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Posts Tagged ‘islam amore Dio’

Tutte le spiritualità hanno evidenziato le ambivalenze e le ambiguità dell’amore. Le sue molteplici nature e i suoi due volti. L’amore è una scuola iniziatica dove si impara a crescere, a elevarsi e quindi ad essere liberi, ma l’amore può anche finire per essere una prigione in cui si vedono le proprie catene moltiplicarsi, dove si sprofonda, ci si perde e si finisce nella dipendenza totale. Gli insegnamenti universali delle spiritualità, delle filosofie e di tutte le religioni si congiungono qui e formulano in fondo le stesse verità : l’individuo trova nell’amore ciò che è andato a cercarvi, perché l’amore è il suo specchio e la sua rivelazione. Chiuso nell’emozione, il desiderio e il bisogno di possesso, l’amore si ritorce contro la persona stessa e genera sofferenza per il senso di mancanza e prigionia del cuore. Abitato e vivificato dalla spiritualità e dal dominio di sé, l’amore fa evadere dall’io e raggiungere la pienezza dell’essere e del dono di sé. Così l’amore è come l’educazione, bisogna “andare con” e imparare a staccarsi con una coscienza sempre più approfondita dell’ambivalenza delle cose e della necessità di equilibrio, sempre così difficile e fragile. Conoscersi, amarsi un minimo, amare molto, imparare ad amare meglio, a offrire e ad offrirsi e a perdonare sono degli insegnamenti della vita mai completati, mai realizzati pienamente, da rinnovare sempre. Amare senza diventare dipendenti e amare senza far dipendere da sé, sono le due disposizioni-attitudini che richiedono all’essere umano di sviluppare un discernimento acuto e di armarsi delle qualità profonde dell’essere e del cuore. Amare la vita e osservarla, allontanarsene, amarsi senza illudersi su se stessi, amare i propri amori nel cuore del tempo che li governa: amare senza idolatrare, amare con la coscienza della relatività di ogni cosa. E’ questo il senso profondo dell’amore-compassione che libera nella tradizione buddista così come quello dell’ Unicità di Dio nelle tradizioni monoteistiche. Si tratta di essere liberi dalle sue illusioni, dalla falsa adorazione dei suoi desideri e degli idoli della sua intimità, per accedere ad un amore-lucidità in ricerca di una vicinanza che sa discernere la misura della distanza in rapporto all’assoluto. Questa è esperienza mistica che al-Jilânî (11 e 12 ° secolo) e Rûmî (13 ° secolo) hanno cercato di tradurre in sintonia con tutte le esperienze mistiche e spirituali. Il Profeta di Gibran riassunse questa uscita da se stesso nell’amore di Tutto e / o di Dio, dicendo: “Quando si ama, non si dovrebbe dire: ‘Dio è nel mio cuore’, ma piuttosto, ‘Io sono nel cuore di Dio “. Amare senza dipendenza. Niente è così difficile e richiede un lungo apprendistato, esigente e talvolta doloroso. Si tratta di amare senza illusioni. Ciò è ancora più difficile in quanto abbiamo l’impressione talvolta che amare invece significhi proprio potersi illudere. Come poter crescere dall’illusione dell’amore alla lucidità dell’amore? Come staccarsi da ciò che, per definizione, ci lega? Lo stesso profeta di Gibran disse: “L’amore non possiede né vuole essere posseduto”, ma che ne è di quelle e quelli che ‘l’amore rende ciechi’ e prigionieri? Come uscire dal proprio io per fondersi nel cuore di Tutto o nella luce dell’Unico? L’amore è certamente una promessa di bene, di bellezza e di benessere, ma questa promessa è sempre stata accompagnata da molteplici lacrime, da tanta sofferenza e tanto dolore. Vivere è soffrire, vivere è amare … amare è soffrire. Per vivere dobbiamo allora imparare ad amare la sua sofferenza fino alla morte che ne consegue? L’amore che trascende l’amore è un amore che libera. Esso offre la pienezza con il senso della contingenza. E’ quindi essenziale educare la propria coscienza e il proprio cuore ad amare nell’assoluto dell’istante e nella coscienza del tempo: essere là e sapere che ce ne andiamo. Amare imparando ad andarsene: l’amore più bello non dimentica mai la separazione, e ancora meno la morte. L’amore e la morte formano la coppia più umana che c’è: l’amore umano più profondo non cerca di illudersi sul carattere ineluttabile della morte. Questa fragilità è la sua forza. Il potere dell’umiltà lambisce i margini di questa consapevolezza – nell’amore – della morte. Tornare all’origine. I testi sacri, le antiche tradizioni e tutte le filosofie, in ogni epoca, orientano il nostro sguardo e la nostra attenzione verso la natura, le sue bellezze, i suoi cicli, caducità ed eternità. Amiamo naturalmente, essi però ci insegnano ad amare meglio, consapevolmente, spiritualmente, e imparare a capire il senso nel distacco. Dobbiamo fare una scelta, tra la riserva di Kant e la passione di Nietzsche, tra la via del Buddha e quella di Dioniso, tra l’amore di Dio e l’amore del Desiderio. Tra un’idea della libertà e la gestione dei bisogni, tra indipendenza e dipendenza, tra distacco e schiavitù. Non si sceglie di amare, ma si può scegliere il proprio modo di amare. La Natura è lo specchio davanti al quale dobbiamo alzare il nostro volto, cercare vicino e lontano, sapendo che se oggi noi siamo pienamente presenti, la terra domani, offrirà ad altri, e senza di noi, la stessa pienezza sul un mondo che avrà accettato la nostra assenza Lo specchio del tempo e degli spazi infiniti lo riflettono, il sé liberato lo capisce, l’Unico lo ripete: amare è essere là, vicino allo straordinario dell’ordinario e offrire, dare, perdonare. Amare è sposare la presenza dei sedentarie e le migrazioni dei nomadi … le radici degli alberi e la forza dei venti. Amare è ricevere e imparare a lasciar andare gli esseri. Amare è donare e imparare ad andarsene. E viceversa. traduzione di Patrizia Khadija Dal Monte

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