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Posts Tagged ‘paganini Hendrix’

Era metà di dicembre verso sera, a Parma, vicino al cimitero della Villetta, dove io passavo in bicicletta per tornare a casa. La nebbia aveva coperto alberi, strade e semafori, non si vedeva nulla oltre il cerchio perlaceo dell’alito che si fondeva con il grigiore dell’aria. Arrivato all’altezza del cancello, vidi i lumini che bucavano con la loro luce tremante lo sguardo di chi passava frettoloso. Per un attimo avvertii una sensazione di armonia, un canto d’uccello, un asino che ragliava, il suono di una chitarra pizzicata, un gallo, un cane, una campanella. Seguendo l’onda sonora, mi addentrai tra le tombe, i suoni mi condussero davanti alla monumentale tomba di Nicolò Paganini. Avvolto dalla nebbia, sentii iniziare la melodia della sonata Scena amorosa. Un melodia malinconica scritta per la sorella di Napoleone, Elisa, una liason del cuore paganiniano. Un turbinio di tempi: Principio – Preghiera – Acconsentito – Timidezza – Contentezza – Lite – Pace – Segnali d’amore – Notizie della partenza – Distacco. Ero  davanti alla sua statua, mi guardava con il viso incorniciato dai suoi capelli lunghi e mi diceva: «Questa sonata l’ho scritta per due corde solo, la quarta corda è il maschio, e quella piccola, il cantino, la femmina. È la mia storia d’amore con la principessa Elisa.»  Non mi pareva vero che  parlasse, iniziò a raccontarmi… Dalle sue labbra la storia iniziò a prendere immagine: «Sono nato a Genova il 27 ottobre 1782, quarto di sei fratelli, tre maschi e tre femmine, appartenevo a una famiglia povera. Mio padre Antonio lavorava come «ligaballe» al porto e per arrotondare i redditi della famiglia giocava anche d’azzardo, commerciava in strumenti musicali ed era un dilettante di mandolino, il suo orecchio era disarmonico. Mia madre Teresa, a cui volevo un bene immenso, era completamente analfabeta, ma dotata di una bellissima voce e amava cantarmi sempre delle canzoni popolari genovesi. Con metodo tirannico mio padre mi obbligò a studiare il mandolino all’età di quattro anni, mentre mia madre, in sogno, aveva chiesto come grazia al Salvatore di farmi diventare  un bravissimo violinista, e le fu concesso. Passai quindi allo studio del violino: tutta la mia infanzia è un susseguirsi di 10 ore al giorno di studio,  all’età di 8 anni diedi il mio primo concerto, da allora non ho più smesso di esibirmi. Abitavamo vicino alla casa natale di Colombo, in via Passo di Gattamora, anche questo indirizzo era un segno del destino. Colombo aveva scoperto nuove frontiere, ed io, invece avrei inventato un mondo sonoro nuovo, aprendo strade che fino ad allora si pensavano impossibili. E non ultimo, il gatto, simbolo della flessuosità ed estensibilità delle mie dita,  che riuscivano a pizzicare le corde nei punti impossibili. Ho conosciuto tutti i più grandi musicisti del mio tempo, ho suonato con Rossini, Mendelsshon, mi hanno ascoltato Schumann, Berlioz, Brahms, Chopin, Liszt che si è ispirato per il suo pianismo trascendentale.  Ognuno di loro si è ispirato a miei temi per comporre composizioni originali, senza mai pagarmi nemmeno una palanca, prima di tutto. Nella mia attività solistica sono riuscito a tenere oltre 200 concerti all’anno, a volte quando mancava l’orchestra suonavo il violino da solo davanti al pubblico anche per tre ore di seguito. Io adoravo far divertire il pubblico, mi piaceva vedere il sorriso sul volto della gente, li stupivo con le imitazioni degli animali, il cane, il gallo, il gatto e quando ridevano troppo gli facevo il somaro. Ho guadagnato tanto, ma il denaro non era mai troppo, per arrotondare mi sono inventato di tutto, compravo stampe di miei ritratti e li rivendevo con il mio autografo, facevo archetti disegnati da me per rivenderli, le corde di budello modello Paganini, le sciarpe, bastoni da uomo, i cappelli,  i medaglioni, i menu Paganini al ristorante: sono stato un antesignano della «réclame». I biglietti dei miei  concerti erano venduti a cifre altissime, perché io non guadagnavo con gli spartiti,  tutto quello che c’era scritto sul pentagramma, a differenza della giustizia, non era uguale per tutti, e per me ogni esecuzione era irripetibile». Ascoltando Paganini parlare,  mi veniva in mente che durante i suoi concerti succedeva di tutto, al limite del «paranormale», situazioni che Paganini preparava con molta cura, da vero e proprio «Houdini». Antesignano delle pop star, dei musicisti Rock, i suoi concerti in tutta Europa erano delle tournée dove il pubblico si accalcava per comprare i biglietti, con vere scene di delirio, duecento anni prima dei Beatles e Jimi Hendrix. Da vero seduttore con il violino, sedusse anche moltissime donne, il suo istrionismo fu anche la causa di una denuncia per «ratto e seduzione di minore» che gli costò dieci giorni di galera. Tutta questa attività sentimentale, oltre a lasciargli un figlio, Achille,  divenuto suo erede universale, gli causò la sifilide; la cura con il mercurio poi gli massacrò la sua salute definitivamente diventando pallido e magrissimo, perse quasi tutti i denti e anche il mento subì una grave deformazione, perse quasi la vista, tanto che negli ultimi anni di vita girava con delle strane lenti color blu. Mi chiese quale fosse la mia professione, io gli risposi che ero musicista. Per un attimo rimase in silenzio, poi con una grande risata disse: «belin!  Chi è il tuo compositore preferito?» Con un certo timore gli risposi: «Nicolò Paganini».

Claudio Ferrarini

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