENZA SCEGLIAMO

La scienza convenzionale presta attenzione alle calorie, alle vitamine, alle proteine, agli zuccheri, senza però conoscere esattamente in base a quale meccanismo il latte di mucca crei le mucche e il latte umano faccia diventare esseri umani i bambini. Quando la scienza raggiungerà una più completa comprensione della differenza tra mucche ed esseri umani sicuramente proclamerà che il latte di mucca non deve essere dato agli uomini.

IL CALCIO, UN PREZIOSO ELEMENTO

Il calcio è necessario per la propagazione degli impulsi nervosi, la salute delle ossa e denti e la regolazione del battito cardiaco. Equilibra il sistema nervoso ed interviene nell’attività ritmica del cuore. Evita crampi alle gambe, unghie fragili, irritabilità e alcune forme di mal di testa. L’assimilazione di questo prezioso elemento è controllato dalla ghiandole endocrine ed il corpo è capace di ricavare tutto il calcio che gli è necessario da una dieta sana e naturale. Per garantirsi sull’apporto giornaliero del calcio è perciò sufficiente utilizzare cereali, frutta fresca, noci e semi crudi, frutta secca, germe di grano, avena, e verdure con foglie verdi. L’aceto ed i sottaceti in forma pastorizzata sono nemici del calcio e vanno usati con cautela. Su queste basi, diventa comprensibile l’effetto remineralizzante e ricalcificante osseo, di alimenti ricchi di silicio come il miglio e il frumento (65/68 per cento) e ricchi di magnesio come il grano saraceno.

OSTEOPOROSI E CANCRO AL SENO NEI PAESI AD ALTO CONSUMO

La mania di usare molti latticini, per non restare senza calcio, non è pertanto fondata su verità. Diremo anzi che è pericolosa, visto che recenti ricerche hanno dimostrato come l’osteoporosi ed il cancro al seno siano più diffuse nei paesi dove vi è un maggior consumo di latte e formaggio. Pertanto è preferibile ottenere il calcio necessario mangiando cibi che provengono dal regno vegetale. Ne danno conferma le mucche e molti altri mammiferi che mangiano solo erba ed hanno una struttura ossea molto sviluppata. Il calcio è una pericolosa mania sviluppatasi tra i medici, i pediatri in particolare, e tra la gente. Questa mania è cresciuta a tal punto che le industrie latteo-casearie stanno prosperando.

SIAMO TUTTI PRESI IN GIRO DALLE INDUSTRIE CASEARIE

L’assimilazione di calcio nel corpo umano avviene solo quando è in rapporto 2:1 con il fosforo. Nessun latte animale ha questo rapporto, perciò nell’uomo non avviene nessuna assimilazione di calcio (Dr. Frank Oski, pediatra, New York). Da dove prende il calcio il vitello, i cui bisogni di tale minerale sono molto più alti di quello dell’uomo? Come può essere adatto all’uomo il calcio del latte di mucca che è stato creato per il vitello? Vuol dire che qualsiasi cosa contenga calcio può essere consumata dall’uomo anche se è una pianta velenosa, carne o latte?

L’ECCESSO DI CALCIO CI CALCIFICA E CI RENDE FRAGILI

Se il calcio serve allo sviluppo delle ossa e alla crescita fisica, perché abbiamo bisogno di calcio anche quando la nostra crescita è completa? Il bisogno di calcio non si riduce dopo la maturità? Dove andrà questo eccesso di calcio? Nessun dubbio, sarà depositato nei vari organi, arterie, articolazioni, rendendoci goffi, legnosi e rigidi. Oppure sarà espulso, sovraccaricando così gli organi escretori in modo da esaurirli o squilibrarli. Il miglior suggerimento che si può dare è di non utilizzare il latte di nessun tipo e, qualora piacciano i formaggi in modo irresistibile, tener presente che quelli di capra e quelli di malga, ricavati a freddo, sono molto migliori. Ci piace da matti il gelato? Proviamo quello alla soia. Oppure prepariamolo con le banane.

Valdo Vaccaro

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31 Luglio – ore 21.15 – Terme Berzieri
Ciclo Beethoven: Primo Concerto (10 Sonate per flauto e pianoforte)
in tre concerti – 31 Luglio – 23 Agosto – 25 Settembre3 sonate op. 12 (in Re maggiore, La maggiore e Mi bemolle maggiore) (1798)
Sonata in La minore op. 23 (1801)
Sonata in Fa maggiore op. 24 “la Primavera” (1801)
3 sonate op. 30 (In La maggiore, Do minore e Sol maggiore) (1802)
Sonata in La maggiore op. 47 “A Kreutzer” (1803)
Sonata in Sol maggiore op. 96 (1812)

Claudio Ferrarini flauto
Riccardo Sandiford pianoforte

Riapre la stagione Slowflute Festival VIII edizione.
Parte con il primo dei concerti dedicati all’integrale delle sonate per violino nella versione per flauto e pianoforte (10 Sonate) in tre concerti prima esecuzione mondiale, dopo l’opera da camera di J.Brahms arriva Beethoven….non mancate
Soltanto con Mozart la sonata per violino e pianoforte raggiunge il suo equilibrio, passando dal rango di composizione di facile comunicativa, amabile e immediata cantabilità e semplici contenuti tecnici ed esecutivi ad una configurazione contraddistinta da una interazione dialogica in cui i due strumenti venivano considerati sullo stesso piano e orientati verso una sottolineatura dell’elemento virtuosistico. Mozart, insomma, aveva favorito e sviluppato la nascita della sonata “concertante”.
Ed è appunto da qui che parte Beethoven, che delle sonate mozartiane ripropone, sia pure in parte, la struttura formale, la rinvigorisce e la porta al suo apice, ma forzandone e talora infrangendone gli equilibri formali. Delle dieci Sonate che Beethoven dedicò alla combinazione di violino e pianoforte, ben nove furono composte nel breve arco di sei anni, tra il 1797 e il 1803. Anni che avevano già visto fiorire numerosi lavori cameristici (dai Trii op.1 a quelli op.9, dalle Sonate per pianoforte op.3 a quelle per violoncello op.5) e che nel loro mosso procedere corrispondono alla prima maturità compositiva beethoveniana. Il percorso si svolge da quel primo gruppo che porta il numero 12 del catalogo e il cui frontespizio recita “Tre Sonate per il Clavicembalo o Forte-piano con un Violino” alla celeberrima op.47 intitolata a Kreutzer che il musicista denomina come “Sonata per violino obbligato, scritta in uno stile molto concertante, quasi come d’un concerto”. Tra queste due indicazioni c’è la storia di nove Sonate (la decima, composta nel 1812 e contrassegnata come op. 96 è, per così dire, chiusa in suo splendido isolamento, sia formale che espressivo) e di un periodo piuttosto doloroso della vita del musicista, che nel 1795 aveva avvertito i primi sintomi della sordità e nel 1802 aveva redatto il sofferto “Testamento di Heilingenstadt”.
Dopo Beethoven, la sonata per violino e pianoforte non sarà più la stessa e dovrà, ogni volta, fare i conti con gli instabili e riottosi lacerti di una sensibilità estrema e profondissima, che ai posteri ha lasciato in eredità un corpus compatto e non privo di complessità, siglato da due capolavori assoluti e tanto diversi fra loro. Una storia, quella della Sonata per violino e pianoforte beethoveniana, che dalla appropriazione dei modelli mozartiani turbati da certi sbalzi vitalissimi dello “Sturm und Drang” arriva a dimensioni assai più ampie e ad un virtuosismo che traduce l’esasperazione affettiva ed espressiva, per poi riappacificarsi nella pagina estrema e isolata, che esalta la delicatezza e l’interiorità e apre la porta al linguaggio degli ultimi anni.

Programma della stagione:

31 Luglio ore 21.15 – Terme Berzieri
Ciclo Beethoven (10 Sonate per flauto e pianoforte)
Claudio Ferrarini flauto
Riccardo Sandiford pianoforte

1 Agosto – ore 21.15 – Terme Berzieri
L’Opera che magia
Art Gallery

7 Agosto – ore 21.15 – Terme Berzieri
Ciclo Suites di J.S.Bach
Gregor Hermann violoncello barocco

8 Agosto – ore 21.15 – Terme Berzieri
Pianoforte Romantico
Marco Ciampi pianoforte

14 Agosto – ore 21.15 – Terme Berzieri
La testiera di J.S.Bach
Franck Wasser pianoforte

15 Agosto – ore 21.15 – Terme Berzieri
Saul Cosentino l’eredità del Tango Argentino
(la musica e’ stata dedicata dall’autore stesso)
Claudio Ferrarini flauto
Franck Wasser pianoforte
Sara Catellani danza

21 Agosto – ore 21.15 – Terme Berzieri
Quatto mani virtuose
Marco Sollini pianoforte
Salvatore Barbatano pianoforte

23 Agosto – ore 21.15 – Terme Berzieri
Ciclo Beethoven: Secondo Concerto
(10 Sonate per flauto e pianoforte)
Claudio Ferrarini flauto
Riccardo Sandiford pianoforte

28 Agosto – ore 21.15 – Terme Berzieri
Ciclo Beethoven
Trio Accademia Sannita
Raffaele Bertolini Clarinetto
Silvano Maria Fusco Violoncello
Caterina Fuccio Pianoforte

30 Agosto – ore 21.15 – Terme Berzieri
Danzando tra le corde della chitarra
Duo di Siracusa
Roberto Salerno chitarra
Marcello Cappellani chitarra

6 Settembre – ore 18 – Terme Berzieri
Chitarra: le corde dell’anima
Pablo Lentini Riva chitarra

11 Settembre – ore 21.15 – Terme Berzieri
Romanticamente duo violino e pianoforte
Silvano Minella violino
Flavia Brunetto pianoforte

13 Settembre – ore 21.15 – Terme Berzieri
Due geni Mozart e Beethoven
Maurizio Moretta pianoforte

18 Settembre – ore 18 – Terme Berzieri
Atlas coelestis
Giovanni Renzo pianoforte

19 Settembre – ore 18 – Terme Berzieri
Arie da violncello
Claudio Casadei violoncello
Tatiana Vratonjic pianoforte

25 Settembre – ore 21.15 – Terme Berzieri
Ciclo Beethoven: Terzo Concerto
(10 Sonate per flauto e pianoforte)
Claudio Ferrarini flauto
Riccardo Sandiford pianoforte

26 Settembre – ore 18 – Terme Berzieri
Una voce d’angelo
Edita Randova soprano
Vladimir Strand pianoforte

2 ore 21.15 – 3 Ottobre – ore 17.15 – Terme Berzieri
Ciclo Scriabin: 10 Sonate
Martin Münch pianoforte
In collaborazione con Mangia Cinema

8 Dicembre ore 17.30
Teatro Nuovo di Salsomaggiore
“Canzoni anni 60/70″
Claudio Ferrarini flauto solista
Claudio Bompensieri direttore
Il Complesso Bandistico “Citta
di Salsomaggiore Terme

18 Dicembre – ore 21.00 – Terme Berzieri
La Francia Romantica
Bertarand Giraud pianoforte

27 Dicembre – ore 21.00 – Terme Berzieri
Invito alla Danza
Duo Bechstein
Ennio Poggi pianoforte
Laura Beltrametti pianoforte

6 Gennaio 2016 – ore 17.30 – Terme Berzieri
Fiabe per bimbi
Sara Catellani ballerina
Claudio Ferrarini flauto
Sergio Stella Piccone pianoforte

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Il rutto barocco….una prassi poco ortodossa.

Sono pochi gli uomini veramente colti che sanno riconoscere i diversi stili oggi esistenti nel porgere concerti e registrazioni discografiche. Gli altri, praticoni usciti dalle file più basse delle orchestre, giornalisti pasticcioni, retori curiosamente impastati di materialismo e storicismo, si abbandonano alle panacee cucinate dalle case discografiche, cui solo ideale è spedire alle discariche le vecchie registrazioni, in nome della nuova verità disvelata e di quel misterioso raglio della “prassi esecutiva” che inebria i lettori di dépliant pubblicitari. Crollono cosi le rare difese che queste musiche (barocche) avevano in se stesse, i pochi vigorosi divieti che i grandi opposero alla mercificazione, abituale anche ai tempi loro. La cosiddetta “prassi esecutiva”, imperante nei bassi strati delle fanterie strumentali e critiche, travolge argini e steccati. La morte di Karl Richter ha dato alla protezione della cosiddetta “musica barocca” il colpo fatale. Quando Arcangelo Corelli in una delle rarissime sue prescrizioni autografe, fulmina il “Come sta” che trovi in testa a questo o quello dei suoi movimenti lenti, vuol intimare: << So bene, cialtrone, che tu, come gli altri mestieranti tuoi pari, avete l’abitudine di trasformare questi miei lunghi solenni accordi in depositi delle vostre estemporanee porcherie, dei vomitevoli capricci che, impotenti come siete, escogitate a spese di noi creatori. Questo mio “Come sta” vuol dire: alzate i tacchi dalle mie pagine, andate a scacazzare in altri luoghi>>. Dove si conferma, è vero, la storicità delle <<prassi>> ma in quanto vizi, abusi di vanità, pigrizia, parassitismo. Ma se Sebastian Bach si fidò dei suonatori, che non stimava, e la prova il fatto che scrisse accuratamente tutti i trilli, i mordenti, i gruppetti; occupò tutti gli spazi vuoti affinché i parassiti non vi deponessero le sconcezze loro. Una trentina d’anni azzardai una profezia: l’ossessione infantile di riprodurre le circostanze identiche dell’esecuzione avrebbero messo sul podi e agli strumenti direttori sordi e strumentisti cechi, pilotando un drappello di strumenti originali scordati, offrisse, finalmente l’autentica esecuzione perfetta d’epoca. Non mi sono sbagliato, e non potevo immaginare che la nuova moda avrebbe bandito qualsiasi riferimento o menzione delle sordità quale quantitè nègligeable e reperto di cattivo gusto in forte sospetto di retorica sentimentale. Si avvera, invece, quelle freddure quelle ipotesi assurde che Furtwängler elencava tra i mostri e gl’incubi partoriti dal malumore. Quando profetai << un giorno arriveranno a Brahms>> credevo di sparare un paradosso. Ci sono arrivati, e sotto i nostri occhi celebrano le sale e teatri quei saturnali di materialismo e storicismo che, non esisterà mai, perché esigerebbe il ripristino non solo delle condizioni materiali come strumenti, parti, controverse e incerte abitudini, ma il ritorno della mentalità del pubblico di allora, le sue attese, il suo orecchio armonico e tonale, il suo apprezzamento degli accordi: basti, per tutti gli esempi, la settima di sensibile, ch’era a quel tempo motivo di sensazione e magari irritazione e oggi non produce più emozione di una gomma da masticare. Il timore che provavo ancora trenta anni fa, di un futuro esecutivo ribollente di fisime e risse, il bailame di convenzioni in conflitto, è arrivato e ci attornia. Le prodezze di Brüggen, Harnocourt, Gardiner, degli italiani Biondi, Alessandrini, Sardelli, si adornano d’ingiallite fronde. Dietro la lebbra, la noia. Eppure aumenta l’appetito, di sempre nuove prede fa strage. Alle balle raccontate da mediocri musicisti, passati <<all’antico non per etica, ma per scarse doti strumentali>> possiamo solo arrenderci, e sperare che l’ignoranza che regna negli ascoltatori, prima o poi si trasformi in noia, sbadiglio, e se preferite in un rutto liberatorio, ridateci Battisti o De Andrè per tornare a sognare…

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Caro Fausto, ti scrivo questo ultimo ricordo, oggi sono venuto a salutarti nella chiesa di Fidenza. Sono rimasto in silenzio ad ascoltare le parole di chi si ricordava di te, ormai era qualche anno che non ci vedevamo in Conservatorio a Parma, dove tu hai insegnato per tanti anni. Dopo il tuo trasferimento a Milano non ci siamo più visti in mezzo al quel chiostro del Carmine, a discutere di musica e filosofia. Mi sono sorpreso di non vedere oggi gli stendardi del Conservatorio di Milano Parma e Mantova, dove tu per tanti anni hai dato lezione di umanità e musicalità. Forse non ho visto bene, (e se fosse così me ne scuso), forse ero troppo triste per vedere, ma non ho visto molti colleghi del nostro Conservatorio, con cui tu hai dato e donato il cuore. Impegni, esami, lontananza, lavoro….Tutto questo forse li ha tenuti lontano, ma io non ho potuto non esserci per ringraziarti con l’anima, di quelle belle fantasie sui nostri strumenti, del sapore di ricerca che ci ha sempre accompagnato nelle nostre lunghe conversazioni nei corridoi del Carmine. Anche quando eri presidente di commissione eri sempre pronto ad aiutare i meritevoli, ed incoraggiare chi non aveva doti di grande musicalità. Vorrei inchinarmi alla tuo insegnamento, inchinarsi significa abbandonare ogni forma di dualità in noi stessi, tributare onore a quello che per tanti anni hai rappresentato nel nostro Conservatorio. Quando ci si abbandona a tutte le forme dualistiche, che spesso nel nostro lavoro sovrastano la personalità, ogni cosa diventa Maestro, e tu lo eri ogni giorno. Tu hai incoraggiato i tuoi allevi ad accettare ogni cosa così com’è, a ciascuno il suo rispetto, ecco il vero inchino alla tua maestria di uomo e musicista. Nelle nostre discussione hai sempre mantenuto fede a te stesso, e solo quando si è se stessi siamo in grado di mantenere questa unicità, di fronte a questo, io mi inchino per salutare l’uomo, il poeta. Mi inchino per salutarti, con questo spirito, e tutti i suoi precetti, tutti gli insegnamenti che hai saputo dare, ogni cosa rimarrà nel mio, e spero nei tanti cuori che hai toccato. Mi mancheranno le nostre discussioni, le nostre analisi di quel repertorio ottocentesco ormai sparito dalle sale da concerto, anche se spesso non condividevamo le stesse idee, nei tuoi discorsi c’era sempre un rispetto per i ragazzi che facevano musica in Conservatorio. Infatti nel nostro ultimo progetto prima che tu andassi a Milano, abbiamo messo insieme il concerto di Mozart per flauto e arpa. Come sempre hai condiviso con entusiasmo, e hai dato la possibilità di esibirsi a due solisti del Biennio di virtuosismo, con umanità e saggezza li hai guidati, senza tutte quelle impalcature spesso inutili, che molti Direttori applicano vuoi per insicurezza, o per incapacità. Tu con estrema semplicità, li hai guidati, come solo i grandi musicisti sanno dare. Quando se ne va una persona come te, il Mondo diventa piccolo, e anche non vederti in quel chiostro di Parma, mi rattristisce,… come mi è dispiaciuto quando ti sei trasferito a Milano, ….ma capisco non sempre si può andare d’accordo con tutti, e allora e meglio servire il proprio strumento, il proprio cuore, la propria anima la dove ci porta la nostra armonia. Ti ricorderò sempre con affetto sincero, perché eravamo tutti e due dello stesso partito: quello dei ragazzi, studenti, allievi…quello di chi vuole emergere da quelle mura, senza approfittarne, senza defraudare quei pochi soldi del fondo d’Istituto…. Quello di chi vuole fare cultura in questa terra Verdiana, ricordandosi della nostra tradizione, della nostra storia, niente personalismi ma umili servitori della musica. Grazie Fausto tuo collega e amico sincero…..

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Portami con te nel tuo cuore

disse la musica al flauto non

lasciarmi libera nel vento

custodiscimi nel tuo ventre

affinché possa allietare l’uomo.

Io ho bisogno dell’amore e del

sentimento per continuare

a volare ed emozionare.

Saprò ricompensarti ogni volta

il Maestro bacerà le tue labbra

soffiando in te con intensa passione

Ritornerò libera ancora

più bella. Sarò dolce,

vibrante, allegra inebriante,

regalerò leggerezza

incantando platee, sarò l’armonia

che unirà le anime delle genti.

Vedi caro strumento

come suono delicata in te

il Maestro amerà entrambi

poiché la sua passione

si alimenta grazie a noi

insieme gli offriremo

note che seguono il vento

ed insegnano a volare

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di  Francesco Casuscelli

mail facasus@gmail.com

web www.sospensionimolecolari.blogspot.it

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Grazie Francesco, mi hai commosso…le tue parole sono come le mie mani,abbracciano il flauto per poter volare…tvb cF

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Le feste pasquali sono un momento di relax e di inno primaverile alla vita e alla vitalità come anche delle vere maratone culinarie, con la scusa delle scampagnate, dei parenti, delle vacanzine slowfood. E sono un inno alla crudeltà verso gli animali. In particolare verso gli agnelliA un mese di vita l’agnellino “da latte” viene rapito, immobilizzato, stordito, appeso a un gancio per la zampa e lasciato morire dissanguato. Ha tutto il tempo, prima di quest’operazione, di sentire l’odore del sangue e i belati pieni di terrore dei suoi compagni di sventura.
In questi giorni, sulle autostrade girano centinaia di autotreni con le sbarre, sembrano vuoti, ma guardando bene, si vede che sono carichi di piccole orecchie e occhioni che guardano terrorizzati fuori.  Sono i piccoli animali che vanno al mattatoio in tempo per arrivare ben “frollati” e teneri sui banchi dei negozi.
Tutto per la gioia del palato, per seguire la tradizione, per celebrare la “vittoria sulla morte”, imponendo,  però, la morte. Ma meno agnelli si consumano, più la gente smetterà di crescerli e ucciderli per venderli. È la teoria della massa critica, che funziona in tutti i campi.
Gattivity e Species hanno ideato l’iniziativa «Lasciami vivere» e invitano la blogosfera a fare un post contenente il banner realizzato da Veganitalia (vedi alla fine del post per il codice)
La crudeltà a tavola è una scelta: quest’anno lasciamo vivere gli agnellini, e festeggiamo la Pasqua scegliendo un menù il più possibile  cruelty free.
Per tutta la “settimana santa” Gattivity e Species tratteranno l’argomento dai punti di vista loro propri, fornendo anche dei consigli e dei menù gustosi e cruelty free.
Da quest’anno, celebriamo la vita con la vita
!

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FORZA DEL PENSIERO E DELLO SPIRITO IN GIORDANO BRUNO ED IN MASARU EMOTO

LETTERA

SCOMPARSA DEL GRANDE MASARU EMOTO

Ciao Valdo
ho scoperto, per caso, che il 17 ottobre del mese scorso è morto il grande Masaru Emoto. Ricordo che in una tua tesina l’hai citato, ricordando l’ eccezionale opera di ricerca di questo scienziato giapponese. Che ne dici di dedicargli ora una tesina intera per commemorare il suo pensiero e le sue strabilianti scoperte sull’acqua? Io ho trovato questo interessante articolo: http: //www.viveremeglio.org/acqua_emoto/water.htm, Con affetto
Elena

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DOCUMENTO DI PAOLA FANTIN  (http://www.tg0.it/doc.php?foglio=2&doc=1194)
(Elaborazione, sintesi e sottotitoli di VV)

L’ACQUA CI ASCOLTA E ASSORBE OGNI NOSTRO PENSIEROL’acqua ci ascolta, memorizza sul suo nastro magnetico le vibrazioni dei nostri pensieri e delle nostre emozioni e ci risponde nel linguaggio figurativo dei suoi cristalli (Masaru Emoto). Possa questo scritto aiutarti a comprendere quanto sei responsabile di ciò che accade nel mondo che ti circonda e nel tuo stesso corpo.

CIÒ CHE PENSIAMO, DICIAMO E FACCIAMO INFLUISCE SULLA NOSTRA SALUTE

Vengono qui esaminate le strabilianti scoperte di uno scienziato giapponese che, fotografando i cristalli di acqua congelata, ha dimostrato che essa registra e ricorda le nostre parole ed i nostri sentimenti. Siccome siamo composti di acqua al 70% si può comprendere come ciò che diciamo, pensiamo e facciamo, possa influire sulla nostra salute e sulla nostra vita. L’acqua copre i due terzi del pianeta Terra e, allo stesso modo, costituisce anche i due terzi di un essere umano adulto, che passa dal 99% d’acqua posseduta come embrione al 50% di acqua come anziano. Sotto questa soglia, muore.

MASARU EMOTO HA SCOPERTO L’ANIMA E IL LINGUAGGIO DEI CRISTALLI

Ma l’acqua non è speciale solo per questo. Essa è anche l’unico liquido presente sulla Terra che, quando ghiaccia, invece di contrarsi si espande. L’acqua, insomma, risponde a leggi particolari che ne fanno un elemento del tutto singolare sul quale molti studiosi hanno scritto, indagato e ipotizzato. Uno di essi è Masaru Emoto, scienziato e ricercatore giapponese noto in tutto il mondo per le splendide fotografie realizzate sui cristalli dell’acqua ghiacciata.

INCONTRO DECISIVO COL BIOCHIMICO AMERICANO LORENZEN

Nato nel 1943 in Giappone, Masaru Emoto ha cominciato a studiare l’acqua intorno al 1984, dopo aver incontrato in USA il biochimico Lee H. Lorenzen, inventore dell’analizzatore di risonanza magnetica dell’acqua a “microcluster water”, un’acqua energetizzata con effetti terapeutici.

TECNICA DIAGNOSTICA E FOTOGRAFICA PER VALUTARE ACQUE DIVERSE E CRISTALLI DIVERSI

Alla fine degli anni Ottanta, lo scienziato giapponese è riuscito a mettere a punto una tecnica per esaminare al microscopio e fotografare i cristalli che si formano durante il congelamento di diversi tipi d’acqua: l’acqua di rubinetto che scorre nelle tubature di tutto il mondo, l’acqua delle sorgenti, dei laghi, delle paludi, dei ghiacciai, l’acqua sbarrata dalle dighe, l’acqua inquinata e via dicendo.

SPECIALE METODI DI REFRIGERAZIONEMasaru Emoto racconta così come ebbero inizio le ricerche che lo hanno reso celebre in tutto il mondo. Dapprima, prese a nolo un microscopio di grande precisione e congelò l’acqua in un frigorifero qualunque, ma quando provò a fotografare l’acqua ghiacciata mettendola a temperatura ambiente, i cristalli si sciolsero subito. Emoto e i suoi collaboratori, allora, acquistarono un grande frigorifero per gli esperimenti che consentì loro di osservare i cristalli d’acqua a una temperatura costante di -5°C.

ACQUE CON CRISTALLI INTEGRI, ACQUE SENZA CRISTALLI E ACQUE DAI CRISTALLI DANNEGGIATI

L’esperimento venne condotto in questo modo: una goccia di ogni tipo di acqua da analizzare viene riposta in una coppa e poi congelata per circa tre ore a una temperatura di -20°C. In ogni coppa si forma così un blocchetto di ghiaccio che la tensione superficiale rende perfettamente sferico. Poi, i singoli blocchetti vengono illuminati dall’alto e osservati al microscopio. A quel punto, è possibile vedere il cristallo. C’è acqua con cristalli simili tra loro, acqua che non ne ha affatto e acqua formata da cristalli danneggiati.

ACQUE PURE DANNO CRISTALLI BELLISSIMI, ACQUE TRATTATE ED ACQUE INQUINATE DANNO CRISTALLI FRANTUMATI

Dopo aver messo a punto la sua tecnica di refrigerazione, cominciò ad esaminare e fotografare diversi tipi di acqua, come l’acqua dell’acquedotto di diverse città del mondo, e quella proveniente da sorgenti, laghi, paludi, ghiacciai. Emoto, dunque, scoprì che le acque che scorrevano nelle tubature cittadine dove veniva rilasciato cloro per disinfettarle e le acque dei fiumi a valle dove venivano convogliate gli scarichi riuscivano a produrre solo cristalli danneggiati, mentre l’acqua che veniva trattata secondo principi naturali, l’acqua di sorgenti, laghi e ghiacciai ne aveva di bellissimi.

LA PURIFICAZIONE MEDIANTE CLORO PRODUCE CRISTALLI SFALDATI E DECOMPOSTI

Lo scienziato nipponico, un giorno, volle mettere a confronto queste due realtà, fotografando prima l’acqua di fonte del lago Chuzenji e poi l’acqua utilizzata da un hotel che si trova sulle rive del lago stesso ma che, su indicazione dell’amministrazione cittadina, l’aveva disinfettata con il cloro. Acqua dunque, apparentemente uguale, produceva nel primo caso un cristallo completo, mentre nel secondo caso uno sfaldato e decomposto. “Sarebbe importante – spiega Emoto nelle sue ricerche – confrontare i metodi di purificazione dell’acqua e imparare qualcosa dai risultati”.

NELLE ACQUE INTRAPPOLATE DALLE DIGHE I CRISTALLI DEGENERANO

Non solo. Seguendo anche l’acqua lungo corsi di fiumi poi sbarrati da dighe costruite dall’uomo, Emoto e la sua équipe hanno scoperto che i cristalli, prima bellissimi, si spezzano, si confondono e si perdono quando vengono bloccati in un lago artificiale da dove non hanno scampo.

ACQUA SENSIBILE ALLE VIBRAZIONI DELLA MUSICA E DEI PENSIERI

Quindi gli venne l’idea di esporre l’acqua alle vibrazioni della musica, delle parole (pronunciate o anche soltanto scritte sulle bottiglie dei campioni d’acqua) e persino dei pensieri. I risultati dei suoi esperimenti mostrano che i cristalli d’acqua, così trattata, cambiano struttura a seconda dei messaggi che ricevono. Si è perciò potuto constatare l’effetto sui cristalli dell’acqua quando viene esposta a parole scritte, a musica, preghiere, parole pronunciate, acqua di montagna, acqua inquinata, e così via.

CRISTALLI INTEGRI E BELLISSIMI COME QUELLI DELLA NEVE NEL CASO DI PAROLE POSITIVE

L’acqua trattata con parole positive forma dei cristalli bellissimi, simili a quelli della neve. Quella trattata con parole negative invece reagisce, creando forme amorfe e prive di armonia geometrica. Le immagini dei cristalli sono talmente impressionanti che Masaru Emoto ha deciso di renderle disponibili a tutte le persone interessate, attraverso la pubblicazione di numerosi libri e attraverso conferenze che tiene in tutto il mondo.

EFFICACIA DELLA MUSICOTERAPIA

La svolta nei suoi studi giunse, però, quando un suo collaboratore ebbe un’idea che a prima vista ha dell’incredibile, ma che contribuì a far fare ulteriori scoperte nel settore. Perché non suonare musica all’acqua e poi studiarne i cristalli formati? In fin dei conti l’efficacia della musicoterapica è risaputa. Perché non verificare se la musica poteva in qualche modo influire anche sulla formazione dei cristalli.

BEETHOVEN, MOZART E CHOPIN CREANO CRISTALLI MERAVIGLIOSI, MENTRE L’HEAVY METAL PRODUCE CRISTALLI ABOMINEVOLI

Emoto e il suo staff, spinti da questa nuova sfida, decisero di riempire delle bottiglie d’acqua – questa volta distillata – e di porle tra due altoparlanti. I risultati furono fantastici. La Pastorale di Beethoven, la Sinfonia n. 40 di Mozart e Les Adieux di Chopin, solo per citarne alcuni, hanno prodotto dei cristalli meravigliosi che variano a seconda della musica e sembrano rappresentarne anche le caratteristiche foniche. Al contrario, musiche moderne come quella degli Heavy Metal hanno prodotto cristalli spaccati in pezzi infiniti.

L’ACQUA CAPISCE, LEGGE E RECEPISCE

Ma le sorprese non erano ancora terminate. A un certo punto, Emoto ebbe l’idea di far leggere le parole all’acqua. In quale modo? Dopo aver riempito le solite bottiglie, incollò dei foglietti con la parte scritta rivolta verso l’acqua. La differenza tra i cristalli che si formavano nella bottiglia con la parola grazie e quelli con la parola sciocco è ben chiara. Cristalli perfetti a sei angoli nel primo caso, cristalli scissi in mille pezzi nel secondo. E così pure con frasi di incitamento quali Forza, Sei bravo e ce la puoi fare, e parole come Amore che andavano a formare cristalli completi.

CRISTALLI INCANTEVOLI DA FRASI INCORAGGIANTI

Le frasi come Stupido, Non vali nulla, Ti odio o Ti ucciderò producevano, invece, solo una massa informe di molecole. In pratica, l’acqua trattata con parole positive produceva cristalli incantevoli, simili a quelli della neve mentre quella trattata con parole cattive reagiva in modo negativo, creando forme schizzate. Questo mutamento di struttura rappresenta un messaggio vero e proprio inviato all’uomo, che ha così la possibilità di esplorare orizzonti sconfinati che lo riconducono a un Tutto cui appartiene ed al quale deve rispetto.

QUANTO PENSIAMO E DICIAMO MODIFICA LA NOSTRA ACQUA CORPORALE

Le ricerche di Masaru Emoto, come da sua stessa ammissione, portano a una riflessione di estrema importanza. Se l’essere umano è formato per il 70% dall’acqua, significa che quanto egli pensa e dice modifica l’acqua del suo corpo, producendo in essa cristalli che corrispondono ai suoi sentimenti.
In Giappone, si crede che le parole abbiano un’anima e che solo pronunciandole si attivi il potere di trasformare il mondo. I cristalli dell’acqua dimostrano che ciò che si pensa e ciò che si dice, lascia una traccia, sia nel bene che nel male. Questa è una cosa che gli antichi conoscevano bene e che si riassume in poche parole, note in tutto il mondo: Mens sana in corpore sano.

LA FORZA E L’ENERGIA VIBRANTE DELLA PREGHIERA

È uscito il suo secondo libro Messaggi dall’Acqua Volume II. In questo lavoro lei ha attribuito particolare attenzione all’aspetto delle relazioni. Le immagini dei cristalli riflettono il risultato delle esperienze interpersonali all’interno di nuclei quali la famiglia, la scuola e i gruppi di preghiera.
Sì, in questo libro mi sono dedicato in modo particolare all’esperienza della preghiera e all’energia che la preghiera produce. L’esperienza della preghiera ha in sé le vibrazioni del sentimento e dell’emozione che accompagnano la parola. La risultante è una vibrazione sottile in grado di intervenire sulla materia modificandola. A questo proposito voglio ricordare l’incantesimo provocato dall’energia della preghiera sulle sponde del lago Biwa, in Giappone.

SINTONIZZANDO PENSIERI DI ARMONIA E RICONOSCENZA SI HANNO RISULTATI SBALORDITIVI

Il 25 luglio 1999, alle ore 4.30 del mattino, 350 persone si riunirono di fronte al lago inquinato per offrire le proprie preghiere all’acqua. L’intenzione delle persone che pregavano insieme era sintonizzata su pensieri di armonia e riconoscenza. Il risultato è stato sbalorditivo! L’acqua prelevata dal lago inquinato prima di essere sottoposta alla vibrazione della preghiera non produsse alcun cristallo, mentre l’acqua prelevata dopo la preghiera fu in grado di creare bellissimi cristalli per oltre sei mesi, fino a gennaio del 2000. È stata l’acqua stessa a guidare la mia ricerca verso questa direzione. L’intuizione, nel mio lavoro, è essenziale. Mi capita di svegliarmi nel cuore della notte con l’intuizione di ciò che devo trasmettere.

È FONDAMENTALE INVIARE ALL’ACQUA CHE CI CIRCONDA PENSIERI POSITIVI DI AMORE E GRATITUDINE

La Terra sta andando incontro ad un processo di deterioramento pressoché inevitabile. A questo proposito Emoto si è fatto promotore di un progetto che invita le persone ad inviare sentimenti di amore e gratitudine nei confronti dell’acqua che scorre in zone del mondo particolarmente a rischio. Questa sua proposta porta il nome di Progetto di Amore e Gratitudine all’Acqua.

LE NOSTRE EMOZIONI VENGONO IMMANCABILMENTE RACCOLTE

Siccome la coscienza di ognuno di noi può modificare il mondo circostante, possiamo, mediante la nostra intenzione, inviare una vibrazione d’amore e gratitudine ai corsi d’acqua che attraversano i paesi devastati dai conflitti e dalle guerre. Un esempio, immaginiamo di inviare la nostra preghiera, il nostro pensiero d’amore al fiume Giordano sulle cui sponde vivono israeliani e palestinesi. L’acqua, informata da questa altissima vibrazione di luce, armonizzerà la terra e coloro che la berranno.

SOSTENIAMO DUNQUE IL PIANETA CON LA VIBRAZIONE PIÙ POTENTE, QUELLA DELL’AMORE

Naturalmente sono molte le regioni nel mondo dove dimorano guerra e povertà, come India, Pakistan, Iraq e alcuni stati africani. Per sostenere e divulgare questo progetto Emoto ha creato un sito, http://www.thank-water.net, che sta avendo un grande seguito. Attraverso questo gesto di preghiera all’acqua è come se operassimo una trasfusione al pianeta sostenendolo con la vibrazione più potente, quella dell’amore.
http://www.lamentemente.com/2008/10/02/masaru-emoto-luomo-dellacqua/
http://www.hado-life-europe.com”>www.hado-life-europe.com”>www.hado-life-europe.com

LA POTENZA DEL PENSIERO  (Louis Hay)

Dobbiamo ricordarci che l’unica cosa con cui stiamo trattando sono pensieri. Il pensiero può essere cambiato e, che ci crediate o no, noi scegliamo i nostri pensieri.COSA FARE CON I VOSTRI PENSIERI  (Omraam Mickhael Aivanhov)

Nel campo delle azioni, si può dire che la maggior parte della gente è piuttosto brava e ragionevole. Applica le regole, rispetta le leggi della società. Interiormente, invece, è un’altra cosa: si permette di tutto! Chiedete agli esseri umani che cosa fanno con i loro pensieri, con i loro sentimenti, con la loro immaginazione! Creano delle nuvole, dei fumi, ed anche delle creature mostruose. E quando, poi, si sentono stanchi, angosciati, persi, malati, non ne comprendono nemmeno il perché!

PENSIERI E SENTIMENTI NON RIMANGONO MAI SENZA EFFETTI

Se si volessero fermare un attimo a riflettere, le persone in buona fede sarebbero obbligate a riconoscere che in un certo momento dalla loro vita hanno avuto dei pensieri e dei sentimenti veramente malsani, distruttivi, criminali. Ebbene, tali pensieri e sentimenti non rimangono senza effetto. Voi credete che solo i gesti, le parole, le azioni abbiano veramente delle conseguenze e che ciò che accade nel mondo interiore può restare senza effetto? No, vi sbagliate. Tutto ciò che mettete in moto nel vostro mondo interiore produce dei risultati. Certo occorre tempo per vederli apparire, ma infallibilmente un giorno appariranno. Preoccupatevi solo di capire se tali pensieri e desideri sono buoni, perché se fossero cattivi, il giorno in cui si realizzeranno, avrete di che lamentarvi, ed allora sarà troppo tardi.

COME USATE LE VOSTRE PAROLE?

Dunque attenzione, perché, anche se veramente non pensate alle parole negative che pronunciate, c’è rischio che certe entità malefiche si servano dell’energia di tali frasi per realizzarle. Non servirà accusarle, era compito vostro evitare di fornir loro le condizioni per fare il male. In vari paesi, le persone hanno l’abitudine di mandare delle maledizioni. Per un nonnulla, maledicono i genitori, i figli, i vicini, gli amici. È una pessima abitudine perché, anche se le parole non provocano disgrazie, creano le condizioni perché succedano. Dunque bisogna stare molto attenti.

I DANNI PROVOCATI DAI PENIERI INCONTROLLATI  (Amadeus Voldben)Fermatevi un momento a pensare ai danni che può provocare il pensiero quando non è controllato. Produce guai a se stessi e agli altri, proporzionati alla potenza con cui furono emanati. Si pensi al vuoto interiore di quelli che si abbandonano alle fantasticherie inutili. Essi fuggono dalla realtà in cui vivono, ma quando ricadono necessariamente in essa, si ritrovano come estranei e in contrasto col tutto.

IL PENSIERO È UN BOOMERANG CHE RITORNA VERSO CHI LO PRODUCE

Peggio avviene agli sciagurati che se ne servono per danneggiare gli altri deliberatamente pensando di essi cose negative. Se sapessero il male che fanno a se stessi, poiché l’energia di un pensiero ritorna al punto da cui è partita, si guarderebbero bene dal farlo. Ma, purtroppo, sono ignoranti di questo fatto e pensano che con il pensiero sia impossibile fare del male a qualcuno e specialmente a se stessi.
Quando l’uomo pensa cose non buone nei confronti di altri, anche se a parer suo se lo meritano, si carica di un insieme di energie negative che dovrà, poi, amaramente esaurire.

PERICOLOSITÀ DEI PENSIERI NEGATIVI

Considerata la grande pericolosità dei pensieri negativi, bisognerebbe che ognuno di noi si preoccupasse di controllare il proprio pensiero come si fa per tutte le cose dannose. I pensieri, infatti, producono effetti anche all’insaputa di chi li formula che poi si lamenta per i danni che essi gli arrecano.

ODIO, VENDETTA E INVIDIA SONO PEGGIO DELL’ARSENICO

L’odio, la vendetta e l’invidia, sono dei veleni terribili che uccidono ciò che è buono in noi, peggio dell’arsenico che uccide il nostro corpo. Chi conserva per anni pensieri di odio, di invidia, di vendetta verso altri, li mette in condizione di essere ostili nei confronti di se stesso. Ciò che rende l’esistenza umana pesante e travagliata è l’uso errato del pensiero che porta a subire conseguenze dolorose. Nessuno può conservare a lungo pensieri e sentimenti negativi senza nuocere a se stesso.

I NOSTRI MALI NASCONO E SI SVILUPPANO DENTRO DI NOILa maggior parte dei mali che affligge gli uomini sono creati dalla mente. Noi pensiamo che i nostri problemi dipendano da altri, mentre siamo noi stessi gli autori dei nostri mali, sia per le azioni compiute che ritornano a noi, che per quelle create con la nostra immaginazione che si sono poi realizzate. Su quest’ultimo punto, si vuol insistere per far comprendere che nessun male può essere arrecato arbitrariamente, mentre per la maggior parte dei casi è la mente che li ha generati. Chi è convinto di star male, sta male. Se sgombrasse la mente dalla convinzione di star male si accorgerebbe di star bene.

ELIMINIAMO SENZA ALCUNA ESITAZIONE OGNI PENSIERO DISTRUTTIVODobbiamo sorvegliare che non entrino in noi pensieri nocivi e, se entrano per nostra inavvertenza, non permettere loro la sosta di un istante in più. Non appena ci rendiamo conto che stiamo pensando qualcosa di cattivo e distruttivo dobbiamo eliminarlo senza esitazione. Credete fermamente al bene, che vincerà sempre come la luce sull’ombra. Non vi create nella mente mali immaginari, e neppure pensieri negativi.

DIVENTIAMO SELETTIVI E TENIAMO LA MENTE LIBERA DAI VELENII pensieri che sono nella nostra mente sono a volte pensieri vagabondi. Sono pensieri di altre persone che sono entrati nella nostra mente perché hanno trovato la porta aperta. Chiudete le porte agli ospiti indesiderabili. Se qualcuno entrasse furtiva mente, mettetelo subito alla porta, ma senza violenza. Montate la guardia sulla soglia della vostra mente. Non lasciate entrare nessun nemico della vostra serenità e del vostro progresso. Cacciateli senza pietà e sarete meravigliati del miglioramento totale che si produrrà nella vostra vita in poco tempo. Non permettete a pensieri malevoli e distruttivi di entrare in voi. Tenete la vostra mente libera da tali veleni psichici che finirebbero fatalmente d’intossicare tutta la vostra vita. Siate pronti a difendervi da questi nemici della vostra salute psichica e morale.

CIÒ CHE PENSIAMO DIPENDE ESCLUSIVAMENTE DA NOI  (Wayne W. Dyer)Sei solo tu a controllare ciò che ti entra nella testa sotto forma di pensiero. Se non ci credi, rispondi a questa domanda: “Se non sei tu che controlli i tuoi pensieri, chi li controlla?”. Tua moglie, o il tuo capoufficio, o tua madre? Se sono costoro a controllare ciò che pensi, è meglio che li mandi a farsi curare, e chi si sentirà meglio all’istante sarai tu. Ma, in realtà, tu sai che le cose stanno diversamente. Tu e soltanto tu controlli il tuo apparato mentale (a meno di non essere sottoposto a lavaggio del cervello o di non trovarti in situazioni estreme di condizionamento e sperimentazione; ma non è questo il caso). I tuoi pensieri ti appartengono, e sta esclusivamente in te tenerteli, cambiarli, comunicarli o contemplarli. Nessun altro può entrare nella tua mente e avere dei tuoi pensieri l’esperienza che ne hai tu. Chi li controlla sei tu, e del tuo ingegno puoi fare l’uso che vuoi.

AFORISMIRidi ed il mondo riderà con te, piangi e piangerai da solo. Un sorriso che non dai è un sorriso che non avrai. Non vi è nessuna strada giusta per fare una cosa sbagliata. Dietro l’ombra più nera vi è la luce più fulgida. Non vede mai l’ombra chi mira sempre al sole.

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RISPOSTA

ESISTE TUTTORA CHI SA OSSERVARE E SA RACCOGLIERE

Ciao Elena. La tua particolare sensibilità ti permette di saper raccogliere le cose più belle che circolano e che alla maggioranza sfuggono e non vengono nemmeno rilevate. Ringrazio te per avermi ricordato la scomparsa di Masaru Emoto, al quale va il nostro pensiero di riconoscenza per quanto ha saputo regalare al mondo intero, e ringrazio pure la Paola Fantin per aver assemblato uno scritto ricco di significato.

L’IMMENSO GIORDANO BRUNO CI HA ALLARGATO LA MENTE

“Credere che siamo solo mossi e toccati dagli aspetti visibili delle cose è stupidità manifesta”, diceva Giordano Bruno, prima di essere massacrato dai papi di Roma. Papi che mai si sono pentiti, e che mai hanno pensato ad una causa di beatificazione a favore di questa prestigiosa vittima. L’immenso filosofo di Nola non avrebbe comunque gradito tali riparazioni postume. Egli ci ha insegnato cosa significa la coerenza. Ci ha educato ad ampliare le nostre vedute e ad allargare la nostra mente, a fare dei passi avanti nella direzione spirituale, nel mondo dell’invisibile. Cose che i preti se le sognano.

VITA E SPIRITUALITÀ SONO SINONIMO

Sappiamo per certo che le piante non sono semplicisticamente strutture vegetali prive di pensiero e di parola, e che al contrario sono esseri viventi capaci di captare sensibilmente quanto avviene di buono e di cattivo nei loro paraggi, capaci di valutare e di esprimere opinioni. Rientrano anch’esse nel mondo della spiritualità, ricoperto di colori che vanno dal verde al giallo, al rosso e al mattone, contraddistinto da aromi e da profumi. Spiritualità, un’energia di cui conosciamo pochissimo, pur essendo letteralmente immersi in essa.

AURA ED EFFETTO KIRLIAN

Sappiamo per certo che ognuno di noi emette potenti onde vibrazioni e radiazioni positive ed arricchenti di tipo infrarosso e guarente, o a volte radiazioni di tipo grigio-nero e negativo, ad effetto assorbente ed ammalante. Si tratta dell’aura, o dell’effetto Kirlian.

IL RISPETTO PER TUTTI GLI ANIMALI È D’OBBLIGO

Sappiamo pure che i nostri amici animali pensano, soffrono, parlano, supplicano, ringraziano, dimostrano affetto, amicizia e riconoscenza, dimostrano amore incredibile per i loro piccoli, per cui vanno amati e rispettati. Un maialino sa  riconoscere il suo amico padrone in mezzo a una folla di migliaia di persone, cosa che a nessun bambino umano potrebbe mai riuscire! Mamma balena è capace di sostenere e spingere il suo piccolo per mesi e per migliaia di chilometri alla ricerca di plancton e di aringhe in zona polare.

LA SBALORDITIVA E INTELLIGENTE REATTIVITÀ DELL’ACQUA

Che l’acqua sia qualcosa di magico e di straordinario non è cosa strana. Sostanza che ci circonda, ci avvolge, ci intride, ci penetra e ci caratterizza. Che l’acqua stessa ci mandi dei segnali incredibili attraverso i suoi cristalli, dimostrando reazioni intelligenti rapportate al nostro tipo di azioni, di rumori, di musiche e persino di pensieri, è qualcosa di stupefacente.

TUTTO È VITA E VIBRAZIONE

La vitalità e la forza del pensiero vengono pertanto estese non solo al mondo vegetale ed animale, ma anche a quello minerale, a conferma che tutto è vita, tutto è vibrazione, tutto è intelligenza nel grande universo di cui siamo ospiti. Un motivo in più per affinare il nostro spirito e la nostra religiosità nei confronti della Natura e del Creato. Un motivo in più per non albergare in noi pensieri negativi e intenzioni negative nei confronti del prossimo. Offenderemmo il mondo intero, e persino i cristalli e le molecole d’acqua.

Valdo Vaccaro

Matthew Youlden parla con disinvoltura nove lingue e se la cava in almeno altre dieci. Lavoriamo nello stesso ufficio a Berlino e regolarmente mi capita di sentirlo passare da una lingua all’altra come un camaleonte che cambia colore. È talmente poliglotta che fino a poco fa non sapevo nemmeno che l’inglese (britannico) fosse la sua madrelingua. Quando ho confessato a Matthew che stavo facendo fatica a imparare anche solo una lingua, lui mi ha dato alcuni consigli che si sono rivelati utilissimi. Se pensate sia impossibile diventare bilingui, leggete qui sotto e ricredetevi!

1. DOVETE SAPERE PERCHÉ LO STATE FACENDO

Potrà sembrare ovvio, ma se non avete un buon motivo per imparare una nuova lingua sarete meno motivati a portare avanti la vostra missione. Voler imparare il francese per darsi delle arie davanti ai propri connazionali non è uno dei motivi migliori. Se lo scopo è invece far conversazione con una persona di madrelingua francese che vorreste conoscere meglio, avrete già una marcia in più. Qualsiasi sia il motivo del vostro interesse, una volta scelta la lingua da imparare, l’essenziale è l’impegno che ci metterete: “Bene, ho deciso che voglio imparare bene questa lingua, quindi farò il possibile per usarla, leggerla, parlarla e ascoltarla ogni volta che ne avrò l’occasione.”

2. IMMERGETEVI!

Una volta presa la decisione di impegnarsi sul serio, come procedere? Qual è il modo migliore di dedicarsi allo studio di una lingua? Matthew raccomanda l’approccio massimalista: non importa quali strumenti usiate, la cosa fondamentale è esercitarsi quotidianamente con la nuova lingua. “Di solito tendo a voler assorbire il più possibile fin dall’inizio. Giorno dopo giorno cerco di pensare in quella lingua, scrivere, o anche parlare da solo. Per me è tutta questione di mettere davvero in pratica quello che sto imparando, che si tratti di scrivere un’email, parlare, oppure ascoltare radio o musica in quella lingua. È importantissimo immergersi il più possibile nella cultura della nuova lingua.” Tenete presente una cosa: il training migliore in assoluto è parlare nella nuova lingua con altre persone. Riuscire a condurre una conversazione, per semplice che sia, è già un’ottima ricompensa, nonché uno dei traguardi iniziali che aiutano a restare motivati e mantenere l’impegno di esercitarsi di continuo. “Tengo sempre presente una cosa: è indispensabile adattare il nostro modo di pensare al modo di pensare nell’altra lingua. Ovviamente non esiste un singolo modo di pensare per tutte le persone che parlano spagnolo, o ebraico, o olandese, ma il punto è usare la lingua come strumento per costruirci attorno il proprio mondo.”

3. TROVATE UN PARTNER

Matthew ha iniziato a imparare varie lingue insieme al fratello gemello Michael (pensate un po’: si sono cimentati con la loro prima lingua straniera, il greco, quando avevano solo otto anni!). Matthew e Michael hanno ricevuto i loro superpoteri da un tipico caso di rivalità tra fratelli: “Eravamo molto motivati, e lo siamo ancora. Ci sfidiamo a vicenda per impegnarci al massimo. Se mio fratello si rende conto che sto facendo di più, diventa invidioso e si dà da fare per battermi, e viceversa – si capisce che siamo gemelli…”. Anche se non avete fratelli o sorelle a farvi compagnia nella vostra avventura linguistica, avere un partner con cui far pratica spingerà entrambi a fare sempre un passo in più e restare motivati. “Sono convinto che questo sia uno dei modi migliori per imparare: avere a disposizione qualcuno con cui parlare, che poi è lo scopo di imparare una lingua.”

4. TENETE VIVO L’INTERESSE

Se fin dall’inizio vi ponete come obiettivo riuscire a fare conversazione, non rischierete di perdervi sui libri di testo. Parlare alla gente vi aiuterà a mantenere vivo il vostro interesse personale nell’apprendimento: “Si impara una lingua per poterla usare con altre persone, non per parlarla da soli! La parte creativa dell’apprendimento è proprio la capacità di inserire la lingua che si sta studiando in un contesto più utile, generale, quotidiano – per dire, scrivere canzoni, o anche solo voler parlare con la gente del posto, usarla quando si viaggia all’estero. Ma non serve per forza andare all’estero: se studi il greco, puoi andare al ristorante greco sotto casa e ordinare in greco.”

5. DIVERTITEVI IMPARANDO

Usare la nuova lingua in qualsiasi modo è sempre un atto creativo. I gemelli superpoliglotti si sono esercitati con il greco scrivendo e registrando canzoni. Trovate un modo divertente di mettere in pratica la lingua che state imparando: magari potreste scrivere un pezzo teatrale per la radio insieme a un amico, disegnare un fumetto, scrivere una poesia, o semplicemente parlarla con qualcuno ogni volta che ne avete la possibilità. Se non trovate un modo divertente di usare la nuova lingua, forse non avete seguito il consiglio al punto 4.

6. TORNATE BAMBINI

No, non vi stiamo consigliando di fare i capricci o pasticciare con il piatto al ristorante facendovi schizzare il purè nei capelli: stiamo parlando di imitare il modo in cui i bambini imparano. L’idea che da piccoli abbiamo maggiori capacità di apprendimento che da adulti si sta rivelando un mito: le ricerche più recenti tendono a smentire l’esistenza di un collegamento tra l’età e la capacità di imparare. La chiave per apprendere in modo rapido come quando eravamo bambini potrebbe essere semplicemente adottare certi atteggiamenti dell’infanzia: ad esempio la mancanza di imbarazzo, la voglia di giocare con il linguaggio e la disponibilità a fare errori. È proprio facendo errori che si impara. Fare errori da bambini è normalissimo, ma da adulti diventa un tabù. L’avete mai notato? Un adulto tende a dire “non so fare questa cosa” invece di “non l’ho ancora imparata” (non so nuotare, non so guidare, non so parlare spagnolo). Fallire (o anche solo far fatica) è qualcosa di cui ci vergogniamo: un problema che non affligge i bambini. Quando si tratta di imparare una lingua, ammettere che non possiamo sapere tutto (e accettare l’idea) è la chiave per fare progressi ed essere liberi. E allora lasciatevi andare e superate le vostre inibizioni da adulti!

7. FATEVI AVANTI E OSATE DI PIÙ

Essere disposti a fare errori significa essere pronti a mettersi in situazioni potenzialmente imbarazzanti. Potremmo sentirci un po’ intimiditi all’inizio ma è l’unico modo di fare progressi e migliorare. Non importa quanto si studia, per poter parlare davvero una lingua bisogna farsi avanti e osare: parlare a sconosciuti, chiedere indicazioni ai passanti, ordinare al bar e al ristorante, raccontare una barzelletta. Più spesso riuscite a fare queste cose, più acquisterete fiducia e vi sentirete a vostro agio in nuove situazioni: “All’inizio andrete incontro a qualche difficoltà: potrebbe darvi qualche problema la pronuncia, o la grammatica, oppure la sintassi, o magari non capite bene certi modi di dire. Ma credo che la cosa più importante sia sempre sviluppare una certa sensibilità e appropriarsi della nuova lingua come se fosse la nostra.”

8. ASCOLTATE

Per imparare a disegnare, bisogna prima saper osservare. Allo stesso modo, per imparare a parlare una lingua bisogna saper ascoltare. Ogni lingua ci suona strana la prima volta che la sentiamo, ma più ci abituiamo ad ascoltarla più diventerà familiare e facile da parlare. “Abbiamo tutti le capacità di pronunciare qualsiasi lingua, è solo che non ci siamo abituati. Ad esempio, la cosiddetta erre arrotata non esiste nell’inglese britannico, che è la mia madrelingua. Imparando lo spagnolo mi sono trovato di fronte parole con quella particolare erre, come ad esempio perro e reunión. Per me l’approccio migliore in questi casi è ascoltare e cercare di visualizzare o immaginare come va pronunciata la parola, perché per ogni suono c’è una parte specifica della bocca o della gola da usare per ottenerlo.”

9. OSSERVATE CHI PARLA LA LINGUA

Ogni idioma implica modi diversi di usare le labbra, la gola e la lingua. La pronuncia è una questione tanto fisica quanto mentale: “Potrà sembrare strano, ma un approccio utile è osservare bene chi sta pronunciando le parole con un particolare suono che stiamo imparando e poi cercare di imitarlo il meglio possibile. Credetemi, potrà essere difficile all’inizio ma ci riuscirete. Alla fine è più facile di quanto ci immaginiamo: bisogna solo far pratica.” Se non avete intorno madrelingua da osservare o imitare, un’ottima alternativa è guardare film o programmi televisivi in lingua originale.

10. PARLATE DA SOLI

Se non avete nessuno con cui parlare la nuova lingua, non c’è niente di male a parlarla da soli: “Lo so, sembra una cosa un po’ bizzarra, ma parlare da soli in una lingua straniera è un ottimo metodo per esercitarsi quando non si hanno altre occasioni di usarla.” Parlare da soli è molto utile per tenere a mente nuove parole e frasi e acquisire più fiducia per la prossima volta che avrete occasione di parlare con altre persone.

(Consiglio extra) RILASSATEVI!

Non vi preoccupate troppo: non darete fastidio alle persone se provate a parlare nella loro madrelingua, anche se fate errori. Basta dire subito che state imparando e volete far pratica: la maggior parte delle persone sarà paziente e disponibile e vi incoraggerà con piacere. È vero che ci sono circa un miliardo di persone che parlano l’inglese come seconda lingua in tutto il mondo, ma la maggior parte preferisce comunque parlare la propria madrelingua. Prendere l’iniziativa di entrare nel mondo linguistico di un’altra persona può anche aiutare a metterla più a suo agio e creare maggiore disponibilità al dialogo: “Certo, puoi viaggiare ovunque parlando solo inglese, ma proverai molta più soddisfazione parlando anche solo un po’ della lingua locale. In questo modo riuscirai a sentirti davvero a tuo agio nel luogo in cui ti trovi e sarai in grado di comunicare, capire, interagire in ogni situazione possibile.”

MA A CHE SERVE?

Abbiamo visto alcuni ottimi consigli su COME iniziare a imparare una nuova lingua, ma se siete ancora indecisi sul PERCHÉ farlo, Matthew ha un ultimo commento da offrirvi: “Credo che ad ogni lingua corrisponda una particolare maniera di vedere il mondo. Parlare una certa lingua significa avere un modo diverso di analizzare e interpretare il mondo rispetto a chi ne parla un’altra. Anche quando si tratta di lingue strettamente imparentate tra loro, come lo spagnolo e il portoghese, per cui se ne parli una capisci piuttosto bene anche l’altra, si tratta comunque di due mondi diversi, due mentalità distinte. Nel mio caso, avendo imparato altre lingue ed essendo stato sempre circondato da molte lingue, non potrei davvero sceglierne una sola, perché vorrebbe dire rinunciare alla possibilità di vedere il mondo in un modo diverso. Anzi, non in un solo modo diverso, ma in molti modi diversi. Almeno per me personalmente, essere monolingue sarebbe un modo molto triste e noioso di vedere il mondo, mi farebbe sentire più solo. Ci sono così tanti vantaggi nell’imparare un’altra lingua che davvero non riesco a trovare un solo motivo per non farlo.”

Tradotto da Erika Abalos

Il mio Brahms Zen

Il mio Brahms Zen
3 Ottobre al SlowFlute Festival Salsomaggiore Terme Salone Berzieri ore 21.15

Claudio Ferrarini flauto
Riccardo Sandiford pianoforte

Il mio Brahms Zen
Le 2 Sonate op. 78 e op. 38, appartengono alla piena maturità di Brahms e riflettono alcune caratteristiche fondamentali della sua poetica, prima fra tutte quel senso intimo, tenero, sentimentale e dolcemente affettuoso del Lied, che è l’elemento base e costante di tutta la produzione del compositore amburghese, dalla cameristica alla sinfonica. La scelta di trascrivere Brahms mi è nata da una esigenza, intima, riservata, quasi speculare all’anima;come dice secondo Landormy, nessuno meglio di Brahms è riuscito a descrivere «l’impressione dell’imponderabile e del dissolvimento della coscienza nel paese meraviglioso del sogno per mezzo di quei giochi sottili di ritmi contrari e sovrapposti, che sembrano non avere una precisa consistenza». Da parte mia ho sempre sostenuto la tesi dell’autorevole Hanslick, difensore ad oltranza del classicismo di Brahms contro l’esasperato cromatismo wagneriano, sostenne che il ciclo delle Sonate da camera con strumento melodico non dovevano essere eseguiti in pubblico, perché frutto di una sensibilità troppo introversa e intimistica, quasi si trattasse di un diario personale e segreto del musicista.Il mio pensiero Zen mi ha fatto comprendere che era giunto il momento di colmare questo vaso si intimismi ed espressioni. Quando ero un giovane musicista una grande musicologo mio maestro di storia della musica Claudio Gallico mi chiese come mai non eseguivo mai Brahms? “Io risposi che ero troppo giovane per una musica così, riservata, fatto di silenzi e trasporto, di passioni e cantabilità. Che non avevo la capacità di poterla penetrare, scandagliare in tutta la sua essenza”. Ora che ho 60 anni riesco a comprendere tutta questa grandezza, e non ne posso fare a meno, è diventato la mia aria, la vita, fatta di leggerezza e una parte armonica invece straordinariamente tormentata, ma sempre animata da un’espressione molto riservata, morbida e scorrevole, dono che il flauto può interpretare in tutta la sua poetica.Oggi può sembrare un Brahms Zen, disposto a una lunga seduta di Zazen, concentrandoci sulla meditazione del suo mondo interiore…

AVVISO PER I VECCHI CLIENTI TRE: se non avete un piano che prevede il traffico internet incluso NON ANDATE PIù SULL’AREA CLIENTI MOBILE, perchè pagate la connessione!! Questi s…..i hanno cambiato le condizioni del contratto senza avvisare i propri clienti!!Prima la navigazione sull’area clienti era gratuita, ora non più per chi non ha un piano con traffico internet, anche se nella pagina dell’area clienti continua ad esserci scritto navigazione gratuita (bugiardi)!
Me ne sono accorto perchè continuavo a ricevere addebiti per traffico internet (ma io non navigo con il cellulare, non avendo un piano internet, visito solo l’area clienti che un tempo era gratuita). Quindi ho contattato un operatore che mi ha detto: per accedere all’area clienti usa internet!! Ma che cazzo significa??? L’ho sempre fatto!! Ma ora questi ladri hanno cambiato le regole SENZA INFORMARE I CLIENTI!!!
Pertanto chiedo formalmente la restituzione dell’intero credito addebitatomi indebitamente in tutti questi mesi, e poi cambierò operatore!!!
Avete perso un cliente che era con 3 dagli inizi (sono cliente 3 da circa 8 anni!!) e non solo me tutti i miei parenti che dipendono da me!!!
E’ DAVVERO ASSURDO CAMBIARE LE CONDIZIONI SENZA AVVISARE I CLIENTI E NON è LA PRIMA VOLTA CHE SUCCEDE, ma per quanto mi riguarda sarà l’ultima!!
Buongiorno,un caso davvero penoso quello che mi è capitato da cui l’amara scoperta che la TRE, al di la della fastosa pubblicità con Raoul Bova ( che forse dovrebbe sapere che tipo di pubblicità fa e a chi ) , è un operatore squalificato e che frega alla grande.

A parte che il call center è composto tutto da stranieri ( in maggioranza rumeni ) che parlano discretamente bene l’italiano, ma certo non riescono a comprendere bene quello che gli si dice e sembrano seguire un copione scritto da qualche parte.

Vi rimbalzano in continuazione dicendo di chiamare un altro numero, poi dichiarano la propria incompetenza perchè quel problema fa parte di un altro gruppo, e roba verie che se uno in quattro giorni come è capitato a me , non perde mimimo le staffe è davvero un santo.

Il problema rigurada una chiavetta TRE con relativa USIM : già partimmo male perchè attivata a giugno 2011 lo store 3 che me l’ha venduto pretese che io comprassi un altra USIM poichè , a suo dire, quella li non era attivabile cosa che poi ho scoperto essere completamente falsa.

L’attivo esattamente il 28 giugno scegliendo l’opzione super web 100 ( 100 ore per 15 euro ).

Bene loro mandano il messaggio che il 28 del mese successivo preleveranno 15 euro di credito e rinnoveranno l’opzione per il mese successivo.

Ora a gennaio 2012 , quindi il rinnovo vale per tutto il mese di febbraio , il 27 del mese richiedono i 15 euro di ricarica : perchè arretrano di un giorno?

Comunque la ricarica c’era e fin qui nulla da eccepire : bene.

A febbraio LUNEDI 27 vado in ufficio dal quale mi collego con la chiavetta e trovo tutto bloccato : diamine avevo circa 12 ore residue di febbraio ( pagate a gennaio ovviamente ) ma ho pensato un guasto.

Di li a poco mi arriva un sms dicendo che la USIM è sospesa in quanto non hanno trovato il credito per rinnovarla per marzo e non mi fanno più utilizzare il residuo disponibile di febbraio.

E la data di richiesta questo mese di febbraio è stata il 26 febbraio ( DOMENICA !!! ) : perchè ancora un giorno in meno rispetto a giugno e perfino a gennaio?

Salto dalla sedia e prendo a telefonare : a parte che essendo una ricaribile non corre l’obbligo contrattuale di doverla rinnovare per il mese dopo per continuare a usufruire qualcosa che ho pagato il mese precedente .
E se io a Marzo non volessi navigare più con TRE cosa succede ? Che mi bloccano anche febbraio che ho regolarmente pagato il 27 gennaio !!!

Come infatti è successo.

Inizio a telefonare : inutile dire che mi hanno rimbalzato da un numero all’altro ( e vi ricordo che poi vi trasferiscono a un numero a pagamento da 33 cent al minuto !!! ) dandomi di volta in volta risposte, in un italiano che sembra scaturire da chissà quale pianeta , davvero scandalose.

Addirittura una ragazza mi ha detto che io febbraio non l’avevo pagato ( cavolo ma se si paga anticipato il mese prima per quello successivo ) un altro diceva che non sapeva cosa farci, altri mi hanno chiuso la telefonata.
Uno degli ultimi “signori” che mi hanno risposto ha detto che mi aveva riattivato l’opzione , che mi davano un mese gratis 100 ore per il disagio e corbellerie varie , assicurandomi che oggi avrei potuto navigare con le 12 ore residue di febbraio che avevo.

Bene ad ora sto pagando invece la chiavetta poichè non solo le ore non mi sono state restituite, quindi sto pagando DUE VOLTE QUELLO CHE HO GIA’ PAGATO IN ABBONDANZA, e non so se domani riuscirò a navigare con la TRE.

Ancora come se fosse non fosse finita il loro portale è pieno zeppo di errori, lentissimo, e la cosa bella un operatore ha detto che lo sapevano : ma è circa 4 mesi che è così !!!!

Ora dal momento che non ho più pazienza ho attivato un mio collega, legale anche lui, per presentare un esposto alla procura di competenza e al garante delle telecomunicazioni , oltre che a inviare l’ampia documentazione, comprese alcune registrazioni di telefonate degli operatori del call center, a trasmissioni come striscia la notizia e mi manda rai tre.

E poi mi dovranno spiegare come mai , con tanti giovani disoccupati, questi signori della TRE assumono tutti rumeni.
Forse è il caso che qualcuno verifichi posizioni e condizioni, non solo del servizio reso, ma anche delle loro attività.

Ovviamente dispongo di ampia e certa documentazione in riscontro a quanto affermo , materiale che il mio collega depositerà domani mattina unitamente a un esposto in Procura .

Se è capitato a qualche altro questa è un opportunità per reclamare i propri diritti.

Le opzioni sulle ricaribili non sono vincolate da nessun contratto che obbliga a confermarle per il mese successivo e non possono trattenere il traffico pagato il mese precedente e bloccare la usim.

Poco ma sicuro.

Buon proseguimento a tutti.

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Avevano detto che lo schermo sarebbe stato più flessibile. E la promessa pare sia stata mantenuta. Forse troppo. Il nuovo iPhone 6 Plus è così ‘elastico’ che si piega. Se ne sono accorti a proprie spese molte persone che hanno acquistato il nuovo smartphone della Apple e hanno commesso l’errore di tenerlo nelle tasche dei pantaloni. Il telefono si è deformato come se fosse stato piegato con forza. Il motivo? Pare che sia dovuto alla maggior lunghezza di questo modello rispetto ai precedenti. L’alluminio, di cui è fatto iPhone 6, non è abbastanza forte per il nuovo look più sottile (7,1 millimentri contro i 7,6 millimetri del precedente iPhone 5S) e più lungo (158,1 millimetri contro i 7,6 di iPhone 5S). Apple non ha ancora dato spiegazioni ufficiali ma numerose immagini di iPhone ‘curvi’ stanno circolando su Twitter e un utente di YouTube ha persino sacrificato il suo ultimo acquisto per dimostrare che lo smartphone si piega davvero. Alcuni siti specializzati come MacRumors hanno anche riportato la storia di un lettore il cui iPhone 6 Plus si è piegato dopo essere rimasto nella tasca anteriore dei pantaloni per una giornata intera.   L’assioma sembra essere questo: non c’è iPhonesenza scandalo. Per l’iPhone 4 c’era il problema antenna (tanto che si parlò di antennagate), per l’iPhone 5 gli aloni violacei su alcune immagini (flaregate), per l’iPhone 5S i sensori sballati (sensorgate). Ma se questi passati problemi si sono dimostrati in fin dei conti risolvibili, ora Apple si appresta ad affrontarne uno che non potrà essere rappezzato con un semplice aggiornamento software. A quanto pare, infatti, il nuovissimo iPhone 6 Plus ha la tendenza a piegarsi come un cucchiaino di metallo in mano a un bambino annoiato. Colpa dello spessore (7,1 mm) e dell’essere composto in gran parte in alluminio, un metallo estremamente flessibile. Le prime foto, comparse negli ultimi giorni, non hanno fatto troppo scalpore. Che i phablet e i tablet più sottili abbiano la tendenza a piegarsi è cosa nota, e i casi denunciati sembravano imputabili alla discutibile scelta di alcuni utenti di tenere il phablet Apple nella tasca posteriore dei jeans per poi sedercisi sopra. Nelle ultime ore però sono apparse nuove segnalazioni di utenti che sostengono di essersi ritrovati un telefonino imbarcato dopo averlo tenuto per qualche ora nella tasca anteriore dei pantaloni da seduti (ad esempio durante un tragitto in auto).   Oltre a creare un ovvio problema estetico, questo difetto – se confermato – comporterebbe alcuni rischi a livello di funzionamento del display e della batteria. E dire che alcune società specializzate in coperture assicurative per dispositivi mobile avevano già incoronato la nuova coppia di telefonini Apple come i più durevoli di sempre. In attesa che Apple intervenga a dirimere la questione, negli States il caso sta letteralmente esplondendo, tanto che l’iPhone 6 Plus è già diventato bersaglio della fulminea satira della rete. Tra i tanti sberleffi, c’è chi consiglia ad Apple di dotare chi testa i nuovi smartphone di pantaloni più stretti. Purtroppo per Apple, non si tratta di un consiglio così idiota.