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Archive for the ‘Liberazione Animale’ Category

Nessuno vi dice di smettere di mangiare la carne di cavallo come di ogni altro animale perche’ ognuno e’ libero di alimentarsi come desidera ma vorrei che almeno vi giungessero le immagini di come viene trattato l’animale con il quale molti golosamente si cibano.
Ad ogni morso ovviamente il cervello da impulsi che attivano le papille gustative e quindi oltre al gusto della carne non pensate ad altro, bene da oggi allora quando mangiate una bistecca che sia di cavallo, che sia bovino, di maiale… ricordatevi di queste immagini e soprattutto che forse mangiando meno carne, cosa che gioverebbe alla salute ed alla longevita’,magari il commercio diminuirebbe e magari verrebbero uccisi meno animali ma soprattutto soffrirebbero di meno visto che non si rispettano le leggi per il buon trattamento durante il trasporto.
Non e’ tanto il momento atroce dell’uccisione ma il trasporto un vero inferno…ne vale la pena???
Buon Appetito
Italia sotto accusa per l’importazione di cavalli e asini dall’Europa orientale
In un articolo della BBC del 9 febbraio u.s., firmato Alex Kirby, tale attività di importazione è stata descritta come uno degli aspetti più crudeli del commercio di animali vivi in Europa.

Ogni anno vengono importati in Italia, su autocarri, 150.000 cavalli provenienti dai paesi dell’est europeo e 7.000 asini provenienti dalla sola Romania. Il numero dei cavalli importati nella Comunità Europea è, complessivamente, di circa 250.000 capi equini.
Gli animali vengono sottoposti a un lungo viaggio che dura 90 ore e comprende il passaggio di varie frontiere (stranamente tutte di paesi non comunitari), prima di essere abbattuti nei mattatoi italiani. Partendo dall’Europa orientale, gli autocarri attraversano la repubblica Ceca, la Slovacchia, l’Ungheria e la Slovenia prima di entrare in Italia a Gorizia. Da qui il viaggio degli animali deve ancora durare a lungo. Un trasporto dalla Lituania alla Sardegna, di 2.400 chilometri, è durato 95 ore.

Quando arrivano in Ungheria, che è a metà del viaggio, molti cavalli sono in condizioni spaventose. Molti sono esausti e disidratati, alcuni sono feriti, altri stanno morendo o sono già morti. Gli animali caduti sul piancito del camion per debolezza o per le frenate, non possono rialzarsi e vengono calpestati dai compagni. I camionisti tentano di farli alzare colpendoli e pungolandoli con bastoni. Se non si rialzano vengono trascinati moribondi fuori dal camion.
Nel passaggio da uno Stato all’altro non vengono effettuati controlli, perché gli animali sono “in transito”. I somari importati dalla Romania per essere adoperati nell’industria degli insaccati, soffrono terribilmente durante il viaggio e subiscono un trattamento brutale. Molti di essi sono molto giovani.
La ILPH e anche altre associazioni, soprattutto inglesi e tedesche, hanno chiesto all’Italia di fermare questo orrendo traffico, ma fino ad ora inutilmente.
Questo tipo di commercio deve essere sottoposto a controlli conformi con i regolamenti europei sulla salvaguardia degli animali ed è necessario che le norme CEE vengano fatte rispettare a Gorizia dove, come riferisce il citato articolo della BBC, “esse vengono regolarmente ignorate”. La ILPH (International League for the Protection of Horses), che segue il problema con grande attenzione, sostiene che la cosa migliore sarebbe quella di abbattere gli animali nel luogo di origine, nel rispetto di tutte le direttive della Comunità Europea in materia. In tal modo il commercio riguarderebbe solo la carne macellata e si eviterebbero agli animali inutili e lunghe sofferenze. In un suo rapporto Jeremy James ( ILPH) dice che gli animali vengono acquistati da commercianti italiani con pochi scrupoli, che li comprano a prezzi stracciati incuranti delle loro condizioni. La sola Romania ha un parco equino di 800.000 capi dei quali circa 15.000 sono affetti da anemia equina infettiva. Inutile sottolineare il pericolo che si corre in Italia se gli animali vengono introdotti con controlli inesistenti o sporadici. In Romania la legge proibisce l’esportazione di cavalli destinati al macello se non sono stati prima sottoposti in loco all’esame detto ELISA per la trichinosi. Gli importatori, per aggirano il problema dichiarando che i cavalli sono destinati all’allevamento, destinazione che non richiede il test ELISA.

Si corre, perci, il rischio che la trichinella venga immessa nella catena alimentare. Risulta che ci siano stati dei casi di trichinosi (malattia parassitaria) in Francia e in Italia.
Gli sporadici esami del sangue che vengono effettuati a Gorizia rappresentano, in questo caso, una procedura inefficiente ed inutile, perché la trichinella non pu essere individuata nei campioni di sangue non essendo un patogeno (vedi anche l’articolo “Un altro allarme: la carne di cavallo”.

Uno dei motivi di rilevanza economica, che alimenta questo traffico, è il seguente escamotage probabilmente permesso dalla legge. La carne importata viva in Italia e poi macellata viene messa in commercio come “Produzione Nazionale”. La carne di animali nati in Italia e qui macellati viene invece commercializzata come “Produzione Italiana”.

Il 9 febbraio 2000 la presentatrice televisiva Wendy Turner e il commentatore della BBC Sir Peter O’ Sullivan hanno presentato all’ambasciatore d’Italia a Londra un filmato (del quale anche noi siamo in possesso) che documenta questo deprecabile commercio. Sir Peter ha detto: “Ogni uomo, donna o ragazzo che ha rispetto per il cavallo resterà per sempre perseguitato dalle immagini di questo orribile traffico, che disonora sia la Comunità Europea che la razza umana.”

Carlo Faillace
Argomenti collegati: “Ultime sui trasporti” e “La carne di cavallo è sana?”

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In seguito alle nostre segnalazioni, il senatore Roberto Lasagna, di Forza Italia, in data 18 febbraio, 2000 ha presentato una interrogazione parlamentare (n.4/18239) con la quale richiede si sapere:
quali provvedimenti si intenda adottare per trovare una rapida soluzione alla sofferenza di questi animali e quali misure si intenda intraprendere al fine di far rispettare i regolamenti CEE nelle nostre zone di confine.
Quali responsabilità siano da addebitare alla magistratura locale che non ha svolto le indagini.
Quali siano i mattatoi destinatari finali e le industrie che usufruiscono della carne da macello.
Sino a data odierna 22 febbraio, 2001, non è ancora stata data una risposta.

Riportiamo qui sotto la lettera inviata al ministro Pecorario Scanio e per conoscenza al Conte Melzi, Presidente dell’U.N.I.R.E., il 16 novembre 2000.

PROEQUO
Organizzazione per la protezione del cavallo
Associazione di volontariato non profit
Rappresentante ILPH in Italia
Sede operativa: Strada di Valle Steccona 23
00063 Campagnano (RM)
Tel e Fax: +39 6 9042508
Sito internet: http://www.proequo.org e mail:info@proequo.org

On. Ministro Alfonso Pecorario Scanio
Ministero delle Politiche Agricole e Forestali
Via XX Settembre 20
ROMA

p.c. Conte Melzi d’Erril
U.N.I.R.E. piazza San Lorenzo in Lucina 4
ROMA
16 novembre, 2000

Onorevole Ministro,

prendendo spunto da quanto sta avvenendo nel mercato delle carni bovine, desidero approfittare della Sua sensibilità per richiamare la Sua attenzione al problema dell’importazione degli equini dai paesi dell’Europa orientale.
Si tratta di circa 200.000 cavalli e di 7.000 asini che vengono importati ogni anno in Italia in condizioni vergognose e dopo viaggi che durano più di 90 ore.

Insieme all’ILPH (International League for the Pérotection of Horses), che abbiamo l’onore di rappresentare in Italia, stiamo lavorando nell’Europa orientale:
1) nella progettazione di autocarri più adatti e confortevoli per il trasporto dei cavalli.
2) Cercando di mettere in contatto gli importatori italiani con i fornitori di carne refrigerata anziché di animali vivi, come in Ungheria, Romania e Polonia dove stiamo incoraggiando l’allestimento di mattatoi conformi alle direttive della Comunità Europea e dimostrando ai “produttori” la convenienza economica di esportare carni refrigerate anziché animali vivi.
3) Mettendo in risalto che malattie infettive vengono regolarmente trasportate nella Comunità Europea dagli importatori italiani, che contravvengono alle leggi sia dei paesi dell’Europa orientale che della CEE.

Si deve notare che la sola Romania nel suo parco cavalli di 800.000 capi ne conta circa 15.000 affetti da anemia equina infettiva. E’ facilmente intuibile quali danni subirebbe l’allevamento equino italiano, in special modo l’allevamento del cavallo purosangue e sportivo in generale, se tale malattia si diffondesse e venisse riscontrata in Italia. Per non parlare, inoltre, del pericolo della diffusione della trichinellosi, malattia trasmissibile dagli equini agli umani, non riscontrabile negli esami del sangue (sporadici in Italia), perché non è un patogeno, della quale sono stati segnalati casi sia nell’Italia meridionale che in Francia.
Gli animali vengono acquistati a prezzi stracciati dagli importatori italiani, che non si curano di ci che comprano, né delle condizioni sanitarie e delle malattie che potrebbero avere né di come vengono trasportati.

Il nostro lavoro, che tende a cercare soluzioni pratiche e attuabili, avendo come scopo quello di alleviare le sofferenze degli equini, è apprezzato dalla Comunità Europea. La Commissione Europea ha cercato infatti l’aiuto informativo dell’ILPH per redigere il Rapporto sui trasporti. Ha chiesto, inoltre, l’assistenza dell’ILPH per la presentazione del Rapporto al Parlamento Europeo e al Consiglio dei Ministri. Abbiamo assicurato la nostra collaborazione.
La Commissione ha indicato che avrebbe gradito la partecipazione dell’ILPH nel far rispettare la Direttiva e stiamo mettendo a punto un programma per svolgere questo lavoro.

Conoscendo la Sua sensibilità sono certo che Lei vorrà approfittare di questo momento per por fine definitivamente al traffico di animali vivi destinati al macello.
Le invio un cordiale saluto con l’augurio di un buon lavoro.

Prof. Carlo Faillace
(presidente PROEQUO)

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Un arte orrenda che non rispetta la vita!!!!!!!!!
L’imbalsamazione è un peccato contro il cielo e la terra-contro il cielo che ha chiamato in vita l’anima-e reso liberi gli elementi servili-contro la terra che veniva derubata della sua polvere.Hanno uno strano gusto per la morte gli uomini che vanno nei musei (cacciatori,imbalsamatori) a contemplare le vesti dismesse della vita-pittosto che maneggiare la vita stessa.Dov’è il vero Erbario-il gabinetto delle conchiglie, il museo degli scheletri-se non nel prato,dove sbocciano il fiore, o presso la riva dove la marea ha gettato i pesci, o sulle colline dove l’animale ha deposto la sua vita. Dove lo scheletro del viaggiatore riposa nell’erba, li può essere studiato con profitto. Quale diritto ha l’uomo mortale di ostentare uno scheletro ritto sulle sue gambe una volta gli dei hanno sciolto i muscoli-quale diritto di imitare il paradiso con i suoi tendini- o di riempire di segatura il corpo, che la natura ha decretato ritorni alla polvere? Se andate in Italia ed in Egitto se volete contemplare quei luoghi in cui le ossa sono il prodotto naturale del terreno che genera tombe e catacombe.Vivreste voi dentro l’esemplare esscicato o impagliato di un mondo? un mondo imbalsamato. Le nostre capacità percettive sono state così turbate in questi luoghi, una creazione di morte, verso la nostra discendenza animale. In questi luoghi ho scambiato per un esemplare impagliato un uomo vero, vivo, in atteggiamento rilassato, assorto come me secondo le esigenze del posto. Tanto si degradano gli uomini in conseguenza a ciò.Mi sono ripromesso di non entrare più in nessun museo che espone questo genere di morte,di non frequentare le case che hanno queste statue che respingono la mia anima. Sono per la vita e non per la morte, ma rispetto la morte come inizio di una nuova vita, e nessun uomo può sfigurare questo gesto, occupando la mia vista di un orrore continuo. cF

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Mangerai l’agnello a Pasqua? Oppure sceglierai uno stile di vita vegetariano? E come i vegetariani ti asterrai dalle carni? Iniziamo dal principio. Il legame tra l’agnello e la Pasqua. Perchè l’agnello è il simbolo della Pasqua? L’agnello e’ il simbolo per eccellenza della Pasqua. E nella Bibbia questo assume, nel rapporto con Dio, il ruolo di animale debole e sottomesso, di animale dipendente dal suo pastore e di animale simbolo della totale obbedienza alla parola del Signore e al suo volere.

L’agnello, nelle Sacre Scritture, è sempre stato descritto come animale sacrificale: l’agnello, la vittima da offrire a Dio. Nella Bibbia si racconta che nella notte in cui Dio salvò il popolo dalla schiavitù d’Egitto, l’angelo sterminatore passò nelle case degli egiziani uccidendo il primogenito, e passo’ oltre le case degli ebrei che avevano segnato gli stipiti delle porte con il sangue dell’agnello sacrificato. È per questo che, nel commemorare il giorno di Pasqua, gli ebrei mangiano sempre l’agnello. Tale tradizione è stata ripresa poi dai Cristiani, che tuttora, sulle loro tavole imbandite, nel giorno di Pasqua, portano anche l’agnello, anzi l’agnellino, quello nato entro l’anno e quello più tenero.

Mangiare l’agnello a Pasqua o no allora? Negli ultimi anni, però, c’è chi non ci sta a mangiare l’agnello a Pasqua, come nel caso dei vegetariani. C’è chi dice no a questa tradizione e, in prossimità della festa di Pasqua, inizia una lotta contro chi uccide gli agnellini, attivando delle vere e proprie campagne pubblicitarie. Si parla di massacro, di violenza, di non rispetto verso questi animali indifesi. Il vegetarianesimo, sviluppatosi in Italia soprattutto nell’ultimo decennio, alza la sua voce e si schiera a favore di questi animali, chiedendo a tutti i cittadini di fare a meno, nel loro pranzo di Pasqua, di un piatto d’agnello. E così, a pochi giorni dalla festa della Resurrezione, la polemica ‘agnello si’ e ‘agnello no’ scuote la coscienza degli italiani.

Il Popolo della libertà si divide sull’agnello pasquale. L’ultima sortita dell’ex ministro Michela Vittoria Brambilla, che da convinta animalista ha suggerito di non comprare agnelli nel periodo pasquale, ha suscitato infatti le ire dell’assessore regionale all’Agricoltura, Oscar Cherchi.

“Mi fa specie che una personalità politica come la Brambilla possa andare contro le esigenze economiche, sociali, nonché le tradizioni, non solo sarde ma dell’Italia intera – ha attaccato l’assessore Cherchi -. Nei giorni scorsi è stato certificato un aumento del 20 per centodelle produzioni di Agnello di Sardegna IGP che andranno a soddisfare le tante richieste dei consumatori dando finalmente respiro a un comparto in grandi difficoltà. Di questo dato non possiamo che gioire auspicando che ogni sardo, ovunque si trovi nel mondo, possa apparecchiare la sua tavola per Pasqua con prodotti sardi”.

Cherchi, scagliandosi contro l’ex ministro del Turismo e i suoi appelli anche televisivi a non consumare agnelli per il pranzo pasquale, ha ricordato un’altra gaffe della stessa Brambilla che fece assai discutere: “Poco più di un anno fa la mia collega di partito, che comunque stimo per la sua intensa e proficua attività politica, aveva contestato la Sartiglia di Oristano – ha rievocato l’assessore -, affermando che i cavalli impegnati nella secolare giostra equestre venivano maltrattati. Cosa assolutamente non vera, come ben sa chi conosce la dedizione e l’amore dei cavalieri per i propri destrieri. Anche in quella occasione dimostrò scarsa conoscenza delle tradizioni popolari e di quanto rispetto abbiano i sardi verso gli animali”.

Domanda: “Che cosa vuole dire che Gesù è l’Agnello di Dio?”

Risposta: Quando Gesù viene chiamato l’Agnello di Dio in Giovanni 1:29 e Giovanni 1:36, è un riferimento a Lui come sacrificio perfetto e finale per il peccato. Per capire chi era Gesù e che cosa ha fatto, dobbiamo partire dall’Antico Testamento che contiene profezie sulla venuta di Cristo come “sacrificio per il peccato” (Isaia 53:10). L’intero sistema sacrificale stabilito da Dio nell’Antico Testamento, era infatti un preparativo per la venuta di Gesù Cristo, che è il sacrificio perfetto di Dio per l’espiazione dei peccati del Suo popolo (Romani 8:3; Ebrei 10).

Il sacrificio di agnelli aveva un ruolo molto importante nella vita religiosa e nel sistema sacrificale dei Giudei. Quando Giovanni Battista additò Gesù come “L’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo” (Giovanni 1:29), i Giudei che lo sentirono potevano pensare a uno tra vari sacrifici importanti. Essendo vicina la Pasqua, il primo pensiero poteva andare al sacrificio dell’agnello Pasquale. La festa della Pasqua era una delle feste principali dei Giudei ed era una celebrazione in ricordo della liberazione divina degli Israeliti dall’Egitto. Infatti, l’uccisione dell’agnello Pasquale e l’applicazione del sangue sugli stipiti della porta delle case (Esodo 12:11-13) è un’immagine bellissima dell’opera espiatrice di Gesù sulla croce. Coloro per i quali Lui è morto, sono coperti dal suo sangue e protetti dall’angelo di morte (spirituale).

Un altro sacrificio importante che coinvolgeva gli agnelli era il sacrificio quotidiano nel tempio di Gerusalemme. Ogni mattina e ogni sera, un agnello veniva sacrificato nel tempio per i peccati del popolo (Esodo 29:38-42). Questi sacrifici quotidiani, come tutti gli altri, avevano lo scopo di puntare verso il sacrificio perfetto di Cristo sulla croce. Non a caso, l’orario della morte di Gesù sulla croce corrisponde all’orario in cui veniva offerto il sacrificio serale nel tempio. I Giudei di quell’epoca avrebbero conosciuto bene i profeti dell’Antico Testamento Geremia e Isaia che avevano predetto della venuta di Uno che sarebbe stato condotto “come un agnello che si conduce al macello” (Geremia 11:19; Isaia 53:7) e le cui sofferenze e il cui sacrificio avrebbero portato la redenzione a Israele. Naturalmente quella persona non era altri che Gesù Cristo, “l’Agnello di Dio”.

Mentre per noi oggi l’idea di un sistema sacrificale appare strano, ci è familiare il concetto di pagamento o restituzione di un debito. Sappiamo che il salario del peccato è la morte (Romani 6:23) e che il nostro peccato ci separa da Dio. Sappiamo anche che la Bibbia insegna che siamo tutti peccatori e che nessuno di noi è giusto davanti a Dio (Romani 3:23). A causa del nostro peccato, siamo separati da Dio, e siamo colpevoli davanti a Lui. Quindi l’unica speranza che abbiamo e che Lui provveda per noi un modo di essere riconciliati con Sé, ed è ciò che ha fatto mandando Suo Figlio Gesù Cristo a morire sulla croce. Cristo è morto per espiare il peccato e pagare il prezzo per i peccati di tutti coloro che credono in lui.

E’ attraverso la Sua morte sulla croce come sacrificio perfetto di Dio per il peccato e tramite la Sua risurrezione tre giorni dopo che possiamo ora avere vita eterna se crediamo in Lui. Il fatto che Dio Stesso ha provveduto l’offerta che espia i nostri peccati è una buona notizia del vangelo che viene dichiarato chiaramente in 1 Pietro 1:18-21: “Sapendo che non con cose corruttibili, con argento o con oro, siete stati riscattati dal vano modo di vivere tramandatovi dai vostri padri, ma con il prezioso sangue di Cristo, come quello di un agnello senza difetto né macchia. Già designato prima della creazione del mondo, egli è stato manifestato negli ultimi tempi per voi; per mezzo di lui credete in Dio che lo ha risuscitato dai morti e gli ha dato gloria affinché la vostra fede e la vostra speranza siano in Dio”.Gesù disse: “Ho desiderato ardentemente festeggiare questa cena di Pasqua con voi, prima di soffrire e per introdurre la commemorazione del Mio sacrificio per il servizio e la redenzione di tutti gli uomini. Ecco, verrà infatti l’ora in cui il Figlio dell’uomo sarà consegnato ai peccatori.” . Ed uno dei Dodici Gli chiese: “Signore, sono io?” Ed Egli rispose: “E’ colui a cui darò il boccone.”
E Giuda Iscariota Gli disse: “Ecco, il pane azzimo, il vino mischiato, l’olio e le erbe, ma dov’è l’agnello che Mosè ha prescritto?” (Infatti Giuda aveva comprato l’agnello, ma Gesù aveva proibito di macellarlo.)
Giovanni predisse dallo Spirito: “Vedete l’Agnello di Dio, il buon Pastore, che sacrifica la propria vita per le Sue pecore.” Giuda fu colpito da queste parole, perché sapeva che L’avrebbe tradito. Ma Giuda chiese di nuovo: “Maestro, non sta scritto nella Legge che per la festa di Pasqua deve essere macellato un agnello all’interno delle porte?”
E Gesù rispose: “Quando Io verrò innalzato sulla croce, l’Agnello sarà davvero macellato. Ma guai a colui tramite il quale esso è stato consegnato nelle mani dei carnefici. Sarebbe stato meglio per lui non essere mai nato.
In verità, vi dico, che Io sono venuto nel mondo per abolire tutti i sacrifici di sangue e il consumo della carne di animali ed uccelli macellati dagli uomini.
In principio, Dio diede a tutti come cibo i frutti degli alberi e i semi e le erbe; ma coloro che amavano se stessi più di Dio o dei loro simili pervertirono i propri costumi ed inflissero malattie ai loro corpi e riempirono la terra di cupidigia e crudeltà.
Non è spargendo sangue innocente, bensì con una vita retta, che troverete la pace di Dio. Mi chiamate il Cristo-Dio e dite il vero, poiché Io Sono la Via, la Verità e la Vita.
Percorrete questa via e troverete Dio. Cercate la verità e la verità vi renderà liberi. Vivete nella vita e non vedrete la morte. Tutte le cose vivono in Dio e lo Spirito di Dio ricolma tutte le cose.
Ora Giuda Iscariota era andato nella casa di Caifa e gli disse: “Ecco, ha festeggiato il pasto della Pasqua all’interno delle porte con pane azzimo anziché con l’agnello. Io avevo comperato un agnello, ma Lui proibì di ammazzarlo. Ecco, è testimone l’uomo dal quale l’ho comprato.”
E Caifa si strappò i suoi abiti e disse: “In verità, questa non è una festa di Pasqua secondo la Legge di Mosè. Ha commesso un’azione che è degna di morte; poiché si tratta di una grave trasgressione della Legge. A che servono altri testimoni? Diciamo alla gente che Lo segue che cosa ha fatto; poiché essi temono il potere della Legge”

– Dal Vangelo originario: Alfa e Omega- il Vangelo di Gesù- La rivelazione del Cristo che il mondo non conosce. –

Nel brano sulla Pasqua, al capitolo “Tradizione” , riporto il rituale della Haggadah durante il quale veniva mangiato, fra gli altri cibi, l’agnello.
Del poco che oggi consumiamo di quella cena tradizionale, oltre l’uovo è rimasto proprio l’agnello.
Se consideriamo questo particolare, sembrerebbe essere passati da un certo aspetto della tradizione ebraica, quello del sacrificio rituale dell’agnello, all’attuale tradizione del mangiare l’agnello pasquale, certo mitigata nei suoi aspetti cruenti, ma solo perché l’uccisione avviene lontano dai nostri occhi, ignorando che in mezzo ci fu una cena pasquale che cambiò la storia del mondo, ma che evidentemente non è valsa a porre fine all’uccisione degli agnelli.
Potrebbe sembrare un aspetto secondario rispetto a quella che è stata la grossa rivoluzione portata dal cristianesimo, vediamo perché, a mio avviso non lo è.
Cerchiamo di ricostruire, sulla base delle informazioni che ci vengono dai vangeli canonici e da altri scritti, gli eventi relativi alla notte dell’ultima cena.
La Pasqua ebraica si poteva celebrare solo nella Città Santa, Gerusalemme.
Per Gesù era già stato emesso un mandato di cattura.
Era necessario trovare un posto sicuro per celebrare la Pasqua.
Furono gli Esseni ad offrire ospitalità, il cenacolo si trova, appunto, al centro del quartiere degli Esseni all’estremo sud di Gerusalemme.
Gesù potè entrare, discretamente, dalla porta degli Esseni, ai margini della città.
Gli Esseni prestavano gratuitamente i loro locali per la Pasqua a patto che si osservassero delle regole.
La regola principale aboliva i sacrifici di animali e, quindi, l’immolazione dell’agnello.
Chiamavano la loro Pasqua “fiorita” perché il sacrificio dell’agnello veniva sostituito con l’offerta rituale di cereali e la tavola imbandita con frutti della terra.
Gli Esseni si astenevano dal frequentare il tempio e compiere sacrifici.
Gesù, è noto, non aveva buoni rapporti con la classe sacerdotale, qualche tempo prima aveva scacciato i venditori dal tempio liberando le colombe e aveva suscitato lo sdegno dei sacerdoti quando, operando guarigioni, veniva osannato dal popolo.
Non è pensabile, in questo contesto, un Gesù, o chi per Lui, che si rechi al tempio a sgozzare l’agnello davanti ai sacerdoti, secondo il rituale ebraico.
Tutta la letteratura cristiana antica sostiene, poi, che il Cristo, come tutti gli uomini spirituali del tempo, non mangiasse carne.
Gesù con la sua predicazione e la sua vita da l’immagine di un Dio di misericordia, che non vuole spargimenti di sangue e vittime immolate, per porre fine a tutto ciò è lui che si offre volontariamente.
L’immagine del “Buon Pastore” che sgozza la pecorella sarebbe veramente un’enorme contraddizione.
Credo ce ne sia a sufficienza per cominciare a riflettere sul fatto che, se con Cristo arriva la buona novella, questa è per tutto il creato, agnelli compresi.
E’ il rispetto della vita in ogni sua forma.
La Pasqua non avrà maggior valore se gli agnelli che oggi pascolano sui prati, fra pochi giorni saranno sulla tavola di chi in questo modo crede di festeggiare al meglio la Resurrezione.
Non mi riferisco, naturalmente, a coloro per i quali Pasqua non è altro che un’usanza e qualche giorno di vacanza che termina con la gita di Pasquetta, ma a tutti quelli che in qualche modo celebrano l’evento ricordando con vari riti la passione morte e resurrezione di Cristo e terminano le celebrazioni intorno alla tavola imbandita, sulla quale l’agnello è il piatto forte.
Voglio essere chiaro, ognuno è libero di mangiare ciò che vuole e dare il significato che vuole a ciò che mangia, ma voglio permettermi una, a questo punto, ovvia considerazione: come mai un Maestro che, in contrasto con la tradizione del suo popolo, celebra una Pasqua in cui, nel rispetto di tutte le creature, l’agnello viene risparmiato, si trova ad avere dei seguaci che fanno uccidere e mangiano l’agnello, pensando di compiere un gesto devozionale, ma in effetti, mettendo in atto qualcosa di poco diverso da ciò che facevano coloro che quel Maestro volevano morto.
Come vedete, la questione a questo punto, non è di scarsa rilevanza.
Se vogliamo attribuire un significato simbolico a tutto questo, chi oggi mangia l’agnello pasquale pensando di mangiare ciò che raffigura l’Agnello di Dio, non fa altro che riagganciarsi ad una tradizione che il loro stesso Maestro ha rigettato.
Per quel che sappiamo dell’ultima cena di Gesù, l’unico cibo di cui si parla è il pane e l’unica bevanda il vino, questi e solo questi, per sua affermazione lo rappresentano.
I tempi sono maturi perché l’umanità, o almeno una parte di essa, cominci a vivere la propria spiritualità veramente in armonia con il creato, è tempo di smetterla di ingannarsi ed ingannare ribaltando il significato delle proprie azioni.
Cominciamo a chiamare le cose con il proprio nome: mangiare o non mangiare carne ha di per sé scarsa importanza, mangiare l’agnello, pensando di compiere un atto devozionale, è, oggi, indice di una barbarie che riporta al tempo dei sacrifici cruenti, comprensibili per l’epoca, e colloca a quel livello l’atteggiamento spirituale di chi compie tale atto.


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Protesta contro la vivisezione

BOICOTTIAMO tutti i prodotti Chiesi, non partecipate a nessuna manifestazione sostenuta dai prodotti Chiesi. Usate l’anima e il cuore e astenetevi a tutto ci0′ che riguarda la Chiesi. 

Lascia amaramente stupiti che vi sia un consistente aumento del ricorso a test invasivi e dolorosi e una crescita degli impianti autorizzati, nonostante lo scenario scientifico nazionale ed europeo sia sempre più orientato alla promozione di metodi sostitutivi all’impiego di animali». Con queste parole la biologa Michela Kuan, responsabile nazionale Lav settore vivisezione, ha commentato i dati relativi alla  sperimentazione sugli animali nel nostro Paese riguardanti il biennio 2008/2009, informazioni che arrivano direttamente dal ministero della Salute: «I nuovi dati 2008/2009 – ha sottolineato la Kuan – contraddicono l’andamento lievemente decrescente del numero di animali utilizzati negli ultimi 10 anni nei laboratori nazionali, che comunque supera la spaventosa cifra di 800 mila l’anno, e sono in contrasto tanto con l’impegno delle Istituzioni verso una politica di tutela degli animali quanto con l’opinione pubblica sempre più contraria alla sperimentazione su di essi». Secondo i dati diffusi, non solo sono in continua crescita gli esperimenti effettuati sugli animali, ma sono addirittura raddoppiate le autorizzazioni per permettere l’impiego nei test di cani, gatti e primati nei test «in deroga», per fini didattici oppure senza ricorrere all’utilizzo di anestesia: se nel biennio 2007/2008 le deroghe concesse sono state 141, nel 2008/2009 il loro numero è cresciuto fino a 204, nonostante il dl 116/92 esprima chiaramente che questo tipo di esperimenti dovrebbero rappresentare «l’eccezione in quanto regolamentate in modo restrittivo». Sono stati 350 invece i test effettuati senza ricorrere all’anestesia, che hanno esposto gli animali ad «intensi e prolungati livelli di dolore». Sempre nel biennio 2008/2009 il ministero della Salute ha autorizzato l’apertura di 11 strutture adibite alla sperimentazione animale «per un totale che supera i 600 stabilimenti».
«In Italia il principio per il quale il metodo alternativo deve essere preferito all’impiego di animali, stabilito dall’articolo 4 del Decreto Legislativo 116/92 in materia di protezione degli animali usati a fini sperimentali viene del tutto ignorato – ha proseguito la biologa Michela Kuan – sia dall’utilizzatore di animali che dal ministero della Salute: una situazione che va peraltro a tutto danno della ricerca biomedica italiana e che riteniamo debba essere presto cambiata. Un’inversione di rotta indispensabile anche alla luce del recepimento della nuova direttiva 2010/63 Ue: un’occasione che non deve essere assolutamente sprecata dal ministero e dagli enti governativi per supportare in Italia una nuova ricerca all’avanguardia, che tuteli i pazienti umani ma anche gli animali».
La responsabile nazionale del settore vivisezione della Lav ha infine auspicato da parte delle Istituzioni italiane e del settore della ricerca del nostro Paese «un maggiore impegno verso lo sviluppo di metodi alternativi, un ambito sperimentale che avanza con successi concreti e utili per la salute umana rendendo l’uso degli animali una pratica sempre più obsoleta e ingiustificabile».
Di  Rose Ricaldi
Protesta informativa contro l’inaugurazione di un nuovo centro di vivisezione
della Chiesi Farmaceutica. Alla presenza dei Ministri Fazio e Sacconi, lunedì
3 ottobre, la famiglia Chiesi si è vantata di aver portato un nuovo importante
centro di ricerca e nuovi posti di lavoro nella città di Parma. Ciò che tutti
omettono è la presenza di esseri viventi prigionieri di questo nuovo palazzo
della morte alla periferia della città. Prigionieri che sono solo cavie
destinate ai tavoli operatori, che moriranno e verranno rimpiazzati a migliaia
ogni anno.
Appuntamento alle 14.30 in via San Leonardo, Parma. Presidio informativo
davanto alla sede storica della Chiesi e a seguire protesta davanti al nuovo
polo ricerche.
Protesta organizzata da Animals Freedom.

STABILIMENTI UTILIZZATORI AUTORIZZATI ALLA SPERIMENTAZIONE CON USO DI ANIMALI AI SENSI DEL DECRETO LEGISLATIVO 116/92*

Università degli Studi di Parma: der. art. 8 – scimmie del vecchio mondo – dal 22.7.94 – der. art. 8 – specie animale non specificata nel decre-to dall’8.8.94 – der. art. 9 – cane, gatto – dall’8.8.94 – der. art. 8 cane, gatto dall’8.8.94 – der. art. 9 – specie animale non specificata nel decreto – dal 9.8.94 – der. art. 9 – ratto dal 14.11.94 der. art. 9 specie anim. non specifica-ta nel decreto dal 14.11.94 – der. art. 8 specie anim. non specificata nel decreto dal 14.11.94 -der. art. 9 – topo, ratto dal 4.8.95 – der. art. 8 – specie animale non specificata nel decreto dal 16.9.97 der. art. 9 topo – dal 26.1.98 – comportamento
1 Fac. Med. e Chir. Ist. Farmacologia
2 Fac. Med. e Chir. Ist. Fisiologia Umana
3 Fac. Med. e Chir. Ist. Anatomia Umana normale
4 Fac. Med. e Chir. Ist. Anatomia Patologica
5 Fac. Med. e Chir. Ist. Chimica Biologica
6 Fac. Med. e Chir. Ist. Clinica medica e nefrologia
7 Fac. Med. e Chir. Ist. Microbiologia
8 Fac. Med. e Chir. Ist. Igiene
9 Fac. Med. e Chir. Ist. Clin. Chir. Vet.
10Fac. Med. Vet. Ist. Anatomia Anim. Domestici
11Fac. Med. Vet. Ist. Anat. Patol. Vet.
12Fac. Med. Vet. Ist. Malattie Infettive
13Fac. Farmacia Ist. Farmacologia e Farmacognosia
14Dip. Di Biologia e Fisiologia Generali

Ditta Chiesi Farmaceutici spa (Parma) der. art. 8 gatto – dal 11.4.95 – der. art. 9 gatto – dal 11.4.95

Dei circa 700 centri di vivisezione autorizzati ad usare animali, in Italia.

ditta Chiesi Farmaceutici Spa

Via Palermo, 26/A, 43100 PARMA Studi su malattie respiratorie (asma, bronchite cronica); muscolo- scheletrica (artrite reumatoide, osteoartrite, osteoporosi), disturbi del SNC (Morbo di Alzheimer, Morbo di Parkinson ecc.), malattie orfane (beta-talassemia, sindrome da distress respiratorio, fibrosi cistica)

Università degli Studi (dati complessivi) 43100 PARMA

EAPRESS – C’era pure il Ministro del lavoro Sacconi e della Salute Fazio, all’inaugurazione, lo scorso 3 ottobre a Parma, del nuovo Centro Ricerche della Chiesi Farmaceutici. Di recente apparsi nei giornali, specie quelli finanziari, anche come la società di famiglia della moglie di Calisto Tanzi. Ricordate? Lo scandalo Parmalat. Il collegamento venne molto pubblicizzato, quando per la gestione dei fondi della nuova Parmalat si iniziò ad ipotizzare una possibile contemporaneità, un pò imbarazzante,  proprio con il nuovo Consiglio di amministrazione della Chiesi Farmaceutici. Solo in Italia possono succedere queste cose. Scrisse il Sole 24ore.

Il Ministro Sacconi, il 3 ottobre, ha elogiato l’impresa familiare Chiesi mentre un esponente dei Chiesi, ha tenuto a precisare  la posizione defilata su Parma proprio della Chiesi Farmaceutici. Questo per tranquillizzare  rispetto ad ipotetici impatti del recente scandalo tangenti della Giunta comunale di Parma. Insomma, nulla da obiettare, ma almeno sulla vivisezione si.

Nei nuovi laboratori da decine di milioni di euro, denunciano gli animalisti di Animals Freedom  di Parma, gli animali entreranno, eccome. E chissà in quali condizioni ne usciranno, ammesso che questo avverrà. Malattie rare, dove nessuno vuole investire. Così avrebbero detto i novelli salvatori dell’integrità della salute umana. Questo, però,  potrebbe essere funzionale a giustificare i finanziamenti che, sempre secondo Animals Freedoom, sarebbero piovuti sul posto.

Di sicuro per la salute degli animali che dovranno sottoporsi ai protocolli ambulatoriali adottati dalla Chiesi Farmaceutici, non è stata detta neache una parola.  Per questo è importante essere alla manifestazione che Animals Freedom ha organizzato, per domani a Parma, a partire dalle 14.30 (info sul sito Animals Freedom).

Non è possibile che una struttura che sarà anche luogo di sperimentazione animale venga inaugurata da due Ministri, tra cui pure uno, ovvero Sacconi, che è pure Presidente del Gruppo dei Ministri del Welfare  (che in italiano significa benessere, sic!) del Partito Popolare Europeo . Possono due Ministri così rappresentare l’elegio dell’impresa familiare Chiesi a nome di tutti gli italiani? Almeno sulla sperimentazione animale non facciamo in modo che l’unica opinione sia il loro silenzio.Non sono solo i gatti neri ad essere in pericolo, ma migliaia di gatti che ogni anno vengono rapiti, allevati allo scopo, o fatti adottare (o venduti) da gattili e rifugi gestiti da persone senza scrupoli e che vengono destinati al mercato della vivisezione in Italia e all’estero oppure al mercato della pellicceria clandestina per la realizzazione di capi ed interni di capi destinati al mercato italiano.
Non è facile fare una stima numerica esatta anche perché il fenomeno è diffuso un po’ in tutta la penisola anche se a macchia di leopardo. L’unico dato certo è la diminuzione della sparizione di gatti neri destinati ai sacrifici rituali, in quanto le segnalazioni sono assolutamente diminute rispetto agli anni precedenti, anche se in questi giorni si assiste ad una picco di segnalazioni,che comunque rimane sotto la soglia di attenzione che invece veniva abbondantemente superata negli anni scorsi.
E’ invece di difficile monitoraggio il “mercato clandestino dei gatti” destinati ai laboratori di vivisezione e sperimentazione del nord europa (ma non mancano sospetti anche verso laboratori di ricerca italiani dove non sempre si denuncia il numero esatto di gatti che vengono utilizzati, e questo avverrebbe anche all’interno di qualche ateneo italiano) e soprattutto è difficile dare una somma numerica esatta, anche se sicuramente alta, del numero di mici che vengono squartati ed il cui pelo viene acconciato ed immesso nel mercato della pellicceria clandestina qui in Italia ed in particolare nei laboratori toscani, fenomeno di cui si ha la percezione della gravitàma che sfugge per quanto riguarda il numero dei gatti che vengono coinvolti.
Infatti se fino a qualche anno fà buona parte degli animali veniva prelevata spesso direttamente dalle colonie feline e attraverso rapimenti mirati (gatti neri o di razza) ora pare che anche in questo settore ci sia un’evoluzione in quanto i gatti verrebbero addiritttura allevati in strutture clandestine nelle migliori condizioni per essere poi venduti al mercato nero specialmente quello dei test sulla cosmesi, mentre si ha notizia di alcuni gatti recuperati anche attraverso appositi annunci online, ed infine va riconfermato che anche nel settore dei gatti (meno conosciuto ma non per questo meno diffuso che quello dei cani) vi sono dei veri e propri centri di raccolta che spesso si nascondono dietro a pseudo rifugi o gattili dove poi viene fatta una selezione dei mici presenti e quelli considerati validi venduti al prezzo medio di 35 euro a gatto a mercanti senza scrupoli.
“Non solo sacrifici o messe nere- ci dice Lorenzo Croce presidente di AIDAA- quello rappresenta sicuramente il fattore più suggestivo e macabro legato alla sparizione di migliaia di gatti ogni anno, ma sicuramente il mercato neri dei mici si sta evolvendo,e coinvolge alcuni allevamenti e rifugi clandestini gestiti da persone senza scrupoli che allevano e poi vendono i mici a seconda della bisogna alla vivisezione o al mercato della conceria e della pellicceria di terz’ordine. Fattori questi sui quali chiediamo a tutti di tenere gli occhi aperti e di denunciare qualsiasi situazione a rischio prima alle forze dell’ordine e poi di darne notizia anche a noi”

Erano una cinquantina gli attivisti che hanno risposto all’appello di Animals Freedom che sabato scorso, a Parma, ha manifestato contro la Chiesi Farmaceutici. L’azienda familiare di Parma che, all’inaugurazione del nuovo Centro, è stata elogiata dai due Ministri intervenuti (vedi articolo GeaPress). Nessuno dei due Ministri, ovvero Fazio e Sacconi, però si è preso la briga di ricordare gli animali che saranno costretti nella nuova struttura. Fosse solo per un auspicio futuro. Cose da politici, insomma, farsi vedere convinti che le cose andranno per il meglio. Anzi, diciamo pure, che degli animali che finiranno a Parma, probabilmente, non gliene importava granchè.

Una piramide, quella dei protocolli sul modello animale, che nasce dalla sperimentazione sulle cavie e finisce, prima dell’immissione nel mercato, sulla cavia uomo. Se non applichi il sistema ormai cristallizzato da decenni, non sei scientifico e non puoi sperimentare (senza animali). Se invece, applicando il sistema, ti capita un principio innocuo sulle specie animali utilizzate nei laboratori, ma letale o comunque dannoso sull’uomo, pazienza. 10.000 bambini, ad esempio, malformati con il talidomide, sedativo assunto dalle donne in gravidanza. I vivisettori dicono, nel tentativo di difendersi, che il talidomite, farmaco ormai vecchio, non era stata provato sugli animali in dolce attesa. Non si conoscevano allora, gli effetti teratogeni. Ma si può sperimentare convinti di conoscere tutto e poi ritrovarsi con migliaia di bambini deformati? Può essere questa una giustificazione? Oppure è la dimostrazione che il modello è viziato. Ed ora?

Se il talidomide è storia meno recente, che dire del rofecoxib e del valdecoxib, farmaci antidolorifici della famiglia dei Coxib, introdotti in Italia nel 2000? Le associazioni di consumatori stanno ancora raccogliendo le lamentale per i problemi eventualmente causati da quelli ancora vendibili. I due di cui sopra, invece, sono stati ritirati perchè probabile causa di decine di migliaia di infarti. Eppure erano stati sperimentati sugli animali ed in tempi recenti, anzi recentissimi. Anche in questo caso si credeva di conoscere tutto?

Nessuno di questi farmaci è della Chiesi, ma i protocolli sperimentali, per loro come per altri, non possono che essere gli stessi. Peccato per i due Ministri. Non tutti, sicuramente, la pensano come loro. E sabato si è dimostrato in strada.

Abbiamo cercato di spiegare alla gente presente l’inutilità scientifica della vivisezione – dicono da Animals Freedom – visto che per l’etica, chiunque abbia una coscienza, sa già di per sé che sia sbagliata“.

Sperimentare sull’animale in funzione della medicina umana, dicono gli animalisti, è come giocare alla roulette e, quando esce il numero fortunato, il primo a stupirsene è chi l’ha giocato.

Intanto, la Chiesi c’è e lì rimarrà, finché in molti la penseranno come i due Ministri. Eppure, forse, basterebbe iniziare a sapere che, dentro quegli edifici, vi sono degli animali. Sabato, vi erano manifesti con i beagle condannati a morte, i camici sporchi di sangue, gli striscioni e di volantini distribuiti alle persone. Idee per la tua salute, diceva grosso modo una scritta della Chiesi. Un altro mondo è possibile, recitava un cartello adagiato proprio accanto a quella scritta. Solo quelli che sono così folli da pensare di cambiare il mondo, lo cambiano davvero. Lo diceva Albert Einstein.

animals freedom presidio vivisezione 10 marzo – ParmaToday
„Vivisezione, mostra fotografica di Animals Freedom in piazza Garibaldi“

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animals freedom presidio vivisezione 10 marzo – ParmaToday
„Sabato 10 marzo dalle 16 alle 18 il gruppo animalista promuove un’iniziativa di informazione sulla pratica utilizzata da molti laboratori di ricerca, qualche mese fa il presidio alla Chiesi“
animals freedom presidio vivisezione 10 marzo – ParmaToday
„Gli animalisti di Parma ritornano in piazza per parlare di vivisezione e spiegare alle persone le motivazioni delle loro scelte nell’approccio al vivente, sia esso umano o non umano. Sabato 10 marzo in Piazza Garibaldi verrà allestita una mostra fotografica con presidio sui temi della vivisezione: dalle 16 alle 18 gli attivisti e le attiviste di Animals Freedom si fermeranno in centro per mostrare ancora una volta la brutalità di una pratica ancora molto diffusa ed utilizzata per fini di ricerca scientifica. Sul tema della vivisezione nei mesi scorsi gli animalisti organizzarono un partecipato presidio itinerante davanti alla sede della Chiesi Farmaceutica in via San Leonardo e davanti alla nuova sede di recente inaugurazione.
 
 

ANCORA TESTIMONIANZE DALL’INDUSTRIA DELLA VIVISEZIONE…..

Un inferno chiamato Harlan
Ancora testimonianze dall’industria della vivisezione..

Per diverse settimane Suzanne Verbeek (38) ha lavorato nell’allevamento di animali per la vivisezione Harlan, ad Horst, in Olanda. Ha iniziato il suo lavoro nella sezione dove vengono allevati porcellini d’India e conigli. Alle sette del mattino era davanti al cancello di Harlan, pronta per la sua prima giornata di lavoro.

Come sei finita ad Harlan?
Ho trovato l’impiego da Harlan attraverso un’agenzia di lavoro interinale.
Mi chiesero se volevo lavorare con gli animali.
Mi sembro’ una splendida opportunita’ visto che amo gli animali.
Ma poi, quando ti trovi li dentro vedi tutti quegli scompartimenti allineati contro il muro, che sostengono gabbie bianche in plastica.
Ero stata mandata nel settore dei porcellini d’India, e li’ li potevi vedere, migliaia di queste piccole creature.

Ma in quel momento, sapevi gia’ dove ti trovavi? Sapevi che Harlan e’ un allevamento di animali per l’industria della vivisezione?
No. L’unica cosa che mi era stata detta dall’agenzia era che avrei dovuto prendermi cura degli animali in un allevamento. Chiesi ai miei colleghi cosa avrebbero fatto con i porcellini d’India ed e’ cosi’ che scoprii che erano destinati ai laboratori. Le scatole misuravano solo 60X40 centimetri ma erano letteralmente piene zeppe di porcellini d’India. In una piccola scatola c’erano 60 piccoli porcellini d’India oppure 30 esemplari piu’ grandi. Io dovevo pulire le scatole e spostare gli animali da una scatola all’altra. Prendevo le madri incinta con due mani e le mettevo dolcemente nell’altra scatola. Ma questo non andava bene perche’ cosi’ ero troppo lenta. I miei colleghi mi dissero di maneggiare gli animali il piu’ in fretta possibile. Prendevano tre porcellini d’India in ogni mano e li lanciavano nelle scatole. Gli animali strillavano.

Ma ce la facevi comunque ad andare avanti. Qual’e’ stata l’esperienza piu’ terribile?
Nel weekend non c’era quasi nessun dipendente. Davano da mangiare una o due volte e controllavano se c’era abbastanza acqua. Quando arrivavo il lunedi’ mattina c’era un nauseante puzzo di ammoniaca. Le gabbie erano piene di urina e escrementi. E gli animali erano sporchi. Dovevo tirar fuori gli animali dalle gabbie; tra di loro c’erano anche madri incinta e i cuccioli appena nati.
Ogni giorno morivano molti animali. Specialmente durante i weekend. Era la parte peggiore. Dovevo pulire. Non riuscivo a smettere di piangere quando dovevo buttare gli animali morti nella spazzatura. E’ terribile.
Mi venivano degli incubi a causa di cio’ che vedevo li’ dentro.
Gli animali si mutilavano tra di loro, le madri mordevano i loro cuccioli fino a farli morire. Alcuni staccavano la testa ad un altro animale a morsi, a volte trovavi delle zampe amputate, o persino animali che erano completamente sbudellati. E’ la condizione perpetua di stress che porta questi animali a mangiare i propri cuccioli.

Quanti porcellini d’India sono rinchiusi ad Harlan Horst?

I porcellini d’India sono tenuti in gabbie di plastica piazzate su grossi ripiani, con sei file una sopra l’altra. Ci sono almeno 10.000 animali.

Hai lavorato anche con altri animali?
Ho lavorato per poco tempo nella sezione conigli. Dove c’erano 400 conigli. Gli animali erano tenuti in gabbie di acciaio senza nessuna lettiera. Le gabbie erano incastrate una sopra l’altra. Le feci cadevano sugli animali delle gabbie piu’ in basso. Qui vidi una donna che stava lavorando con alcuni conigli. Le chiesi cosa stava facendo. Rispose che stava facendo dei prelievi di sangue. Prese una grossa siringa e la infilzo’ direttamente nel cuore di uno dei conigli. Senza anestesia, direttamente nel suo piccolo corpo, nel cuore. “Perche’?”, le chiesi. “Non puo’ essere fatto usando una delle arterie?”. La mia collega rispose che “il sangue deve venire direttamente dal cuore”.
Queste persone non si ponevano nessun problema, erano diventate fredde e insensibili.

La salute degli animali era buona?

No. C’erano anche animali malati. I conigli malati venivano separati dagli altri. Dovevo preparare delle scatole, riempirle di paglia e dare agli animali del cibo e un liquido simile a gel da bere. I conigli malati venivano spediti in Inghilterra. I porcellini d’India malati venivano lasciati morire e poi buttati in sacchi della spazzatura.

Perche’ hai lasciato questo lavoro?
Ho lavorato li’ per 4-5 settimane. Non potevo piu’ sopportare quella situazione. Mentalmente mi stava distruggendo. Non riuscivo a dormire la notte. A casa continuavo piangere. Mio marito mi consiglio’ di prendere una decisione dicendomi: “Sei troppo umana per fare questo genere di lavoro”. Il modo in cui trattano gli animali; il modo in cui prendono i conigli per le orecchie e li mettono in scatole per trasportarli nei laboratori di vivisezione e’ inaccettabile. Ancora oggi mi sento in colpa per ogni giorno che ho lavorato in quel posto.

PARMA, 5 OTTOBRE “2011- “La vivisezione non deve passare sotto silenzio. Le urla degli animali devono essere ascoltate e il loro dolore conosciuto”. Questo il motto di Animals Freedom, l’organizzazione promotrice della protesta di Sabato 8 ottobre contro l’inaugurazione dei nuovi laboratori Chiesi a Parma, che avverrà alla presenza di alte cariche di questo Stato finanziatore.

Appuntamento alle 14,30 (fino alle 18,30) in via San Leonardo di fronte alla sede storica di Chiesi Farmaceutica.

“Farmaceutica, uno dei tanti speculatori della salute umana e animale – affermano i componenti dell’organizzazione promotrice della protesta -.La solita azienda che ha una facciata di impegno sociale con donazioni e impegnata nella “ricerca” su alcune malattie considerate rare su cui nessuno vuole spendere soldi perché non remunerative. La realtà è, come al solito, diversa dalle belle facciate costruite con la collaborazione dei media asserviti al padrone”.

Il giorno dell’inaugurazione saranno presenti politici ed autorità, probabilmente a livello di governo nazionale. “Sarebbe importante far vedere ai capi del potere che non tutti i cittadini sono asserviti alla loro logica tirannico-economica, che ci sono molte, moltissime persone che non vogliono veder costruire lager nel 2011, che non si può definire ricerca quella fatta con la vivisezione, che non vogliono accettare il paradigma culturale dominante dello sfruttamento e la sopraffazione del più debole”.

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Motivi ambientali, economici, sociali 

Il massiccio consumo di carne e alimenti non vegetariani richiede l’utilizzo di terreni sempre più estesi per la coltivazione dei foraggi o per il pascolo del bestiame. Il pascolo intensivo, non consociato con altre coltivazioni o piantagioni perenni (alberi ecc.) impoverisce velocemente il terreno: lo strato superficiale di humus viene lavato via dalla pioggia o soffiato via dal vento perché non ci sono le radici profonde delle altre piante a trattenerlo, e non viene rimpiazzato perché non ci sono foglie o altre parti caduche delle piante a decomporsi nel terreno. Ben presto i pascoli diventano sterili, e quando la terra è sterile e senza alberi, le nuvole passano più facilmente oltre, e vanno a scaricare la pioggia su zone ricche di boschi.

Questo è precisamente ciò che accade ogni anno nella foresta pluviale dell’Amazzonia, dove centinaia di specie scompaiono per sempre proprio a causa dell’abbattimento degli alberi e della distruzione di un complesso ecosistema, eliminati per far posto ai “pascoli per hamburger”.

Il consumo di risorse alimentari pregiate come soia, grano, mais, arachidi, e di altre risorse, come acqua, concimi, lavoro di uomini e macchinari con il conseguente consumo di carburanti ecc., energie usate per l’allevamento, il trasporto, la macellazione e la preparazione della carne — oltre all’inquinamento che ne deriva direttamente e indirettamente — per la produzione di un chilo di carne è da 10 a 35 volte superiore alla quantità di risorse necessarie per produrre un chilo di proteine vegetali ad alto valore biologico (come la soia, ad esempio). Ne consegue che il principale responsabile della fame nel mondo è proprio il consumo di carne da parte del 20% della popolazione mondiale, che divora le risorse dell’80% dell’intero pianeta.

Come fa dunque l’industria della carne a tenersi a galla? In che modo riesce a mantenere i costi abbordabili dal pubblico? Con i contributi dello Stato, della Comunità Europea, con i finanziamenti speciali: grazie alle tasse che pagano i cittadini. Il costo della carne non è quello che vedete scritto sul listino del macellaio: c’è un prezzo nascosto, che nessuno vi dice, ma che esce dalle vostre tasche comunque sono forma di tasse di vario genere che pagate allo Stato.

Gli allevamenti intensivi rappresentano una delle maggiori cause di inquinamento del pianeta sia dal punto di vista delle acque che dal punto di vista degli scarichi a terra. Il disastro delle alghe nell’Adriatico, e della morte per soffocamento dei fiumi e dei laghi, per eccesso di fosfati che causano una proliferazione eccessiva di alghe, che tolgono l’ossigeno all’acqua: ecco alcuni di risultati degli scarichi degli allevamenti di maiali e bovini da macello.

I migliori appezzamenti di terreno e i migliori raccolti di cereali e legumi dei Paesi in via di sviluppo prendono la via dei grandi allevamenti intensivi occidentali. Infatti nel cosiddetto “terzo mondo” i costi sono ancora abbastanza bassi da permettere dei margini agli allevatori. Non importa se poi quello che resta non è sufficiente per il consumo diretto degli abitanti del paese produttore. Questo provoca ovviamente un forte disagio nelle popolazioni di questi paesi, che sfocia spesso in disordini e in guerre. Massacri, emigrazione di massa, degrado sociale e culturale, terrorismo, delinquenza…. sono collegati anche se indirettamente con la produzione di ciò che mangiamo.

Un altro problema sociale collegato con il consumo di carne e alimenti non vegetariani è la condizione di disagio psico-fisico provocata da una dieta sbagliata, da un eccesso di tossine nel corpo, dall’adrenalina “estranea” introdotta con la carne degli animali macellati, come hanno dimostrato parecchi studi sul comportamento alimentare dei giovani “difficili”.

Motivi igienico-medici

Il contenuto nutritivo della carne è scarso: circa il 70% di acqua, il 10-20% di proteine complesse e quindi più laboriose da digerire e utilizzare, 10% o più di grassi saturi e colesterolo, niente amidi o zuccheri (le sostanze che di solito l’organismo usa per produrre energia). Pochi sali minerali, poche vitamine, niente fibre alimentari. In compenso, molti residui di pesticidi, insetticidi, scorie di lavorazione, concimi chimici, metalli pesanti e altre sostanze inquinanti (che l’organismo animale accumula sia dal cibo che dall’ambiente), oltre ai medicinali (antibiotici, tranquillanti, ormoni, sostanze anemizzanti usate per ottenere una carne “bella bianca” in vitelli e volatili) normalmente aggiunti al foraggio, e alle tossine prodotte dall’organismo stesso degli animali in condizioni di stress e di sofferenza. Un discorso a parte merita l’adrenalina non smaltita dall’animale al momento della morte, e che resta nei tessuti, passando direttamente nell’organismo di chi mangia la carne: l’adrenalina, una delle più potenti endorfine prodotte dagli organismi viventi, è una sostanza neurotrasmettitrice che stimola l’aggressività. Come gli esseri umani, gli animali producono oltre all’adrenalina numerosi altri neurotrasmettitori che inducono le “sensazioni” di sofferenza, disperazione, alienazione e così via.

Ma torniamo alle proteine. Il nostro organismo non è in grado di assimilare e utilizzare le proteine così come sono, ma deve scomporle in aminoacidi essenziali; in questo processo vengono liberate delle tossine e delle sostanze di scarto. Le proteine animali sono più complesse di quelle vegetali, e quindi più difficili da utilizzare. La gamma di aminoacidi essenziali contenuti nella carne si trova anche nelle proteine della soia, delle arachidi e persino dell’ortica individualmente, e in moltissimi altri alimenti vegetali in consociazione tra loro (cereali e legumi, oppure cereali e noci consumati insieme). Il “mito delle proteine” è ormai stato demolito dalla scienza moderna: per un adulto di peso medio sono sufficienti 50 gr. di proteine al giorno, ottenibili in modo completo e facile in un’alimentazione vegetariana varia ed equilibrata.

Comunque, anche se il contenuto nutritivo della carne potesse giustificare un suo consumo regolare, vale la pena di analizzare le differenze fondamentali tra l’organismo degli animali carnivori e quello degli esseri umani. Ricordiamo che le popolazioni tradizionalmente vegetariane sono sempre state le più longeve e le più sane (come gli Hunza del Kashmir), mentre quelle tradizionalmente carnivore (come gli Esquimesi) hanno una vita media molto breve.

1) L’intestino umano è molto più lungo di quello dei carnivori. Un intestino corto permette alle feci contenenti i residui della carne di essere espulsi velocemente, prima che vadano in putrefazione e compromettano la funzionalità e l’integrità dell’organo. Questo è il motivo per cui nei paesi dove si consuma più carne ci sono più casi di cancro all’intestino, coliti, diverticoliti e cc. Inoltre, la mancanza di fibre alimentari nella carne causa sempre stitichezza, con i soliti problemi collegati.

2) L’acido cloridrico prodotto dallo stomaco umano è inferiore come quantità (di 20 volte) rispetto a quello prodotto dallo stomaco di un carnivoro. L’acido cloridrico serve a “sciogliere” i tessuti della carne e a disfarla, altrimenti non potrebbe essere digerita affatto. Un essere umano che mangia carne tende istintivamente ad accompagnarla con alimenti (alcolici, eccesso di zuccheri e carboidrati raffinati) che creano un ambiente estremamente acido nello stomaco. Il problema è che è troppo acido, per il nostro stomaco: da qui ulcere, cattiva digestione e tutti i problemi collegati.

3) Altre caratteristiche anatomiche importanti distinguono l’uomo (e altri animali vegetariani) dagli animali carnivori: il fatto che i carnivori sudano attraverso la lingua e non attraverso la pelle (non hanno pori), il fatto che i carnivori possiedono canini molto più sviluppati e “progettati” per uccidere e sbranare, mentre gli esseri umani — come altri animali vegetariani a preferenza frugivora — hanno grossi molari piatti per schiacciare e macinare frutta, semi e altri cibi vegetali. Inoltre i carnivori hanno una saliva acida e mancano completamente dell’enzima che serve invece a digerire i cereali (ptialina), e ghiandole salivari molto più piccole delle nostre. Infine, la presenza di artigli e la capacità di vedere meglio di notte permettono ai predatori di cacciare meglio. L’uomo non è in grado, anatomicamente e fisiologicamente, di predare e mangiare animali più grossi dei topi. Se vogliamo introdurre la “civilizzazione” come argomento a sostegno delle capacità umane nella caccia, ricordiamo che la cosiddetta “civilizzazione” ci permette anche di ignorare completamente i nostri istinti naturali (i bambini piccoli di solito fanno sempre storie quando viene loro propinata la carne per la prima volta, e nessuno sente l’acquolina in bocca vedendo per strada un gatto morto), fino a farci assumere sostanze estremamente dannose per il nostro organismo (come certe droghe e sostanze psicotrope). Questa stessa “civilizzazione” permette di dar da mangiare a mucche e pecore (animali notoriamente erbivori) scarti della macellazione di altri animali … naturalmente in questo modo si ottengono a lungo andare dei danni genetici, come la famosa encefalite spongiforme, detta “il morbo delle vacche pazze” che distrugge il sistema nervoso e può essere trasmessa anche all’uomo attraverso il consumo della carne dell’animale malato.

4) L’organismo degli animali carnivori sintetizza vitamine che l’essere umano non può sintetizzare, e viceversa. Lo sapevate che i gatti vengono uccisi dalla vitamina C? Un vegetariano può trovare tutto il ferro, le vitamine del gruppo B e le altre sostanze necessarie alla salute in moltissimi alimenti vegetariani, specialmente in quelli integrali. La denutrizione e la malnutrizione non sono caratteristiche dell’alimentazione vegetariana, bensì di una dieta che non comprende neppure gli ingredienti vegetali necessari alla salute. Ci sono molte persone anche obese, che consumano carne e altre sostanze non vegetariane, gravemente sofferenti di carenze alimentari poiché non assumono una quantità sufficiente di frutta e verdura fresca…

Motivi etici, filosofici, religiosi

La violenza inutile perpetrata sui deboli e sugli indifesi porta chi la compie a soffocare in sé il rispetto verso la vita, la sensibilità e la compassione, il senso della misura, il senso della giustizia. Le terribili condizioni di vita e di morte imposte oggi a milioni di animali “da macello” (segregazione, riproduzione artificiale, modificazioni genetiche, allevamenti intensivi, mattatoi) ricordano dolorosamente quelle dei lager nazisti, e non hanno nessuna vera necessità tranne quella del profitto per gli allevatori: perciò rappresentano per i vegetariani “etici” un vero e proprio crimine.

Tutte le grandi religioni consigliano all’uomo di non nutrirsi di morte. Tra i cristiani di oggi gli Avventisti, il movimento cattolico antispecista e tutti quei gruppi che cercano di tornare al cristianesimo delle origini (Vita Universale ecc.); tra gli ebrei numerosi maestri tra cui Pinchas Peli, come spiega esaurientemente la Jewish Vegetarian Society; e naturalmente i buddhisti, i jainisti e infine gli induisti, che sono vegetariani da millenni e che rappresentano la maggioranza dei vegetariani etici sul pianeta. Tanto che negli ultimi venti anni i vari movimenti filoinduisti hanno diffuso notevolmente il vegetarianesimo etico in occidente. Ma anche molti filosofi di ieri e di oggi (che non seguivano una particolare religione) si sono schierati dalla parte dei vegetariani.

Citiamo solo alcuni tra i vegetariani più illustri: Buddha, Clemente di Alessandria, Diogene, Edison, Einstein, Franklin, Gandhi, Kafka, Leonardo da Vinci, Lutero, Ovidio, Origene, Pitagora, Platone, Plotino, Plutarco, Schopenhauer, Seneca, Shaw, Shelley, Socrate, Thoreau, Tolstoy, Voltaire. Anche nel mondo contemporaneo la lista dei personaggi famosi che si sono dichiarati apertamente vegetariani è molto lunga, e comprende sia attori e attrici che musicisti, atleti, uomini politici, scrittori e intellettuali, eccetera.

Motivi edonistici

Sì: essere vegetariani è molto più piacevole che mangiare carne. Spesso i detrattori dell’alimentazione vegetariana parlano di “rinuncia”, “divieti”, “limitazioni”, ma in realtà è possibile godere della vita soltanto quando si è sani, ed è possibile gustare veramente i sapori quando le nostre papille gustative e il nostro olfatto non sono ottusi da sostanze innaturali e dannose per la nostra salute. I cibi dal sapore gradito non mancano affatto nel regno vegetale, anzi, la maggior parte dei sapori caratteristici di carne, pesce e uova possono essere ricreati facilmente, con grande precisione, con alimenti completamente vegetariani. Provate a cuocere in forno delle patate alle erbe aromatiche (salvia, rosmarino, alloro, timo), un cucchiaio di salsa di soia, un cucchiaio di sesamo tritato e margarina vegetale: chi entrerà in casa vostra sarà convintissimo che stiate cucinando del pollo arrosto! La serie dei cosiddetti “sostituti” è quasi infinita: ma perché chiamarli sostituti? Il loro sapore, la loro consistenza, il loro valore nutritivo è fine a sé stesso, e risultano gradevoli anche a coloro che non hanno mai assaggiato la loro “controparte” non vegetariana… semplicemente non gliene evocano il ricordo! Non soltanto: mentre i vegetali sono capaci di interpretare la parte normalmente affidata agli alimenti non vegetariani, non si può dire che gli alimenti non vegetariani possano sostituire decentemente gli alimenti vegetali…

Gli alimenti vegetali sono fonte di gioia e soddisfazione in ogni fase della loro preparazione: dalla coltivazione alla raccolta, al trasporto, all’acquisto, alla pulizia, alla cottura, al consumo… i colori, i profumi, le sensazioni tattili sono invitanti e piacevoli. Certamente non si può dire la stessa cosa degli alimenti non vegetariani…

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Il 2011 si appresta ad essere un anno fondamentale per la sorte di molti animali che vivono in Italia e non solo, sono infatti molte le leggi a salvaguardia delle specie animali in attesa di essere approvate:

 

 

-le associazioni animaliste si stanno battendo per chiedere al Governo italiano di destinare i contributi del Fondo dello Spettacolo, circa 7 milioni di euro, ai circhi senza animali,

 

– anno decisivo il 2011 anche per le galline per la loro liberazione dalle gabbie di batteria, per mezzo della riconversione dell’attuale normativa voluta da una direttiva europea,

 

-per la foca buone notizie, dal momento che entra in vigore il divieto di vendita di pelli di foca nel mercato dell’Ue.

 

Questo è anche l’anno che ha visto entrare in vigore la legge 201 che considera reato il traffico di cuccioli dall’ Est europeo inasprito dalle sanzioni contro i maltrattamenti.

 

Per i cani e per i gatti, dovrebbe entrare in vigore il decreto che attua il soccoro per gli animali incidentati o in difficolta’, come previsto da pochi mesi dal Codice della Strada.

Il 2011 sara’ anche un anno fondamentale per la vivisezione, in quanto si chiede uno stop definitivo ai test cosmetici sugli animali, ed infine verra’ ridimensionato anche il discorso Caccia, la richiesta è quella del divieto di libero accesso dei cacciatori nei fondi agricoli. Sara’ forse una dura lotta, ma gli animalisti, ora piu’ che mai, sono pronti a combattere.

 

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Le piante inca amaranto kiwicha invadono le piantagioni di soia transgenica della Monsanto negli Stati Uniti come in una crociata per fermare queste dannose imprese agricole e passare un messaggio al mondo.

In quello che sembra essere un altro esempio di saggezza della natura, aprendo la strada, la specie  amaranto Inca nota come “kiwicha”  è diventata un incubo per la Monsanto. Curiosamente, questa azienda nota per il suo male (“Mondiablo”) si riferisce a questa erba sacra per gli Inca e gli Aztechi, come pianta infestante o  erba maledetta. Il fenomeno di espansione della amaranto nelle colture in oltre venti stati degli Stati Uniti non è nuovo, ma merita di essere salvato, forse anche per celebrare le capacità e l’intelligenza di questa pianta guerriera che si è opposta al gigante delle sementi transgeniche. Dal 2004 un agricoltore di Atlanta ha notato che i focolai di amaranto hanno resistito al potente erbicida “Roundup” a base di glifosato e divorato campi di soia GM. nel suo sito web la Monsanto raccomanda gli agricoltori di mischiare glifosato con erbicidi come 2,4-D, vietato in Scandinavia perché  correlato con il cancro. E ‘curioso che il New York Times che oltre 20 anni fa ha scritto che Amaranto potrebbe essere il futuro del cibo nel mondo ora chiama questa pianta un “superweed” o “pigweed”, termini dispregiativi che riflettono una concezione di amaranto come una piaga. Secondo un gruppo di scienziati britannici del Centro di Ecologia e Idrologia, si è prodotto untrasferimento di geni di piante geneticamente modificate e di alcuni “indesiderabili” erbe come amaranto. Questo fatto contraddice le affermazioni di esponenti di organismi geneticamente modificati (OGM), che affermano che l’ibridazione tra una pianta geneticamente modificata e un impianto non modificato è semplicemente “impossibile”. Amaranto ha certamente più proteine della soia e contiene anche vitamine A e C. Nel frattempo negli Stati Uniti si preoccupano di come rimuovere questa pianta rustica che supera la tecnologia Monsanto: si riproduce in quasi tutte le condizioni climatiche, non si infetta da malattie o insetti che non hanno bisogno di prodotti chimici. Non sarebbe meglio ascoltare il messaggio della natura e provare la trasformazione dei prodotti alimentari amaranto?

Casi come la demonizzazione di amaranto ci fanno pensare che l’industria alimentare cerca semplicemente di mantenere la popolazione nella peggiore forma possibile per essere divorato da oscure corporazioni e interessi politici.

Tratto da Asociacion Civil Develar

 

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