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Le cene con ostriche e l'iPad dei consiglieri lombardiTra le spese che Renzo Bossi, indagato per peculato dalla Procura di Milano, avrebbe effettuato coi soldi del gruppo consiliare lombardo della Lega Nord ci sono anche acquisti di videogiochi, sigarette e bibite, in particolare la ‘Red Bull’. Il ‘trota’ nei mesi scorsi si era gia’ dimesso dal consiglio in seguito ad un’altra inchiesta. Tra gli indagati risulta inoltre un consigliere che avrebbe comprato coi rimborsi regionali anche il pane.

Coi soldi pubblici dei rimborsi ottenuti al ‘Pirellone’, Nicole Minetti ha comprato anche il libro ‘Mignottocrazia’ di Paolo Guzzanti, pagato 16 euro. Lo scrive il Pm negli atti d’indagine. Minetti, insieme ad altri consiglieri Pdl e Lega e’ indagata per peculato nell’inchiesta sui costi della politica alla Regione Lombardia.

Con i soldi ottenuti attraverso i rimborsi in Regione, Nicole Minetti si sarebbe pagata una serata (indicata dai pm come ‘consumazione’) da 832 euro all’hotel Principe di Savoia a Milano. Nella “lista della spesa”, agli atti dell’inchiesta della procura di Milano sui costi della politica al Pirellone, ci sono anche 430 euro spesi al ristorante “Giannino”, tradizionale luogo di incontro per i vip del capoluogo lombardo, 750 euro per acquistare un i-pad (uno ce l’ha gia’ in dotazione in quanto consigliera regionale, quindi verosimilmente si tratta di un regalo). E ancora, secondo gli accertamenti dei pm basati sulla lettura di scontrini e ricevute usati come giustificativo per i rimborsi, Minetti si sarebbe pagata coi soldi pubblici diverse cene in ristoranti.

Ci sarebbero anche cocktail, macelleria, ma anche cappuccini e brioche o munizioni da caccia tra le spese finite ‘sotto la lente’ della procura di Milano nell’ambito dell’inchiesta che vede una quarantina di indagati tra esponenti di Lega e Pdl.

Ristoranti, sigarette, spese varie. Si allarga ancora lo scandalo dei rimborsi per i consiglieri regionali, che arriva al Pirellone. Nel mirino anche i rappresentanti della giunta uscente. L’accusa: aver ottenuto rimborsi con soldi pubblici per spese dubbie. Gli investigatori della guardia di finanza hanno accertato un utilizzo illecito dei rimborsi regionali dei gruppi consiliari. Milioni di euroogni anno per tutti i gruppi consiliari e che si aggiungono ai già tanti benefit dei politici. In particolare l’indagine – anticipata oggi da Repubblica – riguarderebbe spese fatte al di fuori dell’attività politica con soldi pubblici.

Tra gli indagati, i capigruppo in Regione del Pdl e della Lega Nord, Paolo Valentini e Stefano Galli, sono indagati, da quanto si è saputo nell’inchiesta della Procura di Milano che vede al centro l’accusa di peculato e che riguarda una quarantina di consiglieri lombardi. A dare il via al nuovo scandalo, le verifiche per l’indagine di corruzione su Davide Boni, ex presidente del Consiglio regionale della Lega e sull’ex assessore del Pdl, Franco Nicoli Cristiani, arrestato un anno fa con in casa una mazzetta da 100 mila euro.

GRUPPO IDV/ “Il gruppo Idv è tranquillo non ha fatto spese folli. Non teniamo un registro perchá la legge attuale non lo prevede”. Lo ha detto il capogruppo Idv in Regione Stefano Zamponi confermando che la guardia di finanza si è recata in mattinata al Pirellone per prelevare la documentazione delle spese dei gruppi anche di minoranza. “Le spese di rappresentanza del gruppo – ha spiegato Zamponi contattato telefonicamente – si aggirano attorno ai 10 -15 mila euro all’anno”. “In Regione c’è clima di terrore – ha concluso con una battuta – per cui ci si chiede se si può offrire un caffß o ß peculato”.

L’ELENCO DEI CONSIGLIERI INDAGATI – Sono undici consiglieri del Pdl e altrettanti della Lega gli esponenti politici indagati nell’inchiesta sui rimborsi elettorali della Procura di Milano che hanno gia’ ricevuto un avviso di garanzia. Gli undici leghisti sono: Cesare Bossetti, Fabrizio Cecchetti (attuale presidente del consiglio regionale), Angelo Ciocca, Stefano Galli, Alessandro Marelli, Ennio Moretti, Massimilano Orsatti, Ugo Parolo, Roberto Pedretti, Luciana Ruffinelli, Pierluigi Toscani. Questi gli indagati nelle file del Pdl: Giovanni Bordoni, Giulio Boscagli, Alessandro Colucci, Giuseppe Gianmario, Antonella Maiolo, Marcello Raimondi, Nicole Minetti, Gianluca Rinaldin, Carlo Saffiotti, Paolo Valentini e Sante Zuffada.

PM, LEGHISTA COMPRAVA FUOCHI D’ARTIFICIO DA CINESI – Tra le spese piu’ curiose sostenute dal consigliere leghista, Alessandro Marelli, e contestate dal pm di Milano nell’inchiesta sui rimborsi regionali, ci sono anche quelle per acquistare fuochi d’artificio da un rivenditore cinese. Ma non solo: il consigliere del Carroccio ha comprato anche almeno sei computer e moltissimi articoli di elettronica, tra cui stampanti e web cam. Poi vengono elencate dai finanzieri anche spese piu’ amene, come diverse cene in pizzerie napoletane, l’acquisto di un ovetto Kinder sorpresa, carne in macelleria, oltre a giocattoli come un Pinocchio e una clessidra. Ma anche aerei di carta da 15 euro e sono indicati anche numerosi scontrini per comprare birra, grappe e panini, in bar in orari notturni. Marelli ha anche acquistato tre Ipad e due libri per bambini. Diverse le spese onerose in ristoranti chic come ‘Da Berti’ e ‘A Riccione’.

PM, LEGHISTA COMPRAVA LECCA LECCA E GRATTA E VINCI – Con i soldi dei rimborsi al gruppo consiliare della Lega Nord, il consigliere regionale lombardo Pierluigi Toscani ha comprato, tra le altre cose, lecca lecca e gratta e vinci. Spese documentate dai finanzieri che hanno condotto le indagini coordinate dal procuratore aggiunto Alfredo Robledo. Nella ‘lista della spesa’ di Toscani ci sono anche cartucce usate per la caccia comprate presso l’azienda Muninord per 752 euro, ma anche “cono medio e coppetta media di gelato”, “lemonsoda, pizzette, cannoli, ciambelle, torta sbrisolona, zucchero semolato, farina, salsicce, cracker e biscotti, frutta e ortaggi”. E anche, per la somma di 127 euro, ostriche.

Si facevano rimborsare le sigarette e i cioccolatini, facevano passare per “spese istituzionali” pranzi in ristoranti super-chic. E adesso sono finiti nel mirino della Guardia di finanza 22 consiglieri della Regione Lombardia. Risultano così indagati quasi tutti gli esponenti della maggioranza, tra cui Nicole Minetti e Renzo Bossi. Fiamme gialle in Regione anche per altri gruppi consiliari, tra cui Pd, Idv e Sel.
I 22 indagati
Appartengono per metà alla Lega Nord e per metà al Pdl i 22 consiglieri regionali che oggi hanno ricevuto un invito a comparire davanti ai pm Alferdo Robledo, Paolo Filippini e Antonio D’Alessio e che saranno tutti interrogati la prossima settimana, dal 19 al 22 dicembre.I consiglieri del Carroccio che avrebbero fatto spese sospette facendole passare per L’attuale presidente del l’assemblea regionale, Fabrizio Cecchetti, che a maggio ha sostituito Davide Boni, Cesare Bossetti, Stefano Galli, Angelo Ciocca, Alessandro Marelli, Enio Moretti, Massimiliano Orsatti, Ugo Parolo, Roberto Perdetti, l’ex assessore allo Sport Luciana Ruffinelli e Pierluigi Toscani.Sono stati invitati a comparire anche il capogruppo Pdl Paolo Valentini e i suoi colleghi Giovanni Bondoni, il cognato di Roberto Formigoni, Giulio Boscagli, Alessandro Colucci, Giuseppe Angelo Giammario, Antonella Maiolo, Nicole Minetti, Marcello Raimondi, Gianluca Rinaldin, Carlo Saffioti e Sante Zuffada.

A spedire le Fiamme gialle al Pirellone, il 10 ottobre, è stato il procuratore aggiunto di Milano Alfredo Robledo, per acquisire i rendiconti 2008-2010 sui rimborsi garantiti ai gruppi consiliari di Pdl e Lega. Per loro, il sospetto è che abbiano ottenuto soldi pubblici per spese non proprio trasparenti.

Rimborsi per 15mila euro spesi in pasticceria
Il consigliere regionale lombardo della Lega Nord, Cesare Bossetti, avrebbe speso nel 2011 quasi 15mila euro per comprare dolci in pasticceria e per fare colazioni con brioche e caffè. E’ quanto emerge dall’inchiesta della Procura di Milano sui rimborsi regionali. Ad un altro consigliere lombardo, Angelo Giammario (Pdl), viene contestato invece di aver usato per fini personali oltre 27mila euro di soldi pubblici. In particolare per noleggi auto e taxi.

Indagata la Minetti: tra le spese, un iPhone e il libro “mignottocrazia”
Tra i consiglieri indagati risulta anche il nome di Nicole Minetti. A suo carico risultano, tra le altre voci, anche consumazioni da circa 800 euro all’hotel Principe di Savoia. Con gli stessi fondi, secondo quanto scrive il pm negli atti dell’indagine, la consigliera Pdl si sarebbe fatta rimborsare persino l’acquisto del libro “Mignottocrazia” di Paolo Guzzanti, pagato 16 euro. L’interrogatorio della Minetti è fissato per mercoledì 19 dicembre.

La cifra contestata alla Minetti è di oltre 27mila euro: tra gli scontrini ci sono quelli per una crema per il viso pagata 27 euro e per un Iphone 5 da 899 euro. La consigliera regionale avrebbe speso soldi pubblici per fini privati pari a circa 6mila euro nel 2010, 15mila euro nel 2011 e più di 6mila euro nel 2012.

Lecca-lecca per il leghista Toscani
Lecca-lecca, ma anche due gratta e vinci comprati all’Autogrill spendendo 14,75 euro, gelati per 90 euro, merendine per una cifra pari a 63 euro e cartucce da caccia per 752 euro. E’ questa, in parte, la lista contestata al consigliere lombardo della Lega Nord, Pierluigi Toscani che risulta tra gli indagati dell’inchiesta milanese sui rimborsi in Regione. Soldi estranei all’attività politica ma rimborsati dal gruppo consiliare, secondo l’accusa.

Anche Renzo Bossi indagato: Red Bull con soldi pubblici
C’è anche Renzo Bossi tra i consiglieri regionali lombardi di Pld e Lega indagati per peculato nell’ambito dell’inchiesta sui costi della politica. Tra le spese che Renzo Bossi, avrebbe effettuato con i soldi del gruppo consiliare lombardo della Lega Nord ci sono anche numerosi acquisti di videogiochi, sigarette e bibite, in particolare la Red Bull.

Dai cioccolatini alle munizioni di caccia tra i rimborsi ai consiglieri
Tra gli oggetti acquistati con soldi pubblici e finiti sotto la lente della Procura di Milano ci sono anche munizioni da caccia per 750 euro che sarebbero state acquistate da un consigliere lombardo leghista. E poi, cioccolatini francesi messi a bilancio come spesa di rappresentanza regionale, e cene anche queste molto poco “istituzionali”.

Ancora, alcuni consiglieri lombardi avrebbero speso soldi pubblici per degustazioni, cocktail e carne in macelleria, oltre a videogiochi, cappuccino e brioche, di cui nei giustificativi si trovano gli scontrini del bar. La lista delle voci continua con pizze da asporto e spese in agrigurismo, e cocktail in locali alla moda di Milano acquistati all’una di notte. Si va dunque da spese che ammontano a oltre 100mila euro a pochi spiccioli per la colazione: tutto negli anni compresi tra il 2008 e il 2012. Insomma, i consiglieri coinvolti, oltre ai 9mila euro di stipendio, si sarebbero intascati parecchi extra per spese personali.

D’altra parte, se in teoria le spese dovrebbero essere controllate dalla Corte dei Conti, in realtà a passare al vaglio sono soltanto i saldi finali e non i dettagli delle spese. E’ comunque stato scoperto che i consiglieri, oltre ai 9mila euro di stipendio, si sarebbero intascati parecchi extra per spese personali.

Formigoni: “Batman non c’è in Lombardia”
Roberto Formigoni, commentando l’inchiesta sui rimborsi, ha detto: “Batman non c’è in Lombardia. Credo proprio che i nostri gruppi abbiano rispettato fino in fondo le regole”. E ancora: “Credo che ci sia un grande equivoco alla base di tutto questo perché le regole in Lombardia sono chiare e sono assolutamente diverse da quelle delle altre Regioni”.

Valentini (Pdl): “Qui ci sono regole, vedremo”
“Non so nulla della vicenda specifica. Ci avevano chiesto della documentazione che abbiamo fornito, richiesta legata a un’altra indagine, altrimenti non si capisce perché l’abbiano avanzata solo a noi”. Lo afferma il capogruppo Pdl, Paolo Valentini, sull’inchiesta sui rimborsi dei gruppi in Regione Lombardia. Valentini si dice sicuro che le regole “non consentono” comportamenti simili a quelli “verificatisi in altre Regioni”. Poi, “se ci sono questioni personali da chiarire, vedremo”.

Nel mirino rimborsi per milioni di euro

Sotto la lente sono dunque finiti finanziamenti per milioni di euro all’anno. Tutto ha avuto origine dalle verifiche che erano scattate per il caso Davide Boni, il leghista ex presidente del Consiglio regionale che fu coinvolto in un’indagine per corruzione, e per quello dell’ex assessore del Pdl, Franco Nicoli Cristiani, arrestato per una mazzetta da 100mila euro.

Le intercettazioni ricollegate alle inchieste su questi personaggi hanno permesso allo stesso Robledo e ai suoi sostituti Paolo Filippini e Antonio D’Alessio di trovare cene messe a bilancio dagli assessori come impegni istituzionali. Ma le carte direbbero che si trattava di cene tutt’altro che istituzionali. Sono quindi state disposte verifiche su spese e giustificazioni, assegnate al Nucleo regionale di polizia tributaria. E sono emerse irregolarità a dir poco eclatanti.

I magistrati hanno spedito un invito a comparire a 22 delle persone indagate e, secondo quanto appreso, dovrebbero fare una nuova visita in Regione Lombardia per acquisire ulteriore documentazione.

Gdf in Regione anche per Pd, Idv e Sel
Nel mirino della gdf di Milano sono finiti anche altri gruppi consiliari, tra cui Pd, Idv e Sel. I finanzieri hanno notificando i decreti di esibizione a tutti gli altri gruppi consiliari (esclusi quelli di Pdl e Lega) tra cui anche quelli dell’Udc, del gruppo misto e della lista Pensionati. Con questa attività gli investigatori puntano a raccogliere tutta la documentazione relativa alle spese dei gruppi per accertare eventuali comportamenti illeciti.

MILANO – Senza regole e, più ancora, senza stile. L’assalto alle note spese rimborsate «per il funzionamento dei gruppi» del consiglio della Regione Lombardia, infatti, visto con le lenti degli scontrini costati ieri 22 inviti a comparire per peculato ad altrettanti consiglieri di Pdl e Lega, nemmeno pulsa della ribalda “nobiltà” di illustri predecessori che nel Lazio si erano fatti la villa o avevano acquistato il Suv con i soldi dei cittadini: qui al Pirellone c’è solo gente che, pur guadagnando almeno 9.000 euro netti al mese di stipendio comprensivo di diaria, e pur essendo già dotata di telefoni e computer gratis, con gli ulteriori fondi pubblici «per il funzionamento del gruppo consiliare» si fa rimborsare il cono gelato da 1 euro e 50, il lecca-lecca, l’ovetto-Kinder e una clessidra; compra la salsiccia dal macellaio, va dal panettiere, segna uno dietro l’altro a distanza di pochi minuti i caffè con brioche da 1 euro e 60 al bar, beve una birra al pub; acquista in tabaccheria blocchi di «gratta e vinci», mette in lista un farmaco e il relativo ticket da 21 euro, e a Capodanno accolla ai contribuenti i fuochi d’artificio.

Tartufi e ostriche 
Perfino le trasgressioni culinarie sono un po’ da filmetto di serie B. Come nei «due coperti» da 127 euro di ostriche rimborsati al leghista Pierluigi Toscani. O come il pasto al ristorante «il Baretto al Baglioni» il 23 ottobre 2010 che l’ex presidente leghista del consiglio regionale Davide Boni qualifica «spesa di rappresentanza» nei «rapporti consiglio-giunta e nuova sede con il Sottosegretario Expo 2015», consumando 30 grammi di tartufo per 180 euro su 644 di conto. Il tartufo deve essere una passione: Giorgio Pozzi si fa rimborsare una cena «con rappresentanti dell’imprenditoria locale» il 23 dicembre 2010 sempre al «Baretto» dove, su un conto di 3.320 euro, 200 sono di vini, 400 di champagne e ben 882 di tartufi in un «privé» il cui utilizzo costa da solo 150 euro.

MILANO – Senza regole e, più ancora, senza stile. L’assalto alle note spese rimborsate «per il funzionamento dei gruppi» del consiglio della Regione Lombardia, infatti, visto con le lenti degli scontrini costati ieri 22 inviti a comparire per peculato ad altrettanti consiglieri di Pdl e Lega, nemmeno pulsa della ribalda “nobiltà” di illustri predecessori che nel Lazio si erano fatti la villa o avevano acquistato il Suv con i soldi dei cittadini: qui al Pirellone c’è solo gente che, pur guadagnando almeno 9.000 euro netti al mese di stipendio comprensivo di diaria, e pur essendo già dotata di telefoni e computer gratis, con gli ulteriori fondi pubblici «per il funzionamento del gruppo consiliare» si fa rimborsare il cono gelato da 1 euro e 50, il lecca-lecca, l’ovetto-Kinder e una clessidra; compra la salsiccia dal macellaio, va dal panettiere, segna uno dietro l’altro a distanza di pochi minuti i caffè con brioche da 1 euro e 60 al bar, beve una birra al pub; acquista in tabaccheria blocchi di «gratta e vinci», mette in lista un farmaco e il relativo ticket da 21 euro, e a Capodanno accolla ai contribuenti i fuochi d’artificio.

Tra i beni rimborsati c’è anche l’iPhone (900 euro) di Nicole Minetti

Tartufi e ostriche 
Perfino le trasgressioni culinarie sono un po’ da filmetto di serie B. Come nei «due coperti» da 127 euro di ostriche rimborsati al leghista Pierluigi Toscani. O come il pasto al ristorante «il Baretto al Baglioni» il 23 ottobre 2010 che l’ex presidente leghista del consiglio regionale Davide Boni qualifica «spesa di rappresentanza» nei «rapporti consiglio-giunta e nuova sede con il Sottosegretario Expo 2015», consumando 30 grammi di tartufo per 180 euro su 644 di conto. Il tartufo deve essere una passione: Giorgio Pozzi si fa rimborsare una cena «con rappresentanti dell’imprenditoria locale» il 23 dicembre 2010 sempre al «Baretto» dove, su un conto di 3.320 euro, 200 sono di vini, 400 di champagne e ben 882 di tartufi in un «privé» il cui utilizzo costa da solo 150 euro.

Sushi e ospitalità 
Quando a saldare i conti è indirettamente il contribuente, diventa più facile largheggiare in generosità: sempre Pozzi, ad esempio, ottiene il rimborso di 5.500 euro spesi al ristorante «Il Gatto Nero» di Cernobbio il 30 luglio 2010 per una «cena istituzionale con operatori e imprenditori locali» offerta a 55 persone. Alessandro Colucci oscilla invece tra gli arancini da 5 euro e il sushi da 127 euro per due coperti al ristorante «Nobu Armani».

I taxi, il Natale, Parigi 
Del resto la madre di tutte le ambiguità è il concetto in sé di «materiale di rappresentanza», tipo quello che Boni compra per 11.164 euro a Napoli tra il 28 e il 30 dicembre 2010: 75 cravatte in seta, 3 sciarpe in cashmere, 7 foulard in seta. Per definizione, nulla è più di «rappresentanza» come le colazioni e le cene al ristorante, che insieme a una marea di taxi sono la voce più ricorrente e corposa nei rimborsi ritenuti dubbi dagli uomini della GdF milanese che con i pm Robledo-Filippini-D’Alessio già avevano indagato sul finanziamento pubblico alla Lega e prima ancora sui derivati del Comune di Milano. L’ex assessore Buscemi, ad esempio, al ristorante milanese «A Riccione» sostiene «spese di rappresentanza» per 380 euro proprio alla viglia di Natale, 24 dicembre 2009, e per 695 euro proprio l’ultimo dell’anno, 31 dicembre 2009.
Altre volte Buscemi qualifica come «spese di rappresentanza» il ritiro di pietanze da asporto presso ristoranti giapponesi e cinesi. E quando un evento legato all’Expo propizia un soggiorno istituzionale a Parigi, all’«Hotel Park Hyatt» paga 638 euro con carta di credito della Regione anche se dalla fattura dell’albergo sembrerebbe che i servizi ricettivi siano stati offerti a «2 persone».

Matrimonio 
Tante cose potranno forse essere chiarite, e certo ce n’è parecchie da mettere a fuoco. Il capogruppo leghista Stefano Galli, ad esempio, che il 5 marzo 2009 mette in lista 8 euro per la ricarica di una penna, sostiene il 16 giugno 2010 al Ristorante «Toscano» una asserita spesa «di funzionamento» del gruppo anche se il ristoratore, interrogato come teste, ha affermato che quella spesa, 6.180 euro per 103 coperti, riguardava di certo un matrimonio.

Ovetti e Mignottocrazia
L’orizzonte degli scontrini è il più vario. Alessandro Marelli, pur non disdegnando di acquistare pc e cellulari, esibisce 4 euro per una birra spina media al pub e 9,90 euro per un tubetto di ovetti Kinder con sorpresa, e si fa rimborsare le sigarette e persino i coni gelato come Pierluigi Toscani, che non manca 752 euro di cartucce e non disdegna i tagliandi «win for live». Nicole Minetti sceglie invece di spaziare dagli 899 euro per l’iPhone5 ai 27 euro per «barattoli di sabbia in vetro giallo», dagli 832 auro di «consumazioni» all’Hotel Principe di Savoia ai pochi euro per una crema da viso. Ed è al gruppo consiliare pdl che l’imputata nel processo Ruby accolla i 16 euro spesi per comprare il libro «Mignottocrazia» scritto da Paolo Guzzanti.

«Si può vivere così?» 
Ciascuno ha le sue predilezioni. Angelo Giammario (114mila euro contestati sul 2008-2012, più di lui solo il capogruppo pdl Paolo Valentini con 118.000) suole affittare un’auto con conducente da Basiglio a Milano. Cesare Bossetti, intestatario del rimborso della tazzina di caffè al bar come del farmaco da 21 euro, ricorre alle spese di funzionamento del gruppo per 14 cornici per 672 euro il 2 agosto 2010, e per altre 8 cornici il 7 luglio per 384 euro. Giulio Boscagli, il cognato di Formigoni, compra tre iPad per 2.626 euro. E mentre Roberto Pedretti si fa rimborsare 960 euro per un ingrandimento fotografico, per il suo collega Marcello Raimondi, che attinge spesso ai soldi pubblici per il rifornimento di carburante, l’1 marzo 2008 è invece giorno di acquisti tecnologici: una macchina fotografica da 520 euro, una telecamera da 230, un proiettore da 720, un computer da 1.390. Ma una decina di giorni dopo si dà anche ai libri. Titolo: «Si può vivere così?». di L.Ferrarella e di G.Guastella

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